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Ecco le entrate archiviate per 0 0


Campo Lumiére. Il cinema all’aperto di Campo S. Polo
di Fabio Marzari   
mercoledì 13 luglio 2011

malick.jpgL’estate un tempo era la stagione delle città deserte, dei silenzi serali interrotti solo dai suoni delle rare televisioni accese ad alto volume, complice il vuoto intorno e le finestre aperte per far entrare un po’ d’aria; beh, manca solo nel quadretto una Marisa Allasio con la sua giovane bellezza prorompente e Renato Salvatori con la canottiera bianca… Forse sono andato troppo indietro nel tempo; venendo a epoche più prossime va detto che l’estate è tempo di infinite repliche televisive, di improbabili premi di ogni genere trasmessi “dalla splendida cornice di”, ecc. ecc. L’aria in molte case ora è finto-norvegese, prodotta da apparecchi che gelano anche il desiderio di uscire all’afa e all’umidità tipica di queste latitudini.

 

Ma, almeno a Venezia, città sprovvista di cinematografi con 15 sale al retrogusto perenne da popcorn, estate vuol dire Arena di San Polo, ovvero un cinema all’aperto, un po’ d’antan, ma con una programmazione che agli ‘svisti’ della passata stagione unisce anteprime e film in lingua originale, sottotitolati.

 

Colin Firth, Johnny Depp, Angelina Jolie, Brad Pitt, Sean Penn con le loro voci per meglio caratterizzare le loro interpretazioni e per offrire, anche a un pubblico di turisti e di cinefili, la possibilità di gustare al meglio le pellicole.

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Maratona Anime
di Elena Furlanetto   
martedì 01 aprile 2008

 

ImageSi rinnovano per il mese di aprile le proposte del Cineforum Cinit Frari, nel pieno della sua quinta stagione.

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Corti & corti. A Villa Groggia la premiazione del concorso
di C.S.   
venerdì 14 ottobre 2011

corte.jpgMantenere vivo e attivo il tessuto sociale attraverso la conoscenza del territorio accostandosi alla memoria della città in modo innovativo, utilizzando i canali di comunicazione più attuali. Nasce con questo obiettivo il progetto «Corti in corto e in racconto» promosso dalle Biblioteche di Venezia, Murano e Burano in collaborazione con il Videoconcorso Francesco Pasinetti. Ci sono luoghi della città spesso dimenticati, nascosti all’ombra degli itinerari turistici “mordi e fuggi”, come le corti che, oltre ad essere un elemento tipico dell’urbanistica veneziana, fino a qualche tempo fa erano il cuore pulsante della vita quotidiana, veri e propri microcosmi in cui esistevano particolari meccanismi di convivenza e sistemi di aggregazione unici.

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Immagini alla terza. La nuova rassegna cinematografica di Metricubi
di Marisa Santin   
mercoledì 02 febbraio 2011

kino3.jpgSi chiama «Kino³» il programma cinematografico che Metricubi ha attivato da appena qualche mese e che propone film diversi, inclassificabili per stile, soggetto o durata e per questo difficili da trovare nelle sale tradizionali.

 

Film che, ignorati dai normali circuiti di distribuzione, trovano spazio in uno ‘spazio libero, un posto da inventare’, quale è il piccolo e attivissimo club di Campiello delle Erbe. Della programmazione musicale e teatrale di Metricubi parliamo altrove in questo numero (in Around Town, nella rubrica di Nightlife).

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Ritratti su celluloide. Storia, coscienza e società civile occupano il grande schermo
di Davide Carbone   
lunedì 04 aprile 2011

ilpsasosospesocicogna.jpgUn gioco di scatole cinesi, un susseguirsi di contenitori e contenuti di diversa grandezza ma di uguale forma. Questo e tanto altro ancora può essere il cinema. Le immagini utilizzate per descrivere la settima arte sono molte e, senza pretendere di allungarne la lista, è sufficiente evidenziarne il tratto comune, la volontà cioè di sottolineare come il cinema sia un mezzo stilistico risultato di intersezioni tra più elementi. Un gioco facilmente rilevabile analizzando ogni isola dell’arcipelago cinematografico: l’intreccio è alla base dello sviluppo di ogni vicenda trattata, l’alternanza di punti di vista in grado di coinvolgere lo spettatore sta all’origine del successo di ogni pellicola che voglia emozionare il pubblico e suscitarne la ‘sofferenza’, il suo pathos così come il pensiero aristotelico lo intende riferendosi alla retorica. «Circuito Cinema» affronta questa e altre tematiche adottando punti di vista differenti, quasi partendo da una panoramica per poi usare lo zoom e concentrarsi su una personalità che sembra aver fatto dell’aderenza alla realtà il suo credo personale. 

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Indagini (fanta)scientifiche. Ca’ Foscari smaschera i falsi miti del cinema
di Elena Furlanetto   
giovedì 06 ottobre 2011
starwars.jpg«I mostri non esistono». È facile rassicurare gli impressionabili dopo un film dell’orrore; non altrettanto facile rassicurare se stessi e il prossimo di fronte alla nuova frontiera del panico: il disaster movie, che arriva immancabilmente a braccetto con motivazioni di plausibilità scientifica, flagellando la nostra coscienza ambientale e morale. Aspettando con ansia (in tutti i sensi) il nuovo film di Lars Von Trier, in cui un pianeta gigantesco si schianta contro la terra, Ca’ Foscari si prende la briga di invitare professori ordinari e straordinari a spiegare come sia assai poco probabile che il mondo subisca una seconda glaciazione, e ancora meno che Mel Gibson lo salvi. Tra i luminari presenti, il professor Carlo Barbante, esperto in ricostruzioni climatiche e ambientali, riassesterà gli scenari dipinti dal catastrofico The Day After Tomorrow; Simone Fratini, docente di cinema a Bologna, si concentrerà sulla mitologia di Star Trek e Star Wars, senza accanirsi sulle ingenuità, ma piuttosto elencando quali tra le tecnologie rappresentate sono scientificamente realizzabili; trekkies e apprendisti Jedi continuino pure a sognare. 
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Storie di Cinema a Venezia raccontate da una cinefila
di Gianantonio Purgato   
lunedì 30 gennaio 2012

irene-bignardi.jpgSarà presentato il 31 gennaio al Teatro La Fenice, il libro di Irene Bignardi, Storie di Cinema a Venezia edito da Consorzio Venezia Nuova, non è un testo di critica o storia del cinema, come la stessa autrice sottolinea, bensì una raccolta di racconti, aneddoti e curiosità sul rapporto del cinema con una delle sue attrici più sontuose, impegnative e a volte capricciose: Venezia.


Sono venti storie su altrettanti film ambientati nella città lagunare che, inevitabilmente, anche solo prestando per pochi istanti la sua meravigliosa scenografia, riveste in ogni pellicola un ruolo da coprotagonista. Queste venti storie sono narrate dalla Bignardi per il puro piacere di raccontare, divertire e appassionare il lettore. Sono dei piccoli frammenti che svelano particolari di storie avventurose e bizzarre, di complicate vicende più o meno famose che stanno dietro e dentro a film e personaggi che hanno fatto la storia del cinema, raccontati con un vivace piglio narrativo, con una scrittura snella che diverte e coinvolge. Un libro delizioso dettato dalla passione e dal profondo rispetto di una sincera e appassionata cinefila. Per tutto il mese di febbraio alcuni film citati nel libro saranno proiettati alla Casa del Cinema-Videoteca Pasinetti nel corso dell’omonima rassegna organizzata da Circuito Cinema.

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Lost and Found. I Dispersi a Venezia
di Riccardo Triolo   
venerdì 04 febbraio 2011

hunger.jpgIl visibile è l'orizzonte entro il quale l'uomo è in grado di porsi domande. Se vedo, mi incuriosisco e mi faccio domande; se non vedo, non mi pongo il problema. Il cinema ha sempre funzionato così. Il suo mandato è quello di dare a vedere, portare alla luce: mondi, storie, culture. Il potere invece da sempre nasconde. E si nasconde. Dalla Domus Aurea a Villa Certosa. Una volta il potere adoperava le forbici della censura. Oggi il mercato, ancora ancorato al dominio territoriale, si limita a celare, a togliere allo sguardo, alla curiosità e al dubbio i prodotti meno convenienti.

 

Confini, lingue, culture: questi i limiti che, nell'epoca liquida della globalizzazione, il mercato degli audiovisivi rimarca, salvo poi trovarsi a fronteggiarli. Peccato però che il web, oltre che dare la possibilità di superare questi limiti, abbia negli anni seminato una nuova cultura.

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Classico-teca mestrina. Villa Settembrini ospita la storia del cinema
di Elisabetta Abrami   
lunedì 06 aprile 2009
La rassegna proposta da Regione del Veneto e da Cinit-Cineforum Italiano è nata per ripercorrere alcune tappe classiche della storia della settima arte.
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The Terrence of Life. La sottile luce dorata di Malick
di Sara Sagrati   
mercoledì 02 novembre 2011
malick.jpgOrganizzare la retrospettiva su un regista è un lavoraccio; selezionarne le opere più rappresentative mette il curatore di fronte all’obbligo di pescare una manciata di titoli dal mare dei suoi film. Per rendersi le cose più facili, meglio avvicinare autori dalla carriera poco prolifica, stando però attenti alla scelta, perché realizzare una rotta tra i 5 film in 38 anni di Terrence Malick non è certo uno scherzo. La selezione è presto fatta - magari aggiungendo un documentario sul suo cinema -, l’ordine è ovviamente quello cronologico, ma poi bisogna fornire le corrette coordinate per non naufragare nei suoi seducenti percorsi cinematografici.
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Nuovi mondi. A Mestre oltre i confini del video
di Elisabetta Abrami   
lunedì 10 ottobre 2011
ifioridikirkur.jpgIl Mestre Film Fest, il concorso internazionale di cortometraggi, videoclip e video per ragazzi che da sempre volge un particolare sguardo alla produzione locale, festeggia il suo quattordicesimo anno di attività ospitando una giuria decisamente prestigiosa. Ad assegnare il premio Candiani Short Stories al miglior cortometraggio internazionale sarà infatti il regista curdo Fariborz Kamkari, autore di una pellicola coraggiosa e intensa, I fiori di Kirkuk, che vede come protagonista una donna forte e passionale, Najla, controparte attiva e combattiva in una storia d’amore sofferta quanto il tempo in cui viene vissuta, quello della strage dei curdi nell’Iraq di Saddam.
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Era una notte buia e tempestosa… una Venezia da brivido in sala Pasinetti
di Marisa Santin   
martedì 08 novembre 2011
veneziashocking.jpgStreghe, demoni, spiriti, fate e folletti irriverenti… Il Veneto non ha certo bisogno di Halloween per inventarsi un repertorio fantasy. Di antiche leggende e tradizioni intrise di atmosfere fosche e misteriose ce n’è infatti abbastanza, basta volerle riscoprire e divulgare.

Così la Regione da qualche anno propone, a partire dal finesettimana di Ognissanti, un percorso nei luoghi, reali o immaginari, delle leggende venete attraverso appuntamenti disseminati nel territorio. A Venezia la febbre da brivido si traduce, fra le altre iniziative, nella «Magical Mistery Venice», una rassegna cinematografica di film ambientati in una città lagunare cupa e limacciosa.
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Oasi Cityplex. Vacanze filmiche in pieno centro Mestre
di Redazione   
martedì 15 luglio 2008
Contro il caldo estivo del cemento mestrino ecco l’antidoto: le uscite cinematografiche  da ammirare al fresco delle sale dei cinema Cityplex.
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La straordinaria avventura dei Lumière
di Redazione   
martedì 07 febbraio 2012

L’invenzione dei Lumière segnò l’inizio di una straordinaria avventura: a loro si deve la prima proiezione pubblica nel 1895 e l'avvio del cinematografo. Ai due ingegneri francesi è dedicato il ciclo I fratelli Lumière e le origini del cinema, organizzato dall’Alliance Française de Venise in collaborazione con la Fondazione Querini Stampalia. Una serie di incontri tenuti da Carlo Montanari, storico e critico del cinema, nel corso dei quali verranno ripercorse le tappe della storia dei Lumière attraverso documentari e oggetti d'epoca. Per l'occasione, dal 9 al 16 febbraio verrà esposta la riproduzione da negativo originale di un antico e raro esemplare di Photorama-Lumière, appartenente all’Archivio Carlo Montanaro. Ispirandosi al tema del ciclo, il Querinicaffè proporrà per le cene del 9, 15 e 16 febbraio un piatto tipico francese.

photorama.jpg

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Un artigiano illuminato. Senza perdere la leggerezza: Luca Bigazzi e la poetica della lampadina
di Elisabetta Abrami   
martedì 11 gennaio 2011
Mentre assisto alla post-produzione de La Passione di Carlo Mazzacurati, il direttore della fotografia di film quali Lamerica, Pane e Tulipani,  Le conseguenze dell’amore, L’amico di famiglia e Il Divo, mi racconta i suoi esordi: squattrinati, appassionati, autoprodotti.
 
conseguenzedellamore.jpgNon ho frequentato una scuola di cinema, non ho fatto l’assistente operatore, non ho messo i fuochi, non ho fatto l’operatore di macchina, semplicemente sono andato compulsivamente e ossessivamente al cinema per tutta la mia giovinezza. Scattavo delle fotografie e me le stampavo in bianco e nero, ma non ho fatto niente per imparare tecnicamente questo lavoro. Durante l’università (volevo fare lo storico, non il cinema) collaboravo come aiuto-regista e come addetto alla segreteria di edizione di pubblicità a Milano. Non era certo il cinema che mi piaceva e che amavo, ma potevo osservare cosa succedeva sui set.
Poi capita che incontro Silvio Soldini, che era stato mio compagno di liceo. Lui voleva fare il regista e io sapevo maneggiare una macchina da presa, e allora ci siamo detti: facciamo! All’inizio era un gioco. Con Paesaggio con figure dell’82 il gioco è diventato più complesso e parzialmente più costoso; doveva essere un corto, è diventato lungo ed è arrivato fino a Locarno. Iniziavano a uscire proprio in quegli anni le prime pellicole sensibili e si assisteva a una rivoluzione anche nelle ottiche con gli Zeiss 1.3.
 
Insomma, si iniziava a immaginare di poter fare questo lavoro in una maniera più leggera, con meno luci, meno gente, meno costi. Ho sicuramente beneficiato di questa parziale ‘democratizzazione’ del mezzo cinematografico. Dal mondo del predominio della tecnica si cominciava a entrare nell’era del predominio della concezione fotografica di un film. Prevalevano quindi delle scelte che non erano estetizzanti, ma funzionali alla storia che si andava raccontando. Le mie scelte prediligono sempre la storia che si sta raccontando più che l’effetto puramente estetico. Cerco di lavorare in maniera sempre diversa, di ottenere immagini che abbiano una loro complessità e un loro interesse visivo, oscurità che suscitino interesse. Mi è difficile pensare a delle luci che non abbiano una giustificazione realistica, una loro plausibilità. Vorrei che si capisse perché un sole entra dalla finestra o non entra. E se entra, che l’ombra che produrrà questo sole è singola, non duplice. 
Con un regista come Silvio, attento al racconto e con il mio stesso tipo di gusto cinematografico, cresciuto con la passione per la Nouvelle Vague francese e per il cinema tedesco degli anni Settanta e Ottanta, ecco che improvvisamente tutto diventava possibile, anche con pochi mezzi. Avendo cominciato in una produzione così povera e auto-prodotta e potendo disporre solo di poche luci, ho trasformato il problema tecnico dell’illuminazione in un problema di senso artistico. Ancora oggi a volte uso solo lampadine, quando poi serve qualcosa di più potente, la introduco con maggiore consapevolezza, perché mi ci sono avvicinato gradualmente. Ma in fondo una lampadina è un piccolo proiettore. Una lampadina si può orientare, schermare, diffondere, ammorbidire.
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Ci vuole un fiore
di Riccardo Triolo   
domenica 01 febbraio 2009

 

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Non posso dirmi un autentico estimatore di Silvano Agosti. I suoi film non si vedono facilmente, la sua orgogliosa marginalità a volte mi lascia perplesso. Devo confessare però di esserne rimasto assolutamente incantato. Quando venne a Venezia nel 2000 per presentare il suo La seconda ombra, film disossato, intenso e basagliano, ho voluto intervistarlo per «Venezia News». All'epoca ero occasionalmente un proiezionista e un cassiere di cinema distratto, reduce da un'esperienza di un anno a contatto con - tremo a dirlo, conoscendo le posizioni di Agosti - i malati psichici. Timido e schivo come sempre, reporter perfettamente inetto, chiesi ad Agosti opinioni e pareri, sul cinema, sulla sua esperienza di vita, così radicale eppure così semplice. Radicale perché semplicemente e perfettamente coerente.

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Migrazioni cinematografiche. Yakuza-movies e contaminazioni transoceaniche al CZ95
di Giovanni Natoli   
martedì 06 marzo 2012

angeloazzurro.jpgCinema Vixen va incontro alla primavera con nuove e variegate proposte cinematografiche. Mentre è in cantiere il ciclo sul Sound Design in collaborazione con l'associazione Suonifreschi di Stefano Luca (previsto per aprile), il mese di marzo apre, martedì 6, con la consueta rassegna ad ‘interstizio’, quest'anno dedicata al genere poliziesco. In cartellone uno dei più destabilizzanti noir orientali, La farfalla sul mirino (1967) di Seijun Suzuki, regista giapponese antesignano di autori come Tarantino e Jarmush. Uno yakuza-movie sui generis dall'autore di Pistol Opera, fatto di derive surreali e oniriche che lascia sorpresi e spiazzati.

 

Ma è con «Vienna-Berlino-Hollywood», che si caratterizza in particolare la programmazione del mese. La rassegna, realizzata in collaborazione con Federico Gniech, propone la visione di Greed (1924, Erich von Stroheim) il 13 marzo; L’Angelo azzurro (1930, Josef von Sternberg) il 20 marzo; e Mancia competente (1932, Ernst Lubitsch) il 27 marzo. Cinema Vixen tenta così di fornire una panoramica di classici di grandi autori che hanno ‘traghettato’, anche emigrando, un'idea di cinema dalla Mitteleuropa verso gli Stati Uniti, passando per la Germania.


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Corti senza fine. Alla Videoteca Pasinetti per subire il fascino dei lavori di Ricky Pugliese
di Chiara Sciascia   
mercoledì 09 dicembre 2009
corti.jpgSe un film può essere paragonato a un libro, con un inizio e una fine nella maggior parte dei casi ben delineati, un cortometraggio potrebbe essere, invece, l’equivalente audiovisivo del racconto che lascia aperte infinite possibilità riguardo a ciò che poteva essere prima e quello che potrebbe essere dopo. Il corto possiede il fascino del mistero perché non risponde a tutte le domande, lascia sospesi, non è mai del tutto esplicito, raramente didascalico.
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Chi ha paura dell’assurdo? Metricubi e il cinema no reason
di Elena Furlanetto   
mercoledì 06 aprile 2011

harmonykorine.jpgTalvolta si ha l’impressione che dopo Lynch non ci si scomponga più, che una volta visto Inland Empire si sia visto tutto; ad aprile, il centro culturale Metricubi ci mostra quanto disastrosamente ci si sbagli, indicando che c’è vita oltre le frontiere dell’horror. Due perle di follia in anteprima, per cui la critica tradisce una strana delirante ammirazione: Rubber, del francese Quentin Dupieux, presentato a Cannes lo scorso anno, e lo pseudo-documentario Trash Humper, di Harmony Korine: uno dei registi più temerari e psicopatici della scena contemporanea. Nella profonda periferia americana un pneumatico abbandonato si risveglia e comincia a uccidere per diletto, Rubber ci delizia e lascia perplessi con la sua surreale violenza, ci istiga a trovare una briciola di ragionevolezza, ma invano.

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Who cares?
di Riccardo Triolo   
lunedì 10 novembre 2008

 

ImageTeste. Sotto quella coltre di capelli pulsano cervelli in pieno fermento. A volte lanciano sguardi, osano parole. Altre, troppe, svicolano, sfuggono, si abbassano, scompaiono. Resta l'aula vuota, silenziosa, le sedie inerti. La loro vita è già altrove, ma la tua resta. Chiusa tra le mura di una classe, in attesa di essere riempita di nuove teste.

 

La classe, ultima fatica di Laurent Cantet e Palma d'Oro allo scorso Festival di Cannes, racconta il rapporto teso e necessario tra un'insegnante di lettere e la sua classe e con esso la differenza tra educazione e istruzione, tra semplice trasferimento di contenuti e istanza formativa. >>>

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Le corna dell'Est
di Riccardo Triolo   
venerdì 22 aprile 2011
feff1.jpgBeffarde quelle corna scaramantiche esibite nella locandina del tredicesimo Udine Far East Film Festival. Un gesto portafortuna che oggi pare più che mai opportuno, rivolto al Giappone dello tsunami e delle centrali esplose - sì, esplose! -, rivolto pure all'Italia ciarliera e disonesta di chi quelle centrali le vorrebbe anche qui da noi, magari in quel di Chioggia, però sicure, più di quelle giapponesi, ché qui da noi un terremoto così non potrà mai esserci. Ah, meno male. Facciamo le corna, allora. Ma fatte bene. «Do it right», chiosa il finale del trailer portafortuna di questo FEFF 2011, girato dall'hongkonghese Clement Cheng (potete vederlo su mymovies.it), regista prodigio del cinema dell'ex colonia britannica, rivelazione dello scorso anno: una quarantina di secondi in cui si consuma, rapido e scuro, un combattimento-esorcismo tra preti taoisti e zombie volanti sui grattacieli di Hong Kong, concluso in forza del gesto propiziatorio ‘ben fatto’, vale a dire con mignolo e indice rivolti all'ingiù. E così, con uno sberleffo alla tradizione popolare del cinema asiatico si aprirà il 29 aprile anche questa edizione del festival di cinema popolare estremorientale più importante dell'Occidente.
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Irriducibile Wajda! Riflettori puntati sul cinema polacco
di Riccardo Triolo   
martedì 08 novembre 2011
wajda.jpgPolanski, Kieslowski, Skolomowski, Sthur. E ancora, in rigoroso ordine sparso, Munk, Zanussi, Wajda. Il cinema polacco ci ha regalato autori tra i più significativi della storia del cinema europeo. Conclusasi da poco la bella personale dedicata a Krzystof Kieslowski, Circuito Cinema, in un'ideale quanto fortuita linea di continuità che pare omaggiare la produzione cinematografica della Polonia, propone a novembre un’interessante retrospettiva dedicata a uno dei maggiori registi polacchi viventi: Andrzej Wajda.

Allestita con grande successo qualche mese fa a Genova, in occasione di un articolato omaggio al regista polacco e alla cultura ebraica in Polonia, la rassegna «“Ho sentito la voce del dottor Korczak”. Andrzej Wajda e le radici ebraiche del cinema polacco» propone alla Casa del Cinema sei titoli distribuiti in tre giorni di proiezioni, dal 22 al 29. Regista cinematografico e teatrale, oggi più che ottantenne, Wajda è una delle figure chiave della cultura europea del dopoguerra. Quattro tra i suoi film sono stati nominati dall'Academy come miglior film straniero. Tra questi, L'uomo di ferro ha vinto la Palma d'Oro a Cannes nel 1981.
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Film del mese - marzo 2012
di Marisa Santin   
martedì 06 marzo 2012

cesaredevemorire.jpgUna selezione di film in uscita nelle sale in marzo: Cesare deve morire (Taviani), Gli sfiorati (Matteo Rovere), A Simple Life (Ann Hui), Là-bas (Guido Lombardi) , L'arrivo di Wang (Manetti bros.), Magnifica Presenza (Ferzan Ozpeteck), Romanzo di una strage (Marco Tullio Giordana)

 

CESARE DEVE MORIRE
Regia Paolo e Vittorio Taviani
Docu-fiction (ITA)

Nel carcere romano di Rebibbia va in scena il Giulio Cesare di Shakespeare e a dare vita alla rappresentazione sono gli stessi detenuti. Il film dei fratelli Taviani, a metà tra fiction e documentario, parte da qui per raccontare, con un salto temporale a ritroso, il momento in cui il progetto ha preso vita. Culmine della tragedia è l’assassinio di Cesare per volere e per mano di un gruppo di senatori capeggiati da Bruto; un atto cruento ritenuto necessario dagli esecutori, per il quale è però impossibile non aspettarsi una punizione. Se a interpretare i personaggi sono dei carcerati, realtà e rappresentazione finiscono per intrecciarsi e fondersi in modo drammatico e paradossale. Orso d’oro al festival di Berlino 2012. M.S.
Dal 2 marzo

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Habemus Papam… probabilmente
di Riccardo Triolo   
lunedì 02 maggio 2011
habemuspapam.jpgSiamo ancora così, riconsegnati a noi stessi, riflessi nell'ultima folgorante inquadratura di Habemus Papam. Tra uno iato (la finestra lasciata vuota) e una rima (fedeli e spettatori): sospesi. Quest'ultimo Moretti, tutto costruito per negazione - negazione del titolo, dei ruoli, delle aspettative - non convince del tutto, e forse non vuole farlo, considerando la proverbiale sprezzatura dell'ineffabile Nanni, ma lascia il segno. Indeciso, irrisolto nel suo prudente oscillare dalle scene di massa dell'apertura alle più intime pieghe della psiche, dai toni sottilmente beffardi tardobunueliani e parabellocchiani a quelli affettuosi ed elegantemente distaccati, quando non bonari, che non concedono, in prima battuta, nulla alla ferocia del Moretti di Sogni d'oro o Il caimano, Habemus Papam è un film che delude lo sguardo, ma finisce con l'accarezzare il pensiero.

E infine arriva. Arriva come presa d'atto di una crisi della forma di proporzioni oltreumane. Crisi della Chiesa come rappresentazione testimoniale organizzata e ritualizzata del divino. Crisi del potere come rappresentazione delle istanze umane. Crisi del cinema come forma di rappresentazione il cui mandato forzosamente enunciativo conduce al confronto con l'irrappresentabile, l'inenarrabile, l'inenunciabile. Crisi dell'orizzonte politico, a fronte di un ritorno alle questioni umane e private, specchio di eventi più grandi ed ineffabili e di forze incontrollabili. Di qui l'ironia morettiana, euforica, ossessiva, ritmica, dissociata. Di qui lo strenuo tentativo di riabilitare la psicanalisi, che sempre in Moretti appare depotenziata e inoffensiva.
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Letteratura in traduzione. Il cinema perduto di Straub e Huillet
di Elena Furlanetto   
lunedì 10 ottobre 2011
straubhuillet.jpgJean-Marie Straub e Danièle Huillet si incontrano a Parigi nel 1954. Lei è una studentessa, lui frequenta con successo la comunità cinefila parigina, insieme a François Truffaut. Si sposano nel 1959 e nel 1963 arriva Machorka-Muff, la loro opera prima di coppia, basata su un racconto di Heinrich Böll. Nel 1967 segue Cronaca di Anna Magdalena Bach, il loro primo successo di critica. Non ebbero bambini, ma in compenso fecero dozzine di film immensi, filosofici, tanto indipendenti quanto emarginati dall’industria cinematografica. Ma il cinema di Straub e Huillet, come la letteratura, non è mai stato per tutti; lo testimonia la loro devozione per il testo letterario. Sfidano gli equilibri politici e sociali con Kafka (Rapporti di Classe) e Mallarmé (Toute révolution est un coup de dés), adottano le profondità di Hölderlin e Brecht, traducono l’Italia di Vittorini (Sicilia!), Pavese e Fortini (Fortini/Cani) in pellicola. Perché il cinema di Straub e Huillet, in fondo, è una forma di traduzione da un linguaggio all’altro; le loro opere, semplici, afasiche, provengono da un pianeta-cinema fatto di mezzi ridotti e fame di rivoluzione, in cui la pellicola - perché no? - non è che un luogo su cui stampare parole.
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Le molte “anime” del cinema. Arriva la 3° edizione del Comics Film Festival di Mestre
di Elena Furlanetto   
mercoledì 30 novembre 2011
filmyattaman.jpgUn genere appollaiato sull’incerta frontiera tra Oriente e Occidente, ibrido di fantascienza e misticismo, proibito da genitori solerti per i contenuti violenti e sexy, ma osannato per la sua raffinatezza nel rappresentare l’universo infantile.

In una parola, anime: termine misterioso che sembra incarnare la religiosità con cui gli appassionati del genere seguono, stagione dopo stagione, il lavoro dei loro maestri orientali. E che sembra racchiudere etimologia, luci e ombre del cinema di animazione contemporaneo.
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Maschere di cinema
di Riccardo Triolo   
lunedì 13 febbraio 2012

i_clowns_fellini.jpg«Tutto ciò che è profondo ama la maschera», diceva Nietzsche, prendendo atto della necessità della verità di ‘nascondersi’, di assumere un sembiante accettabile. E dietro la maschera? La misteriosa e imprendibile tragedia della vita. Per questo, forse, la maschera ride, soprattutto a Carnevale. Come uno schermo, la maschera copre e rivela il caos che alberga in ognuno di noi e che, semel in anno, è lecito lasciar tracimare dai fori oculari che ogni maschera ha, non potendo prescindere comunque dal sembiante umano. Altra maschera.

 

Nella maschera. E il cinema? Ci complica le cose. E la vita, perché della maschera il cinema è forse la più estrema delle forme. Talmente rarefatta da aderire perfettamente alla superficie delle cose, come una sindone (à la Bazin), insieme maschera del corpo e immagine del sacro, la settima arte ha rovesciato sul mondo un Carnevale continuo (à la Bachtin), una danza del sembiante che ride e si fa beffa di ogni profondità, agitando la superficie. Maschere. Nient'altro che maschere (à la Kubrick) si susseguono senza tempo né spazio nella città più strutturata e mascherata del mondo.

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Bonjour, M. Szeemann! L’omaggio (video) di ISR al grande curatore e critico svizzero
di Elena Furlanetto   
lunedì 07 novembre 2011

szeemann.jpgL’Istituto Svizzero di Venezia celebra Harald Szeemann, grande artista e curatore nato a Berna e approdato alla Biennale di Venezia per due volte (onore riservato a pochi) come curatore. Un personaggio poliedrico e sfuggente, che inventa il ruolo del ‘curatore indipendente’ e tuttavia lavora per grandi organizzazioni come la Kunsthalle di Zurigo e la Biennale di Venezia; un pioniere, un eroe, un inventore e un eterno anarchico del mestiere. A dieci anni dalla sua ultima Biennale, un articolato convegno lo osserva da diverse angolazioni, tra cui quella cinematografica.

 

«Harald Szeemann in Context_Screenings» è una rassegna di documentari che raccontano l’artista e il suo lavoro. Oltre la volontà comune di ricostruire la personalità e i lavori di Szeemann, i documentari differiscono per impostazione e intenti.

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Frame by frame. Un viaggio per immagini nella Venezia cinematografica
di Beato Argento   
lunedì 04 gennaio 2010
tuttidiconoiloveu.jpg«Andémo, andémo alle vedute vive!». è il 22 agosto del 1896 e a Venezia una vera e propria folla si muove alla volta del teatro Minerva in Calle XXII Marzo, dove si proietta uno spettacolo dei fratelli Lumière. Il programma prevede alcune vedute veneziane riprese dal vaporetto dall’operatore Promo (che rivendicherà di aver inventato proprio a Venezia la carrellata). È l’inizio di una storia d’amore tra Venezia e il cinema che non è mai più terminata. Venezia nell’immaginario di molte persone è la città che meglio si abbina alla settima arte: è la città della Mostra d’Arte Cinematografica, è ambientazione ideale per film d’amore, drammi, commedie romantiche, ma anche film noir, d’azione e suspence. Set in Venice, edito da Electa con un’introduzione di Paolo Mereghetti, è una ricca galleria fotografica dei film più significativi girati e ambientati nella città. Partendo dai Lumière si giunge fino a Steven Spielberg di Indiana Jones e l’ultima crociata a Woody Allen di Tutti dicono I Love You o a Pane e Tulipani di Silvio Soldini.
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Avanti veloce. Alla Querini Stampalia il cinema si fa dibattito
di Davide Carbone   
lunedì 17 ottobre 2011
globalwarming.jpgLa Onlus di Campo Santa Maria Formosa, tra i tanti meriti, ne ha di sicuro uno: ricordarci come il cinema non sia solo red carpet, parties luccicanti, smoking e photocalls, ma anche spunto e spazio di riflessione seria e autentica su tutto ciò che è quotidiano ed universale.

Il Think Forward Film Festival, ospitato dalla Fondazione il 20 e 21 ottobre, è una rassegna cinematografica dedicata ai cambiamenti climatici e al ruolo delle energie rinnovabili che fa tornare alla mente il successo straordinario riscosso nel 2007 dal film Una scomoda verità di Davis Guggenheim con l’ex candidato alla Presidenza degli Stati Uniti Al Gore come protagonista, culminato nella conquista dell’Oscar per il miglior documentario.
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