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CINEMA
L'assassinio di un immortale. L'Oceano, secondo Armin Linke
di Francesco Santaniello   
mercoledì 30 maggio 2018

armin.jpgIn occasione della 16. Mostra Internazionale di Architettura de La Biennale di Venezia, TBA21-Academy - Thyssen-Bornemisza Art Contemporary Academy -, in collaborazione con l’Istituto di Scienze Marine del CNR (ISMAR) presenta il progetto Prospecting Ocean del fotografo e film maker Armin Linke (Milano, 1966; vive e lavora a Berlino), curato da Stefanie Hessler e allestito presso l’ex sede centrale e nei laboratori dell’ISMAR-CNR in Riva Sette Martiri. Per questo complesso e multiforme progetto espositivo Linke ha preparato una polifonia di materiali multimediali: una nuova serie di fotografie, filmati d’archivio e videoinstallazioni multicanale, frutto di un lavoro triennale commissionato e prodotto da TBA21–Academy.
Attraverso le interviste ad attivisti dei movimenti della Papua Nuova Guinea, scienziati, giuristi e decisori politici, ma anche viaggiando ed effettuando sopralluoghi e ricerche d’archivio, Linke ha indagato le varie realtà inerenti le trasformazioni che stanno interessando gli oceani, facendo emergere la dicotomia tra istanze ecologiste e abissali interessi politico-economici. In Prospecting Ocean l’artista propone inedite immagini dei fondali – acquisite mediante l’impiego di speciali veicoli sottomarini fino a una profondità di 5000 metri – nelle quali la naturale e millenaria conformazione del fondo marino si giustappone ai “laceranti” segni lasciati dai macchinari usati per le trivellazioni e l’estrazione delle risorse giacenti nelle profondità della crosta terreste.

 

Risorse, definite giuridicamente “patrimonio dell’umanità”, che sono amministrate da vari enti, istituzioni e organismi internazionali, dei quali Linke documenta le “oceaniche” assemblee, intervistandone anche alcuni membri. Inoltre viene presentata una selezione di documenti e volumi basilari provenienti dalla biblioteca storica dell’ISMAR-CNR e testi critici che analizzano le infrastrutture legali, politiche, economiche e amministrative atte a presiedere la gestione e ripartizione delle risorse oceaniche.

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Film del mese | GIUGNO
di Redazioneweb2   
mercoledì 30 maggio 2018

2001.jpg

 

2001 ODISSEA NELLO SPAZIO
Regia di Stanley Kubrick
Con Keir Dullea, Gary Lockwood, William Sylvester, Daniel Richter, Leonard Rossiter

Nel 2001, un misterioso oggetto di origine intelligente viene scoperto sulla Luna. Una squadra di astronauti viene inviata in missione verso Giove: a supervisionare le operazioni, un computer di ultima generazione, l'infallibile HAL 9000.
Dal 4 giugno

 

 

 

 

 

diva.jpgDIVA!
Regia di Francesco Patierno
Con Barbora Bobulova, Anita Caprioli, Silvia D'Amico, Anna Foglietta, Michele Riondino

Il film è tratto dal libro autobiografico Quanti sono i domani passati, a cura di Enrico Rotelli, e racconta la vita di Valentina Cortese attraverso un flusso narrativo che vede interpretare le parole dell'artista da otto tra le migliori attrici italiane del momento.
Dal 7 giugno

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[Recensione]. L'isola dei cani di Wes Anderson
di Giorgio Placereani   
mercoledì 16 maggio 2018

anderson.jpg

 

Il bellissimo L'isola dei cani è il film orwelliano di Wes Anderson. Va detto che in tutti i film dell'amabile stregone del cinema americano fa capolino il tema del controllo ossessivo (che peraltro fallisce sempre); mai però quanto in questo; ne fa fede all'inizio l'apparizione del sindaco Kobayashi, baffuto e accigliato, su un megaschermo: il Grande Fratello di Orwell (Anderson fa un cinema di iper-significazione – per questo ogni suo film andrebbe visto più volte).
Come Fantastic Mr. Fox, L'isola dei cani è un film di animazione in stop-motion. Ambientato in Giappone, riporta tutto l'universo culturale giapponese quale lo conosciamo in Occidente (gli haiku, i tamburi taiko, il sumo, i tatuaggi, gli usi funerari, Hokusai e la pittura classica, il sushi, qui usato per avvelenare un avversario), per non dire degli omaggi all'anime a a Kurosawa Akira (Dodes'ka-den). Il corrotto sindaco della megalopoli, ultimo discendente di un clan amico dei gatti e nemico giurato dei cani, approfittando di un'epidemia canina, ordina di deportare tutti i cani sull'Isola della Spazzatura, e prepara il loro sterminio e la sostituzione con cani-robot.

 

Nota in margine: qualche gattofilo penserà che il film sia unfair verso i gatti (nel pre-finale questi scappano via con un movimento rettilineo che ricorda i ratti dell'Isola), ma che dire?

 

“Cane e gatto”, si sa com'è, e Wes Anderson è sinceramente cinofilo, lo vediamo da tutti i suoi film (anche se incrocia, alla E.A. Poe, l'amore dei cani con l'ombra della morte). È un tocco delizioso che il gatto bianco del sindaco abbia le sembianze di quello di Blofeld in James Bond.

 

 

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Crossing Croisette. Garrone e Rohrwacher a Cannes
di Cesare Stradaioli   
lunedì 07 maggio 2018

dogman.jpgCannes 2018 presenta in Concorso due interessanti lavori italiani, impostati su tematiche che non potrebbero essere più diverse fra loro: Matteo Garrone con Dogman, incentrato sui contorni sociali di un celebre, terribile fatto di cronaca di fine secolo scorso e Lazzaro felice di Alice Rohrwacher, profonda e allo stesso tempo leggera disamina dei rapporti umani. Significativo, anche se Fuori concorso, il ritorno a Cannes di Valeria Golino, con la sua seconda direzione, Euphoria, sceneggiatura scritta a quattro mani con l’apporto che sarà senz’altro importante di Walter Siti e che vede l’originale accoppiata Scamarcio-Mastandrea.

 

In tutto questo c’è stato un certo rumore di fondo non da poco, causato dell’assenza nella manifestazione di Loro, l’attesissimo ultimo lavoro di Paolo Sorrentino su Berlusconi: la sua uscita in Italia ha indotto il direttore del Festival a orientarsi altrove nella scelta, il che potrebbe essere un segnale, per noi positivissimo, per sperare di vedere Sorrentino alla Biennale.

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Documentare per conoscere. Prima edizione di Isola Vicentina in Doc
di F.M.   
giovedì 03 maggio 2018

vicentina_vert.jpgIl Comune con poco più di 10mila abitanti nella provincia berica ospita dal 4 al 6 maggio Isola Vicentina in Doc, importante rassegna dedicata ai documentari. Luca Dal Molin, vulcanico dominus di primari eventi culturali - sua nel 2017 la Biennale del Cortometraggio a Vicenza - stavolta porta in evidenza, in collaborazione con l’associazione culturale IsArt e RaiCinema, il documentario come forma di narrazione cinematografica con un programma ricco che coinvolge la popolazione studentesca. «Raccontare il reale significa inventarlo. Nella messa in scena, nella narrazione, si diventa parte di quella storia fino a non distinguerne più i confini. Significa abbandonarsi e perdere il controllo. Realizzare un documentario è un atto di fede. Vogliamo portare questo tipo di narrazione nelle province - prosegue Dal Molin - ai confini, in luoghi lontani e sconosciuti e far sognare il pubblico con nuovi immaginari, quelli stessi immaginari che trovano spesso ispirazione da quei luoghi dimenticati».

 

Molti sono i registi invitati e presenti alla rassegna: Antonio Augugliaro con Io sto con la sposa, un road movie attraverso l’Europa; Alessandro Buonomo e l’interprete Guido Catalano con il film mockumentary Sono Guido e non Guido.

 

 

Franco Maresco presenta Belluscone; Elisabetta Lodoli con Ma l’amore c’entra? documenta l’educazione sentimentale in un momento storico in cui il femminicidio è al centro delle cronache quotidiane.

 

 

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SPECIALE FAR EAST FILM FESTIVAL 2018 | Venti d'Oriente
di Giorgio Placereani   
giovedì 19 aprile 2018

feff17_jackie_chan.jpgSono vent'anni che il Far East Film Festival di Udine esplora il cinema asiatico; ventuno se consideriamo quella rassegna Hong Kong Film che nel 1998 aprì il sentiero che avrebbe portato al più grande festival europeo di cinema popolare dell'estremo Oriente. Fu proprio grazie al successo di Hong Kong Film che nacque, l'anno dopo, il FEFF.

 

Cinema popolare, appunto, perché il FEFF è nato su una dichiarazione d'intenti ancora valida: portare in Occidente non il cinema “d'essai”, già rappresentato nei grandi festival come Venezia o Cannes, bensì il cinema mainstream e di genere. Così sul grande schermo del Teatro Nuovo di Udine sono passati melodrammi e horror, wuxiapian e thriller, gangster movies e film bellici, fantascienza asiatica e pink movies, ovvero i pornosoft giapponesi, a mezzanotte. Era ed è solo l'interesse dell'opera a guidare le selezioni. Non per niente una sorta di padrino del festival è il grande regista hongkonghese Johnnie To, che ha portato il cinema popolare di Hong Kong ad alti livelli artistici, come prima di lui John Woo. Più volte il FEFF ha presentato autori che poi hanno trovato spazio nei festival internazionali; in Asia si dice nell'ambiente che apparire al FEFF porti fortuna.

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SPECIALE FAR EAST FILM FESTIVAL 2018 | I magnifici sette
di Redazioneweb2   
giovedì 19 aprile 2018
tremble_all_you_want_01.jpgTREMBLE ALL YOU WANT
Una commedia sentimentale firmata da Ooku Akiko, assai piacevole, di stile molto moderno, veloce e capriccioso nel suo svolgimento. L'eccellente protagonista Matsuoka Mayu disegna una figura femminile che potrebbe appartenere a un film di Woody Allen e calamita completamente l'attenzione del pubblico, ma fra gli altri interpreti bisogna menzionare di sicuro Watanabe Daichi, che appare come un autentico Jerry Lewis giapponese. La messa in scena complessiva è dettagliata e spiritosa, piena di tocchi indovinati e volti formidabili, fra i quali non si può non menzionare la vicina di casa che suona sempre l'ocarina e si chiama di nome Oka Rina: il nome è destino, spiega alla protagonista!

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Film del mese | APRILE
di Redazioneweb2   
giovedì 05 aprile 2018

segreti.jpg

 

I SEGRETI DI WIND RIVER
Regia di Taylor Sheridan
Con Jeremy Renner, Elizabeth Olsen, Jon Bernthal, Kelsey Asbille, Julia Jones

Durante un'escursione tra le nevi, un cacciatore solitario s'imbatte nel cadavere della figlia di un suo caro amico. Mosso da un passato personale misterioso decide di unirsi alla giovane agente FBI Jane Banner in una pericolosa caccia all'assassino.
Dal 5 aprile

 

 

 

 

 

seasorrow.jpgSEA SORROW-IL DOLORE DEL MARE
Regia di Vanessa Redgrave
Con Emma Thompson, Ralph Fiennes Simon Coates

Debutto dietro la macchina da presa dell'attrice Vanessa Redgrave, in una meditazione molto personale e dinamica sull'attuale crisi globale dei rifugiati, raccontata attraverso gli occhi e le voci degli attivisti e dei bambini. Una riflessione sull'importanza dei diritti umani.
Dal 12 aprile

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[INTERVISTA] Sound and vision. Incontro con Roberta Torre
di Davide Carbone   
venerdì 16 marzo 2018

roberta_torre_ph_maurizio_camagna.jpgProprio il 21 marzo, primo giorno di programmazione del Ca’ Foscari Short Film Festival, il suo Riccardo va all’inferno sarà tra i protagonisti dei David di Donatello 2018, in corsa su ben 5 fronti (Miglior Canzone Originale, Miglior Scenografo, Miglior Costumista, Miglior Truccatore e Miglior Acconciatore).

 

Roberta Torre si è fatta portatrice, nel 1997, di una svolta cinematografica epocale, con il suo Tano da morire in cui mafia e rap andavano a braccetto in salsa pop, “storia parlata, cantata, suonata e un po’ ballata di Tano Guarrasi” come la definì Morando Morandini che valse alla regista un David di Donatello e un Nastro d’Argento, al film il Premio Opera Prima della Mostra del Cinema di Venezia. Una carriera portata avanti all’insegna della potenza delle immagini che la vede arrivare come giurata alla manifestazione che Ca’ Foscari inserisce nel cuore dei festeggiamenti per i 150 anni della propria Fondazione, assieme ad altre innumerevoli inziative ad ampio raggio culturale. Abbiamo parlato con lei di cinema e visione, di sguardi da riempire e musiche da immaginare.

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Film del mese | MARZO
di Redazioneweb2   
giovedì 15 marzo 2018

nomedidonna.jpgNOME DI DONNA
Regia di Marco Tullio Giordana
Con Cristiana Capotondi, Valerio Binasco, Bebo Storti, Adriana Asti, Michela Cescon

Nina (Cristiana Capotondi) è una giovane madre single che all'inizio dell'estate decide di lasciare Milano e di trasferirsi con la figlia in un paesino della bassa Lombardia. Qui trova impiego in una prestigiosa clinica privata per anziani...
Dall'8 marzo

 

 

 

 

 

 

 

nico1988.jpgNICO, 1988
Regia di Susanna Nicchiarelli
Con Trine Dyrholm, John Gordon Sinclair, Anamaria Marinca, Thomas Trabacchi, Karina Fernandez

Musa di Warhol, cantante dei Velvet Underground e donna dalla bellezza leggendaria, Nico vive una seconda vita dopo la storia che tutti conoscono, quando inizia la sua carriera da solista. La sua musica è tra le più originali degli anni '70 e '80 ed ha influenzato tutta la produzione musicale successiva.
Dall'8 marzo

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[Cinefacts] Moderni Prometei
di Marisa Santin   
mercoledì 07 marzo 2018

blade.jpgDid I request thee, Maker, from my clay / To mould me Man, did I solicit thee / From darkness to promote me […]? 
(Paradise Lost, John Milton, X, 743-45)

Qualche tempo fa due coppie di giovani inglesi benestanti decidono di trascorrere un po’ di tempo insieme. La meta è Ginevra, dove i quattro affittano per qualche giorno una villa piuttosto isolata fuori città. Tempo brutto, pioggia, lampi e tuoni. Nella casa manca la luce e quando scende l’oscurità l’atmosfera è proprio quella giusta per raccontarsi delle storielle inquietanti attorno al camino. Racconti horror rubati ai loro scrittori preferiti, ma anche notizie fresche, come quella dei due genetisti cinesi che sono riusciti per la prima volta a clonare una scimmia. «Il prossimo sarà l’uomo», commenta qualcuno tra l’affascinato e il turbato. Dopo mezzanotte e qualche bicchiere di vino, decidono di inventare loro stessi dei racconti del terrore, del resto Gordon e Percy, i due ragazzi, scrivono di mestiere, e non senza un certo successo. Si mettono subito al lavoro al lume di candela; tutti, tranne Mary, che preferisce andare a dormire. Durante un sonno agitato, la ragazza sogna una creatura assemblata con pezzi di cadaveri, un mostro che improvvisamente prende vita.

 

Ora, basta sostituire “qualche tempo fa” con “due secoli fa” e la scoperta dei genetisti cinesi con gli esperimenti di Galvani sulle rane e quanto raccontato sopra è la nascita di un romanzo che sarebbe entrato nella storia della letteratura con la forza di un fulmine in una notte tenebrosa. Gordon e Percy sono naturalmente i poeti romantici Lord Byron e Bysshe Shelley e la ragazza dell’incubo è Mary Godwin (di lì a poco ‘in Shelley’), che esattamente 200 anni fa, l’11 marzo del 1818, diede alle stampe il suo Frankenstein, o il moderno Prometeo. Opera immortale, come fonte di immortale ispirazione per ogni forma d’arte sarà quella sua triste creatura che mai chiese al proprio creatore di essere creata. Il mostro di Frankenstein si riallaccia all’antichità (da Prometeo al Minotauro) e assomiglia a molti altri miti moderni (da Pinocchio ai replicanti di Blade Runner) che con lui condividono il senso di incolmabile solitudine e la disobbedienza come unica forma di ribellione e autodeterminazione.

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Canton vicino. Non si vive di solo Lido
di Redazioneweb2   
martedì 06 marzo 2018

blue.jpgGiunta alla settima edizione, Cinema Svizzero A Venezia si conferma come uno dei principali appuntamenti cinematografici nel panorama culturale della città lagunare. La rassegna curata da Massimiliano Maltoni trova nel veneziano Palazzo Trevisan degli Ulivi il proprio habitat naturale, proprio come potrebbe confermare la rassegna 'sorella' New Echoes sul versante musicale. A cominciare dalla pre-apertura del 5 marzo, proseguendo poi fino a domenica 11, una settimana di visioni e di scoperta della ricca produzione cinematografica svizzera e dei suoi protagonisti: 12 lungometraggi, di cui 6 in anteprima (tutti in lingua originale con sottotitoli) e oltre 20 ospiti attesi a presentare i film e a incontrare il pubblico, tra registi, attori, produttori, professionisti ed esperti, con ben 7 pellicole realizzate da registe donna.

 

La giornata di pre-apertura presenta due documentari strettamente in relazione l'uno con l'altro: Non ho l'età del giovane regista ticinese Olmo Cerri e Siamo Italiani, autentico capolavoro del cinema del reale, firmato a sei mani nel 1964 da Alexander J. Seiler, Rob Gnant e June Kovach.

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Election Day. Le scelte, quelle importanti...
di Riccardo Triolo   
sabato 03 marzo 2018
filonascosto.jpgSuccede il quattro marzo che l'Italia vota e l'Academy pure. Tra i due show, temiamo più il primo. Al toto-film prima della cerimonia ci si dedica con la giusta leggerezza, al limite si può tifare o fischiare dal divano di casa. All'election day, invece, ci arriviamo incazzati come iene, divisi tra neofascisti e antifascisti, costretti a un tifo aberrante, fuori tempo. Increduli di fronte alla pochezza e alla sfacciataggine degli attori del peggior film politico del dopoguerra

Tre i candidati favoriti, a sinistra la temeraria madre di Tre manifesti a Ebbing, Missouri, di Martin McDonagh, al centro il lucertolone de La forma dell'acqua di Guillermo Del Toro e a destra lo scapolo incallito de Il filo nascosto, di Paul Thomas Anderson. Una corsa che in realtà vede i candidati affiancati da altri concorrenti di rango, alcuni dei quali insospettabili. Ma andiamo con ordine. La campagna elettorale è partita da Venezia dove Del Toro, abilissimo trasformista in bilico tra realtà e utopia (fantasy), ha conquistato un ambitissimo Leone d'Oro, dividendo l'elettorato del Lido tra terrestri e subacquei. Ma si sa, al centro il compromesso è d'obbligo. 
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Berlinobabilonia. Ogni storia è una strada da percorrere
di Riccardo Triolo   
martedì 06 febbraio 2018

wesanderson.jpg

 

Colpo grosso per Tom Tykwer, regista di punta del cinema teutonico, amatissimo a Venezia dove nei Novanta colpì al cuore la generazione X con il suo Lola corre. È lui il presidente di giuria della Berlinale ed è lui l'ideatore della serie tedesca più costosa e venduta di tutti i tempi, Babylon Berlin, che di Berlino ripercorre i fasti a partire dai ruggentissimi anni '20. Ancora una volta il festival metropolitano più amato d'Europa (niente leziosi lidi nel Bundesland) promette di lasciare il segno, mostrando da subito le sue - ottime - carte. A cominciare dal titolo d'apertura, affidata per la seconda volta al genio di Wes Anderson, che nel 2014 aprì la kermesse con l'indimenticato Grand Budapest Hotel.

 

Saranno cani (doppiati, tra gli altri, da Edward Norton e Scarlett Johansson) i protagonisti di questo Isle of Dogs, nuova fatica in stop motion del regista texano dopo il capolavoro Fantastic Mr. Fox.

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Un viaggio chiamato vita. Storie di sogni e amari risvegli
di Davide Calzetti   
lunedì 05 febbraio 2018

fortunata.jpgFuggire da tutto e tutti per costruirsi una nuova vita libera dalle costrizioni della quotidianità è un desiderio che tutti, prima o poi, abbiamo coltivato; ancor di più nella precaria realtà dell’oggi. Questa volontà di riscatto è il tema centrale di Second Life. Dopo la prima che si terrà dall’1 al 27 del mese al Centro Culturale Candiani di Mestre. Fortunata di Sergio Castellitto ci fa subito tuffare nel tema mettendoci nei panni della giovane parrucchiera Fortunata (Jasmine Trinca). Madre di una bambina di otto anni e intrappolata in una relazione tormentata con il marito, Fortunata sogna di poter fuggire dalla cittadina di Torpignattara per poter aprire un proprio salone. Il divorzio e la lotta per l’affidamento della figlia diverranno il banco di prova della sua fermezza.

 

Altri personaggi impegnati nella ricerca del proprio sogno sudamericano sono i due protagonisti di Non è un paese per giovani di Giovanni Veronesi.

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Corman il barbaro. Con un vampiro e due piante assassine...
di Riccardo Triolo   
lunedì 05 febbraio 2018

roger-corman.jpgNon è un regista di B movies il vecchio Roger Corman. Nè è propriamente un autore. È un narratore per immagini, produttore, regista e attore. Ha letteralmente inventato un modo di fare cinema alternativo allo studio system mentre, come dice lui, «gli americani votavano Kennedy o Nixon». Ha girato horror di cartapesta tesissimi, conturbanti, liberi, concettuali, adattando Poe al suo genio visionario e al suo fiuto di talent scout. Scorsese, Coppola, Demme, e Cameron devono tutto a lui. E a Corman La Casa del Cinema dedica una retrospettiva nel febbraio segnato dai mascheramenti e dalle allegorie del Carnevale.

 

Chi non ha visto La maschera della morte rossa seduto in sala, protagonisti i due colossi Vincent Price e Hazel Court, accorra e non se ne pentirà.

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Realtà, da sogno. Biennale College VR, lo sguardo oltre l'orizzonte
di Loris Casadei   
lunedì 05 febbraio 2018

74-lazzaretto.jpgIl Presidente della Biennale Paolo Baratta ha parlato di “generosità nel voler comunicare”, rivolto ai giovani artisti che partecipano, all’interno della iniziativa Biennale College-Cinema, alla presentazione dei progetti Virtual Reality (VR). Un pitch in piena regola: sei minuti ad ogni team per presentare un progetto VR e convincere esperti e sponsor a finanziarlo. La Mostra del Cinema di Venezia lo scorso anno è stato il primo festival ad ospitare una sezione VR. Quasi a enfatizzare l’autonomia di questa nuova forma artistica, le proiezioni si sono tenute al Lazzaretto Vecchio, poche bracciate in laguna, ma pur sempre isola distaccata dal Lido e dai luoghi classici della Mostra. È Michel Reilhac, anima e consulente della sezione, a sottolineare che la VR non è una nuova tecnologia per produrre film, ma un nuovo autonomo linguaggio, una nuova arte, che si sta affiancando al cinema, al teatro, alla letteratura, alle installazioni di arte contemporanea.

 

E il poetico ricordo di Roland Barthes, il suo uscire dalla sala buia di un cinema ne Il brusio della lingua? Nostalgia di altri tempi? Profetico invece Henry Jenkins nel suo libro Cultura convergente nell’individuare nei nuovi media altre forme di sapere e di aggregazione che si creano sulla frantumazione delle vecchie comunitá sociali e dallo sradicamento della tradizionale geografia fisica.

 

Non a caso i giovani artisti presenti lavorano in team con culture ed esperienze molto diverse. La creatività è molto alta, anche se traspare continuamente un’ansia di concretezza, un timore di non poter realizzare il proprio progetto.

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Come on, Jerry! Buon viaggio, Picchiatello...
di Andrea Zennaro   
lunedì 05 febbraio 2018

jerrylewis.jpg

 

Questo febbraio alla Casa del Cinema la rassegna intitolata L'umorismo sgraziato di Jerry Lewis rende omaggio al grande comico scomparso lo scorso agosto all'età di 91 anni. La comicità fisica dell'attore newyorkese è sempre stata goffa e cacofonica, ma sul grande schermo risultava vincente: un terremoto visivo esilarante che riscosse grandissimo successo di pubblico fin da subito. Egli rielaborò l'eredità dei grandi venuti prima di lui come Keaton, Laurel, Chaplin e Lloyd, assorbendone tutti i canoni e gli stilemi propri del genere slapstick e creando un personaggio, al limite della deficienza, divenuto famoso in Italia con il soprannome di “Picchiatello”. Agli esordi, la formula vincente già collaudata sul palcoscenico e in radio fu l'abbinamento, a contrasto, con la figura posata e leccata del playboy, interpretato da Dean Martin: i due comparvero per la prima volta assieme al cinema in La mia amica Irma del 1949.

 

Questa accoppiata generava gag a ripetizione e funzionò per numerose pellicole, girate fino alla metà degli anni Cinquanta; poi, film dopo film, il personaggio di Lewis sovrastò sempre più quello di Martin ed il connubio terminò. La maschera deforme di Lewis buca lo schermo e la sua andatura sgangherata lo percorre in lungo e in largo come un clown iperattivo.

 

 

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Film del mese | FEBBRAIO
di Redazioneweb2   
venerdì 02 febbraio 2018

thepost.jpg

 

THE POST
Regia di Steven Spielberg
Con Tom Hanks, Meryl Streep, Sarah Paulson, Bob Odenkirk, Tracy Letts

La storia dietro alla pubblicazione dei Quaderni del Pentagono, avvenuta agli inizi degli anni '70 sul «Washington Post». L'occultamento dei documenti top secret sulle strategie e i rapporti del governo degli Stati Uniti con il Vietnam tra gli anni '40 e '60 innesca una battaglia senza precedenti in nome della trasparenza e della libertà di stampa.
Dall'1 febbraio

 

 

 

 

 

 

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HANNAH
Regia di Andrea Pallaoro
Con Charlotte Rampling, André Wilms

Rimasta sola, alle prese con le conseguenze dell’arresto del marito, Hannah inizia a sgretolarsi. Attraverso l’esplorazione del suo graduale crollo emotivo e psicologico, il film indaga il confine delicato tra l’identità del singolo, le relazioni umane e le pressioni sociali.
Dall'8 febbraio

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Stranger than fiction. Cronaca di agglomerati urbani
di Andrea Zennaro   
lunedì 18 dicembre 2017

cinema-grattacielo-min.jpgIl grande ritorno in auge della forma documentaria, reso possibile grazie anche ai successi di Gianfranco Rosi (prima il Leone d'Oro per Sacro GRA del 2013 poi l'Orso d'Oro per Fuocoammare nel 2016), ha reso più facile la divulgazione di opere che in altri tempi difficilmente sarebbero approdate in sala. Infatti il documentario è sempre stato considerato il fratello minore e spesso disconosciuto del grande cinema, relegato al formato ‘corto’ prima della visione del film in programmazione. Certo, nel mondo dell'audiovisivo contemporaneo in cui siamo immersi, non è facile saper scegliere e fare una cernita nell'immenso volume di prodotti. Inoltre si riapre più che mai la diatriba mai risolta se il cinema documentario serva a ‘documentare’ il reale o sia semplicemente un’altra forma d'arte a sé stante.

 

Per fare un esempio sul periodo storico della Seconda Guerra mondiale: sono più reali i cinegiornali di propaganda fascista, costruiti ad hoc, o le immagini di finzione di Roma città aperta e Paisà di Roberto Rossellini?

 

Al Teatrino di Palazzo Grassi, mercoledì 20 dicembre, Marco Bertozzi, storico del cinema e documentarista, presenta il suo ultimo lavoro Cinema Grattacielo, vincitore di una Menzione Speciale della Giuria al Festival Biografilm dello scorso giugno.

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