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di Anna Trevisan
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martedì 30 aprile 2013 |
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Tre secoli dividono le illustri Muse. Eppure a guardarle accostate l’una accanto all’altra, l’Olympia di Manet (1863) e la Venere di Urbino
di Tiziano (1538) si parlano manifestamente con la naturalezza di chi
condivide un comune linguaggio. Mentre al pubblico è offerta
l’opportunità di vederle a confronto, in un epico silenzioso duello di
virtuosa nudità e bellezza, le tele di queste Veneri nient’affatto
dormienti, come piacevano invece al più cauto Giorgione, fugano
eloquentemente ogni dubbio in merito al legame esistente tra l’arte del
maestro (pre)impressionista e il rinascimento italiano.Non è certo solo
questione di nudità, lo scandalo sapiente che Manet seppe suscitare con
le sue tele, dall’Olympia alla Colazione sull’erba. In ballo c’è il diritto stesso all’audacia, esposta senza alcun pretesto allegorico.
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di Sara Bossi
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mercoledì 08 maggio 2013 |
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«La multiforme bellezza e la straordinaria varietà della cultura di ciascun paese - afferma Asmirko (1963, Isola di Sakhalin, estremo oriente della Russia) - affondano le radici nell’antichità, nelle tradizioni, nelle religioni e sono intessute di misteri e di segreti.
La chiave di lettura per comprendere una cultura, come un insieme nato dal fondersi di molteplici caratteristiche e tradizioni etniche, non si può semplicemente ricevere in consegna, ma si deve cercare e conquistare». L’occasione Vladimir Asmirko ce la offre con la mostra fotografica Solovki: il cielo in terra, realizzata presso la Casa del Cinema Pasinetti in occasione del 10° Anniversario della Comunità Russo Ortodossa “Sante Donne Mirofore” di Venezia.
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di Fanny Liotto
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mercoledì 08 maggio 2013 |
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Nata da una proficua collaborazione tra l’Università Ca’ Foscari di Venezia, l’americana Wisconsin University di Madison (WI) e il Museum of Contemporary Native Arts (MoCNA) di Santa Fe, New Mexico, parte dell’Institute of American Indian Arts (IAIA), l’arte nativa americana contemporanea va in scena solo per quattro giorni a Palazzo Cosulich alle Zattere, Dipartimento di Studi Linguistici Culturali Comparati dell’Università Ca’ Foscari. Air, Land, Seed indaga le tensioni tra luoghi d’origine e luoghi di esilio, a partire da una prospettiva indigena, nordamericana.
Nove artisti contemporanei esporranno opere grafiche e realizzeranno
video e installazioni interrogandosi sulle ideologie e sugli spostamenti
di massa forzati che connotano la nostra esistenza collettiva odierna,
riappropriandosi di potenti simboli coloniali quali: bandiere, navi e
onde radio. Il legame tra i luoghi natii e quelli dell’esilio diventa il
mezzo per descrivere sentimenti e convinzioni che hanno caratterizzato
la storia.
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di M.F.
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mercoledì 03 aprile 2013 |
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Fino alla fine di luglio 2013, alla Trattoria “Ai Tosi” di Castello l'artista inglese Liz Nicol, docente universitaria di fotografia, tiene la sua prima mostra veneziana. L'artista è molto legata a Venezia, dove possiede una casa in cui torna spesso, appena gli impegni lo consentono. Liz Nicol presenta un'affascinante selezione di fotografie in bianco e nero scattate al mercato del pesce di Rialto, dal titolo Still lives o Vite immobili, e una serie di cianografie. La cianografia è un processo semplice e raffinato che prevede l’uso di due sostanze chimiche: citrato ferrico di ammonio e ferrocianuro di potassio.
La carta viene fatta asciugare in camera oscura e in seguito posta sotto un negativo, per ottenere una stampa, o sotto un oggetto piatto, per ottenere un fotogramma, prima di essere esposta ai raggi del sole. L’unico componente chimico addizionale di solito dato per scontato è l’acqua. La semplice azione di lavare la cianografia esposta al sole fa apparire il tipico colore blu intenso e fissa per sempre l’immagine.
In Umbra Penumbra le stampe sono di colore blu e ripropongono il valore espressivo di questo antico metodo fotografico, creando 'disegni fotogenici' di foglie, pizzo e piume. L’ opera Ellipse composta da studi di cianografie sarà messa all’asta e il ricavato devoluto a Venice in Peril, a dimostrazione tangibile non solo dell'affetto, ma dell'impegno diretto dell'artista per la salvaguardia di Venezia.
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di Ambra Agnoletto
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martedì 26 marzo 2013 |
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Bologna, Palazzo Ratta. Un dipinto, l’Enea in fuga da Troia, creduto perduto per sempre alla fine dell’800 e ritrovato esposto su una parete della stessa residenza nobiliare per la quale era stato realizzato, nascosto anche alla vista più attenta. Un giovane ricercatore, Tommaso Mozzati, ed un giovane regista, Andrea Dalpian, motivati a seguirne le tracce ed a raccontarne l’ironica e rocambolesca storia.
Il risultato di questo singolare incontro è il documentario Il Carracci perduto, presentato dagli autori all’interno del dibattito «Il racconto dell’arte», organizzato dal Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali di Ca’Foscari, per riflettere sulle prospettive convergenti tra linguaggio cinematografico, ricerca e valorizzazione artistica. Mercoledì 27 marzo, presso l’Auditorium Santa Margherita, interverranno nella discussione anche Marco Del Monte, autore del videoracconto Ritratti di famiglia. Il Giovanni Bellini della collezione Querini Stampalia, ed i docenti dell’ateneo Luigi Perissinotto, Chiara Piva e Valentina Re; sei moderatori per un dialogo aperto su nuovi format, nuovi linguaggi, e nuove occasioni di circolazione e fruizione dell’arte
«Il racconto dell'arte»
mercoledì 27 marzo, h. 15
Auditorium Santa Margherita
info www.unive.it
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di Redazioneweb2
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venerdì 15 marzo 2013 |
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L'esposizione dei dipinti all'Imagina Cafè realizzati dalle persone frequentanti il Laboratorio “e” dell'Anffas di Venezia offre al pubblico quest'anno delle riproduzioni pittoriche dei primi manifesti pubblicitari che nel periodo compreso tra la metà dell'800 e il '900 inoltrato comparvero in vari punti della città per attirare l'attenzione dei veneziani quali fruitori di eventi sia culturali che commerciali.
É la cosidetta reclame, manifesto che veniva affisso in punti prestabiliti di maggior aflusso pubblico come la Stazione ferroviaria, vicino ai punti di partenza dei vaporetti, nelle rive e sui muri delle case, come si nota in alcuni dagherrotipi dell'epoca. Il Laboratorio si è rifatto ad una preziosa collezione che si trova nei Musei Civici di Treviso, quella Collezione Salce che prende il nome dal collezionista Ferdinando Salce.
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di Mariachiara Marzari
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giovedì 07 marzo 2013 |
«C’è voluto più di mezzo secolo di lavori continui, e di tanta passione e tenacia da parte di tutti. Ma ciò che veneziani e turisti hanno oggi davanti è una sintesi di venezianità e cultura che ha riconquistato la dignità che le spetta per origine, importanza e funzione». Ad affermarlo è Marino Cortese, Presidente della Fondazione Querini Stampalia, orgoglioso di presentare la sua ‘nuova’ istituzione. Un esempio assoluto di come Venezia può sopravvivere ai secoli e agli hotel, una dimostrazione che la passione e la visionarietà sono in grado di leggere il passato e trasformarlo, nel pieno rispetto della forma ma nello sviluppo delle idee, in un nuovo futuro. Venezia deve ripartire dalla ‘nuova’ Querini Stampalia per credere nel suo futuro.
La storia e lo sviluppo della Fondazione forse è insita già nel suo dna: «[…] dopo la mia morte, la mia Biblioteca, Galleria, Medagliere, Oggetti d’Arte posti nel mio palazzo a San Zaccaria diverranno d’uso pubblico
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di Mariachiara Marzari
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martedì 12 febbraio 2013 |
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Nella storia ultracentenaria della Biennale è il più giovane direttore di sempre e forse il migliore direttore possibile. Inserito al diciannovesimo posto nella lista dei potenti dell’arte secondo «ArtReview», direttore artistico della Fondazione Nicola Trussardi di Milano, capo curatore e associate director al New Museum of Contemporary Art di New York, Massimiliano Gioni si presenta in camicia, pullover, jeans e sorriso, appena sbarcato da NYC. L’obiettivo è ambizioso e visionario - Il Palazzo Enciclopedico è il titolo scelto per la 55. Mostra Internazionale d’Arte de La Biennale -, ma lui convince tutti – critici, giornalisti, curatori e artisti – e conquista la sua prima meta a Venezia. Terzo tempo a nostra disposizione su Biennali, passate e future, ideali e maestri, struttura e organizzazione, immaginazione e meraviglia, arte e cultura visiva, l’uomo e l’artista, contemporaneo e iper-storico.
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di Redazione
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giovedì 07 febbraio 2013 |
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Anche per il 2013, Venezia News rinnova l’appuntamento con la guida a uno dei più importanti eventi internazionali di arte contemporanea. Già in occasione delle ultime cinque edizioni della Biennale Arte, il magazine-guida ha accompagnato per tre mesi i visitatori attraverso il meglio dell’arte contemporanea, riscuotendo un grande successo tra gli operatori e il pubblico che ne hanno particolarmente apprezzato l’utilità.
Il magazine è interamente dedicato alla manifestazione e ne descrive i percorsi presentando, in italiano e inglese, le mostre centrali dell’Arsenale e del Palazzo delle esposizioni ai Giardini, i progetti e gli eventi collaterali, le partecipazioni nazionali ai Giardini e in città padiglione per padiglione, ogni singola opera e artista protagonista, gli eventi collaterali, il calendario completo delle inaugurazioni, presentazioni e performance; una mappa dettagliata della città con i luoghi di esposizione e le informazioni utili; una panoramica sugli eventi, mostre, gallerie e centri culturali in città e un’intera sezione dedicata ad una più ampia panoramica mondiale sull’arte contemporanea: mostre, eventi, istituzioni, progetti.
CONTENUTI / LE SEZIONI
LISTING MOSTRE UFFICIALI, PADIGLIONI NAZIONALI, EVENTI COLLATERALI
Il carnet completo di tutte le esposizioni inserite nel programma ufficiale della Biennale. La sezione di servizio del magazine, con la descrizione dettagliata di ogni singola esposizione, con note e segnalazioni sulle opere e sugli artisti in mostra. Sei pagine di guida per orientarsi al meglio sui contenuti artistici offerti dalle mostre principali, da ogni singolo padiglione nazionale alle decine di mostre a latere sparse per palazzi, musei e gallerie della città.
MAPPA VISIVA DELL’ESPOSIZIONE E DI TUTTE LE MOSTRE COLLEGATE
Il paginone centrale di servizio con la mappa orientativa della città e dei siti espositivi.
La vera guida nella guida, con la cartina di Venezia stilizzata e dettagliata, con segnalazione in di tutte le mostre ufficiali e di tutte le altre mostre principali del periodo organizzate in città. A corredo tutte le info utili, con orari, prezzi, servizi, trasporti. Da staccare e tenere in tasca.
APERTURA E “SHORT TALKS” SUGLI STATI CONTEMPORANEI DELL’ARTE
Le mostre ai giardini e all’Arsenale. opinioni e idee sul contemporaneo oggi.
Dieci pagine di articoli di presentazione critica alle mostre principali, con interviste ai curatori e agli artisti più significativi. Ad aprire il tutto due pagine affiancate ad interrogare, con uno stesso quesito, dieci tra curatori, critici, architetti internazionali su un tema centrale del contemporaneo oggi. Hanno parlato e scritto nelle scorse edizioni, fra gli altri: Daniel Birnbaum, Roger M. Buergel, Philippe Daverio, Akison M. Gingeras, Massimiliano Gioni, Hou Hanru, Nikolaus Hirsch, Odile Decq
NOT ONLY BIENNALE
LE MOSTRE PRINCIPALI EXTRA-BIENNALE IN CITTÀ
La listing completa delle grandi mostre veneziane dell’estate-autunno 2013.
Da Palazzo Grassi e Punta della Dogana alla Guggenheim, dal Correr a Palazzo Ducale, dalla Fondazione Querini alla Fondazione Cini, la vera guida completa dell’arte in città con descrizione e note su opere e artisti in mostra. Una sezione per i forzati dell’arte, oltre il contemporaneo.
GALLERIE PRIVATE E CENTRI CULTURALI IN CITTÀ
Il viaggio tra la babele di ‘personali’ e ‘collettive’ nelle gallerie veneziane.
Una sezione a metà tra una listing orientativa e il reportage critico sulle decine di piccole e grandi mostre nei più importanti spazi espositivi privati in città allestite in occasione della Biennale. Il contemporaneo oltre la vetrina ufficiale.
I PIÙ IMPORTANTI CENTRI INTERNAZIONALI D’ARTE CONTEMPORANEA
L’idea è quella di offrire, nel contesto della più grande esposizione d’arte contemporanea del mondo, un quadro delle migliori realtà internazionali.
Sarà la sezione della guida che proverà ad intercettare i flussi di idee e di progetti, una informazione glocal per capire cosa si muove nel mondo. Due pagine interne, in cui attraverso una mappa visiva stilizzata del globo verranno localizzati alcuni centri selezionati di produzione e dibattito sull’arte più “contemporanei”: mostre, eventi e segnalazioni con foto, info e approfondimenti.
scarica qui il pdf delle edizioni precedenti
COMUNICAZIONE E SPAZI PUBBLICITARI
The BAG (BIENNALE ARTE GUIDE - magazine + mappa + app + website) è un
nuovo fortissimo strumento di comunicazione che supera per impatto e
utilizzo altre forme di comunicazione e pubblicità. Viene offerta
un’azione di comunicazione mirata e non dispersiva, direttamente
collegata all’evento e non finalizzata ai soli giorni delle vernici,
bensì a tutti i mesi della Biennale Architettura (1 giugno - 25 novembre
2013).
Per info su tariffe, offerte e scadenze: Mariachiara Marzari (t. +39 041 2410133 - press[at]venezianews.it)
Spalla
70 x 260 mm
+ 5 mm di abbondanza su ogni lato
Pagina singola
210x260 mm
+ 5 mm di abbondanza su tutti i lati
Pagina doppia
420x260 mm
+ 5 mm di abbondanza su tutti i lati
Interno copertina lato A
500x260 cm
+ 5 mm di abbondanza su tutti i lati
Interno copertina lato B
500x260 cm
+ 5 mm di abbondanza su tutti i lati
Formato
- Files in formato PDF o TIFF a 300 dpi, CMYK
- Carta usomano
- Quadricromia (CMYK = 4 pellicole), marchi di registro
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di Livia Sartori di Borgoricco
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lunedì 11 marzo 2013 |
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Un’esplosione di colori e forme, fantasiosa, scanzonata, divertente: così è la moda della stilista madrilena Agatha Ruiz de la Prada e così è la mostra I mestieri della moda che inaugura – non a caso – l’8 marzo proponendo un’antologia della collezione P/E 2013, presentata alla Fashion Week di Madrid. Coniugando, secondo una felice intuizione, la creatività della moda al femminile con gli spazi storici dei Musei Civici, il sontuoso e ricco, quasi fiabesco, in stile Impero, Salone da ballo del Museo Correr accoglie trentuno abiti esposti su manichini dorati, che reinterpretano le icone care ad Agatha, le stesse che l’hanno accompagnata durante oltre 30 anni di carriera.
L’abito “gabbia”, l’abito “ombrello”, il “cuore” o la “stella”, in un caleidoscopio di colori sgargianti e tessuti diversi, mostrano l’immaginario di un’artista, il cui stile irrompe nella moda spagnola nei primissimi anni ‘80 come una rivoluzione: rigore e sobrietà di un paese che muoveva i primi passi fuori dalla dittatura vengono sostituiti da colori e fantasie a forma di lune, soli, bocche, cuori. Agatha, una sorta di Vivienne Westwood mediterranea - forse proprio per questo meno enigmatica e più solare –, grazie ad un padre architetto dell’alta borghesia madrilena e collezionista d’arte e una madre della colta aristocrazia catalana, cresce a fianco della cultura più avanguardista. Inaugura il suo negozio-studio esponendo vestiti, dipinti e disegni in varie gallerie, dando vita a happening di cultura d’avanguardia e realizzando le prime sfilate di moda in luoghi dell’arte come Las Reales Atarazanas e il Mercado del Borne a Barcellona, il Museo del Ferrocarril a Madrid, il Museo San Telmo di San Sebastian in omaggio a Balenciaga.
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di Livia Sartori di Borgoricco
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martedì 05 marzo 2013 |
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Opera 2012 è la mostra di fine residenza dei giovani artisti che nel corso del 2012 hanno usufruito dei 12 atelier messi a disposizione della Fondazione a Palazzo Carminati a San Stae e nel Complesso dei SS. Cosma e Damiano alla Giudecca. Il programma di residenze, al quale la Fondazione Bevilacqua La Masa ha dato nuovo impulso nel corso dell’ultimo decennio, permette a 12 giovani artisti, selezionati da una commissione composta da esperti del settore, di disporre per un anno di un atelier che, per la sua collocazione, consente non solo lo svolgimento dell’attività creativa, ma anche di vivere in un confronto diretto con colleghi, curatori, galleristi, giornalisti e pubblico.
Nell’allestimento, curato da Rachele D’Osualdo con Angela Vettese, si articolano i lavori di Riccardo Banfi, Federica Bruni, Enzo Comin, Fabio De Meo, Dirtmor, Valentina Merzi, Arianna Piazza, Gianandrea Poletta, Valentina Roselli, Ryts Monet, Chiara Sorgato e Davide Spillari. Per il quarto anno la mostra di fine residenza è accompagnata da un’edizione speciale del taccuino ‘di culto’ Moleskine, partner sostenitore del programma degli Atelier dal 2008.
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di Redazione
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mercoledì 27 febbraio 2013 |
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Paolo Simonazzi (Reggio Emilia, 1961) divide la propria vita tra l’attività di medico e quella di fotografo, cui si dedica con tale passione e curiosità da essere sempre pronto ad intraprendere un viaggio che gli consenta di inseguire e sviluppare un tema. Mondo piccolo è il titolo del ciclo fotografico, ora in mostra al Centro Culturale Candiani, che fa riferimento al peculiare universo umano e sociale creato da Giovannino Guareschi nell’immediato dopoguerra, con l’epica saga dei suoi due indimenticabili protagonisti, il parroco don Camillo e il sindaco comunista Peppone, dentro i paesaggi e le atmosfere di quella fetta di terra che si snoda lungo le rive emiliane del Po, nelle Province contigue di Parma e di Reggio Emilia.
Tutto respira silenzio: le campagne, i canali e il Po, i pioppeti, i cimiteri sotto la neve, le piazze addormentate nella notte. Accanto ai volti e ai corpi di chi abita questa terra, ecco brani della tradizione musicale e della cultura materiale, luoghi abbandonati, cose che hanno fatto naufragio dentro lo scorrere del tempo, memorie e bagliori di una vita che è difficile capire se ancora sia in atto o se già si sia inabissata e spenta. Il viaggio di Simonazzi pare, alternativamente, lo specchio del volto autentico della Bassa e una, tutta sua, Carte du Tendre: la mappa di una terra in cui, come voleva Guareschi, ci sia ancora spazio per i sentimenti dei semplici.
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di Sara Bossi
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lunedì 04 febbraio 2013 |
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L’arte di Amalric Walter (Sèvres, 1870-Lury-sur-Arnon, 1959) può essere pienamente compresa solo se collocata nel contesto storico e culturale in cui egli nasce e opera. Determinanti nella sua formazione il grande fermento che la Francia, a cavallo tra Ottocento e Novecento, vive nel campo delle arti visive, decorative e plastiche, ma soprattutto le esperienze da lui fatte a Sèvres e Nancy, centri d’eccellenza nella produzione di porcellane e ‘vetri d’arte’.
L’opportunità di inserirsi in una grande tradizione, che annovera tra i
suoi predecessori Henry Cros e tra i coetanei Albert Dammouse, spinge
l’artista francese a studiare i segreti della ‘pasta di vetro’, una
delle più antiche e originali tecniche di lavorazione di questo
materiale, già conosciuta da egizi, fenici, greci, romani, ed esplorata
anche dai grandi maestri muranesi.
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di Anna Trevisan
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giovedì 31 gennaio 2013 |
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«Le fotografie invecchiano e cambiano sapore come il vino», dice Gianni Berengo Gardin. Perché il loro significato si costruisce nel tempo e dal tempo emerge anche la loro intrinseca bellezza: la vita che raccontano. Le fotografie si costruiscono, ormeggiando l’istante alla grande nave della memoria. Questo grande maestro della fotografia italiana e internazionale ha saputo ‘osare il banale’.
Con il rigore di una semplicità conquistata, con la consapevolezza della propria responsabilità e con fermo rispetto verso i soggetti che racconta. È una sfida della compostezza, in bianco e nero, al caos iconodulo e colorato della pubblicità, per proteggere il contenuto e il valore documentario e documentale dei suoi scatti. A tal punto da non aver mai voluto dare dei titoli alle proprie fotografie, ma solo didascalie. Per non forzarne il senso, anticiparlo, contraffarlo, e lasciare invece liberi di interpretare, vedere, capire. Nella convinzione che il compito di un fotografo «non è quello di dipingere ma di scrivere».
La fotografia italiana si inchina al suo garbo d’altri tempi, rimasto saldo in mezzo alla tempesta di immagini che ci ha sommerso d’un fiato. Nient’affatto distratto dai colori di un mondo ormai sottosopra, che chiede alla fotografia nuda informazione ma la tradisce con le finzioni di Photoshop oppure la baratta con velleità creative e non artistiche, Berengo Gardin rimane concentrato sull’obiettivo della sua Leica con una passione (analogica) che sfiora la devozione.
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di Marisa Santin
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venerdì 25 gennaio 2013 |
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[25-01-2013] Fundamentals è il titolo della prossima Biennale Architettura diretta dall’architetto, urbanista e scrittore olandese Rem Koolhaas, fondatore di OMA e del think tank AMO - che riunisce discipline non architettoniche quali l’editoria, la moda, la sociologia -, Leone d’oro alla carriera nel 2010. Fundamentals sarà una Biennale sull’architettura, non sugli architetti, come ha sottolineato lo stesso Direttore, che oggi ha incontrato i rappresentanti dei 40 Paesi partecipanti alla 14. Mostra, che si svolgerà dal 7 giugno al 23 novembre 2014. L’aver incontrato i curatori dei Padiglioni Nazionali con largo anticipo – afferma il Presidente Paolo Baratta – non vuole essere una mera dimostrazione di efficienza da parte della Biennale». Almeno un anno è, infatti, il tempo che Rem Koolhaas ha chiesto come condizione necessaria per apportare dei cambiamenti paradigmatici alla Mostra. Nata come ‘imitazione’ di Biennale Arte, uguale alla ‘sorella maggiore’ per forme e modalità, basata principalmente sull’invito rivolto agli architetti a presentare i propri lavori/installazioni/progetti/visioni, è arrivato il momento per la Mostra di Architettura di fare un passo avanti e di «trovare una strada più coerente con la propria disciplina», continua Baratta.
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di Anna Trevisan
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mercoledì 12 dicembre 2012 |
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«Vera figura, vera natura,/ slansada in ragi come’n’aurora/ che tuti quanti te ne inamora:/ aàh Venessia aàh Regina aàh Venusia/ to fia xé ’l vento, siroco e bora/ che svegia sgrisoli de vita eterna,/ signora d’oro che ne governa/ aàh Venessia aàh Venegia aàh Venusia», recitava Zanzotto al mare per far emergere Venezia dalle acque scure. Tre secoli prima Francesco Guardi l’aveva catturata luminosa e viva in tutto il suo languido, arreso splendore.
Nei primi anni, l’aveva appesa alla sua veste mondana e ciarliera, al suo lato scenografico e teatrale, come nel longhiano Il Ridotto o come ne Il parlatorio delle monache di San Zaccaria (1746). Poi l’aveva incapricciata in prime vedute di maniera e in paesaggi, fotografandola nelle sue feste e nei suoi momenti rituali e liberandola, tuttavia, in affollate traiettorie di gondole e persone, in scie spaziose di onde e barche, come ne Il Doge di Venezia sul Bucintoro a San Nicolò.
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di Sara Bossi
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martedì 16 ottobre 2012 |
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«Lavorava per la pagnotta giornaliera, comprava telacce di scarto… e per tirare avanti il lavoro usava colori molto ogliosi, e dipingeva ben spesso alla prima», così una testimonianza dei primi dell’Ottocento descrive l’ultimo grande ‘poeta’ della Venezia settecentesca: Francesco Guardi. Nel terzo centenario della nascita (1712) una grande esposizione al Museo Correr ne indaga la complessa produzione artistica. Il Guardi non fu esclusivamente vedutista: lavorò a pale d’altare, soggetti di genere, quadri commemorativi di avvenimenti mondani in città.
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di Redazione
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martedì 08 gennaio 2013 |
Il Consiglio di Amministrazione della Biennale ha affidato la direzione della prossima Biennale di Architettura all'archistar olandese Remment Koolhaas, detto Rem, già Leone d'oro alla carriera nel 2010. Nato nel 1944, Koolhaas oltre a progettare edifici in tutto il mondo, tra cui spiccano la nuova sede per la China Central Television a Pechino, la nuova sede di Londra della Rothschild Bank, il teatro Wyly a Dallas, la nuova Ambasciata d'Olanda a Berlino, la Biblioteca Centrale di Seattle, solo per citarne alcuni, ed anche una lunga serie di cantieri aperti per nuovi edifici, non limita lo spettro d'azione alla progettazione, ma lavora anche a discipline non architettoniche come politica, editoria, moda e sociologia attraverso il suo “pensatoio” Amo. «Vogliamo dare uno sguardo nuovo agli elementi fondamentali dell'architettura - utilizzati da qualsiasi architetto, ovunque e in qualsiasi momento - per vedere se siamo in grado di scoprire qualcosa di nuovo sull'architettura». Così a caldo l'olandese ha annunciato il suo impegno per la Biennale di Venezia.
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di Mariachiara Marzari
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lunedì 10 dicembre 2012 |
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La performance art è una pratica artistica che vive in se stessa: non rappresenta, non ritrae, non imita. Esprime il reale in un contesto relazionale in cui l’artista, sia fisicamente che emotivamente, usando il proprio corpo fino a farlo diventare l’opera d’arte stessa e spingendosi oltre i propri limiti fisici e mentali, esprime e ricerca nuove idee e possibilità, mettendo a nudo ciò che è più profondamente umano. L’innescarsi di una scintilla tra performer e pubblico è pertanto elemento essenziale, scardinando i limiti del convenzionale e creando impatto immediato, coinvolgendo direttamente lo spettatore sia sul piano intellettivo sia su quello emozionale.
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di Fabio Marzari
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mercoledì 05 dicembre 2012 |
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Nel ciclo di vitali attività poste in essere dall'Accademia di Belle Arti, una nuova iniziativa trova albergo nel cortile degli Incurabili: Gemmazioni – Cicli e ricicli tra le generazioni dell’arte, un'installazione di opere realizzate da giovani artisti studenti dell'Accademia. Il grande artista contemporaneo Urs Fischer ha dato il la agli studenti con il suo lavoro, intenzionalmente destinato a dissolversi, realizzato nei giorni dell'apertura della sua mostra antologica a Palazzo Grassi, ed ha lasciato un segno importante nella formazione della memoria artistica.
L'oggetto nasce, si trasforma e in un certo modo muore, diviene inservibile ed irriconoscibile, ma, a vederlo dal punto di vista artistico, può subire dei mutamenti impensabili. Il tema si connette fortemente con le dinamiche di consapevolezza ambientale.
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di Maria Rita Cerilli
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mercoledì 28 novembre 2012 |
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Dopo un lungo e accurato restauro all’Ermitage di San Pietroburgo,
durato dodici anni, è ritornato in Italia dopo quasi 250 anni, il
monumentale capolavoro di Tiziano Fuga in Egitto. La grande tela, con
cui il Maestro veneto ‘scopre’ nel 1507 la natura in pittura, è in
mostra alle Gallerie dell’Accademia fino al 9 dicembre grazie ad una
proroga concessa dal Museo russo, fulcro di un attento percorso
espositivo, curato da Giuseppe Pavanello insieme a Irina Artemieva, che
avvicina il dipinto a una ventina di opere di altri grandi artisti
veneti che, tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento,
hanno contribuito a innovare il proprio sguardo sulla natura:
dall’Allegoria sacra di Giovanni Bellini alla Tempesta e al tramonto di
Giorgione; dal San Girolamo di Cima da Conegliano all’analogo soggetto
raffigurato da Lorenzo Lotto; dalla Nascita e dalla Morte di Adone di
Sebastiano del Piombo fino alla Fuga in Egitto di Albrecht Dürer e ai
trittici di Santa Liberata e degli Eremiti di Hieronymus Bosch.
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di Redazione
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giovedì 11 ottobre 2012 |
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Non bastano le iperboli verbali per descrivere la dinamicità della Collezione Peggy Guggenheim, che potrebbe in maniera del tutto auto-referenziale ‘vivere di rendita’ e invece riesce sempre ad arricchire le propria già vasta offerta espositiva con dei capolavori che fanno del Museo veneziano un punto di riferimento universale per le avanguardie artistiche della prima metà del XX secolo.
Era il gennaio del 2005 quando fu annunciato da Thomas Krens, Direttore della Fondazione Solomon R. Guggenheim, Philip Rylands, Direttore della Collezione Peggy Guggenheim, e Hannelore B. Schulhof l’accordo in base al quale una parte consistente della collezione di opere d’arte europee e americane del secondo dopoguerra, di proprietà della Sig.ra Schulhof e del suo defunto marito Rudolph B. Schulhof (1999), sarebbe stata donata alla Fondazione Guggenheim.
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di Anna Trevisan
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martedì 09 ottobre 2012 |
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Il critico Giulio Carlo Argan la definisce una “semantica intellettuale”, dove «i segni si moltiplicano e si dispongono, quasi seguendo le invisibili linee di forza di un campo magnetico; poi la superficie diventa sensibile come un radar e anche le pause, le subite carenze del segno diventano significanti».
Catene spezzate, pettini femminili, forchette, filamenti di DNA nello spazio o forse dollari moltiplicati. Liberazione di bianchi da neri fili spinati, da morse e da colorate tagliole. Ripetizioni archetipe, allitterazioni visive, anafore segniche, ritmi di superfici. Un abbraccio di opposti in figure ‘gestaltiche’ che sono simultaneamente strappi e rotture o avvicinamenti; aperture e interstizi. Attrazioni o separazioni; magnetismi simmetrici oppure tagli e ferite. Residui, nicchie di colore in incastri di bianco. “Protosegni originari e originali” - li definisce Luca Massimo Barbero - che assurgono a segno universale, sprigionando un primitivismo archetipo che emerge africano con colori sgargianti quasi pop oppure con nipponiche suggestioni di ideogrammi, perfetti come singoli khanji che, ripetuti, diventano interi haiku visuali.
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di Redazione
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lunedì 11 giugno 2012 |
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[cs] Inaugura oggi la nuova mostra dalle collezioni dell’ASAC – Archivio Storico delle Arti Contemporanee - dal titolo Gli “Archi” di Aldo Rossi per la 3. Mostra Internazionale di Architettura 1985, organizzata dalla Biennale di Venezia - ASAC e presentata da David Chipperfield, in collaborazione con l’Università IUAV di Venezia. Dopo il successo delle mostre sui suoi manifesti storici (Italia 150 Biennale 116 - Tutti i manifesti di 116 anni di vita in mostra, 25 febbraio > 20 maggio 2011) e sui video d’artista degli anni settanta (Video Medium Intermedium, 27 novembre 2011 > 3 giugno 2012) la Biennale, con il suo archivio, offre al pubblico, agli studiosi e agli appassionati della storia dell’Istituzione un’occasione per riscoprire una selezione di manifesti realizzati per la 3. Mostra Internazionale di Architettura diretta da Aldo Rossi nel 1985, oltre che fotografie e altri documenti appartenenti ai Fondi dell’ASAC.
Con questa mostra ancora una volta Ca’ Giustinian ospita un’iniziativa che valorizza il proprio patrimonio e il proprio archivio, e si afferma sempre più come la sede delle attività permanenti della Biennale, punto di riferimento per gli studenti, i giovani e il vasto pubblico di appassionati e addetti ai lavori di Venezia e del territorio circostante.
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di Anna Trevisan
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martedì 10 luglio 2012 |
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Dalle ceneri del palazzo di Caterina Corner, regina di Cipro, rinasce Ca’ Corner. Nel Settecento la famiglia Corner consegnava a Domenico Rossi il compito di riprogettare il palazzo, che sarà poi di Papa Pio VII, quindi della congregazione dei Padri Cavanis, in seguito Monte di Pietà, e infine sede dell’A.S.A.C. - Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia. Oggi Ca’ Corner brilla per la conversione a nuova sede espositiva di opere d’arte contemporanea voluta e sostenuta dalla Fondazione Musei Civici Veneziani, che nella Fondazione Prada ha individuato il partner ideale per la realizzazione di un ambizioso progetto di restauro conservativo, «pianificato con gradualità in base alle direttive della sovrintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e della Laguna».
Il palazzo scivola su un'ouverture di superfici, à bout de souffle, lungo una bianca pietra d’Istria affacciata sul Canal Grande, e si arrampica su un bugnato che, involontaria parafrasi rovesciata di uno dei ready made di Duchamp, riesce a rassomigliare a zollette di zucchero. Le geometrie della facciata evocano quelle di Ca’ Pesaro, dalle quali il Rossi si era evidentemente lasciato sedurre. Gli interni sono affrescati e stuccati e collegano attraverso mezzanini il piano terra al piano nobile.
«Siamo felici di raccogliere l’impegnativa sfida per riqualificare lo straordinario palazzo di Ca’ Corner della Regina, nel totale rispetto della sua storia e con l’ambizione di offrire alla città di Venezia, e non solo, una programmazione stimolante e importante sul piano delle arti per tutta la durata del
nostro mandato», commentano i presidenti della Fondazione Prada, Miuccia Prada e Patrizio Berselli, che hanno già tenuto a battesimo lo spazio milanese Prada Milano Arte nel non troppo lontano 1993 e che a Milano hanno in cantiere anche il nuovo spazio espositivo permanente ideato da Rem Koolhaas e da O.M.A. (Official Metropolitan Architecture).
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di Mariachiara Marzari
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venerdì 13 luglio 2012 |
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Il mito della Principessa Sissi torna a splendere; dopo piú di 150 anni, archiviati definitivamente i rancori e le rivendicazioni patriottiche, Venezia ritrova un tesoro perduto, o forse dimenticato, una grande ‘fabbrica’ delle meraviglie, il Palazzo Reale di Venezia, monumentale e rappresentativo nel cuore della città, voluto nell’ambito del rinnovamento delle regge europee per Napoleone e destinato, negli anni successivi, a ospitare appunto imperatori e arciduchi d’Asburgo e poi, dal 1866, altezze reali sabaude, che stabilirono lì la loro dimora veneziana.
Chi non ricorda la famosa scena del film dedicato a Sissi, interpretata da Romy Schneider, in cui Elisabetta di Wittelsbach, Principessa di Baviera, e Francesco Giuseppe d’Austria, giovani e bellissimi imperatori, fanno il loro ingresso in Piazza San Marco. Oggi il mito di Sissi viene rievocato con l’inaugurazione il 10 luglio delle sale a lei riservate negli Appartamenti Imperiali d’Austria del Palazzo Reale di Venezia, dopo un impegnativo restauro che ha recuperato la magnificenza di affreschi, stucchi e marmorini, di camini, porte e infissi, di pavimenti e arredi di nove straordinari ambienti che entreranno a far parte del percorso di visita del Museo Correr. Un itinerario assolutamente inedito e inaspettato!
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di Carlotta Scarpa
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giovedì 04 ottobre 2012 |
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Scorre nei sotterranei, ostacoli si frappongono al suo corso ma lui si cerca un passaggio e forma il suo alveo, un rigagnolo che diventa poi ruscello. È la prova dell’esistenza di un conformismo da valicare
È l’andergraund russo, noto anche come podpol’e, underground, cultura non-ufficiale, non-conformismo, fenomeno culturale multiforme e complesso che occupa il ventennio compreso fra la metà degli anni ‘50 e la metà degli anni ‘70.
È la nuova ‘minaccia’ dell’arte ufficiale, fatta di singole esistenze in transito che avanzano e che non si arrestano dinanzi a formule, paletti e presunte identità granitiche. I curatori Giuseppe Barbieri, Silvia Burini, Nikolaj Kotrelev e Sergej Aleksandrov, dopo un lungo periodo di studio, decidono di raccontare per la prima volta in Italia questo importante movimento artistico, costruendo una mostra equilibrata e intensa, in esclusiva per l’Università Ca’ Foscari. Mockba Underground. Pittura astratta dal 1960 mette in mostra 110 opere
provenienti della Collezione Aleksandr Reznikov. Ciò che caratterizza l’andergraund moscovita è la matrice
stilistica plurilinguistica, non eclettismo; gli artisti, infatti, non
aspiravano a far valere un dissenso politico di gruppo: il loro era,
piuttosto, un personale dissenso ‘linguistico’, che si traduceva nel
‘semplice’ desiderio di poter usare una lingua diversa da quella
ufficiale non a caso quest’arte è espressione intima/privata che si
sviluppa nelle cucine, negli appartamenti in coabitazione (kommunalki) e negli studi dei pittori che divengono i ‘luoghi’ deputati alla lettura, alla discussione, all’esposizione.
Uno studio che
scandaglia il movimento artistico, parallelo a quello letterario, sorto
alla fine dello stalinismo e che si sviluppa durante la ‘rinascita’
segnata dal disgelo chrusceviano, in cui coesistono due culture
differenti: ufficiale l’una, clandestina l’altra.
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di Redazioneweb2
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giovedì 23 agosto 2012 |
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[Padiglione Ucraina] È l’osservazione attenta e rapita della natura ad ispirare l’allestimento di questi spazi. L’Antartide, continente più meridionale del pianeta, si rivela agli occhi delle forze creative ucraine in tutta la propria elementare autenticità, luogo d’incontro tra liquido e solido capace di cambiare aspetto e tracciare scenari altri. Una spedizione di ricerca è tramite tra contemplazione e realizzazione architettonica, con forme a scomparsa e strutture trasformabili./ It is the careful, entranced observation of nature that inspired these rooms. Antarctica, the continent in the extreme South of the planet, reveals itself to the Ucranian artists in all its elementary authenticity. The meeting place of liquid and solid can change its appearance and trace alien scenarios: a research expedition mediated between contemplation and architectural production, using rollaway forms and mutable structures.
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di Redazioneweb2
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giovedì 23 agosto 2012 |
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[Padiglione Thailandia] Cento idee su che cosa ci accomuna: Common Collage raccoglie in tante diverse scatole da spedizione aerea, uguali per peso, volume e dimensione, le visioni di architetti e designer sulla Thailandia di oggi. Per riflettere su qual è il terreno comune possibile; dove e quando lo possiamo trovare; con chi lo possiamo condividere. Tante caselle dove lasciare e prendere messaggi-input alla discussione. Per trovare, insieme al pubblico, un terreno comune./ A hundred ideas on what is our possible common ground, where and when can we find it, who we can share it with. A reflection on what "common" means: a perfect overlap or, as in a patchwork, an assembly of pieces that make up a whole? Several air mail parcels, equal in shape, weight, and volume, will serve as mailboxes to deliver and pick up messages from. Each of these messages is input for debate, food for thought... the right way to find, together with the audience, our own common ground.
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di Redazioneweb2
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giovedì 23 agosto 2012 |
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[Padiglione del Perù] Granelli di sabbia che insieme formano una montagna; questa la metafora utilizzata per pensare a come abitare uno spazio desertico. Un’inedita esigenza urbanistica alla quale tentano di rispondere vari studi peruviani. Un collage di proposte architettoniche ancora da realizzare, e che l’artista peruviano Runcie Tanaka decide oggi di modellare nella ceramica. Piccole sculture tradizionali, forse di buon augurio, ma che sicuramente anticipano le moderne strutture immaginate per occupare luoghi antichissimi./ Grains of sand which, all together, form a mountain: this is the metaphor chosen for reflection on how to inhabit a desert-like zone. An unusual urban need, which various Peruvian studies now strive to meet. A collage of several as yet unfulfilled architectonic proposals, which Runcie Tanaka has decided to model in ceramics. Small traditional sculptures, which will perhaps bring good luck, but which surely anticipate those modern structures conceived with the purpose of occupying extremely ancient places.
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di Redazioneweb2
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giovedì 23 agosto 2012 |
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[Padiglione Malesia] Sono numerosi gli artisti che hanno partecipato alla creazione di questo Padiglione, come numerose sono le realtà che esso rappresenta. Voices, ‘voci’ della Malesia, che si sviluppano diverse su un’unica struttura, scheletro architettonico delle corde vocali di un Paese che si esprime al plurale. Un’onda sonora gigantesca occupa tutto lo spazio del Padiglione e invita lo spettatore ad interagire, a dialogare, ad aggiungere anche la propria voce./ Several artists participated in the Malaysia project, as also many are the realities it pictures. Voices of Malaysia, different voices in one construct, an architectural skeleton of the vocal cords of a country that express itself in plurality. A huge sound wave occupies the entire Pavilion and invites spectators to interact, dialogue, and add their voice.
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giovedì 23 agosto 2012 |
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[Padiglione Ex Repubblica jugoslava di Macedonia] Riflessi per riflettere. Superfici specchiate, giochi di riverberi, proiezioni in costante dicotomia tra ciò che è e ciò che si vede, il Padiglione della Macedonia mette in scena una serie di mises en abyme, 27 immagini architettoniche tutte diverse, esposte su 27 piedestalli che misurano tutti 100x100x30cm. Tra orizzontale e verticale, realtà e realismo, lo spettatore scopre nuovi modi di guardare al quotidiano./ Reflections upon which to reflect. Mirrored surfaces, games of reverberation, projections in constant dichotomy between what is and what one sees, the Pavilion of Macedonia stages a series of mises en abyme, 27 differing architectural images, displayed on 27 identical pedestals each measuring 100x100x30cm. Between horizontal and vertical, reality and realism, the viewer discovers new ways to look at the everyday.
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mercoledì 22 agosto 2012 |
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[Padiglione del Kuwait] I giovanissimi curatori del Padiglione presentano kethra, un’installazione che esplora le complesse dinamiche sociali del paesaggio contemporaneo del Kuwait. Una mappa acustica, nella quale le latitudini e le longitudini sono espresse tramite dei suoni. Discorsi, conversazioni e scambi di parole disegnano una cartina dei rapporti tra gli abitanti per comunicare allo spettatore un paesaggio nuovo e rinnovato./ An installation which explores the complex social dynamics of Kuwait. An acoustical map, in which latitudes and longitudes are expressed by sound. Speeches, conversations and exchanges of words are designed on a map of the relations between the inhabitants, in order to communicate to spectators a new, renewed landscape.
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mercoledì 22 agosto 2012 |
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[Padiglione Repubblica del Kosovo] L’esperienza artistica all’interno del Padiglione si suddivide in due distinti momenti. Il primo è dedicato all’osservazione di una serie di fotografie del paesaggio kosovaro contemporaneo. Segue un viaggio interattivo che richiede partecipazione. Dopo aver scelto uno scatto, lo spettatore è invitato ad esprimere lo stato emotivo che questo gli suscita e, infine, ad aggiungere una foto alla libreria virtuale allestita su di una struttura in filigrana./ The artistic experience inside the Pavilion is subdivided into two distinct moments. The first is dedicated to a series of photographs of the contemporary landscapes of Kosovo. The second is an interactive journey in which we are asked to participate. After having chosen a photo, the public is invited to express its emotional reaction and, finally, to add a photograph to the virtual bookshop which is set up on a filigree structure.
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mercoledì 22 agosto 2012 |
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[Padiglione Italia] Le ‘quattro stagioni’ dell’architettura italiana - I stagione: Adriano Olivetti nostalgia di futuro; II stagione: l’assalto al territorio; III stagione: architetture del Made in Italy; IV stagione: reMade in Italy -, quattro episodi della stessa storia raccontate dal curatore Luca Zevi all’interno del Padiglione Italia, quest’anno energeticamente autosufficiente e con un giardino interno di 800 metri quadrati, per riflettere sul rapporto tra crisi economica, architettura e territorio, premessa indispensabile per una nuova e necessaria fase di crescita./ The four seasons of architecture, and four seasons they are. First: Adriano Olivetti nostalgia di futuro (Adriano Olivetti, missing future); second: L’assalto al territorio (An assault to territory); third: Architettura del Made in Italy (Made in Italy architectures); fourth: reMade in Italy. Four episodes, the same story as told by curator Luca Zevi inside the Italian Pavilion, this year energetically self-sufficient and boasting an 800-square metre garden. Themes to reflect on: the relationship between economic crisis, architecture, and territory, the basis for a new and needed phase of growth.
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mercoledì 22 agosto 2012 |
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[Padiglione Irlanda] Il ‘terreno comune’ diventa, nel caso dell’Irlanda, un terreno mobile, fluido. Il Padiglione irlandese si inserisce significativamente nel contesto veneziano tramite le immagini della pietra e, soprattutto, dell’acqua. Una panchina invita i visitatori a bilanciare il proprio peso, ad esperire l’instabilità del suolo veneziano. L’edificio stesso stabilisce una simbiosi unica con il fenomeno dell’acqua alta, sviluppandosi in risposta ai segni lasciati dalle passate maree./ The “common ground becomes, in the case of Ireland, a mobile, fluid ground. The Pavilion engages with the Venetian territory through the images of stone and water. A bench invites the visitors to balance their weight and experience the instability of the Venetian soil. The building itself establishes a unique symbiosis with the phenomenon of acqua alta, and develops in response to the signs left by past tides.
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mercoledì 22 agosto 2012 |
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[Padiglione Estonia] Il Padiglione si concentra sul futuro del Linnahall di Tallin, un complesso monumentale realizzato nel 1980 in occasione delle Olimpiadi di Mosca e in seguito abbandonato al suo destino. L’edificio è un gigante a due facce, da un lato necessità di manutenzione e trasformazioni che lo adattino alla contemporaneità, dall’altro è sotto tutela in quanto parte del patrimonio storico-architettonico della capitale. Gli architetti del Padiglione estone presentano delle strategie che permettano a questo ‘mucchio di pietra’ di invecchiare con dignità./ The Pavilion thinks of a future for the Linnahall Tallin, a monumental building realized in 1980 in Tallin as an accessory structure for the Moscow Olympic Games and subsequently abandoned. The Linnahall is a two-faced giant: on the one hand it needs to be renovated and readapted to the contemporary age. On the other hand, it is part of the capital’s historical and architectural heritage and lies therefore under state tutelage. The Estonian Pavilion’s team present strategies that may enable this “bunch of stones” to age with dignity.
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mercoledì 22 agosto 2012 |
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[Padiglione Croazia] Lo sguardo del Pulska Grupa sull’architettura odierna è estremamente critico. Mancano etica ed empatia e senza di esse l’architettura perde la capacità di risolvere i problemi dei cittadini, o per lo meno di intervenire concretamente nella loro risoluzione. Così il Padiglione croato rinnega l’architettura come entità imposta dall’alto, maturata attraverso discussioni e vani filosofeggiamenti, prendendo posto in prima linea e a livello locale, con la determinazione a recuperare la perduta rilevanza sociale dell’architettura, il suo ruolo di propulsore nei processi di interazione e integrazione. /Pulska Grupa’s idea of contemporary architecture is extremely critical: it lacks ethics and empathy. Without these, architecture loses its capacity of solving, or at least of concretely dealing with the citizens’ needs. Thus, The Croatian Pavilion rejects the vision of architecture as a theoretical entity, imposed from above, produced in the course of philosophical discussions. These artists settle on the front line, on a local level, determined to retrieve architecture’s essential role as propeller of interaction and integration.
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mercoledì 22 agosto 2012 |
[Padiglione Repubblica di Cipro] Il turismo come fenomeno globale porta spesso allo stravolgimento dei territori, attuando una graduale trasformazione di grandi aree urbane e rurali. Può una città riutilizzare le infrastrutture turistiche vacanti e inattive per lunghi periodi o, in alternativa, possono i turisti usufruirne nell’intero arco dell’anno? Può l’urbanistica locale fondersi in urbanistica turistica e viceversa, a favore della creazione di quei terreni comuni di cui possono beneficiare sia la società, sia l’economia?/ Tourism as a global phenomenon often distorts and upsets territories as it makes urban and rural areas alike gradually transform. Can a city use again tourism infrastructures that have long been going unused or, alternatively, can tourists use them throughout the year? Can local planning merge with tourism planning, while favouring those common areas that benefit both society and the economy?
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mercoledì 22 agosto 2012 |
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[Padiglione Repubblica Popolare Cinese] Cinque architetti, cinque installazioni per altrettante interpretazioni del termine “originaire”. Square Garden rispecchia l’analisi astratta di studi sugli elementi che costituiscono i centri abitati; Variation propone un’esperienza di cambiamento spazio-temporale attraverso la trasformazione di materiali fisici; Sequence ricrea una rappresentazione lineare del nastro di Möbius; Palace in the Sky propone un viaggio spazio-temporale tra terra, pianeti e galassie; Lightopia ricostruisce la scena di un cielo notturno durante l’era preistorica./ Five set-ups for as many interpretations of the word “originaire”. Square Garden follows an abstract analysis carried out on the constituent elements of urban areas; Variation is a spacial-temporal tool that warps the physical matter of experience; Sequence creates a linear representation of a Möbius strip; Palace in the Sky will take patrons on a space-time travel through the Earth, planets, and galaxies; Lightopia stages a reenactment of a view on a prehistoric night sky.
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mercoledì 22 agosto 2012 |
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[Padiglione Cile] “Cancha” è una parola quechua pre-ispanica che indica uno spazio vuoto che consente la creazione di legami con la propria terra e tra le persone. Il riferimento è usato per comprendere il territorio cileno, che non è urbano, ma territoriale. Vi sono sette testi inediti e saggi visivi sul territorio cileno, realizzati da sette architetti cileni; sette punti di vista per pensare e far conoscere il significato architettonico del territorio in un momento critico di cambiamento sociale./ “Cancha” is Quechua for empty space, an empty space that needs bonds with earth and people to be built up. This references are used to understand Chilean territories, as territorial it is, rather than urban. Seven unpublished texts and visual essays on Chilean territory by seven local architects. Seven point of views to think about and present what architecture of territory means in a critical moment of social changes.
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lunedì 20 agosto 2012 |
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[Padiglione Regno del Barhain] Lungo le superfici interne delle Artiglierie cinque video-proiezioni mostrano un contesto urbano in tempo reale. è lo stesso sfondo utilizzato solitamente dalla stampa televisiva, che, privato però di grafica, audio e, soprattutto, della presenza mediatrice dei giornalisti, permette allo spettatore di costruire un proprio immaginario sul Regno del Bahrain. A questi paesaggi in metamorfosi, i curatori accostano una serie di sei saggi che esplorano la mitologia del Paese, associati ad una mostra fotografica alla ricerca di tracce fisiche sul territorio urbano contemporaneo./ Along the inner surfaces of the Arsenal’s Artiglierie five video projections show an urban context in real time. It is the same background typically used in news broadcasts on television, save for the graphics, audio, and, above all, the mediating presence of journalists, which allows the viewer to construct his or her own imagined idea of the Kingdom of Bahrain. In these landscapes in a state of metamorphosis, the curators approach a series of six essays that explore the mythology of the country associated with a photographic exhibition in search for physical traces within contemporary urban territory.
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lunedì 20 agosto 2012 |
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[Padiglione Argentina] Una riflessione sul rapporto tra architettura e società attraverso la storia della Nazione, intesa come risorsa e progetto; una sintesi tra società, architettura e territorio, con un forte accento su concetti quali eredità – nel suo duplice senso di continuità generazionale e di patrimonio culturale - e memoria; concetti imprescindibili in un processo di costruzione di una identità nazionale. Il percorso parte dall’istallazione dell’architetto Clorindo Testa, composta da una serie di elementi da cantiere (masselli e impalcature) celesti e bianchi, i colori della bandiera argentina./ The exhibit makes you reflect on the relation between architecture and society by analysing the history and the concept of Nation, Nation as resource and project. The theme will be a synthesis of society, architecture, and territory, with a strong accent on heritage and memory. The path begins on an installation by architect Clorindo Testa, an assembly of wood and scaffolding in white and blue, the colours of the Argentinean flag.
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sabato 18 agosto 2012 |
[Padiglione Venezia] Grandi e perfette fotografie, in bianco e nero, di Hélène Binet rendono omaggio alla bellezza dell’architettura dell’inglese Nicholas Hawksmoor (1661–1736), che agli inizi del XVIII secolo costruì una serie di importanti e innovative chiese a Londra. L’elemento distintivo principale che rende subito identificabili le sue chiese sono le guglie, ognuna progettata con diverse caratteristiche e motivi. Una serie di modelli in resina delle guglie sono sospesi all’interno del Padiglione. La giustapposizione delle grandi fotografie e di questi plastici più piccoli suscita un senso di distorsione scalare tra i palazzi e la città, tra primi piani e visuali più distanti, celebrando i collegamenti tra le chiese di Hawksmoor e Londra. A cura di Louis Vuitton, che ha supportato il restauro del Padiglione Venezia./ Large, perfect, black and white photographs by Hélène Binet pay homage to the beauty of Englishman Nicholas Hawksmoor’s (1661-1736) architecture, author of a number of innovative churches in London in the early XVIII century. The most noticeable element of his churches are the spires, each of them sporting different features and motives. A series of resin models of the spires have been hung inside the pavilion. The juxtaposition of large photographs and smaller scale models causes a sense of distortion between buildings and city, close-ups and more distant frames, celebrating the link between Hawksmoor’s churches and London. Curated by Louis Vuitton, also sponsor of Padiglione Venezia restoration.
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sabato 18 agosto 2012 |
[Padiglione Uruguay] L’architettura è soprattutto capacità di immaginare futuri possibili. Su questa premessa, il progetto Panavision sorge come la possibilità di pensare insieme un futuro in comune partendo da diversi approcci. La mostra si focalizza nella costruzione del luogo, in cui le pratiche individuali si riuniscono attraverso la principale capacità dell’architetto di esprimere e comunicare idee tramite il progetto di architettura. Luogo di convergenza di sguardi, approcci, strumenti, preoccupazioni e rilievi./ Architecture is being able to imagine different future perspectives out of a project. Panavision is the chance we have to build a common future from different approaches. The exhibition focuses on the construction of a place, individual practices join in the architects’ vision, their expression, their ability to communicate ideas in their project. It becomes the place where looks, approaches, tools, worries, and riliefs converge.
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sabato 18 agosto 2012 |
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[Padiglione Ungheria] Soggetto al centro del Padiglione ungherese è il modello architettonico, che gioca un ruolo fondamentale nell’educazione all’architettura. Costruire un modello è simbolo di complessità architettonica, in cui la praticità della realizzazione si incontra con il contenuto intellettuale della materia stessa. L’installazione è costituita da 500 modelli, posizionati su 500 piccole piattaforme di colore bianco./ At the heart of the Hungarian Pavilion is the architecture model, a pivotal concept in education to Architecture. Shaping a model is the quintessential symbol of architecture complexity, where the building practice meets the intellectual content of matter itself. The installation lists 500 models on 500 small white cabinets.
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sabato 18 agosto 2012 |
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[Padiglione Svizzera] Un appello agli architetti, ai costruttori e alle autorità, affinché considerino l’architettura come l’esplicazione di un’arte collettiva, armonizzata con l’ambiente, aperta a nuove possibilità, ma radicata nella storia del luogo e compenetrata di empatico affetto per esso. Miroslav Šik, architetto e professore universitario, propone un’architettura che diviene arte collettiva, integrazione armoniosa di uomo e ambiente. Edificazione emozionale./ The exposition is evidently an appeal to architects, builders and authorities to consider architecture as an art which harmonizes with the environment, always open to new possibilities, yet rooted in local history. Miroslav Šik, an architect and university professor, is in favour of a new type of architecture, based upon a concrete principle of construction integrated with the surrounding environment. Against the idea of spectacular architecture, he proposes solutions which take into consideration human beings and their lives, their desire for dialogue and to dwell in peace with their territory.
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sabato 18 agosto 2012 |
[Padiglione Stati Uniti d'America] L’atmosfera è spontanea e informale ancora prima di entrare nel Padiglione, così come provvisorie, informali, rivoluzionarie, partecipative sono anche le tendenze urbane contemporanee. Il cortile è un ‘salotto aperto’, nel quale è possibile fermarsi per discutere, scambiare opinioni ed esperienze, e iniziare ad avvicinarsi alla mostra: un sistema di banner semoventi, posizionati all’interno del Padiglione, su cui scorrono 124 testimonianze di micro-interventi realizzati sul territorio statunitense da studi di progettazione, artisti e, soprattutto, cittadini americani./ The atmosphere is spontaneous and informal, as are contemporary urban tendencies. The courtyard is, in fact, an ‘open living room’, in which it is possible to stop to discuss, exchange opinions and experiences, and begin to get closer to the exhibition, a system of self-propelled banners, positioned inside the Pavilion, upon which run 124 testimonies of micro-interviews created on U.S. territory from planning studies, artists and, above all, American citizens who have reacted to the contemporary urban situation.
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di Redazioneweb2
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sabato 18 agosto 2012 |
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[Padiglione Spagna] La mostra trascende il risultato finale, privilegiando il lato emozionale, e anche quello razionale, che sottende alle opere, tra idea e necessità realizzativa. I lavori appaiono come punti di cristallizzazione di un continuo processo di ricerca e sono visualizzati come informazioni grezze, che, esposte in uno spazio in costruzione, invitano i visitatori a cogliere i riferimenti, gli spunti e anche gli errori. Sette differenti team in un confronto di idee, di metodi, di tecnologie./ The exhibition transcends its very final result, it privileges the emotional side, and the rational one too, underlying the project, between ideas and real-life constraints. The works appear as nodes of an everlasting process of research and visualized as raw information. This is then exhibited in an under-construction space that invites visitors to gather references, cues, and errors alike. Seven different teams in a comparison of ideas, methods, and technologies.
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di Redazioneweb2
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sabato 18 agosto 2012 |
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[Padiglione Serbia] Lo spettatore si muove intorno ad un unico enorme tavolo bianco posto al centro del Padiglione. Metafora di dialogo, di scambio, di condivisione, il tavolo si trasforma in un’installazione audio-video interattiva che invita il pubblico a partecipare. Ogni gesto produce, infatti, suoni e immagini diverse, un’ampia gamma di effetti che risponde alla diversità del pubblico. Inizialmente vuota, la superficie si riempie attraverso il tocco del visitatore./ Spectators move around a huge single white table in the middle of the Pavilion. A metaphor of dialogue, interchange and sharing, this table is transformed into an interactive audio-video installation which invites the public to participate. Indeed, each gesture produces different sounds and images, a wide range of effects responding to the diversity of the public. Initially empty, the surface becomes full when a visitor touches it.
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