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MUSICA
A brutto muso. Un Geox di metallo pesante
di Davide Carbone   
mercoledì 27 gennaio 2016

slipknot.jpgSe l’abito facesse il monaco, i pregiudizi verso di loro sarebbero stati in grado di stroncare la loro carriera fin dall’inizio. E invece gli Slipknot, il cui nucleo nasce nel 1993 per iniziativa di Shawn Crahan, Joey Jordison e dello scomparso Paul Gray, fin dagli albori hanno dimostrato al pubblico di poter andare ben oltre le proprie orrorifiche maschere e avere qualcosa da dire e da aggiungere nell’universo magmatico del metal a stelle e strisce.

 

Influenzati da esperienze chiamate Slayer, Black Sabbath, Korn, Judas Priest, Sepultura e Deftones, gli Slipknot hanno saputo contestualizzare l’aspetto melodico nell’impianto musicale caratteristico del death e thrash metal, infarcendolo di un rap che parla di nichilismo e misantropia, odio e amore.

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[Recensione] Sentiti omaggi
di Lara Cavalli   
lunedì 15 febbraio 2016

image1.jpgUna delle cose che preferisco fare, dopo cantare la musica e scrivere la musica, è parlare di musica. Vi voglio presentare un bel progetto, lavoro discografico raffinato, selezionato per la targa Tenco. Saya 5et fa parte di quella compagine di musicisti italiani ancora poco noti al grande pubblico ma caratterizzati da una notevole competenza e da un bel talento che merita di essere promosso. Ho un pinguino nella scarpa, uscito per l'etichetta padovana Indijazzti Records, omaggia la canzone italiana degli '50 e '60 riportando in vita con arrangiamenti freschi e ricercati l'atmosfera culturale e civile del nostro paese nel primo dopoguerra.

 

Il lavoro discografico, che è stato selezionato tra i 30 migliori nella categoria interpreti del Premio Tenco nel 2014, si caratterizza per i suoni eleganti e amalgamati che lasciano trasparire non solo la competenza del quintet e dei suoi ospiti, ma soprattutto la sintonia venutasi a creare in fase di registrazione. Meravigliosa la cover di Torpedo blu di Giorgio Gaber, semplicemente perfetta la voce di Sara Fattoretto.

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Come with us. Nel dub, dipinto di hip hop
di Katia Salviato   
mercoledì 27 gennaio 2016

massiveattack.jpgIl trip hop, o Bristol sound, è un genere musicale affermatosi dai primi anni ‘90 nell’omonima città inglese. Si tratta di un genere eclettico che affonda le proprie radici nella musica elettronica, nel dub, nell’hip hop, nella house music, inglobando anche elementi di rock psichedelico, jazz, funk e soul. I principali esponenti di questa corrente sonora sono stati Tricky, i Portishead e, last but not least, i Massive Attack.

 

Il cuore del gruppo (3D, Mushroom e Daddy G) arriva dall’esperienza della comunità artistica The Wild Bunch (“il mucchio selvaggio”), che ha animato la scena underground di Bristol dal 1983 al 1987. I tre (ora due, dopo l’abbandono di Mushroom) sono stati via via affiancati da collaboratori del calibro di Sinéad O'Connor (la cantante irlandese presta la sua voce a tre brani dell’album 100th Window), lo stesso Tricky (che, insieme a 3D, canta e rappa in Karmakoma), Elizabeth Fraser (dei Cocteau Twins, che esegue la pietra miliare Teardrop), Tracey Thorn (voce degli Everything But The Girl e del singolo Protection).


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Live forever. Come suona una leggenda
di Davide Carbone   
mercoledì 27 gennaio 2016

mayellis.jpgCapace di ricavare dalla propria chitarra sonorità al limite dell’impossibile, artefice assieme a Freddie Mercury, Roger Taylor e John Deacon del miracolo Queen, Brian May non avrebbe potuto sicuramente ipotizzare cosa ne sarebbe stato della propria carriera dopo il 1991, anno della scomparsa di Mercury e per certi aspetti data di scioglimento non ufficiale della band (ancora oggi attiva, in formazione variabile).

 

Artista inimitabile, Brian May ha fin da subito dimostrato di possedere cuore caldo e testa fredda, resistendo alla tentazione di trascinare la leggenda Queen in un’agonia autocelebrativa che il mercato avrebbe di sicuro coperto d’oro, ma che avrebbe magari visto sbiadire una musica per certi aspetti irripetibile, perché irripetibile erano l’epoca, il contesto musicale e storico, i suoi protagonisti.

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In the club. A contatto con la musica
di D.C.   
mercoledì 27 gennaio 2016

carboni.jpgCapace di sghignazzare in faccia al tempo che passa, Luca Carboni rappresenta da anni una vera e propria certezza per la musica italiana. Fedele a se stesso e mai ossessionato da logiche di mercato, in questi giorni al centro del traffico radiofonico grazie a ben due hits, Lucalostesso e Bologna è una regola, ennesimo omaggio alla propria città di un artista che come pochi altri ne ha saputo raccontare la strade, i suoni, gli abitanti.

 

L’ultimo album, Pop-Up, coincide con un prorompente ritorno alla dimensione live per Carboni, che il 23 febbraio porta alla Supersonic Music Arena di S. Biagio di Callalta la voglia di condividere le proprie canzoni in una dimensione intima: «Questo ambiente mi permette di vivere il concerto a stretto contatto con la gente - spiega - creando una realtà molto intima e nello stesso tempo una dimensione molto fisica nel condividere la musica».

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Micromusics and macromusics. Nuovi confini musicali
di Redazioneweb2   
giovedì 28 gennaio 2016

lbe_l.roti.jpgCambia pelle, dopo trent’anni, il Seminario Internazionale di Etnomusicologia, annuale momento di riflessione sulla disciplina promosso dalla Fondazione Giorgio Cini. Dal 28 al 30 gennaio l’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati propone il nuovo ciclo di conferenze internazionali I seminari dell’IISMC: musiche (e musicologie) del XXI secolo, abbandonando il termine “etnomusicologia” per misurarsi a tutto campo con culture e linguaggi musicali contemporanei, oggi difficilmente etichettabili con le categorie proposte da questa disciplina nel secolo scorso.

 

Da un lato la musica etnica, sempre meno confinata nell’ambito della tradizione, entrata oggi a far parte del circuito internazionale della produzione musicale; dall’altro la musica contemporanea, dal jazz, al pop, alla musica colta, sempre più globale e capace di assorbire assorbe elementi e musicisti provenienti degli ambiti più diversi.

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Una storia italiana. Quando 1+1 fa 50…
di Elisa Tranfaglia   
mercoledì 27 gennaio 2016

baglioni_morandi.jpgDopo il clamoroso successo dei concerti di settembre al Foro Italico di Roma, la coppia dei Capitani Coraggiosi più amati e celebrati dal pubblico di ogni età si rimette in moto per un tour indoor nelle maggiori arene italiane. Il 19 febbraio è Padova ad accogliere il ritorno di questi idoli senza tempo della nostra musica melodica. I numeri sempre altissimi e le copiose richieste da parte dei fan hanno portato l’azzeccato duetto Morandi-Baglioni a proseguire l’esperimento e a dar vita, ancora una volta, ad un sodalizio artistico che non teme rivali e che non smette di popolare intere tribune riunendo le folle sotto il sound di voci che hanno scandito la storia della canzone italiana.

 

Ma qual è il segreto di un successo che perdura immutato e tenace? Il punto è che questi due cantano proprio di te, della tua vita, rievocano i tuoi amori, le tue sconfitte, un’alba o un tramonto indimenticabili della tua storia personale.

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Quando arrivo io in città... Marracash al Geox
di F.M.   
mercoledì 27 gennaio 2016

marracash.jpgCi sono rapper di una sola stagione e musicisti che partendo dalla scena hip hop più periferica, ovvero dalle cantine, riescono a crescere e consolidare il proprio successo, mantenendo viva l'attenzione del loro pubblico nel corso degli anni e degli album pubblicati e venduti. Marrachash è uno dei rapper più acclamati ed influenti della scena hip hop italiana: Fabio Bartolo Rizzo, siciliano di nascita, praticamente da sempre fiero abitante della Barona, periferia sud-ovest di Milano, «vengo da dove le sveglie suonano a tutti la stessa condanna», ha esordito nel 2005 ed è oggi un uomo da più di 300.000 copie vendute e tre dischi d'oro.

 

Trentasei anni, un diploma di perito elettronico appeso alla parete, vanta una lunga serie di fan illustri e collaborazioni da Tiziano Ferro, Neffa, Fabri Fibra a Elisa. Con il suo ultimo lavoro, Status, ha restituito un'identità al rap e il suo Status tour nel 2015 ha registrato quasi 40.000 presenze.

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Al passo coi tempi. Jazz a misura d’epoca
di Katia Salviato   
mercoledì 27 gennaio 2016

jd_allen.jpg«In genere, il jazz è sempre stato come il tipo d'uomo con cui non vorreste far uscire vostra figlia». Così parlò Duke Ellington, uno dei padri del jazz, ricordando le origini tutt’altro che colte del genere musicale “per intenditori” per antonomasia. Un suono che nasce lungo le ferrovie, nelle piantagioni, nei sobborghi, dà il ritmo al lavoro, solleva gli animi dalla stanchezza e dà voce alle emozioni di chi non aveva molte possibilità di esprimersi al di fuori della musica. La sua culla è New Orleans, la città bagnata dal Mississippi e crogiolo di razze e culture: prima la dominazione francese, poi quella spagnola; profumi caraibici, immigrazione, schiavitù e una delle cucine più buone del continente americano.

 

Una “città-mito”, uno di quei luoghi che, come dice Renzo Arbore, «si conoscono ancor prima di visitarli». XXI secolo, 200 anni dopo. Da fenomeno circoscritto a realtà internazionale; da “ritmo e improvvisazione” a guazzabuglio di sottogeneri e stili: bebop, free jazz, dixieland, latin jazz, jazz sinfonico e via suonando.

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Norwegian mood. Vento dal Nord, al Teatrino Grassi
di F.D.S.   
mercoledì 27 gennaio 2016

thomasstronen.jpgLo chiamano “ECM sound”, ad indicare il particolare tipo di musica prodotta appunto dalla ECM, etichetta discografica di Monaco di Baviera fondata nel 1969 da Manfred Eicher e famosa, oltre che per produrre da 45 anni i dischi di Keith Jarrett, anche per aver imposto dalla metà degli anni '70 all'attenzione del mondo questa visione di suono, fatto di una musica molto formale, distaccata, reazione europea ai disordini del free jazz allora imperante, e che incorpora al suo interno elementi non indifferenti della musica classica occidentale nella sua versione meno avant-garde, di world music, di musica folk tradizionale.

 

E non è un caso che questo tipo di musica rispecchi soprattutto un contesto simbolico e una provenienza geografica: trattasi infatti di una musica fredda, che lascia pochissimo spazio all'improvvisazione e sostituisce alla libertà creativa dei musicisti una struttura formale rigorosa e basata su sonorità ascetiche, sospese, poco mobili ma molto evocative ed eteree , come di un canto che si espande sotto le navate di una chiesa gotica.

 

E ad alimentare questo suono sono da oltre 40 anni soprattutto musicisti dell'area tedesco-scandinava, agli inizi Jan Garbarek, Terje Rypdal, Eberhard Weber, successivamente Ketil Bjornstad, Bobo Stenson, Tord Gustavsen e molti altri. Per gli amanti del genere o per i curiosi il Teatrino di Palazzo Grassi ospita Nørdic Frames, una rassegna di jazz sperimentale organizzata da NU Fest, storico festival di musica elettronica firmato Veneto Jazz. La rassegna propone un programma di due appuntamenti che vedono protagonista la Norvegia e i suoi artisti più all’avanguardia con un format che prevede un concerto di prima serata, anticipato da dj & live set, performances, reading.

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Suono d’istinto. Il ritorno di Carmen
di Elisa Tranfaglia   
mercoledì 27 gennaio 2016

consolibalzarini.jpgRiconquista la ribalta delle scene Carmen Consoli, reduce da un tour primaverile di successo e forte dell’ottimo riscontro di pubblico e critica verso il suo ultimo album Disco d’Oro L’Abitudine di tornare. Il 13 febbraio è la città di Trieste ad ospitare proprio lei, che torna a far parlare di sé e che rimane una fra le artiste più amate e seguite dal pubblico italiano. La siciliana “cantantessa”, nomignolo al quale è molto legata sin dagli anni ’90, si prepara così a realizzare un nuovo atteso ciclo di concerti all’interno di una dimensione a lei molto congeniale: quella dei teatri.

 

Un’atmosfera esclusiva ed elegante fa da cornice a spettacoli suggestivi caratterizzati da un appeal e da un modus cantandi sempre particolarissimi ed energici. Singolare e indimenticabile la sua voce tanto lontana da quel bel canto, da quella limpidezza di tono e da quei virtuosismi che, all’inizio della sua carriera, erano richiesti di norma alle donne che cantavano.

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Major Tom has left the building
di Cesare Stradaioli   
mercoledì 13 gennaio 2016

david_bowie.jpg

 

A modo nostro in volo sulle orme di un artista che non conosceva la parola classico. Ovviamente per tutti da sempre un classico, anzi, mille classici, ma per lui nulla poteva ripetersi. E la sceneggiatura pazzesca del suo commiato a questo terreno, prosaico mondo dice tutto e di più di questa attitudine assoluta.

 

Tra l'altro amico di Venezia naturalmente, casa per eccellenza delle arti in movimento, non più tardi dello scorso giugno in città con la figlia per la Biennale. Hey Mr. Jones, quaggiù tutti attendiamo la prossima mossa, che certamente non tarderà.

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Fino alle radici. In Brasile, solo andata, con il Lara Monteiro 5tet
di Redazioneweb2   
domenica 24 gennaio 2016

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«Fra l'azzurro intenso del cielo e il verde del mare, la nave, verde-gialla, ostenta i colori nazionali. Le tre del pomeriggio. Aria immobile. Caldo. In coperta, fra francesi, inglesi, argentini e yankees si affolla il Brasile» (Evoè, Carnevale! O Paìs do Carnaval, Jorge Amado).

«Bahia rappresenta realmente una commistione razziale. Possiede, inoltre, un folclore molto ricco, perché rappresenta l'ultimo baluardo in cui il candomblè africano continua a mantenere la propria purezza, anche grazie a un costante contato con l’Africa. È un luogo dove ogni cosa assume una dimensione diversa, perfino il tempo ha contorni imprecisati, tutto è più lento e pervaso da una devastante sensualità» (Vinìcius de Moraes).
«A Bahia, la cultura popolare entra dagli occhi, dalle orecchie, dalla bocca, ci penetra dentro, determina la creazione letteraria e artistica, è la sua “via” maestra. Determina, così, la condizione nazionale della letteratura e dell'arte: il carattere popolare presente anche nell'opera più raffinatamente intellettuale» (Jorge Amado)

 

Per avvicinarsi ad un fenomeno culturale, musicale o meno che sia, niente di meglio che partire dalle sue radici, dalle immagini e dai profumi che possono averlo in qualche modo ispirato, fatto crescere, rafforzato e poi consegnato al mondo. Il Lara Monteiro 5tet è un’immersione d’amore e ritmo del nord est brasiliano, che si fonde con la visione del jazz europeo.

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Pink power! Electronicgirls festeggia il sesto anniversario con la release dell'album "Pleiadi"
di Redazioneweb   
giovedì 07 gennaio 2016

eg-2.jpgEra il 2010 quando, a Venezia, dall'incontro di alcune compositrici di musica elettronica ed elettroacustica, nasceva Electronicgirls, collettivo dedicato alla trasmissione della storia della musica elettronica al femminile, delle nuove proposte sonore e del concetto di una cultura tecnologica paritaria.


Oggi Electronicgirls è una netlabel indipendente, unica nel suo genere, votata alla sperimentazione elettronica con distribuzione web, che attenta ai problemi inerenti al diritto d'autore e consapevole dei nuovi canali di diffusione della cultura, ha scelto di rifiutare la tutela della S.I.A.E. e di licenziare le sue produzioni con Creative Commons: una posizione al limite tra provocazione e utopia che si pone in atteggiamento critico nei confronti dell'immobilismo del mercato discografico.

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Mai solo Lorenzo. Libertà e partecipazione…
di Katia Salviato   
giovedì 03 dicembre 2015

jovanotti.jpg«Grazie a tutti per queste notti fantastiche! Ce la possiamo fare!». È questo il messaggio rivolto alle oltre 400.000 persone che, la scorsa estate, hanno affollato le date del tour Lorenzo negli stadi. Riposare sugli allori, però, non è evidentemente il punto forte del cantante di Cortona, che dopo poche settimane di riposo ha iniziato ad affrontare una nuova serie di concerti, al chiuso stavolta. Il 19 novembre ha preso il via Lorenzo nei palazzi dello sport, che si concluderà solo nella seconda metà di gennaio.

 

Lo show, alla vigilia delle due date inaugurali di Rimini, si annuncia molto diverso da quello estivo: «Lo spettacolo invernale non sarà una riduzione di quello negli stadi. Farò qualcosa di diverso, adatto a quegli spazi, al fatto di essere addosso alla gente. Sto pensando a un momento acustico e non vorrei avere una scaletta rigida. Ho molta voglia di suonare e di stare col pubblico». E, riguardo alla sua squadra di collaboratori, ci tiene a precisare: «Ognuno in ogni settore (audio, band, luci, regia, costumi etc.) è al lavoro a mettere appunto il ‘mezzo’, poi lo guideremo insieme quando ci vedremo».

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Uomo vivo. Mai lo stesso Capossela
di Davide Carbone   
giovedì 03 dicembre 2015

capossela.jpgParole sussurrate a violini delicati che fanno da sottofondo e sfondo, assieme ad un pianoforte che come una ninnananna ti prende per mano e ti culla, ti abbraccia, ti fa sentire protetto e al riparo da ogni minaccia o disturbo proveniente dall’esterno di quel guscio che i suoni costruiscono. Melodie capaci di smuovere qualcosa all’altezza del petto, supportate da una voce bassa ma non roca che sembra trascinarsi stanca e invece procede implacabile, sorprendendoti a provare sensazioni che pensavi fossero esclusiva altrui. Poi, d’un tratto, poderose e graffianti note scandite da riff di chitarra introducono in scena un cantante tarantolato che si rende Minotauro della Barbagia indossando una maschera da Mamuthones e brandendo un campanaccio, maestro di cerimonia di un rito sciamanico che solo attraverso la musica riesce a farsi vagamente comprensibile e per questo motivo dannatamente affascinante.

 

Vinicio Capossela è tutto questo. Tutto e il contrario di tutto, prendere o lasciare.

 

E il pubblico in questi venticinque anni ha preso eccome, a piene mani, da un repertorio semplicemente più unico che raro, impossibile da ritrovare anche solo imitato in colleghi che ben volentieri si sarebbero accontentati di possedere anche solo un decimo della sua potenza espressiva di cantante, polistrumentista, compositore e scrittore.

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Non me lo so spiegare. Alla Zoppas Ferro raddoppia
di Katia Salviato   
giovedì 03 dicembre 2015

tizianoferro.jpgCi sono canzoni, anche le più insospettabili, che quando ti si ficcano in testa non ne escono più. Ti ritrovi a canticchiarle ovunque, nei momenti più disparati: al risveglio, sotto la doccia, mentre sbucci le patate, quando sei alla guida. In ogni caso è la fine: si piazzano comodamente in un angolo del tuo cervello, come un certosino sul suo cuscinone, e non si spostano manco se tiri secchiate d’acqua.
 Ci sono due canzoni che sortiscono su di me questo effetto, e sono entrambe di Tiziano Ferro.

 

Si tratta di Ed ero contentissimo e di Non me lo so spiegare. In effetti non mi so proprio spiegare perché, al netto dei miei abituali ascolti musicali, mi ritrovi in certi momenti a cantare con pathos «…solo che pensavo a quanto è inutile farneticare, credere di stare bene quando è inverno e te…», per concludere sfumando su un malinconico «na na na na na na». Oppure immaginare Amsterdam e la pioggia e la candela e il ricordo del ricordo, fino a supplicare coi pugni rivolti al cielo «Dio ancora, ancora, ancora». Lo faccio davvero. Giuro.


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Kepto in touch. È difficile, ma si può fare
di Lara Cavalli   
mercoledì 02 dicembre 2015

keptorchestra.jpgIl jazz non è solo musica. È filosofia di vita, esaltazione dell’individuo che diventa straordinario nella comunità. Il jazz è equilibrio, capacità di ascoltare per improvvisare, libertà desiderata dai discendenti degli schiavi afroamericani come dagli schiavi di una società capitalistica in cui l’esaltazione individuale è più importante dell’ensemble.

 

Mentre scrivo, ascolto il flicorno di Marco Tamburini in My life is now - we live the present perdendomi nella sua leggera, salata freschezza, nella pulizia del suono che non manca di poesia, nella precisione che non prende il sopravvento sul sentimento.

 

Il concerto del 6 dicembre al Candiani con la Keptorchestra ha un sapore tutto speciale, essenza del pensiero jazzistico: l’individuo che diventa comunità e la comunità che si fa solo ed unico suono.

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La lezione di Alvin. Un quotidiano elettronico
di D.C.   
giovedì 03 dicembre 2015

alvincurran.jpgUn’unità di misura in grado di quantificare il tasso di creatività, purtroppo o per fortuna, non esiste. Ma se in un futuro prossimo o meno dovessimo riuscire a mettere a punto uno strumento in grado di misurare questo tasso, Alvin Curran sarebbe capace di mettere a verbale un punteggio di sicuro stratosferico.

 

Padre della musica elettronica, tra i pionieri nella registrazione e nella messa in musica di suoni concreti della quotidianità e allievo di Elliott Carter, Curran arriva a Padova per un concerto il 14 dicembre che si fa momento culminante di un programma di attività chiamato SMUG Project e legato proprio allo sviluppo della creatività nell’interpretazione musicale, dedicato a tutti gli studenti del Conservatorio Pollini di Padova, sede del concerto.

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Go(u)ld collection. A Padova una signora del jazz
di Redazione   
mercoledì 02 dicembre 2015

rachelgouldgiorgioricci.jpgDiretta da Maurizio Camardi, la rassegna Storie di Jazz ha raggiunto quest’anno la quindicesima edizione, registrando la convinta ospitalità del Q Restaurant Lounge Bar di Padova e mettendo assieme un calendario che ci ha ormai abituati ad un efficace equilibrio fatto di grandi nomi della scena jazz e giovani virgulti decisi a diventare le leggende di domani.

 

Per un novembre che ha visto sotto i riflettori il mito Franco Cerri, chitarrista classe 1926 capace in carriera di lavorare con Django Reinhardt, Chet Baker e Billie Holiday, l’ultimo mese dell’anno porta nella città del Santo l’8 dicembre Rachel Gould, riconosciuta all’unanimità da musicisti e intenditori come un riferimento per il canto jazz a livello mondiale anche grazie alle collaborazioni con lo stesso Baker, Woody Herman, Dave Liebman e Sal Nistico.

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