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ARTE
14. BIENNALE FINISSAGE | Capitale umano. Dagli "elementi" di Koolhas ai "mondi" di Enwezor
di Mariachiara Marzari   
lunedì 03 novembre 2014

rem_koolhaas.jpgPassaggio di testimone tra Biennale Architettura e arte. Filo rosso ideale che non si spezza anzi si rafforza, da Massimiliano Gioni a Rem Koolhaas a Okwui Enwezor (curatore dell’edizione dalla durata ‘epica’ - 9 maggio–22 novembre 2015 - data la concomitanza con Expo), ogni singola mostra diventa il risultato ‘personalissimo’ di un laboratorio di ricerca che parte dalla storia. Scavare fino alle fondamenta del passato per indagare il presente e proiettarsi nel futuro è lo scopo dei Fundamentals (appunto) di Koolhaas, analizzare i cambiamenti radicali verificatisi nel corso degli ultimi due secoli in bilico tra caos e promessa che hanno prodotto nuovi e affascinanti spunti per artisti, scrittori, cineasti, performer, compositori, musicisti... è la premessa di Enwezor.

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14. BIENNALE FINISSAGE | LAST CALL! Special "To Do List" Giardini / Arsenale / Around town
di Redazioneweb   
lunedì 03 novembre 2014

TO DO LIST – GIARDINI

fino al/until 23 novembre/november

 

CANADA | Menzione speciale
Arctic Adaptations: Nunavut at 15
L’architettura offre un modello innovativo e in grado di adattarsi alle peculiarità del territorio, senza essere ‘timorosa’ dell’unicità del luogo. Malgrado le oggettive asperità delle condizioni di vita, ne emerge un Nord canadese moderno ma resiliente alla tendenza universalizzante del modernismo./ The architecture offers an innovative model that has been able to adapt to the territory’s idiosyn- crasies, without being “afraid” of the place’s uniqueness. Despite the genuine difficulty of living conditions, a modern Canadian North has emerged, that is resilient to the universalizing tendency of modernism.
www.arcticadaptations.ca

COREA | Leone d’oro
Crow’s Eye View: The Korean Peninsula
Non una prospettiva a volo d’uccello, ma a volo di corvo. Interrotta, irregolare e disomogenea; così è la penisola coreana oggi. L’architettura è la sintesi, la ricostruzione che riflette e forma la vita dei coreani./ Not a bird’s-eye view, rather, a crow’s-eye view. Interrupted, patchy, and uneven, such is the Korean peninsula in 2014. Architecture is the synthesis and reconstruction that reflects and shapes the lives of Koreans.
www.arko.or.kr

GERMANIA
Bungalow Germania
Il Padiglione dialoga con il Kanzler-bungalow, il Bungalow del Cancelliere, costruito a Bonn nel 1964 da Sep Ruf. Due edifici di rilevanza nazionale e valore storico che si contrappongono e si scambiano tra loro in modo da creare un’identità sospesa tra passato e presente./ The Pavilion dialogs with the Kanzlerbungalow, the chancellor’s cabin built in Bonn in 1964 by Sep Ruf. Two buildings of national relevance and historical significance facing and exchanging with each other to create an identity between present and past.
www.bungalowgermania.de

PAESI NORDICI
Finlandia, Norvegia, Svezia
Forms of Freedom. African Independence and Nordic Models
Una storia poco conosciuta racconta la collaborazione tra i Paesi Nordici e i Paesi dell’Africa Orientale durante gli anni ‘60 e ‘80. L’architettura doveva favorire una crescita economica e un benessere sociale, con alcuni importanti edifici divenuti icone di modernità e indipendenza./ A less known story on the cooperation between the Nordic Countries and Eastern Africa Countries between the 1960s and 1980s. Projects have been developed to foster economic growth and social well-being, with some important buildings later becoming icons of modernity and independence.
www.nasjonalmuseet.no

RUSSIA | Menzione speciale
Fair Enough. An Expo of Ideas
La presentazione delle moderne soluzioni architettoniche avviene in forma di fiera di idee. La fiera dura una settimana. Il post-fiera è un post-moderno scenario di abbandono, un’avventura urbana in controtempo tra vecchi cataloghi e brochure./ The presentation of modern architectural solutions happens in the form of Expo of Ideas. The fair is one week long. Post-fair is a post-modern scenario of abandonment, an urban adventure in a jungle of old catalogues and leaflets.

URUGUAY
Episodes of Modernization in Uruguay
Concepita come un gigantesco archivio che si stende lungo lo spazio del Padiglione, l’esposizione invita a vagabondare tra fotografie, documenti, appunti e maquette, che raccontano in venti episodi il progetto di modernizzazione di un Paese./ The exhibition, conceived as a gigantic archive covering the entire Pavilion, invites the visitor to walk among photographs, notes, documents, and maquettes that reconstruct Uruguay’s modernization project.
www.farq.edu.uy

PADIGLIONE VENEZIA
Daniel Libeskind, Sonnets in Babylon
Le tensioni fondamentali tra architettura e disegno trovano una sintesi nel pensiero che si fa quasi origine. Un centinaio di disegni inediti, Sonnets in Babylon, creati a mano con la china e una miscela di fondi di caffè color seppia, sono l’elemento principale del Padiglione./ The fundamental tension between architecture and drawing finds a synthesis in thought. Some 100 unpublished drawings, Sonnets in Babylon, handmade with Indian ink and a mix of sepia coffee grounds are the main element within the Pavilion.
www.daniel-libeskind.com

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14. BIENNALE FINISSAGE | LAST CALL! Special "To Do List": Collateral Events / Not Only Biennale
di Redazioneweb   
martedì 11 novembre 2014

TO DO LIST – COLLATERAL EVENTS

Fino alUntil 23 novembreNovember

 

ACROSS CHINESE CITIES
Beijing

Le mutazioni della città di Pechino attraverso il suo rapporto con Dashilar, area storica situata a sud-est di Piazza Tienanmen, che diventa terreno per la sperimentazione di progetti pilota volti al recupero e all’implementazione urbana./ Beijing’s mutations in relation to Dashilar’s (an historical and peculiar area situated southwest of Tian’anmen Square) Dashilar is taken here as experimental platform for innovative pilot projects.
Arsenale Nord, Tesa 100
www.beijingdesignweek.org


ADAPTATION

Adaptation mostra, attraverso l’utilizzo di modelli, fotografie e cortometraggi, una professione in evoluzione, quella cioè degli architetti cinesi che, pur appartenendo a generazioni tra loro diverse, sviluppano strategie innovative di fronte ai vincoli imposti dal contesto o dal capitale./ Adaptation introduces and interprets an important moment in time and shows how across different generations Chinese architects develop innovative strategies when faced with constraints imposed by context or capital.
Palazzo Zen, Cannaregio 4924 (Gesuiti)
www.emgdotart.net


FUNDAMENTALLY HONG KONG?
DELTA FOUR 1984–2044

Hong Kong, con il vicino Pearl River Delta (PRD), rappresenta uno degli sviluppi territoriali contemporanei più complessi e controversi. Quattro cortometraggi raccontano storie e protagonisti che vivono e si muovono in questi sistemi emergenti./ Hong Kong and neighbouring Pearl River Delta are arguably one of the most complex, controversial contemporary spatial developments. Four short films will capture stories and actors who live and move between these emerging systems.
Arsenale, Castello 2126 (Campo della Tana)
www.venicebiennale.hk/2014

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14. BIENNALE FINISSAGE | Estremismi della Modernità. Jacques Tati al Padiglione francese
di Andrea Zennaro   
lunedì 03 novembre 2014
oncle-5.jpgQuest’anno alla 14. Biennale di Architettura di Venezia il Padiglione francese ha presentato l’opera Modernity: promise or menace?, un allestimento diviso in quattro sale dove, in quella centrale, viene ricostruita in plastico villa Arpel, del film del 1958 Mon Oncle di Jacques Tati. Il curatore Jean-Louis Cohen, seguendo il tema proposto dal direttore Rem Koolhaas Absorbing Modernity: 1914-2014, mette in mostra Jaques Tati et la villa Arpel: objet de désir ou machine ridicule?, attualizzando il discorso sugli estremismi della modernità e della tecnologia iniziato dal cineasta francese nel secolo scorso. L’alienante scenografia, che fa da ambientazione al film di Tati e ricostruita in scala dallo studio parigino Projectile, crea un corto circuito tra desiderio di benessere futuribile e oppressione meccanica e tecnologica che rende schiavi.
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14. BIENNALE FINISSAGE | La forza degli oggetti. Dal tavolo da disegno al mondo reale
di Marisa Santin   
martedì 11 novembre 2014
giappone1.jpgEntrare nel Padiglione giapponese alla 14. Biennale Architettura è come entrare in una stanza delle meraviglie, un open space pieno di oggetti di vario genere fra cui muoversi e rovistare. Alla base del progetto c’è un immenso lavoro di ricerca, di raccolta, di catalogazione - e anche di trasferimento dal Giappone a Venezia - di documenti molto diversi fra loro: modelli in scala, bozzetti, disegni, riviste e video esposti in un’unica Wunderkammer. Un “magazzino”, come lo definisce la stessa Kayoko Ota, commissario del Padiglione, togliendoci dall’imbarazzo di assegnare noi questa definizione apparentemente riduttiva. Perché di un vero e proprio magazzino temporaneo si tratta a tutti gli effetti; un magnifico magazzino in cui perdersi con l’attitudine del collezionista di fronte ad una raccolta di oggetti inediti e affascinanti.
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14. BIENNALE FINISSAGE | Architetture umane Le funzioni abitative in nove micro unità
di Redazioneweb   
martedì 11 novembre 2014
taiwan-s-pavilion.jpgUno straniante villaggio formato da nove micro unità architettoniche, ciascuna caratterizzata da una propria funzione ‘domestica’, disseminate all’interno del Palazzo delle Prigioni, accoglie i visitatori, liberi di girovagare tra la Casa del Sonno, la Casa del Lavoro, la Casa del Pasto Conviviale, la Casa dell’Alchimia, la Casa del Piacere, la Casa degli Escrementi, la Casa dello Studio, l’Altare dell’Apparenza e il Giardino delle Delizie Terrene. È Township of Domestic Parts: Made in Taiwan, il progetto ideato dall’architetto Jimenez Lai (1979, Taichung, Taiwan), vincitore nel 2012 dell’Architectural League Prize for Young Architects, che riprende il tema generale proposto da Rem Koolhaas. Partendo, infatti, dalla convinzione che il concetto di fundamentals contenga in sé le nozioni di “base” e di “origine”, Jimenez Lai propone un’analisi e una classificazione delle primarie funzioni architettoniche. Lo studio indaga le abitudini degli abitanti di Taiwan in materia di cibo, sonno e svago, le pratiche fisiologiche, le interazioni sociali e le credenze spirituali, tradotte in ‘funzioni abitative’. Questi elementi non costituiscono una semplice rappresentazione spaziale di Taiwan, ma trasferiscono all’interno del microspazio architettonico la cultura tradizionale, così da ricreare un vero e proprio villaggio taiwanese.
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14. BIENNALE FINISSAGE | Destini incrociati Gli architetti e l’influenza sulla vita dell’uomo
di M.M.   
martedì 11 novembre 2014
time-space-existence.jpgUn gruppo internazionale di architetti di differente provenienza culturale e in momenti diversi della loro carriera, architetti affermati accanto ad architetti la cui opera è meno conosciuta, riuniti in una straordinaria combinazione: una babele di linguaggi e idee in un confronto serrato. Time Space Existence documenta infatti le idee e gli sviluppi più attuali relativi all’architettura, sollevando questioni fondamentali rispetto ai concetti filosofici di Tempo, Spazio ed Esistenza. Con le loro strutture, gli architetti incidono enormemente sull’esperienza dell’essere umano rispetto a ciò che lo circonda, influenzando così la nostra esistenza quotidiana. Due diverse sedi contribuiscono ciascuna con una particolare atmosfera distintiva a guidare il visitatore attraverso approcci individuali, presentazioni ‘tradizionali’, inattesi elementi artistici. Le 32 stanze di Palazzo Bembo sono prevalentemente dedicate a singole presentazioni di architetti o studi architettonici quali Ricardo Bofill, Allford Hall Monaghan Morris, GMP e White Arkitekter, o a progetti di ricerca come quello condotto dall’Università di Houston. Palazzo Mora invece, caratterizzato da un’importante spazialità, presenta una selezione di progetti architettonici, tra cui le sculture di Eduardo Souto de Moura.
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14. BIENNALE FINISSAGE | Cemento amato. Resistenze private al processo di omologazione pubblica
di Alexia Boro   
martedì 11 novembre 2014
chile_pavilion_01_1240.jpgSe avete in programma una visita alla 14. Mostra Internazionale di Architettura, non perdetevi il Padiglione del Cile, al quale la giuria quest’anno ha tributato il Leone d’Argento. A darvi il benvenuto sull’uscio, è proprio il caso di dirlo, è l’abitazione della signora Silvia Gutiérrez a Viña del Mar. Si tratta della riproduzione fedele del coloratissimo interno di un appartamento sociale realizzato all’epoca del KPD, un’industria per l’edilizia prefabbricata donata dall’Unione Sovietica alla via cilena del socialismo, guidata dal presidente Salvador Allende.
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14. BIENNALE FINISSAGE | La scintilla dei buoni maestri. Guido Cirilli e Venezia
di Sara Bossi   
martedì 11 novembre 2014
cirilli.jpgUna selezione dai 1286 disegni custoditi presso l’Archivio Storico dell’Accademia di Venezia, oltre a riproduzioni multimediali e video, ripercorrono la vicenda professionale dell’architetto Guido Cirilli (1871- 1954), cresciuto sotto l’ala di Giuseppe Sacconi, l’autore dell’Altare della Patria, attivo soprattutto tra Roma, le Marche, Venezia e il Friuli. Legato per un quarantennio all’Accademia di Belle Arti della città lagunare, come docente e come presidente, Cirilli fonda nel 1926 con Giovanni Bordiga la Scuola Superiore di Architettura, attuale Università IUAV, di cui è direttore fino al 1943. La sua lunga presenza a Venezia non ha lasciato traccia in città. Unico suo progetto realizzato nel 1914, ma distrutto nel 1932, è la facciata del Padiglione Centrale dei Giardini della Biennale. In mostra anche studi per le sedi dello IUAV, per il Ponte degli Scalzi e la Stazione di Santa Lucia. Cirilli lascia un segno importante nella formazione di Carlo Scarpa, che lavora nel suo studio dal 1926 al 1931, per poi affiancarlo come assistente universitario. Scarpa eredita da Cirilli l’attenzione per i dettagli e la qualità dei materiali costruttivi: «Io discendo, per tradizione culturale, dal monumento a Vittorio Emanuele II a Roma. Io ero, infatti, il migliore allievo del mio professore d’Accademia, che a sua volta era stato il migliore allievo dell’autore di quel monumento...».
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14. BIENNALE FINISSAGE | Fondazione 2.0. Tracce indelebili di Carlo Scarpa
di Livia Sartori di Borgoricco   
martedì 11 novembre 2014
querini-stampalia.jpgSi conclude il 23 novembre l’interessante mostra che la Fondazione Querini Stampalia ha dedicato a se stessa, al proprio spazio vitale e fisico, caratterizzato in particolare dal dialogo tra gli spazi disegnati da Carlo Scarpa e gli artisti e architetti che negli anni li hanno abitati. Le testimonianze di pittori, architetti, coreografi e registi sono simbolicamente raccolte intorno al nucleo di schizzi e disegni che racconta la genesi felice dello spazio Carlo Scarpa, rievocata da una testimonianza di Mazzariol, che chiedeva all’architetto di tenere fuori l’acqua alta, e invece Scarpa replicava «dentro l'acqua alta, dentro come in tutta la città (…) vedrai i giochi della luce». Un segno luminoso, quindi, quello di Scarpa, antico e moderno insieme, con una grande forza che continua a ispirare - ed ecco i lavori di Pistoletto, Franke, Paolini, Brunello, fra gli altri - e che spinge fino alla dimensione 2.0: #nelsegnodiCarloScarpa è l’hashtag per condividere i propri scatti nel wall della Fondazione. A corollario della mostra, un ciclo di incontri per approfondire l’attualità della lezione del grande architetto veneziano: appuntamento il 13 novembre con la Soprintendente Renata Codello sul tema della convivenza tra antico e moderno in Laguna, e il 27 con gli studenti della Scuola di Dottorato dello IUAV, che quotidianamente si confrontano con il lavoro del Maestro.
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La mano di Palladio, segno indelebile nella Russia dal Barocco al Modernismo
di Roberta De Villa   
giovedì 16 ottobre 2014
russiapalladiana1.jpgL’Architettura disegna il mondo, lascia segni tangibili, scrive pagine di storia, innalza mura di bellezza. L’esposizione, ospitata al Museo Correr, nasce da una collaborazione tra la Fondazione Musei Civici di Venezia e il Centro espositivo-museale di Stato ROSIZO di Mosca, con il sostegno del Museo statale di architettura A.V. Ščusev – Mosca, e lo CSAR (Centro Studi sulle Arti della Russia dell’Università Ca’ Foscari Venezia), e si palesa come una retrospettiva di straordinario interesse, sia per completezza d’informazione, sia per ricchezza di contenuti e varietà di opere e documenti presentati. La mostra Russia Palladiana. Palladio e la Russia dal Barocco al Modernismo, narra, in modo esaustivo ed approfondito, l’iperbolica e affascinante storia del palladianesimo russo. Il nome di Andrea Palladio in Russia è leggenda e mito; l’opera del Maestro del tardo Rinascimento influenzò per secoli la progettazione architettonica del Paese, fu modello imprescindibile di bellezza e armonia, esulò dal campo prettamente architettonico, per invadere con la nobile classicità delle linee, la formazione della coscienza e della vita quotidiana dell’immenso Paese.
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Città mosaico. Vivere nella GAM, la grande area metropolitana di San Josè
di Marisa Santin   
giovedì 16 ottobre 2014

figure_05b_san_jose_satellite.jpgLa Costa Rica partecipa per la prima volta a Biennale Architettura mettendo in evidenza lo sviluppo che ha interessato le sue città, includendo nell’analisi però non solo gli ultimi 100 anni, come suggerito dal tema di Rem Koolhaas (Absorbing Modernity 1914-2014), ma anche il periodo di fine XIX secolo, individuando in esso un punto di svolta determinante per l’avvio dei profondi cambiamenti urbanistici avvenuti nel Paese e culminanti nella GAM, la grande area metropolitana centrata attorno alla capitale San José. In quest’area (due volte l’estensione di Los Angeles) vive la maggior parte degli abitanti della Costa Rica, i Ticos, da cui il nome dell’esposizione pensata per lo spazio costaricense all’Arsenale, Ticollage City.

 

L’architetto tedesco Oliver Schütte, uno dei promotori e curatori del Padiglione (nel suo curriculum collaborazioni con Eisenman Architects, Richard Serra e lo stesso Rem Koolhaas) ci parla del progetto.

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Contemporaneamente presenti. L’arte riparte dal vetro, Venezia riparte da Ca’ Nani Mocenigo
di Mariachiara Marzari   
mercoledì 15 ottobre 2014
vitraria-glass-museum.jpgFine settembre 2014, due eventi, uno in mondovisione, l’altro volutamente sottotraccia, hanno mostrato che Venezia è unica e irripetibile e che il degrado è della società e non della città. George Clooney da una parte e un gruppo di imprenditori locali e stranieri dall’altra hanno sancito il loro amore per la città, amore vibrante, energetico, esemplare, che spinge a rimboccarsi le maniche e affermare «Yes, I do». Sì, perché proprio il 26 settembre, nel pieno dei festeggiamenti hollywoodiani, a Venezia Palazzo Nani Mocenigo ha dato la luce a Vitraria GLASS+A Museum, un fondazione che guarda all’arte contemporanea in modo sperimentale, con uno sguardo glocal e quindi partendo dal vetro, materia consona alla tradizione e al contempo capace di tradurre magistralmente il sentire contemporaneo.
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Attimi di città. Padova mostra gli scorci veneziani di Francesco Lojacono
di Luisa Turchi   
giovedì 16 ottobre 2014

lojacono.jpg

 

Francesco Lojacono, artista veneziano, nasce come incisore diplomatosi all’Accademia di Belle Arti e dalle arti grafiche parte per approdare ad una personale tecnica di pittura a spruzzo, coniugando in chiave naïve tradizione e modernità. Il suo è un percorso artistico in continua evoluzione, che dalle sperimentazioni iniziali segniche dei suoi Stati d’animo – trilogia di personificazioni alla Keith Haring racchiuse tra le pagine di un libro fatto di ombra e luce – passa attraverso linoleumgrafie quali La tela del ragno, che fa pensare al reticolato dei canali veneziani, o alle serie stilizzate di Alberi e Bricole, fino al gioco dell’opera Ferri delle gondole. Utilizza tecniche miste come acquaforte, puntasecca e acquatinta insieme, con effetti di durezza o morbidezza di linee e campiture, misurate anche a seconda del differente tempo di morsura degli acidi. La sua è una progressiva scoperta e conquista di luce e di colore, che viene ad invadere dapprima lentamente e poi con maggiore forza l’immagine, ripetuta in successione, partendo da una stessa matrice. E con il colore, Lojacono ritrova sempre di più anche il figurativo.

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Il sostrato dell’arte. Teatrino Grassi, sperimenti e contaminazioni di successo motore
di Mariachiara Marzari   
mercoledì 15 ottobre 2014
latifa_echakhch_1matteodefina.jpgNon sono i numeri (10.000 spettatori), ma l’energia (anche grazie alla possibilità di seguire tutte le attività in streaming sul web) a caratterizzare il successo delle attività culturali di Teatrino Grassi. E dunque si riparte: la programmazione culturale per gli ultimi mesi del 2014 conta oltre 50 appuntamenti in gran parte a ingresso libero. Due le direzioni seguite con una certa dose di spirito pionieristico, entrambe in stretta sinergia con la città e con il mondo, grazie alla costruzione di un network in progress che ha messo in relazione alcuni dei più rilevanti nomi del mondo della cultura e delle arti con il pubblico e con le migliori forze del territorio (Ca’ Foscari, IUAV, Accademia di Belle Arti, Fondazione Cini …).
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Impatto "Zero". Storia di una rivoluzione
di Davide Carbone   
mercoledì 08 ottobre 2014

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«Se dici qualcosa che non offende nessuno, allora non hai detto niente». Questa frase attribuita ad Oscar Wilde può essere più o meno condivisibile, ma racchiude al suo interno una particella di verità: spesso, ciò che di più significativo può essere detto o fatto comporta una sorta di rottura, di offesa a volte, di ribaltamento delle logiche convenzionali, a prescindere dall’ambito in cui ci si trova a ragionare.

 

Sotto questo aspetto, gli artisti del cosiddetto Gruppo Zero rappresentano uno degli esempi più eclatanti di rivoluzione, in questo caso riferita alle arti figurative. Il movimento nato in Germania a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 trovava punti di contatto con discipline come l’elettromeccanica, la cinetica, l’elettromagnetismo e per la prima volta coinvolgeva lo spettatore in un rapporto interattivo con l’opera, precorrendo gli effetti illusionistici dell’optical art contemporanea.

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[intervista] Ai confini della realtà aumentata. Cent’anni di progettazione architettonica in un’app
di Marisa Santin   
martedì 02 settembre 2014

tower-skin_lava.jpgL’Australia sceglie un’applicazione scaricabile sui più comuni dispositivi digitali per raccontare come il suo vasto territorio abbia assorbito la modernità negli ultimi cent’anni dal punto di vista delle trasformazioni architettoniche. In sé il progetto racchiude dunque uno degli ultimi e più avveniristici risultati della modernità, la realtà aumentata, per interpretare e letteralmente mostrare edifici pensati, progettati, avviati a partire dal 1914, edifici che per diversi motivi, economici, politici, sociali, non furono in seguito mai costruiti. «Gli edifici che abbiamo scelto di esporre, o meglio di ricreare virtualmente, e che non sono mai stati costruiti, possono tracciare la storia della progettazione architettonica dell’Australia degli ultimi 100 anni», ci spiega Rene Van Meeuwen, uno dei curatori di Augmented Australia.

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Potente fragilità. Da «Vogue» alla strada, l’universo esistenziale di Irving Penn
di Laura Spadari   
giovedì 10 luglio 2014

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Ironia e amarezza, profondità e terribile fragilità: nel corso degli anni lo sguardo disincantato di Irving Penn si è posato con la stessa dedizione e instancabile curiosità su soggetti di diversa e natura, tutti colti nella loro effimera essenza e caducità. Davanti al suo obiettivo si sono messi ugualmente in posa dive del cinema e gente di strada, artisti e panettieri. Così anche un gruppo di ragazze indigene è ritratto a guisa di modelle in posa per una copertina di «Vogue», rivista per la quale Penn lavorò sin dall’inizio della sua carriera negli anni ’40, contribuendo, insieme ad altri grandi ritrattisti come Richard Avedon e Helmut Newton, a definire quell’estetica della fashion photography con cui ancora oggi si devono fare i conti.

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Un Archivio da vedere. Guido Cirilli, la storia dell’architettura del ‘900
di Livia Sartori di Borgoricco   
giovedì 10 luglio 2014

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Nella sede espositiva recentemente restaurata del Magazzino del Sale 3 alle Zattere, l’Accademia di Belle Arti aggiunge al ricco programma di mostre architettoniche che popolano la città, ideate sulla scia dei Fundamentals di Koolhaas, l’esposizione Guido Cirilli. Architetto dell’Accademia, una selezione dei 1286 disegni conservati presso l’archivio storico dell’Accademia dalla morte dell’architetto (1954), che per più di quarant’anni ne è stato figura leader, come docente, presidente e poi direttore della Scuola superiore di architettura, il futuro IUAV.

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Grandangolo sull’arte. Un Gesamtkunstwerk dalla Collezione Dreyfus-Best
di Roberta De Villa   
mercoledì 09 luglio 2014

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L’arte come dono inatteso, solo per occhi assetati di bellezza e verità. Una sorprendente esposizione avrà luogo in Laguna, presso la Collezione Peggy Guggenheim. Il carattere unico ed esemplare della collezione raccolta da Richard e Ulla Dreyfus- Best ha la brillantezza primigenia e catartica delle occasioni imperdibili. La mostra, curata dallo storico dell’arte Andreas Beyer dell’Università di Basilea, propone una selezione di 111 opere di raro gusto. Un Gesamtkunstwerk in cui trovano posto e piedistallo oggetti, dipinti, disegni e sculture.

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Destinazione Londra. Alla Fondazione Wilmotte i migliori del Prix W 2014
di Fanny Liotto   
mercoledì 09 luglio 2014

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Dal 2006 la Fondazione Wilmotte, nata da una costola dello studio di architettura parigino Wilmotte & Associés SA, fondato nel 1975 da Jean-Michel Wilmotte, promuove il Prix W, rivolto a giovani e talentuosi architetti alle prime armi. Spingendoli a realizzare progetti stimolanti, il Premio si pone l’obiettivo di esplorare il patrimonio culturale alla luce della nuova creazione architettonica. Il concorso 2014 richiedeva a studenti delle scuole di architettura europee la creazione di un centro di accoglienza negli spazi adiacenti alla Torre di Londra, storico monumento inglese. Tra 153 progetti partecipanti, la giuria presieduta da Malcolm Reading ha scelto tre progetti vincitori e ha assegnato otto menzioni speciali.

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Passaggio in India 28 artisti raccontano i ‘misteri’ del gigante asiatico
di Sara Bossi   
martedì 08 luglio 2014
india.jpgLe teste smisurate e sgargianti di Ravinder Reddy, come quelle che ancora oggi sfilano in processione, esprimono un’antica, potente religiosità popolare. Monumenti di un Paese pieno di contrasti e di contraddizioni, l’India, un miscuglio di razze e lingue, religioni e antiche tradizioni, per secoli sopravvissute rimanendo quasi impenetrabili al resto del mondo. India: The Revealed Mysteries, in corso alle Tese dell’Arsenale Nord, porta questo Paese immenso e affascinante alla ribalta internazionale, in un confronto diretto con la Biennale Architettura sulla riva opposta e in simbolica relazione con la città di Venezia, frontiera tra Oriente e Occidente.
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Gocce di Memoria. Aspettando i nuovi versi artistici di Enrico Benetta
di Redazione   
lunedì 07 luglio 2014

benetta.jpg

Forse vorrebbero essere Sublimi Azioni, o forse no. Certo è che il luogo dell'installazione di Enrico Benetta, l'Abbazia di San Gregorio è, in Venezia, uno dei posti più belli, forse addirittura il più bello di tutti. Come il confronto con questo splendido edificio avrà ispirato Benetta? La sera del 9 luglio dalle 20 l'artista veneto, ospite della Famiglia Buziol, saprà stupire i suoi incondizionati e acritici estimatori e saprà convincere i suoi dubbiosi, ma pur sempre affezionati followers. Non si fanno previsioni, ma si coltiva la speranza di vedere un lavoro capace di emozionare, specie confrontando i lavori precedenti pieni di verve e di poetica sincera. Enrico Benetta, un uomo dotato di talento naturale, forse distratto nelle idee, ma capace di dare un sorriso felice ad un tratto artistico. Vorremmo poter ritrovare quelle poesie di Benetta fatte di segni... I luoghi di Canaletto devono intimorire, ma possono far crescere nella consapevolezza del proprio valore.

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Esprit des lois. Respinta dalla Corte francese la domanda dei parenti di Peggy
di Redazione   
venerdì 04 luglio 2014

peggy-guggenheim-alexander-calder.jpgIn Francia nello stesso giorno hanno tenuto in stato di fermo l'ex presidente Sarkò ed hanno salvato la Peggy Guggenheim Collection dalle pretese di mancati eredi che contestavano di fatto le scelte gestionali post mortem attuate dal board del Museo veneziano. Una tempesta in un bicchier d'acqua, che tuttavia aveva fatto scorrere un brivido nella schiena di molti, in primis del Direttore del Museo e di tutti i collaboratori che con successo sempre crescente confermano la casa di Peggy come uno dei luoghi più amati di Venezia.

 

È giusto unirsi al coro, unanime, di tutti coloro i quali hanno gioito nell'aver appreso che la logica giudiziaria ha prevalso e che, come in ogni famiglia, quando c'è di mezzo un'eredità, nel caso de quo, più che di eredità si deve parlare di beni universali, di cui la proprietà materiale rappresenta solo un mero accidente, considerato il loro valore di beni di Cultura del '900, i parenti divengono serpenti ed ogni occasione, anche tardiva, è buona per cercare di mettere mano al tesoro.

 

Nessuno avrebbe staccato i quadri dalle pareti per metterli nel salotto di casa propria, ma conta il principio, che malgrado l'evidenza dei fatti, c'è sempre qualcuno disposto a fare azioni di disturbo. E se, per puro spirito di simulazione ioci causa, l'azione fosse stata promossa in Italia, chissà se non avremmo dovuto fare i conti con qualche magistrato a caccia di notorietà... per una volta Vive la France!

 
[INTERVISTA] Padiglione Cina, tra architettura e filosofia
di Marisa Santin   
venerdì 04 luglio 2014

cina3.jpgPer la 14. Biennale Architettura, la Cina ha voluto mettere in evidenza gli elementi fondamentali della propria filosofia del costruire, proponendo una riflessione sul modo in cui il Paese ha assorbito le forze di modernizzazione provenienti dall’esterno.

 «L’ambizione più grande però – ci dice Jiang Jun, chief curator – è stata quella di parlare di “chineseness”», di “cinesità” diremmo noi, in un particolare periodo storico in cui la tendenza generale è di mettere acriticamente in discussione la persistenza di caratteristiche cinesi peculiari.

 

Come ha interpretato l’invito di Rem Koolhaas a rappresentare un secolo di modernizzazione della Cina?
Due sono le questioni che Rem ha sollevato, il concetto degli elementi fondanti dell’architettura, Fundamentals, e il processo di modernizzazione delle singole nazioni, Absorbing Modernity. Noi abbiamo unito le due proposte come fossero il titolo e il sottotitolo di una unica riflessione...

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14. BIENNALE ARCHITETTURA | Fundamentals da Leoni. I Premiati della 14. Biennale Architettura
di Redazione   
venerdì 04 luglio 2014

premiazione.jpgNei tre giorni di vernice (4, 5 e 6 giugno scorsi), intenti a girare da un Paese/Padiglione all’altro in un viaggio geografico esaltante che segna nuovi confini e nuove visioni dell’architettura, è capitato di incrociare la Giuria della 14. Mostra Internazionale di Architettura, intenta a verificare progetti e idee per scorgerne i Fundamentals.

 

Francesco Bandarin (Presidente, Italia), Kunlé Adeyemi (Nigeria), Bregtje van der Haak (Olanda), Hou Hanru (Cina), Mitra Khoubrou (Emirati Arabi Uniti) hanno ricercato la modernità, intesa come veicolo di trasformazione sociale, culturale e geopolitica, verificando non solamente come i singoli Paesi l’abbiano assorbita, ma anche come l’abbiano adattata, talvolta rifiutata o trasformata criticamente. A conclusione della tre-giorni, ecco come la Giuria si è espressa:

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[INTERVISTA] Cino Zucchi e la questione italiana
di Mariachiara Marzari   
giovedì 03 luglio 2014

padita1.jpgConsensi unanimi hanno accolto il progetto Grafting/Innesti di Cino Zucchi, curatore del Padiglione Italia alla 14. Biennale Architettura. Dopo anni di polemiche che accompagnavano la partecipazione italiana e nel clima rovente della cronaca giudiziaria che proprio nei giorni delle vernici ha visto Venezia e Milano al centro dell’italico problema dei lavori pubblici e degli appalti, l’analisi meta-storica di Zucchi su Milano e l’Italia è risultata vincente. Partendo dai capisaldi del modernismo, aprendo all’attualità vista dagli occhi non esperti, stimolando il dibattito dei giovani architetti, chiamando grandi architetti stranieri a fissare un immagine dell’Italia, il Padiglione di Zucchi emerge nel panorama internazionale della Biennale vario e approfondito, capace di guardare con occhio attento all’Italia e di restituirne una visione puntuale dove l’architettura diventa riflessione. Nonostante tutto, il futuro è possibile. Ecco, dalle parole di Cino Zucchi, i Fundamentals del Padiglione Italia.

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[INTERVISTA] Géométrie, greffe, matière: l'innesto architettonico secondo Jean-Michel Wilmotte
di Marisa Santin   
domenica 01 giugno 2014
jmwleo-paul_ridet.jpgSituata nel cuore della Venezia più autentica, a Cannaregio, lungo Fondamenta de l’Abazia, la Fondazione Wilmotte ha lo scopo di sensibilizzare giovani architetti sul tema della conservazione e il recupero di edifici storici, creando occasioni di promozione e sviluppo di un linguaggio architettonico contemporaneo, gettando ponti di comunicazione tra architettura, beni culturali e arte contemporanea e favorendo l’incontro tra il patrimonio esistente e la creazione architettonica. Il principio base a cui si ispira è quello dell’innesto architettonico, ovvero dell’inserimento nella struttura preesistente del nuovo, senza nasconderlo, allo scopo di valorizzare tanto l’antico quando il moderno. Attiva dal 2005, la Fondazione è un ente senza scopo di lucro che ha fra i suoi primari obiettivi quello di incoraggiare giovani architetti, designer urbanisti e paesaggisti, dando loro l’opportunità di condurre degli stage presso gli Studi Wilmotte, attribuendo delle borse di studio e istituendo il Prix W, un concorso biennale che si rivolge a studenti e a neolaureati in architettura provenienti da tutta Europa. Grazie ad un’affascinante opera di restauro di spazi originariamente adibiti a laboratorio di carpenteria navale, dal 2012 è attiva la sede veneziana della Fondazione, che ospita progetti espositivi con tematiche legate alla città di Venezia, all'architettura e al restauro. Dal 5 giugno al 30 agosto, in concomitanza con la Biennale Architettura, i progetti vincitori e i più meritevoli di menzione del Prix W 2014 saranno esposti presso gli spazi della Galleria. Abbiamo incontrato Jean- Michel Wilmotte, architetto, urbanista e designer, fondatore dello Studio Wilmotte & Associés, avviato a Parigi nel 1975 e da allora in continua espansione in tutto il mondo (con sedi a Nizza, Londra, Seoul, Rio de Janeiro, fino ad operare attualmente in più di 20 Paesi), e della Fondazione omonima. L’architetto Wilmotte, insieme a Borina Andrieu, direttrice di Wilmotte SA e della Fondazione Wilmotte, che comprende oltre a Venezia, le sedi a Londra e Parigi, ci ha parlato dei suoi progetti passati e futuri e del suo rapporto con Venezia.
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14. BIENNALE ARCHITETTURA | Un benvenuto a...
di Redazioneweb2   
mercoledì 28 maggio 2014
costa_rica.jpgCosta Rica, Repubblica Dominicana, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Marocco, Repubblica del Mozambico, Turchia, Costa d'Avorio, Kenya, Nuova Zelanda partecipano per la prima volta all'esposizione internazionale di Architettura.
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I Fundamentals di Rem Koolhaas. 14. Mostra Internazionale di Architettura: istruzioni per l'uso
di Massimiliano Lucchetta   
lunedì 26 maggio 2014

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«Mi ritengo un amateur in diverse discipline tra cui l’architettura, e uno scrittore professionista: è così che mi sento». È questa forse la frase di Rem Koolhaas più illuminante per chi si volesse preparare alla prossima Biennale Architettura, finalmente da lui diretta, all’evento attesissimo e preannunciato come un laboratorio attivo di workshop e seminari, una mostra-ricerca «sull’architettura e non sugli architetti», come dichiara lo stesso Koolhaas, che durerà per la prima volta sei mesi come quella dedicata all’arte. Due i temi: il primo si concentrerà sugli inevitabili elementi di tutta l’architettura utilizzati da ogni architetto, in ogni tempo ed in ogni luogo (la porta, il pavimento, il soffitto, ...) per «una comprensione della ricchezza del repertorio di fondamenti dell’architettura, che attualmente sembra essere esaurito»; il secondo, Absorbing Modernity 1914-2014, con la scelta di un arco temporale a dir poco ambizioso, proporrà la rilettura degli ultimi cento anni di architettura moderna, in quanto «le architetture che un tempo erano specifiche e locali sono diventate intercambiabili e globali, e sembra che l’identità nazionale sia stata sacrificata sull’altare della modernità» (Koolhaas).

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