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CINEMA
Oltre il mito. L'indimenticato Brando
di Michele Gottardi   
mercoledì 02 dicembre 2015

marlonbrando.jpgEra alto solo un metro e 68 centimetri, Marlon Brando, ma a ripensarlo nel ruolo di don Vito Corleone, ne Il padrino lo ricordiamo imponente e statuario, nel fare «offerte che non si potevano rifiutare».

 

Don Vito è stato il punto di arrivo di una serie di ruoli che Brando interpretò con diverso impegno e coinvolgimento a partire dalle sue icone radical-sexy, canotta e sguardo torvo, con cui si era imposto a partire dal Kowalski di Un tram che si chiama desiderio, dapprima sulle tavole del palcoscenico dell’Ethel Barrymore Theatre di Broadway (1947) e poi sullo schermo diretto da Elia Kazan (1951).

 

Ma la sua definitiva consacrazione, sexy-attoriale, giunse tre anni dopo, con Il selvaggio. Era il 1954, Elvis Presley incideva il suo primo singolo, That's All Right (Mama), e il regista Laszlo Benedek raccontava con Il selvaggio una storia di strada nell’America perbenista di quegli anni, in cui il capo di una banda di motociclisti, t-shirt e giacca di pelle nera, veniva ingiustamente accusato della morte di un uomo.

 

Quel capo era Marlon Brando e il suo modello di vita verrà poi copiato e seguito, nella vita e sullo schermo, da generazioni dalla gioventù bruciata, come lui e come James Dean. A consacrarlo, con il suo primo Oscar nel ’55, fu il volto tumefatto dai pugni di Terry Malloy in Fronte del porto, altro film di Kazan, che lo lanciò definitivamente.

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Pupille gustative. A Mestre, buona la seconda
di Davide Carbone   
mercoledì 02 dicembre 2015

animenere.jpgRiproporre film tempo dopo la loro uscita ufficiale può dare la possibilità di cogliere sfumature che alla prima visione erano andate perse o venivano sovrastate da altre. Come un cibo o una bevanda, una pellicola deve essere gustata, assimilata, digerita per poter essere apprezzata in pieno. Un film che non ci piace somiglia molto ad un piatto che proprio non riusciamo a gustarci o un vino che non riesce a colpire le nostre papille gustative.

 

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Cinema di concetto. Film presi con filosofia
di Daniele Pennacchi   
mercoledì 02 dicembre 2015

ilcirco.jpgLa Videoteca Pasinetti accoglie con entusiasmo l’invito del Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali dell’Università Ca’ Foscari allestendo una rassegna di film strettamente legati al rapporto tra cinema stesso e storia del pensiero filosofico.

 

Maestri del pensiero come Henri Bergson, Gilles Deleuze, Ludwig Wittgenstein si trovano in questo modo faccia a faccia con personalità del calibro di Robert Bresson, Charlie Chaplin e Vittorio De Sica trovando in Au hasard Balthazar, Il circo o Umberto D. terreno di tenzone teorico e scambio espressivo per un dialogo franco sulla fenomenologia della percezione e sull’importanza dottrinale rivestita da un fenomeno come il Neorealismo.

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[Film del mese] Dicembre 2015-Gennaio 2016
di Redazioneweb2   
giovedì 03 dicembre 2015

heartsea.jpgHEART OF THE SEA-LE ORIGINI DI MOBY DICK
Regia di Ron Howard
Con Cillian Murphy, Chris Hemsworth, Michelle Fairley, Paul Anderson, Charlotte Riley

Inverno 1820: una baleniera viene attaccata da una balena dalle dimensioni e dalla forza sconvolgenti. Il disastro marittimo avrebbe ispirato Herman Melville a scrivere Moby Dick. Il film rivela le conseguenze di quella straziante aggressione., attraverso le vicende dei superstiti.
Dal 3 dicembre

cenerentolo.jpg

 

IL PROFESSOR CENERENTOLO
Regia di Leonardo Pieraccioni
Con Leonardo Pieraccioni, Laura Chiatti, Flavio Insinna, Sergio Friscia, Nicola Acunzo

Umberto per evitare il fallimento della sua disastrata ditta di costruzioni tenta un maldestro colpo in banca che gli frutta però solo quattro anni di carcere. È a fine pena e lavora di giorno nella biblioteca del paese quando incontra Morgana, una donna affascinante, un po’ folle e un po’ bambina...
Dal 7 dicembre

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[:cinefacts] Nobody knows anything
di Marisa Santin   
giovedì 10 dicembre 2015

steven-spielberg-george-lucas-2.jpgMolto probabilmente lo sceneggiatore William Goldman (Butch Cassidy, Tutti gli uomini del presidente, Misery non deve morire) non pensava che tutti gli ‘addetti ai lavori’ dell’industria cinematografica americana fossero dei caproni quando, riferendosi a loro, scrisse: «Nessuno sa niente». Forse intendeva dire che nemmeno le grandi menti degli studios sono in grado di predire il successo o il fallimento di un film e che spesso sceneggiature e progetti vengono accettati o respinti non per l’infallibile fiuto di un produttore, ma per altri motivi. Il 16 dicembre esce nelle sale italiane il settimo capitolo di Star Wars: inutile dire cosa abbia significato la saga della ‘famiglia’ Skywalker per il cinema e per generazioni di spettatori. Eppure il film non ebbe inizialmente vita facile. La sceneggiatura di Lucas fu snobbata allo stesso modo da United Artists e da Universal. Questa bizzarra idea di piloti spaziali, androidi paranoici e imperi galattici non convinse nemmeno la 20th Century Fox, che però, per fortuna, decise di investire comunque sul regista, avendo apprezzato il suo talento nel precedente American Graffiti. Guerre Stellari non è un caso isolato: dopo i risultati di botteghino a molti produttori sono venuti i brividi lungo la schiena…

 

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Diritto in replica. Il cinema rompe il silenzio
di Redazioneweb2   
giovedì 10 dicembre 2015

palestina.jpgCosì vicina e allo stesso tempo lontana, la Palestina si trova a combattere giorno dopo giorno una lotta fratricida per la sopravvivenza, trascinando la propria storia in una guerra che non conosce epoche e non vede vie d’uscita. Dopo la seguitissima edizione dello scorso anno, viene replicata alla Casa del Cinema di San Stae una rassegna che punta i riflettori su una delle tante verità silenziose del nostro quotidiano, dimostrando come la questione palestinese non debba essere vista dal mondo solo attraverso le immagini crude, ripetitive ma non per questo meno scioccanti diffuse dai telegiornali di tutto il mondo.

 

A gennaio pellicole come A World Not Ours, Melograni e mirra, Women in Struggle ribadiscono ancora una volta come il destino di un popolo non debba essere considerato segnato a prescindere, come non ci si debba o possa abituare all’orrore, quale che sia il suo credo politico e religioso.

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Umana giustizia. Egoyan non perdona
di Loris Casadei   
giovedì 10 dicembre 2015

remember_1.jpgEsce nelle sale, legato per tematica alla Giornata della Memoria, lo stupendo Remember del regista Atom Egoyan, che aveva appassionato ogni platea alla recente Mostra del Cinema veneziana. Non è possibile raccontarne la trama, qualunque leggerete si tratterà di un falso. E il motivo è presto detto: la trama è quella di un thriller con finale a sorpresa che sconvolge ogni aspettativa e costringe a rileggere completamente il senso del racconto.

 

All'inizio lo spettatore sembra cogliere una storia lineare, come tante altre: l'ebreo Zev, dopo i campi di sterminio in Germania, solo sopravvissuto di tutta la famiglia ed emigrato negli Stati Uniti, in prossimità della morte decide di vendicarsi rintracciando il comandante del campo, anche egli emigrato sotto falso nome per sfuggire ai processi e al carcere. Un’ulteriore complicazione è data da una demenza senile in stato di veloce escalation. Zev non ricorda più gli eventi recenti, tanto da essere costretto a scriversi foglietti, una sorta di diario, che gli permetta una coerenza di comportamento.

 

E qui occorre ricordare un illustre precedente, un film cult come Memento del grande Nolan, del 2000. Tecnica innovativa che stronca la scrittura lineare tanto da essere collegato alle moderne teorie sui brainframes. Anche qui il protagonista doveva annotarsi (sulla pelle) gli eventi degli ultimi quindici minuti, anche qui una vendetta è in gioco.

 

 

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Vita di P.P.P. La versione di Pasolini
di Davide Carbone   
martedì 03 novembre 2015

accattone.jpgSpezzoni di sue interviste scorrono sui nostri schermi, tradendo la propria età forse solo a causa per il bianco e nero, le immagini sgranate, l’audio leggermente ovattato. Pier Paolo Pasolini ha rappresentato e continua a rappresentare uno degli esempi più calzanti di ‘libero pensatore’ in uno Stato che non era e non è libero quasi per niente, personalità semplicemente incapace di incanalare la propria potenza intellettuale unicamente nei confini cinematografici.

 

Nel quarantennale della sua discussa, scandagliata, non ‘digerita’ morte, la rassegna del Candiani di Mestre ripercorre alcuni momenti topici della sua vita e, di riflesso, della sua carriera cinematografica. E allora la realtà di Mamma Roma, in programma il 3 novembre, viene filtrata dagli occhi di un’immensa Anna Magnani, mentre Franco Citti è personificazione di un nucleo tematico che Pasolini presenta già dal suo primo film, Accattone, in programma il 4, e che avrebbe poi sviluppato per tutto il prosieguo della propria carriera.

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Al femminile. Sullo schermo il mito Ingrid
di Redazioneweb2   
martedì 03 novembre 2015

ingrid.jpgCompresa di diritto nella galleria degli imprescindibili, Ingrid Bergman è stata molto più di un’attrice. Protagonista di quello che può forse essere considerato “il classico tra i classici”, quel Casablanca datato 1942 che al fianco di Humphrey Bogart l’ha consegnata dritta alla leggenda, è stata donna ed attrice capace di anticipare tante cose. In un mondo patinato animato da ‘bulli e pupe’ fu personalità in grado di imporre le proprie scelte, lottare contro tutto e tutti in come di una determinazione che l’ha vista ottenere risultati straordinari, di cui i tre Premi Oscar rappresentano forse l’aspetto addirittura meno eclatante.

 

Il successo negli Stati Uniti, la carriera italiana vissuta al fianco di Rossellini, il ritorno a Hoolywood rappresentano esperienze che spesso nell’arco di una vita intera nessuno è in grado di collezionare.

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Da morire. Un cinema di auto-coscienza
di D.P.   
martedì 03 novembre 2015

departures.jpgL’arte nel suo complesso, quella cinematografica in particolar modo, permette all’uomo di riflettere su ogni aspetto della propria condizione. In quest’ottica la morte non sfugge di sicuro a questo meccanismo, anzi, rendendo possibile attraverso il mezzo stilistico cinematografico l’approfondimento di aspetti che difficilmente si riuscirebbero ad affrontare.

 

La rassegna Si fa presto a dire morti ospitata dalla Casa del Cinema di Salizada San Stae promette lungo tutto l’arco del mese di non lasciare inesplorato nessuno dei molteplici aspetti ‘caratteriali’ del Tristo Mietitore.

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La storia siamo noi. Il cinema in guerra, tra presente e passato
di Daniele Pennacchi   
martedì 03 novembre 2015

uominicontro.jpgCosa può nascere dall’incontro tra due personalità come Francesco Rosi ed Emilio Lussu? Tra il regista napoletano e il politico e militare sardo lo scambio avviene sul terreno fertile del cinema, dove il film Uomini contro di Rosi si ispira a Un anno sull’Altipiano proprio di Lussu per raccontare, attraverso l’ennesima magistrale interpretazione del fuoriclasse Volontè, le vicende della divisione comandata dal Generale Leone, interpretato da Alain Cuny.

 

Il film che regala il titolo alla rassegna del Centro Regionale di Cultura Veneta “Paola Settembrini” di Mestre costò al regista recentemente scomparso l’accusa di vilipendio dell’esercito, con la sua assoluzione in istruttoria, e un alto numero di tentativi di boicottaggio, che ne amplificarono paradossalmente la potenza pubblicitaria.

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Life is short. Cinema mai a corto...di idee!
di Anna Corazza   
martedì 03 novembre 2015

mestre_1.jpgIl Mestre Film Fest compie diciotto anni: la rassegna internazionale di cortometraggi, tanto amata dai cinefili mestrini e non solo, quest’anno porta in scena i rapporti interpersonali, senza tralasciare altri temi contemporanei di grande interesse come la crisi lavorativa e l’ambiente. Con una selezione da oltre trecento film in concorso provenienti da tutto il mondo, il festival si sviluppa in due giornate di proiezioni: venerdì 6 e sabato 7 novembre il Centro Culturale Candiani di Mestre, organizzatore dell’evento e sede dello stesso, accoglie gli amanti del cinema con oltre quaranta proiezioni ad ingresso libero fino ad esaurimento posti.

 

I film, che si articolano in due grandi sezioni - Video for Kids e Short Stories -, vengono da Inghilterra, Francia, Germania, Grecia, Portogallo, Spagna, Svezia, Scozia, Polonia e Ungheria, ma non mancano all’appello paesi extraeuropei come Malesia, Egitto, Iran, Russia, Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda.

 

La sezione Short Stories gode anche quest’anno di una giuria importante, con personalità come la giovane attrice e cantante veneziana Maria Roveran, lo studioso e critico cinematografico Marco Duse e l’autrice, giornalista e sceneggiatrice Caterina Taricano, impegnata a fare da presidente. Protagoniste della sezione Video for Kids sono invece le classi delle scuole che si sono cimentate nella realizzazione dei cortometraggi, permettendo così a bambini e ragazzi di sperimentare questa coinvolgente forma d’arte.

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Educazione all’immagine. Tra Italia e Russia, la Settima Arte
di Redazioneweb2   
martedì 03 novembre 2015

ruskino.jpgChe i fotogrammi si muovano o meno, l’edizione 2015 di Ruskino a Ca’ Foscari riempie gli occhi di studenti e appassionati della Settima Arte con proiezioni di film che sono colonne portanti della cultura cinematografica russa e una collezione di materiali dedicati a pellicole che hanno superato i confini geografici della realtà sovietica influenzando generazioni di cineasti e spettatori.

 

Tra il 9 e 13 novembre film come La strada per Berlino, Il cammino verso la vita e primizie visive come le imperdibili versioni restaurate di Aleksandr Nevskij e Ivan il Terribile di Ejzenstejn si dipanano tra Ca’ Dolfin, l’Auditorium S. Margherita e la Cultural Flow Zone delle Zattere, in buona compagnia e per certi versi inglobati nella mostra Russia-Italia. Pagine di cinema tra due culture che dall’11 al 22 novembre sempre al CFZ porta a Venezia locandine, filmati e fotografie delle sceneggiature di film imprescindibili, grandi classici della cinematografia mondiale.

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[Biennale College Cinema] Ritorno al futuro
di Fabio Marzari   
martedì 03 novembre 2015

savage-youth.jpgLa Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian è spesso un luogo delle idee, tanto più quando si riscopre come appassionato punto di incontro di esperienze e culture differenti che esaltano la vocazione internazionale della più importante e universalmente conosciuta istituzione culturale italiana. Biennale College-Cinema è il laboratorio di alta formazione aperto a giovani filmmakers di tutto il mondo per la produzione di film a basso costo, realizzato dalla Biennale di Venezia.

 

L’obiettivo è quello di portare a compimento - al termine di una serie di attività che coprono un anno e che seguono l’intero arco di ideazione, sviluppo, produzione, regia, marketing, audience engagement e distribuzione di un film - fino a tre opere audiovisive di lungometraggio a micro-budget (150mila euro), che saranno poi presentate alla Mostra di Venezia 2016.

 

In occasione della presentazione dei progetti selezionati per il workshop tenutosi dal 3 all’11 ottobre si sono alternati al microfono registi e produttori delle varie scritture cinematografiche, giovani, ma già esperti nella Settima Arte, ed hanno offerto al pubblico e ai partecipanti alle varie attività seminariali un ideale giro del mondo attraverso il linguaggio del cinema.

A Most Peculiar Man (Cina) | Niu Han (regista), Wei Shen (produttore)
Un uomo con l'ossessione per i viaggi inizia misteriosamente a deformarsi. Mentre riflette sulla propria inspiegabile metamorfosi, incontra una giovane donna.

Colewell (U.S.A.) | Tom Quinn (regista), Marianne Fernsler (produttrice)
La direttrice di un ufficio postale, rimasta vedova, viene messa alla prova dall’improvviso pensionamento, faticando a trovare un nuovo obiettivo all'interno della comunità rurale di Colewell.

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[Film del mese] Novembre 2015
di Redazioneweb2   
venerdì 30 ottobre 2015

salo.jpg

 

SALÒ O LE 120 GIORNATE DI SODOMA
Regia di Pier Paolo Pasolini
Con Caterina Boratto, Paolo Bonacelli, Giorgio Cataldi, Umberto P. Quintavalle, Elsa De Giorgi

Durante la Repubblica di Salò 4 signori, che rappresentano i 4 poteri, si riuniscono insieme a 4 Megere, ex meretrici, e a ragazzi, partigiani o figli di partigiani in una villa protetta dai soldati repubblichini e dalle SS. Per 120 giorni i Signori possono disporre a piacere delle loro vittime.
Dal 2 novembre

 

 

 

spectre.jpgSPECTRE 007
Regia di Sam Mendes
Con Daniel Craig, Léa Seydoux, Ralph Fiennes, Ben Whishaw, Naomie Harris

Un messaggio criptico dal passato di Bond lo porta a seguire una pista per smascherare una minacciosa organizzazione. Mentre M lotta contro le forze politiche per tenere in vita i Servizi Segreti, Bond tenterà di aggirare numerosi inganni e svelare la terribile verità che si cela dietro Spectre.
Dal 5 novembre

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Pecore vaganti. Intervista ad Alberto Caviglia
di Fabio Marzari   
venerdì 02 ottobre 2015
21394-alberto_caviglia_-_pecore_in_erba.jpgAlberto Caviglia è un giovane regista romano che ha presentato con successo il suo film Pecore in erba a Venezia 72 nella sezione Orizzonti. Egli affronta con innato sense of humor un tema molto presente, seppure sottotraccia, all'interno della società italiana: l'antisemitismo, metafora della non tolleranza verso ogni forma di “diversità”, etnica, religiosa, sessuale. Il suo lavoro ha la verve e la freschezza di un gesto onesto, spontaneo e sentito, ma anche lo spessore del coinvolgimento personale, Caviglia è ebreo. Un film intelligente, vera novità per il panorama cinematografico nazionale, in uscita nelle sale ad ottobre.

Un’opera prima che racconta, sotto forma di falso documentario, un pezzo ancora autentico di Roma. Come è nata questa idea e quale spazio occupa il luogo rispetto alle storie dei protagonisti?
Da tempo cercavo di capire quale potesse essere un modo diverso e originale di affrontare un tema tanto complesso come l’antisemitismo. Tutto quello che mi veniva in mente mi sembrava però già stato fatto, sia al cinema che in letteratura. Ad un certo punto ho pensato di ribaltare completamente quello a cui stavo pensando, partendo da una premessa surreale, con un protagonista antisemita considerato addirittura un eroe, componente di una società in cui questo tema viene percepito in maniera diversa. Si trattava di affrontare questo concetto con la satira e penso che proprio in questa scelta risieda l’originalità del progetto e spero anche la sua forza.

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Touch of Welles. Ritratto d’artista
di Riccardo Triolo   
venerdì 02 ottobre 2015

orsonwellesjane.jpgNon ci sono Steve Jobs o Zuckerberg che reggano il confronto. Il più grande genio della comunicazione è stato e resta Orson Welles. Lui per primo, figlio di padre industriale e di madre attivista per i diritti delle donne, ragazzo prodigio, attore (immenso) per caso e senz'altro per gioco, autore e speaker radiofonico rivoluzionario e popolarissimo, cineasta fervido e insuperato ha fatto della multimedialità un'arte. E per primo ha disvelato al mondo il vortice tragico entro il quale l'individuo moderno oggi si muove e annaspa, perde le coordinate, l'identità e inesorabilmente crolla, si disgrega. Perché quando il 30 ottobre del 1938, dopo una precoce ed esaltante esperienza teatrale a contatto con Shakespeare, dai microfoni della CBS terrorizzò l'America con il radiodramma de La guerra dei mondi, annunciando lo sbarco alieno, lo fece sì senza avere idea delle conseguenze, come affermerà poi, ma a suo modo seminò il futuro.

 

Un futuro in cui i linguaggi si sarebbero mescolati in pericolose, vertiginose, iperboli transmediali, tragicamente shakespeariane nel loro anelito alla dispersione assoluta e ineluttabile che travolge e risucchia l'individuo come in un trompe l'oeil barocco. Beffardo Welles. Lo scherzetto gli valse un contratto alla RKO, il primo e unico contratto autenticamente ricco di Hollywood, non finanziariamente, ma in termini di libertà artistica. A ventiquattro anni Welles ebbe potere assoluto nel processo creativo del suo primo film, Quarto potere. Una falsa inchiesta, la denuncia ancora oggi più vivida e coraggiosa della società consumistica e dell'intero sistema mediatico in cui oggi ci ritroviamo immersi fino al collo.

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Senza filtro. Il cinema ‘reale’ di Ozu
di Andrea Zennaro   
venerdì 02 ottobre 2015

ozu.jpgTra i più grandi registi cinematografici di tutti i tempi, Ozu Yasujirō venne snobbato dalla critica occidentale anche dopo che Rashomon di Kurosawa Akira vinse il Leone d'Oro a Venezia nel 1951 e l'Oscar come miglior film straniero, dando il via all'afflusso dei film giapponesi nei nostri cinema. Nel 1953 e l'anno successivo Mizoguchi Kenji vinse il Leone d'Argento a Venezia, ma per il suo quasi coetaneo Ozu si dovranno aspettare gli anni Sessanta perché le sue ultime opere abbiano una distribuzione internazionale ed una giusta valutazione critica. Il suo cinema è permeato da un realismo puro senza intermediazioni linguistiche: nelle sue opere non ci sono tecnicismi o virtuosismi, la macchina da presa è statica e posizionata ad un livello basso. Ciononostante il regista riesce a creare un pathos, un lirismo di profonda intensità che colpisce per la sua semplice, ma solo ad uno sguardo superfluo, messa in scena.

 

Grazie alla casa di produzione e distribuzione friulana Tucker Film, fondata nel 2008 da un'idea di Cinemazero di Pordenone e del Centro Espressioni Cinematografiche (C.E.C.) di Udine, e in collaborazione con la major nipponica Shochiku, il Far East Film Festival e la FICE - Federazione Italiana dei Cinema d'Essai, sei capolavori di Ozu Yasujirō, in digitale 2K, vengono distribuiti nelle sale italiane e a Mestre e Venezia rispettivamente al cinema Dante e al Giorgione.

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Viaggi sconfinati. Torna a Padova il Detour Film Festival
di Marisa Santin   
venerdì 02 ottobre 2015

detour.jpg«Perdere paesi! Essere altro costantemente perché l’anima non abbia radici!»: ci aiuta Fernando Pessoa a racchiudere il significato del viaggiare in poche semplici parole e ci aiuta il cinema, da sempre, a percorrere formidabili rotte nella geografia senza frontiere dell’immaginazione. ‘Quelli’ del Detour questo lo sanno benissimo ed è facile capire perché la formula del Festival del Cinema di Viaggio, che torna a Padova per la 4. edizione dal 14 al 18 ottobre, funzioni così bene. Il Detour è un bel festival, bella è la sua location - il Cinema PORTOastra, tra l’industrial e l’urban -, bella l’atmosfera che vi si respira. 


 

Quest’anno i film in concorso sono nove, provenienti da Stati Uniti, Kazakhistan, Colombia, Messico, Slovacchia/Repubblica Ceca, Francia, Danimarca, Italia e Romania, fra cui cinque anteprime italiane e un documentario. A giudicare il migliore sarà una giuria presieduta da Franco Bernini, regista e sceneggiatore per Carlo Mazzacurati, Daniele Luchetti e Gabriele Salvatores, e composta dal produttore Gregorio Paonessa e dal regista Alberto Fasulo, vincitore al Festival di Roma nel 2013 con Tir. 


 

La nuova sezione Viaggi fantastici arricchisce il programma: non poteva mancare in un festival che ci fa volare con la mente il genere più immaginifico di tutti, la fantascienza. Largo allora ai viaggi impossibili, nel tempo e nello spazio, a partire da un omaggio al primo grande pioniere della settima arte, Georges Méliès.

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Olio su schermo. Al cinema, di arte in arte
di Davide Carbone   
venerdì 02 ottobre 2015

aldiladeisogni.jpgSorelle, gemelle siamesi, sorellastre. Magari nemmeno lontane parenti. Il rapporto tra arte cinematografica e pittorica può travalicare ogni sorta di confine transmediale, a prescindere dal taglio che viene dato alla pellicola, possa essere biopic più o meno celebrativo o crudo documentario libero da orpelli stilistici. Il successo del recente Turner di Mike Leigh sembra tuttavia aver dato nuovo impulso a un filone che già nel corso di una rassegna organizzata da Circuito Cinema nel ’93 aveva incontrato il convinto favore del pubblico veneziano.

 

La Videoteca Pasinetti è il fulcro canalizzatore di una rassegna che nel 2015 riapre questioni vecchie come le diverse correnti espressive, in un gioco a rincorrersi che molto spesso ha regalato ai registi (e, di riflesso, agli spettatori) esiti assolutamente degni di essere condivisi e approfonditi.

 

 

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