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MUSICA
La passione di Carmen. Musica di testa, cuore e coraggio
di Katia Salviato   
mercoledì 01 aprile 2015

consoli.jpgPer niente stanca, ha ripreso ad imbracciare la chitarra in compagnia della quale, dopo cinque anni di silenzio e un figlio, si appresta a tornare sul palco. La Cantantessa ha da poco pubblicato il suo ultimo album, L’abitudine di tornare, dieci canzoni dalle atmosfere malinconiche ma anche speranzose, e dai temi a volte intimisti a volte estremamente attuali. Racconta di mafia e di Palermo - Esercito silente - di amori omosessuali - Ottobre - di sbarchi di migranti - La notte più lunga.

 

E lo fa con una voce «piena di dolore, compassione e forza», secondo il New York Times, che aggiunge: «I testi delle sue canzoni sono immaginifici e trascendono vari livelli di comunicazione. Sia che canti di storia, di mito o di vicende personali, la Consoli è sempre estremamente appassionata».

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Viaggi e miraggi. L'eterna alchimia del grande astigiano
di Lara Cavalli   
giovedì 26 marzo 2015

paoloconte.jpgSe non avete ancora ascoltato Snob di Paolo Conte fatelo adesso, fatelo subito. Mettete su un buon caffè, annusate l’aria della vostra cucina mentre si impregna di quell’aroma così familiare ed esotico, e lasciate che la sua voce vi racconti. Potete chiudere gli occhi, sarà un viaggio bellissimo, forse un sogno, un tratteggio di china blu. Andiamo. La strada davanti a casa. L’aria della sera è frizzante, c'è l’atmosfera di quando eravamo bambini e con la giacca a vento aperta e le guance rosse ce ne andavamo in giro per il quartiere. La vita è così dolce se guardata dalle finestre illuminate di un salotto.

 

Qualcuno si bacia, qualcuno conversa, altri ballano un tango. Sopra i comò, le fotografie. Vecchie figure con valigie di cartone, la nave sullo sfondo, amore e occhi stanchi. Una testa ciondola, malinconica risata, ricordando i racconti di quella terra tropicale. Investiti dal flash di una macchina fotografica, ci rivedremo con lo zaino in spalla, e un frasario straniero tra le mani, nel disperato tentativo di comunicare.

 

Bei ricordi. Non fosse per quel magone, per quell’amore che ancora ci sta facendo male. Ma l’amore è anche quello, ci chiede di essere fragili per viverlo e orgogliosi per sopravvivere ai suoi tormenti. Fragili come le note alte del pianoforte, orgogliosi come il sussurro dell’Avvocato di Asti.

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Come l’aria. La nuova tradizione di Galliano
di Laura Spadari   
giovedì 26 marzo 2015

richardgalliano.jpgQuando si dice “tango”, si dice “Astor Piazzolla”. Quando si dice “Piazzolla”, si dice “fisarmonica”. E spesso quando si dice “fisarmonica”, molti nel mondo pensano all’Italia. È proprio dal nostro Paese che è infatti emigrata la famiglia di Piazzolla, esportando in Argentina quel suono che il figlio Astor ha sviluppato e trasformato in un simbolo dell’identità nazionale. È proprio quello stesso suono che ha portato Richard Galliano, figlio di un fisarmonicista italiano ma francese di nascita a imboccare in giovane età un percorso di innovazione e assoluto pregio nel panorama jazz internazionale, dove la sua fisarmonica ha rivendicato da subito il ruolo di strumento protagonista al pari delle trombe e dei sassofoni dei grandi nomi.

 

Nell’arco della sua lunga carriera Galliano ha inciso dischi con il leggendario Chet Baker, ha collaborato con artisti come Charles Aznavour, Jan Garbarek, Michel Petrucciani, Juliette Greco, Ron Carter, Enrico Rava, Paolo Fresu e altri, e ha dedicato a Piazzolla l'album Piazzolla Forever, manifestando così la sua assoluta devozione per quel suo imprescindibile punto di riferimento.

 

Diventato l’alfiere della “new musette”, Galliano ha rivitalizzato una tradizione francese fatta di struggenti ballate per fisarmonica, sound che oggi gode di una rinnovata attenzione da parte della scena musicale internazionale.

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Traccia audio. Se la musica scorre tra le dita
di Massimo Macaluso   
giovedì 26 marzo 2015

jamestaylor.jpgJames Taylor, semplicemente. Nome e cognome dicono molto più di qualsiasi presentazione. Il cantautore di Boston è una vera e propria leggenda della canzone. Voce pacata e chitarra a tracolla, da quarant'anni propone al pubblico gioielli di tre minuti, celebri in tutto il mondo. Martedì 24 aprile eccolo a Padova, come di consueto impegnato a proporre versioni minimali dei suoi brani, scarne e intime. Durante il concerto il musicista di Boston canta e si racconta, facendo scorrere alle sue spalle le immagini di quarant'anni di vita artistica. A sessant'anni, ha una gran quantità di avventure da raccontare, con le canzoni e con le parole.

 

Una vita eccitante e turbolenta, nonostante la serenità che trasmette oggi con il suo inimitabile garbo: la collaborazione con i Beatles, il legame artistico e sentimentale con Carole King e poi con Joni Mitchell, il pericoloso rapporto con le droghe e con la depressione. La sua musica dolce e crepuscolare, filone di cui resta ancora oggi maestro assoluto, ha segnato un'epoca. Ci ha regalato capolavori indimenticabili come Mexico, Carolina in my mind, Sweet Baby James, rimasti pietre miliari della musica degli anni ‘70. Dotato di una voce inconfondibile, di una straordinaria tecnica chitarristica fingerpicking, di uno stile e una classe sopraffina, i suoi dischi hanno accompagnato una generazione che ha apprezzato fin da subito la sua sobrietà.

 

 

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Music pills. In breve, in giro... | Aprile
di D.C.   
giovedì 26 marzo 2015

marcusmiller.jpg

MARCUS MILLER

Classe ’59, nato a Brooklyn, Marcus Miller è contemporaneamente tante cose. Il suo talento di polistrumentista rappresenta infatti solamente una delle sue qualità musicali, esaltate da grandi capacità di compositore e produttore discografico che ne fanno un personaggio semplicemente incapace di passare inosservato. Maestro e pioniere della tecnica “slapping” nell’approccio al suono del basso, Miller ha solo 25 anni quando come produttore affianca un gigante sacro del jazz come Miles Davis nel leggendario album Tutu, che nel 1987 frutterà a Davis un Grammy per il Best Improvised Jazz Solo. Eric Clapton, Aretha Franklin, Wayne Shorter ed Herbie Hancock rappresentano solo una piccola parte delle grandi collaborazioni inanellate nel corso di una carriera che arriva a Padova l’1 aprile decisa a registrare un prevedibilissimo sold out.
1 aprile Gran Teatro Geox-Padova | www.granteatrogeox.com

 

 

 

 

giovanniallevi.jpgGIOVANNI ALLEVI
L’11 aprile il Gran Teatro Geox è tutto di Giovanni Allevi e del suo Piano Solo Tour 2015. Il compositore di Ascoli, che proprio in quei giorni (precisamente il 9) celebrerà i 46 anni, approfitta forse dell’appuntamento anagrafico per un vero e proprio bilancio in musica della propria carriera. Dopo aver visitato i classici di Natale con Christmas for you e aver inanellato dischi d’oro e di platino con album come Alien, Evolution, Allevilive e il rivelatore Joy, che assieme a No concept lo ha fatto conoscere al grande pubblico, Giovanni Allevi riporta sul palco un programma musicale di pianoforte solo che abbraccia la sua pluripremiata e ventennale attività compositiva. Un’occasione per i suoi innumerevoli fan di vedere riprodotta dal vivo un’immaginaria e personalissima compilation di grandi successi, o magari un inaspettato colpo di fulmine musicale per i pochi che in questi anni non hanno avuto modo di conoscere appieno la sua musica. 11 aprile Gran Teatro Geox-Padova | www.granteatrogeox.com


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Una questione di qualità. Coerente, imprevedibile, Ferretti
di F.D.S.   
giovedì 05 marzo 2015

ferretti_2.jpg«Colui che sposa il suo tempo, diventa vedovo in breve tempo»: ho sentito questa frase rivedendo di recente la più grande serie cinematografica mai realizzata al mondo, e cioè Heimat di Edgar Reitz, e questa frase mi viene in mente ripensando a Giovanni Lindo Ferretti. Tutto possiamo dire di lui, e in effetti tutto è già stato detto, ma non che Lindo abbia attraversato trent’anni di storia musicale e sociale italiana avendo mai sposato lo spirito del proprio tempo. Il suo è sempre stato un pensiero laterale, un discorso a parte, nel bello come nel cattivo tempo, un canto che interpretava il mondo cercando di misurarne una distanza che fosse, nello stesso tempo, appassionata e scostante, epica e storica, globale e locale. Ai tempi dei CCCP, dal 1982 al 1990, era il punkettone che tracciava un folgorante cortocircuito tra l’Emilia, la Germania dell’Est, la Russia dei Soviet e delle sue tante Repubbliche.

 

Ai tempi dei CSI, 1992-2001, diventò lo sciamano che cantava a occhi chiusi, straordinario cantore di un’Europa lacerata dalle guerre balcaniche e attraversata dai nuovi dubbi e dalle angosce di una crisi fatale.

 

E poi, nel nuovo millennio, dopo la rottura col suo alter ego di sempre, Massimo Zamboni, che insieme a lui aveva condiviso vent’anni di cammino musicale, il suo interesse per la musica è iniziato a scemare, ed è cominciato quello che lui chiama “il ritorno a casa”: non solo il ritorno fisico a Cerreto, il paese dell’Appennino tosco-emiliano dove nacque nel 1953, ma anche l’adesione esistenziale ai valori della montagna, della tradizione, della natura e degli animali (da anni si considera più un allevatore di cavalli che un cantante…).

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The Interpreter. Mannoia e Veneto Jazz, insieme a Venezia
di Katia Salviato   
giovedì 05 marzo 2015

mannoiasimonececchetti.jpegPer la buona riuscita di una canzone ha più importanza l’autore o l’interprete? È una domanda cui non è facile dare una risposta. Vero che, da un lato, l’autore conferisce il giusto spessore ad un pezzo che rischierebbe altrimenti di risultare vacuo, scontato, risibile. Però è altrettanto vero che l’interprete diventa il volto di una canzone, le dà fisicità e le dona delle sfumature del tutto personali. Pensiamo a Sally. Cantata da Vasco Rossi ha il sapore dell’indulgenza: l’uomo osserva da fuori, racconta quasi con tenerezza, non interferisce col percorso personale della ragazza, è un occhio discreto e superiore. Cantata dalla Mannoia, ecco la trasformazione: la cantante ‘diventa’ Sally, ne impersona la debolezza e la forza, dà voce e colore ai suoi pensieri e grinta alla sua voglia di riscatto.

 

Fiorella Mannoia è senza dubbio un’interprete di gran classe, nonché una delle grandi voci della musica italiana. Riconoscibilissima nel timbro e nelle sembianze che di mediterraneo hanno ben poco, con quella massa di capelli rossi ricci e ribelli, la carnagione diafana e due occhi chiarissimi e penetranti, si muove tra le note con eleganza e col coraggio di lasciarsi emozionare dalle parole e dalle melodie che altri le hanno affidato.

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Note di merito. Fatto 20, il Toniolo fa 21…
di F.M.   
giovedì 05 marzo 2015

brunorisas.jpg

 

Giunge all'edizione numero 21 la rassegna Note Italiane, che dall'11 marzo al 15 maggio porta al Toniolo di Mestre alcuni importanti nomi della musica italiana in cinque concerti che rappresentano una imperdibile occasione per gli appassionati della musica italiana d'autore. Il progetto è curato dall'Assessorato alle Attività Culturali di Venezia in collaborazione con Dal Vivo Eventi e negli scorsi anni ha ospitato artisti come la Vanoni, De Andrè, Pino Daniele, Dalla e Ligabue.

 

L'apertura il giorno 11 marzo è affidata allo storico gruppo degli Stadio, con una tappa del loro Immagini del vostro amore tour. Sul palco con il frontman e leader Gaetano Curreri ecco Andrea Fornili, Roberto Drovandi, Giovanni Pezzoli, Maurizio Piancastelli e Fabrizio Foschini.

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Ennesima potenza. Un jazz timbrato Rava
di Riccardo Triolo   
giovedì 05 marzo 2015

rava.jpgSono atomi di melodia quelli che Enrico Rava libera nell'aria attraverso il suo strumento, la tromba. Schegge di memoria che danno luogo ad un'improvvisazione controllata e allo stesso tempo eterea, libera. Perché la sua tromba, il più ostile degli strumenti a parere del settantaquattrenne gigante del jazz contemporaneo, il jazzista italiano più noto al mondo, è in presa diretta con ciò che il musicista ha dentro. E per questo il suono, controllatissimo, raffreddato a volte, altre rapido e in libera caduta, come fosse action painting, rimane lindo, smagliante, percepibile - anche in ensemble - con un'identità timbrica riconoscibilissima. È l'anima di questo musicista straordinario a sprigionarsi, a proferirsi allo spazio, al tempo, alla fisica del suono, agli astri, ai quanti.

 

Perché il jazz è arrivato laddove nessun'altra musica, nessun'altra struttura di pensiero è arrivata: contempla il caso, il diverso, l'istantaneo e l'inattuale, il molteplice, il simultaneo, il profondo e l'astrale.

 

Il prisma del jazz ha assorbito il Novecento e lo ha rigettato nel nostro secolo in tutte le sue sfaccettature. E Rava, che del periodo avanguardista è stato uno dei protagonisti, prima a Roma con Gato Barbieri, poi tra gli anni Sessanta e Settanta a New York al fianco di Steve Lacy, Chet Baker, Dizzy Gillespie, ha sempre disseminato la sua esperienza di incontri straordinari (Incontri con musicisti straordinari è la sua autobiografia artistica, Feltrinelli): Stefano Bollani (con cui suona da anni in un acclamatissimo duo) Pat Metheny, Michel Petrucciani, Richard Galliano, Martial Solal, Mark Tuner, John Scofield, per citarne solo alcuni.

 

 

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[INTERVISTA] A tu per tu con Enrico Rava
di Riccardo Triolo   
venerdì 06 marzo 2015

enricorava_1.jpg

 

Maestro, con il suo concerto sta portando in tour giovani talenti. Il jazz è ancora giovane?
La musica non è vecchia o giovane. È bella oppure no. O meglio, è viva o no.

Il suo jazz timbrico ed epifanico, se mi passa le espressioni, suona molto moderno oggi, in un mondo che fatica a tenere insieme i numerosi frammenti di cui si compone. Il jazz riesce a tenere l'equilibrio tra dispersione e organizzazione, il mondo no. Dobbiamo diventare più musicali?
C’è un libro molto interessante di Jack Lang di parecchi anni fa in cui, analizzando le varie forme musicali sviluppatesi nel corso della storia di quest’arte, si poteva constatare che l’organizzazione musicale precorreva quella che sarebbe stata l’organizzazione sociale.

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Viaggio al centro della musica. Il marzo ricco di Candiani Groove
di F.M.   
giovedì 05 marzo 2015

timberne.jpgUn Centro di note promanano nella fortunata rassegna Candiani Groove. Tre appuntamenti a marzo in collaborazione con l’Associazione Caligola per altrettanti imperdibili concerti con protagonisti diversi tra loro per formazione e origini, tutti accomunati da un curriculum musicale eccellente e dai confini geografici molto allargati.

 

Si parte il 4 marzo con Tim Berne Snake Oil, un importante quartetto composto da Tim Berne al sax alto, Oscar Noriega, Matt Mitchell e Ches Smith.
Il 60enne Berne, sassofonista bianco di Syracuse, sta vivendo una seconda giovinezza musicale, rielaborando la musica sempre con fresca e intensa creatività, recependo il mood del tempo presente, catturando e nobilitando i suoni della contemporaneità, perfettamente amalgamati dalla piena sintonia col suo gruppo.







 
 

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Sul filo. A Chioggia la versione di Stockhausen
di Redazioneweb2   
giovedì 05 marzo 2015

stockhausen.jpgPuò la musica classica strizzare l’occhio al jazz, o viceversa? Esiste una zona più o meno grigia in cui i rispettivi repertori, magari apparentemente in contrasto, possono trovare punti di contatto capaci di soddisfare il timpano e riempire il cuore? Se la vostra risposta è un deciso “no”, il concerto del prossimo 27 marzo all’Auditorium S. Nicolò di Chioggia potrebbe costringervi a rivedere drasticamente le vostre posizioni.

 

E se la cosa dovesse ancora trovarvi scettici, c’è l’intera carriera di Markus Stockhausen a rinforzare il concetto. Assieme al pianoforte di Angelo Comisso e alla batteria di Christian Thomè il trombettista nato a Colonia il 2 maggio del 1957 accoglie volentieri l’invito di Veneto Jazz per diventare appuntamento compreso nella manifestazione CultNet, dall’ottobre scorso e fino al prossimo aprile capace di disseminare Veneto e Friuli di primizie sinfoniche tutte da ascoltare.

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Futuro anteriore. Jazz d’origine controllata e garantita
di Davide Carbone   
giovedì 05 marzo 2015

petrellaguidi.jpgIn tempi di vacche magre, trovarsi di fronte ad un boccone succoso e nutriente può far sorgere il dubbio di essere vittima di miraggi o di semplici sviste. E invece no, perché è proprio in contesti sciagurati come quello che ci troviamo a vivere che l’ingegno si aguzza e gli sforzi valgono il doppio, soprattutto quando ben legittimati da pubblico e critica. I tre giorni di musica in programma a Mira per Jazz a Mira 2015 offrono al pubblico un’undicesima edizione tutta incentrata sul panorama italiano di settore, tra dibattiti e concerti da incorniciare.

 

Si parte il 12 all’Osteria Dai Kankari di Marano di Mira con un concerto cui si aggiunge una jam session firmata da studenti della Scuola Thelonious Monk di Mira, che della manifestazione è anche organizzatrice. Sabato 14 è la Biblioteca di Oriago al centro della scena, con meeting, dibattiti e un concerto a fornire altrettante prospettive sull’argomento al centro dell’edizione 2015 della rassegna.

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A colpo sicuro. Storie di Luciano da Correggio
di D.C.   
giovedì 05 marzo 2015

ligabue.jpgNon capita tutti i giorni di avere per le mani (o sopra un palco…) Luciano Ligabue nel giorno del suo compleanno. E se non sarà magari possibile spegnere le 55 candeline on stage, la folla che in un attimo ha polverizzato tutti i biglietti disponibili per la data, con organizzatori che molto volentieri si sono visti costretti a una replica il giorno successivo, sogna già una dedica speciale o semplicemente la solita performance memorabile.

 

Il Mondovisione Tour 2015 è di scena nei palazzetti di tutta Italia per non lasciare nessuna location inesplorata, dopo aver riempito gli stadi di tutta Italia nel 2014, regalando anche all’Euganeo di Padova lo scorso 12 luglio una serata ad altissimo tasso rock. Canada e Stati Uniti, Giappone e Cina, Brasile, Argentina e Australia. Luciano arriva a Padova portandosi nella memoria istantanee da tutti questi Paesi, toccati dalla sua chitarra tra dicembre e gennaio e tappe aggiunte a un passaporto musicale alto ormai quanto un tomo di enciclopedia.

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Forza cinque. Oggi come ieri, Spandau Ballet
di Laura Spadari   
giovedì 05 marzo 2015

spandauballet.jpg I favolosi anni ’80, amati ed odiati, rimpianti e bistrattati. Un decennio che ha lasciato il segno sul modo di intendere la musica, l’immagine e persino lo stile di vita. Un decennio in cui i giovani amanti del pop-rock si dividevano in due nette fazioni: Duran Duran o Spandau Ballet. Proprio questi ultimi, dopo lo scioglimento avvenuto nel 1990 e la reunion del 2009 con annesso album Once More, tornano ora sui palcoscenici di tutto il mondo con il loro Soul Boys of the Western World Tour, che a marzo 2015 tocca anche l’Italia. Con oltre 25 milioni di album venduti e 23 singoli in classifica, gli Spandau Ballet dei fratelli Gary e Martin Kemp, del sassofonista Steve Norman e, soprattutto, del cantante Tony Hadley, sono ormai considerati delle icone di quel momento storico.

 

Il loro pop elegante e raffinato, di impronta soul nelle melodie vocali e nell'uso del sax, ha segnato la musica dell’epoca con album di grande successo come Parade (1984) e Through The Barricades (1986), opere che i loro fans ora dovranno necessariamente rispolverare per prepararsi al meglio all’evento a lungo atteso.

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Onde sonore. Al Geox ecco Alan Parsons
di Davide Carbone   
giovedì 05 marzo 2015

alanparsons.jpgLa sua Eye in the sky fa parte a pieno titolo di quella galleria audio frequentata un po’ da tutti, motivo canticchiato da genitori e figli di fasce d’età trasversali. Compresa nell’album omonimo del 1981 divenuto famoso anche per essere stato il primo disco a contenere una traccia interamente suonata da un computer (Mammagamma), questa hit radiofonica non risulta però emblematica dei propositi fortissimamente sperimentali di cui il ‘progetto di Alan Parsons voleva farsi portatore, nato negli anni ’70 assieme al compianto Eric Woolfson e capace di vendere oltre 50 milioni di copie.

 

Parsons, figura di spicco della storia musicale londinese e mondiale, diventa ingegnere del suono negli studi della EMI a Londra, nella leggendaria Abbey Road, collaborando con Geoff Emerick all’album dei Beatles toponomasticamente omonimo, proseguendo poi nella collaborazione con McCartney e successivamente con i Pink Floyd, per Atom Heart Mother e l’imperituro The Dark Side of the Moon.

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Collezione privata. Torresino: musica ad arte
di Davide Carbone   
giovedì 05 marzo 2015

nelscline.jpgTra musica contemporanea e jazz creativo, la storica rassegna Ostinati! organizzata dal Centro d’Arte dell’Università di Padova segna il proprio ritorno nell’altrettanto storica location del Cinema Torresino, rinfrescando il proprio palinsesto grazie a concerti destinati ad un pubblico assolutamente trasversale, accomunato però da un raffinato gusto per tutto ciò che è di stampo internazionale e cosmopolita.

 

Nels Cline, al Torresino il 9 marzo, sembra semplicemente impersonificare le linee programmatiche che hanno portato all’allestimento della manifestazione patavina. La sua chitarra elettrica, consacratasi nei Wilco di Jeff Tweedy, arriva in Italia nella formazione denominata Singers, vale a dire con Trevor Dunn al basso, Scott Amendola alla batteria e il brasiliano Cyro Baptista alle percussioni, con quest’ultimo a costituire la principale novità del tour di quest’anno. Il loro Macroscope, pubblicato nell’aprile 2014, regala all’uditorio 10 tracce di commistioni rock-jazz da possedere assolutamente nella propria ‘cantina sonora’.

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La giusta distanza. De Gregori secondo De Gregori
di Katia Salviato   
giovedì 05 marzo 2015

degregori.jpgIl Poeta, lo chiamano alcuni. Probabilmente perché i suoi testi sono ricchi di figure retoriche, connotazioni intimiste, immagini personali e non sempre immediate, ritmi a volte morbidi a volte sincopati. Credo però che Francesco De Gregori più che un poeta sia assimilabile a un pittore, un impressionista: le sue canzoni sono fatte di pennellate delicate, macchie di colore che, viste da vicino, non possono essere percepite che come forme indistinte, magmatiche.

 

Basta però allontanarsi dalla tela per iniziare a intravedere un senso, che diventerà palese appena si sarà raggiunta la corretta distanza: ecco emergere allora sagome, paesaggi, soggetti. Storie. Che il cantautore sa narrare con grande delicatezza ed eleganza, dal volo illusorio della donna cannone al cappello parigino della ragazza di prima classe pronta ad imbarcarsi per l’America, passando per le profezie truccate di uno zingaro o un bosco di aghi di pino e silenzio e funghi.

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Niente da perdere. Le tante vite di Alessandro Aleotti
di Daniele Pennacchi   
giovedì 05 marzo 2015

j-ax.jpgCerta gente, non si stanca mai di essere smentita. Sì, perché sono folte le schiere di chi J-Ax lo ha fato per finito, musicalmente morto, professionalmente fallito. In un panorama musicale capace di collocarti da un giorno all’altro sulla vetta più alta o nel più buio dei precipizi, conservare la propria cifra stilistica non è importante, ma semplicemente fondamentale.

 

E se fin dal sodalizio con DJ Jad alcuni nasi si storcevano, di fronte all’epocale successo registrato dagli Articolo 31 altro non c’era da fare se non riconoscere come il nostro ci sapesse indiscutibilmente fare. Ma ecco i sapientoni ritornare prepotentemente alla carica nel 2006, quando il duo decide di intraprendere direzioni diverse. Da quel momento, la storia parla di una carriera solista che J-Ax ha saputo portare avanti all’insegna della coerenza musicale, infarcendo di pop il suo rap diretto e collaudato.

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Belle speranze. Dichiarazioni d’intenti musicali
di Redazioneweb2   
giovedì 05 febbraio 2015

kennywernertrio.jpgAlla base di tutto, la musica. Da anni, ormai, il Centro Culturale Candiani di Mestre porta avanti un percorso musicale capace mese dopo mese di arricchirsi di nuovi capitoli, nuove suggestioni. Generi musicali si accavallano, si toccano per rivelare somiglianze insospettabili o riaffermare la propria identità in uno scenario bello perché vario, in cui nessun genere è animato da ambizioni di supremazia sugli altri.

 

Così è stato nel 2014, come nel 2013 e via a ritroso nel tempo, così c’è da scommettere sarà anche il 2015, a giudicare da un gennaio assolutamente vivace e un febbraio altrettanto incalzante, con i tre appuntamenti di Candiani Groove a ribadire il concetto. Il 6 febbraio il pianoforte di Kenny Werner, il contrabbasso di Johannes Weidenmueller e la batteria di Ari Hoenig portano a Mestre un distillato di jazz da mandare giù tutto d’un fiato, offrendo al pubblico la possibilità di incontrare un pianista giunto all’apice di una carriera prestigiosa che lo ha visto collaborare con artisti come il sassofonista Joe Lovano e il batterista Jack DeJohnette. Figura di spicco del pianismo moderno, Werner si è rivelato fondamentale nell’evoluzione espressiva di questo strumento, fin dalla fine degli anni ’70.

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