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CINEMA
[VENEZIA74] Nancy Buirski presents her new doc "The Rape of Nancy Taylor"
di Chiara Sciascia   
mercoledì 06 settembre 2017

35440-the_rape_of_recy_taylor_-_director_nancy_buirski____jade_albert.jpgRegista, produttrice e curatrice, NANCY BUIRSKI ha fondato e diretto per 10 anni il Full Frame Documentary Festival di Durham (Carolina del Nord). Nel 2011 debutta alla regia con The Loving Story, da cui Jeff Nichols ha tratto il film Loving (2016) presentato a Cannes e prodotto dalla stessa Buirski. Tra gli altri suoi lavori, Afternoon of a Faun: Tanaquil Le Clercq (2013), documentario sulla vita della celebre danzatrice del New York Ballet; e By Sidney Lumet (2015) una lunga videointervista che il regista, tra i più influenti della storia del cinema, le ha concesso tre anni prima di morire.
 

Why, as a white director, did you feel the need to talk about racism today?
Racism should be dealt with by all races. These stories will be told differently by blacks and whites, but they should be told over and over again. Our film deals with the legacy of white supremacy and all of us have a responsibility to bring the history of white supremacy into todays discussion. We now know that it is as relevant today as it was in Jim Crow South. What happened to Recy Taylor and so many other women like her is what white supremacy looked like in 1944

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[VENEZIA74] Gatta Cenerentola. Anche Napoli è invitata al ballo (intervista)
di Fabio Marzari   
mercoledì 06 settembre 2017
010sce_001cut_00141.png(leggi la prima parte) La storia di Gatta Cenerentola si svolge in un tempo sospeso, i 4 registi del cartone, Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Dario Sansone, vivono il presente di Napoli e le risposte sulla città danno il senso non retorico di un amore profondo e incondizionato che non impedisce di vederne i limiti profondi. Siamo fan di Napoli e come i “magnifici” 4 crediamo che un futuro migliore sia già iniziato. Mia Basile è il riscatto possibile di una città imprescindibile, Napoli è anche Mia!
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[VENEZIA74] DAILY#8 (6 settembre/September 2017)
di di Tiburius   
mercoledì 30 agosto 2017

daily8_6set2017_venewsciak-cover.jpg

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DOPPIA COPPIA

 

Storie di malavita e di violenza, pallottole e tradimenti, amori e cronaca nera: è questo, di massima, il tema che collega i film di oggi. Nel Fuori Concorso Loving Pablo, lui è Pablo Escobar, lei la giornalista Virginia Vallejo, che ebbe una lunga storia con il re dei narcos colombiano. Grande attesa per la supercoppia Javier Bardem e Penélope Cruz, in un film che narra la storia dell’ascesa criminale di Escobar dall’inizio degli anni ’80 fino alla sua morte nel 1993. La regia è di Fernando León de Aranoa, già autore del bellissimo I lunedì al sole.
Torna Napoli per Ammore e malavita, in Concorso, atto d’amore per la città dei Manetti Bros. con Giampaolo Morelli (e chi non conosce l’ispettore Coliandro!?), Claudia Gerini, Serena Rossi e Carlo Buccirosso: nei vicoli di Napoli si svolge una storia tra violenza e neomelodici, amor fou e lo sfrenato citazionismo dei Manetti.
Un balzo all’altro capo del mondo, in Australia, con Sweet Country, in Concorso, secondo film del regista aborigeno Warwick Thornton, già vincitore della Camera d’Or a Cannes nel 2009 con Samson and Delilah: a Venezia porta un western ‘politico’ ambientato nel 1920 sulla frontiera settentrionale dell’Australia, terra di violenza e di brutalità.
The Rape of Recy Taylor di Nancy Buirski è l’unico film americano in Orizzonti, un documentario che narra una storia di cronaca nera nell’Alabama del 1944: sette uomini bianchi sequestrano e violentano una ragazza di ritorno dalla chiesa, per poi venire assolti da due diverse giurie. Serie Tv e documentari oramai fanno parte di diritto del palinsesto dei festival di cinema: arriva oggi al Lido la miniserie Wormwood (Parte 1-2), prodotta da Netflix e diretta da Errol Morris, regista di culto del documentario americano, già vincitore di un Oscar nella sezione documentari. È la storia di uno scienziato che si suicidò mentre lavorava per la CIA a programmi di sviluppo di armi chimiche./ Crime, violence, bullets, betrayal, love for a good number of the films in competition today: Loving Pablo (Escobar) especially, starring Javier Bardem and Penélope Cruz by director Fernando León de Aranoa. Ammore e malavita (main competition) is a beautiful ode to the city of Naples by Manetti Bros. with Giampaolo Morelli, Claudia Gerini, Serena Rossi, and Carlo Buccirosso. On the other side of the world, Australia, Sweet Country by aboriginal director Warwick Thornton is a political western set in the 1920 northern border of Australia, a land of violence and brutality. The Rape of Recy Taylor by Nancy Buirski is the only American movie in the Orizzonti section, a documentary of violence and racism in 1944 Alabama. Mini-series Wormwood, produced by Netflix and directed by cult documentary director Errol Morris, is the story of a scientist who committed suicide while working at a chemical warfare programme at the CIA.


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Gatta Cenerentola. Intervista a Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone
di Fabio Marzari   
lunedì 04 settembre 2017

gatta-cenerentola.jpgLa storia di questa Cenerentola napoletana, vissuta in una grande nave ormeggiata nel porto della città partenopea da molti anni, è un adattamento dall'opera teatrale del 1976 di Roberto De Simone, a sua volta tratta dalla favola di Giambattista Basile. Il padre scienziato e ricco proprietario della nave è morto, rendendo di fatto inutilizzabili i segreti tecnologici presenti nella nave e il suo sogno/speranza di veder rinascere il porto. La bambina vive con la matrigna e con le perfide sei figlie di lei. Napoli versa nel più profondo degrado ed è governata da Salvatore Lo Giusto, detto 'o Re, pessimo soggetto e trafficante di droga che, in accordo con la matrigna, sfrutta l'eredità di Cenerentola per far diventare il porto di Napoli un centro mondiale di traffici illeciti. È nella nave che si svolge lo scontro epocale tra le misere ambizioni del presente e la grandezza degli ideali del passato. Il futuro stesso di Cenerentola e quello di Napoli sono appesi allo stesso sottilissimo filo.../ The story of this Neapolitan Cinderella is an adaptation of a theatre piece of 1976 by Roberto De Simone, itself derived from the fairy tale written by Giambattista Basile. A scientist and shipowner dies, leaving the technological secrets of his ship untold and rendering it incapable of sailing. His daughter lives with her stepmother and her six nefarious daughters. The corrupt governor of Naples, in cahoots with the stepmother, uses Cinderella’s inheritance to make a centre of illegal trafficking out of Naples, whose future grows bleaker by the day. 

 

Citando un brano dei Foja: “A ciorta gira comm'o viento...”. Dopo L'arte della felicità, il ritorno in Concorso a Venezia. Qualcosa è cambiato?
AR Con L’arte della felicità mettemmo in piedi uno studio, una casa di produzione (la MAD), una tecnica d'animazione, un sistema di lavoro. Con Gatta Cenerentola uno studio lo avevamo già, la squadra è bene o male la stessa (una quindicina di persone). Abbiamo quindi cercato di affinare la tecnica, i mezzi narrativi, truccando un po’ il motore per farlo salire di giri. Ora siamo un po' fusi, ma soddisfatti.

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[VENEZIA74] Intervista a Roberto Cicutto. Presidente di Istituto Luce-CinecittĂ 
di Marisa Santin   
lunedì 04 settembre 2017
robertocicutto.jpgCinecittà compie gli anni e si prepara alle nuove sfide di un cinema in trasformazione ‘rifacendosi il look’. Una “splendida ottantenne” che fa della storia la forza per costruire il futuro prossimo.
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[VENEZIA74] Directors Damien Manivel and Kohei Igarashi present "La nuit où j'ai nagé"
di Marisa Santin   
lunedì 04 settembre 2017

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Damien Manivel (1981, France) worked as a dancer and a performer before directing his first short films, including The Lady with the Dog (Jean Vigo Prize, 2011) and Un dimanche matin (Cannes Critics Week AWARD). He directed feature films, too (Un jeune poète and Le Parc. A Young Poet, his first one, awarded with the Special Mention at the Locarno Film Festival). Kohei Igarashi directed his first feature film in 2008 (Voice of Rain That Comes at Night) before enrolling in a graduate course at the Tokyo University of the Arts. Hold Your Breath like a Lover of 2014 is his graduation work.

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[VENEZIA74] DAILY#7 (5 settembre/September 2017)
di di Tiburius   
mercoledì 30 agosto 2017

daily7_5set2017_venewsciak-cover.jpgDAILY#7 >>DOWNLOAD<<

 

Enigma

 

Il grande attore giapponese Kōji Yakusho, già visto in Babel di Iñárritu, è uno dei due protagonisti del film in Concorso di Hirokazu Kore-eda, The Third Murder, thriller su due casi di omicidio compiuti dalla stessa persona e lontani trent’anni tra loro. Grande attesa anche per le musiche del film, composte da Ludovico Einaudi.
Vincitore del Leone d’oro nel 2008 con The Wrestler, con un indimenticabile Mickey Rourke, Darren Aronofsky ci riprova quest’anno con mother!: un cast d’eccezione – Jennifer Lawrence, Javier Bardem e Michelle Pfeiffer – per narrare la storia di una tranquilla coppia la cui vita viene rivoluzionata da un gruppo di ospiti inattesi.
Era stato il folle protagonista di Man on the Moon, il film di Miloš Forman sul comico Andy Kaufman: per 18 anni Jim Carrey ha tenuto il materiale girato del backstage nella sua casa, finché, su spinta di Spike Jonze, l’ha messo nelle mani del regista Chris Smith che ne ha tratto un film sul film, Jim &Andy: The Great Beyond. Grandissima attesa per l’arrivo al Lido di Carrey. Vincenzo Marra, già vincitore nel 2001 con Tornando a casa del premio come miglior film della Settimana della Critica, per le Giornate degli Autori presenta quest’anno L’equilibrio, storia di un sacerdote che si scontra con la realtà della “terra dei fuochi”. Napoli è la protagonista anche dell’altro italiano presente oggi in Orizzonti, Gatta Cenerentola, film d’animazione a otto mani (Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Dario Sansone) che trasporta la notissima fiaba, nella versione originaria di Giambattista Basile, all’interno di una grande nave ormeggiata nel porto partenopeo. Da Napoli alla Londra degli anni ’60, ai fermenti di una città che attraverso la moda, il rock, il cinema entrava di diritto nel ristretto novero delle metropoli protagoniste dell’immaginario mondiale. David Batty presenta Fuori Concorso My Generation, sintesi in 85 minuti di circa 1000 ore di filmati d’archivio con interviste a Paul McCartney, Twiggy, Joan Collins, Marianne Faithfull. Sir Michael Caine (e chi altro, se non lui?) è il narratore di questo documentario sulla rivoluzione degli Swinging Sixties./ Great Japanese actor Kōji Yakusho stars in Hirokazu Kore-eda’s The Third Murder (Competition), a thriller on two homicides committed by the same killer thirty years apart from each other. The film’s score has been authored by Ludovico Einaudi. Darren Aronofsky, Golden Lion in 2008, is back with mother! and an amazing cast: Jennifer Lawrence, Javier Bardem, and Michelle Pfeiffer for the story of a couple whose life is upended by a group of unexpected guests. Jim Carrey has been keeping all behind-the-scenes material of Miloš Forman’s Man on the Moon secret until, upon Spike Jonze’s insistence, he entrusted it to director Chris Smith for a film on a film: Jim &Andy: The Great Beyond. The Italian city of Naples is protagonist in Gatta Cenerentola, a transposition of an old fairy tale by Giambattista Basile. From Naples to London with David Batty’s My Generation, a work on archive footage of Paul McCartney, Twiggy, Joan Collins, Marianne Faithfull narrated by Sir Michael Caine.



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[VENEZIA74] Israeli actor and director Tzahi Grad presents his "The Cousin" in the Orizzonti section
di Redazioneweb   
lunedì 04 settembre 2017
35510-ha_ben_dod__the_cousin__-_director_tzahi_grad_2.jpgIsraeli actor and director Tzahi Grad played in over 40 Israeli films, including Someone to Run With by Oded Davidoff, which earned Grad the Best Actor Award of the Israeli Film Academy. His previous film, Foul Gesture of 2007, is the story of forty-year-old Michael Klienhous and his awakening from torpor that will throw him in a high-tension tornado of events.
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[VENEZIA74] Caniba. The new doc by Verena Paravel, Lucien Castaing-Taylor (interview)
di di Andrea Falco e Chiara Sciascia   
lunedì 04 settembre 2017

35628-caniba_-_directors_lucien_casting_taylor___verena_paravel_2.jpgDirectors, anthropologists, and artists, all members of the Sensory Ethnography Laboratory at Harvard, Verena Paravel and Lucien Castaing-Taylor manipulate sound and images with experimental techniques to realize some of the most audacious, fascinating documentaries of the last decade, including award-winning Leviathan (2012), Somniloquies, and Sweetgrass.

 

Among the many news stories in recent history, the one Caniba is centred on is maybe one of the most morbid and visited by media outlets all over the world. Why did you choose this story?
LCT Because even though this story has been hyper-mediatized, it happened a long time ago in 1981 and ever since there has been no serious investigations or representations of what happened. Mostly, it’s been a highly spectacularized, overexcited media sensation. He was presented as this oriental cannibal in a highly racist kind of way, a way the press uses to titillate their audience, and never once his condition has been the object of a proper inquiry. I agree it all is very morbid, though morbidity is a part of human condition. Fiction cinema is deeply attracted to morbidity, too. In documentaries, I think it’s important to give a different kind of representation of this darker side of humanity, more extensive and generalized, beyond the case of this individual.

There are affinities we explore in the film: sexuality, religiosity, spirituality.


The media got excited for a while, but there has been nothing after that
.
LCT It was completely sensationalist – there has never been any interest in this man at all. He was presented as this kind of grotesque, wily, prematurely-born, oriental Japanese man eating a white woman. The case appealed to colonial and post-colonial phantasms of an oriental man taking advantage of our white female flesh.

 

The experience with Issei Sagawa…

VP It was a very disturbing experience. Mr. Sagawa is an aging, very vulnerable man. He frequently zones out – he is very articulate at times, taciturn at others. He’s literate, too, he likes Shakespeare and listening to classical music and it’s really hard, even after spending day after day with him, to get a sense of what is going on in his head. The film is also about his caretaker brother, whom he lives with. They have a very interesting relationship with a dark Shakespearean twist to it.


How much of it was obvious and how much did you have to infer?
VP It became clearer and clearer by the day. The reason why it was so interesting for us was how for the first time we filmed someone speaking a language, Japanese, that we know nothing of. We took notice of every non-linguistic expression, a very different way of working for us. Slowly, something happens at some point in the film where all the relationships shift to another level. I think they used us to reveal secrets and talk to each other. A very fascinating dynamic that happened a few times while we were together.


Do you think us as viewers will have a similar experience? How does the story takes us into his mind?

LCT This is our first film with words, we usually make non-verbal or almost non-verbal films. However, the main subject, Mr. Sagawa, is laconic to the point of barely speaking. As a result, as with all of our earlier work, the film is attuned to the expression of emotion, character, and subjectivity through facial expressions and gestures, more so than words, which we couldn’t understand as they were spoken. I think words are cinematically empty – they are theatrical, discursive, academical, critical… but we get beyond discourse, closer to the motives that are behind the behaviour of a man who is in the twilight of his life, approaching death, who has committed a horrible, evil act that we all fetishize. Dramatically, we structured the film in four parts where each is imprévue, unexpected. They do lead to one another but not in a commonly logical way.

 

We’ve heard this film is not for the faint of heart…
LCT On the contrary, it is a film that interrogates all of us, our very humanity. It is especially for the faint of heart. It’s not this sensationalist, spectacularist representation of him at all. There is no safe space in this film. No trigger warnings, either. It interrogates us all, our very fabric.

caniba_1_b.jpgHINTS
INSPIRATIONS

Shakespeare's The Tempest, and Caliban. But I won’t say much about Shakespeare, Mr. Sagawa was a specialist of Shakespeare.
BOOK 


The House of the Sleeping Beauties by Yasunari Kawabata, an amazing Japanese writer. Issei Sagawa wrote his masters’ thesis on him. 

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[VENEZIA74] DAILY#6 (4 settembre/September 2017)
di di Tiburius   
mercoledì 30 agosto 2017

daily6_4set2017_venewsciak-cover.jpgDAILY#6 >>DOWNLOAD<<

 

The Incredibles

 

 

La latitanza della legge e dello Stato di fronte alle istanze di giustizia e di nuove frontiere sociali delle persone è il tema dei film in Concorso oggi. Una famiglia, per la regia di Sebastiano Riso, al suo secondo lungometraggio, esplora il diritto alla maternità di una coppia costretta a fare i conti con la criminalità per soddisfare il proprio sogno: lei è Micaela Ramazzotti, lui è Patrick Bruel, volto assai noto del cinema francese (Cena tra amici). Frances McDormand e Woody Harrelson sono i protagonisti di Three Billboards Outside Ebbing, Missouri, con la regia di Martin McDonagh, già regista del delizioso In Bruges del 2008: è la storia di una donna che inizia una guerra contro la polizia, rea di non aver fatto abbastanza per trovare l’assassino della figlia. Con EX LIBRIS – The New York Public Library (Concorso), di Frederick Wiseman, prosegue l’interessante tendenza dei selezionatori della Mostra di invitare opere non fiction: lui, a 86 anni, è il più grande regista di documentari vivente, già Leone d’oro alla carriera nel 2014, anche se questo è il suo primo film in Concorso a Venezia, un lavoro sulla biblioteca pubblica di New York. Uno dei momenti più attesi della Mostra è certamente Thriller. A presentare la versione 3D del video che lanciò definitivamente l’orda di zombie ballerini di Michael Jackson nell’olimpo ci sarà il regista, il grande John Landis, e il video sarà accompagnato da un documentario sul suo making of, diretto da Jerry Kramer, in cui riscopriremo tutti i segreti della lavorazione di quel capolavoro del 1983./ Absent State leaves pleas for justice unanswered in Una famiglia, Sebastiano Riso’s second feature: a couple’s right to parenthood takes them to the world of organized crime. Frances McDormand and Woody Harrelson star in Three Billboards Outside Ebbing, Missouri by Martin McDonagh, the story of a woman who wages war against police for she thinks they didn’t do enough to apprehend her daughter’s killer. With non-fiction EX LIBRIS – The New York Public Library, Frederick Wiseman, one of the greatest living documentary director, participates in the main competition at Venice for the first time. Wiseman had already been awarded the Golden Lion for Lifetime Achievement in 2014. One of the moment we’ve all been waiting for is certainly Thriller, the 3D version of Michael Jackson’s video directed by John Landis. The video’s making-of, a documentary by Jerry Kramer, will take us behind the scenes of the 1983 masterpiece and tell us all its secrets.





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[VENEZIA74] Per la prima volta in concorso, Frederick Wiseman racconta il suo "EX LIBRIS"
di Sara Sagrati   
lunedì 04 settembre 2017

frederick-wiseman.jpgLa vita è una questione di scelte e Frederick Wiseman il mestiere di documentarista se l’è scelto. Laureato in legge, militare poi insegnante, fino a quando nel 1963 produce il film The Cool World. Chissà… se non avesse tentato quel passo in quel mondo, oggi non avremmo il più grande documentarista in circolazione. Classe 1930, bostoniano, ha diretto oltre 40 documentari usando, perfezionando e reinventando il linguaggio cinematografico d’osservazione. Il suo maggiore talento è rendersi invisibile, così da far accadere la vita vera di fronte all’obiettivo. Nei suoi documentari non ci sono interviste, sguardi in macchina o giudizi. Non persegue l’utopia dell’imparzialità assoluta, ma creando un film personale, si autoimpone di manipolare il girato con una forte etica del racconto. Wiseman delimita il campo d’azione a dei luoghi e va dritto agli occhi, al corpo e all’anima dei suoi soggetti. Che siano ospedali, prigioni o biblioteche, come in EX LIBRIS: New York Public Library quest’anno al Lido, ha la capacità unica di documentare la vita che li riempie. Sarà forse quel volto triangolare dall’aerodinamica perfetta per osservare il mondo da un obiettivo, o una pazienza fuori dall’ordinario, ma il suo cinéma vérité è scuola. Già vincitore nel 2015 del Leone d’oro alla carriera, presente al Lido ben 9 volte dal 1970 a oggi, quest’anno per la prima volta sarà in Concorso. Proprio nel 50esimo anno di carriera. La vittoria sarebbe un buon modo di festeggiare…

 

Anche questa un’opera corale, come spesso accade nei suoi film.

Se avessi seguito un solo soggetto, non ci sarebbe stato un film sulla NYPL. Sarebbe stato interessante, ma non quello che avevo scelto di girare. EX LIBRIS è un mosaico, il risultato di migliaia di scelte, compiute in modo da arrivare a raccontare tutte le attività che quotidianamente si snodano in questo luogo.

 

Come mai questo titolo?

Ex libris è la dicitura che precede i nomi dei proprietari dei libri e anche mio padre inseriva sempre il suo ex libris sui volumi che comprava. Per questo l’ho scelto. Io non pretendo di mostrare tutto, ma questa è la mia versione, il mio ex libris della NYPL.

 

In epoca digitale, le biblioteche hanno ancora un futuro?

Nonostante il processo di digitalizzazione attuato per mettere online l’enorme patrimonio librario, le biblioteche continueranno ad avere un ruolo sociale. Per esempio, la NYPL promuove numerose e variegate attività culturali e didattiche.

 

Il digitale ha cambiato il suo metodo di lavoro?

La Danse - Le ballet de l’Opéra de Paris (2009) che avevo girato in pellicola è stato il primo film che ho montato in digitale. Da allora sono passato al digitale anche in fase produttiva. Ma il lavoro in sala di montaggio non è cambiato. Anzi! Penso che la polemica sulle differenze tra analogico e digitale nell’editing siano stupidaggini. È l’autore che compie le scelte di montaggio, non la macchina.

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[VENEZIA74] Alireza Khatami presents his first feature-length film in Orizzonti section (interview)
di Andrea Falco   
domenica 03 settembre 2017

35558-los_versos_del_olvido_-_director_alireza_khatami_1.jpgBorn in Iran in 1980, Alireza Khatami lived in several countries. He believes that in each we can find dark years, damned years that, with no need for a common or even intelligible language, that can make anyone see themselves in them. Khatami works in Chile, the USA, and Europe. Educated in Malaysia and in the USA, after five shorts and the direction of a segment of Taipei Factory (2013), Los versos del olvido is his first feature-length film.


In your movie, we are led to believe that fantasies can pop up unexpectedly and force themselves into our perception of the real. What is fantasy to you?


Fantasy is all that we have. Our relationship to reality is imaginary. Reality is fantasmatic through and through. There is a naïve obsession with reality as if we could capture it or even have any access to it. Fantasy for me is the only way to understand and coordinate our so-called reality. Mainstream cinema understands the power of fantasy and can afford it. It’s about the time that arthouse cinema embraces it too. 


After we die, we live on in the memories of the ones who mourn us. How well does film preserve those memories? How close is cinema to the real thing?

Cinema by nature is a machine that mourns the absence. It projects which that once was in front of the camera. That is where the nostalgic quality of cinema comes from. Cinema constantly mourns the event. Just like the repetition compulsion of the person who remembers the traumatic events. Cinema is the closest thing to the act of remembering and might be the best medium to speak of politics of memory.


Can one expatriate within one’s own country? How do you feel about voluntary isolation?

Any artist must live like an immigrant in order to see the world anew. Defamiliarization of the mundane is all they do. The goal however is not to get in the shoes of the other but to become theother. That is the only way to maintain a critical perspective. 


HINTS


 

SONG Lament for Ignacio Sanchez Mejias


 

BOOK The Divan of Hafiz (the collected poems of Hafiz of Shiraz, Persian poet of XIV century, n.d.r.)

 


ART Malevich's Black Square

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[VENEZIA74] DAILY#5 (3 settembre/September 2017)
di Riccardo Triolo   
mercoledì 30 agosto 2017

daily5_3set2017_venewsciak-cover.jpgDAILY#5 >> DOWNLOAD<< 

 

Avengers

 

A volte ritornano, altre partono. Sono eroi che lasciano il passato e si gettano a capofitto nel presente. Come i viaggiatori di The Leisure Seeker (Concorso) di Paolo Virzì, lanciati alla deriva in camper negli Stati Uniti, sfidando età e salute precaria. Helen Mirren e Donald Sutherland sono protagonisti di questa attesissima avventura americana del talentuoso e disincantato regista livornese. Altro eroe a termine corsa è l'anziano proprietario della villa marsigliese che riunisce intorno a sé i propri figli in La villa (Concorso) di Robert Guédiguian, regista e produttore impegnato, da sempre cantore di Marsiglia e della sua multiforme comunità di abitanti. Hanno sfidato le convenzioni, invece, i due protagonisti della nuova fatica del britannico Stephen Frears, Victoria & Abdul (Fuori Concorso), che, dopo The Queen (2006), si cimenta con la sorprendente amicizia tra la regina Vittoria e il giovane commesso Abdul Karim, un incontro destinato a cambiare per sempre l'ottica con cui la sovrana di lì in avanti avrebbe guardato all'India e alla sua cultura. Sienna Miller, in The Private Life of a Modern Woman (Fuori Concorso), recita la parte di una grande attrice che rifiuta un ruolo in un film di Hollywood: come dice il direttore Barbera, «è un film indie al limite dello sperimentale, scritto su misura per Sienna Miller». Cambiamento e riscatto, sfide allo status quo che coinvolgono anche il protagonista di Marvin (Orizzonti) di Anne Fontaine, storia della rivincita di un ragazzo bullizzato, cui tende la mano la preside di un collegio, Isabelle Huppert, che lo avvicinerà al teatro. A chiudere questa prima domenica di Festival, segnaliamo Ryuichi Sakamoto: Coda, documentario che Stephen Nomura Schible, regista e produttore nippo-americano, dedica all'inesauribile compositore, Oscar nel 1988 per le indimenticabili musiche de L'ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci. / Helen Mirren and Donald Sutherland star in Paolo Virzì’s The Leisure Seeker, a road trip all over the United States for the Italian director’s first Hollywood endeavour. Another elderly hero is the owner of a villa in Marseille who calls for a family reunion in La villa by Robert Guédiguian. Stephen Frears, whom we know for The Queen (2006), tells a story about said queen’s great-great-grandmother in Victoria & Abdul (Out of Competition). Sienna Miller stars in The Private Life of a Modern Woman as a great actress who turns down a part in a Hollywood movie, an indie film bordering on the experimental, bespoken for Sienna Miller. Change and redemption in Marvin by Anne Fontaine, and one film we keep our eyes on: Ryuichi Sakamoto: Coda by Japanese-American director and producer Stephen Nomura Schible, a film about the genius composer who was awarded the 1988 Oscar for the score of The Last Emperor by Bernardo Bertolucci.
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[VENEZIA74] Anne Fontaine presenta il suo "Marvin" per Orizzonti (intervista)
di di Delphine Trouillard   
domenica 03 settembre 2017
la-realisatrice-anne-fontaine-tourne-dans-les-vosges-son-long-metrage-marvin-1489673449.jpgRegista e sceneggiatrice franco-lussemburghese, Anne Fontaine viene spesso descritta come una cineasta eclettica, attratta dall’ambiguità o dal disordine che può esistere all’interno di una coppia o di un nucleo familiare tradizionale. Marvin, che vede come protagonisti gli attori Finnegan Olfield e Isabelle Huppert, è il suo sedicesimo lungometraggio.


Nei suoi film, si è spesso interessata all’ambiguità sessuale fino a interrogarsi sulla definizione stessa di «normalità». Raccontare la storia di Marvin è un altro tentativo di misurare questa normalità?
Il percorso di Marvin sembra iniziare con una strada chiusa: una situazione familiare in cui egli si sente un estraneo e un contesto sociale in cui arte, cultura e tutto ciò che lo affascina non vengono considerati. Soffre perché si sente diverso. Però questa strada a un certo punto si apre e m’interessava capire in che modo un individuo può reinventare il proprio destino, grazie anche allo sguardo delle persone che incontra lungo il cammino. Nel caso di Marvin, un professore della scuola media che frequenta, lo scenografo interpretato da Vincent Macaigne e il personaggio di Charles Berling, che lo aiuterà a realizzarsi affettivamente e sessualmente. È possibile quindi uscire dal proprio ambiente di nascita e tornarci successivamente nella piena accettazione delle proprie differenze? È una domanda che riguarda tutti noi: chi non si è sentito almeno una volta lontano dalle proprie origini o estraniato rispetto all’ambiente circostante?

È la seconda volta che adatta un libro per il cinema. Perché ha scelto il romanzo di Édouard Louis?
Non è proprio un adattamento per il cinema, ma più che altro un punto di partenza. Il libro parla dell’infanzia di Eddy e non del suo intero percorso di vita; la mia è una libera interpretazione in cui ho inserito anche dei riferimenti personali. L’incontro con lo scenografo, ad esempio, è ispirato ad una cosa che mi è successa quando avevo 15 anni e che è probabilmente all’origine di una svolta nel mio destino. Alla base del libro c’è il fatto — che mi affascina e a cui mi sento molto vicina — che la vita di un individuo non sia necessariamente determinata dal suo stato (sociale o culturale) di nascita. La stessa idea era presente anche nel film Coco avant Chanel, in cui ho mostrato il percorso inaspettato di una donna autodidatta, che nonostante l’infanzia molto difficile è riuscita a trovare la propria vocazione proprio grazie alla sua diversità.

Il libro descrive un ambiente spietato in cui un bambino cresce vittima di violenze fisiche e psicologiche. Che tipo di sentimenti ha voluto provocare nello spettatore?
Non cerco mai di suscitare del sentimentalismo attraverso i miei personaggi, ma piuttosto di veicolare un’emozione che non sia necessariamente di compiacenza o compatimento. L’emozione che suscita Marvin proviene dalla sua vulnerabilità, da quello che gli succede dentro e da quello che è capace di fare nonostante il contesto che lo circonda. Ciò che m’interessa non è la sua situazione disperata, ferma al punto di partenza, ma piuttosto la sua rinascita, la sua volontà di diventare un individuo nuovo.

HINTS


CINEMA
Il regista scozzese Bill Douglas, la cui principale opera è una trilogia sulla sua infanzia, My Childhood (1972), My Ain Folk (1973) e My Way Home (1978). Ambientato nelle periferie di Edimburgo negli anni ‘50, il film dipinge una vita povera ma pregna di un’estrema verità umana. Non c’è nessuna volontà da parte di Douglas di dimostrare qualcosa o di raggiungere un parossismo. Il film si configura come una semplice descrizione e in questo mi è servito da stimolo per la stesura della sceneggiatura.


INSPIRATIONS
Alcuni paesaggi del Portogallo, il paese dove ho vissuto. Se ne vedono alcuni nel film, mescolati a delle immagini dei Vosgi, le montagne in cui è ambientato il film.

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[VENEZIA74] Uno sguardo alla Giuria. Edgar of the Dead
di Andrea Bruni   
domenica 03 settembre 2017
38543-photocall_-_juries_-_edgar_wright____la_biennale_di_venezia_-_foto_asac__2_.jpgEdgar Wright, quest’anno nella Giuria di Venezia74, non va preso sottogamba. Con lui son tornati i fasti dello humour noir in salsa british, con la capacità quindi di portare a braccetto gusto per il macabro e impagabile senso del paradosso. Il primo tassello della cosiddetta Trilogia del Cornetto (dal gelato scelto come icona simbolica per tutte e tre le pellicole) e cioè Shaun of the Dead del 2004 – dimenticabile il titolo italiano L’alba dei morti dementi – è un gustosissimo pastiche che rimanda al proletariato irriso di un George & Mildred, ma con contorno di famelici revenant. Il papà dei moderni zombie, George A. Romero, rimase entusiasta della suddetta pellicola al punto da chiedere a Wright un piccolo cameo per il suo gran ritorno dietro la macchina da presa: parliamo ovviamente di Land of the Dead del 2005. Edgar Wright (e il suo attore feticcio, Simon Pegg) indossano i panni sdruciti di due zombie alla catena, semi-addomesticati per il ludibrio di turisti alla ricerca di un sano brivido lungo la schiena…
 
[VENEZIA74] Iranian director Vahid Jalilvand presents his film "No date, no signature" (interview)
di Andrea Falco   
venerdì 01 settembre 2017

35546-bedoune_tarikh__bedoune_emza__no_date__no_signature__-_director_vahid_jalilvand.jpgBorn in Teheran in 1976, Vahid Jalilvand graduated there as a theatre director. In 1996, he started his career at the state broadcasting company as an editor and then as a director.

 

He directed over 30 documentaries about society and industry. He also worked in Iranian TV series. His Wednesday, May 9 was presented in the Orizzonti section at the 2015 Venice Film Festival and won the FIPRESCI Award.

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[VENEZIA74] DAILY#4 (2 settembre/September 2017)
di Riccardo Triolo   
mercoledì 30 agosto 2017

daily4_2set2017_venewciak-cover.jpgDAILY#4 >> DOWNLOAD<<

 

Wonder Woman

 

In un mondo ricattato dall’islam radicale, l’opera di un’artista musulmana forte e progressista come Shirin Neshat, che da sempre racconta in particolare delle donne con sguardo personale, politico ed emotivo, ha più senso che mai. Già Leone d'argento nel 2009 per il suo Donne senza uomini, l'artista iraniana sarà al Lido con Looking for Oum Kulthum (Giornate degli Autori), doppio ritratto al femminile incentrato su una madre di famiglia che tenta di realizzare il suo sogno: girare un film sulla leggendaria cantante araba Oum Kulthum. Le fa eco, dal versante opposto, l'israeliano Samuel Maoz, Leone d’oro sempre nel 2009 con Lebanon, che con il suo secondo lungometraggio, Foxtrot (Concorso), racconta una storia universale a partire dal suo personale punto di vista di soldato israeliano. Con DIVA! (Fuori Concorso) Francesco Patierno porta al Lido vita e amori di Valentina Cortese, interpretata da più di un’attrice, fra cui Barbora Bobulova, Anita Caprioli, Carolina Crescentini e Isabella Ferrari. Ma oggi è il giorno di George Clooney, immancabile alla Mostra. In Concorso il suo Suburbicon, torbida vicenda ambientata in un sobborgo americano negli anni ‘50. Nel cast Matt Damon, Julianne Moore e Oscar Isaac, il mutante En Sabah Nur in X-Men – Apocalisse. Pioggia di stelle anche Fuori Concorso: Vince Vaughn, Don Johnson, il grande Udo Kier e Jennifer Carpenter (Debra nella serie Dexter) solcheranno il red carpet per presentare Brawl In Cell Block 99, noir firmato da Craig Zahler, già regista di un western horror di culto, Bone Tomahawk. Orizzonti oggi porta in scena l’iraniano Vahid Jalilvand e il nuovo lavoro di Edoardo Winspeare, La vita in comune, vicenda ambientata in un immaginario paese, Disperata, dove un sindaco poeta e depresso si cimenta con il volontariato in carcere, conquistando alla poesia il pregiudicato Pati. / In days of resurgence of radical Islam, the presence of art by a strong, progressive Muslim woman like Shirin Neshat makes even more sense: her Looking for Oum Kulthum is being screened today. Neshat had been awarded the Silver Lion in 2009 for her Women Without Men, the same year Israeli Samuel Maoz’s Lebanon earned him the Golden Lion. Just like Neshat, Maoz is back this year with his second feature, Foxtrot, a universal story seen through his experience of an IDF soldier. In DIVA!, Francesco Patierno tells the stories of life and love of Valentina Cortese, who is interpreted by several actresses, including Barbora Bobulova, Anita Caprioli, Carolina Crescentini, and Isabella Ferrari. But hey, this is George Clooney’s day, who directed Suburbicon, a murky story set in 1950 suburbia starring Matt Damon, Julianne Moore, and Oscar Isaac. The starshower goes on with Vince Vaughn, Don Johnson, Udo Kier, and Jennifer Carpenter, who will walk the red carpet to present Brawl in Cell Block 99 by Craig Zahler. In the Orizzonti section are Iranian director Vahid Jalilvand and Edoardo Winspeare, who tells the story of the imaginary southern Italian town of Disperata (sic) and its depressed poet mayor.
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[74.MOSTRA] Intervista a Giuseppe Piccioni, Presidente di Giuria "Venezia Classici"
di Marisa Santin   
venerdì 01 settembre 2017
38557-photocall_-_juries_-_giuseppe_piccioni____la_biennale_di_venezia_-_foto_asac__1_.jpgDopo aver presentato Questi giorni in Concorso nel 2016, Giuseppe Piccioni torna al Lido in qualità di Presidente di Giuria per coordinare i ragazzi impegnati in veste di giurati per la sezione Classici. Lasciando loro libero orientamento, facendo e facendosi domande, in un esercizio di stimolo della curiosità che si nutre della magia del cinema.
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[VENEZIA74] Orizzonti presenta "Invisible". Intervista a Pablo Giorgelli
di Davide Carbone   
venerdì 01 settembre 2017

35470-invisible_-_director_pablo_giorgelli.jpgPrima di realizzare il suo film d’esordio, Las Acacias (2011), Pablo Giorgelli (Buenos Aires, 1967) studia all'Universidad del Cine e lavora al montaggio di diverse pellicole. Las Acacias vince la Caméra d’Or alla Semaine de la Critique a Cannes. Il film è stato incluso nella sezione ufficiale a Toronto, Busan e New York ed è stato proiettato in oltre 70 festival cinematografici in tutto il mondo con distribuzione nelle sale in Francia, Regno Unito, Canada, Nord America, Spagna, Italia, Norvegia, Grecia e Brasile.

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[VENEZIA74] DAILY#3 (1 settembre/September 2017)
di Riccardo Triolo   
mercoledì 30 agosto 2017

daily3_1set2017_venewsciak-cover.jpgDAILY#3 >> DOWNLOAD<<

DAREDEVIL

 

Eroi dei nostri giorni, i Leoni d'oro alla carriera Jane Fonda e Robert Redford hanno sempre saputo coniugare fama e impegno. Li vedremo oggi, in carne e ossa e di nuovo insieme, nel film di Ritesh Batra, Fuori Concorso, Our Souls at Night, storia dell'incontro tra due cuori solitari in tarda età. Indiscusso superhero dell'arte impegnata è Ai Weiwei, più volte ospite alla Biennale di Arti visive e Architettura, in corsa per il Leone d'oro con il documentario Human Flow, affresco globale sul dramma dei rifugiati. Un film attesissimo che promette di avvicinare il problema con sensibilità artistica e che forse ci aiuterà a vedere ciò che non sempre siamo in grado di scorgere. Altro sguardo testimoniale e non meno eroico sulle contraddizioni del mondo è quello di Daniel McCabe, che porta al Lido il frutto delle sue lunghe ricerche sulle contraddizioni del suo paese, il Congo: This is Congo (Fuori Concorso) ci metterà di fronte alla guerra per le risorse in atto in Africa, i cui frutti spesso sono i beni di cui noi godiamo ogni giorno. Storie di solitudini personali, invece, quelle raccontate dal britannico Andrew Haigh (Lean on Pete, in Concorso, con Steve Buscemi, Chloë Sevigny e l’emergente Charlie Plummer) e dall'argentino Paolo Giorgelli (Invisible, Orizzonti). Per il Cinema nel Giardino, Bruno Oliviero ci racconta una vicenda autentica ma al limite dell’incredibile in Nato a Casal di Principe, tratto dal libro autobiografico di Amedeo Letizia sul rapimento del fratello./ Jane Fonda and Robert Redford, both awarded the Golden Lion for Lifetime Achievement, are here in flesh and bones to promote Ritesh Batra’s Our Souls at Night, the story of a man and a woman who find love later in life. Art superhero Ai Weiwei, a longtime participant in the Art and Architecture Biennale, presents his documentary Human Flow, on the tragedy of refugees. A film we cannot wait to see, for the artistic sense may finally help us perceive what we are all too often unable to see. Another look on the contradictions of our world is Daniel McCabe’s. The Congolese director and reporter focuses on his native country in This is Congo, a vision on the war for natural resources in Africa. Stories of loneliness by Andrew Haigh (Lean on Pete, starring Steve Buscemi, Chloë Sevigny and rising star Charlie Plummer) and Paolo Giorgelli (Invisible). For Cinema nel Giardino public screenings, we will enjoy a story by Bruno Oliviero, Nato a Casal di Principe.
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