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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Esplorazioni urbane. Un Collettivo alla ricerca del futuro
di Fabio Marzari   
giovedì 31 maggio 2018

lequipe-dencore-heureux_elodie-daguin-elodie-daguin_encore-heureux.pngFRANCIA

 

Il Padiglione francese risponde al tema proposto da Yvonne Farrell e Shelley McNamara con Luoghi Infiniti. Costruire edifici o fare luoghi?.

 

Affidato al collettivo Encore Heureux, formato dagli architetti Nicola Delon, Julien Choppin e Sébastien Eymard, il Padiglione tende a considerare la globalità di un territorio, evidenziando tutte quelle azioni svolte dalla società civile e dalla collettività nel suo insieme che riconducono a un pensiero portato alla sperimentazione e alle possibili aperture dell’architettura.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Risoluzioni architettoniche. I luoghi sacri e la coesistenza
di Chiara Sciascia   
giovedì 31 maggio 2018

landscape_10.pngISRAELE

 

Nel contesto geopolitico della Terra Santa, la combinazione di eventi storici, miti e tradizioni ha creato una straordinaria concentrazione di luoghi sacri.

 

A causa della loro importanza religiosa, questi siti sono spesso diventati arene di aspre lotte tra gruppi e comunità rivali. La mostra esplora il meccanismo dello Status Quo, istituito nel IXX secolo per regolare i conflitti e facilitare la coesistenza nei luoghi sacri.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Isola mondo. La libertà di costruire attorno allo spazio
di Fabio Marzari   
giovedì 31 maggio 2018

03.pngGRAN BRETAGNA

 

Island è il titolo dell’esposizione del Padiglione britannico, dal contenuto del tutto originale e provocatorio.

 

I curatori, lo studio di architettura londinese Caruso St John Architects, in collaborazione con l’artista Marcus Taylor, hanno deciso di distaccarsi dalla consuetudine, lasciando le sale espositive completamente vuote.

 

La mostra vera e propria si sviluppa in forma di una grande terrazza costruita sopra il tetto del Padiglione e sostenuta da un ponteggio che ingloba l’intero edificio. Al centro della piattaforma fuoriesce il tetto dell’edificio, riferimento al “mondo sommerso” sottostante.

Dalla terrazza la visione si espande sulla laguna e sui Giardini.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Train de vie. Le stazioni, la memoria, un paese
di Fabio Marzari   
giovedì 31 maggio 2018

arkady-shaikhet-kievsky-station-1936-courtesy-arkady-shaikhet.pngRUSSIA

 

Stazione Russia è il titolo del Padiglione, che per una singolare, ma non troppo, coincidenza è stato costruito su progetto dell’ingegnere Alexei Shchusev, che disegnò anche la stazione ferroviaria di Kazan a Mosca: vi è infatti una certa somiglianza fra le due architetture.

 

È lo sterminato territorio della Russia a essere protagonista, solcato da linee ferroviarie che arrivano quasi dappertutto, fin nei più remoti ambiti, e anche la dimensione architettonica delle infrastrutture, che rendono possibile spostarsi, mettendo in connessione le persone, sin dalle stazioni, luoghi di incontro e scambio.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Scappo dalla città. Nostalgia e futuro
di Redazioneweb   
giovedì 31 maggio 2018

04-philip-f.pngCINA Repubblica Popolare cinese

 

La Cina si lascia sedurre dal passato e dalla tradizione pur guardando con estrema lucidità e praticità al presente e al futuro.

 

Il termine “xiangchou”, che in cinese esprime la nostalgia per i territori rurali, è il concetto di partenza per il Padiglione che torna «a esplorare la campagna dove è nata la cultura cinese, per riportare alla luce valori dimenticati e possibilità ignorate», come afferma il curatore, Li Xiangning.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | A misura d'uomo. Indagini urbane senza quartiere
di Davide Carbone   
giovedì 31 maggio 2018

dsc00846.pngEMIRATI ARABI UNITI

 

Uno sguardo discreto e puntuale sulla vita quotidiana in quattro differenti zone urbane di Dubai e Abu Dhabi ancora considerate a misura d’uomo e in cui prevale un’interessenza tra l’ambiente urbano e un certo dinamismo progettuale.

 

Si tratta, nello specifico, di quartieri residenziali contraddistinti da griglie di arterie stradali che delimitano grandi blocchi urbani attraversati da stretti camminamenti (sikkak).

 

Il Padiglione intitolato Lifescapes Beyond Bigness esamina quattro tipologie urbane, tra cui quartieri residenziali (Al Satwa e Al Shorta a Dubai e Baniyas ad Abu Dhabi), reti stradali e sikkak (Deira e Bur Dubai a Dubai e Abu Dhabi centro), blocchi urbani (Al Zahya, Al Danah, Al Dhafrah e Al Zaab ad Abu Dhabi) e paesaggi naturali (Oasi di Al Mutaredh e Jebel Hafeet ad Al Ain). 

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Dorsale Italia. Viaggio sull'asse Nord-Sud
di Marisa Santin   
venerdì 01 giugno 2018

03_06.png  ITALIA

 

Con un affascinante gioco semantico, il curatore del Padiglione italiano Mario Cucinella trasforma la nostra Penisola in un Arcipelago, letteralmente un insieme di isole, che significativamente intende raccontare quella striscia di territorio italiano che dal mare e dalla costa è il più lontano.

 

Il progetto concentra la sua attenzione sui luoghi dell’entroterra, un percorso in otto itinerari che racchiude un centinaio di tappe suggerite da piccole architetture di qualità, raccolte attraverso una call pubblica.

 

Il viaggio, del quale lo stesso curatore si fa guida in un docu-film trasmesso all’entrata del Padiglione, si sofferma sull’importanza che le comunità e le culture autoctone hanno nella definizione degli spazi abitati.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Punti di incontro. Terreno di confronto tra generazioni
di Davide Carbone   
venerdì 01 giugno 2018

museuarquipelagojosecampos.pngPORTOGALLO

 

Dodici progetti di edifici pubblici creati negli ultimi dieci anni da diverse generazioni di architetti sono il nucleo della mostra presentata nel padiglione portoghese, una riflessione sullo spazio pubblico che evidenzia il ruolo e l’influenza dell’architetto nella società contemporanea.

 

Se da un lato disegni, modelli e fotografie raccontano i progetti selezionati senza seguire alcun ordine cronologico o gerarchico, sottolineando la cultura universale e l’eccellenza transgenerazionale dei professionisti portoghesi nati tra gli anni ‘30 e ‘80; dall’altro una serie di film d’artista regala una panoramica sullo stato attuale delle opere, in cui si esplorano i modi e le dinamiche con cui le persone che, frequentemente o sporadicamente, usufruiscono della missione pubblica delle opere stesse, se ne appropriano e le vivono.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Spazio tra gli spazi. Alla Biennale, il caso Karachi
di Davide Carbone   
venerdì 01 giugno 2018

press-image-02.pngPAKISTAN | new entry

 

L’enorme crescita di Karachi, megalopoli pakistana che ha superato i 20 milioni di abitanti, ha creato un divario incontrollabile tra domanda e offerta di alloggi, favorendo la scomparsa di spazi aperti pubblici destinati alla socialità condivisa.

 

Negli unici spazi disponibili, che sono quasi degli interstizi tra un edificio e un altro e dove spesso la luce giunge solo occasionalmente, si sono create le condizioni per una grande vitalità.

 

Tali luoghi angusti adempiono alla duplice funzione di via di comunicazione e di collettori di socialità, fungendo da vivaci arene per incontri, scambi di idee, attività ludiche.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Colori urbani. Il design tra arte e architettura
di Redazioneweb   
venerdì 01 giugno 2018

 

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SAN MARINO

 

La Repubblica di San Marino mette in comunicazione diretta architettura e arte, portando avanti il progetto Friendship Project delle ultime Biennali d’Arti Visive e interrogandosi su come creatività e colore possano influire sullo sviluppo delle nuove aree urbane.


Lampade ballerine, panche dispettose, elementi decorativi a forti tinte pop sono al centro dei tre differenti progetti protagonisti di un’esposizione che vuole ristabilire un nesso diretto tra abitante e abitato come tra architetto e designer, per una comunione d’intenti che possa portare a un obbiettivo comune: il miglioramento della qualità della vita.

 

Urban Colours guarda alla trasformazione delle aree urbane, o delle aree di vivibilità, attraverso il rapporto che intercorre tra colore e arte che, insieme a una oculata gestione delle forme architettoniche, possono contribuire a tracciare nuovi paesaggi, rigorosamente colorati.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Proiezione mentale. Tra persone e spazio sta l'architettura
di Redazioneweb   
venerdì 01 giugno 2018

image03.pngEventi Collaterali | MACAO

 

Tra i popolatissimi grattacieli di Macao, lungo i sentieri del Lou Lim Ieoc Garden, tra le antiche rovine della cattedrale di St. Paul o nel trambusto dei bazar di Rua da Emenda, è possibile osservare l’armoniosa interazione tra le persone e l’architettura subire una trasformazione “non intenzionale” con il passare del tempo.

 

La mostra, sfruttando le carte da gioco come simbolo della rapida ascesa economica di una città sempre più internazionale come Macao, crea quattro zone espositive con temi diversi.

 

La progettazione architettonica cede così il passo alle persone per diventare disciplina in grado di interagire, partecipare e diffondersi.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Utopia in progress. Se puoi sognarlo, puoi farlo
di Davide Carbone   
venerdì 01 giugno 2018

curatori_rcr_rafael-aranda-carme-pigem-and-ramon-vilalta-albert-bertran.pngEventi Collaterali | CATALOGNA

 

Un’utopia che prende forma, ma non attraverso plastici e planimetrie. La Vila, progetto di Rafael Aranda, Carme Pigem e Ramon Vilalta, è visibile ai nostri occhi proprio attraverso i meccanismi mentali che l’hanno generata: ecco che si entra quindi nello spazio immateriale di un mondo onirico, attraversando La Soglia e arrivando al Sogno, grotta di luci e movimento in cui ognuno di noi può plasmare la propria percezione ed esperienza.

 

«Ci proponiamo – spiega la co-curatrice Pati Nuñez – di sperimentare nuovi formati applicati alla diffusione dell’architettura. Nella mostra non ci sono né plastici né planimetrie. Il Sogno del titolo mostra la dimensione più intima di Rafael, Carme e Ramon poiché il loro modo di intendere il mondo si trova alla base del loro fare architettura ».

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | La poesia del reale. L'armonioso making places di Fieldoffice Architects
di Chiara Sciascia   
venerdì 01 giugno 2018

06_portrait-of-fieldoffice.pngEventi Collaterali | TAIWAN

 

Con alle spalle una pluridecennale esperienza nella contea di Yilan, l’architetto Sheng-Yuan Huang insieme al suo team di Fieldoffice Architects promuove il valore dell’architettura come intimo dialogo tra il luogo e chi lo vive, come connessione tra elementi naturali e artificiali.

 

Presentato sotto l’egida del Ministero della Cultura di Taiwan e con l’organizzazione del National Taiwan Museum of Fine Arts, l’Evento Collaterale Living with Sky, Water and Mountain: Making Places in Yilan risponde alla perfezione al richiamo del Freespace della 16. Biennale, che si rispecchia nel principio Making Places, ovvero quanto Fieldoffice Architects ha fatto a Yilan negli ultimi 20 anni: costruire luoghi che mettano in armoniosa relazione uomo, flora, fauna, acqua, vento e luce.

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INCONTRO | Bentornato Presidente! Canova accompagna Washington negli Stati Uniti...
di Fabio Marzari   
martedì 22 maggio 2018

washington.jpgUn progetto che parte da un piccolo paesino adagiato nei colli asolani – Possagno – che ha dato i natali ad Antonio Canova, un genio della scultura, che approda a New York alla Frick Collection, ex residenza del magnate dell’acciaio Henry Clay Frick, affacciata su Central Park, che ospita la sua preziosissima raccolta d’arte, passando per Venezia, dove una donna vulcanica e capace di non arrendersi davanti a qualsivoglia ostacolo ha saputo creare un ponte tra due Continenti unendo Canova e la sua arte con George Washington. Nel 1816 a Raleigh, capitale dello Stato della North Carolina, il Parlamento commissionò una statua a figura intera di George Washington da collocare nella sala del Senato. Thomas Jefferson, convinto che nessuno scultore americano fosse all’altezza dell’incarico, propose il nome di Antonio Canova, all’epoca uno degli artisti più acclamati del mondo.

 

La statua, prima e unica opera eseguita da Canova per gli Stati Uniti, su suggerimento di Jefferson rappresentava il primo presidente della nazione nelle vesti di un condottiero romano mentre stila il proprio discorso di commiato. L’opera venne svelata nel 1821 e il plauso fu tale da richiamare visitatori da ogni dove. Solo un decennio più tardi un tragico incendio divampò nel Palazzo del Parlamento riducendo la statua a un ammasso di frammenti. Il calco in gesso della statua, conservato al Museo canoviano di Possagno, a distanza di quasi due secoli torna ora in America come ospite d’onore della Frick Collection nel contesto del progetto Canova’s George Washington, esposto al pubblico di New York dal 22 maggio al 23 settembre 2018.

 

 

 

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Buon Compleanno Assunta! Compie cinquecento anni la pala tizianesca dei Frari
di Franca Lugato   
venerdì 11 maggio 2018

frari_guida_0341_copia.jpgUn calendario straordinario e fittissimo di eventi e celebrazioni in Basilica è stato messo a punto dai frati francescani di Santa Maria Gloriosa dei Frari per festeggiare una delle opere dell’arte veneziana più conosciute e apprezzate: l’Assunta di Tiziano.

 

La grande pala, inserita in un’imponente cornice marmorea, fa da quinta scenografica al maestoso presbiterio absidato e, oltre ad aver ispirato pagine famose della critica d’arte sulla pittura del giovane Tiziano e sulle sottili questioni teologiche e dogmatiche tra francescani e domenicani, è da cinquecento anni la protagonista indiscussa di tutte le celebrazioni liturgiche che si svolgono in chiesa: dai battesimi ai matrimoni, dalle comunioni alle cresime, dalle messe giornaliere e domenicali a quelle solenni, fino ai funerali.

 

Il clou degli eventi è proprio nel mese di maggio, per ricordare quel diciannove del 1518, quando la tavola dopo due anni di lavoro sodo del giovane pittore cadorino venne svelata e presentata a un pubblico che rimase sconcertato (vedi approfondimento pp. 10-11).

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Sul 'Lago Salato'. In ricordo di Gillo Dorfles
di Paolo Lucchetta   
martedì 22 maggio 2018

gillo-dorfles.jpgCamicia blu, pantaloni giallo senape, ai piedi scarpe da ginnastica All Star rosse: in una foto di un paio di anni fa, e ripresa in questi giorni da decine di prime pagine di giornali e siti, c’è Gillo Dorfles con il vecchio amico Arnaldo Pomodoro mentre guarda dei disegni. Non fosse per il volto segnato dal tempo, sembra un ragazzo. Ognuno di noi (sto pensando a ben quattro generazioni di persone affascinate dagli enigmi dell’estetica) potrebbe raccontare in quale modo ha avuto a che fare con le opere di quel ‘ragazzo’ triestino, lasciandosi così coinvolgere in un sistema di lettura della civiltà Occidentale contemporanea.

 

Mi imbattei in Gillo Dorfles a sedici anni. Le oscillazioni del gusto, Einaudi, 1970 era già presente nella libreria di mio padre e fu lui a introdurmi al suo pensiero, illustrandomi, tra il divertito e il fiducioso, un libro dalla copertina rigida gialla di un autore che veniva già allora definito il decano dell’estetica moderna, il maestro dei maestri. Fu la prima volta che sentii descrivere da mio padre perché la “complessità non nuoce” se si è disposti a coniugare tra loro le cose del mondo, la pittura, la linguistica, il disegno industriale, l’internazionalismo, la moda, la fotografia, la pubblicità. “La complessità che non nuoce” era quella complessità che Gillo ha accolto, cresciuto, nutrito, curato, capito, approfondito e divulgato e che quel libro metteva a fuoco con un cambio di registro, un’attenzione tutt’altro che semplicistica al mutare di un’epoca. Erano finiti gli anni ‘60 e con essi anche quel modo di indagare i fenomeni estetici fondato sull’idea dei valori eterni e sull’autonomia dell’arte.

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Sulle orme di Galileo. Padova celebra la sua vocazione scientifica
di Marisa Santin   
venerdì 18 maggio 2018
Assegnato il 18 maggio 2018 Premio Galileo in un'affollata Aula Magna del Palazzo del Bo: vince Plant Revolution. Le piante hanno già inventato il nostro futuro (Giunti, 2017) di Stefano Mancuso. Al secondo posto Anna Meldolesi con E l’uomo creò l’uomo. CRISPR e la rivoluzione dell'editing genomico (Bollati Boringhieri, 2017); al terzo Gabriella Greison con Sei donne che hanno cambiato il mondo. Le grandi scienziate della fisica del XX secolo (Bollati Boringhieri, 2017).
 
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Il Premio Galileo è un appuntamento ormai consolidato e molto amato a Padova, perché coinvolge le scuole ma anche perché celebra una delle vocazioni primarie di una città che non solo, come tutti sanno, ha ospitato Galileo Galilei, ma che conserva molte altre preziose testimonianze della sua lunga tradizione scientifica. Un Premio che, come ha sottolineato l’Assessore alla Cultura Andrea Colasio, ha il duplice obiettivo di agevolare la letteratura scientifica fra le generazioni più giovani e di rivolgersi al grande pubblico. Molte sono le iniziative che ruotano attorno al Premio, alcune sul filo della continuità – come gli incontri organizzati dal CICAP e gli incontri pubblici con gli autori della cinquina selezionata –, altre sono novità di quest’anno, come l’inserimento del Premio all’interno del Festival dell’Innovazione (17-19 maggio), una tre-giorni di incontri e sinergie tra aziende, centri di ricerca, istituzioni e mondo dell’Università.
 
Assessore Colasio, quale rapporto lega il Premio Galileo alla città di Padova e alla sua lunga tradizione scientifica?
Si tratta di uno dei pochi Premi dedicati alla divulgazione scien- tifica, in una città che, oltre ad aver ospitato Galileo Galilei, per vocazione ha sempre intrecciato la sua vicenda storico-culturale con la ricerca scientifica. Ri- salendo al XIV secolo, Jacques Le Goff ricorda come...
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Diversamente Labile. Al via la 9. edizione del Festival dei Matti
di Davide Carbone   
mercoledì 16 maggio 2018
nives-manara.jpgChe a Venezia lo spazio rappresenti qualcosa di “fuori dall’ordinario” è un assunto condiviso da molti. In una città che vive a pelo d’acqua, è proprio questo elemento naturale a farsi linea di confine: una linea da tenere d’occhio, in rapida ascesa o discesa, capace di nascondere luoghi per subito dopo rivelarli o magari serbarli per sempre, sopravvivendo nei ricordi delle generazioni antiche, che li tramanderanno a futura memoria.
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La forma dell’acqua. Maggio a Venezia tra Sensa, Vogalonga e Velalonga
di Mariachiara Marzari   
venerdì 11 maggio 2018
vela_045.jpg«Venezia è un pesce. Guardala su una carta geografica. Assomiglia ad una sogliola colossale distesa sul fondo. Come mai questo animale prodigioso ha risalito l’Adriatico ed è venuto a rintanarsi proprio qui? […] Venezia è sempre esistita come la vedi, o quasi. È dalla notte dei tempi che naviga: ha toccato tutti i porti, ha strusciato addosso a tutte le rive […] Sulla cartina geografica il ponte che la collega alla terraferma assomiglia a una lenza: sembra che Venezia abbia abboccato all’amo.» Tiziano Scarpa, Venezia è un pesce, 2000.
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Fondazione Ugo e Olga Levi. La rivoluzione digitale
di Redazioneweb2   
mercoledì 16 maggio 2018
4.palazzo_giustinian_lolin.jpgIl Presidente Davide Croff, insieme al Direttore Giorgio Busetto, ha presentato alla stampa i risultati degli ultimi cinque anni di attività, in particolare i progetti di studio, valorizzazione e fruizione digitale degli archivi e dei fondi conservati, con particolare attenzione alla Biblioteca “Gianni Milner”, al centro delle principali trasformazioni dell’Istituzione che si consolida come punto di riferimento per gli studi musicali nel panorama nazionale, anche grazie agli importanti restauri che hanno interessato Palazzo Giustinian Lolin, sede della Fondazione.

Alle attività di riordino, restauro e catalogazione si è affiancato un processo di digitalizzazione del materiale, iniziato proprio nel 2012, che ha portato alla creazione del database open source LEVIdata contenente già oltre 50.000 record e liberamente consultabile online. Inoltre nell’ultimo quinquennio la Fondazione ha curato, in autonomia o insieme ad altri enti, la concezione, produzione, gestione, promozione, comunicazione e distribuzione di oltre 140 eventi culturali, di cui 47 legati alla promozione della Biblioteca “Gianni Milner”.
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