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MUSICA
The times they are a-changin'... | A Padova, cronache da una rivoluzione
di F.D.S.   
mercoledì 20 giugno 2018

pearl_jam_promo_248ed78b6649d6cda0fcadc1ac9bc23e.jpgVerso la metà degli anni ‘80 il dio del rock prese un’importante decisione: la prossima “scena” musicale - dopo rock’n’roll, classic rock, folk rock, country, bluesrock, glam, prog, l’heavy, l’hard rock, il metal, il punk, la new wave, la no-wave e il post-punk - avrebbe avuto un unico luogo ove nascere, svilupparsi e morire. E questo luogo sarebbe stato Seattle, la città della Boeing, della Microsoft e di Starbucks, la città “frontiera della frontiera”, simbolo della periferia virtuosa e progressista degli Stati Uniti, la “città smeraldo” immersa nella bellezza dei paesaggi incontaminati del Pacific North West.

 

Questa scena si sarebbe chiamata grunge (“sporco, sudicio”) e non si sarebbe caratterizzata per una visione di cambiamento, di una voglia di ribaltare il mondo - come furono punk e new wave -, tutt’altro: sarebbe stata la declinazione oscura, oppiacea e contro-rivoluzionaria di due generi precedenti, cioè il punk e il metal; sarebbe stata il distillato crudele e velenoso di generi già consolidati e tramontati. Inoltre, e fu la decisione più tremenda da prendere, il grunge sarebbe stato l’ultimo dei generi musicali del rock ad avere valenza planetaria, l’ultimo capitolo di una storia di quasi mezzo secolo in cui il rock era la musica popolare del mondo, legata alle aspirazioni, visioni, sogni delle giovani generazioni.

 

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Dose massiccia. Musica che celebra la musica
di Redazioneweb   
giovedì 14 giugno 2018

steven_wilson.jpgUn tributo alla tradizione napoletana, ma rivitalizzata in chiave jazz, viaggio in duo tra le perpetue trame della canzone partenopea dove le melodie dei compositori più celebri rivivono nell’appassionata interpretazione di Peppe Servillo e nelle accese note del pianoforte di Danilo Rea il 19 giugno per Rumors Festival.

 

I poetici testi di Murolo, Bovio e Carosone si uniscono all’improvvisazione e all’emozione del momento con eleganza jazz, senza tralasciare una doverosa citazione al grande Modugno ed altri memorabili autori. Peppe Servillo, fratello dell’attore Toni (premio Oscar con La Grande Bellezza), è cantante, attore cinematografico e teatrale, autore di colonne sonore e di canzoni per diversi artisti, nonché frontman degli Avion Travel, vincitori anche di un Festival di Sanremo.

 

Danilo Rea è uno dei pianisti jazz italiani più apprezzati al mondo, protagonista di progetti e performance che sono già nella storia del jazz; innumerevoli le collaborazioni e i suoi live in cui regna l’improvvisazione. È il pianista di fiducia di artisti come Mina, Claudio Baglioni o lo è stato del grande Pino Daniele.

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La giusta coppia. Oltre i confini del folk
di Redazioneweb   
giovedì 14 giugno 2018

girotto-biondini-duo.jpgNon è certo la prima volta che il jazz e le tradizioni argentine s’innamorano fino a finire in un abbraccio vigoroso, simile a un tango impetuoso e improvviso. Non è neanche la prima volta che la fisarmonica, strumento popolare, portando nel suo corpo l’eco di un misto di tutti i folclori del mondo s’imbaldanzisce fino a uscire dal suo universo tradizionale. Ma l’italiano Luciano Biondini e l’argentino Javier Girotto, lirici e molto melodici, senza cercare di rinnovare allo stremo questo tipo di conversazioni intimiste hanno la sensibilità e il talento di alzare questo esercizio di stile al suo grado più alto.

 

Insieme ci propongono una musica originale, regalandoci «nuovi ponti tra il jazz e il tango». Il duo si è formato nel 2000 e si è esibito nei più importanti festival jazz europei (Berlino, Coutances, Triennale di Colonia, Vienna, Clusone, Villa Celimontana, Fandango Festival, all’Auditorium Santa Cecilia di Roma, a Bergamo, Monaco ed altri).

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A grandi passi. Immancabilmente Lorenzo!
di Gabriella Zullo   
lunedì 14 maggio 2018

c_4_foto_1260224_image.jpgÈ iniziato lo scorso 12 febbraio il nuovo tour di Lorenzo Cherubini, tanto famoso da non essere nemmeno obbligati a chiamarlo con il nome d’arte. Un successo straordinario il suo, che continua dopo più di trent’anni con tantissime date quasi tutte sold out con il nuovo Lorenzo Live Tour 2018. Il mese di maggio conta sei date del tour all’Arena di Verona e altre due all’Arena spettacoli di Padova Fiere seguiranno il mese successivo. Le serate sono comprese tra il 15 maggio e il 12 giugno: i fan più affezionati non hanno scuse! Affrettatevi però a prendere i biglietti: le date sono tante, ma i fan sono molti di più. Jovanotti, per dirla in gergo social network, ci piace perché “è uno di noi”, perché parla la stessa lingua di chi lo ascolta; una lingua “potabile” unita a uno stile autentico e genuino che arriva dritto al punto e si fa capire.

 

I suoi testi offrono uno spaccato della società italiana, frammenti di gioventù degli anni ‘80 e ‘90 e cenni autobiografici che, specie da Ragazzo fortunato (1992) in poi, sono onnipresenti nel suo repertorio. Sono questi gli ingredienti principali della sua musica.

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The sound of music. Progressive rock… romantico
di Redazioneweb2   
martedì 29 maggio 2018

thewinstons.jpgUna versione particolare dei Quadri di Musorgskij, originariamente scritti per pianoforte, che trae origine da uno stimolo visivo, l’opera video dedicata ai Quadri da Andrew Quinn. Partendo da questo allestimento video che reagisce in tempo reale alla musica, il tastierista Enrico Gabrielli in arte Der Maurer, il percussionista Sebastiano De Gennaro, il batterista Lino Gitto, il violinista Rodrigo D’Erasmo e il bassista e cantante Roberto Dell’Era hanno costruito un mash-up tra la versione originale del 1874 per pianoforte e la sua rilettura progressive rock del 1971 ad opera di Emerson, Lake & Palmer.

 

L’idea del progetto è nata dal visual artist australiano Andrew Quinn che dopo aver lavorato alcuni anni alla celebre versione di Maurice Ravel per grande orchestra sinfonica, produce un’installazione sonora che in tempo reale risponde alla musica dei Quadri di Musorgskij, in un’inedita versione progressive rock contemporanea.

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I 47 anni dell'american food targato Hard Rock Cafe
di Redazioneweb   
mercoledì 13 giugno 2018
ruggero-roger-ramone-brunello.jpg

Hard Rock Cafe è pronto a festeggiare il suo Founder’s Day il 14 giugno, all’alba del 47° anno dall’apertura a Londra nel ’71, da parte degli americani Isaac Tigrett e Peter Morton. Da allora il brand è diventato un simbolo, una vera a propria leggenda, grazie al mix di musica, memorabilia e iconico food americano di alta qualità.

 

Giovedì 14 giugno, al Cafe di Bacino Orseolo, le celebrazioni inizieranno in mattinata, quando per un’ora – dalle 11.00 alle 12.00 – i fan del locale potranno gustare gli Original Legendary® Burgers a 0,71 €, panini simbolo dell’Hard Rock Cafe: solo carne di manzo di qualità, pancetta affumicata, cheddar, cipolla fritta, lattuga e pomodoro su pane tostato con patatine fritte per un gusto ‘leggendario’.

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Da quando la notte ha un perché. Storia di un'epoca e di una canzone
di Sergio Collavini   
martedì 29 maggio 2018

pattismith.pngLa New York degli anni ‘70 non era certo la metropoli scintillante di oggi, ma oltre squallore e degrado il fervore creativo era enorme e proprio da lì ripartì la rivoluzione degli anni ‘60, anticipando e ponendo le basi di punk e new wave.

 

Quando Patricia Lee Smith (nata a Chicago ma cresciuta nel New Jersey) arriva in città alla fine degli anni ‘60 in cerca di fortuna non ha ancora ben chiaro cosa fare da grande. I Velvet Underground sono agli sgoccioli e il sommo Dylan si sta trasferendo a Los Angeles. Si arrangia come può, intanto scrive poesie e si appassiona a tutta la musica che continua comunque a far pulsare il cuore della città.

 

Con Lenny Kaye, critico musicale e chitarrista, inizia un sodalizio artistico che durerà a lungo: nasce il Patti Smith Group, la strada è tracciata.

Se Dylan aveva portato la poesia nel rock, lei realizza esattamente il processo inverso.

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Storie da raccontare. Imprescindibile Vasco nazionale...
di Massimo Macaluso   
martedì 29 maggio 2018

vasco.jpgE quindi l'eterno mascalzone del rock è ancora in tour. Con quella faccia un po' così, di uno che alla fine il successo mica l'ha cercato. La faccia di uno di noi, anche se non si può più dire del “ragazzo della porta accanto”; non perchè non possa esserlo, ma perchè proprio ragazzo non lo è più, e da un po' di anni. E nemmeno la sua musica lo è più, “giovane”, anche se incredibilmente continua ad ipnotizzare moltitudini di ragazzi di ogni età, al di là del tempo e delle mode. Diciamocelo, non è più quello di un tempo, la sua vena artistica si è esaurita da un bel pezzo, forse da quel disco del 1987, C’è chi dice no. Fu l'apice del suo successo, ma non quello un po' plastificato che l'ha portato fino ad oggi, quello del Vasco genuino, con una carica eversiva senza mediazioni. Quel Vasco ‘sballato’, ma sballato per davvero e non per finzione scenica, così lontano dalla normalità di un'Italia democristiana, plumbea e monolitica, bigotta e accomodante.

 

Quel 1987 fu apice e inizio della regressione a mito post-moderno e a idolo certificato dello star system.

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Libertà e partecipazione. Metropole e Jack Jaselli oltre le mura
di Redazioneweb   
venerdì 27 aprile 2018
jack_jaselli_insieme_a_gloria_beggiato_allevento_un_cocktail_con_jack_jaselli_al_metropole_di_venezia_26-04-18.jpg«Accade a volte che un luogo e le persone che lo vivono cantino una melodia impercettibile e raccontino una storia silenziosa, aspettando che qualcuno si metta in ascolto e la catturi. Mi sono accorto che c’era una canzone potentissima tra le mura fredde del carcere della Giudecca, una canzone che voleva essere libera, nonostante tutto». Parole di Jack Jaselli, cantautore che assieme a Max Casacci è al centro di un progetto che ha coinvolto le detenute della struttura detentiva della Giudecca, capace di generare Nonostante tutto, canzone che ha anche dato il titolo ad un docufilm andato in onda su Real Time lo scorso 21 marzo.
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How does it feel? A Jesolo, il mito Dylan
di Massimo Macaluso   
venerdì 20 aprile 2018

bob-dylan.jpgA volte mi chiedo a cosa sia dovuto il successo che ha portato Bob Dylan dagli anni ‘60 al terzo millennio. Lui, l’artista più inavvicinabile, l’imperscrutabile, così difficile da analizzare, così difficile da capire, da interpretare, da paragonare, da commentare, insomma, tanto impossibile da decifrare e comprendere. Sicuramente non a quella sua voce un po’ gracchiante, spesso querula, che sembra prendere delle volte in giro chi lo ascolta. Una voce che una volta si sarebbe definita “sporca”, ma non ruvida come quella del Boss. Di certo c’è che ha scritto pagine di poesia, anche se il grande De Andrè una volta, citando Benedetto Croce, disse che «Fino all’età dei diciotto anni tutti scrivono poesie. Dai diciotto anni in poi, rimangono a scriverle due categorie di persone: i poeti e i cretini. E quindi io precauzionalmente preferirei considerarmi un cantautore».

 

Non so se Dylan si consideri un poeta o un cantautore, e non lo reputo importante. Fatto sta che le sue canzoni sono state studiate a scuola dai ragazzi da un buon mezzo secolo, proprio come quelle di De Andrè. Soprattutto sono entrate nell’immaginario collettivo, che poi è quello che realmente conta, se vuoi lasciare ai posteri una traccia di te e del tuo passaggio.

 

 

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Ieri, oggi e domani. Ascolti declinati al futuro
di Redazioneweb2   
mercoledì 11 aprile 2018

newechoes.jpgDi rassegne che scrutano dall’alto l’universo magmatico e in perenne metamorfosi del jazz ce ne sono molte, tantissime, secondo più di qualcuno anche troppe. Troppo grande la tentazione di far cadere sotto l’etichetta di ‘jazz’ musica di accompagnamento per aperitivi griffati o per medley senza né capo né coda.

 

A Palazzo Trevisan degli Ulivi New Echoes traccia nuovi confini fregandosene allegramente delle etichette e il 17 aprile questo inciso trova fenomenale messa in pratica: ecco una nuova performance dell’artista Christian Marclay, vincitore del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 2011 per il suo lavoro The Clock, colossale montaggio di spezzoni tratti da un imprecisato numero di film, in ognuno dei quali compare un orologio o un riferimento all’orario che coincide con il momento in cui esso viene proiettato.

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Giovani esploratori. Strade tracciate e nuovi sentieri
di Redazioneweb2   
mercoledì 11 aprile 2018

acasecatrio.jpgAca Seca Trio rappresenta sicuramente la rinascita e l’evoluzione della musica argentina. Fin dall’esordio nel 1998 i tre musicisti hanno catturato l’attenzione del pubblico come una vera e propria novità nella scena musicale nazionale, anche con singole carriere musicali. Mentre Quintero emerge come uno dei più promettenti compositori, Beeuwsaert diventa il regolare pianista di molti jazzisti e Cantero va in tour con Liliana Herrero. L’album di debutto del trio diventa immediatamente un “must” nazionale nell’ambito della musica di qualità, ricevendo ottime recensioni e positivi commenti da musicisti come Pedro Aznar, Egberto Gismonti e Luis Alberto Spinetta.

 

Nel 2009 arrivano in Europa con La musica y la palabra, un nuovo sound vocale e strumentale che intreccia in modo originale e moderno musica popolare latino americana (non solo del tango e di Bueno Aires), jazz e classica, colpendo dritti al cuore con melodie struggenti e di rara bellezza.

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Centro esatto. Tutti gli indizi portano a Nord...
di Redazioneweb2   
mercoledì 11 aprile 2018

stronen.jpeg«La Scandinavia tuttora rimane, assieme all’Italia, non solo il luogo dove si produce (e si consuma) più jazz, ma il luogo dove questo raccoglie il suo significato originale di musica dinamica che si sposta attraverso i crocevia del pianeta» (dalla prefazione di Paolo Fresu a Il suono del Nord di Luca Vitali). Torna sul palco di Nørdic Frames il batterista, percussionista e compositore Thomas Strønen, musicista di spicco della scena jazz norvegese e scandinava, per concludere la rassegna di quest’anno al T Fondaco dei Tedeschi il 12 aprile. Dopo lo splendido concerto della scorsa stagione nel duo elettrico FOOD con Ian Ballamy al Teatrino di Palazzo Grassi, si presenta con il suo ensemble britannico-norvegese Time is a Blind Guide.

 

Accanto alla batteria e alle percussioni del leader, in scena Ayumi Tanaka al piano, Håkon Aase al violino, Leo Svensson Sander al violoncello ed Ole Morten Vågan al basso, band considerata dalla critica mondiale come la vera svolta personale del percussionista norvegese, sia come compositore che come band leader. In questo progetto Strønen fa convergere molte delle proprie variegate influenze musicali: il jazz, la tradizione norvegese, il minimalismo, la musica giapponese e indonesiana.

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Il potere della musica. Savoretti, su un grande palco a squarciagola
di Elena Marzari   
mercoledì 11 aprile 2018

savoretti1.jpgPremessa doverosa: sono di parte, mi piace moltissimo Jack Savoretti, lui è vita e noi siamo vivi, è bravo e bello, italiano e inglese, cantante e musicista. Jack sta tornando nei teatri e noi non potremmo essere più pronti di così. Ha girato tutta l’Europa e dopo Spagna, Francia, Germania, Inghilterra e Svizzera non poteva mancare l’Italia ed in particolare Venezia, dove sarà al Goldoni il 18 aprile e nemmeno osiamo immaginarci cosa succederà. E se si dovesse pensare che avendolo già visto qualche mese fa non ci sarà nulla di nuovo, si sta commettendo un errore. Jack si è rinnovato. Il tour del 2018 è ispirato all’edizione speciale dell’album Sleep No More e ci regalerà tutto un altro sound.

 

La nuova parola d’ordine è ‘acustico’ e offre una nuova occasione a tutti i fans del cantante di ascoltarlo in modalità più intima. Promette brani nuovi e versioni mai sentite prima di grandi cavalli di battaglia che faranno cantare il pubblico dall’inizio alla fine del concerto.

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No excuses. Al Candiani la musica si fa
di Gabriella Zullo   
giovedì 05 aprile 2018

ellidemoon.pngDopo un marzo a tutto jazz con gli appuntamenti di Candiani Groove, nel pieno della stagione primaverile – si spera! – il Candiani ci aspetta con l’attesissima rassegna Indie Voices. E così come la natura in questo mese si risveglia, anche il Centro culturale mestrino inaugura la nuova stagione con belle e talentuose sorprese. Quest’anno la musica indipendente sarà cantata da donne e si articolerà in tre giovedì consecutivi a partire dal cinque aprile. Sarà Chrysta Bell ad aprire le danze presentando il nuovo album We dissolve: cantante, attrice e modella statunitense dall’inconfondibile voce nasale e dallo stile psichedelico e singhiozzante.

 

Un pop anni '50 il suo, che ben si addice al mood dei film di Lynch il quale non a caso nel 2017 la sceglie per il sequel di Twin Peaks e con il quale ha collaborato anche per l’ultimo album. Beat the beat e Real love sono stati scritti proprio dal regista americano.

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Piacere, Gianna! A Padova, un’inguaribile libertaria
di Daniele Pennacchi   
giovedì 05 aprile 2018

nannini.jpg«Stanotte io non vengo e resto a casa che non ho voglia di uscire, ballo in mutande, ingannerò l'attesa di un nostro incontro con un gelato all'amarena. Quello che ieri dalla mia schiena è soffiato via, e non è colpa tua né colpa mia». Eh sì, signori miei, Gianna è proprio tornata. Nel caso se ne fosse mai andata, ovviamente.

 

Nata a Siena il 14 giugno del 1954 e portata alla ribalta dallo straordinario fiuto della sempreverde e sanguigna Mara Maionchi, Gianna Nannini ha attraversato epoche storiche e musicali accompagnata dalla coerenza dei grandi: vederla in tour adesso e sentire i nuovi successi affiancati a classici del rock italiano come Ragazzo dell’Europa, Avventuriera, America non fa storcere il naso perché non stona, perché il tessuto di questi pezzi è lo stesso delle nuove canzoni che ascoltiamo oggi, come Fenomenale o Cinema, rispettivamente primo e secondo singolo estratto da Amore Gigante, album pubblicato lo scorso 8 dicembre da Sony Music RCA.

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Mi guardo da fuori. Sguardo a Levante
di Daniele Pennacchi   
venerdì 16 marzo 2018

levante.jpg«Racconto un microcosmo (il rapporto tra due amanti che si trasformano in vittima e carnefice) che in verità è solo il riflesso di un macrocosmo che usa ancora, in questi tempi sempre meno moderni, trattare la donna come un essere inferiore. La canzone è il percorso di una donna che, attraversando una strada buia, si ritrova nei panni di un Cristo e risorge. Non tappatevi le orecchie quando la verità grida più forte che mai». Così Levante spiega Gesù Cristo sono io, singolo uscito il 25 novembre scorso (data non casuale, ma Giornata mondiale contro la violenza sulle donne) e terzo estratto dall’album Nel caos di stanze stupefacenti. «Gesù Cristo sono io, tutte le volte che mi hai messo in croce, tutte le volte che sei la regina e sulla testa solo tante spine» canta Claudia Lagona da Caltagirone nel brano ispirato ai tanti casi di ‘femminicidio’, termine odioso quanto ormai più che quotidiano in radio come in televisione, sui social network come sui quotidiani.  

 

Cosa può essere un cantante, al giorno d’oggi? Dove possiamo tracciare il confine che separa l’artista dal maître à penser, il paroliere o il compositore dall’influencer?

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A tutto basso. Sulle ali dell'immaginazione
di Redazioneweb2   
venerdì 16 marzo 2018

lindaoh.jpgPoco più che trentenne, la contrabbassista Linda May Han Oh – nata in Malesia da genitori cinesi, cresciuta in Australia e americana d’adozione dal 2006 – è oggi bassista nella band di Pat Metheny e ha già al suo attivo performance al fianco di artisti come Joe Lovano, Steve Wilson, Vijay Iyer, Dave Douglas, Kenny Barron, Geri Allen, Fabian Almazan e Terri Lyne Carrington. È con il suo secondo disco, Initial Here del 2012 che Linda si mette definitivamente in luce a livello internazionale, emergendo come solista in elettrico e in acustico e come compositrice.

 

Una grande versatilità le consente di affrontare repertori tra jazz e ballads, tra classica e jazz mainstream con grande disinvoltura e proprietà di stile. A Initial Here sono seguiti Sun Pictures nel 2013 e il recentissimo Walk against Wind (Biophilia Records).

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L'impero colpisce ancora. Alessandro Mannarino e la sua musica
di F.M.   
venerdì 16 marzo 2018

mannarino.jpgC’è un Mannarino che sale sul palco e riceve ogni volta l’abbraccio di migliaia di persone che vibrano come fossero corde dello stesso violino. Poi c’è Alessandro, un ragazzo di Roma. «La cosa più difficile resta saper dividere il mio pubblico dal privato. Io sono uno che la vita privata se la vuole tenere stretta, perché è la cosa più preziosa. Fin dal primo disco mi hanno appiccicato addosso l’etichetta del personaggio bohémien, tutto rabbia, vino e metafore. Ma quell’etichetta mi ha spaventato e lotto ogni giorno per defilarmi da quel personaggio. Spero sempre che l’attenzione della gente sia su quello che scrivo» racconta. Dopo l'album dal vivo Apriti Cielo Live Alessandro Mannarino torna in tour con L'Impero crollerà.

 

La parola ‘impero’ è presente in varie canzoni, è un simbolo, ma anche una metafora, è quel luogo immaginario e distopico che fa da sfondo a molte delle sue storie.

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Compagno di viaggio. Brunori Sas, tra dolore e felicità
di Lara Cavalli   
giovedì 15 marzo 2018

brunori-sas-01.jpgEra gennaio dello scorso anno. Ogni mattina facevo la tratta Bassano-Padova per andare al lavoro: una strada tutta dritta, maledettamente noiosa e incasinata. Ogni maledetta mattina rivedevo le stesse facce tristi, lo stesso gelo fuori, lo stesso gelo dentro. Ricordo come se fosse successo poche ore fa la prima volta che la radio passò La verità. Mi sentii come se Brunori fosse seduto sul sedile del passeggero e stessimo riflettendo su quel momento della mia vita. Quante volte da quel giorno mi ha preso a schiaffi, Brunori. E che schiaffi! Mi ha mostrato che quella persona che andava avanti e indietro per la stessa monotona gelida strada dritta non era l’essere umano che volevo essere.

 

La mia testa produceva immagini di onde che avrei voluto cavalcare, una tendina da aprire in mezzo ad un campo per svegliarmi con i fiori, un bosco da attraversare sudando, salendo, salendo, oltre i miei stupidi limiti.

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