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Molto forte, incredibilmente vicino. Il Parco del Contemporaneo indaga l’arte glocal
Written by Livia Sartori di Borgoricco   
lunedì, 22 ottobre 2012

parcocontemporaneo.jpgÈ un luogo come il Forte Marghera, sintesi di terra e acqua, ad ospitare un’ampia esposizione che si propone di tracciare le linee artistiche e culturali che collegano due realtà anch’esse di terra e di mare: Venezia e Taiwan. La mostra è il quarto appuntamento in Veneto dell’ampio progetto Two Points che, a conferma della vocazione dell’intera rassegna - che già nel nome dichiara la precisa volontà di legare attraverso l’arte luoghi geograficamente lontani –, prende il titolo di Near East Far East.

Il vicino Nordest italiano e il lontano Oriente asiatico si incontrano in un percorso di opere di artisti taiwanesi composte da graffiti, pitture, video arte, installazioni, performance e calligrafie, in cui è l’arte a cercare la prossimità tra le cose. La relazione tra culture diverse, alla quale la mostra di Forte Marghera vuole dare spazio, non è una conseguenza inerte della globalizzazione, ma è anzi spinta propulsiva nei meccanismi di progettazione culturale.

 
A mente sciolta. Temi e materia in libertà
Written by Redazioneweb2   
venerdì, 24 agosto 2012
«Ho praticato tutto ciò che le indicazioni del British Print Council proibivano», ha puntigliosamente dichiarato una volta Tilson, rivendicando esplicitamente in tal modo il proprio diritto di artista ad utilizzare ogni mezzo tecnico e ogni materiale per esprimere un personale mondo immaginativo. Le opere ora in mostra alla Galleria Bugno, un gruppo di lavori recenti eseguiti dall’artista proprio nello studio veneziano, lo dimostrano per l’uso, oltre che della pittura, di materiali quali il legno, il vetro e la ceramica./ “I did whatever the British Print Council forbade”, Tilson once proudly stated, protesting the right of artists to use any technical means, any material, to express their personal imaginative world. His art is on show at Galleria Bugno, a collection of works the artist made in his studio in Venice show his use of painting and of materials such as wood, glass, and ceramic.
 
Complessivi approcci. Realtà quotidiana in foto
Written by Redazioneweb2   
venerdì, 24 agosto 2012
Aleksandr Rodčenko nel 1929, nelle aule dello Vchutemas - l’equivalente sovietico dell’esperienza Bauhaus -, insegnava a una nuova generazione di artisti, designer e architetti un codice sino ad allora non praticato, una sorta di costruttivismo fotografico, perché essi avevano il dovere di imparare a vedere il mondo da ogni lato. Da quelle aule uscì un nuovo approccio complessivo dell’arte alla realtà della vita quotidiana e alla fotografia. Più di cento foto, una decina delle quali stampe originali dello stesso Rodčenko, ricreano in mostra lo spirito e il fermento di quella importantissima esperienza./ In 1939, when in the Vchutemas rooms – the Soviet equivalent of Bauhaus – Aleksandr Rodčenko educated a new generation of artists, designers, and architects. Students had to learn to see the world from all sides, with no need to imitate the apparent realism of painting. Out of those rooms, a new comprehensive approach of art on daily life, which could not operate a formal distinction between greater and lesser arts.
 
Futuro anteriore. Installazioni e sculture a spasso tra i tempi
Written by Redazioneweb2   
venerdì, 24 agosto 2012
Esposizione originale, versatile quanto innovatrice, OPEN ha una lunga storia che ha visto la partecipazione di più di settanta Paesi, quattrocento artisti e centocinquanta curatori di fama internazionale. Ha inoltre rappresentato, per ben dieci artisti, una piattaforma privilegiata e un trampolino importante per la successiva partecipazione alla Biennale di Venezia. Più di 30 artisti si misurano con questo singolare format per restituire interpretazioni e letture inedite della propria arte./ Original, versatile, innovative: OPEN has a long history that saw the participation of more than 70 countries, 150 world-famous curators and 400 artists. For ten of these, it also opened the doors of the Art Biennale. More than 30 artists have accepted the challenge posed by the exhibition’s particular format and will open up their art for innovative readings.

 
Simbolismo contemporaneo. Radici di avanguardia
Written by Redazioneweb2   
venerdì, 24 agosto 2012
Francisco Infante e Nonna Goriunova, tra i maggiori protagonisti della scena artistica russa contemporanea, presentano i loro Artefacts, 28 fotografie 50x50 su carta Ilford, rinviando ad un’aggiornata e originale temperie simbolista, in cui vengono coscientemente riprese le radici dell’Avanguardia russa dell’inizio del Novecento in un dialogo fruttuoso con le tendenze dell’arte Occidentale dagli anni Sessanta./ Russian artists Francisco Infante and Nonna Goriunova present their Artefacts, 28 photographs on 50×50 Ilford paper, picturing landscapes and seasons, lights and glares, a modern-day though original symbolist fury, where Russian Avant-garde roots are knowingly taken up and woven in a fruitful dialogue with Western art 1960s and on.
 
Attrazione tra opposti. Istantanee di vita, tra sogno e realtà
Written by Redazioneweb2   
venerdì, 24 agosto 2012
Gli scoppi di giallo, le cascate di blu di Laurel Holloman cercano la contrapposizione ad effetto con i legni scuri, i marmi venati di rosso, le ombre addensate nei teleri dell’Aula Magna dell’Ateneo Veneto. L’artista americana porta a Venezia opere di medio e grande formato, a forte impatto emotivo. La rappresentazione degli opposti e del loro digradare l’uno nell’altro, in ‘caduta libera’ appunto, viene resa con l’uso di colori puri o sfumati. Fra visioni oniriche e squarci di crudezza, Laurel Holloman dipinge la vita com’è nell’istante in cui viene vissuta./ Explosions of yellow, cascades of blue: with these, Laurel Holloman strives to achieve effective contrast with the dark woods, red-veined marble, and deep shadows of the Aula Magna at the Ateneo Veneto. The American artist has brought to Venice medium and large scale works of strong emotional impact. She narrates the alternation of dissolution and rebirth, evoking the primordial natural elements and portraying life as it is, in the very moment in which it is lived.
 
Luce tra le mani. Gli astratti mondi di Beatrice Helg
Written by Redazioneweb2   
venerdì, 24 agosto 2012
Architetto dell’impalpabile, mette in scena le sue fotografie creando spazi monumentali, universi di una bellezza singolare, in cui scultura, pittura, scenografia e soprattutto il contrasto tra luce e oscurità si fondono e compongono visioni di silenziosa meditazione. Ben lontani dall’essere iperrealisti o narrativi, i lavori di Beatrice Helg rappresentano delle forme astratte, dei mondi luminosi. Più di ogni altra cosa, nei suoi lavori la luce è la materia senza la quale l’opera non esiste./ An architect of the impalpable, with her photographs Beatrice Helg creates monumental spaces and universes of rare beauty where sculpture, painting, sceneries, especially the contrast between light and darkness are fused into quiet, meditative visions. Far from being hyperrealist or narrative, Helg’s works represent abstract forms and luminous worlds. Light, more than anything else, is the element that brings her works into existence.
 
Memoria storica. Quando il caos incontra la luce
Written by Redazioneweb2   
venerdì, 24 agosto 2012
In occasione della Biennale Architettura, il Florian ‘brucerà’ con Aran Demetz: lo scultore altoatesino, infatti, presenta La credenza della memoria, un’opera realizzata interamente in legno, che riproduce, sovrapponendosi all’originale, una versione bruciata della Sala Cinese del Caffè. Il nero, nato dal fuoco, sembra negare i colori, ma al contrario li accoglie tutti e, in quanto colore ‘primordiale’, diventa punto di partenza della ricerca di se stessi, un luogo di meditazione. Si parte dal caos per cercare la luce./ Florian will be ‘set fire’ by Aron Demetz, South Tyrol-born artist. La credenza della memoria is a piece of art entirely made of wood that replicates, on top of the original, a burned down version of the café’s Chinese Room. Black has been born by fire, and it seems to deny all colours at first, but truth is it gathers them all and they all meditate in it. Out of chaos, light.
 
Sguardo e meraviglie. Dettagli e colori di Carlos Betancourt
Written by Redazioneweb2   
venerdì, 24 agosto 2012
Prima personale in Italia dell’artista Carlos Betancourt (Puerto Rico, 1966). La mostra presenta un recente gruppo di lavori fotografici e scultorei, lavori strabordanti di dettagli e ricchi di colori, che catturano l’osservatore e lo catapultano nella Miami più opulenta e kitsch, la città che l’artista ha scelto come sua casa. La galleria diventa così una sorta di wunderkammer, una stanza delle meraviglie attraverso la quale l’artista rappresenta se stesso./ The first Italian personal by the artist Carlos Betancourt (Puerto Rico, 1966). The exposition is presenting a recent group of photographical and sculptural works, which abound in details, are rich in colour, captivate observers and catapult them into the most opulent, kitsch Miami, the city which theartist has chosen to live in. The gallery thus becomes a kind of wunderkammer, a wonder-room, by means of which the artist represents himself.
 
Intima conoscenza. La dimensione privata del sapere
Written by Redazioneweb2   
venerdì, 24 agosto 2012
Arienti parte dall’idea del ‘piacere della conoscenza’, privilegiandone l’aspetto intimo e quotidiano. Libri distribuiti nelle stanze, tappeti originali persiani tinti di rosso dall’artista, un grande tavolo con ceramiche realizzate insieme ai suoi studenti dello IUAV, e divani; tutti elementi che alludono a una dimensione privata e quotidiana della conoscenza, ma anche ai salotti degli antichi palazzi veneziani. Nel salone centrale, le copertine di CD di musiche provenienti da tutto il mondo creano la visione di una geografia del mondo i cui confini sono determinati da suoni che si rincorrono./ Arienti begins with the idea of the “pleasure of knowledge”, emphasizing the intimate, daily aspect. Books distributed in various places in the rooms, original Persian carpets coloured red by the artist, a large table upon which there are ceramics made by himself together with his students at the IUAV, and divans: all of these are elements which allude to a private, daily dimension of consciousness, but also to the salons of old Venetian palaces. In the central room, the cases of music CDs coming from all over the world create the vision of a universal geography, the borders of which are determined by the flow of sounds.
 
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