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CINEMA
I do like Mondays. La settimana comincia al cinema
di Federica Sicchiero   
venerdì 04 marzo 2016

carol.jpgTre film impegnati e che toccano temi profondi come la Guerra Fredda che sconvolse USA e URSS tra gli anni ’50 e ’60 del ‘900, l’omosessualità ed il rapporto tra due donne nella New York del 1952 e la forza che dà la vendetta ad un uomo quando viene tradito e la propria famiglia attaccata.

 

Tutto questo nella rassegna I lunedì del grande cinema al Dante di Mestre che presenta Il ponte delle spie di Steven Spielberg con un Tom Hanks avvocato statunitense che deve contrattare lo scambio del pilota Francis Gary Powers con la spia filocomunista Rudolf Abel, avvenuto sul Ponte di Glienicke detto appunto il Ponte delle Spie; Carol di Todd Haynes con Cate Blanchett, storia di Therese Belivet - aspirante fotografa - e del suo rapporto con l’affascinante Carol Aird, alle prese con un divorzio complicato a causa del proprio orientamento sessuale.

 

 

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Buona la seconda. Da vedere e rivedere
di Federica Sicchiero   
venerdì 04 marzo 2016

pic_3871273.jpgDue i film italiani riproposti tra i sei scelti dalla Videoteca del Candiani, entrambi con donne protagoniste. In Mia madre di Nanni Moretti, con Margherita Buy, presentato in concorso al 68. Festival di Cannes, spazio al racconto della difficoltà di conciliare lavoro ed una vita privata impegnativa, assieme a quanto si possa scoprire dei propri genitori una volta che questi non ci sono più.

 

Altro italiano è Per amor vostro di Giuseppe M. Gaudino, presentato nell’ultima Mostra del Cinema di Venezia, in cui una Valeria Golino premiata con la Coppa Volpi è la napoletana Anna, capace di riscattarsi da una vita grigia e problematica sotto il profilo familiare per tornare a splendere come quando era bambina.

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È difficile spiegare. Il cinema al femminile di Silvio Soldini
di Davide Calzetti   
venerdì 04 marzo 2016

giornienuvole.jpgLa vita di ognuno di noi è come una nave che attraversa l’oceano dell’esistenza, seguendo una rotta che sembra già tracciata, ma in realtà appena abbozzata su di una mappa ancora da disegnare. Una tempesta, un ammutinamento o la mancanza di provviste possono costringere di colpo a virare verso una direzione imprevista.

 

C’è anche chi decide, con coraggio e un pizzico di incoscienza, di abbandonare la via verso un porto sicuro per mettersi alla ricerca di mete inesplorate. Silvio Soldini, nato a Milano nel 1958, ha fatto spesso di questi temi il cardine della propria carriera, iniziata anch’essa con la sua decisione nel ’79 di abbandonare la Facoltà di Scienze Politiche per seguire oltremare studi cinematografici alla New York University.

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[CA' FOSCARI SHORT FILM FESTIVAL 2016] Paura e desiderio. Intervista a Takashi Shimizu
di Riccardo Triolo   
venerdì 04 marzo 2016

shimizu_takashi.jpgVenezia e il cinema. Un binomio che da sempre, almeno dal 1932, anno di nascita della Mostra, coincide con la Biennale e dal 1981 prosegue anche a Mostra finita con le attività di Circuito Cinema. Realtà più giovani ce ne sono state e ci sono ancora, come Circuito Off ad esempio, che però vive sempre nell'orbita della Biennale, che sfrutta come volano. Ma da sei anni a questa parte un festival di cortometraggi richiama l'attenzione di media, studiosi e pubblico. Un festival promosso e realizzato interamente da un’Università: l'unico in Europa. Senza che peraltro sia inghiottito dagli ingranaggi bizantini, concettuali e fattuali, che caratterizzano l'università come istituzione. Al contrario: qui gli studiosi di Ca’ Foscari, come il direttore della manifestazione Roberta Novielli, lasciano carta bianca agli studenti, tutti volontari. Che organizzano, comunicano, traducono, stampano, seguono: mandano avanti la macchina e la fanno brillare, come dovrebbe essere sempre. Questo fa del Ca’ Foscari Short Film Festival una realtà interessante.

 

Tanto più quando tra i giurati - tra cui l'indiano Girish Kasaravalli e l'italiano Giannalberto Bendazzi - di questa kermesse dedicata ai corti provenienti dalle più prestigiose accademie di cinema di tutto il mondo (sono venti le nazionalità rappresentate) figura l'autore di punta dell'horror giapponese, Takashi Shimizu.

 

È lui il creatore degli incubi di Ju-on: The Grudge, titolo leggendario dell'horror nipponico, successo planetario con tanto di remake hollywoodiano. Ma non solo: Shimizu è anche uno sperimentatore visivo, sempre impegnato a sondare il confine tra ciò che è rappresentabile e cosa no. I suoi fantasmi, figli della tradizione giapponese, sono anche creature cui Shimizu dà visibilità e forma. Li evoca, li estrae dall'alveo entro il quale risiedono e dà loro un sembiante. Lo abbiamo raggiunto, per parlare con lui dello Short, del suo cinema e del futuro della settima arte.

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[Film del mese] Marzo 2016
di Redazioneweb2   
martedì 01 marzo 2016

suffragette.jpgSUFFRAGETTE
Regia di Sarah Gavron
Con Carey Mulligan, Helena Bonham Carter, Meryl Streep, Anne-Marie Duff

Londra, 1912. Maud Watts è una giovane donna occupata nella lavanderia industriale di Mr. Taylor, uomo senza scrupoli che abusa quotidianamente delle proprie dipendenti. Mite e appartata, diventa presto una militante appassionata e decisa a vendicare le violenze in fabbrica e a riscattare una vita che la costringe alle dipendenze degli uomini.
Dal 3 marzo

 

avecesare.jpg

 

AVE, CESARE!
Regia di Ethan Coen, Joel Coen
Con Josh Brolin, George Clooney, Ralph Fiennes, Scarlett Johansson

Mentre sull'atollo di Bikini gli Stati Uniti sono impegnati con gli esperimenti sulla bomba H, a Hollywood Eddie Mannix si deve occupare di trovare una soluzione ad altro tipo di problemi: Eddie è un fixer, colui che deve tenere lontani dagli scandali in cui si vanno a ficcare le star che stanno lavorando ai film delle grandi produzioni...
Dal 10 marzo

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Cantoni animati. A Venezia, il Cinema svizzero
di Redazioneweb2   
lunedì 29 febbraio 2016

sommer_06.jpgUn lustro. Un traguardo niente affatto scontato, raggiunto a piccoli passi, irrobustendo edizione dopo edizione il numero degli eventi in programma e la presenza degli ospiti, e collaborando attivamente con importanti realtà della città di Venezia. Ma è, soprattutto, un traguardo raggiunto grazie al pubblico, aumentato in maniera esponenziale nel corso degli anni e che lo scorso anno ha abbondantemente superato le 600 presenze complessive. La quinta edizione della rassegna non rappresenta pertanto un punto di arrivo, ma al contrario si pone come obbiettivo quello di proseguire a passi decisi lungo questo percorso di crescita.

 

Rispetto alla scorsa edizione sono state aggiunte due giornate alla programmazione cinematografica, ora organizzata lungo sei giorni di proiezioni in cui il cinema svizzero rimane protagonista assoluto della vita culturale e accademica di Venezia.

 

Sedici film, tra corti e lungometraggi, molti dei quali in anteprima assoluta in Italia: commedie d'autore (La Vanité, Der Grosse Sommer), cartoni animati, grandi classici (Höhenfeuer), drammi corali (Köpek), mondi nascosti e vite coraggiose vissute ai margini della società (Above and Below e Spartiates), una grande epopea familiare che ci apre gli occhi sulla storia del Medio Oriente (Iraqi Odyssey), la grande emergenza umanitaria in corso in Europa (L'Abri), l'aldilà visto dalla Svizzera (Fragments du Paradis) e il ritratto per immagini di una grande intellettuale del secolo scorso (Elle Maillart - Double Journey).

 

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Buona la seconda. Da vedere e rivedere
di Federica Sicchiero   
lunedì 29 febbraio 2016

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Due i film italiani riproposti tra i sei scelti dalla Videoteca del Candiani, entrambi con donne protagoniste. In Mia madre di Nanni Moretti, con Margherita Buy, pre- sentato in concorso al 68. Festival di Cannes, spazio al racconto della difficoltà di conciliare lavoro ed una vita privata impegnativa, assieme a quanto si possa scoprire dei propri genitori una volta che questi non ci sono più.

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La grande bellezza. Storia di Norma Jeane
di Andrea Zennaro   
lunedì 29 febbraio 2016

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Forse basta osservare il ritratto fotografico che Richard Avedon fece a Marilyn nel 1957 per comprendere il tormento che si celava dietro alla più grande icona di bellezza femminile del cinema, vero sogno erotico di un’intera generazione: quella foto ha colto il suo lato triste più intimo, in continua lotta con la propria immagine pubblica, il bisogno di essere apprezzata come attrice ed il desiderio di essere amata come una ragazza qualsiasi.

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Gotico americano. Nella mente di Joel ed Ethan
di Andrea Zennaro   
lunedì 29 febbraio 2016

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Il lavoro a quattro mani compiuto dai due fratelli di Minneapolis, che li ha portati ad essere un punto di riferimento per il cinema d'autore, parte innanzitutto da una rielaborazione ed una riscrittura dei meccanismi interni ai generi cinematografici.

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Extraordinario. Se l’eccezione stravolge le regole
di Daniele Pennacchi   
lunedì 22 febbraio 2016

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La rassegna in collaborazione con Parkinsoniani Associati di Mestre, Venezia e Provincia assieme alla Direzione Politiche Sociali Partecipative e dell’Accoglienza e Città Solidale arriva alla quarta edizione, proponendo tre pellicole incentrate su disabilità vissute da celebri personaggi come Franklin Delano Roosevelt, Michel Petrucciani e Séraphine de Senlis.

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Magic Box. Sorrentino, Garrone e tutti gli altri
di Redazioneweb2   
giovedì 28 gennaio 2016

youthcgiannifiorito.jpgSopra una terrazza che domina i tetti de L'Avana, baciati dalla luce calda del sole, cinque amici si ritrovano per festeggiare il ritorno a casa di uno di loro, Armando, che rientra sull’isola dopo 16 anni di esilio a Madrid. In un elegante albergo ai piedi delle Alpi Fred e Mick, due vecchi amici alla soglia degli ottant'anni, trascorrono insieme una vacanza primaverile. Fred è un compositore e direttore d'orchestra in pensione, Mick un regista ancora in attività. Sanno che il loro futuro si va velocemente esaurendo e decidono di affrontarlo insieme.

 

C'era una volta un regno, anzi tre regni vicini e senza tempo, dove vivevano, nei loro castelli, un re libertino e dissoluto, una principessa data in sposa ad un orribile orco e una regina ossessionata dal desiderio di un figlio.

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Parigi esiste. La città del cinema
di Riccardo Triolo   
mercoledì 27 gennaio 2016

cabret_3.jpgDi chi è Parigi, dopo il 13 novembre? Di quale sostanza è fatta? E come ci appare oggi, sotto la lente cinema? Parigi. Una città-dispositivo. Primitiva fabbrica dell'immaginario moderno. «In girum imus nocte et consumimur igni» (giriamo di notte consumati dal fuoco), recita l'antico verso palindromo riproposto da Guy Debord, parigino libertario tra i molti che hanno contribuito a far di Parigi un labirinto dal quale non voler uscire, anche potendo. Un luogo di derive psicogeografiche letterarie, à la Modiano, i cui personaggi ritrovano il loro essere nella memoria dei luoghi, nel loro eterno presente, nella loro immanenza.

 

Così, ebbri di memoria, di transiti, di rivoluzioni, di sogni infranti e rifranti nelle mille luci di Parigi, assistiamo ad un tempo al dispiegarsi delle ali dei padiglioni delle esposizioni universali, ai tramonti impressionisti sulla Senna, all'ergersi di torri metalliche contro il tempo, all'incendio delle banlieu (L'odio di Mathieu Kassovitz), alla corsa sfrenata degli amanti su Pont-Neuf (Leo Carax), alla lieve disperazione di Jules e Jim (François Truffaut), alle epifanie notturne di Midnight in Paris (Woody Allen), agli sfarzi del Moulin Rouge (John Huston), all'erotismo sbrigliato e cinéphile della gioventù del maggio (The Dreamers, Bernardo Bertolucci), alle stragi di Charlie Hebdo, del Bataclan, dello Stade de France e dei ristoranti del X e XI arrondissement.

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Rito ufficiale. Oscar, febbre che non passa mai…
di Andrea Zennaro   
giovedì 28 gennaio 2016

redivivo.jpgCome ogni anno l'industria hollywoodiana si mette in moto per premiare le opere più significative, a volte più per gli incassi che per la qualità artistica, che hanno dominato le sale di mezzo mondo. Alejandro González Iñárritu è anche quest'anno in pole position per fare incetta di statuette con il suo 'grandangolare' The Revenant - Redivivo, ma la vera curiosità, divenuta ormai un tormentone nei social, sarà quella di vedere se Leonardo DiCaprio, alla quinta nomination, riuscirà finalmente a portarsi a casa il premio o se, per ottenerlo, dovrà recitare in un ruolo ancora più estremo.

 

Nonostante tutto le nominations riescono sempre a stupire anche i più attenti conoscitori del mercato cinematografico: le quattro candidature, tra cui miglior film e regia, per l'inquietante Room del regista Lenny Abrahamson e le dieci per l'iperbolico Mad Max: Fury Road del veterano George Miller ne sono un chiaro esempio.

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L’Orso di Meryl. Das Kino uber alles
di Andrea Zennaro   
giovedì 28 gennaio 2016

avecesare.jpgIl primo importante festival generalista dell'anno, che funge da cartina tornasole sia per il mercato sia per le tendenze creative del cinema mondiale, si apre a Berlino l'11 febbraio con il film dei fratelli Coen Ave, Cesare!, presentato fuori concorso. In lizza per l'Orso d'Oro sono state scelte, come ogni anno, opere assai variegate tra loro provenienti da tutto il mondo, sottoposte al giudizio di una giuria internazionale presieduta da Meryl Streep. Si passa dal dramma fantascientifico Midnight Special di Jeff Nichols, regista indipendente dell'acclamato Take Shelter ora alle prese con un'opera ad alto budget, a Genius, diretto dal regista teatrale Michael Grandage, con Colin Firth, Jude Law, Nicole Kidman e Guy Pearce, un biopic su William Maxwell Evarts ("Max") Perkins, l'editor della Scribner che pubblicò Thomas Wolfe, Ernest Hemingway, F. Scott Fitzgerald.

 

La guerra fa da sfondo a Cartas da guerra (Letters from War) film del regista portoghese Ivo Ferreira ambientato durante il conflitto coloniale nell'Angola ed in Alone in Berlin con Emma Thompson, diretto dal regista svizzero Vincent Pérez e tratto dal libro Ognuno muore solo dello scrittore tedesco Hans Fallada incentrato sulla resistenza tedesca alla dittatura nazista.

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Sound and vision. Ma che musica, Maestro…
di Davide Carbone   
giovedì 28 gennaio 2016

johnwilliams.jpgChe i cosiddetti “vecchietti” siano spesso in grado di ridimensionare le cosiddette “nuove leve”, accade spesso. Che lo facciano opponendo all’imperante tecnologia il puro e assoluto genio, è cosa che non può che far piacere. John Williams, assieme al più che mai attivo Ennio Morricone e a Michel Legrand, rappresenta quanto di meglio sia stato prodotto nel campo delle colonne sonore, esempi viventi di come spesso gli ultimi ritrovati della tecnica altro non siano che giganti dai piedi d’argilla quando non manovrati da personalità artistiche in grado di tracciare la connessione esistente tra immagini e musica.

 

E mentre Morricone trionfa ai Golden Globe e veleggia verso Hollywood, Williams giganteggia sui grandi schermi di tutto il mondo nel settimo capitolo di Star Wars, sua creatura fin dal ’77 e consegnata alla leggenda con sinfonie riconoscibili ad ogni latitudine terrestre fin dalle primissime note.

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Oltre la musica. Morricone, eterna giovinezza
di Cesare Stradaioli   
giovedì 28 gennaio 2016

dominikgigler.jpgUna cosa è certa: non sarà l’Oscar, se mai gli dovesse essere assegnato, ad aggiungere significato artistico all’intera opera di Morricone e però, detta fuori da ogni ipocrisia, i premi contano e gratificano, personalmente sono propenso a non dare mai il minimo peso alle dichiarazioni di chi sostenga che del tale o talaltro premio non gliene importa un fico secco. Se non altro per le ricadute economiche che derivano da un riconoscimento prestigioso o meno che sia - circostanza che, crediamo, al Maestro interessi molto poco.

 

È sempre aperto, come un perenne cantiere, il dibattito intorno alle questioni se e quanto conti la musica nel contesto di un’opera cinematografica e quale sia il valore in sé della composizione musicale originale. Ebbene, quanto alla prima, credo valga sempre la massima secondo la quale il tutto dipende dalla sensibilità del regista e del compositore, al come si rapportano, alla forza espressiva concretata nei rispettivi campi artistici e, vorremmo dire soprattutto, nella personalità stessa dei due autori.

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:Supervisioni... Oltre lo schermo
di Loris Casadei   
giovedì 28 gennaio 2016

suffragette.jpgD come diritto
La tradizione vuole che ad inaugurare un festival del cinema sia una pellicola di grande effetto spettacolare (ricordiamo Gravity ed Everest alle ultime due Mostre veneziane), ma qui siamo a Torino con un tono di impegno sociale e la direttrice è la combattiva Emanuela Martini. Così, senza smentire troppo i fatti indicati, l'inaugurazione è affidata a Suffragette di Sarah Gavron. Film interamente fatto da donne, regia, sceneggiatura e produzione. Racconta non tanto la lotta per il diritto al voto alle donne agli inizi del secolo scorso in Gran Bretagna quanto un periodo molto trascurato e sconosciuto, ovvero quello della radicalizzazione dello scontro a partire dal 1910, una sorta di guerriglia con green di campi da golf distrutti con acido, vetri di uffici governativi infranti e qualche sporadico incendio. Non tanto la storia della leader di questo movimento Emmeline Pankhurst, nel film interpretata da Meryl Streep, quanto delle militanti operaie del gruppo, da Maud lavandaia (Carey Mulligan) a Emily Davidson, morta nel tentativo di fermare il cavallo del re al derby di Epsom del 1913.

 

Alla fine della proiezione tento di provocare e chiedo a due giovani signore al mio fianco se non ritengono la tematica del diritto di voto poco attuale. Amo questo educato stile noblesse oblige torinese che impedisce loro di linciarmi e, con un sorriso, mi spiegano che tutto il film non é tanto sul diritto di voto quanto sul diverso rapporto di potere uomo-donna che avrei potuto cogliere ad una lettura attenta del film. E poi sono a conoscenza che nella vicina Svizzera il voto é arrivato solo nel 1971 o che ancora oggi le donne non possono votare alle elezioni politiche in molti Paesi, vedi Arabia Saudita? Dal punto di vista filmico la regia è molto colta: quasi in apertura una sequenza di movimento di macchine industriali a tributo della cinematografia cult degli anni '20/'30, riprese dall'alto al basso e viceversa alla Orson Welles, inserimento di vari spezzoni di documentari, quale il funerale della Davidson. Anche la ricostruzione degli ambienti, costumi ed oggettistica, ha un sapore quasi archeologico. Nelle sale italiane da marzo. Da non perdere.

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[:cinefacts] David Stardust
di Marisa Santin   
giovedì 28 gennaio 2016

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A pochi giorni dal suo sessantanovesimo compleanno e dall’uscita del suo ultimo album, Black Star, se n’è andato David Bowie. La stella morente era lui, da diciotto mesi combatteva contro il cancro, non lo sapevamo. Come sempre la realtà ci ricorda, senza preamboli, che anche le leggende sono fatte di carne e sangue, ma per la mia generazione, e per molte prima e dopo, Bowie è stato un’icona. Originale, diverso, rivoluzionario, trasformista, beffardo, uno e centomila. Dire cantante è riduttivo (qui, ad esempio, lo ricordiamo come attore). Ma una canzone su tutte, Heroes, ci è entrata nella pelle come l’ago di Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino, e proprio lui ha voluto poi dirci che non vale la pena essere eroi per un solo giorno.

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[Film del mese] Febbraio 2016
di Redazioneweb2   
mercoledì 27 gennaio 2016

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THE HATEFUL EIGHTS
Regia di Quentin Tarantino
Con Kurt Russell, Jennifer Jason Leigh, Samuel L. Jackson, Walton Goggins, Demiàn Bichir

Una diligenza viaggia nell’innevato inverno del Wyoming. A bordo il cacciatore di taglie John “The Hangman” Ruth (Kurt Russell) e la sua prigioniera Daisy Domergue (Jennifer Jason Leigh), diretti verso la città di Red Rock, dove la donna verrà consegnata alla giustizia. Lungo la strada, si aggiungono il Maggiore Marquis Warren (Samuel L. Jackson), ex soldato diventato anche lui un famoso cacciatore di taglie, e Chris Mannix (Walton Goggins), che si presenta come nuovo sceriffo di Red Rock…
Dal 4 febbraio

 

 

 

zoolander2.jpgZOOLANDER 2
Regia di Ben Stiller
Con Ben Stiller, Owen Wilson, Penelope Cruz, Benedict Cumberbatch, Will Ferrell

Ambientato dieci anni dopo il primo episodio, il film torna a raccontare la vita di Derek Zoolander, ancora interpretato da Ben Stiller, anche alla direzione di questo secondo appuntamento. È stato il modello più famoso al mondo, le sue espressioni hanno cambiato radicalmente il mondo della moda ma ora Derek deve tornare nell’universo patinato di flash e riflettori per salvare le popstar del mondo.
Dall’11 febbraio

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Piacere, Ettore.
di Cesare Stradaioli   
venerdì 22 gennaio 2016

scola.jpg«È sempre il momento di fare una commedia», fa dire a se stesso Nanni Moretti in uno dei due ruoli che recita ne Il Caimano, alla giovane neofita che preme per un film di rottura e anche a coloro i quali - come chi scrive - provano verso la commedia all’italiana un’istintiva presa di distanze, una frase del genere fa venire in mente, prima di tutto e prima di tutti, Ettore Scola. Detto per inciso: c’è commedia e commedia e si tengano ben distinti (per quanto abbiano avuto comuni radici culturali e di formazione cinematografica), Scola e tutti gli altri che, sedicenti o meno, alla commedia - senza ‘all’italiana’ per favore, che sa sempre un po’ di trattoria tipica - si sono abbeverati, per motivi di forma e di sostanza. Ettore Scola è stato un regista stilisticamente rigoroso: pensiamo alla misura che è riuscito a dare ne Una giornata particolare a due interpreti che della misura non erano proprio dei fulgidi esempi, Sophia Loren soprattutto; pensiamo, ed è un esempio che crediamo valga per tutti, quello che rubiamo al ricordo che un lettore fa stamani su La Repubblica del corridoio de La famiglia, un corridoio ‘universale’ - inteso come l’opposto di particolare, provinciale, ristretto umanamente e culturalmente - per come le vite che passano e ripassano vengono riprese, una per una.

 

Anche nei momenti di comicità, spesso tutt’altro che allegra, anche in quelli dove lo ‘sbraco’ è elemento necessario della commedia (basta non abusarne e la mancanza di abuso è una delle cifre che hanno distinto Scola da tanti altri), anche quando il grottesco va messo perché va messo e basta, nei suoi film il tutto viene sempre ricondotto a una precisione formale di inquadrature, di battute, di semplici espressioni - che tanto semplici, a uno sguardo più attento, non sono mai. E che dire di come ha usato l’assoluta mancanza di dialoghi come in Ballando ballando che oltre a tutto è una vera e propria festa della musica, non solo di immagini e di coreografia, e di come con la sua grande autorevolezza - che, parafrasando per tutt’altri motivi Don Abbondio, se uno se non ce l’ha non se la può dare - ha cucito addosso a Nino Manfredi (il più grande fra gli italiani, se è consentito un giudizio personale) in Brutti, sporchi e cattivi un ruolo così diverso dall’immagine alla quale gli spettatori erano abituati, spiazzandoli con ruolo tremendo, atroce, carnale fino al pugno in faccia?

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