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MUSICA
Lamezia-Venezia, andata e ritorno. Brunori Sas alla Fenice
di Fabio Marzari   
lunedì 10 dicembre 2018

brunori-23_03_geox-0069.jpgUna serata speciale quella del 19 dicembre alla Fenice di Venezia, con il concerto di Brunori Sas. L'appuntamento di Natale ideato da Veneto Jazz ospita il cantautore calabrese Dario Brunori, che ha preso in prestito il nome della ditta di famiglia di materiali edilizi. Con il suo album di esordio Vol.1 si aggiudica il premio Ciampi 2009 come miglior disco d’esordio e la Targa Tenco 2010 come miglior album esordiente. Da allora è stato un crescendo di successi, vissuto sempre con l'arguzia e la ritrosia di chi è nato e cresciuto in un paesino calabro di poche anime. «Se sono sempre così diffidente nei confronti del mondo contemporaneo è perché quel paesino addormentato sul cocuzzolo me lo porto sempre dentro, anche a distanza di trent’anni, anche a distanza di chilometri, anche a costo di cadere nel cliché. D’altro canto non posso negare a me stesso che vi sia un certo piacere nel tenere sempre un piedino nella provincia familiare ferma agli anni Ottanta e l’altro nella metropoli che non ti degna di uno sguardo».

 

Dario Brunori nasce a Cosenza nel 1977, ma cresce in due piccoli paesini di provincia, dove comincia a suonare la chitarra per scappare alla noia. Dopo la maturità, si trasferisce in Toscana dove si laurea in Economia e Commercio presso l’Università di Siena. Proprio qui Dario ha le prime esperienze musicali, con il collettivo Minuta, etichetta svizzera con cui nel 2003 pubblica degli album di musica elettronica. Nel 2005, si unisce ai Blume, band fiorentina composta da Matteo Zanobini e Francesca Storai. Con loro pubblica l’album In tedesco vuol dire fiore, che riscuote anche un discreto successo. Contemporaneamente, Dario diventa autore di canzoni e musiche per alcune serie d’animazione televisive, attività che prosegue tuttora.

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Universi paralleli. Candiani Groove scorre tra le dita
di Redazioneweb2   
lunedì 10 dicembre 2018

cristina-dona.jpgUnire due corpi in uno, in un fremito di passione. È l’illusione che regala il tango con il suo gioco di gambe che si allacciano in ganci e mezzelune, di piedi che disegnano semicirconferenze complementari sulla pista della milonga, di teste che si confrontano in un unico profilo. Alma de Tango, al Candiani il 5 dicembre, è un gioco di seduzione velato di nostalgia, intreccio di sguardi e tocchi leggeri tra languidi abbandoni e scatti repentini, il tutto coniugato in coreografie di danza che sanno esaltare e appassionare il pubblico.

 

Già impegnato nella scrittura di testi e musica per altri artisti, Mirkoeilcane nel 2016 decide di avviare una carriera musicale da solista, che lo porterà al Candiani il 7 dicembre. Viene poi selezionato alla 68esima edizione del festival di Sanremo nella categoria Nuove Proposte con il brano Stiamo tutti bene arrivando secondo, ma vincendo anche il Premio Sergio Bardotti per il Miglior Testo, il Premio della Critica Mia Martini, il Premio Enzo Iannacci di NuovoImaie e la Targa PMI. Con musica e parole di Mirko Mancini, prodotto da Steve Lyon (già produttore di Paul McCartney, Depeche Mode, The Cure) il brano è un vortice sonoro in cui l’ascoltatore viene risucchiato ad ogni minuto in cui il brano avanza e le parole assumono colori sempre più intensi.

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A piedi nudi. Tutte le sfumature di Patti
di Massimo Zuin   
lunedì 10 dicembre 2018

patti-smith-credit-steven-sebring.jpgÈ annunciato sold out il concerto di Patti Smith organizzato da Veneto Jazz il prossimo 16 dicembre nella Sala dei Giganti dell’Università di Padova. Si tratta di un suo ritorno sui palchi italiani, per un esclusivo e selezionato tour di concerti-reading accompagnata dal fidato Tony Shanahan. Presenta Words and Music, intimo reading intervallato da alcuni dei suoi brani più famosi. Cattedrali, chiese e teatri sono i contesti esclusivi per una serie di incontri ravvicinati con la cantante e poetessa, in un percorso mistico ed artistico che solo in un Paese come l’Italia è possibile compiere.

 

Lo scorso anno ha ricevuto la laurea ad honorem in Lettere classiche e moderne presso l’Università degli Studi di Parma, ha tenuto la sua personale mostra fotografica Higher Learning (sempre a Parma), un tour dal titolo Grateful con il quale l’artista ha espresso il proprio affetto nei confronti dell’Italia e, in ultimo, una serie di speciali eventi a dicembre che hanno visto la sacerdotessa del rock esibirsi in una serie di analoghi concerti-reading accompagnata sul palco dalla figlia Jesse, oltre al prestigioso Concerto di Natale in Sala Nervi a Città del Vaticano.

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In un posto diverso. Vasco Brondi arriva a Mestre
di Massimo Zuin   
lunedì 10 dicembre 2018

brondimagliocchetti.jpgPotrebbe essere l’ultimo tour del gruppo Le Luci Della Centrale Elettrica quello che farà tappa al Toniolo di Mestre il prossimo 18 dicembre. Lo ha annunciato a sorpresa Vasco Brondi, 34 anni, veronese, cantautore e leader del gruppo: «È arrivato il momento di alleggerirsi, di ripartire in altre direzioni e di farlo senza questo nome». Dieci anni celebrati ora con un doppio album, 2008/2018 Tra la via Emilia e la Via Lattea, che ripercorre i cinque album con un best of, un inedito (Mistica), una rilettura di un brano scritto con i Tre Allegri Ragazzi Morti (Libera), un duetto live con Manuel Agnelli (Oceano di gomma) e un secondo cd dal vivo in studio con brani acustici stravolti e due cover, Amandoti dei CCCP e Bene di Francesco De Gregori.

 

Il concerto, in cui si mescoleranno le canzoni scritte in questi dieci anni a letture e racconti, è frutto di un’evoluzione artistica che non ha mai tradito quell’idea di libertà e di indipendenza, lontana dalle mode o dalle tendenze, che continua a contraddistinguere la produzione di Vasco Brondi.

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La stella di Cuba. Rubalcaba, chiusura in bellezza
di Giuseppe Mormile Direttore artistico Venezia Jazz Festival   
venerdì 09 novembre 2018

gonzalorubalcaba3-1160x773.jpgDopo l’apparizione nel 2009 al Teatro La Fenice con Richard Galliano, Gonzalo Rubalcaba approda ora in piano solo sul palco di Veneto Jazz, in uno degli eventi di punta di Venezia Jazz Festival Fall edition, che fino al 13 novembre propone un ricco programma di concerti dedicato alle diverse anime del jazz internazionale. Nato a L’Avana nel 1963, figlio d’arte, maturato come pianista e compositore attraverso profondi studi classici e poi jazzista per scelta, Rubalcaba è considerato uno dei maggiori pianisti della scena contemporanea. Nella propria arte fonde con intelligente sensibilità la musica cubana delle sue radici, il jazz e la musica classica.

 

Solista dalla tecnica brillante e versatile, dal sicuro gusto melodico, dal tocco sensibile e ricco di sfumature, dall’apertura stilistica a 360 gradi, Rubalcaba è stato scoperto da un grande del jazz, il bassista Charlie Haden. Un incontro provvidenziale al Festival de L’Avana nel 1986 ha fatto sì che Haden si prodigasse per far conoscere il pianista alle platee internazionali, invitandolo a suonare con lui e con Paul Motian a Montréal nel 1989. Da allora Rubalcaba è stato compagno di avventure musicali di altri grandi solisti, tra cui Jack DeJohnette, Joe Lovano, Dizzy Gillespie, Herbie Hancock, Ron Carter, Chick Corea e Al Di Meola, quest’ultimo assieme a lui nel calendario della rassegna veneziana.

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Difficile esser facili. Thegiornalisti, la semplicità al potere
di Massimo Zuin   
mercoledì 07 novembre 2018

thegiornalisti.jpgMolti li definiscono un fenomeno musicale: dalle esibizioni per pochi intimi al grandissimo successo con alcuni brani che hanno scalato le classifiche musicali come Felicità Puttana, Questa nostra stupida canzone d’amore e Riccione. Sul palco della Kioene Arena di Padova il prossimo 10 novembre salgono Tommaso Paradiso, Marco Antonio Musella e Marco Primavera più noti con il nome Thegiornalisti con il loro nuovo Love Tour 2018, che sta registrando ovunque il tutto esaurito.

 

Il leader del gruppo Tommaso Paradiso, laurea in Filosofia e autore dei testi, di sé dice: «Volevo fare la rockstar, era il mio sogno da bambino. Poi, una volta cresciuto, volevo semplicemente scrivere, e mi veniva meglio con le canzoni che con i racconti. Nei testi affiora spesso il bisogno di intimità, la necessità del vivere semplicemente.

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Il contrario di tutto. La voglia matta di seguire il Bianconiglio...
di Gabriella Zullo   
mercoledì 07 novembre 2018

maneskin.jpgMagari non vi garbano perché giovani, stravaganti, in vetta alle classifiche, nonché band rivelazione a X Factor 2017, ma li starete già canticchiando tra un «Follow me, follow me now!» e qualche onomatopea a imitare il giro di chitarra inconfondibile del loro primo singolo Chosen (2017). Sono il Chiaro di Luna, traducendo dal danese, alias Damiano (voce), Victoria (basso), Ethan (batteria) e Thomas (chitarra) e hanno tra i 17 e i 20 anni.

 

Non hanno vinto il talent canoro, ma il successo li stava aspettando fuori dagli studi televisivi a partire dagli spiazzi di Via del Corso a Roma dove si sono esibiti più volte per qualche spicciolo. Dopo Chosen che ha già il disco di platino insieme all’omonimo Ep prodotto dalla Sony, quest’anno esce Torna a casa, primo album anticipato quest’estate dal singolo Morirò da re suonato per la prima volta live a Milano.

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Quel che è di Cesare. Cremonini, musica a cuore aperto
di Davide Carbone   
mercoledì 07 novembre 2018

cremonini.jpgGli anni dei Lùnapop verranno continuamente rievocati, esattamente come si possono guardare delle fotografie della propria adolescenza, con quel misto di pudore e consapevolezza. Ma se è vero che nella vita ogni passo ci ha portati ad essere le persone o gli artisti che siamo, possiamo sostenere come Cesare Cremonini debba essere più che soddisfatto delle immagini che ne popolano l’ideale album di famiglia, da condividere con il pubblico.

 

Se Dalla e De Gregori ti trattano da pari a pari a 25 anni, la tentazione di montarti la testa sarebbe forse addirittura legittima: ma a questa tentazione Cesare non ha ceduto, lavorando a testa bassa per disegnare una carriera solista che non ha mai lasciato da parte la qualità, anche e orgogliosamente a costo di non diventare il tormentone radiofonico di turno o il primatista mensile di visualizzazioni su Youtube, a quanto pare unico parametro di qualità oggi accettato (!).

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Scent of a singer. Minogue, a Padova occasione unica
di Massimo Zuin   
mercoledì 07 novembre 2018

minogue.jpgLo scorso 25 luglio Kylie Minogue, fra le più amate dive del pop internazionale, è salita sul palco del Teatro la Fenice di Venezia per esibirsi dal vivo insieme al collega anglo-italiano Jack Savoretti. Proprio in quei giorni la pop star australiana ha girato alla Fenice il video ufficiale chiamando a cantare con lei lo stesso Savoretti nel suo nuovo disco Golden all’interno del brano Music’s Too Sad Without You. La rivedremo nell’ambito del suo nuovo tour nell’unica data italiana: a Padova, precisamente al Gran Teatro Geox, il prossimo 12 novembre. Nella prima parte del 2018 la cantante australiana si è esibita al Café de Paris di Londra, a Manchester, a Barcellona, a Parigi e a Berlino, presso il leggendario Berghain Club.

 

Ora sta promuovendo il suo ultimo disco, Golden appunto, quattordicesimo album in studio. «Tutta la mia anima e tutto il mio cuore sono in questo disco e in queste date», ha dichiarato Kylie. Il nuovo disco era stato anticipato dal singolo in stile country Dancing, a cui poi ha fatto seguito Stop me from Falling.

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Il grande abbraccio. Sempre e comunque Baglioni
di Daniele Pennacchi   
mercoledì 07 novembre 2018

baglioni.jpegLo scorso 14 settembre, a Verona, ho potuto assistere a quello che potrebbe essere a buon titolo definito “un fenomeno di costume”: città in fermento, centro cittadino brulicante di persone di ogni età e nazionalità, Via Mazzini occupata da una fiumana di persone che cerca di raggiungere Piazza Erbe per una veloce visita, prima di tornare in fretta e furia a quello che sarebbe stato il vero cuore pulsante della serata, Piazza Bra e la sua imprescindibile Arena. Quel 14 settembre la prima di tre date portava a Verona la leggenda Baglioni, per uno show che ne ripercorreva i 50 anni di carriera e che ha permesso al sottoscritto di ascoltare migliaia di persone, nell'anfiteatro come in tutta Piazza Bra, cantare all'unisono colonne portanti della musica leggera come Questo piccolo grande amore, Strada facendo, La vita è adesso, Mille giorni di te e di me.

 

50 anni vissuti in musica, 20 milioni di singoli, 35 milioni di album in Italia, più di 55 milioni di copie vendute in tutto il mondo.

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Fall in jazz. A Venezia, l'autunno è una jam session
di Giuseppe Mormile Direttore artistico Venezia Jazz Festival   
lunedì 22 ottobre 2018

aldimeola_photo_2018_07_copyright_earmusic_ben_wolf.jpgCrocevia di culture e risonanze, Venezia torna protagonista della programmazione di Veneto Jazz con un'edizione autunnale di Venezia Jazz Festival. Dal 25 ottobre al 13 novembre, concerti, incontri e workshop con i maggiori artisti del jazz internazionale animano teatri, chiese e hotel, pervasi dai suoni e dalle parole che raccontano la contemporaneità, sondando le diverse anime della musica del mondo. Ci sono i grandissimi dello strumento, come Al Di Meola e Gonzalo Rubalcaba, e maestri consolidati come Markus Stockhausen, Florian Weber e Philip Catherine; e tanta, tanta poesia, quella di Pasquale Mirra e Hamid Drake; di Hank Roberts e del giovane Filippo Vignato; e voci femminili, come la capoverdiana Carmen Souza, l'italiana (ma innamorata del Brasile) Chiara Civello, l'americana Ty Le Blanc. Gli spettatori sono invitati a seguire un percorso di voci e note, dal centro storico alle isole, dalle chiese ai teatri e ai club, trovando il proprio filo rosso, magari in una lezione musicale-spirituale di Markus Stockhausen dedicata all'euforia.

 

Gioiello di questa edizione è infatti un raro (ma aperto a tutti) workshop del compositore tedesco che, nell'affascinante auditorium Lo Squero dell'Isola di San Giorgio, accompagna in un'avventura spirituale attraverso la bellezza della musica, delle armonie e della pace interiore. Le alchimie si rincorrono. L'anteprima del festival è affidata al duo del vibrafonista Pasquale Mirra e del percussionista Hamid Drake, un caleidoscopico viaggio sonoro in cui si fondono ritmi africani e orientali e poetiche sonorità (25 ottobre, T Fondaco dei Tedeschi).

 

Il maestro della chitarra e pioniere della fusion, Al Di Meola, con Opus inaugura un nuovo capitolo della sua carriera che si inoltra in inediti confini musicali e una visione artistica più matura, accompagnato dagli ottimi italiani Peo Alfonsi alla seconda chitarra e Fausto Beccalossi alla fisarmonica (Teatro Goldoni, 31 ottobre). Nel salotto dello Splendid Venice Hotel, inoltre, Al Di Meola si racconterà in un'intervista con il critico americano Ashley Kahn.

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In mostra. Suoni di territori non neutrali
di Redazioneweb2   
lunedì 22 ottobre 2018

steamboatswitzerland.jpgIn occasione di Cows by the Water, la mostra di Albert Oehlen in corso a Palazzo Grassi, il museo presenta un calendario di eventi di approfondimento per accompagnare il pubblico alla scoperta del lavoro e dello spirito di questo artista. Albert Oehlen ha invitato il trio svizzero Steamboat Switzerland per un concerto dai forti richiami alle composizioni di Michael Wertmueller, che si terrà nell'atrio di Palazzo Grassi. La loro musica, incontro tra sonorità musica e jazz improvvisato a cui si aggiungono delle influenze dall'hardcore al drum'n'bass passando per il noise, è di fatto inclassificabile.

 

Il gruppo è stato fondato nel 1995 da Lucas Niggli (batteria) e dai due zurigesi Dominik Blum (hammond) e Marino Pliakas (e-bass). Il complesso musicale si definisce come un “Hammond avantcore trio” e negli anni di carriera suona in diversi ambienti della musica contemporanea, spaziando tra i più diversi stili musicali e interpretando in modo innovativo composizioni di altri artisti (Felix Profos, Michael Werthmüller, David Dramm e altri).

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Long playing. Qualità a rilascio prolungato
di Massimo Zuin   
mercoledì 26 settembre 2018

jazzmeia_horn.jpgDal 13 ottobre al 24 novembre Padova è capitale del Jazz. Torna infatti, in una nuova veste ampliata da una settimana ad oltre un mese, la ventunesima edizione del Padova Jazz Festival organizzato dall’Associazione Culturale Miles con il contributo del Comune di Padova.

Durante tutto il periodo i concerti principali del Festival vengono affiancati dagli appuntamenti con musica dal vivo di Jazz@Bar, in diversi locali del centro e della prima periferia. Non mancano poi le occasioni per apprezzare il jazz in altre forme, dalle presentazioni editoriali alle performance artistiche, dalle mostre ai workshop di fotografia.

 

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BIENNALE MUSICA 2018 | Crossing the Atlantic
di Redazione   
mercoledì 19 settembre 2018

pmce_musacchio__ianniello__fondazione_musica_per_roma.jpgVenerdì 28 settembre

Teatro Goldoni h. 20

PARCO DELLA MUSICA CONTEMPORANEA ENSEMBLE

Tonino Battista direttore

David Moss performer

(Zappa)

Il capolavoro di Zappa inaugura il Festival nella versione integrale con i 26 elementi del Parco della Musica Contemporanea Ensemble diretti da Tonino Battista e la partecipazione di David Moss, uno dei più originali vocalist al mondo, già interprete dell’opera zappiana. Partitura orchestrale e improvvisazione, rock sperimentale e avanguardia accademica, performance e dettaglio interpretativo: tutto questo è The Yellow Shark. / A masterpiece by Zappa opens the Festival with the 26-worth orchestra Parco della Musica Contemporanea, conducted by Tonino Battista. The Festival will see the participation of David Moss, one of the most original vocalists worldwide and an established interpreter of Zappa. Orchestral score and improvisation, experimental rock and avant-garde, performance and interpretative detail: The Yellow Shark is all this.

 

 

 

 

Sabato 29 settembre

Teatro alle Tese h. 16.30

FOCUS CONTRABBASSO FLORENTIN GINOT

(Saunders, Lim, Aperghis, Rivas)

Florentin Ginot presenta un concerto-scenografia in situ dove trovano spazio, ai quattro lati della scena, altrettanti contrabbassi, uno per ogni brano, per rendere possibile un’esplorazione immersiva di tutte le gamme sonore di questo strumento. / Florentin Ginot presents an in situ concertscenography where double basses, each at the corner of the stage, take us on an immersive exploration of the sound possibilities of this instrument. 

 

Teatro alle Tese h. 20

PARCO DELLA MUSICA CONTEMPORANEA ENSEMBLE

Tonino Battista direttore

(Carter)

Elliott Carter ha impersonato una via unica nel panorama della musica contemporanea, coniugando in uno stile di assoluta originalità gli esiti del modernismo eurocolto e le istanze della musica americana d’avanguardia. Il PMCE rende omaggio al genio creativo di un artista tanto longevo quanto lucido, capace di creare oltre la soglia del secolo di vita con immutata freschezza. / Elliott Carter is synonym with a journey into contemporary music that is one of a kind. He paired all-around originality with the results of European modernism American avant-garde. PMCE pays homage to a creative genius of exceptionally long career, whose creative lucidity stayed with him well past his hundredth birthday.

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Biennale Musica 62. Il confine non esiste
di Andrea Oddone Martin   
mercoledì 19 settembre 2018

chantdelamatiere.jpgÈ “continuità” il concetto che segna la 62esima edizione del Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale di Venezia, in programma dal 28 settembre al 7 ottobre: fin dal 2012 l’obiettivo primario delle direzioni artistiche di Ivan Fedele è stato e si conferma anche quest’anno «una più attuale interpretazione del concetto di contemporaneità».

 

Dall’edizione del sessantesimo dalla fondazione, il Festival della Biennale veneziana assume un connotato prevalente di ordine per così dire “geografico”, e così l’edizione del 2017 intitolata EST! è dedicata all’Oriente (il Leone d’Oro fu conferito al compositore cinese Tan Dun); come l’edizione odierna, intitolata Crossing the Atlantic e dedicata alle influenze musicali tra Europa e Americhe in un’ottica aperta ed accogliente rispetto alle varie istanze dell’espressione musicale di genere.

 

 

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Music in the hair. Branduardi, menestrello al Goldoni
di Redazione   
mercoledì 29 agosto 2018

angelo_branduardi.jpgDopo un 2017 di straordinari sold out sia in Italia che all’estero, anche per il 2018 Angelo Branduardi porta la sua musica evocativa al pubblico di mezza Europa, con una tappa fondamentale al Teatro Goldoni di Venezia, il 3 settembre, nell’ambito della rassegna Dal Vivo, organizzata da Veneto Jazz e da Teatro Stabile del Veneto. Il “menestrello italiano” già da tempo asseconda la sua versatilità in campo musicale, presentandosi al pubblico con concerti basati su diverse formazioni. Può così passare con grande facilità dall’esecuzione in duo del repertorio di musica del passato, che fa parte della sua collana Futuro Antico, alla classica formazione folk-rock, con basso e batteria.

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Home is where music is. A Treviso il festival italiano più atteso in Europa
di Isabella Vincenti   
martedì 28 agosto 2018

home_festival.jpgPer la sua nona edizione, Home Festival “dà i numeri”!: 90 gli artisti annunciati, che si alterneranno su 8 palchi durante i 5 giorni di Festival, con oltre 100mila spettatori attesi da tutta Europa.

Dal Day 0 al Day 4, si affacciano sul palco di casa molti grandi nomi in un esplosivo mix di sonorità e generi davvero per tutti i gusti, nell’unico appuntamento in Italia capace di confrontarsi con i grandi festival europei della musica come Sziget e Tomorrowland.

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VENEZIA JAZZ FESTIVAL 2018 | Il programma: i volti, i luoghi
di Redazioneweb2   
martedì 10 luglio 2018

elcerritoorchestra.jpgVenerdì 13 luglio

h. 20 | Isola di San Servolo
Inaugurazione Venezia Jazz Festival

EL CERRITO HIGH SCHOOL ENSEMBLE

Keith Johnson Direttore
Il super premiato El Cerrito High School Jazz Ensemble nella sua storia più che cinquantennale ha ottenuto numerosi riconoscimenti in California e si è esibito in molte città degli Stati Uniti, tra le quali New York e Los Angeles, ed europee, dalla Germania all’Olanda, dalla Svizzera all’Italia. Dal 2009 è diretto da Keith Johnson./ In over fifty years of activity, the award-winning El Cerrito High School Jazz Ensemble performed all over the USA and Europe. Since 2009, its director is Keith Johnson.

 

 

 

 

 

clockspointer.jpgh. 21.15 | Giardino del Palazzo Municipale, Fiesso d’Artico
CLOCK'S POINTER DANCE

Andrea Catagnoli sax contralto
Paolo Malacarne tromba, filicorno
Michele Bonifati chitarra
Andrea Baronchelli trombone
Filippo Sala batteria

Quintetto costituito da una frontline riconducibile a sonorità jazzistiche (Malacarne, Catagnoli, Baronchelli) e una sezione ritmica di origine marcatamente rock (Bonifati, Sala). Tutti under 30, hanno già avuto importanti esperienze artistiche e professionali che li hanno portati a collaborare con musicisti di calibro nazionale ed internazionale./ A mixed jazz (Malacarne, Catagnoli, Baronchelli) and rock (Bonifati, Sala) frontline for this under-30 quintet. All members are artistically and professionally accomplished musicians who enjoyed national and international success. 

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VENEZIA JAZZ FESTIVAL 2018 | Qui e altrove...
di Giuseppe Mormile - Direttore artistico Venezia Jazz Festival   
lunedì 09 luglio 2018

diawara.jpgVeneto Jazz celebra i trent’anni con un festival di emozioni e forti ispirazioni. Attraverso location di charme nella città di Venezia e, nell’entroterra, nel gioiello di Villa Pisani a Stra, in un lungo viaggio di spettacolo. Accanto ad icone come Gilberto Gil, Trilok Gurtu e, per l’elettronica, Kruder e Dorfmeister, brillano stelle contemporanee come il cantautore Jack Savoretti e l’africana Fatoumata Diawara, oltre a proposte selezionate di jazz d’avanguardia e world music.

 

E allora lasciatevi suggestionare dai concerti-aperitivo al tramonto all’Isola di San Servolo e nella piattaforma sull’acqua di Punta della Dogana; da un live nell’altana dell’Hotel Splendid Venice o lungo la Fondamenta di Cannaregio al Laguna Libre Jazz Club; accomodatevi nei templi chiamati Teatro La Fenice e Teatro Goldoni o scoprite T Fondaco dei Tedeschi, inedito spazio per la musica nel cuore della città.

 

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L’artista totale. Byrne, geniale uomo medio
di F.D.S.   
giovedì 12 luglio 2018

the-name-of-this-artist_-is-david_byrne-gq-041118-11.jpgLa vita moderna è un disastro o è un miracolo? È da 40 anni che David Byrne non sa decidersi a dare una risposta a questo interrogativo. In tutta la sua luminosa carriera, fatta della fondamentale traiettoria musicale dei Talking Heads e successivamente di una lunga fase solista, forse meno accecante dal punto di vista creativo ma altrettanto onnivora, spiazzante, pulsionale, l’uomo ha sempre dimostrato una grande coerenza nel proporsi come il risultato di una intermittenza, di una polimorfia intellettuale, di una instabilità di scelta tra logos e ragione, tra riflessione ed emozione, tra ordine e disordine.

 

L’icona in cui l’artista si riconosce meglio rimane il protagonista di quella canzone del 1977 dei Talking Heads che fece storia e che definì un periodo, quello psycho-killer sospeso tra autocontrollo e pulsione psicotica, tra rispetto delle regole e malattia mentale. Se David Bowie ci ha regalato la metamorfosi come forma espressiva del rock, se Johnny Rotten ha interpretato la parte del nichilista strafottente, se Iggy Pop è stato l’interprete della pulsione suicida del borderline, David Byrne (genio purissimo al pari di tutti questi…) è stato la maschera dell’uomo medio, che dentro di sé nasconde la follia del malato invisibile che svela all’improvviso la propria malattia. «In the future, half of us will be mental ill» diceva in una sua canzone di tanti anni fa: e questa è la chiave interpretativa dell’opus byrneiano, anche oggi.

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