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ARTE
Coverstory. La danza della libertà alle Gallerie delle Prigioni
di F.M.   
mercoledì 16 ottobre 2019

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Le Gallerie delle Prigioni a Treviso rappresentano uno dei luoghi più interessanti per l’arte contemporanea in Italia e a ogni mostra succedutasi dall’apertura nell’aprile 2018, questo luogo nato nel XIX secolo per la reclusione denota la sua grande capacità di essere uno spazio di apertura e di internazionalità. Merito della committenza di Luciano Benetton e del lavoro immaginifico di restauro di Tobia Scarpa, che ha preservato e riscoperto importanti caratteristiche storiche e architettoniche del luogo.
Le Gallerie delle Prigioni hanno per destinazione la conoscenza e il confronto, facendo incontrare diversi contesti, orientamenti e prospettive culturali. Una parte di questa ricerca riguarda lo studio e la reinterpretazione delle narrazioni contenute all’interno del progetto Imago Mundi.

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Autobiografia di uno scatto. Ferdinando Scianna si racconta fotografo
di Mariachiara Marzari   
lunedì 16 settembre 2019
ImageDopo le immagini indelebili, asciutte e crudeli allo stesso tempo, di una Sicilia o meglio di una Palermo in bianco e nero raccontata, come una cronista, da Letizia Battaglia, la Casa dei Tre Oci offre una nuova prospettiva della stessa terra, una qualità di sguardo che porta sempre dentro la sicilianità, quella di Fernando Scianna (Bagheria, 1943), che non si astiene dal documentare ciò che vede ma il cui occhio raccoglie l’insieme, non il particolare. Due visioni diametralmente opposte, con esiti molto diversi, entrambi solo in bianco e nero, che però denunciano una uguale comune passione per le proprie origini e per la fotografia. Dal 31 agosto al 2 febbraio 2020, Ferdinando Scianna si racconta fotografo, come voce narrante delle sue stesse immagini, ricordando l’emozione o l’occasione di uno scatto e ripercorrendo oltre 50 anni di carriera attraverso 180 opere. Denis Curti, curatore della mostra, è entrato con morbidezza nella vita del fotografo, penetrando un archivio vastissimo per far emergere emozioni e ritrovare storie. La mostra diventa così un resoconto di memorie che offrono l’occasione di conoscere a fondo un autore multiforme come Scianna.
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Il labirinto delle passioni. La Collezione Peggy Guggenheim celebra la sua fondatrice
di Livia Sartori di Borgoricco   
lunedì 16 settembre 2019
ImageAmericana, ebrea, vestita in modo diverso da tutte le altre donne, sempre accompagnata da una moltitudine di cani: di certo non passò inosservata Peggy Guggenheim al suo arrivo a Venezia, nell’immediato Dopoguerra, subito dopo aver chiuso l’esperienza newyorkese della galleria-museo Art of This Century. Carismatica, fuori dagli schemi, affascinante, Peggy fu – già prevedibile allora, ma lampante con la consapevolezza dell’oggi – fondamentale nello sviluppo della storia dell’arte del secondo Novecento. A quei fulgenti anni veneziani è dedicata Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa, a cura di Karole P. B. Vail con Gražina Subelytė, assistant curator del Museo, in apertura il 21 settembre: la Collezione Peggy Guggenheim celebra così la vita in Laguna della sua fondatrice a 40 anni dalla scomparsa e a 70 dalla prima mostra realizzata a Palazzo Venier dei Leoni.
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INTERVISTA | L’Emilio Furioso Vedova cent’anni dopo, la sua voce e il suo segno
di Marisa Santin   
mercoledì 16 ottobre 2019

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Non sempre abbiamo la fortuna di sentire la viva voce di un grande artista. Nel caso del documentario Emilio Vedova. Dalla parte del naufragio, che ripercorre la straordinaria vicenda umana e artistica del grande pittore a cent’anni dalla nascita (Venezia, 1919–2006), la fortuna è doppia: il regista Tomaso Pessina ha messo insieme le parole dei diari dell’artista lette da Toni Servillo e alcuni video che ritraggono Vedova nel suo laboratorio veneziano, attorniato da quadri, colori, pennelli.

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Nella pancia di Isgrò. La nuova attesa antologica della Fondazione Cini a cura di Germano Celant
di M.M.   
lunedì 16 settembre 2019

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Dopo il successo della mostra dedicata a Burri, la Fondazione Giorgio Cini presenta una nuova, ricca antologica dedicata a un altro grande artista italiano: Emilio Isgrò. Germano Celant, cui è stata affidata la curatela della nuova mostra, ci invita a partecipare al viaggio sperimentale e linguistico di Isgrò, in maniera inedita e spettacolare, costruendo un percorso di sue opere dagli anni Sessanta a oggi, inserito in un’ambientazione architettonica inglobante e avvolgente. Le sale dell’Ala Napoleonica della Fondazione Cini, arricchite da pareti trasversali e diagonali utilizzate per spezzare e modificare lo spazio, quasi fossero linee su un foglio, fungono infatti da supporti cartacei che veicolano un’enorme e nuova operazione di cancellatura, condotta ancora una volta su materiale letterario, così da far entrare il pubblico in un grande libro, modificato visualmente dall’artista.

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Armonie contemporanee. A Villa Barbaro "indagini" su Palladio, Veronese e Giuseppe Volpi di Misurata
di Redazioneweb   
venerdì 19 luglio 2019
ImageCircondata dai dolci declivi asolani, dove ancora la natura non ha subito un attacco troppo violento e distruttivo da parte dell’uomo, sorge uno dei capolavori architettonici di Andrea Palladio, Villa Barbaro, realizzata intorno alla metà del Cinquecento e interamente affrescata da Paolo Caliari, il Veronese.
Nel 1934 la villa fu acquistata e restaurata dal conte Giuseppe Volpi di Misurata, illuminato imprenditore e ideatore della Mostra internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Proprio il ricordo di Volpi diventa la scintilla creativa per 20 artisti nazionali e internazionali chiamati a interpretare il miracolo palladiano in forma d’arte contemporanea nella mostra Casa di Vita / Armonia del Tempo, il cui titolo si ispira a una definizione dello stesso Palladio. Il progetto è a cura di ARTLIFE for the World, la cui linea progettuale include l’ideazione e la realizzazione di importanti mostre in siti storici del Veneto.
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BIENNALE ARTE 2019 | Il sussurro della Bellezza. Incontro con Tang Shuangning
di Redazioneweb   
giovedì 18 luglio 2019

Image[SAN MARINO]

Culture molto lontane trovano nell’arte, e in particolare nella pittura, l’unione tra la natura, l’uomo e il divino. Fra tutte le arti, in Cina certamente la pittura occupa il primo posto: è proprio l’arte di dipingere che rivela, per eccellenza, il mistero dell’universo. La pittura sembra più adatta non tanto a descrivere gli “spettacoli della natura”, quanto a partecipare ai suoi stessi “gesti”.

 

Essa è piuttosto “un particolare modo di vivere”, un “luogo medianico” dove è possibile la vera vita e anche la coincidenza di arte e arte di vivere. Nella interpretazione contemporanea di Tang Shuangning dell’antica arte della pittura a inchiostro cinese convivono la tradizione profondamente radicata nella storia della Cina e lo slancio verso il futuro.

 

Le sue opere vogliono restituire al pubblico questa complessità, un’arte che diventa anelito continuo alla bellezza, alla divinizzazione delle forme, al raggiungimento di una perfezione ultraterrena. Una bellezza antica che trova nelle forme contemporanee una suprema idealizzazione. Tang Shuangning è protagonista assieme ad altri artisti internazionali del progetto Friendship Project International promosso dal Padiglione della Repubblica di San Marino alla 58. Biennale Arte e curato da Vincenzo Sanfo.

 

Le sue opere trovano nello spazio monumentale della Chiesa di Santa Maria dei Derelitti un luogo di pace e di meditazione, non un mero contenitore di opere, ma il luogo dove la loro ricerca della bellezza e dell’armonia si fonde nella ricerca e nell’armonia di una vita superiore ed eterna. I lavori proposti diventano così sussurri, meditazioni visive, che cercano di entrare in dialogo ideale con l’edificio.

 

Tang Shuangning trasporta la bellezza senza confini dell’inchiostro a lavaggio, trasformando i segni in dipinti universali e utilizzando il colore per amplificare questa ricerca dell’assoluto. Segni che divengono materiale di astrazione, sintesi di bellezza e pensiero, mediati da un profondo rispetto per la lezione del passato. Fine intellettuale, Tang Shuangning dimostra un profondo interesse per la letteratura, in particolare poesia e prosa, oltre che filosofia e storia. La sua arte si compone delle sue capacità di calligrafo e dell’abilità di pittore, creando un nuovo stile chiamato “Cursive Writing Painting”. Lo abbiamo incontrato durante l’inaugurazione del Padiglione San Marino.

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Brividi contemporanei. Caroline Bourgeois racconta Luc Tuymans
di Mariachiara Marzari   
mercoledì 03 aprile 2019

2017-twenty-seventeen.jpgConsiderato uno degli artisti più influenti nel panorama internazionale, Luc Tuymans – nato a Mortsel nel 1958 (Belgio), attualmente vive ad Anversa – si dedica alla pittura fin dalla metà degli anni ‘80 e lungo tutta la sua carriera contribuirà alla rinascita del medium pittorico nell’arte contemporanea. Le sue opere trattano questioni del passato e della storia recente, ma anche soggetti quotidiani attraverso un repertorio di immagini provenienti dalla sfera personale e pubblica – dalla stampa, dalla televisione o dal web – rappresentate attraverso una luce non familiare, rarefatta, e restituendole in una forma rivolta a suscitare una certa inquietudine per arrivare a ottenere – come l’artista stesso ha dichiarato – una “falsificazione autentica” della realtà.


La mostra La Pelle, che inaugurata a Palazzo Grassi il 24 marzo, è curata da Caroline Bourgeois in collaborazione con lo stesso Luc Tuymans. Incontrare la curatrice è stato fondamentale per penetrare il mondo di Tuymans, che non intende prendere per mano il visitatore, ma gli chiede uno sforzo di riavvicinamento, una riflessione e una fisicità.

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BIENNALE ARTE 2019 | Cortine di fumo. Voluspa Jarpa ricostruisce le visioni alterate del mondo
di Andrea Zennaro   
giovedì 11 luglio 2019

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[CILE]

Il Cile si presenta alla 58. Biennale Arte attraverso il progetto Altered Views, curato da Agustín Pérez Rubio, che vede protagonista dello spazio alle Artiglierie dell’Arsenale l’artista Voluspa Jarpa con opere pittoriche di grandi dimensioni che affrontano tematiche legate al razzismo, al colonialismo e al dominio dei poteri forti nei confronti dei popoli subalterni. Analizzando casi storici che spaziano dal XVII al XX secolo, il percorso della mostra si snoda fra tre spazi distinti: The Hegemonic Museum, The Subaltern Portrait Gallery e The Emancipating Opera. L’artista cileno esterna la sua lucida visione, che parte dalla terza guerra anglo-olandese del 1672 – evento atto a ripristinare l’egemonia monarchica sui Paesi Bassi –, passando per vari atti di predominio e ostentazione del potere egemonico instaurato, per arrivare fino alla nostra Storia contemporanea, un lungo lavoro di ricerca attraverso anche documenti desecretati della CIA.

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BIENNALE ARTE 2019 | Il risveglio dell’Africa. La creatività libera del Ghana
di Luisa Turchi   
giovedì 11 luglio 2019

Image[GHANA]

Inaugurando il padiglione del Ghana alle Artiglierie, il suo curatore, Nana Oforiatta Ayim, richiama alla memoria le parole del loro primo presidente Kwame Nkrumah: «Alla fine, la battaglia è terminata! E il Ghana, il nostro amato paese, è libero per sempre!». Allora era il 1957, e il musicista E. T. Mensah compose The King of Highlife, canzone dedicata a chi aveva lottato per l’indipendenza sin dall’Ottocento. Un vero e proprio risveglio, un modo nuovo di essere africani nel mondo. Al Ghana avrebbero dovuto guardare gli altri paesi che ancora non erano stati in grado di emanciparsi dal colonialismo. Occorreva creare nuove realtà politiche, culturali, sociali ed economiche, attraverso lo studio della filosofia, tecnologia, moda, arte e architettura, musica, letteratura.

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Ritorno a Venezia. Le opere di Tom Parish al Chiostro della Madonna dell'Orto
di Redazioneweb   
venerdì 12 luglio 2019
ImageTornano a Venezia i dipinti dell’artista americano Tom Parish (Hibbing-Minnesota, 1933 – Detroit 2018) per una mostra che ne celebra l’arte e la figura a pochi mesi dalla sua scomparsa. Dal 2 agosto al 30 ottobre l’intima e solenne sede del Chiostro della Chiesa della Madonna dell’Orto ospita per la terza volta l’arte di Tom Parish con Visual Echo, una mostra che raccoglie gli ultimi lavori realizzati dall’artista: opere che testimoniano il rapporto simbiotico tra Parish e Venezia, fonte inesauribile di ispirazione, a cui ha dedicato in modo esclusivo oltre 30 anni di carriera pittorica.
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La galassia degli artisti. M9 presenta "Tattoo. Storie sulla pelle"
di Mariachiara Marzari   
mercoledì 03 luglio 2019

ImageLa stagione calda della Biennale continua a sorprendere, la città sembra avere più artisti che abitanti: sedi istituzionali, palazzi privati, ma anche muri (solo Banksy poteva avanzare questa pretesa e impossessarsi di pareti della città), persino campi con la ricomparsa dei madonnari, pullulano di opere e di immagini.

 

Per giorni ci siamo chiesti tutti se il vicino in vaporetto, per strada o al bar potesse essere Banksy… di sicuro abbiamo incrociato più di un artista. Il contagio di questa frenesia contemporanea non ha limiti e l’arte fiorisce anche sulla pelle: braccia, gambe, schiena, collo e ora anche viso, sono le nuove frontiere dell’arte. Come un sismografo che coglie i fenomeni della storia contemporanea, M9 – Museo del ’900 presenta Tattoo. Storie sulla pelle, dal 5 luglio allo spazio eventi terzo piano, mostra curata da Luca Beatrice e Alessandra Castellani, non a caso provenienti dall’arte, con Luisa Gnecchi Ruscone e Jurate Piacenti, organizzata in collaborazione con la Fondazione Torino Musei e il MAO – Museo d’Arte Orientale.

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BIENNALE ARTE 2019 | Padiglione Italia. L'invito di Milovan Farronato a perdersi nel Contemporaneo
di Redazioneweb   
martedì 14 maggio 2019
rc_8546-modifica.jpgAvvalendosi della struttura fisica e metaforica del labirinto, la mostra Né altra Né questa: La sfida al Labirinto, a cura di Milovan Farronato, mette in scena l’impossibilità di ridurre l’esistenza a un insieme di traiettorie pulite e prevedibili, cercando piuttosto di evocare la non-linearità, il dubbio, la transitorietà e l’intuizione come strumenti ineludibili del sapere umano. Gli artisti coinvolti sono Enrico David (Ancona, 1966), Chiara Fumai (Roma, 1978–Bari, 2017) e Liliana Moro (Milano, 1961), molto diversi per opere e biografie, ma con significativi percorsi artistici contemporanei che si distinguono per spirito di ricerca tra passato e presente.
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BIENNALE ARTE 2019 | Tra identità e censura. Jimmie Durham oltre gli schemi del contemporaneo
di Nicola Ricciardi   
martedì 14 maggio 2019
durham-baratta-gr.jpgIl Leone d’Oro alla carriera è un riconoscimento che, per definizione, guarda al passato. È un piccolo faro che illumina i passi di un artista e misura la profondità delle impronte lasciate lungo la via. Il Leone di quest’anno, assegnato su proposta di Ralph Rugoff a Jimmie Durham, illumina però altrettanto bene il nostro presente.
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BIENNALE ARTE 2019 | May You Live in Art. Incontro con il Presidente Paolo Baratta
di Marisa Santin e Massimo Bran   
mercoledì 08 maggio 2019

paolo_baratta_photo_francesco_galli_courtesy_la_biennale_di_veneziaok.jpgL’arte contemporanea ha la straordinaria capacità di confrontarsi con l’ambiguità, con i messaggi contrastanti e le emozioni contraddittorie che contraddistinguono la natura umana. È anche l’incarnazione del tipo di complessità in cui si è evoluto il mondo e risulta tanto più fondante e confortante potersi confrontare con essa in tempi in cui sembra prevalere un eccesso di semplificazione in quasi tutti gli aspetti della nostra quotidianità. I “tempi interessanti” introdotti nel titolo di questa 58. Biennale Arte dal curatore Ralph Rugoff in realtà evocano l’idea di tempi caotici e persino minacciosi, ma gli artisti con la loro audacia nello sfidare le convenzioni e la loro caparbietà nel considerare punti di vista poco familiari sono una preziosa occasione per provare ad attribuire un significato al mondo. Interessanti saranno i tempi che trascorriamo con loro e con le loro opere. Qui, a Venezia, nel cuore della storia dell’arte occidentale che guarda a oriente dove il Contemporaneo ha saputo occupare da protagonista il cuore vivo di questo straordinario incrocio di storie, linguaggi, visioni, appartenenze, La Biennale è già profonda storia del futuro, edizione dopo edizione in maniera sempre più crescente e pregnante. L’ultimo ventennio ha sancito il primato assoluto di questa istituzione culturale, unica per la sua struttura polimorfica, sul terreno delle arti in divenire. Qui esserci significa misurare la pressione sanguigna del contemporaneo, significa misurarsi con il dedalo infinito di possibilità espressive, alte o velleitarie che siano, che il mondo offre, significa incontrarsi corporeamente con opere ed artisti che ingaggiano i visitatori in un confronto a tu per tu, diretto, fuori dalla liquida, insulsa orgia digitale che rintrona le menti convincendole che tutto è a portata di touch.

 

Qui si deve toccare davvero con mano fisicamente, attraverso il proprio sguardo pieno, ciò che si costruisce attraverso il pensiero, le mani, il corpo tutto per emozionare, far riflettere, far vivere autenticamente chi cerca di andare oltre il convulso, incorporeo flusso di breaking news che ci svuota riempiendoci di nulla. La Biennale è mille e una cosa, però è soprattutto questo, ossia aprire centinaia, migliaia di finestre sulle differenti disposizioni mentali, culturali del nostro pianeta. È un sistema articolatissimo, vibrante, contraddittorio. Quindi vitale. Al di là di ogni retorico osanna, è fuor di dubbio che l’artefice principale di quella sottile e determinata strategia che ha permesso a questa istituzione di ‘costringere’ l’arte contemporanea tutta a sé, alla sua proposta di infiniti dialoghi e incroci tra operatori, media, visitatori, luoghi stessi, è il Presidente Paolo Baratta. Al suo ultimo anno di questa sua lunghissima stagione al timone di comando di questo straordinario vascello, oggi si può definitivamente dire che la Biennale Arte ha chiuso il suo amplissimo cerchio, divenendo un universo compiuto nella sua costitutiva apertura al mondo. Non potevamo quindi non interrogarlo brevemente, in maniera stringente, sulle tracce più significative che questa edizione e questa istituzione imprimeranno per l’ennesima volta sul nostro presente.

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BIENNALE ARTE 2019 | Collezioni di Memorie. Heidi Lau e i frammmenti di una identità culturale
di Livia Sartori di Borgoricco   
lunedì 20 maggio 2019
d53jadqxsaah-mn.jpgPer la sua settima partecipazione alla Biennale d’Arte, Macao ha scelto di presentarsi con una personale dell’artista Heidi Lau, curata da Sio Man Lam, entrambi cresciuti a Macao e ora attivi sulla scena newyorkese. I lavori in ceramica di Lau sono modellati a partire da alcuni oggetti che simboleggiano fortemente il ricordo, come manufatti rituali, monumenti funerari o creature fossilizzate, sui quali l’artista interviene, decostruendoli e ricostruendoli a mano.
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BIENNALE ARTE 2019 | L’essenza dell’assenza. James Lee Byars e Zad Moultaka, dialoghi senza tempo
di Redazioneweb   
lunedì 20 maggio 2019
simulation-conf-de-presse-soleil-couchant-5d4f9634-373e-43ae-ad11-951668638c59_s1400x0.jpgUna stanza-scatola, in gran parte vuota, in cui il soffitto, il pavimento e le pareti interne – meno la famosa quarta, mancante come nel teatro – sono interamente ricoperti di foglie d’oro. Un feretro e 5 cristalli indicano il luogo in cui giaceva il corpo dell’artista, ora assente.
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Materia prima. Jannis Kounellis, i capisaldi di un pensiero contemporaneo
di Daniela Paties Montagner   
lunedì 20 maggio 2019
fondazione-prada-venezia-jannis-kounellis-3.jpgCa’ Corner della Regina, sede veneziana della Fondazione Prada ospita 70 lavori dell’artista Jannis Kounellis, pittore e scultore greco naturalizzato italiano, esponente di spicco dell’Arte Povera, scomparso a Roma nel 2017. Si tratta della prima retrospettiva realizzata dopo la sua morte, curata da Germano Celant. Il progetto, sviluppato in collaborazione con l’Archivio Kounellis, riunisce una serie di lavori realizzati dal 1958 al 2016 provenienti da musei italiani e internazionali, quali la Tate Modern di Londra, il Centre Pompidou-Musée National d’Art di Parigi, il Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, il Walker Art Center di Minneapolis e il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea di Torino, ammioltre a collezioni private italiane e straniere.
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La Spezia - Venezia via Pechino. A Ca' Cappello Memmo inaugura China - Italy Experience
di Redazioneweb   
mercoledì 08 maggio 2019
img-20190508-wa0004.jpgDal Golfo dei Poeti alla Laguna veneziana. Si potrebbe sintetizzare così il viaggio ‘artistico', sotto la regia curatoriale di Paolo Asti, che si accingono a compiere tre artisti spezzini ovvero: Pietro Bellani, Giuliano Tomanino e Francesco Vaccarone, che inaugureranno, il prossimo 10 maggio all’ Istituto provinciale per l’infanzia, Ca' Cappello Memmo, davanti alla Riva degli Schiavoni, proprio alle spalle della Chiesa della Pietà, China - Italy Experience, evento previsto all’interno della 58. edizione della Biennale d’Arte di Venezia.
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Frammenti di universo. In una residenza unica 28 artisti internazionali raccontano l’esistenza
di Redazioneweb   
lunedì 20 maggio 2019
schermata-2019-03-13-alle-10.40.24-1021x1024.png«L’arte è un potente mezzo per esprimere la nostra creatività individuale, per dare a ciascuno di noi una voce e legarci insieme come razza umana. È, come credeva Einstein, l’espressione del pensiero più profondo nel modo più semplice possibile». Con queste parole la curatrice Caroline Wiseman presenta il progetto Alive in the Universe, ospitato a Palazzo Papapafava in concomitanza con la 58. Biennale Arte di Venezia, fino al prossimo 4 giugno.
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Frutto del suo seno. Storie di frammentazione quotidiana
di Redazioneweb2   
giovedì 18 luglio 2019
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Inaugurata il 21 giugno scorso e visitabile fino al 22 luglio, organizzata dalla curatrice newyorkese Thalia Vrachopoulos, la mostra Anese Cho: Fragmentation presentata da Laboratorium-Venezia raccoglie opere che vogliono mettere in evidenza la condizione della donna, mostrando quanto la sua vita sia condizionata da uno stato di incertezza.

 

Per molte generazioni le donne hanno dovuto lottare per i propri diritti in un mondo patriarcale e dominato dagli uomini, dividendosi tra la loro carriera e la vita domestica come mogli e madri. In modo molto concreto questa è la frammentazione che si ritrova nelle opere di Cho che, come artista, deve concentrarsi sulle sue creazioni, ma come madre deve prendersi cura del proprio figlio. Questo ruolo “frammentato” della donna come madre, moglie, figlia, donna in carriera è stata una delle ispirazioni che stanno alla base di questa serie di sculture. Contemporaneamente, attraverso la sua opera, Cho fa riferimento alla cura della 'Dea Madre' come evidenziato nella sua Fragmentation # 7.

 

 

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Questo è un uomo. Leonardo, la Conoscenza in mostra
di Redazioneweb   
martedì 09 aprile 2019
vitruvian-man-leonardo-da-vinci.jpgUna delle figure-icona della storia dell’umanità. Leonardo da Vinci è in questo 2019 il protagonista di una serie di eventi e celebrazioni per ricordare i 500 anni dalla sua morte.
Se nella nostra storia c’è un personaggio che merita di essere definito “genio assoluto”, non c’è dubbio alcuno che questi possa essere proprio Leonardo da Vinci.
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INTERVISTA | Poesia e rivoluzione. Jean Arp alla Fondazione Guggenheim
di Redazioneweb   
lunedì 08 aprile 2019
15_portrait_of_arp.jpg«La prima cosa che comprai per la mia collezione fu un bronzo di Jean Arp [Testa e conchiglia/ Tête et coquille, 1933]. Arp mi portò alla fonderia dove era stato fuso e me ne innamorai tanto che chiesi di poterlo tenere tra le mani: nello stesso istante in cui lo sentii volli esserne la proprietaria» (Peggy Guggenheim, Una vita per l’arte, 1998). Dopo questa prima opera, Peggy Guggenheim continuò ad aggiungere alla sua collezione sculture, collage, rilievi e opere su carta dell’artista, esponendole in diverse mostre: prima nella galleria londinese Guggenheim Jeune nel 1938, poi nella galleria-museo Art of This Century a New York, in una personale del 1944. Il legame tra Arp e la collezionista fu sempre molto forte e proseguì anche quando Peggy si trasferì a Venezia, dove nel 1954 l’artista venne insignito del Gran Premio per la scultura alla XXVII Biennale di Venezia e dove per molti anni tornerà ospite della sua mecenate-amica a Palazzo Venier dei Leoni. Jean (Hans) Arp (1886–1966) occupa, dunque, un posto di particolare rilievo nella Collezione Peggy Guggenheim, per questo motivo è particolarmente attesa la mostra La natura di Arp, che apre il 13 aprile nella Casa-Museo di Peggy, organizzata da The Nasher Sculpture Center di Dallas. La curatrice, Catherine Craft, ha selezionato oltre 70 opere tra sculture in gesso, legno, bronzo e pietra, rilievi in legno dipinto, collage, disegni, tessuti e libri illustrati, provenienti da importanti musei statunitensi ed europei, fondazioni e collezioni private. Una lettura suggestiva della produzione artistica del Maestro, che Catherine Craft ci racconta in anteprima.
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A scuola di luce. Burano, l’Isola dell’arte en plein air
di Sara Bossi   
venerdì 05 aprile 2019

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Nei primi decenni del Novecento il panorama artistico europeo viene travolto dal fenomeno delle Avanguardie: Espressionismo, Cubismo, Futurismo, Costruttivismo, Dadaismo, Astrattismo, Surrealismo, anticipato dalla Metafisica. Con forza rivoluzionaria le Avanguardie si impongono sulla scena con l’obiettivo di sovvertire valori, contenuti, linguaggi e attribuire un significato nuovo al concetto stesso di arte.

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Noi nell’Oceano. Joan Jonas e la Chiesa di San Lorenzo, idee e spazio per il futuro
di Maria Laura Bidorini   
mercoledì 03 aprile 2019
jonas.jpgDopo quasi cento anni riapre a Venezia la speciale Chiesa di San Lorenzo, grazie alla generosità di Francesca Thyssen-Bornemisza, che qui ha voluto fondare la sede di Ocean Space e TBA21–Academy, una istituzione diretta da Markus Reymann che si occupa della difesa degli oceani attraverso l’arte.
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Magazzino dell'anima. A Punta della Dogana gli artisti lasciano il "segno"
di Daniela Paties Montagner   
mercoledì 03 aprile 2019

e00821-002-exp-007-hd_sturtevant_felixgonzaleztorresamericaamerica.jpgLuogo e Segni a Punta della Dogana prende il nome dall’opera presente in mostra dell’artista italiana Carol Rama, scomparsa nel 2015, una mappa immaginaria o un rebus misterioso sospeso tra oggetto e astrazione.

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Oche in marcia. Cuoghi Corsello portano la street art al Garage San Marco
di Redazioneweb   
giovedì 18 luglio 2019
ImageCon l’arrivo della Biennale l’arte invade gli spazi della città e anche i luoghi più insoliti accolgono progetti diversi, creando momenti artistici inaspettati. È questo il caso del Garage San Marco che, grazie all’iniziativa del suo Presidente Alessandro Turrini, ha aperto le proprie porte all’arte contemporanea ospitando un intervento del rinomato duo artistico Cuochi Corsello, attivo da trent’anni nel campo della Street Art.
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Oceano delle verità. TBA–21 Academy apre a Venezia e presenta Joan Jonas
di Mariachiara Marzari   
mercoledì 03 aprile 2019
7_markus-reymann-and-joan-joans-enrico-fiorese-1-1024x683.jpgÈ primavera il momento in cui a Venezia sbocciano le mostre. Mancano due mesi all’apertura della 58. Biennale Arte, quando la città registrerà più di 200 eventi espositivi, ma già il fermento è palpabile, anzi tutto ha già inizio. Dal 24 marzo, infatti, aprono, inaugurando nuove mostre, Palazzo Grassi e Punta della Dogana, Le Stanze del Vetro a San Giorgio, la Casa dei Tre Oci alla Giudecca, ma soprattutto una nuova, prestigiosa Fondazione che sceglie Venezia per le sue attività permanenti: è TBA21–Academy, fondata nel 2011 da Francesca Thyssen-Bornemisza e da Markus Reymann, co-fondatore e direttore, che promuove e commissiona una forma di ricerca transdisciplinare che stimola nuove conoscenze e ispira la produzione artistica. Apre Ocean Space nella Chiesa di San Lorenzo a Castello, chiusa al pubblico per oltre un secolo, riconoscibile per la sua facciata grezza e incompiuta e famosa per essere stata l’ultima dimora delle spoglie di Marco Polo.
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Dell’immaginazione e dell’osservazione. Venezia e l’ultima straordinaria stagione dell’arte
di Franca Lugato   
martedì 12 marzo 2019
canaletto.jpgDue allegorie di Venezia aprono e chiudono la grande mostra Canaletto & Venezia, allestita nell’Appartamento del doge a Palazzo Ducale e curata da Alberto Craievich. La prima é l’incontrastata “Regina dei mari” rappresentata nel dipinto di Giambattista Tiepolo eseguito per la Sala delle Quattro Porte di Palazzo Ducale, che evoca il mito della Serenissima, che la classe dirigente intendeva perpetuare incurante delle debolezze politiche e militari nell’ultimo capitolo della sua storia millenaria. È invece di quarant’anni più tardi (1799) il bozzetto per il monumento Pesaro di Antonio Canova, dove viene presentata per la prima volta l’icona romantica, evocata nei celebri versi di Bayron, della “Venezia in lacrime”.
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Le stagioni del ritorno all’ordine. Una nuova collezione d’arte italiana per Ca’ Pesaro
di Luisa Turchi   
martedì 12 marzo 2019
sironi.ilbevitore-1.jpgLa Galleria d’Arte moderna di Ca’ Pesaro si arricchisce di una nuova collezione d’arte italiana, con grandi nomi quali Massimo Campigli, Carlo Carrà, Mario Sironi, Ottone Rosai, Scipione (Gino Bonichi) e Giacomo Manzù (Giacomo Manzoni). Si tratta di un comodato a lungo termine di 32 opere, un grande esempio di collezionismo virtuoso e una sfida per il futuro, come sottolineato da Gabriella Belli, Direttore della Fondazione Musei Civici di Venezia, che dimostra come sia possibile un progetto di valorizzazione e tutela del patrimonio artistico del Museo anche in base al confronto con nuove acquisizioni, grazie a rapporti di sinergia fra pubblico e privato.
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