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MUSICA
Come sinfonia. Al Goldoni l’evergreen Donaggio
di Massimo Macaluso   
giovedì 29 settembre 2016

donaggio.jpgCi sono momenti, nel nostro caso canzoni, che ti cambiano la vita. A dire la verità quel ragazzino veneziano si era già fatto notare a Sanremo nel ‘61 con un pezzo molto raffinato, Come sinfonia, che si distaccava notevolmente dalle mamme e dai binari tristi e solitari di quel tempo, con uno strano e inconsueto sottofondo di archi e violini che peraltro facevano trasparire le sue origini musicali, il Conservatorio Benedetto Marcello. Adesso lo potremmo definire un “new melodic”, fatto sta che, pur bambino, rimasi incantato da quel pezzo, così diverso da tutti gli altri, un po’ banali e molto sanremesi.

 

Ma quello che cambiò la vita al giovane veneziano fu una canzone che nel tempo risultò essere una di quelle piu riprese della storia della musica moderna. Io che non vivo senza te è stata cantata da grandi interpreti come Dusty Springfield ed Elvis Presley, utilizzata come colonna sonora da Visconti in Vaghe stelle dell'Orsa, incisa anche recentemente da Gianna Nannini e Morgan. Un successo planetario, senza limiti di tempo e di mode. Uno di quei pezzi che si possono definire, senza ombra di pomposità, “immortali”.

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Fuori dal tempo. Vedova, in chiave elettronica
di F.D.S.   
giovedì 29 settembre 2016

mostra_immagini_amici.jpgIl mese di ottobre vede Venezia al centro della musica contemporanea e delle sue interpretazioni: al cartellone della Biennale Musica dal 7 al 16 ottobre si affiancano, come ideale prosieguo, due magnifici cicli organizzati dalla Fondazione Vedova per il decennale della morte del pittore veneziano. Il primo ciclo è dedicato all’avanguardia musicale ed esplora i legami tra Vedova e molti musicisti a lui contemporanei, primo fra tutti Luigi Nono che a Vedova nel 1961 dedicò una composizione per nastro magnetico. In quattro serate, dal 21 al 24 ottobre, saranno eseguite composizioni di quegli artisti che hanno fatto la storia dell’avanguardia musicale in Europa: Nono appunto, Stockhausen, Rihm, Feldman, Kurtag, Varese.

 

L’altro ciclo si chiama Euroamerica e ha l’obiettivo di approfondire i legami tra la musica jazz e quella rock di matrice americana con la musica classica del Novecento, e può essere facilmente interpretato come il pendant del ciclo sulle avanguardie musicali europee. Già la rassegna ha avuto un’apertura di grande successo nel luglio scorso con due serate dedicate a Chick Corea e al suo quintetto: dal 28 al 30 ottobre su avvicenderanno invece tre concerti assai diversi tra loro, ma comunque accomunati da un fattore comune, l’interazione tra mondi (jazz e musica classica europea) che, in apparenza lontani e inconciliabili, si sono invece sempre studiati reciprocamente e che, sia pure senza dar vita a codici definiti e stabili, hanno sempre tenuto aperti tra loro ampi canali di comunicazione e di cameratismo. E non pensiamo solo a specifiche occasioni di scambio e interazione, come le Jazz Suites di Shostakovich, l’Ebony concert di Stravinsky per clarinetto e orchestra jazz, o la Third stream.

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Suon levante. Candiani di sound nipponico
di Claudio Donà   
mercoledì 31 agosto 2016

2-ruins-alone-tatsuya-yoshida.jpgProsegue il viaggio di Candiani Groove attraverso i territori del pianeta-musica. La rassegna di Mestre riprende il discorso dopo la pausa estiva volgendo il proprio sguardo a Oriente, confermandosi manifestazione dall’orecchio attento e dall’occhio lungo capace di focalizzare la propria attenzione verso ogni angolo del globo, in nome del puro godimento musicale. Forte di una solida preparazione classica, ma innamorata anche del jazz, la pianista giapponese Satoko Fujii ha approfondito gli studi jazzistici trasferendosi negli Stati Uniti dove ha frequentato le due più quotate scuole di Boston: il Berklee College e il New England Conservatory, dove ha terminato gli studi sotto la guida di maestri del calibro di George Russell e Paul Bley.

 

Sin dal suo ingresso nella scena jazzistica americana, a metà degli anni Novanta, ha rivelato non solo le sue doti di eccellente strumentista, ma anche di compositrice originale e, a dispetto della giovane età, di leader autorevole. Ha lavorato per quasi vent’anni tra New York e Tokyo, tessendo relazioni importanti in entrambe le metropoli, dove si è trovata spesso a dirigere grandi orchestre. Dal 2014 si è trasferita in Europa, a Berlino. Oltre a guidare formazioni che vanno dal trio al quartetto, Satoko Fujii ama esibirsi spesso in piano solo o con la formula del duo: degni di nota i duetti realizzati con il trombettista Natsuki Tamura - che è anche suo marito - con la violinista e vocalist Carla Kihlstedt, con la pianista Myra Melford e con il batterista Tatsuya Yoshida, co-leader del duo Toh-Kichi, con cui collabora in modo continuativo dal 2001.

 

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For me formidable. Un istrione in arena
di F.M.   
mercoledì 31 agosto 2016

aznavour.jpgUna longevità, anagrafica e di carriera, che rende il tour mondiale di Charles Aznavour un evento da primato. Non è così usuale ascoltare il racconto in musica di un signore di 92 anni che dopo 83 anni di carriera, iniziata nel 1933 a teatro, con la danza classica, riesce ancora ad incantare platee in ogni continente grazie ad una voce dal timbro avvolgente ed emozionante. Con Johnny Hallyday è il cantante francese più conosciuto nel mondo, con Sinatra è la voce più popolare del Novecento.

 

«Continuo la carriera perché gli altri sono già stanchi» dice con grande senso dell'ironia. Nato a Parigi nel 1924, figlio di immigrati armeni, Shahnour Varinag Aznavourian, vero nome dell'artista, è da sempre un grande professionista con una cultura profonda, frutto di una curiosità innata che negli anni gli ha permesso di girare il mondo, imparare diverse lingue, allacciare ottimi rapporti con i colleghi - non solo quelli francesi – e collezionare enormi successi e diverse importanti collaborazioni come quella con Liza Minelli, Celine Dion e Mia Martini.

 

Scoperto artisticamente nel 1946 da Édith Piaf, in Italia ha lavorato al fianco del paroliere e autore Giorgio Calabrese, in seguito anche con Sergio Bardotti e altri, con cui ha tradotto in italiano alcuni dei suoi più grandi successi come L’istrione e Ti lasci andare. Un concerto impegnativo, della durata di circa due ore.

 

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Tracce permanenti. Savoretti, canzoni a fior di pelle
di Katia Salviato   
mercoledì 31 agosto 2016

962664d0-dfd3-0133-6dae-1e1850c9dc97.jpegNome: Jack. Cognome: Savoretti. Classe: 1983. Professione: cantautore e chitarrista. Nazionalità: italo-inglese. Le influenze di entrambi i paesi espresse di volta in volta nel tifo calcistico (fede solidamente genoana), nell’accento (che lui definisce da “bastardo transatlantico”), nello sguardo sul mondo («degli italiani non sopporto una cosa: c’è sempre una scusa per cui le cose non funzionano. Dovrebbero smetterla di lamentarsi »). Stato civile: coniugato e qui ci scappa il sospiro) con l’attrice inglese Jemma Powell. Segni particolari: voce calda e graffiante, “come se si fosse lavato i denti per una vita con i brani di Tom Waits” (definizione efficacissima). Inizia a suonare la chitarra per impazienza, perché stanco di aspettare che gli altri componenti del gruppo punk di cui faceva parte ai tempi del liceo, in qualità di batterista, finissero di accordare i loro strumenti. Chitarra imbracciata, una certa facilità compositiva, la scoperta che è più facile essere ascoltati cantando una canzone piuttosto che recitando una poesia, e il gioco è fatto.

 

Durante i suoi esordi ha aperto i concerti di Gavin DeGraw e di Neil Young, ma è dall’inarrestabile Bruce Springsteen, prima del quale si è esibito a Londra in occasione dell’Hard Rock Calling Festival, che ha imparato la lezione forse più importante: «Non avevo la minima idea della grandezza delle sue performance dal vivo.

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Voce grossa. A Marostica l'immenso Bocelli
di RedazioneWeb3   
mercoledì 31 agosto 2016

andrea-bocelli.jpgUna delle voci italiane più note a livello internazionale arriva in oncerto in Piazza Castello, il 14 settembre prossimo, con l’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta diretta dal maestro Marcello Rota, per quello che si annuncia come l’evento musicale dell’anno. Il concerto, organizzato da Due Punti Eventi in stretta collaborazione con la Città di Marostica e con il supporto di Associazione Pro Marostica, si svolge nella piazza allestita per la celebre Partita a Scacchi a personaggi viventi, in programma il 9, 10 e 11 settembre.

 

«Siamo orgogliosi di poter ospitare un artista come Andrea Bocelli, - commenta l'Assessore al Turismo della Città di Marostica Simone Mattesco - la collaborazione con Due Punti Eventi è andata oltre le più rosee aspettative, con la realizzazione di eventi impensabili fino a poco tempo fa. Ricordo che la prima edizione di Marostica Summer Festival, in due settimane di programmazione, ha portato in città 30mila spettatori.


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Dieci buone ragioni. In Arena un Adelmo extended version
di RedazioneWeb3   
venerdì 02 settembre 2016

zucchero_alessiabruchi.jpgL’uscita del suo album Black Cat è dello scorso aprile e i singoli sono già tormentoni radiofonici, ma Zucchero ha già stabilito un nuovo record: terrà ben dieci concerti all’Arena di Verona nel prossimo settembre, primo artista italiano ed internazionale a totalizzare un tale numero di live consecutivi nell’anfiteatro romano meglio conservato d’Italia.

 

In quella che Zucchero considera «uno dei più bei posti del mondo per fare musica», eccolo esibirsi con uno show completamente inedito e che proporrà delle novità ogni sera. Le date all’Arena saranno le uniche tappe italiane del tour che seguirà la pubblicazione del disco, occasioni numerose ma irripetibili di apprezzare dal vivo uno dei più influenti artisti blues della scena italiana degli ultimi trent’anni.

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[RECENSIONE] Lara Monteiro Quintet | Suoni di Marca 2016
di Andrea Tadiello   
martedì 09 agosto 2016

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Bastava rimescolare le stelle nel cielo. Capovolgere Orione, abbozzare la Croce del Sud o disegnare il Pesce Australe. Per il resto, ieri sera, Treviso poteva essere Rio de Janeiro, Salvador o Recife. Anzi, è stata davvero tutte queste città e altre ancora, almeno per i cinquanta minuti in cui il main stage di Suoni di Marca è stato calcato dal Lara Monteiro Quintet, formazione tutta italiana ma tropicale per destino. Ecco allora un trombone più che mai jazzato, il maestro Beppe Calamosca, che per l’occasione ha messo le proprie doti di polistrumentista al servizio del sertão, impugnando anche la fisarmonica. Il bravissimo Stefano Scutari sfiora il violão con impeccabile tocco da botequim, prestando la seconda voce nei duetti con la cantante. La morbidezza calda del basso nasce e si diffonde dalle mani miracolose di Paolo Andriolo, ricche di sensazioni almeno quanto la sua lunghissima carriera musicale.

 

Alle percussioni, nell’afro samba fondamentali più che altrove, un fuoriclasse come Davide Ragazzoni. Accarezza e coniuga questi talenti la voce variopinta di Lara Cavalli Monteiro, fresca come l’ombra di una mangueira, densa e nutriente come un açaì. Il repertorio si muove sapientemente nell’affollato Olimpo della cultura musicale brasiliana, omaggiandone le divinità più importanti.

 

Si apre con De frente pro crime, famoso samba di João Bosco, ingegnere mineiro trapiantato a Rio de Janeiro. Lara Monteiro e Stefano Scutari duettano generosi di energia, in un portoghese da madrelingua. Tra i musicisti è sintonia immediata, che investe il pubblico e lo cattura con elegante delicatezza trasportandolo a Rio de Janeiro, nel caos notturno delle ladeiras di Lapa. Con Na baixa do sapateiro l’incanto continua e ci spostiamo a Bahia, tornando indietro nel tempo di quasi mezzo secolo. Assieme ad Ary Barroso, ci innamoriamo della mulatta che passeggia per il quartiere dei calzolai, ammalandoci di saudade al momento del rifiuto. Davvero non si direbbe che Lara Monteiro sambi per la prima volta su un palco di queste dimensioni. La confidenza è tale che il main stage si trasforma in un ambiente domestico e il Quintet in famiglia allargata che suona nel patio di casa. Subentrano atmosfere siertanejas con lo Eu só quero um xodó, uno xote nato dalla fisarmonica del pernambucano Dominguinhos: il maestro Calamosca si diverte a reinterpretarlo, colorandolo di jazz e stiracchiando il proprio strumento con un piacere bello persino da guardare.

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Un giorno, spero, cambierà. Il mito Pravo a Noventa di Piave
di Redazioneweb2   
martedì 26 luglio 2016

img_8377_ph._julian_hargreaves.jpgDopo il successo del concerto della Brass Ensemble Orchestra del Teatro La Fenice, prosegue il calendario di appuntamenti musicali gratuiti all’Outlet di Noventa di Piave: sabato 30 luglio alle 21 concerto di Patty Pravo e la sua band, per la rassegna #ModaMusica 2016. Se c’è un personaggio che si differenzia da tutti per classe, originalità, talento e internazionalità, questa è Patty Pravo: 50 anni di carriera, 149 dischi pubblicati in Italia, 85 nel mondo, oltre 120 milioni di copie vendute e numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali.

 

Nascere a Venezia le ha dato fascino e magia. I suoi primi anni veneziani trascorrono con i nonni paterni tra disciplina da Marines e splendida libertà. Già da allora è particolarmente vivace, ma dimostra subito di avere un forte senso dell’impegno riuscendo a portare avanti varie attività. Frequenta le scuole pubbliche, studia pianoforte, danza, solfeggio e armonia. Il disco del debutto è Ragazzo triste del 1966. L’ascesa continua immediatamente con Qui e la e Se perdo te.

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#ModaMusica2016. Al via il Summer Music Festival firmato McArthurGlen
di Fabio Marzari   
giovedì 14 luglio 2016
ottoni_fenice1.jpgMcArthurGlen oltre ad aver rivoluzionato il guardaroba degli italiani con l'idea di outlet – vere e proprie cittadelle 'artificiali' dello shopping strategicamente poste ai bordi di importanti vie di comunicazione – in cui è possibile ed accessibile economicamente ad un vasto pubblico, rinnovare ad ogni cambio di stagione abiti ed accessori con le novità... delle stagioni passate, una metacronia del fashion impossibile fino a poco tempo fa (!), ha ideato il Summer Music Festival, cresciuto di anno in anno con spettacoli di alto livello in collaborazione con Universal Music Group, con la presenza di artisti, autentici numero uno.
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Matrice originale. All’origine dell’elettronica
di F.D.S.   
mercoledì 06 luglio 2016

kraftwerk.jpgSono quasi 50 anni che esistono i Kraftwerk, il loro primo disco omonimo risale al 1970, e il loro ultimo al lontano 2003. Stiamo quindi parlando di un world brand che oramai riproduce implacabilmente se stesso dividendosi tra location storiche come l’Arena e le grandi centrali dell’arte contemporanea (il tour 2016 termina infatti al Guggenheim Museum di Bilbao). Questo è un indizio del posizionamento assolutamente trendy che ancora rivestono i Kraftwerk dopo così tanto tempo: come se la storia riconoscesse loro la paternità di aver trovato quel ‘luogo’ in cui tecnologia digitale e arte coesistono a fondare uno statuto identitario, più che uno specifico tipo di musica; quello del robot umano impassibile, senza sentimenti, che attraversa esperienze e territori con l’aiuto di una musica che porrà le basi dell’elettronica a venire.

 

Ci costa un po’ sacrificare i Velvet Underground oppure i Beatles, ma dobbiamo essere d’accordo col critico Eddy Cilìa nell’affermare che i Kraftwerk sono stati il gruppo più innovativo di sempre.

 

Nessun gruppo ha saputo esercitare come i Kraftwerk un’influenza totale sulla musica popolare moderna: la new wave sarebbe stata inconcepibile senza di loro (Devo, Ultravox, Depeche Mode, Human League, Cabaret Voltaire, D.A.F. e così via).

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[VENEZIA JAZZ FESTIVAL 2016] Jazz-pedia. Venezia Jazz Festival suona la nona
di Giuseppe Mormile-Direttore artistico di Venezia Jazz Festival   
martedì 28 giugno 2016

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Venezia Jazz Festival, edizione metropolitana. Si allarga oltre i confini della città lagunare la rassegna organizzata da Veneto Jazz. Le stelle dello spettacolo, infatti, brillano fino a Villa Pisani a Stra dove, nella straordinaria cornice di uno dei monumenti della Riviera, ritorna, dopo dieci anni, la musica dal vivo con tre artisti internazionali: Goran Bregovic (3 luglio), Ezio Bosso (6 luglio), Ludovico Einaudi (8 luglio). Ritmi balcanici per il primo, note raffinate e quasi silenziose per gli altri, gli artisti animano questo esclusivo palcoscenico inaugurando la nona edizione del festival, ormai appuntamento imperdibile dell’estate.

 

Un festival metropolitano anche nei contenuti. Nei luoghi incantevoli di Venezia, dove vengono ospitati gli eventi, la musica viaggia dalle atmosfere urbane di Chassol alla poesia contemporanea di Piero Salvatori, dal flamenco di Juan Lorenzo alla limpida voce di Noa, fino alla trame melodiche di Renaud Garcia Fons.

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[VENEZIA JAZZ FESTIVAL 2016] La festa è ovunque. I luoghi, i volti, i suoni...
di Redazioneweb2   
martedì 28 giugno 2016

 

 

goran.jpg

 

DomSun 3 luglioJuly
h. 21.30 Villa Pisani, Stra (Ve)
GORAN BREGOVIC & WEDDING AND FUNERAL ORCHESTRA
If you don’t go crazy, you are not normal!
Ingresso/Ticket 20/28 €

 

 

 

 

ezio_bosso.jpgMerWed 6 luglioJuly
h. 21.30 Villa Pisani, Stra (Ve)
EZIO BOSSO PIANO SOLO
The 12th Room
Ingresso/Ticket 35/52 €

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Semplicemente…musica! Numeri da primato per Zedlive
di Redazioneweb2   
lunedì 18 luglio 2016

simplyred.jpgI Simply Red hanno concluso la loro iniziale e ininterrotta corsa di 25 anni con un concerto d’addio alla O2 di Londra nel 2010 e adesso, incoraggiati dall’ottima qualità del nuovo album Big Love pubblicato nel giugno 2015, tornano a suonare con entusiasmo tutti i grandi successi domani Piazzola sul Brenta, per chiudere il Postepay Sound di Zedlive. Mick Hucknall sarà affiancato dai colleghi di lunga data Ian Kirkham (sax), Steve Lewinson (basso), Kenji Suzuki (chitarra), Kevin Robinson (tromba e flauto) e Dave Clayton (tastiere) con l’aggiunta del nuovo batterista Roman Roth.

 

È il momento giusto per tornare, per i Simply Red. Una nuova generazione sta scoprendo il delicato potere di Holding Back The Years, che Hucknall scrisse all’età di 17 anni come riflessione sullo sconvolgimento del momento in cui sua madre lasciò la famiglia quando lui aveva tre anni. E poi c’è For Your Babies, una delle più romantiche canzoni d’amore mai scritte, contraddistinta da una melodia capace di sciogliere il cuore.

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Jazz ad arte. Quando Corea incontra Vedova
di Redazioneweb2   
giovedì 30 giugno 2016

chick_corea_-_light.jpgDoppio eccezionale appuntamento alla Fondazione Emilio e Annabianca Vedova con uno dei pianisti che hanno fatto la storia del jazz moderno. Il 14 e 15 luglio nello Spazio Vedova ecco infatti alla tastiera Chick Corea, alla guida del quintetto d’assi che ha riunito in occasione del suo settantacinquesimo compleanno. Con lui il sassofonista Kenny Garrett, Wallace Roney alla tromba, il bassista Christian McBride e il batterista Marcus Gilmore, uniti nell’offrire al pubblico un omaggio ad eroi del jazz come Miles Davis, Bud Powell, Horace Silver e molti altri. 

 

Chick Corea ha attraversato la storia del jazz degli ultimi cinquant’anni con una sorprendente carica innovativa e un continuo apporto di inediti stimoli e influenze provenienti da altri linguaggi. Il suo percorso stilistico rivela una continua ricerca di nuovi mezzi tecnici timbrici ed espressivi.

 

La doppia serata apre un ciclo ideato da Mario Messinis per la Fondazione Vedova presieduta da Alfredo Bianchini: il progetto Euroamerica, con autori appunto americani ed europei del secondo Novecento e di oggi.

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SUMMER MUSIC FESTIVALS 2016 | Musica ad ogni latitudine!
di Raffaele Avella, Davide Carbone, Fabio Marzari, Katia Salviato, Chiara Sciascia, Gabriella Zullo   
martedì 05 luglio 2016

ama.jpegAMA MUSIC FESTIVAL
23-28 agosto
Asolo City Park-Asolo (Tv)
www.amamusicfestival.com

Sono luoghi in cui basterebbe sedersi su una panchina ad ammirare il paesaggio, per sentirsi in armonia con l’universo. Nel caso in cui questo non dovesse bastarvi e vi servisse un altro tipo di armonia, di sicuro non correrete il rischio di rimanere delusi nel caso decideste di recarvi ad Asolo dal 23 al 28 agosto. Louder than love, recita il sottotitolo e c’è da scommettere che tutte le band chiamate a raccolta in quei giorni sapranno davvero farsi sentire forte e chiaro, proprio grazie all’amore per la musica che attraverso la propria passione riversano sul palco e in tutte le ore passate in sala prove. Il repertorio è quello sterminato del rock indipendente, che attraverso collettivi come i Soviet Soviet (23), Tre Allegri Ragazzi Morti e Gazebo Penguins (28) si arricchisce di contorni psichedelici grazie a Kula Shaker e Mother Island (24). La “città dai cento orizzonti” vede le proprie prospettive allargarsi in ambito musicale, per un appuntamento estivo tra i più attesi della rovente stagione italiana.

 

 

bluesinvilla.jpgBLUES IN VILLA
3-11 luglio
Parco di Villa Varda-Brugnera (Pn)
Fb: Blues in Villa

18 ettari sul corso del Livenza in cui riescono a confluire suggestioni musicali, personalità note, notissime o quasi sconosciute del panorama italiano ed internazionale, tutte unite dal sacro fuoco del blues e delle sue infinite varianti e sfumature. Raphael Wressnig e la sua inseparabile Hammond B3 stazionano in loco il 3 luglio, seguiti il giorno successivo da Shemekia Copeland, direttamente da Harlem. Il 5 luglio l’incontro è da leggenda, con gli Incognito a dispensare acid jazz come solo loro sono in grado di fare, per certi versi inventori stessi del genere musicale. L’11 luglio il polistrumentista James Carter chiude la rassegna con il proprio Organ Trio, completato da altri musicisti della scena di Detroit con un repertorio di jazz anni ’60.


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[RECENSIONE] E al cine vacci tu...
di Lara Cavalli   
lunedì 11 luglio 2016

paolo-conte-0038.jpgLo ammetto. Al concerto di Paolo Conte sono arrivata in ritardo. In ritardo di un pezzo. In ritardo, per fortuna. Non me voglia, Maestro, ma non avrei potuto chiedere di più che ritrovarmi in una strada deserta, in una notte d’estate, a fermarmi per godere della sua voce che intonando Sotto le stelle del jazz riempiva di bellezza ogni giardino, terrazzino fiorito, la vecchia matrona alla finestra e pure il solito borbottante signore in bicicletta, bastian contrario per partito preso.

 

Il concerto me lo sarei potuto godere anche da lì, in mezzo a quello spaccato di umanità e solitudine afosa, seduta sul marciapiede ad osservare le falene danzanti su la Verde Milonga, seduta ad osservare quegli uomini che, visti  da lontano sembrano foulard, tanto era bello il suono, tanto è perfetta la produzione artistica di Paolo Conte. Ma la voglia di guardare le sue mani provocare il pianoforte ha prevalso su tutto.
 
Ed ecco la meraviglia che si fa reale, le storie che prendono vita, piani e ripiani di mondi paralleli e lontanissimi  rincorrersi sul palco come pagine di un Salgari in musica, fotografie di un tempo che fu, un amore che fu, un odore che é. Ed eccolo, lo spettacolo d’arte varia di un pubblico innamorato, lo spettacolo di un uomo la cui capacità di raccontare sembra poter aggiungere sempre una nuova definizione all’amore, alla fuga, alla malinconia, come se lui conoscesse colori ai nostri occhi non visibili. 

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Wish to be there. Sulle tracce di Mr Gilmour
di Massimo Macaluso   
mercoledì 06 luglio 2016

gilmour.jpgAffiora il ricordo incancellabile di una serata estiva da tregenda in Piazza S. Marco, giusto dieci anni fa. La chiusura del cerchio, una sorta di risarcimento, per una lunga storia tra i Pink Floyd e la città, cominciata nel 1989. Sembra che in ogni momento si possa scatenare Giove pluvio, e infatti il concerto è intervallato da scrosci d'acqua, mai tali per fortuna da farlo sospendere. In questa cornice a dir poco inquietante, David Gilmour comincia il concerto, dedicando la prima parte all'album da solista che era uscito quell'anno, On an Island: pezzi che trascinano, composizioni che non fanno rimpiangere i tempi che furono, viaggi inquietanti tra folk ed elettronica.

 

Ma poi i ricordi e il sound che resta inconfondibile dell'Elefante Rosa volano lontano, incalzano, magari alla memoria del vecchio amico Syd scomparso tanti anni fa, e man mano la musica diventa leggenda: da Breathe a Time scivolando sulle coinvolgenti Wish You Were Here e ad una sorprendente Shine on You Crazy Diamond eseguita insieme ad un artista di strada trovato poco prima, che suonava l'inizio del pezzo con i bicchieri. E poi ricordo un’esecuzione di On the Turning Away semplicemente memorabile. Una notte magica, sospesa tra fulmini, tuoni e grande musica.

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Good distortion. Esperimenti di laboratorio
di Redazioneweb2   
mercoledì 06 luglio 2016

markus_stockhausen.jpgUn programma unico, aperto e fitto di appuntamenti quello che Live Arts Cultures propone per i prossimi mesi al C32 performing art work space (Capannone 32 - Palmanova) di Forte Marghera, nel segno di una progettualità ampia, in grado di accogliere proposte di relazione artistica non solo con l’Italia ma anche con l’estero e all’insegna di un approccio multidisciplinare, che anziché tracciare confini unisce orizzonti.

 

Concepito con la curatela di due delle fondatrici dell’associazione, Marianna Andrigo e Johann Merrich, il palinsesto registra eventi da maggio a settembre, a conclusione di esperienze di vario tipo tra laboratori, seminari e residenze artistiche capaci di scandagliare il mondo delle arti performative.

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Last night the dj…Grande trittico in consolle
di Raffaele Avella   
mercoledì 06 luglio 2016

locodice.jpgLa Spiaggia del Faro di Jesolo è ormai il luogo deputato per ospitare gli eventi più importanti dell'estate. Non fa eccezione il Superstar Dj 2016 che sabato 6 agosto vede alternarsi sul palco tre fra i più famosi dj techno house internazionali. Stiamo parlando di Carl Cox, Loco Dice e Chris Liebing. Il primo, celebre anche per essere chiamato "il mago dei tre piatti", è un dj inglese di 54 anni che ha iniziato la sua vita musicale a metà degli anni '80 confrontandosi con l'hardcore e l'acid music.

 

È da Brighton che Carl Cox lancia il successo planetario Summer Of Love e da quel giorno non si è più fermato. Loco Dice deve il suo nome a un fatto accaduto allo Space di Ibiza, quando, preso dall'enfasi musicale, il dj tedesco di origine tunisina salì sul tetto della discoteca facendo accorrere lo staff della sicurezza al grido di «Loco!», che in spagnolo vuol dire “pazzo”".

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