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ARTE
[INTERVISTA] Vento di passioni. Henri Rousseau secondo Gabriella Belli
di Mariachiara Marzari   
martedì 03 marzo 2015
belli.jpgLa passione che emerge parola dopo parola è stata alimentata per anni e ora si concretizza nella storica, bellissima mostra Henri Rousseau. Il Candore Arcaico, davvero da non perdere a Palazzo Ducale dal 6 marzo al 5 luglio. Gabriella Belli, ‘rivoluzionario’ direttore della Fondazione Musei Civici Venezia, racconta il traguardo raggiunto di un percorso attraverso l’arte, ma soprattutto attraverso artisti-uomini (e donne) capaci di vivere, sentire, amplificare voci e temi esistenziali prima di dipingere. Un filo rosso che parte dall’Europa, va in America e ritorna in un Novecento mitico che appare assolutamente contemporaneo. Ecco a voi Henri Rousseau secondo Gabriella Belli.
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Jack the dripper. In anteprima la 'nuova' Alchimia di Pollock
di Anna Trevisan   
mercoledì 04 febbraio 2015

5_alchemy_opd2.jpg«Il mio dipinto non scaturisce dal cavalletto. Sul pavimento sono più a mio agio. Mi sento più vicino, più parte del dipinto, perché in questo modo posso camminarci attorno, lavorare dai quattro lati ed essere letteralmente ‘nel’ dipinto. È simile ai metodi dei pittori di sabbia indiani del West».
«Quando sono ‘nel’ mio dipinto, non sono cosciente di ciò che sto facendo. […] Il dipinto ha una vita propria. Io provo a farla trapelare».


Così parlava Jackson Pollock della sua pittura, della sua arte furiosa ed energica di rovesciare colore e materia in multiversi visuali di Caos, dove ogni grumo e ogni filo addensati sulla tela in impasti feroci è generatore di nodi e connessioni.

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Lost in Translation. Grisha Bruskin e il suo dizionario di segni contemporanei
di Chiara Casarin   
mercoledì 04 febbraio 2015
7m.jpgHa scelto la Fondazione Querini Stampalia Grisha Bruskin (Mosca, 1945) per la sua prima grande mostra personale a Venezia, organizzata dallo CSAR, Centro Studi sulle Arti della Russa di Ca’ Foscari, e curata da Silvia Burini e Giuseppe Barbieri. Un artista che ha faticato a lungo per non essere censurato e che, successivamente, la Russia nel periodo della Perestrojka ha saputo riconoscere come uno dei più grandi artisti sovietici. Alla fine degli anni Cinquanta, Bruskin scopre nella tematica ebraica un soggetto del tutto nuovo per la realtà sociale e l’arte sovietica. Stile particolare e originalissimo il suo, dove i frammenti di un passato perduto e riafferrato sembrano scaturire, almeno inizialmente, da atmosfere fiabesche, ricche di motivi allegorici e simbolici, ma anche surrealisti.
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[INTERVISTA] Angeli e demoni. Incontro con Giandomenico Romanelli
di Fabio Marzari   
mercoledì 11 febbraio 2015

romanelli-low.jpgGiandomenico Romanelli è da sempre impegnato nella ricerca e proposizione di temi legati all'arte che escano dal consueto santuario delle certezze “banali” per offrire ad un pubblico, dimostratosi nel corso degli anni più attento e numeroso di quanto forse lui stesso ed i suoi collaboratori pensassero, delle mostre interessanti e di grande appeal. Dopo il grande successo di Ossessione Nordica, Palazzo Roverella a Rovigo ospita Il Demone della Modernità. Pittori visionari all’alba del secolo breve, in programma dal 14 febbraio al 15 giugno 2015. In anteprima il Professore ci ha raccontato il contenuto della Mostra.

 

Un 2015 con due mostre nei primi mesi dell'anno, differenti tra loro, ma entrambe di grande interesse: Il Demone della modernità a Rovigo e a Conegliano Carpaccio, Vittore e Benedetto da Venezia all’Istria. Come nascono le idee di mostre così specifiche? Come crede di poter catturare fasce di pubblico, sempre più distratto da mostre “fenomeno”?

Ormai lo sostengo da parecchio tempo, credo si debba andare verso la rivisitazione o comunque la rivalutazione del genere “mostra”. Considero la mostra un genere narrativo alla stregua del libro giallo o del saggio monografico. È una forte struttura di comunicazione e, quindi, può rappresentare allo stesso tempo un efficace strumento di educazione e approfondimento. All’interno di questo genere sarebbe il caso di distinguere tra caratteri e livelli e anche luoghi in cui le vicende vengono proposte. Una mostra proposta alla National Gallery di Londra, a Washington, a Parigi, a New York è necessariamente diversa da un’esposizione allestita a Conegliano, Rovigo, Forlì o Venezia. Venezia, come centro storico, ha una dimensione simile a quella di Rovigo, con un passaggio però di pubblico talmente imponente da diventare a volte insostenibile. In molti casi credo si debba necessariamente rivedere le proprie posizioni, soprattutto quando capita che luoghi ritenuti adatti a ospitare mostre si rivelino invece assolutamente inadeguati allo scopo. Non deve essere solo il numero di visitatori, ovviamente, a guidare le nostre scelte e a farci scartare o meno eventuali opzioni. Le nostre mostre, nello specifico, si pongono di sicuro l’obbiettivo di approfondire le conoscenze, evitando quel processo secondo cui le opere esposte vengono associate a visioni precedenti. A Rovigo vogliamo andare oltre il concetto di mostra monografica o specifica relativa all’Ottocento italiano, un periodo sempre guardato con sospetto e poco ‘frequentato’ fino a una ventina d’anni fa, ora diventato un filone portante nel mondo delle mostre in Italia. Ci siamo addentrati nelle crepe di un discorso più ampio per concentrarci su elementi dialettici che rendano il nostro lavoro non puramente celebrativo, ma in grado di far emergere strumenti critici che il pubblico può acquisire. Vogliamo che sia una mostra inaspettata, capace di illuminare angoli rimasti abbastanza oscuri, insolita ed estremamente ‘comunicabile’. Il riscontro di pubblico de L’Ossessione Nordica è stato entusiasmante, i segnali che abbiamo in termini di prenotazioni per ora sono di sicuro molto positivi e ci fanno ben sperare.

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Tre Oci in fest(iv)a(l). Trittico di esposisizioni fotografiche alla Giudecca
di Chiara Casarin   
lunedì 02 febbraio 2015
campigotto.jpgLa Casa dei Tre Oci inaugura il 7 febbraio un trittico espositivo di grande interesse contemporaneo, sia per la presentazione dei maggiori esiti locali, sia per quell’attenzione a fenomeni di più ampio respiro rappresentati da fotografi di fama internazionale. La mostra personale al pianterreno, dedicata a Francesco Maria Colombo, s’intitola Sguardi Privati: sessanta ritratti sia a colori che in bianco e nero, dove i soggetti sono colti all’interno di ambienti e circondati da oggetti scelti da loro stessi, in grado di rappresentarne la personalità. Artisti, musicisti, attori e scienziati, che ridono, pregano, suonano o guardano seri in camera, compongono una selezione di delicato impatto intimo.
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"Divine" in Jazz. Finissage in musica per la mostra di Gioielli Fantasia alla Ca' d'Oro
di Redazioneweb   
venerdì 27 febbraio 2015
bertazzo.pngIn occasione dell'ultimo week-end della mostra Divine. Splendori di Scena. Gioielli Fantasia dalla Collezione Patrizia Sandretto Re Rebaudengo che chiuderà domenica il 1 marzo, la Galleria Giorgio Franchetti alla Ca' d'Oro presenta Divine in Jazz, concerto dedicato alle "Divine" del cinema internazionale e alla bellezza femminile incarnata dai Gioielli Fantasia in mostra.
 
Siamo nel 1935 a Hollywood. L'anno di Greta Garbo in Anna Karenina, di Katharine Hepburn in Il diavolo è femmina, dei musical con Fred Astaire e Ginger Rogers, dei grandi film dove la grafica, il bianco e nero, la bellezza raffinata la fanno da padroni... La musica jazz e fusion di Francesca Bertazzo (voce e chiatarra) ricreerà i fasti della Golden Age Hollywoodiana, immergendo i visitatori nelle calde e sofisticate atmosfere degli Anni '30 e '40 del Novecento.
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Una grande storia. Riapre, ampliato e rinnovato, il Museo del Vetro di Murano
di Redazioneweb   
mercoledì 04 febbraio 2015
museovetro.jpgÈ un museo completamente trasformato quello che riapre al pubblico a Murano il 9 febbraio, rinnovato e ampliato per raccontare una grande storia, l'avventura del vetro di Murano dal I e III secolo d.C. alle creazioni del Rinascimento, fino ai virtuosismi innovativi del Settecento, che anticipano l’insperata rinascita del vetro alla fine del XIX secolo e le sperimentazioni del Novecento.
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Gold finger. VITRARIA Glass+A presenta "Precious"
di M.M.   
lunedì 02 febbraio 2015

precious_jeff-koons_rabbit-necklace_courtesy-diane-venet-collection.jpgFin dall'inizio, poco più di sei mesi, VITRARIA Glass+A Museum ha voluto sottolineare la propria vocazione 'diversa', una identità nuova e per certi versi sperimentale, un ibrido museo/mostra, caratterizzata dalla ricerca attorno ad un tema specifico (Glass), però libera di esplorare l'”Altro” (+A). I termini temporali propri del museo e delle mostre, permanente il primo e temporanee le seconde, vengono nel caso di VITRARIA assolutamente mescolati, facendo convivere parti del ‘prima’ e aggiungendo elementi nuovi, in modo da favorire sempre nuove prospettive sul contemporaneo.

 

I grandi nomi del ranking mondiale dell'arte moderna e contemporanea, da Pablo Picasso a Jeff Koons, da Louise Bourgeois a Damien Hirst, da Lucio Fontana a Anish Kapoor, da Giacomo Balla a Sir Anthony Caro, da Alexander Calder a Wim Delvoye, da Roy Lichtenstein a Marc Quinn, da Alberto Giacometti a Frank Stella, da Max Ernst a Giuseppe Penone, da Salvador Dalì a Richard Serra... oltre cento, sono riuniti a Palazzo Mocenigo nel nuovo progetto Precious, che svela il volto meno noto di questi grandi Maestri: quello di artisti di gioielli, le cui creazioni hanno la valenza di sorprendenti opere d’arte da indossare, sconosciute al grande pubblico.

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Paradossi parte II. Rodin vs Candida Höfer a Ca’ Pesaro
di Mariachiara Marzari   
lunedì 02 febbraio 2015
candida-hofer_r47_the-metropolitan-museum-of-art-new-york-ii-2000-152-xcopyright-candida-hofer_vg-bild-kunst-bonn.jpgLo aveva annunciato Angela Vettese nel presentare Paradossi, si sarebbe trattato di un susseguirsi di incontri inattesi tra l’arte contemporanea e i Maestri del XIX e XX secolo appartenenti alla collezione storica di Ca' Pesaro. La Galleria Internazionale d’Arte Moderna ha infatti creato un nuovo spazio, una singolare “project room”, restaurata grazie a Dom Pérignon, dedicata a questo serrato confronto e contaminazione tra artisti.
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Visibile / Invisibile. Luce e vetro protagonisti dell’arte contemporanea
di Livia Sartori di Borgoricco   
lunedì 02 febbraio 2015
27869-alan_jaras_refractograph_s194_-_24a_sm_4_.jpgEsistono dei filoni, dei temi nel mondo dell’arte che possono essere esplorati all’infinito e avranno sempre qualcosa di nuovo da raccontarci. Certamente uno di questi è la luce, intesa come ciò che ci permette di “vedere”, non solo come elemento fisico che risponde a dei meri princìpi scientifici, ma anche come entità spirituale e simbolo di conoscenza.
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Museo in Mostra. Anteprima esclusiva della Collezione Mints di Mosca
di Alessandra Morgagni   
lunedì 09 febbraio 2015
33mimpressionismorusso.jpgA Palazzo Franchetti, la mostra A occhi spalancati. Capolavori dal Museo dell’Impressionismo Russo di Mosca presenta in assoluta anteprima cinquanta opere della collezione di un museo che ancora non c’è. Il Museo dell’Impressionismo Russo, infatti, nato attorno alla collezione privata di Boris Mints avviata molti anni fa, sarà inaugurato nella capitale moscovita nell’autunno 2015. Evento atteso e anticipato da qualificate preview, come quella veneziana, atte a sottolineare l'importanza di questa collezione.
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Foto, sensibile. A Padova, le riflessioni di Enrico Gusella
di Redazioneweb2   
venerdì 06 febbraio 2015

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Sulla fotografia e oltre è il viaggio narrativo e visivo di Enrico Gusella, tra i più acuti studiosi di fotografia oltre che curatore, critico e storico del medium. Presentato nei più importanti musei italiani e nelle più illustri Fondazioni culturali del territorio nazionale, come tra gli altri il MART di Rovereto, la veneziana Casa dei Tre Oci e il Museo Nazionale della Fotografia di Brescia, il volume si apre con un‘intervista a Mimmo Jodice incentrata sul modo particolare in cui lo stesso Maestro percepisce la propria città natale, Napoli.

 

L'indagine sulla fotografia prosegue con una prima grande sezione denominata Paesaggi, che tra i tanti comprende testi dedicati a grandi fotografi italiani come Gabriele Basilico, Elio Ciol, e Franco Fontana, così come altri autori e straordinari luoghi: la Parigi di Robert Doisneau, Ansel Adams, i paesaggi alpini dello svizzero Albert Steiner, Roma-Pompei di Gianni Berengo Gardin e Aurelio Amendola.

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Nulla da dire: c’è solo da essere... Manzoni e Castellani: la consumazione pubblica dell'arte
di Alessandra Morgagni   
venerdì 16 gennaio 2015
azimuth.jpgChissà cosa avrebbe pensato Piero Manzoni alla scoperta che la sua Base magica è il soggetto perfetto per tutti i selfie scattati alla mostra Azimut/h continuità e nuovo. Niente di nuovo! Manzoni aveva già trasformato il gesto artistico che eleva lo spettatore dell’opera ad arte proprio con questa opera, offrendo a chiunque salisse sul ‘piedistallo magico’ di essere considerato, per il tempo di permanenza, un’opera d’arte.
 Onore, dunque, al curatore della mostra, Luca Massimo Barbero, che ha ‘giocato’ con questo piccolo gesto del contemporaneo, coniugandolo a un’opera datata 1959.
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Letteratura in immagini. La collezione 'veneziana' della National Gallery of Art di Washington
di Anna Trevisan   
lunedì 01 dicembre 2014
canaletto.jpgOltre la pittura, oltre il colore. Una raffinata antologia grafica al Museo Correr racconta la venustà di Venezia, Musa e Casa della produzione artistica mondiale, attraverso pregiati e fragili disegni di Maestri dell’Arte, dal Rinascimento al Romanticismo, chiamati a raccolta in un’esemplare adunata. Ben 130 le opere originali, realizzate a Venezia tra il XVI e il XIX secolo, e in prestito dalla National Gallery of Art di Washington, con nomi da capogiro: da Mantegna, Bellini e Carpaccio a Giorgione, Lotto e Tiziano, fino a Bassano, Veronese, Tintoretto, Piazzetta, Canaletto, Tiepolo e Guardi, e i ‘forestieri’ James Abbott McNeill Whistler, Rudolf von Alt, Edward Lear, Carl Friedrich Heinrich Werner, William Callow, John Singer Sargent.
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Il mercante di luce. Olafur Eliasson e le vedute d'ottica all'Espace Louis Vuitton
di Alessandra Morgagni   
lunedì 01 dicembre 2014

mondo_novo_veduta_illuminata_-_by_matteo_vegetti.jpgContinua la consuetudine della Maison Louis Vuitton di offrire a Venezia nel suo Espace Culturel all’ultimo piano del negozio a San Marco mostre curiose con paragoni azzardati tra il passato della Serenissima e artisti contemporanei. Il 19 dicembre inaugura Mondo Novo: le vedute d’ottica & Olafur Eliasson, a cura del critico e collezionista cinematografico veneziano Carlo Montanaro.

 

Di Eliasson molti ricorderanno la rete luminosa che stese davanti alla facciata di Palazzo Grassi in occasione della Biennale del 2006. Questa volta l’artista danese porta a Venezia l’installazione Your Star House (2011), un’opera composta da tre grandi e irregolari pannelli di vetro, appoggiati l’uno all’altro e sostenuti da un’impalcatura, che ricreano un effetto a caleidoscopio.

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Storia di altre storie. I Gioielli Fantasia in una mostra dai mille volti alla Ca’ d’Oro
di Mariachiara Marzari   
lunedì 01 dicembre 2014
christmas_tree_two-00014-n.jpgTutte le mostre raccontano una storia che si forma e si dipana pezzo per pezzo in modo da regalare alla fine un ricordo e una nuova prospettiva sul tema proposto. La mostra Divine. Splendori di scena. Gioielli Fantasia dalla Collezione di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo in corso alla Ca’d’Oro racconta una storia particolare e appassionante, assolutamente moderna se non addirittura contemporanea. La storia di una necessità che diventa idea, per poi svilupparsi in una vera e propria economia. La storia inizia in Francia, negli anni Venti, quando le geniali intuizioni di Coco Chanel, seguita da Christian Dior e Elsa Schiaparelli, creano il ‘complemento’ alle creazioni di moda, proponendo gioielli non preziosi da abbinare ai capi del Haute couture. Ma è in America, negli anni della Grande Depressione (1929-1939), che Gustavo Trifari, Marcel Boucher, Miriam Haskell, Coro, Pennino, Jay Lane, diventano i protagonisti dell’arte del gioiello fantasia.
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Nasce Isolab a Venezia. All'Arsenale il nuovo polo creativo dedicato alla fotografia
di Redazioneweb   
venerdì 05 dicembre 2014
citta_globali-12.jpgNasce in città un nuovo spazio dedicato all'arte della fotografia. Sabato 6 dicembre alle ore 18.30 s'inaugura infatti Isolab, ospitato nella sede dell'Associazione Spiazzi, nei pressi della Chiesa di San Martino, a Castello, a pochi passi dall'Arsenale.
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Poesia Visiva A Emilio Isgrò il Premio Do Forni 2014
di M.M.   
lunedì 01 dicembre 2014
isgro.jpgLo storico Premio Internazionale di Grafica Do Forni, promosso dalla generosità di Eligio e Diego Paties e curato dal critico Enzo Di Martino, che prosegue la grande tradizione veneziana dei “Ristoranti dell’arte” che a partire dal dopoguerra hanno ospitato artisti di grande importanza quali Picasso, Kokoschka, Braque e Matisse, ha deciso di attribuire l'edizione XXIX a Emilio Isgrò, tra le figure più intense e interessanti emerse nel panorama dell’arte italiana del secondo Novecento.
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Aspettando Carpaccio. Imperdibili incontri per far luce sugli ultimi anni del Maestro
di M.M.   
lunedì 01 dicembre 2014
carpaccio.jpgSe vi siete persi l’entusiasmante conversazione tra Augusto Gentili e Giandomenico Romanelli su  L’ultimo Carpaccio. I perché di una mostra alla Chiesa di San Vidal a Venezia il 19 novembre scorso, dovrete assolutamente segnarvi in agenda i prossimi due imperdibili appuntamenti: il 4 dicembre a Palazzo Bomben a Treviso (ore 18), Vittore Carpaccio, l’autunno magico di un maestro dialogo tra Eugenio Manzato e Giandomenico Romanelli; il 14 dicembre, all’Orto Botanico di Padova (ore 11), Carpaccio botanico e variazioni climatiche su tela, incontro con Luca Mercalli e Giandomenico Romanelli.
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Dialoghi sul contemporaneo. Teatrino di Palazzo Grassi, un caleidoscopio di visioni e di voci
di M.M.   
lunedì 01 dicembre 2014
claerbout_2.jpgIl Teatrino di Palazzo Grassi presenta un calendario dell'Avvento ricchissimo di appuntamenti, quasi quotidiani e di caratura internazionale, per garantire al pubblico una grande ‘abbuffata’ di contemporaneo. Il convegno Montaggi. Assemblare come forma e sintomo nelle arti contemporanee, l’1 e 2 dicembre, indaga l’uso del montaggio: l'artista ‘monta’ immagini secondo una prassi standardizzata o come mezzo più efficace per comprendere il mondo? L’utilizzo del digitale, in chiave non meramente spettacolare, ha aperto nuovi orizzonti percettivi, estetici e concettuali alla visione contemporanea.
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You art me. Il Corpo al centro della seconda edizione di Venice Performance Art Week
di Chiara Casarin   
lunedì 01 dicembre 2014

legend.lin.dance.theater_venice.international.performance.art.week_2014.jpgLa performance non è un tipo particolare di arte. La performance è tutta l’arte colta nel suo farsi. Anche se dal primo vagito delle ormai centenarie avanguardie, l’attenzione si è spostata dall’oggetto al gesto, da prodotto al processo, l’arte tutta è sempre stata performance. Bastava solo coglierla nel suo nascere. Una sofisticata eppure naturale attenzione alla scenografia, alla costruzione del senso all’interno del momento creativo, una costruzione polisensoriale di quegli attimi che precedono un eventuale oggetto finito hanno poi reso autonoma questa modalità espressiva e ne hanno, negli ultimi decenni, decretato la potenza.

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Spazio per crescere. Illustratori russi in mostra a Villa dei Leoni
di M.M.   
lunedì 01 dicembre 2014
figure-preziose.jpgNiente come il Natale fa ritornare bambini, fa tornare a quel mondo di fantasia e di sogni perfettamente incarnati dalle favole. Occhi e orecchie tese per non perdere nemmeno una parola e scorgere tra le pagine mondi colorati e fantastici. La forza evocativa delle immagini, che si accosta al bisogno di affabulazione e narrazione per un’immersione multisensoriale, viene totalmente evocata attraverso 60 tavole e volumi che ripercorrono la tradizione degli illustratori di libri per l’infanzia russi e dell’Europa dell’Est degli anni ‘80. Magia e fascino racchiusi nell’esposizione Figure Preziose: Illustratori Russi in Mostra che apre a Villa dei Leoni, il 6 dicembre, Ambienti Culturali, nuovo polo di attrazione culturale curato da Coopculture e La Piccionaia.
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[INTERVISTA] Paolo De Grandis: Arte Communications, prima scintilla della Biennale in città
di Massimo Bran   
giovedì 05 novembre 2015

foto_pdg.jpgLa Biennale Arte ha registrato in questi ultimi vent’anni una crescita esponenziale dei suoi numeri, dei suoi protagonisti, delle sue mostre. Oggi ci sembra normale girare per la città e vederla felicemente (quasi sempre) invasa da piccole e grandi mostre distribuite tra meravigliosi palazzi, gallerie, case private, musei, la maggior parte ‘griffate’ Biennale. Eppure c’è stato un tempo, fino a pochissimi anni fa, in cui la Biennale era davvero un affare per pochi, per una ristretta élite, conclusa in spazi dati e circoscritti. Finché un giorno qualcuno osò e niente fu come prima, già.

 

Paolo De Grandis ha il merito, con la sua Arte Communications, di aver avuto una ventina d’anni fa questa grande intuizione di portare la Biennale oltre i suoi steccati. In questo mese di finissage della 56. Biennale Arte firmata Enwezor ci è venuta la curiosità di andare a esplorare le radici prime di questo format contemporaneo della grande Esposizione veneziana, cercando anche di indagare da dove è venuta quell’intuizione, da quale urgenza, da quali passioni.

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SPECIALE DIVINE | Passione da collezione. Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e i Gioeilli Fantasia
di Redazione   
sabato 30 agosto 2014

sandretto_low.jpg«Ho iniziato a collezionare Gioielli Fantasia negli Anni ‘80. Il loro design raffinato, in contrasto con i materiali poveri con cui erano prodotti, mi ha subito affascinata. Leggendo e approfondendo la loro storia è nata in me una grande passione per questi meravigliosi gioielli non preziosi. La storia dei Gioielli Fantasia si sviluppa negli Stati Uniti negli Anni ‘30, gli anni difficili della Grande Depressione.

 

La crisi economica e il conseguente crollo della produzione e vendita dei gioielli veri, diventano occasione per sperimentare, su materiali meno nobili, tagli e forme eccezionali, degni dell’haute joiellerie. Nascono così ornamenti bellissimi e poco costosi. Subito adottati anche dal mondo cinematografico di Hollywood e proposti nelle collezioni di alta moda, i Gioielli Fantasia permettono alle donne di continuare a sognare nonostante le difficoltà quotidiane.

 

Nei decenni successivi i Gioielli Fantasia conoscono un successo tale da attraversare le epoche e le classi sociali, alimentando una fiorente industria. La persona a cui devo la scoperta di questo universo coloratissimo è Rosangela Cochrane, una cara amica, che mi ha appuntato sulla giacca la mia prima spilla fantasia. Da quel gioiello, grazie a lei, è nata la collezione, costruita sempre seguendo il criterio della qualità. Le mie scelte si sono orientate su pezzi più comuni, ma anche su esemplari molto rari e ricercati, tra cui alcuni prototipi mai andati in produzione. L’abitudine di indossare le spille, le collane e i bracciali hanno reso viva la collezione.

 

La mostra che oggi la Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ D’Oro dedica ai Gioielli Fantasia mi rende particolarmente felice. È per me motivo di gioia e di una certa emozione vedere esposti in una cornice così prestigiosa i gioielli fantasia che hanno accompagnato i momenti più importanti della mia vita».

 

[Patrizia Sandretto Re Rebaudengo]

 

 
SPECIALE | DIVINE Fantasie. Alla Ca' d'Oro i Gioielli Fantasia dalla Collezione Re Rebaudengo
di Redazione   
sabato 30 agosto 2014

sofia.jpgDa una parte la leggerezza unita alla ridondanza, l’assenza di canone, l’amalgama dei modelli e delle fonti di ispirazione, la libertà anarchica degli accostamenti, la compresenza di stili e di forme in continua evoluzione, l’uso di materiali innovativi, come la gomma vulcanizzata, la celluloide, la bachelite, il plexiglas e l’acrilico, capaci di anticipare tendenze, a caratterizzare lo stile del Gioiello Fantasia (o Costume Jewelry), una forma particolarmente creativa e originale di oreficeria realizzata con materiali non preziosi; dall’altra il mondo favoloso, mitologico della Golden Age di Hollywood degli anni ‘30 e ‘40, con attrici che diventano sullo schermo delle dive immortali, icone di eleganza, stile, carattere. Nasce da questa ‘simbiosi’ la mostra Divine. Splendori di scena. Gioielli Fantasia dalla Collezione di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, che apre il 30 agosto per chiudersi l’11 gennaio 2015, ospite del secondo piano della magnifica Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro.

 

Il percorso espositivo, a cura di Rosangela Cochrane, accompagna il visitatore attraverso circa 350 esemplari di Gioielli Fantasia provenienti dalla Collezione di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, bijoux realizzati negli Stati Uniti tra gli anni ‘30 e gli anni ‘70 del Novecento, fino ai giorni nostri: smalti di Marcel Boucher, spille eccentriche di Eisenberg, bellissimi Trifari (indossati anche da Mamie Eisenhower), forme glamour delle collane di Miriam Haskell, creazioni di Kenneth Jay Lane (il celebre bijoutier ricercato dalla Duchessa di Windsor, da Jackie Kennedy e dall’allora direttrice di «Vogue » Diana Vreeland), folli composizioni della giovane Wendy Gell, l’immaginazione sfrenata del contemporaneo Iradj Moini. La storia del gioiello non prezioso, dapprima legata alla semplice copia dei monili autentici e successivamente sviluppatasi come ambito di ideazione e produzione autonoma, trova un momento fondante negli anni ‘20 come complemento delle creazioni di alta moda, in particolare parigina (Chanel, Schiaparelli).

 

gioielli_pesce.jpgSono tuttavia gli Stati Uniti ad accogliere, arricchire ed espandere il grande repertorio del Costume Jewelry, trasformandolo in un vero e proprio settore produttivo con centinaia di manifatture, migliaia di addetti e decine di ideatori. Il termine Costume Jewelry viene usato per la prima volta in riferimento ai bijoux disegnati da Hobé per i costumi di scena delle Ziegfeld Follies, una serie di famosissimi spettacoli teatrali prodotti a Broadway. Il grande boom del Gioiello Fantasia avviene nel periodo della grande Depressione del 1929-1939. Con la scomparsa dei prodotti di lusso, la sperimentazione con materiali non preziosi diventa l’unica via di sopravvivenza per i gioiellieri. Le dive del cinema come Greta Garbo, Marlene Dietrich, Bette Davis e Vivien Leigh li indossano sui loro abiti di scena (Joseff of Hollywood crea monili per centinaia di pellicole di gran successo, tra cui Via col vento), trasformando i Costume Jewelry in oggetti del desiderio di migliaia di donne. I gioielli e le dive diventano così esempi da imitare nello stile e nell’eleganza grazie alle riviste di moda e alle grandi boutique dove vengono messi in vendita.

 

orecchinilow.jpg Un successo che, nelle più svariate declinazioni, arriva fino ai giorni nostri. La mostra è inserita nell’ambito degli eventi promossi dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e dalla Soprintendenza speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo museale della città di Venezia e dei comuni della Gronda lagunare in concomitanza con il Semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea. L’esposizione partecipa al programma delle “Iniziative istituzionali del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo in occasione della Biennale di Venezia 2014” promosso dal Servizio architettura e arte contemporanee della PaBAAC – Direzione generale per il paesaggio le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee. Organizzata da Veneto Sistema Spettacolo in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e Venezia News, la mostra è realizzata grazie al sostegno di Alexandra Alberta Chiolo e LU Murano, che partecipa dell’allestimento stesso della mostra con degli splendidi lampadari in vetro di Murano, e al contributo di AON Enpower Results, Alilaguna, Vela, CoopCulture, Veneto Jazz, Gruppo Fiorini Spedizioni Internazionali, Peruzzo Industrie grafiche.

 

 «Divine. Splendori di scena. Gioielli Fantasia dalla Collezione di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo»

Dal 30 agosto 2014 all’11 gennaio 2015 Galleria Giorgio Franchetti
alla Ca’ d’Oro - Info www.polomuseale.venezia.beniculturali.it | www.cadoro.org

 

 

 
SPECIALE DIVINE | Gioiello d'arte. Ca' d'Oro, l'unicità della Galleria Franchetti
di Redazione   
sabato 30 agosto 2014

cadoro_low.jpgAntica dimora di Marino Contarini e, tra la fine dell’Ottocento e fino a meta del Novecento, del barone Giorgio Franchetti, ritenuta uno dei massimi esempi del gotico fiorito a Venezia, la Ca’ d’Oro presenta diversi elementi di contatto con Palazzo Ducale (in parte coevo), come le forme del traforo del primo piano e la fascia merlata di coronamento. L’evidenza e l’unicità data sia dallo splendore delle decorazioni della facciata sul Canal Grande, sia dalla monumentalità dell’edificio, vero e proprio scrigno di ‘gioielli d’arte’ e marmi preziosi, che dal prestigio artistico della collezione d’arte in essa ‘raccolta’ – capolavoro assoluto e cuore della raccolta è la tela con il San Sebastiano di Andrea Mantegna -, si offrono come luogo ideale per ospitare Divine. Splendori di scena. Gioielli Fantasia dalla Collezione Sandretto Re Rebaudengo. La mostra è un’incursione inconsueta e originalissima in un settore particolare delle arti decorative come quello del “gioiello fantasia” realizzato per la scena hollywoodiana a partire dagli anni Venti del Novecento. In linea con il tema del collezionismo e dopo la grande mostra dello scorso anno dedicata al fondatore Giorgio Franchetti e alle raccolte d’arte contemporanea del nipote, la Ca’ d’Oro prosegue la tradizione di suggestive contaminazioni tra antico e moderno, declinata per l’occasione in stretto raccordo con il mondo del cinema.

 

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La base magica del contemporaneo. Alla Collezione Guggenheim la mostra Azimut/h. Continuità e nuovo
di Chiara Casarin   
mercoledì 15 ottobre 2014
9_castellani_superficie_bianca.jpgÈ nel secondo dopoguerra che l’arte italiana scardina le convinzioni che fino ad allora l’avevano guidata per liberarsi nella riflessione su se stessa e sul suo statuto, prima che sull’oggetto da creare o da rappresentare. Una rottura concettuale che ha coinvolto anche la Francia qualche decennio prima e che sposta l’attenzione alle mani dell’artista e alla sua mente prima che al suo lavoro e alle sue opere. Il gesto diventa consacrante: ciò che un artista fa diventa automaticamente arte, perché il procedimento è basato su una riflessione di natura squisitamente artistica. Piero Manzoni (1933-1963) in Italia, così come Marcel Duchamp in Francia, opera questo scarto che ancor oggi è di grande attualità estetico-filosofica, e la mostra alla Collezione Peggy Guggenheim dedicata ad Azimut/h. Continuità e nuovo, inaugurata il 20 settembre e aperta al pubblico fino al 19 gennaio 2015 a cura di Luca Massimo Barbero, è la materializzazione di un brano di storia denso e irripetibile. 
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Il re del tempo. Mirko Artuso e le utopie possibili
di Anna Trevisan   
venerdì 07 novembre 2014
immagine-artuso.jpgQuando il Re del Tempo disegna i suoi disegni, l’immaginazione non è più finzione. Quando il Re del Tempo si mette a fare, le utopie si trasformano in luoghi reali e in colorate occasioni da condividere con persone in carne e ossa. Bislacco, questo Re del Tempo, che vive a rovescio e invece di rubarlo, il Tempo, lo regala agli altri da venticinque anni. Tanto infatti è, che Mirko Artuso, classe 1966, conosciuto e apprezzato non solo come attore ma anche come regista teatrale, è impegnato in un progetto molto particolare, tutto da raccontare.
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Natural Recall. Quarantadue opere di graphic desiner, artisti e poeti in dialogo con la natura
di Filomena Spolaor   
giovedì 20 novembre 2014
juan_hernaz_-_man_who_planted_trees_-_giuon_-_spain_.jpgDagli alberi nascerà una musica, da creazioni in miniatura che accompagneranno il sole.
Vi capita mai di pensare alla natura con profondo senso di gratitudine, commozione ed affetto? Davanti a una pianta, ricordi e pensieri possono generare emozioni ed empatia.
Le trame infinite della relazione tra gli uomini e i sentimenti della natura, il loro affetto reciproco, sono al centro di Natural Recall.
Si inaugura sabato 22 novembre alle ore 18 a Venezia, con una mostra allestita tra gli spazi liberty della Serra dei Giardini, il progetto internazionale di comunicazione che indaga le affinità elettive tra l’uomo e la natura.
In mostra fino al 31 dicembre le opere di graphic designer, artisti e poeti visivi da tutto il mondo, invitati a raccontare il loro personale rapporto con le piante attraverso il linguaggio artistico e la creatività.
Ideato dallo studio di comunicazione co.me con sede a Treviso e da Gtower, studio di progettazione visiva di Milano, Natural Recall indaga gli ingranaggi che muovono i rapporti tra l’universo umano e quello vegetale. Nella convinzione che i due mondi siano da sempre destinati a incrociarsi ed evolversi, guidati da una sorta di “affinità elettiva” che nasce spontaneamente, senza un apparente motivo grazie a un affetto o in circostanze eccezionali.

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Non-pittore dell’era digitale. Art Conversation con Wade Guyton al Teatrino Grassi
di Mariachiara Marzari   
venerdì 14 novembre 2014
portrait_wade_guytonmatteo-de-fina.jpgContemporaneo, libero, senza schemi, globale, l’arte dei giorni nostri attraversa tutti i confini e tutti i linguaggi, priva di schemi e di correnti, diretta, ma allo stesso tempo più difficile da decifrare fino in fondo. Il contemporaneo è dunque terra fertile per lo scambio e il confronto tra artisti, artisti e critici, artisti e pubblico. Le opere della Collezione Pinault che sfilano enigmatiche e giustapposte tra gli splendidi spazi di Punta della Dogana, in un insieme compiuto e ricco di sfumature che una sapiente regia – Caroline Bourgeois e Michael Govan, i curatori – ha creato per essere tutte partecipi del tema Prima Materia, diventano punti di partenza per la conoscenza della personalità dei loro creatori.
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