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Ecco le entrate archiviate per 0 0


Campo Lumiére. Il cinema all’aperto di Campo S. Polo
di Fabio Marzari   
mercoledì 13 luglio 2011

malick.jpgL’estate un tempo era la stagione delle città deserte, dei silenzi serali interrotti solo dai suoni delle rare televisioni accese ad alto volume, complice il vuoto intorno e le finestre aperte per far entrare un po’ d’aria; beh, manca solo nel quadretto una Marisa Allasio con la sua giovane bellezza prorompente e Renato Salvatori con la canottiera bianca… Forse sono andato troppo indietro nel tempo; venendo a epoche più prossime va detto che l’estate è tempo di infinite repliche televisive, di improbabili premi di ogni genere trasmessi “dalla splendida cornice di”, ecc. ecc. L’aria in molte case ora è finto-norvegese, prodotta da apparecchi che gelano anche il desiderio di uscire all’afa e all’umidità tipica di queste latitudini.

 

Ma, almeno a Venezia, città sprovvista di cinematografi con 15 sale al retrogusto perenne da popcorn, estate vuol dire Arena di San Polo, ovvero un cinema all’aperto, un po’ d’antan, ma con una programmazione che agli ‘svisti’ della passata stagione unisce anteprime e film in lingua originale, sottotitolati.

 

Colin Firth, Johnny Depp, Angelina Jolie, Brad Pitt, Sean Penn con le loro voci per meglio caratterizzare le loro interpretazioni e per offrire, anche a un pubblico di turisti e di cinefili, la possibilità di gustare al meglio le pellicole.

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Cronache dal set. Storie e aneddoti di una Venezia al cinema
di Redazione   
martedì 31 gennaio 2012

cappellocilindro.jpgNel mese di febbraio alcuni film citati nel libro Storie di Cinema a Venezia di Irene Bignardi (presentato al Teatro La Fenice il 31 gennaio alla presenza dell'autrice) saranno proiettati alla Casa del Cinema-Videoteca Pasinetti nel corso dell'omonima rassegna organizzata da Circuito Cinema Venezia.

Abbiamo selezionato dei passaggi tratti dal libro: un invito alla lettura e alla visione... 

 

CAPPELLO A CILINDRO (1935) di Mark Sandrich

gio 2 febbraio h. 17.30
I’m in Heaven «E da qui una catena di equivoci che dovrebbero separarli (Ginger e Fred, n.d.r.) e che li portano in giro per un’Europa di fantasia, fino a Venezia, dove ballano insieme la meravigliosa Cheek to Cheek, lui sospirando, sullo sfondo di finte cupole e trifore veneziane, l’immortale melodia di «Heaven, I’m in Heaven / and my heart beats so that I can hardly speak / And I seem to find the happiness I seek, / when we’re out together dancing cheek to cheek».
Sì, da quel 1935 e da Cappello a cilindro, da quella perfezione di leggerezza, di virtuosismo, di grazia e di stupidità, non si può dire più ‘guancia a guancia’. Balleremo, per sempre, a Venezia e altrove ‘cheek to cheek’, secondo le istruzioni di Ginger e Fred.» (pp.17-18)

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Immagini alla terza. La nuova rassegna cinematografica di Metricubi
di Marisa Santin   
mercoledì 02 febbraio 2011

kino3.jpgSi chiama «Kino³» il programma cinematografico che Metricubi ha attivato da appena qualche mese e che propone film diversi, inclassificabili per stile, soggetto o durata e per questo difficili da trovare nelle sale tradizionali.

 

Film che, ignorati dai normali circuiti di distribuzione, trovano spazio in uno ‘spazio libero, un posto da inventare’, quale è il piccolo e attivissimo club di Campiello delle Erbe. Della programmazione musicale e teatrale di Metricubi parliamo altrove in questo numero (in Around Town, nella rubrica di Nightlife).

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Maratona Anime
di Elena Furlanetto   
martedì 01 aprile 2008

 

ImageSi rinnovano per il mese di aprile le proposte del Cineforum Cinit Frari, nel pieno della sua quinta stagione.

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Corti & corti. A Villa Groggia la premiazione del concorso
di C.S.   
venerdì 14 ottobre 2011

corte.jpgMantenere vivo e attivo il tessuto sociale attraverso la conoscenza del territorio accostandosi alla memoria della città in modo innovativo, utilizzando i canali di comunicazione più attuali. Nasce con questo obiettivo il progetto «Corti in corto e in racconto» promosso dalle Biblioteche di Venezia, Murano e Burano in collaborazione con il Videoconcorso Francesco Pasinetti. Ci sono luoghi della città spesso dimenticati, nascosti all’ombra degli itinerari turistici “mordi e fuggi”, come le corti che, oltre ad essere un elemento tipico dell’urbanistica veneziana, fino a qualche tempo fa erano il cuore pulsante della vita quotidiana, veri e propri microcosmi in cui esistevano particolari meccanismi di convivenza e sistemi di aggregazione unici.

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Chi ha paura dell’assurdo? Metricubi e il cinema no reason
di Elena Furlanetto   
mercoledì 06 aprile 2011

harmonykorine.jpgTalvolta si ha l’impressione che dopo Lynch non ci si scomponga più, che una volta visto Inland Empire si sia visto tutto; ad aprile, il centro culturale Metricubi ci mostra quanto disastrosamente ci si sbagli, indicando che c’è vita oltre le frontiere dell’horror. Due perle di follia in anteprima, per cui la critica tradisce una strana delirante ammirazione: Rubber, del francese Quentin Dupieux, presentato a Cannes lo scorso anno, e lo pseudo-documentario Trash Humper, di Harmony Korine: uno dei registi più temerari e psicopatici della scena contemporanea. Nella profonda periferia americana un pneumatico abbandonato si risveglia e comincia a uccidere per diletto, Rubber ci delizia e lascia perplessi con la sua surreale violenza, ci istiga a trovare una briciola di ragionevolezza, ma invano.

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Essere e tempo. La poesia etica di Andrej Tarkovskij
di Riccardo Triolo   
lunedì 07 maggio 2012

tarkovsky.jpgVenezia e Andrej Tarkovskij: un nesso c’è. Dal 1962, anno in cui l’argenteo, doloroso L’infanzia di Ivan vinse il Leone d’Oro (ex aequo con Cronaca familiare di Zurlini) alla Mostra democristiana di Domenico Meccoli, la linfa poetica tarkovskiana dev’essersi fatta strada nel tessuto connettivo degli intellettuali veneziani, se già nel 1987 Fabrizio Borin, oggi docente di storia del cinema a Ca’ Foscari, pubblicava, nella gloriosa collana dei «Quaderni » del Circuito Cinema, il volumetto dedicato al regista russo che quest’anno avrebbe compiuto ottant’anni. E poi saggi, corsi, tesi universitarie, proiezioni: la città lagunare non ha smesso di rendere omaggio ad Andrej Tarkovskij, poeta, scultore del tempo, regista di rara felicità espressiva.

Nel 2002, un convegno internazionale alla Fondazione Cini, una rassegna alla Videoteca Pasinetti e un concerto avevano fatto il punto sul lascito cinematografico dell’autore russo più significativo dopo Ejzenštejn, rivelando l’attualità della sua lezione.

 

Poi ancora una retrospettiva nel 2010 alla Pasinetti (Un poeta del cinema: Andrej Tarkovskij), in occasione della presentazione della monografia di Borin dedicata all’enigmatico Solaris (L’Epos) e, l’anno dopo, la proiezione di Nostalghia al Candiani, proprio mentre Milano proponeva, accanto alla personale delle sue opere, un’ampia mostra fotografica allo Spazio Oberdan, dal suggestivo titolo Andrej Tarkovskij. L’immagine dell’assoluto.

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Classico-teca mestrina. Villa Settembrini ospita la storia del cinema
di Elisabetta Abrami   
lunedì 06 aprile 2009
La rassegna proposta da Regione del Veneto e da Cinit-Cineforum Italiano è nata per ripercorrere alcune tappe classiche della storia della settima arte.
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Un artigiano illuminato. Senza perdere la leggerezza: Luca Bigazzi e la poetica della lampadina
di Elisabetta Abrami   
martedì 11 gennaio 2011
Mentre assisto alla post-produzione de La Passione di Carlo Mazzacurati, il direttore della fotografia di film quali Lamerica, Pane e Tulipani,  Le conseguenze dell’amore, L’amico di famiglia e Il Divo, mi racconta i suoi esordi: squattrinati, appassionati, autoprodotti.
 
conseguenzedellamore.jpgNon ho frequentato una scuola di cinema, non ho fatto l’assistente operatore, non ho messo i fuochi, non ho fatto l’operatore di macchina, semplicemente sono andato compulsivamente e ossessivamente al cinema per tutta la mia giovinezza. Scattavo delle fotografie e me le stampavo in bianco e nero, ma non ho fatto niente per imparare tecnicamente questo lavoro. Durante l’università (volevo fare lo storico, non il cinema) collaboravo come aiuto-regista e come addetto alla segreteria di edizione di pubblicità a Milano. Non era certo il cinema che mi piaceva e che amavo, ma potevo osservare cosa succedeva sui set.
Poi capita che incontro Silvio Soldini, che era stato mio compagno di liceo. Lui voleva fare il regista e io sapevo maneggiare una macchina da presa, e allora ci siamo detti: facciamo! All’inizio era un gioco. Con Paesaggio con figure dell’82 il gioco è diventato più complesso e parzialmente più costoso; doveva essere un corto, è diventato lungo ed è arrivato fino a Locarno. Iniziavano a uscire proprio in quegli anni le prime pellicole sensibili e si assisteva a una rivoluzione anche nelle ottiche con gli Zeiss 1.3.
 
Insomma, si iniziava a immaginare di poter fare questo lavoro in una maniera più leggera, con meno luci, meno gente, meno costi. Ho sicuramente beneficiato di questa parziale ‘democratizzazione’ del mezzo cinematografico. Dal mondo del predominio della tecnica si cominciava a entrare nell’era del predominio della concezione fotografica di un film. Prevalevano quindi delle scelte che non erano estetizzanti, ma funzionali alla storia che si andava raccontando. Le mie scelte prediligono sempre la storia che si sta raccontando più che l’effetto puramente estetico. Cerco di lavorare in maniera sempre diversa, di ottenere immagini che abbiano una loro complessità e un loro interesse visivo, oscurità che suscitino interesse. Mi è difficile pensare a delle luci che non abbiano una giustificazione realistica, una loro plausibilità. Vorrei che si capisse perché un sole entra dalla finestra o non entra. E se entra, che l’ombra che produrrà questo sole è singola, non duplice. 
Con un regista come Silvio, attento al racconto e con il mio stesso tipo di gusto cinematografico, cresciuto con la passione per la Nouvelle Vague francese e per il cinema tedesco degli anni Settanta e Ottanta, ecco che improvvisamente tutto diventava possibile, anche con pochi mezzi. Avendo cominciato in una produzione così povera e auto-prodotta e potendo disporre solo di poche luci, ho trasformato il problema tecnico dell’illuminazione in un problema di senso artistico. Ancora oggi a volte uso solo lampadine, quando poi serve qualcosa di più potente, la introduco con maggiore consapevolezza, perché mi ci sono avvicinato gradualmente. Ma in fondo una lampadina è un piccolo proiettore. Una lampadina si può orientare, schermare, diffondere, ammorbidire.
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Storie di Cinema a Venezia raccontate da una cinefila
di Gianantonio Purgato   
lunedì 30 gennaio 2012

irene-bignardi.jpgSarà presentato il 31 gennaio al Teatro La Fenice, il libro di Irene Bignardi, Storie di Cinema a Venezia edito da Consorzio Venezia Nuova, non è un testo di critica o storia del cinema, come la stessa autrice sottolinea, bensì una raccolta di racconti, aneddoti e curiosità sul rapporto del cinema con una delle sue attrici più sontuose, impegnative e a volte capricciose: Venezia.


Sono venti storie su altrettanti film ambientati nella città lagunare che, inevitabilmente, anche solo prestando per pochi istanti la sua meravigliosa scenografia, riveste in ogni pellicola un ruolo da coprotagonista. Queste venti storie sono narrate dalla Bignardi per il puro piacere di raccontare, divertire e appassionare il lettore. Sono dei piccoli frammenti che svelano particolari di storie avventurose e bizzarre, di complicate vicende più o meno famose che stanno dietro e dentro a film e personaggi che hanno fatto la storia del cinema, raccontati con un vivace piglio narrativo, con una scrittura snella che diverte e coinvolge. Un libro delizioso dettato dalla passione e dal profondo rispetto di una sincera e appassionata cinefila. Per tutto il mese di febbraio alcuni film citati nel libro saranno proiettati alla Casa del Cinema-Videoteca Pasinetti nel corso dell’omonima rassegna organizzata da Circuito Cinema.

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Ritratti su celluloide. Storia, coscienza e società civile occupano il grande schermo
di Davide Carbone   
lunedì 04 aprile 2011

ilpsasosospesocicogna.jpgUn gioco di scatole cinesi, un susseguirsi di contenitori e contenuti di diversa grandezza ma di uguale forma. Questo e tanto altro ancora può essere il cinema. Le immagini utilizzate per descrivere la settima arte sono molte e, senza pretendere di allungarne la lista, è sufficiente evidenziarne il tratto comune, la volontà cioè di sottolineare come il cinema sia un mezzo stilistico risultato di intersezioni tra più elementi. Un gioco facilmente rilevabile analizzando ogni isola dell’arcipelago cinematografico: l’intreccio è alla base dello sviluppo di ogni vicenda trattata, l’alternanza di punti di vista in grado di coinvolgere lo spettatore sta all’origine del successo di ogni pellicola che voglia emozionare il pubblico e suscitarne la ‘sofferenza’, il suo pathos così come il pensiero aristotelico lo intende riferendosi alla retorica. «Circuito Cinema» affronta questa e altre tematiche adottando punti di vista differenti, quasi partendo da una panoramica per poi usare lo zoom e concentrarsi su una personalità che sembra aver fatto dell’aderenza alla realtà il suo credo personale. 

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La rivincita del corto. Il 2° Ca’ Foscari Film Festival è tutto un programma
di Marisa Santin   
martedì 27 marzo 2012

locandina_festival.jpgAl via mercoledì 28 marzo la seconda edizione del Ca’ Foscari Short Film Festival, la rassegna veneziana che raccoglie e seleziona cortometraggi provenienti da tutto il mondo e realizzati da scuole di cinema. Ciò che la rende unica fra le kermesse cinematografiche è che per la prima volta l’evento nella sua totalità è gestito da un’università. Coadiuvati da Maria Roberta Novelli, delegata del Rettore alle attività cinematografiche, e guidati dal critico Roberto Silvestri sono dunque gli studenti ad occuparsi delle varie fasi del festival, dal coinvolgimento nell’ideazione alla preselezione dei video, dalla produzione dei sottotitoli alla realizzazione della sigla, fino all’organizzazione delle giornate di festival. Dopo una sola edizione, il Ca’ Foscari Short sembra proprio aver preso il volo: tanti i film arrivati, tante le conferme e le novità, le attività multidisciplinari che si intrecciano nel programma, le presenze d’eccellenza, le collaborazioni con realtà non solo veneziane.


I 30 titoli selezionati per il concorso internazionale rappresentano gli ultimi lavori e i saggi di diploma della generazione di cineasti che si sta affacciando proprio in questi anni alla produzione e al mondo del cinema. La provenienza è tale da offrire una buona panoramica, soprattutto europea: Francia, Germania, Russia, Argentina, Singapore, India, Italia, Estonia, Palestina/Israele, Australia, Romania… In giuria, il regista napoletano Pappi Corsicato insieme a Irene Bignardi e al cineasta e pittore Rachid Mohamed Benhadj. 

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Cinema nelle corti Micrometraggi e videoarte al 6° Videoconcorso Pasinetti
mercoledì 13 maggio 2009
Per la sua sesta edizione il Festival Videoconcorso “Francesco Pasinetti” si declina in quattro giornate alla fine di maggio: da martedì 26 a venerdì 29. Il concorso offre diversi temi: I giovani raccontano gli anziani, Intervista d’autore, Il lavoro: ieri e oggi, Adolescenza: come sopravvivere? o un tema libero. Quest’ultimo aperto a tutti, gli altri solo a studenti di Superiori, Accademie e Università.
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Corti senza fine. Alla Videoteca Pasinetti per subire il fascino dei lavori di Ricky Pugliese
di Chiara Sciascia   
mercoledì 09 dicembre 2009
corti.jpgSe un film può essere paragonato a un libro, con un inizio e una fine nella maggior parte dei casi ben delineati, un cortometraggio potrebbe essere, invece, l’equivalente audiovisivo del racconto che lascia aperte infinite possibilità riguardo a ciò che poteva essere prima e quello che potrebbe essere dopo. Il corto possiede il fascino del mistero perché non risponde a tutte le domande, lascia sospesi, non è mai del tutto esplicito, raramente didascalico.
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Ci vuole un fiore
di Riccardo Triolo   
domenica 01 febbraio 2009

 

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Non posso dirmi un autentico estimatore di Silvano Agosti. I suoi film non si vedono facilmente, la sua orgogliosa marginalità a volte mi lascia perplesso. Devo confessare però di esserne rimasto assolutamente incantato. Quando venne a Venezia nel 2000 per presentare il suo La seconda ombra, film disossato, intenso e basagliano, ho voluto intervistarlo per «Venezia News». All'epoca ero occasionalmente un proiezionista e un cassiere di cinema distratto, reduce da un'esperienza di un anno a contatto con - tremo a dirlo, conoscendo le posizioni di Agosti - i malati psichici. Timido e schivo come sempre, reporter perfettamente inetto, chiesi ad Agosti opinioni e pareri, sul cinema, sulla sua esperienza di vita, così radicale eppure così semplice. Radicale perché semplicemente e perfettamente coerente.

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Proiezioni in viva voce. La Videoteca Pasinetti si fa Babele cinematografica
di Davide Carbone   
giovedì 28 aprile 2011
cabaret.jpgForse non tutti sanno che in moltissimi paesi europei film e telefilm vengono proposti al pubblico nella lingua originale di realizzazione. In altri, invece, il sonoro originale è appena udibile in sottofondo, mentre una o più voci fuoricampo commentano ciò che il video mostra. Quello che in Italia si trasforma molto spesso in un giochino fatto a tempo perso spulciando le sezioni di ‘contenuti speciali’ di DVD è cifra tematica della rassegna «Original Sound - Classic» proposta ogni mese dalla Casa del Cinema.
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Irriducibile Wajda! Riflettori puntati sul cinema polacco
di Riccardo Triolo   
martedì 08 novembre 2011
wajda.jpgPolanski, Kieslowski, Skolomowski, Sthur. E ancora, in rigoroso ordine sparso, Munk, Zanussi, Wajda. Il cinema polacco ci ha regalato autori tra i più significativi della storia del cinema europeo. Conclusasi da poco la bella personale dedicata a Krzystof Kieslowski, Circuito Cinema, in un'ideale quanto fortuita linea di continuità che pare omaggiare la produzione cinematografica della Polonia, propone a novembre un’interessante retrospettiva dedicata a uno dei maggiori registi polacchi viventi: Andrzej Wajda.

Allestita con grande successo qualche mese fa a Genova, in occasione di un articolato omaggio al regista polacco e alla cultura ebraica in Polonia, la rassegna «“Ho sentito la voce del dottor Korczak”. Andrzej Wajda e le radici ebraiche del cinema polacco» propone alla Casa del Cinema sei titoli distribuiti in tre giorni di proiezioni, dal 22 al 29. Regista cinematografico e teatrale, oggi più che ottantenne, Wajda è una delle figure chiave della cultura europea del dopoguerra. Quattro tra i suoi film sono stati nominati dall'Academy come miglior film straniero. Tra questi, L'uomo di ferro ha vinto la Palma d'Oro a Cannes nel 1981.
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Corti in circuito. Settimana di cinema a Palestrina, tra idee e talenti
di Redazioneweb2   
venerdì 14 ottobre 2011

movieclubfestival.jpgAlla presenza del Presidente di Giuria Ettore Scola e con una straordinaria affluenza di pubblico, si è conclusa domenica 2 ottobre, a Palestrina, al Teatro Principe, la terza edizione del Movieclub Film Festival, il concorso per cortometraggi organizzato dal collaudato staff dell'Associazione culturale Movieclub presieduta da David Cardarelli, sotto la direzione artistica di Emanuele Venditti ed Alessandra Battaglia, confermandosi il più qualificato evento dedicato al cinema nella provincia di Roma. Su oltre 300 opere iscritte al concorso, il miglior cortometraggio è risultato essere Deu ci sia, di Gianluigi Tarditi.

La migliore sceneggiatura è andata a Pietro Albino di Pasquale per Papà!, mentre l’attore Luigi Credendino è stato premiato come migliore protagonista per il film Bando di concorso.

 

Altri premi per Milonga di Marco Calvise (miglior regia), Limbo di Davide Pellegrino (migliore colonna sonora originale), Prima della pioggia di Nicola Sorcinelli (migliore fotografia) e Pizzangrillo di Marco Gianfreda (premio del pubblico). 1300 alunni delle scuole del territorio hanno invece scelto I lamenti del convento di Davide Vigore quale miglior corto per la sezione ragazzi.

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Film del mese - marzo 2012
di Marisa Santin   
martedì 06 marzo 2012

cesaredevemorire.jpgUna selezione di film in uscita nelle sale in marzo: Cesare deve morire (Taviani), Gli sfiorati (Matteo Rovere), A Simple Life (Ann Hui), Là-bas (Guido Lombardi) , L'arrivo di Wang (Manetti bros.), Magnifica Presenza (Ferzan Ozpeteck), Romanzo di una strage (Marco Tullio Giordana)

 

CESARE DEVE MORIRE
Regia Paolo e Vittorio Taviani
Docu-fiction (ITA)

Nel carcere romano di Rebibbia va in scena il Giulio Cesare di Shakespeare e a dare vita alla rappresentazione sono gli stessi detenuti. Il film dei fratelli Taviani, a metà tra fiction e documentario, parte da qui per raccontare, con un salto temporale a ritroso, il momento in cui il progetto ha preso vita. Culmine della tragedia è l’assassinio di Cesare per volere e per mano di un gruppo di senatori capeggiati da Bruto; un atto cruento ritenuto necessario dagli esecutori, per il quale è però impossibile non aspettarsi una punizione. Se a interpretare i personaggi sono dei carcerati, realtà e rappresentazione finiscono per intrecciarsi e fondersi in modo drammatico e paradossale. Orso d’oro al festival di Berlino 2012. M.S.
Dal 2 marzo

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Lost and Found. I Dispersi a Venezia
di Riccardo Triolo   
venerdì 04 febbraio 2011

hunger.jpgIl visibile è l'orizzonte entro il quale l'uomo è in grado di porsi domande. Se vedo, mi incuriosisco e mi faccio domande; se non vedo, non mi pongo il problema. Il cinema ha sempre funzionato così. Il suo mandato è quello di dare a vedere, portare alla luce: mondi, storie, culture. Il potere invece da sempre nasconde. E si nasconde. Dalla Domus Aurea a Villa Certosa. Una volta il potere adoperava le forbici della censura. Oggi il mercato, ancora ancorato al dominio territoriale, si limita a celare, a togliere allo sguardo, alla curiosità e al dubbio i prodotti meno convenienti.

 

Confini, lingue, culture: questi i limiti che, nell'epoca liquida della globalizzazione, il mercato degli audiovisivi rimarca, salvo poi trovarsi a fronteggiarli. Peccato però che il web, oltre che dare la possibilità di superare questi limiti, abbia negli anni seminato una nuova cultura.

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Nuovi mondi. A Mestre oltre i confini del video
di Elisabetta Abrami   
lunedì 10 ottobre 2011
ifioridikirkur.jpgIl Mestre Film Fest, il concorso internazionale di cortometraggi, videoclip e video per ragazzi che da sempre volge un particolare sguardo alla produzione locale, festeggia il suo quattordicesimo anno di attività ospitando una giuria decisamente prestigiosa. Ad assegnare il premio Candiani Short Stories al miglior cortometraggio internazionale sarà infatti il regista curdo Fariborz Kamkari, autore di una pellicola coraggiosa e intensa, I fiori di Kirkuk, che vede come protagonista una donna forte e passionale, Najla, controparte attiva e combattiva in una storia d’amore sofferta quanto il tempo in cui viene vissuta, quello della strage dei curdi nell’Iraq di Saddam.
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Indagini (fanta)scientifiche. Ca’ Foscari smaschera i falsi miti del cinema
di Elena Furlanetto   
giovedì 06 ottobre 2011
starwars.jpg«I mostri non esistono». È facile rassicurare gli impressionabili dopo un film dell’orrore; non altrettanto facile rassicurare se stessi e il prossimo di fronte alla nuova frontiera del panico: il disaster movie, che arriva immancabilmente a braccetto con motivazioni di plausibilità scientifica, flagellando la nostra coscienza ambientale e morale. Aspettando con ansia (in tutti i sensi) il nuovo film di Lars Von Trier, in cui un pianeta gigantesco si schianta contro la terra, Ca’ Foscari si prende la briga di invitare professori ordinari e straordinari a spiegare come sia assai poco probabile che il mondo subisca una seconda glaciazione, e ancora meno che Mel Gibson lo salvi. Tra i luminari presenti, il professor Carlo Barbante, esperto in ricostruzioni climatiche e ambientali, riassesterà gli scenari dipinti dal catastrofico The Day After Tomorrow; Simone Fratini, docente di cinema a Bologna, si concentrerà sulla mitologia di Star Trek e Star Wars, senza accanirsi sulle ingenuità, ma piuttosto elencando quali tra le tecnologie rappresentate sono scientificamente realizzabili; trekkies e apprendisti Jedi continuino pure a sognare. 
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Oasi Cityplex. Vacanze filmiche in pieno centro Mestre
di Redazione   
martedì 15 luglio 2008
Contro il caldo estivo del cemento mestrino ecco l’antidoto: le uscite cinematografiche  da ammirare al fresco delle sale dei cinema Cityplex.
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Si scrive Scalera… si legge cinema La Casa del Cinema ‘visita’ la storica produzione
mercoledì 13 maggio 2009
Le origini della Scalera Cinema vanno rintracciate a Roma nel 1938, su iniziativa dei fratelli Michele e Salvatore, che nella città eterna, in totale controtendenza con l’epoca, realizzarono un sistema che, anziché prendere le mosse da Cinecittà, era ispirato a Hollywood.
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La straordinaria avventura dei Lumière
di Redazione   
martedì 07 febbraio 2012

L’invenzione dei Lumière segnò l’inizio di una straordinaria avventura: a loro si deve la prima proiezione pubblica nel 1895 e l'avvio del cinematografo. Ai due ingegneri francesi è dedicato il ciclo I fratelli Lumière e le origini del cinema, organizzato dall’Alliance Française de Venise in collaborazione con la Fondazione Querini Stampalia. Una serie di incontri tenuti da Carlo Montanari, storico e critico del cinema, nel corso dei quali verranno ripercorse le tappe della storia dei Lumière attraverso documentari e oggetti d'epoca. Per l'occasione, dal 9 al 16 febbraio verrà esposta la riproduzione da negativo originale di un antico e raro esemplare di Photorama-Lumière, appartenente all’Archivio Carlo Montanaro. Ispirandosi al tema del ciclo, il Querinicaffè proporrà per le cene del 9, 15 e 16 febbraio un piatto tipico francese.

photorama.jpg

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Notti in celluloide. Il fresco cinema a Campo San Polo
di Gianantonio Purgato   
mercoledì 11 luglio 2012

libretto_fronte.jpgFinalmente l’estate. Venezia si rianima nella notte e la Laguna rispecchia i fulgori delle stelle per le passeggiate lungo i canali. I preparativi per i botti del Redentore si fanno frenetici e in Campo San Polo già si stagliano le strutture con maxi schermo per l’atteso appuntamento del cinema all’aperto. L’Arena di San Polo diviene allora una culla preziosa, in cui poter trascorrere la serata avvolti in lenzuola di celluloide, magari in compagnia di amici e familiari. Sembra quasi una scena del film Splendor di Ettore Scola: Mastroianni bambino assiste alla proiezione del cinema itinerante del padre davanti all’enorme schermo posizionato nel centro della piazza del paese, attorniato dalle facce di tutti i paesani. Un po’ come a Venezia, in fondo, dove tutti ci si conosce, e giusto prima che lo spettacolo inizi ci si guarda attorno. «Toh, guarda laggiù, c’è la ragazza del panificio. E là c’è anche il vicino di casa»… col quale magari non vai molto d’accordo, ma che importa, per un paio d’ore ti godi lo spettacolo. E che spettacolo!


La rassegna di San Polo, organizzata da Circuito Cinema, dislocata anche al Giorgione Movie d’Essai e al Multisala Astra del Lido, propone dal 21 luglio al 29 agosto il meglio dell’ultima stagione cinematografica, in attesa delle anteprime del Festival del Lido

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Mille volte Monica
di Riccardo Triolo   
giovedì 01 marzo 2012

monicavitti.jpgVoce e chioma. E poi occhi, gesti, passi. Monica Vitti arriva così in ogni film, con un moto della testa, un guizzo degli occhi. La sua presenza ha uno stile inconfondibile e i suoi personaggi sono schegge di uno specchio, tessere di un mosaico in movimento, frammenti di una gigantografia che si compone e si distrugge di fotogramma in fotogramma, di film in film, sul grande schermo.

 

Per questo suo essere persona, personaggio e individuo dalle molteplici maschere, Monica Vitti ha conquistato il cinema. A partire da Michelangelo Antonioni, che sul finire degli anni Cinquanta la vide a teatro in un ruolo comico e la volle per quel suo folgorante giallo dello spirito che è L'avventura. La sottile inquietudine del suo personaggio, Claudia, si sposava perfettamente alla levigatezza del suo viso, all'acquosità cristallina del suo sguardo, all'indomabilità ventosa dei suoi capelli, al broncio scultoreo della sua bocca.

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Era una notte buia e tempestosa… una Venezia da brivido in sala Pasinetti
di Marisa Santin   
martedì 08 novembre 2011
veneziashocking.jpgStreghe, demoni, spiriti, fate e folletti irriverenti… Il Veneto non ha certo bisogno di Halloween per inventarsi un repertorio fantasy. Di antiche leggende e tradizioni intrise di atmosfere fosche e misteriose ce n’è infatti abbastanza, basta volerle riscoprire e divulgare.

Così la Regione da qualche anno propone, a partire dal finesettimana di Ognissanti, un percorso nei luoghi, reali o immaginari, delle leggende venete attraverso appuntamenti disseminati nel territorio. A Venezia la febbre da brivido si traduce, fra le altre iniziative, nella «Magical Mistery Venice», una rassegna cinematografica di film ambientati in una città lagunare cupa e limacciosa.
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Maschere di cinema
di Riccardo Triolo   
lunedì 13 febbraio 2012

i_clowns_fellini.jpg«Tutto ciò che è profondo ama la maschera», diceva Nietzsche, prendendo atto della necessità della verità di ‘nascondersi’, di assumere un sembiante accettabile. E dietro la maschera? La misteriosa e imprendibile tragedia della vita. Per questo, forse, la maschera ride, soprattutto a Carnevale. Come uno schermo, la maschera copre e rivela il caos che alberga in ognuno di noi e che, semel in anno, è lecito lasciar tracimare dai fori oculari che ogni maschera ha, non potendo prescindere comunque dal sembiante umano. Altra maschera.

 

Nella maschera. E il cinema? Ci complica le cose. E la vita, perché della maschera il cinema è forse la più estrema delle forme. Talmente rarefatta da aderire perfettamente alla superficie delle cose, come una sindone (à la Bazin), insieme maschera del corpo e immagine del sacro, la settima arte ha rovesciato sul mondo un Carnevale continuo (à la Bachtin), una danza del sembiante che ride e si fa beffa di ogni profondità, agitando la superficie. Maschere. Nient'altro che maschere (à la Kubrick) si susseguono senza tempo né spazio nella città più strutturata e mascherata del mondo.

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The Terrence of Life. La sottile luce dorata di Malick
di Sara Sagrati   
mercoledì 02 novembre 2011
malick.jpgOrganizzare la retrospettiva su un regista è un lavoraccio; selezionarne le opere più rappresentative mette il curatore di fronte all’obbligo di pescare una manciata di titoli dal mare dei suoi film. Per rendersi le cose più facili, meglio avvicinare autori dalla carriera poco prolifica, stando però attenti alla scelta, perché realizzare una rotta tra i 5 film in 38 anni di Terrence Malick non è certo uno scherzo. La selezione è presto fatta - magari aggiungendo un documentario sul suo cinema -, l’ordine è ovviamente quello cronologico, ma poi bisogna fornire le corrette coordinate per non naufragare nei suoi seducenti percorsi cinematografici.
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