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MUSICA
Great, Britain. A Padova l’english man Costello
di F.D.S.   
martedì 10 maggio 2016

elvis_costello.jpgL’anno è il 1977, in Inghilterra. Ma non è punk quello che trasuda dalla musica e dal primo disco, My aim is true, di questo smilzo folletto con gli occhiali alla Buddy Holly. C'è tanta rabbia, ma filtrata attraverso una feroce ironia, very english: come lui stesso spiega, è un disco basato sul senso di colpa e sullo spirito di vendetta e, quando Costello canta per la prima volta Alison, struggente ballata su un suo vecchio amore che ha sposato un altro uomo, il produttore scoppia in lacrime. Sarebbe stato il primo disco di una lunga galleria di lavori a proprio nome e in collaborazione con altri musicisti (famosa quella con Burt Bacharach), tutti caratterizzati da una grande capacità compositiva, soprattutto per le “canzoni da tre minuti”, e da una curiosità esuberante, che qualche - raro - critico ha scambiato per dispersività.

 

In quarant’anni Costello ha toccato tutti i reami della musica : il rock, il punk, la musica da film, la musica classica (un suo album con la grande soprano lirica Anne Sofie Otter è stato pubblicato dalla Deutsche Grammophon), il crooning, fino alla riscoperta delle radici folk americane.

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Orgoglio regressive. In missione per conto di Elio
di Davide Carbone   
martedì 10 maggio 2016

elio-e-le-storie-tese-2.jpg«Obbiettivo del Piccoli Energumeni Tour (PET) è dare spettacolo in grandi spazi come palasport, arene e festivàl all’aperto, per raggiungere più spettatori in un colpo solo. […] Altri vantaggi del mondo palasport: se viene tanta gente, si simpatizza; se viene poca gente, stanno comodi». In questa nota stampa c’è racchiusa molta dell’indole, della storia e della musica degli Elio e le Storie Tese: un sarcasmo dai confini indefiniti, concetti assai chiari espressi senza giri di parole, una poetica che arriva esattamente dove si prefigge di fare, che lo vogliate oppure no.

 

Gli Elii si odiano o si amano, raramente suscitano indifferenza. A prescindere dallo schieramento di appartenenza, vogliate tuttavia accettare alcuni dati oggettivi, come una padronanza strumentale davvero fuori dal comune, capace come in esempi recentissimi di alternare svariati registri stilistici all’interno della stessa canzone (Vincere l’odio all’ultimo Sanremo è molto più che un medley di ritornelli orecchiabili) e una carriera quasi quarantennale che può essere definita in qualunque modo, tranne che “demenziale”.

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Live soundtrack. Colonne (sonore) portanti
di F.D.S.   
martedì 10 maggio 2016

michael-nyman.jpgDopo il concerto alla Fenice di Venezia dell’aprile 2014 in cui si era presentato con la sua band per eseguire la colonna sonora della Corazzata Potemkin, Michael Nyman questa volta torna al Comunale di Vicenza solo col suo piano a coda, il 19 maggio. La musica di Michael Nyman è uno dei luoghi più affascinanti della musica post-moderna: nel 1982 l’uscita del film di Peter Greenaway The Draughtsman’s Contract ( in Italia, I misteri del giardino di Compton House), con le sue musiche barocche e lussureggianti, fu davvero un’esperienza sconvolgente.

 

La musica di Nyman non si limitava ad essere una colonna sonora, ma diventava parte integrante del film, pura degustazione sonora come le immagini erano pura voluttà visiva. Da allora, Nyman ha attraversato più di trent’anni realizzando decine e decine di progetti musicali: ha interrotto la collaborazione con Greenaway che lo rese famoso, ha venduto più di 3 milioni di dischi con la musica del film Lezioni di piano, ha scritto opere e concerti per quartetti d’archi e orchestre, ha girato il mondo con la sua Michael Nyman Band, ha collaborato con musicisti post-rock e con sound designers, ha fatto il direttore d’orchestra, il fotografo e il regista.

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Rock feast. Gianna nazionale a tinte forti
di Redazioneweb2   
martedì 10 maggio 2016

gianna-nannini.jpgGianna Nannini la vetrina scaligera per questa nuova esperienza live. La rocker si esibisce accompagnata da un gruppo ritmico composto da eccezionali musicisti: oltre a Davide Tagliapietra alle chitarre sono infatti con lei Moritz Müller, uno dei più bravi batteristi europei, e il bassista Daniel Weber, oltre a un tastierista e tre coristi. Un concerto-spettacolo in grado di coniugare e amalgamare il rock con il classico, dove le bellissime ballate di Gianna si alternano con il rock più travolgente in due ore di spettacolo non adatte ai timidi o ai pigri.

 

La tournée segue l’uscita di Hitstory, una raccolta di 32 tracce nella versione Standard e 45 in quella Deluxe che contiene brani storici, sei inediti e l’unica versione remake di Un’estate italiana.

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Tutto d’un fiato. La poetica del pop rock
di Gabriella Zullo   
martedì 10 maggio 2016

negramaro.jpgPer molti fan scrivono “poesie” e si distinguono per la pienezza dei testi: i Negramaro si ascoltano quando si è indignati, arrabbiati, speranzosi, tristi o emozionati. Consigli per l’ascolto a parte, non è un caso che Giuliano Sangiorgi, frontman della band pugliese, abbia scritto musiche e testi per artisti come Andrea Bocelli o Malika Ayane. Ma il pop-rock in questione svela anche un pizzico di elettronica grazie all’estro di Andrea Mariano (tastiera e sintetizzatore) e di Andrea De Rocco (campionatore).

 

Il loro successo inizia nel 2003 con il primo album Negramaro e cresce sempre di più, palesando il non essere una band da talent show destinata a svanire nell’oblio. Dopo più di dieci anni dall’esordio, infatti, l’ultimo traguardo arriva nel 2015 con l’album La rivoluzione sta arrivando.

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Sempre Verdi. Concerti d’autore in teatro
di Redazioneweb2   
martedì 10 maggio 2016

sjm2014.jpgIl gruppo protagonista del concerto del 13 maggio nasce nel ‘94 da un’idea del sassofonista e compositore argentino Javier Girotto, che ispirandosi alle proprie radici musicali e fondendole con le modalità espressive tipiche del jazz crea un terreno musicale nuovo. Facendo esplicito riferimento alla musica del grande Piazzolla, Javier Girotto con Aires Tango arriva a un repertorio di musica originale in progressiva evoluzione, sia per la natura legata all’improvvisazione che per il ricambio continuo del repertorio musicale.

 

Cello Songs, di scena al Verdi il 27 del mese, nasce invece dall'incontro di Sarah Jane Morris con il violoncellista e compositore Enrico Melozzi. La loro prima collaborazione risale al 2006, per la RAI. Melozzi ha anche arrangiato gli archi del penultimo lavoro discografico della Morris, Where it Hurts, riscuotendo ottimi consensi.

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Offerte speciali. Il maggio musicale del Candiani
di Redazioneweb2   
martedì 03 maggio 2016

luigidepalma.jpgSe tre è il numero perfetto, il Candiani di Mestre decide di andare sul sicuro inserendo nel calendario di maggio la perfezione fatta musica, ancora una volta riuscendo nell’intento di coniugare altissima qualità, intenti sperimentali e originalità pura e semplice. Il 29 maggio dello scorso anno ci lasciava Marco Tamburini, ingiustamente e prematuramente, figura di riferimento nel panorama jazzistico del nostro paese e non solo.

 

Il 12 un ensemble di docenti e allievi del Dipartimento Jazz del Conservatorio Francesco Venezze di Rovigo gli rende omaggio in un concerto che vede protagonisti proprio gli studenti del Dipartimento da Tamburini fondato e fatto crescere tanto e bene.

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Little girl blue. Semplicemente, Adele
di Katia Salviato   
martedì 03 maggio 2016

landscape-1447000759-adele-nrj-awards-hello-live.jpgPrendete degli strumenti-giocattolo: uno xilofono dai tasti colorati, un cembalo, una chitarrina, uno shaker a forma di banana. Metteteli in un camerino e radunateci dentro un po’ di persone: un gruppo hip hop, un comico, un cantante a vostra scelta. Il gioco è semplice: il cantante dovrà proporre un suo pezzo, senza microfono e senza gli effetti speciali usati in sala di registrazione, accompagnato dagli strumenti-giocattolo suonati da tutti gli altri. Questo è ciò che accade durante il Tonight Show dell’esplosivo Jimmy Fallon, il quale, supportato da The Roots, si diverte a mettere alla berlina star di fama internazionale: sotto le sue grinfie sono passate ad esempio Christina Aguilera e Mariah Carey, ma anche la regina del pop Madonna (che, a onor del vero, non ne è uscita proprio benissimo...).

 

La performance finora più bella, però, è a mio parere quella di Adele, all’anagrafe Adele Laurie Blue Adkins: «Hello, it’s me…», canta la giunonica bionda nella cornetta di un telefono-giocattolo (sì, ovvio, pure quello), con un’intonazione perfetta e una voce che è platino fuso e arcobaleni di velluto, unita all’aria di chi si sta divertendo un mondo. Schiocca le dita, ammicca, scambia sguardi ilari con gli altri. Ma aspetta: non era lei quella che cantava di amori finiti malissimo, che nei meme che girano in internet viene sbeffeggiata nel migliore dei casi con un «Quando sono felice ascolto Adele, così mi passa» e nel peggiore con commenti sarcastici sulla sua mole? Non era lei quella che augurava all’ex fidanzato le migliori cose in una di quelle canzoni che, se sei donna, ti scatenano un umore da sindrome premestruale con l’istantaneo bisogno di infilarti una tuta e spalmarti sul pavimento, in grembo un intero barattolo di gelato e attorno a te mezza dozzina di gatti?

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Liberi di, liberi da. Vicenza, immancabilmente jazz
di Lara Cavalli   
lunedì 02 maggio 2016

joe_lovano_di_jimmy_katz_8.jpgOrnette Coleman sosteneva come jazz, improvvisazione e rapporto umano si potessero racchiudere nell’immagine di due o tre persone impegnati in una conversazione con i suoni senza che nessuno tentasse di guidare o indirizzare la creatività o le idee degli altri. «Si tratta di ‘intelligenza’, - diceva - questa è la parola. Credo che nella musica improvvisata i musicisti cerchino di rimettere assieme i pezzi di un puzzle emotivo o intellettuale e in ogni caso si tratta di un puzzle nel quale il tono è dato dagli strumenti...». Su questo concetto, su come la musica improvvisata sia un inno alla democrazia, alla libertà, alla creatività e allo stare su questo pianeta in modo civile e civico si basa l’edizione 2016 di Vicenza Jazz.

 

Il titolo che definisce l’edizione di quest’anno ha un profumo militante che ci riporta indietro nel tempo, quando il jazz era quasi una forma di comunicazione politica: di nuovo in viaggio verso la libertà, la libertà di ascoltare nuovi suoni attraverso respiri e mani che fanno parte di più generazioni del jazz, convergenti da ogni angolo del mondo per mescolarsi tra di loro e creare nuova energia attraverso lo straordinario palcoscenico palladiano che è Vicenza.

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Invisibile agli occhi. Nelle stanze di Ezio Bosso, nelle nostre
di Lara Cavalli   
giovedì 31 marzo 2016

ezio-bosso.jpgMaestro, scrivo questa lettera mentre il suo pianoforte riempie le stanze architettoniche di questi 90 metri quadri e quella, un po’ più grande e senza pareti, che sta fuori dalla finestra, chiamata strada, chiamata mondo, chiamata notte, silenzio.

 

Mi hanno chiesto di scrivere su di Lei e sul concerto del 22 aprile a Mestre per un Toniolo sold out, come si dice in gergo, ormai da settimane. Credevo sarebbe stato più semplice. La redazione mi ha dato carta bianca e un bel po’ di battute ma adesso che sono qui, con Lei che suona per me, mi sembra di non saper più scrivere.

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Vecchia scuola. La rivincita di un antidivo
di Massimo Macaluso   
giovedì 31 marzo 2016

stadio.jpgAlla fine, ironia della sorte, di tutti e tre Sanremo è toccato vincerlo proprio a lui, il più defilato, l’antidivo. E se si pensa a chi siano gli altri due, Vasco Rossi e Lucio Dalla, si capisce benissimo lo sguardo genuinamente sbigottito di Gaetano Curreri al momento della proclamazione. Di solito, quelli come lui, Vasco e Lucio, arrivavano più in basso in classifica, e basterebbe solo ricordare che Piazza Grande nel 1972 arrivò solo ottava e Vita spericolata nel 1983 penultima. Follie del Festival.
La palma sanremese arriva a Gaetano Curreri, nato nel 1952, lo stesso anno di Vasco. Ed è proprio a casa dei suoi genitori a Vignola, paese tra Modena e Bologna, che Vasco e Gaetano non ancora ventenni cominciano a strimpellare.

 

Da questa bottega dei miracoli tra la via Emilia e il West escono i primi due album del Komandante, canzoni come Albachiara, Jenny è pazza, La strega. E in fondo, per capire Curreri, bisogna osservare questa carriera un passo di lato rispetto ai due giganti Vasco e Lucio.

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We can be heroes. Dietro le quinte del punk
di Redazioneweb2   
venerdì 08 aprile 2016

cover_picsoff.jpg

 

Il movimento punk e new wave ha generato alcune delle copertine più iconiche di tutti i tempi: Pics Off! L’estetica della nuova onda punk. Fotografie e dischi 1976-1982,  presentato a Venezia sabato 9 aprile alle ore 18 a ISO.LAB (Castello 3865) esplora il mondo nascosto delle fotografie dietro a queste copertine, svelando magnifiche immagini ‘perdute’ e storie incredibili.

 

Nel quarantesimo anniversario della nascita del punk, con questa raccolta inedita degli scatti più sorprendenti dai backstage fotografici Matteo Torcinovich racconta i segreti di alcune fra le più famose immagini della storia della musica, unendo i ritratti rarissimi di artisti del calibro di David Bowie, The Ramones, Blondie, Iggy Pop e molti altri alle testimonianze dirette dei fotografi che li hanno ritratti.

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Piatti forti. L’appetito vien suonando
di Katia Salviato   
giovedì 31 marzo 2016

angela-milanese.jpgCi sono quei momenti in cui ti rendi conto di come le cose cool non accadano sempre all’altro capo del mondo, irraggiungibili e ammantate da un’aura di eterea e dorata perfezione. A volte te le trovi sotto casa: magari non lo sai, magari le snobbi apposta, magari dici «Beh, visto che è così vicino posso andarci quando voglio…» e poi le perdi, inevitabilmente. Per esempio, proviamo a fare un gioco: se leggeste di “un aperitivo con musica jazz dal vivo, in un contesto internazionale e ricco di stile a due passi da una delle piazze più famose del mondo”, a che cosa pensereste di primo acchito? A New York, Times Square, il Cotton Club, Louis Armstrong? Come darvi torto! Oppure magari a Parigi, Place de la Concorde, la Rive gauche, Michel Petrucciani? Non male, davvero.

 

Ma se questa città fosse invece Venezia, la piazza - ça va sans dire - Piazza San Marco e i musicisti una selezione dei migliori jazzisti della scena cittadina e non solo? Non varrebbe la pena farci più di un pensierino? Dunque, se nei giovedì di aprile avete voglia di fare una bella scorpacciata di musica accompagnata da un aperitivo di classe con petit food, l’iniziativa di Veneto Jazz fa esattamente al caso vostro.

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That’s all folk! L’improvvisazione in repertorio
di Katia Salviato   
giovedì 31 marzo 2016

tziganabudapest.jpgUno degli appuntamenti di aprile della rassegna CultNet organizzata da Veneto Jazz è per il 15 al Toniolo di Mestre, assieme all’Orchestra Tzigana di Budapest: un complesso di grande fascino e con alle spalle una solida tradizione, diretta dal primo violino Antal Szalai. Classe 1981, cresciuto in una famiglia di musicisti, Szalai inizia a suonare all’età di cinque anni, si diploma al Conservatorio Reale di Bruxelles e, dopo essersi esibito come solista in location sempre più prestigiose quali la Carnegie Hall di New York, è ormai considerato il miglior violinista tzigano al mondo. A parte l’attività dal vivo, ha registrato sette album in studio, tre di essi focalizzati sui lavori per violino di Béla Bartók.

 

L’Orchestra Tzigana di Budapest è stata fondata nel 1969 da alcuni tra i migliori musicisti provenienti da diverse orchestre ungheresi, con l’intento di proporre e valorizzare il repertorio orchestrale della musica magiara.

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Ritratto di signore. La buona musica non invecchia mai
di Massimo Macaluso   
giovedì 31 marzo 2016

enrico-ruggeri_1.jpgIrregolare per vocazione. Fuori dal coro per istinto. Rivendica da sempre la libertà di non lasciarsi incasellare e imprigionare da niente e da nessuno. Non da uno stile (passa dalla canzone d'autore al rock, dall'acustico al melodico), non da una canzone particolare (sente sue tanto Il portiere di notte che Il mare d'inverno, sia Contessa che Si può dare di più), non da una ideologia (lontano da qualsiasi pensiero politicamente corretto, può però anche permettersi di criticare certi aspetti del globalismo), non da una identità (ha sempre fatto avanguardia ma non ha mai disdegnato la sagra nazionalpopolare di Sanremo).

 

Questo è Enrico Ruggeri, milanese, cantautore e musicista, uomo dai mille talenti e dal carattere forte. Nel senso che non è uno di quelli che dove lo metti sta, o che parla a comando, o fa quello che si deve fare nei salotti giusti.

 

Nelle sue canzoni ci sono le tante storie reali, le passioni, gli amori, le donne, le mille avventure con i compagni di viaggio, i torti, le speranze, le rivendicazioni, i sogni: tutto nella vie en rouge sempre a tinte forti, mai banale, sempre autentica di un musicista italiano.

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[Music pills] In breve, in giro... | Aprile
di Redazioneweb2   
giovedì 31 marzo 2016

danielesilvestri.jpgDANIELE SILVESTRI
Nessun pesce d’aprile, anzi! Durante questo mese, come del resto da parecchi anni, Zed Live dimostra di voler fare le cose maledettamente sul serio, portando sul palcoscenico di Via Tassinari uno tra i migliori cantautori della recente generazione italiana. «Sono andato in studio, a Lecce, - spiega Silvestri - assieme a un gruppo di musicisti e a un iPhone pieno di idee musicali, alcune strutturate, altre solo abbozzate. Non avevo date, non avevo scadenze. Mi sono ritrovato sommerso da un entusiasmo e da una voglia di fare musica che non sentivo da tanto, forse dai tempi de Il dado. In quei momenti ho capito che era tempo di ritornare a fare un disco e adesso che siamo nel bel mezzo delle registrazioni non vedo l’ora che queste canzoni diventino di tutti».

 

È nato così Acrobati, ottavo album di studio di un cantautore che si presenta al pubblico diverso ma allo stesso tempo uguale al primo giorno di una carriera iniziata con un Premio Tenco per il disco d’esordio, datato 1994.
1 aprile Gran Teatro Geox | www.zedlive.com

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Material sound. Voci di fuoco e cristallo
di Redazioneweb2   
giovedì 31 marzo 2016

casaccimanna.jpgPossono i suoni di una fornace diventare musica? Ascoltando Glasstress, uscito il 18 marzo per l'etichetta Bad Panda, sembrerebbe davvero di sì, e con risultati assolutamente sorprendenti. L’opera sonora realizzata da Max Casacci, produttore, compositore e fondatore dei Subsonica, e Daniele Mana, musicista e produttore elettronico di culto conosciuto con lo pseudonimo Vaghe Stelle, è un album realizzato solo grazie alla registrazione e al campionamento di tutti gli elementi auditivi presenti nell'ambiente della fornace dello Studio Berengo di Murano.

 

Nessuna batteria elettronica o acustica, nessun pre-set ritmico è stato aggiunto. Tutte le ritmiche sono ricavate esclusivamente dai rumori della fornace e, allo stesso modo, la maggior parte delle frasi melodiche provengono dal suono dei cristalli.

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Magic finger. Per fortuna, a volte ritornano
di Lara Cavalli   
giovedì 31 marzo 2016

marcusmiller.jpgQualsiasi cosa dobbiate fare il 17 aprile, annullatela. Rimandate cene di famiglia, battesimi, visite alla nonna e fatevi trovare, biglietto alla mano al Geox di Padova per uno dei concerti più belli che vedrete nella vostra vita. Zed Live ci sta abituando a shows superlativi e il fatto che, a meno di anno di distanza dalla sua ultima volta, torni questo che è considerato uno dei più importanti esponenti del jazz, del soul e del funky, ci dimostra quanto la programmazione sia sempre più raffinata e spesso sganciata dalle logiche del mercato, a sostegno invece della qualità e dell’originalità musicale.

 

Marcus Miller (con Enzo Avitabile a fare da special guest) torna sul palco con Afrodeezia, un album semplicemente perfetto, intenso, divertente e struggente allo stesso tempo. Un lavoro impegnativo, con un importante significato sociale poiché nasce dal lavoro di Marcus come Unesco Artist for Peace e portavoce dell’organizzazione Slave Route Project.

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Storia di Marco. A Padova il fenomeno Mengoni
di Daniele Pennacchi   
giovedì 31 marzo 2016

marcomengoni.jpg«Solo gli stupidi non cambiano mai idea», recita l’adagio. Non so bene a chi si possa attribuire la paternità (o maternità, per l’amor di Dio…) di questa frase, ma credo si porti dietro una dose massiccia di verità, se non altro come sinonimo di capacità di poter rivalutare le scelte fatte, non arroccandosi dietro ad infallibilità che non sono di questo mondo, forse nemmeno di quell’altro.

 

Guardo ai talent show con diffidenza. Molto spesso li considero spettacoli fini a loro stessi, ipotesi che viene confermata da esibizioni che a volte fanno invocare quella sana e sacrosanta gavetta che tanti artisti ha contribuito a formare. Con Marco Mengoni, tuttavia, il meccanismo di cui sopra è andato bellamente a quel paese.

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Viva voce. A Trieste il Seattle sound di Cornell
di F.D.S.   
giovedì 31 marzo 2016

chriscornell.jpegLo dico subito: considero il disco dei Temple of the Dog uno dei cinque dischi rock che salverei da un prossimo diluvio universale e ancora adesso, dopo 25 anni, mi commuovo quando sento Chris Cornell che canta Say Hello 2 Heaven. Lui, il batterista dei Soundgarden e quelli che sarebbero presto diventati i Pearl Jam (Vedder, Gossard, Ament, McCready) si mettono insieme per fare un disco dedicato alla memoria di un loro amico morto per overdose, l'angelo biondo Andrew Wood, cantante dei Mother Love Bone.

 

Era il 1991, era Seattle, era il grunge sospeso tra passione e disincanto, tra fantasmi del passato e società liquida, l'ultimo ruggito che fece il rock prima di uscire dalla scena (per sempre?).

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