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MUSICA
Simple whistle. Il talento di Miss Pergolizzi
di Davide Carbone   
giovedì 30 marzo 2017

lp.jpg«Quando ero piccola, a scuola, un tipo che lavorava lì fischiava in continuazione. A me piaceva tanto questo suo modo di fare, cercavo di imitarlo e, nel tempo, provavo a migliorare il mio fischio. In Lost On You però il fischio è stato più “sperimentale”, ho scoperto proprio incidendo il brano quanto fossi in grado di fischiare bene». Leggere questo inciso forse può già svelarvi l’identità della protagonista di questo articolo e soprattutto del concerto del 2 aprile prossimo al Geox.

 

Esatto, si tratta di LP, nome d’arte della 35enne cantautrice newyorkese di origini italiane Laura Pergolizzi. Capelli ricci ribelli, il look e la voce graffiante richiamano alla mente i grandi nomi rock al femminile degli anni ’70-’80, mentre la biografia artistica ci consegna una figura orgogliosa di ogni singolo istante passato a fare la cosiddetta gavetta, sacrosanta scuola di vita e di musica che troppo spesso al giorno d’oggi viene sostituita dal talent show di turno, capace sì di scovare artisti significativi ma anche colpevole di aver consegnato alla fama (effimera) figure semplicemente non all’altezza della situazione.

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Let it flow. Una coppia per niente strana
di Lara Cavalli   
giovedì 30 marzo 2017

matthewsreynolds.jpgÈ l’alba. Sotto di me l’oceano si stiracchia in meravigliose linee bianche, il blu senza crepe preannuncia una mattina memorabile. Ho lasciato l’apertura della tenda alzata per asciugare l’umidità della notte, mentre mi scaldo le mani con una tazza di zuccheroso caffè bollente. Rispettosamente, sottovoce per non rompere l’incanto della fuga, canticchio «I will go in this way, and find my own way out…», tutt’intorno è profumato e io mi vedo nella mia miglior versione: felicemente, consapevolmente sola e libera.

 

Quante volte le emozioni si amplificano e cominciamo a progettare nuove versioni di noi stessi, mettiamo su carta un viaggio, decidiamo di rinnovarci semplicemente ascoltando poesie musicate che scatenano reazioni sulla nostra pelle e ribellioni interiori?

 

Quante volte abbiamo abbinato un brano o un genere musicale ad un ricordo, una fotografia a momenti vissuti che improvvisamente con quell’insieme di note diventano reali?

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Cavalieri elettrici. Chemical Brothers alla consolle
di Raffaele Avella   
giovedì 30 marzo 2017

chemicals.jpgI re della musica elettronica, o meglio, di quell’incredibile sottogenere che è il big beat, tornano a Jesolo per un grande concerto allo storico Il Muretto il 29 aprile. Stiamo parlando ovviamente dei The Chemical Brothers, il duo inglese composto da Tom Rowlands e Ed Simons che, assieme a Fatboy Silm, ai Prodigy e ai Crystal Method, ha fatto la storia della night clubbing internazionale a partire dai primi anni ’90 fino ai giorni nostri. Il termine big beat fu creato dalla stampa britannica attorno al 1995 per descrivere un nuovo sound che si diffondeva dalle consolle di giovani deejay d’avanguardia, soprattutto nei club di Manchester e di Londra. Prima The Chemical Brothers, in seguito Fatboy Slim, stavano cercando, infatti, di dar vita ad una variante della musica techno e house tradizionale che incorporasse influenze di rock psichedelico ed elettronico, talvolta mescolata a venature di raggamuffin, dancehall, jazz, soul e funk.

 

Il prodotto di questo melting pot musicale è stato il primo disco d’inediti di The Chemical Brothers dal titolo Exit Planet Dust del luglio del ‘95, chiamato così perché i due deejay avevano dovuto abbandonare il nome che si erano scelti in origine, The Dust Brothers, in quanto minacciati di azione legale dai veri Dust Brothers, il duo di produttori e compositori statunitensi famosi per aver collaborato con i Beastie Boys e per la colonna sonora del film Fight Club.

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Migliorare con l’età. Un Goldoni sold out per i Baustelle
di Katia Salviato   
giovedì 09 marzo 2017

baustelle.jpgOdi et amo, ti odio e ti amo: così si tormentava Catullo per la sua Lesbia, nelle remote pieghe del passato. Tormento che, con le debite proporzioni, provo anche io: nella fattispecie, il mio personale oggetto di amore/odio sono i Baustelle. Non so bene perché. O forse sì, dal momento che ci ho riflettuto un bel po’ prima di mettermi a scrivere questo pezzo, giungendo alle seguenti conclusioni.
 Dei Baustelle amo prima di tutto l’immagine patinata, dai baffi curatissimi di Bianconi ai cappellini di Rachele, passando per la grafica delle copertine dei loro album dove nulla è lasciato al caso: foto, disegni, composizione, colori, costumi.

 

Immagine patinata che allo stesso tempo odio: perché se curi così tanto il packaging (fatto di sonorità brit pop, giacchette color pastello, capigliature da Swinging London), non è che poi mi trascuri il contenuto?

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Forse non tutti sanno che. Il passato chiama, il presente risponde
di F.M.   
venerdì 03 marzo 2017

tringvall-trio.jpgIl Teatro la Fenice non è solo un tempio internazionale della musica classica e operistica, nel suo palcoscenico si sono esibiti i nomi più importanti al mondo del pianeta jazz, assoluti fuoriclasse come Miles Davis, Ella Fitzgerald, Duke Ellington, Ray Charles, Thelonius Monk. Alle Sale Apollinee viene ospitata Jazz&. Mostra di locandine e foto del Teatro La Fenice dal 1969 al 2014, con serate dal sapore epico andate in scena dalla fine degli anni '60 ad oggi raccontate attraverso l'esposizione di manifesti, locandine e foto dei concerti, grazie alla proficua collaborazione tra Veneto Jazz e l'Archivio Storico della Fenice, che ha digitalizzato i materiali, rendendoli fruibili per il pubblico.

 

Questa mostra intende riportare il sapore di un'epoca passata, facendo conoscere al pubblico di oggi le scelte fatte in passato e rendendo sempre più importante la collaborazione con Veneto Jazz, che nell'ultimo decennio ha programmato in Teatro concerti dei più accreditati nomi del contemporaneo da Keith Jarrett a Cesaria Evora, da Burt Bacharach a Ute Lemper, da Caetano Veloso a Gilberto Gil.

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Quel gusto per il jazz… Tredicesima edizione per «JAM – Jazz a Mira»
di C.S.   
giovedì 09 marzo 2017
1200px-jrossy.jpgÈ tornato il momento di farsi beccare con le proverbiali mani nel “vasetto di marmellata”, quello del rinnovato logo di JAM – Jazz a Mira, la storica rassegna della Riviera Del Brenta che torna dal 9 al 13 marzo la tredicesima edizione. Il frizzante sax di Michele Polga inaugura la rassegna con una Jam Session aperta a tutti i musicisti, all’Osteria Dai Kankari di Marano.
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How fragile we are. Inconfondibile, ruvida lady Gray
di Lara Cavalli   
giovedì 09 marzo 2017

macygray_2.jpgMacy Gray irruppe sulla scena mondiale nel 1999 con On How Life Is e quel singolo da 7 milioni di copie vendute intitolato I Try. Un esordio sfolgorante, un album meraviglioso, una voce incredibile su una figura quanto mai lontana dallo stereotipo della popstar, un difficilissimo successo da bissare. La vita di questa donna nera, fragile, vittima delle prese in giro dei compagni di scuola per una voce fuori dal comune è stata stravolta dal successo e da quel primo capolavoro quasi scardinata, perchè i flop degli album successivi l’hanno lasciata senza manager né consiglieri di cui fidarsi.

 

Incapace di sottomettersi alle regole delle case discografiche, ribelle e testarda, quella Macy che tutti davano per persa ha invece dimostrato quanto avrebbe potuto essere autrice e cantante ancora migliore, più sofisticata e matura e Stripped, ultimo album a cui si ispira il tour che la vedrà sul palco del Geox il 12 marzo, ne è la sintesi.

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He will rock you! Garrett, maledettamente bravo
di Gabriella Zullo   
giovedì 09 marzo 2017

garrett.jpgSaranno i capelli lunghi biondo cenere, lo sguardo ipnotico, i movimenti seducenti quando accarezza le corde del violino che rendono uniche e travolgenti le esibizioni di David Garrett. È un gioco, una danza di cui solo lui e il suo Stradivari conoscono a memoria le mosse. E chi, se non lui, avrebbe potuto recitare il ruolo di Paganini ne Il violinista del diavolo, film del 2013 diretto da Bernard Rose? Oltre a essere molto apprezzato da critica e pubblico, Garrett è un musicista che spazia da un genere all'altro e usa la musica classica, da Paganini a Heifetz, e gli standard del crossover per guadagnare spazio anche tra i giovani.

 

Oltre alle cover dei Guns N' Roses e dei Nirvana, grazie a lui Mozart e Tchaikovsky dialogano con la musica moderna, in un mix di generi pop, rock e rhythm and blues.

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Concept all’italiana. Cinquant’anni con Minghi
di D.P.   
giovedì 09 marzo 2017

amedeominghi.jpgQuello che gli spettatori si troveranno di fronte il 25 marzo al Corso di Mestre è un concerto spettacolo che Amedeo Minghi incentra sulle nuove canzoni contenute nel triplo cd La bussola e il cuore e una scelta ricercata del suo grande repertorio: L’immenso, 1950, La vita mia, Vattene amore, I ricordi del cuore e tanti altri.

 

Un lavoro articolato in tre tappe: La bussola contiene brani inediti; Il cuore contiene successi riarrangiati e brani inediti; Le mappe contiene venti brani registrati tra i primi anni settanta e la prima metà degli anni ottanta in versioni rare mai pubblicate prima.

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Take a deep breath. Quando la voce è un marchio di fabbrica
di Raffaele Avella   
giovedì 09 marzo 2017

mariobiondi.jpgMario Biondi, la più calda e intensa voce soul del panorama musicale italiano, ritorna in tour per celebrare i dieci anni di carriera dall’uscita celebre disco d’esordio Handful of Soul. Giovedì 30 marzo, alle ore 21, Mario Biondi calcherà il palco del Geox di Padova per presentare al pubblico Best of Soul, nuovo album doppio uscito il 18 novembre che raccoglie in quindici brani il suo percorso musicale attraverso i suoi successi più conosciuti, oltre a sette nuove canzoni tra cui il singolo estratto Do you feel like I feel.

 

Nato a Catania quarantasei anni fa e padre di otto figli, Mario Ranno (il nome d'arte riprende quello del padre, anche lui cantante, in arte Stefano Biondi) inizia fin da subito ad interessarsi al genere soul di cui è il miglior rappresentante italiano nel mondo.

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In prima linea. Candiani, passaggio obbligato
di Daniele Pennacchi   
giovedì 09 marzo 2017

oum.jpgRecita Wikipedia, moderna Bibbia: «La parola inglese ‘groove’ indica una serie ritmica che si ripete ciclicamente, generalmente ogni battuta. È un termine popolare, in uso già dagli anni ‘60. La sua traduzione letterale è ‘solco, scanalatura’ e in ambito musicale indica il solco dei dischi in vinile».

 

Sulla ‘ripetizione ciclica’ non possiamo che concordare, ormai la programmazione del Candiani è un piacevole sottofondo musicale che non sembra conoscere sosta, canzone che prosegue ininterrotta da anni quasi come un’enciclopedica jam session capace di continui colpi di coda. Marzo non fa eccezione, con quattro appuntamenti come di consueto ad ampio raggio, che il polo culturale di Mestre vanta una vera e propria specializzazione nell’occuparsi di tante cose contemporaneamente.

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Aroundtown | Musica in salotto
di F.M.   
giovedì 09 marzo 2017

bozza-automatica-684.jpgL’Hotel Londra Palace in Riva degli Schiavoni è stato un luogo prediletto da Pyotr Ilyich Tchaikovsky, il grandissimo compositore russo, che qui soggiornò in una stanza protesa verso il bacino di San Marco, dove compose parte della sua Quarta Sinfonia. Prendendo spunto da questa fortunata coincidenza e con la sensibilità che contraddistingue l’Hotel, sempre pronto a favorire iniziative culturali rivolte alla Città, è nato Il Salotto Improvvisato, da un’idea del critico musicale Enrico Bettinello e del musicologo Veniero Rizzardi.

 

Con questa rassegna di sei incontri, iniziata nel mese di febbraio e che proseguirà fino a maggio, si vuole risvegliare l’interesse e la curiosità verso il processo creativo, ascoltando dal vivo non solo le note, ma anche le parole e le sollecitazioni di giovani ed affermati artisti, che interagiscono con il pubblico, senza il rigore formale di un concerto, ma come in un salotto, chiacchierando tra amici, senza barriere.

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Beata gioventù. 19 anni e sentirli proprio tutti
di D.P.   
giovedì 09 marzo 2017

kingaglyk.jpgDopo il prevedibile esordio col botto nel mese di febbraio, grazie al concerto-evento di Fabrizio Bosso capace di registrare un favoloso sold out, prosegue nel segno della qualità la programmazione musicale del T Fondaco, sempre in collaborazione con Veneto Jazz. E allora ecco Kinga Głyk, bassista polacca che a soli 19 anni ha già suonato in più di 100 concerti in tutto il suo paese e all’estero.

 

La sua avventura con la musica è iniziata all’età di 12 anni, quando è entrata a far parte del Głyk Pik Trio con il padre Irek (noto vibrafonista e batterista) e il fratello Patrick (batterista).

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[INTERVISTA] Irresistibilmente Carmen
di Massimo Bran   
giovedì 02 marzo 2017
06-0828.jpgLa cantantessa è tornata, se mai se ne fosse andata. Il suo L’abitudine di tornare è del 2015 ed è solo uno dei tanti progetti in cui Carmen Consoli da Catania è impegnata, artista totale capace di disimpegnarsi con uguale eleganza e coerenza tra club della scena indie come bassista e rinomati teatri come chitarrista, senza mai far perdere di freschezza la propria cifra stilistica, anzi esaltandola. Veneto Jazz mette a segno l’ennesimo colpo, portando alla Fenice una delle interpreti italiane più amate, cantante, performer e musicista grintosa e passionale, fuori da ogni etichetta.

Eco di sirene è l’evoluzione di uno dei tuoi progetti più amati ed originali, L’anello mancante del 2008, un tour teatrale con il quale hai registrato il tutto esaurito in tutta Italia. Cosa si troverà di fronte il pubblico della Fenice il prossimo 5 marzo?
Ho deciso di concludere questa esperienza con un altro trio, una formazione al femminile che non fosse rock ma da camera, con la mia chitarra, Claudia della Gatta al violoncello e Emilia Belfiore al violino. Possiamo essere rock o da camera, l’importante è ribadire come la musica non possieda un unico vestito, quanto non sia importante la confezione ma conti davvero quello che effettivamente si esprime. Senza paura di non essere pop, ovviamente. Conta l’attitudine, la disposizione alla musica. Può essere più punk un trio acustico di una formazione noise: è quello che si muove dentro che definisce l’intensità stringente, l’urgenza di un’espressione artistica.


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Pura curiosità. Jazz ed elettronica dal centro dell’Europa
di Redazioneweb2   
venerdì 03 marzo 2017

the-great-harry-hillman_pressefoto.jpgNata grazie al supporto di Pro Helvetia, Fondazione Svizzera per la cultura e curata da Enrico Bettinello e Jacqueline Wolf, New Echoes si è fin dal primo appuntamento di dicembre con l’elettropop dei Sissy Fox designata come coinvolgente focus su alcune delle più emozionanti e innovative realtà musicali provenienti dalla Svizzera. Articolata in 5 appuntamenti (più un workshop) tra dicembre e aprile, la manifestazione ha come fulcro centrale il Consolato di Svizzera di Palazzo Trevisan degli Ulivi, coinvolgendo tuttavia anche il Teatrino di Palazzo Grassi, Spazio Aereo, la rassegna Jazz Area Metropolitana a Mirano e l’Università Ca’ Foscari, in un’ottica di condivisione e apertura verso pubblici e esperienze diverse.

 

Marzo apre le danze il 3 del mese con la pianista svizzera Sylvie Courvoisier e il violinista americano Mark Feldman, proprio a Palazzo Trevisan degli Ulivi, straordinaria coppia artistica e nella vita.

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Ben visibile. Alla radice stessa della musica
di Davide Carbone   
venerdì 03 marzo 2017

ph_massimo_zannoni.jpg«Bisogna prendere la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore». Con la semplicità e l’immediatezza disarmante dei più grandi scriveva Italo Calvino nel suo Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio, nel 1988. Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, leggasi Musica Nuda, hanno pensato di certo anche a lui intitolando Leggera l’ultimo album, opera scritta come al solito grazie alla collaborazione plurima con personalità artistiche musicali e non, pratica alla quale i due ci hanno in questi anni piacevolmente abituato.

 

Già ascoltati a gennaio in Belgio e Francia, i due toccano l’entroterra veneziano il 4 marzo a Mira, al Teatro Villa dei Leoni, per un concerto che si aggiunge alla multiforme programmazione di Arteven sull’intero territorio.

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Dimmi, Vinicio. Storie di creature grandi e piccole
di Lara Cavalli   
venerdì 03 marzo 2017

capossela.jpgEra settembre ed era una domenica afosa. Era a Treviso e per qualche strano motivo mi sentivo a Black Rock City. Intorno a me, a noi, solo polvere, bicchieri e uno spaccato di umanità tale che ci avresti potuto scrivere un trattato di etnografia. Quando Vinicio Capossela è comparso sul palco tutta la polvere di quella notte ha cominciato a danzare con noi, truccandoci il viso, saltando sulle nostre scarpe, trasportando una poesia energica e pirotecnica, mescolandosi ai baci languidi ma anche alle lacrime su Ovunque Proteggi, mentre la speranza mi abbracciava stretta e tutto si trasformava in una stagione completamente nuova. Era il tour estivo e si chiamava, guarda caso, Polvere ma Vinicio Capossela non poteva deludere i suoi fans lasciando lo spettacolo a metà: tornerà ad esibirsi dal vivo nei teatri di tutta Italia con il tour Ombra. Canzoni della Cupa e altri spaventi.

 

Il 3 marzo toccherà a Padova e il Teatro Geox si trasformerà in una radura da cui osservare l’Alta Irpinia, terra montuosa nella provincia di Avellino, totale fonte d’ispirazione di questo album e luogo di nascita del padre di Vinicio, Vito.

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Produzione propria. Al Candiani, la musica giorno per giorno
di Katia Salviato   
giovedì 02 febbraio 2017

img_3941.jpgAll that jazz (ma non solo): potrebbe essere questo il sottotitolo della serie di appuntamenti proposti dalla rassegna Candiani Groove per il mese di febbraio. Si parte il giorno 3 con la musica “artigianale” nata dalla commistione tra fisarmonica, recitazione, uso della lingua rustica pavana ma anche del greco antico per mano del vulcanico duo Colombo – Cortes, due personalità musicali complesse che hanno scompaginato nel loro lavoro ‘Ndar i canoni della world music, coadiuvate da una serie di amici e colleghi musicisti, attori, artisti. Si chiude il 25 febbraio con le canzoni-racconto dal sapore folk nate in un ritiro sulla cima delle Prealpi vicentine, nella pieve dei Girolimini, ad opera della Bottega Baltazar; i dieci pezzi che vanno a comporre l’album Sulla testa dell’elefante sono accomunati da una visione quasi fiabesca, pur trattando temi etici di attualità.

 

Tutto questo passando attraverso l’inedito mix tra tradizioni animiste voodoo e sonorità afro-funk portate in scena il 19 febbraio dall’ensemble Vaudou Game, capitanato dal carismatico Peter Solo, chitarrista originario del Togo già noto per aver accompagnato in passato musicisti africani del calibro di Miriam Makeba o Papa Wemba, o i “racconti verticali” jazz della contrabbassista Rosa Brunello e i suoi Los Fermentos, un quartetto (con un’inedita combinazione di tromba e trombone alla sezione ritmica) che racchiude alcune tra le più interessanti e attive personalità dell’attuale panorama jazzistico italiano (18 febbraio).

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Old friend. Inni generazionali della leggenda Garfunkel
di Massimo Macaluso   
venerdì 03 febbraio 2017

art-garfunkel.jpgPer chiunque abbia una memoria musicale che spazi dalla seconda metà degli anni ‘60 ad oggi, il nome di Art Garfunkel è indissolubilmente legato a quello di Paul Simon. I due menestrelli firmarono (più Simon, a dire il vero) pezzi indimenticabili che accompagnarono la colonna sonora dei figli di quegli anni bellissimi, fortunati e irripetibili, e naturalmente non ci riferiamo soltanto all'ambito musicale.

 

Ascoltando le loro ballate vengono in mente tante immagini, un flashback che riporta alla mente la splendida Anne Bancroft, Mrs Robinson dei nostri sogni proibiti adolescenziali, e la rossa spider Duetto di un giovanissimo Dustin Hoffman del film Il laureato, le atmosfere rarefatte di Scarborough Fair e di April Come She Will, l'indimenticabile El condor pasa, le splendide ballads The boxer e For Emily, Whenever I May Find Her, inni generazionali intramontabili che ci hanno fatto sognare, ballare e conoscere ragazze che hanno attraversato, magari solo per una sera, la nostra vita.

 

Poi, di colpo, dopo un ennesimo capolavoro, Bridge over troubled water, la bella favola dei due artisti taciturni che poco o nulla concedevano allo spettacolo e tanto alla musica finì, molto presto, forse troppo.

 

 

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Viaggi di piacere. Dacci oggi il nostro jazz quotidiano
di Davide Carbone   
venerdì 03 febbraio 2017

chiaraluppi.jpgA due passi da Piazza San Marco, atelier open space che Marco Maccapani rende cuore pulsante del proprio Carnevale, sta un’istituzione dell’hôtellerie, punto di passaggio obbligato tra il fulcro della festa più bella del mondo e Calle Larga XXII marzo, passerella cittadina di grandi firme dello shopping. L’Hotel Bauer è da sempre sinonimo di classe ed esclusività, crocevia di esperienze artistiche, culturali e modaiole ospitate in una realtà d’eccellenza: da ormai lungo tempo lo storico albergo si è dotato anche di una programmazione musicale allestita da Manuel Vecchina e da Francesca Bortolotto Possati, CEO dell’Hotel, che ha scoperto nel BBar un luogo di ritrovo cult della Venezia by night.

 

Lungo tutto l’arco del mese, attraverso la fortunatissima formula del ‘doppio concerto’ in orario di aperitivo e nel dopo cena, spazio allora a voci calde e graffianti come quella di Chiara Luppi (1, 2 e 3 febbraio) e Gloria Turrini (8, 9, 10) o a spettacoli assolutamente originali come quello di Moni Tivony (15, 16, 17), personaggio carismatico richiesto in tutta Europa, accompagnato da un gruppo di musicisti incredibili come il chitarrista di Jovanotti Danny Bronzini alla chitarra e voce, il pianista r&b Dario Dal Molin e il sassofonista di Marco Mengoni e Jovanotti Mattia Dalla Pozza.

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