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MUSICA
Tensioni creative. Valgono pratica e grammatica
di D.C.   
martedì 03 dicembre 2013

ventinuovi.jpgTra la Fondazione Querini Stampalia e il Conservatorio B. Marcello sta un filo immaginario fatto di attenzione sempre vigile rivolta ai territori meno battuti del contemporaneo musicale, di stampo classico come moderno.

 

Venti Nuovi giunge alla terza edizione ancora ‘affamata’, rassegna curiosa e vogliosa di coniugare gli aspetti didattici e divulgativi ad esigenze di pura e semplice ricerca, per portare alla luce la musica nuova di Venezia. Il 2 e 3 dicembre spazio allora a un seminario sulla storia universale del ritmo in compagnia di Luca Mosca e a un saggio dal titolo Music Circus riservato alle scuole coinvolte nell’iniziativa, ospitato dall’Auditorium G. Piamonte della Fondazione di Campo Santa Maria Formosa.

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Cuore caldo. Mario Biondi, per un inverno soul
di Laura Spadari   
martedì 03 dicembre 2013

mariobiondi.jpgEnergia, positività, gioia, questo il messaggio che Mario Biondi ha voluto comunicare a tutto il proprio pubblico con l’ultimo lavoro, Sun, album uscito a gennaio di quest’anno che promette di riscaldare i teatri di tutta Italia durante il prossimo inverno, con un tour tra i più attesi della stagione. Molte le canzoni i cui titoli rimandano all’energia positiva e alla gioia luminosa del sole, a partire dal singolo di esordio Shine On passando per Sun, Light the World e Catch the Sunshine.

 

Un inno continuo alla vita e alla spensieratezza, con il cantautore siciliano sempre più convinto che il compito fondamentale della musica - o “arte musicale”, come lui la definisce - sia allietare e divertire il pubblico, alleggerirlo da pensieri cupi e tristi che soprattutto in questo momento storico può capitare di avere.

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Avamposto musicale. Candiani, di tutto un groove
di Carmela Donadio   
martedì 03 dicembre 2013

pedrokouayt.jpgPer il gruppo olandese PumpOrgan, di cui è guida e fondatore Dirk Bruinsma, il 3 dicembre è l’unica data nel Nord Italia. Il nome di Bruinsma è tra i più conosciuti nel panorama jazzistico del suo paese, per il suo essere polistrumentista (suona strumenti fra loro molto diversi come il sax contralto e il basso elettrico), perché leader del Blast Quartet, e per le sue particolari composizioni, che la critica ha definito “PsychoJive”. I PumpOrgan appartengono a Tumult, un collettivo che comprende ventotto musicisti e undici gruppi, uniti dall’obiettivo di promuovere i più giovani e creativi musicisti per farli conoscere anche al di fuori dei confini nazionali.

 

Il 15 è la volta di Pédro Kouyaté con i Mandinka Transe Acoustique. Maliano, polistrumentista, per anni ha suonato con la Symmétric Orchestra a Bamako, poi con il connazionale Boubacar Traore in tournée internazionali, approdando infine a Parigi, dove nel 2007 ha fondato i Mandinka Transe Acoustique. Definito uno “spirito libero e visionario”, Kouyaté usa il canto e la chitarra, ma anche il n’goni (strumento a corde con suoni percussivi), per accompagnare il pubblico in un viaggio dalle sonorità originali.

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Heaven can’t wait. All’Eden Rava Under 21 e Rossana Casale feat. Il Signor G
di Davide Carbone   
martedì 03 dicembre 2013

giovanniguidi.jpgL’istinto di Enrico Rava ci aveva davvero visto giusto, quando durante dei seminari estivi a Siena decise di inserire nel gruppo Rava Under 21 trasformatosi poi in Rava New Generation un giovanissimo pianista classe 1985 rispondente al nome di Giovanni Guidi.

 

Nato a Foligno, il nostro ha saputo in pochissimi anni e con passi da gigante guadagnare un posto di assoluto livello nel panorama sempre brulicante della scena contemporanea italiana, veloce nell’esaltare e altrettanto impietosa nello stroncare. Oltre alla stretta collaborazione con Rava, di cui è ormai partner tra i più affezionati, da segnalare la creazione da parte di Guidi di un sodalizio con Gianluca Petrella al trombone (recentissimo il loro passaggio al San Servolo Jazz Meeting di fine novembre 2013), Michael Blake al sax tenore, Thomas Morgan al contrabbasso e Gerald Cleaver alla batteria, con cui ha registrato un album a New York, We Don’t Live here Anymore, accolto con molto favore da pubblico e critica.

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North-East side stories. Avvento in jazz a Padova
di D.P.   
martedì 03 dicembre 2013

fabiomorgera.jpgLa chitarra di Pietro Condorelli, il contrabbasso di Domenico Santaniello, la batteria di Claudio Borrelli e la tromba dello special guest Fabio Morgera sono la dichiarazione d’intenti offerta a dicembre da Storie di Jazz, la manifestazione che Comune di Padova, Caffè Pedrocchi e Q Restaurant Bar promuovono e Maurizio Camardi sapientemente dirige, il tutto grazie all’organizzazione della Scuola di Musica Gershwin.

 

Il quartetto di Condorelli è il 5 dicembre al Q Restaurant Lounge Bar di vicolo dei Dotto, avamposto jazz che con lo storico Caffè Pedrocchi si spartisce il compito di incorniciare le esibizioni di questa tredicesima edizione della rassegna.

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Bravi, bis! Due le date da segnare a Trieste
di Daniele Pennacchi   
martedì 03 dicembre 2013

glennmillerorchestra.jpgTra le più importanti istituzioni culturali italiane, il Politeama Rossetti di Trieste ha negli ultimi anni tenuto ben alta l’asticella dei propri eventi delegando il repertorio operistico al Teatro Verdi e dedicandosi ben volentieri all’allestimento di musical e musica leggera, oltre ad esibizioni di danza e altre arti performative.

 

Dicembre e gennaio, a questo proposito, rappresentano un buon esempio di programmazione-tipo: il primo protagonista in via XX Settembre è Ludovico Einaudi, che il 5 dicembre porta a Trieste il passo espressivo in avanti realizzato con l’album In a Time Lapse, travolgente successo di pubblico e unanime consenso di critica licenziato nell’ottobre del 2012 e registrato nel monastero di Villa San Fermo della vicentina Lonigo.

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Sogno progressivo. Dream Theater a Padova, il lungo cammino del progressive metal
di Alberto Zava   
martedì 03 dicembre 2013

dreamtheater1.jpgEra il 1985 quando, tra le aule del Berklee College of Music di Boston, i giovanissimi John Petrucci, John Myung e Mike Portnoy - coinvolgendo Kevin Moore e Chris Collins -, diedero inizio al progetto Majesty, mettendo in moto un percorso di approfondimento, ricerca e creazione musicale che oggi, nel 2014, punta deciso verso il trentennale. Lungo il cammino, al di là delle intenzioni e delle finalità, accadono eventi imprevisti e imprevedibili, cambiano i nomi, cambiano le persone: dalle oscure cantine degli anni ‘80 i cinque musicisti seguono le orme dei Rush, degli Yes, dei Genesis, dei Queensrÿche facendosi conoscere grazie a numerosi concerti nella zona di New York.

 

Ma in vista di una pubblicazione discografica, i Majesty già esistono... necessario un cambio di nome, dunque: il padre di Portnoy, il batterista, ha l’intuizione giusta, l’evocativo nome di un cinema di Monterey, in California, Dream Theater.

 

Quello stesso nome che appare sulla copertina del primo disco When Dream and Day Unite del 1988, testimone del primo cambio di formazione (il cantante Chris Collins sostituito da Charlie Dominici); quello stesso nome visibile su tutti i cartelloni del Geox di Padova quasi trent’anni dopo, il 23 gennaio 2014.

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At the club. Si scrive Padova, si legge New York
di Giulia Zornetta   
martedì 05 novembre 2013

abdullahibrahim.jpg

 

Per la sedicesima edizione del Padova Jazz Festival l’Associazione culturale Miles, presieduta dall’attivissima Gabriella Piccolo Casiraghi, ha pensato di coinvolgere in una giostra di rimandi e collaborazioni uno dei più noti locali jazz newyorkesi, lo Smalls Jazz Club di Greenwich Village. In questo piccolo luogo sotterraneo si sono esibite e continuano ad avvicendarsi generazioni di musicisti che, tra sedie, divani, fotografie e gatti, tutte le notti fino all’alba ricostituiscono in modo affatto artificioso quella formula di calore umano e modus vivendi che ha dato luogo all’autentico immaginario del jazz.

 

Spike Wilner, il giovane proprietario dello Smalls, nonché abile pianista, conduce infatti a Padova mercoledì 13 il trio con cui è solito esibirsi negli anfratti statunitensi. Le serate successive vedono poi di nuovo sul palco lo stesso Wilner assieme a Paul Gill e Yotam Silberstein, accompagnati questa volta da ospiti a sorpresa, giovani musicisti italiani con i quali il trio si perde volentieri in vorticose jam session nella cornice dell’Hotel Plaza.

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Play a song for me. Storia di un cantastorie
di Massimo Macaluso   
martedì 05 novembre 2013

dylan1.jpgVedere Mr Zimmerman, alias Bob Dylan, in concerto è un’esperienza particolare. Non è un rito sciamanico come uno spettacolo del Boss, tanto per rendere l’idea, né un evento stellare e scenografico come un live degli U2. Tutto è molto scarno, essenziale, spesso molto difficile. Come difficile è riuscire a capire dalle prime strofe il pezzo che il menestrello di Duluth ti propone, immerso nel suo cappello da cowboy d’antan. È quasi una sfida per i suoi fan, della serie «vediamo se ci arrivate..». O almeno questo lascia intendere il suo ghigno, che a volte può sembrare un sorriso, ma non lo è mai.

 

Il suo concerto che vidi parecchi anni fa a Vicenza non era dissimile. Un’unica, sola lunga canzone starnazzata e strascicata da una voce che pare il nipote di gatto Silvestro dopo una mezza dozzina di gin-tonic.

 

Ma che importa: se sei lì e lo guardi vedi il mito, la raffigurazione del mito, mezzo secolo di storia, vedi Bobdìlan, puoi dire ai tuoi figli: «io e tua madre cantavamo Blowin’ in the Wind ai concerti di Bob Dylan», e loro risponderanno «Sì, ci ha detto così anche il nonno…». Quando dal suono cullante di quell’unica ballata di due ore riesci a riconoscere e addirittura a cantare Like a Rolling Stone e Knockin’ on Heaven’s Door, non stai canticchiando, stai saldando l’ultimo debito con il Novecento, sei davanti al muro di Berlino e ai funerali di Martin Luther King.

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Good mood. Jazz multisensoriale a San Servolo
di Redazioneweb2   
martedì 05 novembre 2013

henriksenbangcdanielsen.jpgCon i suoi luoghi affascinanti e la sua prossimità a San Marco, l’isola di San Servolo si sta confermando come uno dei luoghi più originali e propositivi dello scenario culturale veneziano. Lo sanno bene gli appassionati di jazz, che già in passato si sono trovati a contrastare il freddo del clima novembrino con il calore sprigionato dalle memorabili esibizioni di alcuni dei più straordinari protagonisti della scena mondiale, grazie a quel San Servolo Jazz Meeting che negli anni si è guadagnato meritatamente la fama di appuntamento tra i più prestigiosi in circolazione e che torna quest’anno, ogni giovedì di novembre, come una vera e propria festa del jazz all’insegna della condivisione.

 

Appuntamento all’auditorium, quindi, ma anche in altri luoghi dell’isola dal momento che ai concerti sono abbinati, con una formula sperimentata già con successo nelle scorse edizioni, sia una serie di Jazz Conversations per approfondire temi e ascolti e incontrare gli artisti, sia una prestigiosa mostra di Luciano Rossetti, uno dei nomi di punta della fotografia jazz europea.

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Tempi moderni. Suoni che mescolano le carte
di Daniele Pennacchi   
martedì 05 novembre 2013

thebadplus.jpgCosa possono avere in comune il repertorio musicale dell’Africa occidentale e quello della scena jazz statunitense moderna e contemporanea? Molto più di quanto si possa immaginare, a partire dal forte gusto per la contaminazione e dalla ferma determinazione a rompere ogni schema precostituito, dando libero sfogo alla propria creatività.

 

Debademba è il nome del collettivo messo in piedi dal chitarrista Abdoulaye Traoré e dall’espolsivo cantante maliano Mohamed Diaby in seguito al loro incontro datato 2009 in quel di Parigi, connubio che da subito si rivela riuscito e portatore sano di un universo audio che ben ricorda le musiche tradizionali dell’Impero Mandinga, in scena a Mestre il 17 del mese.

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Nudi e crudi. Negrita, senza filtro
di Carmen Donadio   
martedì 05 novembre 2013

negrita.jpgIncitati dal successo di Unplugged 2013, tour di trentacinque concerti tra febbraio e aprile di cui ventisei sold out, i Negrita sono tornati nei più importanti teatri italiani per una nuova tournée acustica. A Venezia scelgono il palco del Teatro Malibran, sabato 16 novembre, con i loro cavalli di battaglia, i brani dell’album Dannato vivere, e altre canzoni che da tempo non venivano eseguite negli spettacoli dal vivo.

 

Intanto, tra i due tour, a settembre, è uscito un nuovo doppio disco, Déjà vu, utile a ribadire l’idea dell’esperienza acustica della rock band aretina che, riunita negli studi di Mauro Pagani a Milano, ha riarrangiato e risuonato i propri successi e aggiunto due inediti, Anima lieve e La tua canzone. Non si tratta però di una registrazione live in teatro, ma di una incisione in studio in modalità semiacustica.

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Cuori di tenebra. Lanegan e Garwood, moderni sciamani
di F.D.S.   
martedì 05 novembre 2013

lanegangarwood.jpgEra il 1986 quando Lanegan si fece conoscere come voce solista degli Screaming Trees, una voce scura, baritonale, che dardeggiava emozioni intense sopra i lampi rock, e giunse dalle parti della band di Ellensburg, Washington. Il gruppo resiste fino al 1997, dilaniato tra i soliti problemi di alcool e droghe dei suoi vari componenti, tra cui, ovviamente, lo stesso Lanegan, che però nel 1994 era riuscito a produrre un capolavoro: il suo disco solista Whiskey for the Holy Ghost, una decisa virata verso atmosfere roots, folk e blues che esaltano la sua voce ideale per la preghiera che l’uomo perduto rivolge al suo dio.

 

Da allora, la sua diventa una delle voci più inconfondibili del rock; la voce di un uomo sospeso sull’abisso, condannato a starci per sempre, un uomo che fa musica solo per interrompere la sua continua fuga dai demoni che lo circondano, ma che però riesce a trovare dentro sé la forza per non precipitare, per rimanere ancora dentro l’inferno dei vivi.

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L’eleganza del porcospino. Wilson al Geox tra psichedelica e ambient
di F.D.S.   
martedì 05 novembre 2013

wilson.jpgSteven Wilson è il leader e membro fondatore dei Porcupine Tree, forse attualmente il gruppo re del progressive e del rock sperimentale britannico. Nati nel 1987, periodo d’oro del brit rock, si sono subito collocati in un ambito molto laterale e specifico; la loro musica parte dalle intuizioni psichedeliche dei primi Pink Floyd e del free-jazz à la Soft Machine per approdare a uno space-progressive senza più confini.

 

Musica che a prima vista appare parecchio datata, ma che nei suoi episodi migliori riesce ad esprimere una sintesi interessante tra psichedelica e musica ambient, con le lunghe fughe chitarristiche di Wilson.

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Occhi bene aperti. Corposi, versatili...Negramaro!
di Laura Spadari   
martedì 05 novembre 2013

negramaro.jpgRock (indubbiamente), melodici (a volte), riflessivi (anche), energici (soprattutto live). In dieci anni abbiamo imparato a conoscerli questi sei ragazzi, abbiamo apprezzato i loro tanti volti e modi in cui riescono ad esprimersi e a coinvolgerci attraverso la loro musica. Proprio per celebrare i primi dieci anni di attività l’anno scorso è uscito Una storia semplice, album che raccoglie i più grandi successi della band insieme a sei (come i componenti del gruppo) inediti.

 

Un anno e un disco di platino dopo, i Negramaro tornano con l’omonimo tour che attraversa la nostra penisola tra novembre e dicembre in versione più intima rispetto ai grandi successi estivi dell’Olimpico e di San Siro.

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[BIENNALE MUSICA 2013] Tempo al tempo. Intervista a Ivan Fedele
di Andrea Oddone Martin   
venerdì 27 settembre 2013

ivan_fedele.jpgInizio di ottobre quest’anno significa Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale di Venezia. Dal 4 al 13, dieci giorni di concerti, master, eventi speciali, ospiti illustri e premiazioni. La direzione artistica, affidata a Ivan Fedele, è al secondo anno del proprio mandato quadriennale.

Quali le linee-guida di questa edizione e cosa la caratterizza rispetto a quella trascorsa.
Ogni edizione del Festival musicale della Biennale di Venezia si profila lungo un tema, un filo rosso che cerca di orientare il pubblico nell’offerta della contemporaneità musicale. Lo scorso anno abbiamo giustapposto minimalismi a massimalismi in termini musicali, quest’anno il tema si occupa delle varie declinazioni dello spazio acustico, il luogo dove la musica si sviluppa. Altra Voce-Altro Spazio sta a indicare questa moltitudine di possibilità. La prima parte del titolo riprende quello di una composizione di Luciano Berio, presente tra l’altro in cartellone l’11 di ottobre, mentre la seconda dà la qualità del tema che sostiene questa edizione.

 

Il Festival apre con un evento molto spettacolare che indica l’importanza del tema scelto, l’esecuzione di Helicopter String Quartet di Karlheinz Stockhausen. Anche se indubbiamente spettacolare, la performance risulta, come tutti i lavori di Stockhausen, musicalmente molto pensata, pertinente e originale. Questa composizione prevede che ciascuno dei solisti del Quartetto Arditti sia ospitato nella cabina di un elicottero, con i musicisti che suonano separati, in quota, un quartetto che in realtà si rivela essere un doppio quartetto, in cui quello d’archi si modula e si integra con quello dei piloti. Tra i suoni che ascolteremo, infatti, c’è anche quello del rotore degli elicotteri che costituisce un ‘bordone’ variabile in piccole oscillazioni verso l’acuto e verso il grave, in virtù del modo in cui ciascun velivolo viene pilotato. Cabrate e piccole picchiate accelerano la velocità del rotore e perciò innalzano la frequenza del suono prodotto, mentre le impennate, per la maggior pressione esercitata sulle pale, rallentano leggermente la velocità del rotore generando un’oscillazione della frequenza verso il basso. Intorno a tutto ciò, il quartetto d’archi costruisce la partitura. Ovviamente, vi è un sistema molto sofisticato di collegamenti radio tra l’elicottero in volo e il padiglione di terra, e viceversa. Nella sala che ospita il pubblico vengono proiettate su quattro schermi le immagini dei quattro solisti, e i suoni vengono mixati e diffusi secondo una geometria ben precisa di altoparlanti con angolazioni, anche queste molto precise, volute da Stockhausen. Un altro modo di declinare lo spazio musicale è rappresentato dalla performance di Pietro Luca Congedo, percussionista, compositore e performer che costruisce personalmente i propri strumenti a percussione. Egli crea una sorta di scenografia di strumenti musicali verso i quali si rivolge utilizzando dei guanti che trasmettono messaggi radio, poi convertiti dagli strumenti in suoni. Mentre abitualmente ci si aspetta una produzione di suono ‘per contatto’, la sollecitazione fisica di uno strumento mediante un archetto, un martelletto, delle bacchette o l’insufflazione, in questo caso invece si sollecitano gli strumenti attraverso invisibili segnali radio. La sollecitazione è di sicuro presente, ma in un modo che crea una sorta di fascino e magia particolare. Penso che, oltre all’aspetto performante e performativo, in questo tipo di approccio vi siano anche delle implicazioni future della cui portata, oggi, probabilmente ancora non c’è precisa nozione.


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[BIENNALE MUSICA 2013] I volti, i suoni, gli spazi
di Redazioneweb2   
lunedì 30 settembre 2013
sofijagubajdulina.jpg
GIOVEDÌ 3 OTTOBRE 
Sala delle Colonne, Ca’ Giustinian h. 16.30
INCONTRO CON SOFIJA GUBAJDULINA 
Nel corso del’incontro con il Leone d’oro alla carriera Sofija Gubajdulina viene premiata con il Leone d’argento la Fondazione Spinola-Banna per l’Arte.

VENERDÌ 4 OTTOBRE
All’ombra del Leone di Ca’ Giustinian h. 11
Lettere a Ralph di Karlheinz Stockhausen 
Presentazione del libro a cura di Oreste Bossini

Sala Grande, Palazzo del Cinema h. 15
QUARTETTO ARDITTI
Karlheinz Stockhausen (1928 - 2007) Helicopter String Quartet (1992 - 1993, 31’)
Irvine Arditti violino
Ashot Sarkissjan violino
Ralf Ehlers viola
Lucas Fels violoncello
André Richard direzione regia del suono
Thierry Coduys regia del suono, informatica musicale

La spettacolare composizione di Stockhausen mette le ali alla musica, isolando ognuno dei quattro coraggiosi interpreti nella cabina di altrettanti elicotteri per farli suonare a 1500 metri di quota fra i rulli delle eliche./ The amazing composition by Stockhausen lets the music fly. Individual players will be brave enough to jump on a helicopter and play 5000 ft. above ground, and the choppers tend to be quite noisy.
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Segni particolari. Tutte le sfumature del metal
di Nicolò Groja   
martedì 01 ottobre 2013

tankian1.jpgSerj Tankian, una delle più originali voci del rock contemporaneo, il 4 ottobre monopolizza il palco del Geox a Padova per un delle tre date italiane del suo tour, per l’occasione accompagnato dall’Orchestra Filarmonica Italiana. Cantante versatile e inconfondibile, la sua voce è uno strumento unico, a servizio di un musicista sapiente e mai stanco di sperimentare. Dal metal pesante dei System Of A Down alle atmosfere electro-jazz dell’ultimo lavoro Jazz-Iz-Christ il cantante e polistrumentista di origine armene ha sempre saputo reinventarsi, muovendosi da un genere all’altro in un orizzonte musicale senza confini. La sua concezione dell’arte è inevitabilmente figlia del sostrato culturale variopinto che l’ha influenzato sin dall’infanzia: lui, ragazzino libanese trapiantato a Los Angeles, ha potuto coltivare le sue passioni creative nell’abitudine mentale al melting pot di stili e forme, spaziando dalla musica alla poesia alla pittura, diramandosi internamente alle singole espressioni in un aggrovigliarsi inestricabile di sottogeneri che si alimentano l’un l’altro.

 

Assieme a pochi altri – penso a cantanti di dimensioni parallele come Mike Patton – è esponente di spicco del cosiddetto “metal intelligente”, intendendo con questo termine non tanto una corrente musicale, quanto lo spunto che dalla corrente originaria (il metal, appunto) ha permesso di compiere il balzo verso lidi differenti. Definire Serj Tankian un cantante metal è estremamente riduttivo; forse – azzardiamo - è riduttivo definirlo tout court.

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Uno su mille. Unico, instancabile, Morandi
di Davide Carbone   
martedì 01 ottobre 2013

morandi2.jpgDifficile spiegare cosa Gianni Morandi rappresenti e abbia rappresentato per il mondo della musica leggera italiana dal secondo dopoguerra ad oggi. Artista appartenente alla sempre più sparuta categoria di personaggi genuinamente nazional-popolari, conosciuto e celebrato da fasce d’età trasversali, capace di vendere oltre 50 milioni di copie dei propri album e accompagnare infanzia, adolescenza ed età adulta di una larghissima fetta di popolazione.

 

Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte è esordio fulminante, cantato con tutta la sfrontatezza di un 18enne dal viso pulito e genuino, protagonista di musicarelli dalla trama dimenticabile ma dalle colonne sonore capaci di trasmettere alla platea tutta la magia popolare degli anni ’60 del boom economico. Un percorso artistico e personale che ha conosciuto momenti di difficoltà e sconforto, con amici e amori perduti, altri magari ritrovati, un successo sfuggito via e ripreso per i capelli parlando dritto al cuore delle persone.

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Urban rhythms. Al Centro della sperimentazione
di Carmela Donadio   
martedì 01 ottobre 2013

petersolo.jpg

 

«Jazz Groove» diventa «Candiani Groove». L'appuntamento fisso con la musica del Candiani non è più solo jazz, già da tempo la programmazione della rassegna punta alla varietà di generi musicali e al desiderio di scoprire e far conoscere diversi linguaggi espressivi frutto di nuove contaminazioni.

 

Venerdì 11 si parte con un doppio spettacolo, ad accogliere il pubblico il jazzista triestino Riccardo Morpurgo e il suo piano-solo utile a presentare il suo Dove è il nord, ultimo lavoro discografico edito, come il precedente Answering, da Caligola Records. A seguire ecco il nuovo progetto del contrabbassista veneziano Lorenzo Conte, Off The Charts, accompagnato da Pietro Tonolo al sax tenore e soprano, Andrea Pozza al pianoforte e Ferenc Nemeth alla batteria.

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