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Ecco le entrate archiviate per 0 0


Andata e ritorno. Il viaggio dei Cranberries passa da Padova
di Carmen Donadio   
mercoledì 10 ottobre 2012

thecranberries.jpgIl «Roses Tour 2012» dei Cranberries – originariamente previsto tra giugno e luglio e successivamente posticipato all’autunno – approda al PalaFabris di Padova il 28 ottobre, prima data italiana cui fanno seguito Milano il 29 e Roma il 31. Anticipato dai singoli Tomorrow e Show Me, l’album Roses, prodotto da Stephen Street, è uscito lo scorso febbraio ed è l’ultimo lavoro della band irlandese dopo un silenzio discografico durato più di dieci anni (l’album precedente, Wake Up and Smell the Coffee, risale al 2001).

 
Work in progress(ive). Cronistoria musicale in rock con Banco e Le Orme
di Susanna Zattarin   
mercoledì 10 ottobre 2012

banco.jpgIl Banco del Mutuo Soccorso e Le Orme insieme sullo stesso palco, sabato 20 ottobre al Teatro di Corso Australia a Padova. L’evento è stato ideato dai componenti del Banco, che quest’anno festeggiano quarant’anni di attività proprio con un live club tour insieme ai ‘colleghi’ veneziani.

 

Un’incursione nel progressive rock nazionale, genere del quale i Banco - nati a Roma dai fratelli Gianni e Vittorio Nocenzi, entrambi tastieristi, con il chitarrista Gianfranco Coletta, il bassista Fabrizio Falco ed il batterista Franco Pontecorvi - furono, assieme alla Premiata Forneria Marconi, agli Area e proprio a Le Orme, uno degli esempi più rappresentativi e più noti anche all’estero. È ancora ben vivo in tutti i fedeli seguaci del gruppo romano il ricordo del riconoscimento come miglior disco progressive dell’anno assegnato a Darwin nel 1972 da ben 300 critici americani, orgogliosamente rivendicato dalla storica voce solista del Banco, Francesco di Giacomo.

 
Top hat wizard. Tra assoli e riff, continua la leggenda di Slash
di Ambra Agnoletto   
mercoledì 10 ottobre 2012

slash.jpgSaul Hudson is back. Archiviata la parentesi estiva sul palco del «Gods Of Metal», dove non si è fatto mancare un’esplosiva jam session con Ozzy Osbourne & Friends, Slash (un nome e una chitarra che non hanno bisogno di presentazioni…) sceglie il Gran Teatro Geox di Padova per la terza ed ultima tappa italiana da headliner.

 

In scaletta per venerdì 26 ottobre, dopo le date di Bologna e Milano, alcuni tra i più noti successi dei Guns N’ Roses, un paio di canzoni targate Velvet Revolver, ma soprattutto brani inediti tratti da Apocalyptic Love, secondo lavoro solista del rocker dopo l’album omonimo del 2010, realizzato assieme a Myles Kennedy, voce degli Alter Bridge – qui co-autore anche di testi e musiche – and The Conspirators, ovvero Todd Kerns al basso e Brent Fitz alla batteria, già compagni di viaggio nel precedente tour. 

 
No Frontiers. Con «Jazz Groove», oltre i muri del suono
di Susanna Zattarin   
mercoledì 10 ottobre 2012

babasissoko.jpgFrutto della sinergia tra Comune di Venezia, Assessorato alle Attività Culturali, Centro Culturale Candiani e Circolo Culturale Caligola, la 7° edizione di «Jazz Groove» si presenta al pubblico con un ciclo di concerti capaci di avvicinare i suoni d’Africa, il jazz, il blues e la recente sperimentazione attraversando i luoghi che hanno dato origine alle musiche del nostro tempo, con attenzione particolare al Mali, terra natale di blues e jazz.

 

Primo appuntamento il 14 ottobre con il polistrumentista maliano Baba Sissoko, uno dei maggiori esponenti di musica etnica e jazz, impegnato nella diffusione della tradizione musicale del proprio Paese sulla scena internazionale. L’artista presenta African Griot Groove, alla testa del quartetto Taman Kan, sorta di concentrato d’Africa Occidentale, con il chitarrista senegalese Abubecer Diogou, il bassista camerunense Erick Jano e Philippe Kasse Lago, batterista della Costa d’Avorio.

 
Questione di numeri. Stimoli creativi viaggiano in coppia
di Daniele Pennacchi   
mercoledì 10 ottobre 2012

fresudibonaventura.jpgCapita, a volte, che da una notizia spiacevole possa poi nascere qualcosa di buono. È ancora ben viva nei ricordi di appassionati e fan la notizia dell’annullamento del concerto di Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura, inizialmente previsto per lo scorso 2 giugno: una forte broncopolmonite aveva deciso di scombinare i piani di Fresu e del compagno di concerto, lasciando con l’amaro in bocca chiunque pregustasse di assistere al dialogo tra tromba e bandoneon in Basilica dei Frari.

 

Chi poteva anche solo sospettare che, oltre al recupero della data, i cinque mesi trascorsi sarebbero stati forieri addirittura di un’intera rassegna musicale? Si deve infatti proprio al duetto ‘saltato’ la volontà di portare al grado massimo di esaltazione questa particolare formula espressiva, capace di adattarsi al genere jazz come un vestito cucito su misura.

 
In rock they trust. I Wilco condensano in musica stralci di mito americano
di Sergio Collavini   
venerdì 05 ottobre 2012

wilco1.jpgQuando quasi 18 anni fa dalle ceneri degli Uncle Tupelo nacquero i Wilco in pochi avrebbero immaginato che Jeff Tweedy sarebbe diventato uno dei più audaci songwriters della sua generazione e che la sua nuova band, partendo dall’originale robusto roots rock di A.M. (1995) e Being There (1996), avrebbe mantenuto una creatività vagabonda, inquieta, esplorando ad ogni nuovo album territori stilistici differenti. Nonostante le paralizzanti emicranie e la dipendenza da antidolorifici, la devozione di Tweedy alla ‘sua’ musica è stata tale che i Wilco probabilmente non hanno eguali nel panorama rock U.S.A per quanto riguarda la capacità di rinnovarsi e presentarsi, quasi ricominciando, sempre migliorati in ogni nuovo lavoro.

 

Recentemente, rispondendo alle accuse di fare ormai del dad rock (“rock per paparini”), il nostro ha affermato come questo non venga considerato affatto un insulto, anzi: chi parla di dad rock intende rock puro e semplice, capace di costringerti anche a pensare, cosa alla quale non si è più abituati. «Mi piacerebbe poter invecchiare artisticamente in pace, come è stato permesso ad artisti quali Leonard Cohen o John Prine» ha aggiunto.

 
Miracoli italiani. Mannoia e Venditti ‘di gran carriera’ a Padova
di Lucia Cattaneo   
venerdì 05 ottobre 2012

mannoia.jpgL’ottobre del Gran Teatro Geox sa di grande musica italiana, grazie ai concerti di due autentici fuoriclasse del cantautorato nazionale, artisti tra i più raffinati del panorama musicale nostrano. Il 6 ottobre l’appuntamento è con Fiorella Mannoia e una tappa del suo Sud Tour 2012. Al termine di un’estate costellata di concerti in tutta Italia, la cantante romana arriva a Padova dopo aver abituato il proprio pubblico ad uno spettacolo fatto di canzoni e balli grazie alla presenza sul palco di dieci artisti – ballerini e percussionisti – del Projecto Axè (Onlus che si occupa del recupero dei ragazzi di strada in Brasile), che esprimono la loro ferma contrarietà a ogni possibile discriminazione tra esseri umani. I ragazzi indossano magliette con scritte come «I’m black, I’m white, I’m a believer, I am an atheist I’m a man, I’m a woman, I’m a human being», contro le differenze che per consuetudine si è soliti adottare tra le persone.

 
La storia di uno di noi. Adriano in Arena
di Davide Carbone   
venerdì 05 ottobre 2012

4.jpegChiamatelo un po’ come vi pare: “evento”, “grande ritorno”, “concerto”, “spettacolo”. Per alcuni potrebbe andare bene il termine “comizio”. Personalmente preferisco pensare alle due date in programma all’Arena di Verona come ad un “incontro”. Quello tra Adriano Celentano e il suo pubblico, un pubblico che dopo tanti anni “Il Molleggiato” può e vuole tornare a vedere in faccia, sbirciando nel buio dell’immensa platea che riempirà in ogni ordine di posto l’anfiteatro di Piazza Bra.

Un ritorno al live dopo una ‘pausa’ di 18 anni che non è comunque coincisa con un esilio dalle scene forzato o cercato, vedasi casi di altri illustri colleghi, un lungo periodo che ha consegnato agli archivi televisivi trasmissioni fatte di puro intrattenimento e prediche più o meno indigeste, la cui onda lunga faceva versare fiumi d’inchiostro e infuriare puntualmente le polemiche. Cosa ci si poteva aspettare, in fondo, da un artista che con Prisencolinensinainciusol, brano del 1972, offriva un progenitore al rap e denunciava l’incomunicabilità sociale combattendola sul suo stesso terreno, inventandosi una lingua fatta di suoni insensati pseudo-inglesi, entrando in classifica persino negli Stati Uniti? 

 
Comuni denominatori. Gli estremi del contemporaneo alla Biennale Musica
di Andrea Oddone Martin   
venerdì 05 ottobre 2012

image001.jpgDal 6 al 13 ottobre Venezia è crocevia mondiale di suoni contemporanei, con +Extreme-, 56. Festival Internazionale di Musica Contemporanea.

A Ca’ Giustinian, sede della Biennale veneziana, incontriamo Ivan Fedele, direttore artistico della Biennale Musica di quest’anno, al suo primo mandato. Quali sono le impressioni che fino ad ora questa esperienza le ha lasciato?
Sensazioni e impressioni assolutamente positive; si percepisce di essere all’interno di una realtà che ha attraversato il Novecento, con gli esiti che conosciamo, e che hanno portato questo organismo ad essere un punto di riferimento a livello mondiale. Me ne sono reso conto appena insediato perché sono stato letteralmente sommerso da proposte generalmente molto interessanti, di qualità e innovative. Questo mi ha fatto comprendere che l’appeal della Biennale è ancora molto forte, malgrado i tempi difficili per tutte le istituzioni culturali. In tempi di difficoltà l’unico luogo che alla fine l’uomo percepisce come non intaccabile dalla contingenza anche materiale è quello dell’immaginazione, del coltivare interessi che non richiedano necessariamente investimento di grandi quantità di denaro: leggere un libro, andare a vedere un film o ascoltare musica.

 

È sempre stato così e in quest’epoca l’ho riscontrato ancora una volta; girando il mondo, grazie al mestiere che svolgo, ho notato come ad ogni latitudine, dal Giappone all’America o alla Russia, mi sia trovato in contatto con realtà estremamente vivaci, stimolanti, fatte di giovani che propongono cose molto originali, grazie a idee che vengono realizzate anche sulla scia di una conoscenza approfondita del web che li ha portati ad entrare in contatto con altre culture. In Russia, ad esempio, ho constatato che pur venendo da una situazione non facile e non potendo permettersi viaggi fuori dal proprio Paese, i giovani musicisti conoscevano repertori di autori che in Europa non sono tra i più famosi.

 
Old style. Nuovo album e nuovo tour per la poesia di Leonard Cohen
di Carmen Donadio   
lunedì 10 settembre 2012

leonardcohen.jpg«Old Ideas World Tour 2012» ha un’unica, e per questo imperdibile, data italiana all’Arena di Verona il 24 settembre, in cui Leonard Cohen presenta al pubblico il suo ultimo lavoro discografico che dà nome al tour, già capace di un successo senza precedenti, con riconoscimenti in tutto il mondo.

 

All’uscita di questo nuovo album di inediti dopo quasi otto anni di silenzio (l’ultimo lavoro diffuso, Dear Heather, è del 2004), «The Telegraph» ha concluso la sua recensione definendo l’ultima fatica dell’artista di Montréal «un dono inaspettato e prezioso di nuove gemme, da parte di un vecchio maestro». Maestro che in quasi sessant’anni di geniale scrittura come cantautore e poeta della solitudine, della ribellione, dell’amore e dell’immaginazione ha affascinato platee trans-generazionali e ispirato musicisti di tutto il mondo, per essere infine inserito nella Rock and Roll Hall Of Fame nel 2008.

 

 
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