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ARTE
Doppio sogno. David La Chapelle, la sua arte in 100 scatti
di Anna Corazza   
martedì 04 aprile 2017

news_of_joy_venice_show.jpg«Amo creare tramite l’uso della fantasia, tramutando in immagine i miei sogni». David LaChapelle


 

Arriva a Venezia la prima monografica dedicata a David LaChapelle: dal 12 aprile al 10 settembre è la Casa dei Tre Oci a ospitare lo spirito surrealista di uno dei più noti fotografi contemporanei. L’appuntamento estivo della città con i grandi nomi della fotografia sarà quindi incentrato sulla tanto discussa produzione dell’artista statunitense: con oltre 100 immagini, e l’anteprima mondiale della serie New World, i Tre Oci si confermano promotori della cultura fotografica internazionale a Venezia.

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Hirst is back! La nuova personale dell'artista a Palazzo Grassi e Punta della Dogana
di Anna Trevisan   
martedì 04 aprile 2017
-2.jpgProvocatorio, controverso, drastico: il talento di Damien Hirst per l’arte contemporanea sembra avere qualcosa di ossessivo, fatale e compulsivamente votato al successo.
«È incredibile dove si possa arrivare con un 4 in arte, un’immaginazione bacata e una sega elettrica» pare abbia dichiarato nel 1995, ritirando il prestigioso Turner Prize alla Tate Gallery di Londra.
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Organismi complessi. I vetri di Sottsass, ai confini tra tecnica e arte
di Livia Sartori di Borgoricco   
mercoledì 05 aprile 2017
ettore_sottsass.jpgEttore Sottsass: il vetro, a cura di Luca Massimo Barbero, è l’ultimo capitolo in ordine di tempo de Le Stanze del Vetro, il progetto culturale pluriennale di Fondazione Cini e Pentagram Stiftung che, dal 2012, ospita mostre monografiche e collettive dedicate ad artisti internazionali che, nell’arco della loro carriera, si sono confrontati con il vetro.
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Corrispondenze d’autore. Vik Muniz ‘rilegge’ la Collezione Cini
di Alessandra Morgagni   
giovedì 13 aprile 2017
muniz_788x1024-788x1024.jpgDal 21 aprile al 24 luglio la Galleria di Palazzo Cini a San Vio inaugura la stagione espositiva 2017 con un omaggio alla contemporaneità: gli spazi al secondo piano accoglieranno la mostra Afterglow: Pictures of Ruins del noto fotografo Vik Muniz. È un omaggio a Venezia, nato da un dialogo con il curatore Luca Massimo Barbero, Direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini; un percorso per immagini ispirate ai grandi maestri della Collezione Cini, come Francesco Guardi, Dosso Dossi e Canaletto, oltre a una speciale scultura in vetro.
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[INTERVISTA] Qualcuno con cui correre. Emanuela Fadalti e Matilde Cadenti ovvero Marignana Arte
di Mariachiara Marzari   
giovedì 06 aprile 2017

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La somiglianza non è soltanto fisica, ma anche elettiva. Emanuela Fadalti e Matilde Cadenti, madre e figlia, in comune hanno l’entusiasmo, la passione e la determinazione di intraprendere da neofiti un percorso insieme nel mondo del contemporaneo oggi. La loro Galleria, Marignana Arte, aperta nel 2013 a Dorsoduro, perfettamente inserita nel “miglio dell’arte” che dalle Gallerie dell’Accademia, passando per la Collezione Peggy Guggenheim, arriva a Punta della Dogana, è un luogo di ricerca e scambio, studio e confronto serrato con artisti, critici, curatori, collezionisti e pubblico. Uno spazio che fa dell’internazionalità di Venezia la sua vocazione primaria, avendo a modello le gallerie più di ricerca delle capitali del contemporaneo, ma mantenendo salda la sua identità territoriale e nazionale che coltiva attraverso progetti, relazioni con istituzioni pubbliche e private e fitto dialogo con Venezia. I risultati del lavoro sono tangibili, le loro mostre offrono una visione ampia sulle diverse espressioni della ricerca artistica contemporanea, prestando attenzione sia alle proposte delle nuove generazioni che alla valorizzazione di artisti già affermati in campo internazionale. Parlare con Emanuela e Matilde infonde sempre una certa energia del fare, un piacevolissimo e a volte inconsapevole volo libero nel mondo dell’arte.    

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[INTERVISTA] Le metafore dello spazio. Loris Cecchini al T Fondaco
di Mariachiara Marzari   
mercoledì 29 marzo 2017

2._ritratto_l.cecchini.jpgLa parentesi spaziale progettata da Rem Koolhaas tra il tetto e la copertura interna, divenuta in poco tempo fulcro della fitta programmazione culturale di T Fondaco dei Tedeschi, si trasforma grazie all’installazione site-specific di Loris Cecchini in una forma organica, che contamina l’intero spazio e gioca con la gravità, interagendo con l’architettura e creando un effetto tridimensionale, al contempo naturale e artificiale. Sono i moduli di Waterbones, nuovo progetto dell’artista italiano che inaugura il 7 aprile la stagione Biennale del gruppo DFS.

 

Assemblati all’infinito fino a combinarsi in innumerevoli modi, i moduli spingono il pensiero ai confini tra scienza ed estetica, tra narrazione poetica e produzione industriale. Cecchini mette in scena un mondo in equilibrio tra realtà e finzione, che trova linfa vitale nello spazio stesso. Grazie all’allestimento curato da Hervé Mikaeloff, altrettanto suggestivo, che offre l’opportunità di un’immersione totale nell’opera, il pubblico è invitato a perdersi nelle moltitudini di realtà su cui si aprono le infinite possibili interpretazioni di questi frammenti di natura. L’installazione appare così concreta ed evanescente al tempo stesso, dando forma perfetta al pensiero creativo di Loris Cecchini.

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Le sommità della fotografia. Wilmotte + Chemollo, architetture per immagini
di Fabio Marzari   
martedì 14 marzo 2017
manifesto-fondazione-wilmotte_a4_bd.jpgIl binomio Chemollo-Wilmotte è espressione della migliore sintonia che si possa chiedere alle immagini per raccontare un edificio o un complesso di edifici, come nel caso della cattedrale ortodossa e del nuovo centro culturale a Parigi, commissionati dalla Federazione Russa allo Studio Wilmotte & Associés Architectes.
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Di che (di)segno sei? Da Poussin a Cézanne: il lato intimo dei Maestri
di Redazioneweb   
martedì 14 marzo 2017
da-poussin-a-cezanne---2.jpgIl disegno è una delle espressioni più alte che un artista possa lasciare a testimonianza della sua opera. Netto, incisivo, ricco di dettagli, o, viceversa, rapido, di getto, senza controllo e pentimenti, il disegno costituisce il diario più intimo dell’artista che, grazie alla libertà che questa tecnica consente, proprio alla sua immediatezza affida gli umori più autentici del suo estro creativo.
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Il labirinto degli spiriti. Bosch e il collezionismo nella Venezia del primo Cinquecento
di M.M.   
mercoledì 15 febbraio 2017
04_eremiti_44599_low.jpgPittore affascinante, enigmatico e per certi versi ancora sconosciuto, proprio per questo molto amato dal pubblico, Hieronymus Bosch, vi aspetta a Venezia. Tre importantissime sue opere – due trittici e quattro tavole – sono infatti conservate nelle collezioni di Palazzo Grimani e di Palazzo Ducale e ora sono riunite in una mostra che fa luce sulle origini e il significato di queste opere e sull’impatto che ebbero sull’arte italiana.
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Il Surrealismo è donna. Rita Kernn-Larsen vista da Peggy
di Anna Trevisan   
martedì 14 marzo 2017
7__mg_9201.jpgNon è solo baffi neri all’insù e colate di orologi il Surrealismo. C’è anche la pittura fantasmagorica e colorata di Rita Kernn-Larsen (1904–1998), artista danese formatasi prima all’Accademia di Copenaghen e poi a Parigi, dove diventa allieva di Fernand Leger. Tra le poche donne ad aver avuto un ruolo riconosciuto nel movimento surrealista, la Kernn-Larsen fa il suo ingresso nel mondo dell’arte nel periodo di piena fioritura del Surrealismo.
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C’era una volta in America. L’attesa prima retrospettiva di William Merritt Chase
di M.M.   
martedì 07 febbraio 2017

8_william-merritt-chase_the-young-orphan_1884_national-academy-of-design-new-york_.jpgUna mostra molto attesa, per la prima volta in Italia e in Europa, William Merritt Chase è protagonista di una grande retrospettiva a Ca’ Pesaro, a partire dall’11 febbraio.

 

Organizzata in co-produzione con The Phillips Collection, Washington, DC, Museum of Fine Arts, Boston e Terra Foundation for American Art, Fondazione Musei Civici di Venezia, la mostra William Merritt Chase (1849–1916): un pittore tra New York e Venezia presenta al pubblico il lavoro e l’influenza che l’artista americano ebbe nella scena internazionale tra gli anni Ottanta dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento.

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Il gioco dell'Angelo. Giambono e il Paradiso riconquistato
di Mariachiara Marzari   
martedì 07 febbraio 2017
d_db85f7ca43.jpgNon una mostra, ma un vero e imperdibile cameo. Come capita in alcuni film, in cui il regista o un personaggio di spicco entra in scena per una manciata di secondi tali da renderla memorabile, così Il paradiso riconquistato. Trame d'oro e colore nella pittura di Michele Giambono, due sale perfettamente allestite per poter fruire al meglio ed eccezionalemente di capolavori dell'arte gotica veneziana, è una vera e rara occasione di assaporare 'tutto d'un fiato' l'essenza di un periodo e di un artista.
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[INTERVISTA] Oltre i confini dell’arte. A tu per tu con Silvia Burini, direttore CSAR
di Mariachiara Marzari   
giovedì 09 marzo 2017

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Protagonista indiscussa della politica culturale di Ca’ Foscari e, grazie all’ideazione e organizzazione di Art Night, la notte bianca dell’arte di Venezia, più estesamente della città stessa, incontriamo Silvia Burini, Direttore del Centro Studi sulle Arti della Russia (CSAR) dell’Università Ca’ Foscari. I suoi corsi di Storia dell’arte russa, Storia della cultura russa e Storia dell’arte contemporanea comparata sono affollati di studenti, così come le mostre che cura e organizza, indagini visive approfondite che attraverso l’arte indagano la cultura e la società russa del Novecento fino agli esiti contemporanei. Il suo amore per la Russia si è dunque trasformato in studio e ricerca di altissimo profilo scientifico e accademico, ma anche in capacità di codificarne linguaggi e cultura, sapientemente trasmessi in modo nuovo e innovativo agli studenti e al pubblico. Molti i traguardi raggiunti e i riconoscimenti conseguiti in Italia e all’estero, soprattutto in Russia, dove nel 2014 è stata insignita dal presidente della Federazione Russa Vladimir Putin della medaglia Puškin e nello stesso anno è entrata a far parte, come membro onorario, dell’Accademia delle Arti della Russia. I risultati della sua instancabile energia sono tangibili e quest’anno, a partire da marzo, anche visibili in una serie di importanti mostre a Milano e a Venezia per la Biennale Arte, dove, ça va sans dire, sarà protagonista del Padiglione Russia ai Giardini.   

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INTERVISTA | La Confraternita di Giovanni. Giandomenico Romanelli presenta "Bellini e i belliniani"
di Mariachiara Marzari   
venerdì 24 febbraio 2017

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Nuovo, attesissimo appuntamento a Palazzo Sarcinelli a Conegliano: dal 25 febbraio va in scena un ulteriore capitolo dell'indagine sull'arte veneziana tra '400 e '500. Un percorso che da Un Cinquecento inquieto è passato per Carpaccio. Vittore e Benedetto e per I Vivarini, arrivando ora a Giovanni Bellini e i Belliniani. La mostra, che celebra il quinto centenario della morte del Maestro, è particolare non solo per la puntuale e approfondita restituzione di un periodo particolarmente significativo per l'arte e la storia di Venezia, ma anche perché si fonda su una raffinatissima Collezione, quella dell'antica e prestigiosa Accademia dei Concordi di Rovigo, per molti inedita, che offre un suggestivo viaggio attraverso quel periodo tra capolavori e vere e proprie scoperte. Giandomenico Romanelli e Franca Lugato hanno dunque operato una duplice spirale: un percorso attorno a Giovanni Bellini e al milieu belliniano condotto sui binari dell’arte in generale e di questa collezione in particolare. Siamo entrati virtualmente, in anteprima, in mostra trovandoci davanti un universo popolato di vivide figure umane e di capolavori. Bellini ha lasciato indubbiamente il segno!

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Il senso di Venezia per la neve. Alla Casa dei Tre Oci, interminati spazi
di Alessandra Morgagni   
giovedì 02 febbraio 2017

c2cdzhvucaaqxw5.jpgLa Casa dei Tre Oci non poteva scegliere momento migliore per salutare l’arrivo della mostra Artico.Ultima Frontiera, “on air” nei tre piani dello spazio espositivo fino al prossimo 2 aprile. Una nevicata breve, ma intensa e sufficiente a dare un tocco di magia in più ai giorni della vernice, ha accolto le meravigliose immagini in bianco e nero di tre maestri della fotografia di reportage: l’italiano Paolo Solari Bozzi, l’islandese Ragnar Axelson e il danese Carsten Egevang. Uno per piano i reporter hanno riunito per l’occasione i loro scatti più belli realizzati in tempi recenti in quella distesa di bianco infinito che è l’Artico. La rassegna, cura da Denis Curti, è un’indagine approfondita, attraverso tre angolazioni diverse, di un’ampia regione del pianeta che comprende la Groenlandia, la Siberia, l’Alaska, l’Islanda, e della vita della popolazione Inuit - oramai rimasti solo 150.000 individui - costretti a gestire, nella loro esistenza quotidiana, la difficoltà di un ambiente ostile. Le immagini, di altissima qualità e mirabile eleganza formale, raccontano la cultura millenaria delle popolazioni Inuit, che noi eravamo abituati a chiamare eschimesi e immaginavamo abitare negli igloo.

 

Ora gli igloo sono scomparsi, le case degli Inuit sono molto più simili a quelle di tanti altri abitanti del Nord Europa e loro cercano di sopravvivere tra caccia, pesca, ma anche smartphone di ultima generazione e gravi problemi di alcool, in un contesto ambientale molto duro e difficile. Orsi, cani da slitta, montagne ghiacciate si susseguono nelle sale, ma quello che colpisce della mostra è il nitore, quel bianco accecante che si può ritrovare là solo dove il ghiaccio, la neve, ammantano e coprono ogni cosa, così da farne perdere i contorni e le tracce. Valorizzate da un elegante allestimento nei toni del grigio perla, le fotografie emergono, escono dalle pareti ed è come se tutti fossimo inghiottiti da questo mare bianco e infinito, maestoso e dirompente. E per chi si fosse particolarmente affezionato ad un’immagine, al termine della mostra le opere saranno messe all’asta.

 

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Ritratto di famiglia. I Trentin nell'antifascismo europeo
di Redazioneweb   
martedì 14 febbraio 2017
fitwidth.jpgPromossa dal Centro documentazione e ricerca Trentin, Iveser e Associazione rEsistenze, in collaborazione con gli Archivi Fotografici e Digitali del Comune di Venezia, la Fondazione Querini Stampalia e con il patrocinio del Consiglio d’Europa – Ufficio di Venezia, Una famiglia in esilio. I Trentin nell’antifascismo europeo (1926–1943) è una mostra che si propone di valorizzare il ricco fondo fotografico contenuto nell’Archivio di Franca Trentin, conservato dall’Associazione rEsistenze presso la Casa della memoria e della storia di Venezia a Villa Hériot, alla Giudecca, oltre 400 immagini che spaziano dalla Belle Époque ai primi anni Duemila.
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Perfetti conosciuti. La 'dinastia' Cadorin in mostra a Palazzo Fortuny
di Franca Lugato   
martedì 06 dicembre 2016
img_1416.jpgÈ sull’emozionante filo dei ricordi di un “lessico famigliare” rievocato da Ida Cadorin, in arte Barbarigo, pittrice e ultima straordinaria vestale delle memorie di famiglia che è stata costruita in maniera raffinata e sapiente la mostra dedicata alla dinastia dei Cadorin nei suggestivi spazi di Palazzo Fortuny, dove contenitore e contenuto diventano complici grazie alla maestria dei curatori. Dunque non solamente l’esposizione di una raccolta di famiglia (circa 200 opere, tra fotografie, disegni, dipinti e sculture) ma una trama di rimandi, contaminazioni e intrecci che vede coinvolti pittori, scultori, architetti, fotografi e restauratori nella Venezia di fine Otto e Novecento.
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Tutti stanno a guardare. L'indagine contemporanea del Teatrino di Palazzo Grassi
di M.M.   
martedì 07 febbraio 2017

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Con una programmazione capace di catturare l’energia e le dinamiche di una metropoli, l’astronave contemporanea di Teatrino di Palazzo Grassi inizia il 2017 all’insegna dell’arte. E naturalmente lo fa a modo suo, visto che il Teatrino ha assunto una identità definita e dichiarata, non contenitore neutro ma radar delle tendenze e dei fermenti più avanzati e seminali dell'arte e della cultura. Un intreccio vero e non presunto di generi, declinati in chiave internazionale e assolutamente aperti al confronto.

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Le stanze di Peggy. Rita Kernn-Larsen apre le Project Rooms
di Livia Sartori di Borgoricco   
venerdì 24 febbraio 2017
2_knowthyself.jpgCon l’inaugurazione della mostra Rita Kernn-Larsen. Dipinti surrealisti il 25 febbraio prossimo prende il via un nuovo interessante progetto espositivo della Collezione Peggy Guggenheim, uno spazio sia fisico che concettuale: le Project Rooms sono due nuove sale recuperate dagli spazi della caffetteria dedicate a capsule collection di volta in volta dedicate a un artista del XX secolo o a uno specifico tema della sua produzione, legato alla Collezione o a Peggy stessa.
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L’altra verità. La Biennale per il 2017: Poker di Donne!
di Mariachiara Marzari   
lunedì 06 febbraio 2017
In un panorama internazionale a dir poco preoccupante e piuttosto misogino, in cui sembra di essere ripiombati negli Anni ‘70, è necessario riconoscere con un certo entusiasmo i segnali positivi e ottimistici che provengono dal mondo della cultura e, in questo caso particolare, da La Biennale di Venezia. Dopo un 2016 segnato da un successo di pubblico e di critica per una Biennale Architettura quanto mai contemporanea per approccio e visioni, il 2017 si appresta a essere – il 6 febbraio vi sarà l’attesa conferenza della 57. Mostra Internazionale d’Arte – all’insegna delle quote rosa.
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Tra le domestiche mura. Tancredi re-incontra Peggy Guggenheim
di Fabio Marzari   
venerdì 16 dicembre 2016

30-senza-tit-diari-paesani.jpgPoche persone hanno conosciuto Tancredi così a fondo come Peggy Guggenheim, non solo apprezzandone la sua arte, ma riconoscendo le zone d'ombra tra le pieghe di un carattere esuberante, dotato di una innata curiosità verso il mondo, oltre che di un talento naturale che lo rende unico nella scena italiana del secondo Dopoguerra.

 

Nel 1973 per la rivista «Arte» così ne scrive: «Tancredi è il miglior pittore italiano, dai Futuristi in poi. Nel suo periodo migliore, ai tempi in cui io lo proteggevo, dal 1952 al 1957, i suoi quadri avevano una qualità magica. Qualità mai raggiunta da nessun pittore italiano, né prima né dopo allora. Tancredi tuttavia non aveva senso critico del proprio lavoro, non sapeva mai se i suoi quadri erano buoni o cattivi. Pensava sempre che l’ultimo fosse il migliore. Era una cosa stranissima, ma per fortuna c’erano gli altri a giudicare. Era un artista molto prolifico e faceva centinaia di olii e gouaches. Per fortuna ci ha quindi lasciato una grande quantità di opere. La sua morte prematura è stata una triste perdita per l’umanità e per l’arte».

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“La mia arma contro l’atomica è un filo d’erba”. Tancredi, arte pura alla Collezione Guggenheim
di Franca Lugato   
giovedì 16 febbraio 2017
21-spazio-acqua-natura-spettacolo.jpgIcona di artista bello e dannato, giovane romantico ribelle, protégé di Peggy Guggenheim, il Pollock italiano… tutte queste etichette sono state sicuramente funzionali a elevare Tancredi alla sfera dell’Olimpo degli artisti, ma solo la retrospettiva in corso alla Collezione Peggy Guggenheim, costruita con grande rigore scientifico e una sapiente maestria dal curatore Luca Massimo Barbero, ha potuto affrancarlo da questi miti e presentarlo finalmente come uno dei maggiori artisti italiani e internazionali del Secondo dopoguerra.
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L’unica giustificazione. Titina Maselli, un Novecento che sorprende
di Livia Sartori di Borgoricco   
martedì 06 dicembre 2016
titina-maselli_-la-ville-ii_-1971.jpgNata nel 1924 da una famiglia dell’alta borghesia romana – il padre è critico d’arte del «Messaggero» – Modesta Maselli, per tutti Titina, spronata da un ambiente intellettualmente stimolante in cui si ritrovano, tra gli altri, Pirandello, Moravia e Guttuso, inizia a dipingere a undici anni.
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L’occhio critico. "Un œil, une histoire" al Teatrino di Palazzo Grassi
di Livia Sartori di Borgoricco   
martedì 14 marzo 2017
un-oeil-une-histoire1.jpgA marzo, da mercoledì 22 a venerdì 24, al Teatrino di Palazzo Grassi da non perdere una tre-giorni dedicata a sette nuove produzioni di documentari, nuovo capitolo della rassegna Un œil, une histoire, a cura delle registe Marianne Alphant e Pascale Bouhénic, dedicata ad alcuni dei più importanti storici dell'arte del Novecento.
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Tutta d’un fiato. Titina Maselli, il suo personalissimo linguaggio in 30 opere
di M.M.   
giovedì 16 febbraio 2017
maselli1.jpg«Un quadro non è un libro, un quadro appare in un istante, si vede in un attimo…Vorrei che i miei quadri fossero chiari come quelle scene che Chaplin ripete decine di volte, per accertarsi di essere capito… Cerco sempre di rendere le cose nel modo più chiaro e più iperbolico possibile… di cogliere la realtà, tanta realtà in una cosa sola. In un solo momento». Così Titina Maselli (Roma, 1924–2005) descriveva la sua arte e le sue parole possono essere prese alla lettera per penetrare il suo mondo, fatto di città, auto, tram, camion, cavi elettrici, neon, bar, stadio, facciate di palazzi e grattacieli, insegne, lampioni, esposto fino al 5 marzo alla Fondazione Querini Stampalia.
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La memoria dell'acqua. Fabrizio Plessi inaugura la variante artistica del Fondaco
di Fabio Marzari   
giovedì 29 settembre 2016

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T Fondaco è il nuovo spazio atteso in città e di cui si è parlato, si parla e si parlerà molto. I veneziani lo ricordano come l'edificio che ospitava le Poste Centrali e fa una certa impressione pensare che si è passati dalle file per pagare le bollette alle più raffinate ed esclusive proposte fashion, una formula innovativa, unica in Europa, voluta dal gruppo DFS.

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Il favoloso mondo di Han Meilin. A Ca’ Foscari, oltre 200 opere dell’eclettico artista cinese
di F.M.   
giovedì 03 novembre 2016
4-chinesepainitng-monkey.jpgL’ambasciatore Vattani curatore con il professor Zhao Li, della mostra Il Mondo di Han Meilin, organizzata da Ca’ Foscari, da Venice International University, da China Italy Dialogue Association e da Han Meilin Foundation, ben conosce l’opera vastissima di questo artista, la cui  fama lo ha portato tra l’altro ad essere nominato nel 2015 dall’UNESCO “Artista per la Pace”.
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L’imperfetta meraviglia. Luca Massimo Barbero racconta la retrospettiva di Tancredi alla Guggenheim
di Fabio Marzari   
giovedì 03 novembre 2016

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Ogni curatore ha il suo ‘feticcio’, il suo spirito guida artistico che lo appassiona da sempre. Correva l’anno 1988 ed un giovanissimo Luca Massimo Barbero curava una mostra a Verona alla Galleria Cinquetti: l’inquieto e geniale Tancredi Parmeggiani aveva stregato a fondo il Nostro, che da allora ha sempre cercato, riuscendovi con grande maestria e convinzione, di dare una collocazione importante nell’empireo della storia dell’arte all’Autore di Feltre, genio di prima grandezza. La mostra di Tancredi alla Collezione Peggy Guggenheim è un ritorno a casa, un privilegio per i visitatori di potersi calare nella dimensione pittorica di un artista complesso ed emozionante. Nell’affascinante e colto racconto di Barbero l’occasione per attraversare il percorso anche umano di Tancredi, un giovane uomo che a 37 anni, nel 1964 scelse le acque del Tevere per porre fine alla vita terrena ed entrare nel mito, senza averlo cercato.

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INTERVISTA | Per visibilia ad invisibilia. Maurizio Donzelli, il libero pensiero dell'arte
di Mariachiara Marzari   
giovedì 15 dicembre 2016
mauriziodonzellimarignana.jpgUna sfida ai sensi. Invisibile-No apre uno scenario sulla ricerca di Maurizio Donzelli (Brescia, 1958), ma, più che raccontarla, cerca di tracciare quel legame invisibile tra l’autore, l’osservatore e la comune facoltà/difficoltà umana di percepire la realtà. La sapiente mano, giovane ma decisa, di Clarissa Tempestini, curatrice della mostra, e la lungimiranza di Emanuela e Matilde Cadenti, anima e corpo di Marignana Arte, hanno saputo costruire una mostra ricca di invisibili intrecci, dove le opere di Donzelli rifuggono al loro destino, per un verso o per l’altro, ora rifiutandolo ora tentando di ricostruirlo con l’aiuto di chi le osserva. Nell’affrontare una mostra come questa, dunque, è necessario capire e conoscere l’uomo dietro alle sue opere. Un artista con cui conversare senza sosta sul perché e anche il perché no dell’arte.
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Cent'anni di giovani artisti. BLM, riparte dalla Collettiva
di Redazioneweb   
martedì 06 dicembre 2016
p1030629.jpgNon poteva che rinascere ripartendo dalla propria storia, quella di una Fondazione nata oltre un secolo fa per volontà di una donna generosa e lungimirante come Felicita Bevilacqua (1822–1899), vedova del generale Giuseppe La Masa, che seppe precorrere gli intenti e le attuali prerogative delle istituzioni italiane impegnate nella valorizzazione del lavoro degli artisti esordienti.
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  • 21|04|2017 - 15|11|2017
  • PALAZZO CINI. LA GALLERIA – VIK MUNIZ Afterglow: Pictures of Ruins
    Palazzo Cini, San Vio, Dorsoduro 864 - VENEZIA
    Afterglow: Pictures of Ruins di Vik Muniz inaugura la stagione 2017 della Galleria di Palazzo Cini a San Vio con un omaggio alla...

  • 07|04|2017 - 27|11|2017
  • LORIS CECCHINI Waterbones
    Event Pavilion, T Fondaco dei Tedeschi, Riato, Calle del Fondaco - VENEZIA
    Le sue grandi installazioni si collocano al crocevia tra scultura, architettura e dimensione organica e confondono le percezioni dello spettatore per...

  • 09|04|2017 - 03|12|2017
  • DAMIEN HIRST Treasures from the Wreck of the Unbelievable
    Palazzo Grassi, San Samuele | Punta della Dogana, Salute - VENEZIA
    Un progetto inedito, frutto di un lavoro durato dieci anni, dell’artista britannico Damien Hirst che coinvolge per la prima volta...