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MUSIC
A grandi passi. Immancabilmente Lorenzo!
Written by Gabriella Zullo   
lunedì, 14 maggio 2018

c_4_foto_1260224_image.jpgÈ iniziato lo scorso 12 febbraio il nuovo tour di Lorenzo Cherubini, tanto famoso da non essere nemmeno obbligati a chiamarlo con il nome d’arte. Un successo straordinario il suo, che continua dopo più di trent’anni con tantissime date quasi tutte sold out con il nuovo Lorenzo Live Tour 2018. Il mese di maggio conta sei date del tour all’Arena di Verona e altre due all’Arena spettacoli di Padova Fiere seguiranno il mese successivo. Le serate sono comprese tra il 15 maggio e il 12 giugno: i fan più affezionati non hanno scuse! Affrettatevi però a prendere i biglietti: le date sono tante, ma i fan sono molti di più. Jovanotti, per dirla in gergo social network, ci piace perché “è uno di noi”, perché parla la stessa lingua di chi lo ascolta; una lingua “potabile” unita a uno stile autentico e genuino che arriva dritto al punto e si fa capire.

 

I suoi testi offrono uno spaccato della società italiana, frammenti di gioventù degli anni ‘80 e ‘90 e cenni autobiografici che, specie da Ragazzo fortunato (1992) in poi, sono onnipresenti nel suo repertorio. Sono questi gli ingredienti principali della sua musica.

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Libertà e partecipazione. Metropole e Jack Jaselli oltre le mura
Written by Redazioneweb   
venerdì, 27 aprile 2018
jack_jaselli_insieme_a_gloria_beggiato_allevento_un_cocktail_con_jack_jaselli_al_metropole_di_venezia_26-04-18.jpg«Accade a volte che un luogo e le persone che lo vivono cantino una melodia impercettibile e raccontino una storia silenziosa, aspettando che qualcuno si metta in ascolto e la catturi. Mi sono accorto che c’era una canzone potentissima tra le mura fredde del carcere della Giudecca, una canzone che voleva essere libera, nonostante tutto». Parole di Jack Jaselli, cantautore che assieme a Max Casacci è al centro di un progetto che ha coinvolto le detenute della struttura detentiva della Giudecca, capace di generare Nonostante tutto, canzone che ha anche dato il titolo ad un docufilm andato in onda su Real Time lo scorso 21 marzo.
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How does it feel? A Jesolo, il mito Dylan
Written by Massimo Macaluso   
venerdì, 20 aprile 2018

bob-dylan.jpgA volte mi chiedo a cosa sia dovuto il successo che ha portato Bob Dylan dagli anni ‘60 al terzo millennio. Lui, l’artista più inavvicinabile, l’imperscrutabile, così difficile da analizzare, così difficile da capire, da interpretare, da paragonare, da commentare, insomma, tanto impossibile da decifrare e comprendere. Sicuramente non a quella sua voce un po’ gracchiante, spesso querula, che sembra prendere delle volte in giro chi lo ascolta. Una voce che una volta si sarebbe definita “sporca”, ma non ruvida come quella del Boss. Di certo c’è che ha scritto pagine di poesia, anche se il grande De Andrè una volta, citando Benedetto Croce, disse che «Fino all’età dei diciotto anni tutti scrivono poesie. Dai diciotto anni in poi, rimangono a scriverle due categorie di persone: i poeti e i cretini. E quindi io precauzionalmente preferirei considerarmi un cantautore».

 

Non so se Dylan si consideri un poeta o un cantautore, e non lo reputo importante. Fatto sta che le sue canzoni sono state studiate a scuola dai ragazzi da un buon mezzo secolo, proprio come quelle di De Andrè. Soprattutto sono entrate nell’immaginario collettivo, che poi è quello che realmente conta, se vuoi lasciare ai posteri una traccia di te e del tuo passaggio.

 

 

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Ieri, oggi e domani. Ascolti declinati al futuro
Written by Redazioneweb2   
mercoledì, 11 aprile 2018

newechoes.jpgDi rassegne che scrutano dall’alto l’universo magmatico e in perenne metamorfosi del jazz ce ne sono molte, tantissime, secondo più di qualcuno anche troppe. Troppo grande la tentazione di far cadere sotto l’etichetta di ‘jazz’ musica di accompagnamento per aperitivi griffati o per medley senza né capo né coda.

 

A Palazzo Trevisan degli Ulivi New Echoes traccia nuovi confini fregandosene allegramente delle etichette e il 17 aprile questo inciso trova fenomenale messa in pratica: ecco una nuova performance dell’artista Christian Marclay, vincitore del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 2011 per il suo lavoro The Clock, colossale montaggio di spezzoni tratti da un imprecisato numero di film, in ognuno dei quali compare un orologio o un riferimento all’orario che coincide con il momento in cui esso viene proiettato.

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Giovani esploratori. Strade tracciate e nuovi sentieri
Written by Redazioneweb2   
mercoledì, 11 aprile 2018

acasecatrio.jpgAca Seca Trio rappresenta sicuramente la rinascita e l’evoluzione della musica argentina. Fin dall’esordio nel 1998 i tre musicisti hanno catturato l’attenzione del pubblico come una vera e propria novità nella scena musicale nazionale, anche con singole carriere musicali. Mentre Quintero emerge come uno dei più promettenti compositori, Beeuwsaert diventa il regolare pianista di molti jazzisti e Cantero va in tour con Liliana Herrero. L’album di debutto del trio diventa immediatamente un “must” nazionale nell’ambito della musica di qualità, ricevendo ottime recensioni e positivi commenti da musicisti come Pedro Aznar, Egberto Gismonti e Luis Alberto Spinetta.

 

Nel 2009 arrivano in Europa con La musica y la palabra, un nuovo sound vocale e strumentale che intreccia in modo originale e moderno musica popolare latino americana (non solo del tango e di Bueno Aires), jazz e classica, colpendo dritti al cuore con melodie struggenti e di rara bellezza.

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Centro esatto. Tutti gli indizi portano a Nord...
Written by Redazioneweb2   
mercoledì, 11 aprile 2018

stronen.jpeg«La Scandinavia tuttora rimane, assieme all’Italia, non solo il luogo dove si produce (e si consuma) più jazz, ma il luogo dove questo raccoglie il suo significato originale di musica dinamica che si sposta attraverso i crocevia del pianeta» (dalla prefazione di Paolo Fresu a Il suono del Nord di Luca Vitali). Torna sul palco di Nørdic Frames il batterista, percussionista e compositore Thomas Strønen, musicista di spicco della scena jazz norvegese e scandinava, per concludere la rassegna di quest’anno al T Fondaco dei Tedeschi il 12 aprile. Dopo lo splendido concerto della scorsa stagione nel duo elettrico FOOD con Ian Ballamy al Teatrino di Palazzo Grassi, si presenta con il suo ensemble britannico-norvegese Time is a Blind Guide.

 

Accanto alla batteria e alle percussioni del leader, in scena Ayumi Tanaka al piano, Håkon Aase al violino, Leo Svensson Sander al violoncello ed Ole Morten Vågan al basso, band considerata dalla critica mondiale come la vera svolta personale del percussionista norvegese, sia come compositore che come band leader. In questo progetto Strønen fa convergere molte delle proprie variegate influenze musicali: il jazz, la tradizione norvegese, il minimalismo, la musica giapponese e indonesiana.

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Il potere della musica. Savoretti, su un grande palco a squarciagola
Written by Elena Marzari   
mercoledì, 11 aprile 2018

savoretti1.jpgPremessa doverosa: sono di parte, mi piace moltissimo Jack Savoretti, lui è vita e noi siamo vivi, è bravo e bello, italiano e inglese, cantante e musicista. Jack sta tornando nei teatri e noi non potremmo essere più pronti di così. Ha girato tutta l’Europa e dopo Spagna, Francia, Germania, Inghilterra e Svizzera non poteva mancare l’Italia ed in particolare Venezia, dove sarà al Goldoni il 18 aprile e nemmeno osiamo immaginarci cosa succederà. E se si dovesse pensare che avendolo già visto qualche mese fa non ci sarà nulla di nuovo, si sta commettendo un errore. Jack si è rinnovato. Il tour del 2018 è ispirato all’edizione speciale dell’album Sleep No More e ci regalerà tutto un altro sound.

 

La nuova parola d’ordine è ‘acustico’ e offre una nuova occasione a tutti i fans del cantante di ascoltarlo in modalità più intima. Promette brani nuovi e versioni mai sentite prima di grandi cavalli di battaglia che faranno cantare il pubblico dall’inizio alla fine del concerto.

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No excuses. Al Candiani la musica si fa
Written by Gabriella Zullo   
giovedì, 05 aprile 2018

ellidemoon.pngDopo un marzo a tutto jazz con gli appuntamenti di Candiani Groove, nel pieno della stagione primaverile – si spera! – il Candiani ci aspetta con l’attesissima rassegna Indie Voices. E così come la natura in questo mese si risveglia, anche il Centro culturale mestrino inaugura la nuova stagione con belle e talentuose sorprese. Quest’anno la musica indipendente sarà cantata da donne e si articolerà in tre giovedì consecutivi a partire dal cinque aprile. Sarà Chrysta Bell ad aprire le danze presentando il nuovo album We dissolve: cantante, attrice e modella statunitense dall’inconfondibile voce nasale e dallo stile psichedelico e singhiozzante.

 

Un pop anni '50 il suo, che ben si addice al mood dei film di Lynch il quale non a caso nel 2017 la sceglie per il sequel di Twin Peaks e con il quale ha collaborato anche per l’ultimo album. Beat the beat e Real love sono stati scritti proprio dal regista americano.

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Piacere, Gianna! A Padova, un’inguaribile libertaria
Written by Daniele Pennacchi   
giovedì, 05 aprile 2018

nannini.jpg«Stanotte io non vengo e resto a casa che non ho voglia di uscire, ballo in mutande, ingannerò l'attesa di un nostro incontro con un gelato all'amarena. Quello che ieri dalla mia schiena è soffiato via, e non è colpa tua né colpa mia». Eh sì, signori miei, Gianna è proprio tornata. Nel caso se ne fosse mai andata, ovviamente.

 

Nata a Siena il 14 giugno del 1954 e portata alla ribalta dallo straordinario fiuto della sempreverde e sanguigna Mara Maionchi, Gianna Nannini ha attraversato epoche storiche e musicali accompagnata dalla coerenza dei grandi: vederla in tour adesso e sentire i nuovi successi affiancati a classici del rock italiano come Ragazzo dell’Europa, Avventuriera, America non fa storcere il naso perché non stona, perché il tessuto di questi pezzi è lo stesso delle nuove canzoni che ascoltiamo oggi, come Fenomenale o Cinema, rispettivamente primo e secondo singolo estratto da Amore Gigante, album pubblicato lo scorso 8 dicembre da Sony Music RCA.

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Mi guardo da fuori. Sguardo a Levante
Written by Daniele Pennacchi   
venerdì, 16 marzo 2018

levante.jpg«Racconto un microcosmo (il rapporto tra due amanti che si trasformano in vittima e carnefice) che in verità è solo il riflesso di un macrocosmo che usa ancora, in questi tempi sempre meno moderni, trattare la donna come un essere inferiore. La canzone è il percorso di una donna che, attraversando una strada buia, si ritrova nei panni di un Cristo e risorge. Non tappatevi le orecchie quando la verità grida più forte che mai». Così Levante spiega Gesù Cristo sono io, singolo uscito il 25 novembre scorso (data non casuale, ma Giornata mondiale contro la violenza sulle donne) e terzo estratto dall’album Nel caos di stanze stupefacenti. «Gesù Cristo sono io, tutte le volte che mi hai messo in croce, tutte le volte che sei la regina e sulla testa solo tante spine» canta Claudia Lagona da Caltagirone nel brano ispirato ai tanti casi di ‘femminicidio’, termine odioso quanto ormai più che quotidiano in radio come in televisione, sui social network come sui quotidiani.  

 

Cosa può essere un cantante, al giorno d’oggi? Dove possiamo tracciare il confine che separa l’artista dal maître à penser, il paroliere o il compositore dall’influencer?

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A tutto basso. Sulle ali dell'immaginazione
Written by Redazioneweb2   
venerdì, 16 marzo 2018

lindaoh.jpgPoco più che trentenne, la contrabbassista Linda May Han Oh – nata in Malesia da genitori cinesi, cresciuta in Australia e americana d’adozione dal 2006 – è oggi bassista nella band di Pat Metheny e ha già al suo attivo performance al fianco di artisti come Joe Lovano, Steve Wilson, Vijay Iyer, Dave Douglas, Kenny Barron, Geri Allen, Fabian Almazan e Terri Lyne Carrington. È con il suo secondo disco, Initial Here del 2012 che Linda si mette definitivamente in luce a livello internazionale, emergendo come solista in elettrico e in acustico e come compositrice.

 

Una grande versatilità le consente di affrontare repertori tra jazz e ballads, tra classica e jazz mainstream con grande disinvoltura e proprietà di stile. A Initial Here sono seguiti Sun Pictures nel 2013 e il recentissimo Walk against Wind (Biophilia Records).

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L'impero colpisce ancora. Alessandro Mannarino e la sua musica
Written by F.M.   
venerdì, 16 marzo 2018

mannarino.jpgC’è un Mannarino che sale sul palco e riceve ogni volta l’abbraccio di migliaia di persone che vibrano come fossero corde dello stesso violino. Poi c’è Alessandro, un ragazzo di Roma. «La cosa più difficile resta saper dividere il mio pubblico dal privato. Io sono uno che la vita privata se la vuole tenere stretta, perché è la cosa più preziosa. Fin dal primo disco mi hanno appiccicato addosso l’etichetta del personaggio bohémien, tutto rabbia, vino e metafore. Ma quell’etichetta mi ha spaventato e lotto ogni giorno per defilarmi da quel personaggio. Spero sempre che l’attenzione della gente sia su quello che scrivo» racconta. Dopo l'album dal vivo Apriti Cielo Live Alessandro Mannarino torna in tour con L'Impero crollerà.

 

La parola ‘impero’ è presente in varie canzoni, è un simbolo, ma anche una metafora, è quel luogo immaginario e distopico che fa da sfondo a molte delle sue storie.

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Compagno di viaggio. Brunori Sas, tra dolore e felicità
Written by Lara Cavalli   
giovedì, 15 marzo 2018

brunori-sas-01.jpgEra gennaio dello scorso anno. Ogni mattina facevo la tratta Bassano-Padova per andare al lavoro: una strada tutta dritta, maledettamente noiosa e incasinata. Ogni maledetta mattina rivedevo le stesse facce tristi, lo stesso gelo fuori, lo stesso gelo dentro. Ricordo come se fosse successo poche ore fa la prima volta che la radio passò La verità. Mi sentii come se Brunori fosse seduto sul sedile del passeggero e stessimo riflettendo su quel momento della mia vita. Quante volte da quel giorno mi ha preso a schiaffi, Brunori. E che schiaffi! Mi ha mostrato che quella persona che andava avanti e indietro per la stessa monotona gelida strada dritta non era l’essere umano che volevo essere.

 

La mia testa produceva immagini di onde che avrei voluto cavalcare, una tendina da aprire in mezzo ad un campo per svegliarmi con i fiori, un bosco da attraversare sudando, salendo, salendo, oltre i miei stupidi limiti.

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Tutte le volte. La risposta è la musica
Written by Lara Cavalli   
giovedì, 15 marzo 2018

pacheco.jpgEsiste un filo sottile che unisce tutti gli angoli del mondo, corre a pelo d’acqua con i pesci volanti, si infila nel blu delle profondità oceaniche, lascia un’orma sottile sulle spiagge, per poi arrampicarsi sugli alberi e aggrapparsi ai cavi elettrici di città in miniatura. Esiste un filo che trasporta tutte le nostre sensazioni e parla di noi: questo filo si chiama musica, musica che si incontra, si innamora, si mescola e mette al mondo nuova musica. Non si potrebbe descrivere in altro modo l’incontro tra il piano cubano di Marialy Pacheco e le percussioni marocchine di Rhani Krija. Vi chiederete cosa avranno mai in comune questi due.

 

Semplice: tutto ciò che serve per creare dell’ottimo jazz. Entrambi nati davanti allo stesso mare, lei a L'Havana, lui ad Essaouira, entrambi con l’Africa nel sangue, vanno in scena il 17 marzo alle Sale Apollinee del Teatro La Fenice a Venezia per la rassegna Jazz& studiata dal direttore artistico di Veneto Jazz da Giuseppe Mormile.

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In equilibrio. Allevi, sedersi ad ascoltare
Written by Redazioneweb2   
giovedì, 15 marzo 2018

allevi.jpgGiovanni Allevi torna a calcare i palcoscenici di tutta Italia con una nuova grande tournée di pianoforte e archi, Equilibrium Tour, oltre 20 concerti che prendono il nome dal suo ultimo progetto discografico Equilibrium, uscito lo scorso 20 ottobre. L’artista arriva anche al Teatro Goldoni di Venezia, il 15 marzo, per la rassegna Dal Vivo organizzata dal Teatro Stabile del Veneto e Veneto Jazz. Giovanni Allevi arriva sul palco con il pianoforte accompagnato da 13 selezionati archi dell’Orchestra Sinfonica Italiana.

 

Un'inedita formazione che darà vita alle magiche note dell’ultimo album di studio di Allevi.

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New waves. I Leoni della Biennale Musica
Written by Redazioneweb2   
mercoledì, 07 marzo 2018

keith-jarrett-1.jpgÈ il pianista e compositore Keith Jarrett il Leone d’Oro alla carriera per la Musica 2018, quello d’Argento va invece al franco-argentino Sebastian Rivas. Jarrett, musicista assoluto amatissimo dal pubblico viene premiato il 29 settembre, primo giorno di programmazione della rassegna diretta da Ivan Fedele e dedicata quest’anno alla musica delle Americhe e a quella del Vecchio Continente, intitolata Crossing the Atlantic, nucleo tematico di cui lo stesso Jarrett può farsi a pieno titolo personificazione.

 

Proprio in questa occasione sarà protagonista al pianoforte di una delle sue leggendarie improvvisazioni, avvenimenti unici e irripetibili che hanno costellato la sua biografia artistica contribuendo a ridefinire i canoni della scrittura pianistica.

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Good vibrations. Punta della Dogana…non dorme mai!
Written by F.D.S.   
martedì, 30 gennaio 2018

setup.jpgE mentre nel mondo reale la “barriera” è tornata ad essere lo strumento, mentale oltre che concreto, per immaginare di proteggere il proprio spazio vitale da qualsiasi forma di cambiamento e di ridefinizione delle strutture sociali di relazione, la comunità artistica risponde con progetti in cui le barriere vengono eliminate, a fronte di una narrazione interdisciplinare che sfuma differenze e confini, che attinge a un ritorno a un mondo in cui i generi non servono più a stabilire un'identità, piuttosto a celebrare un approccio pulsionale, dove la musica spesso sfocia nella performance.

 

La parola d’ordine è “set up”, ossia quell'insieme di operazioni necessarie a garantire il successivo avviamento di un sistema: e proprio Set Up! si intitola il progetto, alla sua seconda edizione, che permette di scoprire gli ambienti di Punta della Dogana sotto una nuova luce, mentre gli spazi sono in corso di trasformazione prima di accogliere la nuova esposizione.

 

Chi ha già familiarità con l’architettura dell’ex dogana commerciale, restaurata nel 2009 a firma del giapponese Tadao Ando, rimarrà di sicuro sorpreso. Il museo verrà aperto al pubblico durante una fase che generalmente è accessibile solo agli addetti ai lavori, quella tra il disallestimento di una mostra e l’allestimento della successiva. L’occasione, già di per sé esclusiva, verrà resa altresì unica anche dalla natura degli interventi artistici presentati, di prevalente carattere performativo.

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Così è, non vi pare? Liam Gallagher, prendere o lasciare...
Written by Gabriella Zullo   
lunedì, 29 gennaio 2018

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«And I don't mean to be unkind […] One day you'll shatter like a wall of glass»: è con questo ritornello che Liam Gallagher ha scalato in pochi mesi le classifiche europee. Il singolo Wall of glass segna il ritorno dello storico frontman degli Oasis. Il nuovo album As you were registrato con la Warner è uscito lo scorso ottobre e nella prima settimana aveva già superato le centomila copie. Un ritorno da solista decisamente ben accolto da pubblico e critica. Il tour prevede un’ultima tappa italiana, dopo quella milanese dello scorso settembre. Tenetevi pronti: la prossima sarà a Padova il 27 febbraio.

 

Ma cos’è cambiato da quegli anni '90? Senza troppa nostalgia - o forse sì? - bisogna abituarsi all’idea che sono passati più di vent’anni e l’epoca dei migliori film Disney, di Trainspotting, di Jurassic Park è lontana. Erano gli stessi anni del primo Ligabue, dei Red Hot Chili Peppers e appunto degli Oasis.

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La musica in testa. L'eclettismo di Socalled ispira la terza residenza Waterlines
Written by Redazioneweb   
giovedì, 08 febbraio 2018

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Sono ancora note musicali a tracciare la strada di Waterlines, il progetto della Fondazione di Venezia, del Collegio Internazionale dell’Università Ca’ Foscari e di San Servolo srl che cerca di coniugare il composito mondo delle discipline artistiche e della scrittura attraverso originali residenze in cui confermare il ruolo di Venezia quale luogo di produzione artistica e culturale.

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Di buon passo. Musica, qui e in ogni luogo
Written by Redazioneweb2   
martedì, 30 gennaio 2018

seddiki4cjb_millot.jpgSuoni che vengono da lontano e strumenti antichi si fondono con i linguaggi del mondo, alla ricerca di compositori e musicisti contemporanei. Etnoborder, la nuova rassegna firmata da Veneto Jazz per raccontare ed esplorare le diverse declinazioni della musica etnica, abita a febbraio alcuni dei luoghi più affascinanti di Venezia, che tanto deve nella sua storia alle influenze di altre civiltà. Crogiuolo di virtuosi e stili musicali è il Trio Squelini, in scena con la giovane ed eccellente violoncellista ungherese Ditta Rohmann al Museo di Palazzo Grimani sabato 3 febbraio.

 

Diretto da Szabolcs Szoke, fondatore e solista di uno dei più importanti ensemble ungheresi etno-jazz, il gruppo vanta la presenza di Peter Szalai e del sassofonista ungherese, di formazione jazz, Daniel Vaczi. Kevin Seddiki & Bijan Chemirani chiudono la rassegna al T Fondaco dei Tedeschi il 22 febbraio, duo straordinario fra jazz, musica classica e world music, in viaggio fra Persia e Andalusia, Argentina e Africa.

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