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VENEWSnotebooks | CittĂ  eterne?
di Massimo Bran   
lunedì 03 agosto 2020

ImageDa anni i nostri meravigliosi centri storici, a parte le solite, non poche, virtuose eccezioni classiche di una normalità altra quale esprime precariamente il nostro Paese, sono fermi in trincea, sulla difensiva, timorosi di osare, di innovare, appesi unicamente all’imperio etico di dover preservare un patrimonio unico travolto da una massificazione devastante, in primis da un turismo selvaggio e incontrollato. Qui a Venezia siamo in prima linea su questo fronte; e in prima linea, purtroppo, quasi sempre si muore di più e prima. Ma al contempo, essendo i primi a combattere, si dovrebbe anche essere i primi a capire cosa c’è che va e cosa non va nella strategia messa in atto per fermare questa deriva. Rimanendo però continuamente sotto il fuoco incrociato di svariati demoni la cosa più probabile è perdere la lucidità, il tempo stesso per analizzare il contesto in cui ci si trova ad agire, le cure che esso abbisogna.

 

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VENEWSnotebooks | Le forme del vivere
di Giandomenico Romanelli   
lunedì 03 agosto 2020

ImageE se la smettessimo di considerare entità distinte e separate le così dette città d’arte da tutte le altre forme del vivere, abitare e coabitare? E se affossassimo finalmente la logica dei siti-Unesco che pretende di isolare e tutelare emergenze (vere e presunte) di paesaggio, di oggetti storici, di addensamenti d’arte e di storia e così via elencando e prendessimo finalmente coscienza che è il Pianeta nel suo insieme che va tutelato, difeso, salvaguardato? E che è illusorio creare delle riserve privilegiate, magari protette da legioni di vigilantes, lasciando che il rimanente affoghi, bruci, divenga discarica, deserto, s’impaludi, s’ammali, sia falcidiato da peste, colera, aids, coronavirus ecc. ecc. quando la maggior parte dell’umanità vive o sopravvive o muore in periferie, conurbanenti sovraffollati, campi profughi, luoghi-non luoghi, centri commerciali, favelas, campi d’addestramento terroristici, spiagge accalcate e disumane, immensi ingorghi autostradali...?

 

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VENEWSnotebooks | Nuovo Rinascimento
di Redazioneweb   
martedì 28 luglio 2020

ImageFirenze e Venezia hanno risentito e risentono in modo drammatico della crisi causata dal calo vertiginoso delle presenze turistiche a seguito della pandemia di Covid-19. Per ampliare l'orizzonte ponendo lo sguardo oltre il ponte, abbiamo voluto sentire l'autorevole voce del Sindaco di Firenze, Dario Nardella, che primo tra i Sindaci delle città d'arte ha saputo elaborare un piano preciso per il turismo, e non solo, chiamato “Rinasci Firenze”, che affronta in nove temi la vita e il futuro della città in epoca non ancora di post pandemia. Le aree tematiche al centro del piano riguardano: città policentrica, un centro storico nuovo, vivere gli spazi urbani, mobilità green, sviluppo dell’economia cittadina, cultura diffusa, bambini e famiglie al centro, cura della persona (welfare, casa, lavoro) e una città sempre più intelligente.
Una necessaria riflessione, dunque, per ripensare le città d'arte in Italia e il loro sistema turistico-culturale, per una ripartenza che segni il primo passo di una da tempo auspicata rivoluzione.

 

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VENEWSnotebooks | Come abitare il tempo di domani
di Redazioneweb   
martedì 28 luglio 2020

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Idee per ridefinire identità e funzioni delle città d’arte tra nuove residenzialità e turismo da riprogettare. Cinque sguardi sul futuro.

Giovanni Montanaro, Melania G. Mazzucco, Massimo Lapucci, Luisella Pavan-Woolfe, Paolo Molesini, Paola Severini Melograni 

 

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Venews #245-246 Luglio/Agosto 2020 | Riscrivendo il divenire
di Massimo Bran   
giovedì 09 luglio 2020

ImageQuesta crisi pandemica in cui siamo tuttora immersi, questa frattura traumatica, radicale, senza (quasi) alcun segnale premonitore ha inevitabilmente lasciato il mondo per lunghi giorni, mesi attonito. Stordito dalla paura, dalla morte, dall’ignoto che questo virus ha imposto nel nostro vissuto quotidiano, immerso in un immenso spazio bianco in cui ogni certezza si è annullata in un batter di ciglia.

 

Appena ripresosi da un knock down esiziale, che ancora ci lascia sulle gambe come pugili suonati, questo stesso nostro mondo ha iniziato a interrogarsi sul che fare, sul domani, su come fare di questa terrificante batosta un’occasione per ripensarsi, per ridefinire il proprio senso sociale di esistere, le proprie complesse funzioni, il proprio destino in una parola.

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LIBRI DEL MESE | Luglio-agosto. Verso il Campiello
di Fabio Marzari   
lunedì 27 luglio 2020

I cinque finalisti del premio Campiello sono i protagonisti dei consigli di lettura estivi a cui si aggiunge la vincitrice del “Campiello Opera Prima”, Veronica Galletta.

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Patrizia CAVALLI

Con passi giapponesi
(Einaudi) In queste pagine è scritta la storia morale parallela, a rovescio, che ha accompagnato per decenni l'opera di uno dei maggiori poeti contemporanei. Non propriamente narrativa né saggistica, o le due cose insieme, la genialità analitica e visionaria, percettiva e sintattica che qui sorprende il lettore non ha precedenti nella letteratura italiana del Novecento. Si tratta comunque più di parziali affinità che di derivazione: perché in ogni suo capitolo, ognuno a modo suo e con stile diverso, in frammenti autobiografici, parabole aneddotiche, ritratti e microfilosofie dell'amore, dell'invidia o dell'estasi sensoriale, ubbidisce a un solo comandamento: «Devo capire».

 

 

 

 

 

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L'ereditĂ  di Emilio. Vedova e Ca' Foscari, per studiare i cambiamenti climatici
di RedazioneWeb3   
mercoledì 22 luglio 2020
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Emilio Vedova è stato artista sensibile e attento a tutte le situazioni di crisi e ai conflitti che da sempre scuotono il mondo e dilaniano la società, comprese guerre ed emergenze climatiche, di grandissima attualità oggigiorno. È stato naturale, quindi, per Fondazione Emilio e Annabianca Vedova decidere di collaborare con l’Università Ca’ Foscari di Venezia affinché alcuni tra i migliori studenti e studentesse potessero avere la possibilità di usufruire, dal prossimo anno accademico e per una durata triennale, di una borsa di studio all’estero per svolgere un programma di ricerca sugli effetti dei cambiamenti climatici nel mondo.

 

«L’intera opera di Vedova è una sorta di grido quasi disperato -ha sottolineato l'avvocato Alfredo Bianchini, Presidente della Fondazione, durante la conferenza stampa congiunta con il magnifico Rettore di Ca' Foscari, Michele Bugliesi - che testimonia la lotta tra il bene e il male, in un continuo conflitto di situazioni, declinata come un inestricabile reticolato che imprigiona il Mondo, come sintetizzato nel celebre Tondo del ’91 Golfo. Mappa di Guerra». La donazione consentirà di erogare all’anno una borsa senior per studenti di dottorato e due borse junior per studenti di Laurea Magistrale. L’Ateneo bandirà entro l'anno una call per i dottorandi e gli studenti di laurea magistrale che verranno selezionati sulla base del loro progetto di tesi o di dottorato.

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Una città a misura di studente. Venezia e Ca’ Foscari: l’Università secondo Monica Billio
di Redazioneweb   
venerdì 10 luglio 2020

ImageCafoscarina da sempre, laureata in Economia e Commercio all’Ateneo veneziano, dottorato in Matematica Applicata a Parigi, dal 2006 professore ordinario di econometria, attualmente Direttore del Dipartimento di Economia, Monica Billio da più di venticinque anni svolge attività di servizio a Ca’ Foscari con un forte senso di appartenenza e restituzione, esattamente ciò che la spinge ora a mettersi a disposizione dell’Università, candidandosi per il Rettorato. Un dialogo a trecentosessanta gradi sul ruolo dell’Università e sul suo rapporto fondamentale con la città.

Da Professore di Econometria come misurerebbe il ruolo dell’Università come risorsa strategica del Paese soprattutto in questo momento di necessaria ripartenza?

Misurare l’incidenza di un’istituzione in situazioni così complicate non è mai compito facile, però di certo in questo momento, più che in altri, è importante che l’Università si dimostri presente con le sue funzioni, il suo sapere. Durante l’emergenza sanitaria l’Università è stata un supporto importante per affrontare la crisi, avendo l’opportunità di riappropriarsi del ruolo di indirizzo e di sostegno alle decisioni che le spetta. A maggior ragione nel momento in cui questa pandemia ha creato inimmaginabili difficoltà, fino al giorno prima del suo disvelamento, e grande incertezza verso il futuro. Non è semplicemente importante che essa sia presente, il dovere dell’Università è esserci con tutta la sua capacità di fornire contenuti, di aiutare a capire quali siano le possibili soluzioni.

 

Ciò che noi come Università rappresentiamo e che possiamo e dobbiamo trasmettere ai nostri studenti è la capacità di vedere, immaginare e ripensare il futuro: un compito che dobbiamo assumerci con grande responsabilità. Misurare tutto ciò è ovviamente difficile, come dicevo. Io lavoro principalmente con i numeri e le misure; in questo caso misurerei il potenziale, ovvero quanto l’Università sia presente e quanto il numero dei laureati debba ancora crescere, perché siamo il fanalino di coda di troppe classifiche in questa direzione. Il numero di laureati è un dato che dà una prima misura di quanto ancora bisogna impegnarsi.

 

Il timore è che la crisi come sempre porti minore attenzione nei confronti della formazione, ma mi auguro un impegno da parte del Governo nella direzione di sostenere quanto più possibile il diritto allo studio e, quindi, di non vedere svuotarsi le aule o ridursi in esse la presenza di giovani studenti, indipendentemente dal fatto che sia presenza fisica o virtuale. Su questo obiettivo l’Università ha il compito di vigilare, di essere un pungolo costante e incisivo su chi ci governa, poiché quando i fari sono puntati è facile distribuire promesse ma poi, quando l’attenzione mediatica si affievolisce, è un classico che l’intensità di azione conseguentemente evapori.

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LA PAROLA DEL MESE | Se...
di Renato Jona   
venerdì 15 maggio 2020
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La parola di questo mese? C’è soltanto l’imbarazzo della scelta. Si è semplicemente fermato il Mondo!


Se avessi pensato a questa eventualità appena il mese scorso, qualcuno avrebbe potuto facilmente darmi del matto. E quando mai il Mondo si ferma? Dalla sua creazione è tranquillamente (si fa per dire) vissuto, con tutti i suoi problemi grandi e piccoli, ma la terra ha continuato a girare “da Ovest verso Est, passando per il Sud” (come ci insegnavano alle scuole medie). Questa volta, però, deve aver trovato un sassolino… materiale o morale.


La cosa è cominciata in Cina, si dice, paese lontano per quasi tutti i nostri lettori. La distanza ha la sua influenza sulle percezioni, affievolisce l’importanza delle notizie. Perciò quello che capita laggiù è sì importante, ma emotivamente ci arriva già attutito e il nostro meccanismo di difesa automatico provvede a sbiadirlo ulteriormente.

 

Lo tsunami, ad esempio, ci ha fatto impressione, ma è capitato “laggiù” e lo abbiamo presto dimenticato. Le numerose guerre in atto, scoppiate qua e là nel mondo, per fortuna sono distanti (almeno speriamo) e quindi non turbano più che tanto l’andamento della nostra vita: ci limitiamo a riflettere, a ragionare e spesso, dentro di noi, qualche volta anche a… dare consigli.


I fenomeni naturali altrui, come terremoti, eruzioni, siccità non vengono recepiti a fondo dalla nostra sensibilità come veramente preoccupanti, non ci coinvolgono al punto da toglierci il sonno.

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La scrittura e il progetto. L’eredità di «Casabella» di Vittorio Gregotti
di Paolo Lucchetta   
giovedì 11 giugno 2020
ImageIn un periodo di pausa (forzata) diventa inevitabile riflettere su noi stessi, la nostra vita, il nostro percorso e il nostro futuro. Stiamo parlando qui innanzitutto di noi, di Venews! Quindi da dove partire per ripensare il magazine sia graficamente che editorialmente? Dove trovare la forza di una naturale evoluzione? Naturalmente guardando alle nuove frontiere dell’editoria, ma anche – perché la carta per noi è irrinunciabile, dove idee, spazio e tempo si fondono ai ritmi personalissimi di ogni lettore – studiando progetti che sono diventati di fatto capisaldi dell’editoria di settore. Non potevamo che partire, dunque, da un’esperienza che per quanto milanese ha radici profonde a Venezia e che diventa anche un sentito omaggio a un grande architetto recentemente scomparso: l’eredità di «Casabella» di Vittorio Gregotti, direttore della rivista dal 1982 al 1996. Un racconto attento e appassionato di Paolo Lucchetta, acuto ricercatore di idee.
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Les anomalies #2 | Philippe Jaenada
di Delphine Trouillard   
venerdì 12 giugno 2020

ImageIn scienza un’anomalia designa un fenomeno che si allontana da ciò che è considerato normale. Cos’è normale, cosa non lo è e chi sono io per dirlo? Infatti non sono nessuno, solo una francese residente in Italia che, se non riesce a definire la normalità, si stupisce di fronte a casi clamorosi di anormalità.

 

Qualche esempio: come mai di Parigi si conosce la Torre Eiffel, l’Arco di Trionfo e il Pantheon ma sono rare le persone che sanno delle arene di Lutetia? Parlando di Lutetia, perché il libro eponimo di Pierre Assouline è stato tradotto nella lingua di Dante solo cinque anni fa quando riscontrava un successo nazionale da più di dieci anni? Perché Zaz è famosa in Italia e Camille non lo è? E perché i biscotti LU che deliziano i bambini francesi non sono mai riusciti a penetrare i supermercati a sud delle Alpi quando invece i Carrefour di tutto l’esagono traboccano di Mulino Bianco? Sono queste tutte anomalie agli occhi di una francese residente in Italia e che necessitano una correzione. Oggi il mio obiettivo è di portare oltralpe persone, libri e luoghi ingiustamente e stranamente sconosciuti dagli italiani.

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Venews #243-244 Numero Speciale 2020 | Lo spazio bianco
di Massimo Bran   
lunedì 18 maggio 2020

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Insomma, l’impensabile in un nanosecondo si è preso in pieno i nostri giorni, i nostri spazi, il nostro lavoro, che poi spesso coincide con le nostre stesse passioni. Sì, perché chi lavora nella cultura se non lo fa per passione forse ha sbagliato tutto, come minimo scelta. Prima ancora della crisi enorme che investe il nostro mondo, ciò che ci lascia ogni giorno che passa più attoniti è la sottrazione del senso primo stesso del nostro vivere, del nostro nutrirci di arte, di confronto quotidiano sulle idee, sull’innovazione, sui progetti in divenire. È questa la radice del male su cui innanzitutto bisognerebbe trovare il modo di intervenire, dalla cui guarigione deriverà poi tutto il resto. Ed è una cura complicata.

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INTERVISTA | Per fare un albero. Incontro con Adele Re Rebaudengo
di Fabio Marzari   
martedì 26 maggio 2020
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Adele Re Rebaudengo attraverso Venice Gardens Foundation, da lei presieduta, è l’artefice principale del progetto di restituzione alla città dei Giardini Reali di Venezia. Il suo infaticabile impegno nel voler riportare in piena vita e bellezza uno spazio che aveva perso negli anni il suo fascino è stato premiato dal successo della sua apertura lo scorso 17 dicembre. Adele Re Rebaudengo è donna colta, raffinata, nonché dotata di spiccato pragmatismo, il che le ha permesso di farsi strada tra lacci e lacciuoli di italianissima burocrazia, dando quotidianamente del tu a mecenati, muratori, giardinieri, senza temere di letteralmente spostare vasi, muovere tavoli e sedie e molto altro ancora.

 

Da piemontese purosangue la sua caparbietà l’ha portata a lanciarsi in una sfida temeraria, alla fina pienamente vinta, e dalle sue parole e dall’entusiasmo con cui racconta questa avventura emerge la consapevolezza che Venezia ha sempre più bisogno di persone come lei: illuminate, sognatrici, ma anche dannatamente concrete. Nei primi tre mesi di apertura i Giardini Reali di Venezia, con circa 35.000 visitatori, sono stati luogo di passeggiata, di lettura, di contemplazione e di svago per adulti e bambini, accompagnati anche dai loro cani. Un angolo verde amato dai veneziani, che si sono riappropriati del giardino della loro infanzia in attesa di festeggiarne in primavera la prima fioritura.

 

Poi a marzo, in ottemperanza a quanto disposto dai DPCM recanti misure in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da Covid-19, i Giardini sono stati chiusi, e solamente il 9 maggio hanno potuto riaprire. Nelle lunghe settimane di lockdown, il capo giardiniere di Venice Gardens Foundation, Edoardo Bodi, ha sempre prestato le cure necessarie. I Giardini Reali hanno incominciato a crescere, incuranti dei divieti posti agli umani e  sono divenuti rigogliosi e fioriti, un angolo di verde intenso e di colori, un’oasi speciale in Venezia nel rispetto delle nuove regole di distanziamento sociale.

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Dalla parte dei Giardini. Venice Gardens Foundation restituisce i Giardini Reali alla CittĂ 
di Anna Messinis   
venerdì 13 dicembre 2019

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Hanno riaperto al pubblico lo scorso 17 dicembre, dopo un restauro durato cinque anni, i Giardini Reali di Venezia: circa 5.000 metri quadrati circondati dall’acqua, un’area proprio dietro Piazza San Marco, su cui si affacciano il Museo Correr, le Sale Imperiali del Palazzo Reale, il Museo Archeologico Nazionale e la Biblioteca Marciana.   


Il progetto di recupero di questo spazio pubblico fortemente compromesso e in condizione di progressivo degrado è stato voluto e realizzato da Venice Gardens Foundation, che il 23 dicembre 2014 ha ottenuto in concessione dal Demanio per 19 anni i Giardini Reali.

 

Adele Re Rebaudengo, Presidente della Fondazione, ha fortemente voluto e portato avanti in modo determinato il progetto di restauro, sostenuto come main partner da Generali e affidato a Paolo Pejrone per la parte propriamente botanica e ad Alberto Torsello per la parte architettonica che ha coinvolto il Padiglione Santi e una nuova porzione di serra all’inglese.

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Lo spettacolo della Torre dell'Orologio. Piazza San Marco riparte dalla sua storia
di Redazioneweb   
venerdì 22 maggio 2020
ImageVenezia è forse la città più imitata, con tanto di copie a grandezza naturale dei suoi palazzi, costruite nel mondo dopo la Seconda Guerra mondiale, a cominciare dal Walt Disney World a Orlando del 1982 per continuare con Las Vegas, Macao, Tokyo. La Torre dell'Orologio ebbe il suo momento di gloria nel 1911, giusto l'anno in cui a Coney Island scompariva in un incendio il Dreamland con tutta l'imitazione di Palazzo Ducale, quando fu ricostruita a grandezza reale a Roma, per l'Esposizione Internazionale e la celebrazione del cinquantenario dell’Unità d’Italia e del Regno Sabaudo.
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Qui si fa la storia. Bellum in terris sbarca su YouTube
di RedazioneWeb3   
mercoledì 27 maggio 2020
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Finalmente sbarca sul canale YouTube dell’Ateneo Veneto l’intero ciclo di conferenze che il professor Mario Isnenghi ha tenuto tra il 2014 e il 2018 nell'Aula Magna dell'Ateneo Veneto in occasione del Centenario della Grande Guerra. Il ciclo pluriennale Bellum in terris - Mandare, andare, essere in guerra è iniziato con una prolusione nel novembre 2014 e si è esteso poi per tutto l’arco temporale 2015-2018 ricalcando anno per anno il periodo 1914-1918: in totale tredici conferenze che ora arrivano al pubblico via YouTube, settimana dopo settimana, grazie alle registrazioni delle conferenze realizzate con la collaborazione di Giovanni Alliata di Montereale.

 

Il ciclo pluriennale ha avuto all’epoca un grande successo di pubblico ed è già diventato un libro che sarà presentato in autunno proprio all’Ateneo Veneto. Intanto però si è pensato di dare l’opportunità al più vasto pubblico di rivedere – o vedere per la prima volta – le lezioni sulla Grande Guerra tenute dal professor Isnenghi, uno dei maggiori esperti della materia.

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Un Veneziano Cortese. La Fondazione Querini Stampalia rende omaggio al suo Presidente scomparso
di Daniela Paties Montagner   
martedì 28 aprile 2020
ImageIn questo periodo così difficile anche, e direi in maniera particolare, per Venezia è giunta la notizia della scomparsa di Marino Cortese, uno degli uomini più attenti e impegnati da sempre nella difesa e nella valorizzazione della città. Un gentiluomo d'altri tempi, in perfetta assonanza col suo cognome, con l'indole del politico che ha sempre inteso il suo compito al servizio vero della collettività, concetti che sembrano lontani anni luce dalle contrapposizioni insanabili nel dibattito e nell'azione politica di oggi.
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25 aprile, fase 4
di Massimo Bran   
venerdì 24 aprile 2020

 

Per lungo, lungo tempo parlare di 25 aprile produceva in più individui di indubitabile cifra repubblicana e solida etica democratica un senso di malcelato disagio per la meccanica retorica che informava anno dopo anno quella nodale ricorrenza della giovane storia unitaria del Paese. Si viveva il momento quasi come un obbligo morale senza troppa linfa vitale.

 

Diciamo che, naturalmente generalizzando e semplificando all’osso per non perderci qui in infinite e sterili elucubrazioni, la data del 25 aprile, il ricordo della ritrovata libertà dalla tirannide, ha vissuto grosso modo tre fasi.

 

3c_w.jpgLa prima, quella dell’immediato dopoguerra, caratterizzata da una vitalità tesa, con molte scorie ancora attive, con regolamenti di conti sommari in pieno atto, con i famosi arsenali nei fienili pronti ad essere riutilizzati di fronte al progressivo “tradimento” dell’eredità viva della Resistenza.

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Piango. Omaggio a Luis SepĂşlveda
di Alberto Jona Falco   
sabato 25 aprile 2020

 

 

Piango

per un amico che non sapeva di essermi amico.


Piango per chi ha passato con me tante serate e tante domeniche

pomeriggio sul divano, a letto, davanti al caminetto, su un'amaca,

sul pavimento, in poltrona o su uno scoglio.

Per chi ha viaggiato con me sulla riva di un fiume, in Patagonia,

sulle Ande e fino alla Terra alla fine del mondo.


Piango per una cena mancata a casa nostra dopo una meravigliosa

serata alla triennale.

Per non aver scattato quel sorriso segnato dalle pieghe della vita,

nel backstage di un teatro milanese.

 

Piango per il rimpianto di quelle ore meravigliose nelle quali ho

sentito il fruscio delle foglie sotto i piedi, i profumi delle pietanze

nelle bettole, il vento carico di salsedine sbattermi in faccia, freddo,

sulla fiancata di un traghetto postale che andava a sud.

 

Piango per tutti i posti dove siamo stati e che non ho mai visto.
Per la solitudine di averti abbracciato solo una volta e stretto la mano,

tra uomini, soltanto due.


Piango per il rimpianto di quello che non leggerò e per i progetti che

ti riguardavano chiusi nel cassetto delle mie follie prima del sonno.

 

Piango per non averti potuto salutare come avrei voluto,

perché il più delle volte ci si saluta dando per scontato

che ci si potrà riabbracciare.


Piango per te,
che il tuo viaggio non si interrompa qui,
che il tuo narrare prosegua anche oltre,
che la terra ti sia lieve
Buon viaggio Luis


16 aprile 2020

 

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We Festival!
di Mariachiara Marzari   
venerdì 24 aprile 2020
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In una situazione di sospensione quale quella che stiamo vivendo, ricevere una notizia che potrebbe essere un punto fisso del nostro prossimo futuro riempie di energia e di speranza. Ormai è noto a tutti, in una recente intervista rilasciata dal nuovo presidente della Biennale, Roberto Cicutto, sono state confermate le date della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, dal 2 al 12 settembre 2020.

 

Ma non solo, il Festival sta studiando le misure necessarie per la sua realizzazione e parallelamente per sostenere anche la ripartenza della città di Venezia (e di tutti coloro che in diversa misura lavorano per e con La Biennale), nonché per dare un segnale all'industria cinematografica in Italia. Per farlo sta provando a trasformare delle straordinarie difficoltà in innovative opportunità: «Credo che il Festival debba godere - continua Cicutto - di una extraterritorialità rispetto alle misure di sicurezza, un segnale che poi possa estendersi in altre sale. Altre iniziative credo possano trovare luogo con un contingentamento delle presenze in sala, e Venezia potrà essere un grande laboratorio. Un conto è gestire 6-7 luoghi circoscritti, un conto sono migliaia di sale nel territorio nazionale». Inoltre, per i “festivalieri doc” si ipotizzano strade fino a ieri assolutamente impossibili da praticare, come la collaborazione tutta da verificare con il Festival di Cannes, una condivisione che vedrà nelle prossime settimane Alberto Barbera (il direttore del Festival di Venezia) e Thierry Frémaux (il direttore del Festival di Cannes) occupati in un confronto diretto.

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