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[INTERVISTA] United Arts. Luciano Benetton, imprenditore e filantropo urbano
di Massimo Bran, Fabio Marzari   
giovedì 07 giugno 2018

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L’occasione era di quelle ghiotte, incontrare e intervistare un personaggio di caratura mondiale: Luciano Benetton, capitano d’industria, la cui fortuna, partita con i maglioni coloratissimi di lana, spazia dalla finanza, quella dai numeri stellari, e si espande in molte altre attività, mantenendo tuttavia un sincero, appassionato, fortissimo legame con il suo territorio e la città di provenienza, Treviso. C’è stato un momento in cui Treviso e Benetton quasi si sovrapponevano, Fabrica era un laboratorio della tolleranza e del rimescolamento dei ruoli prestabiliti, l’apertura verso il mondo era massima e malgrado gli anni della politica scellerata di chiusura verso il nuovo e l’esaltazione dell’iperlocalismo, compiuta dal sindaco sceriffo, il lavoro a favore della collettività da parte della famiglia Benetton non è mai venuto meno. Restauri importanti, iniziative culturali non demagogiche, dallo spessore solido e non monodirezionali, ed ora l’operazione delle Prigioni, in cui un luogo di reclusione diventa un moltiplicatore di libertà espressive, di mondi lontani e differenti che si uniscono nel dialogo universale dell’arte. Un “giovanesignore d’altri tempi, pacato, elegante, saggio e non altezzoso, pieno di vitalità ed entusiasmo, capace di mettere a proprio agio i suoi interlocutori e di conversare senza l’assillo dell’orologio, malgrado i molteplici impegni delle sue giornate, soprattutto ora, ritornato saldamente alla guida del Gruppo, dopo la gestione dei manager esterni. Il tema dell’incontro era la passione per le sfide, la cultura non imposta, ma proposta, il mecenatismo contemporaneo. Ne siamo usciti soddisfatti, anche e soprattutto umanamente.
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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Baratta, Farrel & McNamara: Our free space for you
di Paolo Baratta, Yvonne Farrell, Shelley McNamara   
sabato 26 maggio 2018

Perché una mostra d’Architettura?

Perché persone non specialiste devono visitarla?

Perché la Biennale dura sei mesi, un tempo infinito se consideriamo le altre manifestazioni di Architettura del passato? Perché è importante oggi visitarla?

La ragione la possiamo scoprire direttamente noi, se una volta tanto pensiamo a noi stessi con uno sguardo più ampio, e ci rendiamo conto di quanto poco tempo dedichiamo a pensare allo spazio nel quale pur viviamo e operiamo, e che abitiamo nel più completo senso del termine.

Come dobbiamo viverlo, come possiamo meglio conoscerlo? Con quali strumenti? Come possiamo esprimere le nostre aspirazioni di persone civili che, oltre a essere consumatrici di merci e occupanti volumi costruiti, possono scoprire quanta ricchezza nascosta sta intorno a noi, nei momenti in cui avvertiamo che lo spazio che ci circonda è stato pensato, e ci risulta chiaro che anche noi, ora e qui, siamo l’oggetto di quel lontano pensiero? Una ricchezza non rilevata dalle statistiche sul reddito o sui patrimoni. E lo spazio libero e gratuito che l’architettura può contribuire a creare, non è forse un diritto per poter affermare una diversa qualità di vita? La Biennale Architettura ci attende, per fare un passo avanti nella costruzione della nostra civiltà.

[ Paolo Baratta ]

yvonne-farrell-shelley-mcnamara-paolo-baratta_photo-by-andrea-avezzu_courtesy-of-la-biennale-di-venezia.jpg

 

Ci auguriamo che la Biennale dia alle persone il coraggio di capire che la nostra professione arricchisce veramente la vita di tutti, che non è un extra, un qualcosa in più che semplicemente succede, ma una componente vitale per il futuro del mondo. Nel manifesto Freespace parliamo della Terra come cliente perché sappiamo che nei prossimi 50 anni il mondo sarà sempre più urbanizzato, il che significa che sarà sempre più un mondo costruito da architetti. Dentro la nostra professione abbiamo bisogno di trovare coraggio; al di fuori di essa abbiamo bisogno di trovare sostegno. Per questo, nell’affrontare l’impegno della curatela, abbiamo soprattutto cercato un modo di celebrare l’architettura in sé e per sé.

[ Yvonne Farrell, Shelley McNamara ]

 

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | La voce dell'Architettura moderna. Leone d'oro a Kenneth Frampton
di Giovanni Vio   
giovedì 31 maggio 2018

frampton-portrait.png«Attraverso il suo lavoro Kenneth Frampton occupa una posizione di straordinaria intuizione e intelligenza, combinata con un senso di integrità unico. Si distingue come la voce della verità nella promozione dei valori chiave dell’architettura e del suo ruolo nella società [...]».

(Yvonne Farrell, Shelley McNamara)


I testi non si prendono più in mano, li si guarda su uno schermo, per frammenti o solo per immagini. In tali frangenti Modern Architecture: A Critical History, la cui prima edizione italiana è del 1982, continua ad avere successo, sfogliata come manuale, consigliata più nei corsi di progettazione che non in quelli di storia, leggibile trasversalmente o a salti.

 

Kenneth Frampton dichiara di non sentirsi un teorico, ma uno che scrive di architettura. Come hanno incisivamente puntualizzato Yvonne Farrell e Shelley McNamara, la sua analisi è impregnata di uno spirito umanistico. Egli ha il merito di smontare l’opera per ricercare nella relazione bidirezionale tra l’oggetto costruito, lo spazio, la società e i suoi individui le motivazioni e gli stimoli che spingono alle scelte e che determinano la fortuna di un progetto. Perché in ogni cultura, innovazione e tradizione sono aspetti strettamente correlati che, come proposto in Towards a Critical Regionalism: Six Points for an Architecture of Resistance (in The Anti-Aesthetic: Essays on Postmodern Culture, ed. Hal Foster, Bay Press, 1983), fanno del progetto un ponte tra il presente e la storia, le diverse storie.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Mon pays l'Europe. Bruxelles e il tessuto urbano dell'Unione
di Fabio Marzari   
giovedì 31 maggio 2018

1.pngBELGIO

 

Il Padiglione del Belgio ai Giardini, eretto nel 1907, è uno degli edifici più antichi, secondo solo a quello italiano. Il progetto Eurotopie si occupa delle problematiche e delle sfide sostenute dall’Unione Europea nel suo insediamento fisico nel tessuto urbanistico di Bruxelles.

 

Nel cuore geografico e politico dell’Europa, il quartiere europeo di Bruxelles, non rappresenta solo una condivisione di spazi fisici, ma è anche espressione del sistema politico dell’Unione Europea, considerato troppo distante dai cittadini comunitari e dagli stessi abitanti di Bruxelles.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Esplorazioni urbane. Un Collettivo alla ricerca del futuro
di Fabio Marzari   
giovedì 31 maggio 2018

lequipe-dencore-heureux_elodie-daguin-elodie-daguin_encore-heureux.pngFRANCIA

 

Il Padiglione francese risponde al tema proposto da Yvonne Farrell e Shelley McNamara con Luoghi Infiniti. Costruire edifici o fare luoghi?.

 

Affidato al collettivo Encore Heureux, formato dagli architetti Nicola Delon, Julien Choppin e Sébastien Eymard, il Padiglione tende a considerare la globalità di un territorio, evidenziando tutte quelle azioni svolte dalla società civile e dalla collettività nel suo insieme che riconducono a un pensiero portato alla sperimentazione e alle possibili aperture dell’architettura.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Risoluzioni architettoniche. I luoghi sacri e la coesistenza
di Chiara Sciascia   
giovedì 31 maggio 2018

landscape_10.pngISRAELE

 

Nel contesto geopolitico della Terra Santa, la combinazione di eventi storici, miti e tradizioni ha creato una straordinaria concentrazione di luoghi sacri.

 

A causa della loro importanza religiosa, questi siti sono spesso diventati arene di aspre lotte tra gruppi e comunità rivali. La mostra esplora il meccanismo dello Status Quo, istituito nel IXX secolo per regolare i conflitti e facilitare la coesistenza nei luoghi sacri.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Isola mondo. La libertà di costruire attorno allo spazio
di Fabio Marzari   
giovedì 31 maggio 2018

03.pngGRAN BRETAGNA

 

Island è il titolo dell’esposizione del Padiglione britannico, dal contenuto del tutto originale e provocatorio.

 

I curatori, lo studio di architettura londinese Caruso St John Architects, in collaborazione con l’artista Marcus Taylor, hanno deciso di distaccarsi dalla consuetudine, lasciando le sale espositive completamente vuote.

 

La mostra vera e propria si sviluppa in forma di una grande terrazza costruita sopra il tetto del Padiglione e sostenuta da un ponteggio che ingloba l’intero edificio. Al centro della piattaforma fuoriesce il tetto dell’edificio, riferimento al “mondo sommerso” sottostante.

Dalla terrazza la visione si espande sulla laguna e sui Giardini.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Train de vie. Le stazioni, la memoria, un paese
di Fabio Marzari   
giovedì 31 maggio 2018

arkady-shaikhet-kievsky-station-1936-courtesy-arkady-shaikhet.pngRUSSIA

 

Stazione Russia è il titolo del Padiglione, che per una singolare, ma non troppo, coincidenza è stato costruito su progetto dell’ingegnere Alexei Shchusev, che disegnò anche la stazione ferroviaria di Kazan a Mosca: vi è infatti una certa somiglianza fra le due architetture.

 

È lo sterminato territorio della Russia a essere protagonista, solcato da linee ferroviarie che arrivano quasi dappertutto, fin nei più remoti ambiti, e anche la dimensione architettonica delle infrastrutture, che rendono possibile spostarsi, mettendo in connessione le persone, sin dalle stazioni, luoghi di incontro e scambio.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Scappo dalla città. Nostalgia e futuro
di Redazioneweb   
giovedì 31 maggio 2018

04-philip-f.pngCINA Repubblica Popolare cinese

 

La Cina si lascia sedurre dal passato e dalla tradizione pur guardando con estrema lucidità e praticità al presente e al futuro.

 

Il termine “xiangchou”, che in cinese esprime la nostalgia per i territori rurali, è il concetto di partenza per il Padiglione che torna «a esplorare la campagna dove è nata la cultura cinese, per riportare alla luce valori dimenticati e possibilità ignorate», come afferma il curatore, Li Xiangning.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | A misura d'uomo. Indagini urbane senza quartiere
di Davide Carbone   
giovedì 31 maggio 2018

dsc00846.pngEMIRATI ARABI UNITI

 

Uno sguardo discreto e puntuale sulla vita quotidiana in quattro differenti zone urbane di Dubai e Abu Dhabi ancora considerate a misura d’uomo e in cui prevale un’interessenza tra l’ambiente urbano e un certo dinamismo progettuale.

 

Si tratta, nello specifico, di quartieri residenziali contraddistinti da griglie di arterie stradali che delimitano grandi blocchi urbani attraversati da stretti camminamenti (sikkak).

 

Il Padiglione intitolato Lifescapes Beyond Bigness esamina quattro tipologie urbane, tra cui quartieri residenziali (Al Satwa e Al Shorta a Dubai e Baniyas ad Abu Dhabi), reti stradali e sikkak (Deira e Bur Dubai a Dubai e Abu Dhabi centro), blocchi urbani (Al Zahya, Al Danah, Al Dhafrah e Al Zaab ad Abu Dhabi) e paesaggi naturali (Oasi di Al Mutaredh e Jebel Hafeet ad Al Ain). 

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Dorsale Italia. Viaggio sull'asse Nord-Sud
di Marisa Santin   
venerdì 01 giugno 2018

03_06.png  ITALIA

 

Con un affascinante gioco semantico, il curatore del Padiglione italiano Mario Cucinella trasforma la nostra Penisola in un Arcipelago, letteralmente un insieme di isole, che significativamente intende raccontare quella striscia di territorio italiano che dal mare e dalla costa è il più lontano.

 

Il progetto concentra la sua attenzione sui luoghi dell’entroterra, un percorso in otto itinerari che racchiude un centinaio di tappe suggerite da piccole architetture di qualità, raccolte attraverso una call pubblica.

 

Il viaggio, del quale lo stesso curatore si fa guida in un docu-film trasmesso all’entrata del Padiglione, si sofferma sull’importanza che le comunità e le culture autoctone hanno nella definizione degli spazi abitati.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Punti di incontro. Terreno di confronto tra generazioni
di Davide Carbone   
venerdì 01 giugno 2018

museuarquipelagojosecampos.pngPORTOGALLO

 

Dodici progetti di edifici pubblici creati negli ultimi dieci anni da diverse generazioni di architetti sono il nucleo della mostra presentata nel padiglione portoghese, una riflessione sullo spazio pubblico che evidenzia il ruolo e l’influenza dell’architetto nella società contemporanea.

 

Se da un lato disegni, modelli e fotografie raccontano i progetti selezionati senza seguire alcun ordine cronologico o gerarchico, sottolineando la cultura universale e l’eccellenza transgenerazionale dei professionisti portoghesi nati tra gli anni ‘30 e ‘80; dall’altro una serie di film d’artista regala una panoramica sullo stato attuale delle opere, in cui si esplorano i modi e le dinamiche con cui le persone che, frequentemente o sporadicamente, usufruiscono della missione pubblica delle opere stesse, se ne appropriano e le vivono.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Spazio tra gli spazi. Alla Biennale, il caso Karachi
di Davide Carbone   
venerdì 01 giugno 2018

press-image-02.pngPAKISTAN | new entry

 

L’enorme crescita di Karachi, megalopoli pakistana che ha superato i 20 milioni di abitanti, ha creato un divario incontrollabile tra domanda e offerta di alloggi, favorendo la scomparsa di spazi aperti pubblici destinati alla socialità condivisa.

 

Negli unici spazi disponibili, che sono quasi degli interstizi tra un edificio e un altro e dove spesso la luce giunge solo occasionalmente, si sono create le condizioni per una grande vitalità.

 

Tali luoghi angusti adempiono alla duplice funzione di via di comunicazione e di collettori di socialità, fungendo da vivaci arene per incontri, scambi di idee, attività ludiche.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Colori urbani. Il design tra arte e architettura
di Redazioneweb   
venerdì 01 giugno 2018

 

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SAN MARINO

 

La Repubblica di San Marino mette in comunicazione diretta architettura e arte, portando avanti il progetto Friendship Project delle ultime Biennali d’Arti Visive e interrogandosi su come creatività e colore possano influire sullo sviluppo delle nuove aree urbane.


Lampade ballerine, panche dispettose, elementi decorativi a forti tinte pop sono al centro dei tre differenti progetti protagonisti di un’esposizione che vuole ristabilire un nesso diretto tra abitante e abitato come tra architetto e designer, per una comunione d’intenti che possa portare a un obbiettivo comune: il miglioramento della qualità della vita.

 

Urban Colours guarda alla trasformazione delle aree urbane, o delle aree di vivibilità, attraverso il rapporto che intercorre tra colore e arte che, insieme a una oculata gestione delle forme architettoniche, possono contribuire a tracciare nuovi paesaggi, rigorosamente colorati.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Proiezione mentale. Tra persone e spazio sta l'architettura
di Redazioneweb   
venerdì 01 giugno 2018

image03.pngEventi Collaterali | MACAO

 

Tra i popolatissimi grattacieli di Macao, lungo i sentieri del Lou Lim Ieoc Garden, tra le antiche rovine della cattedrale di St. Paul o nel trambusto dei bazar di Rua da Emenda, è possibile osservare l’armoniosa interazione tra le persone e l’architettura subire una trasformazione “non intenzionale” con il passare del tempo.

 

La mostra, sfruttando le carte da gioco come simbolo della rapida ascesa economica di una città sempre più internazionale come Macao, crea quattro zone espositive con temi diversi.

 

La progettazione architettonica cede così il passo alle persone per diventare disciplina in grado di interagire, partecipare e diffondersi.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Utopia in progress. Se puoi sognarlo, puoi farlo
di Davide Carbone   
venerdì 01 giugno 2018

curatori_rcr_rafael-aranda-carme-pigem-and-ramon-vilalta-albert-bertran.pngEventi Collaterali | CATALOGNA

 

Un’utopia che prende forma, ma non attraverso plastici e planimetrie. La Vila, progetto di Rafael Aranda, Carme Pigem e Ramon Vilalta, è visibile ai nostri occhi proprio attraverso i meccanismi mentali che l’hanno generata: ecco che si entra quindi nello spazio immateriale di un mondo onirico, attraversando La Soglia e arrivando al Sogno, grotta di luci e movimento in cui ognuno di noi può plasmare la propria percezione ed esperienza.

 

«Ci proponiamo – spiega la co-curatrice Pati Nuñez – di sperimentare nuovi formati applicati alla diffusione dell’architettura. Nella mostra non ci sono né plastici né planimetrie. Il Sogno del titolo mostra la dimensione più intima di Rafael, Carme e Ramon poiché il loro modo di intendere il mondo si trova alla base del loro fare architettura ».

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | La poesia del reale. L'armonioso making places di Fieldoffice Architects
di Chiara Sciascia   
venerdì 01 giugno 2018

06_portrait-of-fieldoffice.pngEventi Collaterali | TAIWAN

 

Con alle spalle una pluridecennale esperienza nella contea di Yilan, l’architetto Sheng-Yuan Huang insieme al suo team di Fieldoffice Architects promuove il valore dell’architettura come intimo dialogo tra il luogo e chi lo vive, come connessione tra elementi naturali e artificiali.

 

Presentato sotto l’egida del Ministero della Cultura di Taiwan e con l’organizzazione del National Taiwan Museum of Fine Arts, l’Evento Collaterale Living with Sky, Water and Mountain: Making Places in Yilan risponde alla perfezione al richiamo del Freespace della 16. Biennale, che si rispecchia nel principio Making Places, ovvero quanto Fieldoffice Architects ha fatto a Yilan negli ultimi 20 anni: costruire luoghi che mettano in armoniosa relazione uomo, flora, fauna, acqua, vento e luce.

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INCONTRO | Bentornato Presidente! Canova accompagna Washington negli Stati Uniti...
di Fabio Marzari   
martedì 22 maggio 2018

washington.jpgUn progetto che parte da un piccolo paesino adagiato nei colli asolani – Possagno – che ha dato i natali ad Antonio Canova, un genio della scultura, che approda a New York alla Frick Collection, ex residenza del magnate dell’acciaio Henry Clay Frick, affacciata su Central Park, che ospita la sua preziosissima raccolta d’arte, passando per Venezia, dove una donna vulcanica e capace di non arrendersi davanti a qualsivoglia ostacolo ha saputo creare un ponte tra due Continenti unendo Canova e la sua arte con George Washington. Nel 1816 a Raleigh, capitale dello Stato della North Carolina, il Parlamento commissionò una statua a figura intera di George Washington da collocare nella sala del Senato. Thomas Jefferson, convinto che nessuno scultore americano fosse all’altezza dell’incarico, propose il nome di Antonio Canova, all’epoca uno degli artisti più acclamati del mondo.

 

La statua, prima e unica opera eseguita da Canova per gli Stati Uniti, su suggerimento di Jefferson rappresentava il primo presidente della nazione nelle vesti di un condottiero romano mentre stila il proprio discorso di commiato. L’opera venne svelata nel 1821 e il plauso fu tale da richiamare visitatori da ogni dove. Solo un decennio più tardi un tragico incendio divampò nel Palazzo del Parlamento riducendo la statua a un ammasso di frammenti. Il calco in gesso della statua, conservato al Museo canoviano di Possagno, a distanza di quasi due secoli torna ora in America come ospite d’onore della Frick Collection nel contesto del progetto Canova’s George Washington, esposto al pubblico di New York dal 22 maggio al 23 settembre 2018.

 

 

 

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Buon Compleanno Assunta! Compie cinquecento anni la pala tizianesca dei Frari
di Franca Lugato   
venerdì 11 maggio 2018

frari_guida_0341_copia.jpgUn calendario straordinario e fittissimo di eventi e celebrazioni in Basilica è stato messo a punto dai frati francescani di Santa Maria Gloriosa dei Frari per festeggiare una delle opere dell’arte veneziana più conosciute e apprezzate: l’Assunta di Tiziano.

 

La grande pala, inserita in un’imponente cornice marmorea, fa da quinta scenografica al maestoso presbiterio absidato e, oltre ad aver ispirato pagine famose della critica d’arte sulla pittura del giovane Tiziano e sulle sottili questioni teologiche e dogmatiche tra francescani e domenicani, è da cinquecento anni la protagonista indiscussa di tutte le celebrazioni liturgiche che si svolgono in chiesa: dai battesimi ai matrimoni, dalle comunioni alle cresime, dalle messe giornaliere e domenicali a quelle solenni, fino ai funerali.

 

Il clou degli eventi è proprio nel mese di maggio, per ricordare quel diciannove del 1518, quando la tavola dopo due anni di lavoro sodo del giovane pittore cadorino venne svelata e presentata a un pubblico che rimase sconcertato (vedi approfondimento pp. 10-11).

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Sul 'Lago Salato'. In ricordo di Gillo Dorfles
di Paolo Lucchetta   
martedì 22 maggio 2018

gillo-dorfles.jpgCamicia blu, pantaloni giallo senape, ai piedi scarpe da ginnastica All Star rosse: in una foto di un paio di anni fa, e ripresa in questi giorni da decine di prime pagine di giornali e siti, c’è Gillo Dorfles con il vecchio amico Arnaldo Pomodoro mentre guarda dei disegni. Non fosse per il volto segnato dal tempo, sembra un ragazzo. Ognuno di noi (sto pensando a ben quattro generazioni di persone affascinate dagli enigmi dell’estetica) potrebbe raccontare in quale modo ha avuto a che fare con le opere di quel ‘ragazzo’ triestino, lasciandosi così coinvolgere in un sistema di lettura della civiltà Occidentale contemporanea.

 

Mi imbattei in Gillo Dorfles a sedici anni. Le oscillazioni del gusto, Einaudi, 1970 era già presente nella libreria di mio padre e fu lui a introdurmi al suo pensiero, illustrandomi, tra il divertito e il fiducioso, un libro dalla copertina rigida gialla di un autore che veniva già allora definito il decano dell’estetica moderna, il maestro dei maestri. Fu la prima volta che sentii descrivere da mio padre perché la “complessità non nuoce” se si è disposti a coniugare tra loro le cose del mondo, la pittura, la linguistica, il disegno industriale, l’internazionalismo, la moda, la fotografia, la pubblicità. “La complessità che non nuoce” era quella complessità che Gillo ha accolto, cresciuto, nutrito, curato, capito, approfondito e divulgato e che quel libro metteva a fuoco con un cambio di registro, un’attenzione tutt’altro che semplicistica al mutare di un’epoca. Erano finiti gli anni ‘60 e con essi anche quel modo di indagare i fenomeni estetici fondato sull’idea dei valori eterni e sull’autonomia dell’arte.

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