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Ecco le entrate archiviate per 0 0


Far East Film 12. Sogni e incubi dall'Estremo Oriente
di Riccardo Triolo   
martedì 13 aprile 2010

zero_main.jpgCi sono moltissimi motivi per andare a curiosare al Far East Film Festival di Udine, la più importante vetrina europea del cinema popolare estremorientale. Si può essere appassionati di cinema, studenti di lingue orientali, curiosi geek maniaci dei manga e di ogni diavoleria di origine giapponese, fanatici dei film di kung fu, degli horror giapponesi, di John Woo e del cinema di Hong Kong, tarantiniani tarantolati, sfegatati ammiratori di Jackie Chan, di Stephen Chow, di Maggie Chan, Tony Leung... Io ci andrei per divertirmi. Senza freni. Sì perché non ti capita tutti i giorni, nemmeno se sei il downloader più veloce del west, di incontrare tutti insieme dei film traboccanti di idee, di trovate, di effetti, di storie come quelli proiettati al FEFF. Immagini e storie che poi ritrovi, ripescate e ricucite, nei blockbuster di Hollywood. E poi - lo dice da sempre Marco Müller - a oriente (e a Udine) si fa ottima pesca. La Mostra veneziana, da quando è Müller a dirigerla, si avvale della consulenza del CEC di Udine, organizzatore del FEFF da dodici anni a questa parte. Ci siamo. 

 

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L'onda
di Riccardo Triolo   
giovedì 03 giugno 2010

capitainblood.jpgSarà dedicato interamente al mare il «Candiani Summer Fest 2010», dal titolo Cultura da Mare, contenitore di eventi che dal 3 giugno al 15 luglio riverserà al Centro Culturale Candiani a Mestre spettacoli di musica e teatro, incontri, approfondimenti e, naturalmente, cinema. Già, perché il cinema e il mare sono parenti stretti, da quando nel 1888 il pioniere Etienne-Jules Marey riuscì a imprimere su pellicola, 12 fotografie al secondo, il movimento di un'onda, nel più antico documento di fotografia in movimento ad oggi pervenuto (La vague).  

 

Sarà Gian Piero Brunetta, tra i più autorevoli storici del cinema, curatore, tra l'altro, per Einaudi della Storia del cinema mondiale, a presentarci un excursus storico del matrimonio tra cinema e mare: mare come mondo, come luogo dell'avventura, come frontiera, come luogo di luoghi (spiaggia, superficie, profondità) terra incognita e incorruttibile, come spazio in cui rivivono i miti e si registrano le microtrasformazioni della storia e della società. A me piace partire da quell'immagine inquieta e gravida, quell'onda reiterata all'infinito che Marey, nell'ostinato tentativo di filmare il movimento, catturò.

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Cinema di classe. Al Rossini i registi fanno scuola
di Gianantonio Purgato   
martedì 02 aprile 2013

scialla.jpgA fine febbraio, dopo quattro mesi dall’apertura del Multisala Rossini, si è visto un aumento inaspettato di 23.588 spettatori rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quasi il 50 % il più. Sicuramente gran merito va dato al Rossini che, essendo il ‘nuovo arrivato’ ha giustamente preso la medaglia d’oro, attirando molti curiosi e comunque non deludendo le aspettative, ma anche dai ‘vecchi’ ma mai stanchi circuiti, come il Giorgione o l’Astra, senza contare poi l’invasione degli amanti del cinema d’essai, devoti alla Pasinetti, che intelligentemente ha sempre alternato proiezioni dell’ultima stagione a retrospettive appassionanti.

 

Oltre, infatti, ai nuovissimi film - tra i quali I figli della Mezzanotte di Deepa Mehta, tratto dal best seller di Salman Rushdie, o Le Guetteur ovvero Il Cecchino di Michele Placido, girato tra Italia, Francia e Belgio e che lo stesso regista ha definito come il suo Romanzo Criminale, versione francese - c’è l’intrigante L’illusionista di Lasse Hallstrom, e ancora Un giorno devi andare di Giorgio Diritti che tanto piacevolmente aveva stupito con L’uomo che verrà, senza ovviamente tralasciare della sana e americana azione con Iron Man III, tutti in lingua originale sottotitolati.

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:andthewinnerwas
di Marisa Santin   
martedì 01 aprile 2008

 

ImageQuando si dice fare squadra: quest’anno Alba International FilmFestival e Cinema Corto in Bra hanno dato prova di buon vicinato...

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Somewhere Venezia
di Riccardo Triolo   
lunedì 04 ottobre 2010

somewhere.jpgAbbiamo tutti ancora addosso la salsedine del Lido. Una patina invisibile e sottile che sa di mare e di sogni, di stelle e di parole. Tante. Quelle scritte per il Daily, quelle pronunciate da ogni dove e in tutte le lingue, quelle non dette. Così vince il film silente e sofferto di Sofia Coppola, poesia dell'ovunque, per nulla stanco o manierato, ma saldo, personale, intimo e autenticamente autoriale.

 

Di quell'idea di autorialità che in casa Zoetrope - ce lo ha confermato Roman Coppola (fratello e produttore di Sofia) nell'intervista USA da sempre ci si deve produrre, rivendicare e diffondere una propria cifra. E c'è, somewhere, da qualche parte, in questa giovane e talentuosa erede della new Hollywood.

 

Venezia così assegna la sua statuetta e chiude in bellezza, lasciando dietro di sé molte tracce di ciò che è stata quest'edizione numero sessantasette del festival più antico del mondo.

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Il diritto ad essere enfant...
di Elisabetta Abrami   
lunedì 05 maggio 2008
Leggero ed esistenziale, divertente e struggente; intriso di armonica coralità, di sense of humour sprezzante, disvelatore di realtà drammatiche: ecco il cinema di Wes Anderson...
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A step forward. A Udine è tempo di Far East
di Riccardo Triolo   
mercoledì 11 aprile 2012

river_02.jpgCi sono festival e festival. Alcuni guardano avanti, altri sono inesorabilmente ripiegati sul loro passato. Venezia è l’unica vecchia signora che vive del suo passato, ma non lo ricorda. Non lo conosce nemmeno fino in fondo dal momento che ne ha disattivato le memorie… che neanche David Bowman con Hal 9000 in 2001: Odissea nello spazio! Speriamo che la prossima estate, al suo ottantesimo compleanno, si ravveda. E forse sarà così, considerando la tempra del nuovo direttore Alberto Barbera, curatore del Museo Nazionale del Cinema di Torino.

 

È il caso del Far East Film di Udine, il festival del cinema asiatico più importante del west che ogni anno non manchiamo di segnalare. Perché lo merita davvero e perché, anche noi di «Venezia News», così legati a Venezia e alla sua natura anfibia immersa nell’antico e proiettata verso il futuro, amiamo guardare oltre. Lontano.

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Gita al lago... con cinema. Torna il Lago Film Festival di Revine
di Luana Bruniera   
mercoledì 11 luglio 2012

lago.jpgIl Lago film festival, di recente premiato dal Festival Città Impresa come eccellenza del territorio, sfodera in questa sua ottava edizione un programma davvero ricco di ospiti ed eventi esclusivi. In nove giorni di proiezioni assisteremo ai migliori cortometraggi provenienti da ogni angolo del mondo, installazioni artistiche, mostre, musica ed eventi social.

 

La giuria, presieduta dalla star dei visual Max Hattler (video designer di Jovanotti per L’ombelico del mondo), ha tra i prorpi membri il Sound Designer Andrea Martignoni, interprete di spicco dell’animazione italiana, e due personaggi del giornalismo d’inchiesta, la ‘iena’ Angela Rafanelli e Alberto Nerazzini di Report. Tre eventi speciali dominano il Lago, la prima internazionale di Zombi, dissacrante film sull’eutanasia; Land of Joy, documentario su vizi e virtù del Veneto e la scioccante prima assoluta del nuovo film erotico dell’autore border line Werther Germondari. Attenzione, dal lago spunterà un mostro di 4 chili di plastilina, ideato dagli artisti Febbo e Fontanel.

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Donne braccate. Le regie femminili del Gruppo Vixen
di Elena Furlanetto   
giovedì 28 aprile 2011
campion.jpgIl gruppo Vixen propone una rassegna di donne con le spalle al muro. Un esempio è l’onirico e tragico film di Jane Campion Un angelo alla mia Tavola (1990), una biografia della scrittrice neozelandese Janet Frame, in lista per il premio Nobel fino all’anno della sua scomparsa nel 2004. Il film traccia la figura di una donna sopravvissuta alla selvaggia psicologia del primo Novecento, che per decenni pretese di incanalare la complessa interiorità femminile in un pugno di termini scientifici. A seguito di un tentato suicidio, la Frame venne liquidata come “schizofrenica” e rinchiusa in manicomio, finché lo strabiliante successo dei suoi libri non fece in modo che gli occhi dei medici si aprissero su uno dei più grandi talenti letterari della storia.
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Vintage, lavorato a mano... il cinema secondo il Pordenone Silent Film Festival
di Elena Furlanetto   
mercoledì 30 settembre 2009

Le Giornate del Cinema Muto - Pordenone Silent Film FestivalPerché un festival di cinema muto nell’era del Dolby Surround, delle scuole di doppiaggio, del digitale, del metacinema che parla a, di e con se stesso piuttosto che al pubblico? Perchè un pianoforte a margine dello schermo quando potremmo avere colonne sonore griffate che si trasformano in cult prima dell’uscita del film?

Le Giornate del Cinema Muto di Pordenone (Pordenone Silent Film Festival) - dal 3 al 10 ottobre - si propongono di insegnare che anche se un film è muto non significa che non dica niente e che, mentre alcuni film hanno una data di scadenza, altri vivono di vita propria e ritornano attuali come la Storia. J’Accuse (1919) ad esempio: capolavoro pacifista costellato di un’inaspettata simbologia religiosa, che fa eco all’allarme lanciato da Émile Zola di fronte ad un’Europa intollerante che scivolava verso la guerra. Oppure Der Golem (1920), letteralmente un mostro sacro dell’espressionismo tedesco, manifestazione estetica della paura che cresceva in seno alla cultura Yiddish durante il precedente ‘scontro di civiltà’.

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Legge vs Crimine. Azione e cupe metropoli ai Frari
di Elisabetta Abrami   
venerdì 04 marzo 2011
prideandglory.jpgGiovedì 24 marzo il Cineforum Cinit- Frari torna a proporre le ormai immancabili «Proiezioni supine» sparando sul soffitto del teatro la rassegna d’azione «Law & (Dis)order ». Il film di apertura, alle 20, è il Il cattivo tenente di Werner Herzog, remake dell’omonimo film di Abel Ferrara - film che però il regista tedesco dichiara di non aver nemmeno visto - con un Nicolas Cage ferocemente lucido nell’affrontare un personaggio estremo e complesso, Vicodin e cocaina dipendente, alle prese con la risoluzione di un omicidio.
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Vite poco tranquille. Ordinario e straordinario, quotidianamente
di Elena Furlanetto   
mercoledì 15 febbraio 2012

gelido-inverno4-large.jpgDue «storie di (stra)ordinaria quotidianità» al Cineclub ai Frari, e la tensione è l’ingrediente principale delle pellicole in programma. Rosario, un camorrista pentito fuggito in Germania per scongiurare ritorsioni sulla sua famiglia, ha l’impressione che Dio gli abbia concesso una nuova vita, e che poi, d’un tratto, se la sia ripresa.

 

Una Vita Tranquilla (Claudio Cupellino, 2010) è un’opera elegante percorsa da un filo di tenebra e testimonia, insieme a molti altri film degli ultimi anni, la rinascita del cinema italiano. La seconda pellicola in programma si distinse come miglior film e miglior sceneggiatura al Sundance Film Festival nel 2010 e ricevette una pioggia di nomination agli Oscar. Un Gelido Inverno (2010), opera indipendente della regista Debra Granick, è una storia di altri tempi ed altri luoghi.

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Ciak, si gira! Cinemambulante in viaggio per i Colli Euganei
di Gabriella Zullo   
giovedì 07 luglio 2011
eff.jpgL’Euganea Film Festival raggiunge quest’anno la decima edizione, con il suo format di rassegna itinerante (Cinemambulante) e un calendario segnato da serate uniche e irripetibili all’insegna della cultura e del divertimento. Viene infatti proposta una programmazione ricca e variegata: oltre alle proiezione dei film in concorso (a libera entrata), vi attendono numerosi eventi speciali come il concerto del musicista nostrano Mario Brunello, che avrà luogo domenica 3 luglio.
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Chiusi in sala al fresco. Una Cinecity per i forzati del blockbuster
di Elisabetta Abrami   
giovedì 16 luglio 2009
cinema_eraglaciale3.jpgSotto il sole umido lagunare, tra un vagare per bacari assetato e una visita alla Biennale percorrendo le corderie dell'affascinante quanto poco arieggiato Arsenale, ci si può rifugiare, nei mesi più caldi, nella Venezia terrestre, o, per meglio dire, nei freschi locali dotati di schermi a 2 o più dimensioni del circuito Cinecity. Tra le uscite del 3 luglio La rivolta delle ex, commediola statunitense con Matthew McConaughey. Il 15 luglio, per gli appassionati della saga, il sesto capitolo del maghetto multimilionario Harry Potter e il principe mezzosangue di Daniel Radcliffe (Emma Watson e Helena Bonham Carter nel cast) in cui, ancora una volta, si dispiega l’anima buona e acuta dinanzi alla forza malvagia di Voldemort, inesauribile fonte di minacce.
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Il giornalismo ripreso. La professione che racconta, raccontata dal cinema
di Elisabetta Abrami   
venerdì 08 ottobre 2010

fortapasc.jpgSe è vero che i paparazzi sbucano per definizione da dove meno te li aspetti, è altrettanto vero che vi sono casi in cui vengono ufficialmente invitati e - perché no? - applauditi. Succede al Centro Culturale Candiani nel mese di ottobre, dove viene proposta la rassegna «Sbatti il giornalista sullo schermo». Il primo columnist in questione è quello di Quarto potere (Citizen Kane), impegnato a indagare e ricomporre la vita del magnate dalla carta stampata Kane (flashback, inquadrature da vertigine e profondità di campo gli elementi portanti dell’indiscusso capolavoro di Welles).

 

Il secondo è il giovane Giovanni de La giusta distanza di Mazzacurati (27), al centro di un’indagine per nulla scontata sulle diversità e sul loro incontro, racconto denso e poetico, immerso in una pianura padana fredda e soffocante, strabordante di nebbia e uomini gretti, ma anche di sete di giustizia e di suggestioni felliniane. Tra gli altri protagonisti ritroviamo il David Locke di Professione: reporter, il Marcello de La Dolce Vita, figlio di una Roma borghese turpe e notturna; il Giancarlo Siani di Fortapàsc (29), vittima della camorra per le sue inchieste; Edward R. Murrow di Good Night and Good Luck, risoluto oppositore del maccartismo.

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Antidoto cinema
di Riccardo Triolo   
giovedì 02 ottobre 2008

 

La notizia di una nuova stretta del governo contro l'immigrazione clandestina, che si tradurrà nella dispendiosa costruzione in Veneto di un Centro di Identificazione ed Espulsione, previsto nel pacchetto sicurezza del ministro Bobo Maroni (condannato a quattro mesi e dieci giorni per aver tentato di mordere nel 1996 la caviglia a un agente di polizia), arriva con un tempismo straordinario nell'anno europeo del dialogo interculturale, distinguendo l'Italia ancora una volta per lungimiranza e cultura.

 

Fortuna che, mentre le modelle inciampano sui tacchi sproporzionati di Ferragamo alla Settimana della Moda, geniale metafora dello stivale italico, qualcuno dà retta alla cara vecchia Europa, e ai suoi bisogni reali. Il cinema, per esempio.

 

Tra le molte iniziative in programma quest'ottobre veneziano densissimo di eventi cinefili, zoomerei sulla rassegna promossa da Antenna Europe Direct Veneto e dal Centro Donna che risponde degnamente all'appello europeo di ricorso al dialogo, anziché alle sbarre.

 

Prima di andare al Candiani dal 6 al 27 ottobre per vedere i quattro film della rassegna «Il dialogo interculturale nella cinematografia europea: uno sguardo sulle donne» vi suggerirei di rinunciare a qualsiasi impulso di analisi contenutistica e di pensare al cinema come a un fenomeno interculturale per vocazione, storia e struttura: nato con l'intenzione di registrare il movimento, è animato da continui spostamenti del punto di vista e promuove una negoziazione perpetua dei significati, attraverso la rievocazione dell'esperienza di definizione dell'identità e della funzione spettatoriali.

 

Si leggano i vecchi Metz e Morin, che suonano clamorosamente attuali, e l'ultimo straordinario Farassino, che in Fuori di set (Bulzoni) dimostra come la storia  del cinema sia una storia di nomadismi e scambi. Il cinema insomma ci ha già educato a un concetto dinamico di identità, molto prima che il dialogo interculturale diventasse urgenza sociale.

 

Andare al cinema è l'unico antidoto alla cecità istituzionale? Chissà. Intanto salutiamo con favore l'apertura della Casa del Cinema a San Stae a Venezia, cuore della vita cinefila della città lagunare, segno che non tutte le istituzioni sono state accecate da pacchetti sicurezza esplosivi, diffusi con candore dall'alto.

 

Saluto calorosamente anche il secondo ciclo di conferenze dedicate ai grandi maestri organizzate da Marco Dalla Gassa, giovane e irriducibile piemontese in grado di mettere in piedi un cast all star: Borin, Costa, Cremonini, De Giusti, De Vincenti, Montani, Nepoti, Pugliese, Tinazzi si daranno il turno, a partire dal 14 ottobre al Candiani, per raccontarci Chaplin, Vertov, Méliès, Kubrick, Tati...

 

E poi la personale di Pollack, il cinema russo post-sovietico, la mostra dedicata a Kim Arcalli alla Casa del Cinema dove avrà luogo anche la personale di Ophüls e tutti i migliori titoli del circuito d'essai.

 

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Vabbè, forse immersi in un film, magari di fronte alle ferite inflitte a Mickey Rourke nel film Leone d'Oro (sciapo ma divertente) The Wrestler, o magari rivedendo l'opaco Gomorra di Garrone, candidato all'Oscar come miglior film straniero (perché non rallegrarcene?), riusciremo a non sentire più il morso di Bobo...

 

Riccardo Triolo
www.cineletteraria.com

 

«CircuitoCinema»
Rassegne di ottobre Casa del Cinema di Venezia - Videoteca di Mestre
Info
www.comune.venezia.it/cinema

 

 
A volte ritornano Tutte le facce dell’amore al Casino Venier
mercoledì 13 maggio 2009
Amore e ancora amore all’Alliance Française, che dedica il suo cineforum primaverile (ogni venerdì alle 17) a questo tema e ai suoi linguaggi cinematografici. A maggio si parla di amori giovanili: di quelli fatti tacere per convenienza, di quelli capricciosi e autodistruttivi, di quelli sepolti nei paesaggi della nostra infanzia e nell’infanzia pastorale dell’umanità.
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Quando allo spettatore si chiedeva di pensare. La lezione del cinema sovietico d’avanguardia
di Beato Argento   
martedì 03 novembre 2009
cinemasovietico.jpg«Tutto quanto precede il montaggio è un modo di produrre una pellicola da montare» sosteneva Kubrick. È a quei registi che normalmente vengono pronunciati tutto d’un fiato come in uno scioglilingua Ejzenštein-Pudovkin-Dovženko-Kulešov, che si deve l’evoluzione del linguaggio cinematografico basato sul montaggio. Sono loro gli artefici di quei capolavori che si distinguono per una narrazione non tradizionale, un montaggio complesso, un ricco bagaglio metaforico e un alto livello d’impegno sociale.
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Finale a sorpresa. Intrecci di trame alla Giudecca con Vixen
di Giovanni Natoli   
martedì 05 marzo 2013

shutter_island.jpgMarzo, primi tepori, finisce una stagione. Il primo martedì, il 5, si recupera Le sue ultime mutandine (Long Pants, 1927, Frank Capra); il film, in programma febbraio scorso per la rassegna «Oggi le comiche», era saltato per problemi tecnici. Finalmente Harry Langdon verrà celebrato con tutti gli onori e le risate che merita. Quindi Cinema Vixen si occuperà di... finire. Non chiude i battenti anzitempo, ma si vuole soffermare su un momento fondamentale di una narrazione: come va a finire?.

 

Segreto che non si svela mai per non rovinare la visione, ovviamente, anche se in un film la storia è solo una delle tante cose. Tre titoli con finale a sorpresa, per sorprenderci una volta di più davanti allo schermo, con la rassegna «L’importante è finire»; il 12 marzo avremo l’incubo ‘concentrazionario’ di Shutter Island (2010), film apparentemente ‘su commissione’ di Martin Scorsese; il 19 marzo, gli shock mnemo-temporali del noir Memento (2000), che fece scoprire il talento del regista Christopher Nolan; si chiude il 26 marzo col singolare, malinconico western di Sergio Corbucci Il grande silenzio (1968), un unicum nel panorama del genere. Tre modi per aspettarci l’inaspettato o, comunque, per riviverlo. Senza ascoltare chi vuole raccontarci la storia.

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All’insegna del 'comic relief'. Decenni di risate nella tradizione filmica italiana
di Ambra Guarnieri   
lunedì 30 agosto 2010
Se è vero che, come diceva Pirandello, il comico è quell’elemento che permette di tradire l’irrompente forza della vita sotto la rigida intelaiatura creata dalle convenzioni, dai luoghi comuni e dalla meccanicità dell’esistenza, è sul valore che questa forza creativa ha ispirato al cinema italiano che è dedicata la Retrospettiva della 67. Mostra internazionale d’arte cinematografica. La situazione comica, curata da Marco Giusti, Marco Monetti e Luca Pallanch ripercorre infatti alcuni tra i più interessanti film comici italiani realizzati tra gli anni ’30 e la fine degli anni ’80, tra cui Tutta la città canta di Riccardo Freda, L’onorata società di Riccardo Pazzaglia, e Io non spezzo… rompo di Bruno Corbucci.
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Filosofia 2.0: biorobotica e rivoluzione digitale tra presente e futuro
di Davide Carbone   
mercoledì 09 maggio 2012
bladerunner.jpg«Una nuova vita vi attende nella colonia extramondo. Un’occasione per ricominciare, in un Eldorado di nuove occasioni e di avventure!».

Queste le parole scandite dall’altoparlante di un dirigibile che avanza lentamente tra i grattacieli di una futuristica Los Angeles, ispirata alle atmosfere di una popolosa Hong Kong, in un 2019 che oggi può far sorridere ma che nell’82, anno di uscita del capolavoro di Ridley Scott, rappresentava un orizzonte immaginifico e dai toni cupi.
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Mostra del Cinema 2011 | Giocarsi tutto, con intelligenza
di Riccardo Triolo   
venerdì 26 agosto 2011
terraferma.jpgD'accordo: tra crisi globale, attacchi degli speculatori e downgrade, l'enorme cratere che sorge nel piazzale del Casinò - e che anche quest'anno accoglierà il pubblico della Mostra - rischia di assumere un significato rivelatore. Lì dentro c'è il mondo, trascinato nel baratro da un'economia prevedibilmente impazzita. Fuori, il cinema. Con i suoi miti e i suoi riti. Tra cui la Mostra, che di tutti i riti cinematografici è la madre. E se nel 1932 la prima edizione esibiva al mondo il lato liberal del fascismo, “bypassando” di fatto l'angusto protezionismo di regime, oggi, a sessantanove anni compiuti, la Mostra oppone alle miserie del mondo e allo sconcio immobilismo dell'Italia un fervore benefico, in grado di soppiantare quel cratere osceno con l'intelligenza, la freschezza, la novità del migliore cinema in circolazione.

E anche quest'anno il concorso, fedele a una formula ormai consolidata, si conferma come contenitore di nuove tendenze e vecchie glorie, con un gusto smaccato per le esperienze meno convenzionali e più stimolanti. Se non stupisce la forte presenza americana, come sempre prevalentemente indie, sono degne di nota le produzioni britanniche, ben tre quest'anno in un concorso che parla prevalentemente l'inglese: dal letterario Wuthering Heights di Andrea Arnold (con il primo Heathcliff nero della storia del cinema) al genio visionario di Steve McQueen, che con Shame promette di stupire tanto quanto fece con il precedente, lacerante Hunger, passando per Tinker, Tailor, Soldier, Spy, primo film di produzione inglese (tratto da Le Carré) dello svedese Tomas Alfredson, già autore del gelido e trepidante Lasciami entrare. Tra le nuove tendenze non manca il nuovo cinema israeliano, qui rappresentato da The Exchange di Eran Korilin (regista de La banda). Inquieto e caustico, il cinema della nazione europea più ferita dalla crisi, la Grecia, approda al Lido con l'allegoria dark Alps, nuova opera dell'autore del grottesco Dogtooth.

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America ‘70. Cinema sull’orlo di una crisi di nervi
di Elena Furlanetto   
mercoledì 03 marzo 2010

taxidriver.jpg

La rassegna «America America dove vai?», organizzata da GruppoVixen presso il Centro Zitelle, insiste sull’incubo del Vietnam come tratto distintivo del cinema americano anni Settanta. A quanto pare, il sonno della ragione genera icone: il film d’esordio (martedì 2) è Apocalypse Now (Francis Ford Coppola, 1979), le cui scene diventate paradigma culturale, dialoghi abissali e splendide inquadrature fanno volentieri a meno di qualsiasi presentazione. Lo stesso vale per Taxi Driver (Martin Scorsese, 1976) in programma il 9. Un altro film-icona sui reduci del Vietnam, in cui un giovane e alienato De Niro si divide tra notti insonni passate alla guida di un taxi e giornate dedicate alla pornografia.

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Non solo cibo
di Alessandra Frontini   
mercoledì 10 giugno 2009
Uno spettatore veneziano su cinque non va più al cinema. La fama del ‘ricco-Nordest’ è nota: nell’immaginario collettivo il binomio è quasi inscindibile. Eppure, sia detto sussurrando per non turbare coscienze allegramente forzate dall’ottimismo a oltranza, la crisi c’è e si vede.
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I festival del mese
di Marisa Santin   
giovedì 13 novembre 2008
MedFilmFestival (6-16), Festival Internazionale del Cinema di Salerno (10-15), Torino Film Festival (21-29), Filmex Tokyo (22-30)
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5. Festival Internazionale del Film di Roma
di Marisa Santin   
venerdì 08 ottobre 2010

kidman.jpgSulla quinta edizione del Festival del Film di Roma si posa lo sguardo di Ugo Tognazzi. A vent’anni dalla morte (l’anniversario cade proprio durante il festival, il 27 ottobre), Roma omaggia l’attore cremonese, interprete di ruoli indimenticabili, uno dei grandi talenti di quell’incredibile stagione del cinema italiano che ha regalato film come Il vizietto (1978 - ed erano altri tempi!), l’irriverentissimo Amici miei (1975) o La grande abbuffata (1973), antesignano del genere che poi furoreggerà riproducendosi in mille varianti cine-culinarie. Il Festival lo ricorda attraverso l’anteprima del documentario Ritratto di mio padre, realizzato dalla figlia Maria Sole, e proiettando prima di ogni film in concorso alcune ‘pillole’ delle sue migliori interpretazioni.

 

E mentre Venezia e Roma continuano a duettare, ad esempio nella proposta di un vero classico quale Akira Kurosawa - a Venezia con Circuito Cinema per tutto il mese di ottobre e al festival nella sezione Occhio sul Mondo | Focus -, un altro duetto molto atteso è quello tra Margherita Buy e Silvio Orlando. Sul palco dell’Auditorium per la sezione L’Altro Cinema | Extra, la coppia cinematografica avrà certamente molti aneddoti da condividere con il pubblico, tra un finto battibecco e l’altro stile commedia all’italiana, tutta dal vivo.

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Il disilluso incanto di Aki. Esce ora in Italia anche il suo nuovo film, Miracolo a Le Havre
di Gianantonio Purgato   
giovedì 01 dicembre 2011
akikaurismaki.jpgApprodano a Circuito Cinema gli stralunati personaggi e le surreali, per quanto tremendamente reali, storie di Aki Kaurismäki. Da Delitto e castigo e Amleto si mette in affari, liberamente ispirati ai capolavori di Dostoevskij e Shakespeare, passando per la trilogia proletaria o, come il regista stesso preferisce definirla, “dei perdenti”, con Ombre nel paradiso, Ariel e La fiammiferaia, sino a giungere agli ultimi capolavori come L’uomo senza passato e Le luci della sera, ci sono tutti i sogni e le lotte dei moderni eroi del regista finlandese alle prese con gli sgarbi della vita, della società, del fato o, peggio ancora, della propria inestinguibile e poetica indolenza.
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Nuovo Cinema Rossini
di Gianantonio Purgato   
mercoledì 12 dicembre 2012
caveofforgottendreams.jpgNon c’è nulla di più piacevole, per eludere l’inesorabile incedere della stagione fredda, che recarsi in un bel posto caldo, un bar ad esempio, e sorbirsi una cioccolata fumante, o meglio ancora, di appollaiarsi tra le morbide poltrone di un cinema sgranocchiando pop-corn davanti a un bel film d’autore, soprattutto se questo cinema è il nuovo Cinema Rossini. Dopo lunga attesa, è tornato finalmente a disposizione dei cinefili veneziani con una nuova veste insperabilmente all’avanguardia per la vecchia città dei dogi, con tanto di supermarket, bar e multiplex con una sala improntata per le programmazioni in 3D, necessità ormai improrogabile; proprio questa sala sarà inaugurata, all’alba di quella che promette essere una fantastica stagione cinematografica, martedì 11 dicembre con Cave of Forgotten Dreams di Werner Herzog.
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Dall’immagine al movimento. Rassegna cine-fotografica al Candiani
di Andrea Esposito   
mercoledì 04 novembre 2009

francofontana.jpg

La grande fotografia, così come la grande pittura, non si presta agevolemente ad altre forme di racconto: come tradurre il lento naufragio nelle geografie urbane di Gabriele Basilico, o l’enigma del tempo nelle sculture ‘ri-viste’ da Mimmo Jodice senza tradirne l’essenza? Il cinema, dal canto suo, in quanto ‘derivato’ è probabilmente il mezzo meno adatto a farlo; «il suo movimento sottrae l’immagine ventiquattro volte al secondo», come ci ricorda Walter Benjamin. Ha tuttavia una straordinaria e per certi aspetti esclusiva potenzialità: parlare dell’uomo.

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Non solo parole. Ascanio Celestini tra video e teatro a cura di Questa Nave
di Elisabetta Abrami   
lunedì 22 dicembre 2008
«Parole sante!» risponde Celestini a chi si è ribellato a un lavoro da 550 euro al mese, stipulato secondo contratti a progetto che negano il progetto di una vita, di una famiglia, di un'identità. Il lavoro dalla dimensione a-personale, dove è assente l'identificazione con un ruolo, in cui «il lavoratore viene trattato sempre come un bambino, e alla fine quello che guadagna a fine mese, più che uno stipendio è una paghetta». A chi dice: «Quel posto è come il Titanic.
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