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Umana Reyer-EA7 Olimpia Milano | L’attimo che vorremmo eterno
di Fabio Di Spirito   
mercoledì 25 maggio 2016

creyervenezia.jpgSono le 12.30 di mercoledì 25 maggio, tra circa 8 ore e 20 minuti la SSD Reyer Venezia Mestre giocherà la quarta di play-off contro l’Armani Milano. Siamo ancora basiti per il trionfo nella terza partita, per quelle inesorabili geometrie fatte di intuito, saggezza, , determinazione, vocazione al divino.
Ma la vittoria di due giorni fa non conta più: è la prossima gara che attira ogni pensiero, ogni attimo. L’attesa di un evento sportivo decisivo è qualcosa di magico e di doloroso assieme: ha a che fare con quel tremendo aut-aut che non ammette quello per cui di solito si vive. Le nuances, le sfumature.

 

No, si vince o si perde, nessuna mediazione. Ha a che fare con la vertiginosa illusione di poter influire sul risultato, se magari ti metti quella maglietta piuttosto che quell’altra. Perché vorremmo esserci noi in campo, non solo in tribuna…perché siamo cresciuti mimando allo specchio Jimi Hendrix a Woodstock e Nane Vianello alla Misericordia.

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Venezia News #204 Mag16
di Redazioneweb   
lunedì 02 maggio 2016

venews_204_cover_sito.jpgNelle edicole di Venezia e dintorni, nei bookshop e nelle principali librerie della città

 

ZOOM: Sensa e Vogalonga. Intervista a Lorenzo Bonometto

 

TRACCE: Festival dei Matti 2016 – Nel nome degli altri

 

ARTE: IMAGINE. Nuove immagini nell’arte italiana 1960-1969 | If Arte Povera was Pop | Accrochage | Capolavori ritrovati della Collezione di Vittorio Cini | Helmut Newton | Sigmar Polke | Aldo Manuzio | 500° di Giovanni Bellini | Silvia Levenson | Atlante degli archivi fotografici | Il Vetro degli Architetti. Vienna 1900-1937 | Sguardi Atlantici dalle Isole Canarie | Giulio Romano, Carlo Scarpa e Álvaro Siza | Gallerie David Bowie Is | Mostre in Italia | Architour

 

MUSICA: Adele | Candiani Groove | Michael Nyman | Elvis Costello | Elio e le Storie Tese | Vicenza Jazz. New Conversations | Gianna Nannini | Negramaro | Sarah Jane Morris

 

NIGHTLIFE: Socalled @Spazio Aereo | Hugo Race & The True Spirit @RuotaLiberaTutti | Venezia HardCore Fest | Peter Hook & The Light @Parco

                                                                  della Musica | Bob Marley Festival | AltaVoz Legends | Happyspritz@guggenheim

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[SENSA E VOGALONGA] Prometto di sposarti ogni giorno. Venezia, città d'acqua
di Fabio Marzari   
lunedì 02 maggio 2016

vela_045.jpgDue domeniche di maggio, l' 8 e quella successiva, il 15, segnano in maniera spettacolare il legame tra Venezia e l'acqua. Differenti per modalità di svolgimento e per nascita: la prima, la Sensa o Ascensione, vanta una tradizione antichissima che risale all'anno 999, quando le navi veneziane capeggiate dal doge Pietro Orseolo II conquistarono la Dalmazia, liberando l'Adriatico dai pirati e sancendo di fatto il dominio di Venezia su questo mare; la seconda, la Vogalonga, edizione numero 42, è una festa dei remi, una maratona acquea lungo la Laguna con centinaia di imbarcazioni a remi che riprendono almeno per un giorno il controllo sull'acqua a forza di muscoli e non di motori.

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Sharing culture. Nuove generazioni crescono
di Redazioneweb2   
martedì 10 maggio 2016

kid_pass_days_3.jpgLa più grande maratona nazionale di eventi family friendly, organizzata in simultanea in grandi città italiane il 14 e 15 maggio 2016, quest’anno raddoppia e per due giorni Venezia e Mestre diventano a misura di bambino. Kid Pass Days, creato dalla startup Kid Pass con sede al Parco Scientifico Tecnologico VEGA di Venezia, coinvolge per due giorni le famiglie e i bambini da 0 a 12 anni in attività ludico-didattiche all’insegna della condivisione e dell'educazione tra laboratori, letture animate, spettacoli, visite speciali nei musei, nelle librerie, nei teatri, nelle biblioteche, nelle associazioni e nei locali della città.

 

L'iniziativa è copromossa da Kid Pass Culture, l’associazione culturale costituita da genitori ed esperti che unisce diverse professionalità dall’educazione all’alimentazione, all’architettura eco-sostenibile e family-friendly.

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Crazy days. Nuovi modelli sociali in rassegna
di Fabio Marzari   
martedì 10 maggio 2016

festival-dei-matti3.jpgLa settima edizione del Festival dei Matti, dal titolo Nel nome degli altri si propone di raccontare le sopraffazioni, gli abusi, le contenzioni, l'esclusione sociale, la miseria indotta, ossia la persistente pericolosità dei “non devianti”, in pace e in guerra, per chi è giudicato “matto” e dunque “altro”, con una definizione che suona quasi sempre da sentenza inappellabile. La nostra società, sempre più in difficoltà, non solo economica, ma anche esistenziale, crede di trovare una risposta al problema sollevando dei muri fisici, delle barriere che impediscano la contaminazione tra generi differenti. Quella che con linguaggio asettico viene chiamata “ondata migratoria” diventa il paradigma di una società dell'esclusione. Non è più solo egoismo, è terrore del diverso, del non conosciuto.

 

I matti siamo noi che abbiamo spostato il problema e crediamo di risolverlo nascondendoci dietro steccati. Non è più un argomento psichiatrico a rappresentare un impedimento sociale, la vera follia si è insinuata nella società contemporanea, che perdendo in gran parte il benessere e le certezze di un futuro stabile, ha perso l'uso della razionalità nel poter affrontare una sistematica e credibile programmazione del futuro.

 

«Ci sono sevizie mascherate da giochi di prestigio, intenzioni di cura, di rimedio o precauzione. Sevizie contraffatte da parole patinate e gesti performanti che vorrebbero, senza riuscirci, far sparire la violenza che le abita. I “matti”, in troppi luoghi ancora, subiscono sevizie come queste, insieme all’astuzia di tacerne e di metterli a tacere.

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Persi nel nostro presente. Michele Serra e il nostro ‘fare quotidiano’
di F.M.   
martedì 10 maggio 2016

micheleserra.pngMichele Serra è uno dei più arguti osservatori della società italiana. Nel suo ultimo libro Ognuno potrebbe, al centro dell’incontro moderato da Anna Poma, curatrice del Festival, racconta con ferocia l'Italia del narcisismo digitale. Serra parla di un mondo reale, nel quale i fatti sono fatti e le parole sono parole, si vive da precari e il futuro non rappresenta un'ipotesi sorridente e sfolgorante e gli smartphone, oggetti di culto di gran parte del popolo italico, sono degli strumenti di distrazione nel senso che presi a guardare lo schermo siamo a rischio di ogni genere di insidia.

 

Il suo libro è un affresco feroce e sarcastico dei nostri tempi, di un'Italia composta di gente che si è persa «a pochi km da casa, lungo le strade che percorro da una vita», così come accade a Giulio Maria, protagonista del libro, antropologo 36enne, ricercatore universitario precario, che vivacchia in attesa che qualcosa accada, in un rimuginare sconsolato e comico di un vero e proprio eroe dell’insofferenza.

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Words without a face. Wu Ming, per una letteratura di concetto
di Redazioneweb2   
martedì 10 maggio 2016

wuming2.jpgIl 14 maggio, all' auditorium di Santa Margherita arriva Wu Ming 2, per una conferenza dal titolo L'invisibile ovunque. Wu Ming 2 è uno dei componenti del collettivo Wu Ming, impegnato in tour di presentazioni, reading musicali e incontri con i lettori. I Wu Ming rifiutano di essere soggetto di servizi fotografici e hanno come politica il non apparire mai in video e non hanno mai accettato inviti a trasmissioni televisive. Nemmeno nel loro sito ufficiale sono disponibili immagini dei loro volti, volendo apparire soltanto di persona, in carne e ossa.

 

A Venezia il collettivo presenta il libro che fornisce il titolo all’incontro stesso, incentrato sugli anni della Grande Guerra e diviso in quattro differenti parti tutte accomunate dall’intento di commemorazione e di ‘non celebrazione’, capitoli di un’indagine che è rivolta più all’uomo che al conflitto in sé.

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Sussurri e grida. Racconti d’errore in viva voce
di D.C.   
martedì 10 maggio 2016

capovilla.jpgCon Succubi e supplizi ci troviamo di fronte ad un Antonin Artaud incandescente, folgorante: concepito nei primi mesi del 1946 nel manicomio di Rodez (tappa finale di una tortura iniziata nove anni prima e segnata da più di cinquanta elettroshock), il testo verrà dettato a una segretaria, che l’editore Louis Broder aveva messo a disposizione di Artaud.

 

Nell’incontro intitolato Crimini di pace il conduttore di Caterpillar Massimo Cirri e Pierpaolo Capovilla, musicista-attore e fondatore del Teatro degli Orrori, si domandano, dialogando con il pubblico, quale sia il crimine vero e proprio tra la devianza e la prevenzione di questa stessa ‘diversità’.

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A Nordest delle donne. Il territorio raccontato dalle donne
di Alessandra Morgagni   
martedì 10 maggio 2016

copertina_iosonoilnordest.jpgLe madri armene, le Zigherane, Chiara, Sarah, Selvaggia la clochard, la baby-sitter vagabonda, Anna che non rimaneva mai incinta, Monica la manager, Antonietta, la Prof. e la sua ex studentessa, Isabella, la moglie tradita, Julia, Isa casalinga perfetta, Pilar, l’imprenditrice, la donna incinta e Betty la bella: diciotto nomi per diciotto storie, diciotto archetipi femminili, vicende di donne che raccontano di gioie, di frustrazioni, di malessere che si fa solitudine, ma anche di violenza e abbruttimento. Francesca Visentin, giornalista del Corriere Veneto, ha raccolto la sfida lanciata dall’editore padovano Apogeo di coordinare l’antologia Io sono il Nordest. Voci di scrittrici per raccontare un territorio e ne è nato un puzzle di un Nordest al femminile che non esita a mettere a nudo le tante sfaccettature dell’universo femminile.

 

Il libro raccoglie storie di donne che parlano di donne, protagoniste di racconti che vivono ogni giorno una realtà complessa. A volte sono racconti di violenza non solo fisica, ma subdola, mentale, sottile, forse anche peggiore, perché meno riconosciuta e riconoscibile persino dalle sue stesse vittime, a volte sono storie di dolcezza e ironia, a volte le storie sembrano scorrere lungo un cammino segnato e poi, all’improvviso, uno scarto nella narrazione cambia il destino di un finale già scritto, a volte sono semplicemente flash di vita vissuta.

 

Io sono il Nordest è in realtà un unico racconto dalle mille sfaccettature dell’essere donna in un territorio - quel Triveneto operoso - che lungi dall’essere la locomotiva d’Italia, prima è esploso e poi è imploso senza avere metabolizzato il suo essere diventato grande.

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[SHAKESPEARE400] Umana (in)comprensione. Intervista a Dario Calimani
di Redazioneweb2   
giovedì 14 aprile 2016

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Molto più di un drammaturgo, William Shakespeare rappresenta un universo personale e tematico scandagliato in tutte le forme dell'arte, ma ancora capace di regalare sorprese. Pagine immortali ne tramandano la sensibilità letteraria e l’impareggiabile capacità di analizzare l’umano esaltandone le debolezze, gli istinti primordiali, le affascinanti, spaventose potenzialità. Ad aprile il Quattrocentenario della sua morte sviluppa nuove riflessioni, portandoci ancora una volta al cospetto di un patrimonio intellettuale dalla modernità sconvolgente e innegabile. Ne parliamo con Dario Calimani, titolare della cattedra di letteratura inglese all’Università Ca’ Foscari di Venezia. È stato presidente della Comunità ebraica di Venezia, ha scritto un libro sui sonetti di Shakespeare (William Shakespeare. I sonetti della menzogna, Carocci) ed è in imminente uscita per l’editore Marsilio una sua nuova edizione de Il mercante di Venezia. Assieme a lui riflettiamo sui testi del Bardo di Stratford-upon-Avon e sulla loro portata rivoluzionaria, sulle celebrazioni di quest'anno e su Venezia, per scoprire quanto di noi stessi si rifletta in quelle pagine, tra le righe, in ogni singola parola.

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[RECENSIONE] Il brevetto del geco di Tiziano Scarpa
di Matteo Bugliaro   
martedì 03 maggio 2016

logo_w_s.jpgIl brevetto del geco di Tiziano Scarpa, scrittore veneziano e vincitore del Premio Strega nel 2009, si può definire una sorta di cantico delle creature postmoderno e si può considerare il suo grande romanzo della maturità. Fin dal titolo rivela, nei termini di un arcano, la sua essenza. Il brevetto del geco, grazie al quale questa creatura si può arrampicare dappertutto, appartiene infatti a Dio e la religione è uno dei pilastri portanti di questo libro. Ma questo è un libro mondo, nel quale coesistono infinite tematiche, che spaziano dall’arte alla scienza, dalla spiritualità alla morale, dalla letteratura alla società.

Un libro veramente denso e complesso, uno dei pochi romanzi italiani che possa competere, avendone le stigmate, con il grande romanzo americano, quello dei Don DeLillo e dei Franzen, per intenderci. I personaggi principali sono due, apparentemente grigi e anonimi, che vengono seguiti alternatamente.

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[SHAKESPEARE400] :cinefacts. William the Great
di Marisa Santin   
giovedì 14 aprile 2016

shakespeareinlove.jpgCercare di circoscrivere in pochi titoli l’enorme presenza di Shakespeare nella settima arte è complicato. Oltre al numero impressionante di trasposizioni dirette delle sue opere, ci si può davvero divertire a trovare allusioni, citazioni, suggestioni, rimandi più o meno espliciti in moltissimi film che con il Bardo hanno un qualche debito di riconoscenza. Non sta a noi naturalmente esaminarne i motivi, data la mole di letteratura critica che da secoli ruota intorno al più famoso drammaturgo di tutti i tempi.

 

Certo fa impressione che le sue opere, scritte per il palcoscenico e per gli uomini di un mondo lontano, siano non solo sopravvissute in piena salute fino a noi, ma abbiano continuato perennemente a rinnovarsi, trasformarsi, insinuarsi, ripresentarsi sotto nuove forme, adattarsi ad ogni tempo e ad ogni cambiamento della società, continuando a ispirare l’arte in ogni sua declinazione.

 

A 400 anni dalla sua morte si moltiplicano ovunque rassegne ed eventi a lui dedicati e anche Venezia farà la sua parte, proprio nell’anno in cui la città ricorda la drammatica segregazione degli ebrei nel primo ghetto a cui la storia abbia dato questo nome.

 



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[SHAKESPEARE400] Shakespeare in scena in Veneto: dove e quando
di Redazioneweb2   
giovedì 14 aprile 2016

romeojuliet_shakespeare-in-veneto_04.jpgROMEO E GIULIETTA
In scena anima e cuore, odio e amarezza, festa e lutto, ambiente, duelli e rivalità «nella bella Verona che di sangue fraterno mani fraterne copre». Dalla festa in Casa Capuleti, al primo bacio. Dal Balcone all’esilio di Romeo. Dalla notte d’amore all’invettiva di papà Capuleti. Dalla fiala alla morte… «for never was a story of more woe, then this of Juliet and her Romeo».
Gli spettacoli, in lingua inglese, si terranno a Verona, in Cantina Shakespeare nelle date invernali e durante il periodo estivo al Chiostro della Tomba di Giulietta. Al termine dello spettacolo, brindisi con gli attori.
5/4, 26/4, 3/5, 17/5, 7/6, 21/6, 5/7, 26/7, 9/8, 23/8, 13/9, 27/9, 11/10, 25/10, 15/11, 29/11
Cantina Shakespeare e Chiostro della Tomba di Giulietta-Verona h. 20.30 | 35 €
www.shakespeareinveneto.it

 

othello_shakespeare-in-veneto_05.jpg

 

OTELLO

Bellezza travolta dall’amore, amore travolto dalla gelosia. Otello, Desdemona, Iago: passione, amore, odio. Lo spettacolo itinerante (in lingua inglese) si snoda tra i saloni di Ca’ Sagredo. Gli spettatori assistono alla prima scena in cui Iago confessa il suo odio per Otello dalle finestre del ballatoio, per poi seguire la seconda scena sull’imponente scalinata di Pietro Longhi, si passa poi per il salone “Il Portego” e infine si giunge alla splendida Sala della Musica, dove il dramma shakespeariano trova il suo tragico epilogo. All’arrivo cocktail di benvenuto e a fine spettacolo, per chi lo desidera, è possibile partecipare a una cena con menu shakespeariano.
6/4, 20/4, 4/5, 8/6, 6/7, 24/8, 28/9, 26/10, 16/11, 30/11, 7/12
Ca’ Sagredo Hotel, Campo Santa Sofia, Cannaregio-Venezia h. 18.30 | 45 €
www.shakespeareinveneto.it

 

 

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[VENICE GHETTO 500] Una storia infinita. Ghetto di Venezia: 500 anni di storia
di Redazioneweb2   
martedì 08 marzo 2016

ph._joan_porcel_pascual_per_beit_venezia.jpgIl 29 marzo 1516, sotto il dogado di Leonardo Loredan, il Senato veneziano decreta che «li giudei debbano tutti abitar unidi in la Corte de Case, che sono in Ghetto appresso San Girolamo[...]», nasceva così il primo ghetto ebraico.

 

Nel 2016 il Ghetto di Venezia compie cinquecento anni, mezzo millennio di storia densa di ostacoli, tragedie e persecuzioni, ma anche di straordinaria cultura, arte, architettura e di importantissimi personaggi, capaci di segnare la storia della città e della Nazione. Franco Venturi diceva che il mestiere dello storico consiste nel saper guardare avanti e indietro insieme.

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[VENICE GHETTO 500] Note di storia. Omer Meir Wellber incontra Gustav Mahler
di Andrea Oddone Martin   
martedì 08 marzo 2016

wellber.jpgSolo la musica può accompagnare la storia, dandole valore solenne più di mille parole. Si aprono il 29 marzo 2016, in concomitanza con la data storica del 29 marzo 1516, con un grande concerto al Teatro La Fenice, le commemorazioni per il Cinquecentenario del ghetto di Venezia. L’evento ufficiale e istituzionale, strettamente su invito, vede le più alte cariche dello Stato e della Comunità Ebraica nazionale e internazionale unite nel ricordare questo storico evento dal significato epocale.

 

La prolusione è affidata all'analisi storica del britannico Simon Michael Schama, accademico e soprattutto narratore, professore presso Cambridge (1966-76), Oxford (1976-1980), Harvard (1980-1993) e ora alla Columbia University, sceneggiatore, voce e volto televisivo della bellissima serie di documentari su A History of Britain e su The Story of the Jews per la BBC.

 

 

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[VENICE GHETTO 500] Una città nella città
di Redazioneweb2   
martedì 08 marzo 2016

cap.2_sullam.jpgNella storia della diaspora europea e della presenza ebraica in Italia, l'esperienza del Ghetto di Venezia è qualcosa di unico e inimitabile. Gli ebrei prima dell'espulsione dai domini spagnoli, risiedevano in Sicilia già dal Medioevo, erano poi presenti in Puglia e a Roma. La componente ebraica nazionale è quindi sempre stata molto variegata, una componente che si arricchì con l'arrivo dei provenzali e degli ashkenaziti dal Nord Europa.

 

La singolarità dell'esperienza ebraica a Venezia è legata a un fenomeno che non è veneziano, ma italiano: i cristiani non potevano prestare denaro a interesse e gli ebrei vennero spinti a poco a poco a fare un mestiere che ad altri era proibito, sebbene ai tassi imposti dalla Repubblica, diventando a tutti gli effetti, tra il 1300 e il 1600, i banchieri d'Italia. Il 1385 fu l'anno in cui il Senato di Venezia concesse la prima condotta a un gruppo di prestatori ebrei di origine tedesca, ammessi a risiedere in Laguna. Non si trattava, per la Serenissima, di una decisione improvvisa.

 

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[VENICE GHETTO 500] In un perimetro ristretto un universo di memorie
di Renato Jona   
martedì 08 marzo 2016

porta-dorata-scuola-canton.jpgLa “data tonda” non può lasciare indifferenti, è infatti importante sia per chi ha subito la separazione dagli “altri”, sia per chi ha deciso di separare gli ebrei. Non può e non deve perciò essere sottovalutata soprattutto poiché costituisce un grande stimolo per tante riflessioni. Esiste una parte storica: «Li giudei debbano tutti abitar unidi in la Corte delle Case che sono in Ghetto presso San Girolamo. Ed acciocchè non vadino tutta la notte intorno: sia preso che dalla banda del Ghetto Vecchio dov’è un Ponteselo piccolo e similmente dall’altra banda del Ponte siano fatte due porte cioè una per cadauno di detti luoghi, qual porte se debbino aprir la matina alla Marangona e la sera siano serrate a ore 24 per quattro custodi Cristiani a ciò deputati, e pagati da loro Giudei a quel prezzo che parerà conveniente al Collegio Nostro».

 

Così recita il decreto emanato dai Reggitori di Venezia, prima dal Collegio e poi approvato dal Senato a larghissima maggioranza. Il “recinto” doveva essere completato con due alti muri: tutte le uscite dovevano essere chiuse e le porte e le finestre dovevano essere murate.

 

Inoltre gli ebrei dovevano pagare due barche che, giorno e notte, con continuità avrebbero percorso i canali che circondavano la zona, così riporta Riccardo Calimani. Quindi da quel momento i margini di libertà degli Ebrei furono ristretti in maniera grave e sostanziale.

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[VENICE GHETTO 500] I grattacieli di Venezia. La verticalità architettonica del Ghetto
di Donatella Calabi   
martedì 08 marzo 2016

veduta_area_ghetto_-_davide_calimani_per_coopculture.jpgIl Ghetto Nuovo cresce fin dall’inizio su se stesso in altezza intorno ad una vera e propria ‘piazza’ (la “corte di case” citata dal decreto istitutivo). Questa individuazione non solo garantiva sorveglianza e una certa sicurezza agli ebrei, e di conseguenza ai cittadini veneziani, ma prevedeva anche un uso collettivo dello spazio aperto intorno al quale abitazioni, botteghe e magazzini si sarebbero potuti organizzare. Era infatti una piccola ‘contrada’ caratteristica della struttura urbana di Venezia.

 

Rappresentata in modo grossolano come un invaso porticato, quella ‘corte’, nella sua organizzazione, sarebbe diventata a breve un modello identitario per gli ebrei stessi, al punto da essere presa a esempio nella successiva realizzazione del Ghetto di Padova (1603) e di quello di Modena (1633). I primi rilevamenti fiscali mostrano un rapido processo di frammentazione interna in appartamenti di piccola, spesso piccolissima dimensione.

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[VENICE GHETTO 500] Un Museo che vive nel tempo. Passato e presente della Comunità Ebraica veneziana
di Marcella Ansaldi e Michela Zanon   
martedì 08 marzo 2016

museo_ebraico_-_paola_baldari_per_coopculture.jpgContribuire alla diffusione della conoscenza dell’ebraismo per combattere pregiudizi e sempre nuove forme di antisemitismo attraverso la conoscenza della storia e delle arti di una delle più importanti Comunità ebraiche europee, presente in Laguna già dal Medioevo e dal 1516 rinchiusa nel primo ghetto d’Italia fino al 1797: questi in sintesi gli obiettivi del MEV - Museo Ebraico di Venezia, aperto al pubblico nel 1954 con solo due stanze, capace nel tempo di procedere ad un costante ampiamento di spazi e di contenuti tali da rendere ora urgente un importante e complessivo intervento di restauro, ampliamento e rinnovo dell'intera area museale.

 

Urgenza che la Comunità ebraica di Venezia ha trasformato in un progetto internazionale di raccolta fondi - ancora in corso - affidato a Venetian Heritage e che simbolicamente verrà sancito con la posa della prima pietra del MEV del futuro in occasione della ricorrenza dei 500 anni del Ghetto a fine marzo, con la realizzazione di una struttura in Campo del Ghetto che permetterà una migliore fruizione degli ingressi, maggior sicurezza e racconterà con strumenti multimediali il progetto al grande pubblico.

 

Il Museo Ebraico non poteva che sorgere nel cuore del Ghetto, unicum urbanistico che ha mantenuto quasi inalterata nei secoli la propria struttura architettonica e che custodisce al suo interno ben cinque sinagoghe risalenti al XVI secolo, di queste ben tre sono inserite nel percorso di visita guidata che completa l'itinerario museale diffuso.

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[VENICE GHETTO 500] 1516-2016. L'identità del Ghetto di Venezia oltre la storia
di Redazioneweb2   
martedì 08 marzo 2016

jacopo_de_barbari_veduta_di_venezia_1500_museo_correr.jpegCinquecento anni di storia, una parola - ghetto - assurta ad indicare qualcosa di negativo, escludente. Alcune voci autorevoli legate a vario titolo all'ebraismo, per appartenenza o per vicinanza culturale, hanno risposto alla traccia proposta: 1516-2016. L’identità del Ghetto di Venezia oltre la storia. Una polifonia senza dissonanze, con varie sfumature, per una data importante, che non è una celebrazione, ma un dies a quo della storia.

 

Un anniversario che va ricordato e fatto conoscere, perché solo nella libertà del presente si può comprendere meglio una pagina del passato che arriva fino ai giorni nostri, infittendo la trama di un libro che ha assunto spesso il carattere di cronaca degli orrori. Venezia e il suo Ghetto raccontano molte storie: la parola va ai protagonisti, a noi il compito di ascoltare e diffondere.


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