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ARTE
NATALE 2020 | La Notte Santa. Itinerario veneziano alla scoperta delle Natività
di Franca Lugato   
giovedì 24 dicembre 2020

... A che ora è nato Gesù?

In questi giorni se ne parla,

certamente nei secoli per gli artisti la risposta

è sempre stata chiara e unica,

nella notte tra il 24 e il 25 dicembre!

 

La festa più attesa dell’anno liturgico è sicuramente il 25 dicembre, quando si ricorda la nascita del Bambin Gesù a Betlemme. Artisti di tutte le epoche – la più antica risale al III secolo d.C. e si trova nelle catacombe di Priscilla – e di tutte le parti del mondo si sono misurati con questo affascinante e poetico soggetto che più correttamente viene definito “Natività”, una raffigurazione che nel corso dei secoli ha subito numerosi cambiamenti arricchendosi di personaggi, animali e dettagli di ogni genere. Tra le chiese di Venezia, luoghi ancora accessibili in tempi di pandemia, si possono ammirare degli esempi molto significativi dell’iconografia del presepe o di quella che viene definita, proprio per la sua ambientazione notturna e carica di attesa, la “Notte Santa”. Senza alcuna pretesa di esaustività, ecco allora i nostri suggerimenti per stimolare un itinerario veneziano natalizio che ci permetterà di scoprire ancora una volta la bellezza e ricchezza del nostro patrimonio “sotto casa”.

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Risalendo al XIII secolo, tra i più antichi esempi di Presepe è il bassorilievo che corona la gotica Porta dei Fiori nella facciata Nord della Basilica di San Marco. Impostata secondo uno schema ancora orientale, con la Vergine triste e pensosa e Giuseppe assorto, è nel modo di presentare il Bambin Gesù, giacente su una sorta di altare, che si vuole prefigurare la deposizione nel sepolcro. Dall’alto scende la luce trinitaria di una stella a otto punte, che simboleggia nella patristica la nuova era inaugurata da Cristo, l’ottavo giorno della storia della salvezza.

È utile ricordare che la prima descrizione della natività di Gesù è presente nei vangeli di Matteo e Luca, i soli che narrano dell’infanzia di Gesù. Ad arricchire la scarsità narrativa di queste due fonti dirette saranno invece i vangeli apocrifi, in particolare il Protovangelo di Giacomo della metà del II secolo. Concordi sono sul luogo della nascita, ossia Betlemme, ma se Matteo lo fa nascere in una casa, è Luca che introduce l’elemento della mangiatoia. Sarà il Protovangelo di Giacomo a inserire invece la grotta, che diviene presto un elemento fondamentale nell’immagine popolare, devozionale e iconografica del presepe, dove si aggiungeranno poi anche il bue e l’asino. Le fonti apocrife susciteranno curiosità in artisti e committenti, basta citarne uno tra tutti, forse il più singolare, quello della levatrice incredula che venne ripreso nella Legenda Aurea di Jacopo da Varazze.

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STORIE2020 | Mostre perdute. La regola della bellezza
di Augusto Gentili*   
lunedì 21 dicembre 2020
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Una delle vittime illustri del Covid è certamente Carpaccio, la sua mostra in programma a Palazzo Ducale (10 ottobre 2020 – 24 gennaio 2021), curata da Muve Fondazione Musei Civici di Venezia, è stata posticipata a data da destinarsi. Abbiamo scelto questa mostra come emblema di tutte le mostre attese anzi attesissime che solo a Venezia in questo 2020 ci siamo persi.


Nella speranza di poter riavvolgere il nastro per il 2021 e di non perderne nemmeno una per strada, vogliamo offrire un ‘assaggio’ prestigioso del Carpaccio: il professor Augusto Gentili ci guida alla scoperta di un dipinto del Maestro, anzi di un suo capolavoro nascosto in città

 

Il San Giorgio e il drago di San Giorgio Maggiore è un dipinto poco visto: non sta in chiesa ma in una sala relativamente “riservata”, un tempo coro d’inverno o coro di notte, poi detta “sala del conclave” giacché per oltre tre mesi a cavallo tra 1799 e 1800 – occupata Roma dai francesi e garantita Venezia dagli austriaci – vi si tenne la travagliata assemblea cardinalizia che portò all’elezione di papa Pio VII Chiaramonti. Alla scarsa considerazione generale, che appare francamente incomprensibile per chi ne abbia diretta conoscenza, contribuisce forse la convinzione diffusa – soprattutto nella vecchia saggistica, ma talvolta anche in contributi più recenti – che il dipinto provenga dall'abbazia benedettina di Santa Maria del Pero a Monastier nel trevigiano.

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Ocean Archive presenta ricercatori, artisti, danzatori, video-maker con i piedi in acqua
di Redazioneweb   
mercoledì 02 dicembre 2020
ImageIl cambiamento di abitudini nella fruizione della cultura non in presenza ha portato allo sviluppo di approcci multiformi, multi-canale, originali e a flusso continuo. Le mostre, per esempio, non chiudono o non finiscono, ma rinascono online offrendo sempre nuovi territori di indagine. Esemplare in questo senso è certamente la piattaforma Ocean-Archive.org emanazione dell'indagine espositiva Territorial Agency: Oceans in Transformation di Ocean Space nella chiesa di San Lorenzo (ora conclusa), che continua online le sette traiettorie alla base della mostra, con un ricco programma di appuntamenti digitali “andati in onda” in questi mesi, tra questi Feet in the Water, Eyes on the Land programma di video proiezioni a cura di Pietro Consolandi, borsista del programma Ocean Fellowship 2020. Documentari e video d'artista indagano la linea liminale e mutevole tra acqua, terra e aria, al centro della cosiddetta "zona sensibile", secondo la definizione di Territorial Agency, l’area che si estende tra i 200 metri sopra e sotto al livello del mare, in cui si concentra una parte fondamentale delle attività umane, animali e vegetali e considerata la più vulnerabile ai cambiamenti climatici.
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Identità plurale. Musei in rete per la #giornatadelcontemporaneo
di Redazioneweb   
mercoledì 02 dicembre 2020
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Torna dal 5 all'11 dicembre la Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI – Associazione dei Musei d’arte Contemporanea Italiani, una sedicesima edizione ibrida online & offline e una grande campagna di comunicazione per favorire la partecipazione di più realtà possibili - musei, fondazioni, istituzioni pubbliche e private, gallerie, studi e spazi d’artista -, promuovere e far emergere la rete del contemporaneo nazionale e internazionale, raccontare la vitalità dell’arte contemporanea nel nostro Paese.


L'immagine guida non è stata affidata a un singolo artista, ma a un mosaico digitale composto dalle opere di 19 artisti italiani, proposti da altrettanti musei AMACI: Paola Angelini (Ca’ Pesaro), Meris Angioletti (GAMeC), Barbara and Ale (PAC), Christian Chironi (Museion), Comunità Artistica Nuovo Forno del Pane (MAMbo), Andrea Facco (GAM Verona), Giovanni Gaggia (Musma), Barbara Gamper (Kunst Merano), Silvia Giambrone (Museo del Novecento), Andrea Mastrovito (Palazzo Faroni), Marzia Migliora (MA*GA), Nunzio (ICG), Nicola Pecoraro (MACRO), Luca Pozzi (FMAV), Alessandro Sambini (Mart), Marinella Senatore (Centro Pecci), Francesco Simeti (MAN), Justin Randolph Thompson (Madre), Emilio Vavarella (MAXXI).


Una scelta che è un richiamo diretto a una pluralità, a quel senso di comunità che ha caratterizzato il lavoro di tanti musei nel difficile contesto del lockdown e delle difficoltà portate dalle nuove regole della vita sociale. I progetti digitali saranno veicolati sui canali dell’Associazione e di tutte le realtà coinvolte, durante la Giornata del Contemporaneo di sabato 5 dicembre.

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Piccolo è meglio. Il concorso d’arte contemporanea di D’E.M. Venice Art Gallery
di Redazioneweb   
martedì 24 novembre 2020
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D’E.M.miniGold è il nuovo concorso lanciato dalla D’E.M. Venice Art Gallery di Mestre che offre ad artisti e collezionisti la possibilità di promuovere le proprie opere in un' esposizione dedicata esclusivamente ai piccoli formati. Per evidenziare il valore artistico delle opere e sottolineare l’importanza che svolgono nel percorso artistico divulgativo di ciascun autore per la loro più facile commerciabilità.


Un’iniziativa nata dal forte desiderio di sostenere gli artisti della gallerista Elena Douleba, direttrice di D’E.M. Venice Art Gallery che attraverso questo concorso intende «Sfidare questo periodo critico di pandemia, promuovendo un bando per dare un simbolo di fiducia e speranza: l’arte vince, e resta sempre come la cultura e la bellezza».


Al concorso D’E.M.miniGold è possibile partecipare inviando entro il 16 dicembre una o due opere in piena libertà stilistica e tecnica. Sono accettati elaborati di qualsiasi tipo, di pittura, fotografia, arte grafica, scultura, acquerello, arte creativa. Le opere (con o senza cornice) non dovranno superare il formato 45 x 55 cm. L’adesione è aperta a tutti senza limiti di età, sesso, nazionalità.

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Sindrome da rinvio. I curatori si interrogano sui loro progetti
di Redazioneweb   
martedì 17 novembre 2020
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Un anno difficile in generale per tutti. Riflettere sul comparto culturale significa comprendere le difficoltà di tanti, direi tutti, gli operatori coinvolti a diversi livelli, costretti alla riduzione drastica del lavoro, allo chiusura stessa dei luoghi di cultura – musei, teatri, cinema... –, allo spostamento o addirittura annullamento di progetti, eventi, mostre, festival, concerti, convegni, spettacoli, film...


Qui, in particolare vogliamo soffermarci sulla categoria dei curatori di mostre, ridotti in questo 2020 più volte a rinviare a data da destinarsi le loro esposizioni già pronte o in corso di definizione. Ma non solo, la repentina e travolgente onda del cambiamento causato dalla pandemia ha costretto molti di loro a interrogarsi sui loro percorsi e progetti e a confrontarsi non solo con la mutata realtà ma con le scelte e i percorsi intrapresi. In alcuni casi la natura stessa dell'esposizione ha reso necessario un nuovo approccio, un'apertura al dibattito, al confronto, capace di anticipare i temi e analizzare gli sviluppi ancor prima di mostrarli fisicamente.

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Il Novecento in diretta streaming. L'Ateneo Veneto su Youtube per il corso di Storia dell'Arte 2020
di Redazioneweb   
lunedì 16 novembre 2020
ImageIl Corso di Storia dell’Arte a cura di Camillo Tonini, organizzato dall’Ateneo Veneto e dall’Associazione Amici dei Musei e Monumenti veneziani, approda online in diretta streaming su canale YouTube di Ateneo Veneto. Seguendo un percorso cronologico, il programma pluriennale 2020/2021 prende in esame il Novecento, il “secolo breve”, come è stato definito da Eric Hobsbawm, e nello specifico quel periodo compreso tra l’inizio della Grande Guerra e la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991.

 

Novecento: Venezia e le Arti – I primi cinquant’anni, titolo del Corso 2020, iniziato l'11 novembre scorso con cadenza settimanale – ogni mercoledì alle ore 17.30 – , focalizza l'attenzione sulla prima metà del secolo – l’Età della Catastrofe, così come la definisce ancora Hobsbawm – ovvero l’intervallo di tempo tra i due conflitti mondiali, dominato dalle numerose crisi e rivoluzioni che hanno visto la fine di imperi millenari – il russo, l’austriaco, il tedesco e l’ottomano – e l’affermarsi delle ideologie totalitarie.

 

A questi violenti strappi della storia è corrisposta una produzione delle arti e delle arti applicate vivacissima e di straordinaria qualità, che ha sperimentato in tutti i campi artistici linguaggi espressivi originali, in continua successione e con rapida circolazione, grazie alle moderne tecnologie di comunicazione. Venezia, dal canto suo, in questo tumultuoso rincorrersi delle nuove tendenze, ritrova nella prima metà del secolo la sua centralità culturale proponendosi con le Biennali e con altre numerose manifestazioni. La città é un osservatorio privilegiato internazionale, un luogo di confronto delle esperienze artistiche che riesce anche a produrre da sé come uno straordinario incubatore autonomo.

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Inseguendo il bello. Collezione Peggy Guggenheim, l'arte non si può separare dalla vita
di Redazioneweb   
lunedì 16 novembre 2020

Image«L'arte non si può separare dalla vita, è l'espressione della più grande necessità della quale la vita è capace»

[Robert Henri]


Le parole di Henri rendono perfettamente manifesta la direzione intrapresa dalla Collezione Peggy Guggenheim per matenere vivo il rapporto con tutti coloro che sono linfa vitale per la Collezione, in particolare con il pubblico, il suo pubblico.

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INTERVISTA | Modern imagination. Daniela Zyman racconta "Oceans in Transformation"
di Redazioneweb   
martedì 10 marzo 2020

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Territorial Agency: Oceans in Transformation, curata da Daniela Zyman, è uno degli studi più dettagliati effettuati finora sullo stato degli oceani, ed è il risultato di un progetto di ricerca durato tre anni, promosso da TBA21-Academy e Territorial Agency, che hanno unito le forze con una rete di ricercatori e istituzioni, per presentare una mostra a Venezia, nella ex Chiesa di San Lorenzo, ora Ocean Space, che basa le proprie conoscenze su scienza, politica, cultura e arte contemporanee. Con Oceans in Transformation, al momento chiusa al pubblico (per rispettare le ordinanze restrittive anti Covid-19), ma visitabile nell'oceano digitale creato da TBA21–Academy, Ocean Archive, si può comprendere chiaramente la straordinaria portata delle trasformazioni subite dagli oceani, minacciati costantemente dalle attività umane, come il sovrasfruttamento delle risorse ittiche, l’estrazione mineraria in alto mare e altre forme di estrazione e inquinamento, che ne modificano le correnti, le energie e l’ecologia.
Una delle conseguenze più evidenti è l’innalzamento del livello del mare, come si può già vedere a Venezia. Un’installazione luminosa sulla facciata dell’ex Chiesa di San Lorenzo mostra la drammatica quota che sarà raggiunta a Venezia a fine secolo. 

 

[Intervista di marzo 2020]  

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VAZ - Venezia Anno Zero. Il corto di Andrea Morucchio
di Redazioneweb   
martedì 03 novembre 2020
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Dal 17 marzo al 17 maggio 2020 Andrea Morucchio ha registrato circa 30 ore di video per documentare svariate aree di Venezia durante il periodo di lockdown. «La bellezza e lo spirito della città lagunare sono riemerse dal momento in cui tutte le attività legate alla mono economia basata sullo sfruttamento del turismo di massa si sono fermate. Il caos e la folla tra calli, campi e canali, lo sporco e la spazzatura abbandonati ovunque, l’inquinamento dell’aria e dell’acqua della laguna, il rumore, i plateatici di bar e ristoranti fuori controllo, i negozi traboccanti di prodotti scadenti per i turisti... tutto ciò è improvvisamente scomparso, permettendo alla città di manifestare una bellezza toccante e metafisica.

 

Una bellezza e un fascino senza precedenti nella storia della città lagunare, l’effetto di un evento epocale su scala internazionale che a Venezia ha improvvisamente resettato gli effetti deleteri causati dalle amministrazioni degli ultimi decenni. Le riprese video e la relativa registrazione di suoni come lo stridio dei gabbiani, il tubare dei piccioni, lo sciabordio dell’acqua o le voci e la musica provenienti dalle case riescono ad esprimere più della fotografia le sensazioni che ho provato in questa situazione».

 

Il titolo Venezia Anno Zero è una citazione evocativa del capolavoro neo-realistico di Rossellini, Germania Anno Zero, gli scatti non sono solo poetici ma esprimono una visione dell’anima della città e dei suoi residui abitanti, la base da cui poter iniziare un percorso virtuoso che inverta la tendenza autodistruttiva che ha caratterizzato la storia di Venezia negli ultimi anni. Il cortometraggio ha vinto nella sezione “Venezia una città” il Premio della diciassettesima edizione del Video Concorso Francesco Pasinetti.

 

Il video è visionabile alla Bottega Cini , fino al 13 novembre 2020.

 

 

morucchio.com

 
Panorami allargati. Senza musei e mostre, il contemporaneo continua in galleria
di Redazioneweb   
martedì 03 novembre 2020

I musei e le mostre hanno dovuto richiudere al pubblico, ma l'arte e la cultura non si fermano. Programmi, laboratori, dialoghi con artisti, presentazioni continueranno in questo mese di novembre ad accompagnarci alla scoperta di mondi creativi on demand, dove la libertà di linguaggio non ha limiti né fisici né mentali. Tuttavia per coloro, come molti di noi, che di arte si nutrono quotidianamente, Venezia offre sempre un'alternativa possibile, oltre alla sua “nuda” bellezza naturalmente. Un sistema negli anni diventato molto fertile e particolarmente interessante di piccole (solo nelle dimensioni degli spazi) gallerie indipendenti, che in maniera coordinata – Venice Galleries Views e non solo – portano avanti un progetto di monitoraggio e di promozione di un contemporaneo dai confini allargati, proponendo artisti e linguaggi sempre nuovi capaci di mostrare in maniera puntuale e sorprendente le sfumature vive dell'arte oggi.

 

Una ricerca interessante e inedita, non fine a se stessa, ma che trova strade nuove di espressione e di conoscenza per il pubblico. Un mondo accessibile e in trasformazione che mette in mostra la bellezza di linguaggi diversi, personalissimi, dove forse la distanza tra il sentire e il mostrare diventa un processo naturale, quasi senza filtri, diremmo un contemporaneo puro.


In queste settimane, dunque, l'occasione di scoprire questi luoghi ricchi di energia e di mondi in divenire è imperdibile, una visione dilatata in una città diffusa - da Dorsoduro al Ghetto, da San Polo a San Marco fino alla Giudecca. Un viaggio di scoperta che diventa poi percorso da seguire, una Venezia che ancora una volta dimostra di essere Capitale indiscussa della cultura e dell'arte.

 

 

ImageMARIGNANA ARTE
OLTRENATURA
Giuseppe Adamo | Yojiro Imasaka | Silvia Infranco | Quayola
a cura di Davide Sarchioni
Fino al 6 febbraio 2021


Oltrenatura approfondisce e mette in relazione le ricerche e le opere recenti di quattro artisti, da cui emerge l’idea di una natura cristallizzata, trasformata, manipolata o appositamente ricreata quale riflesso indiretto della nuova realtà, ponendosi oltre la natura stessa e diventando “altro”.
La pittura di Giuseppe Adamo (Alcamo, 1982) si avvale di un sapiente e raffinato uso delle velature di colore che, strato dopo strato, costruiscono immagini misteriose e altamente suggestive assimilabili a mappature, orografie, superfici terrestri o lunari, rivelando trasparenze e modulazioni luminose, con l'illusione di una accentuata tridimensionalità. Sono immagini estremamente poetiche e originali che esprimono l'idea di una palingenesi naturale per creare visioni di una nuova realtà, sia esteriore sia interiore.

 

Utilizzando sofisticate tecniche di sviluppo della pellicola in camera oscura, che garantisce l'elevatissima nitidezza di ogni dettaglio, il giapponese Yojiro Imasaka (Hiroshima, 1983) immortala scorci e paesaggi naturali ricercando una natura primigenia e incontaminata, colta nell'incanto della sua potente e variegata bellezza tanto da sembrare surreale, e che rimane così impressa in immagini imperiture e senza tempo per aprire riflessioni sulla sua eterna sopravvivenza e la capacità ciclica di rigenerarsi, riappropriandosi di un luogo, in contrapposizione invece alla fragilità e alla brevità della vita umana.


Ispirata dal contatto diretto con la natura, dallo studio e dalla sua osservazione, Silvia Infranco (Belluno, 1982) lavora sul tema della metamorfosi innescata dal trascorrere del tempo, impiegando materiali naturali e organici, come carta, legno e cera, sottoposti a macerazione, asportazione, o inclusione oggettuale, per imprimere tracce, segni e stratificazioni di un lungo e lento processo di elaborazione di immagini e oggetti, come accumulo e sedimentazione di esperienze e accadimenti che producono memoria, con l'intento di restituire allo sguardo nuove scritture, immagini e ricordi.


Quayola (Roma, 1982), artista italiano di base a Londra, esplora nuovi territori e possibilità offerti dalle tecnologie digitali per rivelare tensioni ed equilibri sottili tra reale e artificiale, tradizione e innovazione, attraverso specifici progetti in cui l'articolazione del processo creativo e di ricerca digitale diventa esso stesso oggetto dell'opera. Utilizzando gli strumenti del nostro tempo l'artista consente allo spettatore di vedere la realtà sotto una nuova luce, indagata e filtrata dagli occhi di un software e ricreata attraverso sistemi algoritmici per mostrare la “seconda natura” delle cose, diversa da quella solitamente percepita dall'esperienza umana.

Marignana Arte
Rio Terà dei Catecumeni, Dorsoduro 141
www.marignanaarte.it

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Museum Mile. Otto secoli di arte in un progetto corale a Dorsoduro
di Redazioneweb   
giovedì 22 ottobre 2020

I musei fanno sistema: il Dorsoduro Museum Mile rilancia la collaborazione tra le istituzioni culturali che hanno sede a Dorsoduro, offrendo al visitatore uno straordinario percorso culturale lungo poco più di un miglio. Un viaggio lungo otto secoli di storia dell’arte mondiale: dai capolavori della pittura veneziana medievale e rinascimentale delle Gallerie dell’Accademia, ai protagonisti della scena dell’arte contemporanea esposti a Punta della Dogana, passando per Palazzo Cini e Collezione Peggy Guggenheim, le storiche case-museo di Vittorio Cini e di Peggy Guggenheim, che ospitano le splendide collezioni di questi grandi mecenati.

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«Il rilancio del Dorsoduro Museum Mile, oggi, si fonda su forme di collaborazione tra istituzioni culturali di natura così diversa ma attive nello stesso contesto e unite nel comune intento di venire incontro alle nuove esigenze e alla sensibilità del pubblico» ha spiegato Giulio Manieri Elia, direttore delle Gallerie dell’Accademia di Venezia. «Pensare di attraversare il “tempo della storia dell’arte” in modo così completo, dal Medioevo alla più viva contemporaneità, fa di questo percorso ricchissimo e distribuito su un segmento di Dorsoduro così denso, un’occasione irripetibile in altre città» ha sottolineato il direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, Luca Massimo Barbero.

 

«Oggi più che mai la città ha bisogno di progetti corali come il Dorsoduro Museum Mile, che nasce dall’unione sinergica tra istituzioni veneziane che, come noi, credono del potere lenitivo dell’arte e della bellezza» ha dichiarato Karole P. B. Vail, direttrice della Collezione Peggy Guggenheim. «Rilanciare oggi un’iniziativa tanto ambiziosa come Dorsoduro Museum Mile – ha concluso Bruno Racine, Direttore e Amministratore Delegato di Palazzo Grassi - Punta della Dogana – e arricchirla di nuove opportunità per i visitatori, è il segno della necessità di pensare in modo collettivo, una risposta sinergica alla crisi che stiamo vivendo».

 

Itinerari integrati, comunicazione condivisa e sconti sui biglietti d’ingresso ai musei, in particolare il visitatore che acquista un biglietto in uno dei Musei del Miglio ha diritto a un biglietto d’ingresso a prezzo ridotto nelle altre Istituzioni partner.

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Monumenti dell’anima. Giovanni Soccol, il labirinto come paesaggio interiore
di RedazioneWeb3   
giovedì 22 ottobre 2020
ImageFormatosi alla scuola prima di Guido Cadorin, poi di Mario Deluigi e successivamente di Carlo Scarpa, Giovanni Soccol attraversa la corrente astratta negli anni Sessanta studiando le scenografie novecentesche e post-barocche, indagando certi spazi mistici di Zoran Music non meno che le atmosfere metafisiche e antimetafisiche di Cagnaccio o di Ghiglia, guardando alle visioni compatte e indecifrabili di Gennaro Favai.

 

Si tratta di suggestioni e di frammenti sparsi che Soccol raccoglie e coltiva come tracce di memoria, come geroglifici di una storia palpitante, di un’esperienza irripetibile tutta da narrare. Il suo lavoro si concentra su cicli pittorici definiti: le Isole, le Basiliche, le Cisterne, le Petroliere, i Labirinti, i Teatri. I Labirinti d’invenzione, titolo della sua mostra ospitata a Palazzo Contarini-Polignac Magazzino Gallery a Venezia, dal 29 ottobre al 6 gennaio 2021, costituiscono la produzione più recente dell’artista, in cui scenari affascinanti e simbolici rappresentano una vera e propria indagine emotiva, approdando attraverso quest’universo intrecciato sensibile e immaginario, all’animo umano, al suo “paesaggio” interiore.

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Oro puro. Fabrizio Plessi accende Piazza San Marco
di Fabio Marzari   
giovedì 22 ottobre 2020
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Pochi artisti possono permettersi la sfrontatezza di collocare una loro opera in piazza San Marco, dialogando direttamente con la dirimpettaia Basilica, una delle forme architettoniche e artistiche più iconiche al mondo. A Fabrizio Plessi è concesso. Partendo da questo assioma il lavoro di Plessi racconta di una fascinazione eterna per Venezia, cascate d’oro che accarezzano le superfici, fluttuando in forme infinite, scivolando verso una scomposizione della materia che riporta alle vene pulsanti di un mondo in cui l’oro riaccende la speranza e non istiga la cupidigia.

 

Un Eden sognato e voluto in un momento di grande difficoltà per la Città e per il mondo, un progetto finanziato dalla Maison Dior senza clamori mediatici. Era arduo il compito di tradurre con un’opera di grande impatto una raffinata sensibilità poetica e artistica senza cadere nell’effetto scenografico. Le immagini, che scorrono impetuose dalle enormi finestre del Museo Correr restituendo alla piazza un caleidoscopio cromatico cangiante secondo le diversissime luci delle 24 ore, mantengono intatto il loro valore artistico, non si fanno leggere solo con gli occhi, ma parlano al cuore, riguardano maggiormente una sfera emozionale piuttosto che una dimensione puramente estetica.

 

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Il respiro della Terra. David Jacobson, sculture in dialogo con la natura
di Julija Kajurov   
giovedì 22 ottobre 2020
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Un contesto quasi bucolico, dove le opere diventano parte del tutto: i Giardini della Marinaressa sono protagonisti della collettiva internazionale Open Space, organizzata da European Cultural Centre Italia, che ha invitato gli artisti a dialogare con lo spazio pubblico. Tra questi, il londinese David Jacobson attraverso le opere Jane’s Japanese Love Boat, Earth Plug, Heavy Water, Aqueduct Sections, Footprints e Earth Lungs restituisce in maniera significativa questo rapporto. Jacobson vanta esposizioni in Francia, Svizzera, Spagna, Sud Africa, Stati Uniti, Italia e Giappone.

 

L’artista sembra rileggere in modo contemporaneo alcune tendenze e movimenti d’arte di questi ultimi Paesi, in particolar modo le linee estetiche del Minimalismo, dell’Arte Povera italiana – di cui sfogliava di nascosto le pagine in biblioteca da giovane – e del vicino Mono-ha giapponese: il loro operare apparentemente semplice ma molto concettuale, con immagini nel suo caso massicce e concrete. Nato in Namibia, cresciuto a Londra e trasferitosi nel 1981 a Pietrasanta in Toscana, ancora oggi continua a lavorare in quello che fu lo studio dello scultore giapponese Isamu Noguchi (1904–1988), uno dei suoi maggiori punti di riferimento, insieme al maestro di Ikebana, Takashi Sawano (1948).

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Opening the cage of art. Freedom in African colors in Didier Guillon’s vision
di Federica Cracchiolo   
giovedì 22 ottobre 2020
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The latest exhibition by French-Swiss entrepreneur, artist and art collector Didier Guillon has at its centre the gorilla Ivo. The story of this unique exhibition, that will be held both in Munich (from October 6th to February 6th 2021), and in Berlin (from October 8th 2020 to March 20th 2021), actually dates back to 2017, when Guillon and his youngest daughter Valentine visited the Berlin Zoo, where the first encounter with the huge ape took place. The sight of the gorilla deprived of its natural freedom made Valentine express the wish to open the cage and free the animal. She soon grew desperate to set the gorilla free and her father promised her that they could set it free using fantasy and art. An immediate thought to assuage her distress that turned into a symbol of freedom. The journeys made in South Africa by Guillon in 2019 further nourished the artist’s imagination and Ivo soon became a symbol of African colors and landscapes.

 

“As he meets the Tsonga people, Ivo takes the name of Tintswalo and dresses up with all African colors”, wrote Guillon in January 2019, Cape Town. After his first solo art exhibition on Ivo, The Elegant Symmetry of the Gorilla, conceived in an effort to make the charismatic animal into an icon of African culture, Guillon’s artistry has been enriched with new ideas. He hence gave birth to an unusual art show, conveying his creativity with a splendid mélange of rudimentary and sustainable materials: paper, glass and metal elements in the shape of the animal silhouette. The name of the innovative exhibition has been borrowed from the Xitsonga dialect, mostly spoken in South Africa. The word Tintswalo means “mercy” and expresses the concepts of gratitude and love, powerful facets in the African social and cultural imaginary. As in many of his previous exhibitions, Guillon gathers many works in one single space, giving the public a feeling of overcrowding and threat. The intent is to raise global awareness on the endangered gorillas.

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Rosa Forte
di Redazioneweb2   
mercoledì 02 settembre 2020
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Se fino qualche tempo fa si parlava di Forte Marghera come di una realtà in fieri, ora si può affermare con certezza che questo luogo rappresenta anche fisicamente la cerniera ideale tra la città d’acqua e la terraferma e che sempre più sia divenuto il sito preferito da migliaia di persone per vivere le serate estive e non solo, in città.

 

Tuttavia uno sforzo ulteriore e vincente è stato compiuto dalla Fondazione Forte Marghera e da imprese e istituzioni culturali che hanno trovato sede adatta tra gli spazi recuperati in mezzo al polmone di verde e acqua del Forte per svolgere attività che investono nuovi utilizzi delle strutture a fini di promozione e crescita culturale e sociale. Dalla fine del mese di luglio, fino a quasi tutto settembre, fervono le attività scaturite dal progetto In-Edita con atelier aperti, tavole rotonde e performance per portare in maniera tangibile l’arte contemporanea in mezzo alla gente.

 

 

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Pianeta vivente. Ocean Space, un progetto di ricerca al servizio degli oceani
di M.M.   
mercoledì 02 settembre 2020
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Gli oceani sono minacciati e trasformati dalle attività umane. L’arte è una modalità specifica di conoscenza, diversa dalla scienza e da altre forme di lavoro intellettuale, ha il suo modo di capire il mondo e di raccontare storie.

 

Questi sono i due cardini fondamentali attorno ai quali si dipana il progetto Territorial Agency: Oceans in Transformation, curato da Daniela Zyman e promosso da TBA21–Academy per Ocean Space, aperto nel 2019 a Venezia nella ex Chiesa di San Lorenzo. «Il DNA di Oceans in Transformation – afferma Zyman – è un immaginario politico che non vede la natura come sfondo dell’azione umana ma come una forma di vita incommensurabilmente diversa». Si tratta di uno degli studi più dettagliati effettuati finora sugli oceani, risultato di un progetto di ricerca interdisciplinare durato tre anni, commissionato da TBA21– Academy a Territorial Agency, che hanno unito le forze con una rete di ricercatori e istituzioni per presentare una mostra che basa le proprie conoscenze su scienza, politica, cultura e arte contemporanea.

 

 

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Nuovi spazi. Gli artisti riconquistano i Giardini della Marinaressa
di Redazioneweb2   
mercoledì 02 settembre 2020
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European Cultural Centre (ECC Italy), rinviata la programmazione espositiva ufficiale al 2021, allineandosi alle nuove date di Biennale Architettura, riformula la propria offerta culturale offrendo a Venezia una nuova mostra e soprattutto una nuova idea di spazio espositivo: Open Space infatti occupa gli spazi pubblici dei Giardini della Marinaressa, invitando il pubblico a una fruizione libera e in sicurezza, in cui il contesto diventa elemento stesso dell’esporre. Lo spazio pubblico acquista un nuovo valore, i Giardini della Marinaressa con Open Space catturano lo spirito e l’atmosfera di un vivido ambiente culturale in uno spazio aperto nella natura nel centro storico di Venezia.

 

Con questa mostra, ECC aspira a valorizzare l’importanza e l’influenza dell’arte e del design sulla vita quotidiana, mettendo in risalto la congiunzione di queste arti con gli spazi pubblici e la comunità. Nel corso degli ultimi anni a partire dal 2017, ECC ha promosso e sostenuto la ristrutturazione dei due giardini (Giardino di Levante e Giardino di Ponente) al fine di rendere queste aree pubbliche nuovamente accessibili, restituendole alla cittadinanza e promuovendo attività culturali di respiro internazionale.

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Aperture straordinarie. Un ciclo di incontri per indagare il futuro al Padiglione Venezia
di Redazioneweb2   
mercoledì 02 settembre 2020
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È con l’omaggio a Ennio Morricone e alla sua musica immortale firmato dalla Venice Chamber Orchestra che il Padiglione Venezia ai Giardini della Biennale ha inaugurato il 29 agosto Aperture Straordinarie, un progetto voluto dal Comune di Venezia. In occasione dell’apertura dei Giardini da parte della Biennale con l’Arena e con la mostra Le Muse Inquiete, il Padiglione Venezia ritrova la sua vocazione storica di vetrina attiva della cultura e dell’eccellenza del territorio in costante dialogo con il resto del mondo, tratto identitario di Venezia.  

 

A partire dal 3 settembre, infatti, ospiti illustri del mondo del cinema, del teatro, dell’arte ma anche della musica, del giornalismo e dell’imprenditoria, sono protagonisti di un ricco programma di incontri organizzato dalla curatrice Giovanna Zabotti, con la speciale collaborazione del cineasta Ferzan Özpetek, dell’architetto Michele De Lucchi e di Marilisa Capuano, per la parte degli incontri.

 

«Siamo partiti dal titolo Sapere come usare il sapere – ha spiegato Giovanna Zabotti – pensato per la mostra del Padiglione Venezia in occasione di How will we live together? – 17. Biennale Architettura, ora rinviata al 2021. Agli ospiti abbiamo chiesto di portare il proprio contributo “sotto forma di lente” per guardare il futuro. Mondi ed esperienze differenti si intrecceranno per tre mesi e alla fine raccoglieremo tutto il materiale che verrà proposto come base dell’esposizione del prossimo anno.

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L'oro di Plessi. Se a Piazza San Marco, una cascata...
di Fabio Marzari   
martedì 01 settembre 2020
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L’oro è il bene rifugio per eccellenza nei periodi di crisi, illumina con il suo bagliore le speranze di un futuro migliore e racconta di un glorioso passato. Fabrizio Plessi per i suoi 80 anni si è regalato, ma sarebbe più corretto affermare che ha regalato alla sua amata Venezia, un’installazione composta di 15 cascate di led che scendono dalle finestre del Museo Correr rivolte su piazza San Marco, con la Basilica di fronte in cui potersi specchiare in un gioco di infiniti scambi. Tutto si trasforma in un Eldorado in cui scorrono impetuosi flussi dardeggianti di liquido metallo prezioso, i cui sfavillanti luccichii sono in grado di sconfiggere il buio che ha dominato incontrastato durante questi lunghi mesi di pandemia globale.

 

Racconta il Maestro che nei mesi di chiusura forzata in casa ha eliminato per i suoi disegni ogni pennarello che non fosse color nero o oro, questi due colori sono divenuti la sua “magnifica ossessione”. Una dicotomia apparente in cui dal nero vibra la forza dell’oro, a sottolineare la potenza del metallo, come elemento metaforico di speranza, l’auspicio di una nuova età dell’oro in cui la ricchezza è data anche e soprattutto dalla ritrovata armonia tra l’uomo e il mondo che lo circonda, tra la Natura e le creazioni architettoniche e artistiche che illuminano il buio della ragione perduta.

 

Il Covid-19 ha profondamente messo l’artista Plessi e l’uomo Plessi di fronte alla finitezza dell’essere umano, che a causa di un virus microscopico si trova a subire danni giganteschi e inimmaginabili, per questo motivo, come racconta egli stesso: «Come un sismografo, ho volutamente modificato durante il lockdown il progetto digitale delle mie cascate d’oro, perché volevo restasse un segno e la memoria di questo preciso momento storico da me profondamente vissuto».

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Archivio del Presente. Sei curatori per un’unica, vivissima Biennale
di Redazioneweb   
lunedì 31 agosto 2020
ImageNon sono solo i moltissimi filmati, le fotografie, i documenti, le lettere, i manifesti, gli articoli di giornale a fare della mostra Le Muse Inquiete. La Biennale di Venezia di fronte alla storia un unicum, o meglio forse il prototipo di un format di incroci creativi da replicare, ma i volti dei protagonisti, i sei direttori dei settori – Cecilia Alemani (Arte), Alberto Barbera (Cinema), Marie Chouinard (Danza), Ivan Fedele (Musica), Antonio Latella (Teatro), Hashim Sarkis (Architettura) –  con Debora Rossi, responsabile dell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee – ASAC e il neo Presedente de La Biennale Roberto Cicutto, a raccontare con orgoglio di squadra una Istituzione culturale, a 125 anni dalla sua fondazione, il cui passato è vivo nel presente e fondamenta del futuro. E proprio come una squadra si sono presentati, schierati davanti al Padiglione Centrale dei Giardini in formazione, capitanati da una emozionata e vivacissima Cecilia Alemani, come un vero e proprio ‘collettivo’ che, in un alternarsi di voci ed esperienze da ‘novelli’ archeologi, in pochi mesi ha scavato nella terra vastissima della storia della Biennale.
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Rifondazione Vedova. Lo studio del Maestro diventa il suo Museo
di Redazioneweb   
lunedì 03 agosto 2020

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Dopo il successo della mostra di Emilio Vedova a Palazzo Reale di Milano, chiusa lo scorso febbraio, accompagnata da un eccezionale volume, edito da Marsilio e curato da Germano Celant, recentemente scomparso, la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova non ha fermato i suoi progetti anzi ha fatto tesoro di queste esperienze per rilanciare la sua attività con un autunno caldissimo di appuntamenti e importanti decisioni. Il primo di questi è l’attesa mostra a Baden (Vienna) al Museo Arnulf Rainer, dal 5 settembre 2020 al 5 aprile 2021, dal suggestivo titolo: Titian Schaut (Tiziano sta guardando), curata da Helmut Friedel e Fabrizio Gazzarri, che pone in dialogo Emilio Vedova e Arnulf Rainer in una originale visione dell’arte.

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[BREATHING] Visioni dal futuro. Arthur Jafa, la video-arte che racconta l’America all’America
di Marisa Santin   
domenica 26 luglio 2020

ImageFin da bambino Arthur Jafa (Leone d’Oro alla Biennale Arte 2019) è stato un instancabile collezionista di immagini. Le ritagliava e raccoglieva ossessivamente nei suoi Books per poi mostrarle e commentarle con gli amici o con chiunque si dimostrasse interessato. “L’atto di compilare e mettere insieme le cose ti aiuta a capire – dice – da cosa sei realmente attratto”. La sua opera più famosa, Love Is The Message, The Message Is Death, del 2016, è un caleidoscopio di spezzoni video che suscitano emozioni diverse e contrastanti.

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Città sospese. A Palazzo Cini, Piranesi e Basilico fermano il tempo dell’arte
di M.M.   
mercoledì 15 luglio 2020

ImageNon so se capita anche a voi, ma le cose che avevano un significato pre Covid assumono ai miei occhi un significato diverso ora, dopo la ripartenza.

 

Una specie di “sindrome da lockdown”! Mi è capitato a Firenze quando, pochi giorni fa, ho visitato la mostra Tomás Saraceno. Aria a Palazzo Strozzi, penetrando significati che forse prima erano rimasti come utopie nella mente dell’artista visionario e ora apparivano sotto tutt’altra luce, più reale e vivida; mi è capitato a Venezia, quando ho visto sui muri, durante le prime nuove camminate per la città, campeggiare le immagini di Roma nell’accoppiata inedita Piranesi/Basilico.

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La magia dell’irripetibile. Ai Tre Oci l’attesissima retrospettiva dedicata a Jacques Henri Lartigue
di Redazioneweb   
sabato 11 luglio 2020
ImageNell’impossibilità di visitare la mostra, una squadra di esperti, capitanati da Denis Curti, direttore artistico della Casa dei Tre Oci, ci ha raccontato durante il lockdown le fotografie piene di “felicità” di Jacques Henri Lartigue (1894–1986). Ora l’attesa è terminata e dall’11 luglio la mostra L’invenzione della felicità, curata da Marion Perceval, CharlesAntoine Revol e Denis Curti, sarà finalmente aperta. Il percorso – 120 immagini, di cui 55 inedite, tutte provenienti dagli album fotografici personali di Lartigue – ripercorre la sua opera, rendendo manifesta la purezza del suo sguardo che immortala un microcosmo fotografico personalissimo, che fissa sulla pellicola solo ciò che vuole conservare.
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Corpi sensibili. Le attività umane e gli effetti all’interno della circolazione globale oceanica
di Redazioneweb   
domenica 26 luglio 2020
ImageTerritorial Agency – Oceans in Transformation è frutto di una ricerca avviata tre anni fa e commissionata da TBA21–Academy che indaga le rapide trasformazioni in corso negli oceani in quello che è stato definito “Antropocene”, l’era geologica caratterizzata dall’impatto diretto dell’uomo sull’ambiente. Attingendo agli ultimi studi sugli effetti di una serie di attività umane su ecosistemi marini e costieri, il progetto vuole generare una profonda consapevolezza rispetto al ruolo degli oceani nella sopravvivenza del pianeta.
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L’amore e altre forme d’arte. Didier Guillon, visita guidata alla “Fondation Valmont”
di Massimo Bran   
venerdì 10 luglio 2020

ImageL’amore per Venezia è il nucleo del progetto che Didier Guillon ha fortemente voluto e realizzato: la “Fondation Valmont” a Palazzo Bonvicini. Zona centrale, tra Campo San Polo e Campo Santa Maria Materdomini, ma volutamente non così “di passaggio”, affacciato su una stretta calle, l’accesso alla fondazione non è solo un ingresso, ma un viaggio in un’altra dimensione, quella della ricerca della bellezza. Dopo una breve scala, lo spazio monumentale dalle linee decise ma semplici ci accoglie con le atmosfere di Luchino Visconti nel capolavoro Morte a Venezia (1971), proiettato quotidianamente in alcune fasce orarie, che subito ci avvolge dell’atmosfera sospesa della città, dove l’amore – Venetian Love –, in tutte le sue declinazioni, diventa tormento ed estasi. Dopo la visione, penetrare gli spazi espositivi, con le opere dello stesso Guillon, di Silvano Rubino e di Aristide Nejean, è come varcare una soglia dove il passato, il presente e il futuro sono imprescindibilmente legati. Didier Guillon ci accoglie dopo aver visitato la Fondazione, studiando il nostro sguardo per capire se la mostra “ci è arrivata”; solo allora incomincia a raccontare, facendoci entrare nel suo mondo.

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A Palazzo Grassi il grande Gioco di Henri Cartier-Bresson
di Redazioneweb   
giovedì 09 luglio 2020
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Henri Cartier-Bresson. Le Grand Jeu, co-organizzata con la Bibliothèque nationale de France e in collaborazione con la Fondation Henri Cartier-Bresson, è un progetto inedito pensato per Palazzo Grassi (11 luglio-10 gennaio 2021) basato sulla “Master Collection”, una selezione di scatti operata dallo stesso Cartier-Bresson nel 1973, su invito di due amici collezionisti, Dominique e John de Menil. Fu infatti lo stesso fotografo a scegliere, tra le proprie stampe a contatto, le 385 immagini che considerava migliori. Esistono solamente 6 esemplari di questo prezioso nucleo dell’opera di Cartier-Bresson, custoditi rispettivamente presso il Victoria and Albert Museum di Londra, la University of Fine Arts di Osaka, la Bibliothèque nationale de France, la Menil Foundation di Houston, ma anche presso la Pinault Collection e naturalmente presso la Fondation Henri Cartier-Bresson.

Cinque curatori d’eccezione François Pinault, Annie Leibovitz, Javier Cercas, Wim Wenders, Sylvie Aubenas, più Matthieu Humery, curatore principale della mostra, sono chiamati a offrire il loro punto di vista sul lavoro dell’“Occhio del secolo”. La parola “jeu” in francese si avvicina a “je”, che significa “io”. Il “Grand Je” viene celebrato in primo luogo attraverso l’omaggio all’opera di un unico artista e, simultaneamente, attraverso l’“io” di ogni curatore che emerge, in controluce, nella scelta delle immagini. Le regole del gioco sono semplici: ognuno dei cinque curatori è stato invitato a selezionare una cinquantina di immagini dell’artista, circoscritta agli scatti scelti dallo stesso Henri Cartier-Bresson contenuti nella “Master Collection”. Ogni curatore, inoltre, ha operato la propria selezione senza conoscere quella degli altri. Nello stesso modo l’allestimento, così come ogni elemento della mostra, è stato lasciato a discrezione di ciascun curatore. Il percorso risulta, quindi, essere composto da cinque esposizioni autonome e indipendenti tra loro dove i cinque curatori ci raccontano in totale libertà la loro storia, le loro sensazioni e il ruolo che queste immagini possono aver rappresentato per il loro lavoro e la loro vita.

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Tre sguardi sull'arte di oggi negli spazi di Tadao Ando
di Redazioneweb   
giovedì 09 luglio 2020
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Untitled, 2020. Tre sguardi sull’arte di oggi, collettiva ideata e curata da Caroline Bourgeois, dall’artista e storica dell’arte Muna El Fituri e dall’artista Thomas Houseago, è stata concepita appositamente per gli spazi di Punta della Dogana (11 luglio-13 dicembre) come una mostra corale nata dalla condivisione e dal dialogo tra i tre curatori, legati da una relazione personale e professionale di lunga data. Il risultato è un’indagine costruita attraverso i lavori di oltre 60 artisti di diverse generazioni (nati tra il 1840 e il 1995), che svela la genesi e lo sviluppo del processo creativo e racconta le grandi questioni ricorrenti della contemporaneità. Il percorso si articola intorno a un’installazione site-specific allestita nel cubo centrale di Tadao Ando, cuore di Punta della Dogana: la ricostruzione dello studio di un artista, prendendo ispirazione da una delle stanze dello studio di Thomas Houseago, la stanza definita “drawing room”, immaginata per potervi riflettere, scambiare idee, vivere, pianificare, uno spazio dove i visitatori sono invitati a interagire con gli elementi che compongono il luogo di ispirazione creativo.

 

Gli artisti in mostra: Magdalena Abakanowicz, Nairy Baghramian, Garry Barker, Maria Bartuszovà, Lee Bontecou, Marcel Broodthaers, Stanley Brouwn, Teresa Burga, Eduardo Chillida, Robert Colescott, Bruce Conner, Enrico David, Karon Davis, Hélène Delprat, Abigail DeVille, Jan Dibbets, Elliot Dubail, Marlene Dumas, Valie Export, Saul Fletcher, Llyn Foulkes, Kasia Fudakowski, Ellen Gallagher, Dominique Gonzalez-Foerster, Nancy Grossman, Philip Guston, Lauren Halsey, David Hammons, Duane Hanson, Georg Herold, David Hockney, Thomas Houseago, Arthur Jafa, Joan Jonas, Mike Kelley, Alice Kettle, Edward Kienholz & Nancy Reddin, Tetsumi Kudo, Deana Lawson, James Lee Byars, Bernd Lohaus, Lee Lozano, Markus Lüpertz, Paul McCarthy, Gustav Metzger, Peter Mitchell, Henry Moore, Otto Mühl, Rei Naito, Senga Nengudi, Meret Oppenheim, Nam June Paik, Solange Pessoa, Charles Ray, Auguste Rodin, Cameron Rowland, Betye Saar, Lorna Simpson, Ser Serpas, Daniel Steegmann Mangrané, Alina Szapocznikow, Henry Taylor, James (Son Ford) Thomas, Luc Tuymans, Gilberto Zorio.

 

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