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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Le conseguenze dell’Architettura. L’esperienza portoghese, un modello
di Paolo Lucchetta   
giovedì 20 settembre 2018

padiglione_portogallo_copyright_andre_cepeda.jpgL’attitudine a occuparsi della cosa pubblica rimane il contributo più evidente degli architetti portoghesi al dibattito sull’architettura contemporanea.

In questo senso, appare quasi esemplare nella Biennale titolata Freespace, l’allestimento del padiglione Portogallo a Palazzo Giustinian Lolin, Public Without Rhetoric, curatori Nuno Brandão Costa e Sérgio Mah.

 

A partire dagli anni Settanta, l’Europa si interessa al Portogallo, all’esperienza e alla pratica di un metodo a misura d’uomo, soprattutto dopo la Rivoluzione dei garofani che – senza sparare un colpo – aveva deposto il regime totalitario. Gli architetti aiutarono le popolazioni a organizzarsi al fine di partecipare alla trasformazione dei quartieri, costruendosi le proprie case. Era un momento unico, di instabilità politica e sociale in tutta Europa. «Senza conflitto non esiste partecipazione, esiste manipolazione», disse e dice Siza. L’esperienza portoghese divenne un modello da copiare, da riproporre in altri contesti. E da quel momento l’architettura di un Paese e i suoi protagonisti sono presenze costanti nel dibattito internazionale, nelle riviste, congressi, università, musei, biennali e triennali.

 

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Il passato non è una terra straniera. 4000 anni di costruito a Lima
di Andrea Falco   
giovedì 20 settembre 2018

fg_a_peru_9116.jpg447 nodi di cotone peruviano sul pannello di ingresso del Padiglione del Perù accolgono il visitatore con una rappresentazione simbolica delle huacas di Lima.

Si tratta di strutture architettoniche monumentali di mattoni, luoghi sacri che hanno potuto conservarsi per migliaia di anni grazie al clima estremamente secco della città. Un’eredità antica e preziosa, a lungo ignorata e sepolta sotto strati di terra e sabbia, che solo negli ultimi tempi sta tornando alla luce grazie agli scavi archeologici. Il nodo, emblema di conflitto e possibilità, introduce un’approfondita riflessione sulla complessa situazione architettonica di una città che sta crescendo rapidamente e senza una significativa pianificazione urbana.

I curatori del padiglione Perù, alle Sale d’Armi all’Arsenale, Marianela Castro de la Borda e Javier Lizarzaburu Montani ci hanno guidato En Reserva.

 

 

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Padiglione Giappone. Un viaggio attraverso l'etnografia architettonica
di Marisa Santin   
giovedì 20 settembre 2018

lato_dingresso_della_w_house_2010__yukiko_suto_per_gentile_concessione_di_take_ninagawa.jpgNon deve essere stato semplice per la curatrice Momoyo Kaijima mettere insieme e coordinare il lavoro dei 42 autori (tra cui università, designer, architetti e artisti) chiamati a realizzare Architectural Ethnography from Tokyo, il progetto del Giappone per la Biennale Architettura 2018: «Siamo partiti dai disegni. Ho mostrato ai progettisti alcuni schizzi e ho chiesto loro di ragionare attorno al concetto di Free Space, il tema proposto quest’anno dalla Biennale».

 

Tutto qui? Ci dev’essere per forza di più per coordinare un gruppo così nutrito di persone. Forse occorre uno speciale talento fatto di essenzialità giapponese e filosofia orientale, qualità che la minuta curatrice sembra aver trasmesso perfettamente all’interno del Padiglione. La incontriamo al termine dell’inaugurazione, dopo aver accompagnato almeno una mezza dozzina di delegazioni giapponesi e italiane in giro per le sale: «Ora che riesco a prendermi il tempo di guardare indietro, è stato in effetti quasi un miracolo gestire tutte queste persone in Giappone, per un progetto da realizzare qui, dall’altra parte del mondo».

 

 

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | La prospettiva delle esperienze e delle parole
di Lucia Baima   
giovedì 20 settembre 2018

ir_great_britain_1076.jpgNel visitare la 16. Mostra Internazionale di Architettura, curata da Yvonne Farell e Shelley McNamara, sin dalle prime sale e dalla pluralità delle opere esposte, emerge chiaramente che attorno alla singola parola – Freespace – si è progettata e costruita non solo un’esposizione ma un corale cambio di prospettiva, tanto nella mostra centrale quanto in alcuni dei Padiglioni nazionali.

È rivolto a tutti, infatti, l’invito a partecipare, non solo come spettatori ma come attori, a questa collettiva riflessione intorno allo spazio libero, pensato come generatore di processi, che si fonda sulle parole del manifesto programmatico, dove lo spazio generico, re-indagato, interrogato, sviscerato, diviene spazio di opportunità, una piattaforma che incarna e sollecita il libero desiderio di scambio fondante l’esperienza urbana.

Rispetto alle precedenti edizioni, questa Biennale rimette al centro della scena lo spazio, non più declinato unicamente attraverso la distanza degli esiti progettuali – gli oggetti architettonici, analizzati e scomposti nelle loro singole componenti o secondo i loro principi compositivi –, ma attraverso multipli processi aperti in grado di attuare quell’inversione del punto di vista che rileva non un sistema di regole ma un sistema di esperienze.

Scambi e processi, questi, che svelano le molteplici potenzialità dell’architettura, ovvero la sua capacità di offrire, attraverso il suo disegno e un tempo considerato non lineare, altrettanti e infiniti spazi liberi, gratuiti e supplementari, ovvero spazi significativi, anche in ciò che non è costruito, trasformando cosi l’horror vacui in horror pleni, ovvero a pensare, come invita a fare Gillo Dorfles in L’intervallo perduto, al «vuoto, non solo come assenza, ma come inizio di alcunché di positivo, come effettiva sostanza altrettanto efficace del pieno, anzi forse più efficace di questo».

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16 BIENNALE ARCHITETTURA | Experiencing Freespace. L’esperienza della libertà dello spazio
di Michele Cerruti But   
giovedì 20 settembre 2018

ir_venues_facade_central_pavilion_1187.jpgNel 1959 esce negli Stati Uniti un libro, scritto da un professore danese di Copenaghen in prestito al MIT, che diventa in brevissimo tempo un vero e proprio cult. Experiencing Architecture (l’originale danese, Om at opleve arkitektur, è del ‘57) è un saggio scritto dall’architetto e urbanista, professore e viaggiatore, Steen Eiler Rasmussen. Ed è la miglior guida per la Biennale di Yvonne Farrell e Shelley McNamara.

 

Perché, se c’è una cosa che un po’ tutti, architetti o meno, capiscono subito quando visitano la mostra, è che il freespace, che guida la curatela, proprio non si riesce a definire. Inutile provare a ricostruirne noiose genealogie, farne anatemi accademici o appuntarsi glosse intellettuali: il freespace si sottrae a qualunque tentativo definitorio. Ma del resto, appunto, già Rasmussen diceva che: «l’Architettura non si fa mettendo semplicemente insieme piante, sezioni e prospetti. È qualcos’altro e qualcosa di più. È impossibile spiegare precisamente cosa sia, giacché persino i suoi stessi confini non sono per nulla definiti. In generale, l’arte non dovrebbe essere affatto spiegata: al più, bisognerebbe farne un’esperienza».

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Bamboo e cemento. L’urbanizzazione inversa della campagna cinese
di Marisa Santin   
venerdì 06 luglio 2018

Intervista a Li Xiangning | CINA Repubblica popolare cinese

 

domus-biennale_cina_27.jpg.foto.rmedium.jpgNegli ultimi tre decenni l’economia cinese è cresciuta più velocemente che in qualsiasi altra nazione, determinando un rapido e spasmodico sviluppo soprattutto dei grandi centri urbani. I limiti di tale imponente urbanizzazione si stanno ora traducendo in record negativi per il Paese.

Pechino e Shanghai sono fra le metropoli più inquinate e sovrappopolate al mondo e il trend che a partire dagli anni ‘90 ha visto l’esodo di una gran parte della popolazione dalla campagna verso le città sta mostrando segni di inversione di rotta.

 

In molti stanno valutando l’idea di una vita diversa e l’alternativa sembra affermarsi in un ritorno alla campagna, culla della cultura cinese e custode dell’identità più autentica del Paese.

 

Il progetto del Padiglione cinese, Building a Future Countryside, si muove attorno a queste premesse. Secondo il curatore Li Xiangning «la rapida crescita che ha investito il Paese negli ultimi decenni ha maturato una sempre maggiore consapevolezza degli enormi problemi che accompagnano uno sviluppo urbano incontrollato. Le persone stanno pensando ad un modo alternativo di vivere, lontano da inquinamento, traffico e da tutti quei disagi che caratterizzano le grandi città».

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Una settimana da Leoni: i vincitori
di Francesca De Filippi   
venerdì 06 luglio 2018

avz_the_jury_-2446.jpgLa settimana delle vernici della Biennale Architettura trova nella proclamazione dei Leoni, sabato 26 maggio scorso, il suo atto culminante e al contempo liberatorio. È il momento in cui la Giuria, da una parte e il pubblico dall’altra decretano il gradimento dell’edizione.

 

A Ca’ Giustinian, nella Sala delle Colonne gremitissima, è andata in scena una cerimonia di premiazione emozionante e molto partecipata, che si è aperta con un lunghissimo applauso, quasi una standing ovation da (archi)star, alle due curatrici, Yvonne Farrell e Shelley McNamara, sul palco emozionate e quasi stupite. Un calore sincero e sentito che ha commosso un po’ tutti e a trasformato l’evento in una atto corale, che i protagonisti/vincitori hanno contribuito a rendere unico.

 

Ma veniamo ai premi che la Giuria internazionale della 16. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, composta da Sofía von Ellrichshausen, Frank Barkow, Kate Goodwin, Patricia Patkau, Pier Paolo Tamburelli, ha deciso di attribuire.

 

 

 

 

vincitoriarch16.jpg

 

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Luoghi infiniti. Il padiglione Francia visto con Julien Choppin
di Andrea Falco   
venerdì 06 luglio 2018

encore-heureux-french-pavilion-2018-venice-architecture-biennale-3-inexhibit.jpgIntervista a Julien Choppin | FRANCIA

 

L’allestimento del padiglione Francia, che ricicla materiali usati per Studio Venezia, opera di Xavier Veilhan presentata alla Biennale Arte 2017, tende a restituire la globalità di un territorio, evidenziando tutte quelle azioni svolte dalla società civile e dalla collettività che riconducono alle possibili aperture sperimentali dell’architettura.

 

Les Grands Voisins e il Centquatre a Parigi, l’Hôtel Pasteur a Rennes, la Grande Halle a Colombelles, gli Ateliers Médicis a Clichy-sous-Bois –Montfermeil, la Friche la Belle de Mai a Marsiglia, il Tri Postal ad Avignone, il 6B a Saint-Denis, La Convention ad Auch e la Ferme du Bonheur a Nanterre: un racconto di dieci “luoghi terzi” lungo il territorio francese, su cui sono intervenute occupazioni temporanee, infrastrutture pubbliche, habitat partecipativi, spazi lavorativi o culturali, e in cui si suscita la domanda se sia necessario soltanto costruire degli edifici o creare invece dei luoghi in sé.

Ne abbiamo parlato con Julien Choppin, che assieme a Nicola Delon e Sébastien Eymard (Encore Heureux Architects) hanno curato il Padiglione francese ai Giardini.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Territori da vivere. L’architettura, dialogo intimo tra luogo e abitanti
di M.M.   
domenica 08 luglio 2018

Eventi collaterali

 

veniceach.png«Per me praticare l’architettura è come un processo infinito di aggiungere strati di conoscenza umana uno per uno. Costituisce una solida base per noi per collegare tutto nella nostra vita e per rendere tutto correlato. Rende la nostra vita un tutto indipendente e più vicino alla “realtà”».

Huang Sheng-Yuan, Fieldoffice Architects.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Libere coincidenze. Un archivio delle idee per riscrivere il presente
di M.M.   
domenica 08 luglio 2018

Eventi collaterali

 

3113582_thehappenstance_zone_bashkhan.pngUn progetto aperto che si sta rivelando il più autentico esperimento di Freespace. The Happenstance, Evento Collaterale della 16. Biennale Architettura, padiglione della Scozia a Venezia, ha trasformato il bellissimo giardino di Palazzo Zenobio in un luogo libero in cui costruire insieme le basi per dare nuova forma ed energia al presente.

Motore per il cambiamento? La fantasia sfrenata delle giovani generazioni. Per celebrare infatti l’Anno dei Giovani della Scozia (YOYP), è stata promossa un’esplorazione attorno all’idea di Freespace tra i giovani del Paese: capacità, bisogni e immaginazione.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Chi ha paura del terremoto? Il CEA e la resilienza dei Borghi italiani
di C.S.   
domenica 08 luglio 2018

Eventi collaterali 

 

images.pngCombattere la paura è una nobile causa, sopratutto se è una paura atavica come quella provocata dalle catastrofi naturali e in particolare dal terremoto. Borghi of Italy è l’Evento Collaterale presentato dal Concilio Europeo dell’Arte per la 16. Biennale Architettura, dedicato alla prevenzione e messa in sicurezza in chiave antisismica del patrimonio storico e monumentale in Italia.

 

I borghi sono infatti una peculiarità unica del nostro territorio e il primo obiettivo del progetto – dal significativo sottotitolo No(f) earthquake – è la sensibilizzazione sul tema del “conservare in sicurezza” i borghi del nostro Paese, in modo che tutti coloro che ci vivono possano finalmente sentirsi liberi dalla paura del terremoto.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Libertà collettiva. Dodici progetti e un’idea di architettura civile
di M.M.   
domenica 08 luglio 2018

PORTOGALLO

 

hangarcentronautico_ph_marciooliveira_thumb.pngLa politica, la crisi economica, la società, le idee e l’identità nazionale. L’architettura è al centro di un pensiero nazionale pur in dialogo profondo con il contesto globale nel padiglione del Portogallo per la Biennale Architettura 2018 che schiera la ‘nazionale’ degli architetti portoghesi in una visione trasversale e transgenerazionale: dal Leone d’oro della Biennale 2018 (per la partecipazione alla mostra principale Freespace), Eduardo Souto de Moura a Aires Mateus e Associados, Álvaro Siza, André Cepeda, Barbas Lopes Arquitectos, Carlos Prata, Catarina Mourão, depA, Diogo Aguiar Studio, FAHR 021.3, Fala Atelier, Gonçalo Byrne, Inês Lobo, João Luís Carrilho da Graça, João Mendes Ribeiro, Menos é Mais, Miguel Figueira, Nuno Cera, Ottotto, Ricardo Bak Gordon, Salomé Lamas, SAMI, Serôdio Furtado Associados, Tiago Figueiredo.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Finito / Infinito. L'esperienza umana del progettare
di Michele Cerruti But   
domenica 08 luglio 2018

SANTA SEDE | new entry

 

http-_cdn.cnn_.pngLontano dal frastuono della Biennale, il padiglione della Santa Sede costituisce, prima di tutto, una profonda esperienza umana. Il sagrato di San Giorgio, mistica geometria palladiana che è metafora dell’immaginario di un’altra Venezia, quella intellettuale, immersa nel silenzio e nella solitudine, separata dalla mondanità e dal rumore, è solo l’avvio del pellegrinaggio interiore che il Padiglione offre svelando ai visitatori l’inaspettato bosco dell’Isola. Il tema stesso, Vatican Chapels, è una sofisticata riflessione sul finito e l’infinito, sul perdersi e l’orientarsi, sullo spazio e sul tempo, sulla materia e sullo spirito. Un’esperienza umana, prima ancora che religiosa, e un approfondimento architettonico squisitamente classico.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Mercato comune. Indagini su una Nazione dal futuro glocal
di M.M.   
venerdì 06 luglio 2018

01_j_mc_kiernan_s_kingscourt_co._cavan_home_sez.jpgIRLANDA

 

L’impronta assolutamente personale e glocal, di sicuro accento irlandese, impressa da Yvonne Farrell e Shelley McNamara al loro Freespace, viene ugualmente declinata dai sei giovani architetti e designer Miriam Delaney, Jo Anne Butler, Laurence Lord, Tara Kennedy, Orla Murphy, Jeffrey Bolhuis in Free Market, partecipazione dell’Irlanda alla Biennale Architettura 2018.

 

Centro di scambio economico, politico e sociale, la piazza del mercato ha svolto una funzione assai importante nel quotidiano delle comunità rurali, soprattutto in paesi come l’Irlanda in cui più del 30% della popolazione vive in piccoli centri con meno di 5000 abitanti. 

Oggi tale modello è in declino a causa dei centri commerciali, del cambiamento delle abitudini (acquisti online) e dello spopolamento.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | La città interiore. La casa, spazio libero e sociale oltre la storia
di M.M.   
venerdì 06 luglio 2018

kosovo-pavilion-at-venice-biennale-2018-photo-by-tait_fritz-via-ig-2.jpgKOSOVO

 

Un soffitto offuscato da parabole satellitari – segno dell’apertura mediatica verso il mondo –, muri di specchi che moltiplicano lo spazio – barriere fisiche che offrono una libertà psicologica –, tappeti stesi a terra a ricreare il calore domestico – elementi centrali della dimora albanese del Kosovo –, accolgono il visitatore immergendolo in The City is Everywhere.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Orizzonti democratici. Dialogo trasversale tra geografia e architettura
di M.M.   
venerdì 06 luglio 2018

domus-biennale-argentina-3.jpg.foto.rmedium.jpgARGENTINA

 

Un “orizzonte alternativo”, creato oscurando completamente lo spazio del Padiglione per far emergere lungo le pareti un’unica linea di luce orizzontale, dove 40 disegni si intravedono in trasparenza, a simboleggiare sinergia e reciprocità tra architetture e paesaggio, e una serra centrale, un parallelepipedo in vetro e specchio lungo 21 metri e alto più di 2, che amplifica all’infinito il confine tra il cielo argentino e la distesa di campi verdi delle pampas, immagine fisica di un territorio avvolgente in cui le opere dell’uomo sono letteralmente immerse. Tra terra e aria, dunque, la vastità del territorio dell’Argentina lascia trapelare una mappa dell’architettura del Paese degli ultimi decenni, dal ritorno della democrazia nel 1983 ai nostri giorni: parchi, alloggi sociali, interventi territoriali, progettazioni partecipative.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Non distruggere=costruire. Al centro il ruolo dell'architetto
di Marisa Santin   
venerdì 06 luglio 2018

1_australia-repair_pavilion-of-australia_callocchia-1.jpegAUSTRALIA

 

Zolle di prateria raccolte e riassemblate nel cuore dei Giardini. Visitando i Padiglioni nazionali della Biennale non sempre salta agli occhi il collegamento tra il progetto esposto e il tema generale proposto di volta in volta dai curatori. Nel caso di Repair il nesso con Freespace è evidente.

 

Entrare nel Padiglione australiano è come varcare un portale spaziotemporale che conduce in un’altra dimensione. L’effetto è immersivo e straniante. Lo spazio ideato dallo studio Baracco+Wright, in collaborazione con l’artista Linda Tegg, è un giardino realizzato con più di 10.000 piante appartenenti a 60 diverse specie vegetali autoctone dei territori dello stato di Victoria, nell’estremità sud-occidentale dell’isola.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Spazi di altra libertà. La carcerazione tra architettura e società
di Delphine Trouillard   
venerdì 06 luglio 2018

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URUGUAY

 

Chiedete a chiunque di elencare le infrastrutture urbane necessarie al funzionamento di una città – ideale o reale che sia – e vi parlerà di scuole, di palestre, di ospedali, di giardini pubblici provvisti di panchine, di centri culturali, musei e luoghi aperti al dialogo e al ritrovo tra cittadini.

Raramente, per non dire mai, verrà citato un tribunale, un carcere o qualunque struttura che testimoni l’esistenza dell’errore umano. Eppure un carcere ci deve essere, appunto perché l’errore è umano.

 

La costruzione di spazi destinati alla reclusione costituisce oggi una delle principali sfide dell’architettura. In Sorvegliare e punire (1975), una delle opere più note sul tema carcerario, Michel Foucault delinea una storia della nascita della prigione, dal Panopticon ipotizzato da Jeremy Bentham nel 1791 al carcere moderno. Il suo saggio si conclude sulla strumentalizzazione che fin dall’inizio del ‘900 viene fatta della nozione di pericolosità da parte delle autorità giudiziarie, politiche e medicali per giustificare la neutralizzazione di individui mediante la loro identificazione, divisione e reclusione. Parlare di pericolosità rafforza il senso di insicurezza e contribuisce allo sviluppo di misure eccessive che conducono alla marginalizzazione di chi ha commesso un errore.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | La sostanza del costruire. Mario Cucinella racconta il Padiglione Italia
di Francesca De Filippi e Marisa Santin   
mercoledì 04 luglio 2018

arcipelago-italia-workshop.jpg

Mario Cucinella è senza dubbio una delle figure più attive nel dibattito attuale dell'architettura, a livello nazionale e internazionale. Lo dimostrano il suo curriculum, la numerosità dei cantieri in opera, la lunga serie di premi e riconoscimenti, la dinamicità del suo Studio in costante crescita. Non solo; lo prova anche la sua straordinaria capacità di convogliare attenzione su temi – come la sostenibilità – che pongono i professionisti di fronte a responsabilità e a sfide dirimenti per il futuro. Convinto dell'impatto che ogni progetto ha nella rigenerazione degli spazi, Cucinella sostiene con forza la necessità di mettersi in ascolto dei luoghi e delle persone con senso civico ed 'eccezionale' normalità, allontanando la tentazione di un'architettura autoreferenziale, del tutto fine a se stessa. Da qui nasce il concetto cardine del suo impegno e del suo lavoro di progettista e di educatore, quell''empatia creativa' che egli non solo promuove, ma pratica con generosit. e contagiosa passione. Molti sono gli esempi: dal Laboratorio di Architettura Partecipata a Pacentro, ai lavori del G124 per il recupero delle periferie in Italia; dai progetti per la scuola a Guastalla o a Gaza, alle “abitazioni per la pace” per accogliere le famiglie di rifugiati e richiedenti asilo in Basilicata. Vale la pena ricordare due progetti speciali nati nel suo Studio MCA negli ultimi anni: Building Green Futures, organizzazione no-profit il cui scopo è integrare cultura ambientale e tecnologia per un'architettura che garantisca dignità e qualità all'abitare, e S.O.S. – School of Sustainability, una scuola 'a bottega', con l'obiettivo di costruire una cultura della sostenibilità attraverso il dialogo tra figure e competenze diverse, con in comune una visione del futuro. Non stupisce dunque che per il Padiglione Italia siano stati scelti progetti capaci di raccontare l'architettura come ascolto e atto collettivo: una moltitudine di storie minori che del concetto di empatia creativa incarnano l'essenza.

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Speciale Regata Storica | C'eravamo tanto odiati
di Massimo Bran   
martedì 28 agosto 2018
regata_storica_benedizione.jpgPrima di produrci in mille distinguo, in altrettanti «Sì, ma…», in insopportabili quanto ossessivi «Ohh, come era più vero e bello un tempo…», sgomberiamo il campo da qualsiasi visione alternativa: la Regata Storica è a tutt’oggi uno spettacolo strepitoso. Punto. No, perché a star lì a misurare col bilancino quanto si è perso e cosa si è guadagnato in quasi 180 anni di storia di questa fascinosa sfilata e gara di voga alla veneta sul Canal Grande si finisce per cadere in un quaquaraquà tedioso e sterile. Chiunque di noi inviterebbe degli amici a vedere questa grande, unica rappresentazione storica sull’acqua, con l’acme in una vera, vibrante sfida tra campioni del remo in laguna, come migliore rappresentazione delle radici di questa città senza eguali!
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