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CINEMA
Quarta parete. Il nostro schermo quotidiano
di D.C.   
mercoledì 06 aprile 2016

claudioiannone.jpgProtagonista di Se Dio Vuole, al Candiani per Second Life di aprile è Tommaso, stimato cardiochirurgo, sposato con Carla, con la quale ha due figli: Bianca, svogliata e senza alcun interesse, e Andrea, un giovane brillante iscritto a medicina e pronto a seguire le orme del padre. Da un po’ di tempo cambiato rispetto al solito, Andrea stupisce il resto della famiglia comunicando la decisione di farsi prete per seguire l’esempio di don Pietro, un sacerdote sui generis. Per Tommaso, ateo convinto, quella di Andrea è una volontà da dover cambiare il prima possibile e senza esitare a ricorrere a una vera e propria guerra.

 

Seduto al volante del suo taxi, Jafar Panahi percorre le animate strade di Teheran, portando il suo Taxi Teheran a Mestre il 19 del mese: in balia dei passeggeri che si susseguono e si confidano con lui, il regista tratteggia il ritratto della società iraniana di oggi, tra risate ed emozioni, piazzando la telecamera sul cruscotto del suo taxi e mettendosi alla guida, per le vie di Teheran, questo nonostante il divieto di girare imposto dal regime.

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Made in Italy. Un’ottima annata
di Davide Carbone   
lunedì 04 aprile 2016

perfettisconosciuti.jpgCondotta da Alessandro Cattelan, la cerimonia di premiazione dei David di Donatello fa il proprio esordio televisivo in grande stile il prossimo 18 aprile su Sky, in un contesto che fortunatamente lascia da parte senza indugio lo scimmiottamento degli Oscar statunitensi, a cui il Premio è stato troppo spesso accostato, con gioia più dei gossippari che degli addetti ai lavori.

 

L’istantanea del cinema italiano che ne scaturisce è quella di un ambiente che a gran voce, da anni ormai, attira l’attenzione dei governi di turno per nuove regole che ne garantiscano il sostentamento e la promozione. Ma anche un mondo spesso maestro nel cavare il massimo da quello che si ha a disposizione.

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Vestito buono. L’eleganza del cinema
di Redazioneweb2   
lunedì 04 aprile 2016

yvessaintlaurent.jpgIn aprile il Candiani di Mestre è autentica roccaforte dell’universo glamour, grazie alla mostra Venezia è sempre di moda iniziata l’11 marzo e destinata a proseguire fino al 30 aprile. Il settore cinematografico del palinsesto culturale mestrino non poteva ovviamente non subire il fascino di un mondo prettamente visivo. L'icona di stile del ventesimo secolo non è stata una modella né una stella di Hollywood, bensì una giornalista. Diana Vreeland, protagonista di Diana Vreeland. L’imperatrice della moda in programma il 22 aprile.

 

«L'occhio deve viaggiare». Fu questo il mantra che guidò il lavoro della Vreeland come editor della rivista femminile «Harper's Bazaar» prima (a partire dagli anni ‘30) e come redattrice capo di «Vogue America» poi (dal 1962 al 1972).

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[Film del mese] Aprile 2016
di Redazioneweb2   
giovedì 31 marzo 2016

cacciatorereginadighiaccio.jpg

 

IL CACCIATORE E LA REGINA DI GHIACCIO
Regia di Cedric Nicolas Troyan
Con Chris Hemsworth, Charlize Theron, Emily Blunt, Jessica Chastain

Possedendo il dono di poter congelare ogni suo nemico, la giovane Regina dei Ghiacci forma una legione di letali cacciatori, tra cui Eric e la guerriera Sara, per scoprire infine come i suoi due prediletti abbiano contravvenuto al suo unico dettame: chiudere per sempre il cuore ai sentimenti.
Dal 6 aprile

 

 

 

victorfrankenstein.jpgVICTOR. LA STORIA SEGRETA DEL DOTTOR FRANKENSTEIN
Regia di Paul McGuigan
Con James McAvoy, Daniel Radcliffe, Jessica Brown Findlay, Andrew Scott

Il Dr. Victor Frankenstein e il suo protégé Igor Strausman si ritrovano a ricercare insieme la loro visione comune del mondo. Ma quando i piani di Victor vanno in fumo, portando ad orribili conseguenze, soltanto Igor potrà salvare lo scienziato da se stesso e dalla propria mostruosa creazione.
Dal 7 aprile

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[:cinefacts] Cinema migrante
di Marisa Santin   
venerdì 04 marzo 2016

rosi.jpgIl cinema italiano dell’immigrazione parla degli altri ma racconta anche di noi, dei nostri limiti e delle nostre paure. Da un decennio a questa parte, in particolare, ha aperto - quasi in esclusiva fra i mezzi di comunicazione - squarci di verità sulle implicazioni soprattutto umane dell’inarrestabile marea di persone, vite e civiltà che sta delineando il presente e il futuro del nostro continente. A partire da una delle sue terre di confine più esposte, che è appunto l’Italia. Con soprattutto l’Italia del sud, soprattutto la Sicilia e soprattutto Lampedusa in prima linea. Nel 2011 girano nelle sale una ventina di film italiani che raccontano storie di immigrazione e la Mostra del Cinema di Venezia premia Terraferma di Emanuele Crialese (Premio Giuria) e Là-bas di Guido Lombardi (Opera Prima).

 

A partire dallo stesso anno Andrea Segre si afferma come una delle voci più sensibili sul tema con Io sono Li, Mare Chiuso, Il sangue verde, La prima neve.

 

La recente vittoria di Rosi alla Berlinale arriva come un riconoscimento al regista, certo, ma anche a tutta quell’Italia che sta non solo accogliendo ma anche cercando di capire questo dirompente e inevitabile scenario multiculturale che riguarda e riguarderà sempre più da vicino tutti noi. Uno scenario che parte da storie di disperazione, guerra, sfruttamento, ma che può almeno cominciare a intravedere un barlume di redenzione in un ritrovato senso comune di umanità.

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:Supervisioni | Marzo
di Loris Casadei   
venerdì 04 marzo 2016

theredspider.jpgQuestione di trama
Il Trieste Film Festival non cessa mai di stupire. Pur nella difficoltà di raccogliere ‘prime’ (la concorrenza con altri festival blasonati si fa sentire, in particolare la contiguità temporale con Berlino), vi è una capacità di cogliere piccoli e grandi capolavori nell'area dell'Europa orientale e Balcani, area di competenza che da 26 anni la rassegna si è riservata. Quest'anno la rivelazione, improvvisa e non annunciata, è The red spider (Czerwony pajak) del polacco Marcin Koszalka.
È un noir e quindi non riveleremo l’intera trama. La vicenda narra di Karol, promessa sportiva nei tuffi, normale ragazzo nella Cracovia degli anni '60.

 

È testimone di un assassinio a sangue freddo di un bimbo e svolge sue ricerche personali per individuare il colpevole. Si crea uno strano legame fra i due e qui ci dobbiamo interrompere.

 

Come ha chiarito il regista in una sua lezione agli studenti triestini di cinematografia: «È un film per coloro che sono interessati al cinema come forma di arte e non un classico thriller. Anzi, ho cercato di destrutturare la struttura usuale del noir». Dal punto di vista di direzione, regia e luci è una vera summa didattica, dalle riprese dal basso e dall'alto alla Orson Welles, alle angle shot dell'espressionismo tedesco. In particolare le luci e gli ambienti sono molto curati. Ancora il regista racconta di come perda giorni per scegliere le location e le luci necessarie: «Per ogni ambiente scelgo cineprese diverse, difficilmente giro due volte la stessa scena». Ma ciò che più mi ha impressionato è il superamento della distinzione tra suspence e sorpresa, resa classica da Truffaut nella sua intervista a Hitchcock del 1983. Il colpevole è subito svelato e la suspence è legata a quando verrà denunciato, ma in ogni segmento di storia vi è un superamento della situazione, una sorpresa che riporta ad una nuova suspence.

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Per una selva oscura. L’eterno legame tra uomo e natura
di Federica Sicchiero   
venerdì 04 marzo 2016

ilragazzoselvaggio.jpgLa foresta come protagonista - o almeno come elemento chiave del film - è ciò che contraddistingue Paesaggi che cambiano, rassegna che la Fondazione Benetton di Treviso allestisce come naturale riverbero delle proprie linee di ricerca sul tema, in particolare sul paradosso del rapporto uomo-bosco: dagli allarmi ripetuti sul rischio della sua scomparsa ad una sua rivincita, con la presenza dei cosiddetti “polmoni verdi” all’interno delle città e la rinascita di un culto degli alberi che rimanda alle origini della storia dell’uomo.

 

Il mese di marzo si apre con Il ragazzo selvaggio di Truffaut, opera che racconta del ragazzo-lupo trovato nei boschi dell’Aveyron e degli sforzi compiuti dal medico Jean Itard al fine di condurlo ad un livello di civiltà tale da poterlo far entrare nella società. Nota di merito a Nestor Almendros per l‘uso della fotografia in bianco e nero, capace di fornire una resa visuale affascinante della vegetazione.

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I do like Mondays. La settimana comincia al cinema
di Federica Sicchiero   
venerdì 04 marzo 2016

carol.jpgTre film impegnati e che toccano temi profondi come la Guerra Fredda che sconvolse USA e URSS tra gli anni ’50 e ’60 del ‘900, l’omosessualità ed il rapporto tra due donne nella New York del 1952 e la forza che dà la vendetta ad un uomo quando viene tradito e la propria famiglia attaccata.

 

Tutto questo nella rassegna I lunedì del grande cinema al Dante di Mestre che presenta Il ponte delle spie di Steven Spielberg con un Tom Hanks avvocato statunitense che deve contrattare lo scambio del pilota Francis Gary Powers con la spia filocomunista Rudolf Abel, avvenuto sul Ponte di Glienicke detto appunto il Ponte delle Spie; Carol di Todd Haynes con Cate Blanchett, storia di Therese Belivet - aspirante fotografa - e del suo rapporto con l’affascinante Carol Aird, alle prese con un divorzio complicato a causa del proprio orientamento sessuale.

 

 

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Buona la seconda. Da vedere e rivedere
di Federica Sicchiero   
venerdì 04 marzo 2016

pic_3871273.jpgDue i film italiani riproposti tra i sei scelti dalla Videoteca del Candiani, entrambi con donne protagoniste. In Mia madre di Nanni Moretti, con Margherita Buy, presentato in concorso al 68. Festival di Cannes, spazio al racconto della difficoltà di conciliare lavoro ed una vita privata impegnativa, assieme a quanto si possa scoprire dei propri genitori una volta che questi non ci sono più.

 

Altro italiano è Per amor vostro di Giuseppe M. Gaudino, presentato nell’ultima Mostra del Cinema di Venezia, in cui una Valeria Golino premiata con la Coppa Volpi è la napoletana Anna, capace di riscattarsi da una vita grigia e problematica sotto il profilo familiare per tornare a splendere come quando era bambina.

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È difficile spiegare. Il cinema al femminile di Silvio Soldini
di Davide Calzetti   
venerdì 04 marzo 2016

giornienuvole.jpgLa vita di ognuno di noi è come una nave che attraversa l’oceano dell’esistenza, seguendo una rotta che sembra già tracciata, ma in realtà appena abbozzata su di una mappa ancora da disegnare. Una tempesta, un ammutinamento o la mancanza di provviste possono costringere di colpo a virare verso una direzione imprevista.

 

C’è anche chi decide, con coraggio e un pizzico di incoscienza, di abbandonare la via verso un porto sicuro per mettersi alla ricerca di mete inesplorate. Silvio Soldini, nato a Milano nel 1958, ha fatto spesso di questi temi il cardine della propria carriera, iniziata anch’essa con la sua decisione nel ’79 di abbandonare la Facoltà di Scienze Politiche per seguire oltremare studi cinematografici alla New York University.

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[CA' FOSCARI SHORT FILM FESTIVAL 2016] Paura e desiderio. Intervista a Takashi Shimizu
di Riccardo Triolo   
venerdì 04 marzo 2016

shimizu_takashi.jpgVenezia e il cinema. Un binomio che da sempre, almeno dal 1932, anno di nascita della Mostra, coincide con la Biennale e dal 1981 prosegue anche a Mostra finita con le attività di Circuito Cinema. Realtà più giovani ce ne sono state e ci sono ancora, come Circuito Off ad esempio, che però vive sempre nell'orbita della Biennale, che sfrutta come volano. Ma da sei anni a questa parte un festival di cortometraggi richiama l'attenzione di media, studiosi e pubblico. Un festival promosso e realizzato interamente da un’Università: l'unico in Europa. Senza che peraltro sia inghiottito dagli ingranaggi bizantini, concettuali e fattuali, che caratterizzano l'università come istituzione. Al contrario: qui gli studiosi di Ca’ Foscari, come il direttore della manifestazione Roberta Novielli, lasciano carta bianca agli studenti, tutti volontari. Che organizzano, comunicano, traducono, stampano, seguono: mandano avanti la macchina e la fanno brillare, come dovrebbe essere sempre. Questo fa del Ca’ Foscari Short Film Festival una realtà interessante.

 

Tanto più quando tra i giurati - tra cui l'indiano Girish Kasaravalli e l'italiano Giannalberto Bendazzi - di questa kermesse dedicata ai corti provenienti dalle più prestigiose accademie di cinema di tutto il mondo (sono venti le nazionalità rappresentate) figura l'autore di punta dell'horror giapponese, Takashi Shimizu.

 

È lui il creatore degli incubi di Ju-on: The Grudge, titolo leggendario dell'horror nipponico, successo planetario con tanto di remake hollywoodiano. Ma non solo: Shimizu è anche uno sperimentatore visivo, sempre impegnato a sondare il confine tra ciò che è rappresentabile e cosa no. I suoi fantasmi, figli della tradizione giapponese, sono anche creature cui Shimizu dà visibilità e forma. Li evoca, li estrae dall'alveo entro il quale risiedono e dà loro un sembiante. Lo abbiamo raggiunto, per parlare con lui dello Short, del suo cinema e del futuro della settima arte.

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[Film del mese] Marzo 2016
di Redazioneweb2   
martedì 01 marzo 2016

suffragette.jpgSUFFRAGETTE
Regia di Sarah Gavron
Con Carey Mulligan, Helena Bonham Carter, Meryl Streep, Anne-Marie Duff

Londra, 1912. Maud Watts è una giovane donna occupata nella lavanderia industriale di Mr. Taylor, uomo senza scrupoli che abusa quotidianamente delle proprie dipendenti. Mite e appartata, diventa presto una militante appassionata e decisa a vendicare le violenze in fabbrica e a riscattare una vita che la costringe alle dipendenze degli uomini.
Dal 3 marzo

 

avecesare.jpg

 

AVE, CESARE!
Regia di Ethan Coen, Joel Coen
Con Josh Brolin, George Clooney, Ralph Fiennes, Scarlett Johansson

Mentre sull'atollo di Bikini gli Stati Uniti sono impegnati con gli esperimenti sulla bomba H, a Hollywood Eddie Mannix si deve occupare di trovare una soluzione ad altro tipo di problemi: Eddie è un fixer, colui che deve tenere lontani dagli scandali in cui si vanno a ficcare le star che stanno lavorando ai film delle grandi produzioni...
Dal 10 marzo

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Cantoni animati. A Venezia, il Cinema svizzero
di Redazioneweb2   
lunedì 29 febbraio 2016

sommer_06.jpgUn lustro. Un traguardo niente affatto scontato, raggiunto a piccoli passi, irrobustendo edizione dopo edizione il numero degli eventi in programma e la presenza degli ospiti, e collaborando attivamente con importanti realtà della città di Venezia. Ma è, soprattutto, un traguardo raggiunto grazie al pubblico, aumentato in maniera esponenziale nel corso degli anni e che lo scorso anno ha abbondantemente superato le 600 presenze complessive. La quinta edizione della rassegna non rappresenta pertanto un punto di arrivo, ma al contrario si pone come obbiettivo quello di proseguire a passi decisi lungo questo percorso di crescita.

 

Rispetto alla scorsa edizione sono state aggiunte due giornate alla programmazione cinematografica, ora organizzata lungo sei giorni di proiezioni in cui il cinema svizzero rimane protagonista assoluto della vita culturale e accademica di Venezia.

 

Sedici film, tra corti e lungometraggi, molti dei quali in anteprima assoluta in Italia: commedie d'autore (La Vanité, Der Grosse Sommer), cartoni animati, grandi classici (Höhenfeuer), drammi corali (Köpek), mondi nascosti e vite coraggiose vissute ai margini della società (Above and Below e Spartiates), una grande epopea familiare che ci apre gli occhi sulla storia del Medio Oriente (Iraqi Odyssey), la grande emergenza umanitaria in corso in Europa (L'Abri), l'aldilà visto dalla Svizzera (Fragments du Paradis) e il ritratto per immagini di una grande intellettuale del secolo scorso (Elle Maillart - Double Journey).

 

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Buona la seconda. Da vedere e rivedere
di Federica Sicchiero   
lunedì 29 febbraio 2016

nanni.margherita.4.jpg

 

Due i film italiani riproposti tra i sei scelti dalla Videoteca del Candiani, entrambi con donne protagoniste. In Mia madre di Nanni Moretti, con Margherita Buy, pre- sentato in concorso al 68. Festival di Cannes, spazio al racconto della difficoltà di conciliare lavoro ed una vita privata impegnativa, assieme a quanto si possa scoprire dei propri genitori una volta che questi non ci sono più.

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La grande bellezza. Storia di Norma Jeane
di Andrea Zennaro   
lunedì 29 febbraio 2016

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Forse basta osservare il ritratto fotografico che Richard Avedon fece a Marilyn nel 1957 per comprendere il tormento che si celava dietro alla più grande icona di bellezza femminile del cinema, vero sogno erotico di un’intera generazione: quella foto ha colto il suo lato triste più intimo, in continua lotta con la propria immagine pubblica, il bisogno di essere apprezzata come attrice ed il desiderio di essere amata come una ragazza qualsiasi.

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Gotico americano. Nella mente di Joel ed Ethan
di Andrea Zennaro   
lunedì 29 febbraio 2016

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Il lavoro a quattro mani compiuto dai due fratelli di Minneapolis, che li ha portati ad essere un punto di riferimento per il cinema d'autore, parte innanzitutto da una rielaborazione ed una riscrittura dei meccanismi interni ai generi cinematografici.

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Extraordinario. Se l’eccezione stravolge le regole
di Daniele Pennacchi   
lunedì 22 febbraio 2016

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La rassegna in collaborazione con Parkinsoniani Associati di Mestre, Venezia e Provincia assieme alla Direzione Politiche Sociali Partecipative e dell’Accoglienza e Città Solidale arriva alla quarta edizione, proponendo tre pellicole incentrate su disabilità vissute da celebri personaggi come Franklin Delano Roosevelt, Michel Petrucciani e Séraphine de Senlis.

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Magic Box. Sorrentino, Garrone e tutti gli altri
di Redazioneweb2   
giovedì 28 gennaio 2016

youthcgiannifiorito.jpgSopra una terrazza che domina i tetti de L'Avana, baciati dalla luce calda del sole, cinque amici si ritrovano per festeggiare il ritorno a casa di uno di loro, Armando, che rientra sull’isola dopo 16 anni di esilio a Madrid. In un elegante albergo ai piedi delle Alpi Fred e Mick, due vecchi amici alla soglia degli ottant'anni, trascorrono insieme una vacanza primaverile. Fred è un compositore e direttore d'orchestra in pensione, Mick un regista ancora in attività. Sanno che il loro futuro si va velocemente esaurendo e decidono di affrontarlo insieme.

 

C'era una volta un regno, anzi tre regni vicini e senza tempo, dove vivevano, nei loro castelli, un re libertino e dissoluto, una principessa data in sposa ad un orribile orco e una regina ossessionata dal desiderio di un figlio.

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Parigi esiste. La città del cinema
di Riccardo Triolo   
mercoledì 27 gennaio 2016

cabret_3.jpgDi chi è Parigi, dopo il 13 novembre? Di quale sostanza è fatta? E come ci appare oggi, sotto la lente cinema? Parigi. Una città-dispositivo. Primitiva fabbrica dell'immaginario moderno. «In girum imus nocte et consumimur igni» (giriamo di notte consumati dal fuoco), recita l'antico verso palindromo riproposto da Guy Debord, parigino libertario tra i molti che hanno contribuito a far di Parigi un labirinto dal quale non voler uscire, anche potendo. Un luogo di derive psicogeografiche letterarie, à la Modiano, i cui personaggi ritrovano il loro essere nella memoria dei luoghi, nel loro eterno presente, nella loro immanenza.

 

Così, ebbri di memoria, di transiti, di rivoluzioni, di sogni infranti e rifranti nelle mille luci di Parigi, assistiamo ad un tempo al dispiegarsi delle ali dei padiglioni delle esposizioni universali, ai tramonti impressionisti sulla Senna, all'ergersi di torri metalliche contro il tempo, all'incendio delle banlieu (L'odio di Mathieu Kassovitz), alla corsa sfrenata degli amanti su Pont-Neuf (Leo Carax), alla lieve disperazione di Jules e Jim (François Truffaut), alle epifanie notturne di Midnight in Paris (Woody Allen), agli sfarzi del Moulin Rouge (John Huston), all'erotismo sbrigliato e cinéphile della gioventù del maggio (The Dreamers, Bernardo Bertolucci), alle stragi di Charlie Hebdo, del Bataclan, dello Stade de France e dei ristoranti del X e XI arrondissement.

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Rito ufficiale. Oscar, febbre che non passa mai…
di Andrea Zennaro   
giovedì 28 gennaio 2016

redivivo.jpgCome ogni anno l'industria hollywoodiana si mette in moto per premiare le opere più significative, a volte più per gli incassi che per la qualità artistica, che hanno dominato le sale di mezzo mondo. Alejandro González Iñárritu è anche quest'anno in pole position per fare incetta di statuette con il suo 'grandangolare' The Revenant - Redivivo, ma la vera curiosità, divenuta ormai un tormentone nei social, sarà quella di vedere se Leonardo DiCaprio, alla quinta nomination, riuscirà finalmente a portarsi a casa il premio o se, per ottenerlo, dovrà recitare in un ruolo ancora più estremo.

 

Nonostante tutto le nominations riescono sempre a stupire anche i più attenti conoscitori del mercato cinematografico: le quattro candidature, tra cui miglior film e regia, per l'inquietante Room del regista Lenny Abrahamson e le dieci per l'iperbolico Mad Max: Fury Road del veterano George Miller ne sono un chiaro esempio.

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