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MUSICA
Tempi moderni. Suoni che mescolano le carte
di Daniele Pennacchi   
martedì 05 novembre 2013

thebadplus.jpgCosa possono avere in comune il repertorio musicale dell’Africa occidentale e quello della scena jazz statunitense moderna e contemporanea? Molto più di quanto si possa immaginare, a partire dal forte gusto per la contaminazione e dalla ferma determinazione a rompere ogni schema precostituito, dando libero sfogo alla propria creatività.

 

Debademba è il nome del collettivo messo in piedi dal chitarrista Abdoulaye Traoré e dall’espolsivo cantante maliano Mohamed Diaby in seguito al loro incontro datato 2009 in quel di Parigi, connubio che da subito si rivela riuscito e portatore sano di un universo audio che ben ricorda le musiche tradizionali dell’Impero Mandinga, in scena a Mestre il 17 del mese.

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Nudi e crudi. Negrita, senza filtro
di Carmen Donadio   
martedì 05 novembre 2013

negrita.jpgIncitati dal successo di Unplugged 2013, tour di trentacinque concerti tra febbraio e aprile di cui ventisei sold out, i Negrita sono tornati nei più importanti teatri italiani per una nuova tournée acustica. A Venezia scelgono il palco del Teatro Malibran, sabato 16 novembre, con i loro cavalli di battaglia, i brani dell’album Dannato vivere, e altre canzoni che da tempo non venivano eseguite negli spettacoli dal vivo.

 

Intanto, tra i due tour, a settembre, è uscito un nuovo doppio disco, Déjà vu, utile a ribadire l’idea dell’esperienza acustica della rock band aretina che, riunita negli studi di Mauro Pagani a Milano, ha riarrangiato e risuonato i propri successi e aggiunto due inediti, Anima lieve e La tua canzone. Non si tratta però di una registrazione live in teatro, ma di una incisione in studio in modalità semiacustica.

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Cuori di tenebra. Lanegan e Garwood, moderni sciamani
di F.D.S.   
martedì 05 novembre 2013

lanegangarwood.jpgEra il 1986 quando Lanegan si fece conoscere come voce solista degli Screaming Trees, una voce scura, baritonale, che dardeggiava emozioni intense sopra i lampi rock, e giunse dalle parti della band di Ellensburg, Washington. Il gruppo resiste fino al 1997, dilaniato tra i soliti problemi di alcool e droghe dei suoi vari componenti, tra cui, ovviamente, lo stesso Lanegan, che però nel 1994 era riuscito a produrre un capolavoro: il suo disco solista Whiskey for the Holy Ghost, una decisa virata verso atmosfere roots, folk e blues che esaltano la sua voce ideale per la preghiera che l’uomo perduto rivolge al suo dio.

 

Da allora, la sua diventa una delle voci più inconfondibili del rock; la voce di un uomo sospeso sull’abisso, condannato a starci per sempre, un uomo che fa musica solo per interrompere la sua continua fuga dai demoni che lo circondano, ma che però riesce a trovare dentro sé la forza per non precipitare, per rimanere ancora dentro l’inferno dei vivi.

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L’eleganza del porcospino. Wilson al Geox tra psichedelica e ambient
di F.D.S.   
martedì 05 novembre 2013

wilson.jpgSteven Wilson è il leader e membro fondatore dei Porcupine Tree, forse attualmente il gruppo re del progressive e del rock sperimentale britannico. Nati nel 1987, periodo d’oro del brit rock, si sono subito collocati in un ambito molto laterale e specifico; la loro musica parte dalle intuizioni psichedeliche dei primi Pink Floyd e del free-jazz à la Soft Machine per approdare a uno space-progressive senza più confini.

 

Musica che a prima vista appare parecchio datata, ma che nei suoi episodi migliori riesce ad esprimere una sintesi interessante tra psichedelica e musica ambient, con le lunghe fughe chitarristiche di Wilson.

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Occhi bene aperti. Corposi, versatili...Negramaro!
di Laura Spadari   
martedì 05 novembre 2013

negramaro.jpgRock (indubbiamente), melodici (a volte), riflessivi (anche), energici (soprattutto live). In dieci anni abbiamo imparato a conoscerli questi sei ragazzi, abbiamo apprezzato i loro tanti volti e modi in cui riescono ad esprimersi e a coinvolgerci attraverso la loro musica. Proprio per celebrare i primi dieci anni di attività l’anno scorso è uscito Una storia semplice, album che raccoglie i più grandi successi della band insieme a sei (come i componenti del gruppo) inediti.

 

Un anno e un disco di platino dopo, i Negramaro tornano con l’omonimo tour che attraversa la nostra penisola tra novembre e dicembre in versione più intima rispetto ai grandi successi estivi dell’Olimpico e di San Siro.

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[BIENNALE MUSICA 2013] Tempo al tempo. Intervista a Ivan Fedele
di Andrea Oddone Martin   
venerdì 27 settembre 2013

ivan_fedele.jpgInizio di ottobre quest’anno significa Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale di Venezia. Dal 4 al 13, dieci giorni di concerti, master, eventi speciali, ospiti illustri e premiazioni. La direzione artistica, affidata a Ivan Fedele, è al secondo anno del proprio mandato quadriennale.

Quali le linee-guida di questa edizione e cosa la caratterizza rispetto a quella trascorsa.
Ogni edizione del Festival musicale della Biennale di Venezia si profila lungo un tema, un filo rosso che cerca di orientare il pubblico nell’offerta della contemporaneità musicale. Lo scorso anno abbiamo giustapposto minimalismi a massimalismi in termini musicali, quest’anno il tema si occupa delle varie declinazioni dello spazio acustico, il luogo dove la musica si sviluppa. Altra Voce-Altro Spazio sta a indicare questa moltitudine di possibilità. La prima parte del titolo riprende quello di una composizione di Luciano Berio, presente tra l’altro in cartellone l’11 di ottobre, mentre la seconda dà la qualità del tema che sostiene questa edizione.

 

Il Festival apre con un evento molto spettacolare che indica l’importanza del tema scelto, l’esecuzione di Helicopter String Quartet di Karlheinz Stockhausen. Anche se indubbiamente spettacolare, la performance risulta, come tutti i lavori di Stockhausen, musicalmente molto pensata, pertinente e originale. Questa composizione prevede che ciascuno dei solisti del Quartetto Arditti sia ospitato nella cabina di un elicottero, con i musicisti che suonano separati, in quota, un quartetto che in realtà si rivela essere un doppio quartetto, in cui quello d’archi si modula e si integra con quello dei piloti. Tra i suoni che ascolteremo, infatti, c’è anche quello del rotore degli elicotteri che costituisce un ‘bordone’ variabile in piccole oscillazioni verso l’acuto e verso il grave, in virtù del modo in cui ciascun velivolo viene pilotato. Cabrate e piccole picchiate accelerano la velocità del rotore e perciò innalzano la frequenza del suono prodotto, mentre le impennate, per la maggior pressione esercitata sulle pale, rallentano leggermente la velocità del rotore generando un’oscillazione della frequenza verso il basso. Intorno a tutto ciò, il quartetto d’archi costruisce la partitura. Ovviamente, vi è un sistema molto sofisticato di collegamenti radio tra l’elicottero in volo e il padiglione di terra, e viceversa. Nella sala che ospita il pubblico vengono proiettate su quattro schermi le immagini dei quattro solisti, e i suoni vengono mixati e diffusi secondo una geometria ben precisa di altoparlanti con angolazioni, anche queste molto precise, volute da Stockhausen. Un altro modo di declinare lo spazio musicale è rappresentato dalla performance di Pietro Luca Congedo, percussionista, compositore e performer che costruisce personalmente i propri strumenti a percussione. Egli crea una sorta di scenografia di strumenti musicali verso i quali si rivolge utilizzando dei guanti che trasmettono messaggi radio, poi convertiti dagli strumenti in suoni. Mentre abitualmente ci si aspetta una produzione di suono ‘per contatto’, la sollecitazione fisica di uno strumento mediante un archetto, un martelletto, delle bacchette o l’insufflazione, in questo caso invece si sollecitano gli strumenti attraverso invisibili segnali radio. La sollecitazione è di sicuro presente, ma in un modo che crea una sorta di fascino e magia particolare. Penso che, oltre all’aspetto performante e performativo, in questo tipo di approccio vi siano anche delle implicazioni future della cui portata, oggi, probabilmente ancora non c’è precisa nozione.


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[BIENNALE MUSICA 2013] I volti, i suoni, gli spazi
di Redazioneweb2   
lunedì 30 settembre 2013
sofijagubajdulina.jpg
GIOVEDÌ 3 OTTOBRE 
Sala delle Colonne, Ca’ Giustinian h. 16.30
INCONTRO CON SOFIJA GUBAJDULINA 
Nel corso del’incontro con il Leone d’oro alla carriera Sofija Gubajdulina viene premiata con il Leone d’argento la Fondazione Spinola-Banna per l’Arte.

VENERDÌ 4 OTTOBRE
All’ombra del Leone di Ca’ Giustinian h. 11
Lettere a Ralph di Karlheinz Stockhausen 
Presentazione del libro a cura di Oreste Bossini

Sala Grande, Palazzo del Cinema h. 15
QUARTETTO ARDITTI
Karlheinz Stockhausen (1928 - 2007) Helicopter String Quartet (1992 - 1993, 31’)
Irvine Arditti violino
Ashot Sarkissjan violino
Ralf Ehlers viola
Lucas Fels violoncello
André Richard direzione regia del suono
Thierry Coduys regia del suono, informatica musicale

La spettacolare composizione di Stockhausen mette le ali alla musica, isolando ognuno dei quattro coraggiosi interpreti nella cabina di altrettanti elicotteri per farli suonare a 1500 metri di quota fra i rulli delle eliche./ The amazing composition by Stockhausen lets the music fly. Individual players will be brave enough to jump on a helicopter and play 5000 ft. above ground, and the choppers tend to be quite noisy.
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Segni particolari. Tutte le sfumature del metal
di Nicolò Groja   
martedì 01 ottobre 2013

tankian1.jpgSerj Tankian, una delle più originali voci del rock contemporaneo, il 4 ottobre monopolizza il palco del Geox a Padova per un delle tre date italiane del suo tour, per l’occasione accompagnato dall’Orchestra Filarmonica Italiana. Cantante versatile e inconfondibile, la sua voce è uno strumento unico, a servizio di un musicista sapiente e mai stanco di sperimentare. Dal metal pesante dei System Of A Down alle atmosfere electro-jazz dell’ultimo lavoro Jazz-Iz-Christ il cantante e polistrumentista di origine armene ha sempre saputo reinventarsi, muovendosi da un genere all’altro in un orizzonte musicale senza confini. La sua concezione dell’arte è inevitabilmente figlia del sostrato culturale variopinto che l’ha influenzato sin dall’infanzia: lui, ragazzino libanese trapiantato a Los Angeles, ha potuto coltivare le sue passioni creative nell’abitudine mentale al melting pot di stili e forme, spaziando dalla musica alla poesia alla pittura, diramandosi internamente alle singole espressioni in un aggrovigliarsi inestricabile di sottogeneri che si alimentano l’un l’altro.

 

Assieme a pochi altri – penso a cantanti di dimensioni parallele come Mike Patton – è esponente di spicco del cosiddetto “metal intelligente”, intendendo con questo termine non tanto una corrente musicale, quanto lo spunto che dalla corrente originaria (il metal, appunto) ha permesso di compiere il balzo verso lidi differenti. Definire Serj Tankian un cantante metal è estremamente riduttivo; forse – azzardiamo - è riduttivo definirlo tout court.

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Uno su mille. Unico, instancabile, Morandi
di Davide Carbone   
martedì 01 ottobre 2013

morandi2.jpgDifficile spiegare cosa Gianni Morandi rappresenti e abbia rappresentato per il mondo della musica leggera italiana dal secondo dopoguerra ad oggi. Artista appartenente alla sempre più sparuta categoria di personaggi genuinamente nazional-popolari, conosciuto e celebrato da fasce d’età trasversali, capace di vendere oltre 50 milioni di copie dei propri album e accompagnare infanzia, adolescenza ed età adulta di una larghissima fetta di popolazione.

 

Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte è esordio fulminante, cantato con tutta la sfrontatezza di un 18enne dal viso pulito e genuino, protagonista di musicarelli dalla trama dimenticabile ma dalle colonne sonore capaci di trasmettere alla platea tutta la magia popolare degli anni ’60 del boom economico. Un percorso artistico e personale che ha conosciuto momenti di difficoltà e sconforto, con amici e amori perduti, altri magari ritrovati, un successo sfuggito via e ripreso per i capelli parlando dritto al cuore delle persone.

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Urban rhythms. Al Centro della sperimentazione
di Carmela Donadio   
martedì 01 ottobre 2013

petersolo.jpg

 

«Jazz Groove» diventa «Candiani Groove». L'appuntamento fisso con la musica del Candiani non è più solo jazz, già da tempo la programmazione della rassegna punta alla varietà di generi musicali e al desiderio di scoprire e far conoscere diversi linguaggi espressivi frutto di nuove contaminazioni.

 

Venerdì 11 si parte con un doppio spettacolo, ad accogliere il pubblico il jazzista triestino Riccardo Morpurgo e il suo piano-solo utile a presentare il suo Dove è il nord, ultimo lavoro discografico edito, come il precedente Answering, da Caligola Records. A seguire ecco il nuovo progetto del contrabbassista veneziano Lorenzo Conte, Off The Charts, accompagnato da Pietro Tonolo al sax tenore e soprano, Andrea Pozza al pianoforte e Ferenc Nemeth alla batteria.

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Collezione privata. Panoramiche jazz da Pordenone
di Daniele Pennacchi   
martedì 01 ottobre 2013

zlatkokaucic.jpgSpazio aperto per eccellenza, la rassegna allestita dal Verdi di Pordenone si ripresenta al pubblico dopo l’esordio assai fortunato dell’edizione inaugurale allestita lo scorso anno, approfittando della dimensione informale e intima dello Spazio Due del teatro di viale Martelli. Proprio come in un loft, ecco regnare grandi finestre e spazi aperti, per meglio osservare e ancora più comodamente muoversi, in ogni direzione immaginabile.

 

Il chitarrista Andrea Massaria nel suo nuovo progetto Alchemy Trio ha riunito non il classico trio jazz ma una formazione atipica; una miscela in scena il 16 capace di annoverare la leggenda vivente del sax Oliver Lake, lo stesso Massaria e Zlatko Kaucic, batterista protagonista della scena europea.

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Questione di feeling. Se Cuba è nel Mediterraneo...
di Laura Spadari   
martedì 01 ottobre 2013

fresusosa_robertocifarelli.jpgUn incontro che ha lasciato il segno quello avvenuto nel 2006 tra Paolo Fresu e Omar Sosa, punto di partenza di un sodalizio musicale che si è concretizzato lo scorso anno con il progetto Alma, album riconosciuto dalla critica tra le migliori produzioni jazz del 2012.

 

Spiritualità, poesia ed energia uniscono queste due stelle della musica jazz contemporanea, oltre alle loro radici ‘isolane’; per Fresu ci riferiamo alla Sardegna, che l’ha svezzato al ritmo della banda del paese, mentre Sosa ha conosciuto nel cuore dell’Havana strumenti e melodie della tradizione cubana.

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È sempre lui. Metti sei sere in Arena...
di Laura Spadari   
lunedì 02 settembre 2013

luciano_ligabue.jpg«Un invito a cui era impossibile dire no», così Luciano Ligabue annuncia il suo ritorno in Arena a settembre con sei imperdibili appuntamenti, gli unici live in programma per il 2013 del rocker di Correggio. Inutile sottolineare come i biglietti per i concerti in programma dal 16 al 23 settembre a Verona risultino assolutamente introvabili da mesi: le prime quattro date hanno registrato il sold out nelle prime 24 ore di prevendita online e le ultime due, aggiunte in un secondo momento sotto la pressante richiesta del pubblico, sono andate esaurite in brevissimo tempo, a dimostrazione di quanto il popolo del “Liga” sia fedele al proprio re, anche (o soprattutto) in versione sinfonica.

 

Sì perché già nel 2008 e nel 2009 le sue Sette notti in Arena avevano riscosso un enorme successo di pubblico, documentato anche da un cd, da un dvd e da un libro fotografico servito a finanziare i restauri dell’Anfiteatro, riconosciuto dall’Unesco come “Patrimonio dell’Umanità”. Un fortunato connubio, dunque, nato quasi per caso, tra il rock ‘di casa nostra’ e la musica classica per eccellenza. Arrangiamenti unici, studiati insieme al Maestro Marco Sabiu che per l’occasione dirige l’Orchestra di Verona in formazione completa.

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Jazzy soul. Veneto Jazz a firma Gualazzi
di Carmela Donadio   
lunedì 02 settembre 2013

raphael_gualazzi.jpg

 

Tra jazz e blues, gospel e soul, Raphael Gualazzi occupa il palco del Teatro Comunale di Vicenza offrendo all’uditorio un esaltante spettacolo con le canzoni dei suoi due album Reality and Fantasy del 2011 e Happy Mistake, pubblicato a febbraio di quest’anno.

 

Il primo, già lavoro di alto livello, realizzato con molta cura (si pensi all’accompagnamento della tromba di Fabrizio Bosso), distilla emozioni grazie a tracce come Icarus e Follia d’amore, con cui ha partecipato a Sanremo sbaragliando la concorrenza trionfando nella categoria «Giovani» e aggiudicandosi inoltre il Premio della Critica intitolato a Mia Martini, il Premio della Sala Stampa Radio e Tv, quello di Assomusica per la migliore esibizione live e il riconoscimento SIAE come Miglior Compositore dell’anno.

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Talking dreams. Byrne & St. Vincent dispensano visioni
di F.D.S.   
lunedì 02 settembre 2013

david_byrne.jpg

 

Lui è unmagnifico sessantenne che a metà degli anni ‘70, per circa dieci anni, disegnò con i Talking Heads una delle parabole più intense ed estrose della musica rock, rappresentando mutazioni metropolitane, nevrosi contemporanee, disperazioni sotto-traccia del quotidiano americano con la cinica lucidità e il raffinato intellettualismo arty che solo quella generazione, stretta tra la fine del periodo classico del rock e la disseminazione seminale che sarebbe seguita all’esplosione della new wave, si sarebbe potuta permettere.

 

Lei è una trentenne cantautrice americana, la nuova stella del pop statunitense più coraggioso e spericolato, con un curriculum di tutto rispetto (ha suonato con i Polyphonic Tree e nella band di Sufjan Stevens, guarda caso un altro allucinato cantore-entomologo della società americana…) e tre dischi all’attivo, oscillanti tra follia e felicità, gioia e crudeltà, ansia strisciante e zuccherose certezze.

 

Dopo due anni di collaborazioni sporadiche, l’anno scorso il saggio anziano e la raffinata emergente hanno deciso di fare un disco insieme, Love This Giant, un piccolo classico fatto di grande eleganza, fascino artigianale, ritmi molto concentrati su fiati sincopati che cambiano spesso e volentieri, melodie sghembe e nevrotiche. Per dirla tutta, sembra un disco di Byrne cui St.Vincent abbia prestato un po’ di testi e di voce solista.

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Identità di genere. Hegarty e Battiato, due voci e un’anima nell’incanto dell’Arena
di Carmela Donadio   
domenica 01 settembre 2013
antonyandthejohnsons.jpg
La sola voce di Antony Hegarty basterebbe a creare un’atmosfera magica, delicata e profonda al tempo stesso, intima ed intensa. La continua e originale ricerca sulla musica popolare e colta, seguendo sia la tradizione italica che le sonorità di altre culture, fa di Franco Battiato un cantautore semplicemente unico. I due artisti si esibiscono all’Arena di Verona il 2 settembre, ognuno col proprio repertorio, secondo la rotta tracciata da Cut the World per Antony and the Johnsons e Apriti Sesamo per Battiato, con l’accompagnamento della Filarmonica Arturo Toscanini, una delle più importanti orchestre sinfoniche italiane.
 
Per Antony and the Johnsons, direttore d’orchestra sarà Rob Moose, con al pianoforte Thomas Bartlett, mentre per l’artista catanese suonerà il pianoforte e dirigerà Carlo Guaitoli. Cosa hanno in comune Franco Battiato e il cantante di origini inglesi, cresciuto in California nel mito di Boy George? Innanzitutto, non sarà sfuggita la bellissima Del suo veloce volo, canzone contenuta nell’album Fleurs 2 del 2008, che altro non è che l’adattamento in italiano della coppia Battiato- Sgalambro del brano originale di Antony and the Johnsons Frankenstein
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VENEZIA JAZZ FESTIVAL 2013 | Venetian mood
di F.D.S.   
martedì 02 luglio 2013

jarrettpeacockdejohnette2.jpg

 

Come si fa ad organizzare un festival jazz a Venezia, città che proprio perché, come sosteneva Nietzsche, è quella che meglio si presta ad ospitare l’idea stessa della musica, quella assoluta e platonica, in realtà presenta difficoltà notevoli ad accogliere singole declinazioni, specifici approfondimenti di questa stessa idea? La soluzione adottata dagli organizzatori della sesta edizione del «Venezia Jazz Festival», dal 13 al 28 luglio, corre su due linee convergenti e del tutto condivisibili: qualche concerto di caratura stellare nei luoghi istituzionali e un bel numero di eventi musicali e culturali che interessano la città nei suoi angoli più riposti, senza dimenticare poi nemmeno il cd ‘territorio’. Il 16 luglio Keith Jarrett torna nuovamente a calcare il palco della Fenice dopo lo straordinario concerto piano solo datato 2006. Questa volta il grande musicista suona insieme ai compagni Gary Peacock (contrabbasso) e Jack DeJohnette (batteria), in un sodalizio che prosegue imperterrito da 30 anni.

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VENEZIA JAZZ FESTIVAL 2013 | I volti, i luoghi, i suoni
di Redazioneweb2   
martedì 02 luglio 2013

shaimaestrotrio.jpg

SABATO 13 LUGLIO

ANTICIPAZIONE
h. 21.30 Teatrino di Palazzo Grassi
SHAI MAESTRO TRIO
Shai Maestro pianoforte

Jorge Roeder basso

Ziv Ravitz batteria

 

Il 26enne pianista, che per sei anni ha fatto parte stabilmente dei trio di Avishai Cohen, ha recentemente pubblicato un sensazionale album di debutto, Shai Maestro Trio, accompagnato dal bassista Jorge Roeder e dal batterista Ziv Ravitz, nel quale mette in mostra oltre alla sua straordinaria abilità al piano, anche notevoli doti di compositore.

 

jarrettpeacockdejohnette.jpg

 

MARTEDI' 16 LUGLIO
ANTEPRIMA FESTIVAL
Biglietti da € 45 a € 145
h. 20.00 Gran Teatro La Fenice
KEITH JARRETT, GARY PEACOCK, JACK DEJOHNETTE
30th Anniversary Tour
Keith Jarrett pianoforte
Gary Peacock contrabbasso
Jack Dejohnette batteria

 

Grazie ai rispettivi contributi di inventiva artistica, hanno scritto pagine memorabili della storia del jazz, con esibizioni fatte di standards travolgenti e repertori sempre originali, frutto di improvvisazioni ispiratissime. Il pianoforte di Keith Jarrett, il contrabbasso di Gary Peacock e la batteria di Jack DeJohnette avvolgono la Fenice in puro mood d’autore, meccanismo perfettamente oliato che in trent’anni di onorato sodalizio è stato nominato in tutti i principali premi internazionali, per un concerto imperdibile che rimarrà impresso per sempre in un cd live di prossima pubblicazione.

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Cronache marziane. A trenta secondi dal neoprogressive
di Laura Spadari   
giovedì 04 luglio 2013

thirtyseconds.jpgCresce l’attesa per l’esibizione live di Jared Leto e dei suoi Thirty Seconds To Mars, appuntamento di cartello dell’«Hydrogen Festival» dell’Anfiteatro Camerini di Piazzola sul Brenta.

 

Anche perché il loro ultimo tour è entrato nel Guinness World Records per aver battuto ogni primato in termini di durata: dal 2009 al 2011 la band ha registrato il sold out nelle arene di tutto il mondo, esibendosi dal vivo per il considerevole traguardo dei tre milioni di spettatori totali, in oltre 300 concerti.

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Play it again, Gordon. Le origini di Mr Sumner
di Laura Spadari   
giovedì 04 luglio 2013

sting.jpgSting torna in Italia e al suo primo amore. E non ha alcuna intenzione di interrompere il tour iniziato lo scorso anno per festeggiare i suoi 60 anni (sì, avete letto bene...) e i 25 anni di carriera da solista, Back to Bass appunto, con il quale tra 2011 e 2012 ha già incantato le platee di America, Europa, Asia e Sudafrica.

 

Sting torna a suonare il basso, il suo strumento, insieme al chitarrista storico Dominic Miller e ad una band composta da altri 4 elementi. Dimensioni più intime rispetto al precedente tour, in cui cantava accompagnato da 55 elementi di un orchestra sinfonica, dimensioni che gli permettono di suonare e cantare contemporaneamente, in altre parole di divertirsi facendo quello che gli riesce meglio.

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