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ARTE
L’ultima età dell’oro. La magistrale lezione di Canaletto a Venezia
di Sara Bossi   
mercoledì 13 febbraio 2019
canaletto_il_canal_grande_da_palazzo_balbi_a_rialto_1722_ca.jpg«Troppo varia si vide esser ella (la pittura) nelle opere degli artefici di quei tempi. Cagion di ciò fu che non solamente parte di essi seguirono le scuole de’ forestieri accasati in Venezia, e parte assecondando la libertà del genio uno stile proprio si formarono; ma vi fu chi uscendo di Patria e portandosi a fare i maggiori suoi studi nelle altre scuole d’Italia, ne riportò con le apprese dottrine, le immagini che vedute avea, e costantemente seguille; onde per tutto ciò si può conchiudere, che si videro allora in Venezia tante maniere quanti erano quelli che li dipingevano».
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Libertà di espressione. L'universo femminile nell'arte di Valeria Costa
di M.M.   
mercoledì 13 febbraio 2019

87441-valeria_costa_22la_veronica_22_1980_circa_olio_su_tela_70x100cm_valeria_costa_piccinini_heritage_fund.jpgNonostante l’arte sia un terreno di assoluta libertà di linguaggio e di sentire, appare ancora stridente il rapporto che connota la presenza maschile e quella femminile nel panorama contemporaneo e più ancora volendo ripercorrere il Novecento.

 

The Women’s Burden. Sulle tracce di un neo-espressionismo al femminile è in questo senso una mostra sorprendente perché racconta attraverso una selezione di opere dal forte impatto emotivo come l’artista Valeria Costa (1912–2003) abbia abbracciato i principi del linguaggio neo-espressionista con entusiasmo nonostante la crudezza fosse apparentemente poco gradita alle artiste donne, tanto che tra le fila di questa tendenza internazionale si ricordano ben pochi nomi femminili.

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America Oggi. Jean-Pierre Laffont congela nel tempo l’America del XXI secolo
di Redazioneweb   
mercoledì 13 febbraio 2019

86991-023_c18_savage_skulls_laf37336_32.jpgUn ampio e sorprendente ritratto degli Stati Uniti visti dagli occhi del fotografo francese, Jean-Pierre Laffont, Turbulent America, a cura di Eliane Laffont e in collaborazione con Photo Op, al Centro Culturale Candiani dal 17 febbraio, racconta la velocità plateale della vita americana, le sue divisioni traumatiche, le sue ambizioni inebrianti, i suoi eroi e le sue eroine e la parata senza fine di personaggi falliti e strambi.

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La grammatica del vedere. Fondazione di Venezia celebra la fotografia contemporanea
di M.M.   
mercoledì 13 febbraio 2019

fondazionevenezia.jpgLa fotografia celebra 180 anni – il 7 gennaio del 1839 Louis-Jacques Mandé Daguerre (1787–1851) ufficializzò il suo procedimento fotografico Dagherrotipo all’Acadèmie des Sciences, di Parigi –, ma non è stata mai così contemporanea!

 

Lo dimostra la Fondazione di Venezia che, grazie alla sua importante Collezione fotografica iniziata nel 2007 con l’acquisizione dell’archivio di Italo Zannier, celebra questo importante anniversario con la mostra La Grammatica delle Immagini, a cura di Denis Curti, direttore artistico della Casa dei Tre Oci.

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Spazi di riflessione. Giovanni Soccol a Ca’ Pesaro tra Labirinti e Teatri
di M.M.   
mercoledì 13 febbraio 2019

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Protagonista di una lunga e feconda vicenda artistica – dalla pittura alla scenografia, dall’architettura alla cinematografia –, Giovanni Soccol (1938) si racconta in una piccola ma preziosa mostra dal titolo Metamorfosi della realtà in mito, da poco inaugurata alla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia. Formatosi alla scuola prima di Guido Cadorin, poi di Mario Deluigi e in seguito di Carlo Scarpa, Soccol attraversa la corrente astratta negli anni Sessanta, per concentrarsi nei decenni successivi su alcuni celebri cicli pittorici: le Isole, le Basiliche, le Cisterne, le Petroliere, i Labirinti. «Io cerco di estrapolare certi elementi per farli diventare delle forze plastiche in grado di evocare sensazioni o situazioni».

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Passo a due. I dittici pittorico-fotografici di Antonia Di Giulio
di Redazioneweb   
mercoledì 06 febbraio 2019
1988-2018_foto.jpgUna mostra, che inaugura il 7 febbraio a Venezia, ospitata da VIU – Venice Intenational University sull’Isola di San Servolo, mette a confronto un protagonista dell’arte fotografica, Ralph Gibson, e una pittrice di grande talento, Antonia di Giulio, offrendo al pubblico frammenti di un ‘passo a due’ nel quale le loro sensibilità si incontrano, si toccano, si muovono assieme nella creazione di un tutto. I due artisti rievocano un’esperienza del 1988 e si misurano prendendo come punto di partenza un mito, un’icona.
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L’enigma delle rovine. Frammenti di storia a Palazzo Fortuny
di Redazioneweb   
lunedì 04 febbraio 2019

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L’estetica romantica delle rovine risiede nella loro assoluta contemplazione, così come asserisce Caspar David Friedrich: «...devo arrendermi a ciò che mi circonda, devo unirmi alle mie nuvole e alle mie rocce per essere ciò che sono. La solitudine è indispensabile per il mio dialogo con la natura». Un rapporto intimo che dal Sognatore seduto ai lati della bifora gotica aperta sul tramonto delle rovine del Monastero di Oybin (1935), tela da lui dipinta, trapassa nei Sounds dell’istallazione audio di Renata De Bonis per farci immergere in quella condizione sospesa fra sogno, realtà e immaginazione propria della mostra FutuRuins a Palazzo Fortuny.

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Nel segno dell’Azione. V-A-C Foundation, l’arte come esperienza
di Delphine Trouillard   
lunedì 04 febbraio 2019
mark-fell.-photo-by-robin-roger-1600x1067.jpg«La nostra Fondazione è una piattaforma, uno spazio aperto, una piazza. Ci sembra importante dare questi segnali: entrate, non si paga, sedetevi, guardate, condividete», dichiarava Teresa Iarocci Mavica all’inaugurazione della V-A-C Foundation nell’aprile 2017.
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L’arte è quasi una religione. La Collezione di Hannelore e Rudolph Schulhof
di M.M.   
lunedì 04 febbraio 2019
andy_warhol_fiori.jpgUn tuffo nell’arte europea e americana del dopoguerra per ripercorrere il Novecento attraverso la rivoluzione dei linguaggi creativi, una lunga strada seminale, base fondamentale per comprendere il Contemporaneo. I movimenti, dall’Espressionismo astratto e dall’Informale al Minimalismo e poi all’Astrazione post-pittorica e all’Arte concettuale, fino a un’astrazione sempre più minimale e raffinata.
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Vivi l’Italia. Fotografia d’autore nel ‘900
di Luisa Turchi   
giovedì 31 gennaio 2019
3_massimo-vitali_rosignano-sea3.jpgÈ L’Italia dei fotografi. 24 storie d’autore, la prima mostra temporanea di M9 a Mestre. Il percorso espositivo indaga fondamentalmente il contributo autoriale e libero della fotografia italiana dagli anni Trenta a oggi, rapportato in racconti per immagini, ciascuno dei quali correlato a uno specifico progetto, la cui unicità risiede nel singolo «sguardo preciso in un contesto preciso, animato da una intenzione precisa» di ogni fotografo, risposta possibile di Michele Smargiassi al quesito di «quanto italiana sia la fotografia italiana» fin dalle sue origini ottocentesche con i suoi ritardi e omologazioni di gusto sullo “stile Alinari”, in un Paese principalmente destinatario di sguardi.
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Storie dipinte. Matrimonio d’arte e bellezza tra Venezia e San Pietroburgo
di M.M.   
venerdì 07 dicembre 2018
francesco_guardi_veduta_di_san_giorgio_maggiore_con_la_punta_della_giudecca.jpgUna selezione di operedipinti e disegni, alcuni dei quali mai esposti in Italia – sono state scelte per raccontare la formazione di una delle più ricche collezioni di arte veneziana al mondo, quella del Museo statale Ermitage di San Pietroburgo.
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Muri Maestri. Alla Fondazione Querini Stampalia una Collezione restituita alla città
di Daniela Paties Montagner   
venerdì 07 dicembre 2018
collezione_sala_tiepolo_foto_alessandra_chemollo.jpgIl 21 novembre 2018 si è aperta al pubblico la mostra dei tesori d’arte della Cassa di Risparmio di Venezia, oggi Banca Intesa Sanpaolo, grazie ad una iniziativa nell’ambito del Progetto Cultura di Intesa. Come dichiarato dal Presidente Emerito del Gruppo, Giovanni Bazoli: «La Fondazione Querini Stampalia, luogo di custodia della straordinaria storia di Venezia e vivace sede di iniziative e mostre temporanee, è da sempre un punto di riferimento per i veneziani e centro pulsante della vita culturale della città. Non potevamo pertanto immaginare una realtà più autorevole per valorizzare i beni d’arte della Carive e ‘restituirli’ alla città di Venezia quale parte integrante della sua identità».
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Il ritratto del sé. Fotografia, sostantivo femminile e ‘personale’
di M.M.   
venerdì 14 dicembre 2018

under-pressure--guia-besana-low.jpg«Le donne fotografe si ritraggono sempre, quasi sempre. Gli uomini fotografi molto meno. È curioso. I fotografi non hanno bisogno di cercare la loro anima?» (Concita De Gregorio).

Una cinquantina di scatti di cinque affermate fotografe italiane – Guia Besana, Silvia Camporesi, Anna Di Prospero, Simona Ghizzoni, Moira Ricci – compongono la mostra Chi sono io? Autoritratti, identità, reputazione, che apre il primo dicembre alla Fondazione Bevilacqua La Masa in Piazza San Marco. L'idea è di dare visione alle pagine dell'omonimo libro di Concita De Gregorio, edito da Contrasto, in cui la giornalista ha a lungo conversato con le fotografe sul tema dell’autorappresentazione ma non solo.

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Cover Story. Osvaldo Licini, il sopravvento sulla realtà
di Redazioneweb   
martedì 11 dicembre 2018

74_licini_amalasunta-3.jpgAmalassunta n.3
1950
Olio su tela, 80 x 100 cm
Collezione privata
Courtesy Lorenzelli Arte, Milano


Cosa ci fa l’Amalassunta n. 3 in copertina di :Venews dicembre/gennaio?

 

Volevamo celebrare una mostra che invitiamo tutti a visitare perché è poetica, romantica, attualissima. Osvaldo Licini. Che un vento di follia totale mi sollevi è l’omaggio che la Collezione Peggy Guggenheim dedica al Maestro: 11 sale espositive, 98 opere, ripercorrono il dirompente quanto tormentato percorso artistico di Licini, un percorso fatto di momenti di crisi e di cambiamenti stilistici repentini apparentemente discordanti, in realtà tappe di un’esperienza singolare che risalta all’interno della storia dell’arte del Novecento.

 

Abbiamo chiesto a Luca Massimo Barbero, curatore della mostra, di raccontare la figura di Licini oltre l’immagine, raccontare la sua persona prima della sua arte, la sua poetica prima della rappresentazione. L’Amalassunta in questo senso è la perfetta sintesi e il manifesto di questo personalissimo mondo.

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INTERVISTA | Balene e altri soggetti. Al Fortuny, Giuseppe Amato e le architetture non-convenzionali
di Redazioneweb   
martedì 18 dicembre 2018
amato_studio_credits_sofia-masini_low.jpgLe parole stesse usate dall’artista Giuseppe Amato nella sua biografia descrivono una vita non banale, sembrano la trama di un romanzo, una moltiplicazione di generi differenti, che apparentemente non hanno un percorso comune tra loro: «Dopo aver studiato il comportamento delle balene nel mar Mediterraneo, ho preso la laurea in biologia molecolare nel 1993. Soltanto durante il servizio civile però, entrando per caso in una falegnameria, ho trovato finalmente la mia strada… Abbandonai subito la ricerca universitaria e rilevai la bottega di un ebanista, cominciando a costruire mobili e interni in legno... A Kyoto, nel 2001 dal Maestro Sori Yanagi, ho imparato come pensare e costruire una casa di legno, ispirandomi alla Villa imperiale Katzura».
Invitato a Palazzo Fortuny per l’incredibile nuova mostra FutuRuins, Giuseppe Amato si presenta dunque nelle vesti di artista, architetto, designer, artigiano e scienziato. I suoi progetti non-convenzionali rincorrono il tempo passato per traghettarlo nel futuro. Ecco cosa ci ha raccontato di questa ultima sua ‘avventura’.
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Il posto dove si siedono gli Angeli. Gio Ponti raccontato dall'obiettivo di Luca Massari
di Paolo Lucchetta   
martedì 18 dicembre 2018
concattedrale_luca-massari.jpgAgli appassionati di architettura ai quali la Fondation Wilmotte Venezia da tempo si rivolge, la mostra di Luca Massari offre, oltre alle suggestioni della fotografia d’autore, l’opportunità di riflettere sulla conservazione dei capolavori dell’architettura italiana del Novecento.
Sacrée Lumiere! Gio Ponti ‘55-‘71 è infatti una mostra di fotografie sulla luce come “segno della presenza di Dio”, grazie alla quale Gio Ponti esclude ogni decorazione, riuscendo a trasformare la materia da opaca a luminosa.
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Guardare il vero in faccia. La grande pittura veneta di paesaggio tra Otto e Novecento
di M.M.   
venerdì 07 dicembre 2018
06_-_ettore_tito.jpgOgni paesaggio ha la sua storia e parlando di Venezia il paesaggio ha certamente una storia legata all’arte. L’eredità di un genere, quello della veduta prospettica e d’invenzione, che ha raggiunto vette altissime con Canaletto e Guardi nel Settecento, non può che essere naturale vocazione per gli artisti di scuola veneziana tra fine Ottocento e primo Novecento.
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Il luminoso silenzio della senilità. La vecchiaia nella pittura divisionista di Morbelli
di Luisa Turchi   
venerdì 07 dicembre 2018
angelo-morbelli-il-natale-dei-rimasti.jpgA cent’anni dalla sua morte, la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro celebra un protagonista del divisionismo italiano, Angelo Morbelli (Alessandria 1853–Milano 1919), in una interessante mostra a cura di Giovanna Ginex che riunisce per l’occasione il suo ciclo pittorico detto Il poema della vecchiaia, presentato in origine alla Quinta Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia (1903) e da allora mai più riproposto nella sua interezza.
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Dialogare con il caso. Willy Ronis e l’istante perfetto del fotografo
di Redazioneweb   
lunedì 12 novembre 2018
ronis1.jpgSondare il mondo della fotografia attraverso grandi figure del Novecento, che hanno lasciato scatti indelebili e imprescindibili per l’evoluzione della tecnica e per la ricerca formale dell’immagine, è la mission della Casa dei Tre Oci e di Denis Curti, che della Casa è direttore artistico. La mostra in corso dedicata a Willy Ronis, uno dei maggiori interpreti della fotografia del Novecento, attraverso 120 immagini vintage permette al pubblico di approfondire la corrente umanista francese, che vide protagonista il fotografo insieme a maestri quali Brassaï, Gilles Caron, Henri Cartier-Bresson, Raymond Depardon, Robert Doisneau, Izis, André Kertész, Jacques-Henri Lartigue e Marc Riboud.
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La bellezza di un istante. I dieci anni della Fondazione Elena in una mostra fotografica
di Chiara Sciascia   
lunedì 12 novembre 2018

axf_boadley_03.jpgSe c’è una parte di mondo che impazzisce per l’acqua griffata dell’influencer di turno ed è disposta a pagarla a peso d’oro, è bene non dimenticare che in un’altra parte di mondo l’acqua – quella semplicemente potabile – è davvero più preziosa dell’oro, disponibile in ‘edizione limitata’ a causa della siccità e non per un’operazione di marketing furbetta.

 

Un interessante modo di tenerlo a mente è Acqua, futuro, vita – Un viaggio fotografico di Axel Fassio che racconta i dieci anni della Fondazione Elena Trevisanato in Etiopia attraverso un itinerario in dieci tappe tra Venezia e Mestre, fino a settembre 2019.

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Corpo unico. Un nuovo capitolo di Venice Performance Art Week
di Redazioneweb   
venerdì 14 dicembre 2018
giorgia_de_santi.pngNon un atto scenico che univocamente descrive o rappresenta, non una trama predefinita, Anam Cara – Dwelling Body è semmai un luogo di dimore multiformi, reali e immaginarie, abitato da biografie, sogni e destini che s’intrecciano in un caleidoscopio performatico a struttura narrativa discontinua, generata da interazioni che si sviluppano nel tempo. Motivi e visioni si riflettono, collidono, spesso si compenetrano formando un corpo unico che assorbe immagini, linguaggi, sguardi.
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In arte DUDU. I diritti spesso dimenticati
di Redazioneweb2   
venerdì 07 dicembre 2018

cover_libro.jpegParlare dei 70 anni della Dichiarazione dei Diritti Umani è l'occasione migliore in questo periodo per ricordare l'importanza di questa Carta che riguarda diritti fondamentali, purtroppo calpestati abbondantemente nel corso di questi decenni. In arte DUDU è un libro che raccoglie, attraverso trenta opere realizzate da artisti contemporanei in gran parte di street art e under 35, i 30 articoli della Dichiarazione firmata a Parigi il 10 dicembre 1948. Il volume, in formato pocket e pubblicato da ‘Arte per la libertà’ (il festival veneto legato ad Amnesty International), si intitola In arte DUDU. La Dichiarazione universale dei diritti umani illustrata da giovani artisti italiani.

 

Gli artisti coinvolti in questo progetto importante di divulgazione sono: Alessio-B, Alessio Bolognesi, Tony Gallo, Psiko, Marco Mei, Federica Carioli, Giusy Guerriero, Alessandra Carloni, Brome, Zentequerente, Artax, Eliana Albertini, Phobos, Anita Barghigiani, Centocanesio, Riccardo Buonafede, Federica Manfredi, Stefano Reolon, Cristina Chiappinelli, Flavia Fanara, Giulia Quagli, Alberto Cristini, Violetta Carpino, Herschel & Svarion, Ivano Petrucci, Camilla Garofano, Miriam Serafin. Ad affiancarli ci sono gli scritti del presidente e del portavoce di Amnesty Italia, Antonio Marchesi e Riccardo Noury, e dei due curatori del libro, Michele Lionello e Melania Ruggini (che sono anche i direttori artistici di Arte per la libertà).

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NATALE 2018 | Il miglior amico dell’artista. Alizart e i suoi cani ad arte al Teatrino Grassi
di M.M.   
mercoledì 05 dicembre 2018

animal-instinct-jeff-koons-poodle-1991-polychromed-wood.jpg

Il cane è stato spesso nell’arte un compagno dell’uomo potente, divenendo uno dei soggetti preferiti e lasciando un’impronta indelebile in celebri capolavori: da Leonardo Da Vinci a Jacopo Bassano, Carpaccio e Dürer, da Tiziano e Veronese a Balla, da Goya e Velázquez a Gauguin, da Renoir, Toulouse-Lautrec e Picasso a Andy Warhol. Nei secoli fra l’Otto e il Novecento, i cani nell’arte iniziano a seguire le differenti correnti artistiche, lasciandosi trascinare dalle idee e ideologie di cui si fanno portatori. Sono dunque parte delle inquietudini dell’uomo, conduttori loro stessi della sua interiorità e soggetto di poetiche espressioniste e futuriste. Hot Dogs, titolo emblematico e curioso, a Teatrino di Palazzo Grassi ci invita a scoprire come e perché i cani siano onnipresenti anche nell’arte contemporanea: dal Poodle di Jeff Koons al podenco canario di Pierre Huyghe, dai bassotti di David Hockney ai barboncini di General Idea. Che senso dare a questa presenza? Il 12 dicembre, il filosofo Mark Alizart, autore di Chiens (2017, Presses Universitaires de France), conversa con Martin Bethenod, direttore di Palazzo Grassi – Punta della Dogana, concentrandosi su un nucleo di opere d’arte. Cocktail bar a tema, e presenza degli amici a quattro zampe molto gradita.

In art, dogs have often been the respected companion of the man of power, becoming, in fact, a favourite subject and leaving an indelible mark in famous masterpieces: Leonardo, Jacopo Bassano, Carpaccio, Dürer, Tiziano, Veronese, Balla, Goya, Velázquez, Gauguin, Renoir, Toulouse-Lautrec, Picasso, Andy Warhol. Depictions of dogs appear in all art currents and are part of existential angst as they lead us to interiority or are subjects of expressionist and futurist creations. Hot Dogs is the curious, emblematic title of an exhibition installed at Teatrino Grassi, including Jeff Koons’ Poodle, Pierre Huyghe’s podenco canario, David Hockney’s dachshunds, General Idea’s poodles.

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Cieli plumbei e alberi blu. A Palazzo Zabarella, il meglio della Collezione Ordrupgaard
di Marisa Santin   
venerdì 11 gennaio 2019
cezanne_lebagnanti_anderssuneberg.jpgFino al 27 gennaio a Palazzo Zabarella a Padova è possibile ammirare in esclusiva per l’Italia alcuni capolavori appartenenti alla Collezione Ordrupgaard (oggi museo d’arte statale situato a nord di Copenaghen), nata ai primi del Novecento dalla passione collezionistica del finanziere e mecenate danese Wilhelm Hansen.

La collezione Ordrupgaard e il lascito di Hansen
Durante i suoi frequenti soggiorni di lavoro a Parigi, Hansen rimase affascinato dalla pittura francese, intuendone al contempo il potenziale di mercato. Tra il 1916 e il 1918 egli raccolse oltre centocinquanta dipinti che delineavano un percorso da Ingres e Delacroix a Courbet e gli impressionisti, fino a Cézanne, Gauguin e Matisse, realizzando quella che all’epoca fu definita la “migliore collezione impressionista al mondo”. Quattro anni più tardi, la clamorosa bancarotta della Landmandsbanken, la principale banca privata danese, lo costrinse a vendere gran parte delle opere. Una volta ritrovata la stabilità economica, Hansen fu in grado di riacquistare una quarantina di dipinti, fra cui il Ritratto di George Sand di Delacroix e lo studio di Renoir per Le Moulin de la Galette, entrambi presenti nella mostra di Palazzo Zabarella Gauguin e gli Impressionisti. Capolavori della collezione Ordrupgaard.

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NATALE 2018 | Musei aperti per le Feste
di Redazioneweb   
mercoledì 05 dicembre 2018

palazzo-ducale-venezia_itinerario-i-tesori-del-doge_vista-da-terrazza-orologio.jpgPalazzo Ducale, Museo Correr, Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento Veneziano, Casa di Carlo Goldoni, Museo di Palazzo Mocenigo, Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Museo del Vetro – Murano, Museo del Merletto – Burano, Museo di Storia Naturale: l’8 dicembre, nove musei veneziani sono aperti gratuitamente per tutti i residenti nei Comuni della Città Metropolitana e del Comune di Mogliano Veneto. Musei in Festa in versione natalizia riserva sorprese in tutte le sedi e si conferma un appuntamento importante e atteso, capace di attirare l’attenzione di pubblici diversi. Un modo per riappropriarsi della storia, della cultura e della bellezza. / On December 8, nine Venetian museums will charge no fees for all residents in Metro Venice. A way for local folk to acquaint with history, culture, and beauty. The museums are: Palazzo Ducale, Museo Correr, Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento Veneziano, Casa di Carlo Goldoni, Museo di Palazzo Mocenigo, Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Museo del Vetro – Murano, Museo del Merletto – Burano, Museo di Storia Naturale.

 

Musei in Festa

8, 9 dicembre 2018

Fondazione Musei Civici di Venezia

visitmuve.it

 
NATALE 2018 | Una dimessa nascita con curiosi. Natale a San Giobbe con Gian Girolamo Savoldo
di Giandomenico Romanelli   
martedì 18 dicembre 2018

savoldo_adorazione_dei_pastori_di_san_giobbe.jpgGian Girolamo Savoldo (Brescia, 1480 ca.–Venezia, post 1548) dipinse più volte nel corso della sua carriera il tema del presepe o, se si vuole, della Adorazione dei pastori in forme apparentemente tradizionali e derivate dai modelli più in voga nella pittura veneta e lombarda a lui contemporanea. Naturalismo lombardo e colorismo veneto sono, infatti, le componenti di base della sua, piuttosto defilata e solitaria, carriera, anche se non gli mancarono certo estimatori e, quindi, incarichi e commesse.

 

Sappiamo altresì che, ad una osservazione più attenta, dalle sue tavole e dalle sue tele emergono segnali più o meno espliciti di sensibilità non usuali, di passioni appartate e notturne, di talvolta indecifrabili sottolineature forse addirittura esoteriche. A Venezia sono conservate solo un paio di opere di questo maestro: i due monumentali Santi eremiti Antonio e Paolo alle Gallerie dell’Accademia e la piccola pala con il Presepe a San Giobbe, di cui parleremo. Eppure Savoldo abitò e morì a Venezia e qui ebbe a lavorare per committenze tutt’altro che marginali o misteriose, a cominciare da alcuni esponenti di spicco della potente famiglia Contarini. E sue opere risultano presenti in importanti collezioni private cittadine, come documentano le pagine manoscritte della famosa ricognizione cinquecentesca detta dell’Anonimo Morelliano alla Marciana, opera in realtà dell’erudito Marcantonio Michiel, che fornisce ricche e importanti notizie su opere di pittura esistenti in collezioni pubbliche e private a Venezia e in altre città della Repubblica. 

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Incontri sulla fotografia. Massimo Siragusa: le mie visioni dell’architettura
di M.M.   
lunedì 12 novembre 2018
sim_to_015254_web-1024x768.jpgLes Rencontres de la photographie d’Arles, il festival di fotografia nato nel 1970 e divenuto l’appuntamento internazionale più importante, dove ogni estate autori affermati ed emergenti presentano le proprie ‘visioni’ in una mostra diffusa, ha scelto Venezia e in particolare l’Isola di San Servolo per aprire una sezione invernale che sviluppa un segmento inedito, quello delle masterclass.
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La Storia di Palazzo Grassi attraverso il Novecento
di Redazioneweb   
lunedì 12 novembre 2018
sfilata-moda-circus-modello-sfila-in-passerella-con-maschere-veneziane.-venezia-palazzo-grassi-settembre-1961--archivio-carlo-montanaro.jpgLa storia di Palazzo Grassi lungo il Novecento fino ai giorni nostri è un racconto di imprenditoria e passione per arte. Nel 1949 il Palazzo passò a una società immobiliare appartenente alla multinazionale Snia Viscosa di cui Franco Marinotti, uno dei più importanti industriali italiani del periodo, era il socio di maggioranza. Tale era la sua convinzione che nessun imprenditore potesse essere completo se non era sorretto da forte passione per la cultura che fondò, finanziò e gestì il Centro Internazionale dell’Arte e del Costume.
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Il rumore dell'acqua. Intervista a Maria Giuseppina Grasso Cannizzo
di Paolo Lucchetta   
giovedì 08 novembre 2018

cannizzo_daniele-ratti.jpgVenezia, Bar di Campo Santa Maria Nova, tardo pomeriggio del 27 maggio 2018. Maria Giuseppina Grasso Cannizzo è un architetto italiano, siciliana, estranea ai circuiti universitari, che con poche realizzazioni, concettualmente molto intense, ha ottenuto riconoscimenti come la Medaglia d'oro alla carriera (Triennale di Milano 2012) e la Menzione Speciale della Biennale di Venezia 2016. Presente anche alla 16. Biennale Architettura, invitata dalle curatrici Yvonne Farrell e Shelley McNamara a partecipare a Freespace.

 

Esclusiva, narrativa di un mondo inarrivabile, perfezionista dell'imperfezione, libera da preconcetti formali perché «l'architettura non deve piacere, ma deve convincere, e perciò non può addivenire a compromessi». Le sue opere ed il suo pensiero sono magistralmente narrate nel libro di Sara Marini Sull'autore (Le foreste di cristallo di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo), Quodlibet Studio.

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Re-Inventing Magnificence. L'arte di Gigi Bon
di Fabio Marzari   
mercoledì 21 novembre 2018

gigi_bon_febbraio_2013-4856dee5ac.jpgAl Magazzino Gallery di Palazzo Contarini Polignac fino al 21 dicembre è possibile visitare la mostra Rhinoceros: Luxury’s Fragile Frontier. Venezia è stata descritta in moltissimi modi, il paragone con il rinoceronte potrebbe suonare bizzarro, se solo ci si ferma all'apparenza. Il merito di questo accostamento è ascrivibile completamente ad una artista veneziana - Gigi Bon - che ha saputo sintetizzare al meglio il pensiero e l'estetica legata alla fragilità, unendo il rinoceronte, animale solido, che arriva direttamente da un passato remoto, ma con un presente in cui in ballo è l'estinzione, e Venezia, città fragile e unica, in perenne equilibrio precario tra la terra e le acque che ultimamente sempre più spesso ne invadono i confini urbani, insinuandosi tra le solide, ma stanche mura dei suoi edifici. “Vedo Venezia come un Rhino”, racconta Gigi Bon, che ha da sempre accolto la simbologia del Rinoceronte come emblema della capitale della Serenissima - poiché, come il rinoceronte, Venezia sopravvive e passa attraverso il tempo.

 

Come il Rinoceronte, il più antico mammifero vivente sulla Terra, così Venezia, con i suoi mille anni di Repubblica volti a sfiorare l’eterno, è un pulcherrimum monstrum. Comune a Venezia e al Rinoceronte, oltre all’eternità e alla rara bellezza, è tuttavia la fragilità: calpestata dalla tracotanza degli uomini, Venezia è come il Rinoceronte, perseguitato dall’avidità umana per la lucentezza e il potere del suo corno. Entrambi, tuttavia, sopravvivono al tempo, varcandone i confini, entrambi belli, rari, fragili ed eterni.

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