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ARTE
Poesia Visiva A Emilio Isgrò il Premio Do Forni 2014
di M.M.   
lunedì 01 dicembre 2014
isgro.jpgLo storico Premio Internazionale di Grafica Do Forni, promosso dalla generosità di Eligio e Diego Paties e curato dal critico Enzo Di Martino, che prosegue la grande tradizione veneziana dei “Ristoranti dell’arte” che a partire dal dopoguerra hanno ospitato artisti di grande importanza quali Picasso, Kokoschka, Braque e Matisse, ha deciso di attribuire l'edizione XXIX a Emilio Isgrò, tra le figure più intense e interessanti emerse nel panorama dell’arte italiana del secondo Novecento.
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Aspettando Carpaccio. Imperdibili incontri per far luce sugli ultimi anni del Maestro
di M.M.   
lunedì 01 dicembre 2014
carpaccio.jpgSe vi siete persi l’entusiasmante conversazione tra Augusto Gentili e Giandomenico Romanelli su  L’ultimo Carpaccio. I perché di una mostra alla Chiesa di San Vidal a Venezia il 19 novembre scorso, dovrete assolutamente segnarvi in agenda i prossimi due imperdibili appuntamenti: il 4 dicembre a Palazzo Bomben a Treviso (ore 18), Vittore Carpaccio, l’autunno magico di un maestro dialogo tra Eugenio Manzato e Giandomenico Romanelli; il 14 dicembre, all’Orto Botanico di Padova (ore 11), Carpaccio botanico e variazioni climatiche su tela, incontro con Luca Mercalli e Giandomenico Romanelli.
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Dialoghi sul contemporaneo. Teatrino di Palazzo Grassi, un caleidoscopio di visioni e di voci
di M.M.   
lunedì 01 dicembre 2014
claerbout_2.jpgIl Teatrino di Palazzo Grassi presenta un calendario dell'Avvento ricchissimo di appuntamenti, quasi quotidiani e di caratura internazionale, per garantire al pubblico una grande ‘abbuffata’ di contemporaneo. Il convegno Montaggi. Assemblare come forma e sintomo nelle arti contemporanee, l’1 e 2 dicembre, indaga l’uso del montaggio: l'artista ‘monta’ immagini secondo una prassi standardizzata o come mezzo più efficace per comprendere il mondo? L’utilizzo del digitale, in chiave non meramente spettacolare, ha aperto nuovi orizzonti percettivi, estetici e concettuali alla visione contemporanea.
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You art me. Il Corpo al centro della seconda edizione di Venice Performance Art Week
di Chiara Casarin   
lunedì 01 dicembre 2014

legend.lin.dance.theater_venice.international.performance.art.week_2014.jpgLa performance non è un tipo particolare di arte. La performance è tutta l’arte colta nel suo farsi. Anche se dal primo vagito delle ormai centenarie avanguardie, l’attenzione si è spostata dall’oggetto al gesto, da prodotto al processo, l’arte tutta è sempre stata performance. Bastava solo coglierla nel suo nascere. Una sofisticata eppure naturale attenzione alla scenografia, alla costruzione del senso all’interno del momento creativo, una costruzione polisensoriale di quegli attimi che precedono un eventuale oggetto finito hanno poi reso autonoma questa modalità espressiva e ne hanno, negli ultimi decenni, decretato la potenza.

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Spazio per crescere. Illustratori russi in mostra a Villa dei Leoni
di M.M.   
lunedì 01 dicembre 2014
figure-preziose.jpgNiente come il Natale fa ritornare bambini, fa tornare a quel mondo di fantasia e di sogni perfettamente incarnati dalle favole. Occhi e orecchie tese per non perdere nemmeno una parola e scorgere tra le pagine mondi colorati e fantastici. La forza evocativa delle immagini, che si accosta al bisogno di affabulazione e narrazione per un’immersione multisensoriale, viene totalmente evocata attraverso 60 tavole e volumi che ripercorrono la tradizione degli illustratori di libri per l’infanzia russi e dell’Europa dell’Est degli anni ‘80. Magia e fascino racchiusi nell’esposizione Figure Preziose: Illustratori Russi in Mostra che apre a Villa dei Leoni, il 6 dicembre, Ambienti Culturali, nuovo polo di attrazione culturale curato da Coopculture e La Piccionaia.
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[INTERVISTA] Paolo De Grandis: Arte Communications, prima scintilla della Biennale in città
di Massimo Bran   
giovedì 05 novembre 2015

foto_pdg.jpgLa Biennale Arte ha registrato in questi ultimi vent’anni una crescita esponenziale dei suoi numeri, dei suoi protagonisti, delle sue mostre. Oggi ci sembra normale girare per la città e vederla felicemente (quasi sempre) invasa da piccole e grandi mostre distribuite tra meravigliosi palazzi, gallerie, case private, musei, la maggior parte ‘griffate’ Biennale. Eppure c’è stato un tempo, fino a pochissimi anni fa, in cui la Biennale era davvero un affare per pochi, per una ristretta élite, conclusa in spazi dati e circoscritti. Finché un giorno qualcuno osò e niente fu come prima, già.

 

Paolo De Grandis ha il merito, con la sua Arte Communications, di aver avuto una ventina d’anni fa questa grande intuizione di portare la Biennale oltre i suoi steccati. In questo mese di finissage della 56. Biennale Arte firmata Enwezor ci è venuta la curiosità di andare a esplorare le radici prime di questo format contemporaneo della grande Esposizione veneziana, cercando anche di indagare da dove è venuta quell’intuizione, da quale urgenza, da quali passioni.

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SPECIALE DIVINE | Passione da collezione. Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e i Gioeilli Fantasia
di Redazione   
sabato 30 agosto 2014

sandretto_low.jpg«Ho iniziato a collezionare Gioielli Fantasia negli Anni ‘80. Il loro design raffinato, in contrasto con i materiali poveri con cui erano prodotti, mi ha subito affascinata. Leggendo e approfondendo la loro storia è nata in me una grande passione per questi meravigliosi gioielli non preziosi. La storia dei Gioielli Fantasia si sviluppa negli Stati Uniti negli Anni ‘30, gli anni difficili della Grande Depressione.

 

La crisi economica e il conseguente crollo della produzione e vendita dei gioielli veri, diventano occasione per sperimentare, su materiali meno nobili, tagli e forme eccezionali, degni dell’haute joiellerie. Nascono così ornamenti bellissimi e poco costosi. Subito adottati anche dal mondo cinematografico di Hollywood e proposti nelle collezioni di alta moda, i Gioielli Fantasia permettono alle donne di continuare a sognare nonostante le difficoltà quotidiane.

 

Nei decenni successivi i Gioielli Fantasia conoscono un successo tale da attraversare le epoche e le classi sociali, alimentando una fiorente industria. La persona a cui devo la scoperta di questo universo coloratissimo è Rosangela Cochrane, una cara amica, che mi ha appuntato sulla giacca la mia prima spilla fantasia. Da quel gioiello, grazie a lei, è nata la collezione, costruita sempre seguendo il criterio della qualità. Le mie scelte si sono orientate su pezzi più comuni, ma anche su esemplari molto rari e ricercati, tra cui alcuni prototipi mai andati in produzione. L’abitudine di indossare le spille, le collane e i bracciali hanno reso viva la collezione.

 

La mostra che oggi la Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ D’Oro dedica ai Gioielli Fantasia mi rende particolarmente felice. È per me motivo di gioia e di una certa emozione vedere esposti in una cornice così prestigiosa i gioielli fantasia che hanno accompagnato i momenti più importanti della mia vita».

 

[Patrizia Sandretto Re Rebaudengo]

 

 
SPECIALE | DIVINE Fantasie. Alla Ca' d'Oro i Gioielli Fantasia dalla Collezione Re Rebaudengo
di Redazione   
sabato 30 agosto 2014

sofia.jpgDa una parte la leggerezza unita alla ridondanza, l’assenza di canone, l’amalgama dei modelli e delle fonti di ispirazione, la libertà anarchica degli accostamenti, la compresenza di stili e di forme in continua evoluzione, l’uso di materiali innovativi, come la gomma vulcanizzata, la celluloide, la bachelite, il plexiglas e l’acrilico, capaci di anticipare tendenze, a caratterizzare lo stile del Gioiello Fantasia (o Costume Jewelry), una forma particolarmente creativa e originale di oreficeria realizzata con materiali non preziosi; dall’altra il mondo favoloso, mitologico della Golden Age di Hollywood degli anni ‘30 e ‘40, con attrici che diventano sullo schermo delle dive immortali, icone di eleganza, stile, carattere. Nasce da questa ‘simbiosi’ la mostra Divine. Splendori di scena. Gioielli Fantasia dalla Collezione di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, che apre il 30 agosto per chiudersi l’11 gennaio 2015, ospite del secondo piano della magnifica Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro.

 

Il percorso espositivo, a cura di Rosangela Cochrane, accompagna il visitatore attraverso circa 350 esemplari di Gioielli Fantasia provenienti dalla Collezione di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, bijoux realizzati negli Stati Uniti tra gli anni ‘30 e gli anni ‘70 del Novecento, fino ai giorni nostri: smalti di Marcel Boucher, spille eccentriche di Eisenberg, bellissimi Trifari (indossati anche da Mamie Eisenhower), forme glamour delle collane di Miriam Haskell, creazioni di Kenneth Jay Lane (il celebre bijoutier ricercato dalla Duchessa di Windsor, da Jackie Kennedy e dall’allora direttrice di «Vogue » Diana Vreeland), folli composizioni della giovane Wendy Gell, l’immaginazione sfrenata del contemporaneo Iradj Moini. La storia del gioiello non prezioso, dapprima legata alla semplice copia dei monili autentici e successivamente sviluppatasi come ambito di ideazione e produzione autonoma, trova un momento fondante negli anni ‘20 come complemento delle creazioni di alta moda, in particolare parigina (Chanel, Schiaparelli).

 

gioielli_pesce.jpgSono tuttavia gli Stati Uniti ad accogliere, arricchire ed espandere il grande repertorio del Costume Jewelry, trasformandolo in un vero e proprio settore produttivo con centinaia di manifatture, migliaia di addetti e decine di ideatori. Il termine Costume Jewelry viene usato per la prima volta in riferimento ai bijoux disegnati da Hobé per i costumi di scena delle Ziegfeld Follies, una serie di famosissimi spettacoli teatrali prodotti a Broadway. Il grande boom del Gioiello Fantasia avviene nel periodo della grande Depressione del 1929-1939. Con la scomparsa dei prodotti di lusso, la sperimentazione con materiali non preziosi diventa l’unica via di sopravvivenza per i gioiellieri. Le dive del cinema come Greta Garbo, Marlene Dietrich, Bette Davis e Vivien Leigh li indossano sui loro abiti di scena (Joseff of Hollywood crea monili per centinaia di pellicole di gran successo, tra cui Via col vento), trasformando i Costume Jewelry in oggetti del desiderio di migliaia di donne. I gioielli e le dive diventano così esempi da imitare nello stile e nell’eleganza grazie alle riviste di moda e alle grandi boutique dove vengono messi in vendita.

 

orecchinilow.jpg Un successo che, nelle più svariate declinazioni, arriva fino ai giorni nostri. La mostra è inserita nell’ambito degli eventi promossi dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e dalla Soprintendenza speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo museale della città di Venezia e dei comuni della Gronda lagunare in concomitanza con il Semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea. L’esposizione partecipa al programma delle “Iniziative istituzionali del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo in occasione della Biennale di Venezia 2014” promosso dal Servizio architettura e arte contemporanee della PaBAAC – Direzione generale per il paesaggio le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee. Organizzata da Veneto Sistema Spettacolo in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e Venezia News, la mostra è realizzata grazie al sostegno di Alexandra Alberta Chiolo e LU Murano, che partecipa dell’allestimento stesso della mostra con degli splendidi lampadari in vetro di Murano, e al contributo di AON Enpower Results, Alilaguna, Vela, CoopCulture, Veneto Jazz, Gruppo Fiorini Spedizioni Internazionali, Peruzzo Industrie grafiche.

 

 «Divine. Splendori di scena. Gioielli Fantasia dalla Collezione di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo»

Dal 30 agosto 2014 all’11 gennaio 2015 Galleria Giorgio Franchetti
alla Ca’ d’Oro - Info www.polomuseale.venezia.beniculturali.it | www.cadoro.org

 

 

 
SPECIALE DIVINE | Gioiello d'arte. Ca' d'Oro, l'unicità della Galleria Franchetti
di Redazione   
sabato 30 agosto 2014

cadoro_low.jpgAntica dimora di Marino Contarini e, tra la fine dell’Ottocento e fino a meta del Novecento, del barone Giorgio Franchetti, ritenuta uno dei massimi esempi del gotico fiorito a Venezia, la Ca’ d’Oro presenta diversi elementi di contatto con Palazzo Ducale (in parte coevo), come le forme del traforo del primo piano e la fascia merlata di coronamento. L’evidenza e l’unicità data sia dallo splendore delle decorazioni della facciata sul Canal Grande, sia dalla monumentalità dell’edificio, vero e proprio scrigno di ‘gioielli d’arte’ e marmi preziosi, che dal prestigio artistico della collezione d’arte in essa ‘raccolta’ – capolavoro assoluto e cuore della raccolta è la tela con il San Sebastiano di Andrea Mantegna -, si offrono come luogo ideale per ospitare Divine. Splendori di scena. Gioielli Fantasia dalla Collezione Sandretto Re Rebaudengo. La mostra è un’incursione inconsueta e originalissima in un settore particolare delle arti decorative come quello del “gioiello fantasia” realizzato per la scena hollywoodiana a partire dagli anni Venti del Novecento. In linea con il tema del collezionismo e dopo la grande mostra dello scorso anno dedicata al fondatore Giorgio Franchetti e alle raccolte d’arte contemporanea del nipote, la Ca’ d’Oro prosegue la tradizione di suggestive contaminazioni tra antico e moderno, declinata per l’occasione in stretto raccordo con il mondo del cinema.

 

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La base magica del contemporaneo. Alla Collezione Guggenheim la mostra Azimut/h. Continuità e nuovo
di Chiara Casarin   
mercoledì 15 ottobre 2014
9_castellani_superficie_bianca.jpgÈ nel secondo dopoguerra che l’arte italiana scardina le convinzioni che fino ad allora l’avevano guidata per liberarsi nella riflessione su se stessa e sul suo statuto, prima che sull’oggetto da creare o da rappresentare. Una rottura concettuale che ha coinvolto anche la Francia qualche decennio prima e che sposta l’attenzione alle mani dell’artista e alla sua mente prima che al suo lavoro e alle sue opere. Il gesto diventa consacrante: ciò che un artista fa diventa automaticamente arte, perché il procedimento è basato su una riflessione di natura squisitamente artistica. Piero Manzoni (1933-1963) in Italia, così come Marcel Duchamp in Francia, opera questo scarto che ancor oggi è di grande attualità estetico-filosofica, e la mostra alla Collezione Peggy Guggenheim dedicata ad Azimut/h. Continuità e nuovo, inaugurata il 20 settembre e aperta al pubblico fino al 19 gennaio 2015 a cura di Luca Massimo Barbero, è la materializzazione di un brano di storia denso e irripetibile. 
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Il re del tempo. Mirko Artuso e le utopie possibili
di Anna Trevisan   
venerdì 07 novembre 2014
immagine-artuso.jpgQuando il Re del Tempo disegna i suoi disegni, l’immaginazione non è più finzione. Quando il Re del Tempo si mette a fare, le utopie si trasformano in luoghi reali e in colorate occasioni da condividere con persone in carne e ossa. Bislacco, questo Re del Tempo, che vive a rovescio e invece di rubarlo, il Tempo, lo regala agli altri da venticinque anni. Tanto infatti è, che Mirko Artuso, classe 1966, conosciuto e apprezzato non solo come attore ma anche come regista teatrale, è impegnato in un progetto molto particolare, tutto da raccontare.
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Natural Recall. Quarantadue opere di graphic desiner, artisti e poeti in dialogo con la natura
di Filomena Spolaor   
giovedì 20 novembre 2014
juan_hernaz_-_man_who_planted_trees_-_giuon_-_spain_.jpgDagli alberi nascerà una musica, da creazioni in miniatura che accompagneranno il sole.
Vi capita mai di pensare alla natura con profondo senso di gratitudine, commozione ed affetto? Davanti a una pianta, ricordi e pensieri possono generare emozioni ed empatia.
Le trame infinite della relazione tra gli uomini e i sentimenti della natura, il loro affetto reciproco, sono al centro di Natural Recall.
Si inaugura sabato 22 novembre alle ore 18 a Venezia, con una mostra allestita tra gli spazi liberty della Serra dei Giardini, il progetto internazionale di comunicazione che indaga le affinità elettive tra l’uomo e la natura.
In mostra fino al 31 dicembre le opere di graphic designer, artisti e poeti visivi da tutto il mondo, invitati a raccontare il loro personale rapporto con le piante attraverso il linguaggio artistico e la creatività.
Ideato dallo studio di comunicazione co.me con sede a Treviso e da Gtower, studio di progettazione visiva di Milano, Natural Recall indaga gli ingranaggi che muovono i rapporti tra l’universo umano e quello vegetale. Nella convinzione che i due mondi siano da sempre destinati a incrociarsi ed evolversi, guidati da una sorta di “affinità elettiva” che nasce spontaneamente, senza un apparente motivo grazie a un affetto o in circostanze eccezionali.

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Non-pittore dell’era digitale. Art Conversation con Wade Guyton al Teatrino Grassi
di Mariachiara Marzari   
venerdì 14 novembre 2014
portrait_wade_guytonmatteo-de-fina.jpgContemporaneo, libero, senza schemi, globale, l’arte dei giorni nostri attraversa tutti i confini e tutti i linguaggi, priva di schemi e di correnti, diretta, ma allo stesso tempo più difficile da decifrare fino in fondo. Il contemporaneo è dunque terra fertile per lo scambio e il confronto tra artisti, artisti e critici, artisti e pubblico. Le opere della Collezione Pinault che sfilano enigmatiche e giustapposte tra gli splendidi spazi di Punta della Dogana, in un insieme compiuto e ricco di sfumature che una sapiente regia – Caroline Bourgeois e Michael Govan, i curatori – ha creato per essere tutte partecipi del tema Prima Materia, diventano punti di partenza per la conoscenza della personalità dei loro creatori.
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‘Sotto’ vetro. Vitraria GLASS+A, tra tradizione e contemporaneità
di Chiara Casarin   
venerdì 07 novembre 2014
oliver-czarnetta-spektrum-structure-spektrum-calligraphy-1.jpgVitraria GLASS+A è un network di idee, artisti, opere, mondi connessi da un medium ideale e reale: il vetro. Vitraria GLASS+A è il vetro visto a 360 gradi, dall’essere materiale duttile e prezioso alla sua propensione a rendersi artistico, dalla fragilità ed eleganza che evoca all’essere oggetto di importanti scambi economici internazionali. Nel rispetto della tradizione e della sapienza artigianale che devono sempre contraddistinguere la lavorazione del vetro Vitraria GLASS+A si propone innanzitutto come progetto nuovo, nel quale l’opera contemporanea di artisti internazionali possa essere adeguatamente esposta, integrandosi con la presenza importante di opere che invece hanno scritto la storia del vetro, in particolare Maestri del vetro di Murano di ieri e di oggi.
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14. BIENNALE FINISSAGE | Progettare in Italia: Odile Decq e Grafton Architects a confronto
di Redazioneweb   
mercoledì 19 novembre 2014

macro.jpgNell'ambito delle iniziative istituzionali del MiBACT in occasione della Biennale di Venezia 2014, venerdì 21 novembre, a Palazzo Ducale si terrà l'evento Progettare in Italia. Architetti a confronto: Odile Decq e Grafton Architects. Un momento di confronto e dibattito tra due protagoniste dell’architettura contemporanea internazionale, Odile Decq e Grafton Architects-Shelley McNamara, che nel corso della conferenza presenteranno i progetti italiani realizzati e ragioneranno sull’approccio richiesto alla progettazione e alla realizzazione nella specificità del contesto italiano. Ad introdurre i lavori Renata Codello Soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici di Venezia e Laguna, Maria Grazia Bellisario Direttore Servizio Architettura e Arte Contemporanee -MiBACT, Alessandra Fassio Coordinatore Iniziative istituzionali MiBACT.
Modera Silvia Botti, Direttore di «Abitare».

 

È previsto inoltre un dibattito cui parteciperanno, tra gli altri, Carmen Andriani Dipartimento di Scienze per l'Architettura dell'Università di Genova, Fernanda De Maio IUAV di Venezia, Maria Grazia Eccheli Università degli studi di Firenze, Maria Alessandra Segantini University of East London, Ilaria Valente Scuola di Architettura e Società del Politecnico di Milano, Paola Viganò IUAV di Venezia.

 

[Scarica il programma della giornata pdf]

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14. BIENNALE FINISSAGE | Capitale umano. Dagli "elementi" di Koolhas ai "mondi" di Enwezor
di Mariachiara Marzari   
lunedì 03 novembre 2014

rem_koolhaas.jpgPassaggio di testimone tra Biennale Architettura e arte. Filo rosso ideale che non si spezza anzi si rafforza, da Massimiliano Gioni a Rem Koolhaas a Okwui Enwezor (curatore dell’edizione dalla durata ‘epica’ - 9 maggio–22 novembre 2015 - data la concomitanza con Expo), ogni singola mostra diventa il risultato ‘personalissimo’ di un laboratorio di ricerca che parte dalla storia. Scavare fino alle fondamenta del passato per indagare il presente e proiettarsi nel futuro è lo scopo dei Fundamentals (appunto) di Koolhaas, analizzare i cambiamenti radicali verificatisi nel corso degli ultimi due secoli in bilico tra caos e promessa che hanno prodotto nuovi e affascinanti spunti per artisti, scrittori, cineasti, performer, compositori, musicisti... è la premessa di Enwezor.

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14. BIENNALE FINISSAGE | LAST CALL! Special "To Do List" Giardini / Arsenale / Around town
di Redazioneweb   
lunedì 03 novembre 2014

TO DO LIST – GIARDINI

fino al/until 23 novembre/november

 

CANADA | Menzione speciale
Arctic Adaptations: Nunavut at 15
L’architettura offre un modello innovativo e in grado di adattarsi alle peculiarità del territorio, senza essere ‘timorosa’ dell’unicità del luogo. Malgrado le oggettive asperità delle condizioni di vita, ne emerge un Nord canadese moderno ma resiliente alla tendenza universalizzante del modernismo./ The architecture offers an innovative model that has been able to adapt to the territory’s idiosyn- crasies, without being “afraid” of the place’s uniqueness. Despite the genuine difficulty of living conditions, a modern Canadian North has emerged, that is resilient to the universalizing tendency of modernism.
www.arcticadaptations.ca

COREA | Leone d’oro
Crow’s Eye View: The Korean Peninsula
Non una prospettiva a volo d’uccello, ma a volo di corvo. Interrotta, irregolare e disomogenea; così è la penisola coreana oggi. L’architettura è la sintesi, la ricostruzione che riflette e forma la vita dei coreani./ Not a bird’s-eye view, rather, a crow’s-eye view. Interrupted, patchy, and uneven, such is the Korean peninsula in 2014. Architecture is the synthesis and reconstruction that reflects and shapes the lives of Koreans.
www.arko.or.kr

GERMANIA
Bungalow Germania
Il Padiglione dialoga con il Kanzler-bungalow, il Bungalow del Cancelliere, costruito a Bonn nel 1964 da Sep Ruf. Due edifici di rilevanza nazionale e valore storico che si contrappongono e si scambiano tra loro in modo da creare un’identità sospesa tra passato e presente./ The Pavilion dialogs with the Kanzlerbungalow, the chancellor’s cabin built in Bonn in 1964 by Sep Ruf. Two buildings of national relevance and historical significance facing and exchanging with each other to create an identity between present and past.
www.bungalowgermania.de

PAESI NORDICI
Finlandia, Norvegia, Svezia
Forms of Freedom. African Independence and Nordic Models
Una storia poco conosciuta racconta la collaborazione tra i Paesi Nordici e i Paesi dell’Africa Orientale durante gli anni ‘60 e ‘80. L’architettura doveva favorire una crescita economica e un benessere sociale, con alcuni importanti edifici divenuti icone di modernità e indipendenza./ A less known story on the cooperation between the Nordic Countries and Eastern Africa Countries between the 1960s and 1980s. Projects have been developed to foster economic growth and social well-being, with some important buildings later becoming icons of modernity and independence.
www.nasjonalmuseet.no

RUSSIA | Menzione speciale
Fair Enough. An Expo of Ideas
La presentazione delle moderne soluzioni architettoniche avviene in forma di fiera di idee. La fiera dura una settimana. Il post-fiera è un post-moderno scenario di abbandono, un’avventura urbana in controtempo tra vecchi cataloghi e brochure./ The presentation of modern architectural solutions happens in the form of Expo of Ideas. The fair is one week long. Post-fair is a post-modern scenario of abandonment, an urban adventure in a jungle of old catalogues and leaflets.

URUGUAY
Episodes of Modernization in Uruguay
Concepita come un gigantesco archivio che si stende lungo lo spazio del Padiglione, l’esposizione invita a vagabondare tra fotografie, documenti, appunti e maquette, che raccontano in venti episodi il progetto di modernizzazione di un Paese./ The exhibition, conceived as a gigantic archive covering the entire Pavilion, invites the visitor to walk among photographs, notes, documents, and maquettes that reconstruct Uruguay’s modernization project.
www.farq.edu.uy

PADIGLIONE VENEZIA
Daniel Libeskind, Sonnets in Babylon
Le tensioni fondamentali tra architettura e disegno trovano una sintesi nel pensiero che si fa quasi origine. Un centinaio di disegni inediti, Sonnets in Babylon, creati a mano con la china e una miscela di fondi di caffè color seppia, sono l’elemento principale del Padiglione./ The fundamental tension between architecture and drawing finds a synthesis in thought. Some 100 unpublished drawings, Sonnets in Babylon, handmade with Indian ink and a mix of sepia coffee grounds are the main element within the Pavilion.
www.daniel-libeskind.com

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14. BIENNALE FINISSAGE | LAST CALL! Special "To Do List": Collateral Events / Not Only Biennale
di Redazioneweb   
martedì 11 novembre 2014

TO DO LIST – COLLATERAL EVENTS

Fino alUntil 23 novembreNovember

 

ACROSS CHINESE CITIES
Beijing

Le mutazioni della città di Pechino attraverso il suo rapporto con Dashilar, area storica situata a sud-est di Piazza Tienanmen, che diventa terreno per la sperimentazione di progetti pilota volti al recupero e all’implementazione urbana./ Beijing’s mutations in relation to Dashilar’s (an historical and peculiar area situated southwest of Tian’anmen Square) Dashilar is taken here as experimental platform for innovative pilot projects.
Arsenale Nord, Tesa 100
www.beijingdesignweek.org


ADAPTATION

Adaptation mostra, attraverso l’utilizzo di modelli, fotografie e cortometraggi, una professione in evoluzione, quella cioè degli architetti cinesi che, pur appartenendo a generazioni tra loro diverse, sviluppano strategie innovative di fronte ai vincoli imposti dal contesto o dal capitale./ Adaptation introduces and interprets an important moment in time and shows how across different generations Chinese architects develop innovative strategies when faced with constraints imposed by context or capital.
Palazzo Zen, Cannaregio 4924 (Gesuiti)
www.emgdotart.net


FUNDAMENTALLY HONG KONG?
DELTA FOUR 1984–2044

Hong Kong, con il vicino Pearl River Delta (PRD), rappresenta uno degli sviluppi territoriali contemporanei più complessi e controversi. Quattro cortometraggi raccontano storie e protagonisti che vivono e si muovono in questi sistemi emergenti./ Hong Kong and neighbouring Pearl River Delta are arguably one of the most complex, controversial contemporary spatial developments. Four short films will capture stories and actors who live and move between these emerging systems.
Arsenale, Castello 2126 (Campo della Tana)
www.venicebiennale.hk/2014

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14. BIENNALE FINISSAGE | Estremismi della Modernità. Jacques Tati al Padiglione francese
di Andrea Zennaro   
lunedì 03 novembre 2014
oncle-5.jpgQuest’anno alla 14. Biennale di Architettura di Venezia il Padiglione francese ha presentato l’opera Modernity: promise or menace?, un allestimento diviso in quattro sale dove, in quella centrale, viene ricostruita in plastico villa Arpel, del film del 1958 Mon Oncle di Jacques Tati. Il curatore Jean-Louis Cohen, seguendo il tema proposto dal direttore Rem Koolhaas Absorbing Modernity: 1914-2014, mette in mostra Jaques Tati et la villa Arpel: objet de désir ou machine ridicule?, attualizzando il discorso sugli estremismi della modernità e della tecnologia iniziato dal cineasta francese nel secolo scorso. L’alienante scenografia, che fa da ambientazione al film di Tati e ricostruita in scala dallo studio parigino Projectile, crea un corto circuito tra desiderio di benessere futuribile e oppressione meccanica e tecnologica che rende schiavi.
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14. BIENNALE FINISSAGE | La forza degli oggetti. Dal tavolo da disegno al mondo reale
di Marisa Santin   
martedì 11 novembre 2014
giappone1.jpgEntrare nel Padiglione giapponese alla 14. Biennale Architettura è come entrare in una stanza delle meraviglie, un open space pieno di oggetti di vario genere fra cui muoversi e rovistare. Alla base del progetto c’è un immenso lavoro di ricerca, di raccolta, di catalogazione - e anche di trasferimento dal Giappone a Venezia - di documenti molto diversi fra loro: modelli in scala, bozzetti, disegni, riviste e video esposti in un’unica Wunderkammer. Un “magazzino”, come lo definisce la stessa Kayoko Ota, commissario del Padiglione, togliendoci dall’imbarazzo di assegnare noi questa definizione apparentemente riduttiva. Perché di un vero e proprio magazzino temporaneo si tratta a tutti gli effetti; un magnifico magazzino in cui perdersi con l’attitudine del collezionista di fronte ad una raccolta di oggetti inediti e affascinanti.
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14. BIENNALE FINISSAGE | Architetture umane Le funzioni abitative in nove micro unità
di Redazioneweb   
martedì 11 novembre 2014
taiwan-s-pavilion.jpgUno straniante villaggio formato da nove micro unità architettoniche, ciascuna caratterizzata da una propria funzione ‘domestica’, disseminate all’interno del Palazzo delle Prigioni, accoglie i visitatori, liberi di girovagare tra la Casa del Sonno, la Casa del Lavoro, la Casa del Pasto Conviviale, la Casa dell’Alchimia, la Casa del Piacere, la Casa degli Escrementi, la Casa dello Studio, l’Altare dell’Apparenza e il Giardino delle Delizie Terrene. È Township of Domestic Parts: Made in Taiwan, il progetto ideato dall’architetto Jimenez Lai (1979, Taichung, Taiwan), vincitore nel 2012 dell’Architectural League Prize for Young Architects, che riprende il tema generale proposto da Rem Koolhaas. Partendo, infatti, dalla convinzione che il concetto di fundamentals contenga in sé le nozioni di “base” e di “origine”, Jimenez Lai propone un’analisi e una classificazione delle primarie funzioni architettoniche. Lo studio indaga le abitudini degli abitanti di Taiwan in materia di cibo, sonno e svago, le pratiche fisiologiche, le interazioni sociali e le credenze spirituali, tradotte in ‘funzioni abitative’. Questi elementi non costituiscono una semplice rappresentazione spaziale di Taiwan, ma trasferiscono all’interno del microspazio architettonico la cultura tradizionale, così da ricreare un vero e proprio villaggio taiwanese.
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14. BIENNALE FINISSAGE | Destini incrociati Gli architetti e l’influenza sulla vita dell’uomo
di M.M.   
martedì 11 novembre 2014
time-space-existence.jpgUn gruppo internazionale di architetti di differente provenienza culturale e in momenti diversi della loro carriera, architetti affermati accanto ad architetti la cui opera è meno conosciuta, riuniti in una straordinaria combinazione: una babele di linguaggi e idee in un confronto serrato. Time Space Existence documenta infatti le idee e gli sviluppi più attuali relativi all’architettura, sollevando questioni fondamentali rispetto ai concetti filosofici di Tempo, Spazio ed Esistenza. Con le loro strutture, gli architetti incidono enormemente sull’esperienza dell’essere umano rispetto a ciò che lo circonda, influenzando così la nostra esistenza quotidiana. Due diverse sedi contribuiscono ciascuna con una particolare atmosfera distintiva a guidare il visitatore attraverso approcci individuali, presentazioni ‘tradizionali’, inattesi elementi artistici. Le 32 stanze di Palazzo Bembo sono prevalentemente dedicate a singole presentazioni di architetti o studi architettonici quali Ricardo Bofill, Allford Hall Monaghan Morris, GMP e White Arkitekter, o a progetti di ricerca come quello condotto dall’Università di Houston. Palazzo Mora invece, caratterizzato da un’importante spazialità, presenta una selezione di progetti architettonici, tra cui le sculture di Eduardo Souto de Moura.
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14. BIENNALE FINISSAGE | Cemento amato. Resistenze private al processo di omologazione pubblica
di Alexia Boro   
martedì 11 novembre 2014
chile_pavilion_01_1240.jpgSe avete in programma una visita alla 14. Mostra Internazionale di Architettura, non perdetevi il Padiglione del Cile, al quale la giuria quest’anno ha tributato il Leone d’Argento. A darvi il benvenuto sull’uscio, è proprio il caso di dirlo, è l’abitazione della signora Silvia Gutiérrez a Viña del Mar. Si tratta della riproduzione fedele del coloratissimo interno di un appartamento sociale realizzato all’epoca del KPD, un’industria per l’edilizia prefabbricata donata dall’Unione Sovietica alla via cilena del socialismo, guidata dal presidente Salvador Allende.
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14. BIENNALE FINISSAGE | La scintilla dei buoni maestri. Guido Cirilli e Venezia
di Sara Bossi   
martedì 11 novembre 2014
cirilli.jpgUna selezione dai 1286 disegni custoditi presso l’Archivio Storico dell’Accademia di Venezia, oltre a riproduzioni multimediali e video, ripercorrono la vicenda professionale dell’architetto Guido Cirilli (1871- 1954), cresciuto sotto l’ala di Giuseppe Sacconi, l’autore dell’Altare della Patria, attivo soprattutto tra Roma, le Marche, Venezia e il Friuli. Legato per un quarantennio all’Accademia di Belle Arti della città lagunare, come docente e come presidente, Cirilli fonda nel 1926 con Giovanni Bordiga la Scuola Superiore di Architettura, attuale Università IUAV, di cui è direttore fino al 1943. La sua lunga presenza a Venezia non ha lasciato traccia in città. Unico suo progetto realizzato nel 1914, ma distrutto nel 1932, è la facciata del Padiglione Centrale dei Giardini della Biennale. In mostra anche studi per le sedi dello IUAV, per il Ponte degli Scalzi e la Stazione di Santa Lucia. Cirilli lascia un segno importante nella formazione di Carlo Scarpa, che lavora nel suo studio dal 1926 al 1931, per poi affiancarlo come assistente universitario. Scarpa eredita da Cirilli l’attenzione per i dettagli e la qualità dei materiali costruttivi: «Io discendo, per tradizione culturale, dal monumento a Vittorio Emanuele II a Roma. Io ero, infatti, il migliore allievo del mio professore d’Accademia, che a sua volta era stato il migliore allievo dell’autore di quel monumento...».
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14. BIENNALE FINISSAGE | Fondazione 2.0. Tracce indelebili di Carlo Scarpa
di Livia Sartori di Borgoricco   
martedì 11 novembre 2014
querini-stampalia.jpgSi conclude il 23 novembre l’interessante mostra che la Fondazione Querini Stampalia ha dedicato a se stessa, al proprio spazio vitale e fisico, caratterizzato in particolare dal dialogo tra gli spazi disegnati da Carlo Scarpa e gli artisti e architetti che negli anni li hanno abitati. Le testimonianze di pittori, architetti, coreografi e registi sono simbolicamente raccolte intorno al nucleo di schizzi e disegni che racconta la genesi felice dello spazio Carlo Scarpa, rievocata da una testimonianza di Mazzariol, che chiedeva all’architetto di tenere fuori l’acqua alta, e invece Scarpa replicava «dentro l'acqua alta, dentro come in tutta la città (…) vedrai i giochi della luce». Un segno luminoso, quindi, quello di Scarpa, antico e moderno insieme, con una grande forza che continua a ispirare - ed ecco i lavori di Pistoletto, Franke, Paolini, Brunello, fra gli altri - e che spinge fino alla dimensione 2.0: #nelsegnodiCarloScarpa è l’hashtag per condividere i propri scatti nel wall della Fondazione. A corollario della mostra, un ciclo di incontri per approfondire l’attualità della lezione del grande architetto veneziano: appuntamento il 13 novembre con la Soprintendente Renata Codello sul tema della convivenza tra antico e moderno in Laguna, e il 27 con gli studenti della Scuola di Dottorato dello IUAV, che quotidianamente si confrontano con il lavoro del Maestro.
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La mano di Palladio, segno indelebile nella Russia dal Barocco al Modernismo
di Roberta De Villa   
giovedì 16 ottobre 2014
russiapalladiana1.jpgL’Architettura disegna il mondo, lascia segni tangibili, scrive pagine di storia, innalza mura di bellezza. L’esposizione, ospitata al Museo Correr, nasce da una collaborazione tra la Fondazione Musei Civici di Venezia e il Centro espositivo-museale di Stato ROSIZO di Mosca, con il sostegno del Museo statale di architettura A.V. Ščusev – Mosca, e lo CSAR (Centro Studi sulle Arti della Russia dell’Università Ca’ Foscari Venezia), e si palesa come una retrospettiva di straordinario interesse, sia per completezza d’informazione, sia per ricchezza di contenuti e varietà di opere e documenti presentati. La mostra Russia Palladiana. Palladio e la Russia dal Barocco al Modernismo, narra, in modo esaustivo ed approfondito, l’iperbolica e affascinante storia del palladianesimo russo. Il nome di Andrea Palladio in Russia è leggenda e mito; l’opera del Maestro del tardo Rinascimento influenzò per secoli la progettazione architettonica del Paese, fu modello imprescindibile di bellezza e armonia, esulò dal campo prettamente architettonico, per invadere con la nobile classicità delle linee, la formazione della coscienza e della vita quotidiana dell’immenso Paese.
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Città mosaico. Vivere nella GAM, la grande area metropolitana di San Josè
di Marisa Santin   
giovedì 16 ottobre 2014

figure_05b_san_jose_satellite.jpgLa Costa Rica partecipa per la prima volta a Biennale Architettura mettendo in evidenza lo sviluppo che ha interessato le sue città, includendo nell’analisi però non solo gli ultimi 100 anni, come suggerito dal tema di Rem Koolhaas (Absorbing Modernity 1914-2014), ma anche il periodo di fine XIX secolo, individuando in esso un punto di svolta determinante per l’avvio dei profondi cambiamenti urbanistici avvenuti nel Paese e culminanti nella GAM, la grande area metropolitana centrata attorno alla capitale San José. In quest’area (due volte l’estensione di Los Angeles) vive la maggior parte degli abitanti della Costa Rica, i Ticos, da cui il nome dell’esposizione pensata per lo spazio costaricense all’Arsenale, Ticollage City.

 

L’architetto tedesco Oliver Schütte, uno dei promotori e curatori del Padiglione (nel suo curriculum collaborazioni con Eisenman Architects, Richard Serra e lo stesso Rem Koolhaas) ci parla del progetto.

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Contemporaneamente presenti. L’arte riparte dal vetro, Venezia riparte da Ca’ Nani Mocenigo
di Mariachiara Marzari   
mercoledì 15 ottobre 2014
vitraria-glass-museum.jpgFine settembre 2014, due eventi, uno in mondovisione, l’altro volutamente sottotraccia, hanno mostrato che Venezia è unica e irripetibile e che il degrado è della società e non della città. George Clooney da una parte e un gruppo di imprenditori locali e stranieri dall’altra hanno sancito il loro amore per la città, amore vibrante, energetico, esemplare, che spinge a rimboccarsi le maniche e affermare «Yes, I do». Sì, perché proprio il 26 settembre, nel pieno dei festeggiamenti hollywoodiani, a Venezia Palazzo Nani Mocenigo ha dato la luce a Vitraria GLASS+A Museum, un fondazione che guarda all’arte contemporanea in modo sperimentale, con uno sguardo glocal e quindi partendo dal vetro, materia consona alla tradizione e al contempo capace di tradurre magistralmente il sentire contemporaneo.
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Attimi di città. Padova mostra gli scorci veneziani di Francesco Lojacono
di Luisa Turchi   
giovedì 16 ottobre 2014

lojacono.jpg

 

Francesco Lojacono, artista veneziano, nasce come incisore diplomatosi all’Accademia di Belle Arti e dalle arti grafiche parte per approdare ad una personale tecnica di pittura a spruzzo, coniugando in chiave naïve tradizione e modernità. Il suo è un percorso artistico in continua evoluzione, che dalle sperimentazioni iniziali segniche dei suoi Stati d’animo – trilogia di personificazioni alla Keith Haring racchiuse tra le pagine di un libro fatto di ombra e luce – passa attraverso linoleumgrafie quali La tela del ragno, che fa pensare al reticolato dei canali veneziani, o alle serie stilizzate di Alberi e Bricole, fino al gioco dell’opera Ferri delle gondole. Utilizza tecniche miste come acquaforte, puntasecca e acquatinta insieme, con effetti di durezza o morbidezza di linee e campiture, misurate anche a seconda del differente tempo di morsura degli acidi. La sua è una progressiva scoperta e conquista di luce e di colore, che viene ad invadere dapprima lentamente e poi con maggiore forza l’immagine, ripetuta in successione, partendo da una stessa matrice. E con il colore, Lojacono ritrova sempre di più anche il figurativo.

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Il sostrato dell’arte. Teatrino Grassi, sperimenti e contaminazioni di successo motore
di Mariachiara Marzari   
mercoledì 15 ottobre 2014
latifa_echakhch_1matteodefina.jpgNon sono i numeri (10.000 spettatori), ma l’energia (anche grazie alla possibilità di seguire tutte le attività in streaming sul web) a caratterizzare il successo delle attività culturali di Teatrino Grassi. E dunque si riparte: la programmazione culturale per gli ultimi mesi del 2014 conta oltre 50 appuntamenti in gran parte a ingresso libero. Due le direzioni seguite con una certa dose di spirito pionieristico, entrambe in stretta sinergia con la città e con il mondo, grazie alla costruzione di un network in progress che ha messo in relazione alcuni dei più rilevanti nomi del mondo della cultura e delle arti con il pubblico e con le migliori forze del territorio (Ca’ Foscari, IUAV, Accademia di Belle Arti, Fondazione Cini …).
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