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ARTE
VERSO BIENNALE ARTE 2013_Qualcosa è cambiato | Intervista a Massimiliano Gioni
di Mariachiara Marzari   
martedì 12 febbraio 2013

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Nella storia ultracentenaria della Biennale è il più giovane direttore di sempre e forse il migliore direttore possibile. Inserito al diciannovesimo posto nella lista dei potenti dell’arte secondo «ArtReview», direttore artistico della Fondazione Nicola Trussardi di Milano, capo curatore e associate director al New Museum of Contemporary Art di New York, Massimiliano Gioni si presenta in camicia, pullover, jeans e sorriso, appena sbarcato da NYC. L’obiettivo è ambizioso e visionario - Il Palazzo Enciclopedico è il titolo scelto per la 55. Mostra Internazionale d’Arte de La Biennale -, ma lui convince tutti – critici, giornalisti, curatori e artisti – e conquista la sua prima meta a Venezia. Terzo tempo a nostra disposizione su Biennali, passate e future, ideali e maestri, struttura e organizzazione, immaginazione e meraviglia, arte e cultura visiva, l’uomo e l’artista, contemporaneo e iper-storico.

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THE BAG-Il Magazine-guida della 55. Biennale Arte by Venezia News
di Redazione   
giovedì 07 febbraio 2013

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Anche per il 2013, Venezia News rinnova l’appuntamento con la guida a uno dei più importanti eventi internazionali di arte contemporanea. Già in occasione delle ultime cinque edizioni della Biennale Arte, il magazine-guida ha accompagnato per tre mesi i visitatori attraverso il meglio dell’arte contemporanea, riscuotendo un grande successo tra gli operatori e il pubblico che ne hanno particolarmente apprezzato l’utilità.

Il magazine è interamente dedicato alla manifestazione e ne descrive i percorsi  presentando, in italiano e inglese, le  mostre centrali dell’Arsenale e del Palazzo delle esposizioni ai Giardini, i progetti e gli eventi collaterali, le partecipazioni nazionali ai Giardini e in città padiglione per padiglione, ogni singola opera e artista protagonista, gli eventi collaterali, il calendario completo delle inaugurazioni, presentazioni e performance; una mappa dettagliata della città con i luoghi di esposizione e le informazioni utili; una panoramica sugli eventi, mostre, gallerie e centri culturali in città e un’intera sezione dedicata ad una più ampia panoramica mondiale sull’arte contemporanea: mostre, eventi, istituzioni, progetti. 

 

 

 

  

 

 

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LISTING MOSTRE UFFICIALI, PADIGLIONI NAZIONALI, EVENTI COLLATERALI
Il carnet completo di tutte le esposizioni inserite nel programma ufficiale della Biennale. La sezione di servizio del magazine, con la descrizione dettagliata di ogni singola esposizione, con note e segnalazioni sulle opere e sugli artisti in mostra. Sei pagine di guida per orientarsi al meglio sui contenuti artistici offerti dalle mostre principali, da ogni singolo padiglione nazionale alle decine di mostre a latere sparse per palazzi, musei e gallerie della città.

 

 

 

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MAPPA VISIVA DELL’ESPOSIZIONE E DI TUTTE LE MOSTRE  COLLEGATE

Il paginone centrale di servizio con la mappa orientativa della città e dei siti espositivi.

La vera guida nella guida, con la cartina di Venezia stilizzata e dettagliata, con segnalazione in di tutte le mostre ufficiali e di tutte le altre mostre principali del periodo organizzate in città. A corredo tutte le info utili, con orari, prezzi, servizi, trasporti. Da staccare e tenere in tasca. 

 

 

 

 

 

shorttalks.jpgAPERTURA E “SHORT TALKS” SUGLI STATI  CONTEMPORANEI DELL’ARTE
Le mostre ai giardini e all’Arsenale. opinioni e idee sul  contemporaneo oggi.
Dieci pagine di articoli di presentazione critica alle mostre principali, con interviste ai curatori e agli artisti più significativi. Ad aprire il tutto due pagine affiancate ad interrogare, con uno stesso quesito, dieci tra curatori, critici, architetti internazionali su un tema centrale del contemporaneo oggi. Hanno parlato e scritto nelle scorse edizioni, fra gli altri:  Daniel Birnbaum, Roger M. Buergel, Philippe  Daverio, Akison M. Gingeras, Massimiliano Gioni,  Hou Hanru, Nikolaus Hirsch, Odile Decq 

 

 

NOT ONLY BIENNALE

LE MOSTRE PRINCIPALI EXTRA-BIENNALE IN CITTÀ
La listing completa delle grandi mostre veneziane  dell’estate-autunno 2013.
Da Palazzo Grassi e Punta della Dogana alla Guggenheim, dal  Correr a Palazzo Ducale, dalla Fondazione Querini alla Fondazione Cini, la vera guida completa dell’arte in città con descrizione e note su opere e artisti in mostra. Una sezione per i forzati dell’arte, oltre il contemporaneo.
GALLERIE PRIVATE E CENTRI CULTURALI IN CITTÀ

Il viaggio tra la babele di ‘personali’ e ‘collettive’ nelle gallerie  veneziane.
Una sezione a metà tra una listing orientativa e il reportage critico sulle decine di piccole e grandi mostre nei più importanti spazi espositivi privati in città allestite in occasione della Biennale. Il contemporaneo oltre la vetrina ufficiale. 

I PIÙ IMPORTANTI CENTRI INTERNAZIONALI  D’ARTE CONTEMPORANEA
L’idea è quella di offrire, nel contesto della più grande esposizione d’arte contemporanea del mondo, un quadro delle  migliori realtà internazionali. 

Sarà la sezione della guida che proverà ad intercettare i flussi di idee e di progetti, una informazione glocal per capire cosa si muove nel mondo. Due pagine interne, in cui attraverso una mappa visiva stilizzata del globo verranno localizzati alcuni centri selezionati di produzione e dibattito sull’arte più “contemporanei”: mostre, eventi e segnalazioni con foto, info e approfondimenti. 

 

scarica qui il pdf delle edizioni precedenti

 

 

COMUNICAZIONE E SPAZI PUBBLICITARI

The BAG (BIENNALE ARTE GUIDE - magazine + mappa + app + website) è un nuovo fortissimo strumento di comunicazione che supera per impatto e utilizzo altre forme di comunicazione e pubblicità. Viene offerta un’azione di comunicazione mirata e non dispersiva, direttamente collegata all’evento e non finalizzata ai soli giorni delle vernici, bensì a tutti i mesi della Biennale Architettura (1 giugno - 25 novembre 2013). 

Per info su tariffe, offerte e scadenze: Mariachiara Marzari (t. +39 041 2410133 - press[at]venezianews.it)

 

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Spalla

70 x 260 mm

+ 5 mm di abbondanza su ogni lato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pagina singola
210x260 mm
+ 5 mm di abbondanza su tutti i lati

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pagina doppia
420x260 mm
+ 5 mm di abbondanza su tutti i lati

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Interno copertina lato A
500x260 cm
+ 5 mm di abbondanza su tutti i lati

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Interno copertina lato B
500x260 cm
+ 5 mm di abbondanza su tutti i lati

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Formato

- Files in formato PDF o TIFF a 300 dpi, CMYK
- Carta usomano
- Quadricromia (CMYK = 4 pellicole), marchi di registro

 
Agatha e la tempesta di colori Al Correr sfila lo stile ‘rivoluzionario’ di Ruiz de la Prada
di Livia Sartori di Borgoricco   
lunedì 11 marzo 2013

agatha-ruiz-de-la-prada.jpgUn’esplosione di colori e forme, fantasiosa, scanzonata, divertente: così è la moda della stilista madrilena Agatha Ruiz de la Prada e così è la mostra I mestieri della moda che inaugura – non a caso – l’8 marzo proponendo un’antologia della collezione P/E 2013, presentata alla Fashion Week di Madrid. Coniugando, secondo una felice intuizione, la creatività della moda al femminile con gli spazi storici dei Musei Civici, il sontuoso e ricco, quasi fiabesco, in stile Impero, Salone da ballo del Museo Correr accoglie trentuno abiti esposti su manichini dorati, che reinterpretano le icone care ad Agatha, le stesse che l’hanno accompagnata durante oltre 30 anni di carriera.

 

L’abito “gabbia”, l’abito “ombrello”, il “cuore” o la “stella”, in un caleidoscopio di colori sgargianti e tessuti diversi, mostrano l’immaginario di un’artista, il cui stile irrompe nella moda spagnola nei primissimi anni ‘80 come una rivoluzione: rigore e sobrietà di un paese che muoveva i primi passi fuori dalla dittatura vengono sostituiti da colori e fantasie a forma di lune, soli, bocche, cuori. Agatha, una sorta di Vivienne Westwood mediterranea - forse proprio per questo meno enigmatica e più solare –, grazie ad un padre architetto dell’alta borghesia madrilena e collezionista d’arte e una madre della colta aristocrazia catalana, cresce a fianco della cultura più avanguardista. Inaugura il suo negozio-studio esponendo vestiti, dipinti e disegni in varie gallerie, dando vita a happening di cultura d’avanguardia e realizzando le prime sfilate di moda in luoghi dell’arte come Las Reales Atarazanas e il Mercado del Borne a Barcellona, il Museo del Ferrocarril a Madrid, il Museo San Telmo di San Sebastian in omaggio a Balenciaga.

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I magnifici dodici. A fine residenza i giovani vanno in mostra
di Livia Sartori di Borgoricco   
martedì 05 marzo 2013

enej-gala3.jpgOpera 2012 è la mostra di fine residenza dei giovani artisti che nel corso del 2012 hanno usufruito dei 12 atelier messi a disposizione della Fondazione a Palazzo Carminati a San Stae e nel Complesso dei SS. Cosma e Damiano alla Giudecca. Il programma di residenze, al quale la Fondazione Bevilacqua La Masa ha dato nuovo impulso nel corso dell’ultimo decennio, permette a 12 giovani artisti, selezionati da una commissione composta da esperti del settore, di disporre per un anno di un atelier che, per la sua collocazione, consente non solo lo svolgimento dell’attività creativa, ma anche di vivere in un confronto diretto con colleghi, curatori, galleristi, giornalisti e pubblico.

 

Nell’allestimento, curato da Rachele D’Osualdo con Angela Vettese, si articolano i lavori di Riccardo Banfi, Federica Bruni, Enzo Comin, Fabio De Meo, Dirtmor, Valentina Merzi, Arianna Piazza, Gianandrea Poletta, Valentina Roselli, Ryts Monet, Chiara Sorgato e Davide Spillari. Per il quarto anno la mostra di fine residenza è accompagnata da un’edizione speciale del taccuino ‘di culto’ Moleskine, partner sostenitore del programma degli Atelier dal 2008.

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Gente così. Simonazzi e Guareschi, un po’ per gioco
di Redazione   
mercoledì 27 febbraio 2013

1333468760759_paolo-simonazzi_3.jpgPaolo Simonazzi (Reggio Emilia, 1961) divide la propria vita tra l’attività di medico e quella di fotografo, cui si dedica con tale passione e curiosità da essere sempre pronto ad intraprendere un viaggio che gli consenta di inseguire e sviluppare un tema. Mondo piccolo è il titolo del ciclo fotografico, ora in mostra al Centro Culturale Candiani, che fa riferimento al peculiare universo umano e sociale creato da Giovannino Guareschi nell’immediato dopoguerra, con l’epica saga dei suoi due indimenticabili protagonisti, il parroco don Camillo e il sindaco comunista Peppone, dentro i paesaggi e le atmosfere di quella fetta di terra che si snoda lungo le rive emiliane del Po, nelle Province contigue di Parma e di Reggio Emilia.

 

Tutto respira silenzio: le campagne, i canali e il Po, i pioppeti, i cimiteri sotto la neve, le piazze addormentate nella notte. Accanto ai volti e ai corpi di chi abita questa terra, ecco brani della tradizione musicale e della cultura materiale, luoghi abbandonati, cose che hanno fatto naufragio dentro lo scorrere del tempo, memorie e bagliori di una vita che è difficile capire se ancora sia in atto o se già si sia inabissata e spenta. Il viaggio di Simonazzi pare, alternativamente, lo specchio del volto autentico della Bassa e una, tutta sua, Carte du Tendre: la mappa di una terra in cui, come voleva Guareschi, ci sia ancora spazio per i sentimenti dei semplici.

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Alla ricerca della perfezione Amalric Walter e i segreti della ‘pasta di vetro’
di Sara Bossi   
lunedì 04 febbraio 2013

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L’arte di Amalric Walter (Sèvres, 1870-Lury-sur-Arnon, 1959) può essere pienamente compresa solo se collocata nel contesto storico e culturale in cui egli nasce e opera. Determinanti nella sua formazione il grande fermento che la Francia, a cavallo tra Ottocento e Novecento, vive nel campo delle arti visive, decorative e plastiche, ma soprattutto le esperienze da lui fatte a Sèvres e Nancy, centri d’eccellenza nella produzione di porcellane e ‘vetri d’arte’.

 

L’opportunità di inserirsi in una grande tradizione, che annovera tra i suoi predecessori Henry Cros e tra i coetanei Albert Dammouse, spinge l’artista francese a studiare i segreti della ‘pasta di vetro’, una delle più antiche e originali tecniche di lavorazione di questo materiale, già conosciuta da egizi, fenici, greci, romani, ed esplorata anche dai grandi maestri muranesi.

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Il Maestro gentile. Storie di Gianni Berengo Gardin ai Tre Oci
di Anna Trevisan   
giovedì 31 gennaio 2013

img_left.jpg«Le fotografie invecchiano e cambiano sapore come il vino», dice Gianni Berengo Gardin. Perché il loro significato si costruisce nel tempo e dal tempo emerge anche la loro intrinseca bellezza: la vita che raccontano. Le fotografie si costruiscono, ormeggiando l’istante alla grande nave della memoria. Questo grande maestro della fotografia italiana e internazionale ha saputo ‘osare il banale’.

 

Con il rigore di una semplicità conquistata, con la consapevolezza della propria responsabilità e con fermo rispetto verso i soggetti che racconta. È una sfida della compostezza, in bianco e nero, al caos iconodulo e colorato della pubblicità, per proteggere il contenuto e il valore documentario e documentale dei suoi scatti. A tal punto da non aver mai voluto dare dei titoli alle proprie fotografie, ma solo didascalie. Per non forzarne il senso, anticiparlo, contraffarlo, e lasciare invece liberi di interpretare, vedere, capire. Nella convinzione che il compito di un fotografo «non è quello di dipingere ma di scrivere».

 

La fotografia italiana si inchina al suo garbo d’altri tempi, rimasto saldo in mezzo alla tempesta di immagini che ci ha sommerso d’un fiato. Nient’affatto distratto dai colori di un mondo ormai sottosopra, che chiede alla fotografia nuda informazione ma la tradisce con le finzioni di Photoshop oppure la baratta con velleità creative e non artistiche, Berengo Gardin rimane concentrato sull’obiettivo della sua Leica con una passione (analogica) che sfiora la devozione.

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A ‘part-time’ Italian. Rem Koolhaas presenta la sua Biennale Architettura
di Marisa Santin   
venerdì 25 gennaio 2013

koolhaas-1.jpg[25-01-2013] Fundamentals è il titolo della prossima Biennale Architettura diretta dall’architetto, urbanista e scrittore olandese Rem Koolhaas, fondatore di OMA e del think tank AMO - che riunisce discipline non architettoniche quali l’editoria, la moda, la sociologia -, Leone d’oro alla carriera nel 2010. Fundamentals sarà una Biennale sull’architettura, non sugli architetti, come ha sottolineato lo stesso Direttore, che oggi ha incontrato i rappresentanti dei 40 Paesi partecipanti alla 14. Mostra, che si svolgerà dal 7 giugno al 23 novembre 2014. L’aver incontrato i curatori dei Padiglioni Nazionali con largo anticipo – afferma il Presidente Paolo Baratta – non vuole essere una mera dimostrazione di efficienza da parte della Biennale». Almeno un anno è, infatti, il tempo che Rem Koolhaas ha chiesto come condizione necessaria per apportare dei cambiamenti paradigmatici alla Mostra. Nata come ‘imitazione’ di Biennale Arte, uguale alla ‘sorella maggiore’ per forme e modalità, basata principalmente sull’invito rivolto agli architetti a presentare i propri lavori/installazioni/progetti/visioni, è arrivato il momento per la Mostra di Architettura di fare un passo avanti e di «trovare una strada più coerente con la propria disciplina», continua Baratta.

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Al Correr oltre cento ‘finestre’ aperte sulla Venezia languida e vivissima di Guardi
di Anna Trevisan   
mercoledì 12 dicembre 2012

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«Vera figura, vera natura,/ slansada in ragi come’n’aurora/ che tuti quanti te ne inamora:/ aàh Venessia aàh Regina aàh Venusia/ to fia xé ’l vento, siroco e bora/ che svegia sgrisoli de vita eterna,/ signora d’oro che ne governa/ aàh Venessia aàh Venegia aàh Venusia», recitava Zanzotto al mare per far emergere Venezia dalle acque scure. Tre secoli prima Francesco Guardi l’aveva catturata luminosa e viva in tutto il suo languido, arreso splendore.

 

Nei primi anni, l’aveva appesa alla sua veste mondana e ciarliera, al suo lato scenografico e teatrale, come nel longhiano Il Ridotto o come ne Il parlatorio delle monache di San Zaccaria (1746). Poi l’aveva incapricciata in prime vedute di maniera e in paesaggi, fotografandola nelle sue feste e nei suoi momenti rituali e liberandola, tuttavia, in affollate traiettorie di gondole e persone, in scie spaziose di onde e barche, come ne Il Doge di Venezia sul Bucintoro a San Nicolò.

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Al Correr, il paesaggio interiore di Francesco Guardi
di Sara Bossi   
martedì 16 ottobre 2012

guardi.jpg«Lavorava per la pagnotta giornaliera, comprava telacce di scarto… e per tirare avanti il lavoro usava colori molto ogliosi, e dipingeva ben spesso alla prima», così una testimonianza dei primi dell’Ottocento descrive l’ultimo grande ‘poeta’ della Venezia settecentesca: Francesco Guardi. Nel terzo centenario della nascita (1712) una grande esposizione al Museo Correr ne indaga la complessa produzione artistica. Il Guardi non fu esclusivamente vedutista: lavorò a pale d’altare, soggetti di genere, quadri commemorativi di avvenimenti mondani in città.

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United colors of... La Biennale
di Redazione   
martedì 08 gennaio 2013
rem-koolhaas-nanjo-fumio-talk-4.jpgIl Consiglio di Amministrazione della Biennale ha affidato la direzione della prossima Biennale di Architettura all'archistar olandese Remment Koolhaas, detto Rem, già Leone d'oro alla carriera nel 2010. Nato nel 1944, Koolhaas oltre a progettare edifici in tutto il mondo, tra cui spiccano la nuova sede per la China Central Television a Pechino, la nuova sede di Londra della Rothschild Bank, il teatro Wyly a Dallas, la nuova Ambasciata d'Olanda a Berlino, la Biblioteca Centrale di Seattle, solo per citarne alcuni, ed anche una lunga serie di cantieri aperti per nuovi edifici, non limita lo spettro d'azione alla progettazione, ma lavora anche a discipline non architettoniche come politica, editoria, moda e sociologia attraverso il suo “pensatoio” Amo. «Vogliamo dare uno sguardo nuovo agli elementi fondamentali dell'architettura - utilizzati da qualsiasi architetto, ovunque e in qualsiasi momento - per vedere se siamo in grado di scoprire qualcosa di nuovo sull'architettura». Così a caldo l'olandese ha annunciato il suo impegno per la Biennale di Venezia.
 
Artist flesh in action! Live art a Palazzo Bembo
di Mariachiara Marzari   
lunedì 10 dicembre 2012

paw2.jpgLa performance art è una pratica artistica che vive in se stessa: non rappresenta, non ritrae, non imita. Esprime il reale in un contesto relazionale in cui l’artista, sia fisicamente che emotivamente, usando il proprio corpo fino a farlo diventare l’opera d’arte stessa e spingendosi oltre i propri limiti fisici e mentali, esprime e ricerca nuove idee e possibilità, mettendo a nudo ciò che è più profondamente umano. L’innescarsi di una scintilla tra performer e pubblico è pertanto elemento essenziale, scardinando i limiti del convenzionale e creando impatto immediato, coinvolgendo direttamente lo spettatore sia sul piano intellettivo sia su quello emozionale.

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Second life. Quando l'arte è sostenibile
di Fabio Marzari   
mercoledì 05 dicembre 2012

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Nel ciclo di vitali attività poste in essere dall'Accademia di Belle Arti, una nuova iniziativa trova albergo nel cortile degli Incurabili: Gemmazioni – Cicli e ricicli tra le generazioni dell’arte, un'installazione di opere realizzate da giovani  artisti studenti dell'Accademia. Il grande artista contemporaneo Urs Fischer ha dato il la agli studenti con il suo lavoro, intenzionalmente destinato a dissolversi, realizzato nei giorni dell'apertura della sua mostra antologica a Palazzo Grassi, ed ha lasciato un segno importante nella formazione della memoria artistica.

 

L'oggetto nasce, si trasforma e in un certo modo muore, diviene inservibile ed irriconoscibile, ma, a vederlo dal punto di vista artistico, può subire dei mutamenti impensabili. Il tema si connette fortemente con le dinamiche di consapevolezza ambientale.

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La fuga di Tiziano. Mostra prorogata al 9 dicembre
di Maria Rita Cerilli   
mercoledì 28 novembre 2012

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Dopo un lungo e accurato restauro all’Ermitage di San Pietroburgo, durato dodici anni, è ritornato in Italia dopo quasi 250 anni, il monumentale capolavoro di Tiziano Fuga in Egitto. La grande tela, con cui il Maestro veneto ‘scopre’ nel 1507 la natura in pittura, è in mostra alle Gallerie dell’Accademia fino al 9 dicembre grazie ad una proroga concessa dal Museo russo, fulcro di un attento percorso espositivo, curato da Giuseppe Pavanello insieme a Irina Artemieva, che avvicina il dipinto a una ventina di opere di altri grandi artisti veneti che, tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento, hanno contribuito a innovare il proprio sguardo sulla natura: dall’Allegoria sacra di Giovanni Bellini alla Tempesta e al tramonto di Giorgione; dal San Girolamo di Cima da Conegliano all’analogo soggetto raffigurato da Lorenzo Lotto; dalla Nascita e dalla Morte di Adone di Sebastiano del Piombo fino alla Fuga in Egitto di Albrecht Dürer e ai trittici di Santa Liberata e degli Eremiti di Hieronymus Bosch.

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C’era una volta in America... Ca’ Venier dei Leoni, arte all’ennesima potenza
di Redazione   
giovedì 11 ottobre 2012

schulhof.jpgNon bastano le iperboli verbali per descrivere la dinamicità della Collezione Peggy Guggenheim, che potrebbe in maniera del tutto auto-referenziale ‘vivere di rendita’ e invece riesce sempre ad arricchire le propria già vasta offerta espositiva con dei capolavori che fanno del Museo veneziano un punto di riferimento universale per le avanguardie artistiche della prima metà del XX secolo.

 

Era il gennaio del 2005 quando fu annunciato da Thomas Krens, Direttore della Fondazione Solomon R. Guggenheim, Philip Rylands, Direttore della Collezione Peggy Guggenheim, e Hannelore B. Schulhof l’accordo in base al quale una parte consistente della collezione di opere d’arte europee e americane del secondo dopoguerra, di proprietà della Sig.ra Schulhof e del suo defunto marito Rudolph B. Schulhof (1999), sarebbe stata donata alla Fondazione Guggenheim.

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L’archetipo dell’abbandono. Capogrossi alla Collezione Guggenheim
di Anna Trevisan   
martedì 09 ottobre 2012

superficie_406.jpgIl critico Giulio Carlo Argan la definisce una “semantica intellettuale”, dove «i segni si moltiplicano e si dispongono, quasi seguendo le invisibili linee di forza di un campo magnetico; poi la superficie diventa sensibile come un radar e anche le pause, le subite carenze del segno diventano significanti».
Catene spezzate, pettini femminili, forchette, filamenti di DNA nello spazio o forse dollari moltiplicati. Liberazione di bianchi da neri fili spinati, da morse e da colorate tagliole. Ripetizioni archetipe, allitterazioni visive, anafore segniche, ritmi di superfici. Un abbraccio di opposti in figure ‘gestaltiche’ che sono simultaneamente strappi e rotture o avvicinamenti; aperture e interstizi. Attrazioni o separazioni; magnetismi simmetrici oppure tagli e ferite. Residui, nicchie di colore in incastri di bianco. “Protosegni originari e originali” - li definisce Luca Massimo Barbero - che assurgono a segno universale, sprigionando un primitivismo archetipo che emerge africano con colori sgargianti quasi pop oppure con nipponiche suggestioni di ideogrammi, perfetti come singoli khanji che, ripetuti, diventano interi haiku visuali.

 

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In mostra gli "Archi" di Aldo Rossi per la 3. Biennale Architettura 1985
di Redazione   
lunedì 11 giugno 2012

aldorossi.png[cs] Inaugura oggi la nuova mostra dalle collezioni dell’ASAC – Archivio Storico delle Arti Contemporanee - dal titolo Gli “Archi” di Aldo Rossi per la 3. Mostra Internazionale di Architettura 1985, organizzata dalla Biennale di Venezia - ASAC e presentata da David Chipperfield, in collaborazione con l’Università IUAV di Venezia. Dopo il successo delle mostre sui suoi manifesti storici (Italia 150 Biennale 116 - Tutti i manifesti di 116 anni di vita in mostra, 25 febbraio > 20 maggio 2011) e sui video d’artista degli anni settanta (Video Medium Intermedium, 27 novembre 2011 > 3 giugno 2012) la Biennale, con il suo archivio, offre al pubblico, agli studiosi e agli appassionati della storia dell’Istituzione un’occasione per riscoprire una selezione di manifesti realizzati per la 3. Mostra Internazionale di Architettura diretta da Aldo Rossi nel 1985, oltre che fotografie e altri documenti appartenenti ai Fondi dell’ASAC.

 

Con questa mostra ancora una volta Ca’ Giustinian ospita un’iniziativa che valorizza il proprio patrimonio e il proprio archivio, e si afferma sempre più come la sede delle attività permanenti della Biennale, punto di riferimento per gli studenti, i giovani e il vasto pubblico di appassionati e addetti ai lavori di Venezia e del territorio circostante.

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La piccola utopia di Fondazione Prada
di Anna Trevisan   
martedì 10 luglio 2012

cacorner_firstpianonobile.jpgDalle ceneri del palazzo di Caterina Corner, regina di Cipro, rinasce Ca’ Corner. Nel Settecento la famiglia Corner consegnava a Domenico Rossi il compito di riprogettare il palazzo, che sarà poi di Papa Pio VII, quindi della congregazione dei Padri Cavanis, in seguito Monte di Pietà, e infine sede dell’A.S.A.C. - Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia. Oggi Ca’ Corner brilla per la conversione a nuova sede espositiva di opere d’arte contemporanea voluta e sostenuta dalla Fondazione Musei Civici Veneziani, che nella Fondazione Prada ha individuato il partner ideale per la realizzazione di un ambizioso progetto di restauro conservativo, «pianificato con gradualità in base alle direttive della sovrintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e della Laguna».


Il palazzo scivola su un'ouverture di superfici, à bout de souffle, lungo una bianca pietra d’Istria affacciata sul Canal Grande, e si arrampica su un bugnato che, involontaria parafrasi rovesciata di uno dei ready made di Duchamp, riesce a rassomigliare a zollette di zucchero. Le geometrie della facciata evocano quelle di Ca’ Pesaro, dalle quali il Rossi si era evidentemente lasciato sedurre. Gli interni sono affrescati e stuccati e collegano attraverso mezzanini il piano terra al piano nobile.


«Siamo felici di raccogliere l’impegnativa sfida per riqualificare lo straordinario palazzo di Ca’ Corner della Regina, nel totale rispetto della sua storia e con l’ambizione di offrire alla città di Venezia, e non solo, una programmazione stimolante e importante sul piano delle arti per tutta la durata del
nostro mandato», commentano i presidenti della Fondazione Prada, Miuccia Prada e Patrizio Berselli, che hanno già tenuto a battesimo lo spazio milanese Prada Milano Arte nel non troppo lontano 1993 e che a Milano hanno in cantiere anche il nuovo spazio espositivo permanente ideato da Rem Koolhaas e da O.M.A. (Official Metropolitan Architecture).

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Bentornata Sissi. Due secoli di storia riemergono con il recupero di Palazzo Reale
di Mariachiara Marzari   
venerdì 13 luglio 2012

sala_delle_udienze.jpgIl mito della Principessa Sissi torna a splendere; dopo piú di 150 anni, archiviati definitivamente i rancori e le rivendicazioni patriottiche, Venezia ritrova un tesoro perduto, o forse dimenticato, una grande ‘fabbrica’ delle meraviglie, il Palazzo Reale di Venezia, monumentale e rappresentativo nel cuore della città, voluto nell’ambito del rinnovamento delle regge europee per Napoleone e destinato, negli anni successivi, a ospitare appunto imperatori e arciduchi d’Asburgo e poi, dal 1866, altezze reali sabaude, che stabilirono lì la loro dimora veneziana.

 

Chi non ricorda la famosa scena del film dedicato a Sissi, interpretata da Romy Schneider, in cui Elisabetta di Wittelsbach, Principessa di Baviera, e Francesco Giuseppe d’Austria, giovani e bellissimi imperatori, fanno il loro ingresso in Piazza San Marco. Oggi il mito di Sissi viene rievocato con l’inaugurazione il 10 luglio delle sale a lei riservate negli Appartamenti Imperiali d’Austria del Palazzo Reale di Venezia, dopo un impegnativo restauro che ha recuperato la magnificenza di affreschi, stucchi e marmorini, di camini, porte e infissi, di pavimenti e arredi di nove straordinari ambienti che entreranno a far parte del percorso di visita del Museo Correr. Un itinerario assolutamente inedito e inaspettato!

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Mockba ‘non-conformista’. L’arte russa non ufficiale per la prima volta si mostra a Ca’ Foscari
di Carlotta Scarpa   
giovedì 04 ottobre 2012

mokba.jpgScorre nei sotterranei, ostacoli si frappongono al suo corso ma lui si cerca un passaggio e forma il suo alveo, un rigagnolo che diventa poi ruscello. È la prova dell’esistenza di un conformismo da valicare

 

È l’andergraund russo, noto anche come podpol’e, underground, cultura non-ufficiale, non-conformismo, fenomeno culturale multiforme e complesso che occupa il ventennio compreso fra la metà degli anni ‘50 e la metà degli anni ‘70.

 

È la nuova ‘minaccia’ dell’arte ufficiale, fatta di singole esistenze in transito che avanzano e che non si arrestano dinanzi a formule, paletti e presunte identità granitiche. I curatori Giuseppe Barbieri, Silvia Burini, Nikolaj Kotrelev e Sergej Aleksandrov, dopo un lungo periodo di studio, decidono di raccontare per la prima volta in Italia questo importante movimento artistico, costruendo una mostra equilibrata e intensa, in esclusiva per l’Università Ca’ Foscari. Mockba Underground. Pittura astratta dal 1960 mette in mostra 110 opere provenienti della Collezione Aleksandr Reznikov. Ciò che caratterizza l’andergraund moscovita è la matrice stilistica plurilinguistica, non eclettismo; gli artisti, infatti, non aspiravano a far valere un dissenso politico di gruppo: il loro era, piuttosto, un personale dissenso ‘linguistico’, che si traduceva nel ‘semplice’ desiderio di poter usare una lingua diversa da quella ufficiale non a caso quest’arte è espressione intima/privata che si sviluppa nelle cucine, negli appartamenti in coabitazione (kommunalki) e negli studi dei pittori che divengono i ‘luoghi’ deputati alla lettura, alla discussione, all’esposizione.

 

Uno studio che scandaglia il movimento artistico, parallelo a quello letterario, sorto alla fine dello stalinismo e che si sviluppa durante la ‘rinascita’ segnata dal disgelo chrusceviano, in cui coesistono due culture differenti: ufficiale l’una, clandestina l’altra.  

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BIENNALE ARCHITETTURA 2012 | Mirage Architecture Project
di Redazioneweb2   
giovedì 23 agosto 2012
[Padiglione Ucraina] È l’osservazione attenta e rapita della natura ad ispirare l’allestimento di questi spazi. L’Antartide, continente più meridionale del pianeta, si rivela agli occhi delle forze creative ucraine in tutta la propria elementare autenticità, luogo d’incontro tra liquido e solido capace di cambiare aspetto e tracciare scenari altri. Una spedizione di ricerca è tramite tra contemplazione e realizzazione architettonica, con forme a scomparsa e strutture trasformabili./ It is the careful, entranced observation of nature that inspired these rooms. Antarctica, the continent in the extreme South of the planet, reveals itself to the Ucranian artists in all its elementary authenticity. The meeting place of liquid and solid can change its appearance and trace alien scenarios: a research expedition mediated between contemplation and architectural production, using rollaway forms and mutable structures.
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BIENNALE ARCHITETTURA 2012 | Common Collage
di Redazioneweb2   
giovedì 23 agosto 2012
[Padiglione Thailandia] Cento idee su che cosa ci accomuna: Common Collage raccoglie in tante diverse scatole da spedizione aerea, uguali per peso, volume e dimensione, le visioni di architetti e designer sulla Thailandia di oggi. Per riflettere su qual è il terreno comune possibile; dove e quando lo possiamo trovare; con chi lo possiamo condividere. Tante caselle dove lasciare e prendere messaggi-input alla discussione. Per trovare, insieme al pubblico, un terreno comune./ A hundred ideas on what is our possible common ground, where and when can we find it, who we can share it with. A reflection on what "common" means: a perfect overlap or, as in a patchwork, an assembly of pieces that make up a whole? Several air mail parcels, equal in shape, weight, and volume, will serve as mailboxes to deliver and pick up messages from. Each of these messages is input for debate, food for thought... the right way to find, together with the audience, our own common ground.
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BIENNALE ARCHITETTURA 2012 | Yucún or Inhabit the Desert
di Redazioneweb2   
giovedì 23 agosto 2012
[Padiglione del Perù] Granelli di sabbia che insieme formano una montagna; questa la metafora utilizzata per pensare a come abitare uno spazio desertico. Un’inedita esigenza urbanistica alla quale tentano di rispondere vari studi peruviani. Un collage di proposte architettoniche ancora da realizzare, e che l’artista peruviano Runcie Tanaka decide oggi di modellare nella ceramica. Piccole sculture tradizionali, forse di buon augurio, ma che sicuramente anticipano le moderne strutture immaginate per occupare luoghi antichissimi./ Grains of sand which, all together, form a mountain: this is the metaphor chosen for reflection on how to inhabit a desert-like zone. An unusual urban need, which various Peruvian studies now strive to meet. A collage of several as yet unfulfilled architectonic proposals, which Runcie Tanaka has decided to model in ceramics. Small traditional sculptures, which will perhaps bring good luck, but which surely anticipate those modern structures conceived with the purpose of occupying extremely ancient places.
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BIENNALE ARCHITETTURA 2012 | Voices
di Redazioneweb2   
giovedì 23 agosto 2012
[Padiglione Malesia] Sono numerosi gli artisti che hanno partecipato alla creazione di questo Padiglione, come numerose sono le realtà che esso rappresenta. Voices, ‘voci’ della Malesia, che si sviluppano diverse su un’unica struttura, scheletro architettonico delle corde vocali di un Paese che si esprime al plurale. Un’onda sonora gigantesca occupa tutto lo spazio del Padiglione e invita lo spettatore ad interagire, a dialogare, ad aggiungere anche la propria voce./ Several artists participated in the Malaysia project, as also many are the realities it pictures. Voices of Malaysia, different voices in one construct, an architectural skeleton of the vocal cords of a country that express itself in plurality. A huge sound wave occupies the entire Pavilion and invites spectators to interact, dialogue, and add their voice.
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BIENNALE ARCHITETTURA 2012 | Architecture in The Mirror: Sublime and The Everyday
di Redazioneweb2   
giovedì 23 agosto 2012
[Padiglione Ex Repubblica jugoslava di Macedonia] Riflessi per riflettere. Superfici specchiate, giochi di riverberi, proiezioni in costante dicotomia tra ciò che è e ciò che si vede, il Padiglione della Macedonia mette in scena una serie di mises en abyme, 27 immagini architettoniche tutte diverse, esposte su 27 piedestalli che misurano tutti 100x100x30cm. Tra orizzontale e verticale, realtà e realismo, lo spettatore scopre nuovi modi di guardare al quotidiano./ Reflections upon which to reflect. Mirrored surfaces, games of reverberation, projections in constant dichotomy between what is and what one sees, the Pavilion of Macedonia stages a series of mises en abyme, 27 differing architectural images, displayed on 27 identical pedestals each measuring 100x100x30cm. Between horizontal and vertical, reality and realism, the viewer discovers new ways to look at the everyday.
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BIENNALE ARCHITETTURA 2012 | kethra
di Redazioneweb2   
mercoledì 22 agosto 2012
[Padiglione del Kuwait] I giovanissimi curatori del Padiglione presentano kethra, un’installazione che esplora le complesse dinamiche sociali del paesaggio contemporaneo del Kuwait. Una mappa acustica, nella quale le latitudini e le longitudini sono espresse tramite dei suoni. Discorsi, conversazioni e scambi di parole disegnano una cartina dei rapporti tra gli abitanti per comunicare allo spettatore un paesaggio nuovo e rinnovato./ An installation which explores the complex social dynamics of Kuwait. An acoustical map, in which latitudes and longitudes are expressed by sound. Speeches, conversations and exchanges of words are designed on a map of the relations between the inhabitants, in order to communicate to spectators a new, renewed landscape.
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BIENNALE ARCHITETTURA 2012 | The Filigree Maker
di Redazioneweb2   
mercoledì 22 agosto 2012
[Padiglione Repubblica del Kosovo] L’esperienza artistica all’interno del Padiglione si suddivide in due distinti momenti. Il primo è dedicato all’osservazione di una serie di fotografie del paesaggio kosovaro contemporaneo. Segue un viaggio interattivo che richiede partecipazione. Dopo aver scelto uno scatto, lo spettatore è invitato ad esprimere lo stato emotivo che questo gli suscita e, infine, ad aggiungere una foto alla libreria virtuale allestita su di una struttura in filigrana./ The artistic experience inside the Pavilion is subdivided into two distinct moments. The first is dedicated to a series of photographs of the contemporary landscapes of Kosovo. The second is an interactive journey in which we are asked to participate. After having chosen a photo, the public is invited to express its emotional reaction and, finally, to add a photograph to the virtual bookshop which is set up on a filigree structure.
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BIENNALE ARCHITETTURA 2012 | Architetture del Made in Italy da Adriano Olivetti alla Green Economy
di Redazioneweb2   
mercoledì 22 agosto 2012
[Padiglione Italia] Le ‘quattro stagioni’ dell’architettura italiana - I stagione: Adriano Olivetti nostalgia di futuro; II stagione: l’assalto al territorio; III stagione: architetture del Made in Italy; IV stagione: reMade in Italy -, quattro episodi della stessa storia raccontate dal curatore Luca Zevi all’interno del Padiglione Italia, quest’anno energeticamente autosufficiente e con un giardino interno di 800 metri quadrati, per riflettere sul rapporto tra crisi economica, architettura e territorio, premessa indispensabile per una nuova e necessaria fase di crescita./ The four seasons of architecture, and four seasons they are. First: Adriano Olivetti nostalgia di futuro (Adriano Olivetti, missing future); second: L’assalto al territorio (An assault to territory); third: Architettura del Made in Italy (Made in Italy architectures); fourth: reMade in Italy. Four episodes, the same story as told by curator Luca Zevi inside the Italian Pavilion, this year energetically self-sufficient and boasting an 800-square metre garden. Themes to reflect on: the relationship between economic crisis, architecture, and territory, the basis for a new and needed phase of growth.
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BIENNALE ARCHITETTURA 2012 | SHIFTING GROUND (Beyond National Architecture)
di Redazioneweb2   
mercoledì 22 agosto 2012
[Padiglione Irlanda] Il ‘terreno comune’ diventa, nel caso dell’Irlanda, un terreno mobile, fluido. Il Padiglione irlandese si inserisce significativamente nel contesto veneziano tramite le immagini della pietra e, soprattutto, dell’acqua. Una panchina invita i visitatori a bilanciare il proprio peso, ad esperire l’instabilità del suolo veneziano. L’edificio stesso stabilisce una simbiosi unica con il fenomeno dell’acqua alta, sviluppandosi in risposta ai segni lasciati dalle passate maree./ The “common ground becomes, in the case of Ireland, a mobile, fluid ground. The Pavilion engages with the Venetian territory through the images of stone and water. A bench invites the visitors to balance their weight and experience the instability of the Venetian soil. The building itself establishes a unique symbiosis with the phenomenon of acqua alta, and develops in response to the signs left by past tides.
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BIENNALE ARCHITETTURA 2012 | How Long is the Life of a Building?
di Redazioneweb2   
mercoledì 22 agosto 2012
[Padiglione Estonia] Il Padiglione si concentra sul futuro del Linnahall di Tallin, un complesso monumentale realizzato nel 1980 in occasione delle Olimpiadi di Mosca e in seguito abbandonato al suo destino. L’edificio è un gigante a due facce, da un lato necessità di manutenzione e trasformazioni che lo adattino alla contemporaneità, dall’altro è sotto tutela in quanto parte del patrimonio storico-architettonico della capitale. Gli architetti del Padiglione estone presentano delle strategie che permettano a questo ‘mucchio di pietra’ di invecchiare con dignità./ The Pavilion thinks of a future for the Linnahall Tallin, a monumental building realized in 1980 in Tallin as an accessory structure for the Moscow Olympic Games and subsequently abandoned. The Linnahall is a two-faced giant: on the one hand it needs to be renovated and readapted to the contemporary age. On the other hand, it is part of the capital’s historical and architectural heritage and lies therefore under state tutelage. The Estonian Pavilion’s team present strategies that may enable this “bunch of stones” to age with dignity.
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