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ARTE
L’unica giustificazione. Titina Maselli, un Novecento che sorprende
di Livia Sartori di Borgoricco   
martedì 06 dicembre 2016
titina-maselli_-la-ville-ii_-1971.jpgNata nel 1924 da una famiglia dell’alta borghesia romana – il padre è critico d’arte del «Messaggero» – Modesta Maselli, per tutti Titina, spronata da un ambiente intellettualmente stimolante in cui si ritrovano, tra gli altri, Pirandello, Moravia e Guttuso, inizia a dipingere a undici anni.
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L’occhio critico. "Un œil, une histoire" al Teatrino di Palazzo Grassi
di Livia Sartori di Borgoricco   
martedì 14 marzo 2017
un-oeil-une-histoire1.jpgA marzo, da mercoledì 22 a venerdì 24, al Teatrino di Palazzo Grassi da non perdere una tre-giorni dedicata a sette nuove produzioni di documentari, nuovo capitolo della rassegna Un œil, une histoire, a cura delle registe Marianne Alphant e Pascale Bouhénic, dedicata ad alcuni dei più importanti storici dell'arte del Novecento.
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Tutta d’un fiato. Titina Maselli, il suo personalissimo linguaggio in 30 opere
di M.M.   
giovedì 16 febbraio 2017
maselli1.jpg«Un quadro non è un libro, un quadro appare in un istante, si vede in un attimo…Vorrei che i miei quadri fossero chiari come quelle scene che Chaplin ripete decine di volte, per accertarsi di essere capito… Cerco sempre di rendere le cose nel modo più chiaro e più iperbolico possibile… di cogliere la realtà, tanta realtà in una cosa sola. In un solo momento». Così Titina Maselli (Roma, 1924–2005) descriveva la sua arte e le sue parole possono essere prese alla lettera per penetrare il suo mondo, fatto di città, auto, tram, camion, cavi elettrici, neon, bar, stadio, facciate di palazzi e grattacieli, insegne, lampioni, esposto fino al 5 marzo alla Fondazione Querini Stampalia.
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La memoria dell'acqua. Fabrizio Plessi inaugura la variante artistica del Fondaco
di Fabio Marzari   
giovedì 29 settembre 2016

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T Fondaco è il nuovo spazio atteso in città e di cui si è parlato, si parla e si parlerà molto. I veneziani lo ricordano come l'edificio che ospitava le Poste Centrali e fa una certa impressione pensare che si è passati dalle file per pagare le bollette alle più raffinate ed esclusive proposte fashion, una formula innovativa, unica in Europa, voluta dal gruppo DFS.

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Il favoloso mondo di Han Meilin. A Ca’ Foscari, oltre 200 opere dell’eclettico artista cinese
di F.M.   
giovedì 03 novembre 2016
4-chinesepainitng-monkey.jpgL’ambasciatore Vattani curatore con il professor Zhao Li, della mostra Il Mondo di Han Meilin, organizzata da Ca’ Foscari, da Venice International University, da China Italy Dialogue Association e da Han Meilin Foundation, ben conosce l’opera vastissima di questo artista, la cui  fama lo ha portato tra l’altro ad essere nominato nel 2015 dall’UNESCO “Artista per la Pace”.
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L’imperfetta meraviglia. Luca Massimo Barbero racconta la retrospettiva di Tancredi alla Guggenheim
di Fabio Marzari   
giovedì 03 novembre 2016

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Ogni curatore ha il suo ‘feticcio’, il suo spirito guida artistico che lo appassiona da sempre. Correva l’anno 1988 ed un giovanissimo Luca Massimo Barbero curava una mostra a Verona alla Galleria Cinquetti: l’inquieto e geniale Tancredi Parmeggiani aveva stregato a fondo il Nostro, che da allora ha sempre cercato, riuscendovi con grande maestria e convinzione, di dare una collocazione importante nell’empireo della storia dell’arte all’Autore di Feltre, genio di prima grandezza. La mostra di Tancredi alla Collezione Peggy Guggenheim è un ritorno a casa, un privilegio per i visitatori di potersi calare nella dimensione pittorica di un artista complesso ed emozionante. Nell’affascinante e colto racconto di Barbero l’occasione per attraversare il percorso anche umano di Tancredi, un giovane uomo che a 37 anni, nel 1964 scelse le acque del Tevere per porre fine alla vita terrena ed entrare nel mito, senza averlo cercato.

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INTERVISTA | Per visibilia ad invisibilia. Maurizio Donzelli, il libero pensiero dell'arte
di Mariachiara Marzari   
giovedì 15 dicembre 2016
mauriziodonzellimarignana.jpgUna sfida ai sensi. Invisibile-No apre uno scenario sulla ricerca di Maurizio Donzelli (Brescia, 1958), ma, più che raccontarla, cerca di tracciare quel legame invisibile tra l’autore, l’osservatore e la comune facoltà/difficoltà umana di percepire la realtà. La sapiente mano, giovane ma decisa, di Clarissa Tempestini, curatrice della mostra, e la lungimiranza di Emanuela e Matilde Cadenti, anima e corpo di Marignana Arte, hanno saputo costruire una mostra ricca di invisibili intrecci, dove le opere di Donzelli rifuggono al loro destino, per un verso o per l’altro, ora rifiutandolo ora tentando di ricostruirlo con l’aiuto di chi le osserva. Nell’affrontare una mostra come questa, dunque, è necessario capire e conoscere l’uomo dietro alle sue opere. Un artista con cui conversare senza sosta sul perché e anche il perché no dell’arte.
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Cent'anni di giovani artisti. BLM, riparte dalla Collettiva
di Redazioneweb   
martedì 06 dicembre 2016
p1030629.jpgNon poteva che rinascere ripartendo dalla propria storia, quella di una Fondazione nata oltre un secolo fa per volontà di una donna generosa e lungimirante come Felicita Bevilacqua (1822–1899), vedova del generale Giuseppe La Masa, che seppe precorrere gli intenti e le attuali prerogative delle istituzioni italiane impegnate nella valorizzazione del lavoro degli artisti esordienti.
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Il racconto dei racconti. La fotografia secondo René Burri e Ferdinando Scianna
di Anna Corazza   
mercoledì 07 settembre 2016

02-rene-burri.jpgInaugurate il 25 agosto – ma già anteprima della prossima stagione autunnale veneziana – la Casa dei Tre Oci e la grande fotografia sono ancora protagoniste con due nuove importanti mostre: René Burri. Utopia, curata da Michael Koetzle e Denis Curti, e Ferdinando Scianna. Il Ghetto di Venezia 500 anni dopo, curata da Denis Curti. Due maestri, René Burri e Ferdinando Scianna, entrambi celebri fotografi dell’agenzia Magnum, impegnati in due progetti espositivi autonomi. Da un lato, 100 magnifici scatti attraverso cui Burri (Zurigo, 1933– 2014) racconta di architetture e di architetti. L’artista svizzero percepisce l’architettura con una forte connotazione politica e sociale che la rende portatrice di una chiara visione sul mondo, questo lo spinge a viaggiare tra Europa, Medio-Oriente, Asia e America latina raccontando, attraverso le sue immagini, storie di grandi architetti del XX secolo: da Le Corbusier a Oscar Niemeyer, da Mario Botta a Renzo Piano, da Tadao Ando a Richard Meier.

 

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Ogni cosa è alluminata. Le Collezione del Conte Vittorio Cini in una eccezionale mostra
di Mariachiara Marzari   
martedì 06 settembre 2016

55617_unnamed_2_480x400.jpgLa parola miniatura deriva da “minium”, termine che nell’età classica e nei primi secoli del Medioevo indicava il cinabro, ossia il solfuro di mercurio, sostanza di colore rosso usata nella pittura antica e adoperata per dipingere in rosso iniziali, titoli e rubriche di testi scritti. Miniare o minio describere significò originariamente scrivere con il colore rosso.

 

Nel Medioevo l’arte della miniatura, detta anche alluminatura o illuminatura, corrispose alla decorazione e all’illustrazione di un testo scritto. Osservare da vicino questi massimi capolavori dell’arte non significa solo poter ammirare la bellezza estetica di queste pagine, ma scoprire l’universo di un mondo lontano, dai confini geografici ridotti, ma dall’infinita sapienza. Una pagina miniata infatti entusiasma per le diverse possibili letture: stilistiche, iconografiche, tecniche, teologiche, storiche, culturali.

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Storia di un cognome. Venini, Paolo, il vetro, Murano
di Sara Bossi   
martedì 06 settembre 2016

paolo-venini-e-la-sua-fornace.jpgAveva trent’anni Paolo Venini, natali milanesi, veneziano d’adozione, avvocato, quando fondò a Murano la vetreria che porta il suo nome, in società con Napoleone Martinuzzi e Francesco Zecchin. Era il 1925. L’azienda avrebbe a tal punto rigenerato la millenaria tradizione muranese, da porsi fra i marchi identitari dell’isola del vetro. Dopo le mostre sulle opere ideate per Venini dallo scultore Martinuzzi, dagli architetti Tomaso Buzzi e Carlo Scarpa e dal designer Fulvio Bianconi, è l’imprenditore stesso il protagonista del nuovo appuntamento espositivo del progetto di ricerca Le Stanze del vetro, concepito dalla Fondazione Cini con Pentagram Stiftung: Paolo Venini e la sua fornace a cura di Marino Barovier, aperta al pubblico l’11 settembre.

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Body in evidence. Il Corpo al centro della terza "Venice International Performance Art Week"
di Sara Bossi   
martedì 06 dicembre 2016

orlan_omnipresence.b.jpgCos’è oggi la performance art? A tutti coloro che se lo chiedono, l’invito è a partecipare a Corpo Fragile – Corpo Materiale, terza edizione di Venice International Performance Art Week, capitolo conclusivo della trilogia dedicata al Corpo, quest’anno ospitata dal 10 al 17 dicembre a Palazzo Mora.

 

Temi 2012 e 2014: Corpo Ibrido – Corpo Poetico e Corpo Rituale – Corpo Politico. Ideata da Andrea Pagnes e Verena Stenke, la manifestazione si avvale di collaborazioni prestigiose come la Fondazione Bonotto e la Galleria A plus A, invitata a partecipare curando una sezione dedicata ai perfomers provenienti dai paesi dell’Est Europa.

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ARCH | La regola dell’equilibrio. Paolo Baratta, bilancio di una Biennale aperta al mondo
di Massimo Bran   
lunedì 07 novembre 2016

pat_2601_resized_1_672-458_resize.jpgNessuno come Paolo Baratta, Presidente della Biennale di Venezia, può trarre un bilancio che restituisca al meglio le molteplici articolazioni di una Mostra come quella di Architettura che coinvolge centinaia di istituzioni e di soggetti privati, migliaia di operatori, migliaia di studenti, centinaia di migliaia di visitatori paganti. Spesso quando si apre o si chiude una mostra di così grande rilevanza ci si sofferma quasi esclusivamente sui temi, sugli esiti contenutistici espressi in rapporto alle intenzioni curatoriali. Ma altrettanto importanti sono le implicazioni che un tale evento ha sul territorio, sul pubblico, sulla sua stessa storia. Di tutto questo composito sistema in movimento abbiamo discorso con il Presidente, cercando di isolare i cardini chiave di questo edificio espositivo.

 

Una Mostra ancora giovane, solo 15 edizioni, ma in costante crescita. I numeri delle Partecipazioni, degli Eventi Collaterali ed Eventi Speciali, il pubblico. Un bilancio sulla 15. Biennale Architettura.

Sì, si tratta di un risultato a cui abbiamo dedicato molte energie. C’è voluto coraggio nell’“investire” nella Mostra di Architettura e portarla a una durata pari a quella dell’Arte. Un coraggio un po’ spericolato. Una Mostra di Architettura non si era mai immaginata di sei mesi e non esiste da nessun’altra parte al mondo. Se lo facciamo è innanzitutto per dimostrare che la Mostra di Architettura non ha minore ambizione di quella di Arte. In secondo luogo, come la Mostra di Arte quella di Architettura deve dimostrare di essere realizzata a favore del pubblico e non essere più un’iniziativa curata da architetti per e a favore degli architetti. Viene tenuta aperta così tanto anche per confermare che la Biennale non è un’agenzia di eventi, ma un luogo che promuove la conoscenza, e quindi opera come fenomeno urbano, offrendo a diverse categorie di persone, e a chi visita Venezia, l’opportunità di trovare nella città un luogo di grande interesse e vitalità. Il messaggio è stato ben compreso. Vanno ringraziati i Paesi che, anche loro, aderiscono a un’apertura di così lunga durata (con conseguenti costi). 
I visitatori delle Mostre di Architettura hanno poi un curioso andamento nel tempo, che dipende dall’apertura delle scuole, dai periodi degli esami e così via. La lunga durata configura poi una situazione nella quale siano programmabili visite a lunga scadenza e, da parte nostra, siano prefissati incontri e dialoghi con architetti e operatori, dialoghi che la Biennale considera sempre più integranti dell’Esposizione.

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Così lontano, così vicino. Cinque giovani fotografe etiopi riflettono sulla 'distanza'
di M.M.   
martedì 06 dicembre 2016
gruppo_-_tales_on_project_portrait_by_aron_simeneh-0503-low.jpg«Distanza: intervallo spaziale tra due luoghi, cose o persone»: parte da qui l’indagine visiva di cinque giovani fotografe che attraverso l’obbiettivo raccontano la propria terra, l’Etiopia.
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Dal vedutismo alla pittura reportage. Ippolito Caffi, l’ultimo erede di Canaletto
di Anna Trevisan   
lunedì 28 novembre 2016

ippolito-caffi_venezia_neve-e-nebbia-in-canal-grande_1842.jpgCome in un romanzo. Non solo la vita ma anche la pittura di Ippolito Caffi, considerato “l’ultimo erede di Canaletto” attraversò infatti anni burrascosi e fatali per il destino dell’Italia e dell’Europa, infiammate da Guerre d’Indipendenza e ricerca di Unità.

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Nuova femminilità. Ca' Pesaro, la visione avanguardistica di Coco
di Livia Sartori di Borgoricco   
giovedì 01 settembre 2016

coco.jpgQuello con Chanel sarà senza dubbio uno degli appuntamenti più attesi della stagione A/I 2016- 2017. No, non stiamo parlando di una sfilata della fashion week, ma dell’attesa mostra very glamour che il 16 settembre inaugura alla Galleria d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro a Venezia. Settima tappa del progetto Culture Chanel – che la maison della doppia C ha già portato a Mosca, Shangai, Pechino, Canton, Parigi e Seoul – La donna che legge svela al mondo il contenuto della biblioteca di Coco Chanel e racconta il suo rapporto con i libri e la lettura.

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ARCH | Reporting from Biennale. Intervista ad Alejandro Aravena
di Mariachiara Marzari   
lunedì 07 novembre 2016

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Poche settimane alla conclusione della Biennale Architettura numero 15, un'edizione carica di energia positiva animata dalla consapevolezza di problemi del contemporaneo non solo costruito, ma politico, sociale, culturale, economico. Una visione del fare architettura scevra da teorie preconfezionate, che parte dalle periferie del mondo per sentirsi libera di ricercare idee, progetti, piani nei diversi Paesi con uguale intensità, in geografie dilatate a distanze ravvicinate. Il merito di Alejandro Aravena è quello di aver aperto l'obiettivo, di aver dato la possibilità di mettere a fuoco problemi importantissimi, ma a volte architettonicamente marginali, con una visione forse più da urbanista e pianificatore che da puro architetto. L'architettura è specchio della società, i progetti la strada comune per andare oltre i propri 'fronti'. Il pubblico ha premiato questo modo 'diretto' di curare una mostra fondamentale e unica nel panorama internazionale. Non poteva dunque che essere lasciato ad Aravena tracciare il suo Reporting from Biennale.

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15. BIENNALE ARCHITETTURA | Architetti scalzi. Dare forma ai luoghi, la lezione di Alejandro
di Francesca De Filippi   
venerdì 11 novembre 2016
peru.jpgYona Friedman li definirebbe “scalzi”, gli architetti al fronte, impegnati nello sforzo collettivo di migliorare, con le risorse disponibili, la qualità di vita di milioni di persone che abitano luoghi marginali, vittime di ineguaglianze, ostaggio di conflitti, in condizioni di necessità.
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Un solo paradiso. Cinema e televisione secondo Pino Pascali
di M.M.   
martedì 22 novembre 2016
immpremio-marco-giusti.jpgSecondo Baudrillard incarnava «il perfetto impostore e simulatore che parte dal vero e arriva al falso, all’artificiale, all’iperreale», Pino Pascali (Bari, 1935 – Roma, 1968), dalla carriera folgorante prematuramente interrotta a causa di un incidente a soli 32 anni, viene riletto attraverso le pagine di Pino Pascali. Retour à la Méditerranée (2015), ultimo lavoro della storica dell’arte francese Valérie Da Costa, che presenta al Teatrino di Palazzo Grassi, il 29 novembre, una nuova interpretazione critica in chiave antropologica dell’artista, aprendo un possibile dialogo con il paesaggio mediterraneo nella filmografia di Pasolini.
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[INTERVISTA] La chimica della bellezza. Živa Kraus racconta 'Peggy Guggenheim in Photographs'
di Redazioneweb   
venerdì 28 ottobre 2016
peggy-guggenheim-in-un-ritratto-di-man-ray.jpgRaramente Peggy Guggenheim è stata soggetto di dipinti, sono invece numerose le immagini fotografiche che la ritraggono. Con un’attenta selezione curata da Živa Kraus, in tutto una ventina di fotografie, alcune delle quali provenienti dall’Archivio storico della Collezione veneziana, la mostra Peggy Guggenheim in Photographs in corso all’Ikona Gallery è un omaggio alla mecenate americana, figura cardine nella storia dell’arte del XX secolo. Tra i grandi nomi che immortalarono Peggy ora in mostra: Berenice Abbott, Man Ray, Roloff Beny, Gianni Berengo Gardin, Gisèle Freund, Rogi André, Hermann Landshoff, George Karger, André Kertész, Dino Jarach, Ida Kar, Nino Migliori, Stefan Moses, Robert E. Mates. Le immagini allineate alle pareti della galleria offrono uno sguardo attento e a volte indiscreto sulla vita della Collezionista americana, immagini scelte appunto perché capaci ognuna di aprire capitoli sull’arte nel Novecento e attraverso di esse scoprire ancora una volta la grandezza di questa donna, percepirne la passione e la determinazione. Andare oltre l’immagine in mostra è il viaggio che ci ha offerto Živa Kraus, artista prima, gallerista poi, in mezzo e durante Biennali e moltissime mostre in tutto il mondo, da decenni paladina della promozione della fotografia come mezzo artistico, un impegno che porta avanti attraverso Ikona Gallery in Campo di Ghetto Novo. Quando la conobbe la prima volta, nel 1966, Peggy Guggenheim era seduta nel sotterraneo di Palazzo Venier dei Leoni, fra le stanze e la grande sala con Jackson Pollock. Živa Kraus ha lavorato nel 1973 con Peggy e il suo racconto appassionato ora diventa testimonianza diretta.
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“Mi ghe so e ti?”... Un Venetian Party per "Rivus Altus"
di Redazioneweb   
mercoledì 09 novembre 2016
rivus_altus_7.jpgChe il Ponte di Rialto sia un punto nodale della città di Venezia, il cuore che unisce le due sponde del Canal Grande, è noto a tutti. Non poteva dunque che partire da qui il progetto Rivus Altus del fotografo e architetto milanese Max Farina, patrocinato dal Comune di Venezia e dallo IUAV, con il contributo artistico di The Boga Foundation e Novacolor.
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Destini incrociati. Incontro con Tatiana Daniliyants
di M.M.   
giovedì 03 novembre 2016
v3ipzzch.jpgTatiana Daniliyants, artista russa autrice di numerosi cortometraggi, film e documentari, esplora idealmente e poeticamente l’incontro tra Venezia e Sergej Paradjanov, (Tbilisi, 9 gennaio 1924–Erevan, 20 luglio 1990), regista sovietico, nato da genitori armeni, autore di film leggendari come Il colore del melograno, Ashik-Kerib. In The Gift of Venice to Sergej Paradjanov, mostra ospitata fino al 27 novembre nella Galleria VeniceArtfactory / Veniceinabottle, Tatiana Daniliyants, attraverso fotografia, regia e arti applicate, crea un’atmosfera surreale capace di connettere fortemente il pubblico alle visioni creative del regista russo.
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15. BIENNALE ARCHITETTURA | Reporting From the Front. Verso il finissage...
di Redazioneweb   
giovedì 27 ottobre 2016
main.jpgLa Biennale Architettura 2016 giunge al suo momento più intenso con numerosi appuntamenti che offrono occasioni di dibattito e incontro, organizzati nelle due sedi di Mostra, in Arsenale e Giardini, e a Ca’ Giustinian, quartier generale della Biennale. Inoltre, la Mostra aprirà le porte ai visitatori anche di lunedì: il 31 ottobre e il giorno della tradizionale Festa della Salute, lunedì 21 novembre, prima della chiusura di domenica 27 novembre.
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Memorie di un incontro. Sergej Paradjanov raccontato da Tatiana Daniliyants
di Redazioneweb   
venerdì 14 ottobre 2016
6a4342_37ccb035a7294413aac1347af98d9c41mv2.jpgSergej Iosifovič Paradžanov (Tbilisi, 9 gennaio 1924 – Erevan, 20 luglio 1990), regista sovietico, nato da genitori armeni, realizzò leggendari film, come Il colore del melograno, Ashik-Kerib, che gli permisero di essere conosciuto e apprezzato non solo in Armenia, Georgia, Russia e Ucraina, ma anche in Europa. La sua opera, che affronta in chiave surrealista e visionaria le tradizioni popolari delle regioni caucasiche, è stata a lungo soggetta a fortissime censure da parte delle autorità sovietiche.
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Oltre il recinto. Venezia, gli Ebrei e l’Europa
di Sara Bossi   
mercoledì 07 settembre 2016

03.jpg“Permeabilità” è la chiave di senso del recinto degli Ebrei, il Ghetto, istituito senza precedenti dalla Repubblica di Venezia nel 1516, e della mostra Venezia, gli Ebrei e l’Europa 1516-2016, a Palazzo Ducale, per i suoi cinquecento anni. La comunità ebraica fu forzata a risiedervi secondo regole precise: era chiuso e sorvegliato di notte; gli Ebrei dovevano restarvi in affitto perpetuo e in condizioni di tale sovraffollamento da far sviluppare in altezza le case. Non fu però luogo di degradante isolamento. Nel controllarli, la Serenissima riusciva anche a proteggerli. I loro capitali, il sapere, le relazioni erano troppo preziosi – si legge in più di un documento – per uno stato mercantile. Confinarli sembrò il male minore. Del resto, allora, era una misura di sicurezza a cui si faceva ricorso variamente anche altrove.

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Decodificazioni del reale. Enea Righi e gli artisti contemporanei da Collezione
di Alexia Boro   
mercoledì 07 settembre 2016

quand-fondra-la-neige-ou-ira-le-blanc-exhibition-view-palazzo-fortuny-venezia-2016-6.jpgCamminando per la città in questi giorni, l’attenzione viene rapita da una domanda che rimbalza dai muri: «Quand fondra la neige, où ira le blanc?». Provocazione? Questa frase poetica, meravigliosamente assurda eppure legittima, presa in prestito da un’opera dell’artista svizzero Rémy Zaugg, racchiude invece il senso dell’omonima mostra a Palazzo Fortuny, prorogata fino al 6 novembre.

 

Tracce, relazioni, interrogativi, utili a creare una decodificazione del reale, sono i fili che intessono il percorso espositivo costruito grazie a un’accortissima selezione di opere della Collezione Enea Righi. Collezionista tra i più attenti e riservati del panorama italiano, il bolognese Righi ha costruito in trent’anni una delle più importanti collezioni d’arte contemporanea del nostro Paese.

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L’uomo che inseguiva le immagini. Andrea Bellini porta 12 film a Teatrino Grassi
di Livia Sartori di Borgoricco   
venerdì 11 novembre 2016
andrea-bellini-artissima-torino.jpgNata nel 1985, la Biennale de l’Image en Mouvement di Ginevra è un evento unico nella sua forma, al crocevia tra festival del cinema, antologia di mostre personali e spazio di sperimentazione. Composta da installazioni multimediali, performance, film e documentari che solitamente abitano le sale cinematografiche, è una delle più longeve e importanti manifestazioni in Europa dedicate all’esplorazione delle immagini in movimento.
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Passeggiare consapevoli. Vivere appieno il patrimonio culturale
di M.M.   
venerdì 30 settembre 2016
20140627_162611.jpgColoro che vivono (noi) e lavorano (sempre noi) in un territorio specifico fortemente caratterizzato per storia, arte, cultura e civiltà, dovrebbero essere promotori di una piccola, ma fondamentale, rivoluzione: raccontare e trasmettere la memoria e l'esperienza personale in relazione a questi luoghi. Non più proteste o continue e vane lamentazioni, ma personale impegno o solo consapevole svago. Stiamo infatti parlando delle Passeggiate Patrimoniali, esercizio fisico ad alto contenuto intellettivo, in grado di formare cittadinanza attiva, di allenare il cittadino alla consapevolezza di essere soggetto culturale, che interagisce con il patrimonio in cui vive e lavora e trae beneficio dal vivere in questo “patrimonio”.
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Sulle tracce di una nuova immagine. L’arte italiana nel boom degli anni Sessanta
di Anna Corazza   
mercoledì 07 settembre 2016

imagine.jpgContinua fino al 19 settembre alla Collezione Peggy Guggenheim la mostra IMAGINE. Nuove immagini nell’arte italiana 1960-1969 a cura di Luca Massimo Barbero, un percorso da non perdere attraverso sguardi e prospettive originali, nuovi linguaggi e diverse suggestioni, rappresentativi di un momento meno noto e approfondito dell’arte italiana. La definizione del verbo inglese “to imagine” corrisponde al formarsi di un’immagine mentale, qualcosa che non è presente ai sensi: la mostra conduce il visitatore attraverso le opere di Franco Angeli, Mario Ceroli, Domenico Gnoli, Giosetta Fioroni, Tano Festa, Fabio Mauri, Francesco Lo Savio, Michelangelo Pistoletto, Mario Schifano, Mimmo Rotella, Giulio Paolini, Jannis Kounellis, Pino Pascali, offrendo un’indagine visiva intorno alle nuove possibilità interpretative dell’immagine in un’inedita lettura dell’arte italiana e dell’Italia degli anni ‘60, al culmine del miracolo economico.

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Vestire la forma. VDW, tecnologia e artigianato diffuso in città
di Livia Sartori di Borgoricco   
venerdì 30 settembre 2016

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Torna dall’1 al 9 ottobre l’appuntamento con la Venice Design Week, la manifestazione, curata dall’associazione Culturale Arte e Design a Venezia, che inaugura sotto il segno delle Wearable Technologies tecnologie indossabili – la sua settima edizione, sempre più a carattere internazionale. Prima tappa al Museo di Palazzo Mocenigo, con l’esposizione dei progetti del concorso dedicato proprio al tema dell’edizione 2016: dalla sintesi felice tra tecnologia e artigianato made in Italy, ecco che nascono l’anello che registra gli stati d’animo e li memorizza in una sorta di diario emotivo, il guanto da golf che misura il miglior stato d’animo per realizzare una performance, il bracciale che tiene sotto controllo il livello di idratazione o ancora una parure di gioielli che monitora le funzioni vitali.

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