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ARTE
Il labirinto degli spiriti. Bosch e il collezionismo nella Venezia del primo Cinquecento
di M.M.   
mercoledì 15 febbraio 2017
04_eremiti_44599_low.jpgPittore affascinante, enigmatico e per certi versi ancora sconosciuto, proprio per questo molto amato dal pubblico, Hieronymus Bosch, vi aspetta a Venezia. Tre importantissime sue opere – due trittici e quattro tavole – sono infatti conservate nelle collezioni di Palazzo Grimani e di Palazzo Ducale e ora sono riunite in una mostra che fa luce sulle origini e il significato di queste opere e sull’impatto che ebbero sull’arte italiana.
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Di fuoco e di acqua. Fabrizio Plessi per la Fenice in Estate
di Fabio Marzari   
giovedì 13 luglio 2017

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Il lavoro di Fabrizio Plessi è caratterizzato da un’estrema ricerca formale e da un solido pensiero intellettuale che raggiunge una sintesi nell’estetica degli elementi primordiali, acqua e fuoco in primis. Da decenni egli ha anticipato le tendenze future con la video arte, quando ancora parlare di questa era un azzardo e sembrava impossibile che i pixel avrebbero in gran parte soppiantato i tradizionali strumenti di lavoro artistico.

 

Tuttavia, e anche in questo risiede la grandezza dell’uomo Plessi, quando mesi e mesi orsono gli è stato offerto il Gran Teatro La Fenice per poterne fare l’uso che meglio ne avrebbe voluto, la sua idea non è stata di utilizzare il teatro come contenitore delle proprie esperienze e di molti suoi lavori, ma al contrario, di celebrare l’importanza della Fenice con un omaggio simbolico ad essa.

 

Da veneziano, seppure non di nascita, Plessi guarda al Teatro della città con rispetto e ammirazione e l’idea che uno degli elementi archetipici, il fuoco, abbia mandato in cenere l’edificio, per farlo risorgere, com’era e dov’era, ha stimolato la sua creatività, scavando nella profondità del suo dna antico. 

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Il Surrealismo è donna. Rita Kernn-Larsen vista da Peggy
di Anna Trevisan   
martedì 14 marzo 2017
7__mg_9201.jpgNon è solo baffi neri all’insù e colate di orologi il Surrealismo. C’è anche la pittura fantasmagorica e colorata di Rita Kernn-Larsen (1904–1998), artista danese formatasi prima all’Accademia di Copenaghen e poi a Parigi, dove diventa allieva di Fernand Leger. Tra le poche donne ad aver avuto un ruolo riconosciuto nel movimento surrealista, la Kernn-Larsen fa il suo ingresso nel mondo dell’arte nel periodo di piena fioritura del Surrealismo.
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C’era una volta in America. L’attesa prima retrospettiva di William Merritt Chase
di M.M.   
martedì 07 febbraio 2017

8_william-merritt-chase_the-young-orphan_1884_national-academy-of-design-new-york_.jpgUna mostra molto attesa, per la prima volta in Italia e in Europa, William Merritt Chase è protagonista di una grande retrospettiva a Ca’ Pesaro, a partire dall’11 febbraio.

 

Organizzata in co-produzione con The Phillips Collection, Washington, DC, Museum of Fine Arts, Boston e Terra Foundation for American Art, Fondazione Musei Civici di Venezia, la mostra William Merritt Chase (1849–1916): un pittore tra New York e Venezia presenta al pubblico il lavoro e l’influenza che l’artista americano ebbe nella scena internazionale tra gli anni Ottanta dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento.

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Il gioco dell'Angelo. Giambono e il Paradiso riconquistato
di Mariachiara Marzari   
martedì 07 febbraio 2017
d_db85f7ca43.jpgNon una mostra, ma un vero e imperdibile cameo. Come capita in alcuni film, in cui il regista o un personaggio di spicco entra in scena per una manciata di secondi tali da renderla memorabile, così Il paradiso riconquistato. Trame d'oro e colore nella pittura di Michele Giambono, due sale perfettamente allestite per poter fruire al meglio ed eccezionalemente di capolavori dell'arte gotica veneziana, è una vera e rara occasione di assaporare 'tutto d'un fiato' l'essenza di un periodo e di un artista.
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Doppio sogno. David La Chapelle, la sua arte in 100 scatti
di Anna Corazza   
martedì 04 aprile 2017

news_of_joy_venice_show.jpg«Amo creare tramite l’uso della fantasia, tramutando in immagine i miei sogni». David LaChapelle


 

Arriva a Venezia la prima monografica dedicata a David LaChapelle: dal 12 aprile al 10 settembre è la Casa dei Tre Oci a ospitare lo spirito surrealista di uno dei più noti fotografi contemporanei. L’appuntamento estivo della città con i grandi nomi della fotografia sarà quindi incentrato sulla tanto discussa produzione dell’artista statunitense: con oltre 100 immagini, e l’anteprima mondiale della serie New World, i Tre Oci si confermano promotori della cultura fotografica internazionale a Venezia.

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[INTERVISTA] Oltre i confini dell’arte. A tu per tu con Silvia Burini, direttore CSAR
di Mariachiara Marzari   
giovedì 09 marzo 2017

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Protagonista indiscussa della politica culturale di Ca’ Foscari e, grazie all’ideazione e organizzazione di Art Night, la notte bianca dell’arte di Venezia, più estesamente della città stessa, incontriamo Silvia Burini, Direttore del Centro Studi sulle Arti della Russia (CSAR) dell’Università Ca’ Foscari. I suoi corsi di Storia dell’arte russa, Storia della cultura russa e Storia dell’arte contemporanea comparata sono affollati di studenti, così come le mostre che cura e organizza, indagini visive approfondite che attraverso l’arte indagano la cultura e la società russa del Novecento fino agli esiti contemporanei. Il suo amore per la Russia si è dunque trasformato in studio e ricerca di altissimo profilo scientifico e accademico, ma anche in capacità di codificarne linguaggi e cultura, sapientemente trasmessi in modo nuovo e innovativo agli studenti e al pubblico. Molti i traguardi raggiunti e i riconoscimenti conseguiti in Italia e all’estero, soprattutto in Russia, dove nel 2014 è stata insignita dal presidente della Federazione Russa Vladimir Putin della medaglia Puškin e nello stesso anno è entrata a far parte, come membro onorario, dell’Accademia delle Arti della Russia. I risultati della sua instancabile energia sono tangibili e quest’anno, a partire da marzo, anche visibili in una serie di importanti mostre a Milano e a Venezia per la Biennale Arte, dove, ça va sans dire, sarà protagonista del Padiglione Russia ai Giardini.   

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INTERVISTA | La Confraternita di Giovanni. Giandomenico Romanelli presenta "Bellini e i belliniani"
di Mariachiara Marzari   
venerdì 24 febbraio 2017

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Nuovo, attesissimo appuntamento a Palazzo Sarcinelli a Conegliano: dal 25 febbraio va in scena un ulteriore capitolo dell'indagine sull'arte veneziana tra '400 e '500. Un percorso che da Un Cinquecento inquieto è passato per Carpaccio. Vittore e Benedetto e per I Vivarini, arrivando ora a Giovanni Bellini e i Belliniani. La mostra, che celebra il quinto centenario della morte del Maestro, è particolare non solo per la puntuale e approfondita restituzione di un periodo particolarmente significativo per l'arte e la storia di Venezia, ma anche perché si fonda su una raffinatissima Collezione, quella dell'antica e prestigiosa Accademia dei Concordi di Rovigo, per molti inedita, che offre un suggestivo viaggio attraverso quel periodo tra capolavori e vere e proprie scoperte. Giandomenico Romanelli e Franca Lugato hanno dunque operato una duplice spirale: un percorso attorno a Giovanni Bellini e al milieu belliniano condotto sui binari dell’arte in generale e di questa collezione in particolare. Siamo entrati virtualmente, in anteprima, in mostra trovandoci davanti un universo popolato di vivide figure umane e di capolavori. Bellini ha lasciato indubbiamente il segno!

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Il senso di Venezia per la neve. Alla Casa dei Tre Oci, interminati spazi
di Alessandra Morgagni   
giovedì 02 febbraio 2017

c2cdzhvucaaqxw5.jpgLa Casa dei Tre Oci non poteva scegliere momento migliore per salutare l’arrivo della mostra Artico.Ultima Frontiera, “on air” nei tre piani dello spazio espositivo fino al prossimo 2 aprile. Una nevicata breve, ma intensa e sufficiente a dare un tocco di magia in più ai giorni della vernice, ha accolto le meravigliose immagini in bianco e nero di tre maestri della fotografia di reportage: l’italiano Paolo Solari Bozzi, l’islandese Ragnar Axelson e il danese Carsten Egevang. Uno per piano i reporter hanno riunito per l’occasione i loro scatti più belli realizzati in tempi recenti in quella distesa di bianco infinito che è l’Artico. La rassegna, cura da Denis Curti, è un’indagine approfondita, attraverso tre angolazioni diverse, di un’ampia regione del pianeta che comprende la Groenlandia, la Siberia, l’Alaska, l’Islanda, e della vita della popolazione Inuit - oramai rimasti solo 150.000 individui - costretti a gestire, nella loro esistenza quotidiana, la difficoltà di un ambiente ostile. Le immagini, di altissima qualità e mirabile eleganza formale, raccontano la cultura millenaria delle popolazioni Inuit, che noi eravamo abituati a chiamare eschimesi e immaginavamo abitare negli igloo.

 

Ora gli igloo sono scomparsi, le case degli Inuit sono molto più simili a quelle di tanti altri abitanti del Nord Europa e loro cercano di sopravvivere tra caccia, pesca, ma anche smartphone di ultima generazione e gravi problemi di alcool, in un contesto ambientale molto duro e difficile. Orsi, cani da slitta, montagne ghiacciate si susseguono nelle sale, ma quello che colpisce della mostra è il nitore, quel bianco accecante che si può ritrovare là solo dove il ghiaccio, la neve, ammantano e coprono ogni cosa, così da farne perdere i contorni e le tracce. Valorizzate da un elegante allestimento nei toni del grigio perla, le fotografie emergono, escono dalle pareti ed è come se tutti fossimo inghiottiti da questo mare bianco e infinito, maestoso e dirompente. E per chi si fosse particolarmente affezionato ad un’immagine, al termine della mostra le opere saranno messe all’asta.

 

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Ritratto di famiglia. I Trentin nell'antifascismo europeo
di Redazioneweb   
martedì 14 febbraio 2017
fitwidth.jpgPromossa dal Centro documentazione e ricerca Trentin, Iveser e Associazione rEsistenze, in collaborazione con gli Archivi Fotografici e Digitali del Comune di Venezia, la Fondazione Querini Stampalia e con il patrocinio del Consiglio d’Europa – Ufficio di Venezia, Una famiglia in esilio. I Trentin nell’antifascismo europeo (1926–1943) è una mostra che si propone di valorizzare il ricco fondo fotografico contenuto nell’Archivio di Franca Trentin, conservato dall’Associazione rEsistenze presso la Casa della memoria e della storia di Venezia a Villa Hériot, alla Giudecca, oltre 400 immagini che spaziano dalla Belle Époque ai primi anni Duemila.
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Perfetti conosciuti. La 'dinastia' Cadorin in mostra a Palazzo Fortuny
di Franca Lugato   
martedì 06 dicembre 2016
img_1416.jpgÈ sull’emozionante filo dei ricordi di un “lessico famigliare” rievocato da Ida Cadorin, in arte Barbarigo, pittrice e ultima straordinaria vestale delle memorie di famiglia che è stata costruita in maniera raffinata e sapiente la mostra dedicata alla dinastia dei Cadorin nei suggestivi spazi di Palazzo Fortuny, dove contenitore e contenuto diventano complici grazie alla maestria dei curatori. Dunque non solamente l’esposizione di una raccolta di famiglia (circa 200 opere, tra fotografie, disegni, dipinti e sculture) ma una trama di rimandi, contaminazioni e intrecci che vede coinvolti pittori, scultori, architetti, fotografi e restauratori nella Venezia di fine Otto e Novecento.
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Tutti stanno a guardare. L'indagine contemporanea del Teatrino di Palazzo Grassi
di M.M.   
martedì 07 febbraio 2017

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Con una programmazione capace di catturare l’energia e le dinamiche di una metropoli, l’astronave contemporanea di Teatrino di Palazzo Grassi inizia il 2017 all’insegna dell’arte. E naturalmente lo fa a modo suo, visto che il Teatrino ha assunto una identità definita e dichiarata, non contenitore neutro ma radar delle tendenze e dei fermenti più avanzati e seminali dell'arte e della cultura. Un intreccio vero e non presunto di generi, declinati in chiave internazionale e assolutamente aperti al confronto.

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Le stanze di Peggy. Rita Kernn-Larsen apre le Project Rooms
di Livia Sartori di Borgoricco   
venerdì 24 febbraio 2017
2_knowthyself.jpgCon l’inaugurazione della mostra Rita Kernn-Larsen. Dipinti surrealisti il 25 febbraio prossimo prende il via un nuovo interessante progetto espositivo della Collezione Peggy Guggenheim, uno spazio sia fisico che concettuale: le Project Rooms sono due nuove sale recuperate dagli spazi della caffetteria dedicate a capsule collection di volta in volta dedicate a un artista del XX secolo o a uno specifico tema della sua produzione, legato alla Collezione o a Peggy stessa.
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L’altra verità. La Biennale per il 2017: Poker di Donne!
di Mariachiara Marzari   
lunedì 06 febbraio 2017
In un panorama internazionale a dir poco preoccupante e piuttosto misogino, in cui sembra di essere ripiombati negli Anni ‘70, è necessario riconoscere con un certo entusiasmo i segnali positivi e ottimistici che provengono dal mondo della cultura e, in questo caso particolare, da La Biennale di Venezia. Dopo un 2016 segnato da un successo di pubblico e di critica per una Biennale Architettura quanto mai contemporanea per approccio e visioni, il 2017 si appresta a essere – il 6 febbraio vi sarà l’attesa conferenza della 57. Mostra Internazionale d’Arte – all’insegna delle quote rosa.
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Tra le domestiche mura. Tancredi re-incontra Peggy Guggenheim
di Fabio Marzari   
venerdì 16 dicembre 2016

30-senza-tit-diari-paesani.jpgPoche persone hanno conosciuto Tancredi così a fondo come Peggy Guggenheim, non solo apprezzandone la sua arte, ma riconoscendo le zone d'ombra tra le pieghe di un carattere esuberante, dotato di una innata curiosità verso il mondo, oltre che di un talento naturale che lo rende unico nella scena italiana del secondo Dopoguerra.

 

Nel 1973 per la rivista «Arte» così ne scrive: «Tancredi è il miglior pittore italiano, dai Futuristi in poi. Nel suo periodo migliore, ai tempi in cui io lo proteggevo, dal 1952 al 1957, i suoi quadri avevano una qualità magica. Qualità mai raggiunta da nessun pittore italiano, né prima né dopo allora. Tancredi tuttavia non aveva senso critico del proprio lavoro, non sapeva mai se i suoi quadri erano buoni o cattivi. Pensava sempre che l’ultimo fosse il migliore. Era una cosa stranissima, ma per fortuna c’erano gli altri a giudicare. Era un artista molto prolifico e faceva centinaia di olii e gouaches. Per fortuna ci ha quindi lasciato una grande quantità di opere. La sua morte prematura è stata una triste perdita per l’umanità e per l’arte».

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“La mia arma contro l’atomica è un filo d’erba”. Tancredi, arte pura alla Collezione Guggenheim
di Franca Lugato   
giovedì 16 febbraio 2017
21-spazio-acqua-natura-spettacolo.jpgIcona di artista bello e dannato, giovane romantico ribelle, protégé di Peggy Guggenheim, il Pollock italiano… tutte queste etichette sono state sicuramente funzionali a elevare Tancredi alla sfera dell’Olimpo degli artisti, ma solo la retrospettiva in corso alla Collezione Peggy Guggenheim, costruita con grande rigore scientifico e una sapiente maestria dal curatore Luca Massimo Barbero, ha potuto affrancarlo da questi miti e presentarlo finalmente come uno dei maggiori artisti italiani e internazionali del Secondo dopoguerra.
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L’unica giustificazione. Titina Maselli, un Novecento che sorprende
di Livia Sartori di Borgoricco   
martedì 06 dicembre 2016
titina-maselli_-la-ville-ii_-1971.jpgNata nel 1924 da una famiglia dell’alta borghesia romana – il padre è critico d’arte del «Messaggero» – Modesta Maselli, per tutti Titina, spronata da un ambiente intellettualmente stimolante in cui si ritrovano, tra gli altri, Pirandello, Moravia e Guttuso, inizia a dipingere a undici anni.
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L’occhio critico. "Un œil, une histoire" al Teatrino di Palazzo Grassi
di Livia Sartori di Borgoricco   
martedì 14 marzo 2017
un-oeil-une-histoire1.jpgA marzo, da mercoledì 22 a venerdì 24, al Teatrino di Palazzo Grassi da non perdere una tre-giorni dedicata a sette nuove produzioni di documentari, nuovo capitolo della rassegna Un œil, une histoire, a cura delle registe Marianne Alphant e Pascale Bouhénic, dedicata ad alcuni dei più importanti storici dell'arte del Novecento.
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Tutta d’un fiato. Titina Maselli, il suo personalissimo linguaggio in 30 opere
di M.M.   
giovedì 16 febbraio 2017
maselli1.jpg«Un quadro non è un libro, un quadro appare in un istante, si vede in un attimo…Vorrei che i miei quadri fossero chiari come quelle scene che Chaplin ripete decine di volte, per accertarsi di essere capito… Cerco sempre di rendere le cose nel modo più chiaro e più iperbolico possibile… di cogliere la realtà, tanta realtà in una cosa sola. In un solo momento». Così Titina Maselli (Roma, 1924–2005) descriveva la sua arte e le sue parole possono essere prese alla lettera per penetrare il suo mondo, fatto di città, auto, tram, camion, cavi elettrici, neon, bar, stadio, facciate di palazzi e grattacieli, insegne, lampioni, esposto fino al 5 marzo alla Fondazione Querini Stampalia.
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La memoria dell'acqua. Fabrizio Plessi inaugura la variante artistica del Fondaco
di Fabio Marzari   
giovedì 29 settembre 2016

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T Fondaco è il nuovo spazio atteso in città e di cui si è parlato, si parla e si parlerà molto. I veneziani lo ricordano come l'edificio che ospitava le Poste Centrali e fa una certa impressione pensare che si è passati dalle file per pagare le bollette alle più raffinate ed esclusive proposte fashion, una formula innovativa, unica in Europa, voluta dal gruppo DFS.

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Il favoloso mondo di Han Meilin. A Ca’ Foscari, oltre 200 opere dell’eclettico artista cinese
di F.M.   
giovedì 03 novembre 2016
4-chinesepainitng-monkey.jpgL’ambasciatore Vattani curatore con il professor Zhao Li, della mostra Il Mondo di Han Meilin, organizzata da Ca’ Foscari, da Venice International University, da China Italy Dialogue Association e da Han Meilin Foundation, ben conosce l’opera vastissima di questo artista, la cui  fama lo ha portato tra l’altro ad essere nominato nel 2015 dall’UNESCO “Artista per la Pace”.
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L’imperfetta meraviglia. Luca Massimo Barbero racconta la retrospettiva di Tancredi alla Guggenheim
di Fabio Marzari   
giovedì 03 novembre 2016

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Ogni curatore ha il suo ‘feticcio’, il suo spirito guida artistico che lo appassiona da sempre. Correva l’anno 1988 ed un giovanissimo Luca Massimo Barbero curava una mostra a Verona alla Galleria Cinquetti: l’inquieto e geniale Tancredi Parmeggiani aveva stregato a fondo il Nostro, che da allora ha sempre cercato, riuscendovi con grande maestria e convinzione, di dare una collocazione importante nell’empireo della storia dell’arte all’Autore di Feltre, genio di prima grandezza. La mostra di Tancredi alla Collezione Peggy Guggenheim è un ritorno a casa, un privilegio per i visitatori di potersi calare nella dimensione pittorica di un artista complesso ed emozionante. Nell’affascinante e colto racconto di Barbero l’occasione per attraversare il percorso anche umano di Tancredi, un giovane uomo che a 37 anni, nel 1964 scelse le acque del Tevere per porre fine alla vita terrena ed entrare nel mito, senza averlo cercato.

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INTERVISTA | Per visibilia ad invisibilia. Maurizio Donzelli, il libero pensiero dell'arte
di Mariachiara Marzari   
giovedì 15 dicembre 2016
mauriziodonzellimarignana.jpgUna sfida ai sensi. Invisibile-No apre uno scenario sulla ricerca di Maurizio Donzelli (Brescia, 1958), ma, più che raccontarla, cerca di tracciare quel legame invisibile tra l’autore, l’osservatore e la comune facoltà/difficoltà umana di percepire la realtà. La sapiente mano, giovane ma decisa, di Clarissa Tempestini, curatrice della mostra, e la lungimiranza di Emanuela e Matilde Cadenti, anima e corpo di Marignana Arte, hanno saputo costruire una mostra ricca di invisibili intrecci, dove le opere di Donzelli rifuggono al loro destino, per un verso o per l’altro, ora rifiutandolo ora tentando di ricostruirlo con l’aiuto di chi le osserva. Nell’affrontare una mostra come questa, dunque, è necessario capire e conoscere l’uomo dietro alle sue opere. Un artista con cui conversare senza sosta sul perché e anche il perché no dell’arte.
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Cent'anni di giovani artisti. BLM, riparte dalla Collettiva
di Redazioneweb   
martedì 06 dicembre 2016
p1030629.jpgNon poteva che rinascere ripartendo dalla propria storia, quella di una Fondazione nata oltre un secolo fa per volontà di una donna generosa e lungimirante come Felicita Bevilacqua (1822–1899), vedova del generale Giuseppe La Masa, che seppe precorrere gli intenti e le attuali prerogative delle istituzioni italiane impegnate nella valorizzazione del lavoro degli artisti esordienti.
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Il racconto dei racconti. La fotografia secondo René Burri e Ferdinando Scianna
di Anna Corazza   
mercoledì 07 settembre 2016

02-rene-burri.jpgInaugurate il 25 agosto – ma già anteprima della prossima stagione autunnale veneziana – la Casa dei Tre Oci e la grande fotografia sono ancora protagoniste con due nuove importanti mostre: René Burri. Utopia, curata da Michael Koetzle e Denis Curti, e Ferdinando Scianna. Il Ghetto di Venezia 500 anni dopo, curata da Denis Curti. Due maestri, René Burri e Ferdinando Scianna, entrambi celebri fotografi dell’agenzia Magnum, impegnati in due progetti espositivi autonomi. Da un lato, 100 magnifici scatti attraverso cui Burri (Zurigo, 1933– 2014) racconta di architetture e di architetti. L’artista svizzero percepisce l’architettura con una forte connotazione politica e sociale che la rende portatrice di una chiara visione sul mondo, questo lo spinge a viaggiare tra Europa, Medio-Oriente, Asia e America latina raccontando, attraverso le sue immagini, storie di grandi architetti del XX secolo: da Le Corbusier a Oscar Niemeyer, da Mario Botta a Renzo Piano, da Tadao Ando a Richard Meier.

 

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Ogni cosa è alluminata. Le Collezione del Conte Vittorio Cini in una eccezionale mostra
di Mariachiara Marzari   
martedì 06 settembre 2016

55617_unnamed_2_480x400.jpgLa parola miniatura deriva da “minium”, termine che nell’età classica e nei primi secoli del Medioevo indicava il cinabro, ossia il solfuro di mercurio, sostanza di colore rosso usata nella pittura antica e adoperata per dipingere in rosso iniziali, titoli e rubriche di testi scritti. Miniare o minio describere significò originariamente scrivere con il colore rosso.

 

Nel Medioevo l’arte della miniatura, detta anche alluminatura o illuminatura, corrispose alla decorazione e all’illustrazione di un testo scritto. Osservare da vicino questi massimi capolavori dell’arte non significa solo poter ammirare la bellezza estetica di queste pagine, ma scoprire l’universo di un mondo lontano, dai confini geografici ridotti, ma dall’infinita sapienza. Una pagina miniata infatti entusiasma per le diverse possibili letture: stilistiche, iconografiche, tecniche, teologiche, storiche, culturali.

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Storia di un cognome. Venini, Paolo, il vetro, Murano
di Sara Bossi   
martedì 06 settembre 2016

paolo-venini-e-la-sua-fornace.jpgAveva trent’anni Paolo Venini, natali milanesi, veneziano d’adozione, avvocato, quando fondò a Murano la vetreria che porta il suo nome, in società con Napoleone Martinuzzi e Francesco Zecchin. Era il 1925. L’azienda avrebbe a tal punto rigenerato la millenaria tradizione muranese, da porsi fra i marchi identitari dell’isola del vetro. Dopo le mostre sulle opere ideate per Venini dallo scultore Martinuzzi, dagli architetti Tomaso Buzzi e Carlo Scarpa e dal designer Fulvio Bianconi, è l’imprenditore stesso il protagonista del nuovo appuntamento espositivo del progetto di ricerca Le Stanze del vetro, concepito dalla Fondazione Cini con Pentagram Stiftung: Paolo Venini e la sua fornace a cura di Marino Barovier, aperta al pubblico l’11 settembre.

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Body in evidence. Il Corpo al centro della terza "Venice International Performance Art Week"
di Sara Bossi   
martedì 06 dicembre 2016

orlan_omnipresence.b.jpgCos’è oggi la performance art? A tutti coloro che se lo chiedono, l’invito è a partecipare a Corpo Fragile – Corpo Materiale, terza edizione di Venice International Performance Art Week, capitolo conclusivo della trilogia dedicata al Corpo, quest’anno ospitata dal 10 al 17 dicembre a Palazzo Mora.

 

Temi 2012 e 2014: Corpo Ibrido – Corpo Poetico e Corpo Rituale – Corpo Politico. Ideata da Andrea Pagnes e Verena Stenke, la manifestazione si avvale di collaborazioni prestigiose come la Fondazione Bonotto e la Galleria A plus A, invitata a partecipare curando una sezione dedicata ai perfomers provenienti dai paesi dell’Est Europa.

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ARCH | La regola dell’equilibrio. Paolo Baratta, bilancio di una Biennale aperta al mondo
di Massimo Bran   
lunedì 07 novembre 2016

pat_2601_resized_1_672-458_resize.jpgNessuno come Paolo Baratta, Presidente della Biennale di Venezia, può trarre un bilancio che restituisca al meglio le molteplici articolazioni di una Mostra come quella di Architettura che coinvolge centinaia di istituzioni e di soggetti privati, migliaia di operatori, migliaia di studenti, centinaia di migliaia di visitatori paganti. Spesso quando si apre o si chiude una mostra di così grande rilevanza ci si sofferma quasi esclusivamente sui temi, sugli esiti contenutistici espressi in rapporto alle intenzioni curatoriali. Ma altrettanto importanti sono le implicazioni che un tale evento ha sul territorio, sul pubblico, sulla sua stessa storia. Di tutto questo composito sistema in movimento abbiamo discorso con il Presidente, cercando di isolare i cardini chiave di questo edificio espositivo.

 

Una Mostra ancora giovane, solo 15 edizioni, ma in costante crescita. I numeri delle Partecipazioni, degli Eventi Collaterali ed Eventi Speciali, il pubblico. Un bilancio sulla 15. Biennale Architettura.

Sì, si tratta di un risultato a cui abbiamo dedicato molte energie. C’è voluto coraggio nell’“investire” nella Mostra di Architettura e portarla a una durata pari a quella dell’Arte. Un coraggio un po’ spericolato. Una Mostra di Architettura non si era mai immaginata di sei mesi e non esiste da nessun’altra parte al mondo. Se lo facciamo è innanzitutto per dimostrare che la Mostra di Architettura non ha minore ambizione di quella di Arte. In secondo luogo, come la Mostra di Arte quella di Architettura deve dimostrare di essere realizzata a favore del pubblico e non essere più un’iniziativa curata da architetti per e a favore degli architetti. Viene tenuta aperta così tanto anche per confermare che la Biennale non è un’agenzia di eventi, ma un luogo che promuove la conoscenza, e quindi opera come fenomeno urbano, offrendo a diverse categorie di persone, e a chi visita Venezia, l’opportunità di trovare nella città un luogo di grande interesse e vitalità. Il messaggio è stato ben compreso. Vanno ringraziati i Paesi che, anche loro, aderiscono a un’apertura di così lunga durata (con conseguenti costi). 
I visitatori delle Mostre di Architettura hanno poi un curioso andamento nel tempo, che dipende dall’apertura delle scuole, dai periodi degli esami e così via. La lunga durata configura poi una situazione nella quale siano programmabili visite a lunga scadenza e, da parte nostra, siano prefissati incontri e dialoghi con architetti e operatori, dialoghi che la Biennale considera sempre più integranti dell’Esposizione.

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Così lontano, così vicino. Cinque giovani fotografe etiopi riflettono sulla 'distanza'
di M.M.   
martedì 06 dicembre 2016
gruppo_-_tales_on_project_portrait_by_aron_simeneh-0503-low.jpg«Distanza: intervallo spaziale tra due luoghi, cose o persone»: parte da qui l’indagine visiva di cinque giovani fotografe che attraverso l’obbiettivo raccontano la propria terra, l’Etiopia.
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