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CINEMA
[73.MOSTRA] Daily#8 (7 Settembre/September 2016)
di Redazioneweb2   
mercoledì 07 settembre 2016

daily8_7sett2016_coversingola.jpgDAILY #8 [download]

LANDED: Jean-Paul Belmondo Pablo Larraín Natalie Portman  Grant Hill Sophokles Tasioulis Michele Santoro Micaela Farrocco Maddalena Oliva Marco Travaglio Sergei Loznitsa Jesse Mazuch Danielius Kokanauskis Vladimir Golovnitski Nick Hamm Timothy Spall Colm Meaney Colin Bateman Gastón Solnicki Laila Maltz Iván Eibuszyc  Federica Di Giacomo Andrea Zvetkov Sanguigni Edoardo Morabito Paola Malanga Francesco Virga Salvatore Salviano Miceli Ambrogio Crespi Nick Varley Olivier Pequin     

 

Until the end of the world

Se ne occupa da sempre, Terrence Malick. Cercare il senso delle cose, seguire i misteriosi e sottilissimi fili che legano gli esseri viventi alla natura, all'universo, per vedere dove portano; sondare se il tempo e lo spazio, di cui si nutre la vita e su cui si fonda il suo simulacro più prossimo, il cinema, sono categorie valide e sufficienti; far compiere allo spettatore dei suoi poemi visivi un viaggio dentro se stesso, sfruttando le possibilità di un cinema concepito per essere grande, immersivo, totale. Voyage of Time: Life's Journey è ancora – e sempre – questo. In Concorso vedremo la versione di un'ora e mezza, che a ottobre uscirà nelle sale IMAX, a conferma della concezione “megaloscopica” del saggio Malick. A narrare la storia della Terra, della sua nascita e della sua fine, la grande Cate Blanchett. E tanto basta. Iconica incarnazione del femminile, Jackie Kennedy è da sempre l'emblema della classe e dell'eleganza occidentali. La first lady più amata di sempre è interpretata dall'eterea Natalie Portman in Jackie, primo film made in USA del talentuoso Pablo Larraín, noto per i suoi Tony Manero (2007) e Post mortem, quest’ultimo in Concorso al Lido nel 2010. Accanto alla Portman, impegnata nelle riprese di The Death and Life of John F. Donovan, nuova fatica di Xavier Dolan, Peter Sarsgaard nei panni di JFK. Fuori Concorso, un altro film sullo sfondo della politica del Novecento. Il britannico The Journey di Nick Hamm è il racconto dell'amicizia tra due acerrimi nemici nell'Irlanda del Nord dei giorni nostri, il leader unionista Paisley e il politico del Sinn Féin Martin McGuinness, che dopo un viaggio insieme hanno stretto un sodalizio umano e politico che è valso loro il nomignolo di Chuckle brothers, dal nome di un celebre due comico BBC. È un'inchiesta sociale invece Robinù, diretto da Michele Santoro e presentato oggi al pubblico della Sala Giardino. Un'inchiesta sulle giovanissime reclute della camorra in cui i baby boss, per lo più ragazzini di quindici anni, diranno la loro senza alcun filtro, mostrando al mondo il lato oscuro del Belpaese. / Terrence Malick is one to keep looking for the meaning of things, to follow the mysterious threads that link living creatures to nature and universe, to fathom time and space, the essential components of life and its closest simulacrum: cinema. Voyage of Time: Life’s Journey is still – and ever – what this is all about. We will enjoy the ninety- minute version, in IMAX theatres in October. The story of Earth will be narrated by Cate Blanchett. An icon of femininity, Jackie Kennedy was the most beloved first lady of all times, whom Natalie Portman interprets in Jackie, Pablo Larraín’s first American production. Beside Portman, Peter Sarsgaard stars as JFK. Another movie with a political background is British The Journey, where Nick Hamm tells the story of two bitter enemies in Ulster: Unionist leader Paislay and Sinn Féin’s Martin McGuinness, who after travelling together established a human and political partnership that earned them the nickname of Chuckle Brothers, a popular BBC comic duo. A film of social investigation is Robinù by Michele Santoro, to be presented today in the Sala Giardino. Newbie camorra recruits, many aged but fifteen, will tell their side of the story – Italy’s darkest side.

 
[73.MOSTRA] Intervista a Gastón Solnicki
di Andrea Falco   
mercoledì 07 settembre 2016

img_3866.jpgDo you think recession can be an inner state of the soul, or of the mind?
Starting light, eh? I never thought of it that way, and to think Argentina is a very psychoanalytic society in my opinion. I am under the impression that we are more acquainted with recession as being a state of the economy, not a neurosis, which has more direct causes. At any rate, I wouldn’t be surprised if different audiences saw different storylines that I myself couldn’t see. It is certainly related, alienation is all around our post-capitalist economy. When I started making this film, I didn’t know what I was getting into. I wanted to use Bartók and the setting of Punta del Este, in Uruguay, where I spent all summers as a child. I feel this sense of decay of contemporary world was highly cinematic and it showed in the contradiction of a place that is supposed to be a paradise but one we were kind of trapped in. A sense of false, superficial comfort. That’s where I found the connection between the validation of the characters and their relations.

 

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[73.MOSTRA] Intervista a Federica Di Giacomo
di Fabio Marzari   
mercoledì 07 settembre 2016

27998-liberami_-_director_federica_di_giacomo.jpgUn tema trattato spesso nel cinema dal punto di vista della spettacolarizzazione drammatica oppure della più ‘sguaiata’ ironia. Quale tono ha voluto imprimere per raccontare una storia dei nostri giorni, ma che sembra arrivare dal buio della non conoscenza? Da antropologa, ha dovuto mediare tra l’inevitabile dose di scetticismo e il racconto documentaristico?
Il tema affrontato nel film era molto difficile e rischiava di frustrare qualsiasi possibilità di racconto, proprio perché era già inquinato in partenza da un immaginario horror oppure dal suo opposto, che sfocia inevitabilmente nella ridicolizzazione del tutto. Il lavoro di scrittura è servito esattamente a trovare la giusta distanza. Abbiamo dovuto reinventare lo sguardo, guardando l’esorcismo con altri occhi, come una chiave di accesso al disagio contemporaneo. Non eravamo quindi interessati né all’esplorazione fenomenologica dell’esistenza di Satana, né all’esorcismo, ma piuttosto a capire come potesse accadere che una situazione del genere si sostanziasse nel quotidiano, venisse metabolizzata e divenisse infine un’opzione terapeutica contro un disagio molto presente.

 

Tutti ci facevamo domande che a loro volta ne generavano altre: noi stessi, i sofferenti, i preti, che erano nel regno del dubbio, perché non è facile comprendere quali siano i limiti tra il disagio psichico e spirituale. Abbiamo trovato la giusta distanza cercando ogni volta di riposizionare lo sguardo su quello che veramente ci interessava, evitando di farci schiacciare dalla testimonianza retorica della sofferenza oppure da un punto di vista che venisse da fuori e potesse diventare troppo drammatico o grottesco. Abbiamo cercato di lasciare che gli attori facessero uscire quanto più possibile le loro storie, permettendo agli spettatori di porsi delle domande. In questo modo il film è arrivato a stratificarsi, arricchendosi e diventando sicuramente più interessante. Viviamo in un mondo in cui la domanda di esorcismo è crescente e questa stessa pratica viene utilizzata per risolvere casi di disagio dalla natura dubbia e difficilmente atalogabile.

 

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[73.MOSTRA] Intervista a Roberto Andò
di Davide Carbone   
mercoledì 07 settembre 2016

29704-photocall_-_jury_venice_classics_roberto_and___-_foto_asac.jpgPresidente di una giovane giuria nell’ultima Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro e direttore didattico al Centro Sperimentale di Cinematografia, Roberto Andò rappresenta una delle personalità più significative del panorama cinematografico contemporaneo. Palermitano, classe ’59, regista, sceneggiatore e scrittore, Andò presiede la giuria composta da giovani studenti di cinema incaricata di assegnare per la quarta volta i premi Venezia Classici per il miglior film restaurato e per il miglior documentario sul cinema.

 

Cosa crede che le nuove generazioni possano aggiungere al panorama cinematografico italiano in questo momento? Cosa dovrebbero invece imparare dal passato e fare proprio?
La differenza sostanziale rispetto alla nostra generazione è la totale libertà, intesa anche come limite, dall’aspetto ideologico presente nel passato. Ideologia che poteva essere anche un modo per percepire la temperatura del mondo e captarne i problemi. Mi sembra che questo atteggiamento manchi del tutto nelle nuove generazioni, come se a mancare fosse il rumore di fondo della storia.

 

La sezione Venezia Classici mette lo spettatore a confronto con la memoria, pratica che assume un significato ancora più rilevante quando lo spettatore è giovane, ed è importante restaurare pellicole per fare in modo che lo spettatore, soprattutto giovane, possa tornare in contatto con la sacralità della sala, in un’epoca che vede immagini cinematografiche scorrere su computer e smartphone. L’altro giorno ho visto assieme ai ragazzi della giuria L’argent di Bresson, film per certi aspetti inconcepibile, che forse oggi non verrebbe nemmeno prodotto, ma capace di ‘ripulire’, togliere quella patina che spesso copre lo sguardo dello spettatore, soprattutto giovane. Liberarsi da questa patina ed entrare in una dimensione diversa è quello che i nuovi cineasti dovrebbero fare e credo che la Mostra stessa sia un invito rivolto agli spettatori in questo senso. La cifra stilistica che i giovani potrebbero aggiungere al panorama cinematografico è collegata alla freschezza del loro sguardo, libero dall’impaccio dell’ideologia e della sete di conoscenza, oggi spesso surrogata da tante altre cose. Una freschezza che nei registi emergenti ci offre esempi impossibili da mettere in relazione con il passato, profondamente interessanti. Durante la cerimonia di apertura ha ricordato la definizione di Calvino: «Classico è ciò che continua a essere contemporaneo».

 

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[73.MOSTRA] Daily#7 (6 Settembre/September 2016)
di Redazioneweb2   
martedì 06 settembre 2016

daily7_6sett2016_coversingola.jpgDAILY #7 [download]

LANDED: Ana Lily Amirpour Suki Waterhouse Eddy Moretti Danny Gabai Roberto Herlitzka Kim Rossi Stuart Cristiana Capotondi Diana Camilla Federico Starnone Carlo Degli Esposti Paolo Del Brocco Francesco Munzi Giuseppe Trepiccione Stéphane Brizé Judith Chemla Jean-Pierre Darroussin Yolande Moreau Florence Vignon Gilles Sacuto Miléna Poylo Laurie Simmons Andrew Fierberg Deepak Rauniyar Asha Magrati Dayahang Rai David Barker Tsering Rhitar Sherpa Joslyn Barnes Kei Ishikawa Hikari Mitsushima Piotr Niemyjski Stefano Mordini Emanuel Caserio Michele Riondino

 

Cannibal Tuesday

Può esserci amore tra i cannibali? Domanda lecita, almeno per l'americana Ana Lily Amirpour che presenta oggi uno dei titoli più attesi di questa edizione, il già chiacchieratissimo The Bad Batch, in corsa per il Leone d'Oro. La regista, che molti salutano come la versione al femminile di Tarantino, si era già fatta notare al Sundance due anni or sono per il provocatorio A Girl Walks Home Alone at Night, protagonista una vampira in una città iraniana. In questa nuova parabola distopica racconta vita quotidiana e amori in una comunità di "neo-cannibali" in Texas. Nel cast, grandi nomi come Jim Carrey e Keanu Reeves, accanto all'astro nascente Suki Waterhouse, modella e interprete in The Divergent Series:Insurgent (2015), e al colosso hawaiano Jason Momoa, Khal Drogo de Il trono di spade nonché futuro Aquaman nel prossimo DC movie Justice League. Altre e ben più realistiche efferatezze in terra americana sono oggetto del racconto laconico e dal taglio antropologico Dark Night di Tim Sutton (Orizzonti), affresco “corale” delle vite spezzate dalla celebre strage che nel 2012 in una multisala di Aurora, in Colorado, stroncò la vita di dodici ragazzi durante la proiezione de The Dark Knight Rises (Il cavaliere oscuro – Il ritorno). Gioca in casa il giovane Sutton, che grazie a Biennale College – Cinema ha potuto realizzare il suo secondo film Memphis (2013), ottenendo inviti nei più prestigiosi festival d'oltreoceano. Secondo titolo in gara per il Leone d'Oro il franco-belga Une vie, ritratto di una donna ingenua e sognatrice nella Normandia del diciannovesimo secolo. L'autore, Stéphane Brizé, si è fatto notare lo scorso anno a Cannes per l'irriducibile La legge del mercato, in corsa per la Palma d'Oro, storia di un disoccupato come tanti combattuto tra la necessità di un impiego e il suo ruolo di padre di un figlio disabile. Due gli italiani oggi nelle sezioni principali della Mostra. Con Assalto al cielo Francesco Munzi racconta, montando immagini di repertorio, la vicenda dei ragazzi che animarono le lotte politiche in Italia tra il 1967 e il 1977. Intimista invece Tommaso, di Kim Rossi Stuart, ritratto di un attore che, dopo la fine di una lunga relazione, disperde la sua identità in incontri con numerose donne che lo costringono a recitare sempre lo stesso copione. / Can there be love between cannibals? Ana Lily Amirpour thinks this is a legitimate question in The Bad Batch. We noticed Amirpour at Sundance two years ago with provocative A Girl Walks Home Alone at Night – a vampire girl in Iran, that is. Her latest dystopia tells the love and daily life of a Texan cannibal community, starring Jim Carrey, Keanu Reeves, Suki Waterhouse, and Jason Momoa. Other brutal atrocities, again in American land, are recounted in Dark Night by Tim Sutton, the story of the lives cut short in that movie theatre of Aurora, Colorado, in 2012. Sutton worked with Biennale College – Cinema in 2013 for his Memphis, invited in the most prestigious American festivals. Franco-Belgian Une vie is about a naïve, dreamer woman in XIX-century Normandy. Director Stéphane Brizé acquired fame last year at Cannes for The Measure of a Man, the story of an unemployed father of a special-needs child. Francesco Munzi’s Attacco al cielo is about the student and political protests in Italy in the years 1967 and 1977. Kim Rossi Stuart’s Tommaso is an actor just over a long relationship who is forced to play the same part with different women over and over again.

 
[73.MOSTRA] Intervista a Deepak Rauniyar
di Marisa Santin   
martedì 06 settembre 2016

28170-white_sun_-_director_deepak_rauniyar.jpegDo you believe that a look from the outside on your own country helped you understand and narrate Nepal in a different perspective?
Other than participation on labs organized by Berlinale, TIFF or Rotterdam film festivals, I do not actually have formal educational experience abroad. But for the past couple of years, I’ve been partly living in New York, and being far from home has helped me to see things in a different perspective. Especially it really helped me to write my main protagonist, Agni. My love for Agni was constantly challenged by the day-by-day transformation of the Nepal Communist Party (Maoist) and its leader, all those news around me! So, isolating myself in New York from all those events in Nepal, as Agni had in his life, helped me to be more focused on him and to love him.

 

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[73.MOSTRA] Intervista a Kei Ishikawa
di Marisa Santin   
martedì 06 settembre 2016

32376-gukoroku__traces_of_sin__-_director_kei_ishikawa_1.jpgYou graduated at Poland’s Lodz Film School. The film cinematographer is Polish, too. How much your European experience influenced our work and the way you describe Japan?
I never intended to add any European influences to my film(s). I just did what I knew on the set. But anyway, what I knew was European style filmmaking, so of course my European study influenced in that way. Probably the way I describe Japan changed a lot. I always had subjective and objective eyes to look at the country and the culture. For European people, Japan sometimes looks exotic but for Japanese, everything looks normal. I’m totally in between. I don’t want to judge it as good or bad, but I needed to stand in between to tell this story properly.

 

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[73.MOSTRA] Intervista a Tim Sutton
di Andrea Falco   
martedì 06 settembre 2016

img_3806.jpgYour movie Memphis won the first edition of the Biennale College programme (2012-2013): how would you describe this experience?
I was in their first class. I had a tremendous experience in making my second film with them, I owe it completely to them. It was an exciting process, the College helped shape the film, they sent me off to make the film I was hoping to make without hovering over me. They empowered me and made me able to make independent artistic choices. It is very rare that an organization would both found you and push you to make something out of mainstream. Eventually, the film got international distribution, it was in several festivals all over the world and it was played in many theatres in America. Other films are doing the same, if not better. I keep in touch with many of my former fellows of the College, we support each other. We are a network and we all owe it to the Biennale College progamme..

 

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[73.MOSTRA] Intervista a Paride Leporace
di Fabio Marzari   
martedì 06 settembre 2016

nicolavianello.jpgPresentato oggi il progetto LuCa, accordo strategicamente virtuoso tra Lucana Film Commission e Calabria Film Commission, unite per creare un nuovo asse di sviluppo nel mondo della promozione del settore cinema a livello territoriale. Il primo step è The Millionairs, un cortometraggio che vede protagonisti in regia Claudio Santamaria e alla produzione Gabriele Mainetti, che sarà girato nel Parco del Pollino al confine esatto tra le due Regioni Basilicata e Calabria. Paride Leporace, alla direzione di questa nuova azione congiunta, ci racconta come si sta concretizzando questo innovativo ‘sistema integrato’ tra Film Commission.


Come nasce LuCa?
È bene fare una premessa. La Lucana Film Commission continua la propria azione nella piena autonomia, così come la rinata Calabria Film Commission inizia un nuovo percorso autonomo, dopo dieci anni di vita. Nell’ottica del risanamento voluto dal Presidente della Regione Calabria, è stato chiesto il mio apporto, considerate le mie origini calabresi, come Direttore ad interim senza compenso del progetto LuCa, affiancando Giuseppe Citrigno, componente della Commissione nazionale per la cinematografia ed esercente cinematografico, nominato Presidente della Calabria Film Commission. Questa collaborazione vedrà i singoli soggetti coinvolti nei progetti unire gli sforzi per essere economicamente accompagnati nella realizzazione di progettualità cinematografiche attraverso la creazione di un Fondo ad hoc nel rispetto delle leggi vigenti. Le due Regioni avranno competenze diverse e non verranno in alcun modo ridotti i rispettivi investimenti, bensì potenziati, per dare così esiti concreti a una politica dell’attrazione capace di valorizzare in maniera sistemica questo distretto interregionale.
È stato così possibile coinvolgere Claudio Santamaria, alla prima esperienza da regista, e abriele Mainetti nelle vesti di produttore, dopo il grande successo di Lo chiamavano Jeeg Robot, per la realizzazione di un cortometraggio girato nel Parco del Pollino, l’area protetta più ampia d’Europa condivisa proprio dalle due Regioni. The Millionairs, questo il titolo del corto, rappresenta il punto di partenza di questa collaborazione. Stiamo impegnando maestranze e location, concentrando proprio sul confine tra Basilicata e Calabria gli sforzi di una sinergia che ci auguriamo possa continuare a lungo. Si tratta di un’opportunità non solo per le due Regioni, ma per il Sud in generale, che in quest’occasione dovrà dimostrarsi capace di ‘fare sistema’ e convogliare le proprie forze per la promozione di una politica di occupazione.

 

LuCa è di sicuro un esempio virtuoso, soprattutto i questi tempi!
Ci proviamo ogni giorno. Vorremmo davvero esserlo. Personalmente potevo anche disinteressarmi della cosa e proseguire il mio mandato, ma come in parte calabrese, e soprattutto più estesamente come meridionale, sono da subito stato convinto che questo fosse un terreno in cui spendersi. Ovviamente nella mia decisione ha pesato il fatto di essere stato investito di questa responsabilità da due Presidenti di Regione, nonché il risanamento economico del versante calabrese, che dopo un anno e mezzo ha portato a ottimi risultati.

 

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[73.MOSTRA] Daily#6 (5 Settembre/September 2016)
di Redazioneweb   
lunedì 05 settembre 2016

daily6_5sett2016_venewsciak-cover.jpgDAILY#6 [download]

 

LANDED: Amir Naderi Andrea Sartoretti Claudia Potenza Roberto Cimatti Carlo Hintermann Gerardo Panichi Rino Sciarretta Eric Nyari Laurent Vinay Andrew Dominik Amat Escalante Ruth Ramos Simone Bucio Edén Villavicencio Jesús Meza Manuel Alberto Claro Jaime Romandía Roan Johnson Luigi Fedele Blu Yoshimi Brando Pacitto Michela Cescon Sergio Pierattini Francesco Colella Clara Alonso Francesca Michielin Karl Lemieux Jean-Simon Leduc Martin Dubreuil Marie-Douce St-Jacques Sylvain Corbeil Kate Morrison Madeleine Molyneaux Alex Somers Marcos Carnevale Oscar Martinez Rodrigo De La Serna Gabriel Cavallo

 

A place to be
Abbandonati o stravolti, familiari o estranei, i luoghi condizionano sempre le esistenze. E di vite messe alla prova dalle circostanze e dall’ambiente oggi ne osserveremo diverse sugli schermi del Lido. A partire da Monte (Fuori Concorso), primo progetto italiano di Amir Naderi girato sul Latemar in Alto Adige, a oltre 2550 metri, e in Friuli. Ambientata in un passato remoto di un villaggio semi-abbandonato, è la storia di Agostino, Nina, del figlio Giovanni e insieme il racconto della loro lotta portata avanti per sopravvivere alla forza ancestrale della montagna. Vuol essere una parabola sociale e universale anche il messicano La región salvaje di Amat Escalante, in corsa per il Leone d’Oro, altro ritratto di famiglia e insieme di un luogo. Veronica cerca il punto esatto in cui è piombato un meteorite che ha alterato la conformazione della zona in cui vive. Allo stesso modo lei sconvolgerà le vite di una giovane coppia e dei loro bambini. Stesso continente, altra latitudine: ruota intorno a Dawson City, cittadina canadese a qualche centinaio di chilometri dall'Artico l'opera Dawson City: Frozen Time (Orizzonti), ricostruzione di un luogo e della sua storia (dalla corsa all'oro alle testimonianze di antiche tribù nomadi) per mano dell'americano Bill Morrison e prodotta dal MoMA di New York. Il film è montato usando incredibile materiale di repertorio (oltre cinquecento pellicole) rimaste conservate nel ghiaccio per più di cinquant'anni. Ancora musica d'eccezione con Nick Cave che Fuori Concorso porta One More Time with Feeling, film girato da Andrew Dominik per il lancio del nuovo album con i Bad Seeds, Skeleton Tree: un tributo al lavoro del cantautore australiano, ma anche un’opera concepita a completamento dell'album, disponibile dal prossimo autunno. Girato nei toni di una teen comedy, Piuma, titolo in Concorso firmato Roan Johnson (regista nel 2014 del film “partecipato” Fino a qui tutto bene), è il racconto di due adolescenti e di una gravidanza inaspettata. Uno spaccato di vita e società che fotografa l'oggi con lo sguardo proteso al domani. In Sala Giardino, un omaggio speciale al produttore Chris Meledandri per il suo contributo allo sviluppo del cinema di animazione./ Abandoned, dazed, familiar, alien – places condition our existence. Lives put to the test by circumstances are all over the screen at Lido, starting with Monte, Amir Naderi’s first Italian project, filmed in the Alto Adige and Friuli Regions and set in a remote past in an almost deserted village: the story of a young family trying to keep their life together in Alpine territory. Also a social, universal parable is Mexican Amat Escalante’s La región salvaje, a portrait of a family and of a place. Veronica looks for the exact spot where a meteorite landed, altering the balance of the place she lives in. In similar fashion, she will alter the life of a young couple and their children. Dawson City is a Canadian village a few hundred miles south of the Arctic: Dawson City: Frozen Time reconstructs its story in a production of MoMA New York directed by Bill Morrison also using found footage that lay under ice for fifty years. Great music in Andrew Dominik’s One More Time with Feeling, starring Nick Cave, launching new album Skeleton Tree. A tribute to the Australian singer/songwriter and a complementary piece for the album, out next fall. Looks like a teen comedy Piuma by Roan Johnson – two adolescents and an unplanned pregnancy. A view on life and society of today with an outlook on the morrow.

 
[73.MOSTRA] Daily#5 (4 Settembre/September 2016)
di Redazioneweb2   
domenica 04 settembre 2016

daily5_4sett2016_venewsciak-cover.jpgDAILY#5 [download]

 

LANDED: Mel Gibson Andrew Garfield Teresa Palmer Vince Vaughn Hugo Weaving Luke Bracey Bill Mechanic John Landis Massimo D’Anolfi Martina Parenti Marina Vlady Shin Kubota Felix Rohner Sabina Scharer Paola Maranga Mariano Cohn Gastón Duprat Oscar Martínez Andrea Frigerio Nora Navas Belén Chavanne Andrés Duprat Toni M. Mir Katell Quillévéré Emmanuelle Seigner Tahar Rahim Kool Shen Karim Leklou Gilles Taurand Maylis de Kerangal David Thion Justin Taurand Michele Vannucci Mirko Frezza  Alessandro Borghi Vittorio Viviani Milena Mancini Ivana Lotito Ginevra De Carolis Giovanni Pompili Sofía Brockenshire Verena Kuri

 

Saved souls

Tutti salvi questa domenica al Lido. Di più: immortali. È degno del più alto registro il tema di Spira mirabilis, nuovo poema sinfonico (in corsa per il Leone d'Oro) del duo composto da Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, tra i titoli più interessanti della Mostra. Noti per fondere con rara maestria immagini di grande rigore formale, costruendo opere poetiche più che documentaristiche, di notevole suggestione e profondità (come Materia oscura, che si concentra sugli effetti delle esercitazioni militari in Sardegna), D'Anolfi e Parenti esplorano qui il tema dell'immortalità da quattro angolazioni (e storie) del mondo. E se il duo italiano non mancherà di sorprendere, farà altrettanto quello argentino costituito da Mariano Cohn e Gastón Duprat, noti in passato per produzioni televisive all'avanguardia e apprezzati autori, anche di documentari, nei migliori festival di cinema indipendente in America Latina e negli Stati Uniti. Il loro El Ciudadano Ilustre (Venezia73) è il racconto del rimpatrio di un colto intellettuale argentino. Un viaggio letterario e umano alla ricerca di una redenzione personale. Un po' come Mirko (Mirko Frezza), protagonista de Il più grande sogno di Michele Vannucci (Orizzonti), storia di un ex detenuto e criminale romano che tenta il riscatto diventando guida della comunità umana della borgata in cui vive. E di salvare vite e anime si occupano anche i protagonisti di Réparer les vivants (Orizzonti) della belga Katell Quillévéré, storia della vita appesa a un filo di Simon, giovane surfista vittima di un incidente. È un’anima salva anche Desmond Doss, primo obiettore di coscienza a ricevere la medaglia d'onore per aver salvato settantacinque soldati durante la battaglia di Okinawa, interpretato da Andrew Garfield nella nuova fatica di Mel Gibson Hacksaw Ridge (Fuori Concorso). Nel cast anche Vince Vaughn, Sam Worthington (che dal 2018 vedremo nei sequel di Avatar), Luke Bracey (Johnny Utah nel remake di Point Break) e Hugo Weaving (V di V per Vendetta, nonché Teschio Rosso in Captain America - Il primo Vendicatore). / More than saved: immortal. Spira mirabilis is a symphony by Massimo D’Anolfi and Martina Parenti, who explore immortality in four stories. They are known for their mastery of poetic images, like the ones they used in Materia oscura, on the effect of military exercise in Sardinia. The Italian duo won’t fail to surprise us, as won’t an Argentinian one, known for cutting-edge TV productions and habitué of Latin American independent cinema festivals. Mariano Cohn and Gastón Duprat authored El Ciudadano Ilustre, the homecoming of an Argentinian intellectual expat. A literary and human journey of personal redemption. A bit like Mirko’s, protagonist of Michele Vannucci’s Il più grande sogno, the story of a Roman ex-con that looks for redemption in guiding the community he lives in. Saving lives, saving souls: Réparer les vivants by Belgian Katell Quillévéré is about Simon, a young surfer who falls victim of an accident. Desmond Doss is a conscientious objector who was awarded a golden medal for saving 75 soldiers at Okinawa: Hacksaw Ridge by Mel Gibson, starring Andrew Garfield (Desmond), Vince Vaughn, Sam Worthington (we will see him in Avatar’s sequel in 2018), Luke Bracey, and Hugo Weaving.

 
[73.MOSTRA] Intervista a Andrea Iervolino
di Fabio Marzari   
sabato 03 settembre 2016

andreaiervolino.jpgAndrea Iervolino, italo-canadese di Cassino (Frosinone) è uno di quei personaggi che sembrano usciti direttamente dalla fantasia di uno sceneggiatore cinematografico. Se non lo avessimo incontrato davvero, forse avremmo potuto dubitare della sua natura umana! A soli 28 anni è un produttore di successo a livello mondiale (AMBI Pictures, fondata insieme a Monika Bacardi) ed ha saputo realizzare il suo sogno di bambino, dormendo 4 ore per notte e lavorando incessantemente, trasmettendo sempre un entusiasmo contagioso. A Venezia con due film fra i più attesi: The Bleeder, co-prodotto con Avi Lerner, e In Dubious Battle.

A 28 anni è già un produttore molto apprezzato. Vuol dire che è stato nutrito a biberon e sceneggiature?
Fin da bambino ho utilizzato il cinema per scappare dalla realtà, affascinato da quanto le storie potessero far vivere emozioni in grado di aprirci un mondo parallelo, affascinante e tutto da scoprire. Ho vissuto un’infanzia piuttosto difficile, i miei genitori erano molto giovani quando sono nato e anche loro arrivavano da una situazione familiare piuttosto intricata. Ora sono i migliori genitori del mondo, ma quando ero bambino la situazione non era semplice da affrontare.

 

Ho sempre cercato di essere indipendente e fare tutto da me, non potendo contare sull’aiuto di parenti o amici. Mi rifugiavo in una stanza creando i miei personaggi immaginari, con le loro storie e avventure. In un certo modo mi stavo già avvicinando a quello che sarebbe stato il mio mestiere.

Quando il passaggio dalla stanza ‘rifugio’ ai primi passi nella produzione?
Già a 15 anni decido di andare via di casa, andando a lavorare per una società che si occupava di spettacoli teatrali e imparando a conoscere alcuni aspetti della pratica di produzione e distribuzione, ovviamente diversi rispetto alle dinamiche cinematografiche, ma comunque simili. Per un ragazzino completamente a digiuno di tutto questo, già imparare cosa sia uno ‘script’ o una sceneggiatura corrisponde a frequentare un master universitario, con la differenza che qui la pratica è a portata di mano, quotidianamente. Dopo alcuni mesi sono tornato nella mia città natale, Cassino, e ho cominciato a scrivere un film che raccontava il mio territorio e la sua storia, con l’aiuto di un professore, anche lui totalmente a digiuno di scrittura cinematografica. Nel contempo ho iniziato a raccogliere fondi tra commercianti e piccoli imprenditori della mia città, e a scegliere gli attori per strada. In questa prima occasione ovviamente mi occupavo di tutto. Mi sono trovato poi ad affrontare lo scoglio relativo alla distribuzione, con gli imprenditori che avevano finanziato il film ovviamente desiderosi di vedere proiettato il risultato dei propri sforzi.

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[73.MOSTRA] Daily#4 (3 Settembre/September 2016)
di Redazioneweb   
sabato 03 settembre 2016

daily4_3sett_cover-sito.jpgDAILY#4 [download]

 

LANDED: Paolo Sorrentino Jude Law Silvio Orlando Scott Shepherd Cécile de France Javier Cámara Ludivine Sagnier James Cromwell Lorenzo Mieli Andrea Scrosati James Franco Ashley Greene Austin Stowell Andrea Iervolino Monika Bacardi Martin Koolhoven Dakota Fanning Emilia Jones Els Vandervorst François Ozon Pierre Niney Paula Beer Johann von Bülow Stefan Arndt Eric Altmayer Nicolas Altmayer Kim Jee woon Choi Jae weon Ulrich Seidl Veronika Franz Wolfgang Thaler Fien Troch Nico Leunen Karlijn Sileghem Els Deceukelier Antonino Lombardo Peter Brosens Jessica Woodworth Peter Van den Begin Lucie Debay Bruno Georis Valentin Ganev David Hansen Enzo Sisti Alex Barder Andre Van Heerden Jorge Thielen Armand Adriana Herrera

 

Saturday Night Fever!

Star come se piovesse oggi al Lido. Merito per gran parte di Jimbo, alias James Franco, affezionatissimo a Venezia. Il cast del suo In Dubious Battle, presentato al popolo della Sala Giardino, è il più stellare della Mostra. Accanto a Franco, colleghi del rango di Ed Harris, Robert Duvall e Sam Shepard, fuoriclasse come Bryan Cranston (premiato protagonista della serie Breaking Bad), e la bad girl Selena Gomez, ma anche giovani promesse come Josh Hutcherson (Peeta Mellark di Hunger Games), Nat Wolff (giovanissimo protagonista di The Naked Brothers Band, film e serie) e icone televisive come Zach Braff (J.D. di Scrubs). Il film scomoda nientemeno che John Steinbeck, autore del romanzo da cui è tratto il film (La battaglia, Bompiani): storia della rivolta dei raccoglitori di frutta in California durante la Grande Depressione. Ma naturalmente al Lido sarà anche il giorno di Paolo Sorrentino, il più caustico e internazionale dei registi italiani. Attesa per la sua ultima discussa fatica, la serie The Young Pope, presentata Fuori Concorso con la proiezione dei primi due episodi. La serie, prodotta da HBO, Sky e Canal Plus, composta di otto episodi di cinquanta minuti, sarà trasmessa quest'anno da Sky. È la storia immaginaria del primo papa americano, Pio XIII, interpretato da Jude Law, che vedremo destreggiarsi tra vita privata e ruolo pubblico. Nel cast anche Diane Keaton, Silvio Orlando e Ludivine Sagnier. Bellezza selvaggia ma trattenuta, Dakota Fanning è la protagonista del western europeo Brimstone (Venezia73), diretto da Martin Koolhoven, acclamato regista di Winter in Wartime (2008). Liz è in fuga dal suo passato e inseguita dal malvagio Preacher (interpretato da Guy Pearce). Fra gli interpreti, anche Carice van Houten (Operazione Valchiria), Paul Anderson (Sherlock Holmes: Gioco di ombre), Jack Roth (The Great Train Robbery) e Carla Juri, nel cast del misterioso sequel di Blade Runner, atteso per il 2017. Si annuncia come un melò in grande stile invece il nuovo film di François Ozon, Frantz, ambientato all'indomani della Grande Guerra e incentrato sull'incontro di due anime tristi, Anna (Paula Beer) e Adrien (Pierre Niney), che si ritrovano a piangere lo stesso uomo caduto in guerra, un marito e un amico. E dall'Europa arriva, Fuori Concorso, un altro autore tra i più originali e controversi, l'austriaco Ulrich Seidl, già Leone d'Argento nel 2001 per Canicola e Premio Speciale della Giuria alla 69. Mostra per Paradies: Glaube, quest'anno al Lido con Safari, documentario (sicuramente impietoso) sull'abominevole pratica dei cacciatori europei di animali selvaggi in Africa. C'è da scommettere che ce ne ricorderemo. Per Orizzonti la noia mortale dei giovani che hanno tutto e niente viene messa a nudo in Home dalla belga Fien Troch, autrice il cui piglio disincantato è capace di spolpare all'osso vicende crudeli. E dal Belgio viene anche il re (King of the Belgians) della coppia Brosens & Woodworth (La quinta stagione). Il monarca immaginario dovrà fuggire in incognito da Istanbul attraverso i Balcani per rientrare nel suo paese minacciato da una rivolta. Ogni riferimento al vero Re del Belgio e puramente casuale… / Venice stardom today! James Franco presents his In Dubious Battle, starring Ed Harris, Robert Duvall, Sam Shepard, bad girl Selena Gomez, and TV icons like Zach Braff. The film is an adaptation of John Steinbeck’s novel, a story of unionized fruit pickers in depression-era California. Paolo Sorrentino presents TV series The Young Pope, produced by HBO, Sky, and Canal+, about the fictional first American Pope, Pius XIII, interpreted by Jude Law. Dakota Fanning stars in Martin Koolhoven’s western Brimstone as Liz, a woman escaping her past. François Ozon tells the story of a man and a woman (Paula Beer and Pierre Niney) grieving a lost husband and friend. Controversial director Ulrich Seidl authored Safari on European poachers in Africa. For the Orizzonti section, the suffocating boredom of those teenagers that have it all - and have nothing at all - in Home by Belgian director Fien Troch, who dissects the crudest stories down to the bone. Also from Belgium is Brosens & Woodworth’s King of the Belgians. The fictional monarch needs to escape Istanbul via the Balkans to reentry Belgium, where a revolt is taking place.

 
[73.MOSTRA] Daily#3 (2 Settembre/September 2016)
di Redazioneweb   
venerdì 02 settembre 2016

daily3_cover_venews.jpgDAILY#3 [download]

 

LANDED: Tom Ford Amy Adams Jake Gyllenhaal Aaron Taylor Johnson Philippe Falardeau Liev Schrieber Naomi Watts Carl Hampe Dario Argento Nicolas Winding Refn Francesco Carrozzini Franca Sozzani Amy Berg Daniele Di Lorenzo Christopher Murray Michael Silva Augusto Matte Thierry Lenouvel Raúl Arévalo Antonio de la Torre Luís Callejo Beatriz Bodegas Charles Siskel Ronny Trocker Andreas Lust Ingrid Burkhard Susanne Mann Karin C. Berger Shubhashish Bhutiani Sanjay Bhutiani

 

Sometimes they come back
Bombe, miracolati, pugili, zombie. E un libro misterioso ed evocatore. Parte col botto il primo weekend della Mostra, con American Anarchist (Fuori Concorso), documentario sul famigerato libro The Anarchist Cookbook (1971), bibbia bombarola acquistabile su Internet, alla base, pare, di attentati come la strage alla maratona di Boston nel 2013. Regista il talentuoso Charlie Siskel, che con il precedente Alla ricerca di Vivian Maier si è conquistato una candidatura agli Oscar, facendo conoscere al mondo l'opera e la vicenda di una fotografa fuoriclasse. In Concorso oggi un nuovo titolo della giovane e sorprendente cinematografia cilena, El Cristo ciego di Christopher Murray, regista dai trascorsi nel documentario e impegnato nella realizzazione di una sorta di “mappatura” cinematografica del suo Paese. Il film è la storiadi un pellegrinaggio nel deserto e attraverso il Cile intrapreso dal “miracolato” di un villaggio. Gli fa il paio Tom Ford, che promette di rinnovare i fasti di A Single Man, visto al Lido nel 2009. Nocturnal Animals ruota attorno a un libro che dà origine a due storie intrecciate. Susan (Amy “Lois Lane” Adams, sugli schermi l'anno prossimo nel nuovo DC movie Justice League) riceve un manoscritto dal suo ex marito. Dal libro si dipana una seconda storia, incentrata sulle disavventure di un uomo, Tony (Jake Gyllenhaal, che nel 2017 vedremo protagonista di Stronger, dove sarà un sopravvissuto alla strage della maratona di Boston). Nel cast anche Michael Shannon (Generale Zod in L’uomo d’acciaio), Aaron “Quicksilver” Taylor-Johnson e l'eterea Isla Fisher (chissà se la seguirà il marito Sacha Baron Cohen...). Premio Persol e film oggi per Liev Schreiber, che in The Bleeder (Fuori Concorso) indossa i panni di Chuck Wepner, talentuoso e donnaiolo pugile avversario di Alì. Al suo fianco la moglie Naomi Watts e Elisabeth Moss (Peggy Olson nella serie cult Mad Men), il rude Ron Perlman (Clay Morrow in Sons of Anarchy, per i fan) e il celebre standup comedian Jim Gaffigan. Dietro la macchina da presa il canadese Philippe Falardeau, candidato agli Oscar nel 2012 con Monsieur Lazhar. Gratis per tutti (ma ritirate prima il coupon!), a mezzanotte nella nuova Sala Giardino ritornano gli zombie di George A. Romero nella versione restaurata dell'edizione europea di Dawn of the Dead (Zombi). Il film, capolavoro dell'irriducibile Romero, coaudiuvato da Dario Argento che ha curato il montaggio della versione europea, è stato girato in 35 mm e restaurato a Roma dai due negativi, intervenendo in particolare sul colore e sul quadro e sarà ridistribuito in 150 sale in Italia dopo la “prima” veneziana a cui parteciperà anche Nicolas Winding Refn, grande estimatore del film./ A blasting opening for the Festival’s first weekend: American Anarchist, a movie on the infamous Anarchist Cookbook of 1971. El Cristo ciego by Christopher Murray is a desert pilgrimage through Chile, a part of a Chilean ‘mapping’ of sorts of the director’s native country. Nocturnal Animals, starring Jake Gyllenhaal and Michael Shannon, revolves around two intertwined stories. Liev Schreiber (Persol Award) is Chuck Wepner, Muhammad Ali’s adversary, in The Bleeder by Philippe Falardeau, also starring Naomi Watts and Elisabeth Moss. Free (limited seats! Take your coupon at the ticket booths) screening of Romero’s Dawn of the Dead in a restored version (the European cut by Dario Argento) which will later be distributed in 150 theatres in Italy.

 
[73.MOSTRA] #Daily 2 (1 Settembre/September 2016)
di Redazioneweb   
giovedì 01 settembre 2016

daily2_1sett2016cover.jpgDAILY#2 [download]

 

LANDED: Derek Cianfrance Michael Fassbender Alicia Vikander Jack Thompson Jeff Clifford David Heyman Amy Adams Jeremy Renner Dan Levine Shawn Levy David Linde Aaron Ryder Wim Wenders Reda Kateb Sophie Semin Jens Harzer Paulo Branco Gabriele Muccino Brando Pacitto Matilda Lutz Taylor Frey Joseph Haro Marco Cohen Paolo Del Brocco Kim Ki-duk Ryoo Seung-bum Lee Won-gun Kasper Collin Marco Martins Nuno Lopes  Mariana Nunes Carlos Lopes Ricardo Adolfo Maria João Mayer François d’Artemare Rama Burshtein Noa Koler Amos Tamam Oz Zehavi Assaf Amir Alessandro Aronadio Costanza Coldagelli Alice Lowe Vaughan Sivell Simon Claire

 

They Are Arriving

Arrivano. A salvarci o a distruggerci, è tutto da capire. Gli alieni di Arrival (Venezia73), ultima fatica del talentuoso canadese Denis Villeneuve che nel 2010 aveva convinto il Lido con Incendies – La donna che canta, nominato agli Oscar come miglior film straniero, hanno bisogno di un interprete. Anzi di una linguista, la fuoriclasse Amy Adams, che qui a Venezia ricordiamo in The Master di Paul Thomas Anderson e che nel cast fa il paio con Jeremy “Occhio di Falco” Renner. Insieme a loro, altri due attori di rango: Michael Stuhlbarg, straordinario protagonista di A Serious Man (2009) dei fratelli Coen, e il grande Forest Whitaker, che presto vedremo nei panni di Saw Gerrera nello spin off Rogue One: A Star Wars Story. È inoltre il giorno di Michael Fassbender, che insieme alla compagna Alicia Vikander, a Venezia lo scorso anno per The Danish Girl, è protagonista del melodrammatico The Light Between Oceans (Venezia73), opera del regista indie Derek Cianfrance, che nel 2010 ha consacrato Michelle Williams procurandole una candidatura agli Oscar per Blue Valentine. Il film è la storia di un guardiano di faro e di sua moglie che, all'indomani della prima guerra mondiale, accolgono una neonata naufraga, Lucy. Dal Portogallo uno sguardo impietoso sulla crisi in una storia emblematica: São Jorge (Orizzonti) di Marco Martins mescola attori professionisti e non per raccontare la vicenda di un pugile disoccupato che finisce per accettare un lavoro in un’agenzia specializzata nel recupero crediti, con le buone o con le cattive. Ancora jazz in Mostra con il secondo (dopo My Name Is Albert Ayler del 2006) “ritratto musicale” di Kasper Collin, I Called Him Morgan (Fuori Concorso), storia controversa, raccontata con rare immagini di repertorio, dell'omicidio del trombettista Lee Morgan, assassinato dalla moglie nel 1972. Il maestro di oggi è il buon vecchio Wim Wenders, che porta in Concorso una conversazione tra un uomo e una donna che sembra letteralmente prodursi nella mente di uno scrittore. Quinta collaborazione con il drammaturgo austriaco Peter Handke, Les Beaux Jours d'Aranjuez vede nel cast anche il musicista Nick Cave, che già a Berlino...
Here they come. To save us, or wipe us out, remains to be seen. Aliens in Arrival, Denis Villeneuve’s last work, need an interpreter, or rather a linguist: Amy Adams. With them, other two actors of the highest degree: Michael Stuhlbarg and the great Forest Whitaker. Today we shall also meet Michael Fassbender, protagonist of drama The Light Between Oceans by indie director Derek Cianfrance. The film is the story of a lighthouse keeper and his wife who, the day after WWI broke out, welcome Lucy, a baby shipwreck victim. From Portugal, a no-nonsense outlook on the economic crisis in a highly symbolic story: São Jorge by Marco Martins, the story of an unemployed boxer who finds a gig as a repo man. Jazz is protagonist with Kasper Collin’s second ‘musical portrait’, I Called Him Morgan, a recount of trumpet player Lee Morgan’s murder by the hands of his wife. Maestro Wim Wenders brings to the main competition the conversation between a man and a woman that seems to originate from the mind of an author: Les Beaux Jours d’Aranjuez, Wender’s fifth co-authorship with Austrian playwright Peter Handke, starring musician Nick Cave.

 
[73.MOSTRA] #Daily 1 (31 Agosto/August 2016)
di Redazioneweb   
mercoledì 31 agosto 2016

daily1_31ago2016_coverokr.jpgDAILY#1 [downdolad]

 

LANDED: Jerzy Skolimowski | Damien Chazelle | Emma Stone | Fred Berger | Marc Platt | Jordan Horowitz | Sam Mendes | Laurie Anderson | Gemma Arterton | Giancarlo De Cataldo | Nina Hoss | Chiara Mastroianni | Joshua Oppenheimer | Lorenzo Vigas | Zhao Wei | Robert Guédiguian | Josè Maria (Chema) Prado | Valentina Lodovini | Jim Hoberman | Moon So-ri | Chaitanya Tamhane | Nelly Karim | Kim Rossi Stuart | Brady Corbet | Pilar López de Ayala | Serge Toubiana | Rosa Bosch | Roberto Andò | Fabrizio Gifuni 

 

Dance the Night Away!

Evasione, musica e sentimento: apertura “facile” per questa 73. Mostra con il musical La La Land, protagonisti Ryan Gosling ed Emma Stone. Se non fosse che di questi tempi essere easy, come essere classici, suona come un atto di ribellione. Quasi necessario per recuperare uno sguardo lucido sul cinema e sulla realtà, condizionata dal terrore perpetrato – e generato – dai media. Made in USA, come altri sei titoli in concorso, La La Land arriva dalla mani del giovane e acclamato (al Sundance e agli Oscar) Damien Chazelle, regista di Whiplash, altra jazz comedy dal respiro classico e melodrammatico. Accanto alla coppia di star protagoniste, il musicista John Legend, già Oscar nel 2015 per Glory, canzone originale del film Selma – La strada per la libertà. Sul versante opposto, quello dell'impegno, The War Show, che apre le Giornate degli Autori, racconta il viaggio in Siria di un gruppo di amici che, dalle schiere dei rivoluzionari, saranno testimoni della deriva del paese. Sentito – e doveroso – a Venezia un omaggio al maestro Abbas Kiarostami scomparso lo scorso 4 luglio, del quale vedremo l'ultima fatica, un segmento del progetto collettivo 24 Frames, il corto Take Me Home e l'opera di montaggio realizzata da Samadian Seifollah, suo amico e collaboratore, 76 Minutes and 15 Seconds with Kiarostami. Barbera mette così subito le cose in chiaro: alla Mostra quest'anno non mancheranno scelte sorprendenti e in controtendenza, che riporteranno al Lido quel brivido che a fine agosto sempre attendiamo con trepidazione./ An “easy” opening for the 73rd Venice Film Festival with La La Land, a musical with Ryan Gosling and Emma Stone. Feeling easy is a much-needed act of rebellion, a fresh look on cinema and reality. A film made in USA, as are other six titles in competition. More committed to social themes is The War Show, on modern Syria. To Abbas Kiarostami the Festival pays homage with his last piece, a segment from collective project 24 Frames, a short film titled Take Me Home, and a documentary by longtime friend and associate Samadian Seifollah.

 
[73.MOSTRA] Intervista a Pascal Diot
di Andrea Falco   
venerdì 02 settembre 2016

uqswxrlmgq65262.jpgThe strength of the Venice Film Festival is its ability to read the times through films, triggering filmographies, discovering new authors, creating new horizons. This attention to whatever is new is a mark one can find all around the Festival and, inevitably, it shows in the Industry section, too. New languages and new ways to enjoy the Festival define new markets and exchange, new networks for production and distribution. Venice Production Bridge is the first such signal that hauls from Venice, taking place September 1 to 5 at Hotel Excelsior (third floor), a new chance to meet, a bridge, indeed, for all professionals of the film industry, a network for promotion of new film ideas and new productions and co-productions internationally. We spoke with Pascal Diot, director of VPB.

From the Venice Film Market to the Venice Production Bridge. Continuity and evolution
This year, we have decided to undertake extensive changes on the way the Market will be carried out. The Venice Film Market becomes the Venice Production Bridge. When we created the Venice Film Market with Alberto Barbera five years ago, we wanted it to be different from all other markets: we wanted to focus on production. We believe Venice is the perfect place to welcome producers, to give them as many services as possible, and to emphasize the production aspect of filmmaking. As per the Gap-Financing Market, for instance, we increased the number of participants from fifteen to forty, including not only feature-length films but also TV series, web series, and virtual reality projects, following the modern trends of production, those belonging to the digital era we are living in.


The Book Adaptation Rights Area
We also created the Book Adaptation Rights Area, where fifteen international publishers will meet potential producers for movie adaptations of their literature. We will foster relations between the two arts. Participating publishers are Andrew Nurnberg Associates, De Agostini, De Bezige Bij, Diogenes Verlag, Gallimard, Éditions de l’Homme Sans Nom, Editorial Planeta, Elisabeth Ruge Agentur, Flammarion, Glenat, Lannoo Publishers, Media-Participations (Dargaud – Dupuis – Le Lombard), OeFA, Place des Editeurs, Ullstein Buchverlage.


Strong points of VPB
We are the matchmakers. We organize panels on different topics and we appreciate how the European Commission will participate in two of them, one on filmmaking finance and another on the future of cinema. Members from European institutions will meet producers and we are here to make it happen. Take the forty participants in the Gap-Financing Market project, we are bringing the gap closer by making the right people meet. For the first time, moreover, publishers are coming to the film market with our Book Adaptation Rights initiative. They need us to introduce them to film producers.

 

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[73.MOSTRA] Campo largo. L’occhio lungo del cinema
di Andrea Zennaro   
sabato 03 settembre 2016

27894-home_7.jpgLa Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia presenta, anche quest'anno, un Concorso Orizzonti ricco di opere di autori internazionali con un occhio di riguardo verso nuovi percorsi artistici. Il portoghese Marco Martins, già presente a Venezia nel 2006 con il suo corto Um Ano Mais Longo scritto assieme a Tonino Guerra, porta il suo São Jorge, storia di un pugile fallito che lavora per una società di recupero crediti. Dal Belgio arriva Home diretto da Fien Troch, il racconto di uno scontro generazionale tra giovani dell'era digitale, completamente incuranti di ciò che succede loro attorno ed interessati soprattutto a sperimentare nuovi tipi di droghe, e gli adulti, incapaci di gestire una situazione esplosiva che trascinerà verso il disastro anche un giovane appena uscito di galera ed intenzionato a redimersi.

 

Rimanendo in area belga il mockumentary King of the Belgians ci mostra le peripezie del re Nicola III attraverso i Balcani per tornare nel suo paese scombussolato da lotte indipendentiste. Ispirandosi ai fatti accaduti nel cinema di Aurora, in Colorado, nel 2012, lo statunitense Tim Sutton con Dark Night, ritorna sul tema caldo della diffusione delle armi in Usa e delle stragi ad essa correlate.

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[73.MOSTRA] Screens wide open. Al centro del cinema
di Michele Gottardi   
mercoledì 24 agosto 2016
28284-in_dubious_battle_4.jpgSarà una Mostra del cinema d’autore o più mainstream, fatta di film rilevanti dal punto di vista artistico ed estetico, e che magari non arrivano mai in sala o di opere più popolari, con un livello di qualità sempre elevato? Come in tutte le vigilie della Mostra del Cinema, le previsioni si affastellano e si incrociano. Alberto Barbera, direttore riconfermato sino al 2020, amplia la visione e quella della sua selezione secondo un progetto ben definito, quello di cercare di allargare la prospettiva dell’arte cinematografica, aumentando l’offerta d’una decina di film (65 alla fine), ma soprattutto anche la varietà e la flessibilità delle opere presenti nelle diverse sezioni, coinvolgendo qualità e argomenti. Un’occasione senz’altro suggerita dalla nuova sala, lì dove un tempo era il “buco” e ora confluisce il Cinema nel Giardino, una sezione sui generis, rivolta al pubblico più ampio - indipendentemente dai contenuti - che potrà accedere con un coupon gratuito a otto opere tra fiction, doc e cartoon.
 
Una sezione che il direttore della Mostra aveva pensato come occasione di “Focus on…” per il cinema italiano, ma che provincialismi e remore distributive - la paura della serie B per il cinema italiano - ha fatto cambiare in corso d’opera.
 
Così l’unico italiano è stato, non a caso, il più internazionale tra i giovani, Gabriele Muccino (L’estate addosso): al suo fianco James Franco (In Dubious Battle) e Kim Ki-duk (The Net), ma anche l’esordio di Michele Santoro col doc Robinù, il cartoon The Secret Life of Pets in 3D, per non parlare dell’evento di Francesco Carrozzini, Franca: Chaos and Creation, dedicato alla madre Franca Sozzani, una delle donne della moda, storica direttrice di «Vogue Italia». Non è una previsione difficile dire che questo sarà uno degli appuntamenti più glamour di tutta la Mostra: attesi stilisti, modelle, fotografi, attori, registi, artisti, tutti al party alla Fondazione Guggenheim offerto da Valentino in onore della protagonista.

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[73.MOSTRA] Storie di confine. Frontiere da superare, di slancio
di Davide Calzetti   
sabato 03 settembre 2016

27490-nocturnal_animals_3____merrick_morton_universal_pictures_international.jpgSin dalle imprese dei suoi primi pionieri, il cinema è stata un’arte di frontiera. Ha esplorato gli oscuri confini del cuore umano, ha spesso dimostrato una predilezione per personaggi ai margini, ha varcato confini e barriere per divenire linguaggio universale. Non stupisce, quindi, che una sezione aperta da La La Land di Damien Chazelle e capace di annoverare ai nastri di partenza personalità come Ozon, Wenders, Larraìn, Piccioni e Tom Ford voglia parlarci di questi temi in un’epoca inquieta in cui la globalizzazione, le guerre e la fame spingono un fiume umano ad infrangersi sulle barriere erette da chi teme che la propria identità possa venire spazzata via da una deriva inesorabile.

 

E per un Malick che fa scorrere l’Universo tutto davanti agli occhi dello spettatore con Voyage of Time: Life’s Journey, On the Milky Road del regista, attore e sceneggiatore serbo Emir Kusturica narra la storia di un uomo che decide di farsi monaco dopo la morte della moglie, interpretata da Monica Bellucci.

 

Sullo sfondo, la Guerra dei Balcani dei primi anni ’90 che concluse tragicamente il sogno di Tito di unificare sotto una unica frontiera popoli molto diversi fra loro. Una storia di amore, guerra e violenza che tocca le corde di un’Europa che, oggi come allora, si interroga sul proprio destino comune.

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