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ARTE
BIENNALE ARTE 2013 | Eva - Argentina. Una metafora contemporanea
di Redazioneweb   
venerdì 14 giugno 2013

eva-peron-biennale-venezia-padiglione-argentina01.jpg[Padiglione Argentina] Prima di papa Bergoglio, era Evita Peron l’immagine stessa dell’Argentina, e attorno a questa donna sono fioriti miti e leggende. Quattro installazioni ritraggono Evita con il linguaggio dell’arte contemporanea, mostrandone vari aspetti, di una vita fatta di gloria, ma anche tragica. La storia di una donna che era molte donne contemporaneamente, vista anche attraverso i ricordi di infanzia dell’artista, senza la retorica tipica di certi linguaggi della cronaca e dei media Latino Americani, e con un nuovo più aderente significato rispettoso dei fatti.

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BIENNALE ARTE 2013 | Voice of the Unseen
di Anna Trevisan   
giovedì 06 giugno 2013
unseen.jpg[Evento Collaterale] La Cina mai come oggi ha voglia di raccontarsi all’Occidente, spiega Wang Lin, critico da sempre impegnato nella diffusione nel suo Paese dell’arte non ufficiale. Con questa mostra da lui ideata e curata, intende lasciarci vedere oltre la Grande Muraglia. Attraverso le opere di 188 artisti esponenti della cosiddetta postavanguardia maturata negli anni ’80 e ’90, ci viene offerta l’opportunità di accostarci ad una Cina ancora mai vista, senza il filtro distorsore dell’Occidente. L’allestimento della mostra è all’Arsenale, alle Tese di San Cristoforo e nella Nappa n° 91.
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BIENNALE ARTE 2013 | Glasstress
di Redazione   
giovedì 06 giugno 2013
glasstress005.jpg[Evento Collaterale] La grande passione per l’arte contemporanea e per il vetro hanno infatti portato Adriano Berengo a creare Glasstress, un evento di successo, inserito tra gli Eventi Collaterali Biennale, che, prima che in mostra, ha riunito nella propria fornace artisti di spicco di fama internazionale. Molti di loro si sono confrontati per la prima volta con questo materiale duttile e luminoso e ne sono nate opere straordinarie. L’idea di mettere al servizio degli artisti un laboratorio - la fornace è un luogo mitico e ancestrale - e una materiale - il vetro, cioè la luce e il calore - rende assolutamente unica questa mostra.
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BIENNALE ARTE 2013 | Deller nel segno di Andy
di Alexia Boro   
giovedì 06 giugno 2013
13.jeremy_deller_exodus_2012still_from_film_courtesy_of_the_artist_the_modern_institute_and_toby_webster_ltd_glasgow.jpg[Padiglione Gran Bretagna] È Jeremy Deller, universalmente noto per il suo Sacrilege, la versione gonfiabile di Stonehenge che la scorsa estate ha viaggiato in lungo e in largo per il Regno Unito, a rappresentare il Padiglione Britannico. Deller è a suo modo una voce fuori dal coro rispetto ai suoi contemporanei. Lavora spesso con artisti di altre discipline, dalla musica ai film, facendo dialogare elementi della tradizione e la cultura contemporanea. Il risultato è un nuovo tipo di opera: film, installazioni, performance ed eventi spesso dal forte tratto umoristico ma mai sarcastici e sempre rispettosi dei soggetti coinvolti.
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BIENNALE ARTE 2013 | La ‘vita altra’ delle bombe
di Chiara Casarin   
giovedì 06 giugno 2013

ungheria2.jpg[Padiglione Ungheria] Fired but unexploded, video installazione protagonista del Padiglione Ungheria, indaga una terza possibilità di esistenza delle bombe, oltre alle due più plausibili. Possono esplodere e assolvere immediatamente alla loro funzione distruggendo tutto ciò che è alla loro portata, oppure possono entrare nei libri di storia e nelle personali storie familiari, nelle quali vivono in racconti e in immagini indelebili.

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La parola alle immagini. Manet a Venezia
di Anna Trevisan   
martedì 30 aprile 2013

 

[PROROGATA ALL'1 SETTEMBRE] Tre secoli dividono le illustri Muse. Eppure a guardarle accostate l’una accanto all’altra, l’Olympia di Manet (1863) e la Venere di Urbino di Tiziano (1538) si parlano manifestamente con la naturalezza di chi condivide un comune linguaggio. Mentre al pubblico è offerta l’opportunità di vederle a confronto, in un epico silenzioso duello di virtuosa nudità e bellezza, le tele di queste Veneri nient’affatto dormienti, come piacevano invece al più cauto Giorgione, fugano eloquentemente ogni dubbio in merito al legame esistente tra l’arte del maestro (pre)impressionista e il rinascimento italiano.Non è certo solo questione di nudità, lo scandalo sapiente che Manet seppe suscitare con le sue tele, dall’Olympia alla Colazione sull’erba. In ballo c’è il diritto stesso all’audacia, esposta senza alcun pretesto allegorico.

 

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Fino alla fine del mondo. Solovki: luogo paradigma della storia di Vladimir Asmirko
di Sara Bossi   
mercoledì 08 maggio 2013

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«La multiforme bellezza e la straordinaria varietà della cultura di ciascun paese - afferma Asmirko (1963, Isola di Sakhalin, estremo oriente della Russia) - affondano le radici nell’antichità, nelle tradizioni, nelle religioni e sono intessute di misteri e di segreti.

 

La chiave di lettura per comprendere una cultura, come un insieme nato dal fondersi di molteplici caratteristiche e tradizioni etniche, non si può semplicemente ricevere in consegna, ma si deve cercare e conquistare». L’occasione Vladimir Asmirko ce la offre con la mostra fotografica Solovki: il cielo in terra, realizzata presso la Casa del Cinema Pasinetti in occasione del 10° Anniversario della Comunità Russo Ortodossa “Sante Donne Mirofore” di Venezia.

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I magnifici quattro...giorni d'arte contemporanea nativa americana
di Fanny Liotto   
mercoledì 08 maggio 2013

als-smposterad.jpgNata da una proficua collaborazione tra l’Università Ca’ Foscari di Venezia, l’americana Wisconsin University di Madison (WI) e il Museum of Contemporary Native Arts (MoCNA) di Santa Fe, New Mexico, parte dell’Institute of American Indian Arts (IAIA), l’arte nativa americana contemporanea va in scena solo per quattro giorni a Palazzo Cosulich alle Zattere, Dipartimento di Studi Linguistici Culturali Comparati dell’Università Ca’ Foscari. Air, Land, Seed indaga le tensioni tra luoghi d’origine e luoghi di esilio, a partire da una prospettiva indigena, nordamericana.

 

Nove artisti contemporanei esporranno opere grafiche e realizzeranno video e installazioni interrogandosi sulle ideologie e sugli spostamenti di massa forzati che connotano la nostra esistenza collettiva odierna, riappropriandosi di potenti simboli coloniali quali: bandiere, navi e onde radio. Il legame tra i luoghi natii e quelli dell’esilio diventa il mezzo per descrivere sentimenti e convinzioni che hanno caratterizzato la storia.

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Ombre e penombre. Liz Nicol espone a Venezia per Venezia
di M.F.   
mercoledì 03 aprile 2013

liz_nicol_exposing_cyanotypes.jpgFino alla fine di luglio 2013, alla Trattoria “Ai Tosi” di Castello l'artista inglese Liz Nicol, docente universitaria di fotografia, tiene la sua prima mostra veneziana. L'artista è molto legata a Venezia, dove possiede una casa in cui torna spesso, appena gli impegni lo consentono. Liz Nicol presenta un'affascinante selezione di fotografie in bianco e nero scattate al mercato del pesce di Rialto, dal titolo Still lives o Vite immobili, e una serie di cianografie. La cianografia è un processo semplice e raffinato che prevede l’uso di due sostanze chimiche: citrato ferrico di ammonio e ferrocianuro di potassio.

 

La carta viene fatta asciugare in camera oscura e in seguito posta sotto un negativo, per ottenere una stampa, o sotto un oggetto piatto, per ottenere un fotogramma, prima di essere esposta ai raggi del sole. L’unico componente chimico addizionale di solito dato per scontato è l’acqua. La semplice azione di lavare la cianografia esposta al sole fa apparire il tipico colore blu intenso e fissa per sempre l’immagine.

 

In Umbra Penumbra le stampe sono di colore blu e ripropongono il valore espressivo di questo antico metodo fotografico, creando 'disegni fotogenici' di foglie, pizzo e piume. L’ opera Ellipse composta da studi di cianografie sarà messa all’asta e il ricavato devoluto a Venice in Peril, a dimostrazione tangibile non solo dell'affetto, ma dell'impegno diretto dell'artista per la salvaguardia di Venezia.

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Il Carracci perduto. A Ca’Foscari un incontro su cinema, ricerca e valorizzazione
di Ambra Agnoletto   
martedì 26 marzo 2013

carracci_27-3-2013_light.jpgBologna, Palazzo Ratta. Un dipinto, l’Enea in fuga da Troia, creduto perduto per sempre alla fine dell’800 e ritrovato esposto su una parete della stessa residenza nobiliare per la quale era stato realizzato, nascosto anche alla vista più attenta. Un giovane ricercatore, Tommaso Mozzati, ed un giovane regista, Andrea Dalpian, motivati a seguirne le tracce ed a raccontarne l’ironica e rocambolesca storia.

 

Il risultato di questo singolare incontro è il documentario Il Carracci perduto, presentato dagli autori all’interno del dibattito «Il racconto dell’arte», organizzato dal Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali di Ca’Foscari, per riflettere sulle prospettive convergenti tra linguaggio cinematografico, ricerca e valorizzazione artistica. Mercoledì 27 marzo, presso l’Auditorium Santa Margherita, interverranno nella discussione anche Marco Del Monte, autore del videoracconto Ritratti di famiglia. Il Giovanni Bellini della collezione Querini Stampalia, ed i docenti dell’ateneo Luigi Perissinotto, Chiara Piva e Valentina Re; sei moderatori per un dialogo aperto su nuovi format, nuovi linguaggi, e nuove occasioni di circolazione e fruizione dell’arte

 

«Il racconto dell'arte»
mercoledì 27 marzo, h. 15

Auditorium Santa Margherita
info www.unive.it

 
Venice Wallpaper. Cronistoria pubblicitaria secondo il Laboratorio “e”
di Redazioneweb2   
venerdì 15 marzo 2013

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L'esposizione dei dipinti all'Imagina Cafè realizzati dalle persone frequentanti il Laboratorio “e” dell'Anffas di Venezia offre al pubblico quest'anno delle riproduzioni pittoriche dei primi manifesti pubblicitari che nel periodo compreso tra la metà dell'800 e il '900 inoltrato comparvero in vari punti della città per attirare l'attenzione dei veneziani quali fruitori di eventi sia culturali che commerciali.

É la cosidetta reclame, manifesto che veniva affisso in punti prestabiliti di maggior aflusso pubblico come la Stazione ferroviaria, vicino ai punti di partenza dei vaporetti, nelle rive e sui muri delle case, come si nota in alcuni dagherrotipi dell'epoca. Il Laboratorio si è rifatto ad una preziosa collezione che si trova nei Musei Civici di Treviso, quella Collezione Salce che prende il nome dal collezionista Ferdinando Salce.

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Futuro presente. Da Scarpa a Botta: cinquant’anni di interventi per la ‘nuova’ Querini Stampalia
di Mariachiara Marzari   
giovedì 07 marzo 2013
querini.jpg«C’è voluto più di mezzo secolo di lavori continui, e di tanta passione e tenacia da parte di tutti. Ma ciò che veneziani e turisti hanno oggi davanti è una sintesi di venezianità e cultura che ha riconquistato la dignità che le spetta per origine, importanza e funzione». Ad affermarlo è Marino Cortese, Presidente della Fondazione Querini Stampalia, orgoglioso di presentare la sua ‘nuova’ istituzione. Un esempio assoluto di come Venezia può sopravvivere ai secoli e agli hotel, una dimostrazione che la passione e la visionarietà sono in grado di leggere il passato e trasformarlo, nel pieno rispetto della forma ma nello sviluppo delle idee, in un nuovo futuro. Venezia deve ripartire dalla ‘nuova’ Querini Stampalia per credere nel suo futuro. La storia e lo sviluppo della Fondazione forse è insita già nel suo dna: «[…] dopo la mia morte, la mia Biblioteca, Galleria, Medagliere, Oggetti d’Arte posti nel mio palazzo a San Zaccaria diverranno d’uso pubblico
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VERSO BIENNALE ARTE 2013_Qualcosa è cambiato | Intervista a Massimiliano Gioni
di Mariachiara Marzari   
martedì 12 febbraio 2013

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Nella storia ultracentenaria della Biennale è il più giovane direttore di sempre e forse il migliore direttore possibile. Inserito al diciannovesimo posto nella lista dei potenti dell’arte secondo «ArtReview», direttore artistico della Fondazione Nicola Trussardi di Milano, capo curatore e associate director al New Museum of Contemporary Art di New York, Massimiliano Gioni si presenta in camicia, pullover, jeans e sorriso, appena sbarcato da NYC. L’obiettivo è ambizioso e visionario - Il Palazzo Enciclopedico è il titolo scelto per la 55. Mostra Internazionale d’Arte de La Biennale -, ma lui convince tutti – critici, giornalisti, curatori e artisti – e conquista la sua prima meta a Venezia. Terzo tempo a nostra disposizione su Biennali, passate e future, ideali e maestri, struttura e organizzazione, immaginazione e meraviglia, arte e cultura visiva, l’uomo e l’artista, contemporaneo e iper-storico.

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THE BAG-Il Magazine-guida della 55. Biennale Arte by Venezia News
di Redazione   
giovedì 07 febbraio 2013

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Anche per il 2013, Venezia News rinnova l’appuntamento con la guida a uno dei più importanti eventi internazionali di arte contemporanea. Già in occasione delle ultime cinque edizioni della Biennale Arte, il magazine-guida ha accompagnato per tre mesi i visitatori attraverso il meglio dell’arte contemporanea, riscuotendo un grande successo tra gli operatori e il pubblico che ne hanno particolarmente apprezzato l’utilità.

Il magazine è interamente dedicato alla manifestazione e ne descrive i percorsi  presentando, in italiano e inglese, le  mostre centrali dell’Arsenale e del Palazzo delle esposizioni ai Giardini, i progetti e gli eventi collaterali, le partecipazioni nazionali ai Giardini e in città padiglione per padiglione, ogni singola opera e artista protagonista, gli eventi collaterali, il calendario completo delle inaugurazioni, presentazioni e performance; una mappa dettagliata della città con i luoghi di esposizione e le informazioni utili; una panoramica sugli eventi, mostre, gallerie e centri culturali in città e un’intera sezione dedicata ad una più ampia panoramica mondiale sull’arte contemporanea: mostre, eventi, istituzioni, progetti. 

 

 

 

  

 

 

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LISTING MOSTRE UFFICIALI, PADIGLIONI NAZIONALI, EVENTI COLLATERALI
Il carnet completo di tutte le esposizioni inserite nel programma ufficiale della Biennale. La sezione di servizio del magazine, con la descrizione dettagliata di ogni singola esposizione, con note e segnalazioni sulle opere e sugli artisti in mostra. Sei pagine di guida per orientarsi al meglio sui contenuti artistici offerti dalle mostre principali, da ogni singolo padiglione nazionale alle decine di mostre a latere sparse per palazzi, musei e gallerie della città.

 

 

 

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MAPPA VISIVA DELL’ESPOSIZIONE E DI TUTTE LE MOSTRE  COLLEGATE

Il paginone centrale di servizio con la mappa orientativa della città e dei siti espositivi.

La vera guida nella guida, con la cartina di Venezia stilizzata e dettagliata, con segnalazione in di tutte le mostre ufficiali e di tutte le altre mostre principali del periodo organizzate in città. A corredo tutte le info utili, con orari, prezzi, servizi, trasporti. Da staccare e tenere in tasca. 

 

 

 

 

 

shorttalks.jpgAPERTURA E “SHORT TALKS” SUGLI STATI  CONTEMPORANEI DELL’ARTE
Le mostre ai giardini e all’Arsenale. opinioni e idee sul  contemporaneo oggi.
Dieci pagine di articoli di presentazione critica alle mostre principali, con interviste ai curatori e agli artisti più significativi. Ad aprire il tutto due pagine affiancate ad interrogare, con uno stesso quesito, dieci tra curatori, critici, architetti internazionali su un tema centrale del contemporaneo oggi. Hanno parlato e scritto nelle scorse edizioni, fra gli altri:  Daniel Birnbaum, Roger M. Buergel, Philippe  Daverio, Akison M. Gingeras, Massimiliano Gioni,  Hou Hanru, Nikolaus Hirsch, Odile Decq 

 

 

NOT ONLY BIENNALE

LE MOSTRE PRINCIPALI EXTRA-BIENNALE IN CITTÀ
La listing completa delle grandi mostre veneziane  dell’estate-autunno 2013.
Da Palazzo Grassi e Punta della Dogana alla Guggenheim, dal  Correr a Palazzo Ducale, dalla Fondazione Querini alla Fondazione Cini, la vera guida completa dell’arte in città con descrizione e note su opere e artisti in mostra. Una sezione per i forzati dell’arte, oltre il contemporaneo.
GALLERIE PRIVATE E CENTRI CULTURALI IN CITTÀ

Il viaggio tra la babele di ‘personali’ e ‘collettive’ nelle gallerie  veneziane.
Una sezione a metà tra una listing orientativa e il reportage critico sulle decine di piccole e grandi mostre nei più importanti spazi espositivi privati in città allestite in occasione della Biennale. Il contemporaneo oltre la vetrina ufficiale. 

I PIÙ IMPORTANTI CENTRI INTERNAZIONALI  D’ARTE CONTEMPORANEA
L’idea è quella di offrire, nel contesto della più grande esposizione d’arte contemporanea del mondo, un quadro delle  migliori realtà internazionali. 

Sarà la sezione della guida che proverà ad intercettare i flussi di idee e di progetti, una informazione glocal per capire cosa si muove nel mondo. Due pagine interne, in cui attraverso una mappa visiva stilizzata del globo verranno localizzati alcuni centri selezionati di produzione e dibattito sull’arte più “contemporanei”: mostre, eventi e segnalazioni con foto, info e approfondimenti. 

 

scarica qui il pdf delle edizioni precedenti

 

 

COMUNICAZIONE E SPAZI PUBBLICITARI

The BAG (BIENNALE ARTE GUIDE - magazine + mappa + app + website) è un nuovo fortissimo strumento di comunicazione che supera per impatto e utilizzo altre forme di comunicazione e pubblicità. Viene offerta un’azione di comunicazione mirata e non dispersiva, direttamente collegata all’evento e non finalizzata ai soli giorni delle vernici, bensì a tutti i mesi della Biennale Architettura (1 giugno - 25 novembre 2013). 

Per info su tariffe, offerte e scadenze: Mariachiara Marzari (t. +39 041 2410133 - press[at]venezianews.it)

 

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Spalla

70 x 260 mm

+ 5 mm di abbondanza su ogni lato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pagina singola
210x260 mm
+ 5 mm di abbondanza su tutti i lati

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pagina doppia
420x260 mm
+ 5 mm di abbondanza su tutti i lati

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Interno copertina lato A
500x260 cm
+ 5 mm di abbondanza su tutti i lati

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Interno copertina lato B
500x260 cm
+ 5 mm di abbondanza su tutti i lati

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Formato

- Files in formato PDF o TIFF a 300 dpi, CMYK
- Carta usomano
- Quadricromia (CMYK = 4 pellicole), marchi di registro

 
Agatha e la tempesta di colori Al Correr sfila lo stile ‘rivoluzionario’ di Ruiz de la Prada
di Livia Sartori di Borgoricco   
lunedì 11 marzo 2013

agatha-ruiz-de-la-prada.jpgUn’esplosione di colori e forme, fantasiosa, scanzonata, divertente: così è la moda della stilista madrilena Agatha Ruiz de la Prada e così è la mostra I mestieri della moda che inaugura – non a caso – l’8 marzo proponendo un’antologia della collezione P/E 2013, presentata alla Fashion Week di Madrid. Coniugando, secondo una felice intuizione, la creatività della moda al femminile con gli spazi storici dei Musei Civici, il sontuoso e ricco, quasi fiabesco, in stile Impero, Salone da ballo del Museo Correr accoglie trentuno abiti esposti su manichini dorati, che reinterpretano le icone care ad Agatha, le stesse che l’hanno accompagnata durante oltre 30 anni di carriera.

 

L’abito “gabbia”, l’abito “ombrello”, il “cuore” o la “stella”, in un caleidoscopio di colori sgargianti e tessuti diversi, mostrano l’immaginario di un’artista, il cui stile irrompe nella moda spagnola nei primissimi anni ‘80 come una rivoluzione: rigore e sobrietà di un paese che muoveva i primi passi fuori dalla dittatura vengono sostituiti da colori e fantasie a forma di lune, soli, bocche, cuori. Agatha, una sorta di Vivienne Westwood mediterranea - forse proprio per questo meno enigmatica e più solare –, grazie ad un padre architetto dell’alta borghesia madrilena e collezionista d’arte e una madre della colta aristocrazia catalana, cresce a fianco della cultura più avanguardista. Inaugura il suo negozio-studio esponendo vestiti, dipinti e disegni in varie gallerie, dando vita a happening di cultura d’avanguardia e realizzando le prime sfilate di moda in luoghi dell’arte come Las Reales Atarazanas e il Mercado del Borne a Barcellona, il Museo del Ferrocarril a Madrid, il Museo San Telmo di San Sebastian in omaggio a Balenciaga.

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I magnifici dodici. A fine residenza i giovani vanno in mostra
di Livia Sartori di Borgoricco   
martedì 05 marzo 2013

enej-gala3.jpgOpera 2012 è la mostra di fine residenza dei giovani artisti che nel corso del 2012 hanno usufruito dei 12 atelier messi a disposizione della Fondazione a Palazzo Carminati a San Stae e nel Complesso dei SS. Cosma e Damiano alla Giudecca. Il programma di residenze, al quale la Fondazione Bevilacqua La Masa ha dato nuovo impulso nel corso dell’ultimo decennio, permette a 12 giovani artisti, selezionati da una commissione composta da esperti del settore, di disporre per un anno di un atelier che, per la sua collocazione, consente non solo lo svolgimento dell’attività creativa, ma anche di vivere in un confronto diretto con colleghi, curatori, galleristi, giornalisti e pubblico.

 

Nell’allestimento, curato da Rachele D’Osualdo con Angela Vettese, si articolano i lavori di Riccardo Banfi, Federica Bruni, Enzo Comin, Fabio De Meo, Dirtmor, Valentina Merzi, Arianna Piazza, Gianandrea Poletta, Valentina Roselli, Ryts Monet, Chiara Sorgato e Davide Spillari. Per il quarto anno la mostra di fine residenza è accompagnata da un’edizione speciale del taccuino ‘di culto’ Moleskine, partner sostenitore del programma degli Atelier dal 2008.

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Gente così. Simonazzi e Guareschi, un po’ per gioco
di Redazione   
mercoledì 27 febbraio 2013

1333468760759_paolo-simonazzi_3.jpgPaolo Simonazzi (Reggio Emilia, 1961) divide la propria vita tra l’attività di medico e quella di fotografo, cui si dedica con tale passione e curiosità da essere sempre pronto ad intraprendere un viaggio che gli consenta di inseguire e sviluppare un tema. Mondo piccolo è il titolo del ciclo fotografico, ora in mostra al Centro Culturale Candiani, che fa riferimento al peculiare universo umano e sociale creato da Giovannino Guareschi nell’immediato dopoguerra, con l’epica saga dei suoi due indimenticabili protagonisti, il parroco don Camillo e il sindaco comunista Peppone, dentro i paesaggi e le atmosfere di quella fetta di terra che si snoda lungo le rive emiliane del Po, nelle Province contigue di Parma e di Reggio Emilia.

 

Tutto respira silenzio: le campagne, i canali e il Po, i pioppeti, i cimiteri sotto la neve, le piazze addormentate nella notte. Accanto ai volti e ai corpi di chi abita questa terra, ecco brani della tradizione musicale e della cultura materiale, luoghi abbandonati, cose che hanno fatto naufragio dentro lo scorrere del tempo, memorie e bagliori di una vita che è difficile capire se ancora sia in atto o se già si sia inabissata e spenta. Il viaggio di Simonazzi pare, alternativamente, lo specchio del volto autentico della Bassa e una, tutta sua, Carte du Tendre: la mappa di una terra in cui, come voleva Guareschi, ci sia ancora spazio per i sentimenti dei semplici.

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Alla ricerca della perfezione Amalric Walter e i segreti della ‘pasta di vetro’
di Sara Bossi   
lunedì 04 febbraio 2013

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L’arte di Amalric Walter (Sèvres, 1870-Lury-sur-Arnon, 1959) può essere pienamente compresa solo se collocata nel contesto storico e culturale in cui egli nasce e opera. Determinanti nella sua formazione il grande fermento che la Francia, a cavallo tra Ottocento e Novecento, vive nel campo delle arti visive, decorative e plastiche, ma soprattutto le esperienze da lui fatte a Sèvres e Nancy, centri d’eccellenza nella produzione di porcellane e ‘vetri d’arte’.

 

L’opportunità di inserirsi in una grande tradizione, che annovera tra i suoi predecessori Henry Cros e tra i coetanei Albert Dammouse, spinge l’artista francese a studiare i segreti della ‘pasta di vetro’, una delle più antiche e originali tecniche di lavorazione di questo materiale, già conosciuta da egizi, fenici, greci, romani, ed esplorata anche dai grandi maestri muranesi.

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Il Maestro gentile. Storie di Gianni Berengo Gardin ai Tre Oci
di Anna Trevisan   
giovedì 31 gennaio 2013

img_left.jpg«Le fotografie invecchiano e cambiano sapore come il vino», dice Gianni Berengo Gardin. Perché il loro significato si costruisce nel tempo e dal tempo emerge anche la loro intrinseca bellezza: la vita che raccontano. Le fotografie si costruiscono, ormeggiando l’istante alla grande nave della memoria. Questo grande maestro della fotografia italiana e internazionale ha saputo ‘osare il banale’.

 

Con il rigore di una semplicità conquistata, con la consapevolezza della propria responsabilità e con fermo rispetto verso i soggetti che racconta. È una sfida della compostezza, in bianco e nero, al caos iconodulo e colorato della pubblicità, per proteggere il contenuto e il valore documentario e documentale dei suoi scatti. A tal punto da non aver mai voluto dare dei titoli alle proprie fotografie, ma solo didascalie. Per non forzarne il senso, anticiparlo, contraffarlo, e lasciare invece liberi di interpretare, vedere, capire. Nella convinzione che il compito di un fotografo «non è quello di dipingere ma di scrivere».

 

La fotografia italiana si inchina al suo garbo d’altri tempi, rimasto saldo in mezzo alla tempesta di immagini che ci ha sommerso d’un fiato. Nient’affatto distratto dai colori di un mondo ormai sottosopra, che chiede alla fotografia nuda informazione ma la tradisce con le finzioni di Photoshop oppure la baratta con velleità creative e non artistiche, Berengo Gardin rimane concentrato sull’obiettivo della sua Leica con una passione (analogica) che sfiora la devozione.

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A ‘part-time’ Italian. Rem Koolhaas presenta la sua Biennale Architettura
di Marisa Santin   
venerdì 25 gennaio 2013

koolhaas-1.jpg[25-01-2013] Fundamentals è il titolo della prossima Biennale Architettura diretta dall’architetto, urbanista e scrittore olandese Rem Koolhaas, fondatore di OMA e del think tank AMO - che riunisce discipline non architettoniche quali l’editoria, la moda, la sociologia -, Leone d’oro alla carriera nel 2010. Fundamentals sarà una Biennale sull’architettura, non sugli architetti, come ha sottolineato lo stesso Direttore, che oggi ha incontrato i rappresentanti dei 40 Paesi partecipanti alla 14. Mostra, che si svolgerà dal 7 giugno al 23 novembre 2014. L’aver incontrato i curatori dei Padiglioni Nazionali con largo anticipo – afferma il Presidente Paolo Baratta – non vuole essere una mera dimostrazione di efficienza da parte della Biennale». Almeno un anno è, infatti, il tempo che Rem Koolhaas ha chiesto come condizione necessaria per apportare dei cambiamenti paradigmatici alla Mostra. Nata come ‘imitazione’ di Biennale Arte, uguale alla ‘sorella maggiore’ per forme e modalità, basata principalmente sull’invito rivolto agli architetti a presentare i propri lavori/installazioni/progetti/visioni, è arrivato il momento per la Mostra di Architettura di fare un passo avanti e di «trovare una strada più coerente con la propria disciplina», continua Baratta.

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Al Correr oltre cento ‘finestre’ aperte sulla Venezia languida e vivissima di Guardi
di Anna Trevisan   
mercoledì 12 dicembre 2012

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«Vera figura, vera natura,/ slansada in ragi come’n’aurora/ che tuti quanti te ne inamora:/ aàh Venessia aàh Regina aàh Venusia/ to fia xé ’l vento, siroco e bora/ che svegia sgrisoli de vita eterna,/ signora d’oro che ne governa/ aàh Venessia aàh Venegia aàh Venusia», recitava Zanzotto al mare per far emergere Venezia dalle acque scure. Tre secoli prima Francesco Guardi l’aveva catturata luminosa e viva in tutto il suo languido, arreso splendore.

 

Nei primi anni, l’aveva appesa alla sua veste mondana e ciarliera, al suo lato scenografico e teatrale, come nel longhiano Il Ridotto o come ne Il parlatorio delle monache di San Zaccaria (1746). Poi l’aveva incapricciata in prime vedute di maniera e in paesaggi, fotografandola nelle sue feste e nei suoi momenti rituali e liberandola, tuttavia, in affollate traiettorie di gondole e persone, in scie spaziose di onde e barche, come ne Il Doge di Venezia sul Bucintoro a San Nicolò.

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Al Correr, il paesaggio interiore di Francesco Guardi
di Sara Bossi   
martedì 16 ottobre 2012

guardi.jpg«Lavorava per la pagnotta giornaliera, comprava telacce di scarto… e per tirare avanti il lavoro usava colori molto ogliosi, e dipingeva ben spesso alla prima», così una testimonianza dei primi dell’Ottocento descrive l’ultimo grande ‘poeta’ della Venezia settecentesca: Francesco Guardi. Nel terzo centenario della nascita (1712) una grande esposizione al Museo Correr ne indaga la complessa produzione artistica. Il Guardi non fu esclusivamente vedutista: lavorò a pale d’altare, soggetti di genere, quadri commemorativi di avvenimenti mondani in città.

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United colors of... La Biennale
di Redazione   
martedì 08 gennaio 2013
rem-koolhaas-nanjo-fumio-talk-4.jpgIl Consiglio di Amministrazione della Biennale ha affidato la direzione della prossima Biennale di Architettura all'archistar olandese Remment Koolhaas, detto Rem, già Leone d'oro alla carriera nel 2010. Nato nel 1944, Koolhaas oltre a progettare edifici in tutto il mondo, tra cui spiccano la nuova sede per la China Central Television a Pechino, la nuova sede di Londra della Rothschild Bank, il teatro Wyly a Dallas, la nuova Ambasciata d'Olanda a Berlino, la Biblioteca Centrale di Seattle, solo per citarne alcuni, ed anche una lunga serie di cantieri aperti per nuovi edifici, non limita lo spettro d'azione alla progettazione, ma lavora anche a discipline non architettoniche come politica, editoria, moda e sociologia attraverso il suo “pensatoio” Amo. «Vogliamo dare uno sguardo nuovo agli elementi fondamentali dell'architettura - utilizzati da qualsiasi architetto, ovunque e in qualsiasi momento - per vedere se siamo in grado di scoprire qualcosa di nuovo sull'architettura». Così a caldo l'olandese ha annunciato il suo impegno per la Biennale di Venezia.
 
Artist flesh in action! Live art a Palazzo Bembo
di Mariachiara Marzari   
lunedì 10 dicembre 2012

paw2.jpgLa performance art è una pratica artistica che vive in se stessa: non rappresenta, non ritrae, non imita. Esprime il reale in un contesto relazionale in cui l’artista, sia fisicamente che emotivamente, usando il proprio corpo fino a farlo diventare l’opera d’arte stessa e spingendosi oltre i propri limiti fisici e mentali, esprime e ricerca nuove idee e possibilità, mettendo a nudo ciò che è più profondamente umano. L’innescarsi di una scintilla tra performer e pubblico è pertanto elemento essenziale, scardinando i limiti del convenzionale e creando impatto immediato, coinvolgendo direttamente lo spettatore sia sul piano intellettivo sia su quello emozionale.

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Second life. Quando l'arte è sostenibile
di Fabio Marzari   
mercoledì 05 dicembre 2012

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Nel ciclo di vitali attività poste in essere dall'Accademia di Belle Arti, una nuova iniziativa trova albergo nel cortile degli Incurabili: Gemmazioni – Cicli e ricicli tra le generazioni dell’arte, un'installazione di opere realizzate da giovani  artisti studenti dell'Accademia. Il grande artista contemporaneo Urs Fischer ha dato il la agli studenti con il suo lavoro, intenzionalmente destinato a dissolversi, realizzato nei giorni dell'apertura della sua mostra antologica a Palazzo Grassi, ed ha lasciato un segno importante nella formazione della memoria artistica.

 

L'oggetto nasce, si trasforma e in un certo modo muore, diviene inservibile ed irriconoscibile, ma, a vederlo dal punto di vista artistico, può subire dei mutamenti impensabili. Il tema si connette fortemente con le dinamiche di consapevolezza ambientale.

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La fuga di Tiziano. Mostra prorogata al 9 dicembre
di Maria Rita Cerilli   
mercoledì 28 novembre 2012

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Dopo un lungo e accurato restauro all’Ermitage di San Pietroburgo, durato dodici anni, è ritornato in Italia dopo quasi 250 anni, il monumentale capolavoro di Tiziano Fuga in Egitto. La grande tela, con cui il Maestro veneto ‘scopre’ nel 1507 la natura in pittura, è in mostra alle Gallerie dell’Accademia fino al 9 dicembre grazie ad una proroga concessa dal Museo russo, fulcro di un attento percorso espositivo, curato da Giuseppe Pavanello insieme a Irina Artemieva, che avvicina il dipinto a una ventina di opere di altri grandi artisti veneti che, tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento, hanno contribuito a innovare il proprio sguardo sulla natura: dall’Allegoria sacra di Giovanni Bellini alla Tempesta e al tramonto di Giorgione; dal San Girolamo di Cima da Conegliano all’analogo soggetto raffigurato da Lorenzo Lotto; dalla Nascita e dalla Morte di Adone di Sebastiano del Piombo fino alla Fuga in Egitto di Albrecht Dürer e ai trittici di Santa Liberata e degli Eremiti di Hieronymus Bosch.

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C’era una volta in America... Ca’ Venier dei Leoni, arte all’ennesima potenza
di Redazione   
giovedì 11 ottobre 2012

schulhof.jpgNon bastano le iperboli verbali per descrivere la dinamicità della Collezione Peggy Guggenheim, che potrebbe in maniera del tutto auto-referenziale ‘vivere di rendita’ e invece riesce sempre ad arricchire le propria già vasta offerta espositiva con dei capolavori che fanno del Museo veneziano un punto di riferimento universale per le avanguardie artistiche della prima metà del XX secolo.

 

Era il gennaio del 2005 quando fu annunciato da Thomas Krens, Direttore della Fondazione Solomon R. Guggenheim, Philip Rylands, Direttore della Collezione Peggy Guggenheim, e Hannelore B. Schulhof l’accordo in base al quale una parte consistente della collezione di opere d’arte europee e americane del secondo dopoguerra, di proprietà della Sig.ra Schulhof e del suo defunto marito Rudolph B. Schulhof (1999), sarebbe stata donata alla Fondazione Guggenheim.

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L’archetipo dell’abbandono. Capogrossi alla Collezione Guggenheim
di Anna Trevisan   
martedì 09 ottobre 2012

superficie_406.jpgIl critico Giulio Carlo Argan la definisce una “semantica intellettuale”, dove «i segni si moltiplicano e si dispongono, quasi seguendo le invisibili linee di forza di un campo magnetico; poi la superficie diventa sensibile come un radar e anche le pause, le subite carenze del segno diventano significanti».
Catene spezzate, pettini femminili, forchette, filamenti di DNA nello spazio o forse dollari moltiplicati. Liberazione di bianchi da neri fili spinati, da morse e da colorate tagliole. Ripetizioni archetipe, allitterazioni visive, anafore segniche, ritmi di superfici. Un abbraccio di opposti in figure ‘gestaltiche’ che sono simultaneamente strappi e rotture o avvicinamenti; aperture e interstizi. Attrazioni o separazioni; magnetismi simmetrici oppure tagli e ferite. Residui, nicchie di colore in incastri di bianco. “Protosegni originari e originali” - li definisce Luca Massimo Barbero - che assurgono a segno universale, sprigionando un primitivismo archetipo che emerge africano con colori sgargianti quasi pop oppure con nipponiche suggestioni di ideogrammi, perfetti come singoli khanji che, ripetuti, diventano interi haiku visuali.

 

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In mostra gli "Archi" di Aldo Rossi per la 3. Biennale Architettura 1985
di Redazione   
lunedì 11 giugno 2012

aldorossi.png[cs] Inaugura oggi la nuova mostra dalle collezioni dell’ASAC – Archivio Storico delle Arti Contemporanee - dal titolo Gli “Archi” di Aldo Rossi per la 3. Mostra Internazionale di Architettura 1985, organizzata dalla Biennale di Venezia - ASAC e presentata da David Chipperfield, in collaborazione con l’Università IUAV di Venezia. Dopo il successo delle mostre sui suoi manifesti storici (Italia 150 Biennale 116 - Tutti i manifesti di 116 anni di vita in mostra, 25 febbraio > 20 maggio 2011) e sui video d’artista degli anni settanta (Video Medium Intermedium, 27 novembre 2011 > 3 giugno 2012) la Biennale, con il suo archivio, offre al pubblico, agli studiosi e agli appassionati della storia dell’Istituzione un’occasione per riscoprire una selezione di manifesti realizzati per la 3. Mostra Internazionale di Architettura diretta da Aldo Rossi nel 1985, oltre che fotografie e altri documenti appartenenti ai Fondi dell’ASAC.

 

Con questa mostra ancora una volta Ca’ Giustinian ospita un’iniziativa che valorizza il proprio patrimonio e il proprio archivio, e si afferma sempre più come la sede delle attività permanenti della Biennale, punto di riferimento per gli studenti, i giovani e il vasto pubblico di appassionati e addetti ai lavori di Venezia e del territorio circostante.

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La piccola utopia di Fondazione Prada
di Anna Trevisan   
martedì 10 luglio 2012

cacorner_firstpianonobile.jpgDalle ceneri del palazzo di Caterina Corner, regina di Cipro, rinasce Ca’ Corner. Nel Settecento la famiglia Corner consegnava a Domenico Rossi il compito di riprogettare il palazzo, che sarà poi di Papa Pio VII, quindi della congregazione dei Padri Cavanis, in seguito Monte di Pietà, e infine sede dell’A.S.A.C. - Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia. Oggi Ca’ Corner brilla per la conversione a nuova sede espositiva di opere d’arte contemporanea voluta e sostenuta dalla Fondazione Musei Civici Veneziani, che nella Fondazione Prada ha individuato il partner ideale per la realizzazione di un ambizioso progetto di restauro conservativo, «pianificato con gradualità in base alle direttive della sovrintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e della Laguna».


Il palazzo scivola su un'ouverture di superfici, à bout de souffle, lungo una bianca pietra d’Istria affacciata sul Canal Grande, e si arrampica su un bugnato che, involontaria parafrasi rovesciata di uno dei ready made di Duchamp, riesce a rassomigliare a zollette di zucchero. Le geometrie della facciata evocano quelle di Ca’ Pesaro, dalle quali il Rossi si era evidentemente lasciato sedurre. Gli interni sono affrescati e stuccati e collegano attraverso mezzanini il piano terra al piano nobile.


«Siamo felici di raccogliere l’impegnativa sfida per riqualificare lo straordinario palazzo di Ca’ Corner della Regina, nel totale rispetto della sua storia e con l’ambizione di offrire alla città di Venezia, e non solo, una programmazione stimolante e importante sul piano delle arti per tutta la durata del
nostro mandato», commentano i presidenti della Fondazione Prada, Miuccia Prada e Patrizio Berselli, che hanno già tenuto a battesimo lo spazio milanese Prada Milano Arte nel non troppo lontano 1993 e che a Milano hanno in cantiere anche il nuovo spazio espositivo permanente ideato da Rem Koolhaas e da O.M.A. (Official Metropolitan Architecture).

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