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ARTE
In viaggio con te. Alla Pettenon Cosmetics la mostra fotografica di Debora Leardini
di Redazioneweb   
venerdì 06 dicembre 2019
ImagePsicologa psicoterapeuta, Debora Leardini presenta Trip un progetto fotografico sul tema della violenza sulle donne in quattro tappe, ciascuna delle quali affronta l’elaborazione della violenza subita.
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COVER STORY | Rit(m)i contemporanei. Il finissage di Ospedaletto CON/temporaneo, tra arte e musica
di Massimo Bran   
lunedì 11 novembre 2019

ImageAl netto della luce vitale che tutto il sistema delle collateralità, ufficiali o meno che siano, dell’universo Biennale, Arte ma anche Architettura, irradia in un corpo urbano sempre più travolto e soffocato da un turismo che dire omologato è dire un docile eufemismo, non sono moltissimi gli spazi che ospitano queste decine, centinaia di eventi collaterali del contemporaneo a sfuggire dalla mera logica dell’affitto di un palazzo, di una chiesa, di un magazzino in disuso.

 

Sia chiaro, ben venga anche questa pura attività di affitto spazi per destinazioni che non siano alberghiere o commerciali, anzi, addirittura con finalità culturali!

 

Però ecco, in questa teoria di centinaia di spazi espositivi non certo canonici pochi sono quelli che hanno un’idea di sé, una definizione della propria identità in divenire, sulla base della quale poi costruire un progetto culturale che indirizzi le scelte dei partner da coinvolgere, siano essi gallerie, fondazioni, singoli artisti.

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BIENNALE ARTE 2019 | Being Different. Riflessioni verso il finissage
di Mariachiara Marzari   
giovedì 07 novembre 2019
ImageL’indagine delle divisioni e delle diversità del nostro contemporaneo non possono non trovare nell’arte lo spazio perfetto per indagarne la complessità. L’arte contemporanea spinge a guardare e a pensare in modo differente. «Ci sono due modi di pensare – afferma Ralph Rugoff spiegando le scelte di May You Live in Insteresting Times, tema guida della 58. Biennale Arte –: si può pensare in fretta o pensare lentamente. Il pensiero veloce è stato importante per la nostra sopravvivenza come specie, serve a riconoscere velocemente i segnali esterni e a reagire in modo altrettanto rapido. Il pensiero lento è invece quello che ci accompagna nell’evitare le risposte impulsive, prendendoci la libertà di guardare a un problema da più punti di vista. L’arte contemporanea usa entrambi i modi di pensare. Se tutto va bene vi è una forte attrazione visiva che può condizionare una risposta immediata, ma poi, a veder meglio, ci sono livelli di esplorazione diversi che ci permettono di usare il pensiero lento, una parte diversa del nostro cervello che produce una riflessione più profonda».
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BIENNALE ARTE 2019 | Sovversione Rossa. Il Padiglione macedone di Nada Prlja
di Giovanna Tissi   
giovedì 06 giugno 2019
ImageAl tema May You Live In Interesting Times, dato dal curatore Ralph Rugoff alla Biennale Arte 2019, la monografica Subversion to Red dell’artista macedone Nada Prlja risponde con un progetto intrinsecamente e letteralmente sovversivo, incoraggiando, fin dal titolo e attraverso molteplici lavori riuniti in una stratificata installazione multi-media e site specific, il ritorno alle nozioni 'dimenticate' di idealismo e ideologia, e la rilettura critica dei postulati della teoria marxista e del pensiero di sinistra, allo scopo di ritrovarne una compatibilità con la società di oggi, e di contrapporre un’alternativa neo umanista, fondata sul concetto positivo di solidarietà, agli “ideali negativi” dominanti negli “interisting times” contemporanei.
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Magnifiche ossessioni. Luigi Pericle, prima retrospettiva alla Querini Stampalia
di M.M.   
lunedì 11 novembre 2019
Image«Per la spiritualità nell’arte non c’è tempo. Essa sfugge alle umane caducità, non è mai vecchia e non è mai nuova: È, perché è essenziale; o meglio, è il modo essenziale per esprimere la Verità. L’essenziale è ciò che non viene dall’artista, ma attraverso l’artista» (L.P.)
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Sinergie e amicizie speciali. La poliedrica personalità di Ezio Gribaudo
di M.M.   
lunedì 11 novembre 2019
ImageDipinti, documenti e fotografie ripercorrono la carriera di Ezio Gribaudo, in un arco temporale che parte dal 1961 e arriva alla fine degli anni ‘70, per raccontare la storia di un protagonista dell’arte moderna.
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Paesaggio urbano. La cultura londinese contemporanea in mostra a Ca’ Pesaro
di M.M.   
lunedì 11 novembre 2019
ImageNel 1997, Norman Rosenthal curò l’ormai leggendaria Sensation alla Royal Academy of Arts di Londra, la mostra che espose circa quarantadue artisti, tra cui Damien Hirst, Tracey Emin e Sarah Lucas, e divenne lo strumento di divulgazione del movimento Young British Artists (YBAs).
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I non-sogni di Adrian. La pittura in movimento di Ghenie
di M.M.   
lunedì 11 novembre 2019
ImageNelle stanze di Palazzo Cini, tra le opere dei grandi maestri dell’arte italiana dal XIII al XVI secolo, emergono dieci tele pensate e realizzate per questo luogo dall’artista contemporaneo Adrian Ghenie (1977, Baia Mare, Romania; vive e lavora a Berlino).
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La rilevanza del meno. Kounellis in mostra alla Fondazione Prada
di F.M.   
lunedì 11 novembre 2019

ImageIl curatore Germano Celant e la Fondazione Prada hanno regalato in questi mesi a Venezia una delle più belle mostre dell’anno, dedicata al grande artista Jannis Kounellis, scomparso nel 2017.

 

Nelle stupefacenti sale di Ca’ Corner della Regina, in un rimando continuo tra le architetture e gli esiti artistici, le opere testimoniano la forza evocativa di Kounellis e rendono immortali i suoi lavori al pari di quelli dei Maestri del passato.

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Magazzino dell'anima. A Punta della Dogana gli artisti lasciano il "segno"
di Daniela Paties Montagner   
mercoledì 03 aprile 2019

e00821-002-exp-007-hd_sturtevant_felixgonzaleztorresamericaamerica.jpgLuogo e Segni a Punta della Dogana prende il nome dall’opera presente in mostra dell’artista italiana Carol Rama, scomparsa nel 2015, una mappa immaginaria o un rebus misterioso sospeso tra oggetto e astrazione.

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La casa di carta. Il favoloso mondo di Angiola Churchill al Florian
di M.M.   
giovedì 07 novembre 2019
ImageAngiola Churchill (New York, 1922) piega, arrotola, lega, intreccia chilometri di carta bianca con amore, con pazienza, con perizia e crea una vera e propria architettura, un magico giardino di grande suggestione e forza evocativa. Un universo fatto di luce, di leggerezza, di movimento, eppure solido come il pensiero e la mente che l’hanno generato. All’interno di questi territori Churchill traccia una ‘strada’, suggerisce un cammino nel quale ci si imbatte, come nella vita, in luoghi, situazioni, emozioni.
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Il labirinto delle passioni. La Collezione Peggy Guggenheim celebra la sua fondatrice
di Livia Sartori di Borgoricco   
lunedì 16 settembre 2019
ImageAmericana, ebrea, vestita in modo diverso da tutte le altre donne, sempre accompagnata da una moltitudine di cani: di certo non passò inosservata Peggy Guggenheim al suo arrivo a Venezia, nell’immediato Dopoguerra, subito dopo aver chiuso l’esperienza newyorkese della galleria-museo Art of This Century. Carismatica, fuori dagli schemi, affascinante, Peggy fu – già prevedibile allora, ma lampante con la consapevolezza dell’oggi – fondamentale nello sviluppo della storia dell’arte del secondo Novecento. A quei fulgenti anni veneziani è dedicata Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa, a cura di Karole P. B. Vail con Gražina Subelytė, assistant curator del Museo, in apertura il 21 settembre: la Collezione Peggy Guggenheim celebra così la vita in Laguna della sua fondatrice a 40 anni dalla scomparsa e a 70 dalla prima mostra realizzata a Palazzo Venier dei Leoni.
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Autobiografia di uno scatto. Ferdinando Scianna si racconta fotografo
di Mariachiara Marzari   
lunedì 16 settembre 2019
ImageDopo le immagini indelebili, asciutte e crudeli allo stesso tempo, di una Sicilia o meglio di una Palermo in bianco e nero raccontata, come una cronista, da Letizia Battaglia, la Casa dei Tre Oci offre una nuova prospettiva della stessa terra, una qualità di sguardo che porta sempre dentro la sicilianità, quella di Fernando Scianna (Bagheria, 1943), che non si astiene dal documentare ciò che vede ma il cui occhio raccoglie l’insieme, non il particolare. Due visioni diametralmente opposte, con esiti molto diversi, entrambi solo in bianco e nero, che però denunciano una uguale comune passione per le proprie origini e per la fotografia. Dal 31 agosto al 2 febbraio 2020, Ferdinando Scianna si racconta fotografo, come voce narrante delle sue stesse immagini, ricordando l’emozione o l’occasione di uno scatto e ripercorrendo oltre 50 anni di carriera attraverso 180 opere. Denis Curti, curatore della mostra, è entrato con morbidezza nella vita del fotografo, penetrando un archivio vastissimo per far emergere emozioni e ritrovare storie. La mostra diventa così un resoconto di memorie che offrono l’occasione di conoscere a fondo un autore multiforme come Scianna.
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Nella pancia di Isgrò. La nuova attesa antologica della Fondazione Cini a cura di Germano Celant
di M.M.   
lunedì 16 settembre 2019

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Dopo il successo della mostra dedicata a Burri, la Fondazione Giorgio Cini presenta una nuova, ricca antologica dedicata a un altro grande artista italiano: Emilio Isgrò. Germano Celant, cui è stata affidata la curatela della nuova mostra, ci invita a partecipare al viaggio sperimentale e linguistico di Isgrò, in maniera inedita e spettacolare, costruendo un percorso di sue opere dagli anni Sessanta a oggi, inserito in un’ambientazione architettonica inglobante e avvolgente. Le sale dell’Ala Napoleonica della Fondazione Cini, arricchite da pareti trasversali e diagonali utilizzate per spezzare e modificare lo spazio, quasi fossero linee su un foglio, fungono infatti da supporti cartacei che veicolano un’enorme e nuova operazione di cancellatura, condotta ancora una volta su materiale letterario, così da far entrare il pubblico in un grande libro, modificato visualmente dall’artista.

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Brividi contemporanei. Caroline Bourgeois racconta Luc Tuymans
di Mariachiara Marzari   
mercoledì 03 aprile 2019

2017-twenty-seventeen.jpgConsiderato uno degli artisti più influenti nel panorama internazionale, Luc Tuymans – nato a Mortsel nel 1958 (Belgio), attualmente vive ad Anversa – si dedica alla pittura fin dalla metà degli anni ‘80 e lungo tutta la sua carriera contribuirà alla rinascita del medium pittorico nell’arte contemporanea. Le sue opere trattano questioni del passato e della storia recente, ma anche soggetti quotidiani attraverso un repertorio di immagini provenienti dalla sfera personale e pubblica – dalla stampa, dalla televisione o dal web – rappresentate attraverso una luce non familiare, rarefatta, e restituendole in una forma rivolta a suscitare una certa inquietudine per arrivare a ottenere – come l’artista stesso ha dichiarato – una “falsificazione autentica” della realtà.


La mostra La Pelle, che inaugurata a Palazzo Grassi il 24 marzo, è curata da Caroline Bourgeois in collaborazione con lo stesso Luc Tuymans. Incontrare la curatrice è stato fondamentale per penetrare il mondo di Tuymans, che non intende prendere per mano il visitatore, ma gli chiede uno sforzo di riavvicinamento, una riflessione e una fisicità.

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La galassia degli artisti. M9 presenta "Tattoo. Storie sulla pelle"
di Mariachiara Marzari   
mercoledì 03 luglio 2019

ImageLa stagione calda della Biennale continua a sorprendere, la città sembra avere più artisti che abitanti: sedi istituzionali, palazzi privati, ma anche muri (solo Banksy poteva avanzare questa pretesa e impossessarsi di pareti della città), persino campi con la ricomparsa dei madonnari, pullulano di opere e di immagini.

 

Per giorni ci siamo chiesti tutti se il vicino in vaporetto, per strada o al bar potesse essere Banksy… di sicuro abbiamo incrociato più di un artista. Il contagio di questa frenesia contemporanea non ha limiti e l’arte fiorisce anche sulla pelle: braccia, gambe, schiena, collo e ora anche viso, sono le nuove frontiere dell’arte. Come un sismografo che coglie i fenomeni della storia contemporanea, M9 – Museo del ’900 presenta Tattoo. Storie sulla pelle, dal 5 luglio allo spazio eventi terzo piano, mostra curata da Luca Beatrice e Alessandra Castellani, non a caso provenienti dall’arte, con Luisa Gnecchi Ruscone e Jurate Piacenti, organizzata in collaborazione con la Fondazione Torino Musei e il MAO – Museo d’Arte Orientale.

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Coverstory. La danza della libertà alle Gallerie delle Prigioni
di F.M.   
mercoledì 16 ottobre 2019

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Le Gallerie delle Prigioni a Treviso rappresentano uno dei luoghi più interessanti per l’arte contemporanea in Italia e a ogni mostra succedutasi dall’apertura nell’aprile 2018, questo luogo nato nel XIX secolo per la reclusione denota la sua grande capacità di essere uno spazio di apertura e di internazionalità. Merito della committenza di Luciano Benetton e del lavoro immaginifico di restauro di Tobia Scarpa, che ha preservato e riscoperto importanti caratteristiche storiche e architettoniche del luogo.
Le Gallerie delle Prigioni hanno per destinazione la conoscenza e il confronto, facendo incontrare diversi contesti, orientamenti e prospettive culturali. Una parte di questa ricerca riguarda lo studio e la reinterpretazione delle narrazioni contenute all’interno del progetto Imago Mundi.

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INTERVISTA | L’Emilio Furioso Vedova cent’anni dopo, la sua voce e il suo segno
di Marisa Santin   
mercoledì 16 ottobre 2019

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Non sempre abbiamo la fortuna di sentire la viva voce di un grande artista. Nel caso del documentario Emilio Vedova. Dalla parte del naufragio, che ripercorre la straordinaria vicenda umana e artistica del grande pittore a cent’anni dalla nascita (Venezia, 1919–2006), la fortuna è doppia: il regista Tomaso Pessina ha messo insieme le parole dei diari dell’artista lette da Toni Servillo e alcuni video che ritraggono Vedova nel suo laboratorio veneziano, attorniato da quadri, colori, pennelli.

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BIENNALE ARTE 2019 | Il sussurro della Bellezza. Incontro con Tang Shuangning
di Redazioneweb   
giovedì 18 luglio 2019

Image[SAN MARINO]

Culture molto lontane trovano nell’arte, e in particolare nella pittura, l’unione tra la natura, l’uomo e il divino. Fra tutte le arti, in Cina certamente la pittura occupa il primo posto: è proprio l’arte di dipingere che rivela, per eccellenza, il mistero dell’universo. La pittura sembra più adatta non tanto a descrivere gli “spettacoli della natura”, quanto a partecipare ai suoi stessi “gesti”.

 

Essa è piuttosto “un particolare modo di vivere”, un “luogo medianico” dove è possibile la vera vita e anche la coincidenza di arte e arte di vivere. Nella interpretazione contemporanea di Tang Shuangning dell’antica arte della pittura a inchiostro cinese convivono la tradizione profondamente radicata nella storia della Cina e lo slancio verso il futuro.

 

Le sue opere vogliono restituire al pubblico questa complessità, un’arte che diventa anelito continuo alla bellezza, alla divinizzazione delle forme, al raggiungimento di una perfezione ultraterrena. Una bellezza antica che trova nelle forme contemporanee una suprema idealizzazione. Tang Shuangning è protagonista assieme ad altri artisti internazionali del progetto Friendship Project International promosso dal Padiglione della Repubblica di San Marino alla 58. Biennale Arte e curato da Vincenzo Sanfo.

 

Le sue opere trovano nello spazio monumentale della Chiesa di Santa Maria dei Derelitti un luogo di pace e di meditazione, non un mero contenitore di opere, ma il luogo dove la loro ricerca della bellezza e dell’armonia si fonde nella ricerca e nell’armonia di una vita superiore ed eterna. I lavori proposti diventano così sussurri, meditazioni visive, che cercano di entrare in dialogo ideale con l’edificio.

 

Tang Shuangning trasporta la bellezza senza confini dell’inchiostro a lavaggio, trasformando i segni in dipinti universali e utilizzando il colore per amplificare questa ricerca dell’assoluto. Segni che divengono materiale di astrazione, sintesi di bellezza e pensiero, mediati da un profondo rispetto per la lezione del passato. Fine intellettuale, Tang Shuangning dimostra un profondo interesse per la letteratura, in particolare poesia e prosa, oltre che filosofia e storia. La sua arte si compone delle sue capacità di calligrafo e dell’abilità di pittore, creando un nuovo stile chiamato “Cursive Writing Painting”. Lo abbiamo incontrato durante l’inaugurazione del Padiglione San Marino.

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BIENNALE ARTE 2019 | Cortine di fumo. Voluspa Jarpa ricostruisce le visioni alterate del mondo
di Andrea Zennaro   
giovedì 11 luglio 2019

Image

[CILE]

Il Cile si presenta alla 58. Biennale Arte attraverso il progetto Altered Views, curato da Agustín Pérez Rubio, che vede protagonista dello spazio alle Artiglierie dell’Arsenale l’artista Voluspa Jarpa con opere pittoriche di grandi dimensioni che affrontano tematiche legate al razzismo, al colonialismo e al dominio dei poteri forti nei confronti dei popoli subalterni. Analizzando casi storici che spaziano dal XVII al XX secolo, il percorso della mostra si snoda fra tre spazi distinti: The Hegemonic Museum, The Subaltern Portrait Gallery e The Emancipating Opera. L’artista cileno esterna la sua lucida visione, che parte dalla terza guerra anglo-olandese del 1672 – evento atto a ripristinare l’egemonia monarchica sui Paesi Bassi –, passando per vari atti di predominio e ostentazione del potere egemonico instaurato, per arrivare fino alla nostra Storia contemporanea, un lungo lavoro di ricerca attraverso anche documenti desecretati della CIA.

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BIENNALE ARTE 2019 | Il risveglio dell’Africa. La creatività libera del Ghana
di Luisa Turchi   
giovedì 11 luglio 2019

Image[GHANA]

Inaugurando il padiglione del Ghana alle Artiglierie, il suo curatore, Nana Oforiatta Ayim, richiama alla memoria le parole del loro primo presidente Kwame Nkrumah: «Alla fine, la battaglia è terminata! E il Ghana, il nostro amato paese, è libero per sempre!». Allora era il 1957, e il musicista E. T. Mensah compose The King of Highlife, canzone dedicata a chi aveva lottato per l’indipendenza sin dall’Ottocento. Un vero e proprio risveglio, un modo nuovo di essere africani nel mondo. Al Ghana avrebbero dovuto guardare gli altri paesi che ancora non erano stati in grado di emanciparsi dal colonialismo. Occorreva creare nuove realtà politiche, culturali, sociali ed economiche, attraverso lo studio della filosofia, tecnologia, moda, arte e architettura, musica, letteratura.

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BIENNALE ARTE 2019 | Padiglione Italia. L'invito di Milovan Farronato a perdersi nel Contemporaneo
di Redazioneweb   
martedì 14 maggio 2019
rc_8546-modifica.jpgAvvalendosi della struttura fisica e metaforica del labirinto, la mostra Né altra Né questa: La sfida al Labirinto, a cura di Milovan Farronato, mette in scena l’impossibilità di ridurre l’esistenza a un insieme di traiettorie pulite e prevedibili, cercando piuttosto di evocare la non-linearità, il dubbio, la transitorietà e l’intuizione come strumenti ineludibili del sapere umano. Gli artisti coinvolti sono Enrico David (Ancona, 1966), Chiara Fumai (Roma, 1978–Bari, 2017) e Liliana Moro (Milano, 1961), molto diversi per opere e biografie, ma con significativi percorsi artistici contemporanei che si distinguono per spirito di ricerca tra passato e presente.
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BIENNALE ARTE 2019 | Tra identità e censura. Jimmie Durham oltre gli schemi del contemporaneo
di Nicola Ricciardi   
martedì 14 maggio 2019
durham-baratta-gr.jpgIl Leone d’Oro alla carriera è un riconoscimento che, per definizione, guarda al passato. È un piccolo faro che illumina i passi di un artista e misura la profondità delle impronte lasciate lungo la via. Il Leone di quest’anno, assegnato su proposta di Ralph Rugoff a Jimmie Durham, illumina però altrettanto bene il nostro presente.
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BIENNALE ARTE 2019 | May You Live in Art. Incontro con il Presidente Paolo Baratta
di Marisa Santin e Massimo Bran   
mercoledì 08 maggio 2019

paolo_baratta_photo_francesco_galli_courtesy_la_biennale_di_veneziaok.jpgL’arte contemporanea ha la straordinaria capacità di confrontarsi con l’ambiguità, con i messaggi contrastanti e le emozioni contraddittorie che contraddistinguono la natura umana. È anche l’incarnazione del tipo di complessità in cui si è evoluto il mondo e risulta tanto più fondante e confortante potersi confrontare con essa in tempi in cui sembra prevalere un eccesso di semplificazione in quasi tutti gli aspetti della nostra quotidianità. I “tempi interessanti” introdotti nel titolo di questa 58. Biennale Arte dal curatore Ralph Rugoff in realtà evocano l’idea di tempi caotici e persino minacciosi, ma gli artisti con la loro audacia nello sfidare le convenzioni e la loro caparbietà nel considerare punti di vista poco familiari sono una preziosa occasione per provare ad attribuire un significato al mondo. Interessanti saranno i tempi che trascorriamo con loro e con le loro opere. Qui, a Venezia, nel cuore della storia dell’arte occidentale che guarda a oriente dove il Contemporaneo ha saputo occupare da protagonista il cuore vivo di questo straordinario incrocio di storie, linguaggi, visioni, appartenenze, La Biennale è già profonda storia del futuro, edizione dopo edizione in maniera sempre più crescente e pregnante. L’ultimo ventennio ha sancito il primato assoluto di questa istituzione culturale, unica per la sua struttura polimorfica, sul terreno delle arti in divenire. Qui esserci significa misurare la pressione sanguigna del contemporaneo, significa misurarsi con il dedalo infinito di possibilità espressive, alte o velleitarie che siano, che il mondo offre, significa incontrarsi corporeamente con opere ed artisti che ingaggiano i visitatori in un confronto a tu per tu, diretto, fuori dalla liquida, insulsa orgia digitale che rintrona le menti convincendole che tutto è a portata di touch.

 

Qui si deve toccare davvero con mano fisicamente, attraverso il proprio sguardo pieno, ciò che si costruisce attraverso il pensiero, le mani, il corpo tutto per emozionare, far riflettere, far vivere autenticamente chi cerca di andare oltre il convulso, incorporeo flusso di breaking news che ci svuota riempiendoci di nulla. La Biennale è mille e una cosa, però è soprattutto questo, ossia aprire centinaia, migliaia di finestre sulle differenti disposizioni mentali, culturali del nostro pianeta. È un sistema articolatissimo, vibrante, contraddittorio. Quindi vitale. Al di là di ogni retorico osanna, è fuor di dubbio che l’artefice principale di quella sottile e determinata strategia che ha permesso a questa istituzione di ‘costringere’ l’arte contemporanea tutta a sé, alla sua proposta di infiniti dialoghi e incroci tra operatori, media, visitatori, luoghi stessi, è il Presidente Paolo Baratta. Al suo ultimo anno di questa sua lunghissima stagione al timone di comando di questo straordinario vascello, oggi si può definitivamente dire che la Biennale Arte ha chiuso il suo amplissimo cerchio, divenendo un universo compiuto nella sua costitutiva apertura al mondo. Non potevamo quindi non interrogarlo brevemente, in maniera stringente, sulle tracce più significative che questa edizione e questa istituzione imprimeranno per l’ennesima volta sul nostro presente.

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BIENNALE ARTE 2019 | Collezioni di Memorie. Heidi Lau e i frammmenti di una identità culturale
di Livia Sartori di Borgoricco   
lunedì 20 maggio 2019
d53jadqxsaah-mn.jpgPer la sua settima partecipazione alla Biennale d’Arte, Macao ha scelto di presentarsi con una personale dell’artista Heidi Lau, curata da Sio Man Lam, entrambi cresciuti a Macao e ora attivi sulla scena newyorkese. I lavori in ceramica di Lau sono modellati a partire da alcuni oggetti che simboleggiano fortemente il ricordo, come manufatti rituali, monumenti funerari o creature fossilizzate, sui quali l’artista interviene, decostruendoli e ricostruendoli a mano.
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BIENNALE ARTE 2019 | L’essenza dell’assenza. James Lee Byars e Zad Moultaka, dialoghi senza tempo
di Redazioneweb   
lunedì 20 maggio 2019
simulation-conf-de-presse-soleil-couchant-5d4f9634-373e-43ae-ad11-951668638c59_s1400x0.jpgUna stanza-scatola, in gran parte vuota, in cui il soffitto, il pavimento e le pareti interne – meno la famosa quarta, mancante come nel teatro – sono interamente ricoperti di foglie d’oro. Un feretro e 5 cristalli indicano il luogo in cui giaceva il corpo dell’artista, ora assente.
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La Spezia - Venezia via Pechino. A Ca' Cappello Memmo inaugura China - Italy Experience
di Redazioneweb   
mercoledì 08 maggio 2019
img-20190508-wa0004.jpgDal Golfo dei Poeti alla Laguna veneziana. Si potrebbe sintetizzare così il viaggio ‘artistico', sotto la regia curatoriale di Paolo Asti, che si accingono a compiere tre artisti spezzini ovvero: Pietro Bellani, Giuliano Tomanino e Francesco Vaccarone, che inaugureranno, il prossimo 10 maggio all’ Istituto provinciale per l’infanzia, Ca' Cappello Memmo, davanti alla Riva degli Schiavoni, proprio alle spalle della Chiesa della Pietà, China - Italy Experience, evento previsto all’interno della 58. edizione della Biennale d’Arte di Venezia.
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Materia prima. Jannis Kounellis, i capisaldi di un pensiero contemporaneo
di Daniela Paties Montagner   
lunedì 20 maggio 2019
fondazione-prada-venezia-jannis-kounellis-3.jpgCa’ Corner della Regina, sede veneziana della Fondazione Prada ospita 70 lavori dell’artista Jannis Kounellis, pittore e scultore greco naturalizzato italiano, esponente di spicco dell’Arte Povera, scomparso a Roma nel 2017. Si tratta della prima retrospettiva realizzata dopo la sua morte, curata da Germano Celant. Il progetto, sviluppato in collaborazione con l’Archivio Kounellis, riunisce una serie di lavori realizzati dal 1958 al 2016 provenienti da musei italiani e internazionali, quali la Tate Modern di Londra, il Centre Pompidou-Musée National d’Art di Parigi, il Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, il Walker Art Center di Minneapolis e il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea di Torino, ammioltre a collezioni private italiane e straniere.
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Frammenti di universo. In una residenza unica 28 artisti internazionali raccontano l’esistenza
di Redazioneweb   
lunedì 20 maggio 2019
schermata-2019-03-13-alle-10.40.24-1021x1024.png«L’arte è un potente mezzo per esprimere la nostra creatività individuale, per dare a ciascuno di noi una voce e legarci insieme come razza umana. È, come credeva Einstein, l’espressione del pensiero più profondo nel modo più semplice possibile». Con queste parole la curatrice Caroline Wiseman presenta il progetto Alive in the Universe, ospitato a Palazzo Papapafava in concomitanza con la 58. Biennale Arte di Venezia, fino al prossimo 4 giugno.
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Frutto del suo seno. Storie di frammentazione quotidiana
di Redazioneweb2   
giovedì 18 luglio 2019
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Inaugurata il 21 giugno scorso e visitabile fino al 22 luglio, organizzata dalla curatrice newyorkese Thalia Vrachopoulos, la mostra Anese Cho: Fragmentation presentata da Laboratorium-Venezia raccoglie opere che vogliono mettere in evidenza la condizione della donna, mostrando quanto la sua vita sia condizionata da uno stato di incertezza.

 

Per molte generazioni le donne hanno dovuto lottare per i propri diritti in un mondo patriarcale e dominato dagli uomini, dividendosi tra la loro carriera e la vita domestica come mogli e madri. In modo molto concreto questa è la frammentazione che si ritrova nelle opere di Cho che, come artista, deve concentrarsi sulle sue creazioni, ma come madre deve prendersi cura del proprio figlio. Questo ruolo “frammentato” della donna come madre, moglie, figlia, donna in carriera è stata una delle ispirazioni che stanno alla base di questa serie di sculture. Contemporaneamente, attraverso la sua opera, Cho fa riferimento alla cura della 'Dea Madre' come evidenziato nella sua Fragmentation # 7.

 

 

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