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Home arrow ART
Dialogare con il caso. Willy Ronis e l’istante perfetto del fotografo
Written by Redazioneweb   
lunedì, 12 novembre 2018
ronis1.jpgSondare il mondo della fotografia attraverso grandi figure del Novecento, che hanno lasciato scatti indelebili e imprescindibili per l’evoluzione della tecnica e per la ricerca formale dell’immagine, è la mission della Casa dei Tre Oci e di Denis Curti, che della Casa è direttore artistico. La mostra in corso dedicata a Willy Ronis, uno dei maggiori interpreti della fotografia del Novecento, attraverso 120 immagini vintage permette al pubblico di approfondire la corrente umanista francese, che vide protagonista il fotografo insieme a maestri quali Brassaï, Gilles Caron, Henri Cartier-Bresson, Raymond Depardon, Robert Doisneau, Izis, André Kertész, Jacques-Henri Lartigue e Marc Riboud.
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La bellezza di un istante. I dieci anni della Fondazione Elena in una mostra fotografica
Written by Chiara Sciascia   
lunedì, 12 novembre 2018

axf_boadley_03.jpgSe c’è una parte di mondo che impazzisce per l’acqua griffata dell’influencer di turno ed è disposta a pagarla a peso d’oro, è bene non dimenticare che in un’altra parte di mondo l’acqua – quella semplicemente potabile – è davvero più preziosa dell’oro, disponibile in ‘edizione limitata’ a causa della siccità e non per un’operazione di marketing furbetta.

 

Un interessante modo di tenerlo a mente è Acqua, futuro, vita – Un viaggio fotografico di Axel Fassio che racconta i dieci anni della Fondazione Elena Trevisanato in Etiopia attraverso un itinerario in dieci tappe tra Venezia e Mestre, fino a settembre 2019.

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Incontri sulla fotografia. Massimo Siragusa: le mie visioni dell’architettura
Written by M.M.   
lunedì, 12 novembre 2018
sim_to_015254_web-1024x768.jpgLes Rencontres de la photographie d’Arles, il festival di fotografia nato nel 1970 e divenuto l’appuntamento internazionale più importante, dove ogni estate autori affermati ed emergenti presentano le proprie ‘visioni’ in una mostra diffusa, ha scelto Venezia e in particolare l’Isola di San Servolo per aprire una sezione invernale che sviluppa un segmento inedito, quello delle masterclass.
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La Storia di Palazzo Grassi attraverso il Novecento
Written by Redazioneweb   
lunedì, 12 novembre 2018
sfilata-moda-circus-modello-sfila-in-passerella-con-maschere-veneziane.-venezia-palazzo-grassi-settembre-1961--archivio-carlo-montanaro.jpgLa storia di Palazzo Grassi lungo il Novecento fino ai giorni nostri è un racconto di imprenditoria e passione per arte. Nel 1949 il Palazzo passò a una società immobiliare appartenente alla multinazionale Snia Viscosa di cui Franco Marinotti, uno dei più importanti industriali italiani del periodo, era il socio di maggioranza. Tale era la sua convinzione che nessun imprenditore potesse essere completo se non era sorretto da forte passione per la cultura che fondò, finanziò e gestì il Centro Internazionale dell’Arte e del Costume.
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Il rumore dell'acqua. Intervista a Maria Giuseppina Grasso Cannizzo
Written by Paolo Lucchetta   
giovedì, 08 novembre 2018

cannizzo_daniele-ratti.jpgVenezia, Bar di Campo Santa Maria Nova, tardo pomeriggio del 27 maggio 2018. Maria Giuseppina Grasso Cannizzo è un architetto italiano, siciliana, estranea ai circuiti universitari, che con poche realizzazioni, concettualmente molto intense, ha ottenuto riconoscimenti come la Medaglia d'oro alla carriera (Triennale di Milano 2012) e la Menzione Speciale della Biennale di Venezia 2016. Presente anche alla 16. Biennale Architettura, invitata dalle curatrici Yvonne Farrell e Shelley McNamara a partecipare a Freespace.

 

Esclusiva, narrativa di un mondo inarrivabile, perfezionista dell'imperfezione, libera da preconcetti formali perché «l'architettura non deve piacere, ma deve convincere, e perciò non può addivenire a compromessi». Le sue opere ed il suo pensiero sono magistralmente narrate nel libro di Sara Marini Sull'autore (Le foreste di cristallo di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo), Quodlibet Studio.

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I labirinti del Maestro. Palazzo Ducale, lo spazio e l’arte di Jacopo Robusti
Written by Giandomenico Romanelli   
mercoledì, 17 ottobre 2018
2-cat.jpgConvenzionalmente, il Miracolo dello schiavo, prima opera del ciclo per la Scuola Grande di San Marco, vien reputato il punto di svolta nella carriera di Jacopo. Clamorosa irruzione giovanile di uno spirito che non teme di scandalizzare e di rompere con una consolidata tradizione. In realtà Tintoretto aveva preparato da tempo questa performance e, con tutta probabilità, aveva messo nel conto lo choc che la straordinaria teatralità della scena avrebbe procurato nei suoi stessi committenti. Più che giustamente Rosand ha individuato appunto nella caratterizzazione scenografica e teatrale (o cinematografica, secondo J.P. Sartre) delle sue grandi figurazioni l’elemento di immediata riconoscibilità del fare tintorettiano. Già sostanzialmente diverso dall’altro e precedente choc inferto al mondo dell’arte veneziana da Tiziano con l’Assunta dei Frari e, forse ancor più, con l’Uccisione di San Pietro Martire ai Santi Giovanni e Paolo (distrutta in un incendio nel 1866). È la coralità della rappresentazione profana (e sacra) del Miracolo a tener banco e, certo in maniera non meno clamorosa, i diversi livelli del pubblico spettatore della scena dentro e fuori da quel che accade attorno al corpo ignudo dello schiavo riverso a terra.
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Il diario di un’eternità. Alle Gallerie dell’Accademia la straordinarietà del giovane Tintoretto
Written by Franca Lugato   
martedì, 16 ottobre 2018
3_robusti-j.-detto-tintoretto---miracolo-dello-schiavo--.jpgNon era per nulla cosa semplice e scontata concepire un prequel al Miracolo dello schiavo (1548), che come una navigata star chiude la mostra su Il giovane Tintoretto alle Gallerie dell’Accademia. Già avvicinandosi al 500° anniversario della nascita di Jacopo Robusti detto Tintoretto (Venezia, 1518/1519–1594), i musei di Colonia (Wallraf-Richartz Museum, 2017) e di Parigi (Museé du Luxembourg, 2018) avevano avuto l’onore di inaugurare il ciclo di mostre sul più veneziano dei pittori del Cinquecento, con un’esposizione dal titolo – forse un po’ troppo hollywoodiano – Tintoretto: A Star Was Born, progettata e curata da Roland Krischel.
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La coda dell’angelo. La "follia totale" di Osvaldo Licini alla Collezione Guggenheim
Written by Fabio Marzari   
martedì, 16 ottobre 2018

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Una data importante per la pittura italiana del primo Novecento, la sera del 20 marzo 1914, quando Osvaldo Licini inaugurò a Bologna nelle sale dell’Hotel Baglioni, allora come adesso, punto di riferimento dell’ospitalità cittadina, assieme ai suoi compagni e amici dell’Accademia, tra cui Mario Bacchelli, Giorgio Morandi, Severo Pozzati e Giacomo Vespignani, una mostra che rappresentò un momento cruciale della vita artistica bolognese e non solo.

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La stagione del Maestro. Tutti gli eventi dedicati a Tintoretto nel suo (quasi) cinquecentenario
Written by Franca Lugato   
mercoledì, 19 settembre 2018

Mostre Exhibitions

tintoretto.jpgIL GIOVANE TINTORETTO

a cura di/curated by Roberta Battaglia, Paola Marini, Vittoria Romani
7 settembreSeptember-6 gennaioJanuary, 2019
Gallerie dell’Accademia
www.gallerieaccademia.it/il-giovane-tintoretto

La mostra ripercorre attraverso le circa 60 opere il primo decennio di attività del pittore dal 1538, anno in cui è documentata la sua attività come maestro indipendente, al 1548, data del clamoroso successo pubblico grazie allo straordinario capolavoro raffigurante Il miracolo dello schiavo per la Scuola Grande di San Marco, gemma indiscussa delle Gallerie dell’Accademia. Un’esposizione dedicata alla formazione del pittore, ancora fortemente dibattuta dalla critica, con prestiti internazionali messi a confronto con le opere della collezione permanente. Il percorso espositivo segue la cronologia della sua produzione artistica giovanile ma altresì si articola in quattro ampie sezioni che contestualizzano l’opera di un giovane maestro che risente e risponde criticamente con un linguaggio estremamente personale e innovativo alle istanze di rinnovamento che giungevano in città negli anni Trenta e Quaranta del Cinquecento. La mostra apre con Venezia negli anni del Doge Gritti, che ripercorre la politica di rilancio artistico e culturale voluta dal doge grazie alla presenza in città di personalità quali Jacopo Sansovino, Sebastiano Serlio e Pietro Aretino. Inoltre, sin dall’inizio degli anni Trenta si percepisce in città la crisi del classicismo grazie all’apporto della produzione “protomanierista” del friulano Pordenone, che ispirerà il giovane Tintoretto. Nella sezione dedicata a I Toscani a Venezia si rende evidente la definitiva rottura della visione rinascimentale tizianesca consolidata nella città lagunare grazie all’arrivo tra il 1539 e 1541 dei toscani Francesco Salviati e Giorgio Vasari. Si entra nel vivo della produzione del giovane maestro veneziano con Gli esordi di Jacopo, nelle opere realizzate a cavallo tra la fine degli anni Trenta e l’inizio del decennio successivo si coglie l’incessante sperimentazione del pittore attraverso un’infilata di opere cardine, provenienti da collezioni pubbliche e private internazionali, che ci permettono di comprendere la “modernità” della sua pittura. Ne L’affermazione sulla scena veneziana, Tintoretto nell’arco di un paio d’anni (1546-1548) è oramai un maestro affermato grazie ai teleri di grandi dimensioni che gli vengono richiesti da una committenza pubblica fino al capolavoro indiscusso de Il Miracolo dello Schiavo. / The exhibition traces the story of about 60 pieces from the first ten years of work by the artist, from 1538, when his activity as an independent painter was first recorded, to 1548, the year Tintoretto amazed his contemporaries with his masterpiece, the Miracle of the Slave for Scuola Grande di San Marco, now preserved at the Gallerie dell’Accademia and one of its most precious gems. We will learn about the painter’s education, still object of scholarly debate, with pieces loaned internationally and art from the permanent collection. The art by the young Tintoretto is arranged chronologically and articulated in four sections that contextualize the work of a master. His extremely personal, innovative language responds to the modernity that came to Venice in the 1530s and 1540s. The exhibition opens with Venezia negli anni del Doge Gritti (Venice in the years of Doge Gritti), the story of the cultural and artistic flourishing sponsored by the Doge that came to be thanks to artists and scholars such as Jacopo Sansovino, Sebastiano Serlio, and Pietro Aretino. Also, since the early 1530s, the crisis of Classicism made its way to Venice, which is notable in the ‘proto-maniera’ of Pordenone, who inspired Tintoretto. In the I Toscani a Venezia section (Tuscans in Venice), the rupture with the Titianesque Renaissance view is apparent thanks to Francesco Salviati and Giorgio Vasari, who moved to Venice in 1539 and 1541. We enter the world of Tintoretto’s art with Gli esordi di Jacopo, where continuous experimentation will make us understand the modernity of his art. L’affermazione sulla scena Veneziana (Tintoretto’s affirmation in Venice) shows us the artist at the peak of his success.

 

 

 

TINTORETTO 1519-1594tintoretto_ritratto_gentiluomo_con_catena_doro.jpg

a cura di/curated by Robert Echols, Frederick Ilchman
7 settembreSeptember-6 gennaioJanuary, 2019
Palazzo Ducale, Appartamento del Doge

Con 50 dipinti e 20 disegni autografi, molti provenienti da importanti collezioni internazionali, la mostra Tintoretto 1519-1594 ripercorre l’intero cammino artistico del più veneziano tra gli artisti del Cinquecento, attraverso le ricerche dei suoi maggiori studiosi, italiani e stranieri. Il progetto espositivo è promosso congiuntamente con la National Gallery of Art di Washington, dove la mostra avrà la sua tappa arricchita nel 2019. Il percorso apre e chiude con due straordinari autoritratti dell’artista, all’età di 28 anni dal Museo di Philadelphia e di 80 anni dal Louvre, mostrando un’abilità senza pari in quella ricerca della verità intima, dell’analisi psicologica che è ben visibile anche nei numerosi ritratti presenti in mostra, dove il pittore si concentra sul volto del modello, perlopiù su un fondo neutro, spesso tralasciando i dettagli o simboli della condizione sociale. Molto è presente del Tintoretto “sacro”, dalle pale d’altare per chiese veneziane e vicentine ai soggetti biblici eseguiti per confraternite, che ci permettono di apprezzare alcune soluzioni formali e compositive del tutto innovative. Interessantissimo è l’affondo proposto su Tintoretto al lavoro, con disegni preparatori, opere non finite e modelli riproposti in varie composizioni dalla fiorente bottega. Ma soprattutto è stata allestita una maquette con quel ‘teatrino’ riportato dalle fonti antiche che serviva al pittore per disporre dei modellini di piccole figure in cera colti in atteggiamenti bizzarri e illuminati da lumicini, così da poter studiare gli effetti della luce e delle ombre. Di grandissima qualità sono le opere di Tintoretto “profano”, dall’Origine della via lattea della National Gallery di Londra alle quattro strepitose Allegorie realizzate per l’Atrio Quadrato di Palazzo Ducale, restaurate per l’occasione e ispirate alle favole mitologiche tizianesche. Anche se la fama di Tintoretto è legata principalmente alle opere religiose, possiamo apprezzare in mostra come il pittore riesca a trattare pittoricamente la bellezza femminile nel capolavoro del Kunsthistorisches di Vienna, il sensuale nudo Susanna e i vecchioni. Dalla mostra è possibile proseguire nell’immersione tintorettiana grazie alla presenza in Palazzo Ducale di cicli pittorici celebrativi, per concludere il percorso davanti a quello che viene considerato il quadro “più grande al mondo”, con più di cinquecento figure, ideato oramai da un vecchio e stanco Tintoretto e realizzato quasi interamente dalla bottega: il Paradiso, collocato sopra la tribuna dogale nella sala del Maggior Consiglio. / With 50 paintings and 20 drawings, exhibition Tintoretto 1519-1594 traces the story of the ‘most Venetian’ artist of the 16th century. The exhibition has been produced with the National Gallery of Art of Washington, where the exhibition will go in 2019. The exhibition opens and closes with two beautiful self-portraits by Tintoretto, one at the age of 18 and a loan from Philadelphia, one at the age of 80, courtesy of the Louvre. Both show an uncanny ability to look for intimate truth and psychological analysis, present in the several portraits in the exhibition. Tintoretto always focused on the face – neutral backgrounds and no unnecessary detail hid personal or social conditions. A large collection of sacred art is present too – altarpieces for churches in Venice and in Vicenza to biblical scenes for fraternities (scuole) let us appreciate innovative formal and compositional solutions. Of the utmost interest is a section on Tintoretto at work, with preliminary sketches, unfinished pieces, and models in different compositions. A maquette of the ‘stage’ the artist used to model scenes, lights, and shadows is reconstructed. The ‘profane’ Tintoretto is represented by the Origin of the Milky Way, a loan from the National Gallery in London, and by four amazing Allegories for the Courtyard at Palazzo Ducale, recently restored and inspired by mythology. While Tintoretto’s fame is due mostly to his works of religious art, we will appreciate the exceptional pictorial beauty in the nude in Susanna and the Elders, from the Kunsthistorisches Museum in Vienna.

 

 

 

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Between Light and Music. Brian Eno torna in mostra Venezia alla Galleria Michela Rizzo
Written by Redazione   
giovedì, 20 settembre 2018

cattura.jpgBrian Eno (Woodbridge GB, 1948) è sicuramente una tra le voci più influenti e ispirate nel mondo dell’arte e della musica contemporanea fin dai primi anni Settanta. Dopo quasi quarant’anni dall’ultimo solo show a Venezia, ritorna dal 22 settembre alla Galleria Michela Rizzo. La mostra include un’installazione di Lightboxes, ognuno dei quali sfocerà in una infinita combinazione di seducenti “colori” auto-generati usando una serie di luci a LED intrecciate, il tutto accompagnato da una composizione musicale unica.

Estendendo i confini temporali grazie ad un’opera che solo apparentemente non ha né inizio né fine, né finalità, Eno «incoraggia le persone a rimanere in un posto per un po’». «Se un dipinto è appeso a un muro, non ci sembra che ci manchi qualcosa senza prestarci attenzione. Tuttavia, con musica e video, abbiamo ancora l’aspettativa di una sorta di dramma. La mia musica e i miei video cambiano, – prosegue Eno – ma cambiano lentamente. E cambiano in modo tale che non importa se ti manca un po'».

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Ipotesi d'arte. In mostra, capolavori possibili
Written by Redazioneweb2   
giovedì, 08 novembre 2018

treasure_rooms_of_the_museo_correr_venice-mfiorese-mitrahmen_1_1.jpgGrande successo per la mostra internazionale di arte contemporanea Kairos. Il momento decisivo, un progetto di Christian Zott, promosso da Zott Artspace, che ha chiuso lo scorso 3 novembre alla Biblioteca Nazionale Marciana con oltre 27.000 visitatori. La tournée europea del progetto si è inaugurata a Venezia lo scorso 5 ottobre e prosegue ora per Amburgo, dove la mostra sarà esposta dal 20 novembre al 19 dicembre, e poi a Vienna nel settembre 2019 e in altre città.

 

Uno sguardo diverso sulla storia dell'arte occidentale rivolto alle opere inesistenti o a quelle assenti alla visione attraverso l'opera indagatrice del pittore Wolfgang Beltracchi e del fotografo Mauro Fiorese. Un approccio filosofico sulla creazione e ricezione dell'arte, attraverso cui Christian Zott guarda ai quadri non visti e non dipinti, che avrebbero potuto scrivere la storia dell'arte, e che devono vivere ora il proprio kairos, il momento decisivo. 

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Quando Dio era donna. Idoli, un nuovo capitolo di una serie millenaria
Written by Fabio Marzari   
mercoledì, 29 agosto 2018
idoli.jpgLa Fondazione Giancarlo Ligabue ha saputo colmare un importante gap nel panorama delle mostre scientifiche, svelando, in maniera autorevole e parimenti accessibile ai non esperti della materia, aspetti poco noti della storia dell’umanità, riportando al contempo un’idea di mecenatismo contemporaneo non tronfio e auto-riferito, ma in grado di produrre cultura e suscitare curiosità da parte di un pubblico sempre più vasto. Inti Ligabue con coraggio e tenacia è riuscito in pochissimi anni a trasformare un Sancta Sanctorum inaccessibile ai più, in un agile strumento di divulgazione, producendo in proprio e realizzando mostre di ineguagliabile fascino, che riportano a Venezia il piacere di un’indagine antropologica sul nostro passato, al di là e oltre l’archeologia esibita in maniera asettica o sensazionalistica.
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Generazione Fiorucci. Non una mostra ma un movimento
Written by Mariachiara Marzari   
martedì, 10 luglio 2018

fiorucci-cover.jpgChi lo ha scoperto, chi lo ha vissuto, chi lo ha indossato e chi lo scopre solo ora: lo stile democratico di Elio Fiorucci ha conquistato e conquista ancora un pubblico amplissimo.

 

Epoca Fiorucci a Ca’ Pesaro, curata da Aldo Colonetti con Gabriella Belli e Elisabetta Barisoni, ne è certamente la dimostrazione. Salire al secondo piano della Galleria d’Arte Moderna – pareti coloratissime, tende di plastica che schermano la luce e isolano lo spazio, sospeso in un tempo e in un luogo indeterminato, scritte luminose, immagini giganti e video, architetture e design, il tutto compreso in un allestimento dinamico e non convenzionale curato dallo Studio Baldessari e Baldessari – è letteralmente varcare le porte di un negozio Fiorucci, entrare nel suo mondo colorato e dissacrante. I suoi famosi negozi, infatti, sparsi in tutto il mondo da Los Angeles in Rodeo Drive fino a Tokyo, Sydney, Rio e Hong Kong, rappresentavano perfettamente la “filosofia” Fiorucci: per Elio un negozio, un mercato doveva essere «una relazione tra sentimenti, pensieri, linguaggi, anime diverse». 

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Parola d'ordine: rigenerare. Fondazione Cariplo e le best practices per i borghi italiani
Written by Isabella Vincenti   
giovedì, 27 settembre 2018

borghiofitaly_civita-di-bagnoregio_vista.jpgPatrimonio Culturale e Aree Interne, questi i temi centrali dell’incontro Borghi, un patrimonio da preservare e riattivare organizzato da Fondazione Cariplo il 28 Settembre, dalle 10.00 alle 18.00, negli spazi di InParadiso Art Gallery (Giardini della Biennale), nell’ambito degli eventi previsti dal progetto Borghi of Italy – #NO(F)EARTHQUAKE, promosso dal Concilio Europeo dell’Arte ed evento collaterale della 16. Esposizione Internazionale di Architettura - La Biennale di Venezia.

 

Borghi of Italy, Evento Collaterale della 16. Biennale, in linea con il manifesto FREESPACE, affronta il tema della rivitalizzazione dei borghi italiani proponendo una riflessione sulla gestione del rischio sismico del patrimonio architettonico e monumentale italiano, attraverso il concetto di spazio free and safe in cui i residenti in primis possano sentirsi “liberi” dalla paura del terremoto e di ritornare ad abitare nei borghi che, in questo momento storico, rischiano lo spopolamento

 

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La bellezza universale del reale. Gilbert & George in onda al Teatrino di Palazzo Grassi
Written by Isabella Vincenti   
giovedì, 20 settembre 2018

gilbert__george.jpgL’arte è per tutti? Di certo ne sono da sempre convinti Gilbert & George, grandi artisti contemporanei in mostra a Punta della Dogana nella collettiva Dancing with Myself, protagonisti di una duegiorni veneziana al Teatrino di Palazzo Grassi assolutamente da non perdere: mercoledì 26 settembre dalle ore 20, verranno proiettati due film emblematici della loro produzione artistica, The Singing Sculpture e The World of Gilbert & George. Giovedì 27 alle ore 18.30, invece, Gilbert & George converseranno con lo scrittore e critico François Jonquet, inaugurando la serie di incontri, proiezioni e performance dedicati alla mostra di Punta della Dogana.

 

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L’isola del fare. "Homo Faber" celebra a Venezia i mestieri d'arte d’eccellenza in Europa
Written by Mariachiara Marzari   
mercoledì, 12 settembre 2018

domus-homo-faber-talenti-rari-9.jpg.foto.rmedium.jpg«Un uomo che lavora con le sue mani è un operaio; un uomo che lavora con le sue mani e il suo cervello è un artigiano; ma un uomo che lavora con le sue mani, il suo cervello e il suo cuore è un artista» Francesco d’Assisi (1182–1226).

 

La Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship, organizzazione internazionale senza fine di lucro con sede a Ginevra, profondamente ancorata a una tradizione di cultura ed eccellenza, persegue la missione di valorizzare e preservare i mestieri d’arte, rinforzandone i legami con il mondo del design. La consapevolezza che per secoli il lavoro artigiano ha svolto un ruolo fondamentale nella creazione del suo tessuto economico e culturale, ma al contempo la necessità di guardare alla realtà contemporanea e alle sfide poste dall’economia globale, ha spinto la Michelangelo Foundation a concretizzare azioni di sostegno delle eccellenze artigiane e a promuovere un nuovo movimento culturale costruito attorno ai valori che sono alla base di questi mestieri secolari.

 

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Nel ventre del mondo. World Press Photo 2018 per la prima volta a Venezia
Written by Mariachiara Marzari   
mercoledì, 29 agosto 2018
world_press_photo_2018.jpgLa capacità delle immagini di trascendere differenze culturali e linguistiche per raggiungere livelli altissimi e immediati di comunicazione è l’obiettivo di World Press Photo, uno dei più importanti riconoscimenti nell’ambito del fotogiornalismo, che per l’edizione 2018 sbarca per la prima volta a Venezia. In mostra, negli spazi del Magazzino alle Zattere, dal 31 agosto al 30 settembre, gli scatti vincitori: un’emozionante galleria di immagini ma soprattutto un documento live sugli eventi cruciali del nostro tempo.
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Tre Manifesti. Lucio Fontana e lo Spazialismo a Venezia
Written by Giorgia Scarpa   
mercoledì, 12 settembre 2018

spazialisti.jpgTempo e spazio: queste le dimensioni che Lucio Fontana credeva trascurate dall’arte contemporanea, eppure cariche di potenziale. Nasce così il suo Manifiesto Blanco, che nel ‘46 traccia le linee di un movimento destinato a sfidare ancora una volta i dettami dell’arte: lo Spazialismo. Tre sedi - la Galleria di Piazza San Marco, Palazzetto Tito della Fondazione Bevilacqua La Masa e Forte Marghera -, un’unica grande mostra curata da Giovanni Granzotto, con più di 150 opere provenienti da prestigiose collezioni private: Spazialisti a Venezia, fino al 16 settembre.

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The liquid course of ideas. Renzo Piano and architecture in motion
Written by Michele Cerruti But   
domenica, 08 luglio 2018

04_rp-pda_ph-studio-azzurro_full.pngThe Magazzini del Sale, or salt warehouse, were just that until the early 1900s. After almost a century of abandonment, the building has been renovated and converted. In one of its nine naves is the Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, whose spaces have been designed by architect Renzo Piano, a long-time friend of artist Emilio Vedova. Piano designed a system of shuttles running along a metal frame that can move each piece of art back and forth.

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Fabbricante di storie. Luca Massimo Barbero racconta le molteplici sfaccettature di Osvaldo Licini
Written by Mariachiara Marzari   
giovedì, 20 settembre 2018

osvaldo_licini.jpgUndici sale espositive, oltre cento opere, una nuova e originalissima retrospettiva: Osvaldo Licini raccontato da Luca Massimo Barbero ci attende alla Collezione Peggy Guggenheim. Come ogni autunno, la Collezione dedica gli spazi espositivi temporanei alle indagini approfondite – in termini di critica, di percorsi inediti e di allestimenti originali – sull’arte italiana, che permette al pubblico, il più ampio possibile, di approcciare in modo nuovo il Novecento, ancora bisognoso di riconferme e riscoperte.

 

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The taste of others. Memphis, revolution in an object
Written by Sara Bossi   
domenica, 08 luglio 2018

mempgis-plastic-field-fondazione-berengo-designboom-14.pngMemphis, other than the city in Tennessee, is a design group centred around the figure of Ettore Sottsass. Back in the 1980s, Sottsass and his fellow designers wanted to revolutionize their practice, break away from habit, and overturn the creative, as well as commercial, logic of repetitive, empty production.

 

Furniture, rugs, pottery, glass craft, and fabrics they created are now exhibited at Fondazione Berengo, Palazzo Franchetti. 

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A call from the future. Krochman and Fogel invite us to Fort Intemporal
Written by Delphine Trouillard   
domenica, 08 luglio 2018

fort-intemporal2.pngKintsugi is a Japanese art technique that uses gold to reattach broken pottery. Gold runs along the fracture lines and makes the broken object more valuable than it used to be as one piece. A metaphorical embrace of the damage.

 

Artist Wendy Krochmal and architect Bobby Fogel produced Fort Intermporal, a site-specific project to salvage the valuable compound of Forte Marghera, a 19th-century military fort.

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C’è posta per te. L'incredibile installazione di Elisabetta di Maggio al T Fondaco dei Tedeschi
Written by Mariachiara Marzari   
venerdì, 06 aprile 2018
dimaggio_phmatteodefina.jpgUn lavoro che ha richiesto un tempo lungo di realizzazione, precisione, finitezza e rigore; una durata che in qualche modo contrasta con l’attimo velocissimo in cui l’opera potrebbe distruggersi. Greetings From Venice è il nuovo lavoro di Elisabetta Di Maggio che diventa mostra, curata da Chiara Bertola e fortemente voluta e sostenuta da T Fondaco dei Tedeschi, che la ospita con un allestimento studiato ad hoc nell’Event Pavilion dal 6 aprile al 25 novembre.
Nell’opera di Elisabetta Di Maggio resiste qualcosa di antico, rinascimentale, pregno di senso, di magnificenza. Il tempo e lo spazio sono i temi centrali di un mondo che sembra sospeso, che se si ha modo di fermarsi dona la possibilità di entrare attraverso il particolare nell’universale. Per l’installazione del Fondaco l’artista ha utilizzato tutti francobolli usati – in fondo era come se ritornassero nella loro “casa di origine”, dato che il Fondaco dei Tedeschi è stato il Palazzo delle Poste Centrali di Venezia – ricomponendoli in qualcosa di diverso e ugualmente vitale: un pavimento monumentale. Elisabetta Di Maggio e Chiara Bertola, artista e curatrice, in dialogo per condurci in una nuova originalissima dimensione del contemporaneo: è l’arte bellezza! 
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Time to reflect. Free thought and hermitages at Fondazione Prada
Written by Mariachiara Marzari   
martedì, 10 luglio 2018

7-8.jpgAn exhibition that is also a refuge, a trigger for a time out from the bewildering panorama of our present. Machines à penser, curated by Dieter Roelstraete, has three protagonists that are not architects nor artists, but philosophers: Theodor W. Adorno (1903–1969), Martin Heidegger (1889–1976), and Ludwig Wittgenstein (1889–1951).

 

The three can be considered symbols of exile, escape, and seclusion to the mental or physical spaces that foster reflection and intellectual production.

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Exploring nature. Lynette Yiadom-Boakye and James Richards talk about V-A-C Collection
Written by Delphine Trouillard   
martedì, 10 luglio 2018

rc_8563-modifica-835x557.jpgArtists Lynette Yiadom-Boakye and James Richards offer visitors a representation of nature, from flora and fauna to the expression of the human condition.

 

Produced in cooperation with Whitechapel Gallery in London and curated by Iwona Blazwick, The Explorers. Part One at Palazzo delle Zattere shows 35 pieces, the first part of a larger project to re-think V-A-C, a corpus in continuous development that comprises art by top-tier artists like Francis Bacon, David Hockney, Andy Warhol and Amedeo Modigliani

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L’archeologia sensoriale del futuro. Magister Canova alla Misericordia
Written by Luisa Turchi   
martedì, 10 luglio 2018

80385-magister-canova_2_.jpgSi può riuscire attraverso un format contemporaneo ad attualizzare in maniera esponenziale un mito del passato, già assai studiato, come lo scultore, pittore, architetto e diplomatico Canova, primo ambasciatore della bellezza neoclassica nel mondo? A catturare l’attenzione di storici dell’arte, emozionando anche il grande pubblico?

Sì, se c’è di mezzo la regia di Cose Belle d’Italia Media Entertainment, con un direttore artistico che è Luca Mazzieri e collaboratori in grado di unire, in uno scenografico percorso multimediale, il potere visivo delle immagini artistiche tra esasperato dinamismo e quieta solennità, con il sapiente rigore scientifico di testi critici, curatori della mostra Mario Guderzo, direttore della Gypsotheca e Museo Canova di Possagno, e Giuliano Pisani, filologo classico e storico dell’arte.

 

Una configurazione di tipo concettuale che ha legami con architettura, scenografia, design, cinema e fotografia. Indispensabile la teatralizzazione che diventa interiorizzazione, intima scoperta del visitatore co-protagonista che compie un singolare viaggio virtualmente vero nel “Giacimento”, luogo ispirato alle Cave di marmo di Carrara realizzato in architettura tessile, formato da “sei stanze dell’anima” di Canova, tramite la voce narrante incisiva e squillante dell’attore e regista Adriano Giannini, mentre la coinvolgente colonna sonora è affidata al compositore e violoncellista Giovanni Sollima.

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Alle radici di un mondo nuovo. Cai Guangbin, pura espressione dell’essenza della realtà odierna
Written by Mariachiara Marzari   
mercoledì, 12 settembre 2018

cai_guangbin_1.jpgLa natura della sua pittura a inchiostro si basa sulla tradizione cinese, portata però a concetti e dinamiche completamente nuove che l’inchiostro non aveva ancora avuto la possibilità di esprimere. I suoi lavori esplorano la complessità della psicologia della società moderna cinese che porta all’alienazione dell’individuo. Le sue sensazioni si nascondono da qualche parte nella profondità dei suoi dipinti. Stiamo parlando di Cai Guangbin (Harbin, Cina, 1963; vive e lavora a Shanghai), uno dei più importanti artisti contemporanei in Cina, in mostra a Venezia, alla Fondazione Querini Stampalia, con il progetto Just Now – Contemporary Images and Ink Painting Conception. Nelle sue opere, le nuove tecnologie, i nuovi social e la psicologia umana si intrecciano nei tratti densi di inchiostro che non cambia la sua composizione materica nel tempo, ma esprime nuovi aspetti della vita quotidiana che arrivano a toccare profondamente le emozioni e i sentimenti del visitatore.

 

 

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Vetro mania. The Venice Glass Week raddoppia
Written by Redazione   
mercoledì, 12 settembre 2018

the_venice_glass_week.jpgThe Venice Glass Week è il più importante festival internazionale dedicato all’Arte del Vetro, con particolare attenzione a quello artistico di Murano. L’obiettivo è di porre l’attenzione esclusiva su una eccellenza non solo veneziana, ma propria del made in Italy, da molti anni in difficoltà e alla ricerca di un nuovo e meritato rinascimento; rivitalizzare e sostenere un settore artistico e creativo puntando sulla contemporaneità, aprendo la strada ad artisti e designer che insieme ai Maestri vetrai possono e continuano a stupire con le loro idee e i loro prodotti.

 

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THE VENICE GLASS WEEK | Tutti gli eventi da non perdere
Written by Redazione   
mercoledì, 12 settembre 2018

vetro_veneziano_contemporaneo.jpgVETRO VENEZIANO CONTEMPORANEO

La Collezione della Fondazione di Venezia

Preziosi e affascinanti, delicatissimi ed eclettici. Sono i vetri d’arte che compongono la collezione della Fondazione di Venezia e che possono essere ammirati – per la prima volta nel capoluogo lagunare – grazie all’esposizione che la Fondazione propone nella propria sede in occasione della seconda edizione di The Venice Glass Week. Racconto suggestivo dello sviluppo dell’arte vetraria muranese del XX secolo, questa particolare e affascinante raccolta nasce dall’acquisizione, da parte della Fondazione, della collezione di vetri d’arte che la Cassa di Risparmio di Venezia aveva iniziato a costituire nel 1930, anno in cui l’istituto bancario finanziò il Padiglione Venezia della Biennale ai Giardini. I visitatori potranno ammirare 128 pezzi unici ed esclusivi, selezione d’eccellenza della moderna arte vetraria muranese, caratterizzata da una eccezionale omogeneità e composta da opere frutto della collaborazione fra i più grandi maestri veneziani e famosi designer del Novecento. Come nel caso del piatto a mezza filigrana che Carlo Scarpa disegnò nel 1934 nella prima collezione per Venini, e che venne acquistato quello stesso anno alla Biennale per 140 lire; o come il piatto a murrine del 1962, risultato della collaborazione fra Ludovico Diaz de Santillana e la Venini & C.. Con il progetto espositivo legato a The Venice Glass Week la Fondazione di Venezia si pone un importante obiettivo, ossia far conoscere al pubblico le peculiarità e il valore di una ricca e impareggiabile produzione artistica, quella dell’arte vetraria muranese del Ventesimo secolo, consentendo alla città e al territorio di ritrovare una delle proprie radici artistiche più significative e caratterizzanti. L’esposizione può essere visitata dal 7 al 16 settembre, tutti i giorni dalle ore 10 alle 18, con l’accompagnamento di un operatore.

7-16 settembre

Fondazione di Venezia, Rio Novo, Dorsoduro 3488/U

www.fondazionedivenezia.org

 

mario_bellini.jpg

 

 

MARIO BELLINI per Murano

Nato a Milano nel 1935, Mario Bellini ha segnato la storia dell’architettura e del design internazionale grazie alla sua intensa attività nel settore del disegno industriale, che lo ha portato a realizzare alcuni tra i più innovativi prodotti dell’industria automobilistica (Renault), di quella elettronica (fu capo consulente design per Olivetti), ma anche nel campo della comunicazione (La Rinascente). Autore, recentemente, della sede centrale di Deutsche Bank a Francoforte (2011) e della nuova ala del Louvre dedicata all’arte islamica (2012), Bellini ha accompagnato la sua attività professionale con la sperimentazione di tanti materiali e delle più varie tecniche, tra cui appunto il vetro che l’ha visto attivo sull’isola di Murano per le fornaci di Seguso e Venini.

9 settembre-2 dicembre

Museo del Vetro, Fondamenta Marco Giustinian 8 - Murano

museovetro.visitmuve.it

 

 

 

 

FABIO FORNASIER, MIRIAM DI FIORE e RAFFAELE ROSSI

Il Dopo

Qual è il limite della materia vetro? Fabio Fornasier, figlio d’arte – si forma nella fornace del padre Luigi a Murano, dove entra giovanissimo – non ha dubbi: «Lavorare il vetro è un continuo misurarsi con il limite e un continuo oltreppassare il limite». La sua ricerca di innovazione non riguarda solo la tecnica, la forma, i colori, la tradizione vetraria muranese, ma anche l'idea del vetro stesso, oltre la materia e oltre l'oggetto. Conoscere, sperimentare, creare e infine tornare a Murano, dove tutto è cominciato e dove tutto deve continuare a evolversi. luab.jpgNel 2017, Fabio Fornasier e gli amici Francesco Scarpa, Ivano Seno e Andrea Perotta, con diverse esperienze nell’ambito del vetro – manager, galleristi, maestri vetrai –, recuperano un vecchio opificio a Murano che ritrova le sue origini per dare vita a un nuovo centro di riferimento per il vetro: LUAB 4.0. «Non vogliamo che la qualità del vetro di Murano vada persa proprio dove è nata quasi mille anni fa e non vogliamo che la tradizione vetraria rimanga chiusa e limitata alla nostra isola in un mondo globale». La nuova fornace ha la forma di un laboratorio aperto alla sperimentazione e agli artisti di tutto il mondo, alla contaminazione di idee e di creatività, ma soprattutto alla condivisione della passione e dell’esperienza.

In occasione di The Venice Glass Week, LUAB 4.0 presenta Il Dopo, il manifesto di un luogo ritrovato dove l’arte antica si pone al servizio di visioni contemporanee. In mostra lavori di Fabio Fornasier, Miriam Di Fiore e Raffaele Rossi, opere create a quattro mani, emblema della filosofia del nuovo spazio creativo e di una ricerca e sperimentazione di processi che portano alla creazione di nuove forme audaci e uniche. Nasce così il progetto inedito Murano sotto vuoto di Fabio Fornasier, un emblematico messaggio della volontà di 'conservare' la splendida Arte vetraia muranese senza però renderla immobile ed ermetica, un gioco di significati opposti che diventano la materia vetro un istante prima della sua definizione: un prezioso calice di Murano (purtroppo oggi banalizzato) diventa così l’oggetto dell’opera d’arte.

LUAB 4.0, Calle A. Vivarini 6 - Murano

www.luab.it

 

 

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Brividi immortali. Lo storico Lion's Bar del Lido
Written by Franca Lugato   
martedì, 28 agosto 2018

lions_bar.jpgLuogo di appuntamenti, di freschi aperitivi e di snack veloci consumati tra una proiezione e l’altra nei dieci giorni in cui il Lido di Venezia si trasforma nel luogo più glamour del mondo, il Lion’s Bar è conosciuto da tutti gli assidui frequentatori del Festival del Cinema grazie alla sua posizione eletta e strategica e al suo stile un po’ rétro. Ma questo Bar, aperto solamente durante il brevissimo periodo della Mostra, ha una storia singolare che si intreccia con quella storia passata del “Lido di ieri”, del grande sviluppo turistico e residenziale degli inizi del Novecento, delle splendide e bizzarre ville Liberty, dei grandi alberghi in stile eclettico che trasformarono l’Isola d’Oro, come veniva chiamata allora, nella località balneare più elegante e mondana d’Europa.

 

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