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ARTE
Rifondazione Vedova. Lo studio del Maestro diventa il suo Museo
di Redazioneweb   
lunedì 03 agosto 2020

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Dopo il successo della mostra di Emilio Vedova a Palazzo Reale di Milano, chiusa lo scorso febbraio, accompagnata da un eccezionale volume, edito da Marsilio e curato da Germano Celant, recentemente scomparso, la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova non ha fermato i suoi progetti anzi ha fatto tesoro di queste esperienze per rilanciare la sua attività con un autunno caldissimo di appuntamenti e importanti decisioni. Il primo di questi è l’attesa mostra a Baden (Vienna) al Museo Arnulf Rainer, dal 5 settembre 2020 al 5 aprile 2021, dal suggestivo titolo: Titian Schaut (Tiziano sta guardando), curata da Helmut Friedel e Fabrizio Gazzarri, che pone in dialogo Emilio Vedova e Arnulf Rainer in una originale visione dell’arte.

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[BREATHING] Visioni dal futuro. Arthur Jafa, la video-arte che racconta l’America all’America
di Marisa Santin   
domenica 26 luglio 2020

ImageFin da bambino Arthur Jafa (Leone d’Oro alla Biennale Arte 2019) è stato un instancabile collezionista di immagini. Le ritagliava e raccoglieva ossessivamente nei suoi Books per poi mostrarle e commentarle con gli amici o con chiunque si dimostrasse interessato. “L’atto di compilare e mettere insieme le cose ti aiuta a capire – dice – da cosa sei realmente attratto”. La sua opera più famosa, Love Is The Message, The Message Is Death, del 2016, è un caleidoscopio di spezzoni video che suscitano emozioni diverse e contrastanti.

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Città sospese. A Palazzo Cini, Piranesi e Basilico fermano il tempo dell’arte
di M.M.   
mercoledì 15 luglio 2020

ImageNon so se capita anche a voi, ma le cose che avevano un significato pre Covid assumono ai miei occhi un significato diverso ora, dopo la ripartenza.

 

Una specie di “sindrome da lockdown”! Mi è capitato a Firenze quando, pochi giorni fa, ho visitato la mostra Tomás Saraceno. Aria a Palazzo Strozzi, penetrando significati che forse prima erano rimasti come utopie nella mente dell’artista visionario e ora apparivano sotto tutt’altra luce, più reale e vivida; mi è capitato a Venezia, quando ho visto sui muri, durante le prime nuove camminate per la città, campeggiare le immagini di Roma nell’accoppiata inedita Piranesi/Basilico.

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La magia dell’irripetibile. Ai Tre Oci l’attesissima retrospettiva dedicata a Jacques Henri Lartigue
di Redazioneweb   
sabato 11 luglio 2020
ImageNell’impossibilità di visitare la mostra, una squadra di esperti, capitanati da Denis Curti, direttore artistico della Casa dei Tre Oci, ci ha raccontato durante il lockdown le fotografie piene di “felicità” di Jacques Henri Lartigue (1894–1986). Ora l’attesa è terminata e dall’11 luglio la mostra L’invenzione della felicità, curata da Marion Perceval, CharlesAntoine Revol e Denis Curti, sarà finalmente aperta. Il percorso – 120 immagini, di cui 55 inedite, tutte provenienti dagli album fotografici personali di Lartigue – ripercorre la sua opera, rendendo manifesta la purezza del suo sguardo che immortala un microcosmo fotografico personalissimo, che fissa sulla pellicola solo ciò che vuole conservare.
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Corpi sensibili. Le attività umane e gli effetti all’interno della circolazione globale oceanica
di Redazioneweb   
domenica 26 luglio 2020
ImageTerritorial Agency – Oceans in Transformation è frutto di una ricerca avviata tre anni fa e commissionata da TBA21–Academy che indaga le rapide trasformazioni in corso negli oceani in quello che è stato definito “Antropocene”, l’era geologica caratterizzata dall’impatto diretto dell’uomo sull’ambiente. Attingendo agli ultimi studi sugli effetti di una serie di attività umane su ecosistemi marini e costieri, il progetto vuole generare una profonda consapevolezza rispetto al ruolo degli oceani nella sopravvivenza del pianeta.
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L’amore e altre forme d’arte. Didier Guillon, visita guidata alla “Fondation Valmont”
di Massimo Bran   
venerdì 10 luglio 2020

ImageL’amore per Venezia è il nucleo del progetto che Didier Guillon ha fortemente voluto e realizzato: la “Fondation Valmont” a Palazzo Bonvicini. Zona centrale, tra Campo San Polo e Campo Santa Maria Materdomini, ma volutamente non così “di passaggio”, affacciato su una stretta calle, l’accesso alla fondazione non è solo un ingresso, ma un viaggio in un’altra dimensione, quella della ricerca della bellezza. Dopo una breve scala, lo spazio monumentale dalle linee decise ma semplici ci accoglie con le atmosfere di Luchino Visconti nel capolavoro Morte a Venezia (1971), proiettato quotidianamente in alcune fasce orarie, che subito ci avvolge dell’atmosfera sospesa della città, dove l’amore – Venetian Love –, in tutte le sue declinazioni, diventa tormento ed estasi. Dopo la visione, penetrare gli spazi espositivi, con le opere dello stesso Guillon, di Silvano Rubino e di Aristide Nejean, è come varcare una soglia dove il passato, il presente e il futuro sono imprescindibilmente legati. Didier Guillon ci accoglie dopo aver visitato la Fondazione, studiando il nostro sguardo per capire se la mostra “ci è arrivata”; solo allora incomincia a raccontare, facendoci entrare nel suo mondo.

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A Palazzo Grassi il grande Gioco di Henri Cartier-Bresson
di Redazioneweb   
giovedì 09 luglio 2020
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Henri Cartier-Bresson. Le Grand Jeu, co-organizzata con la Bibliothèque nationale de France e in collaborazione con la Fondation Henri Cartier-Bresson, è un progetto inedito pensato per Palazzo Grassi (11 luglio-10 gennaio 2021) basato sulla “Master Collection”, una selezione di scatti operata dallo stesso Cartier-Bresson nel 1973, su invito di due amici collezionisti, Dominique e John de Menil. Fu infatti lo stesso fotografo a scegliere, tra le proprie stampe a contatto, le 385 immagini che considerava migliori. Esistono solamente 6 esemplari di questo prezioso nucleo dell’opera di Cartier-Bresson, custoditi rispettivamente presso il Victoria and Albert Museum di Londra, la University of Fine Arts di Osaka, la Bibliothèque nationale de France, la Menil Foundation di Houston, ma anche presso la Pinault Collection e naturalmente presso la Fondation Henri Cartier-Bresson.

Cinque curatori d’eccezione François Pinault, Annie Leibovitz, Javier Cercas, Wim Wenders, Sylvie Aubenas, più Matthieu Humery, curatore principale della mostra, sono chiamati a offrire il loro punto di vista sul lavoro dell’“Occhio del secolo”. La parola “jeu” in francese si avvicina a “je”, che significa “io”. Il “Grand Je” viene celebrato in primo luogo attraverso l’omaggio all’opera di un unico artista e, simultaneamente, attraverso l’“io” di ogni curatore che emerge, in controluce, nella scelta delle immagini. Le regole del gioco sono semplici: ognuno dei cinque curatori è stato invitato a selezionare una cinquantina di immagini dell’artista, circoscritta agli scatti scelti dallo stesso Henri Cartier-Bresson contenuti nella “Master Collection”. Ogni curatore, inoltre, ha operato la propria selezione senza conoscere quella degli altri. Nello stesso modo l’allestimento, così come ogni elemento della mostra, è stato lasciato a discrezione di ciascun curatore. Il percorso risulta, quindi, essere composto da cinque esposizioni autonome e indipendenti tra loro dove i cinque curatori ci raccontano in totale libertà la loro storia, le loro sensazioni e il ruolo che queste immagini possono aver rappresentato per il loro lavoro e la loro vita.

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Tre sguardi sull'arte di oggi negli spazi di Tadao Ando
di Redazioneweb   
giovedì 09 luglio 2020
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Untitled, 2020. Tre sguardi sull’arte di oggi, collettiva ideata e curata da Caroline Bourgeois, dall’artista e storica dell’arte Muna El Fituri e dall’artista Thomas Houseago, è stata concepita appositamente per gli spazi di Punta della Dogana (11 luglio-13 dicembre) come una mostra corale nata dalla condivisione e dal dialogo tra i tre curatori, legati da una relazione personale e professionale di lunga data. Il risultato è un’indagine costruita attraverso i lavori di oltre 60 artisti di diverse generazioni (nati tra il 1840 e il 1995), che svela la genesi e lo sviluppo del processo creativo e racconta le grandi questioni ricorrenti della contemporaneità. Il percorso si articola intorno a un’installazione site-specific allestita nel cubo centrale di Tadao Ando, cuore di Punta della Dogana: la ricostruzione dello studio di un artista, prendendo ispirazione da una delle stanze dello studio di Thomas Houseago, la stanza definita “drawing room”, immaginata per potervi riflettere, scambiare idee, vivere, pianificare, uno spazio dove i visitatori sono invitati a interagire con gli elementi che compongono il luogo di ispirazione creativo.

 

Gli artisti in mostra: Magdalena Abakanowicz, Nairy Baghramian, Garry Barker, Maria Bartuszovà, Lee Bontecou, Marcel Broodthaers, Stanley Brouwn, Teresa Burga, Eduardo Chillida, Robert Colescott, Bruce Conner, Enrico David, Karon Davis, Hélène Delprat, Abigail DeVille, Jan Dibbets, Elliot Dubail, Marlene Dumas, Valie Export, Saul Fletcher, Llyn Foulkes, Kasia Fudakowski, Ellen Gallagher, Dominique Gonzalez-Foerster, Nancy Grossman, Philip Guston, Lauren Halsey, David Hammons, Duane Hanson, Georg Herold, David Hockney, Thomas Houseago, Arthur Jafa, Joan Jonas, Mike Kelley, Alice Kettle, Edward Kienholz & Nancy Reddin, Tetsumi Kudo, Deana Lawson, James Lee Byars, Bernd Lohaus, Lee Lozano, Markus Lüpertz, Paul McCarthy, Gustav Metzger, Peter Mitchell, Henry Moore, Otto Mühl, Rei Naito, Senga Nengudi, Meret Oppenheim, Nam June Paik, Solange Pessoa, Charles Ray, Auguste Rodin, Cameron Rowland, Betye Saar, Lorna Simpson, Ser Serpas, Daniel Steegmann Mangrané, Alina Szapocznikow, Henry Taylor, James (Son Ford) Thomas, Luc Tuymans, Gilberto Zorio.

 

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Diario di una rivoluzione. Incontro con Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi
di Mariachiara Marzari   
giovedì 09 luglio 2020

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Il Louvre aprirà a giorni e in generale i grandi musei del mondo hanno aperto in modo difforme, con visite limitate nel tempo e contingentate nei numeri: il lockdown pesa su tutti, con dati allarmanti in termini di entrate. L'Italia è ripartita ponendo la cultura e in particolare il suo patrimonio artistico come elemento prioritario della ripartenza anche per l’industria turistica, un segnale importante per restituire una normalità alla Nazione. Tuttavia, l'occasione è propizia per poter riflettere su un nuovo possibile modo di fruire la cultura e in particolare i musei. Da questo punto di vista, da alcuni anni, sono certamente le Gallerie degli Uffizi e il suo direttore Eike Schmidt a dettare la linea di una rivoluzione lenta ma inesorabile oltre che naturalmente necessaria del nostro sistema museale, con una spinta propulsiva che investe tutti i suoi campi d’azione, dalla conservazione alla valorizzazione, dalla apertura di nuovi spazi e collaborazioni alla promozione, dalla comunicazione alla ricerca di sempre nuovi pubblici da intercettare in maniera differente, senza mai snaturale la vocazione fondamentale del museo. Per questo nuovo inizio non potevamo che fare il punto con lui, quindi.

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Le mille e una notte. L'Egitto leggendario di Youssef Nabil
di M.M.   
mercoledì 04 marzo 2020

Image Atmosfere vagamente nostalgiche, colori volutamente velati, immagini senza tempo che ci conducono verso una realtà lontana: le fotografie dipinte di Youssef Nabil (nato a Il Cairo nel 1972, vive e lavora attualmente a New York) raccontano di un Egitto leggendario che non c’è più.

 

Affascinato dal cinema sin da piccolo, Youssef Nabil si lascia appassionare dai grandi personaggi dei film egiziani e in seguito dalle star internazionali. Da allora decide di usare la fotografia come mezzo per immortalare, secondo una sua personale visione, le star di un suo pantheon ideale.

 

La sovrapposizione di diversi livelli di lettura e il gioco tra descrizione, simbolismo e astrazione rappresentano la ricchezza del lavoro di Youssef Nabil, che attraversa poeticamente la sua carriera come in un diario privato.

 

Le sue fotografie in bianco e nero sono dipinte a mano, una tecnica fotografica tradizionale che veniva ampiamente utilizzata per i ritratti di famiglia e per le locandine dei film che coloravano le strade de Il Cairo. Ancora in voga in Egitto tra gli anni ‘70 e ‘80, questa tecnica viene perfezionata da Youssef Nabil grazie agli ultimi ritoccatori degli studi de Il Cairo e di Alessandria.

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La Squadra volante. Le Dolomiti Friulane negli acquerelli di Napoleone Cozzi
di Franca Lugato   
giovedì 04 giugno 2020

Il racconto della Montagna nella pittura tra Ottocento e Novecento, a Palazzo Sarcinelli a Conegliano, è una delle mostre che avrebbero dovuto aprire proprio nei giorni in cui, tra fine febbraio e marzo, tutto si è fermato. La sua apertura al pubblico è stata finalmente comunicata: dal 12 giugno e fino all’8 dicembre sarà possibile scoprire il nuovo capitolo d’indagine sul paesaggio, quello alpino questa volta, offerto dalla curatela attenta e sorprendente di Franca Lugato e Giandomenico Romanelli.


L’attesa ci ha permesso di scoprire storie, persone e sogni, che vanno oltre le opere magnifiche che vedremo in mostra, per spiegare la Montagna e il suo valore simbolico di limite e di bellezza pura. Dopo Irene Pigatti, di seguito la seconda, coinvolgente puntata dedicata a Napoleone Cozzi e alle Dolomiti Friulane.

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Perfetti imperfetti. Capolavori di ieri e fotografie di oggi, la natura come non l’avete mai vista
di Franca Lugato   
mercoledì 03 giugno 2020
Image«Ogni natura morta è una vanitas, un invito a riflettere sulla caducità della vita» è il motto che accoglie il visitatore della straordinaria mostra Natura in posa, a Treviso al Museo Santa Caterina. Con più di cinquanta capolavori pittorici che provengono dalle ricchissime collezioni del Kunsthistorisches Museum di Vienna e una raffinatissima selezione di fotografie contemporanee, Francesca del Torre e Denis Curti, curatori della mostra ed esperti per le diverse discipline, sono riusciti a costruire un percorso appassionante e ricco di emozioni. Fiori, frutta, utensili, selvaggina, teschi, candele, libri, strumenti musicali e molto altro diventano all’inizio del Seicento i soggetti privilegiati per alcuni grandi pittori fiamminghi e olandesi. Allestite e messe in posa come degli immobili e silenziosi ritratti dal vero al naturale, queste composizioni prendono vita sulla tela e ingannano l’osservatore per la loro accuratezza e precisione, verranno chiamate “nature morte” qualche decennio dopo la loro invenzione, un genere pittorico che avrà moltissimi appassionati ed estimatori tra i collezionisti di tutta Europa.
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L’esperienza della luce. George de La Tour, ovvero il fascino inesauribile dell’arte
di Redazioneweb   
mercoledì 03 giugno 2020
ImageUn profondo contrasto tra i temi “diurni”, crudamente realistici, che mostrano un’esistenza senza filtri, con volti segnati dalla povertà e dall’inesorabile trascorrere del tempo, e i temi “notturni” con splendide figure illuminate dalla luce di una candela, modelli assorti, silenziosi, commoventi. La pittura di Georges de La Tour, uno dei più celebri artisti del Seicento, è assolutamente unica e personalissima, rimane impressa per stile e linguaggio, tuttavia fu dimenticata o ignorata per più di due secoli, e solo nel 1915 Herman Voss, un grande studioso tedesco, scrisse un articolo per attribuirgli due dipinti.
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INTERVISTA | La distanza della Passione. Incontro con Melania Mazzucco
di Franca Lugato   
martedì 02 giugno 2020

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Doveva terminare proprio il 2 giugno, ma praticamente appena aperta è stata chiusa, con quelle incredibili opere coperte da tele per ripararle dalla luce! I dubbi per i molti prestiti importanti e per la delicatezza di questi capolavori hanno tenuto tutti in sospeso, direttori dei musei – in primis quello degli Uffizi e dei Vaticani e poi quelli della National Gallery di Washington, del Louvre, del Prado, della National Gallery di Londra –, curatori, storici dell'arte e visitatori, svaniti infine per così regalarci una graditissima e attesa sorpresa: la mostra Raffaello 1520 – 1483 alle Scuderie del Quirinale a Roma ha riaperto le porte il 2 giugno e sarà visitabile fino al 30 agosto, con nuove modalità di fruizione nel rispetto delle norme del distanziamento sociale, dal lunedì alla domenica dalle ore 9 alle 22, con ultimo ingresso alle 20.30 e con previsione di allungare l’orario fino a tarda notte. La prenotazione è rigorosamente obbligatoria – fino a fine giugno quasi sold out –, con ingresso a partire dalle 9 di sei persone ogni 5 minuti, per assicurare a tutti una buona visita, che durerà in totale un’ora e venti minuti.
Noi abbiamo colmato l'attesa con una bellissima anteprima dalla viva voce di Melania Mazzucco.

 

Raffaello, l’Architettrice e Roma sono tra i protagonisti di questo ‘strano’ periodo, rispettivamente una magnifica mostra alle Scuderie del Quirinale, di quelle ritenute “storiche” per il gruppo di opere del Maestro urbinate in essa esposte, la protagonista del romanzo storico che ci ha fatto compagnia in queste lunghe giornate e la città palcoscenico assoluto delle due storie. Dietro le quinte, Melania Mazzucco che ancora una volta ha generosamente condiviso la sua passione e il suo sapere per raccontarci di Raffaello e del suo nuovo libro dedicato a Plautilla Bricci. Un racconto che pur penetrando nelle pieghe della storia passata riesce a cogliere e a riflettere sul nostro presente sospeso.

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Si ripArte!
di Redazioneweb   
venerdì 29 maggio 2020
La Storia è una grande maestra di vita e ancora una volta ci invita a riflettere sul cambiamento e sulla ripartenza. Venezia riapre con moltissimi problemi - alberghi chiusi, ristoranti e locali che faticano a riprendere l’attività, negozi in difficoltà - ma con una bellezza ritrovata, pura, senza fronzoli, unica.

 

Non servono proclami, concerti, eventi fantasmagorici e nemmeno (sic!) la Mostra Internazionale di Architettura, posticipata al 2021. Venezia ha nel suo DNA, nei suoi palazzi, nelle sue chiese, nelle sue scuole, nei suoi teatri, nei suoi musei e fondazioni un patrimonio ineguagliabile di arte e cultura.

 

Come ai tempi della Serenissima, il viaggiatore oggi rimane colpito dalla sua maestosità silente; lungo il Canal Grande privo di barche il silenzio dei secoli rimbomba nelle orecchie, mentre una bellezza senza filtri inonda gli occhi. Complice il periodo, la fine di maggio, e forse la mancanza di inquinamento, la luce nitida rimbalza nell'acqua creando colori e riflessi mai visti.


La città è ripartita e con essa i suoi monumenti: hanno riaperto le Gallerie dell'Accademia, la Collezione Peggy Guggenheim, Fondazione Bevilacqua La Masa, la Scala del Bovolo, Fondation Valmont e via così nelle prossime settimane tutti gli altri. Visitare ora Venezia è come fare un viaggio nel tempo assoluto della bellezza. Noi intanto ri-iniziamo a raccontarvela!

 

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La Scala nascosta. Il Bovolo riapre con visite esclusive su prenotazione
di Redazioneweb   
giovedì 28 maggio 2020
ImageLe sue vicende attraversano cinque secoli di storia veneziana, diversi proprietari, molti inquilini. Una “casa fontego” tardo Trecentesca, a cui verso la fine del Quattrocento venne aggiunta una “bizzarra e leggiadra” scala a chiocciola, in veneziano “bovolo”, da qui l’appellativo e la sua meritata fama. Fu voluta da Pietro Contarini, rampollo appartenente alla potente famiglia Contarini del ramo di San Paternian che nel Trecento si era potuta fregiare dell’alto onore di aver dato un doge, Andrea Contarini, alla Serenissima Repubblica. Testimonianza diretta e sicura della cronologia, è la presenza della Scala del Bovolo nella pianta prospettica di Jacopo de Barbari: prova che i lavori di ristrutturazione si erano svolti piuttosto velocemente e che nell’anno 1500 si erano ormai conclusi.
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La versione di Emilio. L'arte di Vedova, energia attiva e manifesta
di Redazioneweb   
giovedì 28 maggio 2020
ImageDue Maestri, Vedova e Celant, uno dell'arte della pittura e uno dell'arte di far comprendere l'arte, uniti in un omaggio emozionante. A poche settimane dalla scomparsa di Germano Celant e a pochi mesi dalla magnifica mostra a Palazzo Reale a Milano dedicata al Maestro veneziano, RAI5 trasmette in anteprima, venerdì 29 maggio alle ore 21.15, il film-documentario Emilio Vedova. Un nucleo di energia attiva, prodotto da Fondazione Emilio e Annabianca Vedova e realizzato da Twin Studio, con la regia di Tomaso Pessina, produttore esecutivo Elena Pedrazzini. Dopo il documentario Emilio Vedova. Dalla parte del naufragio, un’originale biografia dell'artista realizzata sempre da Tomaso Pessina, presentato nel programma delle Giornate degli Autori 2019, in occasione della 76. Mostra internazionale d'arte cinematografica, il nuovo film del regista racconta la grande mostra milanese Emilio Vedova, allestita lo scorso inverno nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a conclusione delle iniziative della Fondazione Emilio e Annabianca Vedova per il centenario della nascita dell'artista (Venezia, 1919 – 2006).
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La Collezione Guggenheim ripArte. Dal 2 giugno Ca' Venier dei Leoni riapre al pubblico
di Daniela Paties Montagner   
giovedì 28 maggio 2020

ImageDopo 86 lunghi giorni di chiusura a seguito della pandemia da Covid-19,  la Collezione Peggy Guggenheim, in occasione della Festa della Repubblica prevista per il 2 giugno 2020 (solo su prenotazione), riaprirà i battenti per accogliere i visitatori  nelle prestigiose sale di Palazzo Venier dei Leoni e nel suo giardino, cuore verde del museo veneziano.

 

Dalle ore 10 alle 18  dello stesso giorno è previsto infatti  l’ingresso gratuito e contingentato, per visitare l’impareggiabile collezione di capolavori in quella che fu, per ben trent’anni, la casa di Peggy Guggenheim. Una vita dedicata alla cultura e alla passione per l’arte, non a caso dichiarava: «Il mio motto era: comperare un quadro al giorno e l’ho seguito alla lettera», Peggy Guggenheim, in: Una vita per l’arte.

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L'altro Tiepolo. 1770 – 2020
di Giandomenico Romanelli   
martedì 26 maggio 2020
Imagedi Giandomenico Romanelli In tempi meno calamitosi dei nostri, il 250mo anniversario della morte di Giambattista Tiepolo, avvenuta a Madrid il 25 marzo del 1770, sarebbe stata l’occasione per riflettere e proporre, si poteva sperare, qualche novità o qualche rilettura dell’opera e della figura di questo gigante dell’arte veneziana. A volte peraltro, e anche di recente, i modi in cui le ricorrenze di qualche artista sono state sottolineate e celebrate hanno fatto rimpiangere una più opportuna astensione da trombe fanfare e tenorili acuti, in tal modo potendoci salvare, quindi, da stecche, stonature e tronfie quanto dilettantesche banalità.
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Note vocali. Fabrizio Plessi, le mie città del mondo
di Redazioneweb   
lunedì 25 maggio 2020
Image La nuova comunicazione in tempo di pandemia include un uso massiccio di social media, solo pochissimi, tuttavia, sanno rendere poesia l’affacciarsi a un mondo potenzialmente senza confini, i cui orizzonti sono segnati dalle infinite capacità di porsi in confronto tra individui. Entrare nelle vite degli altri, spiarne i dettagli che vengono offerti è divenuta abitudine per la maggioranza dei cybernauti, un quotidiano plurimo esercizio completamente inconsapevole, quasi “normale”.

E poi c’è Fabrizio Plessi in Plessi. Progetti del mondo: 44 città – una al giorno, per un minuto, alle 19 su Instagram, dal primo maggio fino al 14 giugno, a cura di Paolo Lucchetta e Riccardo Baggio – che hanno ispirato altrettanti lavori del Maestro, capace di stupire ancora una volta per la sua inclinazione a conquistare Instagram con la leggerezza di chi può portare oltre il suo sguardo, regalando un tour planetario per immagini, parole e suoni, nella brevità di una misurazione temporale che diviene limite valicabile della fantasia.
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Gallerie dell'Accademia: riapertura “straordinaria”
di Redazioneweb   
mercoledì 20 maggio 2020
ImageUn segnale importante per Venezia, le Gallerie dell'Accademia, tra i primi musei italiani a riprendere l’attività dopo oltre due mesi di chiusura, riaprono il 26 maggio.
«La decisione di riaprire le Gallerie, nonostante le difficoltà che stiamo vivendo, e dunque di accogliere i visitatori in condizioni di totale sicurezza – dichiara il Direttore Giulio Manieri Elia – è stata resa possibile grazie allo sforzo di tutti i lavoratori e collaboratori del museo. Ci è sembrato doveroso che la nostra istituzione non mancasse questo appuntamento e desse un messaggio di fiducia sul futuro di Venezia. Una città che ha nell’arte e nella cultura la sua vocazione e il suo destino, un legame indissolubile che parte dalla comunità locale che si riconosce nel suo patrimonio, e raggiunge il resto del mondo».
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La Metamorfosi del Moderno. Germano Celant, la rivoluzione che voleva diventare arte
di Redazioneweb   
martedì 19 maggio 2020

ImageGermano Celant sembra un personaggio senza tempo, immediatamente riconoscibile per il suo modo di essere e di apparire, forte ma non abbastanza per combattere questo inesorabile virus. È  mancato all’età di 80 anni a Milano il 29 aprile scorso.

 

Molto è stato scritto in sua memoria nei giornali nelle scorse settimane, molto si continuerà a scrivere nei libri, molto anzi moltissimo rimane vivo delle sue mostre il più delle volte epocali, come le ultime di Celant che hanno avuto Venezia come protagonista, diretta o indiretta: nel 2019 la grande retrospettiva alla Fondazione Prada a Ca’ Corner della Regina dedicata a Jannis Kounellis e la personale di Emilio Isgrò alla Fondazione Cini a San Giorgio, a febbraio 2020 la mostra su Emilio Vedova nella sala delle Cariatidi a Palazzo Reale a Milano.

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Ri/svegli. Ocean Space illumina le nostre coscienze
di Redazioneweb   
martedì 19 maggio 2020
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Eppur si muove! Venezia è ripartita con il suo tipico ritmo lento, ma inesorabile. Anche la cultura mostra i primi segni di questo ri/sveglio, che diventano segnali manifesti di una volontà ferrea di tornare alla normalità straordinaria di Venezia.

 

Emblematico, quindi, che il primo segnale lanciato da Ocean Space sia un’installazione luminosa d'impatto sulla facciata di San Lorenzo, esterna e visibile a tutti, una luce led, posizionata a 3,5 metri di altezza sulla facciata della Chiesa, che indica il livello dell’innalzamento dei mari che verrà raggiunto a fine secolo a causa dell’azione dell’uomo sull’ambiente, in base alle proiezioni del Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico.

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Spazi dell’Insieme. European Cultural Centre Italy conquista Mosca
di Julija Kajurov   
lunedì 18 maggio 2020

ImageUna nuova avventura quella della Fondazione European Cultural Centre, che oltre a caratterizzare da quasi dieci anni il panorama artistico di Venezia durante le Biennali Arte e Architettura con le mostre Time Space Existence e Venice Design, a gennaio 2020 ha conquistato un importante spazio anche a Mosca, proprio accanto alla Piazza Rossa. Ospitata nel prestigioso Museo Nazionale di Architettura Schusev, il primo museo al mondo dedicato all’architettura, la mostra Public Architecture –  Future for Europe, organizzata da ECC Italy ed ECC Russia, presenta progetti realizzati o ancora solo platonici rivolti all’architettura pubblica nell’Europa del futuro.

 

Circa quaranta fra studi di architettura, grandi firme, fotografi, università e istituzioni attive in tutto il continente condividono le loro prospettive su approcci alternativi e una nuova concezione di architettura che sia in linea con il rispetto del patrimonio culturale europeo. I progetti riguardano social housing, edilizia verde, mobilità, e rappresentano spazi civici ed educativi, stazioni ferroviarie, aeroporti e altre aree pubbliche. Toccano temi importanti quali l’espansione e la pianificazione urbane, l’innovazione e la sempre più attuale questione ambientale.

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Amici per passione. Federica Marangoni e il ciclo di incontri speciali "Volevo dirti che..."
di Redazioneweb   
venerdì 15 maggio 2020
ImageFederica Marangoni, artista e designer veneziana nota in tutto il mondo più volte ospite alla Biennale e protagonista di importanti mostre internazionali si racconta al pubblico, attraverso cinque incontri online che la vedranno conversare con gli amici con cui collabora e che ricordano assieme a lei la sua lunga storia di lavoro nel mondo dell’arte.
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Mappa di voci. Ocean Space e la Città Riflessa
di M.M.   
venerdì 24 aprile 2020

ImageOcean Space e l’organizzazione madre TBA21-Academy hanno scelto Venezia come città-mondo, luogo ideale non solo per la sua bellezza ma soprattutto per la sua specificità legata alla sua cultura acquatica. Il luogo, che sia fisico, la Chiesa di San Lorenzo a Castello, o virtuale, il sito web, i profili social, la piattaforma e il canale radio, deve essere uno spazio di confronto e dibattito, di incontro di idee e pensieri e naturalmente di persone, con al centro Venezia, La Città Riflessa.

 

Una aggregazione di esperienze artistiche, scientifiche, letterarie, politiche che mira a rafforzare la consapevolezza del cambiamento attraverso le tematiche ambientali e attraverso queste raccogliere idee per il nostro futuro.

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D'amore e d'altre forme. Aristide Najean, Didier Guillon e Silvano Rubino alla Fondazione Valmont
di RedazioneWeb3   
mercoledì 04 marzo 2020
ImageDal 18 maggio riapre (su appuntamento) la mostra Venetian Love della Fondazione Valmont –  tra i protagonisti del panorama culturale e artistico veneziano che dissemina nel tessuto cittadino incredibili edifici recuperati solo grazie all’iniziativa privata e riaperti al pubblico come spazi d’arte e per l’arte –, esplora le differenti interpretazioni dell’estetica mostrate nella diversità delle forme di espressione scelte da un trio di artisti complementari che svelano al pubblico il loro dialogo interiore.

 

Aristide Najean, Didier Guillon e Silvano Rubino lasciano che sia l’amore a trasformare la loro creatività in energia per dare vita a questa performance comune che contagia gli spazi di Palazzo Bonvicini a Santa Croce. «Progettare una mostra in un palazzo veneziano del XVI secolo che collegasse diverse interpretazioni della bellezza universale non è stato semplice. Ispirato dal principio dell’equilibrio, l’abbozzo di un’immagine cominciò a emergere, imponendosi in maniera lenta ma inesorabile come una scelta ovvia. Gli artisti e le opere selezionate hanno poi semplicemente perfezionato questo delicato equilibrio. Tra i lampadari impetuosi di Aristide Najean, espressione diretta della volontà dell’artista di rivelare le sue emozioni interiori, e le immense foto di Silvano Rubino con la sua architettura essenziale e inedita creatrice di un’atmosfera sospesa, mi sono infilato io, con le mie umili maschere segnate».

 

 

ARISTIDE NAJEAN
Nato e cresciuto a Parigi, Najean arriva a Murano nel 1986 per studiare le celebri e secolari tecniche di lavorazione del vetro dell’Isola veneziana. Pittore di formazione, Najean interpreta l’arte vetraria come un’estensione della pittura e ne fa il suo materiale d’elezione. I suoi lampadari traggono ispirazione tanto dalla pittura che dall’arte del vetro, in un’interazione portata fino al loro limite. Aperto a tutte le fonti di ispirazione, Najean osserva il mondo che lo circonda con grande curiosità.

 

Padroneggiando la lavorazione del vetro, sa fino a che punto può spingere i suoi abbozzi e quali sono i limiti entro i quali il materiale manterrà la forma scolpita. Quello in cui vive è un mondo fatto di immagini, dove crea opere d’arte che non assomigliano ad altro che alla sua ispirazione e i cui schemi cromatici e le forme disobbedienti scuotono e seducono.

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I miei primi quarant'anni. Buon Compleanno Collezione Peggy Guggenheim
di Mariachiara Marzari   
giovedì 09 aprile 2020
ImageIl 6 aprile 2020 la Collezione Peggy Guggenheim ha compiuto 40 anni! Un traguardo importante, ma in parte solo celebrativo, perchè la Collezione Peggy Guggenheim è riuscita a radicarsi nel profondo della città, a entrare nel DNA stesso di Venezia ed essere uno dei monumenti fondamentali – un landmark - al pari di Palazzo Ducale o della Basilica, quindi ad essere considerata un elemento fondamentale nel tessuto cittadino.

 

Ecco le tappe di questo percorso breve, ma significativo: Dal 1949 al dicembre del 1979, anno della sua scomparsa, Peggy Guggenheim ha vissuto a Palazzo Venier dei Leoni, sul Canal Grande, dove ha dato vita alla sua collezione d’arte moderna. A partire dal 1951, con estrema generosità ha aperto al pubblico la sua casa-museo, tre pomeriggi alla settimana, da Pasqua a ottobre. Credeva fosse suo dovere salvaguardare e condividere la collezione creata con passione e determinazione ed è stata per molti fonte d’ispirazione.

 

Il 6 aprile 1980 la Collezione Peggy Guggenheim ha aperto le porte, diventando un’istituzione prestigiosa grazie al suo preziosissimo patrimonio artistico, alle mostre temporanee sempre stimolanti, ai programmi e alle attività educative di qualità.

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La mia ombra è tua. Anthony Corner, esperienza immersiva con l'interiorità dell'artista
di Redazione   
giovedì 05 marzo 2020
ImageAnthony Corner – laurea al Royal College of Art, residenza presso la Royal Opera House Covent Garden, ampiamente esposto, già a Venezia nel 2017 e l’anno successivo alla Royal Academy di Londra, dove vive e lavora –, ritorna in città con un nuovo consistente corpo di lavori che presenta nella mostra Lamentation, Flux and an Empty Bladder allo SPARC*– Spazio Arte Contemporanea.

 

Il titolo manifesta subito il contesto emotivo e il modo personalissimo attraverso cui l’artista inglese fa l’esperienza della vita e dell’essere pittore.La sofferenza, l’angoscia, il tormento si sono imposti a lungo quali motori della sua ricerca di senso.

 

Le oltre 100 opere, tra grandi dipinti e piccoli lavori, creano un vero e proprio ambiente pittorico unico, in cui lo spazio stesso diventa contenuto insieme all’opera, offrendo al visitatore un’esperienza immersiva e ravvicinata con l’interiorità dell’artista.

 

La scelta di esporre a Venezia non è certo casuale.

Nei suoi dipinti, così come in Laguna, si può passare velocemente dall’oscurità alla luce, dal sordido alla bellezza, in un continuo e perpetuo andirivieni da un estremo all’altro.

 

Nella densa stratificazione del colore cupo che oscura tutto, sotto una spessa coltre, trovano ora spazio ampi squarci di luce, intere porzioni di tela lasciate vuote e bianche.

 

Dal fragore linguistico dei quadri precedenti, dove colore, parole, grafismi e materiali si condensano, contaminandosi l’uno con l’altro, in uno straziante lamento che emerge dalla tela, si fa strada ora uno spazio silenzioso, in cui la pittura diventa un sollievo dal dolore e una pausa dalla battaglia quotidiana.

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Collezionista di cime. Irene Pigatti pioniera dell’alpinismo dolomitico
di Franca Lugato   
lunedì 06 aprile 2020

A Palazzo Sarcinelli a Conegliano, Il racconto della Montagna nella pittura tra Ottocento e Novecento è una delle mostre che avrebbero dovuto aprire proprio nei giorni in cui, tra fine febbraio e marzo, tutto si è fermato. La sua apertura al pubblico,riprogrammata per il 12 giugno, permetterà di scoprire il nuovo capitolo d'indagine sul paesaggio offerto dalla curatela attenta e sorprendente di Franca Lugato e Giandomenico Romanelli.


Nell'attesa non proponiamo un tour virtuale, come quelli meravigliosamente offerti da mostre e musei che stanno occupando le nostre giornate, ma chiediamo di seguirci in un viaggio fatto di storie, persone e sogni, che vanno oltre le immagini per spiegare la Montagna e il suo valore simbolico di limite e di bellezza pura.


Ecco a voi, la prima puntata dedicata a Irene Pigatti.

 

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