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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Una settimana da Leoni: i vincitori
di Francesca De Filippi   
venerdì 06 luglio 2018

avz_the_jury_-2446.jpgLa settimana delle vernici della Biennale Architettura trova nella proclamazione dei Leoni, sabato 26 maggio scorso, il suo atto culminante e al contempo liberatorio. È il momento in cui la Giuria, da una parte e il pubblico dall’altra decretano il gradimento dell’edizione.

 

A Ca’ Giustinian, nella Sala delle Colonne gremitissima, è andata in scena una cerimonia di premiazione emozionante e molto partecipata, che si è aperta con un lunghissimo applauso, quasi una standing ovation da (archi)star, alle due curatrici, Yvonne Farrell e Shelley McNamara, sul palco emozionate e quasi stupite. Un calore sincero e sentito che ha commosso un po’ tutti e a trasformato l’evento in una atto corale, che i protagonisti/vincitori hanno contribuito a rendere unico.

 

Ma veniamo ai premi che la Giuria internazionale della 16. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, composta da Sofía von Ellrichshausen, Frank Barkow, Kate Goodwin, Patricia Patkau, Pier Paolo Tamburelli, ha deciso di attribuire.

 

 

 

 

vincitoriarch16.jpg

 

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Territori da vivere. L’architettura, dialogo intimo tra luogo e abitanti
di M.M.   
domenica 08 luglio 2018

Eventi collaterali

 

veniceach.png«Per me praticare l’architettura è come un processo infinito di aggiungere strati di conoscenza umana uno per uno. Costituisce una solida base per noi per collegare tutto nella nostra vita e per rendere tutto correlato. Rende la nostra vita un tutto indipendente e più vicino alla “realtà”».

Huang Sheng-Yuan, Fieldoffice Architects.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Libere coincidenze. Un archivio delle idee per riscrivere il presente
di M.M.   
domenica 08 luglio 2018

Eventi collaterali

 

3113582_thehappenstance_zone_bashkhan.pngUn progetto aperto che si sta rivelando il più autentico esperimento di Freespace. The Happenstance, Evento Collaterale della 16. Biennale Architettura, padiglione della Scozia a Venezia, ha trasformato il bellissimo giardino di Palazzo Zenobio in un luogo libero in cui costruire insieme le basi per dare nuova forma ed energia al presente.

Motore per il cambiamento? La fantasia sfrenata delle giovani generazioni. Per celebrare infatti l’Anno dei Giovani della Scozia (YOYP), è stata promossa un’esplorazione attorno all’idea di Freespace tra i giovani del Paese: capacità, bisogni e immaginazione.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Chi ha paura del terremoto? Il CEA e la resilienza dei Borghi italiani
di C.S.   
domenica 08 luglio 2018

Eventi collaterali 

 

images.pngCombattere la paura è una nobile causa, sopratutto se è una paura atavica come quella provocata dalle catastrofi naturali e in particolare dal terremoto. Borghi of Italy è l’Evento Collaterale presentato dal Concilio Europeo dell’Arte per la 16. Biennale Architettura, dedicato alla prevenzione e messa in sicurezza in chiave antisismica del patrimonio storico e monumentale in Italia.

 

I borghi sono infatti una peculiarità unica del nostro territorio e il primo obiettivo del progetto – dal significativo sottotitolo No(f) earthquake – è la sensibilizzazione sul tema del “conservare in sicurezza” i borghi del nostro Paese, in modo che tutti coloro che ci vivono possano finalmente sentirsi liberi dalla paura del terremoto.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Libertà collettiva. Dodici progetti e un’idea di architettura civile
di M.M.   
domenica 08 luglio 2018

PORTOGALLO

 

hangarcentronautico_ph_marciooliveira_thumb.pngLa politica, la crisi economica, la società, le idee e l’identità nazionale. L’architettura è al centro di un pensiero nazionale pur in dialogo profondo con il contesto globale nel padiglione del Portogallo per la Biennale Architettura 2018 che schiera la ‘nazionale’ degli architetti portoghesi in una visione trasversale e transgenerazionale: dal Leone d’oro della Biennale 2018 (per la partecipazione alla mostra principale Freespace), Eduardo Souto de Moura a Aires Mateus e Associados, Álvaro Siza, André Cepeda, Barbas Lopes Arquitectos, Carlos Prata, Catarina Mourão, depA, Diogo Aguiar Studio, FAHR 021.3, Fala Atelier, Gonçalo Byrne, Inês Lobo, João Luís Carrilho da Graça, João Mendes Ribeiro, Menos é Mais, Miguel Figueira, Nuno Cera, Ottotto, Ricardo Bak Gordon, Salomé Lamas, SAMI, Serôdio Furtado Associados, Tiago Figueiredo.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Finito / Infinito. L'esperienza umana del progettare
di Michele Cerruti But   
domenica 08 luglio 2018

SANTA SEDE | new entry

 

http-_cdn.cnn_.pngLontano dal frastuono della Biennale, il padiglione della Santa Sede costituisce, prima di tutto, una profonda esperienza umana. Il sagrato di San Giorgio, mistica geometria palladiana che è metafora dell’immaginario di un’altra Venezia, quella intellettuale, immersa nel silenzio e nella solitudine, separata dalla mondanità e dal rumore, è solo l’avvio del pellegrinaggio interiore che il Padiglione offre svelando ai visitatori l’inaspettato bosco dell’Isola. Il tema stesso, Vatican Chapels, è una sofisticata riflessione sul finito e l’infinito, sul perdersi e l’orientarsi, sullo spazio e sul tempo, sulla materia e sullo spirito. Un’esperienza umana, prima ancora che religiosa, e un approfondimento architettonico squisitamente classico.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Bamboo e cemento. L’urbanizzazione inversa della campagna cinese
di Marisa Santin   
venerdì 06 luglio 2018

Intervista a Li Xiangning | CINA Repubblica popolare cinese

 

domus-biennale_cina_27.jpg.foto.rmedium.jpgNegli ultimi tre decenni l’economia cinese è cresciuta più velocemente che in qualsiasi altra nazione, determinando un rapido e spasmodico sviluppo soprattutto dei grandi centri urbani. I limiti di tale imponente urbanizzazione si stanno ora traducendo in record negativi per il Paese.

Pechino e Shanghai sono fra le metropoli più inquinate e sovrappopolate al mondo e il trend che a partire dagli anni ‘90 ha visto l’esodo di una gran parte della popolazione dalla campagna verso le città sta mostrando segni di inversione di rotta.

 

In molti stanno valutando l’idea di una vita diversa e l’alternativa sembra affermarsi in un ritorno alla campagna, culla della cultura cinese e custode dell’identità più autentica del Paese.

 

Il progetto del Padiglione cinese, Building a Future Countryside, si muove attorno a queste premesse. Secondo il curatore Li Xiangning «la rapida crescita che ha investito il Paese negli ultimi decenni ha maturato una sempre maggiore consapevolezza degli enormi problemi che accompagnano uno sviluppo urbano incontrollato. Le persone stanno pensando ad un modo alternativo di vivere, lontano da inquinamento, traffico e da tutti quei disagi che caratterizzano le grandi città».

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Mercato comune. Indagini su una Nazione dal futuro glocal
di M.M.   
venerdì 06 luglio 2018

01_j_mc_kiernan_s_kingscourt_co._cavan_home_sez.jpgIRLANDA

 

L’impronta assolutamente personale e glocal, di sicuro accento irlandese, impressa da Yvonne Farrell e Shelley McNamara al loro Freespace, viene ugualmente declinata dai sei giovani architetti e designer Miriam Delaney, Jo Anne Butler, Laurence Lord, Tara Kennedy, Orla Murphy, Jeffrey Bolhuis in Free Market, partecipazione dell’Irlanda alla Biennale Architettura 2018.

 

Centro di scambio economico, politico e sociale, la piazza del mercato ha svolto una funzione assai importante nel quotidiano delle comunità rurali, soprattutto in paesi come l’Irlanda in cui più del 30% della popolazione vive in piccoli centri con meno di 5000 abitanti. 

Oggi tale modello è in declino a causa dei centri commerciali, del cambiamento delle abitudini (acquisti online) e dello spopolamento.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | La città interiore. La casa, spazio libero e sociale oltre la storia
di M.M.   
venerdì 06 luglio 2018

kosovo-pavilion-at-venice-biennale-2018-photo-by-tait_fritz-via-ig-2.jpgKOSOVO

 

Un soffitto offuscato da parabole satellitari – segno dell’apertura mediatica verso il mondo –, muri di specchi che moltiplicano lo spazio – barriere fisiche che offrono una libertà psicologica –, tappeti stesi a terra a ricreare il calore domestico – elementi centrali della dimora albanese del Kosovo –, accolgono il visitatore immergendolo in The City is Everywhere.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Orizzonti democratici. Dialogo trasversale tra geografia e architettura
di M.M.   
venerdì 06 luglio 2018

domus-biennale-argentina-3.jpg.foto.rmedium.jpgARGENTINA

 

Un “orizzonte alternativo”, creato oscurando completamente lo spazio del Padiglione per far emergere lungo le pareti un’unica linea di luce orizzontale, dove 40 disegni si intravedono in trasparenza, a simboleggiare sinergia e reciprocità tra architetture e paesaggio, e una serra centrale, un parallelepipedo in vetro e specchio lungo 21 metri e alto più di 2, che amplifica all’infinito il confine tra il cielo argentino e la distesa di campi verdi delle pampas, immagine fisica di un territorio avvolgente in cui le opere dell’uomo sono letteralmente immerse. Tra terra e aria, dunque, la vastità del territorio dell’Argentina lascia trapelare una mappa dell’architettura del Paese degli ultimi decenni, dal ritorno della democrazia nel 1983 ai nostri giorni: parchi, alloggi sociali, interventi territoriali, progettazioni partecipative.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Luoghi infiniti. Il padiglione Francia visto con Julien Choppin
di Andrea Falco   
venerdì 06 luglio 2018

encore-heureux-french-pavilion-2018-venice-architecture-biennale-3-inexhibit.jpgIntervista a Julien Choppin | FRANCIA

 

L’allestimento del padiglione Francia, che ricicla materiali usati per Studio Venezia, opera di Xavier Veilhan presentata alla Biennale Arte 2017, tende a restituire la globalità di un territorio, evidenziando tutte quelle azioni svolte dalla società civile e dalla collettività che riconducono alle possibili aperture sperimentali dell’architettura.

 

Les Grands Voisins e il Centquatre a Parigi, l’Hôtel Pasteur a Rennes, la Grande Halle a Colombelles, gli Ateliers Médicis a Clichy-sous-Bois –Montfermeil, la Friche la Belle de Mai a Marsiglia, il Tri Postal ad Avignone, il 6B a Saint-Denis, La Convention ad Auch e la Ferme du Bonheur a Nanterre: un racconto di dieci “luoghi terzi” lungo il territorio francese, su cui sono intervenute occupazioni temporanee, infrastrutture pubbliche, habitat partecipativi, spazi lavorativi o culturali, e in cui si suscita la domanda se sia necessario soltanto costruire degli edifici o creare invece dei luoghi in sé.

Ne abbiamo parlato con Julien Choppin, che assieme a Nicola Delon e Sébastien Eymard (Encore Heureux Architects) hanno curato il Padiglione francese ai Giardini.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Non distruggere=costruire. Al centro il ruolo dell'architetto
di Marisa Santin   
venerdì 06 luglio 2018

1_australia-repair_pavilion-of-australia_callocchia-1.jpegAUSTRALIA

 

Zolle di prateria raccolte e riassemblate nel cuore dei Giardini. Visitando i Padiglioni nazionali della Biennale non sempre salta agli occhi il collegamento tra il progetto esposto e il tema generale proposto di volta in volta dai curatori. Nel caso di Repair il nesso con Freespace è evidente.

 

Entrare nel Padiglione australiano è come varcare un portale spaziotemporale che conduce in un’altra dimensione. L’effetto è immersivo e straniante. Lo spazio ideato dallo studio Baracco+Wright, in collaborazione con l’artista Linda Tegg, è un giardino realizzato con più di 10.000 piante appartenenti a 60 diverse specie vegetali autoctone dei territori dello stato di Victoria, nell’estremità sud-occidentale dell’isola.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Spazi di altra libertà. La carcerazione tra architettura e società
di Delphine Trouillard   
venerdì 06 luglio 2018

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URUGUAY

 

Chiedete a chiunque di elencare le infrastrutture urbane necessarie al funzionamento di una città – ideale o reale che sia – e vi parlerà di scuole, di palestre, di ospedali, di giardini pubblici provvisti di panchine, di centri culturali, musei e luoghi aperti al dialogo e al ritrovo tra cittadini.

Raramente, per non dire mai, verrà citato un tribunale, un carcere o qualunque struttura che testimoni l’esistenza dell’errore umano. Eppure un carcere ci deve essere, appunto perché l’errore è umano.

 

La costruzione di spazi destinati alla reclusione costituisce oggi una delle principali sfide dell’architettura. In Sorvegliare e punire (1975), una delle opere più note sul tema carcerario, Michel Foucault delinea una storia della nascita della prigione, dal Panopticon ipotizzato da Jeremy Bentham nel 1791 al carcere moderno. Il suo saggio si conclude sulla strumentalizzazione che fin dall’inizio del ‘900 viene fatta della nozione di pericolosità da parte delle autorità giudiziarie, politiche e medicali per giustificare la neutralizzazione di individui mediante la loro identificazione, divisione e reclusione. Parlare di pericolosità rafforza il senso di insicurezza e contribuisce allo sviluppo di misure eccessive che conducono alla marginalizzazione di chi ha commesso un errore.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | La sostanza del costruire. Mario Cucinella racconta il Padiglione Italia
di Francesca De Filippi e Marisa Santin   
mercoledì 04 luglio 2018

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Mario Cucinella è senza dubbio una delle figure più attive nel dibattito attuale dell'architettura, a livello nazionale e internazionale. Lo dimostrano il suo curriculum, la numerosità dei cantieri in opera, la lunga serie di premi e riconoscimenti, la dinamicità del suo Studio in costante crescita. Non solo; lo prova anche la sua straordinaria capacità di convogliare attenzione su temi – come la sostenibilità – che pongono i professionisti di fronte a responsabilità e a sfide dirimenti per il futuro. Convinto dell'impatto che ogni progetto ha nella rigenerazione degli spazi, Cucinella sostiene con forza la necessità di mettersi in ascolto dei luoghi e delle persone con senso civico ed 'eccezionale' normalità, allontanando la tentazione di un'architettura autoreferenziale, del tutto fine a se stessa. Da qui nasce il concetto cardine del suo impegno e del suo lavoro di progettista e di educatore, quell''empatia creativa' che egli non solo promuove, ma pratica con generosit. e contagiosa passione. Molti sono gli esempi: dal Laboratorio di Architettura Partecipata a Pacentro, ai lavori del G124 per il recupero delle periferie in Italia; dai progetti per la scuola a Guastalla o a Gaza, alle “abitazioni per la pace” per accogliere le famiglie di rifugiati e richiedenti asilo in Basilicata. Vale la pena ricordare due progetti speciali nati nel suo Studio MCA negli ultimi anni: Building Green Futures, organizzazione no-profit il cui scopo è integrare cultura ambientale e tecnologia per un'architettura che garantisca dignità e qualità all'abitare, e S.O.S. – School of Sustainability, una scuola 'a bottega', con l'obiettivo di costruire una cultura della sostenibilità attraverso il dialogo tra figure e competenze diverse, con in comune una visione del futuro. Non stupisce dunque che per il Padiglione Italia siano stati scelti progetti capaci di raccontare l'architettura come ascolto e atto collettivo: una moltitudine di storie minori che del concetto di empatia creativa incarnano l'essenza.

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Venezia News #226lugAgo/JulAug2018
di Redazioneweb   
lunedì 02 luglio 2018

venews_226_lug-ago2018_cover.jpg Nelle edicole di Venezia e dintorni, nei bookshop
e nelle principali librerie della città
 
 
COVER STORY:
Fatoumata Diawara

Venezia Jazz Festival, 19 luglio h. 21.30 @Teatro Goldoni

© Aida Muluneh - Courtesy Veneto Jazz

 

 

SPECIALE    
Festa del Redentore

ZOOM/1
11. Venezia Jazz Festival

ZOOM/2
46. Biennale Teatro
Leone d’Oro. Intervista a RezzaMastrella
Leone d’Argento. Intervista ad Anagoor

Registi e spettacoli, programma

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Dialoghi a Spoleto. La voce delle Donne
di Fabio Marzari   
sabato 30 giugno 2018

quadro_giosetta_fioroni_2.jpgLa magnifica città umbra di Spoleto, grazie alla passione e alla lungimiranza di Giancarlo Menotti è divenuta sin dal 1958 un crocevia fondamentale per la Cultura. Il Festival dei Due Mondi è divenuto un punto fermo di altissima qualità per le produzioni teatrali e i concerti, e negli anni sono cresciute iniziative collaterali che contribuiscono a dare ulteriore lustro agli incroci di culture. Motore di una importante rassegna la giornalista e conduttrice radiofonica e televisiva Paola Severini Melograni, fondatrice di Superangeli2, da sempre frequentatrice del Festival e carissima amica di Carla Fendi, importantissima mecenate per Spoleto, ha ideato Dialoghi a Spoleto giunta alla sua seconda edizione.

 

Il tema proposto è intrigante: Le Donne conquisteranno il Mondo, Le Donne cambieranno il Mondo, Le Donne difenderanno il Mondo, Le Donne salveranno il Mondo? Appuntamenti al femminile per incontrarsi tra donne e scoprire quanto hanno in comune tra di loro pur se rappresentano, con i ruoli che ricoprono o le professioni che svolgono, scenari diversi della società. Dialogare per confrontarsi, senza eccedere nell’ironia di un mondo fatto solo al femminile, dando visibilità e spazio, nell’importante scenografia che il Festival dei Due Mondi di Spoleto da sempre offre, a donne investite da grandi responsabilità per ciò che fanno o ciò che rappresentano.

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[INTERVISTA] Essenzialmente Laurie. Laurie Anderson, musicista e artista sperimentale
di Massimo Bran   
giovedì 07 giugno 2018

20180131_laurieanderson_ebruyildiz_4.pngIncontrare Laurie Anderson significa, in una sola parola, incontrare l’essenza. Non mi viene in mente davvero null’altro di più stringente di questo termine per restituire il condensato di poesia, sperimentazione, suoni, semplicità, visionarietà che contraddistinguono in tutte le sue declinazioni espressive e relazionali di questa Artista davvero unica del nostro tempo. Incontrarla è emozionante e al contempo un’esperienza distensiva, in cui la soggezione che necessariamente può derivare dal fatto di trovarsi al cospetto di un vero e proprio gigante della cultura contemporanea si dissolve in un secondo, in un sorriso, il primo con cui ci si avvicina e con il quale tutto si relativizza, collocando il dialogo in una dimensione di altissima normalità. Dimensione quindi extraordinaria se solo raffrontata all’approccio che la maggior parte di star e starlette hanno quando abitualmente indossano gli abiti delle loro recite pubbliche.

 

La musicista newyorchese era a Venezia a metà di maggio invitata dal Center for the Humanities and Social Change dell’Università Ca’ Foscari Venezia, nuovo soggetto culturale diretto e guidato da Shaul Bassi, docente di Letteratura Inglese nell’Ateneo veneziano, che ha inaugurato quest’anno le sue attività che hanno come scopo quello di promuovere progetti di ricerca sul pluralismo culturale, prestando particolare attenzione ai temi del cambiamento climatico e ai suoi rapporti con arte e cultura.

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[INTERVISTA] United Arts. Luciano Benetton, imprenditore e filantropo urbano
di Massimo Bran, Fabio Marzari   
giovedì 07 giugno 2018

luciano-benetton_09.png

L’occasione era di quelle ghiotte, incontrare e intervistare un personaggio di caratura mondiale: Luciano Benetton, capitano d’industria, la cui fortuna, partita con i maglioni coloratissimi di lana, spazia dalla finanza, quella dai numeri stellari, e si espande in molte altre attività, mantenendo tuttavia un sincero, appassionato, fortissimo legame con il suo territorio e la città di provenienza, Treviso. C’è stato un momento in cui Treviso e Benetton quasi si sovrapponevano, Fabrica era un laboratorio della tolleranza e del rimescolamento dei ruoli prestabiliti, l’apertura verso il mondo era massima e malgrado gli anni della politica scellerata di chiusura verso il nuovo e l’esaltazione dell’iperlocalismo, compiuta dal sindaco sceriffo, il lavoro a favore della collettività da parte della famiglia Benetton non è mai venuto meno. Restauri importanti, iniziative culturali non demagogiche, dallo spessore solido e non monodirezionali, ed ora l’operazione delle Prigioni, in cui un luogo di reclusione diventa un moltiplicatore di libertà espressive, di mondi lontani e differenti che si uniscono nel dialogo universale dell’arte. Un “giovanesignore d’altri tempi, pacato, elegante, saggio e non altezzoso, pieno di vitalità ed entusiasmo, capace di mettere a proprio agio i suoi interlocutori e di conversare senza l’assillo dell’orologio, malgrado i molteplici impegni delle sue giornate, soprattutto ora, ritornato saldamente alla guida del Gruppo, dopo la gestione dei manager esterni. Il tema dell’incontro era la passione per le sfide, la cultura non imposta, ma proposta, il mecenatismo contemporaneo. Ne siamo usciti soddisfatti, anche e soprattutto umanamente.
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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Baratta, Farrel & McNamara: Our free space for you
di Paolo Baratta, Yvonne Farrell, Shelley McNamara   
sabato 26 maggio 2018

Perché una mostra d’Architettura?

Perché persone non specialiste devono visitarla?

Perché la Biennale dura sei mesi, un tempo infinito se consideriamo le altre manifestazioni di Architettura del passato? Perché è importante oggi visitarla?

La ragione la possiamo scoprire direttamente noi, se una volta tanto pensiamo a noi stessi con uno sguardo più ampio, e ci rendiamo conto di quanto poco tempo dedichiamo a pensare allo spazio nel quale pur viviamo e operiamo, e che abitiamo nel più completo senso del termine.

Come dobbiamo viverlo, come possiamo meglio conoscerlo? Con quali strumenti? Come possiamo esprimere le nostre aspirazioni di persone civili che, oltre a essere consumatrici di merci e occupanti volumi costruiti, possono scoprire quanta ricchezza nascosta sta intorno a noi, nei momenti in cui avvertiamo che lo spazio che ci circonda è stato pensato, e ci risulta chiaro che anche noi, ora e qui, siamo l’oggetto di quel lontano pensiero? Una ricchezza non rilevata dalle statistiche sul reddito o sui patrimoni. E lo spazio libero e gratuito che l’architettura può contribuire a creare, non è forse un diritto per poter affermare una diversa qualità di vita? La Biennale Architettura ci attende, per fare un passo avanti nella costruzione della nostra civiltà.

[ Paolo Baratta ]

yvonne-farrell-shelley-mcnamara-paolo-baratta_photo-by-andrea-avezzu_courtesy-of-la-biennale-di-venezia.jpg

 

Ci auguriamo che la Biennale dia alle persone il coraggio di capire che la nostra professione arricchisce veramente la vita di tutti, che non è un extra, un qualcosa in più che semplicemente succede, ma una componente vitale per il futuro del mondo. Nel manifesto Freespace parliamo della Terra come cliente perché sappiamo che nei prossimi 50 anni il mondo sarà sempre più urbanizzato, il che significa che sarà sempre più un mondo costruito da architetti. Dentro la nostra professione abbiamo bisogno di trovare coraggio; al di fuori di essa abbiamo bisogno di trovare sostegno. Per questo, nell’affrontare l’impegno della curatela, abbiamo soprattutto cercato un modo di celebrare l’architettura in sé e per sé.

[ Yvonne Farrell, Shelley McNamara ]

 

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | La voce dell'Architettura moderna. Leone d'oro a Kenneth Frampton
di Giovanni Vio   
giovedì 31 maggio 2018

frampton-portrait.png«Attraverso il suo lavoro Kenneth Frampton occupa una posizione di straordinaria intuizione e intelligenza, combinata con un senso di integrità unico. Si distingue come la voce della verità nella promozione dei valori chiave dell’architettura e del suo ruolo nella società [...]».

(Yvonne Farrell, Shelley McNamara)


I testi non si prendono più in mano, li si guarda su uno schermo, per frammenti o solo per immagini. In tali frangenti Modern Architecture: A Critical History, la cui prima edizione italiana è del 1982, continua ad avere successo, sfogliata come manuale, consigliata più nei corsi di progettazione che non in quelli di storia, leggibile trasversalmente o a salti.

 

Kenneth Frampton dichiara di non sentirsi un teorico, ma uno che scrive di architettura. Come hanno incisivamente puntualizzato Yvonne Farrell e Shelley McNamara, la sua analisi è impregnata di uno spirito umanistico. Egli ha il merito di smontare l’opera per ricercare nella relazione bidirezionale tra l’oggetto costruito, lo spazio, la società e i suoi individui le motivazioni e gli stimoli che spingono alle scelte e che determinano la fortuna di un progetto. Perché in ogni cultura, innovazione e tradizione sono aspetti strettamente correlati che, come proposto in Towards a Critical Regionalism: Six Points for an Architecture of Resistance (in The Anti-Aesthetic: Essays on Postmodern Culture, ed. Hal Foster, Bay Press, 1983), fanno del progetto un ponte tra il presente e la storia, le diverse storie.

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