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CINEMA
Facoltà di cinema. Ca’ Foscari Short da 10, nonostante tutto
di Federica Cracchiolo   
mercoledì 07 ottobre 2020
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L’Università di Venezia apre i battenti alla 10. edizione del Ca’ Foscari Short Film Festival, che per questo particolare anno diventa autunnale, in onda (e in presenza) dal 7 al 10 ottobre, facendoci gustare, nonostante le difficoltà del momento, un’ampia rassegna di corti, come sempre di alto livello e provenienti da 27 paesi diversi. Primo in Europa ad essere ideato e gestito da un’università, il Festival vede protagonisti i giovani, come creatori, organizzatori, distributori e naturalmente come pubblico, a cui l’iniziativa in primis si rivolge. La sede rimane storica, nel campo che è polo dei giovani, l’Auditorium Santa Margherita, ma non sarà unica: prestigiose istituzioni veneziane come il Candiani, la Querini Stampalia e la Giorgio Franchetti offrono i loro spazi e permetteranno una sincronica visione in streaming delle opere.

 

Con ben 30 corti in gara, la Mostra vuole guardare al futuro, trattando tematiche più che mai attuali. È il caso dei programmi New African Cinema e East Asia Now, che ci conducono all’esplorazione di realtà ancora troppo lontane dalla nostra, e del privilegio dato al poco riconosciuto cinema indiano, con la messa in scena di tre opere di Amil Dutta.

 

In materia di attualità, il distacco si fa materia prima del Festival, come nel candidato Oscar Daughter di Daria Kashcheeva, breve ma struggente lettura del rapporto tra una giovane e il padre morente attraverso i ricordi dell’infanzia.

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VENEZIA77 | 'Lontani' cugini. Lav Diaz, contrasto in bianco e nero
di Redazioneweb2   
venerdì 11 settembre 2020
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LAHI, HAYOP (Genus Pan)

di Lav Diaz

con Bart Guingona, DMs Boongaling, Nanding Josef, Hazel Orencio, Joel Saracho, Noel Sto. Domingo

(Filippine, 150’)

 

Tra i film più attesi del Festival, Lahi, Hayop di Lav Diaz – unico filippino a Venezia, già Leone d’Oro nel 2016 con The Woman who Left –, racconta in un bianco e nero contrastato una storia di emarginazione che suscita una profonda riflessione sul concetto di uomo e umanità. Lahy, Hayop è l’esplorazione del nostro istinto animale: violento, aggressivo, ossessivo, trasgressivo, imponente, invidioso, territoriale e narcisistico, «molto simile a nostro cugino, il genere pan (scimpanzé)», ha dichiarato Diaz.

 

Quella del regista è una meditazione urgente su come gli esseri umani conservino tuttora il comportamento e le caratteristiche degli ‘antenati’ scimpanzé, ma lascia spazio anche alla speranza che l’uomo possa ancora auto-realizzarsi e completare il suo vero sé.

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VENEZIA77 | Tuffo nel passato. Film di chiusura: Lasciami andare
di Filippo Vianello   
venerdì 11 settembre 2020
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Film di chiusura
LASCIAMI ANDARE
di Stefano Mordini
con Stefano Accorsi, Valeria Golino, Maya Sansa, Serena Rossi, Antonia Truppo, Lino Musella, Elio De Capitani
(Italia, 98’)

Dopo la scoperta che sua moglie Anita aspetta un figlio, Marco avverte una nuova sensazione di speranza per poter superare la prematura scomparsa del suo primogenito Leo, avuto con la sua ex-moglie Clara. Il fragile equilibrio della nuova vita dei due sfortunati genitori viene scosso nuovamente quando entrambi si imbattono in Perla, la nuova proprietaria della casa dove vivevano prima della tragedia. L’enigmatica signora viene infatti tormentata da una strana voce di un bambino che perseguita lei e suo figlio nella loro nuova abitazione. Per Marco si tratterà di un ritorno straziante ad un passato che stava iniziando a dimenticare.
 

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VENEZIA77 | DAILY#10 (11-12 settembre/September2020)
di Roberto Pugliese   
venerdì 11 settembre 2020
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A place to stay
Personaggi alla deriva, in un’ardua ricerca del proprio posto nel mondo, popolano le ultime giornate: meglio se femminili, come quello interpretato dalla grande Frances McDormand in Nomadland della sino-statunitense Chloé Zhao, che sceglie il nomadismo dopo il collasso economico della propria cittadina in Nevada. Oppure il giovane Davud di In Between Dying del 33enne azero Hilal Baydarov, che vaga poeticamente alla ricerca della propria vera famiglia. Ma toni decisamente più forti, anche visivamente, si stagliano altrove, ad esempio in Saint-Narcisse del canadese Bruce LaBruce, visionario ritratto di un ventenne ossessionato dalla propria immagine fra incesto, vendetta, redenzione e sdoppiamenti; oppure nel nuovo tuffo nell’universo ‘ultrapulp’ di Álex de la Iglesia con 30 Coins, ‘pilot’ di una serie TV all’insegna di quel mix horror-fantasy-umorismo che è la sua caratteristica. Più realisticamente, ma con un supplemento di inquie-tudine, Pietro Castellitto descrive coralmente la faida tra due famiglie della destra romana ne I predatori, con Massimo Popolizio e Anita Caprioli, mentre il filippino Lav Diaz (Leone d’Oro 2016 con The Woman who Left) in Lahi, hayop offre una nuova storia di emarginazione in un contrastato bianco e nero; mentre di tinte ‘noir’ molto autentiche si tinge il doc Crazy, not Insane, del premio Oscar Alex Gibney, dedicato alla criminologa americana Dorothy Otnow Lewis che ha indagato le criminal minds dei più noti serial killer. Se la chiusura della selezione ufficiale è affidata a Lasciami andare di Stefano Mordini, thriller all-cast (Stefano Accorsi, Valeria Golino, Maya Sansa) girato a Venezia durante l’acqua alta dello scorso autunno, quella della SIC è un ultimo grande omaggio al cinema che ha fatto la storia: laddove Alessandro Rossellini, primo nipote del maestro Roberto, in The Rossellinis non rievoca solo la saga di una famiglia sotto i riflettori ma fa i conti anche con la propria storia personale.

 

Characters adrift in a daunting search for their place in the world populate the last days of the Festival: like Chloé Zhao’s Nomadland, starring Frances McDormand, a story of economic collapse-induced nomadism. Much stronger tones stand out elsewhere, as in Bruce LaBruce’s Saint-Narcisse, the tale of a 20-year-old obsessed with his own image; or in Álex de la Iglesia’s 30 Coins, pilot episode of a TV series with his characteristic horror-fantasy-humor mix. Pietro Castellitto describes the feud between two families of Roman fascist sympathisers in I Predatori, while the Filipino Lav Diaz with Lahi, hayop offers a new story of marginalization. Documentary Crazy, Not Insane by Alex Gibney is dedicated to the American criminologist Dorothy Otnow Lewis. The closing of the official selection is entrusted to Stefano Mordini’s You Came Back, a thriller shot in Venice during the exceptionally high tide last fall.

 
VENEZIA77 | Rivoluzione streaming. Intervista a Gianluca Guzzo
di Massimo Bran, Mariachiara Marzari   
giovedì 10 settembre 2020
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Gianluca Guzzo, CEO e fondatore di MYmovies, sito di cinema leader indiscusso in Italia, è qui a Venezia per seguire da vicino la crescita della partnership della sua web company con Biennale per l’offerta di film in streaming della Mostra, quest’anno ben 23. La nostra è una amicizia già decennale, che ci ha visto in particolare nei festival collaborare editorialmente nello scambio di contenuti e nella realizzazione di media coprodotti. Ricordiamo ancora tutti vividamente il fantastico party del decennale, nel 2010, all’isola di San Servolo, che in qualche modo consacrava un percorso che a tutti gli effetti poteva già considerarsi seminale sul fronte del cinema online. Dopo altri dieci anni, e vent’anni sul web rappresentano un’era geologica, abbiamo cercato di tracciare con lui un bilancio su questa straordinaria avventura in un anno di quotidiana, ormai ordinaria follia.

Genesi di un’idea
Si parte da lontano, molto lontano… Sono stato ballerino professionista di danza classica per anni. Nel ‘97 mi trovavo a Parigi proprio per questo lavoro. Lì scopro le nuove tecnologie e capisco l’importanza di internet. In Francia rappresentò in qualche modo l’evoluzione del MiniTel, servizio telematico di videotex nato all’inizio degli anni ‘80 e operativo sino a un decennio fa. Loro erano già più di un passo avanti rispetto a noi qui in Italia, dove invece all’epoca il fax rappresentava l’ultimo ritrovato della tecnologia.

 

In Francia passarono dal fax al MiniTel e poi a internet, mentre qui da noi non ci fu questo scatto intermedio e quindi il passaggio fu meno veloce. Trovandomi lì in quel momento, a vent’anni, ho potuto percepire la forza, e soprattutto le potenzialità future, di questo mezzo.

 

Decido così di smettere di ballare e, travolto da questa nuova passione, vado a studiare informatica a Firenze. Nel frattempo trovo anche dei piccoli lavori come sviluppatore informatico, rispondo all’annuncio di un’azienda informatica attiva nel mondo editoriale e vengo chiamato a fare l’ipertesto per una casa editrice. Internet c’era già, però un ipertesto si faceva ancora sul CD-ROM. Si trattava nel caso specifico di un ipertesto per dei lavori di Gramsci; un’esperienza profondissima, che ho potuto condividere con i miei storici soci Luciano Belli e Mario Mancini. Di lì a poco scaturisce la nostra prima idea cinematografica online: «Digitalizziamo un dizionario di tutti i film!». Fondamentalmente l’idea MYmovies arriva da lì. La mia intuizione è stata quella di capire la potenzialità di internet facendo atterrare la mia visione lì, avendo chiaro subito che il futuro non poteva essere un CD-ROM, bensì la rete. E quindi, proprio come oggi nasce una startup, ci siamo messi a cercare un investitore con l’idea di partire dal Dizionario di tutti i film di Pino Farinotti, rivolgendoci proprio all’autore per farci dare i diritti dei film e trovare un editore che poi ci pubblicasse. Il 30 agosto 2000, anno della 57. edizione della Mostra del Cinema di Venezia, nasce MYmovies. Mi ricordo ancora la pubblicità a pagina intera su, se non ricordo male, «La Nazione»: MYmovies ruggisce a Venezia!.

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VENEZIA77 | Prima linea. Intervista a Cristina Priarone
di Mariachiara Marzari   
giovedì 10 settembre 2020
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Cristina Priarone, Direttore Generale Roma Lazio Film Commission, attualmente anche Presidente di IFC-Italian Film Commission, ha assunto questo doppio ruolo consapevole che la rivoluzione strategica delle Film Commission è in atto e solo nel lavoro comune può emergere la loro forza, vale a dire la capacità di essere entità economiche e produttive interessanti e appetibili per il mercato nazionale e, soprattutto, internazionale dell’audiovisivo. Una trasformazione avvenuta negli anni che ora appare compiuta e condivisa.

In quali direzioni prioritarie sta operando in qualità di attuale Presidente dell'Italian Film Commission? Quanto ritiene sia effettivamente possibile fare sistema nell'industria dell’audiovisivo in un’Italia come sempre troppo frammentata?
Il nostro sforzo già da parecchio tempo è quello di riuscire ad essere sempre di più un punto di riferimento in termini di coordinamento, con un lavoro sinergico tra tutte le diversità territoriali regionali e anche tra le diversità delle strutture. Lo stiamo facendo con risultati sempre più tangibili: c’è una grande collaborazione tra tutti noi, uno scambio di buone pratiche di sostegno, di attenzione tra i vari soci, con un crescente impegno nello strutturare una proficua direzione comune. Il fatto di condividere costantemente le iniziative che tutte le singole Film Commission portano avanti ha determinato un clima di collaborazione propositivo di grande efficacia. Stiamo consolidando una grossa interazione con il MiBACT, con la Direzione Generale Cinema, percorsi che solo se seguiti come forza coordinata e coesa possono produrre risultati positivi.

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VENEZIA77 | La crisi dei fondamentali. Pietro Castellitto alla sua opera prima per Orizzonti
di Fabio Marzari   
giovedì 10 settembre 2020
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I PREDATORI
di Pietro Castellitto
con Massimo Popolizio, Manuela Mandracchia, Pietro Castellitto, Giorgio Montanini, Dario Cassini, Anita Caprioli, Marzia Ubaldi
(Italia, 109’)

È mattina presto, il mare di Ostia è calmo. Un uomo bussa a casa di una signora per venderle un orologio ed è sempre mattina presto quando, qualche giorno dopo, un giovane laureando in filosofia verrà escluso dal gruppo scelto dal suo professore per la riesumazione del corpo di Nietzsche. Due torti subiti. Due famiglie apparentemente incompatibili: i Pavone, intellettuali appartenenti all’alta borghesia e i Vismara, proletari e con spiccate simpatie fasciste. Due nuclei familiari antitetici, che condividono la stessa giungla urbana di Roma. Sarà un incidente banale a far collidere quei due poli opposti. E la follia di un ragazzo di venticinque anni scoprirà le carte per rivelare che tutti hanno un segreto e nessuno è ciò che sembra. E che siamo tutti predatori.

 

Pietro Castellitto presenta nella sezione Orizzonti la sua opera prima I Predatori di cui è anche sceneggiatore e interprete, un film ricco di cattiveria, satira e coraggio di andare sopra le righe. Ha dichiarato il regista/attore: «Sono profondamente felice di presentare il mio film a Venezia. Lo sconquasso della pandemia ha distrutto molte certezze aprendo le porte a un nuovo scontro fra culture e visioni del mondo, premessa fondamentale per qualsiasi era artistica. C’è un che di bellico in quest’alba veneziana e farne parte è motivo di orgoglio. Ringrazio Alberto Barbera e tutti i selezionatori per la fiducia data. Spero di esserne all’altezza». E la distruzione delle certezze e Nietzsche in qualche modo hanno una loro presenza nel film di Castellitto.

 

Sarà per la laurea in filosofia o per la derivazione familiare – madre Margaret Mazzantini, scrittrice di talento e di successo, argomenti non sempre in unione tra loro nel panorama letterario, e di Sergio, attore tra i più importanti e capaci nel mondo dello spettacolo italiano – Pietro Contento Castellitto, nato nel 1991, ha debuttato nel cinema a tredici anni in una piccola parte nel film del padre Non ti muovere (2004). Viene diretto dal padre in altri due film: La bellezza del somaro del 2010 e Venuto al mondo del 2012. Nello stesso anno viene scelto da Lucio Pellegrini per interpretare il ruolo di Marco nella commedia È nata una star? con Luciana Littizzetto e Rocco Papaleo. Nel 2018 interpreta Secco in La profezia dell'armadillo di Emanuele Scaringi, per cui vince il premio Biraghi ai Nastri d'argento 2019. Pietro non ha scelto il cinema per ‘pigrizia’ mentale, la sua storia è quella di un giovane intellettuale figlio del suo tempo e capace di avere solide e forti passioni popolari, come quella per la Roma, la squadra del cuore, che lo vede in questo periodo impegnato a girare con il ruolo da protagonista Speravo de morì prima, una produzione originale Sky, in cui interpreta Francesco Totti, idolo della tifoseria giallorossa ed emblema di una intera città.  

 
VENEZIA77 | Mai stati sulla Luna? La "grande bufala" in VR
di Riccardo Triolo   
giovedì 10 settembre 2020

ImageAlla fine è tutto un gioco. Una messa in scena. Intendo il cinema, il VR. Ci siamo dentro, a volte abbiamo l’impressione di avere il comando, altre siamo felici di essere pedine. In un gioco accettiamo le regole, che siano finalizzate alla mera partecipazione oppure ad altro: oggi ad essere giocabile è un po’ tutto, lo shopping, l’apprendimento, il lavoro. E se virtuale significasse semplicemente “gioco”, “simulazione”, nient’altro? Sarà così che accoglieremo la realtà aumentata, che non è già più virtuale, ma è appunto un gioco pervasivo, un’interferenza, un innesto interattivo, playable. E noi qui, o lì, o chissà dove, a giocare.

 

Lo sanno bene i creatori di questo Great Hoax: The Moon Landing, uno sberleffo alla retorica sullo sbarco sulla Luna e ai suoi postulati di finzione. Qui siamo scritturati da un regista in un mondo cartoon a impersonare il primo astronauta taiwanese sulla Luna in un set. Ci ritroviamo a scegliere la bandiera da piantare e le pose eroiche da scimmiottare. Il tutto per rendere credibile uno sbarco lunare made in Taiwan. Si ride. 

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VENEZIA77 | DAILY#9 (10 settembre/September2020)
di Redazioneweb   
giovedì 10 settembre 2020

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New Anxieties

Prima che il Covid-19 li spodestassero, guerre e terrorismo guidavano la vetta delle ansie contemporanee. Riflettendo su questo, e sull’incombente pericolo dei dilaganti rigurgiti di neonazismo e neofascismo, a 40 anni dagli Anni di piombo della Von Trotta un’altra tedesca, Julia von Heinz, racconta in Und morgen die ganze Welt una Germania preda degli attentati dell’estrema destra e la lotta di un’attivista per contrastarli; mentre il messicano Michel Franco, già produttore del Leone d’Oro 2015 Desde allà di Lorenzo Vigas, descrive in Nuevo orden un futuro distopico ma non troppo, dove in uno Stato totalitario scoppia una rivolta contro l’aristocrazia. E se in Tvano nebus il lituano Marat Sargsyan sceglie come sfondo un imprecisato conflitto tra i molti sottotraccia, il cileno Rodrigo Sepùlveda Urzùa in Tengo miedo torero fa di un anziano travestito (il grande Alfredo Castro, attore-feticcio di Pablo Larraín) un involontario protagonista della resistenza anti-Pinochet. Più in sintonia con la contemporaneità, Run Hide Fight di Kyle Rankin racconta di un’adolescente tosta che si batte per la sopravvivenza nell’America delle armi facili. Tutto intimista è il ritorno di Uberto Pasolini, a sette anni da Still Life, con Nowhere Special, con James Norton (Mr. Jones, Piccole donne) nei panni di un padre malato terminale che deve trovare una famiglia per il figlioletto di quattro anni. Nella non-fiction largo al ricordo di Fellini con La verità su La dolce vita di Giuseppe Pedersoli, figlio di Bud Spencer e nipote del produttore Giuseppe Amato, ricostruzione disvelatrice di quella leggendaria lavorazione.

 


Reflecting on the danger of the recent surge of neo-nazism and neo-fascism, German Julia von Heinz depicts in
Und morgen die ganze Welt a German nation dealing with attacks from the far-right and the struggle of an activist to counter them. Mexican Michel Franco describes in Nuevo orden a somewhat dystopian future where a revolt against a totalitarian aristocracy erupts. More in tune with modern times, in Kyle Rankin’s Run Hide Fight a tough teenager fights for survival in America’s firearm-heavy society. Adilkhan Yerzhanov’s protagonist Yellow Cat is also a youth, in a comedy with echoes of both ‘nouvellevague-ness’ and westerns. Uberto Pasolini returns with Nowhere Special, with James Norton as a terminally ill father who has to find a family for his three-year-old son. In the non-fiction category, in memory of Fellini La verità su La dolce vita by Carlo Pedersoli, which is a reconstruction of that legendary work.

 
VENEZIA77 | IdentitĂ  e cinema. Intervista a Stefania Ippoliti, direttrice Toscana Film Commission
di Mariachiara Marzari   
mercoledì 09 settembre 2020
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La Toscana è una delle pioniere assolute tra le Film Commission italiane e attraverso il lavoro di anni ha saputo trasformare il comparto in vera e propria industria dell'audiovisivo, sapendola connotare con le proprie specificità di territorio e professionali. Stefania Ippoliti, che dirige la Film Commission Toscana, è a Venezia per contribuire attivamente con la propria progettualità a sostenere la Mostra e il cinema italiano.

Siete uno dei territori più cinematografici in assoluto. Certamente una tra le prime Film Commission ad essere divenuta una vera risorsa economica per la Regione. Ci racconti un po’ come state operando per mantenere questo primato.
Siamo stati tra i primi, sì, favoriti da un territorio bello, amato e conosciuto. Questa bellezza dobbiamo tuttavia meritarcela, quindi cerchiamo di essere efficienti, accoglienti e capaci di fornire i servizi necessari, assecondando le richieste delle produzioni. Quello che stiamo cercando di fare è costruire un tessuto industriale al servizio dell’audiovisivo, magari in maniera anche non esclusiva, ma che sia pronto a lavorare per questo settore; una sfida assai complessa e al contempo molto stimolante.

 

Ci sono una serie di vocazioni toscane che potrebbero facilmente adattarsi alle necessità del cinema e dell’audiovisivo, come il nostro artigianato, il campo tessile in primis, la confezione e realizzazione dei costumi di scena, oppure la falegnameria: perché non aiutare le maestranze a imparare anche a lavorare nei settori della scenografia?

 

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VENEZIA77 | BIENNALE COLLEGE CINEMA | Back home. Intervista a Pedro Collantes
di Emiliano Dal Toso   
giovedì 10 settembre 2020
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Poche scene, molti dialoghi, una protagonista che ritorna in Spagna dopo sei anni all’estero e si trova a dover fare i conti con la sua vita e con i rapporti più importanti: il nonno, il migliore amico, l’assenza dei genitori. Questo, e molto altro, è racchiuso nell’emozionante El arte de volver, film d’esordio dello spagnolo Pedro Collantes, che restringe il racconto a pochi personaggi e segue senza interruzioni il percorso interiore di Noemi, attrice trentenne alla ricerca di un ruolo che le permetta di affermarsi, innanzitutto, ma anche di risposte e di direzioni da seguire in un passaggio cruciale per la sua crescita esistenziale.

 

Una pellicola intima e delicata, che lascia respiro ai dubbi e alle riflessioni di una ragazza matura e precaria nello stesso tempo, a cui l’intensa Macarena Garcìa – madrilena, nota in Spagna per molte produzioni targate Netflix e rivelatasi con il bellissimo Blancanieves (2012) di Pablo Berger – dona anima e corpo, alternando sfumature dolenti e spensierate. 
Il suo stile di regia lascia grande spazio all’emotività, ai dialoghi e ai personaggi.

 

 

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VENEZIA77 | BIENNALE COLLEGE CINEMA | Rapporti, umani. Intervista ad Hannaleena Hauru
di Emiliano Dal Toso   
giovedì 10 settembre 2020
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Fiction e autofiction che si confondono, una storia d’amore al passo con i tempi di Instagram. Questi sono gli ingredienti di Fucking with Nobody, diretto e interpretato dalla 37enne finlandese Hannaleena Hauru. Un’opera sperimentale di un’autrice che non teme di riprendere se stessa e le difficoltà della sua quotidianità emotiva: il suo personaggio decide di realizzare la parodia di una relazione sentimentale tra lei e il giovane attore Ekku utilizzando stories e post da condividere, ma il successo ‘social’ di questo fasullo e apparente rapporto avrà ripercussioni su di loro e su altre persone, scatenando un turbinio di incomprensioni, risentimenti e confidenze.

 

La regista, al suo secondo lungometraggio, descrive così quella che potrebbe essere una delle commedie più divertenti della Mostra: «Con l’obiettivo di ritrarre i rapporti e l’intimità dei giorni nostri, non ho trovato altra soluzione se non avvicinarmi il più possibile alla realtà – non solo dal punto di vista del contenuto emotivo, ma anche in termini di soluzioni cinematografiche. Fucking with nobody è una satira nella quale l’estetica visiva che utilizza una tecnologia tattile e lo stile di recitazione giocano con l’autofiction».
Spiazzante, esilarante, costruito su più linee narrative, Fucking With Nobody della 37enne regista e attrice finlandese Hannaleena Hauru, primo film presentato nella sezione Biennale College, ha divertito il pubblico della Sala Giardino, conquistato dalle peripezie sentimentali della protagonista Hanna.


 

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VENEZIA77 | L'animale piĂą pericoloso al mondo. Intervista a Kyle Rankin
di Andrea Falco   
mercoledì 09 settembre 2020
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RUN HIDE FIGHT

di Kyle Rankin
con

con Thomas Jane, Radha Mitchell, Isabel May, Eli Brown, Olly Sholotan, Treat Williams, Barbara Crampton, Britton Sear, Cyrus Arnold, Catherine Davis, Joel Michaely

(USA, 109’)

 

Le sparatorie nelle scuole americane sono un evento tristemente noto alle cronache. Intellettuali e produttori americani hanno, in diversi modi, cercato di metabolizzare l’insensatezza di questo terribile, violento spettacolo emulativo. Kyle Rankin (1972) ha provato a costruire una storia sopra la storia, un racconto di come gli istinti più primitivi possono trasformare l’uomo in bestia così come in un mezzo di salvezza e di empatia. Il film è presentato Fuori Concorso alla Mostra del Cinema.

 

Il film è ispirato ad un evento tragico in particolare?
Il mio migliore amico, Shayne, è stato ucciso nel 1999 a San Francisco. Il suo caso è stato risolto anni dopo e quella che sulle prime pareva essere una rapina a mano armata si è rivelata un omicidio commesso in occasione di un rito di iniziazione in una cosca. È stata la prima volta che ho toccato con mano cosa significhi un’uccisione senza senso, senza motivo; ci penso ogni volta che accade una sparatoria.

 

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VENEZIA77 | Le Sorelle Macaluso. La versione di Emma
di Loris Casadei   
mercoledì 09 settembre 2020

ImageGlifo Edizioni, casa orgogliosamente indipendente di Palermo. Ordino il bel libretto Le sorelle Macaluso di Emma Dante. Mi arriva con un sorprendente biglietto di ringraziamento vergato a mano “dalla nostra assolata Sicilia” e con delizioso glifo in pezza a uso portachiavi. Una trama in questo serrato dialogo in stretta lingua siciliana non è tracciabile, semmai racconti che si intersecano nella vita delle sorelle Macaluso, «stormo di uccelli sospesi tra terra e cielo, tra la vita e la morte».

La messa in scena della pièce teatrale è del 2014, priva di apparato scenografico fisso, ma debordante di significativi oggetti scenici, spesso richiamanti l’Opera dei Pupi. Le sorelle si ritrovano per il funerale di una di loro, pure presente e interagente con le altre. Nelle note di regia Emma Dante ne ricorda lo spunto creativo. «Tutto si spira al racconto di un amico. Una notte, nel delirio della malattia, sua nonna chiamò la figlia urlando. La figlia corse al suo letto e la madre le chiese – In definitiva io sugnu viva o morta? –. La figlia rispose – Viva. Sei viva, mamma – E la madre beffarda rispose – See viva! Avi ca sugnu morta e un mi diciti niente p’un farimi scantari».

Il libretto contiene anche un bel saggio di Giorgio Vasta, che ha a lungo collaborato con Emma Dante, anche nella sceneggiatura di quello stupendo film che è Via Castellana Bandiera, vincitore di vari premi a Venezia nel 2013. Vasta scrive: «La sensazione è che tutto il lavoro prima immaginativo, poi realizzativo di Emma Dante discenda dalla ossessione di dare una forma concreta all’impensabile della morte… affinché ciò accada i piedi devono pestare l’impiantito, le braccia tagliare l’aria, le bocche mangiare ed espellere quello che hanno mangiato: i corpi si sfiniscono, e si sfinisce la scena».

 

PROIEZIONI

 
VENEZIA77 | Un passo avanti. Si torna a quel 20 luglio 1969
di Redazioneweb2   
mercoledì 09 settembre 2020

ImagePerché molte esperienze VR sono ambientate nello spazio? Perché questo mezzo immersivo è adoperato così spesso per portarci in orbita? Scienza, fantascienza o, come in questo caso, storia della scienza, sono all’ordine del giorno nel mondo del 360°. Forse perché l’ignoto si presta particolarmente ad essere esplorato, rappresentato, ricreato con le tecnologie immersive.

 

O forse perché l’inconoscibile è il vero soggetto di ogni esperienza immersiva, che amplifica la nostra pulsione scopica al punto da dargli valenza fisica, simulare spostamenti, viaggi, dislocazioni, sostituzioni, sovrapposizioni, slittamenti.

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VENEZIA77 | La strana coppia. Intervista con Adilkhan Yerzhanov
di Andrea Falco   
mercoledì 09 settembre 2020
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ZHELTAYA KOSHKA (Yellow Cat)

di Adilkhan Yerzhanov

con Azamat Nigmanov, Kamila Nugmanova, Sanjar Madi, Yerzhan Zhamankulov, Yerken Gubashev, Nurbek Mukushev

(Kazakistan, Francia, 90’)

 

Un ragazzo, ricercato per un piccolo crimine, è costretto ad abbandonare il paesino in cui vive per rifarsi una vita lontano da casa. Dopo aver incontrato una prostituta, progetta di aprire con lei una sala cinematografica per assecondare la sua grande passione, che si esprime anche in quella che lui crede essere una perfetta imitazione di Alain Delon in Le Samouraï (conosciuto in Italia come Frank Costello faccia d’angelo).

 

Nato a Djekazgan in Kazakistan nel 1982, Adilkhan Yerzhanov è regista e sceneggiatore con all’attivo già due partecipazioni al Festival di Cannes, The Owners (2014) e The Gentle Indifference of the World (2018), entrambe nella sezione Un Certain Regard. Membro della European Film Academy e dell’Asian Pacific Screen Awards Academy, le sue pellicole sono state invitate anche a Berlino e a Locarno, e nel 2019 il suo lungometraggio A Dark-Dark Man vince il premio Asia Pacific Screen come migliore regia.

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VENEZIA77 | DAILY#8 (9 settembre/September2020)
di Roberto Pugliese   
martedì 08 settembre 2020
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Spies & Marathons

Se è vero che le dimensioni contano, con le quasi cinque ore di City Hall il palinsesto odierno registra la nuova maratona-documentario del novantenne Frederick Wiseman(Oscar alla carriera e già a Venezia tre anni fa con Ex libris), colossale dedica – dopo Berkeley e la Public Library newyorkese – ad un‘altra istituzione culturale fondante degli States quale il Boston City Hall. Ma sul fronte documentaristico spicca anche l‘omaggio al doppio centenario della nascita di Tonino Guerra e Federico Fellini con Il lungo viaggio, dell‘at-tore e regista russo Andrei Khrzhanovsky, in cui lo sceneggiatore e scrittore trasforma in animazioni i disegni del regista. Dal sogno alla realtà più dura eppure anche qui poeticamente trasfigurata si passa invece con Emma Dante. Il suo itinerario si muove costantemente fra teatro di prosa, d’opera, e cinema: cui torna dopo Via Castellana Bandiera con Le sorelle Macaluso, da una propria pièce del 2014, che riassume in una coralità tutta al femminile i temi a lei cari come famiglia, violenza, legami di sangue e roventi inquietudini psicologiche. Orizzonti parla il linguaggio di autori under 40, come la messicana Yulene Olaizola con Selva trágica, viaggio ‘noir’ tra seduzioni e leggende ancestrali nella giungla maya, e il cinese Wang Jing con The Best Is yet to Come, prodotto dal celebrato Jia Zhang-ke, storia vera di un giornalista d’assalto nella difficile Pechino d’inizio anni 2000. E se dal Messico arrivano anche le pericolose amicizie adolescenziali di 50 (or Two Whales Meet at the Beach) di Jorge Cuchi, sempre dall’Oriente vengono Mama del cinese Li Dongmei, cronaca di una settimana in un vil-laggio rurale della Cina anni ‘90, nonché Wife of a Spy, melò spionistico alla vigilia del secon-do conflitto e ulteriore esplorazione tra i generi ‘forti’ di un maestro come Kurosawa Kiyoshi.

 


The nearly five hours of City Hall on schedule today is a new marathon-documentary by 90-year-old Frederick Wiseman. It’s a colossal dedication to one of the most important political institutions in the US, the Boston City Hall. Another outstanding documentary is The Long Voyage by the Russian actor and director An-drei Khrzhanovsky. Emma Dante is back with The Macaluso Sisters, focused on some of her preferred themes such as family, violence, blood ties and deepset anxieties. Mexican Yulene Olaizola’s Selva trágica is a ‘noir’ journey be-tween seductions and ancestral legends in the Mayan jungle, and the Chinese Wang Jing with The Best Is yet to Come, produced by the famous Jia Zhang-ke, a true story of an assault journalist in early-2000s Bejing. Wife of a Spy is a spy movie on the eve of WWII exploring the strong genres of a master like Kurosawa Kiyoshi.

 
VENEZIA77 | Cinema esotico e indipendente. I Final Cut Awards
di Redazioneweb2   
martedì 08 settembre 2020
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Arriva alla conclusione l’ottava edizione di Final Cut in Venice, intensa tre giorni (dal 7 al 9 settembre) di workshop e screening proposta nell’ambito di Venice Production Bridge 2020. I risultati negli anni, che hanno visto film ottenere poi riconoscimenti importanti, dimostra come la formula di aiuto concreto al completamento dei film provenienti quest’anno dall’Africa e da Giordania, Iraq, Libano, Palestina e Siria, sia un’opportunità fondamentale per mettere in contatto il cinema indipendente con distributori internazionali, con lo scopo di facilitarne la post-produzione, promuovere eventuali partnership di coproduzione e l’accesso al mercato.

 

Produttori, distributori, esercenti, buyer, programmatori di festival sono stati chiamati a condividere la proiezione e a confrontarsi direttamente con i team dei film selezionati.

 

Oggi verranno attribuiti i premi in kind oppure in cash, finalizzati al sostegno economico dei film, e per il quarto anno il Premio La Biennale di Venezia al miglior film in post-produzione.

 

 
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VENEZIA77 | Focus on Frederick Wiseman
di F.D.S.   
martedì 08 settembre 2020
ImageC’è un dispositivo sociale, culturale, economico della biosfera dell’uomo che Frederick Wiseman, uno dei più grandi documentaristi viventi, non abbia esplorato con la sua macchina da presa in oltre cinquant’anni di impegno? No: tutti i “luoghi”, tutti i corpi sistemici prodotti dall’attività umana (scuola, ospedale, servizi sociali, manicomio, prigione, giustizia, grandi magazzini, parco pubblico, biblioteca, museo, entertainment, comunità cittadina, quartiere metropolitano, ecc.) sono stati analizzati, vivisezionati, rivoltati dal Nostro con lo stesso approccio apparentemente sobrio, non militante, quasi distaccato. Fin dal suo primo folgorante lavoro, Titicut Follies del 1967, la camera di Wiseman si posa sui lembi di realtà e sui frammenti di verità che compongono la complessa articolazione del sistema esaminato, senza commenti esterni che diano una “linea” a priori. Senza pregiudizi, senza forzature del discorso. È questo il miracolo dei suoi film: intervenire nella microfisica del potere facendo parlare i soggetti, riprendendo le conversazioni, le transazioni, le riunioni di lavoro, le attività normali attraverso le quali quel corpo sociale o economico si esprime, rubandole alla realtà e restituendo così la verità con un approccio da artigiano del mosaico, che posa paziente le tessere per arrivare alla verità finale. La verità di Wiseman non è di quelle luminose, brillanti, integerrime, anzi: la sua verità emerge lentamente, per disvelamenti progressivi, per successive estrazioni maieutiche, ma è proprio questo lento processo conoscitivo che fa del cinema di Wiseman uno dei più importanti lavori sul senso della società contemporanea.
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VENEZIA77 | L'incomparabile bellezza del male. Intervista con Yulene Olaizola
di Andrea Falco   
martedì 08 settembre 2020
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SELVA TRÁGICA

di Yulene Olaizola

con Indira Andrewin, Gilberto Barraza, Mariano Tun Xool, Lázaro Gabino Rodríguez, Eligio Meléndez

(Messico, Francia, Colombia, 96’)

 

Nel suo quarto lungometraggio la regista messicana Yulene Olaizola mette a punto un’affascinante dimensione visuale che immerge il pubblico in un’avventura avvincente, offrendo al tempo stesso un’originale riflessione sulla brutalità e lo splendore della natura. Il film si rivela infatti una storia inaspettata tra mito e superstizione, in cui la selva stessa diventa personaggio vivente. Nel 1920, nei meandri delle profondità della giungla maya al confine tra Messico e Belize, un gruppo di raccoglitori di caucciù messicani incrocia la propria strada con Agnes, una bellissima e misteriosa giovane beliziana. La sua conturbante presenza crea tensioni tra gli uomini, alimentando le loro fantasie e i loro desideri. Con rinnovato vigore il gruppo affronta il proprio destino, senza rendersi conto di aver risvegliato l’ancestrale Xtabay, presenza leggendaria che si nasconde nel cuore della giungla.

 

Orgogliosa rappresentante del cinema alternativo messicano, Yulene Olaizola ha esordito nel 2008 con Intimidades de Shakespeare y Víctor Hugo, vincitore del premio Miglior film al Buenos Aires International Festival of Independent Cinema e presentato in oltre 30 festival internazionali. Nel 2012 ha prodotto e diretto Paraísos artificiales, presentato in anteprima a Rotterdam e premiato al Tribeca. Fogo del 2012 viene nominato per il premio C.I.C.A.E. al festival di Cannes. Del 2015, Epitafio, girato con Rube Imaz debutta al Black Nights Festival a Tallinn, in Estonia.

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