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MUSICA
Jazz ad arte. Quando Corea incontra Vedova
di Redazioneweb2   
giovedì 30 giugno 2016

chick_corea_-_light.jpgDoppio eccezionale appuntamento alla Fondazione Emilio e Annabianca Vedova con uno dei pianisti che hanno fatto la storia del jazz moderno. Il 14 e 15 luglio nello Spazio Vedova ecco infatti alla tastiera Chick Corea, alla guida del quintetto d’assi che ha riunito in occasione del suo settantacinquesimo compleanno. Con lui il sassofonista Kenny Garrett, Wallace Roney alla tromba, il bassista Christian McBride e il batterista Marcus Gilmore, uniti nell’offrire al pubblico un omaggio ad eroi del jazz come Miles Davis, Bud Powell, Horace Silver e molti altri. 

 

Chick Corea ha attraversato la storia del jazz degli ultimi cinquant’anni con una sorprendente carica innovativa e un continuo apporto di inediti stimoli e influenze provenienti da altri linguaggi. Il suo percorso stilistico rivela una continua ricerca di nuovi mezzi tecnici timbrici ed espressivi.

 

La doppia serata apre un ciclo ideato da Mario Messinis per la Fondazione Vedova presieduta da Alfredo Bianchini: il progetto Euroamerica, con autori appunto americani ed europei del secondo Novecento e di oggi.

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SUMMER MUSIC FESTIVALS 2016 | Musica ad ogni latitudine!
di Raffaele Avella, Davide Carbone, Fabio Marzari, Katia Salviato, Chiara Sciascia, Gabriella Zullo   
martedì 05 luglio 2016

ama.jpegAMA MUSIC FESTIVAL
23-28 agosto
Asolo City Park-Asolo (Tv)
www.amamusicfestival.com

Sono luoghi in cui basterebbe sedersi su una panchina ad ammirare il paesaggio, per sentirsi in armonia con l’universo. Nel caso in cui questo non dovesse bastarvi e vi servisse un altro tipo di armonia, di sicuro non correrete il rischio di rimanere delusi nel caso decideste di recarvi ad Asolo dal 23 al 28 agosto. Louder than love, recita il sottotitolo e c’è da scommettere che tutte le band chiamate a raccolta in quei giorni sapranno davvero farsi sentire forte e chiaro, proprio grazie all’amore per la musica che attraverso la propria passione riversano sul palco e in tutte le ore passate in sala prove. Il repertorio è quello sterminato del rock indipendente, che attraverso collettivi come i Soviet Soviet (23), Tre Allegri Ragazzi Morti e Gazebo Penguins (28) si arricchisce di contorni psichedelici grazie a Kula Shaker e Mother Island (24). La “città dai cento orizzonti” vede le proprie prospettive allargarsi in ambito musicale, per un appuntamento estivo tra i più attesi della rovente stagione italiana.

 

 

bluesinvilla.jpgBLUES IN VILLA
3-11 luglio
Parco di Villa Varda-Brugnera (Pn)
Fb: Blues in Villa

18 ettari sul corso del Livenza in cui riescono a confluire suggestioni musicali, personalità note, notissime o quasi sconosciute del panorama italiano ed internazionale, tutte unite dal sacro fuoco del blues e delle sue infinite varianti e sfumature. Raphael Wressnig e la sua inseparabile Hammond B3 stazionano in loco il 3 luglio, seguiti il giorno successivo da Shemekia Copeland, direttamente da Harlem. Il 5 luglio l’incontro è da leggenda, con gli Incognito a dispensare acid jazz come solo loro sono in grado di fare, per certi versi inventori stessi del genere musicale. L’11 luglio il polistrumentista James Carter chiude la rassegna con il proprio Organ Trio, completato da altri musicisti della scena di Detroit con un repertorio di jazz anni ’60.


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[RECENSIONE] E al cine vacci tu...
di Lara Cavalli   
lunedì 11 luglio 2016

paolo-conte-0038.jpgLo ammetto. Al concerto di Paolo Conte sono arrivata in ritardo. In ritardo di un pezzo. In ritardo, per fortuna. Non me voglia, Maestro, ma non avrei potuto chiedere di più che ritrovarmi in una strada deserta, in una notte d’estate, a fermarmi per godere della sua voce che intonando Sotto le stelle del jazz riempiva di bellezza ogni giardino, terrazzino fiorito, la vecchia matrona alla finestra e pure il solito borbottante signore in bicicletta, bastian contrario per partito preso.

 

Il concerto me lo sarei potuto godere anche da lì, in mezzo a quello spaccato di umanità e solitudine afosa, seduta sul marciapiede ad osservare le falene danzanti su la Verde Milonga, seduta ad osservare quegli uomini che, visti  da lontano sembrano foulard, tanto era bello il suono, tanto è perfetta la produzione artistica di Paolo Conte. Ma la voglia di guardare le sue mani provocare il pianoforte ha prevalso su tutto.
 
Ed ecco la meraviglia che si fa reale, le storie che prendono vita, piani e ripiani di mondi paralleli e lontanissimi  rincorrersi sul palco come pagine di un Salgari in musica, fotografie di un tempo che fu, un amore che fu, un odore che é. Ed eccolo, lo spettacolo d’arte varia di un pubblico innamorato, lo spettacolo di un uomo la cui capacità di raccontare sembra poter aggiungere sempre una nuova definizione all’amore, alla fuga, alla malinconia, come se lui conoscesse colori ai nostri occhi non visibili. 

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Wish to be there. Sulle tracce di Mr Gilmour
di Massimo Macaluso   
mercoledì 06 luglio 2016

gilmour.jpgAffiora il ricordo incancellabile di una serata estiva da tregenda in Piazza S. Marco, giusto dieci anni fa. La chiusura del cerchio, una sorta di risarcimento, per una lunga storia tra i Pink Floyd e la città, cominciata nel 1989. Sembra che in ogni momento si possa scatenare Giove pluvio, e infatti il concerto è intervallato da scrosci d'acqua, mai tali per fortuna da farlo sospendere. In questa cornice a dir poco inquietante, David Gilmour comincia il concerto, dedicando la prima parte all'album da solista che era uscito quell'anno, On an Island: pezzi che trascinano, composizioni che non fanno rimpiangere i tempi che furono, viaggi inquietanti tra folk ed elettronica.

 

Ma poi i ricordi e il sound che resta inconfondibile dell'Elefante Rosa volano lontano, incalzano, magari alla memoria del vecchio amico Syd scomparso tanti anni fa, e man mano la musica diventa leggenda: da Breathe a Time scivolando sulle coinvolgenti Wish You Were Here e ad una sorprendente Shine on You Crazy Diamond eseguita insieme ad un artista di strada trovato poco prima, che suonava l'inizio del pezzo con i bicchieri. E poi ricordo un’esecuzione di On the Turning Away semplicemente memorabile. Una notte magica, sospesa tra fulmini, tuoni e grande musica.

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Good distortion. Esperimenti di laboratorio
di Redazioneweb2   
mercoledì 06 luglio 2016

markus_stockhausen.jpgUn programma unico, aperto e fitto di appuntamenti quello che Live Arts Cultures propone per i prossimi mesi al C32 performing art work space (Capannone 32 - Palmanova) di Forte Marghera, nel segno di una progettualità ampia, in grado di accogliere proposte di relazione artistica non solo con l’Italia ma anche con l’estero e all’insegna di un approccio multidisciplinare, che anziché tracciare confini unisce orizzonti.

 

Concepito con la curatela di due delle fondatrici dell’associazione, Marianna Andrigo e Johann Merrich, il palinsesto registra eventi da maggio a settembre, a conclusione di esperienze di vario tipo tra laboratori, seminari e residenze artistiche capaci di scandagliare il mondo delle arti performative.

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Last night the dj…Grande trittico in consolle
di Raffaele Avella   
mercoledì 06 luglio 2016

locodice.jpgLa Spiaggia del Faro di Jesolo è ormai il luogo deputato per ospitare gli eventi più importanti dell'estate. Non fa eccezione il Superstar Dj 2016 che sabato 6 agosto vede alternarsi sul palco tre fra i più famosi dj techno house internazionali. Stiamo parlando di Carl Cox, Loco Dice e Chris Liebing. Il primo, celebre anche per essere chiamato "il mago dei tre piatti", è un dj inglese di 54 anni che ha iniziato la sua vita musicale a metà degli anni '80 confrontandosi con l'hardcore e l'acid music.

 

È da Brighton che Carl Cox lancia il successo planetario Summer Of Love e da quel giorno non si è più fermato. Loco Dice deve il suo nome a un fatto accaduto allo Space di Ibiza, quando, preso dall'enfasi musicale, il dj tedesco di origine tunisina salì sul tetto della discoteca facendo accorrere lo staff della sicurezza al grido di «Loco!», che in spagnolo vuol dire “pazzo”".

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[RECENSIONE] Bentornato a casa, Jack
di Elena Marzari   
domenica 19 giugno 2016

jack-savoretti_-live-trieste_-pic-simone-di-luca.jpgVerona, Teatro Romano, giornata di sole pieno, estate o quasi. L'Italia continua a vincere e gli ottavi non sono più solo una visione lontana, l'anglo-italiano più in voga del momento, Jack Savoretti, è tornato nel paese a cui appartiene, come egli stesso canta in Back where I belong e Home, una cosa è certa: c'è ben poco di sfortunato in questo venerdì 17!
È così, al grido di We are the revolution, che si inaugura la seconda serata della quarta edizione del Rumors Festival - illazioni vocali, ormai appuntamento fisso dell'estate veronese. E se ancora c'è qualcuno tra voi che non conosce (o momentaneamente non ricorda) questo artista, non si disperi, presto ne sentirete parlare.

 

Per rinfrescare un po' a tutti la memoria, possiamo citare alcune delle tappe importanti della sua carriera che vanno dai suoi album più seguiti (Before the storm, Sweet hurt, Written in scars in ordine di uscita) ai grandi incontri con nomi celebri: per esempio, Bruce Springsteen a cui ha aperto un concerto, Sienna Miller con cui ha duettato, Paul McCartney per il quale ha preso parte al video di Queeny eye negli studi di Abbey Road, video in cui compaiono anche artisti del calibro di Johnny Depp, Meryl Streep e Sean Penn insieme ad icone della moda come Tom Ford o Kate Moss, oltre ad alcuni suoi brani utilizzati in serie TV trasmesse in tutto il mondo, come One tree hill, The Vampire Diaries, Grey's Anatomy e Sons of Anarchy per citarne alcune.

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Because the Night. Fondazione Pinault, musica al Cubo
di Davide Carbone   
mercoledì 15 giugno 2016

_mg_4008.jpgIn quello spettacolo a cielo aperto che è Art Night, la Fondazione Pinault affonda appieno le mani, proponendo al pubblico l’apertura della mostra Accrochage dalle 19 fino a mezzanotte. Per l’occasione il Cubo di Punta della Dogana si fa scenario della replica di un’esperienza andata in scena con reciproca soddisfazione l’anno scorso, vale a dire Teens Night, serata all’insegna di arte, divertimento e soprattutto musica dedicata ai ragazzi di età compresa tra i 14 e i vent’anni.

 

Circondati dai Wall drawings di Sol LeWitt, le band Hund, Impero arrugginito e Tequila for kids (ai cui componenti Samuele Barbiero, Rares Cirlan, Nicu Cucobco, Carlo Mezzalira è affidata la direzione artistica di questa edizione) danno voce, seguiti da un dj-set di Falange, ad un’iniziativa organizzata dai ragazzi del Liceo classico e musicale Marco Polo di Venezia, che svolgono a Palazzo Grassi le ore di alternanza scuola/lavoro.

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Uno come te. Normale, straordinario signor Rossi
di Massimo Macaluso   
mercoledì 15 giugno 2016

vrossi.jpegInutile che cominciate a scuotere la testa, a girarvi dall’altra parte, a fare finta di niente: da Vasco Rossi non si scappa. Che lo si voglia o no, le sue canzoni più famose sono conficcate a forza dentro l’inconscio. Le conoscono tutti, anche quelli che non hanno neanche un suo disco in casa. Fanno parte della memoria collettiva di questo paese più o meno, o forse solo, come quelle della coppia di fatto Battisti/Mogol.
Vasco Rossi è atterrato sulla musica italiana come un alieno, ha preso il cantautorato e ne ha ribaltato le consuetudini fino a renderlo una cosa ‘altra’, fino a portarlo negli stadi. La sua scrittura così volutamente zoppicante, strana, simile a quella di un Enzo Jannacci in acido o di un Rino Gaetano sotto psicofarmaci l’ha reso immediatamente riconoscibile e unico.

 

Quello che ha fatto Vasco tra il 1978 e il 1985 non ha davvero termini di paragone credibili,era una cosa che prima non c’era e che un secondo dopo era ovunque. Ed era enorme. La scaletta dei suoi ultimi concerti è quasi tutta incentrata su brani del periodo che vanno dalla fine degli anni ‘90 a oggi, ed è questa la cosa che colpisce di più. Perchè qualsiasi ‘vecchia gloria’, quando arriva in uno stadio si dedica prevalentemente al repertorio storico. Lo fanno gli Stones, lo fa Springsteen, ma Vasco no.

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Back to me. Jack Savoretti al Teatro Romano di Verona
di Marzio Fabi   
mercoledì 15 giugno 2016

savoretti.jpgNe ha fatta di strada in poco tempo il cantautore anglo-italiano Jack Savoretti, dai piccoli club con decine di spettatori, al Teatro Romano di Verona. Per questo, sulla scorta del successo della nuova edizione dell’album bestseller Written in Scars contenente la tracklist originale arricchita di cinque brani live e due sorprendenti remix firmati dal dj danese Alexander Brown, ha deciso di tornare in Italia, dove è amatissimo come del resto in gran parte d’Europa, per regalarci una nuova tournée. La data veronese del 17 giugno si tiene in un luogo magnifico, il Teatro Romano, che risale al I secolo a.C. situato ai piedi del colle di San Pietro, nella parte settentrionale della città antica, quasi in riva all'Adige.

 

La voce calda e unica di Savoretti, inevitabilmente accostata per ampiezza e purezza a quella di Dylan giovane, può trovare nell'atmosfera del Teatro Romano una fonte di maggiore espressione.

 

Un concerto organizzato in collaborazione tra Veneto Jazz ed Eventi Verona, per siglare un ulteriore passo verso la musica di qualità in luoghi di grande pregio. Written in scars new edition rivela aspetti inediti della produzione artistica di Jack Savoretti.

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Rime tempestose. Una storia punk
di Katia Salviato   
mercoledì 15 giugno 2016

dinojr2012.jpgVolumi spropositati («erano i volumi più assurdamente alti che io avessi mai ascoltato», dichiarò dopo un loro concerto Thurston Moore, non esattamente un menestrello acustico). Nessun virtuosismo. Uso massiccio della distorsione che cela però, come uno scrigno, melodie che ti si inchiodano in testa. Una forte litigiosità interna. Sono questi i tratti caratteristici dei Dinosaur Jr., band formatasi nel 1983 e, dopo vari rimaneggiamenti, ricostituitasi a sorpresa nel 2005 nella sua formazione originale. Il trio di Amherst, Massachusetts, è fortemente debitore nei confronti del punk, non tanto per la presenza scenica (i tre avevano un aspetto decisamente nerd…), quanto piuttosto nelle sonorità apparentemente sgangherate e nella filosofia del DIY (acronimo di Do It Yourself), etica discografica che si traduceva essenzialmente nel r ifiuto delle major.

 

Non a caso, l’etichetta cui i Dinosaur Jr. si sono storicamente appoggiati è la SST Records, punto di riferimento della scena hardcore punk californiana che ha prodotto tra gli altri Sonic Youth e Hüsker Dü. Quanto alla tecnica, o meglio alla sua assenza, racconta divertito Mascis, ricordando i suoi esordi nella prima band di cui fece parte, i Deep Wound: «(a causa della mia timidezza) suonavo la batteria, ma a volte rubavo la chitarra agli altri. Tutto ciò che suonavo erano gli assolo. Non ho mai suonato alcun accordo fino ai Dinosaur Jr.: gli accordi mi facevano male alle mani. Odiavo soprattutto i barré».

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Sento doppio. A Mestre, jazz in loop…
di Redazioneweb2   
lunedì 06 giugno 2016

claudio_cojaniz.jpgGli ultimi appuntamenti della stagione di Candiani Groove, due doppi concerti, offrono visibilità a tre giovani gruppi del nostro territorio, che presentano per l’occasione altrettanti nuovi progetti originali, due dei quali già registrati su disco. La prima serata, in programma il 9 giugno, viene aperta dal trio New Landscapes, gruppo che nasce dall’esigenza di esplorare le possibilità espressive di una formazione cameristica in cui convivono strumenti e musicisti di differente estrazione.

 

Alla loro esibizione fa seguito quella del contrabbassista veneziano Daniele Vianello, che presenta in quartetto il suo terzo disco da leader, Lunaria, appena pubblicato da Caligola Records, originalissimo concept album che racconta in musica una storia ideata dallo stesso musicista.

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Cantala ancora, Simon. I Duran Duran in quel di Verona
di Daniele Pennacchi   
lunedì 06 giugno 2016

duran-duran-9.jpgPubblicato nel settembre del 2015, Paper Gods è il quattordicesimo album in studio dei Duran Duran, che sembrano non aver in alcun modo smarrito la vena new wave che in carriera li ha portati a vendere quasi 80 milioni di copie. Simon Le Bon, John Taylor, Nick Rhodes e Roger Taylor conoscono bene il mondo della musica e i suoi repentini mutamenti, con annesso rischio di passare dalle stelle alle stalle nel giro di un nanosecondo, senza apparenti motivi, a contatto con un pubblico di cui bisogna carpire (e possibilmente anticipare…) i gusti, i desideri, i bisogni.

 

Tra i primi a sdoganare l’utilizzo della tecnologia, in arrangiamenti complessi in cui i sintetizzatori la facevano da padroni, i nostri si sono in questi anni districati tra electro e synth pop, tra new romantic e dance rock, passando per scissioni tumultuose diretta conseguenza di uno stile di vita sregolato, ingrediente irrinunciabile di ogni biografia musicale che si rispetti.

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Great, Britain. A Padova l’english man Costello
di F.D.S.   
martedì 10 maggio 2016

elvis_costello.jpgL’anno è il 1977, in Inghilterra. Ma non è punk quello che trasuda dalla musica e dal primo disco, My aim is true, di questo smilzo folletto con gli occhiali alla Buddy Holly. C'è tanta rabbia, ma filtrata attraverso una feroce ironia, very english: come lui stesso spiega, è un disco basato sul senso di colpa e sullo spirito di vendetta e, quando Costello canta per la prima volta Alison, struggente ballata su un suo vecchio amore che ha sposato un altro uomo, il produttore scoppia in lacrime. Sarebbe stato il primo disco di una lunga galleria di lavori a proprio nome e in collaborazione con altri musicisti (famosa quella con Burt Bacharach), tutti caratterizzati da una grande capacità compositiva, soprattutto per le “canzoni da tre minuti”, e da una curiosità esuberante, che qualche - raro - critico ha scambiato per dispersività.

 

In quarant’anni Costello ha toccato tutti i reami della musica : il rock, il punk, la musica da film, la musica classica (un suo album con la grande soprano lirica Anne Sofie Otter è stato pubblicato dalla Deutsche Grammophon), il crooning, fino alla riscoperta delle radici folk americane.

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Orgoglio regressive. In missione per conto di Elio
di Davide Carbone   
martedì 10 maggio 2016

elio-e-le-storie-tese-2.jpg«Obbiettivo del Piccoli Energumeni Tour (PET) è dare spettacolo in grandi spazi come palasport, arene e festivàl all’aperto, per raggiungere più spettatori in un colpo solo. […] Altri vantaggi del mondo palasport: se viene tanta gente, si simpatizza; se viene poca gente, stanno comodi». In questa nota stampa c’è racchiusa molta dell’indole, della storia e della musica degli Elio e le Storie Tese: un sarcasmo dai confini indefiniti, concetti assai chiari espressi senza giri di parole, una poetica che arriva esattamente dove si prefigge di fare, che lo vogliate oppure no.

 

Gli Elii si odiano o si amano, raramente suscitano indifferenza. A prescindere dallo schieramento di appartenenza, vogliate tuttavia accettare alcuni dati oggettivi, come una padronanza strumentale davvero fuori dal comune, capace come in esempi recentissimi di alternare svariati registri stilistici all’interno della stessa canzone (Vincere l’odio all’ultimo Sanremo è molto più che un medley di ritornelli orecchiabili) e una carriera quasi quarantennale che può essere definita in qualunque modo, tranne che “demenziale”.

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Live soundtrack. Colonne (sonore) portanti
di F.D.S.   
martedì 10 maggio 2016

michael-nyman.jpgDopo il concerto alla Fenice di Venezia dell’aprile 2014 in cui si era presentato con la sua band per eseguire la colonna sonora della Corazzata Potemkin, Michael Nyman questa volta torna al Comunale di Vicenza solo col suo piano a coda, il 19 maggio. La musica di Michael Nyman è uno dei luoghi più affascinanti della musica post-moderna: nel 1982 l’uscita del film di Peter Greenaway The Draughtsman’s Contract ( in Italia, I misteri del giardino di Compton House), con le sue musiche barocche e lussureggianti, fu davvero un’esperienza sconvolgente.

 

La musica di Nyman non si limitava ad essere una colonna sonora, ma diventava parte integrante del film, pura degustazione sonora come le immagini erano pura voluttà visiva. Da allora, Nyman ha attraversato più di trent’anni realizzando decine e decine di progetti musicali: ha interrotto la collaborazione con Greenaway che lo rese famoso, ha venduto più di 3 milioni di dischi con la musica del film Lezioni di piano, ha scritto opere e concerti per quartetti d’archi e orchestre, ha girato il mondo con la sua Michael Nyman Band, ha collaborato con musicisti post-rock e con sound designers, ha fatto il direttore d’orchestra, il fotografo e il regista.

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Rock feast. Gianna nazionale a tinte forti
di Redazioneweb2   
martedì 10 maggio 2016

gianna-nannini.jpgGianna Nannini la vetrina scaligera per questa nuova esperienza live. La rocker si esibisce accompagnata da un gruppo ritmico composto da eccezionali musicisti: oltre a Davide Tagliapietra alle chitarre sono infatti con lei Moritz Müller, uno dei più bravi batteristi europei, e il bassista Daniel Weber, oltre a un tastierista e tre coristi. Un concerto-spettacolo in grado di coniugare e amalgamare il rock con il classico, dove le bellissime ballate di Gianna si alternano con il rock più travolgente in due ore di spettacolo non adatte ai timidi o ai pigri.

 

La tournée segue l’uscita di Hitstory, una raccolta di 32 tracce nella versione Standard e 45 in quella Deluxe che contiene brani storici, sei inediti e l’unica versione remake di Un’estate italiana.

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Tutto d’un fiato. La poetica del pop rock
di Gabriella Zullo   
martedì 10 maggio 2016

negramaro.jpgPer molti fan scrivono “poesie” e si distinguono per la pienezza dei testi: i Negramaro si ascoltano quando si è indignati, arrabbiati, speranzosi, tristi o emozionati. Consigli per l’ascolto a parte, non è un caso che Giuliano Sangiorgi, frontman della band pugliese, abbia scritto musiche e testi per artisti come Andrea Bocelli o Malika Ayane. Ma il pop-rock in questione svela anche un pizzico di elettronica grazie all’estro di Andrea Mariano (tastiera e sintetizzatore) e di Andrea De Rocco (campionatore).

 

Il loro successo inizia nel 2003 con il primo album Negramaro e cresce sempre di più, palesando il non essere una band da talent show destinata a svanire nell’oblio. Dopo più di dieci anni dall’esordio, infatti, l’ultimo traguardo arriva nel 2015 con l’album La rivoluzione sta arrivando.

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Sempre Verdi. Concerti d’autore in teatro
di Redazioneweb2   
martedì 10 maggio 2016

sjm2014.jpgIl gruppo protagonista del concerto del 13 maggio nasce nel ‘94 da un’idea del sassofonista e compositore argentino Javier Girotto, che ispirandosi alle proprie radici musicali e fondendole con le modalità espressive tipiche del jazz crea un terreno musicale nuovo. Facendo esplicito riferimento alla musica del grande Piazzolla, Javier Girotto con Aires Tango arriva a un repertorio di musica originale in progressiva evoluzione, sia per la natura legata all’improvvisazione che per il ricambio continuo del repertorio musicale.

 

Cello Songs, di scena al Verdi il 27 del mese, nasce invece dall'incontro di Sarah Jane Morris con il violoncellista e compositore Enrico Melozzi. La loro prima collaborazione risale al 2006, per la RAI. Melozzi ha anche arrangiato gli archi del penultimo lavoro discografico della Morris, Where it Hurts, riscuotendo ottimi consensi.

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Offerte speciali. Il maggio musicale del Candiani
di Redazioneweb2   
martedì 03 maggio 2016

luigidepalma.jpgSe tre è il numero perfetto, il Candiani di Mestre decide di andare sul sicuro inserendo nel calendario di maggio la perfezione fatta musica, ancora una volta riuscendo nell’intento di coniugare altissima qualità, intenti sperimentali e originalità pura e semplice. Il 29 maggio dello scorso anno ci lasciava Marco Tamburini, ingiustamente e prematuramente, figura di riferimento nel panorama jazzistico del nostro paese e non solo.

 

Il 12 un ensemble di docenti e allievi del Dipartimento Jazz del Conservatorio Francesco Venezze di Rovigo gli rende omaggio in un concerto che vede protagonisti proprio gli studenti del Dipartimento da Tamburini fondato e fatto crescere tanto e bene.

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