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MUSICA
From Westway to Venice. Train in Vain, Should I Stay... a Venezia! Ma chi ci crede?!
di Sergio Collavini   
lunedì 13 luglio 2015

120.jpgNon sempre incontrare di persona un tuo idolo è una buona idea. L’immagine romantica che se ne ha può, anche duramente, scontrarsi con la realtà. Quindi non che fossi dubbioso nel farlo o meno (ma che, scherziamo?!), ma nell’apprestarmi ad incontrare Mick Jones un po’ timoroso lo ero eccome. L’occasione è stata l’inaugurazione della sua mostra Rock’n’Roll Public Library nell’ambito della 56. Biennale Arte di Venezia, un’esposizione di oggetti, dischi, fumetti, vestiti e ogni sorta di gadget collezionati nella sua carriera. «Venezia News» ne diventa media-partner e dopo i primi contatti con la figlia Lauren, curatrice della mostra, chiediamo subito se “Mr. Jones” è disponibile anche ad una breve intervista. Non ci allarghiamo e rispettosamente specifichiamo “anche via mail”. “My dad will be happy to have a short talk with you”, la risposta. “MY DAD”, non ho potuto fare a meno di sorridere! Il 7 maggio, giorno dell’inaugurazione (evento ristretto a un centinaio di persone), arrivo con l’amico Gianmarco “dj Spillo”, che mi farà anche da fotografo, con buon anticipo.

 

Non c’è ancora nessuno ma nel giardino interno dell’Istituto Santa Maria della Pietà, sede della mostra, scorgiamo LUI impegnato nel sound check con gli Sugarmen.

 

Ma allora suonerà anche? Del concertino degli Sugarmen, giovane band di Liverpool prodotta e promossa da Jones, sapevamo, ma che suonasse anche lui con loro è un bel regalone. Riusciamo a entrare a vederci pure le prove. Gessato blu, cravatta viola, scarpe classiche (kingsmen not brogue): l’immagine elegante, quasi mod, che sfoggia da qualche anno. Mick è sorridente e a suo agio sul palco con i ‘mocciosi’. Oddio, stanno provando un’improbabile versione di Nel blu, dipinto di blu, ma insomma, gliela perdoneremo presto. Scende dal palco e abbiamo subito l’occasione di parlarci qualche minuto e ovviamente chiedergli una foto insieme. Tutto ciò che riesco a dire, però, è che per me è un onore e che lui e i Clash sono sempre stati fonte di grande ispirazione.

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Di padre in figlio. Knopfler, la storia tra le dita
di Daniele Pennacchi   
martedì 14 luglio 2015

knopflerfabiolovino.jpgChe Zed Live volesse fare davvero su serio lo si era capito da un po’, capace di portare negli ultimi anni in Italia colonne portanti dell’universo musicale come Springsteen, Dylan, Crosby/Stills&Nash (di ritorno il 3 ottobre, prendete un appunto), e arricchendo l’estate musicale italiana con due purosangue come Jovanotti e Vasco Rossi, entrambi all’Euganeo di Padova.

 

Il cartellone dell’Hydrogen Festival, dunque, può aver colto di sorpresa solo chi non fosse stato abituato tanto bene da un’agenzia di promoting capace il 18 luglio di portare nel salotto musicale estivo italiano, il fantastico parco di Villa Camerini a Piazzola sul Brenta, niente meno che Mark Knopfler, ‘semplicemente’ uno dei migliori chitarristi della storia della musica di tutti i tempi.

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Enjoy your trip! Pronti alla Santana-experience?
di Davide Carbone   
martedì 14 luglio 2015

santana.jpgInserito dalla Bibbia musicale «Rolling Stones» al 20° posto della lista dei 100 migliori chitarristi di tutti tempi (Jimi Hendrix al comando…), Carlos Santana rappresenta molto più di un chitarrista. Icona di un’epoca, quella compresa tra gli anni ’70 e ’80, vissuta a cavallo di interminabili assoli lisergici tra le cui pieghe perdersi, accettando il rischio di non ritrovarsi più. Il 20 luglio all’Arena di Piazza Bra Carlos Augusto Alves Santana, dalla messicana Autlàn de Navarro, promette di presentarsi al pubblico nella ormai consueta estasi mistico-musicale, prendendo per mano chiunque abbia voglia di provare sulla propria pelle il brivido dell’inesplorato.

 

Al centro della scena un artista in grado di reinventarsi e allo stesso tempo simbolo vivente di coerenza, a un passo dall’oblio che rischiava di inghiottirlo e capace con l’album Supernatural del ’99 di regalare ai suoi sostenitori il più importante successo della propria carriera.

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Dr rock and Mr funk. Travolgente, poliedrico Kravitz
di Laura Spadari   
martedì 14 luglio 2015

kravitz.jpgThe Chamber, l’incalzante singolo apripista dell’ultimo album Strut, uscito nell’autunno del 2014, ci ha riportato un Lenny Kravitz in forma smagliante, pronto a calcare nuovamente i palchi internazionali. Per noi l’appuntamento è il 29 luglio nella magica cornice dell’Anfiteatro Camerini a Piazzola sul Brenta, ormai riferimento imprescindibile per l’estate musicale italiana. L’occasione è ghiotta non solo per i fans di Kravitz, ma anche per tutti gli amanti della buona musica in generale.

 

Dietro all’immagine da rockstar attenta a conservare nel tempo il suo sex appeal, Lenny Kravitz, nato nel 1964 a New York, è infatti un eccellente ed eclettico polistrumentista, che può ormai contare su un repertorio di successi da far invidia ai più.

 

 

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Profumo di datteri e Francia. Il jazz in viaggio del Fayçal Salhi Quintet
di Lara Cavalli   
lunedì 20 luglio 2015

lyon_june_2015__123.jpg

 

[Recensione] Seduta ad uno dei tavolini del Peristyle osservo la moltitudine di persone che si alterna tra le colonne e il bar dell’Operà di Lione, in uno dei più bei jazz club all’aperto che abbia mai visto. Porta i colori delle passioni primordiali, il rosso e il nero, l’amore e la morte, il fuoco e il tetro, in un equilibrio perfetto dove niente è troppo freddo, dove i bicchieri tintinnanti si sposano con la leggerezza dell’ estate e l’attesa per la seconda session, a cui ne seguirà una terza, in una replica in tre serate, del Fayçal Salhi Quintet. I primi 45 minuti di concerto catturano tutti i presenti come miele, come zucchero. Dalla piazza di fronte al municipio della città simbolo della gastronomia francese i curiosi e gli appassionati si sono avvicinati in religioso silenzio, con occhi e bocche spalancate per tanta bellezza.

 

Osservo il pubblico. Sorrido. Un bambino travolto da questo jazz nuovo e speziato si lascia andare ad una corsa liberatoria intorno al palco. Le sue braccia sono alzate verso il cielo come a citare Alessandro Baricco: «Quando non sai cos’è… allora è jazz!».

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Il Signor Rossi. A Padova il Blasco nazionale
di Massimo Macaluso   
venerdì 03 luglio 2015

rossi_2.jpgDifficile spiegare persino a se stessi perché nel 2015 ancora si ha il fegato di andare a un concerto di Vasco Rossi. Per debito di cuore, in parte. E per i ricordi. E poi perché illudersi di avere 30 anni in meno è sempre bello: per qualche ora si può attaccare al respiratore artificiale il sogno romantico della vita spericolata mai imboccata. E subito, fin dalle prime battute, ti accorgi che la vera festa è nel parterre: balli, braccia alzate, gente che canta in cerchio attorno a luci e fumi colorati fanno assomigliare il tutto a un rito religioso. Il Blasco dall’alto del palco guarda quasi incantato. Sembra esserci una strana luce nei suoi occhi, che trasmette lo stupore tipico degli esordi, come se fosse ancora fermo a quel 26 maggio 1979, data del suo primo concerto in Piazza Maggiore a Bologna.

 

Adesso è un rocker ultrasessantenne capace ancora di farci fantasticare, pensare, persino lottare, almeno nell'immaginario. Perché nonostante l'età anagrafica, non è un vecchietto qualsiasi.

 

Uno che si fregia - e che fregiano - di avere fatto la storia della musica nostrana. E che, in virtù dei meriti del passato, ancora oggi riempie per giorni di fila gli stadi, con la gente per ore a invocarne il nome e i 40enni (e tanti altri over) che pur di non perderselo portano i figli (talvolta, ormai, i nipoti) poco più che in fasce.

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GongZilla is coming. Ultima tappa italiana per Damian Marley a Piazzola
di C.S.   
venerdì 03 luglio 2015

damianmarley.jpgL’abbiamo visto l’ultima volta in Italia nell’aprile del 2011, sul palco di un Palasharp sold-out insieme al rapper Nas per l’acclamatissimo tour di presentazione di Distant Relatives. Ora, finalmente, oltre quattro anni dopo, Damian “Junior Gong” Marley, ultimogenito della leggenda immortale del reggae, si concede ai fan italiani il 6 luglio in occasione dell’Hydrogen Festival, alla Company Arena di Piazzola sul Brenta.

 

Classe 1978, figlio del “Re del Reggae” e della bellissima Miss Mondo 1976, Cindy Breakspeare, Damian “Junior Gong” Marley è considerato a pieno diritto il vero erede dell’indimenticabile padre. Una carriera folgorante la sua, che a soli 13 anni forma la prima band per poi dedicarsi al debutto solista con Mr. Marley (1996), svelando uno straordinario talento confermato, in seguito, dal secondo lavoro Halfway Tree che si aggiudica il primo Grammy per il miglior album reggae del 2001.

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Libero di, libero da. Da Pinault, echi di No Wave
di F.D.S.   
giovedì 28 maggio 2015

artolindsay.jpg

 

Arto Lindsay, figlio di missionari presbiteriani della Virginia ma cresciuto in un monastero brasiliano, è uno degli intellettuali più lucidi che abbiano applicato alla musica la loro intelligenza e lucidità, senza barriere, senza confini, in nome di una libertà nel far musica che è figlia dell’approccio libertario ed estremo della New York della metà degli anni ‘70.

 

È qui che Arto, nel frattempo ritornato negli USA, batte il primo colpo partecipando con i suoi DNA al disco collettaneo No New York (1978, prodotto da Brian Eno) che rappresenta uno dei reperti più sconvolgenti della “musica nuova” che in quegli anni era nell’aria: tutti e tre i musicisti dei DNA sono autodidatti, anzi inesperti, Arto suona una chitarra totalmente atonale, a frequenze quasi intollerabili.

 

 

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Questioni d’orgoglio. Al Candiani, mai la stessa storia
di Redazioneweb2   
giovedì 28 maggio 2015

morris.jpgA guardarla bene, sembra quasi che i suoi indomabili capelli esprimano il continuo fermento espressivo che da sempre caratterizza le sue esibizioni, i suoi progetti. Lei è Sarah Jane Morris, da Southampton, una carriera quasi trentennale a spasso tra jazz, rock, rhythm and blues, mille sponde espressive toccate e un rapporto assolutamente privilegiato con l’Italia.

 

Del nostro paese Sarah ha esplorato gli aspetti più diversi, quello nazionalpopolare per eccellenza, con la partecipazione al Festival di Sanremo nel ’91, quello più ricercato delle rassegne acustiche disseminate per il nostro territorio. Il suo arrivo a Mestre per Candiani Groove l’11 giugno si dimostra inno di coerenza sia per lei che per la rassegna, che offre al pubblico tutti i 14 inediti dell’album Bloody Rain, ultimo lavoro della cantautrice.

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Ad alta voce. L’Hydrogen parte col botto
di Laura Spadari   
mercoledì 03 giugno 2015

onerepublic.jpg«I lived»: la voce di Ryan Tedder intona questo ritornello per accompagnare lo spot di una nota casa automobilistica. Questo brano, estratto dall’album Native, sta facendo spopolare gli americani OneRepublic anche nelle radio italiane. Seppur non nuovi alle collaborazioni pubblicitarie, i nostri non sono affatto un gruppo dalle scontate melodie pop, piuttosto una solida rock band che viene da anni di gavetta e che ha affinato un sound altamente emozionale che oggi li pone sulla stessa linea di fuoco di Coldplay e Maroon 5.

 

Sin dal singolo d’esordio Apologize del 2007, giunto al numero uno nelle classifiche di sedici Paesi, il loro successo non ha conosciuto flessioni, consolidandosi attraverso tre ottimi album e confermando il talento compositivo del giovane frontman, già coautore di successo per brani di altri artisti famosi come Bleeding Love di Leona Lewis e Halo di Beyoncè.

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Don’t miss the Kiss! Gene Simmons e soci a Verona
di Alberto Zava   
mercoledì 03 giugno 2015

kiss.jpgRitornando con la memoria e con i vinili all’inizio degli anni Settanta, il nome dei Wicked Lester suonerà probabilmente vuoto ai più, ma per i fans dei Kiss rappresenta di fatto l’inizio di una delle più grandiose e appariscenti leggende del rock. Tra il 1972 e il 1974 Paul Stanley e Gene Simmons gettano le basi per un’intera vita sul palco, che, ben quarant’anni e passa più tardi, torna a dare ancora oggi prova di ineffabile brillantezza nella prestigiosa cornice dell’Arena di Verona il prossimo 11 giugno.

 

Nel semplice passaggio da una formazione all’altra non avviene solo un cambio di nome (da Wicked Lester a Kiss), ma si concretizzano le fulminanti idee di una carriera leggendaria: Stanley e Simmons definiscono il suono vincente, un rock più hard per l’epoca ma con chiare inflessioni rock’n roll (perfettamente apprezzabili in brani come Strutter, Rock and Roll All Nite, I was Made for Lovin’ You); completano la formazione, ispirandosi nientemeno che ai Beatles (perlomeno nel concetto se non nel suono: quattro veri frontman ciascuno con la propria personalità e dimensione artistica in evidenza); per dare maggiore definizione al ruolo di ciascuno, decidono infine, ispirandosi al teatro Kabuki, che ognuno si sarebbe dipinto in faccia, su base bianca, ciò che più lo caratterizzava.

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C’era una svolta. La rivoluzione elettrica di Mumford
di F.D.S.   
mercoledì 03 giugno 2015

mumford.jpgDa un po’ di anni, uno dei criteri del livello di visibilità e di fama dei gruppi rock è il partner sentimentale del rispettivo leader: se si tratta di una giovane attrice che ha recitato in film di rilievo, allora si può tranquillamente affermare che il gruppo è destinato ad un successo più o meno duraturo. È il caso del gruppo inglese Mumford & Sons, il cui leader, Marcus Mumford, è sposato con Carey Mulligan, la bravissima attrice di Shame e di A proposito di Davis. Con i primi due dischi, Sigh No More del 2009 e Babel del 2012, sono arrivati al numero uno delle classifiche di mezzo mondo, suonando una musica che, nonostante le loro origini londinesi, sembra proprio un neo-folk di matrice revivalista nord-americana, veloce e ritmato, fatto di chitarre acustiche, banjo e contrabbasso.

 

Niente di particolarmente nuovo, certo, ma comunque una musica che riscaldava il cuore e faceva tendere i muscoli, alternando anthem dall’andamento marziale, sostenuti dalla voce un po’ spiegazzata di Marcus Mumford, a ballads nervose e catartiche.

 

Usiamo l’imperfetto perchè nel loro ultimo disco, uscito a maggio di quest’anno, Wilder Mind, i M&S si sono elettrificati, «they plugged in», come ha scritto Rolling Stone. Questo terzo disco del quartetto londinese non ha nulla a che vedere con le sonorità degli album precedenti, quelle che li avevano resi unici; il loro sound attuale rimanda a band come The National, Coldplay e Snow Patrol.

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Hearing forward. Pillole di estate 2015
di Davide Carbone   
mercoledì 03 giugno 2015

metallica.jpgCi risiamo, per fortuna. Si ripete, instancabile e sempre diverso nella propria ciclicità, il rito che vede l’estate consacrata alla musica, un fenomeno vecchio probabilmente come la storia dell’uomo che vede coincidere la bella stagione con la voglia di mettere la testa fuori dal guscio, incontrarsi in grandi spazi aperti e condividere suoni, parole, emozioni. L’estate 2015 ha il difficile compito di dimostrarsi all’altezza di ricordi freschissimi, come i Rolling Stones al Circo Massimo, i Pearl Jam a San Siro o gli Arcade Fire a Villafranca di Verona.

 

E state pur certi che i propositi per un’altra estate da incorniciare ci sono tutti e a tutte le latitudini, gravitando tra i centri urbani maggiori per solide conferme o spulciando le periferie della Penisola in cerca di piccoli scrigni acustici capaci di rivelare gemme sonore nascoste e per questo motivo ancora più preziose.

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Buon sangue. A Trieste il fenomeno Nutini
di Daniele Pennacchi   
mercoledì 03 giugno 2015

nutini.jpgChe nelle sue vene scorra qualcosa di italiano, lo si intuisce ben presto dal nome. Attenzione però, perché Paolo Nutini, nato nella scozzese Paisley il 9 gennaio 1987 da mamma britannica e padre di origini toscane, si potrebbe tranquillamente definire ‘cittadino del mondo’ e non solo dal punto di vista musicale. Indirizzato verso la musica fin da bambino, il nostro dimostra da subito di essere una scommessa da provare a vincere, con i consigli del suo insegnante di canto che si dimostrano assai preziosi nel percorso di formazione della sua tecnica vocale.

 

L’estate scorsa è stato protagonista dei principali festival musicali europei (Glastonbury, BBC Big Weekend, Pinkpop, T in the Park), in autunno ha invece continuato il tour in tutte le arene più importanti del mondo, regalando a Milano e a Piazzola sul Brenta concerti rimasti bene impressi negli occhi e nelle orecchie dell’uditorio.

 

 

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Adesso, qui. Passaggi musicali obbligati
di Daniele Pennacchi   
giovedì 28 maggio 2015

asafavidan.jpgDovrebbe essere la norma, ma capita assai raramente di entrare in contatto con un musicista che decida di consacrare la propria carriera alla coerenza. Tanto, troppo spesso assistiamo ad esibizioni di artisti ‘costruiti a tavolino’, copie di copie, interessati al favore del pubblico solo in termini di tornaconto personale ed economico.

 

Il Rumors di Verona sembra aver fatto proprio della coerenza l’aspetto discriminante nella scelta delle personalità da coinvolgere: già l’anno scorso Anna Calvi e Vinicio Capossela avevano dato un’idea ben precisa di quello che gli spettatori si sarebbero potuti aspettare anche negli anni a venire, proposito che quest’anno gli ospiti confermano in tutto e per tutto, rendendo la manifestazione del Teatro Romano unica nel panorama nazionale.

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Eterno stupore. Lorenzo apre l'estate di Padova
di Katia Salviato   
giovedì 28 maggio 2015

jovanotti_1.jpg«La mia è sempre di più la lingua dei viaggiatori e chi decide di ascoltarmi deve sapere che io sono uno che racconta mondi che ha visto e mondi che vuole vedere, e che non conosco a fondo la lingua del posto, la lingua degli stanziali, strimpello strumenti e parlo male diverse lingue e di volta in volta ho bisogno di musicisti e di interpreti per metter su le tende nel luogo e restare finché non mi riprende il senso di irrequietezza che mi porta a fare di nuovo i bagagli e partire».
Questo scrive Lorenzo Cherubini, meglio conosciuto come Jovanotti, nel suo libro-racconto di viaggio Il Grande Boh!. Una descrizione che gli corrisponde perfettamente: Jovanotti non è un virtuoso della voce o di qualche strumento, e non è nemmeno uno scrittore, pur essendosi raccontato nelle pagine di più di un libro.

 

È ‘solo’ un ragazzone di quasi cinquant’anni e di un metro e 93, un ragazzone dagli occhi che brillano e che ama affidare il suo cuore e le sue riflessioni alla musica e, attraverso questa, alla tribù che balla ai suoi concerti.

 

Vederlo saltellare sul palco con la sua energia infinita, accompagnato dai musicisti che lo seguono ormai da anni, il fido Saturnino in prima fila, è un vero spettacolo: non so se il più grande dopo il Big Bang, ma comunque un concentrato di pura vitalità e di voglia di divertirsi e divertire. «Io sono come mi si vede sul palco, chi sale in scena comunica alla gente quello che è, nell’arte in generale ma soprattutto nella musica - racconta in un’intervista - ci sono artisti che hanno creato questo tipo di rapporto con il pubblico, penso a Adriano Celentano, Gianni Morandi, Bruce Springsteen. C’è un aggettivo che usa Celentano che mi sembra spieghi bene quello che voglio dire: forte. Ecco, Celentano è forte, Springsteen è forte, non è questione di bravura. Mi piacerebbe essere davvero forte».

 

 

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Sounds and visions. Art rocks!
di F.D.S.   
lunedì 04 maggio 2015

hugoglendinning.jpgRock e arte non sono mai andati particolarmente d’accordo. A parte qualche raro momento di esplorazione da parte di musicisti rock di una dimensione iconica ed estetica destinata ad accompagnare la propria musica (i primi che mi vengono in mente sono gli U2 del periodo Zooropa, più di vent’anni fa, con la collaborazione di Brian Eno), gli artisti e i gruppi che hanno davvero tentato di costruire un’integrazione tra musica e arte sono davvero pochi; Brian Eno, appunto, e i Tuxedomoon, che negli anni ‘80 sperimentarono la prima vera (l’unica?) integrazione tra le varie discipline artistiche, senza barriere nè condizionamenti.

 

Ben venga allora il macro-tema che, in occasione della settimana inaugurale della 56. Biennale Arte di Venezia, viene proposto in città con due progetti convergenti nei fini: quello di esplorare il rapporto tra musica e arte, e di verificare se, dimenticate le orge oramai lontanissime del rock machista o del parossismo sonico ai limiti della corporeità fisica, le due dimensioni siano in grado di produrre percorsi effettivi di condivisione degli obiettivi.

 

Il primo riguarda il programma del Teatrino di Palazzo Grassi che presenta, dal 7 al 9 maggio, The Venetian Blinds. Artist-Run Bands, primo festival musicale internazionale interamente dedicato a gruppi rock fondati da artisti visivi, realizzato in collaborazione con Palazzo Grassi - Punta della Dogana, il centro d’arte contemporanea Le Consortium di Digione e Silencio di Parigi.

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Avanti, con stile. La sicurezza di una garanzia
di Massimo Macaluso   
lunedì 04 maggio 2015

degregori.jpgAmmetto di essere indissolubilmente legato ai primi lavori del Principe. Quelli degli anni '70, per intenderci. Dischi (prima della digitalizzazione si chiamavano così) come Rimmel, Titanic, Bufalo Bill, con le loro atmosfere rarefatte e indimenticabili, restano pietre miliari nella storia della musica italiana, non solo per quelli della mia generazione. É difficile mantenersi per tutta la carriera a quei vertici di ispirazione, c’è riuscito solo uno, forse il più grande, mai troppo rimpianto, quel Faber che scrisse poco prima di morire forse la sua opera più bella, Anime salve.

 

Francesco De Gregori è stato veramente bravo in tutti questi anni a cercare e trovare in altre sonorità una degna prosecuzione della propria carriera, riuscendo comunque ancora a stupire, arrangiando e stravolgendo ogni sera in concerto in modo diverso i pezzi più amati, in modo da renderli spesso irriconoscibili e proponendone di nuovi che comunque hanno sempre mantenuto quel tocco vintage, quella dolce e a volte compiaciuta malinconia da sempre cifra della sua musica.

 

Un po’ come il vecchio pirata di Duluth, Robert Allen Zimmerman in arte Bob Dylan, con cui musicalmente ha flirtato fin dall'inizio della carriera, e di cui ha anche fatto una bellissima cover di If You See Her Say Hello.

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La loro Africa. Suoni da un Continente
di Laura Spadari   
lunedì 04 maggio 2015

candianigroove.jpgAnche a maggio Candiani Groove promette più che bene, con un programma in grado di pescare a piene mani nella musica di paesi africani come Mali e Senegal. Per quattro serate di maggio, una più suggestiva dell’altra, il Candiani offre un’opportunità di indiscutibile qualità ai fans della world music, agli appassionati di musica ‘colta’ in generale, ma anche a chi è semplicemente curioso o desideroso di espandere i propri orizzonti musicali.

 

Il 7 maggio l’attento pubblico mestrino può lasciarsi incantare dalla kora di Kaw “Dialy Mady” Sissoko, affermato musicista senegalese dell’Orchestra di Piazza Vittorio già protagonista di prestigiose collaborazioni (Paolo Fresu, Mory Kantè, Fiorella Mannoia, per citarne alcune). Sabato 16 maggio è la volta del trio di Boubacar Traore, vera star internazionale che, con il soprannome di KarKar, a 73 anni incarna l’essenza del blues del Mali, suo paese d’origine in cui è praticamente una leggenda vivente.

 

Il 20 tocca all’ammaliante jazz del chitarrista siciliano Domenico Caliri, che presenta l’acclamatissimo album Camera Lirica, accompagnato da un’orchestra di tredici elementi.

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Venti, di passione. Vicenza ombelico jazz
di Davide Carbone   
lunedì 04 maggio 2015

gregoryporter.jpgStare in equilibrio sul sottile, impercettibile filo che lega e assieme distingue tradizione passata ed esiti futuri dell’universo jazz, ipotizzabili o già delineati. Difficile immaginare qualcosa di più affascinante, complicato ma assieme gratificante, soprattutto quando la missione viene affrontata a mente aperta, libera da preconcetti, pronta all’assorbimento culturale e musicale. Fondato e diretto da Riccardo Brazzale, il Festival Jazz di Vicenza arrivato alla ventesima edizione fa esattamente di questo atteggiamento un proprio indiscutibile punto di forza, appuntamento ormai di punta nel calendario delle manifestazioni nazionali ed europee di genere, occasione per fare il punto sullo stato di salute del panorama contemporaneo in continuo, magmatico divenire.

 

I nomi in cartellone, ancora una volta, da brividi: Jan Garbarek e Trilok Gurtu, Paolo Fresu con Richard Galliano e Jan Lundgren, Maria Schneider con Fabrizio Bosso, Arturo Sandoval, Gregory Porter e Mary Halvorson sono in tutto e per tutto le persone giuste al posto giusto, ognuno capace di arricchire la manifestazione della propria cifra stilistica e rendere la convention musicale semplicemente irripetibile.

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