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MUSICA
Rumori in scena. Musica di ieri, oggi e domani
di Redazioneweb2   
giovedì 15 giugno 2017

bennett.jpg

 

La rassegna Rumors, diretta da Elisabetta Fadini e dedicata ai temi della voce e alla vocalità, torna per il quinto anno consecutivo ad aprire al Teatro Romano il composito cartellone dell’Estate Teatrale Veronese. Si inizia il 16 giugno con il concerto di Rag’N’Bone Man, giovane cantautore inglese che con il suo singolo Human ha scalato tutte le classifiche radio e digitali. Il prodigioso talento di Rory Graham, stella nascente sotto lo pseudonimo di Rag’N’Bone Man, ha iniettato una ventata di novità nella musica blues. Cresciuto ad Uckfield, a 20 miglia dalla costa di Brighton, la musica ha accompagnato tutta la sua vita: suo padre suonava la chitarra, sua madre cantava e c’era sempre qualche disco che riecheggiava per la casa.

 

Il 18 è poi la volta della leggenda Tony Bennett, il più grande crooner vivente, premiato con ben 19 Grammy Awards.

 

Con milioni di dischi venduti in tutto il mondo e decine di dischi di platino e d'oro all’attivo, Tony Bennett è un musicista che tocca cuori e anime del pubblico con la sua leggendaria voce e la sua inimitabile presenza scenica. La sua lunga lista di successi, lunga oltre 60 anni, comprende appunto 19 Grammy Awards, tra cui il prestigioso Grammy Lifetime Achievement Award.

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Along the river. Un dream team per il Festival
di F.M.   
mercoledì 14 giugno 2017

gualazzi.jpgVerona Jazz offre un giugno di musica con alcuni tra i più importanti protagonisti della scena jazz. «Cos’è il jazz? Amico…se lo devi chiedere, non lo saprai mai!», diceva Louis Armstrong. Chiedersi cosa sia il jazz è lecito. Spiegarlo è un po’ come dare una definizione della vita: l’unico modo per dire cosa realmente sia è viverla. Questo vale anche per il jazz, da sempre svincolato dalle rigide regole della razionalità, aperto alla libera improvvisazione di chi lo ha scelto come propria forma di espressione. Verona Jazz vuole portare l'esperienza del jazz a tutti, indistintamente, soprattutto a coloro che ancora non sono entrati nel mood completo di questo mondo musicale complesso e molto sfaccettato. L'edizione 2017 si compone di sei appuntamenti, tutti consecutivi con inizio alle 21.15, dal 20 al 26 giugno.

 

Anche in questa edizione la rassegna si presenta con un cartellone originale, che anima l’estate teatrale veronese con una serie di serate speciali, ognuna dedicata ad una diversa eccellenza della musica jazz italiana ed internazionale.

 

Musicisti con anime differenti, come differente è il jazz, mille anime che si estrinsecano in infinite note, frutto di sensibilità musicali complesse.

 

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Questo ed altro. Voci di strategie comuni
di Redazioneweb2   
mercoledì 14 giugno 2017

evanparker.jpgSile Jazz nasce nel 2011 con l'intento di offrire alla comunità un momento di incontro, scambio culturale di qualità e riscoperta dei luoghi limitrofi al fiume. La rassegna cresce negli anni e consolida la propria mission: la volontà di far conoscere al pubblico solisti e compositori tra i più originali, innovativi e creativi del panorama musicale contemporaneo e la necessità di valorizzare il territorio, anche nei suoi angoli più sconosciuti, con uno sguardo inusuale. L'edizione 2017 di Sile Jazz si inserisce nel più ampio contesto di Jazz Area Metropolitana, il network recentemente formatosi per volontà dell'associazione nusica.org (responsabile da sempre anche di Sile Jazz).

 

Una rete virtuosa di associazioni, fondazioni e privati, istituzioni e artisti che afferiscono all'area delle province di Venezia, Padova e Treviso e che nella condivisione delle risorse e nella comunione di strategie culturali ha la propria principale forza.

 

Ad aprire le danze è il chitarrista e specialista dell'oud Gordon Grdina, in rassegna il 9 giugno, ammirato ovunque, collaboratore tra gli altri di Mats Gustafsson, Mark Helias, Gary Peacock, Michael Moor.

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Profondità di canto. Flo, sapore e profumo di musica
di Redazioneweb2   
lunedì 12 giugno 2017

flo.jpgFloriana Cangiano, in arte Flo, inizia a studiare canto lirico nel 1995 passando, qualche anno più tardi, allo studio del canto moderno e popolare per poi appassionarsi alla musica tradizionale e alla world music. Cita tra le sue influenze artisti come Billie Holiday, Elis Regina, Violeta Parra, Amalia Rodriguez, Cesaria Evora, Rosa Balistreri, guardando tuttavia anche alle suggestioni di Cesare Pavese, Pablo Neruda, Frida Kahlo, Pina Bausch e tanti altri.

 

Tra le sue esperienze come interprete la più significativa è senz’altro quella al fianco del compositore e musicista Daniele Sepe, che le affida il ruolo di voce solista nei Rote Jazz Fraktion e con il quale incide nel 2012 Canzoniere Illustrato e nel 2013 In Vino Veritas.

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Out of the blue. L'eleganza del signor C.
di Lara Cavalli   
lunedì 12 giugno 2017

paolo-conte_2.jpgSe chiedete ad un ragazzino di sedici anni, palla al piede faccia sporca di terra, chi sia il suo maestro ispiratore, probabilmente vi risponderà Cristiano Ronaldo. Se lo chiedete ad un concorrente di Masterchef, potrebbe dire Alain Ducasse. Quando lo hanno chiesto a me ho risposto che Caetano Veloso era il mio maestro sentimentale, ma la poesia l’avevo imparata solo con Paolo Conte. L’ex avvocato di Asti è la sublime bellezza della lingua italiana, usata con una maestria senza pari, celebrata, amata e odiata per la sua difficile fluidità musicale, mescolata con una creatività da ragazzino. Dai suoi dischi ho imparato a parlare dell’amore che avrei voluto provare, «Dammi un sandwich e un po’ d'indecenza», della libertà che mi sarei voluta prendere, «Che ora fai? È un’ora inglese, si va, agguanta la mia mano e ce ne andiamo, tanto di noi si può fare senza». Le sue musiche mi hanno mostrato la bellezza del linguaggio, il potere delle parole, quello in grado di rendere la cosa più banale un evento eccezionale, la magia che trasforma il niente in eternità. Non c’è banalità, niente è scontato nei suoi pezzi e tutto, ma proprio tutto, è intriso di un’eleganza atemporale. Pure la sua voce roca, sghemba, così ricca di graffi e umidità.

 

Veneto Jazz, dopo avergli messo a disposizione Piazza San Marco e il Teatro La Fenice, lo ha invitato a festeggiare i suoi primi ottant’anni il 30 giugno con un concerto nel maestoso parco di Villa Pisani a Stra per il Venice Met Festival, in uno dei più celebri esempi di villa veneta nella Riviera del Brenta, accompagnato dalla sua orchestra di dieci elementi. Sarà una notte in cui varrà la pena indossare una camicia bianca stirata a regola d’arte, su una barba un po’ lunga per non prenderci troppo sul serio.

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Play it loud! Ovunque è musica, con STOMP...
di Lara Cavalli   
giovedì 18 maggio 2017

stomp.jpgLa settimana scorsa mi godevo un pranzetto in collina con un gruppo di amici musicisti quando, in una pausa tra i primi e i secondi, ci è venuta una gran voglia di suonare. Come fare, avendo a disposizione solo un pianoforte e una chitarra e nessuna sezione ritmica? S’improvvisa! La vecchia base in plastica di un ombrellone è diventata la grancassa, un vasetto con del riso uno shaker, un portafiori arrugginito e due coltelli hanno sostituito triangoli e cembali mentre una grattugia si è trasformata in una cabaça. Da tempo immemore l’uomo cerca di fare musica e quando non ha gli strumenti, li inventa. Tutti noi abbiamo costruito, almeno una volta nella vita, uno shaker con un tubo di plastica e qualche sasso. Tutti noi abbiamo trasformato un vecchio secchio di plastica in un tamburo o abbiamo suonato bottiglie e bicchieri a tavola, tra le grida della mamma che minacciava l’arrivo di scappellotti se avessimo rotto qualcosa. Questo è il principio su cui si basa lo spettacolo degli STOMP, compagnia di percussionisti-acrobati che arriva in scena al Goldoni dal 23 al 28 maggio. La musica sta ovunque, basta cercarla, ascoltarla, parlarle e lei risponderà.

 

Da 25 anni gli STOMP ‘costringono’ a ballare un pubblico sempre più numeroso facendo suonare bidoni della spazzatura, coperchi, lamiere, pneumatici, lavandini, scope e spazzoloni con un’energia semplicemente incontenibile. La formula è semplice quanto geniale: riciclare oggetti comuni della realtà urbana e industriale e trasformarli in musica da ballare. Lo spettacolo proposto dalla compagnia inglese nata nel 1991 dalla creatività di Luke Cresswell e Steve McNichola è combinazione unica di teatro, danza e percussioni.

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A suon di session. Ottolini e gli insoliti noti
di Katia Salviato   
venerdì 19 maggio 2017

elisacaldana.jpgCalamita per visitatori locali e da tutto il mondo, interessati di volta in volta allo shopping, allo spettacolare panorama visibile dalla terrazza affacciata sul Canal Grande, ma anche a fare il pieno di musica, letture e cultura, il rinnovatissimo T Fondaco a sei mesi dall’inaugurazione è ormai diventato uno dei luoghi di riferimento per gli eventi della città lagunare. Eventi, per la precisione, gratuiti. Così, dopo Michael Nyman, Kinga Glyk e Fabrizio Bosso, per fare solo qualche nome, è arrivato il momento di ascoltare uno dei musicisti più promettenti del panorama jazz italiano: Mauro Ottolini. Classe ’72, compositore, arrangiatore, trombonista originario di Bussolengo, diplomato in trombone al conservatorio di Verona e poi in jazz al conservatorio di Trento, ex-musicista nell’orchestra dell’Arena, Ottolini ha avuto modo di perfezionare il proprio percorso e i propri studi e mettere sempre più alla prova la marcata vena sperimentale che ne contraddistingue la produzione artistica.

 

Fautore di molteplici collaborazioni e progetti, sia all’interno del mondo jazz (Enrico Rava, Steve Turre, Maria Schneider e via elencando) sia al di fuori di esso (Vinicio Capossela, Amii Stewart, Grace Jones, Gino Vannelli), per non parlare degli arrangiamenti prodotti, ad esempio, per Negramaro e Malika Ayane, Ottolini si presenta a Venezia con Daniele Richiedei, violinista, e Titti Castrini, fisarmonicista, che assieme a lui compongono il Trio Campato in Aria.

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Ieri, oggi e domani. All’improvviso, il meglio del meglio
di Davide Carbone   
venerdì 19 maggio 2017

gino_paoli__danilo_rea.jpg«Il primo sabato del festival, il 13 maggio, sarà come da tradizione dedicato al concerto gratuito in Piazza dei Signori. Il protagonista musicale di questa serata è ancora top secret, ma la linea tracciata dalle precedenti edizioni non lascia dubbi: sarà un ponte gettato tra la missione jazzistica del festival e un ascolto più immediato e di grande richiamo popolare». Così recitava il comunicato stampa spedito via mail in redazione a metà marzo dal sempre efficiente ufficio stampa della manifestazione vicentina. E il mistero svelato ad inizio aprile si porta dietro molti significati: protagonista del concerto del 13 è infatti l’Orchestra Popolare “La Notte della Taranta”, con tutto il suo «corteo di ballerini posseduti, danzatori indiavolati e il necessario contorno di cantanti e musicisti…», per un autentico rito che stravolgerà il pubblico di Piazza dei Signori, in un appuntamento che negli anni passati ha sempre portato a Vicenza autentici pezzi da 90.

 

 

Il coinvolgimento di un gruppo come l’Orchestra Popolare è di certo emblematico di come la qualità e la coerenza guidino le scelte curatoriali del direttore artistico Riccardo Brazzale, capace anche quest’anno di dosare in egual misura suggestioni legate al passato, al presente e al futuro della musica d’improvvisazione, con l’ormai nota a tutti lucidità di visione e nitidezza di prospettiva.

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Suono ispirato. Genesi di un atto creativo
di Davide Carbone   
giovedì 30 marzo 2017

deborapetrina.jpgLa sfida lanciata dal critico musicale Enrico Bettinello e dal musicologo Veniero Rizzardi all’Hotel Londra Palace è di quelle accattivanti: prendere spunto da una qualsiasi opera di Tchaikovsky, illustre ospite dello storico albergo veneziano, per improvvisare un breve brano inedito della durata di circa 5 minuti, che verrà registrato dal vivo.

 

L’invito è stato accolto con entusiasmo da alcuni dei più interessanti artisti del panorama cittadino e nazionale, iniziativa che ha deciso di giocare sul terreno dell’ispirazione pura e semplice, del momento creativo fissato su registrazione ed offerto ad un pubblico di 35 fortunati che potranno, ad ingresso libero su prenotazione, assistere all’evento.

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Ancora tu! Al Fondaco le note viaggiano
di Redazioneweb2   
giovedì 30 marzo 2017

marea.jpgT Fondaco dei Tedeschi, il primo lifestyle department store di DFS Group in Europa, prosegue nell’impegno di farsi centro nevralgico di esperienze culturali aperte alla città di Venezia. L’Event Pavilion, il nuovo spazio eventi restaurato da Rem Koolhaas e collocato al quarto piano dell’edificio, ospita da febbraio E ora, dove andiamo? Invito al viaggio, rassegna multisettoriale sul tema del viaggio, core business del gruppo DFS, leader mondiale nella vendita di prodotti di alta gamma rivolta a un pubblico internazionale di viaggiatori.

 

Il 21 aprile prosegue la rassegna musicale allestita in collaborazione con Veneto Jazz: Marea, gruppo fondato e formato da Andrea Dessì e Massimo Tagliata, si dedica alla musica mediterranea fin dal suo primo disco, uscito nel 2007 con Javier Girotto.

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Di tutto un jazz. S’ode a destra un assolo di sax…
di Redazioneweb2   
giovedì 30 marzo 2017

tnco.jpgBilly Cobham, Trilok Gurtu, Maceo Parker, Enrico Rava, Stefano Bollani, Joe Zawinul, Richard Galliano, Paolo Fresu, Rosario Giuliani, Paul Jeffrey, Ivan Segreto, Ben Allison, Rita Marcotulli. Tratti in comune? Oltre al bacio che la dea del talento sembra aver dato alle loro culle, queste figure sono accomunate dal non trascurabile particolare di aver partecipato, dal 2000 ad oggi, a quel grande vettore musicale chiamato Ubi Jazz, creatura dell’Associazione culturale Circolo 1554, nata ufficialmente nel 1998 a Salzano per merito di un gruppo di amici.

 

Originaria sede e polo creativo del gruppo è il JazzCafè Delizia a Salzano, sede di numerose iniziative culturali come esposizioni d’arte figurativa e serate di recitazione. La chiave di volta nell’evoluzione del Circolo 1554 è indubbiamente riconducibile al 2000, anno di avvio appunto del progetto.

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Teorie in evoluzione. Candiani Groove, un metodo scientifico
di Katia Salviato   
giovedì 30 marzo 2017

paulwertico.jpgI due appuntamenti di aprile all’Auditorium del quarto piano del centro culturale Candiani per la consolidata rassegna Candiani Groove sono all’insegna del jazz. Jazz di stampo mediorientale nella prima data, con l’interessante Gilad Atzmon e il suo Orient house Ensemble. Atzmon, che ha scelto la via dell’esilio da Israele nel 1994 ed è ormai cittadino inglese a tutti gli effetti, è non solo un musicista (sassofonista, per lo più), ma anche saggista, scrittore e commentatore politico. E, in qualità di musicista, oltre al jazz ha sperimentato anche il punk, nei Blockheads, e il pop, collaborando con Sinead O’Connor, Robbie Williams, Sir Paul McCartney e i Pink Floyd.

 

E se non è jazz questa voglia di mettersi in gioco su vari campi, allora c’è davvero da chiedersi cosa sia “jazz”! Atzmon presenta il suo ultimo lavoro, The Whistle Blower, affiancato da Frank Harrison, Yaron Stavi e Enzo Zirilli, rispettivamente al pianoforte, contrabbasso e batteria.


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I soliti noti. Declinazioni di jazz a Treviso
di Redazioneweb2   
giovedì 30 marzo 2017

jazzday.jpgIl 30 aprile è la Giornata Internazionale del Jazz proclamata dall’Unesco con l’intento di celebrare la forza di questo genere musicale come simbolo di unione, pace e dialogo tra i popoli. Quest’anno sul palco sul Comunale di Treviso, che ogni anno non manca di celebrare la ricorrenza, si esibiscono in esclusiva per il Triveneto gli Incognito, band di 12 elementi da 36 anni sulla scena mondiale che è diventata sinonimo di acid e nu jazz oggi diventato un fenomeno pop mondiale.

 

Incognito che sin dalla loro fondazione (1979) sono guidati dal loro ispiratore e mentore Jean-Paul Bluey Maunick, originario delle isole Mauritius, portatore di un messaggio di integrazione e di solidarietà.

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Simple whistle. Il talento di Miss Pergolizzi
di Davide Carbone   
giovedì 30 marzo 2017

lp.jpg«Quando ero piccola, a scuola, un tipo che lavorava lì fischiava in continuazione. A me piaceva tanto questo suo modo di fare, cercavo di imitarlo e, nel tempo, provavo a migliorare il mio fischio. In Lost On You però il fischio è stato più “sperimentale”, ho scoperto proprio incidendo il brano quanto fossi in grado di fischiare bene». Leggere questo inciso forse può già svelarvi l’identità della protagonista di questo articolo e soprattutto del concerto del 2 aprile prossimo al Geox.

 

Esatto, si tratta di LP, nome d’arte della 35enne cantautrice newyorkese di origini italiane Laura Pergolizzi. Capelli ricci ribelli, il look e la voce graffiante richiamano alla mente i grandi nomi rock al femminile degli anni ’70-’80, mentre la biografia artistica ci consegna una figura orgogliosa di ogni singolo istante passato a fare la cosiddetta gavetta, sacrosanta scuola di vita e di musica che troppo spesso al giorno d’oggi viene sostituita dal talent show di turno, capace sì di scovare artisti significativi ma anche colpevole di aver consegnato alla fama (effimera) figure semplicemente non all’altezza della situazione.

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Let it flow. Una coppia per niente strana
di Lara Cavalli   
giovedì 30 marzo 2017

matthewsreynolds.jpgÈ l’alba. Sotto di me l’oceano si stiracchia in meravigliose linee bianche, il blu senza crepe preannuncia una mattina memorabile. Ho lasciato l’apertura della tenda alzata per asciugare l’umidità della notte, mentre mi scaldo le mani con una tazza di zuccheroso caffè bollente. Rispettosamente, sottovoce per non rompere l’incanto della fuga, canticchio «I will go in this way, and find my own way out…», tutt’intorno è profumato e io mi vedo nella mia miglior versione: felicemente, consapevolmente sola e libera.

 

Quante volte le emozioni si amplificano e cominciamo a progettare nuove versioni di noi stessi, mettiamo su carta un viaggio, decidiamo di rinnovarci semplicemente ascoltando poesie musicate che scatenano reazioni sulla nostra pelle e ribellioni interiori?

 

Quante volte abbiamo abbinato un brano o un genere musicale ad un ricordo, una fotografia a momenti vissuti che improvvisamente con quell’insieme di note diventano reali?

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Cavalieri elettrici. Chemical Brothers alla consolle
di Raffaele Avella   
giovedì 30 marzo 2017

chemicals.jpgI re della musica elettronica, o meglio, di quell’incredibile sottogenere che è il big beat, tornano a Jesolo per un grande concerto allo storico Il Muretto il 29 aprile. Stiamo parlando ovviamente dei The Chemical Brothers, il duo inglese composto da Tom Rowlands e Ed Simons che, assieme a Fatboy Silm, ai Prodigy e ai Crystal Method, ha fatto la storia della night clubbing internazionale a partire dai primi anni ’90 fino ai giorni nostri. Il termine big beat fu creato dalla stampa britannica attorno al 1995 per descrivere un nuovo sound che si diffondeva dalle consolle di giovani deejay d’avanguardia, soprattutto nei club di Manchester e di Londra. Prima The Chemical Brothers, in seguito Fatboy Slim, stavano cercando, infatti, di dar vita ad una variante della musica techno e house tradizionale che incorporasse influenze di rock psichedelico ed elettronico, talvolta mescolata a venature di raggamuffin, dancehall, jazz, soul e funk.

 

Il prodotto di questo melting pot musicale è stato il primo disco d’inediti di The Chemical Brothers dal titolo Exit Planet Dust del luglio del ‘95, chiamato così perché i due deejay avevano dovuto abbandonare il nome che si erano scelti in origine, The Dust Brothers, in quanto minacciati di azione legale dai veri Dust Brothers, il duo di produttori e compositori statunitensi famosi per aver collaborato con i Beastie Boys e per la colonna sonora del film Fight Club.

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Migliorare con l’età. Un Goldoni sold out per i Baustelle
di Katia Salviato   
giovedì 09 marzo 2017

baustelle.jpgOdi et amo, ti odio e ti amo: così si tormentava Catullo per la sua Lesbia, nelle remote pieghe del passato. Tormento che, con le debite proporzioni, provo anche io: nella fattispecie, il mio personale oggetto di amore/odio sono i Baustelle. Non so bene perché. O forse sì, dal momento che ci ho riflettuto un bel po’ prima di mettermi a scrivere questo pezzo, giungendo alle seguenti conclusioni.
 Dei Baustelle amo prima di tutto l’immagine patinata, dai baffi curatissimi di Bianconi ai cappellini di Rachele, passando per la grafica delle copertine dei loro album dove nulla è lasciato al caso: foto, disegni, composizione, colori, costumi.

 

Immagine patinata che allo stesso tempo odio: perché se curi così tanto il packaging (fatto di sonorità brit pop, giacchette color pastello, capigliature da Swinging London), non è che poi mi trascuri il contenuto?

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Forse non tutti sanno che. Il passato chiama, il presente risponde
di F.M.   
venerdì 03 marzo 2017

tringvall-trio.jpgIl Teatro la Fenice non è solo un tempio internazionale della musica classica e operistica, nel suo palcoscenico si sono esibiti i nomi più importanti al mondo del pianeta jazz, assoluti fuoriclasse come Miles Davis, Ella Fitzgerald, Duke Ellington, Ray Charles, Thelonius Monk. Alle Sale Apollinee viene ospitata Jazz&. Mostra di locandine e foto del Teatro La Fenice dal 1969 al 2014, con serate dal sapore epico andate in scena dalla fine degli anni '60 ad oggi raccontate attraverso l'esposizione di manifesti, locandine e foto dei concerti, grazie alla proficua collaborazione tra Veneto Jazz e l'Archivio Storico della Fenice, che ha digitalizzato i materiali, rendendoli fruibili per il pubblico.

 

Questa mostra intende riportare il sapore di un'epoca passata, facendo conoscere al pubblico di oggi le scelte fatte in passato e rendendo sempre più importante la collaborazione con Veneto Jazz, che nell'ultimo decennio ha programmato in Teatro concerti dei più accreditati nomi del contemporaneo da Keith Jarrett a Cesaria Evora, da Burt Bacharach a Ute Lemper, da Caetano Veloso a Gilberto Gil.

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Quel gusto per il jazz… Tredicesima edizione per «JAM – Jazz a Mira»
di C.S.   
giovedì 09 marzo 2017
1200px-jrossy.jpgÈ tornato il momento di farsi beccare con le proverbiali mani nel “vasetto di marmellata”, quello del rinnovato logo di JAM – Jazz a Mira, la storica rassegna della Riviera Del Brenta che torna dal 9 al 13 marzo la tredicesima edizione. Il frizzante sax di Michele Polga inaugura la rassegna con una Jam Session aperta a tutti i musicisti, all’Osteria Dai Kankari di Marano.
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How fragile we are. Inconfondibile, ruvida lady Gray
di Lara Cavalli   
giovedì 09 marzo 2017

macygray_2.jpgMacy Gray irruppe sulla scena mondiale nel 1999 con On How Life Is e quel singolo da 7 milioni di copie vendute intitolato I Try. Un esordio sfolgorante, un album meraviglioso, una voce incredibile su una figura quanto mai lontana dallo stereotipo della popstar, un difficilissimo successo da bissare. La vita di questa donna nera, fragile, vittima delle prese in giro dei compagni di scuola per una voce fuori dal comune è stata stravolta dal successo e da quel primo capolavoro quasi scardinata, perchè i flop degli album successivi l’hanno lasciata senza manager né consiglieri di cui fidarsi.

 

Incapace di sottomettersi alle regole delle case discografiche, ribelle e testarda, quella Macy che tutti davano per persa ha invece dimostrato quanto avrebbe potuto essere autrice e cantante ancora migliore, più sofisticata e matura e Stripped, ultimo album a cui si ispira il tour che la vedrà sul palco del Geox il 12 marzo, ne è la sintesi.

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