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MUSICA
Sesto senso. Audio, video, tutto questo è jazz
di F.D.S.   
martedì 04 novembre 2014

padovajazzcdannyclinch.jpgIl Festival jazz di Padova a novembre rappresenta oramai un appuntamento importante non solo per la città che lo ospita, ma per tutti coloro che amano il jazz nelle sue più diverse declinazioni, senza barriere, senza steccati, come del resto è sempre stato per una musica che fin dall’inizio ha assorbito generi musicali di tutti i tipi (pensiamo solo al blues, agli standards, alla musica brasiliana). La stessa cosa, ad esempio, non è quasi mai riuscita al rock, quando ha tentato di uscire da se stesso.

 

Le prime tre serate del Padova Jazz Festival, dedicate al jazz europeo, si tengono al Centro Culturale Altinate. Il primo appuntamento è il 10 novembre col sestetto Plankton, ideato e condotto dalla sassofonista e cantante altoatesina Helga Plankensteiner. Martedì 11, uno dei solisti più rappresentativi del jazz italiano, il sassofonista Rosario Giuliani, col suo quartetto propone Images, un programma musicale ispirato alle memorie fotografiche raccolte in anni di viaggi in giro per il mondo. Mercoledì 12, riflettori puntati sul jazz londinese con il concerto del trio del chitarrista Phil Robson.

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Immanente Bahia. A Padova, la storia della musica brasiliana
di Lara Cavalli   
martedì 04 novembre 2014

gilbertogil.jpgRicordo la prima volta che le note di Procissão riempirono l’aria di casa mia. All’improvviso, ritmo e armonia si trasformarono in un tornado che attraversò il salotto sollevando ogni cosa. Tutto cominciò a ruotare e io, in estasi, volavo seduta sul divano, come una novella Dorothy. Finalmente avevo trovato quello che stavo cercando, un luogo nell’anima, un accordo, un profumo, la lingua che non parlavo, ma l’unica con cui riuscivo a esprimermi. Finalmente avevo sentito la musica, nella sua complessa immanenza.

 

Gilberto Gil è la polvere dell’arido Sertão, che, all’incontrare il tuo viso rigato dalle lacrime, diventa tatuaggio, ruga, espressione, definizione. È un indio Tupinambà a caccia di aragoste, munito solo di un tubo di plastica per respirare. È la terra della Mata Atlantica, rossa del sangue delle piaghe degli schiavi africani, di quello degli assassinii avvenuti durante le lotte del cacao, di quello della miseria. È lo sfrigolare dell’olio di dendè, la dolcezza della cocada mole di Dona Marlene, il profumo fortissimo della jaca e la dura realtà impressa sulla tuta da lavoro di Seu Artù.

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Incontro ravvicinato. John Legend, soul maturo in scena
di Daniele Pennacchi   
martedì 04 novembre 2014

johnlegend.jpgDopo aver venduto sette milioni di dischi in tutto il mondo, condendo il tutto con nove Grammy Awards un BET Award e altri riconoscimenti, le celebrazioni arrivano sottobraccio alla pressione e alle aspettative da soddisfare, sia per tenere buona la critica che per farsi apprezzare dal pubblico, giudice supremo delle fortune di un artista.

 

E al pubblico John Legend rivolge da sempre grande attenzione, coinvolgendolo in ogni sua esibizione e ricambiando l’affetto dell’uditorio attraverso concerti assolutamente degni di essere ricordati, mai banali, vissuti dall’artista di Springfield, Ohio, in maniera assolutamente totalizzante. Per avvicinarsi ancora di più alla sua gente, il prossimo 12 novembre al Geox di Padova Legend mette a punto un concerto in cui il suo pianoforte acustico è affiancato da un quartetto d’archi, percussioni, contrabbasso e chitarra, in un contesto capace di esaltare le ottime capacità di arrangiatore ampiamente dimostrate nell’arco della sua carriera.

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Irish blood, English heart. Fortissimamente Morrissey
di F.D.S.   
giovedì 02 ottobre 2014

morrissey.jpgUn giorno d’estate di vent’anni fa mi trovavo ad Oxford, e fui invitato ad una festicciola in uno dei tanti college cittadini. Il party era simile a migliaia di altri, vale a dire gruppi di persone che chiacchieravano, osservatori silenti dai divani, qualcuno ballava alla musica di uno stereo. Fino a che qualcuno a quello stereo si avvicina con una cassetta, inserendola. Pochi secondi dopo ecco esplodere nell'aria le note di There is a light that never goes out, uno dei più grandi inni degli Smiths, la storia di un amore così forte da desiderare che la morte lo possa fissare così, nella sua tremenda bellezza.

 

Nel giro di pochi secondi, tutti, ma proprio tutti, si buttarono in pista come percorsi da una scarica elettrica, come se nella sala non stesse risuonando una canzone, ma un richiamo esistenziale. Fu allora che capii che gli Smiths non erano stati solo il più grande gruppo degli anni '80, ma erano anche una bandiera generazionale, una voce interiore, un culto laico.

 

Breve era stata la loro vita, dal 1982 al 1987, con soli quattro album realizzati (Rank uscì postumo nel 1988), ma ogni album, ogni singola canzone di ogni album, esprimeva una magia per la sua capacità di identificarsi empaticamente con il proprio pubblico, di interpretare la complessità di una specifica epoca culturale e storica, quella tatcheriana, di diventare il megafono per l'urlo e le lacrime di un'intera generazione.

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A modo loro. Kaiser Chiefs, orgoglio brit
di Sergio Collavini   
giovedì 02 ottobre 2014

kaiserchiefs.jpgHo ascoltato Education, Education, Education & War, ultima fatica in studio dei Kaiser Chiefs, a mente completamente aperta, cioè non avendo letto recensioni o altro. Mi è piaciuto! Poi, scorrendo la rassegna stampa delle critiche, confesso di esserci rimasto un pochino male, mi è venuto il dubbio di non capire più nulla di musica. Stroncato in Italia, spesso impietosamente, in Inghilterra l'album ha invece debuttato direttamente al numero 1 delle classifiche (cosa che non si verificava dai tempi di Yours Truly, Angry Mob del 2007).

 

Mah! Poi vai a vedere chi è primo in classifica qui da noi e figuriamoci se qualcuno osa dire: «Il re è nudo». Evidentemente rifare la stessa identica canzone per vent’anni paga. Tornando alla band di Leeds, Nick Hodgson, batterista e coautore assieme al cantante Ricky Wilson di quasi tutti i pezzi, se n’è andato in cerca di fortune soliste e forse qualcosa nei live si perderà (i duetti verbali tra lui e Wilson erano spassosi), ma nel drumming solido di Vijai Mistry i Kaiser Chiefs hanno trovato un degno sostituto.

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Lungo un soffio. Aria di jazz al Candiani
di Davide Carbone   
giovedì 02 ottobre 2014

peirani.jpgSarà magari l’aria della Costa Azzurra, o pura e semplice coincidenza, non è dato saperlo. Quello che balza subito alla mente e alle orecchie ascoltando Vincent Peirani e la sua fisarmonica, tuttavia, è il confronto con un artista per certi versi insuperabile e capace di padroneggiare lo strumento e la scena a prescindere dal genere musicale celebrato, appartenga questo al panorama classico o di improvvisazione: Richard Galliano.

 

In comune con il grande precursore strumentale, Peirani ha di sicuro la capacità di poter affrontare brillantemente la complicata sfida del concerto solista, primo fisarmonicista ad entrare nella classe di jazz del Conservatorio di Parigi e vincitore del prestigioso Premio Django Reinhardt come miglior musicista francese del 2013, oltre che di quello Victoire du Jazz nella categoria Artista dell’anno nel giugno scorso.

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Natural born alternative. L'elettronica ha marchio Subsonica
di Laura Spadari   
giovedì 02 ottobre 2014

subsonica.jpgDopo tre lunghissimi anni i Subsonica tornano finalmente con un nuovo album e un nuovo tour che parte, con nostro grande piacere, da Jesolo. Una nave in una foresta è un titolo che può sembrare emblematico se non si è piemontesi: in realtà prende spunto da un aforisma locale «na barca 'nt in bòsch» che viene usato ed 'amplificato' da Samuel e soci per raccontare un senso di inadeguatezza, un sentire comune di “essere fuori luogo” che hanno ritrovato in molte delle persone conosciute durante i loro tour in giro per l’Italia.  

 

I Subsonica sono diventati maggiorenni e dopo 18 anni di musica trascorsi insieme sono in grado oggi di dedicarsi a tematiche più complesse, con un’attenzione particolare alla salvaguardia del nostro pianeta, come dimostra anche la collaborazione con l’artista visivo Michelagelo Pistoletto, al cui progetto Terzo Paradiso rimanda il titolo dell’ultima traccia del disco.

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Bravo, bis! Renga non lascia, anzi raddoppia...
di Davide Carbone   
giovedì 02 ottobre 2014

renga.jpgChe tra due anni possa festeggiare i trenta di carriera, sembra difficile da credere. Sarà la faccia da ragazzino o quei ricci che sembrano pure avere qualcosa di adolescenziale, non è dato saperlo. Ciò che conviene sapere è, piuttosto, come all’interno della carriera di Francesco Renga ce ne siano almeno tre o quattro, di carriere. È il 1986 quando il nostro partecipa con la propria band, i Modus Vivendi, ad un contest riservato a band bresciane. Renga ha solo 18 anni ma già un’impressionante presenza scenica, il resto lo combina l’incontro con i Timoria, anche loro iscritti al contest e subito impressionati dalle doti canore di Francesco.

 

Una storia che durerà ben tredici anni e capace di mettere d’accordo critica e grande pubblico, soprattutto giovanile, una storia che li vede vincere nel 1991 il Premio della critica (istituito per l’occasione) nella sezione Giovani del Festival di Sanremo con la canzone L’uomo che ride.

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Tempo e spazio. Ivan Fedele al terzo mandato con Limes
di Alberto Massarotto   
lunedì 08 settembre 2014

stevereichcwonge_bergmann.jpgLa sua terza avventura a capo del Festival Internazionale di musica contemporanea si prennuncia senza alcun dubbio come la più pop di tutto il mandato. Il direttore Ivan Fedele, dopo aver omaggiato nelle passate edizioni due colonne della musica come Pierre Boulez e Sofia Gubaidulina, sembra voler fuoriuscire dalla traiettoria fino ad ora tracciata, a cominciare dal conferimento del Leone d’Oro alla carriera a Steve Reich. Per pregustare tutte le novità che un tale cambiamento climatico porterà con sé dal 2 al 13 ottobre, si è scelto di indirizzare lo spirito della manifestazione attraverso un’anteprima del festival che si terrà sabato 20 e domenica 21 settembre.

 

Nel cercar di delineare al meglio l’originalità di una musica che ha saputo modificare l’orizzonte minimalista di partenza, si è reso opportuno superare lo scoglio della mera celebrazione offrendo un’immagine il più possibile composita dell’attività musicale di Steve Reich attraverso l’esecuzione di tre importanti opere.

 

Al fine di contestualizzare il lavoro del compositore, si è scelto di arricchire la finestra sul festival con due concerti tenuti dall’Eco Ensemble Berkely che consentono di ampliare il panorama musicale americano e la sua molteplicità di stili.

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Sound and vision. Una Venezia audiovideo
di F.D.S.   
lunedì 08 settembre 2014

portal.jpgA Venezia una visione si è impossessata degli operatori culturali: aprire alla musica i luoghi deputati ad altro, lavorare in sottotraccia perché a Venezia l’offerta di musica non sia completamente assorbita da un unico tempio (come invece da anni è avvenuto a Roma con l’Auditorium, che ha quasi completamente soffocato quella vivacità di proposte da parte dei soggetti minimi e minori…). Dopo la rassegna Lo spirito della musica, organizzata dalla Fenice, che ha portato numerosi concerti dentro i palazzi veneziani e soprattutto l’Eritrea di Francesco Cavalli nell’atrio di Ca’ Pesaro, ora abbiamo una seconda iniziativa che lavora sulla stessa linea di portare musica in luoghi ‘altri’.

 

Venerdì 26 e sabato 27 settembre, Michel Portal inaugura Carte Blanche, nuova rassegna nata dalla collaborazione tra Pinault Collection e Teatro Fondamenta Nuove, con la quale viene offerta totale libertà a un artista - musicista, attore, danzatore - di utilizzare a propria scelta gli spazi museali di Palazzo Grassi, di Punta della Dogana o del Teatrino per dar vita a spettacoli inediti, performance uniche tra arte, musica e teatro.

 

Portare musica, o altri tipi di arte, nei luoghi deputati alla fruizione di opere d’arte non è solo un atto di cortesia che viene chiesto a questi luoghi, quello di ospitare semplicemente artisti di altre discipline artistiche. Non si tratta solo di trasportare dalla sala concerto alla sala di esposizione la stessa musica.

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Se no i xe mati. Trattenersi è la vera pazzia!
di Laura Spadari   
lunedì 08 settembre 2014

bregovic.jpgImpossibile rimanere impassibili di fronte all’esplosione di suoni, ritmi, colori, in una sola parola all’energia che si scatena durante un’esibizione del “gitano in frack” Goran Bregovic. Ogni suo concerto si trasforma in una enorme festa gitana, con il pubblico che balla e canta. Originario di Sarajevo ma ormai cittadino del mondo, Bregovic ha lasciato il suo paese natio allo scoppiare della guerra che ha distrutto l’ex Jugoslavia, rifugiandosi in America con l’amico e regista Emir Kusturica, per il quale ha composto le colonne sonore di numerosi e celebri film (tra i quali Il tempo dei gitani, Underground, Arizona Dream) e grazie al quale si è fatto conoscere al grande pubblico.

 

La sua terra gli è naturalmente rimasta dentro, nel cuore e nella musica, con un misto di nostalgica vitalità. Proveniente da un paese crocevia di culture e religioni diverse - cattolica, ortodossa, mussulmana - Bregovic manifesta lo stesso carattere multietnico anche nel mix di sonorità utilizzate, spesso fragorose e incalzanti, a volte più soft e malinconiche, sempre e comunque risultanti da una sapientemente costruita contaminazione di musica folk balcanica, tango, elettronica, suggestioni turche e vocalità bulgare.

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Accadde quella notte. Andiamo a vedere i Pink Floyd!
di Nicolò Groja   
lunedì 08 settembre 2014

pink_1.jpgIl concerto dei Pink Floyd sul palco galleggiante in mezzo al bacino di San Marco il 15 luglio del 1989, da buon evento storico scatenò polemiche di ogni tipo, dalla gestione discutibile dell’afflusso di gente alla scelta di un posto non adatto a reggere l’urto di così tante persone, passando per il disordine e lo sporco che ne seguirono. Di evento memorabile, però, si trattò a pieno titolo: nella magica notte del Redentore una delle rock band più amate del pianeta si esibì gratuitamente davanti a oltre 250.000 persone in delirio, in diretta televisiva mondiale per 20 paesi e circa 100 milioni di telespettatori di diverse nazionalità.

 

Numeri semplicemente pazzeschi per un live che non sarebbe potuto essere mai più dimenticato. Di questo se ne resero conto tutti, e subito. Anche i Pitura Freska che lo raccontarono - non senza ulteriori polemiche - in una celebre canzone (Pin Floi). In occasione dell’anniversario dei 25 anni dal contestato live lagunare, l’associazione Floydseum ha organizzato la mostra The Night of Wonder: Venezia, 15 luglio 1989-2014, una raccolta di foto e materiale dedicato a quella sera di fine anni ‘80 che è entrata negli annali della musica contemporanea.

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L’uomo in blues. All’Arena con orchestra e ‘qualche’ amico…garantisce Pino Daniele!
di Davide Carbone   
domenica 31 agosto 2014

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Il ‘tre’ può essere considerato numero perfetto anche in musica. È il 1980 quando il 25enne Giuseppe Daniele, detto Pino, pubblica il terzo album dal titolo Nero a metà, dopo Terra mia del ‘77 e Pino Daniele del 1979. Con il senno di poi, il titolo di quello che viene considerato da molti l’album della raggiunta maturità artistica sembra descrivere meglio di qualunque altra frase l’indole umana ed espressiva di uno dei più influenti cantautori della storia della musica italiana contemporanea.

 

Pino Daniele è un bluesman di razza che vive la chitarra come prolungamento delle proprie dita, capace di distillare tonalità colorate di sfumature che l’occhio nudo difficilmente riuscirebbe persino a ipotizzare. Per celebrare questo grande album, cornice migliore dell’Arena di Verona difficilmente si sarebbe potuta scegliere.

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[Recensione] Ludovico Einaudi. Quando la pioggia è un musicista a tempo
di Lara Cavalli   
martedì 29 luglio 2014

einaudi_1.jpg

 

[Recensione] Nel tempio della musica, anche gli scrosci di pioggia vanno a tempo. Entrano prepotenti, come una sessione d’ archi disperata, e lasciano specchi d’acqua sul palco nero che riflettono un mondo di sogno e il blues che ognuno di noi si porta dentro. Il fraseggio melodioso di Einaudi ti costringe a fare i conti con la parte più segreta di te. Scopre i cavi delle tue emozioni, e sotto quella pioggia violenta, violente sono anche le scariche elettriche che emettono migliaia di corpi bagnati.

 

Ludovico Einaudi rappresenta una delle grandi trasformazioni della musica classica contemporanea. La sua musica introspettiva e minimalista non avrà la levatura tecnica delle composizioni di Stefano Bollani, ma si distingue per la capacità di emozionare con l’immediatezza di un suono circolare e un tocco lieve, semplice, malinconico.

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Solo per sempre. Il punto di vista di Ligabue
di Nicolò Groja   
martedì 01 luglio 2014

ligabuechicodeluigi.jpgLuciano Ligabue non ha certo bisogno di presentazioni. È uno dei cantautori italiani più amati e ogni suo concerto è un evento capace di richiamare migliaia di persone da ogni parte della Penisola, da nord a sud, senza eccezioni. E non farà eccezione nemmeno l’appuntamento del 12 luglio a Padova, quando il cantante e chitarrista di Correggio porterà sul palco dell’Euganeo i suoi successi più grandi e le hit del suo ultimo album, Mondovisione.

 

«Mi procuro una frattura durante un concerto e 2 minuti dopo può vedere la caduta un mio amico di Los Angeles. È ufficiale: siamo tutti in mondovisione. Mondovisione però è anche la visione di un mondo»; queste le parole del Liga che commentano un disco capace di scalare in pochi giorni la vetta delle classifiche di vendita - sia di copie fisiche che di copie digitali su iTunes - e di spedire il singolo Il sale della terra al vertice dei dati EarOne sulla rotazione dei brani nelle radio italiane.

 

Ligabue è garanzia di successo da quando ha iniziato la sua carriera scrivendo brani per personaggi di spicco come Pierangelo Bertoli (Sogni di rock n’roll, Figlio d’un cane) e dedicandosi poi all’impegno solista sin dalla fine degli anni ‘80, trovando fortuna tra il ‘94 e il ‘95 con i due album che l’hanno consacrato a icona del rock italiano, A che ora è la fine del mondo?, trainato dalla cover del pezzo dei R.E.M. It’s the End of the World and We Know It, e Buon compleanno Elvis, l’incoronazione definitiva arrivata con Certe notti.

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A scatola chiusa. Robert Plant, a Piazzola si va sul sicuro
di Laura Spadari   
martedì 01 luglio 2014

robertplant.jpg«It’s been a long time since I rock’n’rolled». L’inizio di Rock’n’Roll, famoso brano dei Led Zeppelin, forse oggi si addice più che mai a Robert Plant. Il vecchio leone, classe 1948, i cui ruggiti si ergevano sexy e selvaggi sul muro del suono di una delle più grandi rock band della storia, oggi vive la sua maturità personale e artistica in una dimensione più sfumata e stratificata.

 

Lungo la sua avventura musicale, molti sono infatti gli strati che si sono sovrapposti, confondendosi e rifluendo tra latitudini e longitudini musicali, temporali e geografiche. Dall’inizio della sua carriera solista, datato 1982, l’istrionico Plant ci ha coinvolto in esplorazioni musicali forse meno trascinanti di quelle dei pionieri Zeppelin, ma di non minor classe, come si addice a chi ha reinventato la materia di cui deve essere fatto il cantante rock (vale a dire, la materia di cui sono fatti i sogni).

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Nuovi approcci. Curioso, inesauribile, Battiato
di Alberto Massarotto   
martedì 01 luglio 2014

battiato.jpgPer la prima data del Short Summer tour 2014, nonché unico concerto di Franco Battiato nel nord est, lo splendore della Piazza degli Scacchi di Marostica si trasforma in un anfiteatro in grado di accogliere ben 4000 persone. Per il cantautore siciliano quest'avventura estiva si presenta come l'occasione per proporsi al suo pubblico secondo rinnovati aspetti, di cui il primo è dettato da un sostanziale cambiamento delle sonorità delle sue canzoni dovuto all'accompagnamento dell'Orchestra Filarmonica Arturo Toscanini che proprio quest'anno compie dieci anni della sua costituzione.

 

Oltre a ripercorrere la propria carriera attraverso le canzoni più importanti del suo repertorio storico fino ai successi dei suoi ultimi album, il pubblico attende di essere sorpreso con un assaggio del nuovo lavoro che Battiato comincerà probabilmente a promuovere proprio durante l'estate e di cui ancora non si hanno notizie certe.

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Made in Germany. Cinquant'anni di velenoso metal
di Daniele Pennacchi   
martedì 01 luglio 2014

scorpions.jpgDifficile, non solo nella storia del metal, ma della produzione discografica generale, trovare un gruppo più prolifico dei tedeschi Scorpions. Fondati ad Hannover nel 1965 dal chitarrista Rudolf Schenker, i nostri sono stati capaci di sfornare la ragguardevole cifra di 48 album tra cui 18 in studio, 3 live e 26 raccolte, senza mai smettere di scorrazzare per il globo terracqueo in tour promozionali ed esibizioni live.

 

Il 18 luglio a Piazzola ci sono tutti gli ingredienti per una serata ad elevato tasso metal, con Rudolf Schenker e Klaus Meine accompagnati da Matthias Jabs, James Kottak e Pawel Maciwoda e preceduti sul palcoscenico da numerose rock band, con sorprese preannunciate e assai attese.

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Battle in Arena. A Verona l'hip hop risponde a tono
di D. P.   
martedì 01 luglio 2014

clubdogo.jpgDa ormai alcuni anni, l'anfiteatro romano di piazza Brà ha aperto il proprio palcoscenico a un repertorio non esclusivamente lirico e classico, ma dalle spiccate tinte rock e pop, ospitando tra gli altri negli anni Sting, i Muse, Franco Battiato e Luciano Ligabue.

 

È anche per questo motivo che l'evento in calendario il prossimo 14 luglio ha i contorni dell'inedito e dell'imperdibile. Il più celebre teatro lirico a cielo aperto del mondo si prepara ad accogliere quattro pezzi da novanta del panorama rap italiano come J-Ax, Fedez, Club Dogo ed Emis Killa per un esperimento dai risultati assolutamente sorprendenti.

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My name is Suzanne. Vega, tra fusioni e connessioni
di D.C.   
martedì 01 luglio 2014

suzannevega.jpgCon la sua Luka del 1987, secondo singolo estratto dall'album Solitude Standing, raccontava attraverso la creazione di un personaggio immaginario un'infanzia difficile, con violenze vissute sulla propria pelle che venivano affrontate grazie ad un approccio musicale quanto mai terapeutico. Suzanne Vega già da allora rivelava una visione lucida ma non per questo priva di poesia del proprio universo personale, musicale ed artistico, a volte coincidenti, altre invece solo comunicanti o messi uno di fronte all'altro.

 

Nata l'11 luglio del '59 nella californiana Sacramento, Suzanne Vega arriva a Sommacampagna una settimana dopo il suo compleanno e dopo un silenzio discografico durato sette anni, per presentare il nuovo disco Tales from the Realm of the Queen of Pentacles, uscito a febbraio e somma naturale dell'unione di due universi, quello spirituale e quello reale, affrontati dalla cantautrice con la stessa delicatezza degli esordi.

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