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MUSICA
Ennesima potenza. Un jazz timbrato Rava
di Riccardo Triolo   
giovedì 05 marzo 2015

rava.jpgSono atomi di melodia quelli che Enrico Rava libera nell'aria attraverso il suo strumento, la tromba. Schegge di memoria che danno luogo ad un'improvvisazione controllata e allo stesso tempo eterea, libera. Perché la sua tromba, il più ostile degli strumenti a parere del settantaquattrenne gigante del jazz contemporaneo, il jazzista italiano più noto al mondo, è in presa diretta con ciò che il musicista ha dentro. E per questo il suono, controllatissimo, raffreddato a volte, altre rapido e in libera caduta, come fosse action painting, rimane lindo, smagliante, percepibile - anche in ensemble - con un'identità timbrica riconoscibilissima. È l'anima di questo musicista straordinario a sprigionarsi, a proferirsi allo spazio, al tempo, alla fisica del suono, agli astri, ai quanti.

 

Perché il jazz è arrivato laddove nessun'altra musica, nessun'altra struttura di pensiero è arrivata: contempla il caso, il diverso, l'istantaneo e l'inattuale, il molteplice, il simultaneo, il profondo e l'astrale.

 

Il prisma del jazz ha assorbito il Novecento e lo ha rigettato nel nostro secolo in tutte le sue sfaccettature. E Rava, che del periodo avanguardista è stato uno dei protagonisti, prima a Roma con Gato Barbieri, poi tra gli anni Sessanta e Settanta a New York al fianco di Steve Lacy, Chet Baker, Dizzy Gillespie, ha sempre disseminato la sua esperienza di incontri straordinari (Incontri con musicisti straordinari è la sua autobiografia artistica, Feltrinelli): Stefano Bollani (con cui suona da anni in un acclamatissimo duo) Pat Metheny, Michel Petrucciani, Richard Galliano, Martial Solal, Mark Tuner, John Scofield, per citarne solo alcuni.

 

 

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[INTERVISTA] A tu per tu con Enrico Rava
di Riccardo Triolo   
venerdì 06 marzo 2015

enricorava_1.jpg

 

Maestro, con il suo concerto sta portando in tour giovani talenti. Il jazz è ancora giovane?
La musica non è vecchia o giovane. È bella oppure no. O meglio, è viva o no.

Il suo jazz timbrico ed epifanico, se mi passa le espressioni, suona molto moderno oggi, in un mondo che fatica a tenere insieme i numerosi frammenti di cui si compone. Il jazz riesce a tenere l'equilibrio tra dispersione e organizzazione, il mondo no. Dobbiamo diventare più musicali?
C’è un libro molto interessante di Jack Lang di parecchi anni fa in cui, analizzando le varie forme musicali sviluppatesi nel corso della storia di quest’arte, si poteva constatare che l’organizzazione musicale precorreva quella che sarebbe stata l’organizzazione sociale.

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Viaggio al centro della musica. Il marzo ricco di Candiani Groove
di F.M.   
giovedì 05 marzo 2015

timberne.jpgUn Centro di note promanano nella fortunata rassegna Candiani Groove. Tre appuntamenti a marzo in collaborazione con l’Associazione Caligola per altrettanti imperdibili concerti con protagonisti diversi tra loro per formazione e origini, tutti accomunati da un curriculum musicale eccellente e dai confini geografici molto allargati.

 

Si parte il 4 marzo con Tim Berne Snake Oil, un importante quartetto composto da Tim Berne al sax alto, Oscar Noriega, Matt Mitchell e Ches Smith.
Il 60enne Berne, sassofonista bianco di Syracuse, sta vivendo una seconda giovinezza musicale, rielaborando la musica sempre con fresca e intensa creatività, recependo il mood del tempo presente, catturando e nobilitando i suoni della contemporaneità, perfettamente amalgamati dalla piena sintonia col suo gruppo.







 
 

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Sul filo. A Chioggia la versione di Stockhausen
di Redazioneweb2   
giovedì 05 marzo 2015

stockhausen.jpgPuò la musica classica strizzare l’occhio al jazz, o viceversa? Esiste una zona più o meno grigia in cui i rispettivi repertori, magari apparentemente in contrasto, possono trovare punti di contatto capaci di soddisfare il timpano e riempire il cuore? Se la vostra risposta è un deciso “no”, il concerto del prossimo 27 marzo all’Auditorium S. Nicolò di Chioggia potrebbe costringervi a rivedere drasticamente le vostre posizioni.

 

E se la cosa dovesse ancora trovarvi scettici, c’è l’intera carriera di Markus Stockhausen a rinforzare il concetto. Assieme al pianoforte di Angelo Comisso e alla batteria di Christian Thomè il trombettista nato a Colonia il 2 maggio del 1957 accoglie volentieri l’invito di Veneto Jazz per diventare appuntamento compreso nella manifestazione CultNet, dall’ottobre scorso e fino al prossimo aprile capace di disseminare Veneto e Friuli di primizie sinfoniche tutte da ascoltare.

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Futuro anteriore. Jazz d’origine controllata e garantita
di Davide Carbone   
giovedì 05 marzo 2015

petrellaguidi.jpgIn tempi di vacche magre, trovarsi di fronte ad un boccone succoso e nutriente può far sorgere il dubbio di essere vittima di miraggi o di semplici sviste. E invece no, perché è proprio in contesti sciagurati come quello che ci troviamo a vivere che l’ingegno si aguzza e gli sforzi valgono il doppio, soprattutto quando ben legittimati da pubblico e critica. I tre giorni di musica in programma a Mira per Jazz a Mira 2015 offrono al pubblico un’undicesima edizione tutta incentrata sul panorama italiano di settore, tra dibattiti e concerti da incorniciare.

 

Si parte il 12 all’Osteria Dai Kankari di Marano di Mira con un concerto cui si aggiunge una jam session firmata da studenti della Scuola Thelonious Monk di Mira, che della manifestazione è anche organizzatrice. Sabato 14 è la Biblioteca di Oriago al centro della scena, con meeting, dibattiti e un concerto a fornire altrettante prospettive sull’argomento al centro dell’edizione 2015 della rassegna.

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A colpo sicuro. Storie di Luciano da Correggio
di D.C.   
giovedì 05 marzo 2015

ligabue.jpgNon capita tutti i giorni di avere per le mani (o sopra un palco…) Luciano Ligabue nel giorno del suo compleanno. E se non sarà magari possibile spegnere le 55 candeline on stage, la folla che in un attimo ha polverizzato tutti i biglietti disponibili per la data, con organizzatori che molto volentieri si sono visti costretti a una replica il giorno successivo, sogna già una dedica speciale o semplicemente la solita performance memorabile.

 

Il Mondovisione Tour 2015 è di scena nei palazzetti di tutta Italia per non lasciare nessuna location inesplorata, dopo aver riempito gli stadi di tutta Italia nel 2014, regalando anche all’Euganeo di Padova lo scorso 12 luglio una serata ad altissimo tasso rock. Canada e Stati Uniti, Giappone e Cina, Brasile, Argentina e Australia. Luciano arriva a Padova portandosi nella memoria istantanee da tutti questi Paesi, toccati dalla sua chitarra tra dicembre e gennaio e tappe aggiunte a un passaporto musicale alto ormai quanto un tomo di enciclopedia.

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Forza cinque. Oggi come ieri, Spandau Ballet
di Laura Spadari   
giovedì 05 marzo 2015

spandauballet.jpg I favolosi anni ’80, amati ed odiati, rimpianti e bistrattati. Un decennio che ha lasciato il segno sul modo di intendere la musica, l’immagine e persino lo stile di vita. Un decennio in cui i giovani amanti del pop-rock si dividevano in due nette fazioni: Duran Duran o Spandau Ballet. Proprio questi ultimi, dopo lo scioglimento avvenuto nel 1990 e la reunion del 2009 con annesso album Once More, tornano ora sui palcoscenici di tutto il mondo con il loro Soul Boys of the Western World Tour, che a marzo 2015 tocca anche l’Italia. Con oltre 25 milioni di album venduti e 23 singoli in classifica, gli Spandau Ballet dei fratelli Gary e Martin Kemp, del sassofonista Steve Norman e, soprattutto, del cantante Tony Hadley, sono ormai considerati delle icone di quel momento storico.

 

Il loro pop elegante e raffinato, di impronta soul nelle melodie vocali e nell'uso del sax, ha segnato la musica dell’epoca con album di grande successo come Parade (1984) e Through The Barricades (1986), opere che i loro fans ora dovranno necessariamente rispolverare per prepararsi al meglio all’evento a lungo atteso.

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Onde sonore. Al Geox ecco Alan Parsons
di Davide Carbone   
giovedì 05 marzo 2015

alanparsons.jpgLa sua Eye in the sky fa parte a pieno titolo di quella galleria audio frequentata un po’ da tutti, motivo canticchiato da genitori e figli di fasce d’età trasversali. Compresa nell’album omonimo del 1981 divenuto famoso anche per essere stato il primo disco a contenere una traccia interamente suonata da un computer (Mammagamma), questa hit radiofonica non risulta però emblematica dei propositi fortissimamente sperimentali di cui il ‘progetto di Alan Parsons voleva farsi portatore, nato negli anni ’70 assieme al compianto Eric Woolfson e capace di vendere oltre 50 milioni di copie.

 

Parsons, figura di spicco della storia musicale londinese e mondiale, diventa ingegnere del suono negli studi della EMI a Londra, nella leggendaria Abbey Road, collaborando con Geoff Emerick all’album dei Beatles toponomasticamente omonimo, proseguendo poi nella collaborazione con McCartney e successivamente con i Pink Floyd, per Atom Heart Mother e l’imperituro The Dark Side of the Moon.

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Collezione privata. Torresino: musica ad arte
di Davide Carbone   
giovedì 05 marzo 2015

nelscline.jpgTra musica contemporanea e jazz creativo, la storica rassegna Ostinati! organizzata dal Centro d’Arte dell’Università di Padova segna il proprio ritorno nell’altrettanto storica location del Cinema Torresino, rinfrescando il proprio palinsesto grazie a concerti destinati ad un pubblico assolutamente trasversale, accomunato però da un raffinato gusto per tutto ciò che è di stampo internazionale e cosmopolita.

 

Nels Cline, al Torresino il 9 marzo, sembra semplicemente impersonificare le linee programmatiche che hanno portato all’allestimento della manifestazione patavina. La sua chitarra elettrica, consacratasi nei Wilco di Jeff Tweedy, arriva in Italia nella formazione denominata Singers, vale a dire con Trevor Dunn al basso, Scott Amendola alla batteria e il brasiliano Cyro Baptista alle percussioni, con quest’ultimo a costituire la principale novità del tour di quest’anno. Il loro Macroscope, pubblicato nell’aprile 2014, regala all’uditorio 10 tracce di commistioni rock-jazz da possedere assolutamente nella propria ‘cantina sonora’.

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La giusta distanza. De Gregori secondo De Gregori
di Katia Salviato   
giovedì 05 marzo 2015

degregori.jpgIl Poeta, lo chiamano alcuni. Probabilmente perché i suoi testi sono ricchi di figure retoriche, connotazioni intimiste, immagini personali e non sempre immediate, ritmi a volte morbidi a volte sincopati. Credo però che Francesco De Gregori più che un poeta sia assimilabile a un pittore, un impressionista: le sue canzoni sono fatte di pennellate delicate, macchie di colore che, viste da vicino, non possono essere percepite che come forme indistinte, magmatiche.

 

Basta però allontanarsi dalla tela per iniziare a intravedere un senso, che diventerà palese appena si sarà raggiunta la corretta distanza: ecco emergere allora sagome, paesaggi, soggetti. Storie. Che il cantautore sa narrare con grande delicatezza ed eleganza, dal volo illusorio della donna cannone al cappello parigino della ragazza di prima classe pronta ad imbarcarsi per l’America, passando per le profezie truccate di uno zingaro o un bosco di aghi di pino e silenzio e funghi.

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Niente da perdere. Le tante vite di Alessandro Aleotti
di Daniele Pennacchi   
giovedì 05 marzo 2015

j-ax.jpgCerta gente, non si stanca mai di essere smentita. Sì, perché sono folte le schiere di chi J-Ax lo ha fato per finito, musicalmente morto, professionalmente fallito. In un panorama musicale capace di collocarti da un giorno all’altro sulla vetta più alta o nel più buio dei precipizi, conservare la propria cifra stilistica non è importante, ma semplicemente fondamentale.

 

E se fin dal sodalizio con DJ Jad alcuni nasi si storcevano, di fronte all’epocale successo registrato dagli Articolo 31 altro non c’era da fare se non riconoscere come il nostro ci sapesse indiscutibilmente fare. Ma ecco i sapientoni ritornare prepotentemente alla carica nel 2006, quando il duo decide di intraprendere direzioni diverse. Da quel momento, la storia parla di una carriera solista che J-Ax ha saputo portare avanti all’insegna della coerenza musicale, infarcendo di pop il suo rap diretto e collaudato.

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Belle speranze. Dichiarazioni d’intenti musicali
di Redazioneweb2   
giovedì 05 febbraio 2015

kennywernertrio.jpgAlla base di tutto, la musica. Da anni, ormai, il Centro Culturale Candiani di Mestre porta avanti un percorso musicale capace mese dopo mese di arricchirsi di nuovi capitoli, nuove suggestioni. Generi musicali si accavallano, si toccano per rivelare somiglianze insospettabili o riaffermare la propria identità in uno scenario bello perché vario, in cui nessun genere è animato da ambizioni di supremazia sugli altri.

 

Così è stato nel 2014, come nel 2013 e via a ritroso nel tempo, così c’è da scommettere sarà anche il 2015, a giudicare da un gennaio assolutamente vivace e un febbraio altrettanto incalzante, con i tre appuntamenti di Candiani Groove a ribadire il concetto. Il 6 febbraio il pianoforte di Kenny Werner, il contrabbasso di Johannes Weidenmueller e la batteria di Ari Hoenig portano a Mestre un distillato di jazz da mandare giù tutto d’un fiato, offrendo al pubblico la possibilità di incontrare un pianista giunto all’apice di una carriera prestigiosa che lo ha visto collaborare con artisti come il sassofonista Joe Lovano e il batterista Jack DeJohnette. Figura di spicco del pianismo moderno, Werner si è rivelato fondamentale nell’evoluzione espressiva di questo strumento, fin dalla fine degli anni ’70.

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Jazz Generation. Storie di influssi musicali
di Laura Spadari   
giovedì 05 febbraio 2015

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La Fondazione CariVerona ha restituito ai veronesi lo storico Teatro Ristori, abbandonato da decenni, attraverso un lavoro di recupero lungo e complesso che ha permesso di farlo rinascere nel 2012 come spazio culturale di grande prestigio, in un contesto in cui la collaborazione con le organizzazioni culturali cittadine ha consentito di arrivare con grande soddisfazione a questa quarta Stagione di attività.

 

In cartellone nel 2015 spicca la nuova edizione del Verona Jazz Winter Festival, attesa rassegna di jazz internazionale che ha raccolto enormi consensi nelle precedenti edizioni. Dopo l’apertura del 24 gennaio con Enrico Rava e Stefano Bollani, il programma prevede per il mese di febbraio quattro grandi appuntamenti in serate da non perdere per gli amanti della musica di qualità.


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Fuori dagli schemi. Quando un’arpa è al servizio del jazz
di Katia Salviato   
giovedì 05 febbraio 2015

parkstickney.jpg

 

Di solito, jazz fa musicalmente rima con: pianoforte, tromba, sassofono, contrabbasso, batteria, chitarra. Facile farsi venire in mente uno o più virtuosi per questi strumenti, facile pensare a pezzi, sonorità di un certo tipo, ad ensemble dalla composizione standard. Ma come la mettiamo se è un’arpa a cimentarsi con un repertorio jazz? Chi fosse interessato a scoprirlo, potrà farlo il 27 febbraio presso l’Auditorium San Nicolò di Chioggia, all’interno della rassegna CultNet in uno spettacolo non scontato cui darà vita, dalle ore 21, il Park Stickney Trio.

 

Accompagnato da Gigi Biolcati alla batteria e Dino Contenti al contrabbasso, Stickney, arpista newyorkese diplomato presso la Juillard School, propone brani classici del repertorio jazz, composizioni proprie e rivisitazioni di brani della musica pop (Hotel California degli Eagles, per esempio) e di colonne sonore (l’indimenticabile Amarcord di Nino Rota).

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Lasciatevi infettare. Irresistibili Afterhours
di Marisa Santin   
mercoledì 04 febbraio 2015

afterhoursilariamagliocchettilombi.jpgQuando uscì, nel 1997, Hai paura del buio? fu unanimemente giudicato dalla critica musicale il migliore album della musica indipendente italiana degli ultimi venti anni. Un traguardo raggiunto dopo un decennio di produzioni prima in lingua inglese e poi, finalmente, in italiano con Germi nel 1995. Finalmente, sì, perché è proprio l’uso anarchico e coraggioso dell’italiano che farà degli Afterhours gli Afterhours.

 

A Manuel Agnelli piace parlare di progetti. Il gruppo stesso, nato a Milano nella seconda metà degli anni ’80, è prima di tutto un suo progetto; un’idea di musica e di ‘fare musica’ che trova nella ricerca creativa e sperimentale la linea di coerenza che permetterà al carismatico leader di traghettare il gruppo - compatto anche se con qualche cambio di formazione - dritto nel 2000.

 

Insieme ad Agnelli, Paolo Cantù alla chitarra e Roberto Girardi alla batteria formano un nucleo originario che nei circuiti indie live milanesi inizia a proporre, spesso di fronte ad una platea deserta, una musica piena di rimandi al post-punk americano e inglese: Velvet Underground (il nome Afterhours è preso da una loro canzone), Television, Pixies, Gun Club, Cramps, Joy Division, Ex. L’arrivo nell’‘89 di Paolo Mauri, bassista e produttore, porta ad una svolta nella qualità dei lavori, a partire da All the Good Children Go to Hell, album registrato completamente in diretta in un solo giorno.

 

Il gruppo comincia a farsi notare e viene presto attratto dalla forza catalizzatrice di Vox Pop, etichetta indipendente che per alcuni anni riesce a riunire e a promuovere il meglio dell’indie italiano, dai Mau Mau ai primi La Crus, dai Prozac + ai Casino Royale, fino agli Africa Unite.

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La città della musica. Denominazione d’origine garantita
di Laura Spadari   
giovedì 05 febbraio 2015

drakemirracrobertocifarelli.jpgProsegue a febbraio con Ostinati!, consolidata rassegna jazz che apre alle ultime tendenze contemporanee, la Stagione musicale 2015 allestita dal Centro d’Arte degli Studenti dell’Università di Padova, con il contributo di Provincia e Comune di Padova, E.S.U. e dell’Università patavina in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Due le serate in calendario per il mese di febbraio, entrambe al Cinema Torresino, sede storica della rassegna.

 

Il concerto di apertura, lunedì 9, è affidato al duo formato dal percussionista Hamid Drake e dal vibrafonista Pasquale Mirra, coppia collaudata da sette anni di concerti tenuti in giro per il mondo. Hamid Drake è noto come uno tra i più importanti batteristi della scena mondiale (nel suo curriculum collaborazioni con Don Cherry, Fred Anderson, William Parker e altri), mentre Pasquale Mirra si è distinto come uno dei più interessanti vibrafonisti del nuovo jazz italiano. Insieme riescono a dare vita ad uno spettacolo ogni volta unico e irripetibile, che nasce dall’incontro di due culture ritmiche apparentemente diverse, che insieme riescono invece a trasmettere in modo ancora più intenso le stesse profonde emozioni.

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The sound of silence. La voce della guerra
di F.D.S.   
mercoledì 04 febbraio 2015

fresu_dibonaventura.jpg

 

Dopo il bellissimo concerto alla Fenice di qualche tempo fa, che presentava un lavoro di Claudio Ambrosini e una lettura di Sandro Cappelletto dedicate al quaderno in cui un bambino delle valli feltrine riversò fatti e impressioni scaturite nel suo micro-cosmo dalla guerra, un altro evento musicale dedicato alla prima guerra mondiale si presenta dalle nostre parti. Il 17 febbraio il Teatro Toniolo di Mestre ospita Silenzio, una evocazione delle canzoni di guerra e non del tempo interpretate da Paolo Fresu alla tromba e da Daniele di Bonaventura al bandoneon. Che la guerra in generale sia, oltre che un movimento che sommuove le storie dei popoli e le vite dei singoli, anche un enorme elemento di produzione canora, non lo scopriamo certo adesso.

 

Ci sono state le canzoni garibaldine, le canzoni dell'impero fascista, e soprattutto ci sono le canzoni delle due guerre mondiali, nei due filoni storici: le canzoni eroiche e struggenti degli Alpini per la Prima Guerra (alcune proibite all’epoca: cantare «siam partiti in ventinove, solo in sette siam tornati qua» era disfattismo, se non sovversione), e i canti partigiani, fieri e dolorosi, per la Seconda. E come ogni canzone che sigla un momento della storia, o anche della vita di un singolo uomo, il suo ascolto produce il solito, affascinante miracolo: non viene ricordato solamente quello specifico momento o quell’avvenimento specifico, ma l’ascolto assorbe, agglutina anche il presente e forma una mescolanza impossibile da districare tra ciò che è stato e ciò che è.

    

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La Grande Nota. Gatto e Quintorigo, nel ricordo di Zappa
di F.D.S.   
giovedì 05 febbraio 2015

quintorigo.jpgMarco Philopat, in un articolo apparso di recente in una rivista musicale italiana, sottolinea il proliferare dell’approccio cover degli ultimi anni: gli esempi dei rifacimenti dei dischi storici mi vengono innumerevoli alla mente, dal Daydream Nation dei Sonic Youth al Berlin di Lou Reed per arrivare alle cover dei cantautori del nostro Federico Fiumani. Per non parlare delle reunion dei grandi gruppi di un tempo, con doppio mento e pancette in bella mostra a rievocare i tempi che furono.

 

Un tempo la musica popolare ribolliva di energia vitale, basti pensare ad esempio alla psichedelia degli anni Sessanta, il post-punk dei Settanta, l'hip hop degli Ottanta, il rave dei Novanta. Gli anni Duemila sembrano invece irrimediabilmente “malati di passato”: i Police e i Sex Pistols tornano sul palco, i negozi di dischi sono invasi da cofanetti celebrativi di vecchie glorie, le ‘nuove’ band saccheggiano e riciclano la musica dei decenni precedenti.

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That's all folk! Van De Sfroos, contrabbandiere della musica
di Katia Salviato   
giovedì 05 febbraio 2015

vandesfrooscfrancoclun.jpgDopo Yanez, del 2011, lanciato dalla partecipazione a Sanremo, è uscito nell’aprile dello scorso anno l’ultimo album del cantautore comasco Van De Sfroos (letteralmente “vanno di frodo”), Goga e Magoga, fulcro del tour teatrale impegnato a girare l'intera penisola. Vecchi e nuovi successi rivisti in chiave acustica, una semplicità che ben si coniuga con il registro folk dell’artista. «Il Tùur Teatràal - spiega l’artista - sarà l’occasione per rispolverare alcuni dei brani rimasti a lungo chiusi in un cassetto.

 

C’è grande voglia di riscoprire il passato, affidandosi a quelle canzoni che ancora oggi fanno parte a pieno titolo della mia storia personale e musicale. Il teatro permette di rivisitare i brani in chiave acustica e intima, mescolando passato e presente, con uno sguardo, perché no, anche al futuro”.

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Forever loving… Bob! Michael Rose, Etana e Holly Cook a Padova per #Marley70
di Redazioneweb   
lunedì 02 febbraio 2015

db_michael_rose007.jpgBuone notizie per gli amanti dei ritmi in levare del Nordest. Zed Live e Rasta Snob - unica rivista reggae italiana dal 1988 - uniscono le forze per promuovere il genere al di fuori dei soliti circuiti, portando le grandi star del reggae al Gran Teatro Geox. Primo frutto della virtuosa sinergia, lo straordinario evento del 6 febbraio che celebra il 70esimo compleanno di Bob Marley con una delle più grandi feste che la massive veneta abbia mai visto.

 

A partire dalle 19, un viaggio vibrante attraverso i pezzi immortali che hanno reso Marley leggenda e le sonorità più affascinanti della musica reggae, grazie all’esclusivo show che vedrà sul palco il mitico Michael Rose, la “regina del reggae”, Etana, e Holly Cook, rivelazione black del nuovo millennio.

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