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MUSICA
[VENEZIA JAZZ FESTIVAL 2019] Le donne della mia vita. Intervista a Dee Dee Bridgewater
di Andrea Falco, Davide Carbone   
mercoledì 03 luglio 2019
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Un progetto grazie al quale Dee Dee Bridgewater rende omaggio a quella che è stata la sua casa per 17 anni, la Francia, con una serie di brani strettamente collegati alla carriera ed alla vita di Josephine Baker, la famosa performer statunitense naturalizzata francese. Il concerto celebra anche famosi chansonniers dell’epoca come Edith Piaf e Charles Trenet. J’ai Deux Amours è anche l’album di Dee Dee Bridgewater pubblicato nel 2005 che deve il titolo proprio alla canzone interpretata dalla stessa Baker. Nel 2008, per questo progetto, Dee Dee è stata insignita del prestigioso titolo francese di Commandeur Dans l’Ordre des Arts et des Lettres e in seguito anche di quello di Officier de la Légion d’Honneur.

 

Lungo il corso della sua poliedrica carriera, che attraversa quattro decenni, la leggenda del jazz Dee Dee Bridgewater ha raggiunto i più alti livelli musicali, regalandoci un’interpretazione unica e intrepide rivisitazioni di classici del jazz. Protagonista del concerto alla Fenice dell’8 luglio, appuntamento tra i più attesi dell’edizione 2019 di Venezia Jazz Festival, Dee Dee Bridgewater racconta con viva voce tutte le emozioni di un’artista sempre curiosa e capace di buttarsi a capofitto nei mille progetti portati avanti con dedizione ed entusiasmo Viaggiatrice, esploratrice, pioniera e custode della tradizione, è stata premiata con un Tony Awards e tre volte con il Grammy Award: due volte per l’acclamatissimo tributo a Ella Fitzgerald, Dear Ella, e l’ultimo nel 2011 per l’album dedicato a Billie Holiday (1915-1959), To Billie With Love From Dee Dee, come Best Jazz Vocal Album.

 

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Di ieri e di oggi. Il ritorno di Ligabue
di Gabriella Zullo   
venerdì 05 luglio 2019
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Sono già passati tre anni dall’ultimo disco di Ligabue. «E finalmente!» penseranno i fedelissimi, dato che dal 2010 con l’uscita di Arrivederci, mostro! Ligabue sembra aver siglato una tacita promessa di un album ogni tre anni. Nel 2013 infatti uscì Mondovisione, nel 2016 Made in Italy. Quest’anno, 2019, Start. Il nuovo attesissimo tour è iniziato lo scorso 14 giugno al San Nicola di Bari e tre giorni dopo Liga e la band sono volati a Messina. Dopo aver emozionato il pubblico anche a Pescara, Firenze, Milano e Bologna, il 9 luglio è la volta di Padova, allo Stadio Euganeo. Una carriera, la sua, che sfiora i 40 anni di attività non solo musicale, ma anche culturale, letteraria e sociale. Perché “il” Liga può anche non piacere, il gusto non è oggetto di dibattito, ma le sue canzoni hanno indubbiamente accompagnato generazioni di italiani – e non – durante il loro viaggio. Quello della nostra vita.

 

E che ci piaccia o no, la musica ha questo potere: ci rende uguali dinanzi al tempo che scorre. Ligabue ha cantato e narrato alcune tappe importanti, raccontando di persone e situazioni che tutti prima o poi ci siamo trovati ad affrontare. E ciò che rende sempre “buona” la sua musica è l’attualità. Nei suoi pezzi c’è sempre una connessione con il presente e un rimando al passato. Salite su questo treno di parole per un viaggio di sola andata.

 

Mettevi comodi, cuffie a portata di mano e… Start!. «E serve pane e fortuna, serve vino e coraggio, soprattutto ci vogliono buoni compagni di viaggio»: queste sono le poche regole di Ligabue, tratte dal singolo Luci d’America che ha anticipato il nuovo album.

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A perdifiato. In arrivo la rivoluzione HOME
di Elena Marzari   
venerdì 05 luglio 2019
ImageUna volta nella vita. E la rivoluzione Home Venice è già in opera. Parole importanti e un carico di aspettative da intimidire anche i più incalliti ottimisti. Home Festival ha cambiato pelle: è cresciuto, ha imparato a ballare a ritmo di musica e sta facendo salire la febbre dell'attesa grazie ad una line-up amplissima. Il rinnovato esordio veneziano inizia con una promessa: far vivere un’esperienza mozzafiato. Gli organizzatori l’hanno chiamata “rivoluzione culturale”, all’insegna di novità, nuovi punti di vista, tendenze e respiri a ritmo con il mondo intero. È una scommessa, ma Home Venice difficilmente deluderà. Tre serate, con mille motivi per fare un salto. Per la movida estiva e i bassi profondi c’è la carica di Ackeejuice Rockers, duo elettronico veneziano, punto di riferimento di artisti come Kanye West e Pusha-T, in grado di conquistare chiunque con il suo sound eclettico. Lo chiamano mezzo-synth non a caso: Megha punta dritto al centro. Nessuno l’ha mai visto in faccia, ma di sicuro si è fatto sentire. I suoi versi parlano e le sue esibizioni restano impresse.

 

La regina italiana del latin pop, Elettra Lamborghini, promette di far ballare. Non smettono mai di viaggiare i Ramona Flowers, di cui perfino Bono Vox è fan incallito, con ormai 3 dischi pubblicati, ovunque vadano conquistano.

 

Timbro inconfondibile e colore da lasciare senza fiato, è italo-nigeriano e si chiama FADI: scrive brani che rimangono incollati ai nostri pensieri, ma che colpiscono al cuore con un grande impatto. Se volete la musica ‘che fa casino’, ci sono i Bloc Party, definiti in molti modi ma con un’unica costante: il rock. Il grande nome del festival è invece Editors: carismatici e ammalianti, con un registro vocale in continua evoluzione e uno stile inconfondibile. Classici riff e sound un po’ blues vuol dire Rival Sons, famosa band hard-rock. Un po’ indie, un po’ rock sono gli Husky Loops, parola d’ordine: scatenarsi.

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A long long time. Con Elton, sulla Luna e ritorno
di Redazioneweb2   
mercoledì 15 maggio 2019

eltonjohn.jpgLa notizia è di quelle che scuotono l'Italia musicale: Elton John in concerto all’Arena di Verona per ben due date con Farewell Yellow Brick Road, il Tour con il quale l’artista ha deciso di salutare tutti i suoi fan: si tratta infatti dell’ultima tournée della sua carriera. Il Tour Farewell Yellow Brick Road è partito l’8 settembre 2018 dagli Stati Uniti e si concluderà nel 2021: Elton John visiterà cinque continenti e suonerà in oltre 300 concerti in tutto il mondo. Lo Show arriverà in Italia il 29 e 30 maggio all’Arena di Verona.

 

«Voglio ringraziare i miei fan straordinari per il loro travolgente supporto lungo il corso della mia carriera e specialmente per l’interesse dimostrato a essere presenti per celebrare il mio ultimo tour, Farewell Yellow Brick Road, - ha detto Elton John - sono così emozionato per la partenza del tour che non vedo l’ora di vedere tutti quanti in giro». Il tour prevede più di 300 concerti attraverso cinque continenti, toccando Nord America, Europa, Asia, Sud America e Australia prima di giungere alla sua conclusione nel 2021.

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Un gentiluomo a Verona. Morricone, il mondo del Maestro
di Marisa Santin   
mercoledì 15 maggio 2019

morricone.jpgIn una recente intervista rilasciata in occasione dei suoi 90 anni, Ennio Morricone spiega che uno dei più grandi rimpianti è non aver firmato la colonna sonora di Arancia Meccanica. Quando Kubrick lo contattò per proporgliela, Morricone stava lavorando a Giù la testa. Sarebbe stato proprio Sergio Leone a mettere le mani avanti con Kubrick dicendogli che il Maestro non era disponibile. Più che chiederci dove trovi le energie per affrontare un ennesimo tour di dieci date, dovremmo chiederci come fa Ennio Morricone a far stare in scaletta 60 anni di carriera intensissima. Cinquecento colonne sonore, 70 milioni di dischi venduti, tre David di Donatello, dieci Nastri d’Argento, tre Grammy, tre Golden Globe, sei BAFTA, un Leone d’Oro, due Oscar (l’ultimo è del 2016 per The Hateful Eight) e collaborazioni con grandi registi di diverse stagioni cinematografiche, da Pier Paolo Pasolini a John Carpenter, da Brian De Palma a Giuseppe Tornatore, a Quentin Tarantino.

 

E, naturalmente, prima fra tutte, la collaborazione con Sergio Leone, di cui fu anche compagno di scuola. Bastano poche note di C’era una volta in America o di Per un pugno di dollari – per citarne solo due – e l’intera atmosfera del film viene rievocata in un istante, come se la musica, la sua musica, contenesse in sé anche tutte le immagini.

 

Immediatamente riconoscibili, le sue composizioni hanno contribuito a rendere leggendari decine di film, per non citare le canzoni scritte o arrangiate per alcune delle voci più famose della canzone italiana degli anni ’60 e ’70 fra cui Mina, Edoardo Vianello, Rita Pavone, Luigi Tenco, Gino Paoli.

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Pronto a correre. Mengoni, lento e inesorabile...
di Redazioneweb2   
mercoledì 15 maggio 2019

mengoni.jpgTre date consecutive in Arena sono di sicuro un privilegio concesso a pochi e un regalo a chi davvero ha un'impareggiabile fame di pubblico da soddisfare, ovviamente ben corrisposto. Il 30 novembre 2018 è uscito finalmente Atlantico, il quinto album di Marco Mengoni. Arrivato a tre anni di distanza dall’ultimo album, Le cose che non ho, il nuovo disco è stato presentato durante una tre giorni di eventi a Milano, seguito da un instore tour dallo stratosferico seguito, e sono già tante le canzoni che amiamo, da Buona Vita a Voglio, fino a Hola, singolo in duetto con Tom Walker

 

Da fine aprile i brani di questa nuova prova artistica del cantante nato il giorno di Natale del 1988 sono ascoltate e cantate a squarciagola dal vivo nel corso di un tour dei palazzetti che sta toccando le principali città italiane e che si svolgerà sino alla fine di maggio, con appunto tre date in Piazza Bra il 24, 25 e 26 del mese.

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La versione di Danilo. Rea, ponte jazz tra leggende
di Redazioneweb2   
martedì 14 maggio 2019

danilorea.jpgLa quarta edizione della rassegna Il Suono e la Parola. Primavera tra letteratura, musica e teatro - promossa dal Comune di Padova Assessorato alla Cultura in collaborazione con la Scuola di Musica Gershwin e la media partnership di Radio Padova e Easy Network - chiude la sua programmazione giovedì 16 maggio alla Sala dei Giganti di Palazzo Liviano con un concerto imperdibile del pianista jazz Danilo Rea in occasione della presentazione del nuovo album Something in our way, ispirato ai successi di Beatles e Rolling Stones.

 

Un progetto live e discografico, pubblicato per Warner Music Italy, in cui i brani più celebri delle due band britanniche icone della musica pop e rock dagli anni ’60 si uniscono sul filo delle note del piano di Danilo Rea, toccando la memoria di tutti noi. Le canzoni di Lennon, McCartney e Harrison, da sempre riferimento musicale e colonna sonora della formazione di questo gigante del pianismo jazz, s’intrecciano con i pezzi di Jagger e Richards, in un ideale concerto a più voci più unico che raro.

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A tutto volume. 25 anni di Negrita
di Redazioneweb2   
martedì 14 maggio 2019

negrita.jpgPer la rassegna Note Italiane, il 14 maggio arrivano al Teatro Toniolo di Mestre i Negrita con il 25th Anniversary Tour, per celebrare assieme al pubblico i loro primi 25 anni di rock 'n' roll. Freschi di partecipazione all’ultimo Festival di Sanremo con il brano I ragazzi stanno bene, i Negrita tornano in tour in Italia con una serie di concerti in teatri prestigiosi e in luoghi di particolare fascino e importanza storica. Una scelta che richiama le date che nel 2013 li videro protagonisti con 64 sold out consecutivi. La tranche primaverile del tour parte a maggio e per dieci serate vedrà i Negrita abbracciare una dimensione più acustica e calarsi al meglio nell'intimità dei luoghi che visiteranno.

 

Lo show comprenderà tutti i grandi classici della band toscana, da Rotolando verso sud a Magnolia, da Cambio a In ogni atomo, passando attraverso Mama Maè, Ho imparato a sognare, Non torneranno più, con l'aggiunta di brani che raramente vengono proposti dal vivo in passato. In estate sarà invece il momento de La Teatrale Plus, naturale evoluzione della stagione precedente in cui il gruppo alternerà brani acustici ed elettrici, in un mix in grado di descriverne al meglio entrambe le anime. L’autunno porterà poi altre date e sorprese.

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Parola scritta. La valigia del cantautore
di Redazioneweb2   
martedì 14 maggio 2019

ultimo.jpgUn percorso inarrestabile quello di Ultimo, il giovane cantautore romano che, dopo aver annunciato, con più di tre mesi di anticipo i sold out delle due date al PalaLottomatica di Roma e del concerto al Mediolanum Forum di Milano a novembre, si prepara a tornare sul palco con il suo Colpa delle favole Tour, nuova tournée in 10 date con cui l’artista attraverserà le principali città italiane e che vedrà un’unica esclusiva data nel Nordest, in programma venerdì 17 maggio al PalaInvent di Jesolo. Niccolò Moriconi, in arte Ultimo, classe 1996, è nato a Roma.

 

Determinato e pieno di sogni, all’età di 8 anni inizia a studiare musica al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma e da quel momento non ha mai abbandonato la passione per la musica. Niccolò ha scritto le sue prime canzoni a 14 anni, elaborando con il tempo uno stile che combina cantautorato italiano e hip hop. Nel 2016 vince il contest più importante per gruppi e solisti emergenti di musica hip hop italiana promosso dalla Honiro - iniziando così una collaborazione con l’etichetta - e nel marzo 2017 pubblica il suo singolo d'esordio, Chiave.

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A tinte forti. Fusioni dalla potenza rara
di Redazioneweb2   
martedì 14 maggio 2019

moonlightbenjamin2.jpgLa carriera del chitarrista americano Marc Ribot, classe 1954, attraversa tutti i generi. Dalle sue collaborazioni con orchestre sinfoniche fino a quelle con luminari del soul e del jazz, il suo percorso artistico è un inno alla complessità ed alla ricchezza della musica popolare delle Americhe. Il concerto in solo di Ribot che ci potremo godere al Candiani il 7 maggio è aperto dal giovane duo acustico udinese formato da Luca Dal Sacco e Matteo Mosolo, che ci regaleranno una personale interpretazione in chiave jazzistica del repertorio di Sting, presente nel loro ultimo album Synchronicities.

 

Beat Voodoo, rock haitiano e blues americano, una fusione potente ed originale che l'artista Moonlight Benjamin ha reso unica con questo nuovo album Siltane, uscito nel 2018 che l'ha vista anche tra gli highlights del Womex 2018. Un mix esplosivo tra la voce ribelle e potente dell'artista haitiana emigrata in Francia e le chitarre di Matthis Pascaud, in programma al Candiani il 16 del mese.

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L’amore essenziale. Savoretti, uomo nuovo in musica
di Redazioneweb2   
mercoledì 10 aprile 2019

jack_2.jpgDopo il successo di Sleep no More e del tour che lo ha visto protagonista nei principali teatri d’Italia con un gran finale alla Fenice di Venezia insieme all’artista internazionale Kyle Minogue, Jack Savoretti torna con un nuovo progetto discografico Singing to Strangers (BMG), uscito il 22 marzo. Il disco, prodotto da Cam Blackwood (George Ezra), è stato registrato a Roma durante l’estate, nello studio di Ennio Morricone. Il disco vanta una collaborazione d’eccellenza sul brano Touchy Situation, scritto insieme al grande artista Bob Dylan.

 

Ad aprile partirà il nuovo tour, che farà tappa in Italia con 3 date, con primo appuntamento a Padova il 16 aprile. Il tour proseguirà poi per tutta Europa toccando Olanda, Germania, Svizzera, Polonia, Inghilterra e Irlanda concludendosi in una data evento il 31 maggio 2019 alla Wembley Arena di Londra. Singing to Strangers segna una linea di demarcazione nel percorso artistico di Jack Savoretti. Un progetto che viene alla luce da una nuova consapevolezza dello stesso artista, un passaggio alla maturità che trova spazio in questi nuovi brani.

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Felici e scontenti. Massimo Volume, fascino discreto
di Redazioneweb2   
mercoledì 10 aprile 2019

massimovolume_1_c_simone_cargnoni-2.jpgMentre fuori, nel panorama musicale italiano, tutto cambia e scorre, i Massimo Volume rimangono solidamente loro stessi. Lontano da mode, a quasi trent'anni dall'esordio, sono una delle cult band dei nostri giorni. Lo scorso primo febbraio è uscito Il nuotatore, a 6 anni da Aspettando i barbari: in copertina una spiaggia affollata (composta da tante solitudini), dentro brani pieni di storie e personaggi mentre tornano all’essenza della loro storia musicale, in trio, chitarra/basso/batteria. Al centro ci sono come sempre le liriche di Emidio Clementi, con la sua prosa fortemente letteraria, integrate nella complessità strumentale di Egle Sommacal e Vittoria Burattini. Una compattezza sonora minimale al servizio del racconto di storie e suggestioni, di scena al Toniolo l’11 aprile prossimo.

 

Emidio Clementi ha parlato de Il nuotatore come di una trasposizione in musica del testo letterario di Cheever, e in fondo perché la musica non dovrebbe trasporre la letteratura come già fa il cinema? Il protagonista di Cheever si trova invischiato in uno di quei noiosi party in piscina dove tutti sono impegnati a bere e fare piatte conversazioni, così decide di tornare a casa a nuoto attraversando un panorama stereotipato urbano-americano dove domina il gusto dell’identico in cui si inseguono case con piscina l’una di fianco all’altra.

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Rock your soul. Prog desertico e jazz accademico
di Massimo Zuin   
mercoledì 10 aprile 2019

fillesilligadad.jpgSe proprio ce ne fosse stato bisogno, Candiani Groove si conferma una delle più interessanti rassegne musicali dedicata al jazz alla world music e alle contaminazioni fra i diversi linguaggi espressivi. Venerdì 5 aprile sarà di scena Franco D’Andrea Trio. Lo spettacolo Traditions Today, realizzato in collaborazione con l’associazione Caligola, è l'ennesima testimonianza della capacità di Franco D'Andrea, quasi ottantenne, da oltre cinquant’anni assoluto protagonista del jazz italiano, per ben undici volte vincitore del referendum della rivista Musica Jazz, di andare oltre il materiale di riferimento per creare un linguaggio dalle coordinate personali, unico e immediatamente riconoscibile.

 

Il trio composto da Franco D’Andrea al pianoforte, Daniele D’Agaro al clarinetto e Mauro Ottolini al trombone faranno respirare aria d'altri tempi (i riferimenti sono il jazz di New Orleans e Louis Armstrong), proiettandoci allo stesso tempo in una dimensione di contemporaneità. Venerdì, 12 aprile sarà la volta del gruppo Les Filles de Illighadad, gruppo di ragazze avant rock provenienti dal villaggio omonimo del Niger.

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Siete circondati! Tanto vale arrendersi al ritmo
di Redazioneweb2   
mercoledì 10 aprile 2019

eclectaandreaebener.jpgSi chiude la terza stagione di New Echoes, progetto che sin dall’inizio si è posto l’obiettivo di portare all’attenzione del pubblico italiano alcune delle più emozionanti e innovative realtà musicali elvetiche, in particolare quelle che si muovono attorno ai linguaggi contemporanei del jazz, della ricerca multidisciplinare, dell’indie-rock e dell’elettronica.

 

Stella polare dell’edizione 2019 è stata una riflessione sulla personalità dei linguaggi musicali e sulle loro potenzialità relazionali, oltre alle ormai avviate declinazioni sul superamento dei confini dei linguaggi stessi. 
All’insegna dello spiazzante contrasto tra i luoghi comuni e gli stereotipi che accompagnano sempre “l’idea di Svizzera”, le sei traiettorie sonore corrispondenti alle diverse date da gennaio ad aprile si sono confermate tutte da vivere con curiosità e in prima persona, modo conviviale e unico di fare esperienza di una creatività che nasce nel cuore di un’Europa bisognosa di ripensarsi e che può farlo attraverso l’arte, tra tradizione e cambiamento, paesaggi obliqui e felici spaesamenti.

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Boccate di ossigeno. Manuel Agnelli, allergico alle etichette
di Marisa Santin   
giovedì 04 aprile 2019

agnelli_3.jpgLa musica degli Afterhours non è cosa per tutti. È questione di gusti? Sicuramente. Ci vuole un orecchio un po’ addestrato? Anche. Bisogna essere disposti a lasciare che la musica ti porti anche giù – o meglio – dentro? Soprattutto. Ma Manuel Agnelli non è solo il frontman degli Afterhours. Negli ultimi anni, in particolare, si è speso in altre direzioni e si è lasciato in qualche modo avvicinare, anche a rischio di deludere quella fetta di fan che lo avrebbe voluto per sempre ingabbiato nello stereotipo del rocker nudo e puro, scontroso, snob e incurante del resto del mondo musicale pop e mainstream. Lui invece dà proprio l’impressione di odiare qualsiasi tipo di etichetta, e quella di musicista di nicchia ad un certo punto deve essergli sembrata un po’ stretta. Se n’è infischiato, insomma, delle aspettative e si è buttato nella mischia. A cominciare da Sanremo 2009, una partecipazione che rappresentò – al di là della canzone Il paese è reale, che comunque vinse il Premio della Critica – un atto di ribellione in sé.

 

Partecipare a Sanremo è una provocazione? Ora probabilmente non più, ma allora nessuno si sarebbe aspettato che gli Afterhours si mischiassero con i Toto Cutugno e i Povia nel programma più nazionalpopolare della Tv, e gli inflessibili dell’indie infatti non glielo perdonarono. Ma quanto può essere divertente, oltre che artisticamente rivitalizzante, scombinare continuamente le carte? Pochi anni dopo Agnelli entra nel programma di punta Sky in qualità di giudice di X-Factor, altra inversione di marcia per il leader di una delle band simbolo del rock alternativo italiano.

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Doppia natura. L'eleganza della musica leggera
di Massimo Zuin   
giovedì 14 marzo 2019

peppe-servillo.jpgSaranno di scena il prossimo 15 marzo all'ex Palaplip di Carpenedo, divenuto ora semplicemente Me.Me. (acronimo di Mercato Metropolitano), gli Avion Travel in Privè Tour. Il peregrinare concertistico prende forma nel giugno 2018 dopo l’uscita dell’album Privé, a distanza di 15 anni dal loro ultimo album di inediti Poco Mossi gli altri Bacini, risalente appunto al 2003. Si tratta di un disco di inediti fedele allo spirito di produzione indipendente realizzato dopo aver ricostruito lo storico gruppo, con Mario Tronco nel ruolo di produttore artistico e supervisore, oltre che di arrangiatore e musicista.

 

Un album ricco di emozioni anche perché tra le firme di quattro canzoni c’è il chitarrista Fausto Mesolella, scomparso nel 2017. In questi anni i componenti si sono dedicati a loro percorsi personali, hanno dato vita a progetti interessanti e significativi come l'Orchestra di Piazza Vittorio di Mario Tronco, il duo Musica Nuda formato dal contrabbassista Ferruccio Spinetti e dalla cantante Petra Magoni.

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Ad occhi chiusi. Carboni, sicurezza del pop
di Redazioneweb2   
giovedì 07 marzo 2019

luca_carboni.jpgIl pop d’autore di Luca Carboni sorprende con uno show colorato il 9 marzo al Corso, dove luci e laser emergono da un maxischermo digitale. Le immagini raccontano e amplificano il lavoro musicale, fotografie della propria carriera si uniscono a quelle che hanno segnato la storia da sessant’anni fa ad oggi. Per i suoni, l’artista ha voluto una situazione molto elettronica, figlia dell’ultimo album Sputnik (tredicesimo in studio, uscito lo scorso giugno), accompagnata da momenti più acustici alternati ad altri più elettrici.

 

Sul palco Luca è con la sua band: Antonello Giorgi alla batteria, Ignazio Orlando al basso, Mauro Patelli e Vincenzo Pastano alle chitarre, Fulvio Ferrari Biguzzi alle tastiere. La scaletta prevede l’elettronica di Sputnik (Una grande festa, Io non voglio, Amore digitale, Due), suoni già presenti nel precedente Pop-up (Luca lo stesso, Bologna è una regola) e una carrellata di trent’anni di successi, da Mare Mare a Farfallina, da Inno Nazionale a Silvia lo sai.

 

 

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Canton vicino. Dalla Svizzera creativitĂ  elettronica
di Massimo Zuin   
giovedì 07 marzo 2019

lucas_niggli_ph._michelle_ettlin.jpgHa preso il via il 18 gennaio la terza stagione di New Echoes – Rassegna di Nuova Musica Svizzera, progetto di valorizzazione delle realtà musicali elvetiche che si muovono attorno ai linguaggi contemporanei del jazz, della ricerca multidisciplinare, dell’indie-rock e dell’elettronica. La rassegna, diretta da Enrico Bettinello, si articola in 6 appuntamenti tra gennaio e aprile 2019 e prevede a marzo due concerti. Il primo è l'8 marzo nella prestigiosa sede veneziana dello IED, Istituto Europeo di Design con il giardino percussionistico allestito da Lucas Niggli (avant jazz), Alchemia Garden. Un vero e proprio giardino di percussioni, un ecosistema pulsante e brulicante di ritmi e timbri.

 

Al centro, come uno sciamano contemporaneo, Lucas Niggli, fantasioso evocatore di spiriti e vibrazioni, giardiniere che si prende cura di ogni gemma, che guida il trasformarsi naturale del suono in intricate e avvolgenti volute. Tutto attorno le emozioni e le energie di chi ascolta, vero e proprio polline che si diffonde e nutre il segno creativo.

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Dall’alba al tramonto. Meta e Gnu Quartet: che la bellezza abbia inizio!
di Gabriella Zullo   
giovedì 07 marzo 2019

ermalmeta.jpg

 

Reduci dall’ultimo Festival di Sanremo, come non volgere uno sguardo nostalgico, mood tipicamente italiano, all’edizione dell’anno scorso? Niente paragoni e niente polemiche. Ma come non ricordare il vincitore del 2018, Ermal Meta in coppia con Fabrizio Moro, proprio ora che è iniziato il suo nuovo tour? È già trascorso più di un anno dal singolo che lo ha portato alla vittoria Non mi avete fatto niente che si è aggiudicato pochi mesi dopo il Platino. L’”Edward mani di forbice” italiano – perché tra i ricci neri e l’outfit all black la somiglianza è sfacciata – dopo un 2018 all’insegna del successo con diversi sold out del Non abbiamo armi tour, accende il palco del teatro veneziano Goldoni l’11 e il 12 marzo.

 

Ermal Meta in questa nuova avventura musicale su e giù da un palco non sarà da solo: ad accompagnarlo sarà lo Gnu Quartet che darà un sapore tutto nuovo ai brani del cantautore molto amato quanto discusso dalla critica italiana (chi se li scorda i battibecchi con Morgan dopo la vittoria a Sanremo...). I nuovi compagni di viaggio sono precisamente Stefano Cabrera al violoncello, Francesca Rapetti al flauto, Roberto Izzo al violino e Raffaele Rebaudengo alla viola.


 

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Strada maestra. Il ritorno dei Massive Attack
di Delphine Trouillard   
martedì 05 febbraio 2019

massive-attack.jpgPer i 21 anni dell’album Mezzanine, uscito nel 1998 e ormai entrato nella storia, i Massive Attack organizzano un tour europeo: Mezzanine XXI. Il gruppo leggendario di trip-hop proveniente da Bristol si esibirà in Italia facendo tappa il 6 febbraio a Milano (Mediolanum Forum), l’8 a Roma (Palalottomatica) e infine il 9 alla Kioene Arena di Padova, con una performance audiovisiva inedita. Sul palco delle più grandi sale del Regno Unito, della Francia, dell’Italia e della Germania, sarà ben più di una semplice serie di concerti: «sarà un lavoro notevole e coeso, il nostro viaggio cerebrale da incubo più nostalgico e personale» come anticipa Robert “3D” Del Naja, membro dello storico trio. Non è sorprendente questa dichiarazione d’intenti da parte di un gruppo che per celebrare il ventesimo anniversario di Mezzanine ha deciso di sottoporlo a un trattamento decisamente particolare grazie alla collaborazione con il Politecnico Federale di Zurigo (Eidgenössische Technische Hochschule Zürich): l’intero spettro audio degli undici brani che lo compongono è stato infatti codificato sotto forma di informazione genetica, sfruttando una tecnologia sviluppata dall’istituto svizzero. In altre parole, la musica è stata trasformata in DNA e immagazzinata all’interno di piccoli frammenti di vetro.

 

Un processo che garantirà così all’album una conservazione teoricamente eterna nel tempo, preservata da fattori di ogni tipo, così da rendere omaggio a uno dei dischi imprescindibili degli anni ’90.

 

Mezzanine, che nonostante il successo aveva segnato la fine del trio, è quindi entrato nell’eternità e permette ora al gruppo di rinascere, riportando sul palco la loro soul al contempo emozionale e fredda, mix di ritmi dalle influenze dub e hip hop.

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