
Con una legge apposita, la n. 211 del 2000, si è istituito Il Giorno della Memoria, che coincide con la data del 27 gennaio, giorno in cui, nel 1945, le truppe sovietiche dell’Armata Rossa arrivarono presso la città di Auschwitz abbattendo il cancello su cui campeggiava la famosa ed atroce scritta “Arbeit macht frei”. Il mondo avrebbe da allora conosciuto, in modo inequivocabile, la quantità abnorme di nefandezze commesse all’interno di quei luoghi.
La Shoah, ovvero lo sterminio scientifico e sistematico del popolo ebreo, avrebbe dovuto rappresentare un monito perché al mondo non potessero più accadere simili orrori, invece la storia assai recente ha purtroppo conosciuto più e più volte la diabolica follia della pulizia etnica. La legge italiana stabilisce con precisione che nelle scuole si approfondisca il tema del ricordo dello sterminio e, dopo quasi dodici anni dall’entrata in vigore, a Venezia si è pensato di estendere il concetto alle molte discriminazioni che coinvolsero e coinvolgono ancor oggi altre minoranze. La memoria diviene, quindi, non-dimenticanza, e al ricordo degli ebrei sterminati nei lager, si aggiunge quello di altre popolazioni, meno celebrate, ma pur sempre vittime della follia omicida dei nazisti: rom e sinti, la cui persecuzione viene spesso addirittura negata. Il porrajmos, che nella lingua di rom e sinti significa “divoramento”, è la pers...
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