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CINEMA
Memoria d'uomo. La versione di Martin
di Andrea Zennaro   
mercoledì 06 novembre 2019
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Martin Scorsese ritorna a scandagliare le profondità del male, la violenza e l'ambiguità dell'animo umano in un gangster movie che è il canto del cigno del genere, nel suo canone classico. Un'opera imponente che si ricollega, per tematiche, a Mean Street (1973), Quei bravi ragazzi (1990) e Casinò (1995), e che è un ulteriore passo in avanti nel raggiungimento di una perfezione stilistica che non trova eguali. In questo lavoro, tratto dal libro di Charles Brandt I Heard You Paint Houses del 2004, irrompe nella narrazione la Storia con la ‘s’ maiuscola ed i personaggi si ritrovano ad interagire con essa muovendosi nell'ombra. Il sindacalista Jimmy Hoffa, interpretato da un Al Pacino in stato di grazia, che con il suo carisma affabula le masse e lo stesso protagonista, è la scheggia impazzita che innesca la deflagrazione interna del racconto.

 

Frank Sheeran, l'irlandese del titolo, per contrappunto, viene interpretato da De Niro con toni bassi in modo da caratterizzare un personaggio che rappresenta la manovalanza della mala, precisamente killer per conto del boss Russell Bufalino, un Joe Pesci dalla recitazione pacata e ipnotica, ma anche testimone ai margini delle trame oscure del Deep State. L'invasione della Baia dei Porci per rovesciare Fidel Castro che avrebbe favorito sia la mafia che il governo, l'omicidio di John Fitzgerald Kennedy e le trame occulte ci portano a pensare che il vero obiettivo dei malavitosi non sia l'arricchimento, come nei precedenti lavori del regista, bensì la scalata al potere, e che nulla e nessuno possa mettersi di traverso.

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Crazy breed. Joker...uomo del nostro tempo?
di F.D.S.   
lunedì 14 ottobre 2019
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Confesso di trovare poco seducenti le classifiche su quale sia il miglior Joker cinematografico. Nicholson, nel film di Tim Burton, offre al ruolo una dimensione carnascialesca e tribunizia che fa da contraltare alla freddezza devitalizzata di Keaton/Batman. Mentre Heath Ledger, ne Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan, disegna un Joker sacerdote dell’anarchia e artista del Chaos che fa da detonatore a quella atmosfera dark, sotterraneamente malata, che costituisce la cifra stilistica del film (ci sarebbe pure Jared Leto e il suo Joker psicopatico in Suicide Squad, peccato che la regia non lo valorizzi molto e sprechi quindi quella che si presentava come una ghiotta occasione).

 

Arriviamo al Joker che ha vinto il Leone d’oro a Venezia, anche se in questa origin story Joker appare solo alla fine, e per tutto il film in realtà abbiamo a che fare con Arthur Fleck, giovane problematico, seguito dai servizi sociali, che si sfanga la vita facendo il clown nelle strade e negli ospedali pediatrici di Gotham City. Per la prima volta Joker non appare come il naturale antagonista di Batman/Bruce Wayne (che nel film di Todd Phillips appare solo in una scena, quando, da bambino, assiste all’omicidio del padre), ma è da solo a sostenere tutto il peso del film. E questa è senza dubbio la specificità di questo Joker: rappresentarci la discesa agli inferi di Arthur Fleck e la sua progressiva caduta attraverso le vie crucis di una normale vita diseredata in quella città-fogna che è Gotham City.

 

È questa stessa specificità ad esaltare la straordinaria prova attoriale di Joaquin Phoenix: il film è tutto suo, anche perché De Niro si ritaglia una parte, quella del presentatore televisivo, che nelle moine e nei vezzi un po’ grossier non può non ricordare il Rupert Pupkin di Re per una notte, sottovalutato film di Scorsese.

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Ottobre russo. Università di cinema
di Redazioneweb2   
sabato 12 ottobre 2019

ImageDal 14 al 18 ottobre 2019 il Centro Studi sulle Arti della Russia (CSAR) e il Centro dei festival cinematografici e programmi internazionali presentano il festival di cinema russo Ruskino a Ca’ Foscari, diretto da Irina Borisova e Alessia Cavallaro.

 

La rassegna cinematografica è ormai una tradizione nel panorama culturale dell’università e della città di Venezia, giungendo a coinvolgere anche realtà limitrofe, come l’Università di Udine e il Collegio Salesiano Astori di Mogliano Veneto.

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[VENEZIA76] DAILY#10 (6-7 settembre/September 2019)
di F.D.S.   
venerdì 06 settembre 2019

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The Last Waltz
La capacità di questa 76. Mostra di tenere alto fino all’ultimo il livello dell’attesa è un segno di maturità e di benessere: che siano registi consacrati dalla fama internazionale o dalla qualità dei lavori precedenti, oppure registi alle prime prove che presentano progetti di forte personalità, il palinsesto quest’anno è tosto fino all’ultimo giorno, fino all’ultima proiezione. Ci ha tanto impressionato tre anni fa per la severa bellezza del suo Austerlitz, sul turismo di massa nel campo di concentramento di Sachsenhausen: il bielorusso Sergei Loznitsa torna a Venezia con State Funeral, che utilizza filmati d’archivio inediti per descrivere il funerale di Stalin. Con La mafia non è più quella di una volta Franco Maresco ci propone il suo abituale approccio grottesco, fatto di disperazione e passione, alle incredibili storie siciliane. La fotografa Letizia Battaglia lo accompagna in questo viaggio negli anni più violenti della mafia palermitana. Il colombiano Ciro Guerra, giovane ma già grande talento cinematografico, ha ambientato Waiting for the Barbarians dall’omonimo romanzo di John M. Coetzee, una specie di deserto dei Tartari sul confine di un impero senza nome. Nel cast l’istrionico Mark Rylance, Johnny Depp e Robert Pattinson. Con Tutto il mio folle amore Gabriele Salvatores abbandona il suo ragazzo invisibile, cui aveva dedicato i suoi ultimi due film, per tornare ad un on the road che racconta il viaggio intrapreso da un padre insieme al figlio autistico, con interpreti Claudio Santamaria, Valeria Golino, Diego Abatantuono. Roger Waters, il leggendario fondatore dei Pink Floyd, incontra il pubblico in occasione del documentario Roger Waters Us + Them, da lui stesso diretto insieme al videomaker Sean Evans. La mostra chiude con The Burnt Orange Heresy, thriller ambientato nel mondo dell’arte, tra gallerie, studi d’artista e lussuose ville sul lago di Como. È la seconda opera di Giuseppe Capotondi, che nel 2009 aveva diretto il bel La doppia ora. Nel cast, insieme a Claes Bang e Donald Sutherland, Mick Jagger recita il ruolo di un collezionista d’arte che fa una strana proposta a una coppia di amanti. Sono passati 50 anni esatti da Performance, i fan attendono impazienti…/ Such a capacity to keep expectations high – and meet them, too! The Venice Film Festival is in great health, no doubt about it, and the programme will be of the highest quality until the very last day. Belarusian director Sergei Loznitsa is back in Venice with the documentary State Funeral, which uses footage from archives to depict Stalin’s funeral in March 1953. The last two films in the main competition will take us to Palermo and to the Moroccan desert. Mafia Is not What It Used to Be by Franco Maresco is an eerily grotesque approach to the passion and desperation inherent in Sicilian stories. Colombian director Ciro Guerra adapted John M. Coetzee’s novel Waiting for the Barbarians into a film starring Mark Rylance, Johnny Depp and Robert Pattinson. The festival ends with The Burnt Orange Heresy, a thriller set in the world of art starring Donald Sutherland and Mick Jagger.

 
[VENEZIA76] DAILY#9 (5 settembre/September 2019)
di Redazioneweb   
giovedì 05 settembre 2019

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No Boundaries

Ultimi giorni di Mostra all’insegna della diversificazione di genere, ovvero della rappresentazione delle molteplici forme in cui si esprime il cinema ‘sconfinato’ di oggi: serie Tv, biopic, restauri di capolavori, documentari. E film, ovviamente, ogni tanto anche film… In Concorso due titoli di autori europei. A Herdade del portoghese Tiago Guedes è il racconto di una famiglia di latifondisti sullo sfondo delle vicende storiche del Portogallo dagli anni ’40 fino ai giorni nostri. In Concorso anche due anni fa con il bellissimo La casa sul mare, torna a Venezia il francese Robert Guédiguian con Gloria Mundi: nella Marsiglia tanto amata dal regista un ex carcerato torna dalla prigione e partecipa alle fatiche esistenziali della famiglia della figlia. Narcos e cocaina sono stati negli ultimi anni uno degli argomenti più gettonati dall’industria dell’entertainment, soprattutto Tv: ci riprova Stefano Sollima con la serie ZeroZeroZero, tratta dall’omonimo romanzo-inchiesta di Roberto Saviano sulla evoluzione dei cartelli messicani. Nel cast, la bella e brava Andrea Riseborough, Dane DeHaan e Gabriel Byrne. Francesco Rosi è stato uno dei più grandi registi italiani, i suoi film hanno attraversato quattro decadi della storia del nostro Paese a raccontarci con lucida passione le oscure connessioni tra politica e mondo degli affari con il “lato selvaggio della strada”. Come dimenticare quell’anno, il 1972, in cui a Cannes la Palma d’oro fu vinta ex aequo da un suo film, Il caso Mattei, e da La classe operaia va in paradiso di Elio Petri? La figlia Carolina Rosi e Didi Gnocchi presentano il documentario Citizen Rosi, che ripercorre la storia del suo cinema e, insieme, anche quella dell’Italia. Marghera, il suo visionario e folle passato, il suo travagliato presente, il suo incerto futuro, sono i protagonisti del documentario Fuori Concorso di Andrea Segre, Il pianeta in mare./ Last couple of days at the Venice Film Festival and by now, our outlook should be wide enough media-wise: Tv series, biopics, restored classics, and documentaries. Two European movies are on competition today: A Herdade by Tiago Guedes is the story of a Portuguese landowner family throughout the years from the 1940s to the present day while Gloria Mundi by Robert Guédiguian shows an ex-con getting to know his daughter. As a recent trend, millions of viewers around the world flocked to watch the stories of ruthless drug traffickers: the latest addition is Stefano Sollima’s ZeroZeroZero, adapted from Roberto Saviano’s investigative novel of the same name and starring Andrea Riseborough, Dane DeHaan, and Gabriel Byrne. One of the greatest Italian directors of all time, Elio Petri, will be remembered in the documentary Citizen Rosi, a recollection of the story of his films and, in a way, of Italy as a whole.

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[VENEZIA76] DAILY#8 (4 settembre/September 2019)
di F.D.S.   
mercoledì 04 settembre 2019
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Eastward

È al suo primo film e già concorre al Leone d’Oro: è l’australiana Shannon Murphy, fin qui segnalatasi per svariati corti ed episodi di serie Tv. Il suo Babyteeth è una commedia dolce e amara su una coppia la cui figlia, seriamente ammalata, si innamora di un piccolo spacciatore. Sono passati quasi trent’anni dall’uscita di Lanterne rosse, ma il fascino attoriale di Gong Li è rimasto inalterato: in Saturday Fiction del cinese Lou Ye, l’altro film in Concorso oggi, recita il ruolo di un’attrice che, nella Shanghai del 1941, lavora sotto copertura per gli Alleati e scopre i piani dei giapponesi per l’imminente attacco a Pearl Harbor. Guerre recenti e recentissime sembrano essere tempi prolifici a Hollywood: Fuori Concorso abbiamo Mosul di Matthew Michael Carnahan, alla sua prima prova da regista dopo aver sceneggiato, tra gli altri, World War Z. Dalla Romania, Colectiv di Alexander Nanau indaga la corruzione endemica nell’apparato dello Stato. Per la sezione Orizzonti, i film in concorso mostrano come la guerra segni l’individuo: Atlantis (Valentyn Vasyanovych) in Ucraina e Moffie (Oliver Hermanus, di cui abbiamo visto a Venezia The Endless River nel 2015) seguono le storie di due uomini la cui vita, dopo il servizio militare, non sarà più la stessa. Segno dei tempi la partecipazione di un’acuta mente del marketing online, Chiara Ferragni, di cui la regista Elisa Amoruso ricapitola la formidabile ascesa mediatica./ Only at her first film, she’s already shortlisted for the Golden Lion Award: Shannon Murphy’s Babyteeth is a bittersweet comedy about a couple whose daughter, who is gravely ill, falls in love with a smalltime drug dealer. Thirty years have passed since the making of Raise the Red Lantern, and Gong Li is as charming an actress as ever. In Saturday Fiction by Lou Ye, Gong plays the role of an actress who, in Shanghai in 1941, moonlights as a spy for the Americans and discovers the Japanese plans for the Pearl Harbor Attack. War movies seem to have met Hollywood’s favour as of late. Today, we’ll see Mosul by Matthew Michael Carnahan (screenwriter of World War Z, among others), Atlantis by Valentyn Vasyanovych, and Moffie by Oliver Hermanus (The Endless River), all focusing on how war changes the individual, especially if you’re the one actually doing the dirty job.


 
[VENEZIA76] DAILY#7 (3 settembre/September 2019)
di F.D.S.   
martedì 03 settembre 2019

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SFIDA D'AUTORE

Autori di un cinema dalla forte impronta personale e autoriale si ‘affrontano’ in Sala Grande. Lo svedese Roy Andersson, già vincitore del Leone d’Oro nel 2014 con Un piccione seduto sul ramo riflette sull’esistenza, presenta About Endlessness, altro film dalle trame sovrapposte concepito per quadri narrativi. In Guest of Honour, con protagonista David Thewlis (il Remus Lupin di Harry Potter), il canadese Atom Egoyan prosegue la nutrita galleria dei suoi film in cui si parla di una colpa lontana, che emerge dopo molti anni e che pone il protagonista davanti alla propria responsabilità verso la comunità di cui fa parte. Un bambino ebreo in fuga dai Nazisti è al centro di The Painted Bird del regista ceco Václav Marhoul, che chiude la terzina in Concorso. Interprete fra i più intensi e versatili di Hollywood (Le ali della libertà, Cadillac Man), Tim Robbins salirà sul tappeto rosso, ma in qualità di regista del documentario Fuori Concorso 45 Seconds of Laughter, che racconta l’attuazione di un programma rieducativo in un carcere americano. Ma oggi è anche il giorno di un autore molto amato a Venezia, Tsai Ming-liang, che vinse nel 1994 il Leone d’Oro con Vive l’amour, di cui ricordiamo ancora i dialoghi rarefatti, le inquadrature fisse, la Taipei pullulante di solitudini esistenziali. Al Teatro delle Tese dell’Arsenale (e domani in Sala Giardino qui al Lido) sarà proiettata la versione restaurata di uno dei suoi film più belli, Goodbye Dragon Inn (2003), che narra, coi consueti silenzi fantasmatici di Tsai, l’ultimo giorno di attività di un cinema decrepito di Taipei. In Sala Giardino, la strana coppia Terry Gilliam e Achille Lauro incontra il pubblico per il cortometraggio multimediale Happy Birthday. L’unico italiano in concorso nella programmazione della Settimana della Critica, che per tradizione presenta opere prime focalizzate sulla narrazione dei grandi fenomeni sociali contemporanei, è il barese Ascanio Petrini, regista di Tony Driver, che narra la strana storia di Pasquale Donatone, un tassista italo-americano che, dopo 45 anni di vita negli USA, a seguito di un blitz anti-immigrazione sulla frontiera con il Messico viene estradato in Italia, dove si ritrova a vivere in una grotta a Polignano a Mare. Le Giornate degli Autori ci offrono Mondo sexy di Mario Sesti, una compilation di spezzoni di quei film che nei primi anni ’60 si incaricavano di documentare l’arte dello spogliarello in giro per il mondo. Classici Doc propone un omaggio al grande Lucio Fulci, maestro di horror, terrorista dei generi – come amava considerarsi – e guru filmico di Tarantino. Fulci for Fake, di Simone Scafidi, racconta la storia di un attore che deve recitare la parte di Fulci in un biopic a lui dedicato e per prepararsi al ruolo entra nel mondo magico del maestro romano./We know Swedish director Roy Andersson for his Golden Lion-awarded A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence. Andersson is in Venice today with his film About Endlessness. Atom Egoyan participates with Guest of Honour, starring David Thewlis, the story of a longforgotten guilt that haunts the protagonist years after the fact. Another author that is much loved here at the Venice Film Festival is Tsai Ming-liang, performing live at Teatro alle Tese (Arsenale) and presenting the restored version of his masterpiece Goodbye Dragon Inn (tomorrow the screening will be in the Sala Giardino here on the Lido). If you fancy remembering the good old classics, Fake for Fulci by Simone Scafidi is for a good part an homage to Lucio Fulci, Italian horror movie director whom Quentin Tarantino looks up to. In the Orizzonti section, Metri Shesho Nim is an Iranian crime movie. One of Hollywood’s most intense and versatile actors, Tim Robbins will walk on the red carpet as the director of the documentary 45 Seconds of Laughter.

 
[VENEZIA76] DAILY#6 (2 settembre/September 2019)
di F.D.S.   
lunedì 02 settembre 2019
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Pratically Perfect

Che giorno magico per i teenager del red carpet! La coppia fatata Timothée Chalamet & Lily-Rose Depp sfila in occasione di The King (Netflix), sul cui set è nata la loro love story. Il film Fuori Concorso del regista australiano David Michôd narra le vicende, tratte da Shakespeare, del giovane Enrico V nell’Inghilterra del Quattrocento minacciata dalle truppe francesi. Ma è anche il giorno del Leone alla Carriera per la magnifica Julie Andrews, “praticamente perfetta” sia nelle parti di governante in Mary Poppins e Tutti insieme appassionatamente che in quella en travesti del tenebroso conte Victor Grazinski di Victor Victoria, che sarà proiettato in occasione della consegna del premio. Per i film in Concorso, il nostro Pietro Marcello, dopo il successo di Bella e perduta, si cimenta nella sua versione di uno dei più famosi romanzi di Jack London, Martin Eden, solo che l’ambientazione è un po’ spostata, da San Francisco a Napoli… Attesissimo sul tappeto rosso il protagonista Luca Marinelli, già “Zingaro” in Lo chiamavano Jeeg Robot e futuro Diabolik nel film dei Manetti Bros annunciato in uscita nel 2020. Il regista Yonfan presenta No. 7 Cherry Lane, film d’animazione ambientato nella Hong Kong del 1967, tra rivolte politiche e triangoli amorosi piuttosto complicati. Con 300mila copie vendute è stato uno dei best seller italiani di questi ultimi tre anni: Mio fratello rincorre i dinosauri di Giacomo Mazzariol descrive il rapporto tra Giovanni e il fratello più piccolo, affetto da sindrome di Down. Stefano Cipani ne ha tratto un film con Isabella Ragonese e Alessandro Gassmann nel cast. Il polacco Jan Komasa, formatosi alla famosa scuola di cinema di Łódź che diplomò tra gli altri Polanski, Wajda, Zanussi, Skolimowski, è il regista di Corpus Christi incentrato sulle vicende di un giovane carcerato che tra le sbarre sente nascere in lui la vocazione a diventare prete. In Orizzonti, il dramma familiare britannico-irlandese Rialto di Peter Mackie Burns e Chola del regista indiano Sanal Kumar Sasidharan, storia di un’adolescente alla ricerca della sua indipendenza in una società ancora fortemente patriarcale./ What a day this will be for teen cinema aficionados! Timothée Chalamet and Lily-Rose Depp will be in town for their latest Netflixproduced film, The King, a drama set in fifteenthcentury England. Then on to magnifica Julie Andrews, the Golden Lion for Lifetime Achievement winner, and for us all the screening of cult movie Victor Victoria. Italian director Pietro Marcello participates in the main competition with Bella e perduta, inspired by Jack London’s novel Martin Eden, only set in Naples. The novel My Brother Chases Dinosaurs (300,000 copies sold) is the story of Giacomo and his little brother Giovanni, who has Down syndrome. Director Stefano Cipani has converted into a feature film screened as part of the Venice Days programme. Rialto (Orizzonti section) by Peter Mackie Burns is a British-Irish family drama: mourning, parenting, and questioning one’s own sexual identity.

 
[VENEZIA76] DAILY#5 (1 settembre/September 2019)
di Redazioneweb   
domenica 01 settembre 2019
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YOUNG AMERICANS

Oggi arrivano i divi. Ma anche giovani talenti dal continente americano, pronti a stupirci. Ha un cast di rango l’ultima fatica di Steven Soderbergh, The Laundromat (Venezia 76). Meryl Streep, Gary Oldman, Antonio Banderas, Sharon Stone e Matthias Schoenaerts sono i banchieri, gli avvocati e i revisori protagonisti dell’intricata trama di affari loschi e sotterranei che scorrono sotto la superficie della finanza globale, tutti documentati dal libro-inchiesta del premio Pulitzer Jake Bernstein, Secrecy World: Inside the Panama Papers, che ha ispirato il caleidoscopico regista della saga Ocean’s. Altra rete sotterranea, questa volta politica, è quella raccontata da Olivier Assayas in Wasp Network (Venezia 76), con Penélope Cruz e Gael García Bernal. Cuba, anni ‘90. Gruppi anticastristi tentano di rovesciare il regime, mentre alcune spie (tra cui la Cruz) tentano di infiltrarsi per impedirlo, salvo poi essere acciuffati e processati… Intrighi tra il sacro e il profano sono quelli svelati da Paolo Sorrentino nella sua nuova serie The New Pope, seguito della fortunatissima The Young Pope, di cui Fuori Concorso vedremo due capitoli. Papa Pio XIII (Jude Law) è in coma. Il Cardinal Voiello (Silvio Orlando), segretario di stato, prende una drastica decisione: eleggere un successore (che ha il volto di John Malkovich). Buon vento conduce al Lido dal Nuovo Mondo una schiera di giovani promesse. A diciannove anni, Phillip Youmans con Burning Cane (Giornate degli Autori) è diventato il primo regista afroamericano e, al tempo stesso, il più giovane a vincere il Founder’s Award per il miglior film al Tribeca Film Festival. Grear Patterson, visual artist al suo primo lungometraggio, sbarca con un teen drama, Giants Being Lonely (Orizzonti), storia dell’ultimo anno delle superiori di un trio di amici. È alla sua seconda prova dietro la macchina da presa invece Nate Parker, già vincitore al Sundance con The Birth of a Nation. In Mostra arriva con un altro dramma coloured: American Skin (Sconfini), racconto delle azioni disperate di un veterano di guerra di colore che cerca giustizia per suo figlio. Chi meglio di Spike Lee a presentarlo? Dal Guatemala sbarca l’alfiere del cinema indipendente Jayro Bustamante con La Llorona, (Giornate degli Autori) storia che scava nelle ferite ancora aperte a seguito della guerra civile che dal 1960 al 1996 ha sterminato i Maya guatemaltechi nel silenzio pressoché totale della comunità internazionale./ The day of movie stars is here. Steven Soderbergh’s latest endeavour, The Laundromat stars Meryl Streep, Gary Oldman, Antonio Banderas, Sharon Stone, and Matthias Schoenaerts as the bankers, lawyers, and accountants behind shady international affairs. Another international conspiracy, this time political, is shown in Oliver Assayas’s Wasp Network, starring Penélope Cruz and Gael García Bernal: in 1990s Cuba, anti-Castroist groups try to stage a coup, while spies (including Cruz’s character) try to infiltrate them and thwart their efforts. At nineteen years of age, Philippe Youmans presents Burning Cane. Grear Patterson, a visual artist at his first feature film, presents teen drama Giants Being Lonely. Some indie cinema with Guatemalan Jayro Bustamante and his La Llorona, concerning the extermination of the Guatemalan Maya population.

 
[VENEZIA76] DAILY#4 (31agosto/August 2019)
di Riccardo Triolo   
martedì 03 settembre 2019
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FATTORE K

Default, fallimenti, vendette, tirannie e destini. Si tinge dei colori lividi della commedia cupa e del pamphlet politico il primo sabato del Lido. Sarà perché a solcare il tappeto rosso ci sarà l’antieroe per eccellenza, il Joker, impersonato dal grande Joaquin Phoenix, accompagnato – ma non al Lido – nientemeno che da Robert De Niro! Joker (Venezia 76), produzione DC firmata da Todd Phillips, autore di commedie, come la trilogia Una notte da leoni, promette livore e macabre clownerie, tutte affidate alla maestria degli attori. E se il fallimento di un comico può portare alla più tragica delle vendette, quello economico di un’intera nazione, la Grecia, non può che evocare la catarsi. Ce ne parla Costa-Gavras, il più politico degli auteurs greci che con Adults in the Room (Fuori Concorso) racconta il circolo dei meeting dell’Eurogruppo che ha imposto l’austerità dopo il default. Prospera invece, almeno apparentemente, la Russia di Putin, abile jolly in grado di recitare molte parti su molti fronti. Un’analisi del suo sistema di potere (forte) è il documentario di Alex Gibney Citizen K che promette di scandagliare la macchina del consenso putiniana, un po’ come ha fatto con Scientology nel precedente Going Clear: Scientology and the Prison of Belief, premiato agli Emmy. Altre speranze tradite sono quelle che in Ema (Venezia 76) del cileno Pablo Larraín, uno dei ritorni più attesi della Mostra, muovono la protagonista (Mariana Di Girolamo), sposata con un coreografo (Gael García Bernal), a cercare conforto nei suoi amanti a seguito di un’adozione sbagliata. Le fa eco Adrien, protagonista di Mes jours de gloire (Orizzonti) di Antoine de Bary, un attore appena trentenne e già deluso dal suo successo effimero. Nel cast, accanto alla giovane promessa del cinema francese Vincent Lacoste, l’icona maschile anni ‘80 Christopher Lambert. Fuori Concorso, invece, spicca l’italiana Francesca Archibugi con il suo Vivere, con Adriano Giannini e Micaela Ramazzotti, impegnanti in una relazione familiare rinfrescata dall’arrivo di Mary Ann, ragazza alla pari irlandese molto cattolica e studiosa d’arte. Altra famiglia di oggi è quella protagonista di Bik Eneich - Un fils (A Son), opera prima di Mehdi M. Barsaoui, tragica vicenda della perdita di un figlio a seguito dell’assalto di un gruppo armato durante una gita di piacere nel deserto tunisino. Più a Sud, ancora in Africa, un altro giovane sembra condannato, dalle tradizioni, dalle credenze e dalle circostanze storiche: è il sudanese Muzamil, un bimbo che in You Will Die at 20 (Giornate degli Autori) di Amjad Abu Alala, è vittima di una nefasta profezia che suo padre tenterà di cancellare. Un invito alla libertà e alla ribellione a un destino che, a Gotham City, come ad Atene, come in Sudan, può ritorcercisi contro/ Failure, revenge, tyranny, and destiny. The livid colour of dark comedy is all about the anti-hero par excellence, the Joker, starring Joaquin Phoenix as the titular character and Robert De Niro. If a comedian failing can bring about the most tragic of vendettas – a nation failing, Greece in the example at hand, can bring about catharsis. Director Costa-Gavras will show us just that in his Adults in the Room, a recount of the political tinkering behind Greece’s austerity policies. Alex Gibney’s Citizen K is a sounding board for Putin’s consensus and propaganda apparatus. Ema by Chilean director Pablo Larraín sees the protagonist (Mariana Di Girolamo) finding solace after an unhappy adoption in the arms of her lovers, behind her husband’s back. Mehdi M. Barsaoui’s debut film, Bik Eneich – Un fils (A Son), tells of the tragic loss of a child, killed by guerrilla fighters during a leisure outing in the Tunisian desert.

 
[VENEZIA76] DAILY#3 (30 agosto/August 2019)
di Riccardo Triolo   
venerdì 30 agosto 2019

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È il giorno del j’accuse. È il giorno di Polanski. Maestro indiscusso di un cinema tensivo, corrosivo e implacabile, l’autore de Il pianista vanta la recente espulsione dall’Academy per i suoi precedenti di abusi, nonché la pubblica accusa di ipocrisia del movimento #MeToo, da lui considerato «isteria collettiva». Con J’accuse (Venezia 76), Polanski porta sullo schermo l’affaire Dreyfus, una delle pagine più controverse dell’antisemitismo di inizio Novecento. Un caso di ingiustizia che sembra stargli a pennello. Nel cast la moglie Emmanuelle Seigner, Jean Dujardin e Louis Garrel. Ma è anche la giornata di Mario Martone, che con Il Sindaco del Rione Sanità sbarca in Concorso con uno spaccato della sua Napoli. Il film, recitato in napoletano, è la trasposizione cinematografica dell’omonima piéce di Eduardo De Filippo, irridente meditazione sul senso della giustizia. Ma la stella più fulgida oggi è senz’altro Kristen Stewart, al Lido con il cast di Seberg (Fuori Concorso) dell’australiano Benedict Andrews. La bella Kristen darà il volto all’iconica, splendida e infelice Jean Seberg, che ricordiamo tutti a fianco di Jean Paul Belmondo in Fino all’ultimo respiro (À bout de souffle), nella ricostruzione del tratto della sua breve vita in cui prese parte ai movimenti per i diritti civili degli anni ‘60. Figura iconica di tutt’altra estrazione, l’ex first lady Imelda Marcos a ottantacinque anni torna protagonista della scena politica delle Filippine. La regista e fotografa Lauren Greenfield l’ha filmata in tanti momenti salienti nel documentario Fuori Concorso The Kingmaker. Cinese (tibetana) e spagnola le proposte di Orizzonti oggi. Qiqui (Balloon), di Pema Tseden è la storia (allegorica?) di una gravidanza indesiderata e di una reincarnazione; Madre di Rodrigo Sorogoyen è tratto da un corto candidato quest’anno ai premi Oscar. Una giovane promessa del cinema europeo, dunque, e uno dei tre candidati al Premio Lux di quest’anno. Ci porta sul fronte siriano invece Les épouvantails di Nouri Bouzid, storia di sequestri, torture e violenze subite da due profughe, una storia fra le tante che stanno tingendo di rosso da troppo tempo il nostro Mediterraneo. Un j’accuse decisamente attuale e necessario./ Roman Polanski, recently expelled from the Academy, flies to Venice with J’accuse, a film on one of the most controversial pages of European anti-Semitism, the Dreyfus Affair, starring Polanski’s wife Emmanuelle Seigner, Jean Dujardin, and Louis Garrel. The brightest star today is Kristen Stewart, at Lido with Seberg by Benedict Andrews. Director and photographer Lauren Greenfield shows us how Imelda Marcos managed to re-enter Filipino politics in her documentary The Kingmaker. Qiqui (Balloon) by Tibetan director Pema Tseden is the (allegorical?) story of an unwanted pregnancy and a reincarnation. Madre by Rodrigo Sorogoyen has been inspired by an Academy Award short movie nominee. We’ll move to Syria with Les épouvantails (The Scarecrows) by Nouri Bouzid – kidnapping, torture, and violence become the life of two refugee women, a story like many others that today, sadly, paint the Mediterranean Sea red.

 
[VENEZIA76] DAILY#2 (29 agosto/August 2019)
di Redazioneweb   
giovedì 29 agosto 2019
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Figli che cercano i padri in orbita e padri che tornano a vendicare i figli, divorzi turbolenti e lotta al patriarcato, coppie sterili disposte a comprare il loro sogno e amori impossibili. Qui al Lido si scava in profondità tra le pieghe delle relazioni più compromesse e difficili. Alla ricerca di un senso universale, forse. Come fa Roy McBride (l’attesissimo Brad Pitt), astronauta in cerca del padre in Ad Astra (Venezia 76), del talentuoso James Gray, che a Venezia debuttò nel lontano 1994 con Little Odessa. Nel cast anche Liv Tyler, Tommy Lee Jones, Donald Sutherland e Ruth Negga (candidata all’Oscar per Loving). La splendida Scarlett Johansson, fresca di fidanzamento con l’autore del Saturday’s Night Live Colin Jost, solcherà il tappeto rosso insieme al cast di Marriage Story (Venezia 76) di Noah Baumbach, abile autore del caustico ‘alleniano’ Giovani si diventa. A interpretare questa complicata storia di un divorzio, giocata tra New York e Los Angeles, anche Adam Driver (l’abbiamo appena visto in The Dead Don’t Die di Jarmusch), Laura Dern e Ray Liotta. Un altro matrimonio in frantumi, protagonista una donna maltrattata dal marito alcolista, è al centro del film filippino in gara per Orizzonti, Verdict di Raymund Ribay Gutierrez, mentre in Concorso vedremo un film saudita critico e progressista, girato da una donna (la prima del suo paese): The Perfect Candidate, storia del tentativo di emancipazione dalle rigide convenzioni patriarcali della protagonista, l’affascinante Mila Alzahrani. Sul fronte italiano spiccano il dramma familiare Sole di Carlo Sironi (Orizzonti) e 5 è il numero perfetto (Giornate degli Autori) del grande fumettista Igort. Gli fa il paio un’altra illustratrice talentuosa, l’indiana Gitanjali Rao che con il film d’animazione interamente dipinto Bombay Rose apre la Settimana della Critica./ Children searching for their fathers in space and fathers coming back to avenge their children, troubled divorces, fighting the patriarchy, barren couples buying their dream, and impossible love. At the Venice Film Festival, we dig deep into the difficulties of the most compromised relationships. Astronaut Roy McBride (Brad Pitt) looks for his father in Ad Astra by James Gray, also starring Liv Tyler, Tommy Lee Jones, Donald Sutherland, and Ruth Negga. Marriage Story by Noah Baumbach will be presented on the red carpet by Scarlett Johansson. It is the story of a divorce playing out in New York and Los Angeles. Another marriage crumbling to pieces, this time due to alcoholism, is the central plot of Verdict by Raymund Ribay Gutierrez. In competition, a critical, progressive Saudi film: The Perfect Candidate by the first female Saudi Arabian director, Haifaa al-Mansour.

 
[VENEZIA76] DAILY#1 (28 agosto/August 2019)
di Riccardo Triolo   
martedì 27 agosto 2019
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Il tuo smartphone deve tutto a Hedy Lamarr! Primo nudo integrale a Venezia (Extase di Gustav Machatý, 1934, in preapertura ieri per Venezia Classici), la bella attrice austriaca si è rivelata una scienziata antinazista, capace di brevettare il sistema di trasmissione a banda larga Frequency-hopping spread spectrum (FHSS) che ha ispirato tutti i principali protocolli di connessione a venire. Madrina ideale e transmediale della 76. edizione del festival più antico (e moderno) al mondo, Hedy è la perfetta interprete di una formula che anche quest’anno sa coniugare tradizione e avanguardia. Dai restauri alla realtà virtuale, Venezia e solo Venezia è in grado coprire buona parte dell’attuale, sconfinato spettro produttivo dell’intrattenimento artistico audiovisivo. Ad aprire Venezia 76, un kammerspiel che, alla maniera di Barbera, si annuncia di grande impatto simbolico: La vérité del più intimista tra i registi nipponici in circolazione, Kore-Eda Hirokazu (Palma d’Oro 2018). Il film vede sullo schermo Catherine Deneuve insieme a Juliette Binoche e Ethan Hawke, in un dramma familiare dal sapore dolceamaro, incentrato sul rapporto e sulle rivelazioni di una madre diva del cinema e sua figlia. Ed è un dramma familiare anche Pelican Blood che apre oggi la sezione di ricerca Orizzonti, opera seconda della giovane videomaker tedesca Katrin Gebbe, che racconta la storia della piccola Raya, affetta da disturbo dell’attaccamento. Senza confini (apparenti) invece è la storia che anima il film che inaugura le Giornate degli Autori, Seules les bêtes di Dominik Moll, un dramma che prende avvio dalla scomparsa di una donna in una fattoria innevata, per approdare nella torrida Africa, rivelando cinque storie d’amore lontane ma connesse tra loro da un desiderio disperato e disilluso. E del resto Hedy lo aveva detto: Stay tuned!/ Your smartphone owes it all to Hedy Lamarr! The first full frontal in Venice (Extase by Gustav Machatý, 1934) was also a scientist and inventor of the Frequency-hopping spread spectrum (FHSS) broadband communication protocol. Essentially the ideal, transmedial patroness of the 76th edition of the oldest – and most modern – film festival in the world. Opening Venezia 76 is La verité by Kore-Eda Hirokazu, starring Catherine Deneuve, Juliette Binoche, and Ethan Hawke. Also a familial drama, Pelican Blood opens the Orizzonti programme today. No (apparent) borders for a story that animates the Venice Days programme: Seules les bêtes by Dominik Moll; five love stories connected by a common sense of desire. Hedy herself said it first: stay tuned!

 

 
VENEZIA76 | Venezia News e Ciak ancora insieme per un ‘doppio’ Daily
di Redazioneweb2   
mercoledì 19 agosto 2015
ImageProsegue anche nel 2019 la collaborazione tra Venezia News Ciak per la realizzazione del Daily ufficiale della Mostra del Cinema, due giornali in uno per sapere tutto sulla 76. Mostra. Direttamente dal cuore della rassegna, il Daily sarà per dieci giorni al servizio quotidiano del pubblico, dei festivalieri e dei professionisti, con presentazioni di tutti i film, interviste, servizi speciali sul panorama cinematografico internazionale, focus tematici e storici, notizie, rubriche e curiosità per vivere a fondo la Mostra e il Lido.

 

Ogni giorno, con Ciak e Venezia News, per non perdere nemmeno un istante di un appuntamento ‘semplicemente’ imperdibile!

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Venezia76 | Off it goes! Conto alla rovescia per la 76. Mostra del Cinema
di Marisa Santin   
venerdì 26 luglio 2019

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Lontana dalle aperture “hollywoodiane” degli ultimi anni (La La Land-2016, Downsizing-2017, First Man-2018) la Mostra del Cinema di Venezia dà il via alla sua 76. edizione con La vérité, di Kore'eda Hirokazu, primo film realizzato dal regista giapponese al di fuori del suo Paese, una riflessione poetica sul complesso rapporto tra una madre attrice e la figlia.

 

Nel cast due interpreti francesi amatissime dal pubblico, Catherine Deneuve e Juliette Binoche, che saranno le prime stelle di un tappeto rosso che quest'anno promette scintille: Gary Oldman, Joaquin Phoenix, Jude Law, Brad Pitt, Johnny Depp, Liv Tyler, Scarlett Johannson, Laura Dern, Donald Sutherland, Tommy Lee Jones, Antonio Banderas, Emmanuelle Seigner, Gael García Bernal, Penélope Cruz, Louis Garrel, Robert Pattinson, Kristen Steward, Gong Li, Jean Dujardin, Lily-Rose Depp e, fra gli italiani, Luca Marinelli, Paolo Sorrentino, Micaela Ramazzotti, Valeria Golino, Claudio Santamaria, Gabriele Salvatores...

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Venezia, Hollywood. L'amichevole Spider-Man di… sestiere!
di Redazioneweb2   
mercoledì 03 luglio 2019
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L'Uomo Ragno a Venezia, scelto per la cover del nostro numero di luglio-agosto: 11 giorni di riprese, 100 comparse veneziane coinvolte, un giovane studente 19enne di Ca' Foscari a fare da controfigura. 9 luoghi della città per le evoluzioni di Tom Holland che alterna gli abiti di Peter Parker con la tuta di Spider-Man. Per omaggiare la città di Venezia, protagonista di numerose scene di Spider-Man: Far From Home, a Piazza San Marco avrà luogo uno spettacolare evento gratuito nato dalla collaborazione tra Sony Pictures e Warner Bros. Entertainment Italia in occasione dell'uscita del film nelle sale italiane. Il 3 luglio, alle ore 22, la notte veneziana sarà illuminata da uno spettacolo eccezionale che lascerà stupiti e incantati gli spettatori. Inoltre il 4 luglio, solo per il pubblico della città di Venezia, l'esclusiva possibilità di vedere il film in anteprima presso i cinema cittadini.

 

In seguito agli eventi di Avengers: Endgame, Spider-Man deve rafforzarsi per affrontare nuove minacce in un mondo che non è più quello di prima. 'Il nostro amichevole Spider-Man di quartiere' decide di partire per una vacanza in Europa con i suoi migliori amici Ned, MJ e con il resto del gruppo. I propositi di Peter di non indossare i panni del supereroe per alcune settimane vengono meno quando decide, a malincuore, di aiutare Nick Fury a svelare il mistero degli attacchi di creature elementali che stanno creando scompiglio in tutto il Continente.

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Genio e malessere. Ritratto di Alexander McQueen
di Marzio Fabi   
giovedì 23 maggio 2019

coverlg_home.jpgIl Teatrino di Palazzo Grassi è un crocevia di flussi artistici in grado di offrire una lettura del nostro tempo con lo sguardo sempre proiettato in avanti. Un appuntamento imperdibile e non solo per i fashion addicted, il 23 maggio alle ore 17 con la proiezione del documentario inglese: Alexander McQueen – Il genio della moda con la regia di Ian Bonhôte e Peter Ettedgui, realizzato nel 2018. Maria Luisa Frisa e Gabriele Monti, docenti IUAV e autorevolissimi studiosi del costume e della moda, introducono il lavoro cinematografico offrendo il loro contributo per la comprensione del lavoro di Alexander McQueen, un genio vero della moda del nostro tempo. In centoundici minuti si susseguono emozioni attraverso rari filmati di repertorio, home movies, dietro le quinte inediti, interviste commoventi con i familiari e gli amici più intimi per catapultare lo spettatore nella sua vita, nei suoi incubi, nelle sue creazioni visionarie, gotiche, preziosissime, nelle sue sfilate teatrali, rivoluzionarie, scioccanti, provocatorie, ed anche drammatiche e uniche, entrate di diritto nella leggenda oltre che nella storia della moda. Un’esistenza breve ed una carriera folgorante per il sesto figlio di un tassista del quartiere popolare di East London, nato a Londra il 17 marzo 1969.

 

Alexander McQueen abbandona gli studi da ragazzo e inizia la gavetta nell’atelier di Anderson & Sheppard di Savile Row, dove impara i segreti dell’alta sartoria maschile e poi nel laboratorio teatrale di Algels & Bermans.

 

La moda scorre nelle sue vene: a 20 anni lavora con lo stilista giapponese Kojui Tatsuno, a 21 entra nell’ufficio stile milanese di Romeo Gigli. Nel 1992 torna a Londra per un master al Central Saint Martins College of Art and Design: alla presentazione della sua collezione assiste l’icona del fashion system Isabella Blow, futura musa e migliore amica, che ne acquistò ogni singolo capo per 5000 sterline. E ne decretò il successo. Racconta uno dei due registi Ian Bonhôte: «Aveva 27 anni quando divenne direttore creativo di Givenchy, subentrando a John Galliano. Uno come lui, che veniva da una famiglia della working class, che era noto per le sue creazioni pazze, iconoclastiche, era stato scelto da una delle più prestigiose maison parigine...».

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Replica straordinaria. Ca' Foscari Short Film Festival sbarca all'M9
di Redazioneweb   
martedì 09 aprile 2019

slide_short_m9_2.jpgM9 – Museo del Novecento, Fondazione di Venezia e Università Ca’ Foscari presentano uno speciale spin off dell’ultima edizione del Ca’ Foscari Short Film Festival portando in terraferma la filmografia dei talenti emergenti protagonisti della rassegna universitaria diretta da Maria Roberta Novielli.

 

L’11 e il 12 aprile l’Auditorium M9 accoglie una lunga maratona di cortometraggi con la proiezione dei 30 film che hanno partecipato al concorso internazionale del Festival, incontri con i protagonisti e presentazioni.

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CA' FOSCARI SHORT FILM FESTIVAL | Intervista a Patrice Leconte
di Delphine Trouillard   
martedì 19 marzo 2019

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È un ritorno a Venezia, quello di Patrice Leconte. L’ultima volta è stata nel 2013 per presentare il film Una promessa (2014) tratto dal libro di Stefan Zweig Il viaggio nel passato alla Mostra del Cinema. Lo ritroviamo protagonista di un evento speciale del Ca’ Foscari Short Film Festival, che dal 20 al 23 marzo presenta una selezione di cortometraggi realizzati da giovani cineasti provenienti da tutto il mondo. Un impegno in più per questo regista-scrittore-fumettista iperattivo che moltiplica le attività (dalla realizzazione di film alla pubblicazione di libri) e che a Venezia dialogherà con il pubblico per una masterclass capace di metterne in mostra le diverse e profonde sensibilità artistiche.

 

«Mi fermerò, ma più tardi» confessava dopo aver pubblicato il libro J’arrête le cinema (Abbandono il cinema), proprio mentre usciva nelle sale un suo nuovo lungometraggio, Voir la mer (2011).
Leconte avrebbe paura del vuoto? Lui che ha esordito come disegnatore nella rivista Pilote è autore di 30 lungometraggi, tra cui un film di animazione e un documentario. Segni particolari? Sempre un nuovo scenario in mente su cui lavorare.

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Sette volte Detour Film Festival
di Marisa Santin   
mercoledì 20 marzo 2019

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«Il Detour cambia date, cambia sedi, cambia passo». Così Marco Segato parla del Festival del Cinema di Viaggio da lui diretto (e presieduto dal produttore Francesco Bonsembiante) che, a sette anni dalla prima edizione, propone alcune importanti novità. Di ordine temporale innanzitutto. Non solo si allontana dall’affollata programmazione autunnale, prendendosi i suoi spazi oltre l’ombra lunga dei fratelli maggiori Venezia e Roma, ma aggiunge anche qualche giorno in più, dieci in tutto dal 22 al 31 marzo, concedendosi un respiro più disteso e una programmazione più articolata.

 

La sede in realtà non cambia. Il centro rimane il Cinema PortoAstra di Padova, a cui si aggiungono però quest’anno le sale dell’Astra storico nel quartiere Arcella, che amplierà le possibilità di vedere i film in concorso, e il Marconi di Abano Terme, che ospiterà in particolare una selezione di sei film d’esordio italiani (Viaggio in Italia).


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