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Ecco le entrate archiviate per 0 0


Sejima’s Park
di Paolo Lucchetta   
lunedì 30 agosto 2010

kazuyo-sejima.jpg«All’inizio ero preoccupata: sono un architetto, non sono mai stata un curatore - dice Kazuyo Sejima, direttore della 12. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia - poi ho studiato e cercato un titolo. Volevo un titolo positivo e vago che lasci spazio per pensare. Architettura è dove le persone si incontrano, ma anche diventano persone grazie all’architettura (People meets in architecture vuol dire anche we become people in architecture)».


In queste parole l’essenza di un’edizione di Biennale Architettura che si presenta originale e imprevedibile allo stesso tempo, sobria, ingannevolmente semplice e anti-retorica, proprio come la sua ideatrice. Kazujo Sejima appare minuta, ironica, sorridente, con un’energia vulcanica, con un solo vizio apparente (fuma quantità esagerate di sigarette), veste Comme des Garcons, fa trapelare understatement e pragmatismo inossidabili, ama lavorare con i giovani dello studio e anche per il progetto Biennale ha delegato il coordinamento al suo assistente Sam Chermayeff. Ha realizzato architetture ammirate in tutto il mondo, si è aggiudicata, assieme a Ryue Nishizawa il Pritzker Prize 2010, equivalente al Premio Nobel per l’Architettura, e ha fortemente ispirato un’edizione molto attesa che chiama a raccolta architetti e, a sorpresa, molti artisti tra i quali Wim Wenders al quale lei stessa ha commissionato un film sul Rolex Learning Center e che già rappresenta una delle attrazioni più attese della Mostra.

L’idea di Sejima per la Biennale sembra riflettere precisamente la sua poetica e il suo fare architettura, volte a sottolineare la relazione tra uomo e spazio:

 

 

 
I-pad. Il Padiglione Italia di Luca Molinari
di Redazioneweb   
giovedì 26 agosto 2010
lucamolinari.jpgLuca Molinari fa parte di quella squadra di quarantenni, definita la nuova generazione di curatori, guardati con ‘sospetto interesse’ dai padri della cultura e con curiosa attesa dai giovani ‘globetrotters’ italiani. Il suo Ipad è il tavolo di lavoro, la sua valigia da viaggio, l'archivio impossibile, il libretto per gli appunti e il registratore silenzioso di pensieri, immagini e parole. Architetto, Professore Associato di Storia dell'architettura Contemporanea presso la Seconda Facoltà di Architettura Luigi Vanvitelli di Napoli, ora affronta la sfida della curatela del Padiglione Italiano, mettendo in campo in primo luogo la passione, quella vera, per l'architettura.

Luca Molinari, dunque, si offre al pubblico con un viaggio nell'architettura italiana del presente che a partire dalle idee di oggi lancerà visioni per il domani. Entriamo nel vivo del Padiglione.
 
Onore agli antenati. Leone alla memoria a Kazuo Shinohara
di Giovanni Vio   
giovedì 26 agosto 2010
kazuoshinohara.jpgNon tanto per chi sarà a ritirarlo per conto dell’architetto giapponese Kazuo Shinohara, scomparso nel 2006, quanto per la collettività, questo nuovo Leone d’Oro alla Memoria ha una duplice efficacia. Vuole essere un omaggio a chi non c’è e un riconoscimento dell’effetto che nel presente ha la sua opera. Non si può che apprezzare da parte di Kazuyo Sejima questo atto di rispetto, del tutto orientale, per gli antenati. A tale linea di pensiero, d’altra parte, è coerente Shinohara tanto nelle sue lezioni al Tōkyō Kōgyō Daigaku (Tokyo Institute of Technology), quanto nelle sue opere, in particolare le prime residenziali, veri capolavori. La casa progettata quando era ancora studente, a Kugayama del 1954, che fissa i contenuti del primo periodo stilistico, si riferisce fortemente alla cultura tradizionale giapponese per l’uso dei tatami o le finestre shoji, ma anche per la forza del piano orizzontale ed il ritmo strutturale.
 
L’unico desiderio di ognuno. Leone d'Oro alla carriera a Rem Koolhas
di Giovanni Vio   
giovedì 26 agosto 2010
remkoolhaas.jpgCosa è più desiderato da ogni progettista se non edificare le proprie visioni e, di contro, argomentare le proprie architetture, dimostrarsi singolare agli occhi del pubblico, divenire ‘architetto-filosofo-artista’? La carriera di Rem Koolhaas è allo stesso tempo unica, frutto di un geniale percorso, e generale, sintesi dello spirito di quest’epoca. Per l’architetto olandese è ben di più che una serie di opere. É una personale combinazione alchemica di paradigmi teorici, diagrammi astratti e, peraltro, spazi realmente trasformati. Nel sito di OMA/AMO, i suoi due studi, scopriamo che il campo d’azione di Koolhaas spazia da interventi di interni, come le tante passerelle disegnate per le collezioni Prada, alle grandi e grandissime realizzazioni, dalla sala da concerti per Porto (2005) alla CCTV, sede con centro culturale ed albergo della televisione centrale cinese a Pechino (2002-2010), a progetti estremi (quasi tutti però lo sono), quali la Waterfront a Dubai (in corso), città per 1,5 milioni di abitanti, fino a studi oltre i confini tradizionali dell’architettura nei campi dei media, della politica, della sociologia, delle energie rinnovabili, dell’editoria e del design grafico. Il suo lavoro comunica delle riflessioni, visionarie a detta di alcuni, critiche della modernità a detta di altri, conferendo ad esse valore di progetto, missione di interferenza spaziale, opera di indirizzamento della società contemporanea verso la formazione di un'architettura contemporanea. 
 
Industry, audience... Biennale. Al via la 12. Mostra Internazionale di Architettura
di Brett Steele   
giovedì 26 agosto 2010
apertura.jpgCome qualsiasi guida culturale vi avrà sicuramente spiegato, la Biennale di Venezia è un pezzo grosso; perlomeno nel mondo ordinato e ben connesso dell’architettura, i cui diari di viaggio offrono ampie prove (se non ovvi propositi) per questo punto fisso nell’agenda della contemporaneità. Nonostante le difficoltà che solleone veneziano, fritti misti e tassi di umidità tardo-estivi possano infliggere ad un pugno di menti creative, meglio conosciute per la loro inclinazione a vestire di nero e rinchiudersi in studioli scuri come vampiri, tutto ciò che gravita intorno alla Biennale di Venezia è piacere e delizia per i delicati occhi architettonici (chi avrebbe mai immaginato, ad esempio, che completi di lino, cappelli di paglia, occhiali da sole e barche a motore avrebbero donato tanto ai nostri corpi larvali?). Per una disciplina come l’architettura, che tempo fa adottò il Grand Tour come imperativo categorico (ebbene sì, Venezia figurava spesso nel passato Goethiano e Faustiano dell’architettura), il formato della Biennale sembra così naturale ed inevitabile che ci si chiede: perché è apparso così tardi? Specialmente se si considera che la prima Biennale d’Arte sbarcò a Venezia nel diciannovesimo secolo, decenni prima di Peggy Guggenheim, e che le opere di Frank Capra apparvero alla Mostra del Cinema tra le due guerre.
 
Eventi e aperture straordinarie alla Fondazione Signum
di Redazioneweb   
venerdì 13 agosto 2010

luce-e-movimento_signum.jpg

In concomitanza con il vernissage e l'inaugurazione della Biennale architettura, il 26, 27, 28 e 29 agosto la mostra Luce e Movimento - Lumière et mouvement alla Fondazione Signum sarà aperta al pubblico in orario straordinario, dalle 10 alle 19 con ingresso gratuito. La sera del 26 dalle 22 alle 24  evento speciale pensato appositamente per donare un nuovo contesto all'esposizione mettendo insieme luce e suono. Durante la serata una performance di Nicola Ruben Montini arricchirà il percorso della mostra con una scultura vivente, mentre Alberto Mesirca chitarrista di fama internazionale si esibirà un coinvolgente concerto durante il quale eseguirà composizioni di Frank Martin e Benjamin Britten.

 
MACRO si diventa!
di Alexia Boro   
lunedì 19 luglio 2010
Scrigno, caverna, totem: il nuovo MACRO, progettato dall’architetto francese Odile Decq è questo e molto altro ancora. L’edificio, sorto accanto alla preesistente sede museale, accoglie il visitatore da un nuovo ingresso posto all’angolo tra via Nizza e via Cagliari. Una sorta di atrio coperto invita a scoprire cosa si cela dietro le grandi vetrate, percorrendo un vialetto acciotolato dove svettano alcune giovani piante. Una volta dentro, un colore nero morbido e lucente colpisce l’occhio e non lo abbandona per tutto il resto della visita, quasi fosse parte integrante dell’esperienza ed elemento strutturante dell’edificio. La sala grande, in occasione dell’inaugurazione dello scorso 28 maggio, ospita alcune grandi vele di Kunellis che solcano un mare di pietre grigie sul cui orizzonte, come un miraggio, brilla l’installazione di pentole e stoviglie argentate dell’indiano Gupta. Ascensori trasparenti e passaggi sopraelevati, come liane di una moderna giungla dell’arte, accompagnano il visitatore a salire verso un livello superiore, un altro piano dove architettura e arte ancora giocano a mischiare i confini, a confondere la visione. Appare al centro dell’edificio un’astronave rosso fuoco, planata all’interno della caverna del nuovo MACRO: è un auditorium, una capsula lucidissima nata per accogliere e per creare: non solo incontri e conferenze, proiezioni e musica ma arti performative e rappresentazioni trovano una loro speciale collocazione sulla ‘piazza’ che funge da tetto dell’auditorium. Una struttura a due dimensioni, una torre ad incastro che moltiplica le possibilità d’utilizzo dello spazio.
 
Pietra di paragone. Indagine storico-artistica nella scultura contemporanea
di Chiara Casarin   
lunedì 19 luglio 2010
Alla XIV Biennale Internazionale di Scultura di Carrara si parla di scultura de-monumentalizzata. Post-Monument, a cura di Fabio Castellucci, è infatti una riflessione sulla funzione monumentale della scultura, simbolo di potere e strumento per la memoria collettiva spesso divenuta bersaglio di contestazioni e rivoluzioni. Oggi questo tipo di scultura, tradizionalmente eseguita in marmo, vede rapidamente decadere il suo protagonismo nelle espressioni artistiche della contemporaneità e la prima a risentirne gli effetti non può che essere Carrara, città tradizionalmente insuperabile in fatto di materie prime artistiche di pregio.
 
Obiettivo identità. Alla Biennale di Berlino l’umanità contemporanea di confine
di Carlotta Scarpa   
lunedì 19 luglio 2010
A sei anni dal suo debutto, inaugurata l’11 giugno scorso, torna fino all’8 agosto, la Biennale di Berlino sotto la direzione curatoriale di Kathrin Rhomberg, curatrice austriaca indipendente dal 1990, nota per la sua esperienza nell'ambito dell'arte contemporanea dell'Europa dell'est. In rassegna quarantacinque artisti, provenienti da diciotto paesi principalmente dal centro-est Europa analizzando diverse generazioni: da Adolph Menzel nato nel 1815 a Petrit Halilaj, il più giovane, del 1986.
 
La vie en rose. Una personale dedicata al fotografo maliano Malick Sidibè
di Anna Trevisan   
lunedì 19 luglio 2010
Al pluripremiato fotografo africano Malick Sidibè, già vincitore del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia 2007 nonché del Word Press Photo 2010, la Collezione Maramotti dedica una personale, portando in mostra una selezione di circa 50 fotografie, perlopiù inedite, realizzate tra gli anni Sessanta e Settanta a Bamako, capitale del Mali.
 
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