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Venezia News #196LugAgo15
di Redazione   
mercoledì 03 luglio 2013

cover_venews196.jpgNelle edicole di Venezia e dintorni, nei bookshop e nelle principali librerie della città
 

SPECIALE: Redentore 2015


INCONTRO: Mick Jones

 

ZOOM: Venezia Jazz Festival | Summer Music Festivals

 

TRACCE: Abate padre Norberto Villa – Abbazie di Praglia e San Giorgio Maggiore 

 

ARTE

56. BIENNALE ARTE

Joan Jonas | Jason Moran

Partecipazioni nazionali: Padiglione San Marino | Repubblica Popolare di Cina | raq | Repubblica delle Seychelles | Georgia | Andorra

 

Eventi Collaterali: We Must Risk Delight | Learn from Master | Grisha Bruskin | Path and Adventure | Jenny Holzer | Wu Tien-chang: Never Say Goodbye | The Question of Beings

 

Not Only Biennale: Nativi Americani | Cy Twombly | Martial Raysse | Kim Minjung | Nuova Oggettività | Gilles Caron | Charles Pollock | Jackson Pollock | Stephen Peng | Ettore Spalletti | Emily Young | Maurizio Pellegrin | Museo di Palazzo Mocenigo | Gallerie

 
MUSICA: Vasco Rossi | Damian Marley | Mark Knopfler | Lenny Kravitz | Carlos Santana | Paul Weller


NIGHTLIFE:  Sherwood Festival | Il Muretto | Superstar Dj | Il Muretto | Redentore Party | Marghera Village | RuotaLiberaTutti

 

CLASSICAL: Lo Spirito della Musica di Venezia | Festival Monteverdi Vivaldi | Venice Music Project | Operaestate Festival Veneto | Arena di Verona

CINEMA: Circuito Cinema Comunale | Habitat #Torcello | La grande arte al cinema | Film del mese | Cinefacts

 

TEATRO: 43. Biennale Teatro: Christoph Marthaler, Leone d’oro alla Carriera | Agrupación Señor Serrano,

                Leone d’argento per l'innovazione teatrale | Young Italian Brunch | Biennale College        

Goldoni Experience | Venice Open Stage | Operaestate Festival Veneto | B.Motion

 

ETCC: Museo della Follia di San Servolo | Museo Ebraico di Padova | Libri in Spiaggia | San Servolo Camp | Libri del mese – Premio Campiello


MENÙ: Terrazze a Venezia | JW Marriott Venice Resort & Spa | Porzioni singole – Il pesto | Lost in Venice – Parco di Villa Groggia

 
VENEZIANI A TAVOLA di Pierangelo Federici: Guido Cesaruolo

 


 

 
Venezia News #195Giu15
di Redazione   
mercoledì 03 luglio 2013

venews_195_cover_sito.jpgIn tutte le edicole di Venezia e dintorni, nei bookshop e nelle principali librerie della città
 
INCONTRO: Joana Vasconcelos

 

ZOOM: Incontro con Charlie Recalcati – Reyer

 

ARTE

56. BIENNALE ARTE

All The World’s Futures | Arena | Leoni d’Oro


Partecipazioni nazionali: Francia | Giappone | Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca | Germania | Stati Uniti | Santa Sede | Lettonia | Sudafrica | IILA | Cina | Slovenia | Turchia | San Marino | Armenia | Ecuador | Azerbaijan/1 | Iraq | Nuova Zelanda

 

Eventi Collaterali: Frontiers Reimagined | Jump into the Unknown | The Sound of Creation | 001 Inverso Mundus | Roberto Sebastian Matta | Path and Adventure | The Revenge of the Common Place

 

Not Only Biennale: Art Night | European Cultural Centre | Jackson Pollock | Charles Pollock | Portable Classic | Slip of the Tongue | Plessi in Venice | Nuova Oggettività | On My Way | Proportio | Lilya / Water-Acqua | Twombly | Clavé | L’arte è in gioco | Fondazione Wilmotte | Vedova vs. Calder | Gilles Caron | The Rape of Venice | Gallerie, | Ville venete

 
MUSICA: Jovanotti | Candiani Groove | Arto Lindsay | Rumors Festival | OneRepublic | Kiss | Mumford&Sons | Paolo Nutini | Summer Preview


NIGHTLIFE:  Sherwood Festival | Il Muretto | Full Moon Dj Festival | More Festiva l ForteReggae | Happyspritz@guggenheim | Marghera Village | Festa d’Estate | Raggapiave Festival Peace Edition

 

CLASSICAL: Teatro La Fenice e Malibran | Orchestra Coin du Roi | Festival Bru Zane | Mario Brunello | Teatro Olimpico di Vicenza | Arena di Verona


CINEMA
: Circuito Cinema Comunale | Festival del mese |  Alfonso Cuarón | Messi – Alex de la Iglesias |  Film del mese | Cinefacts

 

TEATRO: Biennale Danza College: Vangelo secondo Matteo | Anna Teresa De Keersmaeker, Leone d’Oro

                L’arte che ci nutre, Candiani | Romeo e Giulietta, Hydrogen Festival 

 

ETCC: La Grande Guerra al Forte | Palio delle Repubbliche Marinare | Prove di filò urbano | Miss Italia @Mc Arthur Glen Designer Outlet


MENÙ: Ristorante La Montecchia | Mostra Arte e Vino | Il Brolo di Cannaregio | Ristorante Ghimel garden | Porzioni Singole - L’amaretto

 
VENEZIANI A TAVOLA di Pierangelo Federici: Stefano Vitale

 


 

 
Un Coach, il Basket. Intervista a Charlie Recalcati
di Massimo Bran   
giovedì 28 maggio 2015

ciamillo.jpgChi avrebbe previsto lo scorso settembre che la Reyer di patron Brugnaro e coach Recalcati, nonché del d.s. Casarin, si sarebbe trovata addirittura a un passo da giocarsi il titolo nazionale di basket sarebbe stato visto un po’ come un mattocchio, niente di più, niente di meno. Sì, perché va bene che la Reyer è davvero un gran progetto, con solide fondamenta e grande coinvolgimento della città, con uno straordinario vivaio, va bene che il mercato sin dall’inizio si è caratterizzato con scelte oculatissime, fuori dalla logica da album raccolta di belle figurine, a partire dal “gruppo Siena” di Tomas Ress & co., va bene che, seppur reduce dalla sfortunata esperienza di Montegranaro, coach Recalcati, la nuova scelta in panchina per una stagione rifondativa, è uno dei fari indiscussi del basket tricolore, va bene, insomma, tutto questo e di più, però da qui ad arrivare a recitare niente di meno che, incrociando le dita, il ruolo di primo sfidante al titolo della regina Milano, con addirittura la concreta possibilità di approdare in Eurolega (!), beh, ce ne vuole assai! Dei meriti societari si parla da anni con piena consapevolezza.

 

La Reyer storicamente ha sempre rappresentato il cuore sportivo vero della città, molto più che il calcio. Per anni, però, come del resto molte altre gloriose piazze italiane, era finita ai margini del sistema, resistendo come settore giovanile ma fuori da qualsiasi giro che contasse davvero. Bisogna quindi dar atto a Luigi Brugnaro di aver costruito davvero un qualche cosa di straordinario a partire proprio dal movimento orizzontale che ha creato, con centinaia di giovani coinvolti. Però competere ai livelli massimi significa investire molto denaro e bene, ma soprattutto avere la pazienza di costruire un percorso nel tempo. Quindi massimo merito del presente successo alla società e a chi l’ha così trasformata. E’ però vero che per fare un salto di qualità verso le massime sfere servono anche dei fuoriclasse, a partire dalla conduzione del gruppo.

 

La scelta di coach Recalcati in questo senso è stata davvero una grande mossa, non tanto o non solo per il suo palmares, quanto per la sua riconosciuta capacità di gestire gruppi e individui i più diversi, i più complessi. Su tutti basterebbe ricordare il suo capolavoro a Varese con la banda Pozzecco, non esattamente il più facile giocatore da gestire..., lo scudetto dei leggendari “tiri ignoranti”, o ancor di più lo straordinario argento olimpico di Atene 2004, con l’ossatura formata sempre da quegli allegri ragazzacci un tempo di Varese, così apparentemente antitetici dalla mitezza e compostezza di questo grande allenatore lombardo. Un vincente a livello mentale e progettuale. Non a caso la prima scelta da lui suggerita è stata quella di portare a Venezia il nocciolo duro della grande Mens Sana in liquidazione, quella Siena dove lui prima di Pianigiani inaugurò il clamoroso filotto di otto scudetti in 10 anni.  Sorpresa sì, quindi, per le dimensioni del successo di questa stagione, comunque vada, ma, ci si passi l’ossimoro, mai così programmata. A questo punto nessun sogno è precluso.

 

Per capire chi è davvero Charlie Recalcati abbiamo cercato però di andare oltre l’attualità, scavando nelle sue radici, nella sua storia profonda che coincide anagraficamente con la grande storia moderna del basket italiano ed europeo. Perché mai come in questo caso per capire le ragioni di un successo presente è necessario fare un tuffo nei fondamentali di chi di questo successo ne è il massimo artefice sul campo, o meglio, a bordo campo.


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Memoria: maneggiare con cura
di Davide Carbone   
venerdì 05 giugno 2015

forte.jpgConcetto difficile da descrivere, quello di ‘memoria’. Può essere personale o collettiva, utilizzata come fonte di ispirazione o come monito per fare in modo che cose accadute non si ripetano mai più. Può essere tutte queste cose assieme. Può essere un oggetto splendido e delicato, che tutti vogliono toccare e magari da far passare di mano in mano senza mai perderlo con lo sguardo, come quando da bambini capitava di prestare il giocattolo preferito, che tutti volevano possedere, anche solo per pochi secondi. Nel caso di cui parlo, però, a tutto potrebbe somigliare la memoria, tranne che ad un giocattolo.

 

Perché al centro dei ricordi sta la Grande Guerra, il primo conflitto mondiale che dal 1914 al 1918 rivoluzionò il mondo e con esso la storia dell’uomo. Il luogo è quanto di più emblematico si possa trovare, la Polveriera Austriaca del mestrino Forte Marghera. Si tratta di una struttura storica costruita dopo il 1814 caratterizzata da una volta a botte, muri pieni spessi quasi 2 metri e tetto progettato per essere riempito da uno strato di terra, in grado di resistere all'urto delle palle sparate dai cannoni. Attualmente è uno dei luoghi più suggestivi di Forte Marghera, con pavimento originale in legno e mattoni a vista e viene usato principalmente per piccoli spettacoli di teatro, performance e mostre fotografiche.

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Un equilibrio sopra la follia. A Venezia, tra politica e poetica
di Redazioneweb2   
giovedì 21 maggio 2015

logo_fdm2015.jpgLa sesta edizione del Festival dei Matti propone il tema politiche/poetiche esprimendo la consapevolezza che per sottrarre la Follia alle sue segregazioni sono necessari varchi e vie d’uscita. Se da una parte le Politiche si traducono in mera amministrazione, le Poetiche si limitano a descrivere un mondo sospeso e confuso. La giusta fusione tra Politiche e Poetiche porterebbe a quell’“utopia della realtà” auspicata da Basaglia. Tra gli eventi in programma, la presentazione del libro Vivi. Ultime notizie dal signor Luciano D. di Nicoletta Bidoia e, a seguire al Teatro Malibran l’incontro di approfondimento in collaborazione con Ca’ Foscari, in apertura di festival.

 

Al Teatrino di Palazzo Grassi una sezione dedicata alla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, e una seconda sulle buone pratiche in Salute Mentale; e l’incontro Fumo di carta. Normalità e follia in punta di matita con Sergio Staino e Massimo Cirri. Il Teatrino Groggia ospita la sezione Franco Basaglia e dintorni. Le storie che ne vengono con la presentazione dei volumi di Alberta Basaglia, Giovanna Del Giudice e Piero Cipriano.

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[Speciale Elezioni 2015] Intervista a Luigi Brugnaro
di Redazioneweb2   
lunedì 18 maggio 2015

brugnaro.jpgVenezia è riconosciuta nel mondo come uno degli epicentri culturali fondamentali dei nostri tempi, non solo per il suo impareggiabile patrimonio storico. La Biennale Arte dimostra quanto il contemporaneo in chiave artistica sia qui di casa come momento principe del pianeta, dimostrando al contempo quanto però la città non ne sia nei fatti consapevole. Non si spiegherebbe altrimenti il livello provinciale a cui sono ormai decaduti molti altri eventi culturali di respiro internazionale. È evidente lo scollamento totale esistente tra il livello del mondo che attraversa la città con progetti ed interessi contemporanei e il livello degli interlocutori locali che dovrebbero raffrontarsi con questo stesso mondo. Come intende erodere questa divaricazione? Come in sostanza intende elevare il livello dell'industria culturale, e conseguentemente turistica, della città?
La Biennale è nata proprio dalla volontà cittadina di incontrare il mondo e valorizzare le proprie eccellenze. Nel corso degli anni si è però allontanata dalla vita popolare, segnando un distacco tra la propria attività e il quotidiano dei veneziani, diventando un fortino anziché il luogo aperto che ne aveva ispirato l’ideazione.

 

Questo rapporto deve assolutamente essere recuperato, per fare in modo che la città si apra al mondo in maniera non provinciale, non subalterna. A partecipare devono essere le persone in carne e ossa che vivono Venezia giorno per giorno. Dobbiamo riannodare questo filo conduttore; è paradossale che giovani artisti locali non riescano mai a trovare spazio nei grandi contenitori culturali della nostra città. Penso che la partecipazione possa e debba vivere anche di gesti concreti, come magari l’esposizione durante la Biennale di opere ed installazioni nelle piazze delle nostre municipalità, a Mestre, a Favaro, a Zelarino, a Dese... Tutti devono sapere che la Biennale c’è ed è qui, tra la gente. L’arte e la bellezza devono invadere il territorio. Sarà la bellezza a far rinascere questa città, ne sono assolutamente convinto. Quando ti senti provinciale, diventi provinciale. Quanto ti senti passivo, diventi passivo. È la mentalità vincente il mattone fondamentale su cui basare ogni progetto futuro. Invece siamo portati a ragionare come parassiti, aspettando la legge speciale di turno che ci permetta di tirare avanti stancamente, senza nessuna prospettiva.

Spesso le inadeguatezze della città e della sua classe dirigente sono talmente inspiegabili che induce molti a guardare, per darsi una spiegazione plausibile, in mille altrove, senza accorgersi che “la banalità del male” è di fronte ai nostri occhi. È un male italiano che in una città così particolare, piccola da un lato, enorme dall'altro, quindi con una società forse non più adeguata a rispondere da sola a mille aspettative di milioni di persone che qui si riversano ogni giorno, si accresce ancora di più. Noi è da anni che crediamo che almeno per certi settori non sia per niente assurdo prevedere di coinvolgere, ad esempio nel turismo e nella cultura, manager ed esperti che abbiano consumato la loro esperienza in teatri metropolitani europei, americani, asiatici. Crediamo ci sia una necessità proprio vitale di coinvolgere il di fuori, diciamo così. Che scelte intende fare in questo senso?

 Di fatto, stiamo parlando della capacità di attrarre talenti, in un contesto che vede i giovani veneziani decisi a lasciare queste terre, scoraggiati dalla prospettiva di diventare al massimo dei guardiasala, con tutto il rispetto per questo lavoro, s’intende. La cultura ci può aiutare ad intercettare milioni di turisti, nonché una svariata teoria di soggetti, siano essi singoli individui o società, disposti ad investire in questo territorio. La verità è che un vero e proprio piano strategico per la città manca dai tempi di Giuseppe Volpi. Ci vuole il coraggio di mettersi in gioco,ponendo in pratica un programma in cui si vince o si perde tutti assieme, senza favoritismi o distinzioni, sviluppando un sistema in cui la differenza non sia fatta dalla tessera di partito custodita nel portafoglio. Le condizioni devono essere uguali per tutti. È la cultura a trasmetterci questo insegnamento, invitandoci ad aprire la mente, facendo entrare aria fresca e nuova nelle stanze delle nostre istituzioni. L’arte e la musica, proprio come le idee, non hanno confini. Un discorso del genere è valido a maggior ragione per Venezia, città che ha la fortuna di ricevere il mondo a domicilio, basandosi sull’amore e sulla bellezza. Proprio dall’amore e dalla bellezza noi ripartiamo per sognare il futuro. La ricchezza dovrà essere necessariamente il rapporto tra le persone, su scala nazionale come internazionale, assieme alla convinzione che il talento possa emergere a prescindere dalle preferenze politiche o dalle condizioni economiche.

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[Speciale Elezioni 2015] Intervista a Felice Casson
di Redazioneweb2   
lunedì 18 maggio 2015

felice-casson.jpgVenezia è riconosciuta nel mondo come uno degli epicentri culturali fondamentali dei nostri tempi, non solo per il suo impareggiabile patrimonio storico. La Biennale Arte dimostra quanto il contemporaneo in chiave artistica sia qui di casa come momento principe del pianeta, dimostrando al contempo quanto però la città non ne sia nei fatti consapevole. Non si spiegherebbe altrimenti il livello provinciale a cui sono ormai decaduti molti altri eventi culturali di respiro internazionale. È evidente lo scollamento totale esistente tra il livello del mondo che attraversa la città con progetti ed interessi contemporanei e il livello degli interlocutori locali che dovrebbero raffrontarsi con questo stesso mondo. Come intende erodere questa divaricazione? Come in sostanza intende elevare il livello dell'industria culturale, e conseguentemente turistica, della città?

Il valore culturale di Venezia risiede nella forma urbis, nella città stessa, con la sua storia, il suo ambiente.

 

La presenza di grandi istituzioni culturali, autonome nelle loro iniziative, rappresenta un importante valore aggiunto. E non mi riferisco solo alla Biennale; vi sono la Guggenheim, la Fondazione Pinault ed altre Fondazioni magari più piccole, ma di indiscussa dimensione internazionale, che si occupano di temi topici, vedi Palazzetto Bru Zane per la musica ad esempio. Esistono inoltre realtà culturali espressioni del tessuto cittadino, alcune ormai secolari come l’Ateneo Veneto, l’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, la Querini Stampalia, che si rivolgono direttamente alla città e ai suoi abitanti, oltre che ai visitatori. È fondamentale tener conto che Venezia ospita un numero di presenze turistiche annuali elevatissimo, superiore ai 20 milioni. Questa domanda del mondo di visitare una città incredibilmente a misura d'uomo ricade sulle nostre spalle: dobbiamo impegnarci nel qualificare questa visita, offrire servizi e prodotti di qualità commisurati al loro costo, combattendo l'illegalità e promuovendo la qualità. L’offerta deve essere tale da vedere prolungata la presenza media dei visitatori da 2,3 notti a 3 notti. L’Amministrazione si deve poi impegnare a spendere il ricavato dal turismo per la manutenzione e la qualità della visita dei monumenti. Dobbiamo trasformare la quantità in occasione di crescita qualitativa, ovviamente con il contributo e l'aiuto di tutte le categorie legali di settore. Al Sindaco e all'Amministrazione spetta il compito di elevare l’immagine della città, considerando centrale il settore della cultura. Spetta loro l’opera di miglioramento della gestione degli organismi culturali che governano direttamente, riducendone gli sprechi, e di lavorare attivamente agli indirizzi delle Istituzioni alle quali partecipa. L’Amministrazione deve poi promuovere e sostenere, laddove le risorse lo permettano, le associazioni, i movimenti, singole individualità che stanno esprimendo una vitalità sorprendente, anche e soprattutto nella città di terraferma. Per quanto riguarda gli eventi storici, della tradizione, un riferimento al Carnevale non può qui mancare. Mi piace ricordare che fu nei primi anni ‘80 che questa tradizione risorse per volontà dei veneziani e attraverso il coinvolgimento dei teatri e degli artisti. Quello che è successo poi è a conoscenza di tutti. Ora è necessario riqualificare il Carnevale pubblico. Da certi errori si può solo imparare. Anche questo è un processo culturale.


Spesso le inadeguatezze della città e della sua classe dirigente sono talmente inspiegabili che induce molti a guardare, per darsi una spiegazione plausibile, in mille altrove, senza accorgersi che “la banalità del male” è di fronte ai nostri occhi. È un male italiano che in una città così particolare, piccola da un lato, enorme dall'altro, quindi con una società forse non più adeguata a rispondere da sola a mille aspettative di milioni di persone che qui si riversano ogni giorno, si accresce ancora di più. Noi è da anni che crediamo che almeno per certi settori non sia per niente assurdo prevedere di coinvolgere, ad esempio nel turismo e nella cultura, manager ed esperti che abbiano consumato la loro esperienza in teatri metropolitani europei, americani, asiatici. Crediamo ci sia una necessità proprio vitale di coinvolgere il di fuori, diciamo così. Che scelte intende fare in questo senso?

Ogni realtà ha le sue specificità. Non esistono modelli universali. E Venezia è, come dice lei, una città piccola e al contempo enorme, per la sua fama e il suo richiamo internazionali. Questo richiamo ha sempre attratto artisti, organizzatori e manager culturali che hanno studiato con attenzione e rispetto l'oggetto prezioso. Non si tratta di un laboratorio asettico, bensì di un organismo vivo e delicato. La collaborazione e il lavoro fatto insieme a chi in questa città vive e opera è irrinunciabile. Un'ottica esclusivamente esterna rischierebbe di schiacciarlo, di metterne in pericolo la sopravvivenza. Stiamo parlando di cultura, arte, spettacolo, ma il parallelo con l'ambiente poco rispettato e violato da atteggiamenti falsamente neutrali viene naturale e spontaneo. A mio giudizio va enfatizzato un nuovo impegno sulla trasparenza della spesa in restauro e produzione culturale. Per Palazzo Ducale, che non è del Comune ma è del Demanio, la convenzione parla di margini dei biglietti reinvestiti in manutenzione. Dobbiamo impegnarci a rendicontare al mondo, perché se non ce la dovessimo fare chiederemo finanziamenti: faremo un appello e lo lanceremo sulla base di una certificazione dei nostri impegni mantenuti; cresceranno gli amici della città, poiché Venezia è di chi la sogna. L'unicità di Venezia non è solo estetica: esiste ancora - per quanto stremata dallo spopolamento - un'aura che solo i veneziani riescono a interpretare, e per veneziani intendo coloro che vivono e amano la città, non semplicemente i ‘nativi’. Chi governa e rappresenta Venezia non può e non deve dimenticarlo mai.

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[Speciale Elezioni 2015] Intervista a Francesca Zaccariotto
di Redazioneweb2   
lunedì 18 maggio 2015

zaccariotto.jpgVenezia è riconosciuta nel mondo come uno degli epicentri culturali fondamentali dei nostri tempi, non solo per il suo impareggiabile patrimonio storico. La Biennale Arte dimostra quanto il contemporaneo in chiave artistica sia qui di casa come momento principe del pianeta, dimostrando al contempo quanto però la città non ne sia nei fatti consapevole. Non si spiegherebbe altrimenti il livello provinciale a cui sono ormai decaduti molti altri eventi culturali di respiro internazionale. È evidente lo scollamento totale esistente tra il livello del mondo che attraversa la città con progetti ed interessi contemporanei e il livello degli interlocutori locali che dovrebbero raffrontarsi con questo stesso mondo. Come intende erodere questa divaricazione? Come in sostanza intende elevare il livello dell'industria culturale, e conseguentemente turistica, della città?
Il problema di Venezia è oggi quello della sua massificazione, della sua incapacità di gestire in primo luogo i flussi turistici. Venezia è una delle poche città al mondo che non ha bisogno di fare promozione turistica; è un magnete naturale, anche se questo vantaggio competitivo ha portato con sé anche un risvolto negativo, ossia il fatto che nessuno si è mai preoccupato di pianificare, di progettare alcunché. Ogni valutazione della risorsa turismo si riduce al mero ritorno economico e visto che questo dipende dai numeri il tutto va a scapito della qualità. Per riportare Venezia a livelli di qualità è necessario dare al Comune una governance politica, che a Venezia non c’è più da almeno trent’anni. Realizzare un piano di gestione dei flussi turistici che consenta di diversificare l’offerta di servizi e degli accessi a seconda che si tratti di turisti o escursionisti. Capacità di innovare i format dei grandi eventi che hanno segnato la storia culturale di Venezia. Eventi che nella loro sostanziale ripetitività e immutabilità hanno perso gran parte della loro capacità di attrazione in un mondo che sforna in questo settore novità a ciclo continuo. Non esiste più un primato culturale indiscusso di Venezia, dell’Italia, del Vecchio Continente, ma noi abbiamo la possibilità di recuperare il tempo perduto perché partiamo da basi solide e da una città che, per fortuna, rimane unica al mondo.

Spesso le inadeguatezze della città e della sua classe dirigente sono talmente inspiegabili che induce molti a guardare, per darsi una spiegazione plausibile, in mille altrove, senza accorgersi che “la banalità del male” è di fronte ai nostri occhi. È un male italiano che in una città così particolare, piccola da un lato, enorme dall'altro, quindi con una società forse non più adeguata a rispondere da sola a mille aspettative di milioni di persone che qui si riversano ogni giorno, si accresce ancora di più. Noi è da anni che crediamo che almeno per certi settori non sia per niente assurdo prevedere di coinvolgere, ad esempio nel turismo e nella cultura, manager ed esperti che abbiano consumato la loro esperienza in teatri metropolitani europei, americani, asiatici. Crediamo ci sia una necessità proprio vitale di coinvolgere il di fuori, diciamo così. Che scelte intende fare in questo senso?

 Il problema non è quello dei manager della cultura o del turismo, ma dei manager della politica. È la politica che determina gli indirizzi, che può effettuare scelte che possono o meno favorire la cultura. Negli ultimi 25 anni Venezia ha eletto filosofi, docenti universitari, avvocati, persone di fama riconosciuta, sicuramente esperte nelle loro materie, ma del tutto inadeguate a governare le complessità di un’entità quale un Comune dell’importanza di Venezia. Non hanno saputo prevedere la mercificazione di ogni valore storico, culturale e artistico della città. Non hanno saputo attrezzare la città rispetto alle invasioni di turisti determinatesi a partire dalla apertura delle frontiere e dalla globalizzazione. Hanno sempre pensato di vivere in un mondo composto da élite politiche e culturali. Nell’epoca della globalizzazione la classe politica veneziana è rimasta ancorata ai modelli della prima metà del ‘900. Dai una governance politica moderna e avrai anche una diversa e innovativa proposta culturale che amplierà gli spazi degli eventi storici.

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Expo Aquae 2015. Sull’acqua, con l’acqua, nell’acqua
di Alessandra Morgagni   
giovedì 30 aprile 2015

aquae.jpg

 

Dopo tante parole e tanti progetti, si è infine giunti al dunque. Già, a maggio l’Expo si apre anche qui, a Venezia. Si è trattato di una sfida, che non è ancora una vittoria, e di un progetto definitisi giorno per giorno, faticosamente, nel corso dei mesi tra mille peripezie e accadimenti. La sfida è stata quella di inserire il territorio veneziano dentro al clima effervescente dell’Expo di Milano, occasione importante e da non perdere per dare un segnale significativo di vitalità del sistema Italia e del Veneto in particolare. Il risultato ora è davanti a tutti: una sessantina di progetti diffusi nell’area della Laguna e, come unico episodio di padiglione espositivo al di fuori dell’area di Milano, lo spazio Aquae a Marghera. Il dato più significativo è rappresentato dal tema prescelto, l’acqua; un tema né periferico né ripetitivo rispetto a quello generale dell’Expo di Milano, Nutrire il pianeta, energia per la vita, bensì universale e al contempo quanto mai territoriale, in una parola molto à la page, glocal.

 

Attorno all’acqua è nata l’idea di costruire un progetto che avesse Venezia e la sua laguna come naturale epicentro. Nel corso dei mesi le idee si sono concretizzate, riuscendo a coinvolgere preziose risorse imprenditoriali, intellettuali, culturali. Emblematica è stata la scelta di mostrare il risultato concreto di questo sforzo in un luogo fisico di grandissima valenza storica e sociale per Venezia e la sua terraferma. Il Padiglione Aquae, vero e proprio “evento collaterale” dell’Expo milanese, è sorto nello spazio-cerniera per eccellenza tra la città storica e la terraferma, luogo pieno di significati dai quali la stessa Venezia oramai non può più prescindere per guardare al proprio sviluppo futuro. Riuscire a collocare il Padiglione proprio in quell'area industriale dismessa, del cui futuro ci si dovrà prima o poi occupare, è da cogliere come un segnale di grande rilevanza.

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World of excellence. A Milano il meglio del made in Veneto
di Redazioneweb2   
giovedì 11 giugno 2015

progetto_panorama_esterno-2.jpg

 

In piazza Gae Aulenti, simbolo della nuova Milano, un’immersione di 15 minuti nella bellezza italiana con lo straordinario contributo degli splendori veneti. Le bellezze naturali ed artistiche del Veneto sono in mostra a Milano, città di Expo 2015, grazie a Panorama, video installazione curata da Davide Rampello che racconta le meraviglie italiane e che a sole tre settimane dal suo debutto è stata già visitata da oltre 25mila persone.

Panorama è un viaggio unico tra i più grandi capolavori d’arte italiani, tra i dettagli più ricercati di gioielli e pezzi d’artigianato del nostro paese, tra le passarelle più famose, tra i cibi più prelibati e i filari di vigne secolari, in cui lo spettatore si sente parte integrante del racconto, grazie al maxi schermo circolare alto 5 metri.

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Sweet dreams. San Servolo, isola di tesori
di Davide Carbone   
mercoledì 13 maggio 2015

teatrino_gastrocomico.jpg«Sweet dreams are made of this, who am I to disagree? I travel the world and the seven seas, everybody’s looking for something…» (I sogni dolci sono fatti di questo/ Chi sono io per smentirlo? Viaggio per il mondo e per i Sette Mari/ Tutti sono alla ricerca di qualcosa). Così cantavano nel 1983 gli Eurythmics in Sweet Dreams (are Made Of This), pietra miliare della new wave che Dave Stewart ed Annie Lennox hanno regalato ai posteri assieme ad una intro inconfondibile. Che ci crediate o meno, è proprio questa canzone a passare in radio nel momento esatto in cui chi vi scrive viene informato dell’iniziativa che vedrà protagonista l’Isola di San Servolo il prossimo 16 maggio.

 

Ed è venuto davvero naturale considerare come il testo del capolavoro degli Eurythmics possa adattarsi in più di un punto alla Festa di Primavera che davvero si promette di soddisfare ogni tipo di esigenza, dando per scontato come “tutti siano alla ricerca di qualcosa”.

 

L’apertura dei festeggiamenti sarà affidata a giocolieri e trampolieri, che fin dal pomeriggio prenderanno pacificamente possesso del grande parco dell'isola, accogliendo il pubblico di grandi e piccini e accompagnando i partecipanti al momento conclusivo del Festival della Letteratura Libro che Gira Libro che Leggi. Una zucca gigantesca sul prato racconterà storie di paura a piccoli gruppi che ‘oseranno’ entrarci e un Ju-Books sarà a disposizione per chi avesse voglia, con una moneta, di scegliersi una storia e farsela leggere per un tu per tu davvero speciale.

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Mental preview Expo 2015: il tema, la geopolitica, le eredità
di Paolo Lucchetta   
lunedì 04 maggio 2015

2.jpgFino a questo momento di veramente straordinaria intorno all’Expo c’è stata la generale attenzione nei confronti delle date e delle modalità di ultimazione dei lavori, anticipata da numerose polemiche spesso legate all’idea stessa che abbiamo dell’Italia. Meno si è parlato dei contenuti e dei valori che il tema Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita, rivelando il suo ruolo decisivo, sottopone all’attenzione dei visitatori di tutto il mondo: almeno da questo punto di vista nel campo della nutrizione possiamo dire che l’Italia sia il posto giusto per il tema giusto. E se la Guida del Tema si chiede se sia: «[…] possibile assicurare a tutta l’umanità un’alimentazione buona, sana, sufficiente sostenibile? Uno degli elementi più innovativi di Expo 2015 è quello legato all’approccio concettuale al tema. Se il tema della riflessione è la nutrizione, in primo luogo umana, il titolo scelto per l’esposizione pone al centro dell’attenzione non solo il nutrimento dell’uomo, ma anche quello del pianeta in cui esso vive, ovvero l’origine stessa del cibo dell’uomo».

 

Le parole di Carlo Petrini sembrano a questo proposito le più autorevoli ed efficaci: «Il nervo scoperto che oggi sta mettendo in ginocchio milioni di contadini ha un nome conosciuto: si chiama libero mercato, che applicato al cibo sta generando uno sconquasso di proporzioni bibliche. E questo sia a casa nostra sia nel resto del mondo».

 

Sarà questo il senso della Carta di Milano, prima grande eredità e anima di questa Esposizione universale, un protocollo che vedrà protagonisti, per la prima volta, cittadini, istituzioni, imprese, associazioni, mondo accademico e l’intero sistema delle organizzazioni internazionali. «Con quale spirito andiamo verso Expo? Non possiamo concentrarci - prosegue Petrini - solamente sui milioni di turisti che arriveranno a Milano, ma dobbiamo occuparci di quei contadini e allevatori che vivono in sofferenza, del land grabbing che in Africa distrugge le vite di migliaia di contadini scacciandoli dalla loro terra, complici i governi canaglia. È sacrosanta la battaglia del made in Italy, ma dobbiamo aprire gli occhi al mondo, perché ci sono eccellenze in ogni angolo del pianeta. Questa è la visione che l’Expo deve fare propria». E continua con un auspicio: «Vorrei un’Expo più sobria, meno attenta ai grandi padiglioni, alla grande kermesse, ma che abbia anche il coraggio di dire le cose come stanno, che si apra ai contadini. Che accolga a braccia aperte anche gli umili, i poveri, perché loro più di altri hanno il diritto di venire all’Expo. Facciamola finita con questa separazione tra scienza ufficiale e saperi tradizionali: solo con il dialogo supereremo queste divisioni e costruiremo una prospettiva condivisa che ci farà uscire da questa situazione. Se non si cambia il sistema, ben difficilmente consegneremo alle prossime generazioni una speranza di vita degna. Quindi, che la Carta di Milano non sia un mero documento, ma un vero inizio». A queste parole di Carlo Petrini sarà sempre necessario riferirsi nelle nostre visite al sito e nelle nostre valutazioni.

 

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Venezia News #194Mag15
di Redazione   
mercoledì 03 luglio 2013

cover-venews194_sito.jpgIn tutte le edicole di Venezia e dintorni, nei bookshop e nelle principali librerie della città
 
ZOOM/1: Expo Venezia-Milano A/R

 

ZOOM/2: Speciale Elezioni: Luigi Brugnaro | Felice Casson | Francesca Zaccariotto

 

INCONTRO/1: Paolo Baratta

 

TRACCE: Mario Isnenghi e la Grande Guerra

 

ARTE

56. BIENNALE ARTE

 

Partecipazioni nazionali: Italia, Venezia, U.S.A., Olanda, Cina, Emirati Arabi, Santa Sede, Cile, Serbia, Andorra, Ecuador, Azerbaijan 1/2, Siria, Iraq, San Marino

 

Eventi Collaterali: Dispossession | Frontiers Reimagined | Highway to Hell | Learn from Masters | Jenny Holzer | The Question of Beings | The Union of Fire and Water | The Dialogue of Fire | Thirty Light Years | Jump into the Unknown | In the Eye of the Thunderstorm | Path and Adventure | Never Say Goodbye | Xanadu | The Infinite Nothing

 

Not Only Biennale: European Cultural Centre | Jackson Pollock | Charles Pollock | Portable Classic | Slip of the Tongue | The Rock’n’Roll Public Library | Reverberation | Ettore Spalletti | Plessi in Venice | Nuova Oggettività | Martial Raysse | On My Way | Autismes/regards | Proportio | The Light/The Shade/The Depth | Lilya | Water-Acqua | Twombly | Magdalena Abakanowic | Gallerie | Ville venete | Mostre in Italia | London Calling

 
MUSICA: The Venetian Blinds@Teatrino Grassi | De Gregori | Candiani Groove | Vicenza Jazz Festival | Irene Grandi | Marco Mengoni | Robben Ford | Gianna Nannini | Stefano Bollani | Placebo


NIGHTLIFE:  Ryoji Ikeda | Venezia Balla – Cerchi nell’acqua | Mudhoney @New Age Club | Spazio Aereo | RuotaLiberaTutti

 

CLASSICAL: Teatro La Fenice e Malibran | Festival Bru Zane – Ciclo George Onlsow | Venetian Centre for Baroque Music | L'opera metropolitana | Venice Music Project


CINEMA
: Alejandro González Iñárritu | Cinema Vixen | Second Life | Festival di Cannes

 

TEATRO: Teatro Ca’ Foscari – Bodas de sangre | Io Sono Comico | TSV – Primavera teatrale | Gigi Proietti | Marco Travaglio

 
ETCC: Festa di Primavera a San Servolo | Premio Galileo | Ca’ Foscari Summer School | Festival dei Matti | Libri del mese


MENÙ: Food&Expo | Hotellerie in Isola | Guida 2015 ai Locali Storici d’Italia | Porzioni singole

 
VENEZIANI A TAVOLA di Pierangelo Federici: Roberta Manzi

 


 

 
Cinema ad arte. A Teatrino Grassi "National Gallery" di Wiseman
di Redazioneweb   
martedì 14 aprile 2015

tubm_nationalgalleryposterweb.jpgDopo l’anteprima di Turner di Mike Leigh e Lo Schermo dell’Arte Film Festival, Palazzo Grassi – Punta della Dogana prosegue la programmazione dedicata al cinema autoriale d’arte.

Domenica 19 aprile alle ore 18, il Teatrino di Palazzo Grassi ospita la proiezione di National Gallery l’ultimo film del regista americano Frederick Wiseman, Leone d’Oro alla Carriera alla Mostra del Cinema di Venezia 2014.
 
National Gallery ritrae dall’interno una delle più grandi istituzioni museali al mondo, la National Gallery di Londra. Il film permette allo spettatore di immergersi nel funzionamento quotidiano e nel rapporto dell’istituzione con il mondo circostante, ma anche di conoscere chi vi lavora, il pubblico e i capolavori dell’arte occidentale che custodisce.
 
Per realizzare questo film, Frederick Wiseman ha vissuto la realtà del museo per settimane, documentando ogni evento: dalle riunioni di staff, alle problematiche relative all’illuminazione e ai restauri; dal balletto coreografato da Kim Brandstrup e Wayne McGregor, messo in scena in occasione della mostra Metamorfosi: Tiziano, alle proteste degli attivisti di Greenpeace, arrampicati sulla facciata del Museo.

 

Il risultato sono 170 ore di riprese sapientemente selezionate e montate senza l’aggiunta di interviste e commenti fuori campo, che confermano la capacità di Wiseman di rendersi narratore paziente e “invisibile”.
 
Presentato e acclamato alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes lo scorso anno e proiettato nelle sale italiane solo per un giorno, l’11 marzo 2015, National Gallery è distribuito in Italia da Nexo Digital e I Wonder Pictures in collaborazione con Unipol Biografilm Collection, Sky Arte HD e MYmovies.it.

 

La proiezione del film è  in lingua originale (inglese) con sottotitoli in italiano, a ingresso libero, fino ad esaurimento posti (prenotazioni Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

 

National Gallery

19 aprile h. 18 Teatrino di Palazzo Grassi, San Samuele-Venezia

Info www.palazzograssi.it

 
Venezia News #193Apr15
di Redazione   
mercoledì 03 luglio 2013

cover_sito_apr15.jpgIn tutte le edicole di Venezia e dintorni, nei bookshop e nelle principali librerie della città
 
ZOOM: Far East Film Festival

 

INCONTRO/1: Masahiko Uotani

 

INCONTRO/2: Martin Bethenod

 

ARTE: Intervista a Martyal Raysse | Slip of the Tongue Danh Vo | Alchimia di Jackson Pollock | Preview Biennale Arte 2015 | Magdalena Abakanowicz | A occhi spalancati. Capolavori dal Museo dell’Impressionismo Russo di Mosca | Henri Rousseau. Il Candore Arcaico | Preview MUVE | Mondo Novo. Le vedute d’ottica e Olafur Eliasson | Within Light / Inside Glass | Il Vetro Finlandese nella Collezione Bischofberger | Grisha Bruskin. Alefbet: Alfabeto della memoria | Tre Oci Tre Mostre / Giudecca Fotografia | Palazzo Cini, la Galleria | Gli orologi della Querini Stampalia | Verbovisioni | Luciano Vistosi | Intervista a Luigino Rossi | Carpaccio | Arte lombarda dai Visconti agli Sforza | Il demone della modernità | Avanguardia Russa 1910 - 1930 | 15 anni del Premio Furla | Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968 | Alexander Mc Queen’s Savage Beauty
 
MUSICA: Note Italiane – Teatro Toniolo | Candiani Groove | Carmen Consoli | Ian Anderson – Jethro Tull |  Paolo Conte | Richard Galliano | James Taylor | Marcus Miller | Giovanni Allevi | Negrita | Manhattan Transfert


NIGHTLIFE: Jack Savoretti | Asaf Avidan | Spazio Aereo | Steel Pulse @Gran Teatro Geox | Jazz at The Bauer | | Fedez | Il Muretto

 

CLASSICAL: Teatro La Fenice e Malibran | Festival Bru Zane – Ciclo George Onlsow | Società Veneziana Concerti | L'opera metropolitana | Venice Music Project


CINEMA
: Circuito Cinema| Cattedrali della Cutlura 3D | Biennale College - Cinema | Second Life – Dopo la prima | Venento Film Tour | Film del mese | Festival del mese | Cinefacts


TEATRO: LineaMenti – Teatro Ca’ Foscari | Teatrino Groggia | Teatro a l’Avogaria | Teatro Goldoni | Io Sono Teatro 2014/15 – Teatro Toniolo | Teatro Aurora | Teatro Villa dei Leoni | Centorizzonti | Paesaggio con Uomini 2015

 
ETCC: Intervista a Sascha Arango | Libri del Mese


MENÙ: Locanda Cipriani | Metropole Hotel | Porzioni singole: Le erbette di primavera

 
VENEZIANI A TAVOLA di Pierangelo Federici: Roberto Bucci

 


 

 
[Speciale FEFF 2015] Nord East. A Udine ecco il cinema orientale
di Riccardo Triolo   
mercoledì 01 aprile 2015

duel_to_the_deaths11.jpgDiciamolo: il Nord Est non brilla in esterofilia. Ne abbiamo per tutti, nessuno escluso: spariamo molto a Sud, un po' meno a Nord. Qualche colpo all'Occidente e il resto al minaccioso Oriente. Eppure da diciassette anni il Friuli, regione speciale per statuto e temperie, è l'avamposto europeo del cinema asiatico. La qualità, il successo e la tenuta del Far East Film Festival di Udine raccontano un altro Nord Est, vivacissimo e animato di confuciana perseveranza. Dal 23 aprile al 2 maggio, per dieci giorni di tumultuoso cinema asiatico, Udine si popola dei più competenti, informati e intransigenti cultori del cinema orientale, provenienti da tutta Italia e dall'Europa per assistere a una kermesse unica nel suo genere.

 

I sessanta titoli di quest'edizione promettono di stupire ancora una volta. Blockbuster, cult movie, opere uniche firmate da outsider su cui scommettere, vecchi e nuovi autori: il FEFF conferma la sua infallibile ricetta “trasversale”, in cui il cinema popolare si mescola con le produzioni d'autore, originando fertili opposizioni e sorprendenti consonanze.

 

Filo conduttore di quest'edizione è la tuta gialla di Bruce Lee, omaggiata anche da Tarantino in Kill Bill. Un simbolo, o meglio un'icona, scelta come immagine del manifesto ufficiale del festival (opera di Roberto Rosolin) per unire l'immaginario popolare orientale a quello occidentale. Ed è la forza impetuosa del kung fu a guidare il nuovo progetto del FEFF, messo a punto insieme all'Hong Kong Economic Trade Office: una speciale sezione curata dall'Hong Kong Film Festival e dedicata al leggendario cinema di arti marziali.

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[Speciale FEFF 2015] Gli imperdibili
di Redazioneweb2   
mercoledì 01 aprile 2015

parasyte2.jpg

Parasyte: Part 1 di Yamazaki Takashi

(Giappone 2014)
Ben noto al popolo fareastiano per aver firmato Always - Sunset on Third Street e il sequel, cioè due dei film più applauditi di tutte le edizioni, Yamazaki Takashi affronta ora il bestseller manga di Hitoshi Iwaaki: un autentico fumetto cult, molto conosciuto anche in Italia (RW edizioni), brillantemente capace di fondere fantascienza, horror e guizzi di black comedy. Parasyte: Part 1 descrive la bizzarra battaglia tra Shinichi, un teenager ombroso, e Migi, il parassita alieno che si è impossessato della sua mano destra, attualizzando l’evergeen di Don Siegel (L’invasione degli ultracorpi) e rispecchiando, in qualche modo, anche le nostre paure più attuali e profonde: impossibile non pensare all’ebola e al terrore di una contaminazione. Come andrà a finire? Ma soprattutto, è pronto o no, Parasyte: Part 2? La risposta, forse, potrà darla direttamente il FEFF!

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[Speciale FEFF 2015] Il rumore dei sogni. La musica cromatica di Hisaishi
di Martina Buran   
mercoledì 01 aprile 2015

hisaishijenabaptistelacroix.jpgTocca a uno dei giganti musicali del nostro tempo il compito d’inaugurare ufficialmente il 17. Far East Film Festival, con uno Special Gala Concert destinato a rimanere nella storia, per riempire occhi ed orecchie. Il 23 aprile le travi di legno del Teatro Nuovo Giovanni da Udine accolgono la primissima performance italiana del grande Joe Hisaishi, che riceverà anche il Gelso d’Oro alla carriera (e non a caso i 1000 biglietti per l’evento sono andati esauriti in meno di 24 ore). Autentico idolo in Giappone e personaggio di culto nel resto del mondo, mister Hisaishi non è un semplice artista, quanto piuttosto una sintesi compiuta di anime espressive: compositore, pianista, direttore d’orchestra, regista e scrittore.

 

Nato in Giappone, a Nagano, nel 1950, scopre da bambino la sua passione per la musica. Diplomatosi in composizione al Kunitachi College, Hisaishi comincia la sua folgorante carriera come autore della musica di un piccolo cartone animato intitolato Gyatoruzu, e delle serie anime Sasuga no Sarutobi e Futari Taka alla fine degli anni Settanta.

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[Speciale FEFF 2015] Nei miei panni. A Udine un’invasione cosplay
di Redazioneweb2   
mercoledì 01 aprile 2015

kellyhill.jpg

 

Il fenomeno è nato in Giappone tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, contrazione dei termini inglesi ‘costume’ e ‘play’, per indicare appunto la pratica di vestirsi esattamente come il proprio personaggio dei fumetti preferito, imitandone poi i gesti e le movenze. Questo fenomeno ha conosciuto fin da subito un’adesione vertiginosa, negli ultimi anni capace anche di far guadagnare alla causa nuovi adepti, affascinati da riproduzioni in cui la fedeltà all’originale raggiunge livelli maniacali.

 

Il Far East è anche questo, e vive grazie al contest in programma il 25 aprile uno dei propri momenti più esaltanti, incontro concreto con un pubblico che ogni anno si presenta più numeroso all’imprescindibile appuntamento cinematografico.

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[Speciale FEFF 2015] Tanto lontani, così vicini. Una retrospettiva 'marziale'
di Sergio Collavini   
mercoledì 01 aprile 2015
brucelee.jpg«[…] Le arti marziali (e il kung fu) sono l’originale contributo della cultura cinese al mondo del cinema. È ontologico, così come lo è il western per i film americani, non solo in specifici temi ricorrenti ma anche come spirito che può riscontrarsi anche in altri generi. Il cavaliere errante che vediamo, per esempio, nel ciclo di Chu Yuan-Gu Long prodotto da Shaw Bros nel 1960 si può ritrovare negli abiti firmati dei gangster movies di John Woo degli anni ‘80 e non è molto diverso dalla determinazione pioneristica dell’eroe-cowboy in innumerevoli western. La sovrapposizione tra film di arti marziali e western (e i film di cappa e spada giapponesi) è sempre affascinante. Di base, l’idea di territorio e del suo controllo sono intrinseci nei film d’azione e soprattutto in quelli di arti marziali e nei western. Le arti marziali non sono solo l’espressione di capacità individuali, ma anche di potere imperiale. Ancora un volta il parallelo con i western è notevole - la cavalleria americana invade, annette e difende lo spazio, anche se solo dentro i confini di Fort Apache […]»
Roger Garcia, direttore dell'HKIFF (Dal catalogo del 17. Far East Film Festival)


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