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MUSICA
L’eleganza dei ricci. Originale, spiazzante, Caparezza
di Laura Spadari   
giovedì 04 dicembre 2014

caparezza.jpg

 

L’eroe hip-hop di Molfetta torna a scandagliare il nostro piccolo grande mondo contemporaneo con la consueta irriverente arguzia, regalando alle masse prigioniere del suo bizzarro “tunnel del divertimento” il sesto capitolo del suo percorso artistico. Nel nuovo disco, aggiudicatosi la prestigiosa Targa Tenco come miglior album del 2014 e prodotto per la prima volta dall’artista stesso, l’originale menestrello pugliese apre la sua coscienza attraverso un puzzle sonoro e concettuale ispirato ad una serie di opere d’arte più o meno propriamente intese, che diventano “audioguide” (come le definisce lui stesso) delle sue stesse visioni.

 

Museica mescola con disinvoltura arrangiamenti e temi che rimbalzano da paragoni tra Van Gogh e i giovani di oggi, dai quadri di Fontana alla cronaca nera che ci incolla al telegiornale, a riflessioni esistenziali ispirate alle copertine dei dischi dei Metallica e dei Pink Floyd.

 

 

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Back to the future. Dai grandi del passato, per un grande futuro
di Redazioneweb2   
giovedì 04 dicembre 2014

edencdanielecrevena.jpgÈ con un omaggio a Duke Ellington che Dado Moroni e Max Ionata hanno deciso di incrociare il loro percorso artistico dando vita a 2 for Duke, al Teatro Eden il 4 dicembre. Un viaggio di sola andata per Ellingtonia, una terra creata da due tra i più importanti artisti del '900, Duke Ellington ed il suo alter ego Billy Strayhorn, un uomo che amava stare nell’ombra e, a detta di molti, il vero ispiratore dell’estetica ellingtoniana.

 

Ellington e Strayhorn hanno inventato qualcosa che prima non esisteva, gettando le basi armoniche e melodiche di un linguaggio che anticipava i tempi di parecchi decenni. Moroni, classe '62, collabora con alcuni dei più importanti musicisti italiani come Franco Cerri, Tullio De Piscopo, Luciano Milanese, Sergio Fanni e Massimo Urbani. Max Ionata, nato nel '72, è considerato uno dei sassofonisti più interessanti del panorama jazzistico italiano.

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Cantautori coraggiosi. A Legnago, la versione di Bubola
di F. M.   
giovedì 04 dicembre 2014

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Il cantautore veneto, con un concerto al Teatro Salieri di Legnago il 13 dicembre, porta al pubblico Il testamento del Capitano, una serata dedicata alla Grande Guerra, a 100 anni dallo scoppio. Dopo l'album del 2005 Quel lungo treno Bubola, nel suo nuovo lavoro che dà il titolo al tour, propone canzoni storiche e brani inediti. È un disco condiviso al 50% con i soldati e in particolare con gli Alpini. Sei brani scritti da Bubola, sei brani della tradizione rivisitati in chiave country-folk: Bombardano Cortina, Sul ponte di Perati, Il testamento del capitano, Sui monti Scarpazi, La tradotta, Ta Pum.

 

Le sue nuove canzoni nei testi ripercorrono sonorità e temi legati alla Grande Guerra. La capacità di Bubola e degli ottimi musicisti che lo accompagnano è quella di offrire uno spettacolo dal forte impatto emotivo, sapendo arricchire i brani con sonorità affascinanti, conferendo una visione personale di un antico repertorio corale.

 

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Attenti a quei tre. Club Dogo, il rap cambia assieme a loro
di Daniele Pennacchi   
giovedì 04 dicembre 2014

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Pubblicato il 23 aprile del 2003, l'album Mi Fist è diventato nel tempo uno dei 'classici' del genere rap italiano. E la cosa può essere confermata se ci si sofferma a guardare gli autori di quel disco, i Club Dogo, gruppo che nel 2002 a Milano diede il via ad una nuova avventura sorta dalle ceneri del collettivo Sacre Scuole.

 

Jake La Furia, Guè Pequeno e Don Joe, membri del gruppo e del collettivo Dogo Gang decidono di incontrarsi con il pubblico trevigiano il prossimo 27 dicembre per partire da un concetto: Non siamo più quelli di Mi Fist, ultimo album, pubblicato nel settembre scorso e nato dopo volontaria clausura in una villa di Los Angeles che ha visto i componenti del gruppo ritrovarsi dopo un periodo di tempo “perso dentro i fatti suoi”.

 

 

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Per Elisa. Musica, femminile singolare
di Laura Spadari   
giovedì 04 dicembre 2014

elisafabiolovino.jpgFece scompiglio Elisa Toffoli con il suo esordio del 1997, sotto l’ala protettrice della lungimirante Sugar di Caterina Caselli. Questa giovane sconosciuta, proveniente dall’estremo nord-est della penisola, esordiva con un album interamente cantato in inglese, costruito su composizioni che strizzavano l’occhio al rock e che sembravano ambire ad avere un respiro internazionale. Un’operazione che finì per essere soprattutto l’inizio di un respiro ben più profondo, quello di un’anima d’artista delicata e non banale, un’anima che oggi ‘vola’.

 

L’Anima Vola, il disco uscito un anno fa, ottavo capitolo di una carriera che le ha fatto guadagnare il rispetto e la stima di pubblico e critica (nonché collaborazioni prestigiose come Ligabue, Tiziano Ferro e Giuliano Sangiorgi dei Negramaro) è la sua prima opera interamente composta in italiano.

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Vita ad arte. Un nuovo, solito Facchinetti
di D. C.   
giovedì 04 dicembre 2014

facchinetti.jpgNon chiamatela “pausa di riflessione”. O meglio, chiamatela un po' come vi pare, che tanto il protagonista di questa storia è andato e andrà sempre dritto per la propria strada. Sì, perchè Camillo Ferdinando Facchinetti, detto Roby (dal bergamasco robì, “piccolino”), la sua strada l'ha scelta fin da piccolo, quando a sei anni le lezioni di fisarmonica del Maestro Ravasio costituivano il proprio pane quotidiano. Quello che è sucesso dopo, fa parte della storia della musica leggera italiana, grazie a una leggenda chiamata Pooh, capace di vendere dal 1966 ad oggi oltre 100 milioni di copie.

 

Al Geox di Padova, il prossimo 12 dicembre, la voce storica del gruppo progressive rock porta il proprio progetto solista Ma che vita la mia, disco che dà il nome al tour e mette assieme un repertorio fatto di brani inediti, tracce delle precedenti fatiche soliste Roby Facchinetti e Fai col cuore, oltre a brai che il nostro ha scritto e che i Pooh hanno portato al successo italiano ed internazionale.

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Umberto T. A Padova, un signore della musica
di D. P.   
giovedì 04 dicembre 2014

tozzi.jpgIl 15 maggio 2012 il suo ritorno discografico, grazie a Yesterday, Today, anticipato dal singolo Se tu non fossi qui e contenente 10 brani inediti a cui si aggiunge la cover Here There and Everywhere, brano storico dei Beatles riproposto in chiusura del cd 1. A completare il doppio album ecco un secondo cd che contiene i 17 singoli più importanti della carriera di Tozzi completamente rivisitati e riarrangiati.

 

Gloria, Notte rosa, Si può dare di più, Ti amo, Gli altri siamo noi, Immensamente, Gente di Mare, Tu e Stella stai si affiancano a inediti come Sei tu l’immenso amore mio, Meravigliosa e Andrea song, romanza in cui il cantautore duetta con il soprano Roberta Turri sul palcoscenico del Geox il prossimo 20 dicembre, regalo di Natale che i tanti fan di tutto il mondo sognano di trovare sotto l'albero.

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Belle storie. Bosso e Luppi, dicembre in jazz
di Davide Carbone   
giovedì 04 dicembre 2014

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Ho avuto modo di ascoltare ed ammirare Fabrizio Bosso alla fine dello scorso anno, in occasione della ventunesima edizione di Umbria Jazz a Orvieto. Appena salito sul palco, per l’occasione in compagnia di Alberto Marsico all’hammond e Alessandro Minetto alla batteria, fu premura degli organizzatori scusarsi in anticipo con il pubblico a nome di Bosso, che a causa di un fastidiosissimo herpes labiale non avrebbe potuto offrire all’uditorio il meglio dei suo attacchi micidiali.

 

A distanza di quasi un anno, resta senza risposta nella mia testa la domanda su cosa avrebbe potuto fare il nostro artista senza quel fastidioso infortunio. Sì, perché la potenza delle sue note in questa testa risuona ancora, più limpida e penetrante che mai, semplicemente travolgente in una strabiliante jam session in compagnia di Rosario Giuliani, arrivato sul palco più o meno a sorpresa.

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Hope you like jammin’ too. Liberi spazi per liberi artisti
di Redazioneweb2   
giovedì 04 dicembre 2014

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Vero e proprio melting pot della musica e dell’arte indipendente, Venice Jam arriva al PalaPlip di Carpenedo per una due giorni all’insegna del libero scambio di talento. Aperto ad artisti, bands, dj's, readers, dancers, performers, attori teatrali, body painters, la manifestazione – organizzata da Love Diversity e Ass Roots con il patrocinio della Municipalità di Mestre Carpenedo e la collaborazione di Arci Venezia, Radio Base, Esibirsi, Endals ed altre realtà – fa del proprio sottotitolo (Sound Vision Art Fusion Festival) un autentico manifesto programmatico.

 

Se avete una band, se amate cantare o proporre il vostro show, presentare il vostro ultimo libro o esibirvi in qualche speciale performance, ed intendete farvi conoscere, questo festival è senza dubbio alcuno il posto giusto per voi.

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Tanto e bene. Garantisce Veneto Jazz
di Laura Spadari   
giovedì 04 dicembre 2014

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Prosegue anche nei mesi di dicembre e gennaio il percorso musicale e culturale intrapreso da CultNet, irrinunciabile rassegna organizzata da Veneto Jazz. Diversi i luoghi toccati dalla manifestazione e diverse le eccellenze musicali selezionate quest’anno per scaldare il gelido inverno veneto. L’1 dicembre è il turno di Fiorella Mannoia, che festeggia al Teatro Filarmonico di Verona i 60 anni anagrafici e i 46 di carriera. Sceglie di farlo con un nuovo album e un tour che la porta a calcare i palcoscenici dei migliori teatri italiani.

 

Il nuovo album è un’antologia che ripercorre i più grandi successi della cantante, ri-arrangiati per l’occasione, passando attraverso le interpretazioni di brani altrui questa volta cantati in duetto insieme ai “legittimi proprietari” dei pezzi, regalandoci anche un inedito, Le parole perdute.

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A cavallo della musica. Al Candiani un passaggio d’autore
di Redazioneweb2   
giovedì 04 dicembre 2014

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Nel panorama musicale, è unanimemente considerato tra i protagonisti più curiosi e per questo motivo interessanti dello scenario italiano. Lui è Daniele Di Bonaventura, in questi ultimi anni apprezzato al fianco di personaggi come Peppe Servillo, Miroslav Vitous e soprattutto Paolo Fresu, in un connubio tra tromba e bandoneon che ha fatto spellare le mani al pubblico di tutte le latitudini. Il 5 di dicembre eccolo al Candiani di Mestre con il progetto Band’Union, che torna a far parlare di sé con Nadir, disco doppio che vede impegnato il leader anche come pianista, realizzando la più classica tra le formazioni del jazz, il trio piano-basso-batteria.

 

Mercoledì 21 gennaio spazio al nuovo progetto del vulcanico e sempre ispirato Claudio Cojaniz, che al Candiani aveva registrato qualche anno fa un disco alla testa della NION Orchestra.

 

Ecco offerte al pubblico nuove composizioni che cercheranno di fondere due universi cari al pianista friulano, non poi così lontani tra loro come a prima vista potrebbe apparire, ovvero il blues ed i ritmi di derivazione spagnola. I due universi sono rappresentati nel sestetto anche "fisicamente", sul terreno del suono, grazie ad una front–line totalmente inedita: da un lato l'armonica (Gianni Massarutto), a testimoniare le radici blues, dall'altro il violino (Maria Vicentini), a tenere il testimone del lirismo ispanico.

 

Il 23 gennaio spazio al gruppo Minimal Klezmer, evento inserito nell’ambito delle manifestazioni per il Giorno della Memoria. Nati quasi per caso nel 2001 nelle strade di Londra, i Minimal Klezmer vantano due dischi all'attivo, recensioni, festival e concerti in Italia, Regno Unito, Germania, Ungheria. 

 

 

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Still here. Counting Crows, poeti di un’epoca
di Laura Spadari   
martedì 04 novembre 2014

countingcrows.jpgIl 1994 è stato forse l’ultimo anno del grunge, la fine di un’epoca sancita dalla morte improvvisa di Kurt Cobain, leader carismatico di quel movimento musicale. Un anno di elettrica malinconia, di poesia che nasce dal male di vivere, come quella degli americani Counting Crows, band che in quell’estate del 1994 ha raggiunto un clamoroso successo con l’album di esordio, August and Everything After. Nei brani di quel disco epocale, la poetica tormentata del cantante, pianista e autore Adam Duritz ha raggiunto forse il suo apice espressivo, regalandoci perle di rara bellezza, come i memorabili singoli Mr Jones e Round Here.

 

Purtroppo, dopo quell’agosto, l’everything after non è stato all’altezza delle aspettative di un mercato discografico che stava cambiando in fretta.

 

Come spesso accade, l’opera prima, quando baciata da una simile ispirazione, diventa anche l’ostacolo maggiore al consolidamento di una carriera d’eccellenza. Il secondo album, Recovering the Satellites del 1996, fallisce nell’impresa di ripetere il successo dell’esordio, come pure i lavori seguenti.

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Questione di classe. Storie di corsi e ricorsi musicali
di Davide Carbone   
mercoledì 19 novembre 2014

fabisilvestrigazz.jpgChe ai tre protagonisti della nostra storia manchi l’eleganza, non si può certo dire. E non soffermatevi a pensare al loro abbigliamento, semplicemente non oggetto di discussione in questa sede. L’eleganza è da riferirsi alla prosa dei testi e agli accordi che con le parole giocano, in un rimando continuo. Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè condividono tantissime cose, fin dai primi passi delle rispettive carriere.

 

La classe cui si fa riferimento nel titolo è anche e soprattutto quella anagrafica, il 1968, (che Gazzè anticipa appena di qualche mese), con tutte le influenze che si porta dietro in un ambiente, come quello romano, comune a tutti e tre.

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[RECENSIONE] Aquele abraço, Gilberto Gil!
di Lara Cavalli   
lunedì 17 novembre 2014

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Lo osservo, da un angolo del camerino, rapita dal suo viso, così africano, così indio, così in pace. Quante cose vorrei dirgli, quante gliene vorrei chiedere, eppure rimango zitta, a guardarlo, a guardare le mani sapienti stringere altre mani, e gli occhi gentili dare attenzione a chiunque gli si avvicini. Accoglie gli amici, passati per un breve saluto, muovendosi con elegante lentezza, sorride con tenerezza a tutti noi, creando una piacevole stonatura con la frenesia del Gran Teatro Geox, che corre e sbraita, a pochi minuti dalla sua entrata in scena.

 

Poco dopo le luci si spengono e rimangono solo due caldi fari gialli, voluti dalla moglie Flora, ad illuminare la potente orchestra: Gil, le sue due chitarre e il samba. Il samba è il sangue, la linfa, la radice, l’humus della musica di Gilberto Gil, e nel samba, che “è figlio del dolore, padre del piacere, il grande potere che sa trasformare” il tutto si compie.

 

 

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Tutte le direzioni. Al Candiani di Mestre, di tutto un groove…
di Davide Carbone   
martedì 04 novembre 2014

mashrouleila.jpgPerché mai limitarsi a un’unica galassia musicale, con un universo tutto ancora da esplorare, descrivere, o magari anche solo immaginare? Nel corso degli anni, la programmazione musicale del Candiani di Mestre sembra aver fatto di questo pensiero un principio dogmatico, punto cardinale da non perdere mai d’occhio, pena un appiattimento dei contenuti che costituisce pericolo sempre dietro l’angolo.

 

Il calendario di novembre non fa di sicuro eccezione, anzi se possibile ribadisce con veemenza ancora più significativa la volontà di non escludere niente e nessuno nella scelta dei generi e degli artisti di scena all’auditorium del quarto piano dello stabile di Piazzale Candiani. Il 6 novembre ecco i Mashrou’ Leila, progetto nato da un workshop dell’American University di Beirut che è riuscito a scavalcare le frontiere del Libano, creando un movimento che ha raggiunto il Marocco, passando per Giordania, Palestina, Egitto, Tunisia e persino Israele, in nome di una commistione tra rock, jazz, elettronica e musica tradizionale araba.

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Sesto senso. Audio, video, tutto questo è jazz
di F.D.S.   
martedì 04 novembre 2014

padovajazzcdannyclinch.jpgIl Festival jazz di Padova a novembre rappresenta oramai un appuntamento importante non solo per la città che lo ospita, ma per tutti coloro che amano il jazz nelle sue più diverse declinazioni, senza barriere, senza steccati, come del resto è sempre stato per una musica che fin dall’inizio ha assorbito generi musicali di tutti i tipi (pensiamo solo al blues, agli standards, alla musica brasiliana). La stessa cosa, ad esempio, non è quasi mai riuscita al rock, quando ha tentato di uscire da se stesso.

 

Le prime tre serate del Padova Jazz Festival, dedicate al jazz europeo, si tengono al Centro Culturale Altinate. Il primo appuntamento è il 10 novembre col sestetto Plankton, ideato e condotto dalla sassofonista e cantante altoatesina Helga Plankensteiner. Martedì 11, uno dei solisti più rappresentativi del jazz italiano, il sassofonista Rosario Giuliani, col suo quartetto propone Images, un programma musicale ispirato alle memorie fotografiche raccolte in anni di viaggi in giro per il mondo. Mercoledì 12, riflettori puntati sul jazz londinese con il concerto del trio del chitarrista Phil Robson.

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Immanente Bahia. A Padova, la storia della musica brasiliana
di Lara Cavalli   
martedì 04 novembre 2014

gilbertogil.jpgRicordo la prima volta che le note di Procissão riempirono l’aria di casa mia. All’improvviso, ritmo e armonia si trasformarono in un tornado che attraversò il salotto sollevando ogni cosa. Tutto cominciò a ruotare e io, in estasi, volavo seduta sul divano, come una novella Dorothy. Finalmente avevo trovato quello che stavo cercando, un luogo nell’anima, un accordo, un profumo, la lingua che non parlavo, ma l’unica con cui riuscivo a esprimermi. Finalmente avevo sentito la musica, nella sua complessa immanenza.

 

Gilberto Gil è la polvere dell’arido Sertão, che, all’incontrare il tuo viso rigato dalle lacrime, diventa tatuaggio, ruga, espressione, definizione. È un indio Tupinambà a caccia di aragoste, munito solo di un tubo di plastica per respirare. È la terra della Mata Atlantica, rossa del sangue delle piaghe degli schiavi africani, di quello degli assassinii avvenuti durante le lotte del cacao, di quello della miseria. È lo sfrigolare dell’olio di dendè, la dolcezza della cocada mole di Dona Marlene, il profumo fortissimo della jaca e la dura realtà impressa sulla tuta da lavoro di Seu Artù.

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Incontro ravvicinato. John Legend, soul maturo in scena
di Daniele Pennacchi   
martedì 04 novembre 2014

johnlegend.jpgDopo aver venduto sette milioni di dischi in tutto il mondo, condendo il tutto con nove Grammy Awards un BET Award e altri riconoscimenti, le celebrazioni arrivano sottobraccio alla pressione e alle aspettative da soddisfare, sia per tenere buona la critica che per farsi apprezzare dal pubblico, giudice supremo delle fortune di un artista.

 

E al pubblico John Legend rivolge da sempre grande attenzione, coinvolgendolo in ogni sua esibizione e ricambiando l’affetto dell’uditorio attraverso concerti assolutamente degni di essere ricordati, mai banali, vissuti dall’artista di Springfield, Ohio, in maniera assolutamente totalizzante. Per avvicinarsi ancora di più alla sua gente, il prossimo 12 novembre al Geox di Padova Legend mette a punto un concerto in cui il suo pianoforte acustico è affiancato da un quartetto d’archi, percussioni, contrabbasso e chitarra, in un contesto capace di esaltare le ottime capacità di arrangiatore ampiamente dimostrate nell’arco della sua carriera.

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Irish blood, English heart. Fortissimamente Morrissey
di F.D.S.   
giovedì 02 ottobre 2014

morrissey.jpgUn giorno d’estate di vent’anni fa mi trovavo ad Oxford, e fui invitato ad una festicciola in uno dei tanti college cittadini. Il party era simile a migliaia di altri, vale a dire gruppi di persone che chiacchieravano, osservatori silenti dai divani, qualcuno ballava alla musica di uno stereo. Fino a che qualcuno a quello stereo si avvicina con una cassetta, inserendola. Pochi secondi dopo ecco esplodere nell'aria le note di There is a light that never goes out, uno dei più grandi inni degli Smiths, la storia di un amore così forte da desiderare che la morte lo possa fissare così, nella sua tremenda bellezza.

 

Nel giro di pochi secondi, tutti, ma proprio tutti, si buttarono in pista come percorsi da una scarica elettrica, come se nella sala non stesse risuonando una canzone, ma un richiamo esistenziale. Fu allora che capii che gli Smiths non erano stati solo il più grande gruppo degli anni '80, ma erano anche una bandiera generazionale, una voce interiore, un culto laico.

 

Breve era stata la loro vita, dal 1982 al 1987, con soli quattro album realizzati (Rank uscì postumo nel 1988), ma ogni album, ogni singola canzone di ogni album, esprimeva una magia per la sua capacità di identificarsi empaticamente con il proprio pubblico, di interpretare la complessità di una specifica epoca culturale e storica, quella tatcheriana, di diventare il megafono per l'urlo e le lacrime di un'intera generazione.

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A modo loro. Kaiser Chiefs, orgoglio brit
di Sergio Collavini   
giovedì 02 ottobre 2014

kaiserchiefs.jpgHo ascoltato Education, Education, Education & War, ultima fatica in studio dei Kaiser Chiefs, a mente completamente aperta, cioè non avendo letto recensioni o altro. Mi è piaciuto! Poi, scorrendo la rassegna stampa delle critiche, confesso di esserci rimasto un pochino male, mi è venuto il dubbio di non capire più nulla di musica. Stroncato in Italia, spesso impietosamente, in Inghilterra l'album ha invece debuttato direttamente al numero 1 delle classifiche (cosa che non si verificava dai tempi di Yours Truly, Angry Mob del 2007).

 

Mah! Poi vai a vedere chi è primo in classifica qui da noi e figuriamoci se qualcuno osa dire: «Il re è nudo». Evidentemente rifare la stessa identica canzone per vent’anni paga. Tornando alla band di Leeds, Nick Hodgson, batterista e coautore assieme al cantante Ricky Wilson di quasi tutti i pezzi, se n’è andato in cerca di fortune soliste e forse qualcosa nei live si perderà (i duetti verbali tra lui e Wilson erano spassosi), ma nel drumming solido di Vijai Mistry i Kaiser Chiefs hanno trovato un degno sostituto.

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