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ARTE
L’infinito viaggiare. Alitalia e Vincenzo Trione, Codice Italia prende il volo
di Mariachiara Marzari   
giovedì 10 dicembre 2015

alitalia_aerei.jpgQuattro artisti – Mimmo Paladino, Nino Longobardi, Nicola Samorì, Andrea Aquilanti –, quattro fusoliere trasformate in opere d’arte, quattro ispirazioni per il futuro del volare made in Italy: è il progetto Codice Italia Abroad. Quando l’arte ispira nuove rotte di rinascita promosso da Alitalia su idea di Vincenzo Trione, come parte integrante del Padiglione Italia alla Biennale Arte 2015. L’opera di Mimmo Paladino, caratterizzata dalla sua inconfondibile cifra stilistica, si ispira alla “Traiettoria/L’arte di disegnare la rotta di domani”; l’aereo di Nicola Samorì, segno stilizzato di Mercurio, traduce l’“Energia/L’arte di alimentare l’evoluzione verso il futuro”; Nino Longobardi, carlinga nera e grandi imbuti, interpreta la “Trasformazione/L’arte di materializzare nuovi orizzonti”; Andrea Aquilanti proietta l’ombra dell’aeroplano sul muro, in realtà è l’ombra l’opera-disegno dell’artista, esprime l’“Elevazione/L’arte di volare verso nuovi traguardi”.

 

Quattro aeri in scala, un viaggio nel contemporaneo, un viaggio nel futuro che inizia dal Padiglione Italia, come ci racconta Marco Martinasso, Vice Presidente Marketing Alitalia.
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Come è nato il progetto Alitalia per Padiglione Italia?
Alcuni mesi fa Vincenzo Trione mi ha contattato per verificare se Alitalia fosse interessata a unirsi a lui in questo straordinario progetto del Padiglione Italia alla Biennale Arte 2015. L’idea è piaciuta, come Alitalia infatti vogliamo sposare il mondo dell’arte in modo non convenzionale, moderno, come perfettamente interpretato da Codice Italia, un contributo espresso nel modo più alto possibile. Non volevamo fermarci dunque solo a una partnership di natura tecnica, per questo motivo abbiamo iniziato un dialogo con Vincenzo Trione che ci ha portati ad avere questa idea di coinvolgere Alitalia in una vera commistione profonda con quello che è il significato del Padiglione e del Codice Italia.  L’idea era di offrire ad alcuni artisti la possibilità di confrontarsi con un supporto non convenzionale, una serie di aeromobili in scala, e far sì che loro, con la massima libertà, senza alcun condizionamento, potessero confrontarsi su un tema molto specifico: l’Alitalia di domani.

 

Codice Italia Aboard, titolo del progetto che sposa il concetto stesso di italianità espresso dal Padiglione, vuol dire essere portatori di messaggi profondamente nostri che possano essere esportati in tutto il mondo. Abbiamo lasciato agli artisti liberà di esprimersi, non ci saremmo mai permessi di limitare la loro fantasia creativa, e siamo giunti a un risultato assolutamente coerente con il background artistico e culturale di ognuno di loro. Nino Longobardi, Nicola Samorì, Mimmo Paladino e Andrea Aquilanti hanno creato qualcosa di davvero sorprendente.


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L'invisibile ovunque. Gaitonde da scoprire alla Peggy Guggenheim Collection
di Fabio Marzari   
giovedì 10 dicembre 2015

5_untitled_1962.jpgNei ringraziamenti del catalogo della mostra “V. S. Gaitonde: pittura come processo, pittura come vita”, la curatrice Sandhini Poddar, Adjunct Curator del Museo Solomon R. Guggenheim di New York ha scritto: «Sebbene Gaitonde sia ormai una figura mitica, sia in India, sia tra i suoi seguaci moderni e contemporanei nell’Asia sudorientale, sono in pochi ad aver avuto l’opportunità, in patria come all’estero, di ammirare le sue opere esposte nello stesso luogo, e non più di alcune nello stesso momento.

 

Inoltre, Gaitonde non ha ancora ricevuto un’attenzione adeguata da parte del mondo dell’arte internazionale, mentre la sua opera merita un’analisi e uno studio approfonditi, oltre alla possibilità di essere vista [...]»

 

La mostra in corso alla Collezione Peggy Guggenehim è, dunque, una incredibile retrospettiva che ripercorre attraverso quarantacinque significative opere su tela e su carta la carriera di Gaitonde (1924-2001), artista di puro lirismo e con pochi rivali, essenziale nella vita per scelta e cromaticamente in grado di riportare ad un livello di serenità Zen la sua pittura, rifuggendo dal sentimentalismo nella vita come nella prassi artistica.

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Fattore D. 25 autrici, 25 storie, 25 sguardi singolari sul mondo
di Alexia Boro   
giovedì 10 dicembre 2015

arbus.jpgÉ stata prorogata fino al 10 gennaio 2016, la potente mostra Sguardo di donna alla Casa dei Tre Oci alla Giudecca, curata da Francesca Alfano Miglietti con lo stilista Antonio Marras a ideare l’allestimento. Venticinque donne e altrettante storie: artiste e fotografe provenienti da tutto il mondo che con i loro scatti raccontano cosa significa responsabilità, compassione, elezione e diversità.

 

Sono 250 le opere esposte in una scenografia di forte impatto, che utilizza costumi e oggetti di scena provenienti dai depositi della Fenice, creando uno spazio nello spazio che accompagna il visitatore a immergersi nelle tante narrazioni che risuonano di stanza in stanza nella Casa dei Tre Oci.

 

Il pianterreno è invaso da una spettacolare installazione di costumi appesi volutamente al rovescio a suggerire di osservare ciò che è più difficile vedere; mentre nel salone al primo piano sono armadi/scatola a custodire le fotografie, in una sorta di dialogo segreto e ravvicinato tra lo spazio, le opere e il visitatore. Infine, all’ultimo piano, le protagoniste sono le “cavalle americane”, sostegni delle quinte, che diventano percorso, ostacolo, costruzione verso la scoperta di un intreccio di racconti che compone ciò che per le 25 artiste significa l’essere umano e la sua complessità.

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Il profilo delle nuvole. I paesaggi di Ghirri e gli spazi di Friedman/Decavèle
di Livia Sartori di Borgoricco   
giovedì 10 dicembre 2015

domus-03-paesaggi-daria.jpgNumerose le suggestioni e i rimandi che evoca Paesaggi d’aria. Luigi Ghirri e Yona Friedman / Jean-Baptiste Decavèle, mostra in corso alla Fondazione Querini Stampalia. Il primo passo di questo progetto risale al 1989: in quell’anno viene pubblicato un libro d’artista (oggi quasi introvabile) dal titolo Il profilo delle nuvole, in cui il lavoro fotografico di Luigi Ghirri si accompagna a quello narrativo di Gianni Celati, uniti nel raccontare i paesaggi rurali dell’Italia lungo il Po, come in una sorta di diario di viaggio per parole e immagini.

 

Sono proprio alcune foto di questa serie a essere in mostra ora a Venezia, parte del recente Fondo Ghirri che il collezionista Roberto Lombardi ha da poco donato alla Fondazione Querini Stampalia.

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La versione di Dahn. A Punta della Dogana l’ultimo mese di Slip of the Tongue
di Lara Cavalli   
giovedì 10 dicembre 2015

nairy-baghramian-slip-of-the-tongue-punta-della-dogana.jpgTutto ha avuto inizio con un’opera di Nairy Baghramian presente, tra le altre, in questa collettiva: Slip of the Tongue ovvero, svista involontaria data da un impulso incontrollato, che crea un’interruzione nel flusso normale delle cose e a cui fa seguito una azione riparatrice. Un lapsus.

 

È da questo punto, da questo momento di rottura, dall’alterazione che ne consegue e dall’azione che si tenta poi di mettere in atto per riportare l’equilibrio, che Danh Vō è partito per presentare a Venezia e al mondo la sua collettiva.

 

Invitato dalla Fondazione Pinault, che lo ha voluto nelle vesti non di artista ma di curatore, questo figlio del nostro tempo – vietnamita di origine, trapiantato in Danimarca e ora cittadino di Città del Messico – ha raccolto a Punta della Dogana 175 opere, di proprietà della Fondazione accanto a molte, prevalentemente antiche, provenienti da prestiti, come quelle delle Gallerie dell’Accademia di Venezia e della Fondazione Giorgio Cini. Molte opere esposte non rappresentano quella perfezione formale che il visitatore si aspetta.

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[INTERVISTA] Notizie dall’interno. Il Cantiere M9 cresce nel cuore di Mestre
di Mariachiara Marzari   
giovedì 10 dicembre 2015

ac140611_0335.jpgArrivando in via Brenta Vecchia, nel cuore di Mestre, un cartello giallo, che indica la strada per i mezzi, segnala la prossimità del Cantiere M9. Dalla strada non si percepisce la complessità dell’opera, che si apre con un colpo d’occhio incredibile solo dalla terrazza degli uffici di Polymnia, punto di osservazione privilegiato sui lavori di costruzione e restauro. Accompagnati dal Presidente del Consiglio di Amministrazione di Polymnia Venezia, l’Avvocato Gianpaolo Fortunati, abbiamo potuto scoprire come sta crescendo M9, un intervento articolato sia in termini progettuali che culturali, sociali ed economici.Polymnia S.r.l. è il braccio operativo, la società strumentale della Fondazione di Venezia che sovrintende la realizzazione del progetto.

Costruire nel costruito. Quali le sfide da affrontare in un progetto che combina nuove architetture ed edifici preesistenti?
Le difficoltà certamente aumentano rispetto al dover costruire da zero. Le nuove architetture disegnate da Louisa Hutton e Matthias Sauerbruch hanno un’immagine contemporanea e indipendente, mentre l’intervento sul preesistente convento cinquecentesco è un progetto di ristrutturazione e riqualificazione fortemente legato alla struttura dell’edificio storico e all’uso futuro che di quella struttura è stato ipotizzato.Tipologie d’intervento diverse che hanno però trovato una comunione d’intenti nel concetto di rigenerazione urbana, concetto sotteso al progetto M9 nella sua complessità. Si tratta infatti di una serie articolata di azioni che portano a una riqualificazione non solo del territorio, ma dell’intera vita comunitaria, come accade in tanti centri europei in cui si favorisce una forza centripeta rispetto a una centrifuga. Riportare nel centro della città le attività economiche in allestimenti che non coincidano per forza con centri commerciali può sembrare un concetto banale, ma di questi tempi si dimostra assolutamente rivoluzionario.

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Storie dell’altro mondo. All'Istituto Veneto "Il mondo che non c'era" di Giancarlo Ligabue
di Redazioneweb   
venerdì 04 dicembre 2015
ligabue-conferenza.jpgIl Centro Studi Ricerche Ligabue di Venezia, creato da Giancarlo Ligabue – figura leggendaria di imprenditore-paleontologo, che ha saputo durante le sue esplorazioni negli angoli più remoti del pianeta, osservare e raccontare parti di universo sconosciuto, documentando la vita “parallela” di mondi inesplorati – in occasione della grande Mostra in corso di svolgimento a Firenze al Museo Archeologico, fino al 6 marzo 2016, dedicata al Il Mondo che non c'era. L'arte precolombiana nella Collezione Ligabue, in cui sono presentati moltissimi importanti pezzi, alcuni del tutto inediti, della Collezione, costruisce un ponte ideale tra Firenze e Venezia.
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Dentro gli occhi. L'esperienza tattile dell'arte
di Marisa Santin   
mercoledì 02 dicembre 2015

bimba_mano.jpgCosa vediamo quando chiudiamo gli occhi? Quanti e quali sensi attiviamo quando apprezziamo un’opera d’arte? Esiste una modalità di percepire e di accostarsi all’arte che travalichi l’uso della vista? Il famoso storico e psicologo dell’arte Ernst Gombrich rifletteva sul fatto che l’apparato visivo non solo è del tutto simile presso tutti i popoli, ma è anche rimasto invariato nel tempo.

 

La rappresentazione di forme, dimensioni e prospettive che rileviamo nelle arti visive è un’immagine illusoria, frutto di una complessa elaborazione del cervello che interpreta e restituisce i messaggi e i dati ottenuti attraverso i sensi.

 

Il vedere non è solo un semplice fatto fisiologico, ma è condizionato dal linguaggio, dalla cultura e dal gusto estetico che ereditiamo: la percezione dell’arte, perciò, è un’astrazione che non può che risiedere altrove e prescindere dalle modalità attraverso cui filtriamo e comprendiamo la realtà.

 

Nella convinzione che la cecità non debba costituire un ostacolo alla fruizione dell’arte nemmeno in un luogo, il museo, in cui di norma è “vietato toccare” e in cui l’opera è offerta esclusivamente agli occhi, la Collezione Peggy Guggenheim vuole rendere accessibile il suo patrimonio artistico al pubblico con disabilità visive.

 

Gli appuntamenti di Doppio senso, dedicati a non vedenti e ipovedenti, sono dei percorsi tattili sperimentali che portano alla conoscenza di alcune opere della collezione permanente (Ritratto di Frau P. nel Sud di Paul Klee e Verso l’alto (Empor) di Vasily Kandinsky) e della mostra temporanea attualmente in corso a Palazzo Venier dei Leoni V.S. Gaitonde. Pittura come processo, pittura come vita.

 

L’obiettivo è promuovere il ruolo sociale del museo quale luogo di incontro e inclusione seguendo la vocazione della Collezione Peggy Guggenheim verso la valorizzazione del proprio patrimonio culturale e in linea con gli sforzi che da più parti si stanno compiendo per rendere l’arte e la cultura il più possibile accessibile a tutti.

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Autoritratto architettonico. Gianni Galassi, visioni in b/n di una Roma Razionalista
di Alexia Boro   
martedì 01 dicembre 2015

fo-pi.jpgSono definiti dalla luce e fluttuano in essa i paesaggi urbani di Gianni Galassi, 36 fotografie che ritraggono una Roma Razionalista perfetta e immobile, congelata in visioni quasi metafisiche di una città meravigliosamente ‘grafica’ e sublimata.

 

Elogio della Luce è un progetto site specific per la Fondazione Wilmotte, che a Venezia trova il palcoscenico ideale per una riflessione sul futuro delle città storiche attraverso la leva dell’arte e della cultura, offrendo l’opportunità di indagare il rapporto tra arte e paesaggio urbano e architettonico.

 

A cura di Laura Ginapri, la mostra racconta l’architettura attraverso la fotografia in un chiaroscuro di antico e moderno che tratteggia la complessità storica e visuale della Capitale. Il paesaggio urbano è trasformato e plasmato a evocazione di quello interiore, diventando una sorta di autoritratto architettonico.

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Splendido splendente Canova. Al Correr riaprono le sale dedicate allo scultore
di Alessandra Morgagni   
martedì 01 dicembre 2015

antonio-canova_venere-italica_1811_museo-correr2.jpgGrazie al contributo dei mecenati della Venice International Foundation, condotta dall’instancabile Franca Coin, e del Comitato Francese per la Salvaguardia di Venezia, torna a risplendere la collezione canoviana del Museo Correr assieme alla sua originaria, luminosa, veste decorativa neoclassica.

 

Il risultato è un itinerario radicalmente rinnovato all’interno del Museo Correr, che si sviluppa in cinque nuove sale lungo le Procuratie Nuove.

 

Dai marmi autografi, ai gessi e ai bozzetti, dai dipinti a olio e tempera ai disegni di studio, fino al ritrovamento di un “altare-reliquiario” dedicato dai veneziani al grande scultore per custodirne scalpelli e ricordi, tutto ciò che è in mostra gode di luce nuova, splendente, che letteralmente invade le opere dello scultore neoclassico, valorizzandole come mai prima.

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La giusta distanza. Le Grandi navi e la Lezione di Scarpa
di Alessandra Morgagni   
martedì 01 dicembre 2015

gianni-berengo-gardin-mostri-a-venezia-2013-courtesy-of-fondazione-forma-milano-3.jpgGrandi sono grandi, non c’è dubbio. Parliamo delle navi da crociera che solcano il Bacino di San Marco immortalate negli scatti di Gianni Berengo Gardin, ora in mostra nel Negozio Olivetti in Piazza San Marco.

 

Curata da Alessandra Mauro di Fondazione Forma e già ospitata dal FAI a Villa Necchi Campiglio a Milano, Venezia e le grandi navi presenta 27 immagini in bianco e nero, che ritraggono appunto il passaggio delle navi da crociera in laguna tra il 2012 e 2014, accanto ad alcune fotografie meno recenti sempre dedicate a Venezia, che appartengono al repertorio del Maestro, legato a questa città da una lunga e affettuosa frequentazione.

 

Sulle foto si sono dette e scritte molte cose, ma una domanda rimane comunque al di là delle polemiche e delle diverse posizioni: le navi sono veramente grandi per una città come Venezia? La risposta potrebbe essere suggerita proprio dal contenitore della mostra, più che dal contenuto.

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[INTERVISTA] Dentro l’immagine. Le utopie digitali di Joseph Klibansky
di Redazioneweb   
martedì 17 novembre 2015

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Durante la sua adolescenza Joseph Klibansky (1984, Città del Capo) si è fatto affascinare dalle possibilità offerte dalla computer art e dalle immagini digitali. Ha iniziato così a fondere centinaia di immagini in composizioni potenti, arricchite da computer grafica spesso in combinazione con una varietà di altre tecniche di pittura. In Parallel Universe, personale in corso a Venezia negli spazi di Bonnet / Vander Sluis Gallery, galleria di Amsterdam che ha aperto a maggio una nuova sede in Campo Santo Stefano, indaga i nostri desideri personali e le nostre aspettative, costantemente sfidati dalla dura realtà, attraverso la creazione di dipinti digitali utopici e sculture iconografiche.

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Il restauro della passione. Grandi opere di competenza e dedizione
di Elisa Tranfaglia   
venerdì 11 dicembre 2015

accademia_cortile_e_ala_palladiana_orch_chemollo.jpgL’appuntamento di quest’anno con la cerimonia legata al premio Torta è previsto per sabato 12 dicembre. È dal 1997 che viene assegnato con cadenza biennale a coloro che si siano distinti nella promozione, nella gestione e nella realizzazione di opere di restauro architettonico a Venezia. Si potrebbe definire una sorta di Oscar made in Venice, nato nel 1974 in memoria dell’ingegner Pietro Torta, protagonista di diversi e significativi interventi in favore della città.

 

Quest’anno la Commissione ha deliberato di assegnare il prestigioso riconoscimento al riattamento effettuato sulle Grandi Gallerie dell’Accademia, frutto di un progetto architettonico sapiente, ma anche di un’operazione che potremmo definire “corale”, in un contesto in cui l’architetto Codello è solo uno dei molti artefici di un’opera di grande complessità.

 

Un largo team di professionisti ha infatti messo a disposizione competenze di altissimo livello ma non solo, nota di merito va anche ad una visione lungimirante e ad un’incontestabile passione che alimentano il desiderio di continuare a godere di edifici e costruzioni simbolo della storia culturale della città e che, in tal senso, forniscono l’incentivo e la motivazione necessari per calarsi anima e corpo in queste imprese.

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[INTERVISTA] Il teorema della luce. Arthur Duff, la forma del futuro
di Mariachiara Marzari   
martedì 17 novembre 2015

arthur-duff_potrait.jpgUna nuova serie di lavori realizzati appositamente per gli spazi di Marignana Arte, una riflessione creativa sull'elemento luminoso. E’ Things with endings, la nuova personale di Arthur Duff, artista di origine americana nato a Wiesbaden nel 1973, che vive a Vicenza con studio a Marghera.

 

La luce per Duff non è quella di una vibrazione atmosferica o esteriore, ma una luce pensata come spazio complesso di un processo vitale continuo e mutevole. Attraverso questi nuovi lavori è evidente come la sua ricerca abbia assunto la forma di un viaggio nel futuro, in paesaggi primordiali di una materia senza umanità, dove l’unico segnale umano resta proprio la ricerca stessa dell'artista.

 

Arthur Duff sperimenta nuovi confini dell'arte ambientale, rinnovando in maniera personalissima la lezione di due giganti del Light and Space, Robert Irwin e James Turrell. Una mostra, dunque, che indaga un contemporaneo in evoluzione, in linea con le scelte artistiche operate da Marignana Arte.

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London calling. Momenti di trascurabile felicità
di Laura Piccinetti   
giovedì 10 dicembre 2015

weiwei.jpgLa Royal Academy of Arts non delude mai, ma questa volta ha davvero superato ogni aspettativa. La mostra di Ai Weiwei è una combinazione brillante di arte, architettura e scultura, linguaggi artistici che l’artista utilizza in modo libero per tradurre in efficaci immagini le questioni legate ai tempi tormentati e alle questioni che hanno dominato la vita pubblica della Cina fino a pochi anni fa.

 

L’artista è riuscito a dimostrare la sua intensa esperienza di vita e la sua lotta per la libertà di parola, e più in generale per i diritti umani, in una resa delle sue condizioni di vita quando è stato preso in consegna dalle autorità. Ci sono sei scatole. All’inizio sembrano vuote, ma poi vediamo che contengono vita, o forse è il contrario, le scatole in realtà confinano la vita. Ciascuna contiene diversi momenti della giornata di Ai Weiwei in prigione, fino a comprendere la doccia fatta sotto l’occhio vigile delle guardie.

 

Ogni dettaglio è riprodotto: la branda, la fioca luce, i libri, un magro pasto e la vita degradata dalle quattro mura della cella. L’arte ha reso ancora più vivi questi momenti di tortura della mente.

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Il posto di ognuno. I paesaggi di Luigi Ghirri e Yona Friedman / Jean-Baptiste Decavèle
di M.M.   
martedì 17 novembre 2015
vigne_museum_-foto_luigi_vitale_3.jpgPrimo atto di un programma di ricerca legato al Fondo Ghirri, da poco costituito presso la Querini Stampalia per la passione e la generosità del collezionista Roberto Lombardi, Paesaggi d’aria. Luigi Ghirri e Yona Friedman / Jean-Baptiste Decavèle è un progetto a cura di Chiara Bertola e Giuliano Sergio che inaugura il prossimo 20 novembre alla Fondazione Querini Stampalia con una conversazione (h. 16) e una mostra (h. 18).
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[INTERVISTA] L’altro lato del mondo. Letizia Battaglia e l’arte di raccontare la realtà per immagini
di Mariachiara Marzari e Davide Carbone   
martedì 10 novembre 2015

letizia_battaglia.jpgLetizia Battaglia, palermitana, classe 1935, non è solo la fotografa delle stragi di mafia, è considerata tra le più grandi fotografe italiane di sempre. Le sue foto, spesso in bianco e nero, raccontano Palermo nella sua miseria e nel suo splendore: i suoi morti di mafia ma anche le sue tradizioni, gli sguardi di bambini e donne, i quartieri, le strade, le feste e i lutti, la vita quotidiana e i volti del potere di una città contraddittoria. Con le sue opere, non solo ci mette di fronte all’orrore della morte, ma dà anche un volto al dolore di chi rimane: sguardi di donne che sono state madri, mogli, figlie, sorelle di uomini uccisi dalla guerra di mafia.


Letizia Battaglia e un gruppo di autrici che usano la fotografia come mezzo per esprimersi, tutte donne, di ogni parte del mondo, tutte sensibili a cogliere la stessa umanità, unicità, in-differenza delle infinite varietà dei soggetti ritratti, nell’intento di sottrarsi alla paura della diversità, sono in mostra alla Casa dei Tre Oci: uno Sguardo di Donna che diventa potente racconto corale al femminile, intimo e universale, da non perdere.

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L’archeologia del bello. Il Serraglio delle Meraviglie alla Fondazione Cini
di M.M.   
giovedì 12 novembre 2015
particolare-del-il-mosaico-di-lod-01.jpgNel caos creativo provocato dagli innumerevoli stimoli visivi che produce la visita ai Giardini e all’Arsenale della Biennale Arte, un’oasi di pace estetica viene offerta da Il Serraglio delle Meraviglie, un mosaico romano di superba qualità iconografica e conservativa, in mostra alla Fondazione Giorgio Cini. È un’esclusiva opportunità di ammirare in un ideale scavo archeologico l’origine della bellezza, naturale e senza filtri, capace di comunicare in modo diretto storie e suggestioni, rendendo nitida la capacità dell’arte romana di tradurre il reale con estrema fedeltà.
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Un abito a tre voci. Espace LV, in mostra racconti di stile senza tempo
di Alessandra Morgagni   
martedì 17 novembre 2015
movanachen-travelling_dress-2-h.jpgCome consuetudine l’Espace Louis Vuitton di Venezia, all’ultimo piano del negozio omonimo, propone una mostra per la stagione ‘autunno/inverno’, frutto della collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia. A Tale of Costumes riscopre il vastissimo archivio di Palazzo Mocenigo, Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume, creando un divertissement tra moda, storia e arte, a partire da un abito d’epoca, modello Andrienne.
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[BIENNALE ARTE 2015] Tutti giù per terra. Solchi e graffi di materia rivelano il mondo di Frisoni
di Marisa Santin   
mercoledì 04 novembre 2015

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Il pensiero artistico di Giancarlo Frisoni (Montescudo, Rimini, 1958) si esprime attraverso un idioma arcaico. La sua costante ricerca lo porta ad approfondire l’uso di materiali insoliti come terra e polvere di gesso con cui forma pigmenti naturali, che si traducono attraverso una padronanza del gesto in una personalissima capacità di trasformare tonalità e graffi in percorsi espressivi ricchi di emozioni morbide e delicate. La materia incide fortemente sulle tele a creare una rappresentazione astratta e profondamente emotiva, facendo vivere l’opera nella sua tangibile informalità, ma al contempo riconnettendola con la terra che l’ha generata. Presente negli spazi di Palazzo Rota Ivancich, il raffinato astrattismo di Giancarlo Frisoni si pone a stretto dialogo con i lavori degli artisti Li Lei, Xu De Qi, Ma Yuan e Valentina Pazzini, per rappresentare al meglio il Padiglione San Marino alla 56. Biennale Arte e manifestare in modo vivo e diretto l’ideale Friendship Project, cooperazione e scambio tra culture diverse.

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[BIENNALE ARTE 2015] Pacha Mama, Terra Madre. Ecuador ‘manifesta’ impegno per la vita e per l’arte
di Sara Bossi   
mercoledì 04 novembre 2015

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Una Costituzione considerata la più avanzata a livello internazionale che, prima al mondo nel 2008, riconosce come inalienabili i ‘diritti della Natura’ e l’acqua. Così l’Ecuador si presenta, in bilico tra obbedienza al potere economico ed esigenze estreme di tutela, tra contraddizioni e novità. E lo fa anche alla Biennale Arte, chiamando a rappresentarlo Maria Veronica Leon Veintemilla, esponente tra i più dinamici dell’arte contemporanea latinoamericana.

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[BIENNALE ARTE 2015] Lessico familiare. Luce e ricordi al centro dell’arte di Eleonora Mazza
di Marisa Santin   
mercoledì 04 novembre 2015

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Oggetti quotidiani collocati in indefiniti sfondi di interni, per una pittura che si fa album di famiglia, raccolta di fotogrammi intimi e per questo motivo preziosi. Uno stile personalissimo quello della sammarinese Eleonora Mazza, che restituisce nelle sue tele ricordi vivi nella sua memoria, anche se liquefatti agli occhi del visitatore, partecipe di una storia familiare condivisa. Osservando i dipinti di Eleonora Mazza subito si percepisce come per lei sia importante sottolineare la necessità dell’essere umano di recuperare la propria identità smarrita e la capacità di comunicare. L’artista usa un linguaggio pittorico in cui ricerca e esperienza si fondono in una costante fluidità dei generi. Un approccio istintivo, non ragionato che libera forme sconnesse, nate da un’emozione. A Venezia, all’Ateneo Veneto, Eleonora Mazza partecipa del Padiglione San Marino con uno spazio a due con l’artista cinese Zhang Hong Mei, un viaggio all’interno dell’universo femminile dell’arte.

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[BIENNALE ARTE 2015] Se possiedi una chiave, possiedi il tuo domani. Il Giappone di Chiharu Shiota
di Marisa Santin   
mercoledì 04 novembre 2015

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Come due grandi mani aperte, le due barche di legno del Padiglione giapponese sembrano in attesa di accogliere le migliaia di chiavi appese, intrappolate da una fitta rete di fili rossi come prede in un’enorme, misteriosa ragnatela. E il predatore invisibile, sembra dire l’artista, è la vita stessa che intreccia le nostre esistenze durante l’effimero e breve passaggio sulla terra. Ma parlando con Chiharu Shiota, nata a Osaka nel 1972 e residente a Berlino, che le ha raccolte e assemblate, ci accorgiamo che quegli oggetti così semplici, collegati fra loro, in realtà racchiudono un messaggio positivo: se possiedi una chiave, possiedi il tuo futuro; se colleghi fra loro le chiavi, colleghi fra loro gli esseri umani.

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[BIENNALE ARTE 2015] L’Altro futuro della Cina. Il Padiglione di Cui Qiao racconta il Paese reale
di Marisa Santin   
mercoledì 04 novembre 2015
padiglione-cina-wen-hui-.jpgPer la prima volta il Padiglione cinese esce dai limiti di una proposta puramente istituzionale per provare a raccontare il Paese reale attraverso la carica espressiva e sperimentale di un gruppo di artisti ‘underground’– Liu Jiakun, Lu Yang, Tan Dun, Wen Hui / Living Dance Studio, Wu Wenguang / Caochangdi Work Station –, la cui ricerca è tesa al superamento delle convenzioni. Per la prima volta, inoltre, a curare il Padiglione è una donna. Cui Qiao è stata direttrice del Goethe-Institut in Cina e vicedirettore dell’UCCA – Ullens Centre of Contemporary Arts, il più importante spazio privato per l’arte contemporanea con sede a Pechino. Attualmente presiede la Fondazione d’Arte Contemporanea di Pechino (BCAF).
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All the world’s present. Il meglio del meglio... ultima chiamata per Biennale Arte 2015
di Anna Trevisan   
martedì 03 novembre 2015
adrian_piper.jpgChe cosa resta di questa Biennale Arte? Una «chiarificazione con se stesso (filosofia critica) del nostro tempo rispetto alle sue lotte e ai suoi desideri. Questo è un lavoro per il mondo e per noi» come scrisse Karl Marx nel 1843 in una lettera ad Arnold Ruge. Una frase che potrebbe ben parafrasarne il titolo, All the World’s Futures. Visitare la mostra curata da Okwui Enwezor assomiglia, infatti, a un immersione analitica e non sempre confortevole nello “stato delle cose”.
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[BIENNALE ARTE 2015] Alto Gradimento. #PBA2015 la playlist della Biennale Arte
di Redazioneweb   
martedì 03 novembre 2015
Ancora un mese a disposizione, anzi per l’esattezza 22 giorni, per non perdere l’edizione dei record (per periodo espositivo, per presenze nazionali, per Eventi Collaterali e, pare – ma le cifre saranno fornite solo a fine mese –, per audience) della Biennale Arte. Un viaggio attraverso il mondo contemporaneo, le sue mille sfumature e le sempre più evidenti globalizzazioni. Abbiamo chiesto a visitatori attenti di stilarci una loro personalissima #PBA2015 playlist della Biennale Arte, cioè di indicarci quale artista, Padiglione ed Evento Collaterale ritenessero imperdibile e perché. Curatore, professore, artisti o gallerista... ecco l’indice di gradimento.
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Arte in Movimento. La Biennale de l’Image en Mouvement approda a Teatrino Grassi
di F.D.S.   
mercoledì 21 ottobre 2015

1.arvo_leo_fish_plane_heart_clock_canada_2014_60.jpgLa Biennale de l’Image en Mouvement è una delle più antiche e importanti manifestazioni in Europa per la presentazione di film d’artista, installazioni video e opere multimediali.

 

È stata rilanciata nel 2014 dal Centre d’Art Contemporain Genève. Il curatore Andrea Bellini, in collaborazione con Hans Ulrich Obrist e Yann Chateigné, ha commissionato e prodotto 22 opere di giovani artisti internazionali.

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La pittura del silenzio. Alla Guggenheim V.S. Gaitonde, tra tradizione e avanguardia
di Anna Trevisan   
mercoledì 30 settembre 2015
gaitonde_portrait.jpgCome l’ampio delta di un fiume che si versa nel mare, così la formazione composita di Gaitonde sfocia in un’opera vasta e plurale, inclusiva di culture distanti e contigue: quella d’Oriente e quella d’Occidente. Figlio dell’India antica e millenaria eppure ben radicato in quella più moderna delle avanguardie, Gaitonde studia con passione la tradizione e ne fa tesoro, assimilandola e trasformandola, liberandola dal tempo che sigilla e lasciandola svaporare leggera in opere che dal figurativo approdano nel corso degli anni a un astratto intinto d’Occidente, assottigliandosi in forme di colore che fanno infine pensare anche a Rothko.
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Sun Lian Gang, alle radici del contemporaneo. A :venews563 il fondatore del nodale Caochangdi
di Redazioneweb   
mercoledì 04 novembre 2015

sun_lian_gang_foto.jpgPioniere dell’arte cinese contemporanea, l’artista Sun Lian Gang, nato a Pechino nel 1969, fa parte della generazione di artisti che si sono conquistati la loro parte di libertà creativa guardando certamente alle esperienze occidentali, ma anche alla tradizione, capaci di rinnovarla e di creare un nuovo percorso dell’arte cinese.

 

Sun Lian Gang compone le sue opere con una linfa vitale e creativa che, attraverso il segno, si libera dall’immaginario tradizionale per raggiungere una mitezza e una raffinatezza di espressione personalissima. A Venezia il suo Oriental Ideographism, in corso fino al 22 novembre negli spazi creativi di VENEWS C563, mostra come l’artista, pur esprimendosi fondamentalmente in forma astratta, riesca nell’insieme di segni, grafie, colori a ideare una rappresentazione in equilibrio tra materialità e spiritualità. La sua arte è al di là dei confini, non solo geografici, al di là dello spazio e del tempo.

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[INTERVISTA] Impegno Pop. Pep Marchegiani, passaggio a Venezia
di Fabio Marzari   
martedì 13 ottobre 2015

pep-marchegiani.jpgPoche settimane a Venezia, a una piccola mostra dal titolo emblematico Vorrei Mangiarti (voce del verbo cannibale), organizzata e curata da Spazio Open Arte contemporanea, ospitata nello spazio della Tobia Ravà Art Factory, sono bastate per lasciare il segno.

 

Pep Marchegiani, pescarese di Montesilvano, classe 1971, è uno dei maggiori rappresentanti della Pop Art internazionale, determinato nel manifestare le sue idee attraverso le sue opere e le sue parole – vedi intervista di seguito – per sensibilizzare le persone nei confronti del consumismo e della società in generale.

 

Poesia, ironia e sagacia vengono tradotte in colori e immagini: le sue opere pittoriche, pitto-sculture e digital art, rappresentano il quotidiano, momenti e cause sociali. Ne derivano messaggi ironicamente seri che denunciano e ridicolizzano situazioni, personaggi e istituzioni. Lo abbiamo intervistato e ne emerge lo spessore di un artista che ha fatto dell’ironia un prezioso alleato al talento e all’intelligenza.

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