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Storie oltre il tempo. La Giornata Europea della Cultura Ebraica a Venezia
Written by F.M.   

storytelling_-_le_storie_siamo_noi.jpgIn occasione della XIX Giornata Europea della Cultura Ebraica, che in Italia quest'anno si tiene il 14 ottobre, il Museo Ebraico di Venezia ha deciso di partecipare con numerose attività speciali: «Il tema di quest’anno è lo Storytelling e noi in varie forme – dice Michela Zanon, Direttore Coopculture del Museo - raccontiamo la storia del nostro ghetto e delle personalità che lo hanno attraversato».

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Parte di me. La tecnologia, al servizio dello sport
Written by Redazioneweb2   

viozanardicaironi.jpgTre storie, tre esempi, tante emozioni: il mondo dello sport paralimpico, degli atleti e delle tecnologie più innovative viene raccontato a partire dall'8 ottobre al MUSME, il Museo di Storia della Medicina di Padova, che si arricchisce della nuova importante installazione dedicata a Sport, Tecnologia e Disabilità.

 

Per la prima volta tre meravigliosi campioni, Martina Caironi, Bebe Vio e Alex Zanardi, hanno deciso di “esporsi” in un museo italiano, il MUSME, mettendo a disposizione i supporti con cui hanno vinto gare di livello mondiale: la gamba con cui Martina si è sempre allenata per diventare la donna con protesi più veloce al mondo; il braccio usato da Bebe sia nel corso degli allenamenti che nelle gare, dal gennaio 2010, dopo la malattia, ai Mondiali di Budapest dell'ottobre 2013; la handbike con cui Alex ha vinto l'Oro alle Olimpiadi di Londra nel 2012. Accanto ai tre oggetti-simboli saranno esposte le video testimonianze dei tre protagonisti che raccontano la loro passione ed esperienza.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | The Consequences of Architecture. The Portuguese experience, a model to aspire to
Written by Paolo Lucchetta   

padiglione_portogallo_copyright_andre_cepeda.jpgAn aptitude for public works is the most apparent contribution of Portuguese architects in the field of modern architecture.

In this sense, the exhibition of the Portuguese Pavilion is nothing short of exemplary, considering the theme of this year’s Biennale, Freespace. Exhibition Public Without Rhetoric takes place at Palazzo Giustinian Lolin and has been curated by Nuno Brandão Costa and Sérgio Mah.

Europe developed an interest in Portugal in the 1970s, in the years immediately following the Carnation Revolution that put an end to totalitarian rule. The experience and practice of man-sized methods in architecture was the focus of this interest. Architects helped the population to organize and participate in the transformation of their cities by helping them build their own houses. It was a unique moment of social and political instability throughout Europe. “With no conflict, there is no participation, only manipulation”, said (and says) Siza. The Portuguese experience thus became a model to adopt and utilize in other contexts. And from that moment, the architecture of a country and its protagonists are constant presences in international circles, in magazines, conventions, universities, museums, biennales.

 

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Il passato non è una terra straniera. 4000 anni di costruito a Lima
Written by Andrea Falco   

fg_a_peru_9116.jpg447 nodi di cotone peruviano sul pannello di ingresso del Padiglione del Perù accolgono il visitatore con una rappresentazione simbolica delle huacas di Lima.

Si tratta di strutture architettoniche monumentali di mattoni, luoghi sacri che hanno potuto conservarsi per migliaia di anni grazie al clima estremamente secco della città. Un’eredità antica e preziosa, a lungo ignorata e sepolta sotto strati di terra e sabbia, che solo negli ultimi tempi sta tornando alla luce grazie agli scavi archeologici. Il nodo, emblema di conflitto e possibilità, introduce un’approfondita riflessione sulla complessa situazione architettonica di una città che sta crescendo rapidamente e senza una significativa pianificazione urbana.

I curatori del padiglione Perù, alle Sale d’Armi all’Arsenale, Marianela Castro de la Borda e Javier Lizarzaburu Montani ci hanno guidato En Reserva.

 

 

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Padiglione Giappone. Un viaggio attraverso l'etnografia architettonica
Written by Marisa Santin   

lato_dingresso_della_w_house_2010__yukiko_suto_per_gentile_concessione_di_take_ninagawa.jpgNon deve essere stato semplice per la curatrice Momoyo Kaijima mettere insieme e coordinare il lavoro dei 42 autori (tra cui università, designer, architetti e artisti) chiamati a realizzare Architectural Ethnography from Tokyo, il progetto del Giappone per la Biennale Architettura 2018: «Siamo partiti dai disegni. Ho mostrato ai progettisti alcuni schizzi e ho chiesto loro di ragionare attorno al concetto di Free Space, il tema proposto quest’anno dalla Biennale».

 

Tutto qui? Ci dev’essere per forza di più per coordinare un gruppo così nutrito di persone. Forse occorre uno speciale talento fatto di essenzialità giapponese e filosofia orientale, qualità che la minuta curatrice sembra aver trasmesso perfettamente all’interno del Padiglione. La incontriamo al termine dell’inaugurazione, dopo aver accompagnato almeno una mezza dozzina di delegazioni giapponesi e italiane in giro per le sale: «Ora che riesco a prendermi il tempo di guardare indietro, è stato in effetti quasi un miracolo gestire tutte queste persone in Giappone, per un progetto da realizzare qui, dall’altra parte del mondo».

 

 

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | La prospettiva delle esperienze e delle parole
Written by Lucia Baima   

ir_great_britain_1076.jpgNel visitare la 16. Mostra Internazionale di Architettura, curata da Yvonne Farell e Shelley McNamara, sin dalle prime sale e dalla pluralità delle opere esposte, emerge chiaramente che attorno alla singola parola – Freespace – si è progettata e costruita non solo un’esposizione ma un corale cambio di prospettiva, tanto nella mostra centrale quanto in alcuni dei Padiglioni nazionali.

È rivolto a tutti, infatti, l’invito a partecipare, non solo come spettatori ma come attori, a questa collettiva riflessione intorno allo spazio libero, pensato come generatore di processi, che si fonda sulle parole del manifesto programmatico, dove lo spazio generico, re-indagato, interrogato, sviscerato, diviene spazio di opportunità, una piattaforma che incarna e sollecita il libero desiderio di scambio fondante l’esperienza urbana.

Rispetto alle precedenti edizioni, questa Biennale rimette al centro della scena lo spazio, non più declinato unicamente attraverso la distanza degli esiti progettuali – gli oggetti architettonici, analizzati e scomposti nelle loro singole componenti o secondo i loro principi compositivi –, ma attraverso multipli processi aperti in grado di attuare quell’inversione del punto di vista che rileva non un sistema di regole ma un sistema di esperienze.

Scambi e processi, questi, che svelano le molteplici potenzialità dell’architettura, ovvero la sua capacità di offrire, attraverso il suo disegno e un tempo considerato non lineare, altrettanti e infiniti spazi liberi, gratuiti e supplementari, ovvero spazi significativi, anche in ciò che non è costruito, trasformando cosi l’horror vacui in horror pleni, ovvero a pensare, come invita a fare Gillo Dorfles in L’intervallo perduto, al «vuoto, non solo come assenza, ma come inizio di alcunché di positivo, come effettiva sostanza altrettanto efficace del pieno, anzi forse più efficace di questo».

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16 BIENNALE ARCHITETTURA | Experiencing Freespace. L’esperienza della libertà dello spazio
Written by Michele Cerruti But   

ir_venues_facade_central_pavilion_1187.jpgNel 1959 esce negli Stati Uniti un libro, scritto da un professore danese di Copenaghen in prestito al MIT, che diventa in brevissimo tempo un vero e proprio cult. Experiencing Architecture (l’originale danese, Om at opleve arkitektur, è del ‘57) è un saggio scritto dall’architetto e urbanista, professore e viaggiatore, Steen Eiler Rasmussen. Ed è la miglior guida per la Biennale di Yvonne Farrell e Shelley McNamara.

 

Perché, se c’è una cosa che un po’ tutti, architetti o meno, capiscono subito quando visitano la mostra, è che il freespace, che guida la curatela, proprio non si riesce a definire. Inutile provare a ricostruirne noiose genealogie, farne anatemi accademici o appuntarsi glosse intellettuali: il freespace si sottrae a qualunque tentativo definitorio. Ma del resto, appunto, già Rasmussen diceva che: «l’Architettura non si fa mettendo semplicemente insieme piante, sezioni e prospetti. È qualcos’altro e qualcosa di più. È impossibile spiegare precisamente cosa sia, giacché persino i suoi stessi confini non sono per nulla definiti. In generale, l’arte non dovrebbe essere affatto spiegata: al più, bisognerebbe farne un’esperienza».

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Meeting on Architecture: "Shaping Cities in an Urban Age"
Written by Redazioneweb   

teatro-tese-meetings.jpgNell’ambito del programma di incontri Meeting on Architecture curato da Yvonne Farrell e Shelley McNamara per esplorare i molteplici aspetti del Manifesto Freespace della 16. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, sabato 15 settembre (h. 14.30) al Teatro alle Tese in Arsenale, la London School of Economics Cities e la Alfred Herrhausen Gesellschaft presentano il meeting Shaping Cities in an Urban Age.

 

La discussione si concentrerà su come Parigi, Città del Messico e Londra stanno affrontando le sfide dei cambiamenti urbani a livello spaziale e politico. Il dibattito sul ruolo che riveste l’architettura in un mondo sempre più urbanizzato sarà animato dalla presentazione di casi concreti che possano servire come esempio di Freespace, il tema della Biennale Architettura 2018. Partecipano all’incontro la curatrice Shelley McNamara, il Direttore di Urban Age e LSE Cities Ricky Burdett, l’architetto e pianificatore di Città del Messico, José Castillo, e il Vicesindaco di Parigi, Jean-Louis Missika.

 

Shaping Cities in an Urban Age

15 settembre 2018

Teatro alle Tese, Arsenale h. 14.30

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Speciale Regata Storica | C'eravamo tanto odiati
Written by Massimo Bran   
regata_storica_benedizione.jpgPrima di produrci in mille distinguo, in altrettanti «Sì, ma…», in insopportabili quanto ossessivi «Ohh, come era più vero e bello un tempo…», sgomberiamo il campo da qualsiasi visione alternativa: la Regata Storica è a tutt’oggi uno spettacolo strepitoso. Punto. No, perché a star lì a misurare col bilancino quanto si è perso e cosa si è guadagnato in quasi 180 anni di storia di questa fascinosa sfilata e gara di voga alla veneta sul Canal Grande si finisce per cadere in un quaquaraquà tedioso e sterile. Chiunque di noi inviterebbe degli amici a vedere questa grande, unica rappresentazione storica sull’acqua, con l’acme in una vera, vibrante sfida tra campioni del remo in laguna, come migliore rappresentazione delle radici di questa città senza eguali!
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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Territories to live in. Architecture - a conversation of places and people
Written by M.M.   

Collateral Events

 

veniceach.png«To me practicing architecture is like an endless process of adding layers of human knowledge one by one. It forms a solid foundation for us to connect everything in our life and to make everything related. It makes our life an unseparated whole and closer to ‘reality’».

Huang Sheng-Yuan, Fieldoffice Architects.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Free coincidence. A living archive of ideas
Written by M.M.   

Collateral Events

 

3113582_thehappenstance_zone_bashkhan.pngAn open project that is turning out to be the most authentic experiment of Freespace. Collateral Event The Happenstance, the informal Scottish Pavilion at the 16th Venice Architecture Biennale, turned the beautiful garden at Palazzo Zenobio into a free space on which we can build, collectively, the grounds to give shape and energy to our present.

 

The motor of change is the unlimited fantasy of new generations. To celebrate the Year Of Young People 2018, Scotland promoted an exploration on the theme of Freespace among the country’s young: ability, needs, and imagination.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Who's afraid of earthquakes? The CEA and the resilience of Italian burgs
Written by C.S.   

Collateral Events

 

images.pngFighting fear is a noble cause, especially so if the fear in question is as primordial as the one we have for natural disasters, and earthquakes in particular.

 

Borghi of Italy is a Biennale Collateral Event presented by the Concilio Europeo dell’Arte NGO at the 16th Architecture Biennale.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Collective Freedom. Twelve projects, one idea of civil architecture
Written by M.M.   

PORTUGAL

 

hangarcentronautico_ph_marciooliveira_thumb.pngPolitics, economic crisis, society, ideas, and national identity. Architecture is at the centre of nation-wide thoughts as well as it is in constant global dialogue at the Portuguese Pavilion for the 2018 Architecture Biennale.

 

Portugal marshals the troops for a transversal, trans-generational national team: Edouardo Souto de Moura (2018 Golden Lion for his participation at Freespace main exhibition), Aires Mateus e Associados, Álvaro Siza, André Cepeda, Barbas Lopes Arquitectos, Carlos Prata, Catarina Mourão, depA, Diogo Aguiar Studio, FAHR 021.3, Fala Atelier, Gonçalo Byrne, Inês Lobo, João Luís Carrilho da Graça, João Mendes Ribeiro, Menos é Mais, Miguel Figueira, Nuno Cera, Ottotto, Ricardo Bak Gordon, Salomé Lamas, SAMI, Serôdio Furtado Associados, Tiago Figueiredo.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Finite/Infinite. Architecture as human experience
Written by Michele Cerruti But   

HOLY SEE | new entry

 

http-_cdn.cnn_.pngThe Holy See Pavilion lies far from the hustle and bustle of the Biennale and is, first of all, a deep human experience. The parvis at San Giorgio Church is the entryway to the inner pilgrimage the Pavilion offers, revealing to visitors a forest where you’d least expect it: on an island in the Venetian Lagoon. Vatican Chapels is a sophisticated reflection on the finite and the infinite, the losing and acquiring one’s bearings, on time and space, matter and spirit. 

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Bamboo and cement. Chinese countryside and reverse urbanization
Written by Marisa Santin   

Interview Li Xiangning | CHINA People's Republic of China

 

domus-biennale_cina_27.jpg.foto.rmedium.jpgOver the last three decades, China’s economy grew faster than any other, causing fast, feverish development especially in urban centres. The limits of this frenzied urbanization are now the cause of negative records in China. Peking and Shanghai are two of the most polluted and overpopulated cities in the world and the countryside-to-city trend, which has been common for years, shows a change in direction. Many consider different lifestyles and the alternative of countryside life is gaining momentum.

 

The project of the Chinese Pavilion, Building a Future Countryside, is an elaboration on these premises. Curator Li Xiangning explains how the rapid growth experienced in China in the last few decades showed the practical effects of uncontrolled urban development. People now think about different kinds of life, far from pollution, traffic, and the inconvenience of big city life. In this sense, the countryside catalyses the attention of designers and architects.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Common Market. The future of a glocal nation
Written by M.M.   

01_j_mc_kiernan_s_kingscourt_co._cavan_home_sez.jpgIRELAND

 

Very personal, very glocal, and very Irish is the influence of Yvonne Farrel and Shelley McNamara on their Freespace, as is the one six young architects and designers (Miriam Delaney, Jo Anne Butler, Laurence Lord, Tara Kennedy, Orla Murphy, Jeffrey Bolhuis) had on Free Market, the exhibition at the Irish Pavilion at the 2018 Venice Architecture Biennale.

 

The market-place has been a centre of economic, political, and social exchange for a very long time, especially in countries like Ireland, where over 30% of the population lives in towns of less than 5000. Today, this is a declining model, surpassed by the presence of larger shopping centres, by change of habits (online shopping,) and depopulation of rural areas.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | The City Within. Home, Freespace and Social Space
Written by M.M.   

kosovo-pavilion-at-venice-biennale-2018-photo-by-tait_fritz-via-ig-2.jpgKOSOVO

 

A ceiling blacked out by satellite dishes, mirror walls that multiply space, and rugs on the floor to recreate a distinctly Kosovar domesticity feeling meet visitors in The City is Everywhere.

 

Space is a metaphor of mental freedom, yet not physical, of a house in constant evolution, where public and private become one. A house that stands in for the city.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Democratic horizon. Transversal dialogue of geography and architecture
Written by M.M.   

domus-biennale-argentina-3.jpg.foto.rmedium.jpgARGENTINA

 

An alternative horizon created by blacking out the entire Pavilion but for a strip of horizontal light, under which 40 drawings symbolize synergy and mutuality between architecture and landscape.

 

At the centre, a greenhouse amplifies to infinity the border between Argentinian sky and the pampas, a physical image of an embracing territory man-made works are immersed in.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Infinite Places. Co-curator Julien Choppin shows us the French Pavilion
Written by Andrea Falco   

encore-heureux-french-pavilion-2018-venice-architecture-biennale-3-inexhibit.jpgInterview Julien Choppin | FRANCE

 

The exhibition recycles materials used for Studio Venezia, the project by Xavier Veilhan presented at the 2017 Art Biennale, and is about architectural experimentations in the restitution of territory. A story of ten places across France - Le Centquatre and Les Grands Voisins (Paris), l’Hôtel Pasteur (Rennes), La Grande Halle (Colombelles), Les Ateliers Médicis (Clichy-sous- Bois-Montfermeil), La Friche la Belle de Mai (Marseille), Le Tri Postal (Avignon), le 6B (Saint- Denis), La Convention (Auch), La Ferme du Bonheur (Nanterre) - that have seen projects of temporary occupation, public infrastructure, participative habitats, places of work or culture, that make us wonder whether architecture is just about making buildings or it is really about creating places.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Do not destroy=build. The role of architects at the centre of the Australian project
Written by Marisa Santin   

1_australia-repair_pavilion-of-australia_callocchia-1.jpegAUSTRALIA

 

Prairie sods taken and reassembled at the heart of the Giardini. Visiting the national pavilions at Biennale, you don’t always realize what connection is there between a given project and the general theme proposed by the curators. In the case of Repair, the connection with Freespace is obvious.

 

Walking into the Australian Pavilion feels like walking through a portal to another dimension. An alienating, all-encompassing effect. What you walk into is a garden of over 10,000 plants of 60 species native to the State of Victoria.

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