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MUSICA
Tempo e spazio. Ivan Fedele al terzo mandato con Limes
di Alberto Massarotto   
lunedì 08 settembre 2014

stevereichcwonge_bergmann.jpgLa sua terza avventura a capo del Festival Internazionale di musica contemporanea si prennuncia senza alcun dubbio come la più pop di tutto il mandato. Il direttore Ivan Fedele, dopo aver omaggiato nelle passate edizioni due colonne della musica come Pierre Boulez e Sofia Gubaidulina, sembra voler fuoriuscire dalla traiettoria fino ad ora tracciata, a cominciare dal conferimento del Leone d’Oro alla carriera a Steve Reich. Per pregustare tutte le novità che un tale cambiamento climatico porterà con sé dal 2 al 13 ottobre, si è scelto di indirizzare lo spirito della manifestazione attraverso un’anteprima del festival che si terrà sabato 20 e domenica 21 settembre.

 

Nel cercar di delineare al meglio l’originalità di una musica che ha saputo modificare l’orizzonte minimalista di partenza, si è reso opportuno superare lo scoglio della mera celebrazione offrendo un’immagine il più possibile composita dell’attività musicale di Steve Reich attraverso l’esecuzione di tre importanti opere.

 

Al fine di contestualizzare il lavoro del compositore, si è scelto di arricchire la finestra sul festival con due concerti tenuti dall’Eco Ensemble Berkely che consentono di ampliare il panorama musicale americano e la sua molteplicità di stili.

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Sound and vision. Una Venezia audiovideo
di F.D.S.   
lunedì 08 settembre 2014

portal.jpgA Venezia una visione si è impossessata degli operatori culturali: aprire alla musica i luoghi deputati ad altro, lavorare in sottotraccia perché a Venezia l’offerta di musica non sia completamente assorbita da un unico tempio (come invece da anni è avvenuto a Roma con l’Auditorium, che ha quasi completamente soffocato quella vivacità di proposte da parte dei soggetti minimi e minori…). Dopo la rassegna Lo spirito della musica, organizzata dalla Fenice, che ha portato numerosi concerti dentro i palazzi veneziani e soprattutto l’Eritrea di Francesco Cavalli nell’atrio di Ca’ Pesaro, ora abbiamo una seconda iniziativa che lavora sulla stessa linea di portare musica in luoghi ‘altri’.

 

Venerdì 26 e sabato 27 settembre, Michel Portal inaugura Carte Blanche, nuova rassegna nata dalla collaborazione tra Pinault Collection e Teatro Fondamenta Nuove, con la quale viene offerta totale libertà a un artista - musicista, attore, danzatore - di utilizzare a propria scelta gli spazi museali di Palazzo Grassi, di Punta della Dogana o del Teatrino per dar vita a spettacoli inediti, performance uniche tra arte, musica e teatro.

 

Portare musica, o altri tipi di arte, nei luoghi deputati alla fruizione di opere d’arte non è solo un atto di cortesia che viene chiesto a questi luoghi, quello di ospitare semplicemente artisti di altre discipline artistiche. Non si tratta solo di trasportare dalla sala concerto alla sala di esposizione la stessa musica.

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Se no i xe mati. Trattenersi è la vera pazzia!
di Laura Spadari   
lunedì 08 settembre 2014

bregovic.jpgImpossibile rimanere impassibili di fronte all’esplosione di suoni, ritmi, colori, in una sola parola all’energia che si scatena durante un’esibizione del “gitano in frack” Goran Bregovic. Ogni suo concerto si trasforma in una enorme festa gitana, con il pubblico che balla e canta. Originario di Sarajevo ma ormai cittadino del mondo, Bregovic ha lasciato il suo paese natio allo scoppiare della guerra che ha distrutto l’ex Jugoslavia, rifugiandosi in America con l’amico e regista Emir Kusturica, per il quale ha composto le colonne sonore di numerosi e celebri film (tra i quali Il tempo dei gitani, Underground, Arizona Dream) e grazie al quale si è fatto conoscere al grande pubblico.

 

La sua terra gli è naturalmente rimasta dentro, nel cuore e nella musica, con un misto di nostalgica vitalità. Proveniente da un paese crocevia di culture e religioni diverse - cattolica, ortodossa, mussulmana - Bregovic manifesta lo stesso carattere multietnico anche nel mix di sonorità utilizzate, spesso fragorose e incalzanti, a volte più soft e malinconiche, sempre e comunque risultanti da una sapientemente costruita contaminazione di musica folk balcanica, tango, elettronica, suggestioni turche e vocalità bulgare.

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Accadde quella notte. Andiamo a vedere i Pink Floyd!
di Nicolò Groja   
lunedì 08 settembre 2014

pink_1.jpgIl concerto dei Pink Floyd sul palco galleggiante in mezzo al bacino di San Marco il 15 luglio del 1989, da buon evento storico scatenò polemiche di ogni tipo, dalla gestione discutibile dell’afflusso di gente alla scelta di un posto non adatto a reggere l’urto di così tante persone, passando per il disordine e lo sporco che ne seguirono. Di evento memorabile, però, si trattò a pieno titolo: nella magica notte del Redentore una delle rock band più amate del pianeta si esibì gratuitamente davanti a oltre 250.000 persone in delirio, in diretta televisiva mondiale per 20 paesi e circa 100 milioni di telespettatori di diverse nazionalità.

 

Numeri semplicemente pazzeschi per un live che non sarebbe potuto essere mai più dimenticato. Di questo se ne resero conto tutti, e subito. Anche i Pitura Freska che lo raccontarono - non senza ulteriori polemiche - in una celebre canzone (Pin Floi). In occasione dell’anniversario dei 25 anni dal contestato live lagunare, l’associazione Floydseum ha organizzato la mostra The Night of Wonder: Venezia, 15 luglio 1989-2014, una raccolta di foto e materiale dedicato a quella sera di fine anni ‘80 che è entrata negli annali della musica contemporanea.

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L’uomo in blues. All’Arena con orchestra e ‘qualche’ amico…garantisce Pino Daniele!
di Davide Carbone   
domenica 31 agosto 2014

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Il ‘tre’ può essere considerato numero perfetto anche in musica. È il 1980 quando il 25enne Giuseppe Daniele, detto Pino, pubblica il terzo album dal titolo Nero a metà, dopo Terra mia del ‘77 e Pino Daniele del 1979. Con il senno di poi, il titolo di quello che viene considerato da molti l’album della raggiunta maturità artistica sembra descrivere meglio di qualunque altra frase l’indole umana ed espressiva di uno dei più influenti cantautori della storia della musica italiana contemporanea.

 

Pino Daniele è un bluesman di razza che vive la chitarra come prolungamento delle proprie dita, capace di distillare tonalità colorate di sfumature che l’occhio nudo difficilmente riuscirebbe persino a ipotizzare. Per celebrare questo grande album, cornice migliore dell’Arena di Verona difficilmente si sarebbe potuta scegliere.

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[Recensione] Ludovico Einaudi. Quando la pioggia è un musicista a tempo
di Lara Cavalli   
martedì 29 luglio 2014

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[Recensione] Nel tempio della musica, anche gli scrosci di pioggia vanno a tempo. Entrano prepotenti, come una sessione d’ archi disperata, e lasciano specchi d’acqua sul palco nero che riflettono un mondo di sogno e il blues che ognuno di noi si porta dentro. Il fraseggio melodioso di Einaudi ti costringe a fare i conti con la parte più segreta di te. Scopre i cavi delle tue emozioni, e sotto quella pioggia violenta, violente sono anche le scariche elettriche che emettono migliaia di corpi bagnati.

 

Ludovico Einaudi rappresenta una delle grandi trasformazioni della musica classica contemporanea. La sua musica introspettiva e minimalista non avrà la levatura tecnica delle composizioni di Stefano Bollani, ma si distingue per la capacità di emozionare con l’immediatezza di un suono circolare e un tocco lieve, semplice, malinconico.

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Solo per sempre. Il punto di vista di Ligabue
di Nicolò Groja   
martedì 01 luglio 2014

ligabuechicodeluigi.jpgLuciano Ligabue non ha certo bisogno di presentazioni. È uno dei cantautori italiani più amati e ogni suo concerto è un evento capace di richiamare migliaia di persone da ogni parte della Penisola, da nord a sud, senza eccezioni. E non farà eccezione nemmeno l’appuntamento del 12 luglio a Padova, quando il cantante e chitarrista di Correggio porterà sul palco dell’Euganeo i suoi successi più grandi e le hit del suo ultimo album, Mondovisione.

 

«Mi procuro una frattura durante un concerto e 2 minuti dopo può vedere la caduta un mio amico di Los Angeles. È ufficiale: siamo tutti in mondovisione. Mondovisione però è anche la visione di un mondo»; queste le parole del Liga che commentano un disco capace di scalare in pochi giorni la vetta delle classifiche di vendita - sia di copie fisiche che di copie digitali su iTunes - e di spedire il singolo Il sale della terra al vertice dei dati EarOne sulla rotazione dei brani nelle radio italiane.

 

Ligabue è garanzia di successo da quando ha iniziato la sua carriera scrivendo brani per personaggi di spicco come Pierangelo Bertoli (Sogni di rock n’roll, Figlio d’un cane) e dedicandosi poi all’impegno solista sin dalla fine degli anni ‘80, trovando fortuna tra il ‘94 e il ‘95 con i due album che l’hanno consacrato a icona del rock italiano, A che ora è la fine del mondo?, trainato dalla cover del pezzo dei R.E.M. It’s the End of the World and We Know It, e Buon compleanno Elvis, l’incoronazione definitiva arrivata con Certe notti.

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A scatola chiusa. Robert Plant, a Piazzola si va sul sicuro
di Laura Spadari   
martedì 01 luglio 2014

robertplant.jpg«It’s been a long time since I rock’n’rolled». L’inizio di Rock’n’Roll, famoso brano dei Led Zeppelin, forse oggi si addice più che mai a Robert Plant. Il vecchio leone, classe 1948, i cui ruggiti si ergevano sexy e selvaggi sul muro del suono di una delle più grandi rock band della storia, oggi vive la sua maturità personale e artistica in una dimensione più sfumata e stratificata.

 

Lungo la sua avventura musicale, molti sono infatti gli strati che si sono sovrapposti, confondendosi e rifluendo tra latitudini e longitudini musicali, temporali e geografiche. Dall’inizio della sua carriera solista, datato 1982, l’istrionico Plant ci ha coinvolto in esplorazioni musicali forse meno trascinanti di quelle dei pionieri Zeppelin, ma di non minor classe, come si addice a chi ha reinventato la materia di cui deve essere fatto il cantante rock (vale a dire, la materia di cui sono fatti i sogni).

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Nuovi approcci. Curioso, inesauribile, Battiato
di Alberto Massarotto   
martedì 01 luglio 2014

battiato.jpgPer la prima data del Short Summer tour 2014, nonché unico concerto di Franco Battiato nel nord est, lo splendore della Piazza degli Scacchi di Marostica si trasforma in un anfiteatro in grado di accogliere ben 4000 persone. Per il cantautore siciliano quest'avventura estiva si presenta come l'occasione per proporsi al suo pubblico secondo rinnovati aspetti, di cui il primo è dettato da un sostanziale cambiamento delle sonorità delle sue canzoni dovuto all'accompagnamento dell'Orchestra Filarmonica Arturo Toscanini che proprio quest'anno compie dieci anni della sua costituzione.

 

Oltre a ripercorrere la propria carriera attraverso le canzoni più importanti del suo repertorio storico fino ai successi dei suoi ultimi album, il pubblico attende di essere sorpreso con un assaggio del nuovo lavoro che Battiato comincerà probabilmente a promuovere proprio durante l'estate e di cui ancora non si hanno notizie certe.

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Made in Germany. Cinquant'anni di velenoso metal
di Daniele Pennacchi   
martedì 01 luglio 2014

scorpions.jpgDifficile, non solo nella storia del metal, ma della produzione discografica generale, trovare un gruppo più prolifico dei tedeschi Scorpions. Fondati ad Hannover nel 1965 dal chitarrista Rudolf Schenker, i nostri sono stati capaci di sfornare la ragguardevole cifra di 48 album tra cui 18 in studio, 3 live e 26 raccolte, senza mai smettere di scorrazzare per il globo terracqueo in tour promozionali ed esibizioni live.

 

Il 18 luglio a Piazzola ci sono tutti gli ingredienti per una serata ad elevato tasso metal, con Rudolf Schenker e Klaus Meine accompagnati da Matthias Jabs, James Kottak e Pawel Maciwoda e preceduti sul palcoscenico da numerose rock band, con sorprese preannunciate e assai attese.

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Battle in Arena. A Verona l'hip hop risponde a tono
di D. P.   
martedì 01 luglio 2014

clubdogo.jpgDa ormai alcuni anni, l'anfiteatro romano di piazza Brà ha aperto il proprio palcoscenico a un repertorio non esclusivamente lirico e classico, ma dalle spiccate tinte rock e pop, ospitando tra gli altri negli anni Sting, i Muse, Franco Battiato e Luciano Ligabue.

 

È anche per questo motivo che l'evento in calendario il prossimo 14 luglio ha i contorni dell'inedito e dell'imperdibile. Il più celebre teatro lirico a cielo aperto del mondo si prepara ad accogliere quattro pezzi da novanta del panorama rap italiano come J-Ax, Fedez, Club Dogo ed Emis Killa per un esperimento dai risultati assolutamente sorprendenti.

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My name is Suzanne. Vega, tra fusioni e connessioni
di D.C.   
martedì 01 luglio 2014

suzannevega.jpgCon la sua Luka del 1987, secondo singolo estratto dall'album Solitude Standing, raccontava attraverso la creazione di un personaggio immaginario un'infanzia difficile, con violenze vissute sulla propria pelle che venivano affrontate grazie ad un approccio musicale quanto mai terapeutico. Suzanne Vega già da allora rivelava una visione lucida ma non per questo priva di poesia del proprio universo personale, musicale ed artistico, a volte coincidenti, altre invece solo comunicanti o messi uno di fronte all'altro.

 

Nata l'11 luglio del '59 nella californiana Sacramento, Suzanne Vega arriva a Sommacampagna una settimana dopo il suo compleanno e dopo un silenzio discografico durato sette anni, per presentare il nuovo disco Tales from the Realm of the Queen of Pentacles, uscito a febbraio e somma naturale dell'unione di due universi, quello spirituale e quello reale, affrontati dalla cantautrice con la stessa delicatezza degli esordi.

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L'ombelico del mondo. Il giugno dell'Hard Rock Cafe
di Redazioneweb2   
martedì 17 giugno 2014

ianpaice.jpgTutto pronto anche all’Hard Rock Cafe di Bacino Orseolo per il fischio di inizio dei Mondiali 2014. Da giovedì 12 giugno all’Hard Rock Cafe Venezia sarà possibile assistere alle dirette delle partite della Coppa del Mondo FIFA 2014 in programma in Brasile con gli incontri delle diverse squadre accompagnati da promozioni Kick It.

 

Durante le partite della nazionale italiana, poi, Happy Hour 2x1 birra Nastro Azzurro se gli azzurri vanno in vantaggio, e durante tutte le altre partite attivazione di giochi per vincere fino a una cena completa Hard Rock, in collaborazione con Pepsi.

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Pure energy. Pearl Jam in dimensione live
di Nicolò Groja   
martedì 27 maggio 2014
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Nel 1991 una piccola band dello stato di Washington viene catapultata nell’olimpo degli dei del rock: esce Ten dei Pearl Jam. Dopo più di vent’anni di carriera quasi ininterrotta il gruppo può vantare nel suo curriculum oltre 60 milioni di album venduti in tutto il mondo, nonché l’etichetta di band leggendaria, forse una delle ultime band ‘generazionali’, assieme ai Nirvana.
 
Ma chi si attendeva dai Pearl Jam un ritorno alle origini è rimasto forse un po’ deluso da Lightning Bolt (2013), il loro ultimo disco; continuazione ideale di Backspacer (2000), ci presenta la band di Seattle in una veste post-punk che non era loro calzante durante i fasti degli anni Novanta, ma che ha tentato di donare loro nuova vitalità in questo secondo decennio dei Duemila, senza peraltro tralasciare una strizzatina d’occhio al mercato. La cosa ha intirizzito i fan di vecchia data, lo zoccolo duro di appassionati che dal gruppo di Eddie Vedder si aspettava, evidentemente, ben altro. 
 
Nemmeno la critica è stata leggera nei loro confronti, proponendo stroncature spesso senza mezzi termini su varie riviste di rilievo, come «Spin», «Kerrang», o «Internazionale»: «Hanno ripulito il loro suono dalle asprezze dell’era grunge, e questo ci può stare. Ma l’hanno sostituito con un rock troppo conciliante e, soprattutto, poco ispirato».

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Tutto in famiglia. L’indie aggregante degli Arcade Fire
di F.D.S.   
martedì 27 maggio 2014

arcadefire.jpgQuando nel 2004 uscì Funeral, il primo disco degli Arcade Fire, e ascoltammo Wake up la prima volta, ancora una volta il mondo si ribaltò, e il sangue cominciò a scorrere all’incontrario. Si trattava di un vero e proprio anthem, di quelli cui la musica rock ci abituò fin da piccoli, un inno che però rispetto agli altri aveva il pregio di essere un interplay tra una voce solista, dolente e ferita, un coro che invece ritrovava il senso della comunità, dello stare insieme, e una struttura ritmica semplice e accattivante. Come se fossero riapparsi gli U2, che però suonavano come i Franz Ferdinand, ebbe a dire qualcuno.

 

Il tutto appariva davvero come un’alchimia, una formula atavica per riscoprire ancora una volta, l’ennesima, la radice originaria del rock attraverso continui corto-circuiti tra melodie anthem pop, approcci sghembi di matrice indie, arrangiamenti sontuosi alla Phil Spector, tanto per intenderci.

 

Da allora inizia una carriera baciata in fronte da un successo crescente: grande amicizia con David Bowie e gli U2, ospitate a sorpresa nei concerti di Springsteen e Rolling Stones, un disco come Neon Bible pubblicato nel 2007, definito “uno dei migliori album indie-rock della storia”, con The Suburbs del 2010 a ottenere il Grammy per il miglior album dell’anno, primo disco indipendente a ricevere tale riconoscimento.

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Musica ideale. Capossela e Calvi, l’immaginazione al potere
di Alberto Massarotto   
martedì 27 maggio 2014

capossela.jpgI nomi dei protagonisti del Rumors Festival di Verona risuonano non solo per diversità di stile e genere musicale, ma per il tipo di contaminazione su cui il loro linguaggio si basa. Lo spazio che il festival dedica alla musica presenta all’interno della cornice del Teatro Romano due personalità apparentemente molto distanti una dall’altra ma in realtà assai affini per complessità nell’esuberanza vocale: Vinicio Capossela e Anna Calvi.

 

Una concatenazione di storie di animali celebri, appartenenti all’immaginario collettivo ed elevati a simbolo, costituiscono l’anima di un racconto in musica pronto a introdurci nel magico mondo del circo al quale il cantautore, polistrumentista e scrittore spesso ci invita con la dovuta e accorta provocazione. Lo spettacolo del 21 giugno prende il via dall’esecuzione de Il Carnevale degli animali di Camille Saint-Saëns, intervallata da una serie di canzoni di Vinicio Capossela, che per l’occasione si esibisce con il suo ensemble, il Trio Amadei e i Solisti della Vianiner Philharmoniker.

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Da antologia. Seguendo le orme del jazz
di Davide Carbone   
martedì 27 maggio 2014

raphaelgualazzi.jpgÈ una rassegna che potrebbe essere facilmente paragonata a una vera e propria cronistoria. Come ogni buona raccolta che si rispetti, ci si potrebbe divertire a suddividerla in capitoli, in base a una scansione temporale che possa accompagnare noi lettori e ascoltatori attraverso un percorso a tappe da affrontare accolti dalla cavea del Teatro Romano di Verona, ai piedi di Colle San Pietro.

 

Capitolo 1: si parte dalle origini del jazz il 24 del mese, in compagnia di una vera e propria istituzione del genere musicale come la Glenn Miller Orchestra, che dopo il sold out registrato al Politeama Rossetti di Trieste lo scorso 20 gennaio porta a Verona tutte le influenze swing impresse al jazz dal suo indimenticabile fondatore, presenti in pezzi imprescindibili come In the Mood, Moonlight Serenade e Chattanooga Choo Choo.

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Sound specific. Biennale, tra architettura e musica
di Redazioneweb2   
martedì 27 maggio 2014

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In occasione della 14. Mostra Internazionale di Architettura, diretta da Rem Koolhaas, alle Corderie dell’Arsenale il settore Musica testimonia il proprio coinvolgimento presentando l’opera da camera di Amir Shkurtaj Kater I Rades. Il naufragio sul drammatico affondamento della motovedetta albanese, e il concerto della Galata Electroacustic Orchestra, utile a creare un ponte ideale tra le culture musicali mediterranee.

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Beck… to the origins. Sul palco un inguaribile sperimentatore
di Sergio Collavini   
martedì 27 maggio 2014

jeffbeck_rosshalfin.jpgVedere Jeff Beck suonare significa trovarsi di fronte alla storia della chitarra elettrica. La domanda nasce spontanea: come mai a differenza dei celebratissimi (non a torto) Hendrix, Page, Clapton e compagnia il suo nome non emana immediatamente quell’alone di leggenda che circonda i colleghi? Innanzitutto, pur essendo un leader, non è mai stato un frontman. Gli è mancato inoltre il singolo da grande pubblico e, soprattutto, mai nella sua intera carriera ha smesso di sperimentare.

 

Dal folk blues con i The Yardbirds (dove nel ’65 sostituisce un giovane Clapton), che accompagna nel loro periodo migliore, già nel ’68 mette su il Jeff Beck Group (con Ron Wood e Rod Stewart) e con l’album d’esordio Truth sfodera un blues rock possente che anticipa quello che sarà il fortunatissimo sound dei Led Zeppelin.

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Woman in red. Tori Amos, signora del rock
di D.P.   
martedì 27 maggio 2014

toriamos.jpgChe avesse dentro di sé anime contrastanti, lo si poteva intuire fin dalla nascita. Figlia di un reverendo metodista e di un’insegnante di origini indiane cherokee, Myra Ellen “Tori” Amos è riuscita negli anni ad entrare di diritto nel novero di quegli artisti immediatamente riconoscibili, non solo in ambito musicale.

 

Il suo stile inconfondibile fatto di frequenze vocali acute assieme strazianti e seducenti, unite a un pianoforte approcciato seduta a cavalcioni su sgabelli imbizzariti, ha attraversato gli ani ‘80 e ‘90 raggiungendo in questo nuovo secolo esiti maturi, guadagnando il rispetto di un ambiente spesso elitario e magari poco attento alle sfumature.

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