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ARTE
A casa tutti bene. Il design pensato e realizzato da IED
di Redazioneweb   
mercoledì 06 giugno 2018

project-biblioteca-itinerante-by-federico-peri-ied-milano.png«L’architettura sono le ossa di una stanza, l’arredamento è il cuore» (Terri Lind Davis).

 

All’interno del progetto Design. Ve, IED presenta al secondo piano nobile di Palazzo Franchetti, sua sede a Venezia, CASA IED: Grand Canal edition, un progetto d’interni che riproduce uno spazio notte/giorno dove sono collocati elementi diversi di home design.

 

L’idea nasce dal desiderio di raccontare IED come se si parlasse di “casa”, uno spazio dove trovare la propria identità, dove ognuno porta la propria cultura, la propria differenza, dove le persone si incontrano e si contaminano a livello creativo.

È qui che trovano posto una selezione di progetti di interior design che non sono rimasti sulla carta ma realizzati da alunni dell’Istituto, oggi designer professionisti presenti in alcune delle principali realtà del settore, che si accompagnano ad una selezione di progetti realizzati da alcuni docenti di IED Venezia tra cui Davide Aquini e gli Zaven – vincitori del premio per il design di Wallpaper –, Francesco Tencalla e Gaetano Di Gregorio.

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L'evoluzione della specie 4.0. Design.Ve 2018, un mese dedicato al futuro dell'abitare
di Redazioneweb   
mercoledì 06 giugno 2018

wobble-up-1.pngCosa succede quando la funzione di un oggetto o di uno spazio si evolve continuamente, o diventa stratificata in quanto è duplicata, triplicata e moltiplicata?

 

Attorno a questa domanda si dipana il tema di Design.Ve 2018, che per la seconda edizione moltiplica le iniziative, mostre, installazioni, aperture straordinarie, eventi a Venezia, con una propaggine anche a Forte Marghera.

Design.Ve intende infatti offrire uno sguardo eccentrico rispetto alle grammatiche consolidate del design, approfondendo la relazione tra il linguaggio internazionale del progetto e la specificità della città lagunare, per questo si apre al dialogo con una molteplicità di soggetti, che hanno individuato in questo contesto concettuale il luogo ideale per presentare i loro progetti di design.

 

Fulcro di Design.Ve e luogo da cui si diramano i Design Walk che il Festival propone, è la mostra collettiva, ospitata a Palazzo Morosini Gatterburg in Campo Santo Stefano, uno dei luoghi storici di Generali Italia, dal titolo Design After Darwin. Adapted to Adaptability/Adattabile ad Adattabilità, curata da Luca Berta, Francesca Giubilei e Alice Stori Liechtenstein.

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L'Architettura dell'inganno. Disegni dalle Raccolte della Fondazione Cini
di Luisa Turchi   
mercoledì 06 giugno 2018

carlo-galli-bibiena-veduta-prospettica-di-galleria-a-due-bracci.pngUn viaggio illuminante nei multiformi aspetti dell’architettura dell’inganno, disegnata e dipinta, in un’accurata selezione di 126 disegni di periodo XVII–XVIII, in gran parte della nota scuola bolognese: tutto questo è L’Architettura immaginata, a cura di Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Cini.

 

I disegni provengono quasi tutti dalla Raccolta Certani, che consta di oltre 5000 fogli in origine facenti parte della collezione del violoncellista e compositore emiliano Certani (1879–1952) e dalla Raccolta Pozzi (Tavole Quarenghi).

 

Dettagliate sezioni in mostra consentono di godere appieno delle sorprendenti quadrature e sfondati, architetture dipinte in rigorose intelaiature prospettiche e illusionistiche per pareti e soffitti, apparati effimeri scenografici, accademiche vedute ideate, suggestive decorazioni d’interni e ricchi repertori d’ornato.

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Lezioni di Piano. La Fondazione Vedova celebra l'Architetto e le Architetture
di Mariachiara Marzari   
mercoledì 06 giugno 2018

linterno-del-magazzino-del-sale-restaurato-da-renzo-piano.pngDieci anni fa, nel 2008, la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova apriva al pubblico un nuovo spazio museale ma dalle caratteristiche espositive temporanee per celebrare il Maestro, da poco scomparso: il Magazzino del Sale venne infatti trasformato in un esempio avanguardistico di esposizione mobile, capace di tradurre l’impatto visivo delle opere di Emilio Vedova, il gesto perpetuo e circolare della sua pittura, in una struttura meccanica che ogni sei ore poteva modificare lo status espositivo.

 

Renzo Piano infatti aveva ideato un collegamento diretto tra le opere in mostra e le opere in deposito, programmando lo scambio orario e offrendo al pubblico una sempre nuova prospettiva sull’arte di Emilio Vedova.

 

Per celebrare questo anniversario, protagonista della sua stessa ideazione è Renzo Piano: le navette del Magazzino del Sale sorreggono ora otto grandi schermi sottilissimi che presentano sedici progetti, selezionati direttamente dall’Architetto, corrispondenti ad altrettante architetture che hanno come denominatore comune il rapporto con l’elemento acqua.

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Dalla parte dei giovani. Il Premio Wilmotte ri/visita Le Fort de Villiers
di M.M.   
mercoledì 06 giugno 2018

banniere01.png «L’unico modo di salvaguardare la memoria di un’architettura storica è quello di trovare un utilizzo appropriato apportando tutte quelle addizioni e sottrazioni necessarie nel rispetto della loro autenticità primaria e di tutte le successive che nel tempo ne hanno permesso la conservazione e l’utilizzo. Il termine generico di “restauro” prende significato diventando un “progetto”.

Le modifiche continue dettate da queste trasformazioni praticate su edifici di significativo valore architettonico storico, devono essere attuate con la precisa volontà di creare delle nuoveautenticità” e delle “reversibilità”. È questo l’obiettivo a cui tende il Premio Wilmotte» (Andrea Bruno, architetto).

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Al di là delle nuvole. Aldo Cibic e del design del futuro al Florian
di Fabio Marzari   
domenica 03 giugno 2018

1-cibic-incomplete-florian-wow-webmagazine-295x166.pngL’architetto e designer Aldo Cibic è il protagonista dell’edizione 2018 di Unica, la mostra/installazione che il Caffè Florian presenta in occasione della Biennale Architettura.

 

Con il progetto (in)complete, curato da Stefano Stipitivich, la Sala Cinese dello storico Caffè diventa il luogo di incontro reale e virtuale per partecipare a un’inchiesta sulla vita e il design. Una sorta di alcova contemporanea, con pareti di canne di plexiglass colorato e uno schermo che sembra galleggiare sopra un piano sospeso, è il contenitore che ospita una piattaforma informatica in continua evoluzione e che rende partecipi dei risultati di questa originale indagine.

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Rifugi e libertà. Fondazione Prada tra filosofia, arte e architettura
di Redazioneweb   
domenica 03 giugno 2018

5---mark-riley.png Una nuova mostra riapre gli spazi di Ca’ Corner della Regina: Machines à penser, a cura di Dieter Roelstraete, è il progetto che Fondazione Prada presenta a Venezia in occasione della Biennale Architettura, proponendo al pubblico una nuova indagine tra storia e contemporaneo attraverso la relazione tra filosofia, arte e architettura.

 

Protagonisti tre fondamentali figure della filosofia del XX secolo: Theodor Adorno (1903–1969), Martin Heidegger (1889–1976) e Ludwig Wittgenstein (1889 –1951).

 

Il progetto esplora la correlazione tra le condizioni di esilio, fuga e ritiro e i luoghi fisici o mentali che favoriscono la riflessione, il pensiero e la produzione intellettuale.

 

Heidegger e Wittgenstein hanno condiviso nel corso della loro vita la necessità di creare un proprio luogo di isolamento intellettuale: Heidegger ha trascorso lunghi periodi della sua maturità in una baita a Todtnauberg nella Foresta Nera in Germania, mentre Wittgenstein si è ritirato in più momenti della sua esistenza in un rifugio situato in un fiordo a Skjolden in Norvegia.

Nel caso di Adorno, la condizione di esilio viene sperimentata dal filosofo a causa dell’affermazione del nazismo, portandolo prima a Oxford e poi negli Stati Uniti.

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Multiforme Alcantara. Tre installazioni di de Koning, Vigo e Zeitguised
di Massimo Bran   
venerdì 01 giugno 2018

beyond_the_nuclear_garden_zeitguised.pngAlcantara, storico brand italiano produttore unico mondiale dell’omonimo materiale utilizzato dalle aziende top dell’interior design, sbarca a Venezia, precisamente a Palazzo Rocca Contarini Corfù, allestendo un’esposizione di grande suggestione.

 

Multiforme, declinazioni tra spazio e tempo, questo il titolo della mostra, è un nuovo, intrigante capitolo del ciclo espositivo che da anni Alcantara progetta attraverso installazioni site specific che, di volta in volta, hanno saputo trasformare gli spazi espositivi di musei e gallerie d’arte in percorsi multisensoriali.

 

Il curatore Davide Quadrio ha selezionato tre installazioni della collezione aziendale realizzate rispettivamente da Krijn de Koning, Nanda Vigo e Zeitguised.

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Contatto con il design. L'esperienza dell'oggetto a Palazzo Michiel
di Redazioneweb   
venerdì 01 giugno 2018

photo-by-mattia-balsamini_designve_004_h.pngIn occasione della 16. edizione di Biennale Architettura, VENICE DESIGN 2018, organizzata da Fondazione GAA e ospitata dal Centro Culturale Europeo, offre un colpo d’occhio sul design contemporaneo.

 

Negli spazi di Palazzo Michiel, trasformati in un luogo di scambi, il visitatore è chiamato a partecipare attivamente a un’esperienza di confronto e interazione con gli oggetti presenti, le creazioni di 56 designer provenienti da 30 Paesi e da background artistici e culturali molto diversi fra loro, trasformando la visita in un’esperienza sensoriale.

 

Ma l’iniziativa sarà anche un’occasione di scoprire la scena attuale veneziana attraverso i lavori di 42 designer indipendenti che vivono e operano in città.

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La magnifica ossessione quadrata. Albers, il Messico e la Geometria Astratta
di Luisa Turchi   
martedì 29 maggio 2018
albers_studyforhomage_consent.jpgDirettamente da New York, approda a Venezia la mostra Josef Albers in Messico, a cura di Lauren Hinkson, curatrice associata delle Collezioni del Solomon R. Guggenheim Museum. L’esposizione è incentrata su Josef Albers, figura cardine del Novecento e dell’arte astratta, le cui teorie ebbero un’influenza determinante sulla formazione degli artisti dell’Op Art (Optical Art) nata intorno agli anni Sessanta. Artista e poeta, teorico e professore di arte e design, insegnò al Bauhaus a Dessau, poi a Berlino, e dal 1933, trasferitosi negli USA, al Black Mountain College e all’Università di Yale.
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Un raffinato esercizio di lettura. Bellini/Mantegna: pressoché identici, profondamente diversi
di Giandomenico Romanelli   
giovedì 03 maggio 2018
bellini-mantegna06.jpgPiù che una mostra in senso corrente, si tratta di un raffinato esercizio di lettura. Compiuto su due soli dipinti: uno, quello di Andrea Mantegna, proveniente da Berlino, Gemäldegalerie, con tutta probabilità appartenuto a Pietro Bembo; l’altro, quello attribuito a Giovanni Bellini, che si trova da cinquecento anni presso la famiglia (poi Fondazione) Querini Stampalia di Santa Maria Formosa.
Quel che accomuna e rende ulteriormente preziosi e curiosi i due dipinti è che essi sono, nella parte centrale, pressoché identici; e, nel complesso, profondamente diversi. Si tratta delle due Presentazioni di Gesù al Tempio.
L’occasione è ghiotta non solo perché è possibile vedere riunite due opere di qualità assai alta, ma e forse soprattutto, per l’insieme delle domande che questo confronto provoca e per i problemi che solleva, alcuni dei quali restano tuttavia senza risposte definitive, non ultimo motivo del fascino che ne deriva.
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La ballata dell’Io. Martin Bethenod e Florian Ebner mettono in scena l’artista
di M.M.   
giovedì 05 aprile 2018

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Il grande formato degli autoritratti di Rudolf Stingel, i lavori iconici degli inizi del duo Gilbert & George, le sculture di Alighiero Boetti, Urs Fischer, Robert Gober e Maurizio Cattelan, le opere di Cindy Sherman, contraddistinte dalla rappresentazione post-moderna dei ruoli tradizionali, e le critiche sociali e politiche degli artisti come LaToya Ruby Frazier, Paulo Nazareth, Adel Abdessemed e Lili Reynaud-Dewar danno origine a un dialogo vivace, anzi una vera e propria ‘danza’ che riflette sull’importanza primordiale della rappresentazione di sé nella produzione artistica dagli anni ‘70 a oggi e del ruolo dell’artista come protagonista e come oggetto stesso dell’opera.

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Territori senza confini. Albert Oehlen, una monografica che penetra gli strati della sua arte
di Mariachiara Marzari   
giovedì 05 aprile 2018

albert-oehlen-10.jpgSarà per le caratteristiche monumentali degli spazi, ma soprattutto per lo sguardo prospettico di Caroline Bourgeois, curatrice ‘cardine’ e massima esperta della Collezione Pinault, se le mostre personali a Palazzo Grassi assumono sempre interessanti e originali costruzioni semantiche.

 

Cows by the Water, la più grande monografica dedicata in Italia all’artista tedesco Albert Oehlen (1954, Krefeld, Germania), che apre al pubblico l’8 aprile, inaugurando la nuova stagione espositiva della Fondazione Pinault, presenta infatti un allestimento inedito, non cronologico bensì scandito da un ritmo sincopato tra i diversi generi e periodi, sottolineando così il ruolo centrale della musica nella produzione dell’artista, metafora del suo metodo di lavoro, dove contaminazione e ritmo, improvvisazione e ripetizione, densità e armonia dei suoni diventano gesti pittorici.

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Gradi di affinità. Marsiglia a Venezia, all’insegna del vetro
di Valentina Tommasi   
martedì 03 aprile 2018
cirva_venise_00001propa1.jpgIl vetro, simbolo della tradizione, da un lato. L’arte contemporanea, evocativa di nuovi linguaggi e visionarietà, dall’altra. Trait d’union, il Cirva di Marsiglia, Centre International de recherche sur le verre et les arts plastiques, ente statale senza fini di lucro che ospita artisti, designer e architetti internazionali che desiderano introdurre il vetro nel proprio processo creativo. E il gioco è fatto.
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INTERVISTA | Dentro una buona luce. Il dialogo tra classico e contemporaneo di Francesco Candeloro
di Fabio Marzari   
lunedì 09 aprile 2018
lcr_26963.jpgIl veneziano Francesco Candeloro ha fatto delle trasparenze una ragione di stile. Il suo è un percorso immersivo nell’arte, partendo dalle nuvole. I suoi lavori con il plexiglass hanno impreziosito spazi ‘inviolabili’ e la sua delicata, ma ferma, convinzione circa una sapiente invasione della luce nel rimodulare gli spazi ha creato suggestioni e non ha sfigurato di fronte a capolavori dell’arte classica. Un esempio tra tutti la sua recente mostra al MANN di Napoli, uno dei più importanti musei archeologici al mondo, in cui i lavori di Candeloro hanno impreziosito e inglobato capolavori di ogni tempo, tra cui il pregiatissimo Supplizio di Dirce, rendendo le antiche civiltà concatenate in mondi futuribili. Come ha scritto il Direttore del MANN Paolo Giulierini, «La materia scelta per le opere, rigorosamente in dialogo con quelle antiche, gioca anche con la luce, determinando una metamorfosi continua dei contesti, diffondendo un’energia vitale nelle sale dedicate alla statuaria, suggerendo quel colore che spesso le sculture ebbero in antico [...]».
L’occasione è di raccontare un percorso artistico importante, fatto anche di pittura e fotografia, con all’attivo mostre personali e collettive in molte città del mondo. Il suo viaggio nel tempo della luce porta Francesco Candeloro a esplorare sempre nuovi confini.
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[INTERVISTA] L’impossibile possibile. Bellini e Mantegna a confronto alla Querini
di Mariachiara Marzari e Massimo Bran   
martedì 20 marzo 2018

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Pochi tra gli artisti contemporanei che espongono alla Fondazione Querini Stampalia riescono a eludere il confronto con la Presentazione di Gesù al Tempio di Giovanni Bellini. La forza di quei volti, misteriosamente assorti, è irresistibile. Nei due uomini sul lato destro si è creduto di riconoscere Bellini stesso e il cognato pittore Andrea Mantegna. Dal 21 marzo alla Querini sono loro a misurarsi come cinque secoli fa in una mostra, a cura di Brigit Blass-Simmen, Neville Rowley e Giovanni Carlo Federico Villa, che mette i due capolavori a confronto e che consente per la prima volta nella storia dell’arte di ammirarli l’uno a fianco dell’altro: la versione del Mantegna proveniente dalla Gemäldegalerie di Berlino, nata per prima intorno alla metà del Quattrocento, e quella del Bellini della Querini, che anni dopo avrebbe reinterpretato la scena. La medesima attitudine sperimentale che ispirò i due Maestri del Rinascimento ispira i programmi della Fondazione Querini Stampalia. Le architetture della sede, antiche e contemporanee, ne sono il manifesto, rispecchiano il sapere che vi abita. A Venezia, città della Biennale, la Fondazione Querini Stampalia indaga le provocazioni e le contraddizioni del presente, le illumina con il patrimonio dei suoi libri, delle raccolte d’arte, di mappe, carte, fotografie, con dibattiti, laboratori, concerti, pubblicazioni, mostre.
Una passione per l'arte intesa come quotidiano scambio di sapere e bellezza che traspare dalle parole di Marigusta Lazzari, Direttore della Fondazione.

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Viaggio nel paese delle meraviglie. A Palazzo Loredan l’arte precolombiana nella Collezione Ligabue
di Franca Lugato   
mercoledì 14 marzo 2018
img_7590-b.jpgDopo Firenze, Rovereto e Napoli è finalmente giunta anche in laguna, con una mise raffinatissima e una chiarezza didattica, l’attesa mostra sulle Civiltà precolombiane, con più di duecento opere selezionate dalla ricchissima e preziosa Collezione di Giancarlo Ligabue. È il frutto di un lavoro straordinario e corale che la Fondazione Ligabue, animata dall’energia del figlio Inti e da un illustre comitato scientifico, sta portando avanti da qualche anno per la valorizzazione e la divulgazione di un sorprendente patrimonio d’arte e di cultura.
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I limiti della bellezza. Lo sguardo colorato di Ruskin e la sua Venezia, incredibilmente attuale
di M.M.   
mercoledì 07 marzo 2018
johnruskin_cadoro_1845.jpgPersonaggio centrale nel panorama artistico internazionale del XIX secolo, scrittore, pittore e critico d’arte, l’inglese John Ruskin (1819–1900) ebbe un legame fortissimo con Venezia, alla quale dedicò la sua opera letteraria più nota, Le pietre di Venezia: uno studio della sua architettura, sondata e descritta nei particolari più minuti, e un inno alla bellezza, all’unicità ma anche alla fragilità di questa città.
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Il pittore della fotografia. Ai Tre Oci una grande retrospettiva dedicata a Fulvio Roiter
di Sara Bossi   
mercoledì 14 marzo 2018

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Un omaggio al fotografo che più di ogni altro ha legato l’immagine di Venezia al proprio nome: duecento fotografie, per la maggior parte vintage, raccontano l’intera vicenda artistica di Fulvio Roiter, veneziano, a due anni dalla scomparsa.

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La trama e l’ordito. Matti al-Kanun in mostra a San Servolo
di M.M.   
mercoledì 14 marzo 2018
matti-al-kanun-artista-cristiano-siriaco-di-bartella.-foto-emanuele-confortin-2-770x375.jpgLa tela di un dipinto tagliato è uno sfregio alla civiltà, alla bellezza, all’arte. Per un pittore vedere l’ammasso di tele sporche sul pavimento, pesantemente deturpate dai pugnali dei jihadisti in nome di un’iconoclastia che coincide con l’eliminazione di qualsiasi elemento alieno alla loro ideologia, è una ferita profonda, una lacerazione irreparabile del proprio mondo.
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Le mie indipendenze. Marino Marini e il dialogo della modernità
di Franca Lugato   
venerdì 09 marzo 2018
peggy_marino.jpgMarino Marini. Passioni visive, a cura di Barbara Cinelli e Flavio Fergonzi con la collaborazione di Chiara Fabi, ci porta a riscoprire attraverso il sapiente, raffinato e inedito percorso espositivo che si snoda nelle intime sale di Palazzo Venier dei Leoni e alla ricchezza e importanza delle opere proposte (oltre settanta), un artista che pur nella indiscussa fama internazionale ha forse pagato lo scotto di una lettura troppo spesso riduttiva e semplificata.
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La vitalità onirica del reale. Gino Rossi a Ca’ Pesaro, un grande ritorno
di Luisa Turchi   
venerdì 09 marzo 2018
04.-gino_rossi_barene_a_burano.jpgA settanta anni dalla sua scomparsa, una mostra a cura di Luca Massimo Barbero ed Elisabetta Barisoni, con contributi critici di Nico Stringa, celebra la figura di Gino Rossi, mettendo a confronto opere dell’artista e di suoi contemporanei provenienti dalla Collezione di Fondazione Cariverona e da Ca’ Pesaro.
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Lo stato dell'arte. Al via la 12. edizione del Premio Arte Laguna
di Redazioneweb   
martedì 13 marzo 2018

foto_mostra.jpg115 le opere provenienti da tutto il mondo selezionate da una giuria di esperti, sono le finaliste della 12. edizione del Premio Arte Laguna esposte nelle Nappe dell’Arsenale Nord di Venezia, quali testimonianza internazionale sullo stato attuale dell’arte contemporanea. I 3mila metri quadri dello spazio espositivo sono dedicati al contemporaneo nelle sue tante declinazioni: Pittura, Scultura e Installazione e Arte virtuale, Arte fotografica, Grafica Digitale, Video Arte e Cortometraggi, Performance, Arte Ambientale, Arte Urbana. L'inaugurazione della mostra – che lo scorso anno ha registrato oltre 10mila visitatori –, sabato 17 marzo alle ore 18 vedrà protatonisti i vincitori dell'edizione 2018 del premio insieme ai vincitori dei premi collaterali.

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Le stanze di Felicita. Atelier Venezia, una mostra che è storia di una Fondazione
di Sara Bossi   
mercoledì 07 marzo 2018
ateliervenezia.jpgUna storia iniziata oltre un secolo fa da Felicita Bevilacqua (1822–1899) che, precorrendo i tempi, volle garantire un futuro agli esordienti «ai quali è spesso interdetto l’ingresso nelle grandi mostre».
Con il lascito di Ca’ Pesaro alla città, questa donna generosa e filantropa, faceva espressamente menzione alla necessità di dare in uso alcuni spazi ai giovani artisti «indigenti e meritevoli», privi dei mezzi necessari per sostenere le spese di un affitto in proprio.
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Poeta del paesaggio. Teodoro Wolf Ferrari a Palazzo Sarcinelli, omaggio a un artista da riscoprire
di Mariachiara Marzari   
mercoledì 31 gennaio 2018

2.-teodoro-wolf-ferrari_-isola-misteriosa.jpgIn un panorama di mostre iperboliche, la programmazione di Palazzo Sarcinelli a Conegliano, promossa dal Comune e da Civita Tre Venezie, offre una visione dell’arte che entra nelle vite stesse dei visitatori, nei territori reali e dell’anima. In Teodoro Wolf Ferrari. La modernità del paesaggio, che inaugura il 2 febbraio, Giandomenico Romanelli e Franca Lugato, curatori della mostra, restituiscono alla memoria collettiva la vita e l’arte del pittore veneziano, offrendo un ritratto inedito e sorprendente. «… Alto, grosso, biondo, roseo, con gli occhi verdastri, eloquente quando parla e tenta di spiegarsi il chiaroscuro della sua vita spirituale; tranquillo a vederlo è invece pieno di inquietudini, di logoramenti, di aspirazioni interiori; lavoratore accanito; decoratore industriosissimo … ottimista impenitente e ricco di speranze …» (G. Damerini, La mostra di Palazzo Pesaro, in «Gazzetta di Venezia», 29 giugno 1910), Teodoro Wolf Ferrari viene raccontato attraverso 60 opere provenienti da collezioni private, gallerie, dimore di appassionati e intenditori, che dimostrano come il pittore abbia saputo far confluire a Venezia e in Italia all’alba del Novecento le moderne istanze secessioniste europee. Attraverso le parole dei due curatori scopriamo come la rappresentazione del paesaggio, protagonista assoluto della mostra e della poetica dell’artista, sveli le sfumature più intense e moderne dell’arte di Wolf Ferrari.

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L’incanto dei Buddha. Venezia e Dunhuang, meraviglie sulla Via della Seta
di M.M.   
mercoledì 14 marzo 2018
mostra_2.jpgSituato sul corridoio di Hexi, nella provincia di Gansu, nel nord-ovest della Cina, fra l’altopiano del Tibet, la Mongolia e il deserto del Gobi, Dunhuang era uno dei centri più importanti lungo la Via della Seta. Per millenni questa città-oasi, circondata da alte montagne e dalla sabbia, è stata crocevia di diverse culture che entrarono in contatto grazie alla rete di scambi commerciali, creando un vero e proprio ponte tra Oriente e Occidente.
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INTERVISTA | L’arcipelago della forma. Alla Guggenheim le "passioni visive" di Marino Marini
di Mariachiara Marzari   
martedì 06 febbraio 2018
MarinoMarini,Popolo_1929.jpgTra i cancelli che si affacciano sul Canal Grande, proprio davanti alle scale di entrata del Palazzo Venier dei Leoni, l’indimenticabile Angelo della città (1948) di Marino Marini campeggia esattamente dove Peggy Guggenheim volle collocarlo perché venisse esposto nella Mostra di scultura contemporanea, curata e organizzata dalla stessa Peggy nel giardino di Palazzo Venier dei Leoni nel 1949. Parte da qui, da una delle opere-simbolo della Collezione Peggy Guggenheim, la mostra Marino Marini. Passioni visive, a cura di Barbara Cinelli e Flavio Fergonzi, con la collaborazione di Chiara Fabi e di un Comitato scientifico composto dai curatori e da Philip Rylands, Salvatore Settis, Carlo Sisi e Maria Teresa Tosi.
Un’inedita lettura, concentrata e ravvicinata, di più di cinquanta sculture di Marino Marini e di venti opere – dall’antichità egizia a quella greco-arcaica ed etrusca, dalla scultura medievale a quella del Rinascimento e dell’Ottocento fino al ‘900 – con cui la scultura di Marino si è confrontata.
Una retrospettiva che restituisce una nuova e completa lettura della sua arte e ricolloca organicamente l’artista pistoiese nella storia della scultura. Flavio Fergonzi ci offre la chiave di lettura di questo progetto, una visione allargata e dilatata di un artista-scultore in continuo dialogo con le radici, la storia e la contemporaneità. Un simile dialogo offre un nuovo punto di vista, inaspettato e criticamente innovativo, intorno ai temi affrontati dallo scultore, travalicando le gabbie della cronologia, degli stili e delle periodizzazioni.
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Incroci di vi(s)ta. Gianni Berengo Gardin e Sergio del Pero, Venezia in 54 immagini
di M.M.   
martedì 09 gennaio 2018

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Un dialogo tra Gianni Berengo Gardin e Sergio del Pero e Venezia: la loro personalissima traduzione e interpretazione del vissuto della città è racchiusa nella mostra Venise ‘55/’65, aperta il 2 dicembre alla Fondazione Wilmotte e realizzata in collaborazione con il Circolo Fotografico La Gondola, un ritratto in 54 magnifiche immagini.

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Il bello di natura e l’ideale nell’arte. Canova, Hayez, Cicognara glorie veneziane
di Luisa Turchi   
mercoledì 11 ottobre 2017
senza_titolo-1.jpgQuale occasione migliore di celebrare il bicentenario dell’apertura delle Gallerie dell’Accademia, museo che vanta capolavori, di una esposizione che onori uno dei suoi più felici periodi storici, dal sapore di una riconquista intellettuale e artistica italiana nel panorama europeo?
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Nel bel mezzo del gelido inverno. Pierre Huyghe, l’illusione del reale
di M.M.   
martedì 09 gennaio 2018

a-journey-that-wasnt_pierre-huyghe-1_adagp-paris-2017.jpgAtmosfera narrativa di illusione e memoria sfuggente, Pierre Huyghe congela la Fondation Louis Vuitton di Venezia raccontando attraverso i fotogrammi del film A Journey that wasn’t, girato nel 2005, la spedizione dell’artista in Antartide, in compagnia di un gruppo di scienziati e artisti, a bordo di un antico veliero, alla ricerca di una nuova isola creata dallo scioglimento dei ghiacci dove ipoteticamente vive un esemplare di pinguino albino.

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