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ARTE
Rosa Forte
di Redazioneweb2   
mercoledì 02 settembre 2020
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Se fino qualche tempo fa si parlava di Forte Marghera come di una realtà in fieri, ora si può affermare con certezza che questo luogo rappresenta anche fisicamente la cerniera ideale tra la città d’acqua e la terraferma e che sempre più sia divenuto il sito preferito da migliaia di persone per vivere le serate estive e non solo, in città.

 

Tuttavia uno sforzo ulteriore e vincente è stato compiuto dalla Fondazione Forte Marghera e da imprese e istituzioni culturali che hanno trovato sede adatta tra gli spazi recuperati in mezzo al polmone di verde e acqua del Forte per svolgere attività che investono nuovi utilizzi delle strutture a fini di promozione e crescita culturale e sociale. Dalla fine del mese di luglio, fino a quasi tutto settembre, fervono le attività scaturite dal progetto In-Edita con atelier aperti, tavole rotonde e performance per portare in maniera tangibile l’arte contemporanea in mezzo alla gente.

 

 

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Pianeta vivente. Ocean Space, un progetto di ricerca al servizio degli oceani
di M.M.   
mercoledì 02 settembre 2020
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Gli oceani sono minacciati e trasformati dalle attività umane. L’arte è una modalità specifica di conoscenza, diversa dalla scienza e da altre forme di lavoro intellettuale, ha il suo modo di capire il mondo e di raccontare storie.

 

Questi sono i due cardini fondamentali attorno ai quali si dipana il progetto Territorial Agency: Oceans in Transformation, curato da Daniela Zyman e promosso da TBA21–Academy per Ocean Space, aperto nel 2019 a Venezia nella ex Chiesa di San Lorenzo. «Il DNA di Oceans in Transformation – afferma Zyman – è un immaginario politico che non vede la natura come sfondo dell’azione umana ma come una forma di vita incommensurabilmente diversa». Si tratta di uno degli studi più dettagliati effettuati finora sugli oceani, risultato di un progetto di ricerca interdisciplinare durato tre anni, commissionato da TBA21– Academy a Territorial Agency, che hanno unito le forze con una rete di ricercatori e istituzioni per presentare una mostra che basa le proprie conoscenze su scienza, politica, cultura e arte contemporanea.

 

 

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Nuovi spazi. Gli artisti riconquistano i Giardini della Marinaressa
di Redazioneweb2   
mercoledì 02 settembre 2020
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European Cultural Centre (ECC Italy), rinviata la programmazione espositiva ufficiale al 2021, allineandosi alle nuove date di Biennale Architettura, riformula la propria offerta culturale offrendo a Venezia una nuova mostra e soprattutto una nuova idea di spazio espositivo: Open Space infatti occupa gli spazi pubblici dei Giardini della Marinaressa, invitando il pubblico a una fruizione libera e in sicurezza, in cui il contesto diventa elemento stesso dell’esporre. Lo spazio pubblico acquista un nuovo valore, i Giardini della Marinaressa con Open Space catturano lo spirito e l’atmosfera di un vivido ambiente culturale in uno spazio aperto nella natura nel centro storico di Venezia.

 

Con questa mostra, ECC aspira a valorizzare l’importanza e l’influenza dell’arte e del design sulla vita quotidiana, mettendo in risalto la congiunzione di queste arti con gli spazi pubblici e la comunità. Nel corso degli ultimi anni a partire dal 2017, ECC ha promosso e sostenuto la ristrutturazione dei due giardini (Giardino di Levante e Giardino di Ponente) al fine di rendere queste aree pubbliche nuovamente accessibili, restituendole alla cittadinanza e promuovendo attività culturali di respiro internazionale.

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Aperture straordinarie. Un ciclo di incontri per indagare il futuro al Padiglione Venezia
di Redazioneweb2   
mercoledì 02 settembre 2020
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È con l’omaggio a Ennio Morricone e alla sua musica immortale firmato dalla Venice Chamber Orchestra che il Padiglione Venezia ai Giardini della Biennale ha inaugurato il 29 agosto Aperture Straordinarie, un progetto voluto dal Comune di Venezia. In occasione dell’apertura dei Giardini da parte della Biennale con l’Arena e con la mostra Le Muse Inquiete, il Padiglione Venezia ritrova la sua vocazione storica di vetrina attiva della cultura e dell’eccellenza del territorio in costante dialogo con il resto del mondo, tratto identitario di Venezia.  

 

A partire dal 3 settembre, infatti, ospiti illustri del mondo del cinema, del teatro, dell’arte ma anche della musica, del giornalismo e dell’imprenditoria, sono protagonisti di un ricco programma di incontri organizzato dalla curatrice Giovanna Zabotti, con la speciale collaborazione del cineasta Ferzan Özpetek, dell’architetto Michele De Lucchi e di Marilisa Capuano, per la parte degli incontri.

 

«Siamo partiti dal titolo Sapere come usare il sapere – ha spiegato Giovanna Zabotti – pensato per la mostra del Padiglione Venezia in occasione di How will we live together? – 17. Biennale Architettura, ora rinviata al 2021. Agli ospiti abbiamo chiesto di portare il proprio contributo “sotto forma di lente” per guardare il futuro. Mondi ed esperienze differenti si intrecceranno per tre mesi e alla fine raccoglieremo tutto il materiale che verrà proposto come base dell’esposizione del prossimo anno.

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L'oro di Plessi. Se a Piazza San Marco, una cascata...
di Fabio Marzari   
martedì 01 settembre 2020
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L’oro è il bene rifugio per eccellenza nei periodi di crisi, illumina con il suo bagliore le speranze di un futuro migliore e racconta di un glorioso passato. Fabrizio Plessi per i suoi 80 anni si è regalato, ma sarebbe più corretto affermare che ha regalato alla sua amata Venezia, un’installazione composta di 15 cascate di led che scendono dalle finestre del Museo Correr rivolte su piazza San Marco, con la Basilica di fronte in cui potersi specchiare in un gioco di infiniti scambi. Tutto si trasforma in un Eldorado in cui scorrono impetuosi flussi dardeggianti di liquido metallo prezioso, i cui sfavillanti luccichii sono in grado di sconfiggere il buio che ha dominato incontrastato durante questi lunghi mesi di pandemia globale.

 

Racconta il Maestro che nei mesi di chiusura forzata in casa ha eliminato per i suoi disegni ogni pennarello che non fosse color nero o oro, questi due colori sono divenuti la sua “magnifica ossessione”. Una dicotomia apparente in cui dal nero vibra la forza dell’oro, a sottolineare la potenza del metallo, come elemento metaforico di speranza, l’auspicio di una nuova età dell’oro in cui la ricchezza è data anche e soprattutto dalla ritrovata armonia tra l’uomo e il mondo che lo circonda, tra la Natura e le creazioni architettoniche e artistiche che illuminano il buio della ragione perduta.

 

Il Covid-19 ha profondamente messo l’artista Plessi e l’uomo Plessi di fronte alla finitezza dell’essere umano, che a causa di un virus microscopico si trova a subire danni giganteschi e inimmaginabili, per questo motivo, come racconta egli stesso: «Come un sismografo, ho volutamente modificato durante il lockdown il progetto digitale delle mie cascate d’oro, perché volevo restasse un segno e la memoria di questo preciso momento storico da me profondamente vissuto».

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Archivio del Presente. Sei curatori per un’unica, vivissima Biennale
di Redazioneweb   
lunedì 31 agosto 2020
ImageNon sono solo i moltissimi filmati, le fotografie, i documenti, le lettere, i manifesti, gli articoli di giornale a fare della mostra Le Muse Inquiete. La Biennale di Venezia di fronte alla storia un unicum, o meglio forse il prototipo di un format di incroci creativi da replicare, ma i volti dei protagonisti, i sei direttori dei settori – Cecilia Alemani (Arte), Alberto Barbera (Cinema), Marie Chouinard (Danza), Ivan Fedele (Musica), Antonio Latella (Teatro), Hashim Sarkis (Architettura) –  con Debora Rossi, responsabile dell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee – ASAC e il neo Presedente de La Biennale Roberto Cicutto, a raccontare con orgoglio di squadra una Istituzione culturale, a 125 anni dalla sua fondazione, il cui passato è vivo nel presente e fondamenta del futuro. E proprio come una squadra si sono presentati, schierati davanti al Padiglione Centrale dei Giardini in formazione, capitanati da una emozionata e vivacissima Cecilia Alemani, come un vero e proprio ‘collettivo’ che, in un alternarsi di voci ed esperienze da ‘novelli’ archeologi, in pochi mesi ha scavato nella terra vastissima della storia della Biennale.
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Rifondazione Vedova. Lo studio del Maestro diventa il suo Museo
di Redazioneweb   
lunedì 03 agosto 2020

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Dopo il successo della mostra di Emilio Vedova a Palazzo Reale di Milano, chiusa lo scorso febbraio, accompagnata da un eccezionale volume, edito da Marsilio e curato da Germano Celant, recentemente scomparso, la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova non ha fermato i suoi progetti anzi ha fatto tesoro di queste esperienze per rilanciare la sua attività con un autunno caldissimo di appuntamenti e importanti decisioni. Il primo di questi è l’attesa mostra a Baden (Vienna) al Museo Arnulf Rainer, dal 5 settembre 2020 al 5 aprile 2021, dal suggestivo titolo: Titian Schaut (Tiziano sta guardando), curata da Helmut Friedel e Fabrizio Gazzarri, che pone in dialogo Emilio Vedova e Arnulf Rainer in una originale visione dell’arte.

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[BREATHING] Visioni dal futuro. Arthur Jafa, la video-arte che racconta l’America all’America
di Marisa Santin   
domenica 26 luglio 2020

ImageFin da bambino Arthur Jafa (Leone d’Oro alla Biennale Arte 2019) è stato un instancabile collezionista di immagini. Le ritagliava e raccoglieva ossessivamente nei suoi Books per poi mostrarle e commentarle con gli amici o con chiunque si dimostrasse interessato. “L’atto di compilare e mettere insieme le cose ti aiuta a capire – dice – da cosa sei realmente attratto”. La sua opera più famosa, Love Is The Message, The Message Is Death, del 2016, è un caleidoscopio di spezzoni video che suscitano emozioni diverse e contrastanti.

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Città sospese. A Palazzo Cini, Piranesi e Basilico fermano il tempo dell’arte
di M.M.   
mercoledì 15 luglio 2020

ImageNon so se capita anche a voi, ma le cose che avevano un significato pre Covid assumono ai miei occhi un significato diverso ora, dopo la ripartenza.

 

Una specie di “sindrome da lockdown”! Mi è capitato a Firenze quando, pochi giorni fa, ho visitato la mostra Tomás Saraceno. Aria a Palazzo Strozzi, penetrando significati che forse prima erano rimasti come utopie nella mente dell’artista visionario e ora apparivano sotto tutt’altra luce, più reale e vivida; mi è capitato a Venezia, quando ho visto sui muri, durante le prime nuove camminate per la città, campeggiare le immagini di Roma nell’accoppiata inedita Piranesi/Basilico.

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La magia dell’irripetibile. Ai Tre Oci l’attesissima retrospettiva dedicata a Jacques Henri Lartigue
di Redazioneweb   
sabato 11 luglio 2020
ImageNell’impossibilità di visitare la mostra, una squadra di esperti, capitanati da Denis Curti, direttore artistico della Casa dei Tre Oci, ci ha raccontato durante il lockdown le fotografie piene di “felicità” di Jacques Henri Lartigue (1894–1986). Ora l’attesa è terminata e dall’11 luglio la mostra L’invenzione della felicità, curata da Marion Perceval, CharlesAntoine Revol e Denis Curti, sarà finalmente aperta. Il percorso – 120 immagini, di cui 55 inedite, tutte provenienti dagli album fotografici personali di Lartigue – ripercorre la sua opera, rendendo manifesta la purezza del suo sguardo che immortala un microcosmo fotografico personalissimo, che fissa sulla pellicola solo ciò che vuole conservare.
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Corpi sensibili. Le attività umane e gli effetti all’interno della circolazione globale oceanica
di Redazioneweb   
domenica 26 luglio 2020
ImageTerritorial Agency – Oceans in Transformation è frutto di una ricerca avviata tre anni fa e commissionata da TBA21–Academy che indaga le rapide trasformazioni in corso negli oceani in quello che è stato definito “Antropocene”, l’era geologica caratterizzata dall’impatto diretto dell’uomo sull’ambiente. Attingendo agli ultimi studi sugli effetti di una serie di attività umane su ecosistemi marini e costieri, il progetto vuole generare una profonda consapevolezza rispetto al ruolo degli oceani nella sopravvivenza del pianeta.
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L’amore e altre forme d’arte. Didier Guillon, visita guidata alla “Fondation Valmont”
di Massimo Bran   
venerdì 10 luglio 2020

ImageL’amore per Venezia è il nucleo del progetto che Didier Guillon ha fortemente voluto e realizzato: la “Fondation Valmont” a Palazzo Bonvicini. Zona centrale, tra Campo San Polo e Campo Santa Maria Materdomini, ma volutamente non così “di passaggio”, affacciato su una stretta calle, l’accesso alla fondazione non è solo un ingresso, ma un viaggio in un’altra dimensione, quella della ricerca della bellezza. Dopo una breve scala, lo spazio monumentale dalle linee decise ma semplici ci accoglie con le atmosfere di Luchino Visconti nel capolavoro Morte a Venezia (1971), proiettato quotidianamente in alcune fasce orarie, che subito ci avvolge dell’atmosfera sospesa della città, dove l’amore – Venetian Love –, in tutte le sue declinazioni, diventa tormento ed estasi. Dopo la visione, penetrare gli spazi espositivi, con le opere dello stesso Guillon, di Silvano Rubino e di Aristide Nejean, è come varcare una soglia dove il passato, il presente e il futuro sono imprescindibilmente legati. Didier Guillon ci accoglie dopo aver visitato la Fondazione, studiando il nostro sguardo per capire se la mostra “ci è arrivata”; solo allora incomincia a raccontare, facendoci entrare nel suo mondo.

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A Palazzo Grassi il grande Gioco di Henri Cartier-Bresson
di Redazioneweb   
giovedì 09 luglio 2020
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Henri Cartier-Bresson. Le Grand Jeu, co-organizzata con la Bibliothèque nationale de France e in collaborazione con la Fondation Henri Cartier-Bresson, è un progetto inedito pensato per Palazzo Grassi (11 luglio-10 gennaio 2021) basato sulla “Master Collection”, una selezione di scatti operata dallo stesso Cartier-Bresson nel 1973, su invito di due amici collezionisti, Dominique e John de Menil. Fu infatti lo stesso fotografo a scegliere, tra le proprie stampe a contatto, le 385 immagini che considerava migliori. Esistono solamente 6 esemplari di questo prezioso nucleo dell’opera di Cartier-Bresson, custoditi rispettivamente presso il Victoria and Albert Museum di Londra, la University of Fine Arts di Osaka, la Bibliothèque nationale de France, la Menil Foundation di Houston, ma anche presso la Pinault Collection e naturalmente presso la Fondation Henri Cartier-Bresson.

Cinque curatori d’eccezione François Pinault, Annie Leibovitz, Javier Cercas, Wim Wenders, Sylvie Aubenas, più Matthieu Humery, curatore principale della mostra, sono chiamati a offrire il loro punto di vista sul lavoro dell’“Occhio del secolo”. La parola “jeu” in francese si avvicina a “je”, che significa “io”. Il “Grand Je” viene celebrato in primo luogo attraverso l’omaggio all’opera di un unico artista e, simultaneamente, attraverso l’“io” di ogni curatore che emerge, in controluce, nella scelta delle immagini. Le regole del gioco sono semplici: ognuno dei cinque curatori è stato invitato a selezionare una cinquantina di immagini dell’artista, circoscritta agli scatti scelti dallo stesso Henri Cartier-Bresson contenuti nella “Master Collection”. Ogni curatore, inoltre, ha operato la propria selezione senza conoscere quella degli altri. Nello stesso modo l’allestimento, così come ogni elemento della mostra, è stato lasciato a discrezione di ciascun curatore. Il percorso risulta, quindi, essere composto da cinque esposizioni autonome e indipendenti tra loro dove i cinque curatori ci raccontano in totale libertà la loro storia, le loro sensazioni e il ruolo che queste immagini possono aver rappresentato per il loro lavoro e la loro vita.

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Tre sguardi sull'arte di oggi negli spazi di Tadao Ando
di Redazioneweb   
giovedì 09 luglio 2020
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Untitled, 2020. Tre sguardi sull’arte di oggi, collettiva ideata e curata da Caroline Bourgeois, dall’artista e storica dell’arte Muna El Fituri e dall’artista Thomas Houseago, è stata concepita appositamente per gli spazi di Punta della Dogana (11 luglio-13 dicembre) come una mostra corale nata dalla condivisione e dal dialogo tra i tre curatori, legati da una relazione personale e professionale di lunga data. Il risultato è un’indagine costruita attraverso i lavori di oltre 60 artisti di diverse generazioni (nati tra il 1840 e il 1995), che svela la genesi e lo sviluppo del processo creativo e racconta le grandi questioni ricorrenti della contemporaneità. Il percorso si articola intorno a un’installazione site-specific allestita nel cubo centrale di Tadao Ando, cuore di Punta della Dogana: la ricostruzione dello studio di un artista, prendendo ispirazione da una delle stanze dello studio di Thomas Houseago, la stanza definita “drawing room”, immaginata per potervi riflettere, scambiare idee, vivere, pianificare, uno spazio dove i visitatori sono invitati a interagire con gli elementi che compongono il luogo di ispirazione creativo.

 

Gli artisti in mostra: Magdalena Abakanowicz, Nairy Baghramian, Garry Barker, Maria Bartuszovà, Lee Bontecou, Marcel Broodthaers, Stanley Brouwn, Teresa Burga, Eduardo Chillida, Robert Colescott, Bruce Conner, Enrico David, Karon Davis, Hélène Delprat, Abigail DeVille, Jan Dibbets, Elliot Dubail, Marlene Dumas, Valie Export, Saul Fletcher, Llyn Foulkes, Kasia Fudakowski, Ellen Gallagher, Dominique Gonzalez-Foerster, Nancy Grossman, Philip Guston, Lauren Halsey, David Hammons, Duane Hanson, Georg Herold, David Hockney, Thomas Houseago, Arthur Jafa, Joan Jonas, Mike Kelley, Alice Kettle, Edward Kienholz & Nancy Reddin, Tetsumi Kudo, Deana Lawson, James Lee Byars, Bernd Lohaus, Lee Lozano, Markus Lüpertz, Paul McCarthy, Gustav Metzger, Peter Mitchell, Henry Moore, Otto Mühl, Rei Naito, Senga Nengudi, Meret Oppenheim, Nam June Paik, Solange Pessoa, Charles Ray, Auguste Rodin, Cameron Rowland, Betye Saar, Lorna Simpson, Ser Serpas, Daniel Steegmann Mangrané, Alina Szapocznikow, Henry Taylor, James (Son Ford) Thomas, Luc Tuymans, Gilberto Zorio.

 

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Diario di una rivoluzione. Incontro con Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi
di Mariachiara Marzari   
giovedì 09 luglio 2020

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Il Louvre aprirà a giorni e in generale i grandi musei del mondo hanno aperto in modo difforme, con visite limitate nel tempo e contingentate nei numeri: il lockdown pesa su tutti, con dati allarmanti in termini di entrate. L'Italia è ripartita ponendo la cultura e in particolare il suo patrimonio artistico come elemento prioritario della ripartenza anche per l’industria turistica, un segnale importante per restituire una normalità alla Nazione. Tuttavia, l'occasione è propizia per poter riflettere su un nuovo possibile modo di fruire la cultura e in particolare i musei. Da questo punto di vista, da alcuni anni, sono certamente le Gallerie degli Uffizi e il suo direttore Eike Schmidt a dettare la linea di una rivoluzione lenta ma inesorabile oltre che naturalmente necessaria del nostro sistema museale, con una spinta propulsiva che investe tutti i suoi campi d’azione, dalla conservazione alla valorizzazione, dalla apertura di nuovi spazi e collaborazioni alla promozione, dalla comunicazione alla ricerca di sempre nuovi pubblici da intercettare in maniera differente, senza mai snaturale la vocazione fondamentale del museo. Per questo nuovo inizio non potevamo che fare il punto con lui, quindi.

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Le mille e una notte. L'Egitto leggendario di Youssef Nabil
di M.M.   
mercoledì 04 marzo 2020

Image Atmosfere vagamente nostalgiche, colori volutamente velati, immagini senza tempo che ci conducono verso una realtà lontana: le fotografie dipinte di Youssef Nabil (nato a Il Cairo nel 1972, vive e lavora attualmente a New York) raccontano di un Egitto leggendario che non c’è più.

 

Affascinato dal cinema sin da piccolo, Youssef Nabil si lascia appassionare dai grandi personaggi dei film egiziani e in seguito dalle star internazionali. Da allora decide di usare la fotografia come mezzo per immortalare, secondo una sua personale visione, le star di un suo pantheon ideale.

 

La sovrapposizione di diversi livelli di lettura e il gioco tra descrizione, simbolismo e astrazione rappresentano la ricchezza del lavoro di Youssef Nabil, che attraversa poeticamente la sua carriera come in un diario privato.

 

Le sue fotografie in bianco e nero sono dipinte a mano, una tecnica fotografica tradizionale che veniva ampiamente utilizzata per i ritratti di famiglia e per le locandine dei film che coloravano le strade de Il Cairo. Ancora in voga in Egitto tra gli anni ‘70 e ‘80, questa tecnica viene perfezionata da Youssef Nabil grazie agli ultimi ritoccatori degli studi de Il Cairo e di Alessandria.

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La Squadra volante. Le Dolomiti Friulane negli acquerelli di Napoleone Cozzi
di Franca Lugato   
giovedì 04 giugno 2020

Il racconto della Montagna nella pittura tra Ottocento e Novecento, a Palazzo Sarcinelli a Conegliano, è una delle mostre che avrebbero dovuto aprire proprio nei giorni in cui, tra fine febbraio e marzo, tutto si è fermato. La sua apertura al pubblico è stata finalmente comunicata: dal 12 giugno e fino all’8 dicembre sarà possibile scoprire il nuovo capitolo d’indagine sul paesaggio, quello alpino questa volta, offerto dalla curatela attenta e sorprendente di Franca Lugato e Giandomenico Romanelli.


L’attesa ci ha permesso di scoprire storie, persone e sogni, che vanno oltre le opere magnifiche che vedremo in mostra, per spiegare la Montagna e il suo valore simbolico di limite e di bellezza pura. Dopo Irene Pigatti, di seguito la seconda, coinvolgente puntata dedicata a Napoleone Cozzi e alle Dolomiti Friulane.

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Perfetti imperfetti. Capolavori di ieri e fotografie di oggi, la natura come non l’avete mai vista
di Franca Lugato   
mercoledì 03 giugno 2020
Image«Ogni natura morta è una vanitas, un invito a riflettere sulla caducità della vita» è il motto che accoglie il visitatore della straordinaria mostra Natura in posa, a Treviso al Museo Santa Caterina. Con più di cinquanta capolavori pittorici che provengono dalle ricchissime collezioni del Kunsthistorisches Museum di Vienna e una raffinatissima selezione di fotografie contemporanee, Francesca del Torre e Denis Curti, curatori della mostra ed esperti per le diverse discipline, sono riusciti a costruire un percorso appassionante e ricco di emozioni. Fiori, frutta, utensili, selvaggina, teschi, candele, libri, strumenti musicali e molto altro diventano all’inizio del Seicento i soggetti privilegiati per alcuni grandi pittori fiamminghi e olandesi. Allestite e messe in posa come degli immobili e silenziosi ritratti dal vero al naturale, queste composizioni prendono vita sulla tela e ingannano l’osservatore per la loro accuratezza e precisione, verranno chiamate “nature morte” qualche decennio dopo la loro invenzione, un genere pittorico che avrà moltissimi appassionati ed estimatori tra i collezionisti di tutta Europa.
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L’esperienza della luce. George de La Tour, ovvero il fascino inesauribile dell’arte
di Redazioneweb   
mercoledì 03 giugno 2020
ImageUn profondo contrasto tra i temi “diurni”, crudamente realistici, che mostrano un’esistenza senza filtri, con volti segnati dalla povertà e dall’inesorabile trascorrere del tempo, e i temi “notturni” con splendide figure illuminate dalla luce di una candela, modelli assorti, silenziosi, commoventi. La pittura di Georges de La Tour, uno dei più celebri artisti del Seicento, è assolutamente unica e personalissima, rimane impressa per stile e linguaggio, tuttavia fu dimenticata o ignorata per più di due secoli, e solo nel 1915 Herman Voss, un grande studioso tedesco, scrisse un articolo per attribuirgli due dipinti.
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INTERVISTA | La distanza della Passione. Incontro con Melania Mazzucco
di Franca Lugato   
martedì 02 giugno 2020

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Doveva terminare proprio il 2 giugno, ma praticamente appena aperta è stata chiusa, con quelle incredibili opere coperte da tele per ripararle dalla luce! I dubbi per i molti prestiti importanti e per la delicatezza di questi capolavori hanno tenuto tutti in sospeso, direttori dei musei – in primis quello degli Uffizi e dei Vaticani e poi quelli della National Gallery di Washington, del Louvre, del Prado, della National Gallery di Londra –, curatori, storici dell'arte e visitatori, svaniti infine per così regalarci una graditissima e attesa sorpresa: la mostra Raffaello 1520 – 1483 alle Scuderie del Quirinale a Roma ha riaperto le porte il 2 giugno e sarà visitabile fino al 30 agosto, con nuove modalità di fruizione nel rispetto delle norme del distanziamento sociale, dal lunedì alla domenica dalle ore 9 alle 22, con ultimo ingresso alle 20.30 e con previsione di allungare l’orario fino a tarda notte. La prenotazione è rigorosamente obbligatoria – fino a fine giugno quasi sold out –, con ingresso a partire dalle 9 di sei persone ogni 5 minuti, per assicurare a tutti una buona visita, che durerà in totale un’ora e venti minuti.
Noi abbiamo colmato l'attesa con una bellissima anteprima dalla viva voce di Melania Mazzucco.

 

Raffaello, l’Architettrice e Roma sono tra i protagonisti di questo ‘strano’ periodo, rispettivamente una magnifica mostra alle Scuderie del Quirinale, di quelle ritenute “storiche” per il gruppo di opere del Maestro urbinate in essa esposte, la protagonista del romanzo storico che ci ha fatto compagnia in queste lunghe giornate e la città palcoscenico assoluto delle due storie. Dietro le quinte, Melania Mazzucco che ancora una volta ha generosamente condiviso la sua passione e il suo sapere per raccontarci di Raffaello e del suo nuovo libro dedicato a Plautilla Bricci. Un racconto che pur penetrando nelle pieghe della storia passata riesce a cogliere e a riflettere sul nostro presente sospeso.

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Si ripArte!
di Redazioneweb   
venerdì 29 maggio 2020
La Storia è una grande maestra di vita e ancora una volta ci invita a riflettere sul cambiamento e sulla ripartenza. Venezia riapre con moltissimi problemi - alberghi chiusi, ristoranti e locali che faticano a riprendere l’attività, negozi in difficoltà - ma con una bellezza ritrovata, pura, senza fronzoli, unica.

 

Non servono proclami, concerti, eventi fantasmagorici e nemmeno (sic!) la Mostra Internazionale di Architettura, posticipata al 2021. Venezia ha nel suo DNA, nei suoi palazzi, nelle sue chiese, nelle sue scuole, nei suoi teatri, nei suoi musei e fondazioni un patrimonio ineguagliabile di arte e cultura.

 

Come ai tempi della Serenissima, il viaggiatore oggi rimane colpito dalla sua maestosità silente; lungo il Canal Grande privo di barche il silenzio dei secoli rimbomba nelle orecchie, mentre una bellezza senza filtri inonda gli occhi. Complice il periodo, la fine di maggio, e forse la mancanza di inquinamento, la luce nitida rimbalza nell'acqua creando colori e riflessi mai visti.


La città è ripartita e con essa i suoi monumenti: hanno riaperto le Gallerie dell'Accademia, la Collezione Peggy Guggenheim, Fondazione Bevilacqua La Masa, la Scala del Bovolo, Fondation Valmont e via così nelle prossime settimane tutti gli altri. Visitare ora Venezia è come fare un viaggio nel tempo assoluto della bellezza. Noi intanto ri-iniziamo a raccontarvela!

 

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La Scala nascosta. Il Bovolo riapre con visite esclusive su prenotazione
di Redazioneweb   
giovedì 28 maggio 2020
ImageLe sue vicende attraversano cinque secoli di storia veneziana, diversi proprietari, molti inquilini. Una “casa fontego” tardo Trecentesca, a cui verso la fine del Quattrocento venne aggiunta una “bizzarra e leggiadra” scala a chiocciola, in veneziano “bovolo”, da qui l’appellativo e la sua meritata fama. Fu voluta da Pietro Contarini, rampollo appartenente alla potente famiglia Contarini del ramo di San Paternian che nel Trecento si era potuta fregiare dell’alto onore di aver dato un doge, Andrea Contarini, alla Serenissima Repubblica. Testimonianza diretta e sicura della cronologia, è la presenza della Scala del Bovolo nella pianta prospettica di Jacopo de Barbari: prova che i lavori di ristrutturazione si erano svolti piuttosto velocemente e che nell’anno 1500 si erano ormai conclusi.
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La versione di Emilio. L'arte di Vedova, energia attiva e manifesta
di Redazioneweb   
giovedì 28 maggio 2020
ImageDue Maestri, Vedova e Celant, uno dell'arte della pittura e uno dell'arte di far comprendere l'arte, uniti in un omaggio emozionante. A poche settimane dalla scomparsa di Germano Celant e a pochi mesi dalla magnifica mostra a Palazzo Reale a Milano dedicata al Maestro veneziano, RAI5 trasmette in anteprima, venerdì 29 maggio alle ore 21.15, il film-documentario Emilio Vedova. Un nucleo di energia attiva, prodotto da Fondazione Emilio e Annabianca Vedova e realizzato da Twin Studio, con la regia di Tomaso Pessina, produttore esecutivo Elena Pedrazzini. Dopo il documentario Emilio Vedova. Dalla parte del naufragio, un’originale biografia dell'artista realizzata sempre da Tomaso Pessina, presentato nel programma delle Giornate degli Autori 2019, in occasione della 76. Mostra internazionale d'arte cinematografica, il nuovo film del regista racconta la grande mostra milanese Emilio Vedova, allestita lo scorso inverno nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a conclusione delle iniziative della Fondazione Emilio e Annabianca Vedova per il centenario della nascita dell'artista (Venezia, 1919 – 2006).
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La Collezione Guggenheim ripArte. Dal 2 giugno Ca' Venier dei Leoni riapre al pubblico
di Daniela Paties Montagner   
giovedì 28 maggio 2020

ImageDopo 86 lunghi giorni di chiusura a seguito della pandemia da Covid-19,  la Collezione Peggy Guggenheim, in occasione della Festa della Repubblica prevista per il 2 giugno 2020 (solo su prenotazione), riaprirà i battenti per accogliere i visitatori  nelle prestigiose sale di Palazzo Venier dei Leoni e nel suo giardino, cuore verde del museo veneziano.

 

Dalle ore 10 alle 18  dello stesso giorno è previsto infatti  l’ingresso gratuito e contingentato, per visitare l’impareggiabile collezione di capolavori in quella che fu, per ben trent’anni, la casa di Peggy Guggenheim. Una vita dedicata alla cultura e alla passione per l’arte, non a caso dichiarava: «Il mio motto era: comperare un quadro al giorno e l’ho seguito alla lettera», Peggy Guggenheim, in: Una vita per l’arte.

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L'altro Tiepolo. 1770 – 2020
di Giandomenico Romanelli   
martedì 26 maggio 2020
Imagedi Giandomenico Romanelli In tempi meno calamitosi dei nostri, il 250mo anniversario della morte di Giambattista Tiepolo, avvenuta a Madrid il 25 marzo del 1770, sarebbe stata l’occasione per riflettere e proporre, si poteva sperare, qualche novità o qualche rilettura dell’opera e della figura di questo gigante dell’arte veneziana. A volte peraltro, e anche di recente, i modi in cui le ricorrenze di qualche artista sono state sottolineate e celebrate hanno fatto rimpiangere una più opportuna astensione da trombe fanfare e tenorili acuti, in tal modo potendoci salvare, quindi, da stecche, stonature e tronfie quanto dilettantesche banalità.
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Note vocali. Fabrizio Plessi, le mie città del mondo
di Redazioneweb   
lunedì 25 maggio 2020
Image La nuova comunicazione in tempo di pandemia include un uso massiccio di social media, solo pochissimi, tuttavia, sanno rendere poesia l’affacciarsi a un mondo potenzialmente senza confini, i cui orizzonti sono segnati dalle infinite capacità di porsi in confronto tra individui. Entrare nelle vite degli altri, spiarne i dettagli che vengono offerti è divenuta abitudine per la maggioranza dei cybernauti, un quotidiano plurimo esercizio completamente inconsapevole, quasi “normale”.

E poi c’è Fabrizio Plessi in Plessi. Progetti del mondo: 44 città – una al giorno, per un minuto, alle 19 su Instagram, dal primo maggio fino al 14 giugno, a cura di Paolo Lucchetta e Riccardo Baggio – che hanno ispirato altrettanti lavori del Maestro, capace di stupire ancora una volta per la sua inclinazione a conquistare Instagram con la leggerezza di chi può portare oltre il suo sguardo, regalando un tour planetario per immagini, parole e suoni, nella brevità di una misurazione temporale che diviene limite valicabile della fantasia.
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Gallerie dell'Accademia: riapertura “straordinaria”
di Redazioneweb   
mercoledì 20 maggio 2020
ImageUn segnale importante per Venezia, le Gallerie dell'Accademia, tra i primi musei italiani a riprendere l’attività dopo oltre due mesi di chiusura, riaprono il 26 maggio.
«La decisione di riaprire le Gallerie, nonostante le difficoltà che stiamo vivendo, e dunque di accogliere i visitatori in condizioni di totale sicurezza – dichiara il Direttore Giulio Manieri Elia – è stata resa possibile grazie allo sforzo di tutti i lavoratori e collaboratori del museo. Ci è sembrato doveroso che la nostra istituzione non mancasse questo appuntamento e desse un messaggio di fiducia sul futuro di Venezia. Una città che ha nell’arte e nella cultura la sua vocazione e il suo destino, un legame indissolubile che parte dalla comunità locale che si riconosce nel suo patrimonio, e raggiunge il resto del mondo».
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La Metamorfosi del Moderno. Germano Celant, la rivoluzione che voleva diventare arte
di Redazioneweb   
martedì 19 maggio 2020

ImageGermano Celant sembra un personaggio senza tempo, immediatamente riconoscibile per il suo modo di essere e di apparire, forte ma non abbastanza per combattere questo inesorabile virus. È  mancato all’età di 80 anni a Milano il 29 aprile scorso.

 

Molto è stato scritto in sua memoria nei giornali nelle scorse settimane, molto si continuerà a scrivere nei libri, molto anzi moltissimo rimane vivo delle sue mostre il più delle volte epocali, come le ultime di Celant che hanno avuto Venezia come protagonista, diretta o indiretta: nel 2019 la grande retrospettiva alla Fondazione Prada a Ca’ Corner della Regina dedicata a Jannis Kounellis e la personale di Emilio Isgrò alla Fondazione Cini a San Giorgio, a febbraio 2020 la mostra su Emilio Vedova nella sala delle Cariatidi a Palazzo Reale a Milano.

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Ri/svegli. Ocean Space illumina le nostre coscienze
di Redazioneweb   
martedì 19 maggio 2020
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Eppur si muove! Venezia è ripartita con il suo tipico ritmo lento, ma inesorabile. Anche la cultura mostra i primi segni di questo ri/sveglio, che diventano segnali manifesti di una volontà ferrea di tornare alla normalità straordinaria di Venezia.

 

Emblematico, quindi, che il primo segnale lanciato da Ocean Space sia un’installazione luminosa d'impatto sulla facciata di San Lorenzo, esterna e visibile a tutti, una luce led, posizionata a 3,5 metri di altezza sulla facciata della Chiesa, che indica il livello dell’innalzamento dei mari che verrà raggiunto a fine secolo a causa dell’azione dell’uomo sull’ambiente, in base alle proiezioni del Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico.

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Spazi dell’Insieme. European Cultural Centre Italy conquista Mosca
di Julija Kajurov   
lunedì 18 maggio 2020

ImageUna nuova avventura quella della Fondazione European Cultural Centre, che oltre a caratterizzare da quasi dieci anni il panorama artistico di Venezia durante le Biennali Arte e Architettura con le mostre Time Space Existence e Venice Design, a gennaio 2020 ha conquistato un importante spazio anche a Mosca, proprio accanto alla Piazza Rossa. Ospitata nel prestigioso Museo Nazionale di Architettura Schusev, il primo museo al mondo dedicato all’architettura, la mostra Public Architecture –  Future for Europe, organizzata da ECC Italy ed ECC Russia, presenta progetti realizzati o ancora solo platonici rivolti all’architettura pubblica nell’Europa del futuro.

 

Circa quaranta fra studi di architettura, grandi firme, fotografi, università e istituzioni attive in tutto il continente condividono le loro prospettive su approcci alternativi e una nuova concezione di architettura che sia in linea con il rispetto del patrimonio culturale europeo. I progetti riguardano social housing, edilizia verde, mobilità, e rappresentano spazi civici ed educativi, stazioni ferroviarie, aeroporti e altre aree pubbliche. Toccano temi importanti quali l’espansione e la pianificazione urbane, l’innovazione e la sempre più attuale questione ambientale.

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