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ARTE
NATALE 2018 | Una dimessa nascita con curiosi. Natale a San Giobbe con Gian Girolamo Savoldo
di Giandomenico Romanelli   
martedì 18 dicembre 2018

savoldo_adorazione_dei_pastori_di_san_giobbe.jpgGian Girolamo Savoldo (Brescia, 1480 ca.–Venezia, post 1548) dipinse più volte nel corso della sua carriera il tema del presepe o, se si vuole, della Adorazione dei pastori in forme apparentemente tradizionali e derivate dai modelli più in voga nella pittura veneta e lombarda a lui contemporanea. Naturalismo lombardo e colorismo veneto sono, infatti, le componenti di base della sua, piuttosto defilata e solitaria, carriera, anche se non gli mancarono certo estimatori e, quindi, incarichi e commesse.

 

Sappiamo altresì che, ad una osservazione più attenta, dalle sue tavole e dalle sue tele emergono segnali più o meno espliciti di sensibilità non usuali, di passioni appartate e notturne, di talvolta indecifrabili sottolineature forse addirittura esoteriche. A Venezia sono conservate solo un paio di opere di questo maestro: i due monumentali Santi eremiti Antonio e Paolo alle Gallerie dell’Accademia e la piccola pala con il Presepe a San Giobbe, di cui parleremo. Eppure Savoldo abitò e morì a Venezia e qui ebbe a lavorare per committenze tutt’altro che marginali o misteriose, a cominciare da alcuni esponenti di spicco della potente famiglia Contarini. E sue opere risultano presenti in importanti collezioni private cittadine, come documentano le pagine manoscritte della famosa ricognizione cinquecentesca detta dell’Anonimo Morelliano alla Marciana, opera in realtà dell’erudito Marcantonio Michiel, che fornisce ricche e importanti notizie su opere di pittura esistenti in collezioni pubbliche e private a Venezia e in altre città della Repubblica. 

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Il posto dove si siedono gli Angeli. Gio Ponti raccontato dall'obiettivo di Luca Massari
di Paolo Lucchetta   
martedì 18 dicembre 2018
concattedrale_luca-massari.jpgAgli appassionati di architettura ai quali la Fondation Wilmotte Venezia da tempo si rivolge, la mostra di Luca Massari offre, oltre alle suggestioni della fotografia d’autore, l’opportunità di riflettere sulla conservazione dei capolavori dell’architettura italiana del Novecento.
Sacrée Lumiere! Gio Ponti ‘55-‘71 è infatti una mostra di fotografie sulla luce come “segno della presenza di Dio”, grazie alla quale Gio Ponti esclude ogni decorazione, riuscendo a trasformare la materia da opaca a luminosa.
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INTERVISTA | Balene e altri soggetti. Al Fortuny, Giuseppe Amato e le architetture non-convenzionali
di Redazioneweb   
martedì 18 dicembre 2018
amato_studio_credits_sofia-masini_low.jpgLe parole stesse usate dall’artista Giuseppe Amato nella sua biografia descrivono una vita non banale, sembrano la trama di un romanzo, una moltiplicazione di generi differenti, che apparentemente non hanno un percorso comune tra loro: «Dopo aver studiato il comportamento delle balene nel mar Mediterraneo, ho preso la laurea in biologia molecolare nel 1993. Soltanto durante il servizio civile però, entrando per caso in una falegnameria, ho trovato finalmente la mia strada… Abbandonai subito la ricerca universitaria e rilevai la bottega di un ebanista, cominciando a costruire mobili e interni in legno... A Kyoto, nel 2001 dal Maestro Sori Yanagi, ho imparato come pensare e costruire una casa di legno, ispirandomi alla Villa imperiale Katzura».
Invitato a Palazzo Fortuny per l’incredibile nuova mostra FutuRuins, Giuseppe Amato si presenta dunque nelle vesti di artista, architetto, designer, artigiano e scienziato. I suoi progetti non-convenzionali rincorrono il tempo passato per traghettarlo nel futuro. Ecco cosa ci ha raccontato di questa ultima sua ‘avventura’.
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NATALE 2018 | Che la festa cominci! I propositi per l'anno nuovo alla Collezione Guggenheim
di M.M.   
mercoledì 05 dicembre 2018
05_peggy_orecchini_672-458_resize.jpgIl primo appuntamento del 2019 – da segnare in calendario il primo gennaio alle ore 12 – per tutti gli art addicted è l’ormai classico Aperitivo di Capodanno alla Collezione Peggy Guggenheim, in collaborazione con Aperol Spritz, un vero e proprio rituale collettivo che si rinnova di anno in anno. Tra i capolavori dell’arte americana e le bellissime atmosfere di Osvaldo Licini (mostra che termina il 14 gennaio), l’accogliente casa di Peggy diventa il luogo ideale dove definire i propositi per l’anno nuovo, che pensando all’arte si profila frenetico, impegnativo ma molto eccitante (siamo nell’anno della Biennale Arte).
A questo appuntamento, la Collezione Peggy Guggenheim ne associa una nuovo, che siamo sicuri diventerà anche questo un ‘classico’, invitando il pubblico l'8 e il 9 dicembre a un mercatino tutto speciale: acquistando a un prezzo simbolico la shopper del Museo, sarà possibile riempirla gratuitamente scegliendo tra tutti i libri che saranno esposti, cataloghi e pubblicazioni stampate negli ultimi decenni relative alle mostre e alle attività svolte dalla Collezione. Un’iniziativa che è stata già rodata con successo da altri musei, ma che siamo sicuri saprà connotarsi di sfumature personalissime.
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Il ritratto del sé. Fotografia, sostantivo femminile e ‘personale’
di M.M.   
venerdì 14 dicembre 2018

under-pressure--guia-besana-low.jpg«Le donne fotografe si ritraggono sempre, quasi sempre. Gli uomini fotografi molto meno. È curioso. I fotografi non hanno bisogno di cercare la loro anima?» (Concita De Gregorio).

Una cinquantina di scatti di cinque affermate fotografe italiane – Guia Besana, Silvia Camporesi, Anna Di Prospero, Simona Ghizzoni, Moira Ricci – compongono la mostra Chi sono io? Autoritratti, identità, reputazione, che apre il primo dicembre alla Fondazione Bevilacqua La Masa in Piazza San Marco. L'idea è di dare visione alle pagine dell'omonimo libro di Concita De Gregorio, edito da Contrasto, in cui la giornalista ha a lungo conversato con le fotografe sul tema dell’autorappresentazione ma non solo.

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Cover Story. Osvaldo Licini, il sopravvento sulla realtà
di Redazioneweb   
martedì 11 dicembre 2018

74_licini_amalasunta-3.jpgAmalassunta n.3
1950
Olio su tela, 80 x 100 cm
Collezione privata
Courtesy Lorenzelli Arte, Milano


Cosa ci fa l’Amalassunta n. 3 in copertina di :Venews dicembre/gennaio?

 

Volevamo celebrare una mostra che invitiamo tutti a visitare perché è poetica, romantica, attualissima. Osvaldo Licini. Che un vento di follia totale mi sollevi è l’omaggio che la Collezione Peggy Guggenheim dedica al Maestro: 11 sale espositive, 98 opere, ripercorrono il dirompente quanto tormentato percorso artistico di Licini, un percorso fatto di momenti di crisi e di cambiamenti stilistici repentini apparentemente discordanti, in realtà tappe di un’esperienza singolare che risalta all’interno della storia dell’arte del Novecento.

 

Abbiamo chiesto a Luca Massimo Barbero, curatore della mostra, di raccontare la figura di Licini oltre l’immagine, raccontare la sua persona prima della sua arte, la sua poetica prima della rappresentazione. L’Amalassunta in questo senso è la perfetta sintesi e il manifesto di questo personalissimo mondo.

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Muri Maestri. Alla Fondazione Querini Stampalia una Collezione restituita alla città
di Daniela Paties Montagner   
venerdì 07 dicembre 2018
collezione_sala_tiepolo_foto_alessandra_chemollo.jpgIl 21 novembre 2018 si è aperta al pubblico la mostra dei tesori d’arte della Cassa di Risparmio di Venezia, oggi Banca Intesa Sanpaolo, grazie ad una iniziativa nell’ambito del Progetto Cultura di Intesa. Come dichiarato dal Presidente Emerito del Gruppo, Giovanni Bazoli: «La Fondazione Querini Stampalia, luogo di custodia della straordinaria storia di Venezia e vivace sede di iniziative e mostre temporanee, è da sempre un punto di riferimento per i veneziani e centro pulsante della vita culturale della città. Non potevamo pertanto immaginare una realtà più autorevole per valorizzare i beni d’arte della Carive e ‘restituirli’ alla città di Venezia quale parte integrante della sua identità».
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Guardare il vero in faccia. La grande pittura veneta di paesaggio tra Otto e Novecento
di M.M.   
venerdì 07 dicembre 2018
06_-_ettore_tito.jpgOgni paesaggio ha la sua storia e parlando di Venezia il paesaggio ha certamente una storia legata all’arte. L’eredità di un genere, quello della veduta prospettica e d’invenzione, che ha raggiunto vette altissime con Canaletto e Guardi nel Settecento, non può che essere naturale vocazione per gli artisti di scuola veneziana tra fine Ottocento e primo Novecento.
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Cortocircuito temporale. L'estetica delle rovine in mostra a Palazzo Fortuny
di Redazioneweb   
venerdì 07 dicembre 2018

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«La bellezza delle rovine? Il non servire più a nulla. La dolcezza del passato? Il ricordarlo, perché ricordarlo è renderlo presente...» (Fernando Pessoa).

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Storie dipinte. Matrimonio d’arte e bellezza tra Venezia e San Pietroburgo
di M.M.   
venerdì 07 dicembre 2018
francesco_guardi_veduta_di_san_giorgio_maggiore_con_la_punta_della_giudecca.jpgUna selezione di operedipinti e disegni, alcuni dei quali mai esposti in Italia – sono state scelte per raccontare la formazione di una delle più ricche collezioni di arte veneziana al mondo, quella del Museo statale Ermitage di San Pietroburgo.
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Il luminoso silenzio della senilità. La vecchiaia nella pittura divisionista di Morbelli
di Luisa Turchi   
venerdì 07 dicembre 2018
angelo-morbelli-il-natale-dei-rimasti.jpgA cent’anni dalla sua morte, la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro celebra un protagonista del divisionismo italiano, Angelo Morbelli (Alessandria 1853–Milano 1919), in una interessante mostra a cura di Giovanna Ginex che riunisce per l’occasione il suo ciclo pittorico detto Il poema della vecchiaia, presentato in origine alla Quinta Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia (1903) e da allora mai più riproposto nella sua interezza.
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Dialogare con il caso. Willy Ronis e l’istante perfetto del fotografo
di Redazioneweb   
lunedì 12 novembre 2018
ronis1.jpgSondare il mondo della fotografia attraverso grandi figure del Novecento, che hanno lasciato scatti indelebili e imprescindibili per l’evoluzione della tecnica e per la ricerca formale dell’immagine, è la mission della Casa dei Tre Oci e di Denis Curti, che della Casa è direttore artistico. La mostra in corso dedicata a Willy Ronis, uno dei maggiori interpreti della fotografia del Novecento, attraverso 120 immagini vintage permette al pubblico di approfondire la corrente umanista francese, che vide protagonista il fotografo insieme a maestri quali Brassaï, Gilles Caron, Henri Cartier-Bresson, Raymond Depardon, Robert Doisneau, Izis, André Kertész, Jacques-Henri Lartigue e Marc Riboud.
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La bellezza di un istante. I dieci anni della Fondazione Elena in una mostra fotografica
di Chiara Sciascia   
lunedì 12 novembre 2018

axf_boadley_03.jpgSe c’è una parte di mondo che impazzisce per l’acqua griffata dell’influencer di turno ed è disposta a pagarla a peso d’oro, è bene non dimenticare che in un’altra parte di mondo l’acqua – quella semplicemente potabile – è davvero più preziosa dell’oro, disponibile in ‘edizione limitata’ a causa della siccità e non per un’operazione di marketing furbetta.

 

Un interessante modo di tenerlo a mente è Acqua, futuro, vita – Un viaggio fotografico di Axel Fassio che racconta i dieci anni della Fondazione Elena Trevisanato in Etiopia attraverso un itinerario in dieci tappe tra Venezia e Mestre, fino a settembre 2019.

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Corpo unico. Un nuovo capitolo di Venice Performance Art Week
di Redazioneweb   
venerdì 14 dicembre 2018
giorgia_de_santi.pngNon un atto scenico che univocamente descrive o rappresenta, non una trama predefinita, Anam Cara – Dwelling Body è semmai un luogo di dimore multiformi, reali e immaginarie, abitato da biografie, sogni e destini che s’intrecciano in un caleidoscopio performatico a struttura narrativa discontinua, generata da interazioni che si sviluppano nel tempo. Motivi e visioni si riflettono, collidono, spesso si compenetrano formando un corpo unico che assorbe immagini, linguaggi, sguardi.
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NATALE 2018 | Il miglior amico dell’artista. Alizart e i suoi cani ad arte al Teatrino Grassi
di M.M.   
mercoledì 05 dicembre 2018

animal-instinct-jeff-koons-poodle-1991-polychromed-wood.jpg

Il cane è stato spesso nell’arte un compagno dell’uomo potente, divenendo uno dei soggetti preferiti e lasciando un’impronta indelebile in celebri capolavori: da Leonardo Da Vinci a Jacopo Bassano, Carpaccio e Dürer, da Tiziano e Veronese a Balla, da Goya e Velázquez a Gauguin, da Renoir, Toulouse-Lautrec e Picasso a Andy Warhol. Nei secoli fra l’Otto e il Novecento, i cani nell’arte iniziano a seguire le differenti correnti artistiche, lasciandosi trascinare dalle idee e ideologie di cui si fanno portatori. Sono dunque parte delle inquietudini dell’uomo, conduttori loro stessi della sua interiorità e soggetto di poetiche espressioniste e futuriste. Hot Dogs, titolo emblematico e curioso, a Teatrino di Palazzo Grassi ci invita a scoprire come e perché i cani siano onnipresenti anche nell’arte contemporanea: dal Poodle di Jeff Koons al podenco canario di Pierre Huyghe, dai bassotti di David Hockney ai barboncini di General Idea. Che senso dare a questa presenza? Il 12 dicembre, il filosofo Mark Alizart, autore di Chiens (2017, Presses Universitaires de France), conversa con Martin Bethenod, direttore di Palazzo Grassi – Punta della Dogana, concentrandosi su un nucleo di opere d’arte. Cocktail bar a tema, e presenza degli amici a quattro zampe molto gradita.

In art, dogs have often been the respected companion of the man of power, becoming, in fact, a favourite subject and leaving an indelible mark in famous masterpieces: Leonardo, Jacopo Bassano, Carpaccio, Dürer, Tiziano, Veronese, Balla, Goya, Velázquez, Gauguin, Renoir, Toulouse-Lautrec, Picasso, Andy Warhol. Depictions of dogs appear in all art currents and are part of existential angst as they lead us to interiority or are subjects of expressionist and futurist creations. Hot Dogs is the curious, emblematic title of an exhibition installed at Teatrino Grassi, including Jeff Koons’ Poodle, Pierre Huyghe’s podenco canario, David Hockney’s dachshunds, General Idea’s poodles.

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In arte DUDU. I diritti spesso dimenticati
di Redazioneweb2   
venerdì 07 dicembre 2018

cover_libro.jpegParlare dei 70 anni della Dichiarazione dei Diritti Umani è l'occasione migliore in questo periodo per ricordare l'importanza di questa Carta che riguarda diritti fondamentali, purtroppo calpestati abbondantemente nel corso di questi decenni. In arte DUDU è un libro che raccoglie, attraverso trenta opere realizzate da artisti contemporanei in gran parte di street art e under 35, i 30 articoli della Dichiarazione firmata a Parigi il 10 dicembre 1948. Il volume, in formato pocket e pubblicato da ‘Arte per la libertà’ (il festival veneto legato ad Amnesty International), si intitola In arte DUDU. La Dichiarazione universale dei diritti umani illustrata da giovani artisti italiani.

 

Gli artisti coinvolti in questo progetto importante di divulgazione sono: Alessio-B, Alessio Bolognesi, Tony Gallo, Psiko, Marco Mei, Federica Carioli, Giusy Guerriero, Alessandra Carloni, Brome, Zentequerente, Artax, Eliana Albertini, Phobos, Anita Barghigiani, Centocanesio, Riccardo Buonafede, Federica Manfredi, Stefano Reolon, Cristina Chiappinelli, Flavia Fanara, Giulia Quagli, Alberto Cristini, Violetta Carpino, Herschel & Svarion, Ivano Petrucci, Camilla Garofano, Miriam Serafin. Ad affiancarli ci sono gli scritti del presidente e del portavoce di Amnesty Italia, Antonio Marchesi e Riccardo Noury, e dei due curatori del libro, Michele Lionello e Melania Ruggini (che sono anche i direttori artistici di Arte per la libertà).

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NATALE 2018 | Musei aperti per le Feste
di Redazioneweb   
mercoledì 05 dicembre 2018

palazzo-ducale-venezia_itinerario-i-tesori-del-doge_vista-da-terrazza-orologio.jpgPalazzo Ducale, Museo Correr, Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento Veneziano, Casa di Carlo Goldoni, Museo di Palazzo Mocenigo, Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Museo del Vetro – Murano, Museo del Merletto – Burano, Museo di Storia Naturale: l’8 dicembre, nove musei veneziani sono aperti gratuitamente per tutti i residenti nei Comuni della Città Metropolitana e del Comune di Mogliano Veneto. Musei in Festa in versione natalizia riserva sorprese in tutte le sedi e si conferma un appuntamento importante e atteso, capace di attirare l’attenzione di pubblici diversi. Un modo per riappropriarsi della storia, della cultura e della bellezza. / On December 8, nine Venetian museums will charge no fees for all residents in Metro Venice. A way for local folk to acquaint with history, culture, and beauty. The museums are: Palazzo Ducale, Museo Correr, Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento Veneziano, Casa di Carlo Goldoni, Museo di Palazzo Mocenigo, Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Museo del Vetro – Murano, Museo del Merletto – Burano, Museo di Storia Naturale.

 

Musei in Festa

8, 9 dicembre 2018

Fondazione Musei Civici di Venezia

visitmuve.it

 
Incontri sulla fotografia. Massimo Siragusa: le mie visioni dell’architettura
di M.M.   
lunedì 12 novembre 2018
sim_to_015254_web-1024x768.jpgLes Rencontres de la photographie d’Arles, il festival di fotografia nato nel 1970 e divenuto l’appuntamento internazionale più importante, dove ogni estate autori affermati ed emergenti presentano le proprie ‘visioni’ in una mostra diffusa, ha scelto Venezia e in particolare l’Isola di San Servolo per aprire una sezione invernale che sviluppa un segmento inedito, quello delle masterclass.
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La Storia di Palazzo Grassi attraverso il Novecento
di Redazioneweb   
lunedì 12 novembre 2018
sfilata-moda-circus-modello-sfila-in-passerella-con-maschere-veneziane.-venezia-palazzo-grassi-settembre-1961--archivio-carlo-montanaro.jpgLa storia di Palazzo Grassi lungo il Novecento fino ai giorni nostri è un racconto di imprenditoria e passione per arte. Nel 1949 il Palazzo passò a una società immobiliare appartenente alla multinazionale Snia Viscosa di cui Franco Marinotti, uno dei più importanti industriali italiani del periodo, era il socio di maggioranza. Tale era la sua convinzione che nessun imprenditore potesse essere completo se non era sorretto da forte passione per la cultura che fondò, finanziò e gestì il Centro Internazionale dell’Arte e del Costume.
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Il rumore dell'acqua. Intervista a Maria Giuseppina Grasso Cannizzo
di Paolo Lucchetta   
giovedì 08 novembre 2018

cannizzo_daniele-ratti.jpgVenezia, Bar di Campo Santa Maria Nova, tardo pomeriggio del 27 maggio 2018. Maria Giuseppina Grasso Cannizzo è un architetto italiano, siciliana, estranea ai circuiti universitari, che con poche realizzazioni, concettualmente molto intense, ha ottenuto riconoscimenti come la Medaglia d'oro alla carriera (Triennale di Milano 2012) e la Menzione Speciale della Biennale di Venezia 2016. Presente anche alla 16. Biennale Architettura, invitata dalle curatrici Yvonne Farrell e Shelley McNamara a partecipare a Freespace.

 

Esclusiva, narrativa di un mondo inarrivabile, perfezionista dell'imperfezione, libera da preconcetti formali perché «l'architettura non deve piacere, ma deve convincere, e perciò non può addivenire a compromessi». Le sue opere ed il suo pensiero sono magistralmente narrate nel libro di Sara Marini Sull'autore (Le foreste di cristallo di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo), Quodlibet Studio.

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Re-Inventing Magnificence. L'arte di Gigi Bon
di Fabio Marzari   
mercoledì 21 novembre 2018

gigi_bon_febbraio_2013-4856dee5ac.jpgAl Magazzino Gallery di Palazzo Contarini Polignac fino al 21 dicembre è possibile visitare la mostra Rhinoceros: Luxury’s Fragile Frontier. Venezia è stata descritta in moltissimi modi, il paragone con il rinoceronte potrebbe suonare bizzarro, se solo ci si ferma all'apparenza. Il merito di questo accostamento è ascrivibile completamente ad una artista veneziana - Gigi Bon - che ha saputo sintetizzare al meglio il pensiero e l'estetica legata alla fragilità, unendo il rinoceronte, animale solido, che arriva direttamente da un passato remoto, ma con un presente in cui in ballo è l'estinzione, e Venezia, città fragile e unica, in perenne equilibrio precario tra la terra e le acque che ultimamente sempre più spesso ne invadono i confini urbani, insinuandosi tra le solide, ma stanche mura dei suoi edifici. “Vedo Venezia come un Rhino”, racconta Gigi Bon, che ha da sempre accolto la simbologia del Rinoceronte come emblema della capitale della Serenissima - poiché, come il rinoceronte, Venezia sopravvive e passa attraverso il tempo.

 

Come il Rinoceronte, il più antico mammifero vivente sulla Terra, così Venezia, con i suoi mille anni di Repubblica volti a sfiorare l’eterno, è un pulcherrimum monstrum. Comune a Venezia e al Rinoceronte, oltre all’eternità e alla rara bellezza, è tuttavia la fragilità: calpestata dalla tracotanza degli uomini, Venezia è come il Rinoceronte, perseguitato dall’avidità umana per la lucentezza e il potere del suo corno. Entrambi, tuttavia, sopravvivono al tempo, varcandone i confini, entrambi belli, rari, fragili ed eterni.

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I labirinti del Maestro. Palazzo Ducale, lo spazio e l’arte di Jacopo Robusti
di Giandomenico Romanelli   
mercoledì 17 ottobre 2018
2-cat.jpgConvenzionalmente, il Miracolo dello schiavo, prima opera del ciclo per la Scuola Grande di San Marco, vien reputato il punto di svolta nella carriera di Jacopo. Clamorosa irruzione giovanile di uno spirito che non teme di scandalizzare e di rompere con una consolidata tradizione. In realtà Tintoretto aveva preparato da tempo questa performance e, con tutta probabilità, aveva messo nel conto lo choc che la straordinaria teatralità della scena avrebbe procurato nei suoi stessi committenti. Più che giustamente Rosand ha individuato appunto nella caratterizzazione scenografica e teatrale (o cinematografica, secondo J.P. Sartre) delle sue grandi figurazioni l’elemento di immediata riconoscibilità del fare tintorettiano. Già sostanzialmente diverso dall’altro e precedente choc inferto al mondo dell’arte veneziana da Tiziano con l’Assunta dei Frari e, forse ancor più, con l’Uccisione di San Pietro Martire ai Santi Giovanni e Paolo (distrutta in un incendio nel 1866). È la coralità della rappresentazione profana (e sacra) del Miracolo a tener banco e, certo in maniera non meno clamorosa, i diversi livelli del pubblico spettatore della scena dentro e fuori da quel che accade attorno al corpo ignudo dello schiavo riverso a terra.
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Il diario di un’eternità. Alle Gallerie dell’Accademia la straordinarietà del giovane Tintoretto
di Franca Lugato   
martedì 16 ottobre 2018
3_robusti-j.-detto-tintoretto---miracolo-dello-schiavo--.jpgNon era per nulla cosa semplice e scontata concepire un prequel al Miracolo dello schiavo (1548), che come una navigata star chiude la mostra su Il giovane Tintoretto alle Gallerie dell’Accademia. Già avvicinandosi al 500° anniversario della nascita di Jacopo Robusti detto Tintoretto (Venezia, 1518/1519–1594), i musei di Colonia (Wallraf-Richartz Museum, 2017) e di Parigi (Museé du Luxembourg, 2018) avevano avuto l’onore di inaugurare il ciclo di mostre sul più veneziano dei pittori del Cinquecento, con un’esposizione dal titolo – forse un po’ troppo hollywoodiano – Tintoretto: A Star Was Born, progettata e curata da Roland Krischel.
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La coda dell’angelo. La "follia totale" di Osvaldo Licini alla Collezione Guggenheim
di Fabio Marzari   
martedì 16 ottobre 2018

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Una data importante per la pittura italiana del primo Novecento, la sera del 20 marzo 1914, quando Osvaldo Licini inaugurò a Bologna nelle sale dell’Hotel Baglioni, allora come adesso, punto di riferimento dell’ospitalità cittadina, assieme ai suoi compagni e amici dell’Accademia, tra cui Mario Bacchelli, Giorgio Morandi, Severo Pozzati e Giacomo Vespignani, una mostra che rappresentò un momento cruciale della vita artistica bolognese e non solo.

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La stagione del Maestro. Tutti gli eventi dedicati a Tintoretto nel suo (quasi) cinquecentenario
di Franca Lugato   
mercoledì 19 settembre 2018

Mostre Exhibitions

tintoretto.jpgIL GIOVANE TINTORETTO

a cura di/curated by Roberta Battaglia, Paola Marini, Vittoria Romani
7 settembreSeptember-6 gennaioJanuary, 2019
Gallerie dell’Accademia
www.gallerieaccademia.it/il-giovane-tintoretto

La mostra ripercorre attraverso le circa 60 opere il primo decennio di attività del pittore dal 1538, anno in cui è documentata la sua attività come maestro indipendente, al 1548, data del clamoroso successo pubblico grazie allo straordinario capolavoro raffigurante Il miracolo dello schiavo per la Scuola Grande di San Marco, gemma indiscussa delle Gallerie dell’Accademia. Un’esposizione dedicata alla formazione del pittore, ancora fortemente dibattuta dalla critica, con prestiti internazionali messi a confronto con le opere della collezione permanente. Il percorso espositivo segue la cronologia della sua produzione artistica giovanile ma altresì si articola in quattro ampie sezioni che contestualizzano l’opera di un giovane maestro che risente e risponde criticamente con un linguaggio estremamente personale e innovativo alle istanze di rinnovamento che giungevano in città negli anni Trenta e Quaranta del Cinquecento. La mostra apre con Venezia negli anni del Doge Gritti, che ripercorre la politica di rilancio artistico e culturale voluta dal doge grazie alla presenza in città di personalità quali Jacopo Sansovino, Sebastiano Serlio e Pietro Aretino. Inoltre, sin dall’inizio degli anni Trenta si percepisce in città la crisi del classicismo grazie all’apporto della produzione “protomanierista” del friulano Pordenone, che ispirerà il giovane Tintoretto. Nella sezione dedicata a I Toscani a Venezia si rende evidente la definitiva rottura della visione rinascimentale tizianesca consolidata nella città lagunare grazie all’arrivo tra il 1539 e 1541 dei toscani Francesco Salviati e Giorgio Vasari. Si entra nel vivo della produzione del giovane maestro veneziano con Gli esordi di Jacopo, nelle opere realizzate a cavallo tra la fine degli anni Trenta e l’inizio del decennio successivo si coglie l’incessante sperimentazione del pittore attraverso un’infilata di opere cardine, provenienti da collezioni pubbliche e private internazionali, che ci permettono di comprendere la “modernità” della sua pittura. Ne L’affermazione sulla scena veneziana, Tintoretto nell’arco di un paio d’anni (1546-1548) è oramai un maestro affermato grazie ai teleri di grandi dimensioni che gli vengono richiesti da una committenza pubblica fino al capolavoro indiscusso de Il Miracolo dello Schiavo. / The exhibition traces the story of about 60 pieces from the first ten years of work by the artist, from 1538, when his activity as an independent painter was first recorded, to 1548, the year Tintoretto amazed his contemporaries with his masterpiece, the Miracle of the Slave for Scuola Grande di San Marco, now preserved at the Gallerie dell’Accademia and one of its most precious gems. We will learn about the painter’s education, still object of scholarly debate, with pieces loaned internationally and art from the permanent collection. The art by the young Tintoretto is arranged chronologically and articulated in four sections that contextualize the work of a master. His extremely personal, innovative language responds to the modernity that came to Venice in the 1530s and 1540s. The exhibition opens with Venezia negli anni del Doge Gritti (Venice in the years of Doge Gritti), the story of the cultural and artistic flourishing sponsored by the Doge that came to be thanks to artists and scholars such as Jacopo Sansovino, Sebastiano Serlio, and Pietro Aretino. Also, since the early 1530s, the crisis of Classicism made its way to Venice, which is notable in the ‘proto-maniera’ of Pordenone, who inspired Tintoretto. In the I Toscani a Venezia section (Tuscans in Venice), the rupture with the Titianesque Renaissance view is apparent thanks to Francesco Salviati and Giorgio Vasari, who moved to Venice in 1539 and 1541. We enter the world of Tintoretto’s art with Gli esordi di Jacopo, where continuous experimentation will make us understand the modernity of his art. L’affermazione sulla scena Veneziana (Tintoretto’s affirmation in Venice) shows us the artist at the peak of his success.

 

 

 

TINTORETTO 1519-1594tintoretto_ritratto_gentiluomo_con_catena_doro.jpg

a cura di/curated by Robert Echols, Frederick Ilchman
7 settembreSeptember-6 gennaioJanuary, 2019
Palazzo Ducale, Appartamento del Doge

Con 50 dipinti e 20 disegni autografi, molti provenienti da importanti collezioni internazionali, la mostra Tintoretto 1519-1594 ripercorre l’intero cammino artistico del più veneziano tra gli artisti del Cinquecento, attraverso le ricerche dei suoi maggiori studiosi, italiani e stranieri. Il progetto espositivo è promosso congiuntamente con la National Gallery of Art di Washington, dove la mostra avrà la sua tappa arricchita nel 2019. Il percorso apre e chiude con due straordinari autoritratti dell’artista, all’età di 28 anni dal Museo di Philadelphia e di 80 anni dal Louvre, mostrando un’abilità senza pari in quella ricerca della verità intima, dell’analisi psicologica che è ben visibile anche nei numerosi ritratti presenti in mostra, dove il pittore si concentra sul volto del modello, perlopiù su un fondo neutro, spesso tralasciando i dettagli o simboli della condizione sociale. Molto è presente del Tintoretto “sacro”, dalle pale d’altare per chiese veneziane e vicentine ai soggetti biblici eseguiti per confraternite, che ci permettono di apprezzare alcune soluzioni formali e compositive del tutto innovative. Interessantissimo è l’affondo proposto su Tintoretto al lavoro, con disegni preparatori, opere non finite e modelli riproposti in varie composizioni dalla fiorente bottega. Ma soprattutto è stata allestita una maquette con quel ‘teatrino’ riportato dalle fonti antiche che serviva al pittore per disporre dei modellini di piccole figure in cera colti in atteggiamenti bizzarri e illuminati da lumicini, così da poter studiare gli effetti della luce e delle ombre. Di grandissima qualità sono le opere di Tintoretto “profano”, dall’Origine della via lattea della National Gallery di Londra alle quattro strepitose Allegorie realizzate per l’Atrio Quadrato di Palazzo Ducale, restaurate per l’occasione e ispirate alle favole mitologiche tizianesche. Anche se la fama di Tintoretto è legata principalmente alle opere religiose, possiamo apprezzare in mostra come il pittore riesca a trattare pittoricamente la bellezza femminile nel capolavoro del Kunsthistorisches di Vienna, il sensuale nudo Susanna e i vecchioni. Dalla mostra è possibile proseguire nell’immersione tintorettiana grazie alla presenza in Palazzo Ducale di cicli pittorici celebrativi, per concludere il percorso davanti a quello che viene considerato il quadro “più grande al mondo”, con più di cinquecento figure, ideato oramai da un vecchio e stanco Tintoretto e realizzato quasi interamente dalla bottega: il Paradiso, collocato sopra la tribuna dogale nella sala del Maggior Consiglio. / With 50 paintings and 20 drawings, exhibition Tintoretto 1519-1594 traces the story of the ‘most Venetian’ artist of the 16th century. The exhibition has been produced with the National Gallery of Art of Washington, where the exhibition will go in 2019. The exhibition opens and closes with two beautiful self-portraits by Tintoretto, one at the age of 18 and a loan from Philadelphia, one at the age of 80, courtesy of the Louvre. Both show an uncanny ability to look for intimate truth and psychological analysis, present in the several portraits in the exhibition. Tintoretto always focused on the face – neutral backgrounds and no unnecessary detail hid personal or social conditions. A large collection of sacred art is present too – altarpieces for churches in Venice and in Vicenza to biblical scenes for fraternities (scuole) let us appreciate innovative formal and compositional solutions. Of the utmost interest is a section on Tintoretto at work, with preliminary sketches, unfinished pieces, and models in different compositions. A maquette of the ‘stage’ the artist used to model scenes, lights, and shadows is reconstructed. The ‘profane’ Tintoretto is represented by the Origin of the Milky Way, a loan from the National Gallery in London, and by four amazing Allegories for the Courtyard at Palazzo Ducale, recently restored and inspired by mythology. While Tintoretto’s fame is due mostly to his works of religious art, we will appreciate the exceptional pictorial beauty in the nude in Susanna and the Elders, from the Kunsthistorisches Museum in Vienna.

 

 

 

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Between Light and Music. Brian Eno torna in mostra Venezia alla Galleria Michela Rizzo
di Redazione   
giovedì 20 settembre 2018

cattura.jpgBrian Eno (Woodbridge GB, 1948) è sicuramente una tra le voci più influenti e ispirate nel mondo dell’arte e della musica contemporanea fin dai primi anni Settanta. Dopo quasi quarant’anni dall’ultimo solo show a Venezia, ritorna dal 22 settembre alla Galleria Michela Rizzo. La mostra include un’installazione di Lightboxes, ognuno dei quali sfocerà in una infinita combinazione di seducenti “colori” auto-generati usando una serie di luci a LED intrecciate, il tutto accompagnato da una composizione musicale unica.

Estendendo i confini temporali grazie ad un’opera che solo apparentemente non ha né inizio né fine, né finalità, Eno «incoraggia le persone a rimanere in un posto per un po’». «Se un dipinto è appeso a un muro, non ci sembra che ci manchi qualcosa senza prestarci attenzione. Tuttavia, con musica e video, abbiamo ancora l’aspettativa di una sorta di dramma. La mia musica e i miei video cambiano, – prosegue Eno – ma cambiano lentamente. E cambiano in modo tale che non importa se ti manca un po'».

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Ipotesi d'arte. In mostra, capolavori possibili
di Redazioneweb2   
giovedì 08 novembre 2018

treasure_rooms_of_the_museo_correr_venice-mfiorese-mitrahmen_1_1.jpgGrande successo per la mostra internazionale di arte contemporanea Kairos. Il momento decisivo, un progetto di Christian Zott, promosso da Zott Artspace, che ha chiuso lo scorso 3 novembre alla Biblioteca Nazionale Marciana con oltre 27.000 visitatori. La tournée europea del progetto si è inaugurata a Venezia lo scorso 5 ottobre e prosegue ora per Amburgo, dove la mostra sarà esposta dal 20 novembre al 19 dicembre, e poi a Vienna nel settembre 2019 e in altre città.

 

Uno sguardo diverso sulla storia dell'arte occidentale rivolto alle opere inesistenti o a quelle assenti alla visione attraverso l'opera indagatrice del pittore Wolfgang Beltracchi e del fotografo Mauro Fiorese. Un approccio filosofico sulla creazione e ricezione dell'arte, attraverso cui Christian Zott guarda ai quadri non visti e non dipinti, che avrebbero potuto scrivere la storia dell'arte, e che devono vivere ora il proprio kairos, il momento decisivo. 

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Quando Dio era donna. Idoli, un nuovo capitolo di una serie millenaria
di Fabio Marzari   
mercoledì 29 agosto 2018
idoli.jpgLa Fondazione Giancarlo Ligabue ha saputo colmare un importante gap nel panorama delle mostre scientifiche, svelando, in maniera autorevole e parimenti accessibile ai non esperti della materia, aspetti poco noti della storia dell’umanità, riportando al contempo un’idea di mecenatismo contemporaneo non tronfio e auto-riferito, ma in grado di produrre cultura e suscitare curiosità da parte di un pubblico sempre più vasto. Inti Ligabue con coraggio e tenacia è riuscito in pochissimi anni a trasformare un Sancta Sanctorum inaccessibile ai più, in un agile strumento di divulgazione, producendo in proprio e realizzando mostre di ineguagliabile fascino, che riportano a Venezia il piacere di un’indagine antropologica sul nostro passato, al di là e oltre l’archeologia esibita in maniera asettica o sensazionalistica.
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Generazione Fiorucci. Non una mostra ma un movimento
di Mariachiara Marzari   
martedì 10 luglio 2018

fiorucci-cover.jpgChi lo ha scoperto, chi lo ha vissuto, chi lo ha indossato e chi lo scopre solo ora: lo stile democratico di Elio Fiorucci ha conquistato e conquista ancora un pubblico amplissimo.

 

Epoca Fiorucci a Ca’ Pesaro, curata da Aldo Colonetti con Gabriella Belli e Elisabetta Barisoni, ne è certamente la dimostrazione. Salire al secondo piano della Galleria d’Arte Moderna – pareti coloratissime, tende di plastica che schermano la luce e isolano lo spazio, sospeso in un tempo e in un luogo indeterminato, scritte luminose, immagini giganti e video, architetture e design, il tutto compreso in un allestimento dinamico e non convenzionale curato dallo Studio Baldessari e Baldessari – è letteralmente varcare le porte di un negozio Fiorucci, entrare nel suo mondo colorato e dissacrante. I suoi famosi negozi, infatti, sparsi in tutto il mondo da Los Angeles in Rodeo Drive fino a Tokyo, Sydney, Rio e Hong Kong, rappresentavano perfettamente la “filosofia” Fiorucci: per Elio un negozio, un mercato doveva essere «una relazione tra sentimenti, pensieri, linguaggi, anime diverse». 

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Parola d'ordine: rigenerare. Fondazione Cariplo e le best practices per i borghi italiani
di Isabella Vincenti   
giovedì 27 settembre 2018

borghiofitaly_civita-di-bagnoregio_vista.jpgPatrimonio Culturale e Aree Interne, questi i temi centrali dell’incontro Borghi, un patrimonio da preservare e riattivare organizzato da Fondazione Cariplo il 28 Settembre, dalle 10.00 alle 18.00, negli spazi di InParadiso Art Gallery (Giardini della Biennale), nell’ambito degli eventi previsti dal progetto Borghi of Italy – #NO(F)EARTHQUAKE, promosso dal Concilio Europeo dell’Arte ed evento collaterale della 16. Esposizione Internazionale di Architettura - La Biennale di Venezia.

 

Borghi of Italy, Evento Collaterale della 16. Biennale, in linea con il manifesto FREESPACE, affronta il tema della rivitalizzazione dei borghi italiani proponendo una riflessione sulla gestione del rischio sismico del patrimonio architettonico e monumentale italiano, attraverso il concetto di spazio free and safe in cui i residenti in primis possano sentirsi “liberi” dalla paura del terremoto e di ritornare ad abitare nei borghi che, in questo momento storico, rischiano lo spopolamento

 

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