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Una città a misura di studente. Venezia e Ca’ Foscari: l’Università secondo Monica Billio
Written by Redazioneweb   

ImageCafoscarina da sempre, laureata in Economia e Commercio all’Ateneo veneziano, dottorato in Matematica Applicata a Parigi, dal 2006 professore ordinario di econometria, attualmente Direttore del Dipartimento di Economia, Monica Billio da più di venticinque anni svolge attività di servizio a Ca’ Foscari con un forte senso di appartenenza e restituzione, esattamente ciò che la spinge ora a mettersi a disposizione dell’Università, candidandosi per il Rettorato. Un dialogo a trecentosessanta gradi sul ruolo dell’Università e sul suo rapporto fondamentale con la città.

Da Professore di Econometria come misurerebbe il ruolo dell’Università come risorsa strategica del Paese soprattutto in questo momento di necessaria ripartenza?

Misurare l’incidenza di un’istituzione in situazioni così complicate non è mai compito facile, però di certo in questo momento, più che in altri, è importante che l’Università si dimostri presente con le sue funzioni, il suo sapere. Durante l’emergenza sanitaria l’Università è stata un supporto importante per affrontare la crisi, avendo l’opportunità di riappropriarsi del ruolo di indirizzo e di sostegno alle decisioni che le spetta. A maggior ragione nel momento in cui questa pandemia ha creato inimmaginabili difficoltà, fino al giorno prima del suo disvelamento, e grande incertezza verso il futuro. Non è semplicemente importante che essa sia presente, il dovere dell’Università è esserci con tutta la sua capacità di fornire contenuti, di aiutare a capire quali siano le possibili soluzioni.

 

Ciò che noi come Università rappresentiamo e che possiamo e dobbiamo trasmettere ai nostri studenti è la capacità di vedere, immaginare e ripensare il futuro: un compito che dobbiamo assumerci con grande responsabilità. Misurare tutto ciò è ovviamente difficile, come dicevo. Io lavoro principalmente con i numeri e le misure; in questo caso misurerei il potenziale, ovvero quanto l’Università sia presente e quanto il numero dei laureati debba ancora crescere, perché siamo il fanalino di coda di troppe classifiche in questa direzione. Il numero di laureati è un dato che dà una prima misura di quanto ancora bisogna impegnarsi.

 

Il timore è che la crisi come sempre porti minore attenzione nei confronti della formazione, ma mi auguro un impegno da parte del Governo nella direzione di sostenere quanto più possibile il diritto allo studio e, quindi, di non vedere svuotarsi le aule o ridursi in esse la presenza di giovani studenti, indipendentemente dal fatto che sia presenza fisica o virtuale. Su questo obiettivo l’Università ha il compito di vigilare, di essere un pungolo costante e incisivo su chi ci governa, poiché quando i fari sono puntati è facile distribuire promesse ma poi, quando l’attenzione mediatica si affievolisce, è un classico che l’intensità di azione conseguentemente evapori.

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Venews #245-246 Luglio/Agosto 2020 | Riscrivendo il divenire
Written by Massimo Bran   

ImageQuesta crisi pandemica in cui siamo tuttora immersi, questa frattura traumatica, radicale, senza (quasi) alcun segnale premonitore ha inevitabilmente lasciato il mondo per lunghi giorni, mesi attonito. Stordito dalla paura, dalla morte, dall’ignoto che questo virus ha imposto nel nostro vissuto quotidiano, immerso in un immenso spazio bianco in cui ogni certezza si è annullata in un batter di ciglia.

 

Appena ripresosi da un knock down esiziale, che ancora ci lascia sulle gambe come pugili suonati, questo stesso nostro mondo ha iniziato a interrogarsi sul che fare, sul domani, su come fare di questa terrificante batosta un’occasione per ripensarsi, per ridefinire il proprio senso sociale di esistere, le proprie complesse funzioni, il proprio destino in una parola.

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Les anomalies #2 | Philippe Jaenada
Written by Delphine Trouillard   

ImageIn scienza un’anomalia designa un fenomeno che si allontana da ciò che è considerato normale. Cos’è normale, cosa non lo è e chi sono io per dirlo? Infatti non sono nessuno, solo una francese residente in Italia che, se non riesce a definire la normalità, si stupisce di fronte a casi clamorosi di anormalità.

 

Qualche esempio: come mai di Parigi si conosce la Torre Eiffel, l’Arco di Trionfo e il Pantheon ma sono rare le persone che sanno delle arene di Lutetia? Parlando di Lutetia, perché il libro eponimo di Pierre Assouline è stato tradotto nella lingua di Dante solo cinque anni fa quando riscontrava un successo nazionale da più di dieci anni? Perché Zaz è famosa in Italia e Camille non lo è? E perché i biscotti LU che deliziano i bambini francesi non sono mai riusciti a penetrare i supermercati a sud delle Alpi quando invece i Carrefour di tutto l’esagono traboccano di Mulino Bianco? Sono queste tutte anomalie agli occhi di una francese residente in Italia e che necessitano una correzione. Oggi il mio obiettivo è di portare oltralpe persone, libri e luoghi ingiustamente e stranamente sconosciuti dagli italiani.

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La scrittura e il progetto. L’eredità di «Casabella» di Vittorio Gregotti
Written by Paolo Lucchetta   
ImageIn un periodo di pausa (forzata) diventa inevitabile riflettere su noi stessi, la nostra vita, il nostro percorso e il nostro futuro. Stiamo parlando qui innanzitutto di noi, di Venews! Quindi da dove partire per ripensare il magazine sia graficamente che editorialmente? Dove trovare la forza di una naturale evoluzione? Naturalmente guardando alle nuove frontiere dell’editoria, ma anche – perché la carta per noi è irrinunciabile, dove idee, spazio e tempo si fondono ai ritmi personalissimi di ogni lettore – studiando progetti che sono diventati di fatto capisaldi dell’editoria di settore. Non potevamo che partire, dunque, da un’esperienza che per quanto milanese ha radici profonde a Venezia e che diventa anche un sentito omaggio a un grande architetto recentemente scomparso: l’eredità di «Casabella» di Vittorio Gregotti, direttore della rivista dal 1982 al 1996. Un racconto attento e appassionato di Paolo Lucchetta, acuto ricercatore di idee.
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Qui si fa la storia. Bellum in terris sbarca su YouTube
Written by RedazioneWeb3   
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Finalmente sbarca sul canale YouTube dell’Ateneo Veneto l’intero ciclo di conferenze che il professor Mario Isnenghi ha tenuto tra il 2014 e il 2018 nell'Aula Magna dell'Ateneo Veneto in occasione del Centenario della Grande Guerra. Il ciclo pluriennale Bellum in terris - Mandare, andare, essere in guerra è iniziato con una prolusione nel novembre 2014 e si è esteso poi per tutto l’arco temporale 2015-2018 ricalcando anno per anno il periodo 1914-1918: in totale tredici conferenze che ora arrivano al pubblico via YouTube, settimana dopo settimana, grazie alle registrazioni delle conferenze realizzate con la collaborazione di Giovanni Alliata di Montereale.

 

Il ciclo pluriennale ha avuto all’epoca un grande successo di pubblico ed è già diventato un libro che sarà presentato in autunno proprio all’Ateneo Veneto. Intanto però si è pensato di dare l’opportunità al più vasto pubblico di rivedere – o vedere per la prima volta – le lezioni sulla Grande Guerra tenute dal professor Isnenghi, uno dei maggiori esperti della materia.

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A tree stands in Venice. Interview with Adele Re Rebaudengo
Written by Fabio Marzari   

ImageAdele Re Rebaudengo and the Venice Gardens Foundation, which she chairs, is the main actor behind the renovation of the Giardini Reali (Royal Gardens). Her tireless commitment to the renascence of the beautiful green area right behind Piazza San Marco allowed the park to reopen on December 17.

For the first three months after reopening, there have been over 35,000 visitors. The Royal Gardens are an ideal place for a walk, for reading, for meditation, and for fun. They are an ideal place both for children and grown ups, and their pets are welcome too! They are a little dream corner beloved by venetians, who reappropriated the park they have been knowing since childhood. In March the Royal Gardenswere closed to the public, following the dispositions of the authorities for the containment of Coronavirus spread. Re-opening followed only on May 9th. During the long lockdown, the head gardener Edoardo Boli has been taking care of the plants everyday. Regardless of human limitations, the Royal Gardens grew and blossomed to become a lush, colourful corner, a special oasis in Venice which everybody can visit while maintaining social distancing.

 

The Royal Gardens have only lately been given back to the city. How did the public react? 
Our choice to open to the public the renovated Royal Gardens in Decembermay have sounded odd, but there is a reason behind it. After the disastrous flood that hit Venice in November, we wanted to give a sign of vitality, to show the world that Venice is far from decline and can actually take concrete steps towards renewal. There is always something amazing about this city. In winter, gardens are places in a state of becoming. We must listen to them, understand their life, nourish and protect them, and accompany them into the budding season. From the very beginning, the Giardini have been welcomed as a place for meeting and for thinking, open to all. We were so glad to see both tourists and locals visit the Gardens soon after opening and so pleased with the work we did.

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Lo spettacolo della Torre dell'Orologio. Piazza San Marco riparte dalla sua storia
Written by Redazioneweb   
ImageVenezia è forse la città più imitata, con tanto di copie a grandezza naturale dei suoi palazzi, costruite nel mondo dopo la Seconda Guerra mondiale, a cominciare dal Walt Disney World a Orlando del 1982 per continuare con Las Vegas, Macao, Tokyo. La Torre dell'Orologio ebbe il suo momento di gloria nel 1911, giusto l'anno in cui a Coney Island scompariva in un incendio il Dreamland con tutta l'imitazione di Palazzo Ducale, quando fu ricostruita a grandezza reale a Roma, per l'Esposizione Internazionale e la celebrazione del cinquantenario dell’Unità d’Italia e del Regno Sabaudo.
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Venews #243-244 Numero Speciale 2020 | Lo spazio bianco
Written by Massimo Bran   

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Insomma, l’impensabile in un nanosecondo si è preso in pieno i nostri giorni, i nostri spazi, il nostro lavoro, che poi spesso coincide con le nostre stesse passioni. Sì, perché chi lavora nella cultura se non lo fa per passione forse ha sbagliato tutto, come minimo scelta. Prima ancora della crisi enorme che investe il nostro mondo, ciò che ci lascia ogni giorno che passa più attoniti è la sottrazione del senso primo stesso del nostro vivere, del nostro nutrirci di arte, di confronto quotidiano sulle idee, sull’innovazione, sui progetti in divenire. È questa la radice del male su cui innanzitutto bisognerebbe trovare il modo di intervenire, dalla cui guarigione deriverà poi tutto il resto. Ed è una cura complicata.

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LA PAROLA DEL MESE | Se...
Written by Renato Jona   
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La parola di questo mese? C’è soltanto l’imbarazzo della scelta. Si è semplicemente fermato il Mondo!


Se avessi pensato a questa eventualità appena il mese scorso, qualcuno avrebbe potuto facilmente darmi del matto. E quando mai il Mondo si ferma? Dalla sua creazione è tranquillamente (si fa per dire) vissuto, con tutti i suoi problemi grandi e piccoli, ma la terra ha continuato a girare “da Ovest verso Est, passando per il Sud” (come ci insegnavano alle scuole medie). Questa volta, però, deve aver trovato un sassolino… materiale o morale.


La cosa è cominciata in Cina, si dice, paese lontano per quasi tutti i nostri lettori. La distanza ha la sua influenza sulle percezioni, affievolisce l’importanza delle notizie. Perciò quello che capita laggiù è sì importante, ma emotivamente ci arriva già attutito e il nostro meccanismo di difesa automatico provvede a sbiadirlo ulteriormente.

 

Lo tsunami, ad esempio, ci ha fatto impressione, ma è capitato “laggiù” e lo abbiamo presto dimenticato. Le numerose guerre in atto, scoppiate qua e là nel mondo, per fortuna sono distanti (almeno speriamo) e quindi non turbano più che tanto l’andamento della nostra vita: ci limitiamo a riflettere, a ragionare e spesso, dentro di noi, qualche volta anche a… dare consigli.


I fenomeni naturali altrui, come terremoti, eruzioni, siccità non vengono recepiti a fondo dalla nostra sensibilità come veramente preoccupanti, non ci coinvolgono al punto da toglierci il sonno.

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Un Veneziano Cortese. La Fondazione Querini Stampalia rende omaggio al suo Presidente scomparso
Written by Daniela Paties Montagner   
ImageIn questo periodo così difficile anche, e direi in maniera particolare, per Venezia è giunta la notizia della scomparsa di Marino Cortese, uno degli uomini più attenti e impegnati da sempre nella difesa e nella valorizzazione della città. Un gentiluomo d'altri tempi, in perfetta assonanza col suo cognome, con l'indole del politico che ha sempre inteso il suo compito al servizio vero della collettività, concetti che sembrano lontani anni luce dalle contrapposizioni insanabili nel dibattito e nell'azione politica di oggi.
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Piango. Omaggio a Luis SepĂşlveda
Written by Alberto Jona Falco   

 

 

Piango

per un amico che non sapeva di essermi amico.


Piango per chi ha passato con me tante serate e tante domeniche

pomeriggio sul divano, a letto, davanti al caminetto, su un'amaca,

sul pavimento, in poltrona o su uno scoglio.

Per chi ha viaggiato con me sulla riva di un fiume, in Patagonia,

sulle Ande e fino alla Terra alla fine del mondo.


Piango per una cena mancata a casa nostra dopo una meravigliosa

serata alla triennale.

Per non aver scattato quel sorriso segnato dalle pieghe della vita,

nel backstage di un teatro milanese.

 

Piango per il rimpianto di quelle ore meravigliose nelle quali ho

sentito il fruscio delle foglie sotto i piedi, i profumi delle pietanze

nelle bettole, il vento carico di salsedine sbattermi in faccia, freddo,

sulla fiancata di un traghetto postale che andava a sud.

 

Piango per tutti i posti dove siamo stati e che non ho mai visto.
Per la solitudine di averti abbracciato solo una volta e stretto la mano,

tra uomini, soltanto due.


Piango per il rimpianto di quello che non leggerò e per i progetti che

ti riguardavano chiusi nel cassetto delle mie follie prima del sonno.

 

Piango per non averti potuto salutare come avrei voluto,

perché il più delle volte ci si saluta dando per scontato

che ci si potrà riabbracciare.


Piango per te,
che il tuo viaggio non si interrompa qui,
che il tuo narrare prosegua anche oltre,
che la terra ti sia lieve
Buon viaggio Luis


16 aprile 2020

 

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We Festival!
Written by Mariachiara Marzari   
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In una situazione di sospensione quale quella che stiamo vivendo, ricevere una notizia che potrebbe essere un punto fisso del nostro prossimo futuro riempie di energia e di speranza. Ormai è noto a tutti, in una recente intervista rilasciata dal nuovo presidente della Biennale, Roberto Cicutto, sono state confermate le date della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, dal 2 al 12 settembre 2020.

 

Ma non solo, il Festival sta studiando le misure necessarie per la sua realizzazione e parallelamente per sostenere anche la ripartenza della città di Venezia (e di tutti coloro che in diversa misura lavorano per e con La Biennale), nonché per dare un segnale all'industria cinematografica in Italia. Per farlo sta provando a trasformare delle straordinarie difficoltà in innovative opportunità: «Credo che il Festival debba godere - continua Cicutto - di una extraterritorialità rispetto alle misure di sicurezza, un segnale che poi possa estendersi in altre sale. Altre iniziative credo possano trovare luogo con un contingentamento delle presenze in sala, e Venezia potrà essere un grande laboratorio. Un conto è gestire 6-7 luoghi circoscritti, un conto sono migliaia di sale nel territorio nazionale». Inoltre, per i “festivalieri doc” si ipotizzano strade fino a ieri assolutamente impossibili da praticare, come la collaborazione tutta da verificare con il Festival di Cannes, una condivisione che vedrà nelle prossime settimane Alberto Barbera (il direttore del Festival di Venezia) e Thierry Frémaux (il direttore del Festival di Cannes) occupati in un confronto diretto.

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25 aprile, fase 4
Written by Massimo Bran   

 

Per lungo, lungo tempo parlare di 25 aprile produceva in più individui di indubitabile cifra repubblicana e solida etica democratica un senso di malcelato disagio per la meccanica retorica che informava anno dopo anno quella nodale ricorrenza della giovane storia unitaria del Paese. Si viveva il momento quasi come un obbligo morale senza troppa linfa vitale.

 

Diciamo che, naturalmente generalizzando e semplificando all’osso per non perderci qui in infinite e sterili elucubrazioni, la data del 25 aprile, il ricordo della ritrovata libertà dalla tirannide, ha vissuto grosso modo tre fasi.

 

3c_w.jpgLa prima, quella dell’immediato dopoguerra, caratterizzata da una vitalità tesa, con molte scorie ancora attive, con regolamenti di conti sommari in pieno atto, con i famosi arsenali nei fienili pronti ad essere riutilizzati di fronte al progressivo “tradimento” dell’eredità viva della Resistenza.

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La scrittura del futuro prossimo. I finalisti del Premio “Campiello Giovani” 2020
Written by Fabio Marzari   
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"Non ci resta che scrivere" direbbe qualcuno e in effetti in questo periodo in cui si legge molto di più, con più attenzione e con più avidità, ci si rende conto che oltre che navigatori e artisti, anche la categoria di scrittori è ben rappresentata. Categoria che ormai da molti anni, grazie anche a editori illuminati, scuole, Fondazioni e premi dedicati, annovera una folta moltitudine di under 30, a conferma di un panorama molto fertile. Tra questi, sicuramente lo dimostra ogni anno il premio letterario “Campiello Giovani” che neppure la pandemia globale ha fermato. Il meccanismo del premio si è trasferito online, sostituendo il classico appuntamento del Teatro Nuovo di Verona, dove solitamente si svolge la cerimonia di designazione della cinquina finalista, in una platea social.

 

I racconti finalisti sono stati selezionati da una apposita giuria composta di 12 persone di varia provenienza ed esperienza, tra cui i finalisti vincitori delle passate edizioni del  “Campiello Giovani”, dal vincitore delle Olimpiadi di Italiano del 2019, da giornalisti, editor e lettori di case editrici. I lavori hanno come oggetto un racconto in lingua italiana della lunghezza minima di 10 e massima di 20 cartelle. Tra i 25 racconti arrivati, scritti da giovani autori di varia provenienza geografica, divisi tra Nord e Sud, di età compresa tra i 17 e i 22 anni, ne sono stati scelti cinque che concorreranno al premio “Campiello Giovani” 2020.

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Incontri ravvicinati del terzo tipo
Written by Delphine Trouillard   

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Non ho mai fatto entrare così tanta gente a casa mia. Collaboratori con cui si organizzano delle ‘conf call’ quasi quotidiane, parenti e amici stretti con cui fare degli aperitivi virtuali. Persino Daniel Mendelsohn ha fatto irruzione nel mio salotto, a metà pomeriggio del ventinovesimo giorno di confinamento. Io, che ogni anno rimpiango di non assistere a tutti gli incontri di Incroci di civiltà , quest’anno li ho visti tutti. Il virus ha vinto una battaglia impendendoci di uscire di casa, ma non ha di sicuro vinto la guerra: la 13. edizione del festival non si è potuta realizzare, ma l’edizione 12 e ½ ci ha permesso di ricevere direttamente nelle nostre case Jonathan Coe, Jhumpa Lahiri, Igiaba Scego e altri scrittori diventati negli anni amici del Festival di letteratura veneziano.

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Il cielo in una stanza. Dal "Voyage" di de Maistre alla "Nube purpurea" di Shiel
Written by Giandomenico Romanelli   

ImageGiusto un anno fa una collega che organizza cicli di conferenze tematiche mi ha chiesto, come in altri anni, di partecipare a una nuova serie di tali incontri dedicati per il secondo anno consecutivo al tema del viaggio. Le ho proposto di parlare su un viaggio del tutto particolare, quello narrato dallo scrittore francese Xavier de Maistre nel suo piccolo libro Voyage autour de ma chambre.

 

Poi non se ne fece nulla perché, lei diceva, il suo pubblico si aspetta da me un soggetto storico-artistico. Avevo parlato una prima volta del viaggio di Sant’Orsola nell’arte e, per la seconda, mi assestai sul viaggio dei Re Magi (anzi, dei due viaggi: da vivi e, poi, da morti come ricercatissime e veneratissime reliquie) e sempre, come mi si chiedeva, nei cicli pittorici.

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A DISTANZA DI INSICUREZZA | Rientrare nella comfort zone
Written by Delphine Trouillard   
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A DISTANZA DI INSICUREZZA

 

Ne avevo già sentito parlare un paio di volte prima, ma è solo dieci anni fa che ho misurato l’importanza dell’anomalia che si nasconde dietro queste due, apparentemente innocue, parole: comfort zone. Ero seduta nella terrazza di un caffè parigino, su una di quelle sedie di vimini che smagliano i collant di nylon, la mia borsa sulle ginocchia per non appoggiarla sul marciapiede, un bicchiere di Sancerre sul tavolo rotondo, ovviamente traballante.

 

Facevo un aperitivo con un’amica a cui raccontavo i miei piani di vita per i prossimi sei mesi, con un entusiasmo reale ma contenuto, costretta a limitare i miei gesti a pochi timidi movimenti delle mani per non spezzare il setto nasale del mio vicino di tavolo. Motorini e macchine sfilavano incessantemente di fronte a noi in un terribile frastuono, lasciandosi alle spalle turbinii di fumo nero che avrei ritrovato come ogni sera sul mio dischetto di cotone struccante, e un odore di gas nauseabondo che toglieva ogni sapore al mio vino bianco. A malapena sentii Pauline chiedermi se non avrei rimpianto la vita parigina.

 

Guardai la finestra del mio appartamento la cui camera da letto si affacciava sulla terrazza del caffè dove eravamo sedute. No, questo rumore, sebbene familiare, mi impediva di dormire da quasi cinque anni.

 

Non mi mancherà, così come le terrazze esigue dei bar, la poca cordialità dei camerieri e l’inquinamento. Quindi quando Pauline mi disse che, lasciando Parigi per Venezia, uscivo dalla mia comfort zone, fui colpita dall’incongruenza di ciò che implicava. A quale comfort si riferiva? A quello che era così scomodo da farmi venire voglia di lasciarla?

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A DISTANZA DI INSICUREZZA | Aggettivo non qualificativo
Written by Fabio Marzari   
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A DISTANZA DI INSICUREZZA 

 

Io non capisco la gente, mi pareva dicesse così una canzone di Gabriella Ferri, che forse non esiste neppure ed è frutto di una mente confusa e bacata come la mia.


In ogni caso non so quanto sia facile cercare di comprendere la dimensione di un qualcosa che è più grande di tutto quanto noi stessi avremmo potuto pensare, tranne forse un'esplosione nucleare globale. Ma probabilmente in quel caso non saremmo qui a commentare l'accaduto in quanto passati direttamente ad altro stato.

 

Sono una voce difforme, lo ammetto, io sto bene a casa, cioè meglio sarebbe ovviamente la vita di tutti i giorni prima del Covid-19, ma rebus sic stantibus, la convivenza in uno spazio ristretto e senza spazi di verde, fortunatamente non mi appartiene e quindi le mie prigioni sono vaste, confortevoli e munite pure di giardino!

Ma in attesa del “fine pena”, posto che la “reclusione” domestica è per ora l'unica nostra salvezza, vorrei fare qualche volo pindarico raccontando una storia che parte da molto lontano.

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Resilienza attiva
Written by Andrea Mariotto   
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Facilitare l’affitto temporaneo degli alloggi un tempo destinati ai turisti agli studenti degli Atenei veneziani attraverso una sorta di garanzia ai proprietari da parte di Comune e Università. Questa in sostanza l’idea lanciata dal rettore IUAV Alberto Ferlenga e ripresa in questi giorni dai quotidiani locali.

 

Certo un’azione auspicabile, che porterebbe vantaggi diretti a due categorie molto diverse tra loro, affittuari e popolazione studentesca, ma genererebbe pure un indotto rilevante in una città sovradimensionata per esercizi pubblici, punti vendita e servizi, rispetto alle necessità dei suoi residenti. Un’azione, inoltre, i cui effetti benefici potrebbero dispiegarsi nel tempo, mostrando come la presenza studentesca costituisca una ricchezza anche in termini di vivibilità, di vivacità, di forza ideativa e di capacità generativa. Una volta a regime questa azione ci potrebbe permettere di scoprire, ad esempio, come diversificare la base economica, finora tipicamente (e disgraziatamente) monotematica; come ripensare l’utilizzo di grandi aree e contenitori da tempo dismessi; su cosa e come puntare per la riproduzione di un ecosistema socio-ambientale estremamente fragile. Gli studenti infatti, a differenza dei turisti, con i loro tempi di permanenza, possono diventare componente attiva e propositiva di una città.

 

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Libri del mese... "isolato"
Written by RedazioneWeb3   
Persistendo l'emergenza sanitaria le nostre case sono alternativamente salvezza e prigione, tuttavia la consolazione di un libro rappresenta sempre una valida ragione per isolarsi e allenare la mente a galoppate senza confini attraverso mondi fantastici, storie di vita e di personaggi per un vero workout neuronale. Alcuni consigli di lettura per sostenere anche l'editoria, settore in grave affanno, come tanti altri in questo drammatico momento. #iorestoacasaeleggo

 

PER PENSARCI

 

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Charles R. DARWIN
L'origine delle specie

(Bur Rizzoli) "C'è qualcosa di grandioso in questa concezione per cui la vita, con le sue diverse forze, è stata originariamente infusa in poche forme o in una sola; e da un inizio così semplice, innumerevoli forme bellissime e meravigliose si sono evolute, e tuttora si evolvono." Con queste parole, nel 1859, Charles Darwin concludeva la prima edizione de L'origine delle specie. Come la rivoluzione copernicana aveva sottratto la Terra dal suo posto immobile al centro dell'Universo, così la rivoluzione darwiniana avrebbe portato al superamento del concetto della fissità delle specie, mostrando come tutte le forme viventi si sono evolute - e continuano a evolversi - le une dalle altre attraverso il meccanismo completamente naturale della selezione del più adatto.

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