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MUSICA
L’amore essenziale. Savoretti, uomo nuovo in musica
di Redazioneweb2   
mercoledì 10 aprile 2019

jack_2.jpgDopo il successo di Sleep no More e del tour che lo ha visto protagonista nei principali teatri d’Italia con un gran finale alla Fenice di Venezia insieme all’artista internazionale Kyle Minogue, Jack Savoretti torna con un nuovo progetto discografico Singing to Strangers (BMG), uscito il 22 marzo. Il disco, prodotto da Cam Blackwood (George Ezra), è stato registrato a Roma durante l’estate, nello studio di Ennio Morricone. Il disco vanta una collaborazione d’eccellenza sul brano Touchy Situation, scritto insieme al grande artista Bob Dylan.

 

Ad aprile partirà il nuovo tour, che farà tappa in Italia con 3 date, con primo appuntamento a Padova il 16 aprile. Il tour proseguirà poi per tutta Europa toccando Olanda, Germania, Svizzera, Polonia, Inghilterra e Irlanda concludendosi in una data evento il 31 maggio 2019 alla Wembley Arena di Londra. Singing to Strangers segna una linea di demarcazione nel percorso artistico di Jack Savoretti. Un progetto che viene alla luce da una nuova consapevolezza dello stesso artista, un passaggio alla maturità che trova spazio in questi nuovi brani.

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Felici e scontenti. Massimo Volume, fascino discreto
di Redazioneweb2   
mercoledì 10 aprile 2019

massimovolume_1_c_simone_cargnoni-2.jpgMentre fuori, nel panorama musicale italiano, tutto cambia e scorre, i Massimo Volume rimangono solidamente loro stessi. Lontano da mode, a quasi trent'anni dall'esordio, sono una delle cult band dei nostri giorni. Lo scorso primo febbraio è uscito Il nuotatore, a 6 anni da Aspettando i barbari: in copertina una spiaggia affollata (composta da tante solitudini), dentro brani pieni di storie e personaggi mentre tornano all’essenza della loro storia musicale, in trio, chitarra/basso/batteria. Al centro ci sono come sempre le liriche di Emidio Clementi, con la sua prosa fortemente letteraria, integrate nella complessità strumentale di Egle Sommacal e Vittoria Burattini. Una compattezza sonora minimale al servizio del racconto di storie e suggestioni, di scena al Toniolo l’11 aprile prossimo.

 

Emidio Clementi ha parlato de Il nuotatore come di una trasposizione in musica del testo letterario di Cheever, e in fondo perché la musica non dovrebbe trasporre la letteratura come già fa il cinema? Il protagonista di Cheever si trova invischiato in uno di quei noiosi party in piscina dove tutti sono impegnati a bere e fare piatte conversazioni, così decide di tornare a casa a nuoto attraversando un panorama stereotipato urbano-americano dove domina il gusto dell’identico in cui si inseguono case con piscina l’una di fianco all’altra.

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Rock your soul. Prog desertico e jazz accademico
di Massimo Zuin   
mercoledì 10 aprile 2019

fillesilligadad.jpgSe proprio ce ne fosse stato bisogno, Candiani Groove si conferma una delle più interessanti rassegne musicali dedicata al jazz alla world music e alle contaminazioni fra i diversi linguaggi espressivi. Venerdì 5 aprile sarà di scena Franco D’Andrea Trio. Lo spettacolo Traditions Today, realizzato in collaborazione con l’associazione Caligola, è l'ennesima testimonianza della capacità di Franco D'Andrea, quasi ottantenne, da oltre cinquant’anni assoluto protagonista del jazz italiano, per ben undici volte vincitore del referendum della rivista Musica Jazz, di andare oltre il materiale di riferimento per creare un linguaggio dalle coordinate personali, unico e immediatamente riconoscibile.

 

Il trio composto da Franco D’Andrea al pianoforte, Daniele D’Agaro al clarinetto e Mauro Ottolini al trombone faranno respirare aria d'altri tempi (i riferimenti sono il jazz di New Orleans e Louis Armstrong), proiettandoci allo stesso tempo in una dimensione di contemporaneità. Venerdì, 12 aprile sarà la volta del gruppo Les Filles de Illighadad, gruppo di ragazze avant rock provenienti dal villaggio omonimo del Niger.

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Siete circondati! Tanto vale arrendersi al ritmo
di Redazioneweb2   
mercoledì 10 aprile 2019

eclectaandreaebener.jpgSi chiude la terza stagione di New Echoes, progetto che sin dall’inizio si è posto l’obiettivo di portare all’attenzione del pubblico italiano alcune delle più emozionanti e innovative realtà musicali elvetiche, in particolare quelle che si muovono attorno ai linguaggi contemporanei del jazz, della ricerca multidisciplinare, dell’indie-rock e dell’elettronica.

 

Stella polare dell’edizione 2019 è stata una riflessione sulla personalità dei linguaggi musicali e sulle loro potenzialità relazionali, oltre alle ormai avviate declinazioni sul superamento dei confini dei linguaggi stessi. 
All’insegna dello spiazzante contrasto tra i luoghi comuni e gli stereotipi che accompagnano sempre “l’idea di Svizzera”, le sei traiettorie sonore corrispondenti alle diverse date da gennaio ad aprile si sono confermate tutte da vivere con curiosità e in prima persona, modo conviviale e unico di fare esperienza di una creatività che nasce nel cuore di un’Europa bisognosa di ripensarsi e che può farlo attraverso l’arte, tra tradizione e cambiamento, paesaggi obliqui e felici spaesamenti.

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Boccate di ossigeno. Manuel Agnelli, allergico alle etichette
di Marisa Santin   
giovedì 04 aprile 2019

agnelli_3.jpgLa musica degli Afterhours non è cosa per tutti. È questione di gusti? Sicuramente. Ci vuole un orecchio un po’ addestrato? Anche. Bisogna essere disposti a lasciare che la musica ti porti anche giù – o meglio – dentro? Soprattutto. Ma Manuel Agnelli non è solo il frontman degli Afterhours. Negli ultimi anni, in particolare, si è speso in altre direzioni e si è lasciato in qualche modo avvicinare, anche a rischio di deludere quella fetta di fan che lo avrebbe voluto per sempre ingabbiato nello stereotipo del rocker nudo e puro, scontroso, snob e incurante del resto del mondo musicale pop e mainstream. Lui invece dà proprio l’impressione di odiare qualsiasi tipo di etichetta, e quella di musicista di nicchia ad un certo punto deve essergli sembrata un po’ stretta. Se n’è infischiato, insomma, delle aspettative e si è buttato nella mischia. A cominciare da Sanremo 2009, una partecipazione che rappresentò – al di là della canzone Il paese è reale, che comunque vinse il Premio della Critica – un atto di ribellione in sé.

 

Partecipare a Sanremo è una provocazione? Ora probabilmente non più, ma allora nessuno si sarebbe aspettato che gli Afterhours si mischiassero con i Toto Cutugno e i Povia nel programma più nazionalpopolare della Tv, e gli inflessibili dell’indie infatti non glielo perdonarono. Ma quanto può essere divertente, oltre che artisticamente rivitalizzante, scombinare continuamente le carte? Pochi anni dopo Agnelli entra nel programma di punta Sky in qualità di giudice di X-Factor, altra inversione di marcia per il leader di una delle band simbolo del rock alternativo italiano.

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Doppia natura. L'eleganza della musica leggera
di Massimo Zuin   
giovedì 14 marzo 2019

peppe-servillo.jpgSaranno di scena il prossimo 15 marzo all'ex Palaplip di Carpenedo, divenuto ora semplicemente Me.Me. (acronimo di Mercato Metropolitano), gli Avion Travel in Privè Tour. Il peregrinare concertistico prende forma nel giugno 2018 dopo l’uscita dell’album Privé, a distanza di 15 anni dal loro ultimo album di inediti Poco Mossi gli altri Bacini, risalente appunto al 2003. Si tratta di un disco di inediti fedele allo spirito di produzione indipendente realizzato dopo aver ricostruito lo storico gruppo, con Mario Tronco nel ruolo di produttore artistico e supervisore, oltre che di arrangiatore e musicista.

 

Un album ricco di emozioni anche perché tra le firme di quattro canzoni c’è il chitarrista Fausto Mesolella, scomparso nel 2017. In questi anni i componenti si sono dedicati a loro percorsi personali, hanno dato vita a progetti interessanti e significativi come l'Orchestra di Piazza Vittorio di Mario Tronco, il duo Musica Nuda formato dal contrabbassista Ferruccio Spinetti e dalla cantante Petra Magoni.

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Ad occhi chiusi. Carboni, sicurezza del pop
di Redazioneweb2   
giovedì 07 marzo 2019

luca_carboni.jpgIl pop d’autore di Luca Carboni sorprende con uno show colorato il 9 marzo al Corso, dove luci e laser emergono da un maxischermo digitale. Le immagini raccontano e amplificano il lavoro musicale, fotografie della propria carriera si uniscono a quelle che hanno segnato la storia da sessant’anni fa ad oggi. Per i suoni, l’artista ha voluto una situazione molto elettronica, figlia dell’ultimo album Sputnik (tredicesimo in studio, uscito lo scorso giugno), accompagnata da momenti più acustici alternati ad altri più elettrici.

 

Sul palco Luca è con la sua band: Antonello Giorgi alla batteria, Ignazio Orlando al basso, Mauro Patelli e Vincenzo Pastano alle chitarre, Fulvio Ferrari Biguzzi alle tastiere. La scaletta prevede l’elettronica di Sputnik (Una grande festa, Io non voglio, Amore digitale, Due), suoni già presenti nel precedente Pop-up (Luca lo stesso, Bologna è una regola) e una carrellata di trent’anni di successi, da Mare Mare a Farfallina, da Inno Nazionale a Silvia lo sai.

 

 

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Canton vicino. Dalla Svizzera creatività elettronica
di Massimo Zuin   
giovedì 07 marzo 2019

lucas_niggli_ph._michelle_ettlin.jpgHa preso il via il 18 gennaio la terza stagione di New Echoes – Rassegna di Nuova Musica Svizzera, progetto di valorizzazione delle realtà musicali elvetiche che si muovono attorno ai linguaggi contemporanei del jazz, della ricerca multidisciplinare, dell’indie-rock e dell’elettronica. La rassegna, diretta da Enrico Bettinello, si articola in 6 appuntamenti tra gennaio e aprile 2019 e prevede a marzo due concerti. Il primo è l'8 marzo nella prestigiosa sede veneziana dello IED, Istituto Europeo di Design con il giardino percussionistico allestito da Lucas Niggli (avant jazz), Alchemia Garden. Un vero e proprio giardino di percussioni, un ecosistema pulsante e brulicante di ritmi e timbri.

 

Al centro, come uno sciamano contemporaneo, Lucas Niggli, fantasioso evocatore di spiriti e vibrazioni, giardiniere che si prende cura di ogni gemma, che guida il trasformarsi naturale del suono in intricate e avvolgenti volute. Tutto attorno le emozioni e le energie di chi ascolta, vero e proprio polline che si diffonde e nutre il segno creativo.

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Dall’alba al tramonto. Meta e Gnu Quartet: che la bellezza abbia inizio!
di Gabriella Zullo   
giovedì 07 marzo 2019

ermalmeta.jpg

 

Reduci dall’ultimo Festival di Sanremo, come non volgere uno sguardo nostalgico, mood tipicamente italiano, all’edizione dell’anno scorso? Niente paragoni e niente polemiche. Ma come non ricordare il vincitore del 2018, Ermal Meta in coppia con Fabrizio Moro, proprio ora che è iniziato il suo nuovo tour? È già trascorso più di un anno dal singolo che lo ha portato alla vittoria Non mi avete fatto niente che si è aggiudicato pochi mesi dopo il Platino. L’”Edward mani di forbice” italiano – perché tra i ricci neri e l’outfit all black la somiglianza è sfacciata – dopo un 2018 all’insegna del successo con diversi sold out del Non abbiamo armi tour, accende il palco del teatro veneziano Goldoni l’11 e il 12 marzo.

 

Ermal Meta in questa nuova avventura musicale su e giù da un palco non sarà da solo: ad accompagnarlo sarà lo Gnu Quartet che darà un sapore tutto nuovo ai brani del cantautore molto amato quanto discusso dalla critica italiana (chi se li scorda i battibecchi con Morgan dopo la vittoria a Sanremo...). I nuovi compagni di viaggio sono precisamente Stefano Cabrera al violoncello, Francesca Rapetti al flauto, Roberto Izzo al violino e Raffaele Rebaudengo alla viola.


 

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Strada maestra. Il ritorno dei Massive Attack
di Delphine Trouillard   
martedì 05 febbraio 2019

massive-attack.jpgPer i 21 anni dell’album Mezzanine, uscito nel 1998 e ormai entrato nella storia, i Massive Attack organizzano un tour europeo: Mezzanine XXI. Il gruppo leggendario di trip-hop proveniente da Bristol si esibirà in Italia facendo tappa il 6 febbraio a Milano (Mediolanum Forum), l’8 a Roma (Palalottomatica) e infine il 9 alla Kioene Arena di Padova, con una performance audiovisiva inedita. Sul palco delle più grandi sale del Regno Unito, della Francia, dell’Italia e della Germania, sarà ben più di una semplice serie di concerti: «sarà un lavoro notevole e coeso, il nostro viaggio cerebrale da incubo più nostalgico e personale» come anticipa Robert “3D” Del Naja, membro dello storico trio. Non è sorprendente questa dichiarazione d’intenti da parte di un gruppo che per celebrare il ventesimo anniversario di Mezzanine ha deciso di sottoporlo a un trattamento decisamente particolare grazie alla collaborazione con il Politecnico Federale di Zurigo (Eidgenössische Technische Hochschule Zürich): l’intero spettro audio degli undici brani che lo compongono è stato infatti codificato sotto forma di informazione genetica, sfruttando una tecnologia sviluppata dall’istituto svizzero. In altre parole, la musica è stata trasformata in DNA e immagazzinata all’interno di piccoli frammenti di vetro.

 

Un processo che garantirà così all’album una conservazione teoricamente eterna nel tempo, preservata da fattori di ogni tipo, così da rendere omaggio a uno dei dischi imprescindibili degli anni ’90.

 

Mezzanine, che nonostante il successo aveva segnato la fine del trio, è quindi entrato nell’eternità e permette ora al gruppo di rinascere, riportando sul palco la loro soul al contempo emozionale e fredda, mix di ritmi dalle influenze dub e hip hop.

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Nudo alla meta. Mario Venuti in concerto al Me.Me.
di F.M.   
giovedì 07 febbraio 2019

venuti.jpgChissà se è il traino dell’M9, certamente va segnalato con piacere a Mestre un fermento in vari campi, e sta crescendo esponenzialmente, grazie ad una domanda sempre in aumento, l’offerta di occasioni interessanti per trascorrere serate non banali tra musica, cibo e cultura. Negli spazi dell’ex PalaPlip di Carpenedo, ora ribattezzato Me.Me. che sta per “Mercato Metropolitano” sono iniziati il 25 gennaio con Eugenio Finardi, nel nuovo Auditorium con 300 posti, una serie di appuntamenti che portano l’8 febbraio Mario Venuti a fare tappa con il suo tour Nudo con la mia musica, il 15 marzo gli Avion Travel e il 19 aprile Michele Placido. Importanti interpreti musicali, ma anche grande teatro.

 

Il Me.Me. trasformatosi in quattro situazioni differenti: Osteria Plip, Agrimercato, Food Lab e Auditorium diventa una stazione del cibo, del vino e della cultura, secondo la migliore tradizione che coniuga la qualità, l’originalità e l’autenticità delle proposte. Mario Venuti, siciliano di Siracusa, ha esordito negli anni ‘80 fondando la band dei Denovo, dando vita di fatto con altri gruppi al rock italiano. Nel decennio successivo inizia la sua carriera da solista e come autore. Nel 1996 ha collaborato all’album di esordio di una giovane artista catanese, Carmen Consoli (!), per la quale scrisse Amore di plastica.

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Testa e cuore. San Valentino con Malika
di Gabriella Zullo   
giovedì 07 febbraio 2019

malikaayane.jpgProgrammi per San Valentino? Al Geox è prevista una tappa del Domino Tour di Malika Ayane, sempre la stessa ma con un nuovo “taglio”. Il tour 2019 è già iniziato e la cantautrice milanese sembra aver fatto un restyling, dalla testa… al nuovo album. Da mora a bionda, dalla cresta sbarazzina che portava agli esordi di Come foglie (2009) a un caschetto corto stile anni '30 per il nuovo arrangiamento dell'album Naif (2018) come si vede nel video di Sogni tra i capelli - non a caso! Il nuovo tour nasce dall'omonimo disco, Domino, che presenta gli stessi brani del precedente con accenti musicali e colori completamente diversi.

 

Sempre sul jazz andante, si propongono suoni morbidi e pieni, in un mix di brani di repertorio e inediti. Ci sono voluti due anni per raggiungere questo quinto traguardo discografico sempre firmato dall'etichetta Sugar Music.


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La lezione di Faber. Morgan rende omaggio a De Andrè
di Massimo Zuin   
giovedì 07 febbraio 2019

morgan.jpgGiovedì 14 febbraio il Toniolo ospita Morgan con un omaggio a Fabrizio De Andrè, a 20 anni dalla scomparsa. È il secondo appuntamento di Note Italiane, progetto curato dal Settore Cultura del Comune di Venezia in collaborazione con Dal Vivo Eventi che, per la 22ma edizione dopo tre anni di assenza, porterà sul palcoscenico del Teatro Toniolo alcuni tra i protagonisti della musica italiana. Solo piano e voce, Morgan ripercorrerà le note e i testi del cantautore genovese. Da artista trasformista, sopra e dentro le righe, estroso e colto musicista, Morgan si immerge nel pathos e nei personaggi delle canzoni, celebri e emblematici come il soldato Piero o il musicista Jones, e l’amore stesso, che viene e va, o perduto per sempre.

 

Con eleganza e originalità affronta i temi e i sentimenti cari a Faber: la spiritualità e la guerra, la follia e gli amori, riflessi di un universo musicale e poetico variegato e ricco di un’umanità a cui De André ha saputo dare voce, elevando la canzone a forma d’arte.

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Bussola impazzita. Al Candiani, da ogni latitudine
di Massimo Zuin   
giovedì 07 febbraio 2019

bassekoukouyate.jpgContinua la programmazione di Candiani Groove, una delle più interessanti rassegne musicali dedicata alle contaminazioni fra i diversi linguaggi espressivi. Il 2 febbraio sarà di scena uno dei migliori cantautori emergenti della musica italiana, Antonio Prestieri, in arte Maldestro con lo spettacolo Mia madre odia tutti gli uomini. Con il brano Canzone per Federica, Maldestro si è aggiudicato il secondo posto tra le Nuove Proposte e il premio della critica Mia Martini al Festival di Sanremo 2016. Il musicista non si occupa solo di musica: ha scritto 15 opere di teatro e partecipa ad attività contro l’illegalità nelle carceri minorili e nelle scuole.

 

La rassegna continua il 10 con il musicista malese Bassekou Kouyate & Ngoni Ba. Kouyate, uno dei grandi maestri del n'goni (strumento a corda antenato del banjo), ha collaborato con molti musicisti come Ali Farka Toure, Toumani Diabate, Taj Mahal, Damon Alban, Joachim Kühn. Per questo nuovo album uscito nello scorso gennaio si avvale di una formazione che comprende tre suonatori del n'goni e due percussionisti, con la moglie Amy Sacko a completare il gruppo.

 

La band si è già esibita nei maggiori festival di tutto il mondo e nel 2013 la BBC ha scelto Bassekou come “miglior artista africano dell'anno”.

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Avanti pop! Tears for Fears, niente del genere…
di F.D.S.   
giovedì 07 febbraio 2019

tears.jpg

 

Non li trovate nella classifica di «Rolling Stones» dei 500 migliori dischi di sempre, mentre trovate alcuni tra i loro competitor di allora, come Cure e Depeche Mode: eppure nel chaos musicale di quegli anni ‘80 i Tears for Fears rappresentarono un marchio di rilievo, legato ad una capacità di scrivere pop songs che sono ancor oggi scrigni di musicalità e bellezza ma che, allo stesso tempo, rappresentavano un esempio unico di equilibrio tra digitale ed analogico, tra le tastiere synth che allora dettavano la linea e le pennate della chitarra acustica di Roland Orzabal, il principale compositore del duo (l’altro era Curt Smith, cantante e bassista).

 

Non molto prolifici (nel corso del decennio pubblicarono solo tre dischi), i Tears for Fears si caratterizzarono subito per questa amalgama di sonorità elettroniche e tradizionali che permeava canzoni di grande impatto melodrammatico, percorse da una malinconia sotterranea, un po’ straniante. Pale Shelter, Shout, Everybody wants to rule the world: non sono solo icone sonore di quel periodo che rimangono bellissime ancora oggi, nella loro sonorità elegante mai troppo artificiale e nella loro struttura tra pop e new wave, ma sanno trasmettere quel senso di angst, di inquietudine interiore che solo le migliori produzioni degli anni ‘80 sono in grado di esprimere.

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Energie rinnovabili. Colonne portanti di nuova ispirazione
di Giuseppe Mormile - Direttore artistico di Jazz&   
martedì 05 febbraio 2019

camille_bertault.pngCinque appuntamenti a Venezia da febbraio a maggio per esplorare il jazz contemporaneo. È la terza edizione di Jazz&, firmata da Veneto Jazz e ospitata alle Sale Apollinee del Teatro La Fenice, con una tappa al Museo di Palazzo Grimani e una conclusione al T Fondaco dei Tedeschi. La nuova edizione rappresenta un viaggio fra omaggi ai grandi della musica, come il Charles Mingus dei Quintorigo, fino alle nuove avanguardie vocali e musicali. Una rassegna dedicata alla bellezza di suoni ricercati e raffinati, alla suggestione di mondi musicali diversi, che uniscono la freschezza quasi sfrontata della francese Camille Bertault all’imprevidibile duo olandese di Reinier Baas e Ben Van Gelder, fino all’inatteso incontro musicale di Giappone e Argentina dei Gaia Cuatro e all’esplosiva trombonista israeliana Reut Regev.

 

Nel quarantesimo di Charles Mingus (1922-1979), i Quintorigo propongono una rilettura moderna di uno dei geni più innovativi del jazz moderno. Utilizzando una pluralità contaminata di linguaggi, il concerto mira a trasmettere il fascino della sua intramontabile opera, con arrangiamenti dei brani più celebri, affiancati dalle letture di alcuni passi della sua autobiografia (Sale Apollinee, 9 febbraio).

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Sempre loro. Negramaro, come prima e più di prima
di Redazioneweb2   
giovedì 31 gennaio 2019

negramaro.jpgEsiste una citazione che recita più o meno così: «La vita è quello che ti accade mentre sei intento a fare altri progetti». Quello che è successo al chitarrista Lele Spedicato forse è proprio questo, la vita nella sua più cruda autenticità, con i suoi colpi bassi a cui bisogna cercare di rispondere con tutte le forze a disposizione, forze che nella maggior parte dei casi nemmeno sapevi di poter sprigionare. Adesso la paura è passata e, rubando le parole del frontman Giuliano Sangiorgi: «È ora che si rimettano in moto i muscoli della nostra arte».

 

Con i loro concerti nell’estate 2018 i Negramaro hanno fatto segnare un importante record: nessuna band italiana, infatti, aveva mai realizzato 6 date negli stadi in unico tour. Un vero e proprio primato che ha fatto entrare i Negramaro nel Guinness della musica italiana.

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Get focused! Echi di musica nuova
di Redazioneweb2   
giovedì 31 gennaio 2019

eric_chenaux_ph._jb_deucher.jpgUna riflessione sulla personalità dei linguaggi musicali e sulle loro potenzialità relazionali, oltre alle ormai avviate declinazioni sul superamento dei confini dei linguaggi stessi. Questo uno dei tratti caratterizzanti di New Echoes, rassegna diretta da Enrico Bettinello che la fondazione Pro Helvetia porta nel Palazzo Trevisan degli Ulivi coordinato da Jacqueline Wolf, con ottimo successo di pubblico. L'obiettivo, tra i tanti, è quello di portare all’attenzione del pubblico italiano alcune delle più emozionanti e innovative realtà musicali elvetiche, in particolare quelle che si muovono attorno ai linguaggi contemporanei del jazz, della ricerca multidisciplinare, dell’indie-rock e dell’elettronica, offrendo alla città momenti di aggregazione in cui a fine concerto non è raro poter scambiare due chiacchiere con i protagonisti appena ascoltati.


 

Venerdì 1 febbraio a Palazzo Grassi ecco una figura tra le più originali della musica di oggi, grazie a un approccio compositivo giocato in un ammaliante contrasto tra il lirismo della voce e la ricerca sonora visionaria della chitarra: il chitarrista e cantante Eric Chenaux crea sonorità sospese in una sorta di luce lunare nei cui bagliori si specchiano, come in una scultura sonora cangiante e umanissima, frammenti di folk, di improvvisazione, di jazz e di sperimentazione.

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Oltre il confine. Terza edizione per New Echoes
di Redazioneweb2   
mercoledì 16 gennaio 2019

aebytriokoheiyamaguchi_.jpgDopo il grandissimo successo delle passate edizioni, riparte in grande stile e consistente sostanza la terza stagione di New Echoes – Rassegna di Nuova Musica Svizzera, progetto che sin dall’inizio si è posto l’obiettivo di portare all’attenzione del pubblico italiano alcune delle più emozionanti e innovative realtà musicali elvetiche, in particolare quelle che si muovono attorno ai linguaggi contemporanei del jazz, della ricerca multidisciplinare, dell’indie-rock e dell’elettronica.

 

L'edizione 2019, 6 appuntamenti tra gennaio e aprile a ingresso libero fino ad esaurimento dei posti, ha il proprio punto centrale nel consolidato Palazzo Trevisan degli Ulivi, coinvolgendo tuttavia anche il Teatrino di Palazzo Grassi, ormai immancabile partner della manifestazione insieme alla rassegna Jazz Area Metropolitana, e per la prima volta Palazzo Franchetti, prestigiosa sede veneziana dello IED a pochi passi da Campo Sant’Agnese, in un’ottica di rinnovata condivisione e apertura verso pubblici ed esperienze diverse.

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Segui il Duca Bianco. Al Goldoni, Bowie rivive
di Redazioneweb2   
lunedì 07 gennaio 2019

bowie_bluevertigo.jpgA 72 anni dalla nascita di David Bowie e a 3 anni dalla scomparsa, il Goldoni omaggia il Duca Bianco con il concerto di Andy ed i White Dukes, grazie all’idea del Teatro Stabile del Veneto di ospitare a Venezia, città amata da David Bowie, un tributo alla musica e alle tante anime di uno degli artisti più iconici, controversi e affascinanti degli ultimi 50 anni. Iniziativa accolta con entusiasmo da Andy, per il quale eseguire la musica di David Bowie a Venezia è un gesto quasi dovuto. Li accomunano la bellezza immortale, la ‘creatività libera ed estrema’, la teatralità intrinseca e quell’essenza tra Eros e Thanatos che li mitizza. Bowie amava Venezia, così surreale e unica, potente eppure fragile, decadente e sperimentale. La capiva, la godeva, la assorbiva.

 

L’esibizione di Andy ed i White Dukes vuole essere, quindi, un ritorno di Bowie in città, una condivisione tra coloro che riconoscono in lui una forma d’arte contaminata che si può definire “teatro del rock”.

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