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CINEMA
#Daily 7 [8 settembre 2015]
di Redazioneweb   
lunedì 07 settembre 2015

dailyn7_8settembre15.jpg#DAILY

 

LANDED: Bertrand Tavernier, Marco Bellocchio, Roberto Herlitzka, Alba Rohrwacher, Pier Giorgio Bellocchio, Lidiya Liberman, Charlie Kaufman, Duke Johnson, Jennifer Jason Leigh, Tom Noonan, Emin Alper, Mehmet Özgür, Berkay Ate, Tülin Özen, Müfit Kayacan, Yorgos Zois, Alexandros Vardaxoglou, Sofia Kokkali, Maria Kallimani, Effi Rabsilber, Alexandros Sotiriou, Hadar Morag, Yuval Gurevich, Muhammad Da'as, Drahomira Biligova, Riccardo Mannelli, Vincenzo Sparagna, Vincenzo Gallo (Vincino), Valter Zarroli, Massimo Denaro, Yves Montmayeur, Simone Isola

 

Metti uno sceneggiatore cervellotico come Charlie Kaufman a contatto con gli studios e avrai capolavori d’ingegnosità quali Essere John Malkovich, Se mi lasci ti cancello e Il ladro di orchidee. Se poi Kaufman incontra un giovane regista specializzato in stop-motion come Duke Johnson, una casa di produzione coraggiosa come Starburn Industries e migliaia di sostenitori e finanziatori su Kickstarter, non possiamo che aspettarci un prodotto coraggioso e in qualche modo anomalo. Anomalisa è il titolo dell’attesissimo primo esperimento in stop-motion di Kaufman, una parabola sulla motivazione e lo svuotamento dell’esistenza in prima mondiale al Lido, prima di prendere il volo per Toronto. Se all’estrosità di Kaufman uniamo il talento visionario di Marco Bellocchio, che quest’anno è di nuovo in corsa per il Leone d’Oro con Sangue del mio sangue, allora dobbiamo segnarci in agenda la giornata di oggi come una delle più promettenti di tutta la Mostra. Frutto del lavoro con gli allievi dello storico corso di cinema che Bellocchio tiene ogni anno nella sua Bobbio, Sangue del mio sangue mette in relazione due storie sepolte dal tempo. Nel cast Roberto Herlitzka, Alba Rohrwacher e Filippo Timi. Altro film in Concorso Abluka di Emin Alper racconta la storia di una famiglia sullo sfondo di una Istanbul immaginaria, in preda a caos e tumulti politici. Per Orizzonti saremo inghiottiti in un gioco di specchi tra finzione e realtà per mano del giovane regista greco Yorgos Zois (Interruption), già assistente di Theo Angelopoulos, e nell’ipnotico inferno urbano della giovane regista israeliana Hadar Morag (Lama azavtani). Ma oggi è anche il giorno dell’incoronazione di Bertrand Tavernier, insignito del Leone d’Oro alla Carriera, del quale rivedremo La vita e niente altro./ Take one of the most inventive authors, Charlie Kaufman, a young director who specializes in stop-motion, Duke Johnson, and a brave production like Starburn Industries and wait for the magic. Anomalisa is a parable on motivation and empty existences. Marco Bellocchio participates with Sangue del mio sangue, a film produced with the participation of the former students of Bellocchio’s cinema school. Abluka by Emin Alper is the story of a family on the background of an imaginary Istanbul. At Orizzonti, Interruption is a game of mirrors between fiction and reality by Greek director Yorgos Zois, while young Israeli director Hadar Morag will bring us in a hypnotic urban inferno. Award Ceremony for this year’s Golden Lion for Lifetime Achievement, Bertrand Tavernier.

 
#Daily 6 [7 settembre 2015]
di Redazioneweb   
domenica 06 settembre 2015

dailyn6_7sett2015.jpgDAILY#6

 

LANDED: Amos Gitai, Yitzhak Hiskiya, Pini Mittelman, Michael Warshaviak, Einat Weizman, Yogev Yefet, Yael Abecassis, Oliver Hermanus, Nicolas Duvauchelle, Crystal-Donna Roberts, Valerio Mastandrea, Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Silvia D’Amico, Roberta Mattei, Merzak Allouache, Adlane Djemil, Lamia Bezouaoui, Leïla Tilmatine, Mohamed Tekerret, Abdellatif Benahmed, Vahid Jalilvand, Niki Karimi, Amir Aghaei, Arturo Brachetti

 

Vent’anni
Il prossimo 4 novembre saranno trascorsi vent’anni dall’assassinio del premio Nobel Yitzhak Rabin, che ha speso una vita per promuovere la pace tra israeliani e palestinesi, fino alla storica firma nel 1993 degli accordi di Oslo. Il 1995 sembra ieri; certamente di passi in avanti non se ne sono fatti molti da allora, ma Amos Gitai non si arrende e ancora una volta mette il suo cinema a servizio delle coscienze, filmando un’inchiesta tanto necessaria quanto dolorosa. Il suo Rabin è tra i titoli più attesi della Mostra. Per Orizzonti invece sarà la volta dell’algerino Merzak Allouache, che con Madame Courage ci farà entrare nelle bidonville di Mostaganem, e dell’Iran di Wednesday, May 9, opera prima di Vahid Jalilvand, racconto di due intrepide donne che non si lasciano intimidire dalla polizia durante un immaginario raduno del popolo iraniano in risposta a un annuncio su un quotidiano. E se in Medio Oriente la situazione non sembra rosea, non lo è nemmeno la vita nel Sud Africa fotografato in The Endless River da Oliver Hermanus, già titolare della Queer Palm per Skoonheid, presentato a Cannes nel 2011. La storia è incentrata sul triangolo che vede coinvolti un ex galeotto, sua moglie e un vicino di casa rimasto vedovo a seguito di un efferato omicidio. Sul fronte italiano, i due ventenni protagonisti di Non essere cattivo, l’atteso film postumo di Claudio Caligari, scomparso lo scorso maggio, sembrano combattuti tra amicizia ed edonismo in una Ostia notturna solcata da auto di lusso e strisce di cocaina. Il cinema di Caligari, sempre tesissimo e necessario, ci mancherà anche per la sua schiettezza e asciuttezza, specie oggi che avere vent’anni è diventata una vera e propria sfida./ Almost twenty years since the assassination of Nobel prize Yitzhak Rabin. 1995 feels like yesterday, though Amos Gitai won’t surrender and still uses cinema to feed our conscience. His Rabin is the most awaited for entry at VFF. Algerian Merzak Allouache will take us to Mostaganem with Madame Courage, while Vahid Jalilvand’s Wednesday, May 9th, set in Iran, tells of two women who won’t submit to police brutality. Life in South Africa seems none the easier, as depicted in The Endless River by Oliver Hermanus, on the triangle of violence between an ex-con, his wife, an a widower. Non essere cattivo, by the late Claudio Caligari, has two twenty-somethings deal with the issues of friendship and hedonism in a cocaine-imbued Roman littoral.
 

 
#Daily 5 [6 settembre 2015]
di Redazioneweb   
domenica 06 settembre 2015

dailyn5_6sett2015.jpg

DAILY#5 

LANDED: Luca Guadagnino, Tilda Swinton, Ralph Fiennes, Corrado Guzzanti, Dito Montiel, Shia LaBoeuf, Pablo Trapero, Guillermo Francella, Peter Lanzani, Pedro Almodóvar, Martina Stoessel (Violetta), Christian Vincent, Fabrice Luchini, Amy Berg, Gianna Nannini, Alberto Caviglia, Davide Giordano, Anna Ferruzzo, Bianca Nappi, Vinicio Marchioni, Francesco Pannofino, Anna Rose, Holmer Kuba, Czekaj Kohki Hasei, Gianni Amelio, Caterina D'Amico, Stefano Rulli, Francesca Archibugi, Nicola Giuliano, Alain Mazars, Valerio Ruiz, Lina Wertmuller

 

A Piece of My Heart. Janis vive. Nei favolosi Sessanta con la sua voce disarmante e disperata ha mescolato blues, soul, country e rock, mettendo a nudo il suo cuore e mandandolo in pezzi. Con Janis (FC) Amy Berg, autrice di documentari d’indagine cara al Sundance – dove raccontò i dettagli del caso di violenza sessuale da parte di un fondamentalista mormone in Prophet’s Prey –, ripercorre la breve ma straordinaria vita di Janis Joplin attraverso lettere, interviste e materiale di repertorio. Ancora cuori infranti, intrappolati in un triangolo a Pantelleria, in A Bigger Splash dell’irregolare Luca Guadagnino. Nel cast l’amica Tilda Swinton, l’ottimo Ralph Fiennes, Matthias Schoenaerts (accanto a Marion Cotillard nel sofferto Un sapore di ruggine e ossa) e Dakota Johnson. Altro italiano, fido assistente di Ferzan Ozpetek, è Alberto Caviglia in Orizzonti con Pecore in erba, rilettura surreale dell’antisemitismo, protagonista il giovane Davide Giordano. Due film ci portano in Argentina: l’attesissimo El clan (Ve72) di Pablo Trapero, che nel 1999 cambiò le sorti del cinema latinoamericano con Mondo grua, presentato a Venezia, e Zonda: folclore argentino, del Maestro spagnolo Carlos Saura, che torna nel paese del Tango (1998). Dagli USA Dito Montiel che, a 9 anni dal suo debutto alla Settimana Internazionale della Critica con A Guide to Recognizing Your Saints, ormai un cult, porta al Lido Man Down, storia di un marine alla disperata ricerca della moglie e del figlio in un’America post-apocalittica. Nel cast Shia LaBeouf, Gary Oldman e Jai Courtney, che vedremo nei panni di Capitan Boomerang in Suicide Squad./ Janis lives. In the fabulous Sixties, her charmingly desperate voice mixed blues, soul, country and rock to show her heart, torn to pieces as it was. Documentary director Amy Berg tells the short extraordinary life of Janis Joplin by means of letters, interviews, and repertoire. We will see some more broken hearts in the island of Pantelleria in movie A Bigger Splash by Luca Guadagnino. Alberto Caviglia competes with a surreal reading of anti-Semitism (Pecore in erba). Two films take us to Argentina: El clan by Pablo Trapero and Zonda: folclore Argentino by Carlos Saura. It’s great to see Dito Montiel back. Nine years after his debut with A Guide to Recognizing Your Saints, he brings to the Lido Man Down, a story set in post-apocalyptic America starring Shia LaBeouf and Gary Oldman.
 

 
#Daily 4 [5 settembre 2015]
di Redazioneweb   
sabato 05 settembre 2015

daily4_5settciack.jpgDAILY#4

LANDED: Tom Hooper, Eddie Redmayne, Alicia Vikander, Amber Heard, Matthias Schoenaerts, Drake Doremus, Kristen Stewart, Nicholas Hoult, Piero Messina, Juliette Binoche, Lou de Laâge, Giorgio Colangeli, Brady Corbet, Bérénice Bejo, Liam Cunningham, Stacy Martin, Tom Sweet, Michel Hazanavicius, Giuseppe Tornatore, Sergei Loznitsa, Maria Choustova, Tobias Lindholm, Pilou Asbæk, Tuva Novotny, Min Bahadur Bham, Pietra Brettkelly

 

Hanno intorno ai trent’anni e promettono di stupire. Piero Messina, classe 1981, già assistente di Paolo Sorrentino, riporta al Lido Juliette Binoche nell’opera prima L’attesa, in Concorso. È il racconto rarefatto di una Sicilia onirica che si rivela nel frangente dell’attesa del ritorno di un giovane uomo da parte della sua fidanzata e della madre.

 

Nel cast, la promettente Lou de Laâge e il giovane attore e regista Giovanni Anzaldo, ammirato in Capitale Umano di Virzì. Ha rivelato il suo talento al Sundance, dove ha presentato il fortunato Like Crazy, l’americano Drake Doremus, selezionato per il Concorso con Equals, dramma ambientato in un ipotetico futuro dove le emozioni, compreso l’amore, sono inibite. Nel cast, Kristen Stewart (in sala negli USA con American Ultra), Nicholas Hoult (il Nux di Mad Max: Fury Road) e l’ottimo Guy Pearce. Altro young gun, questa volta in Orizzonti, è Brady Corbet, classe 1989, che abbiamo visto nel 2004 recitare in Mysterious Skin di Gregg Araki, e che ora debutta al Lido con The Childhood of a Leader, dramma di formazione ambientato alla fine della prima guerra mondiale. Nel cast Liam Cunningham, il Davos Seaworth di Trono di spade, Bérénice Bejo (indimenticabile in The Artist), Stacy Martin, ammirata ne Il racconto dei racconti di Garrone e Robert Pattinson. Ed è anche il giorno di Tom Hooper e il suo The Danish Girl, storia di un cambio di sesso (il primo), interpretato dal premio Oscar Eddie Redmayne, lo Stephen Hawking de La teoria del tutto, accanto ad Alicia Vikander, nuova testimonial Vuitton, alla signora Depp, Amber Heard, e a Ben Whishaw (Keats in Bright Star)./ They’re all around 30 and they’re here to surprise us. Italian Piero Messina competes with L’attesa, starring Juliette Binoche and set in dreamlike render of Sicily, where a mother and a girlfriend await the return of a man. American Drake Doremus (we saw his Like Crazy at Sundance) runs in Competition with Equals, a drama set in a future where emotions, including love, are inhibited. Actor Brady Corbet debuts as a director with The Childhood of a Leader, a coming of age drama set in the years of WWI. Tom Hooper gifts us with The Danish Girl, the story of the first sex change, interpreted by Eddie Redmayne (Stephen Hawking in The Theory of Everything).

 
#Daily 3 [4 settembre 2015]
di Redazioneweb   
giovedì 03 settembre 2015

dailyn.3_4sett2015.jpgDAILY#3

LANDED: Scott Cooper, Johnny Depp, Dakota Johnson, Joel Edgerton, Alexsandr Sokurov, Louis-Do de Lencquesaing, Benjamin Utzerath, Vincent Nemeth, Johanna Korthals Altes, Xavier Giannoli, Catherine Frot, André Marcon, Frederick Wiseman, Yaelle Kayam, Shani Klein, Haitham Ibrahem Omari, Ayshalom Pollak, Pema Tseden, Yangshik Tso, Pierfrancesco Diliberto (PIF), Rinku Kalsy

 

Un bagno di divi, grandi autori e inattese rivelazioni. Istrionico e trasformista, Johnny Depp è l’irriconoscibile protagonista di Black Mass (FC) di Scott Cooper. Ingrassato e invecchiato, Depp, che di recente si è presentato come Jack Sparrow ad un raduno ufficiale di fan Disney (imminente l’uscita del nuovo capitolo de I pirati dei Caraibi), interpreta qui il ruolo del gangster Whitey Bulger, assoldato dall’FBI per sgominare la mafia italiana a Boston. Con lui, Benedict Cumberbatch, reduce dall’Amleto al Barbican di Londra (spegnete i cellulari!), Peter Sarsgaard, Kevin Bacon (che ora sul web rivendica il diritto al nudo maschile nei film con l’hashtag #freeyourbacon!!!) e Dakota Johnson, icona fashion secondo «Harper’s Bazaar» dopo Cinquanta sfumature di grigio. Ma l’America, quella vera, la vedremo nel Queens fotografato da Frederick Wiseman, Leone d’Oro alla carriera lo scorso anno. Il suo In Jackson Heights (FC) è un ritratto sociale del più multietnico tra i quartieri di New York e promette il rigore e la sensibilità che hanno reso Wiseman un grande cineasta del reale. E torna al Lido un altro grande maestro dei nostri tempi, Aleksandr Sokurov, Leone d’Oro nel 2011 per il sontuoso Faust e qui nuovamente nel ruolo di affabulatore-perlustratore dell’arte che, colta negli spazi museali, si fa dispositivo di racconto: in quest’ultimo, attesissimo Francofonia (Ve72), il Louvre di Parigi. In Concorso anche Marguerite di Xavier Giannoli, ispirato alla vicenda del peggior soprano al mondo, Florence Foster Jenkins, mentre Orizzonti approda in Tibet (Tharlo, di Pema Tseden) e in Israele con Mountain, curioso esordio di una giovane regista già notata a Cannes e Torino, Yaelle Kayam, forse una delle rivelazioni di quest’anno.../ What a day, today! Look who’s on the red carpet? Johnny Depp as Gangster Whitey Bulger, a sell-out to an FBI trying to curb the power of the Italian mafia in Boston in Scott Cooper’s Black Mass. Some real America, that of Queens, is pictured by Frederick Wiseman in his In Jackson Heights, a portrait of the most multi-ethnical of New York’s boroughs. Aleksandr Sokurov promises a big deal of epos with Francofonia inside the Louvre. Xavier Giannoli tells the story of the world’s worst soprano, Florence Foster Jenkins. Orizzonti takes us to Tibet (Tharlo by Pema Tseden) and to Israel with Mountain, a curious debut film by a young director we’ve been seeing in Cannes and Torino, Yaelle Kayam. Keep an eye on her…

 
#Daily 2 [3 settembre 2015]
di Redazioneweb   
mercoledì 02 settembre 2015

cover2dailyciak.jpgDAILY#2

LANDED: Cary Fukunaga, Abraham Attah, Sue Brooks, Radha Mitchell, Odessa Young, Thomas McCarthy, Mark Ruffalo, Stanley Tucci, Evgeny Afineevsky, John Battsek, Renato De Maria, Andrea Di Casa, Paolo Mazzarelli, Aldo Ottobrino, Luca Micheletti, Francesco Sferrazza Papa, Sergio Romano, Gabriel Mascaro, Juliano Cazarré, Alyne Santana, Rachel Ellis

 

Infanzia violata, batoste e smascheramenti. A partire da Beasts of no Nation (C), il dramma di denuncia sociale firmato da Cary Fukunaga, regista della prima, strepitosa stagione di True Detective. Protagonista Idris Elba, il Mandela di Long Walk To Freedom (nonché dj londinese di culto, col nome di “Big Driis”), il film racconta la vicenda di un bimbo africano costretto ad arruolarsi al soldo di un malcapitato reclutatore.

 

Altrettanto atteso è Spotlight (FC), film inchiesta sulla pedofilia in ambiente ecclesiastico, basato sull’indagine condotta dal «Boston Globe» nei primi anni 2000. Tom McCarthy, misurato regista dell’acclamato L’ospite inatteso (2007) dirige un cast stellare: Michael Keaton, Mark Ruffalo, Stanley Tucci, Liev Schreiber e la bella Rachel McAdams, che da Mean Girls a To the Wonder è balzata ai vertici del cinema USA. Alle prese col passaggio al mondo adulto anche la protagonista dell’australiano Looking for Grace di Sue Brooks. Odessa Young (nuovo volto del colosso Strand Arcade) interpreta un’adolescente inquieta che fugge di casa, inseguita dai genitori Richard Roxburgh (lo ricordate in Fragile di Balaguerò?) e Radha Mitchell (indimenticabile in Melinda & Melinda di Woody Allen). Per Orizzonti Renato De Maria indaga trent’anni di storia di mala nostrana nel doc Italian Gangsters. E se Neon Bull di Gabriel Mascaro promette sorprese, se non altro per la cruda fotografia di un Brasile marginale, non possiamo non salutare il ritorno dell’irlandese Peter Mullan, padrino d’eccezione della 30. edizione della Settimana Internazionale della Critica, che ripropone l’irriverente spassosissimo Orphans, che lo rivelò al mondo nel 1998. A volte (per fortuna) ritornano... Infine, Premio Persol a Jonathan Demme./ Off with Beasts of no Nation, a social denounce film by HBO first True Detective series director Cary Fukunaga. A nine-year-old African child is forced to enrol as a soldier by a ruthless warlord. Young, scarred lives in Spotlight by Tom McCarthy, about the child abuse cases in the Church discovered in the early 2000s by “Boston Globe” reporters. In Looking for Grace s i x teen-year- old Odessa Young interprets a runaway teenager. Go see Neon Bull for some crude renders of marginal Brazil, and De Maria’s Italian Gangsters doc. Lastly, welcome back to Venice, Peter Mullan! We shall be glad to see your 1998 Orphans again. 

 
#Daily 1 [2 settembre 2015]
di Redazioneweb   
mercoledì 02 settembre 2015

1daily_cover.jpgDAILY#1

LANDED: Baltasar Kormákur, Jake Gyllenhaal, Jason Clarke, Josh Brolin, John Hawkes, Emily Watson, Alfonso Cuarón, Diane Kruger, Elizabeth Banks, Emmanuel Carrère, Nuri Bilge Ceylan, Pawel Pawlikowski, Francesco Munzi, Hou Hsiao-hsien,  Lynne Ramsay, Jonathan Demme, Alix Delaporte, Paz Vega, Fruit Chan, Anita Caprioli, Saverio Costanzo,  Roger Garcia, Natacha Laurent, Charles Burnett, Daniela Michel, Francesco Patierno, Elisa Sednaoui, Rodrigo Plá, Laura Santullo, Jana Raluy

 

La 72. Mostra apre con una serie titoli che raccontano sfide impossibili, da un capo all’altro del pianeta: inaspettate, apocalittiche e quotidiane, tutte inevitabili e rischiosissime. Si comincia in quota con Everest, film d’apertura Fuori Concorso che speriamo regga la pesante eredità dei precedenti azzeccatissimi esordi, Gravity e Birdman. È il racconto tesissimo di un’impresa impossibile: una scalata all’Everest (tentata realmente nel 1996) funestata da una terribile tormenta. Produzione angloamericana, vanta cast e regia di sicura presa. Al timone un cineasta che, come piace a Venezia, nasce in provincia ma parla al mondo: l’islandese Baltasar Kormàkur, già avvezzo alle produzioni internazionali e ai cast stellari. Lo affiancano nell’impresa Jake Gyllenhaal, Sam Worthington, protagonista di Avatar e Scontro tra titani, Keira Knightley, Jason Clarke, che ha appena presentato Terminator Genisys; Josh Brolin, già acclamato in Milk di Van Sant; la superba Emily Watson e Robin Wright, che è tornata a brillare nei panni di Claire Underwood nella serie House of Cards. Apre oggi anche Orizzonti, sezione di ricerca della Mostra, mai così nutrita. E la sfida si sposta in Messico con Un monstruo de mil cabezas, racconto della lotta di una donna esasperata contro una compagnia di assicurazioni corrotta, opera di un filmmaker capace e promettente, Rodrigo Plá, titolare nel 2007 del Premio Luigi De Laurentiis per la sua opera prima La zona. Parla spagnolo anche il film d’apertura delle Giornate degli Autori, El desconocido, esordio di Dani de la Torre che mette in scena la vita impossibile di un funzionario di banca ricattato da anonimi criminali. Anche il viaggio dalla provincia alla metropoli raccontato da Shumin Liu in The Family, pre-apertura della Settimana Internazionale della Critica, ci suona come un’altra, emblematica impresa impossibile. E sia: accettiamo la sfida, signor Barbera!/ Impossible missions from every corner of the planet: Icelander Baltasar Kormákur opens the festival with Everest, an Anglo-American production with quite a cast based on the real story about a 1996 Everest climb plagued by a terrible storm. In Venice, you know, we love filmmakers that come from the remote and can talk to the world. Section Orizzonti also opens today: the experimentation labs of the Festival travels to Mexico for a movie (Un monstruo de mil cabezas) on a woman fighting against a corrupted insurance company. Another Spanish-language movie is El desconocido by debutant Dani de la Torre for the Venice Days line-up. A journey from the outback to the metropolis is Shumin Liu’s The Family, part of the International Critics’ Week selection.

 
VENEZIA 72 | Que viva cinema! Intervista ad Alberto Barbera
di Massimo Bran e Marisa Santin   
martedì 01 settembre 2015

alberto_barbera_5_foto_riccardo_ghilardi_1.jpgVenezia 72, la quarta consecutiva di Alberto Barbera. L’abbiamo incontrato per cercare di esplorare i percorsi più intriganti, fertili, seminali di questa edizione. Tra documentari, grande musica, classici, onde latino-americane, tanta Italia, l’attesa cresce per una Mostra che, almeno artisticamente, chiediamo ci emozioni. In programma a Venezia molti debutti da cui ci lasceremo sorprendere, ma anche grandi ritorni, fra cui molti ex Leoni: alla carriera (Bellocchio e Wiseman), d’Oro (Tsai Ming-liang, Aleksandr Sokurov, Agnès Varda), Opera Prima (Rodrigo Plà).
È tratto distintivo di Venezia e dei grandi festival in generale lavorare su un doppio binario, il primo incentrato sulla costruzione di un rapporto basato sulla fiducia e sul rispetto con autori destinati a durare nel tempo, registi che possiamo definire “di riferimento”, il secondo caratterizzato invece dalla ricerca, dall’attenzione verso ciò che ancora non è noto. Credo che Venezia non si possa accontentare di celebrare sicurezze, ma debba necessariamente mettersi in gioco per fare in modo che nuovi canoni trovino piena conferma e legittimazione.

 

Il Festival ha il dovere – e questo è stato il suo obiettivo da sempre – di offrire al pubblico nuove prospettive, poco conosciute o del tutto sconosciute, punti di riferimento del cinema di domani. Senza passato non esiste un futuro; l’idea di fondo non può che essere, quindi, che quella di rivolgere lo sguardo in avanti per anticipare quelle che potranno essere le linee guida degli scenari di domani.

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SPECIALE VENEZIA 72 | Intervista a João Salaviza
di Redazioneweb2   
martedì 08 settembre 2015

20680-jo__o_salaviza_-_montanha.jpgThe director of the Portuguese film Montanha, João Salaviza, displays a very respectable pedigree: winner of both a Palme d’Or in Cannes and a Golden Bear in Berlin with two of his short-films, enriches the Critics’ Week program with his first long feature film where he recounts a special moment in the life of David, a 14 year old boy who is living a crucial moment of his existence, forced to grow up fast, lacking strong family reference points. A fascinating and poetic gem, in line with the most successful tradition of contemporary Portuguese cinema. We meet him to discover how the movie was born...

We would like you to introduce us to your movie, is it right to say that adolescence is the main theme?
No, the film is about David, really. I didn’t want Montanha to depend on a theme as much as I wanted to experiment with film in a different way. My desire was to film the story of somebody.

 

You will see the last remnants of childhood and a bitter anticipation of adulthood in a timeframe as short as three days, three momentous days where David faces his grandfather’s impending death and develops feelings of absence for a father figure. I investigated David’s relationships with his friend and a girlfriend in the most classical love triangle, though in this case, it is all about the rapidly changing circumstances and the effects they have on him.

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VENEZIA 72 | New Frontiers. Alla scoperta del continente-cinema
di Roberto Pugliese   
martedì 25 agosto 2015

lattesa_5__alberto_novelli.jpgAprire in anteprima la 72esima Mostra del Cinema di Venezia nel segno di Orson Welles, con i 27 minuti de Il mercante di Venezia e la doppia versione restaurata dell’Otello, assume un significato che va al di là della doppia ricorrenza (centenario della nascita e trentennale della morte del genio di Quarto potere). In un’edizione che punta con chiarezza al cinema del futuro, sia nella sua accezione più spiccatamente autoriale che nella propria insopprimibile vocazione laboratoriale, l’ombra imponente di Welles si pone esattamente e simbolicamente, per la sua storia e il suo percorso profetico, come la sintesi tra questi due aspetti.

 

Abbandonata (e fortunatamente) da tempo, e soprattutto con la direzione Müller, l’apparente conflittualità fra intrattenimento e ‘impegno’, la linea culturale di Alberto Barbera si muove in audace equilibrio fra innovazione e tradizione, fra visioni fantastiche (nel senso lato del termine) e brutali sguardi su una realtà spietata.

 

 

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VENEZIA 72 | The Experience. Orizzonti, dichiarazioni d'intenti espressivi
di Roberto Pugliese   
martedì 25 agosto 2015

a_copy_of_my_mind_6.jpgAttenzione a Orizzonti! Senza voler inutilmente rincorrere lo scandalismo facile oggi à la page, questa sezione - naturalmente quella più vocata alla sperimentazione e ai nuovi linguaggi del cinema - promette scintille e più d’uno shock; l’italiano Renato De Maria, per esempio, con Italian gangster indaga gli episodi più eclatanti della criminalità italiana, mentre l’americano Dito Montiel (Guida per riconoscere i tuoi santi) ambienta Man down in un’America post-apocalittica e ricondotta allo stato brado con la storia di un ex Marine alla ricerca del figlio.

 

A questo proposito, può anche capitare che turbolenti sfondi storici facciano da scenario a imprevedibili love stories, come in A copy of my mind dell’indonesiano Joko Anwar, storia d’amore tra una povera parrucchiera e un sottotitolista di DVD pirata mentre a Giakarta si svolgono difficili elezioni presidenziali.

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VENEZIA 72 | È il cinema, bellezza Dramma, cronaca e metacinema. Oltre la competizione
di Davide Carbone   
mercoledì 26 agosto 2015

black_mass_1.jpgAnthony Hopkins e Martin Scorsese. Josh Brolin, Franco Maresco, Mark Ruffalo e Brad Pitt. Philippe Noiret, Jake Gyllenhaal e Janis Joplin. I protagonisti di Fuori Concorso di Venezia 72 sono loro, sono le storie di cui si fanno portatori, ma c'è anche molto altro, come nella migliore tradizione di una Mostra sempre alla ricerca di nuove prospettive. È una sezione che riesce a mantenere una rotta ben precisa pur variando di continuo la propria traiettoria, spaziando con disinvoltura dal catastrofico Everest di Baltasar Kormákur, appuntamento di apertura ed ennesimo capitolo della lotta tra Uomo e forze della Natura, all’imbruttito e cattivo Black Mass, con annesso cast corposo guidato da Mr. Depp.

 

E se il documentario Janis di Amy Berg rappresenta una delle tante tinte forti di un festival veramente rock (chiedere di Laurie Anderson e Vasco Rossi…), è sempre al mezzo documentaristico che si affidano tanto Evgeny Afineevsky per raccontare il caso/caos Ucraina (Winter On Fire) quanto Noah Baumbach e Jake Paltrow per rendere omaggio a De Palma, con la pellicola dall’omonimo titolo. È un cinema che fatica a restare nei propri argini, un cinema che sembra avere voglia di saltar fuori dallo schermo e mischiarsi al pubblico in platea per vedere di nascosto l’effetto che fa, dove può capitare di vedere Martin Scorsese arrivare a Venezia con un cortometraggio di 16 minuti (The Audition) in cui DiCaprio e De Niro, interpretando loro stessi, si contendono la stessa parte in un prossimo film proprio di Scorsese.

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VENEZIA 72 | Cime tempestose L’eterno duello tra Uomo e Natura
di D. C.   
martedì 25 agosto 2015

everest.jpgIspirato al tentativo di raggiungere la vetta della più alta montagna del mondo nel 1996 da parte di due diverse spedizioni, Everest dell’islandese Baltasar Kormákur è il film di apertura di questa Mostra del Cinema, proiettato in prima mondiale nella Sala Grande del Palazzo del Cinema il 2 settembre.

 

Un cast imponente (Jason Clarke, Josh Brolin, Robin Wright, Keira Knightley, Emily Watson, Jake Gyllenhaal) per una pellicola girata in Nepal, alle pendici dell’Everest, nell’italiana Val Senales, negli studi di Cinecittà e nei britannici Pinewood Studios, adattata per lo schermo da Simon Beaufoy, Premio Oscar nel 2009 con The Millionaire di Danny Boyle.

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VENEZIA 72 | Belli e feroci. Pasolini, Monicelli, Kurosawa e gli altri
di Andrea Bruni   
martedì 25 agosto 2015

120giornatesodoma.jpgNe La grande bellezza di Paolo Sorrentino, l’ultracentenaria Santa definisce L’apparato umano, l’unico romanzo del disincantato dandy Jep Gambardella, come “bello e feroce”; sfogliando l’elenco dei Classici scelti per Venezia 72 ci sono tornati alla mente questi due aggettivi. Belli, senza dubbio alcuno, perché tutti tasselli del mosaico che compone la storia del cinema, ma anche feroci, perché sovente aguzzi, scabri, capitoli restaurati e quindi tornati al loro cupo splendore.

 

Si pensi a Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975), allucinato J’accuse sull’anarchia del potere, con cui Pasolini firma il più estremo dei testamenti; ma non si scordi neppure la cattiveria di Monicelli che con Vogliamo i colonnelli (1973), ispirandosi vagamente al golpe Borghese, ci offre la più crudele parata di generali rintronati ed ufficiali senescenti mai vista nel nostro cinema.

 

Un momento di respiro (ma trattasi pur sempre di una storia di fantasmi!) ci viene offerto dall’impagabile duo Powell & Pressburger che con Scala per il paradiso (1946) ci offre l’unico esempio esistente - con impagabile humor - di “surrealismo bellico”.

 

 

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VENEZIA 72 | A miracol mostrare. SIC, storia di una vocazione
di Sara Sagrati   
martedì 25 agosto 2015

bentley_dean_-_tanna.jpgA cosa serve la critica? Sono in molti a domandarselo, spesso i critici stessi, alle prese con un mestiere in profonda evoluzione. Eppure oggi più che mai il critico di cinema ha un ruolo fondamentale: segnalare nuovi autori e nuove cinematografie. Ed è proprio il compito della Settimana Internazionale della Critica, sezione indipendente della Mostra del Cinema di Venezia arrivata alla 30esima edizione, storicamente impegnata nella ricerca, promozione e valorizzazione di nuovi talenti del cinema mondiale.

 

Negli anni la SIC ha saputo individuarne molti, dagli italiani Carlo Mazzacurati, Sergio Rubini o Roberta Torre agli europei Olivier Assayas e Mike Leigh, passando da cinematografie lontane (Pablo Trapero), fino a future star di Hollywood come Kevin Reynolds e Bryan Singer. Recentemente la SIC ha anche saputo rinnovarsi, costruendo dei programmi variegati e capaci di offrire un osservatorio sul futuro del cinema spaziando tra commedia e documentari, drammi e film di genere. Il pubblico ha apprezzato, affollando le proiezioni.

 

Le giurie hanno apprezzato, premiando spesso i film della SIC come miglior opera prima dell’intera Mostra. Il mercato ha apprezzato, tanto che molti film della SIC sono usciti in sala con buon successo di spettatori e critica.

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VENEZIA 72 | Venti d’indipendenza. A spasso nei ‘non luoghi’, tra dialogo e ricerca
di Andrea Zennaro   
martedì 25 agosto 2015

gda.jpgLa dodicesima edizione delle Giornate degli Autori si presenta con una selezione variegata che, con le sue 20 opere, spazia tra 15 nazioni perlustrando, come in passato, le problematiche umane attraverso l'occhio elettronico della cinecamera. Film che lasciano un segno profondo tra gli spettatori della 72. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica e si dipanano attraverso varie sezioni.

 

Tre sono i film italiani presenti nella Selezione Ufficiale: Viva la sposa di Ascanio Celestini, storia di disadattati ai margini della società che campano di espedienti, La prima luce di Vincenzo Marra, regista la cui opera prima del 2001 Tornando a casa vinse il premio per miglior film nella Settimana Internazionale della Critica, Arianna dell'esordiente Carlo Lavagna sui turbamenti sessuali di una diciannovenne in lotta col suo passato.

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VENEZIA 72 | ¡Que viva México! I Leoni secondo Cuarón
di Sara Sagrati   
martedì 25 agosto 2015

cuaron.jpgPossibile che il regista di Harry Potter e il prigioniero di Azkaban sia il nuovo presidente di giuria della 72. Mostra del Cinema di Venezia? Assolutamente sì, se il suo nome è Alfonso Cuarón, responsabile di virtuosismi registici di grande successo come I figli degli uomini e Gravity, film d’apertura proprio a Venezia due anni fa e vincitore di 7 premi Oscar. Cuarón, insieme agli amici Guillermo del Toro e Alejandro González Iñárritu, è oggi il regista messicano più conosciuto al mondo. Insieme vengono definiti I tre amigos per essere riusciti a conquistare Hollywood, non solo dirigendo, ma anche scrivendo e producendo nuovi talenti e alimentando una nuova e fruttuosa corrente latina nella mecca del cinema.

 

Cuarón ha cominciato con film più intimisti come La piccola principessa (1995) e l’acclamato Y tu mama tambien (2001), riuscendo poi a modificare (in meglio!) il tono della saga del maghetto di J.K. Rowling e finendo nella lista 2014 dei 100 uomini più influenti del mondo stilata da «Time».

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VENEZIA 72 | The Director. Lo sguardo di Demme sul futuro
di Cesare Stradaioli   
martedì 25 agosto 2015

demme.jpgNon è facile inquadrare un regista come Jonathan Demme. Analizzando la sua opera si ha l’impressione di assistere alla parabola di un artista che potrebbe avere dato già il meglio di se e, tuttavia, considerati i nomi con i quali ha lavorato, capace ancora di riservare delle piacevoli sorprese. Il suo esordio, nel 1979, con un oscuro e un po’ opaco giallo interpretato da Roy Scheider e Christopher Walken - Il segno degli Hannan - avviene in un momento in cui Hollywood sta sparando cannonate di grosso calibro, sicché sopravvivere e rimanere in attività in maniera più che dignitosa è già significativo di per se.

 

Seguono, per tutta la decade successiva, alcune commedie di medio valore come Swing Shifts, che se non altro ha il merito di comporre una delle più famose e longeve coppie del cinema, Goldie Hawn e Kurt ‘chiamami Jena’ Russell, il frizzantissimo Qualcosa di travolgente, probabilmente l’ultima interpretazione degna di tale nome offerta da Melanie Griffith e Una vedova allegra… ma non troppo, orrenda trasposizione di Married to the Mob, con un cast di tutto rispetto composto da Matthew Modine, Michelle Pfeiffer e Oliver Platt.

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VENEZIA 72 | Affari di famiglia. Saverio Costanzo presiede la giuria delle Opere Prime
di Andrea Zennaro   
mercoledì 26 agosto 2015
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Alla 72. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica la Giuria internazionale del Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” - Leone del Futuro è presieduta da Saverio Costanzo, l'anno passato in concorso con Hungry Hearts. La figura autoriale di questo regista è difficilmente catalogabile: la sua opera prima Private sul conflitto israelopalestinese, girato interamente in Calabria, vinse il Pardo d'Oro al Festival di Locarno nel 2004.
 
Autore apolide per il quale il contenuto viene prima dello stile e della messa in scena, nei suoi film i personaggi sono i cardini che muovono l'intera costruzione registica ed il loro impatto drammaturgico fa fluire il racconto. Questo vale anche per i successivi suoi lavori, In memoria di me del 2007 ambientato nel monastero dell'isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, luogo sospeso in una dimensione fuori dal tempo, e La solitudine dei numeri primi del 2010, tratto dal romanzo di Paolo Giordano, che scandaglia le vite e i rapporti umani di persone segnate da drammi profondi ed incapaci di comunicare i propri sentimenti. 
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VENEZIA 72 | A tu per tu. Al Lido un Giardino per niente segreto
di Davide Carbone   
mercoledì 26 agosto 2015

pif.jpgChe la Mostra del Cinema di Venezia non sia mai stata manifestazione ad uso e consumo esclusivo degli addetti ai lavori, è cosa ben nota a tutti. La Biennale quest’anno ha deciso di ribadire il concetto grazie a Il Cinema nel Giardino, rassegna aperta ad un pubblico quanto mai trasversale composto da cinefili, semplici curiosi e abitanti del Lido per incontri ad ingresso rigorosamente libero e gratuito, con uniche limitazioni relative alla capienza della nuova arena all’aperto ospitata dai giardini del Casinò lidense.

 

La formula dell’iniziativa è collaudata quanto apprezzata dal riscontro di pubblico e vede un primo momento caratterizzato dall’incontro/dibattito con personaggi dello spettacolo come Giuliano Montaldo, Pif, Giuseppe Tornatore, Gianni Amelio, Arturo Brachetti e Vasco Rossi a cui segue la proiezione di un documentario incentrato proprio sugli aspetti e le tematiche appena affrontate in viva voce.

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