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CINEMA
Nastri d'Argento 2020: Favolacce e Pinocchio i superfavoriti
Written by Redazione   
lunedì, 06 luglio 2020

favolacce.jpg Il Nastro d'argento è il più antico premio cinematografico italiano, assegnato dal 1946 dal Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani (SNGCI), nato lo stesso anno da un gruppo di giornalisti e saggisti di cinema, alcuni dei quali divennero in seguito registi (Steno e Mario Soldati, che ne fu primo presidente) e autori (Michelangelo Antonioni, Antonio Pietrangeli). Il primo regolamento motivava l'istituzione del Nastro d'Argento per «promuovere il continuo miglioramento artistico, tecnico e industriale della cinematografia italiana e rendere omaggio alle sue rilevanti acquisizioni». 

 

L'edizione di quest'anno vede Favolacce outsider, testa a testa con Pinocchio. Nove le candidature ciascuno per i film dei D’Innocenzo e di Garrone. E si contendono con loro in cinquina il Nastro per il Miglior film Gli anni più belli di Gabriele Muccino, Hammamet di Gianni Amelio e La Dea Fortuna di Ferzan Ozpetek.

 

Dietro le nove candidature di Favolacce e Pinocchio, Gli anni più belli, con 8 nomination, è anche tra i film con più candidature di quest’anno insieme a La Dea Fortuna, Il Sindaco del Rione Sanità di Mario Martone e Martin Eden di Pietro Marcello (questi ultimi, 7 nomination ciascuno). Con cinque candidature seguono Hammamet di Gianni Amelio, Tornare di Cristina Comencini, Tutto il mio folle amore di Gabriele Salvatores e Il primo Natale di Ficarra e Picone, in cinquina per la migliore commedia dell’anno con Figli, l’ultimo film scritto da Mattia Torre diretto da Giuseppe Bonito, Lontano lontano di Gianni Di Gregorio, Odio l’estate di Massimo Venier e Tolo tolo di Luca Medici.
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FEFF 2020. Un'edizione da non dimenticare
Written by Giorgio Placereani   
mercoledì, 01 luglio 2020
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La pandemia anche per i festival cinematografici (certo, piccola cosa in mezzo al disastro generale) è stata una mazzata; passare alla trasmissione online è stata una scelta necessaria. Così il FEFF, Far East Film Festival di Udine, dopo aver spostato la sua data da aprile a 26 giugno/4 luglio, ha dovuto accettare che l'edizione numero 22 si svolga interamente online, in collaborazione con MyMovies.it .

 

Non è un passaggio indolore. In primo luogo perché il FEFF non è semplicemente un'occasione per vedere lo state of the art del cinema popolare asiatico ma è un'indimenticabile esperienza umana collettiva che travolge il Teatro Nuovo Giovanni da Udine e l'intera città. Si perde anche la presenza fisica degli ospiti (come non menzionare il concerto di Joe Hisaishi o la sfavillante apparizione di  Jackie Chan a Udine o la commozione di Anthony Wong lo scorso anno nel ricevere il premio?). Inoltre la selezione è inevitabilmente più ridotta rispetto agli anni normali: per la diminuzione degli schermi, per gli orari più ristretti su quello virtuale, e perché diversi produttori temono la pirateria online.  

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[CINEFACTS] Direttamente in streaming...
Written by Marisa Santin   
sabato, 13 giugno 2020
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Con le sale chiuse già dal 23 febbraio, il cinema ha dovuto fare da subito i conti con gli effetti collaterali del coronavirus. Le strategie adottate da molte case di distribuzione hanno riguardato i tempi e le modalità di uscita dei film sulle diverse piattaforme streaming. Alcuni titoli già passati in sala tra fine 2019 e inizio 2020 sono approdati immediatamente alla visione da casa, accorciando così i canonici tre-quattro mesi di pausa tra il grande e il piccolo schermo. Ma il vero passo nel buio ha riguardato i film che puntavano al botteghino durante questa stagione. La Universal Pictures si è mossa per prima, trasferendo già da marzo sulle piattaforme on demand l’anteprima di Emma, atteso nelle sale in giugno. Per i film italiani, la prima a bypassare le sale è stata la Eagle Pictures con Un figlio di nome Erasmus.

 

Molti altri hanno seguito l’esempio. Il cinema, così come gli altri comparti della cultura, ha adottato strategie digitali per non rimanere fermo durante i mesi di lockdown e va dato atto che molte iniziative sono andate oltre il semplice trasferimento delle prime visioni verso le piattaforme streaming. Alcuni progetti come MioCinema e #iorestoinsala hanno infatti cercato dei modi nuovi per sostenere parallelamente gli esercenti.

 

Sul fronte governativo, il Ministro di beni culturali e turismo Dario Franceschini ha da poco firmato due provvedimenti che potenziano il Fondo Cinema e rafforzano il sostegno pubblico a favore delle sale cinematografiche attribuendo ulteriori 120 milioni di euro all’intera filiera cinematografica e audiovisiva italiana. Un altro decreto annunciato dal MiBact riguarda la proroga al 15 luglio della deroga alla legge cinema del 2016 che prevede, per i film che ricevono contributi dallo Stato, l’obbligo ad uscire in sala prima che sulle piattaforme televisive e digitali. Intanto, il nuovo DCPM ha dettato le regole per il ritorno nelle sale in fase 3: si potranno frequentare cinema e teatri mantenendo le distanze di sicurezza e tutti gli accorgimenti noti per un massimo di 200 persone al chiuso e 1000 persone all’aperto. Finita l’emergenza si sta dunque ripensando a come tornare al cinema e a come l’intero comparto potrà riorganizzarsi e ripartire. Vedere un film sul divano è piacevole e comodo, ma l’emozione - condivisa e fisica - del buio in sala non ha surrogati.

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Cose, serie. Schietto dialogo tra appassionati
Written by Redazioneweb   
mercoledì, 27 maggio 2020
Image[a cura di Marisa Santin e Massimo Bran] In questo periodo di clausura (non se ne può più di questo lockdown!) è tutto un teorizzare sui mille e uno formati di immagini in movimento che affollano le nostre ore, tutto un riflettere sulla irreversibile mutazione della fruizione filmica, con la domus a prendersi la piena scena senza di fatto rivale alcuno. Francamente di aggiungere un’ulteriore, poco utile riflessione sulla mutazione verticale del vivere presente anche in chiave ludico-culturale non ne abbiamo proprio avvertito il bisogno. Primo perché, per l’appunto, non se ne può davvero più di questo disporsi pensosi in diretta su un fronte aperto ma totalmente avvolto dalle nebbie, per cui qualunque conclusione può essere smentita il giorno dopo; secondo perché in realtà questa mutazione era già robustamente in corso di accelerato dispiegamento da anni, tanto che pure i nostri amati festival, ora in pieno blocco da… a chissà chi lo sa…, si interrogavano, si confrontavano, si scontravano sulla posizione da tenere verso Netflix e compagni vari, presunti killer terminali delle sale cinematografiche. Quindi tutta questa enfasi su una supposta mutazione repentina del consumo dei formati l’abbiamo trovata prevedibile e stucchevole. Più che altro la cosa interessante è che questo forzato chiudersi in casa ha, al cospetto dell’eterno lamento sulla crisi strutturale ed irreversibile del cinema, paradossalmente ancora di più spinto verso l’alto la fame di cinema in tutte le sue declinazioni, accelerando e moltiplicando il desiderio, l’attrazione verso le offerte senza fine che le piattaforme ci hanno propinato in questi mesi. “Piattaforma”: ecco la magica parola di questo tempo. Tutti a parlare della propria piattaforma. In questa alterata dimensione quotidiana in cui il nostro vissuto domestico si è dovuto ripiegare, ciò che ci è sembrato più divertente e anche intrigante è stato allora quello di restituire senza alcuna ambizione teorica (sia mai!) un confronto tra persone normali ma appassionatissime sulle reciproche preferenze, predilezioni, in questi giorni in particolare ma non solo, attorno al multiforme panorama delle serie tv, vero fenomeno dirompente di questa età nell’universo fiction. Ne è nato un dialogo in cui si sono incrociate abitudini proprie, difformi vedute per ragioni generazionali o di “heimat”, convergenze su prodotti che hanno segnato il nostro tempo, riflessioni, ebbene sì!, sull’evoluzione dei diversi format che hanno caratterizzato la crescita esponenziale in questi anni di questo modo di fare “cinema”. Un dialogo senza alcuna pretesa critica ma schietto, autentico, tra due onnivori, per quanto asistematici, di culture contemporanee, con una naturale, identitaria vocazione crossover. Sergio Collavini e Fabio Di Spirito (alias FDS), due nostri storici collaboratori di cinema, musica e altro ancora, si sono prestati a questa chiacchierata aperta, pur chiusissimi e sdraiatissimi nelle proprie stanze, con zoommate digitali. Buona lettura libera!
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Global warning. Anche Venezia risponde all'appello digitale di We Are One Festival
Written by RedazioneWeb3   
giovedì, 28 maggio 2020
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Combattere per il futuro del cinema ma soprattutto contro il coronavirus, così devastante nel cambiare radicalmente il nostro quotidiano stile di vita, il mondo che incontriamo appena messo piede fuori dalla porta di casa. Non si può che rendere omaggio all’idea che sta alla base di We Are One: A Global Film Festival, il “festival dei festival” che dal 29 maggio al 7 giugno porta su un’unica piattaforma, quella di YouTube, le principali rassegne cinematografiche mondiali in un evento gratuito che incoraggia gli spettatori a donare alla World Health Organization per la lotta contro il coronavirus.

 

I venti festival che hanno aderito sono: Annecy dedicato all’animazione, il Festival di Berlino, il London Film Festival, il Festival di Cannes, il Festival di Guadalajara, quello di Macao (Iffam), il Jerusalem Film Festival, il Mumbai Film Festival (Mami), Karlovy Vary, Locarno Film Festival, il Marrakech International Film Festival, il New York Film Festival, quello di San Sebastian, Sarajevo Film Festival, il Sundance, il Sydney Film Festival, il Festival di Tokyo, quello di Toronto, il TriBeCa Film Festival e dulcis in fundo la Mostra del Cinema di Venezia.

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A light that never goes out. La rivoluzione cinematografica
Written by RedazioneWeb3   
sabato, 23 maggio 2020
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Il 23 febbraio 2020 è una data che rimarrà nella storia: è il giorno in cui la luce degli schermi cinematografici si è spenta, assieme al fascio luminoso dei proiettori. Niente più locandine, strilli, anteprime, ospiti, presentazioni, tappeti rossi o prime visioni. Solo il buio. Ma ora, in attesa di notizie certe sulla riapertura dei cinema al chiuso, è arrivato il momento di consegnare alla memoria un’altra data: quella di una piccola/grande rivoluzione sotto il segno dell’imprenditoria culturale. Un gruppo di esercenti (71, in questo momento) con la collaborazione di un gruppo di distributori ha infatti immaginato un nuovo orizzonte per le sale cinematografiche e per la proposta legata ai film di qualità. Una proposta che difenda la cultura del cinema in sala e si proietti, al tempo stesso, nel futuro, anche attraverso il web. L’idea può sembrare utopistica, forse, ma si basa su una missione concreta: portare avanti lo storico legame tra i cinema e i propri spettatori anche in questo momento di black out, superando l’antinomia atavica tra le sale e il web.

 

Ed ecco, quindi, dal 26 maggio #iorestoinSALA: un progetto di cinema partecipato, una realtà, dove il cinema non si trasferisce sulla rete ma dove la rete diventa il cinema. Anzi: diventa la sala. Decine e decine di sale, quante sono le città che aderiscono al progetto e che si vorranno, via via, aggiungere. Perché il cinema senza i cinema non può esistere! E quando i cinema “fisici” verranno riaperti, #iorestoinSALA rappresenterà un completamento, un valore aggiunto, un’opportunità per vivere ancora di più il cinema. Ogni esercente avrà, in perfetta autonomia, la possibilità di scegliere la propria programmazione e potrà costruire il proprio percorso di approfondimento. Ogni singolo cinema comunicherà (attraverso i rispettivi siti, newsletter, social) ai propri spettatori la possibilità di acquistare biglietti per le sale virtuali direttamente sul proprio sito. Le sale rispecchieranno le capienze delle sale fisiche del cinema di riferimento.

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Absentia corporis. Le forme di uno spettacolo al futuro
Written by Riccardo Triolo   
martedì, 19 maggio 2020
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«Il corpo che se ne va porta con sé il suo spaziamento, se ne va come spaziamento e in qualche modo si mette da parte, si ritrae in sé - lasciando però questo spaziamento “dietro di sé”, cioè al posto suo, e questo posto resta il suo, assolutamente intatto e assolutamente abbandonato. Hoc est aenim absentia corporis et tamen corpus ipsum». (Jean-Luc Nancy, Corpus, 1992)

 

Il cinema e con esso ogni simulacro o idolo - eidolon, direbbe Debord - della presenza nella società dello spettacolo, che oggi vive il suo apice nel dramma che si consuma e si moltiplica attraverso i corpi, cancellandone la presenza e l’impronta spaziale, è un fenomeno meramente incorporeo che oggi compie, nell’obliterazione necessaria di ogni corpo, parte del suo destino. Lo spazio del cinema - e di quanto dal cinema deriva - aumenta col diminuire della presenza dei corpi. Il cinema oggi, e con esso il suo habitat naturale, e cioè ogni piattaforma streaming che ne amplifica la vocazione alla riproducibilità a e alla diffusione, non è mai stato così presente e così decisivo.

 

Nel tempo in cui l’esistenza corporea vive nella scia del proprio «spaziamento», il cinema, inteso come monumento simulacrale, trova il suo senso ultimo e forse la sua rinascita. Mai come oggi è divenuto chiaro il suo senso, il suo volersi costituire a tutti gli effetti come esperienza, prima ancora che come fatto artistico. Il cinema è esperienza in assenza del corpo. Naturale quindi che i dispositivi che, intorno al cinema, hanno insistito lungo la sua storia per voler consegnare al cinema anche una dimensione fisica, di presenza corporea dello spettatore, oggi entrino in crisi.

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Era ieri. Biennale College VR fa la storia
Written by RedazioneWeb3   
mercoledì, 22 aprile 2020
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È il 9 ottobre 1963 e sono le 22.39 quando nel neo-bacino idroelettrico artificiale del Vajont si consuma una delle maggiori tragedie che hanno lasciato il segno nel nostro Paese. Dalla costa del Monte Toc si stacca una frana lunga 2 chilometri di oltre 270 milioni di metri cubi di rocce e terra. In circa 20 secondi la frana arriva a valle, generando una scossa sismica e riempiendo il bacino artificiale.
La caduta della colossale frana nelle acque del sottostante bacino provoca una tracimazione dell'acqua contenuta nell'invaso, con effetto di dilavamento delle sponde del lago. L'onda supera la diga provocando l'inondazione e la distruzione dei centri abitati del fondovalle veneto. Frana ed errori umani fanno contare 1918 morti.

 

È l’italiano Vajont, proposto dal team composto dalla regista Iolanda Di Bonaventura e dal produttore Saverio Trapasso, il progetto selezionato alla conclusione delle varie fasi della quarta edizione della Biennale College Cinema Virtual Reality, e che avrà accesso al sostegno della Biennale per la copertura del costo di produzione. Marito e moglie discutono negli attimi precedenti alla tragedia, con la donna che percepisce una sensazione di pericolo e l'uomo che invece non intende lasciare il luogo in cui vivono.

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Grandi speranze. La Biennale e il cinema di domani
Written by RedazioneWeb3   
martedì, 07 aprile 2020
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È stato lanciato ieri il bando dell’ottava edizione del workshop Final Cut in Venice, che avrà luogo dal 5 al 7 settembre 2020 nell’ambito del Venice Production Bridge della 77. Mostra del Cinema di Venezia (2-12 settembre 2020).

 

Dal 2013 Final Cut in Venice fornisce un aiuto concreto al completamento di film di qualità provenienti dall’Africa, nonché da Giordania, Iraq, Libano, Palestina e Siria. L’ottava edizione di Final Cut in Venice presenterà a Venezia - in un workshop di tre giorni (5-7 settembre) alla 77. Mostra - fino a un massimo di sei copie lavoro di film in lavorazione, e darà loro l’opportunità di trovare i finanziamenti per la post-produzione attraverso incontri con produttori, buyers, distributori e selezionatori di festival.

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Forma e sostanza. Ca' Foscari, il cinema corre...sul filo!
Written by RedazioneWeb3   
mercoledì, 25 marzo 2020

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Nei giorni scorsi il Ca’ Foscari Short Film Festival aveva lanciato la campagna #IlMioMondoNonSiFerma, con un video che raccoglie messaggi pieni di vitalità e di speranza – rigorosamente da casa – di alcuni dei volontari che avrebbero dovuto partecipare, da oggi al 28 marzo, alla decima edizione dello Short. Aspettando di scoprire quali saranno le nuove date in cui si svolgerà l’edizione appena rimandata, il festival ha mantenuto la sua promessa e non si ferma davanti agli ostacoli del reale. Per questo partirà oggi una versione alternativa, tutta digitale, senza fili, senza costrizioni, libera e fieramente “wireless” per unire l’Italia – e il mondo – davanti a uno schermo di qualsiasi tipo, in attesa di poter tornare a godere della magia della sala cinematografica.

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Home cinema. FEFF e Mymovies, insieme per il pubblico
Written by RedazioneWeb3   
mercoledì, 18 marzo 2020
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Alla luce delle disposizioni governative messe in atto per contrastare e contenere la diffusione da Coronavirus, MYmovies e il Far East Film Festival di Udine confermano la propria posizione “dalla parte del pubblico” e sostengono con forza la campagna #iorestoacasa, offrendo gratis una risposta concreta all’attuale voglia di cinema e di socialità. Si parte venerdì 20 marzo alle 21.30 con la prima visione assoluta di un capolavoro: stiamo parlando del magnifico Burning di Lee Chang-dong, tratto da un racconto breve di Murakami e definito da Barack Obama “il miglior film del 2018”.

 

Un bruciante mistery-thriller che scava dentro le ombre di uno strano triangolo (amoroso?). Un dramma dell’anima dove tutto è doppio, dove tutto può doppiamente ingannare gli occhi e il cuore. Per assistere gratuitamente online alle visioni collettive dei film in streaming promossi da MYmovies sarà sufficiente collegarsi dal proprio computer, tablet o device all’indirizzo www.mymovies.it/iorestoacasa/, selezionare i film da vedere e prenotare uno dei 25.000 posti disponibili nelle sale web.

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LUCE in fondo al tunnel. Cinema per 'uscire' dalla crisi
Written by RedazioneWeb3   
sabato, 14 marzo 2020
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Istituto Luce Cinecittà aderisce pienamente alla campagna nazionale e diffusa #IoRestoaCasa, promossa dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (MiBACT), per portare nei giorni dell’emergenza, dentro alle case di tutti gli italiani, una grande offerta digitale di contenuti video, testuali, iconografici, dedicati a cultura, spettacolo, informazione e didattica. Migliaia di ore di intrattenimento e conoscenza a disposizione di tutti, gratuitamente, su tutti i siti web di Luce-Cinecittà, ora che spettatori e visitatori non hanno possibilità di accedere ai luoghi della cultura.

 

A cominciare dai contenuti del Portale dell’Archivio storico Luce www.archivioluce.com uno dei più grandi archivi visivi del pianeta. Un tesoro immenso con oltre 70.000 video d’archivio dagli anni ’10 a oggi, e 400.000 fotografie visibili da tutti i dispositivi, in buona definizione, in cui gli spettatori possono frequentare ogni campo del sapere: cinema, arti, storia, politica, sport, attualità. Dal cinema, con la storia di registi, Divi, cinegiornali sui capolavori italiani e internazionali, i ‘Si gira’, le centinaia di backstage di film italiani del grande Fondo Canale. O i documentari sulla storia dell’Arte italiana. O gli sport, con i filmati sulla Nazionale e il campionato di calcio, il ciclismo, l’atletica, momenti mitici e memorabili per tutti gli appassionati.

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Condi-visione. Schermo dell'arte e MyMovies, cinema a casa tua
Written by RedazioneWeb3   
venerdì, 13 marzo 2020
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MYmovies e Lo Schermo dell'arte reagiscono alla crisi con una proposta attiva di condivisione pubblica per portare l'arte, il cinema e la cultura nella vita quotidiana: fino al 3 aprile 2020 alcuni tra i migliori film dell'archivio dello Schermo dell'arte saranno disponibili gratis in streaming sul portale di Mymovies (www.mymovies.it). Tra gli autori che hanno aderito all'iniziativa: Alterazioni Video, Phil Collins, Jordi Colomer, Jeremy Deller, Rä di Martino, Rebecca Digne, Omer Fast, Flatform, Alfredo Jaar, Adrian Paci, Martina Melilli, Luca Trevisani.

 

Lo Schermo dell'arte è un progetto internazionale dedicato a esplorare e promuovere le relazioni tra arte contemporanea e cinema attraverso presentazione di film, mostre, progetti di formazione, residenze per artisti internazionali, produzione e distribuzione di film d'artista. Fondato a Firenze nel 2008, nelle sue attività ha coinvolto oltre 300 tra artisti e registi e ha collaborato con più di 50 istituzioni di tutto il mondo.

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CINEFACTS | ‘Favoloso’ Germano. A Berlino la Giovane Italia
Written by Marisa Santin   
martedì, 10 marzo 2020
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Che sia uno dei più bravi e versatili attori in Italia possiamo dirlo senza tema di smentita. I nostri complimenti a Elio Germano per il premio alla migliore interpretazione maschile in Volevo nascondermi di Giorgio Diritti, ricevuto alla Berlinale 2020, un’edizione (la prima diretta da Carlo Chatrian) che ha visto il talento italiano riconosciuto anche con un Orso d’argento alla migliore sceneggiatura assegnato ai fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo per il film Favolacce (Germano è protagonista anche qui).

 

Nel film di Diritti dedicato alla figura di Antonio Ligabue, l’attore romano accompagna con straordinaria capacità mimica e interpretativa diverse fasi della vita di uno degli artisti più tormentati e controversi del nostro Paese, lasciando emergere tutta la fragilità e la profonda sofferenza interiore di un uomo che ha vissuto ai limiti dell’emarginazione e della follia. Dopo Alberto Sordi, Michele Placido e Gian Maria Volonté, Germano è il quarto italiano a ricevere l’ambito riconoscimento berlinese.

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SUPERVISIONI | Unlimited edition. Variazioni su trama universale
Written by Loris Casadei   
martedì, 10 marzo 2020
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È appena terminata la 31esima edizione del Trieste Film Festival, una volta Alpe Adria, da sempre ponte e osservatorio attento delle realtà cinematografiche dell’Est europeo. Quest’anno più che mai vetrina di giovani cineasti. Segnaliamo Ivana la terribile di, appunto, Ivana Miadenovic. Una giovane donna, celebrità locale in crisi sulle rive del Danubio. Giovane e divertente, che esemplifica per tutti gli autori la voglia di raccontare e di raccontarsi. Fuori dagli schemi l’ironico Perfect Strangers. Il quarantenne Tadeus Sliwa riporta in scena la versione polacca dell’omonimo film di Paolo Genovese del 2016. Pellicola di successo che, credo, ha avuto il record di remake nella storia del cinema. Registi greci, spagnoli, turchi, indiani in versione Bollywood, francesi, sudcoreani, ungheresi, messicani, cinesi, russi si sono cimentati su questo soggetto nell’arco di soli tre anni e seguiranno, già annunciati, quello svedese, arabo e hollywoodiano.

 

La sceneggiatura è per tutti quasi identica e il caso è interessante perché permette di esplorare la capacità degli interpreti, del regista e sopratutto, nelle differenze, vedere come la sensibilità nazionale affronta alcune tematiche. La storia è semplice: un gruppo di amici sposati si ritrova per una delle tante cene che settimanalmente li riuniscono.

 

Ma questa volta sono attirati in un gioco pericoloso: metteranno il telefonino sul tavolo e tutti messaggi o le telefonate saranno pubbliche. La versione polacca è accomunata a quella italiana dalla presenza della stessa attrice nel ruolo di Ewa, la bella e brava Kasia Smutniak, che sul palco triestino racconta di essersi accertata di variazioni del menu della cena in Polonia, dopo essere stata costretta da Genovese a ingerire la stessa portata per un’infinità di volte.

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Ridi pagliaccio... Facce conosciute sulla rotta Venezia-Los Angeles
Written by Davide Carbone   
mercoledì, 05 febbraio 2020
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È Joker di Todd Phillips e Joaquin Phoenix, già Leone d’oro a Venezia 76, il film che ha conquistato il maggior numero di nomination per gli Academy Awards 2020. Undici candidature, compresa quella, scontata, per l’attore. Sarà una gara a quattro, come testimoniano le dieci nomination conquistate dal terzetto C’era una volta... a Hollywood di Quentin Tarantino, 1917 di Sam Mendes e The Irishman di Martin Scorsese, tutti in lizza sia per il miglior film che per la miglior regia, dove è in gara anche Bong Joon-ho con Parasite.

 

Un percorso piacevolmente segnato, quello del film di Phillips- Phoenix, che fin dalla prima proiezione al Lido aveva colpito come un pugno nello stomaco pubblico pice critica grazie ad una regia incalzante e un Joaquin per l’ennesima volta in stato di grazia.

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Triste ritornello. Maledette, vecchie abitudini
Written by RedazioneWeb3   
mercoledì, 05 febbraio 2020
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Il secondo ciclo di proiezioni della rassegna Paesaggi che cambiano, organizzata dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, prosegue la riflessione sul tema dell’attuale crisi climatica, attraverso lo sguardo del cinema “narrativo”. Il 12 febbraio ecco Le mani sulla città di Francesco Rosi: in questo racconto esemplare, quasi un reportage sull’Italia del boom economico, l’ambiente e i personaggi (senza scrupoli, come Nottola, interpretato da un sanguigno Rod Steiger, o combattivi come il consigliere De Vita, interpretato dal sindacalista Vito Fermariello) rinviano alla cronaca del tempo, ma anche alle costanti della storia italiana.

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CINEFACTS | La Regina e il Leone. Cate Blanchett alla Mostra del Cinema
Written by Marisa Santin   
mercoledì, 05 febbraio 2020

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Produttrice cinematografica, attrice per il grande schermo e per il teatro, attivista per la causa dell’ambiente, ambasciatrice dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR): a Cate Blanchett il compito di scegliere il prossimo Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia. L’anno scorso era sul red carpet di Joker in uno splendido abito nero; due anni prima prestava la voce alla visione filosofica-evoluzionistica di Terrence Malick Voyage of Time.

 

Ma il suo legame con Venezia inizia molto prima, nel 1998, con Elisabeth di Shekhar Kapur, film che la impose come interprete di grande talento e raffinatezza. E poi di nuovo nel 2007, quando vinse la Coppa Volpi per il suo ruolo nel film corale di Todd Haynes sulla vita di Bob Dylan. Corteggiata e ammirata dai più grandi registi da oltre due decenni, di sé ha detto: «Dopo tanto tempo sotto l’occhio del pubblico ho capito che la sfida è quella di essere duri fuori ma sensibili dentro, diventare coraggiosi e senza paura, ma rimanere vivi». 

 

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Un Orso in sala. Berlino, settant'anni di cinema
Written by RedazioneWeb3   
mercoledì, 05 febbraio 2020
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Sarà My Salinger Year ad aprire la 70.ma edizione del Festival di Berlino, in programma dal 20 febbraio all’1 marzo. Il film, scritto e diretto da Philippe Falardeau, è interpretato da Margaret Qualley (recentemente vista in C’era una volta... a Hollywood) e Sigourney Weaver che vestiranno i panni di una giovane segretaria e di un’agente letteraria incaricate di seguire la corrispondenza di J.D. Salinger.

 

«Siamo felici di aprire un’edizione tanto importante con una storia di formazione - spiega l’italiano Carlo Chatrian, al primo anno da direttore artistico - con una protagonista dal punto di vista fresco, ma non affatto ingenuo. Philippe Falardeau raffigura il piccolo mondo letterario di New York degli anni ‘90 con umorismo e una nota dolce, non dimenticando mai il secolo in cui viviamo o il ruolo unificante che l’arte svolge in tutte le nostre vite. Non vediamo l’ora di accogliere Margaret Qualley e Sigourney Weaver e gli altri membri del grande cast e della troupe».

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Dietro la quinta. The Walking Dead ad Albuquerque
Written by Andrea Zennaro   
mercoledì, 05 febbraio 2020
ImageL’uscita della quinta stagione (di poco fa l’annuncio che la sesta sarà la conclusiva) di Better Call Saul, spin-off/prequel della serie culto Breaking Bad, pone delle questioni visivo-filologiche assai interessanti. Le avventure dell’avvocato Saul Goodman, pseudonimo di Jimmy McGill, che seguiamo dalla loro genesi professionale fino al passaggio al lato oscuro criminale, si sviluppano in un periodo che precede di alcuni anni la storia narrata nella serie madre: il protagonista interagisce con personaggi che, per la maggior parte, sono stati uccisi in Breaking Bad, molti per mano di Walter White.
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