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ARTE
Nella mente del Maestro. Canova e le nuove esperienze di edutainment
di M.M.   
giovedì 14 giugno 2018

magister-canova-dal-16-maggio-al-22-novembre-2018-e1527936139785.jpgLa Scuola Grande della Misericordia di Venezia apre al pubblico i suoi monumentali spazi per ospitare dal 16 giugno al 22 novembre un viaggio immersivo nella genesi del processo creativo del celebre scultore Antonio Canova, interprete massimo del Neoclassicismo.

 

È Magister Canova, ideata da Cose Belle d’Italia Media Entertainment e realizzata in collaborazione con la Fondazione Canova Gypsotheca e Museo Antonio Canova di Possagno.

 

Uno spettacolare percorso multimediale che fonde approfondimento, emozione e tecnologia, declinati attraverso una sapiente regia e una pluralità di linguaggi. La narrazione spazia dal micro al macro, dalla farfalla di Amore e Psiche al gigante Ercole che scaglia Lica, passando dalla danza alla bellezza senza tempo di Paolina Borghese.

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Le elementari esigenze della cultura. Biennale 1948: tra Peggy e gli Impressionisti
di Giandomenico Romanelli   
giovedì 14 giugno 2018
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La XXIV edizione della Biennale, nel fatidico 1948, vive di una a suo modo esaltante polarità: nel padiglione della Germania (impegnata allora in ben più gravose attività) le 98 tele della mostra degli Impressionisti e, nel padiglione della Grecia, paese che non riesce a partecipare a questa prima rassegna postbellica, le 136 opere della collezione newyorkese di Peggy Guggenheim. Quasi un atto riparatorio nei confronti della cultura internazionale e della stessa grande tradizione biennalesca dopo le avvilenti edizioni autarchiche (o peggio: nazifasciste) degli anni bellici.

 

«Per completare il quadro dei movimenti artistici contemporanei, la Biennale espone la collezione di Peggy Guggenheim di New York, ricco campionario di tutte le tendenze estremiste dell’arte, dal Cubismo al Surrealismo. Anche in questo caso offrire la lettura diretta  di opere di Ernst, Dalì, Kandinsky, Tanguy, Archipenko, Mondrian, Léger, Brancusi, ecc. significa venire incontro alle elementari esigenze della cultura». Curioso annuncio in inconscio décalage, questo di Rodolfo Pallucchini, segretario generale della XXIV edizione della Biennale, che compare nel catalogo ufficiale dell’esposizione: tutte le tendenze “estremiste” dell’arte mondiale pareva che si fossero date appuntamento, come per un sabba esoterico, nella Collezione della stravagante Peggy! E lei, da brava strega traghettatrice di tanto insolito convegno, si prendeva ora la briga di condurlo sulle lagune, pare per un’intuizione di Giuseppe Santomaso in rapporti di amicizia con la grande collezionista, a far bella mostra di sé.

 

Più spoglie, facendo sommesso sfoggio di un qualche non spregevole sentimento di understatement, le poche righe della stessa Peggy che si misura in una specie di elenco da manuale: la mia collezione «riunisce opere dell’arte non realista dal 1910 ad oggi. Essa può essere, storicamente, più o meno completa, ma ha il merito di offrire esempi di tutte queste scuole artistiche» e di seguito vien snocciolando cubisti, astrattisti, prunisti, simultaneisti, neo plasticisti, costruttivisti, suprematisti ecc. ecc.

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La trama interiore del mondo. Il multiforme universo interiore di Nancy Genn
di M.M.   
giovedì 14 giugno 2018

patagonia_28x22_casein-on-canvas_2016.jpgEsponente della corrente astratta sviluppatasi intorno alla baia di San Francisco, Nancy Genn (vive e lavora a Berkeley) incarna perfettamente quei caratteri di orientamento verso l’Asia e di rapporto intimo con il paesaggio che si ritrovano nell’universo espressivo proprio della West Coast.

 

Per molti dei suoi dipinti su carta trae ispirazione dall’acqua, dalla nebbia, dall’atmosfera mutevole della baia. È naturale che l’approdo in laguna sia assolutamente voluto e dovuto. Curata da Francesca Valente, Nancy Genn. Architecture from Within / Architetture Interiori è l’occasione per conoscere a Palazzo Ferro Fini l’intero percorso, oltre 60 anni, della poliedrica artista.

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Archeologia e rivoluzione. Artisti in dialogo fra passato e futuro
di Redazioneweb   
giovedì 14 giugno 2018

th-1526918235.jpgUna serie di installazioni site-specific di artisti contemporanei si confrontano in un fitto dialogo con le sculture classiche della collezione del Museo Archeologico di Venezia. È il progetto Arteologia, ideato da ARTantide.com Gallery e curato da Sandro Orlandi Stagl. Il tema proposto agli artisti partecipanti è stato quello di creare un’opera che possa diventare significativo suggerimento per gli archeologi del futuro.

 

Ospite d’onore Michelangelo Pistoletto, assieme ad altri tredici artisti del Movimento Arte Etica: Marco Bertin, Carlo Bonfà, Julia Bornefeld, Luigi Dellatorre, Gianfranco Gentile, Marco Gradi, Franco Mazzucchelli, Matteo Mezzadri, Marica Moro, Jorge R. Pombo, Sarah Revoltella, Alberto Salvetti, Alessandro Zannier e Patrizia Dalla Valle.

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La notte dell’abbondanza. Tutto pronto per l'ottava edizione di Art Night
di Fabio Marzari   
lunedì 11 giugno 2018

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«Una falce di luna dall’inconfondibile forma del ferro di prua di una gondola, immersa nell’indaco della forza creativa e della profondità del pensiero. Questo il simbolo scelto per la prima edizione di Art Night Venezia, la prima notte bianca nella storia della città. Dal calar del sole e sino al fatidico scoccare della mezzanotte, l’arte libererà la notte e insieme libererà Venezia: dai fantasmi di una decadenza etichettata come irreversibile, dallo stereotipo di città dei vecchi e dagli infiniti luoghi comuni, forse più raccontati che reali, che vogliono Venezia città museo, imbalsamata e quindi morta. Il tutto a favore di una Venezia giovane e dei giovani, una città che crea futuro, un futuro di cui continua a essere riferimento vitalissimo e non solo esempio storico. Non è un caso che a promuovere Art Night Venezia sia una Università, quella di Ca’ Foscari, Università che negli ultimi tempi si è messa a dialogare sistematicamente con tutte le istituzioni cittadine e allo stesso tempo ha esponenzialmente aumentato non solo la progettazione ma anche la realizzazione di eventi culturali...».

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Il cielo in una stanza. Il mondo magico di Freya Stark rinasce ad Asolo
di Fabio Marzari   
venerdì 08 giugno 2018

1b659110-71ae-4baa-bb66-be314fb2dfb8.pngIl borgo di Asolo ha voluto dedicare in via permanente a Freya Stark una stanza del locale Museo Civico, ricreando uno spazio-mondo interattivo in cui la viaggiatrice, esploratrice e scrittrice è presente attraverso i suoi disegni, libri, oggetti, taccuini di viaggio.

 

La stanza di Freya rappresenta un importante riconoscimento per colei che fu la prima occidentale a localizzare e mappare le Valli degli Assassini in Persia, ma anche la caposcuola del moderno travel writing, oltre che una donna libera, al di là di ogni cliché sociale e conformismo.

 

L’Amministrazione Comunale ha fortemente creduto nell’importanza del tributo all’illustre ‘concittadina’ Freya, favorendo l’armoniosa circolarità di pensiero e azione tra la raffinata e colta Annamaria Orsini, curatrice del progetto, e lo studio Corde Architetti Associati che ne ha seguito l’allestimento. Il risultato del loro lavoro è appunto questa nuova stanza, in cui ogni oggetto d’arredo è ‘parlante’: il grande armadio, la scrivania circolare e girevole, copia di quella progettata dalla stessa Freya, il baule, la porta.

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La forza del talento. La rivoluzione pop di Elio Fiorucci
di M.M.   
mercoledì 06 giugno 2018

75647-1.png«Per cercare idee nuove e progettare, è necessario guardare gli altri, andare al di là delle apparenze, leggere tra le righe dei linguaggi, non solo della moda, ma soprattutto della vita quotidiana. Moda per me significa i diversi modi di vivere il proprio corpo, le proprie abitudini, così che ciascuno sia in grado di essere se stesso».

 

Elio Fiorucci, il celebre stilista milanese scomparso nel 2015, fu capace di rivoluzionare la moda e il mercato – quando alla fine degli anni Sessanta portò a Milano lo spirito libero e trasgressivo della Swinging London – e di formare il gusto di almeno due generazioni di giovani.

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Anni di plastica. Sottsass, Memphis e gli anni '80 mai così contemporanei
di Redazioneweb   
mercoledì 06 giugno 2018

1-tawaraya-with-designers-1981-ph-studio-azzurro.pngNegli anni ‘80 i progettisti del collettivo Memphis, ideato da Ettore Sottsass e da un gruppo di giovani architetti e designer riunitisi attorno a lui, creano un laboratorio per lo sviluppo di nuove idee progettuali, sfidando la moda minimalista dell’epoca con un design iconoclasta e variopinto di marcata ispirazione pop art.

 

Memphis. Plastic Field, progetto espositivo curato da Jean Blanchaert e Adriano Berengo, ripercorre quella stagione presentando al pubblico della Biennale una selezione delle opere più celebri del collettivo, produzioni contemporanee delle loro forme primigenie ideate nel periodo 1981–1987.

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L'architettura della velocità. A Forte Marghera scoppia la passione per la motocicletta
di Redazioneweb   
mercoledì 06 giugno 2018

1236-x-289.pngUna mostra spettacolare dedicata a uno dei simboli più curiosi e attraenti del design del XX secolo: la motocicletta.

Nel dopoguerra il made in Italy comincia a ottenere successo a livello internazionale e la motocicletta, connubio di tecnologia e creatività, sarà una delle punte di diamante della nostra industria.

 

La moto diventa il testimone pulsante di quel fermento culturale che percorre l’Italia nel corso del Novecento e della spinta propulsiva in campo tecnologico, con la nascita di prodotti non solo altamente innovativi, ma anche di grande bellezza: un fenomeno di costume, simbolo di gioventù, libertà, coraggio e anticonformismo, tanto da diventare protagonista anche al cinema.

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Immersioni spazio-temporali. Sei continenti nella collettiva firmata European Cultural Centre
di M.B.   
mercoledì 06 giugno 2018

building_daniel_libeskind_sketch001_1.pngCome si sa Venezia ormai è anche terra di conquista di bravi e meno bravi operatori impegnati nell’organizzazione di eventi collaterali alla Biennale. Un bel business che attira purtroppo anche figure non sempre professionali. Soprattutto quasi nessuno, tranne rare eccezioni, va oltre l’ospitalità, la co-organizzazione, creando un proprio percorso identitario in cui inserire anno dopo anno le varie proposte espositive.

 

Tra queste mosche bianche, indubbiamente Global Art Foundation, la Fondazione diretta con grande visione strategica e progettuale dall’olandese Rene Rietmeyer, in questi quasi 10 anni di attività è riuscita, attraverso il nuovo soggetto istituzionale European Cultural Centre, a costruire delle collettive sia di arte che di architettura di livello assoluto, con centinaia di gallerie, fondazioni, artisti, architetti da ogni angolo del mondo coinvolti di volta in volta in percorsi espositivi più o meno tematici a legare sala dopo sala le diverse proposte.

 

Quest’anno, tra Palazzo Bembo, Palazzo Mora e i Giardini Marinaressa, Time Space Experience, è la piattaforma che presenta una vasta selezione di progettisti, fotografi, scultori e, soprattutto, università di sei continenti riuniti in un’unica e proficua combinazione.

 

Il tema proposto dalla mostra offre la possibilità di concentrare l’attenzione su concetti filosofici solo apparentemente astratti, che invece condizionano il nostro vivere contemporaneo, creando una straordinaria combinazione di progetti e approcci in un dialogo tra gli attuali sviluppi, idee e visioni dell’architettura in divenire.

Naturalmente in primo piano il tema spazio, tratto identitario principe della Biennale Architettura firmata da Shelley McNamara e Yvonne Farrell, il cui solo titolo, Freespace, parla già eloquentemente da sé.

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Le cicatrici del tempo. Forte Marghera, laboratorio di idee per un'architettura possibile
di M.M.   
mercoledì 06 giugno 2018

fort-intemporal3.png A metà strada tra un’installazione artistica e una nuova, poetica ma possibile idea di recupero di edifici abbandonati.

Fort Intemporal è il progetto site-specific di rivalorizzazione ambientale che Wendy Krochmal, artista, e Bobby Fogel, architetto, presentano nell’ambito di Design.Ve all’interno di Forte Marghera, ex fortezza ottocentesca, parte del sistema difensivo della Laguna.

 

La loro azione può essere definita “di resilienza”, un progetto che fa fronte in maniera positiva al problema degli edifici abbandonati, offrendo una possibilità di recupero creativo, non solo estetico ma anche concreto.

 

Nell’edificio diroccato e senza tetto n. 29, Krochmal e Fogel hanno deciso di rinsaldare tutte le fratture della struttura muraria, causate dal tempo e dall’incuria, ricorrendo all’antica tecnica giapponese del Kintsugi.

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Bellezza interior(e). Aziende private ridisegnano gli spazi comuni dell'Isola di San Servolo
di Redazioneweb   
mercoledì 06 giugno 2018

san-servolo-2-gaspar-matheron.pngL’Isola di San Servolo a Venezia diventa l’Isola del Design in occasione della Biennale Architettura 2018, trasformando i suoi spazi in laboratorio di idee e di innovazione all’insegna del made in Italy tra pubblico e privato.

 

Sulla scorta della positiva esperienza di Biennale Innovazione lanciata negli anni scorsi a San Servolo con l’Università Ca’ Foscari, l’Isola diventa ora sede permanente di VID Venice Innovation Design, mettendo a disposizione i propri spazi polifunzionali e il parco alle più prestigiose aziende italiane che progetteranno e realizzeranno negli anni interventi di interior design.

 

La prima edizione di VID ha cambiato e rinnovato l’aspetto dell’Isola, facendone un laboratorio di design in progress, una piattaforma multifunzionale sulla quale applicare l’innovazione e le competenze delle più dinamiche imprese italiane.

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Fabrica contemporanea. Wanted Creativity, una factory nel cuore della Biennale
di M.B.   
mercoledì 06 giugno 2018

wanted-creativity_venezia_website.pngFabrica, la factory fondata trent’anni fa dai Benetton per dare l’opportunità a migliaia di giovani impegnati nei linguaggi artistici di costruire nuovi percorsi contemporanei, è, come noto, una fucina di idee, un pensatoio importante dove la comunicazione, le sfide creative cercano di costruire terreni di contaminazione tra diversi media, diverse forme, differenti lingue.

 

L’artefice principale della costruzione di questo centro unico nel nordest fu Oliviero Toscani, richiamato da pochi mesi da Luciano Benetton a riprendere la cabina di comando. Inutile dire che è stata una prevedibile scossa tellurica il ritorno di questo istrionico, visionario fotografo, ma più in generale straordinario costruttore di immagini.

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A casa tutti bene. Il design pensato e realizzato da IED
di Redazioneweb   
mercoledì 06 giugno 2018

project-biblioteca-itinerante-by-federico-peri-ied-milano.png«L’architettura sono le ossa di una stanza, l’arredamento è il cuore» (Terri Lind Davis).

 

All’interno del progetto Design. Ve, IED presenta al secondo piano nobile di Palazzo Franchetti, sua sede a Venezia, CASA IED: Grand Canal edition, un progetto d’interni che riproduce uno spazio notte/giorno dove sono collocati elementi diversi di home design.

 

L’idea nasce dal desiderio di raccontare IED come se si parlasse di “casa”, uno spazio dove trovare la propria identità, dove ognuno porta la propria cultura, la propria differenza, dove le persone si incontrano e si contaminano a livello creativo.

È qui che trovano posto una selezione di progetti di interior design che non sono rimasti sulla carta ma realizzati da alunni dell’Istituto, oggi designer professionisti presenti in alcune delle principali realtà del settore, che si accompagnano ad una selezione di progetti realizzati da alcuni docenti di IED Venezia tra cui Davide Aquini e gli Zaven – vincitori del premio per il design di Wallpaper –, Francesco Tencalla e Gaetano Di Gregorio.

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L'evoluzione della specie 4.0. Design.Ve 2018, un mese dedicato al futuro dell'abitare
di Redazioneweb   
mercoledì 06 giugno 2018

wobble-up-1.pngCosa succede quando la funzione di un oggetto o di uno spazio si evolve continuamente, o diventa stratificata in quanto è duplicata, triplicata e moltiplicata?

 

Attorno a questa domanda si dipana il tema di Design.Ve 2018, che per la seconda edizione moltiplica le iniziative, mostre, installazioni, aperture straordinarie, eventi a Venezia, con una propaggine anche a Forte Marghera.

Design.Ve intende infatti offrire uno sguardo eccentrico rispetto alle grammatiche consolidate del design, approfondendo la relazione tra il linguaggio internazionale del progetto e la specificità della città lagunare, per questo si apre al dialogo con una molteplicità di soggetti, che hanno individuato in questo contesto concettuale il luogo ideale per presentare i loro progetti di design.

 

Fulcro di Design.Ve e luogo da cui si diramano i Design Walk che il Festival propone, è la mostra collettiva, ospitata a Palazzo Morosini Gatterburg in Campo Santo Stefano, uno dei luoghi storici di Generali Italia, dal titolo Design After Darwin. Adapted to Adaptability/Adattabile ad Adattabilità, curata da Luca Berta, Francesca Giubilei e Alice Stori Liechtenstein.

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L'Architettura dell'inganno. Disegni dalle Raccolte della Fondazione Cini
di Luisa Turchi   
mercoledì 06 giugno 2018

carlo-galli-bibiena-veduta-prospettica-di-galleria-a-due-bracci.pngUn viaggio illuminante nei multiformi aspetti dell’architettura dell’inganno, disegnata e dipinta, in un’accurata selezione di 126 disegni di periodo XVII–XVIII, in gran parte della nota scuola bolognese: tutto questo è L’Architettura immaginata, a cura di Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Cini.

 

I disegni provengono quasi tutti dalla Raccolta Certani, che consta di oltre 5000 fogli in origine facenti parte della collezione del violoncellista e compositore emiliano Certani (1879–1952) e dalla Raccolta Pozzi (Tavole Quarenghi).

 

Dettagliate sezioni in mostra consentono di godere appieno delle sorprendenti quadrature e sfondati, architetture dipinte in rigorose intelaiature prospettiche e illusionistiche per pareti e soffitti, apparati effimeri scenografici, accademiche vedute ideate, suggestive decorazioni d’interni e ricchi repertori d’ornato.

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Lezioni di Piano. La Fondazione Vedova celebra l'Architetto e le Architetture
di Mariachiara Marzari   
mercoledì 06 giugno 2018

linterno-del-magazzino-del-sale-restaurato-da-renzo-piano.pngDieci anni fa, nel 2008, la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova apriva al pubblico un nuovo spazio museale ma dalle caratteristiche espositive temporanee per celebrare il Maestro, da poco scomparso: il Magazzino del Sale venne infatti trasformato in un esempio avanguardistico di esposizione mobile, capace di tradurre l’impatto visivo delle opere di Emilio Vedova, il gesto perpetuo e circolare della sua pittura, in una struttura meccanica che ogni sei ore poteva modificare lo status espositivo.

 

Renzo Piano infatti aveva ideato un collegamento diretto tra le opere in mostra e le opere in deposito, programmando lo scambio orario e offrendo al pubblico una sempre nuova prospettiva sull’arte di Emilio Vedova.

 

Per celebrare questo anniversario, protagonista della sua stessa ideazione è Renzo Piano: le navette del Magazzino del Sale sorreggono ora otto grandi schermi sottilissimi che presentano sedici progetti, selezionati direttamente dall’Architetto, corrispondenti ad altrettante architetture che hanno come denominatore comune il rapporto con l’elemento acqua.

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Dalla parte dei giovani. Il Premio Wilmotte ri/visita Le Fort de Villiers
di M.M.   
mercoledì 06 giugno 2018

banniere01.png «L’unico modo di salvaguardare la memoria di un’architettura storica è quello di trovare un utilizzo appropriato apportando tutte quelle addizioni e sottrazioni necessarie nel rispetto della loro autenticità primaria e di tutte le successive che nel tempo ne hanno permesso la conservazione e l’utilizzo. Il termine generico di “restauro” prende significato diventando un “progetto”.

Le modifiche continue dettate da queste trasformazioni praticate su edifici di significativo valore architettonico storico, devono essere attuate con la precisa volontà di creare delle nuoveautenticità” e delle “reversibilità”. È questo l’obiettivo a cui tende il Premio Wilmotte» (Andrea Bruno, architetto).

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Al di là delle nuvole. Aldo Cibic e del design del futuro al Florian
di Fabio Marzari   
domenica 03 giugno 2018

1-cibic-incomplete-florian-wow-webmagazine-295x166.pngL’architetto e designer Aldo Cibic è il protagonista dell’edizione 2018 di Unica, la mostra/installazione che il Caffè Florian presenta in occasione della Biennale Architettura.

 

Con il progetto (in)complete, curato da Stefano Stipitivich, la Sala Cinese dello storico Caffè diventa il luogo di incontro reale e virtuale per partecipare a un’inchiesta sulla vita e il design. Una sorta di alcova contemporanea, con pareti di canne di plexiglass colorato e uno schermo che sembra galleggiare sopra un piano sospeso, è il contenitore che ospita una piattaforma informatica in continua evoluzione e che rende partecipi dei risultati di questa originale indagine.

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Rifugi e libertà. Fondazione Prada tra filosofia, arte e architettura
di Redazioneweb   
domenica 03 giugno 2018

5---mark-riley.png Una nuova mostra riapre gli spazi di Ca’ Corner della Regina: Machines à penser, a cura di Dieter Roelstraete, è il progetto che Fondazione Prada presenta a Venezia in occasione della Biennale Architettura, proponendo al pubblico una nuova indagine tra storia e contemporaneo attraverso la relazione tra filosofia, arte e architettura.

 

Protagonisti tre fondamentali figure della filosofia del XX secolo: Theodor Adorno (1903–1969), Martin Heidegger (1889–1976) e Ludwig Wittgenstein (1889 –1951).

 

Il progetto esplora la correlazione tra le condizioni di esilio, fuga e ritiro e i luoghi fisici o mentali che favoriscono la riflessione, il pensiero e la produzione intellettuale.

 

Heidegger e Wittgenstein hanno condiviso nel corso della loro vita la necessità di creare un proprio luogo di isolamento intellettuale: Heidegger ha trascorso lunghi periodi della sua maturità in una baita a Todtnauberg nella Foresta Nera in Germania, mentre Wittgenstein si è ritirato in più momenti della sua esistenza in un rifugio situato in un fiordo a Skjolden in Norvegia.

Nel caso di Adorno, la condizione di esilio viene sperimentata dal filosofo a causa dell’affermazione del nazismo, portandolo prima a Oxford e poi negli Stati Uniti.

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Un buon posto dove stare. Cirva, un punto di riferimento del contemporaneo
di M.M.   
venerdì 01 giugno 2018

02.pngLarry Bell, Pierre Charpin, Lieven De Boeck, Erik Dietman, Thomas Kovachevich, Giuseppe Penone, Jana Sterbak, Martin Szekely, Robert Wilson e Terry Winters e altri artisti (17 in totale) trovano nelle Le Stanze del Vetro uno spazio dedicato al loro mondo creativo, in bilico tra arte e design, dove il vetro diventa elemento di sperimentazione pura.

 

In ogni sala del percorso espositivo viene sottolineato infatti come la ricerca e l’esercizio di ciascun artista nei laboratori del CirvaCentre international de recherche sur le verre et les arts plastiques siano stati fondamentali per il loro lavoro.

 

Progettato come un laboratorio di ricerca, il Cirva, è nato a Marsiglia nel 1986 come ente statale senza fini di lucro per ospitare artisti, designer e architetti internazionali che desiderano introdurre il vetro nel loro processo creativo: questi artisti, che spesso si confrontano per la prima volta con una materia difficile da padroneggiare, sviluppano i loro progetti assistiti dal team tecnico del Cirva.

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Multiforme Alcantara. Tre installazioni di de Koning, Vigo e Zeitguised
di Massimo Bran   
venerdì 01 giugno 2018

beyond_the_nuclear_garden_zeitguised.pngAlcantara, storico brand italiano produttore unico mondiale dell’omonimo materiale utilizzato dalle aziende top dell’interior design, sbarca a Venezia, precisamente a Palazzo Rocca Contarini Corfù, allestendo un’esposizione di grande suggestione.

 

Multiforme, declinazioni tra spazio e tempo, questo il titolo della mostra, è un nuovo, intrigante capitolo del ciclo espositivo che da anni Alcantara progetta attraverso installazioni site specific che, di volta in volta, hanno saputo trasformare gli spazi espositivi di musei e gallerie d’arte in percorsi multisensoriali.

 

Il curatore Davide Quadrio ha selezionato tre installazioni della collezione aziendale realizzate rispettivamente da Krijn de Koning, Nanda Vigo e Zeitguised.

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Contatto con il design. L'esperienza dell'oggetto a Palazzo Michiel
di Redazioneweb   
venerdì 01 giugno 2018

photo-by-mattia-balsamini_designve_004_h.pngIn occasione della 16. edizione di Biennale Architettura, VENICE DESIGN 2018, organizzata da Fondazione GAA e ospitata dal Centro Culturale Europeo, offre un colpo d’occhio sul design contemporaneo.

 

Negli spazi di Palazzo Michiel, trasformati in un luogo di scambi, il visitatore è chiamato a partecipare attivamente a un’esperienza di confronto e interazione con gli oggetti presenti, le creazioni di 56 designer provenienti da 30 Paesi e da background artistici e culturali molto diversi fra loro, trasformando la visita in un’esperienza sensoriale.

 

Ma l’iniziativa sarà anche un’occasione di scoprire la scena attuale veneziana attraverso i lavori di 42 designer indipendenti che vivono e operano in città.

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La magnifica ossessione quadrata. Albers, il Messico e la Geometria Astratta
di Luisa Turchi   
martedì 29 maggio 2018
albers_studyforhomage_consent.jpgDirettamente da New York, approda a Venezia la mostra Josef Albers in Messico, a cura di Lauren Hinkson, curatrice associata delle Collezioni del Solomon R. Guggenheim Museum. L’esposizione è incentrata su Josef Albers, figura cardine del Novecento e dell’arte astratta, le cui teorie ebbero un’influenza determinante sulla formazione degli artisti dell’Op Art (Optical Art) nata intorno agli anni Sessanta. Artista e poeta, teorico e professore di arte e design, insegnò al Bauhaus a Dessau, poi a Berlino, e dal 1933, trasferitosi negli USA, al Black Mountain College e all’Università di Yale.
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Un raffinato esercizio di lettura. Bellini/Mantegna: pressoché identici, profondamente diversi
di Giandomenico Romanelli   
giovedì 03 maggio 2018
bellini-mantegna06.jpgPiù che una mostra in senso corrente, si tratta di un raffinato esercizio di lettura. Compiuto su due soli dipinti: uno, quello di Andrea Mantegna, proveniente da Berlino, Gemäldegalerie, con tutta probabilità appartenuto a Pietro Bembo; l’altro, quello attribuito a Giovanni Bellini, che si trova da cinquecento anni presso la famiglia (poi Fondazione) Querini Stampalia di Santa Maria Formosa.
Quel che accomuna e rende ulteriormente preziosi e curiosi i due dipinti è che essi sono, nella parte centrale, pressoché identici; e, nel complesso, profondamente diversi. Si tratta delle due Presentazioni di Gesù al Tempio.
L’occasione è ghiotta non solo perché è possibile vedere riunite due opere di qualità assai alta, ma e forse soprattutto, per l’insieme delle domande che questo confronto provoca e per i problemi che solleva, alcuni dei quali restano tuttavia senza risposte definitive, non ultimo motivo del fascino che ne deriva.
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La ballata dell’Io. Martin Bethenod e Florian Ebner mettono in scena l’artista
di M.M.   
giovedì 05 aprile 2018

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Il grande formato degli autoritratti di Rudolf Stingel, i lavori iconici degli inizi del duo Gilbert & George, le sculture di Alighiero Boetti, Urs Fischer, Robert Gober e Maurizio Cattelan, le opere di Cindy Sherman, contraddistinte dalla rappresentazione post-moderna dei ruoli tradizionali, e le critiche sociali e politiche degli artisti come LaToya Ruby Frazier, Paulo Nazareth, Adel Abdessemed e Lili Reynaud-Dewar danno origine a un dialogo vivace, anzi una vera e propria ‘danza’ che riflette sull’importanza primordiale della rappresentazione di sé nella produzione artistica dagli anni ‘70 a oggi e del ruolo dell’artista come protagonista e come oggetto stesso dell’opera.

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C’è posta per te. L'incredibile installazione di Elisabetta di Maggio al T Fondaco dei Tedeschi
di Mariachiara Marzari   
venerdì 06 aprile 2018
dimaggio_phmatteodefina.jpgUn lavoro che ha richiesto un tempo lungo di realizzazione, precisione, finitezza e rigore; una durata che in qualche modo contrasta con l’attimo velocissimo in cui l’opera potrebbe distruggersi. Greetings From Venice è il nuovo lavoro di Elisabetta Di Maggio che diventa mostra, curata da Chiara Bertola e fortemente voluta e sostenuta da T Fondaco dei Tedeschi, che la ospita con un allestimento studiato ad hoc nell’Event Pavilion dal 6 aprile al 25 novembre.
Nell’opera di Elisabetta Di Maggio resiste qualcosa di antico, rinascimentale, pregno di senso, di magnificenza. Il tempo e lo spazio sono i temi centrali di un mondo che sembra sospeso, che se si ha modo di fermarsi dona la possibilità di entrare attraverso il particolare nell’universale. Per l’installazione del Fondaco l’artista ha utilizzato tutti francobolli usati – in fondo era come se ritornassero nella loro “casa di origine”, dato che il Fondaco dei Tedeschi è stato il Palazzo delle Poste Centrali di Venezia – ricomponendoli in qualcosa di diverso e ugualmente vitale: un pavimento monumentale. Elisabetta Di Maggio e Chiara Bertola, artista e curatrice, in dialogo per condurci in una nuova originalissima dimensione del contemporaneo: è l’arte bellezza! 
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Territori senza confini. Albert Oehlen, una monografica che penetra gli strati della sua arte
di Mariachiara Marzari   
giovedì 05 aprile 2018

albert-oehlen-10.jpgSarà per le caratteristiche monumentali degli spazi, ma soprattutto per lo sguardo prospettico di Caroline Bourgeois, curatrice ‘cardine’ e massima esperta della Collezione Pinault, se le mostre personali a Palazzo Grassi assumono sempre interessanti e originali costruzioni semantiche.

 

Cows by the Water, la più grande monografica dedicata in Italia all’artista tedesco Albert Oehlen (1954, Krefeld, Germania), che apre al pubblico l’8 aprile, inaugurando la nuova stagione espositiva della Fondazione Pinault, presenta infatti un allestimento inedito, non cronologico bensì scandito da un ritmo sincopato tra i diversi generi e periodi, sottolineando così il ruolo centrale della musica nella produzione dell’artista, metafora del suo metodo di lavoro, dove contaminazione e ritmo, improvvisazione e ripetizione, densità e armonia dei suoni diventano gesti pittorici.

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Gradi di affinità. Marsiglia a Venezia, all’insegna del vetro
di Valentina Tommasi   
martedì 03 aprile 2018
cirva_venise_00001propa1.jpgIl vetro, simbolo della tradizione, da un lato. L’arte contemporanea, evocativa di nuovi linguaggi e visionarietà, dall’altra. Trait d’union, il Cirva di Marsiglia, Centre International de recherche sur le verre et les arts plastiques, ente statale senza fini di lucro che ospita artisti, designer e architetti internazionali che desiderano introdurre il vetro nel proprio processo creativo. E il gioco è fatto.
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INTERVISTA | Dentro una buona luce. Il dialogo tra classico e contemporaneo di Francesco Candeloro
di Fabio Marzari   
lunedì 09 aprile 2018
lcr_26963.jpgIl veneziano Francesco Candeloro ha fatto delle trasparenze una ragione di stile. Il suo è un percorso immersivo nell’arte, partendo dalle nuvole. I suoi lavori con il plexiglass hanno impreziosito spazi ‘inviolabili’ e la sua delicata, ma ferma, convinzione circa una sapiente invasione della luce nel rimodulare gli spazi ha creato suggestioni e non ha sfigurato di fronte a capolavori dell’arte classica. Un esempio tra tutti la sua recente mostra al MANN di Napoli, uno dei più importanti musei archeologici al mondo, in cui i lavori di Candeloro hanno impreziosito e inglobato capolavori di ogni tempo, tra cui il pregiatissimo Supplizio di Dirce, rendendo le antiche civiltà concatenate in mondi futuribili. Come ha scritto il Direttore del MANN Paolo Giulierini, «La materia scelta per le opere, rigorosamente in dialogo con quelle antiche, gioca anche con la luce, determinando una metamorfosi continua dei contesti, diffondendo un’energia vitale nelle sale dedicate alla statuaria, suggerendo quel colore che spesso le sculture ebbero in antico [...]».
L’occasione è di raccontare un percorso artistico importante, fatto anche di pittura e fotografia, con all’attivo mostre personali e collettive in molte città del mondo. Il suo viaggio nel tempo della luce porta Francesco Candeloro a esplorare sempre nuovi confini.
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