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CINEMA
Orazioni visive. Ci sono più cose in cielo e in terra…
di Davide Calzetti   
martedì 03 maggio 2016

riccardoiii.jpgHa esplorato gli abissi più oscuri e reconditi dell’animo umano, ma non è uno psichiatra. Ogni attore ha prima o poi sognato di recitare suoi versi, ma non è un regista o uno sceneggiatore. Il suo successo è sulla bocca di tutti, ma non è un sedicente influencer e nemmeno un blasonato youtuber. È William Shakespeare, il Bardo di Stratford-Upon-Avon, uno dei più grandi drammaturghi europei il cui talento ha superato i sipari del teatro per ispirare generazioni di registi che l’hanno definito “il più grande sceneggiatore della storia del cinema”.

 

A quattrocento anni dalla sua scomparsa Circuito Cinema del Comune di Venezia gli dedica la rassegna Shakespeare on the screen: sedici film tra maggio e giugno ispirati al suo geniale e sempre vivo talento da parte di registi di oggi e di ieri. Ambientato tra le calli della città lagunare è il cortometraggio muto Il Mercante di Venezia girato nel 1910 da Gerolamo Lo Savio che inaugura il 3 maggio il ciclo.

 

 

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Il bello, il brutto e il cattivo. Cinema a tutto Morricone
di Riccardo Triolo   
martedì 03 maggio 2016

morricone.jpgFunambolico, eclettico, insieme classico e sorprendente. Ennio Morricone, Oscar per la partitura dell'ultimo Tarantino, The Hateful Eight, protagonista di una rassegna che Circuito Cinema gli dedica con ben nove appuntamenti lungo l’arco del mese, ha regalato al cinema la terza dimensione prima che la sua reinvenzione high-tech segnasse il passo di una spettacolarizzazione sempre più immersiva e schiacciante. Perché, nel cinema, la musica sta all'immagine come il tempo alla pittura. Ne costituisce l'implicito più significativo, come il gesto pittorico che dà vita, nel tempo, a un dipinto che si compie, indefinitamente, solo nell'occhio di chi guarda. La musica è forse la matrice ritmica di ogni montaggio, narrativo o poetico. Il suono riprodotto, da quando il cinema ha imparato a parlare e a suonare, ha con l'immagine-movimento una relazione complemetare , simbiotica. Anche quando una sequenza ci suona muta, suona.

 

E questo doveva averlo ben compreso il giovane Ennio, che ha cominciato dal basso, esteticamente parlando, dalla musica leggera arrangiata per la RCA, ma ha studiato in alto, con Goffredo Petrassi, e si è bagnato di Avanguardia romana, fino ad approdare al cinema popolare che ha contribuito, restituendo il favore, ad elevare, a sublimare, a transustanziare. Leone gli deve molto, se è vero che le note spesso precedevano le immagini dei suoi western, ritmati dalla straordinaria invenzione sonora del compositore: ululati musicalizzati, voci femminili di atavica, misterica forza magnetica, spari, frustate.

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[SPECIALE FEFF 2016] Oriente, estremo. A est, l’alba di un nuovo cinema
di Redazioneweb2   
lunedì 04 aprile 2016

the_inerasable.jpgA Udine eravamo rimasti e da Udine si riparte, osservatorio topograficamente privilegiato per guardare all’Oriente e al suo cinema. È un Far East Film Festival che diventa maggiorenne e si assume più che volentieri maggiori responsabilità, nei confronti di un pubblico sempre più coccolato e di un cinema sempre più vivace, sfrontato, voglioso di confrontarsi con il più ampio riscontro di spettatori possibile.

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[SPECIALE FEFF 2016] Stay focused! A Udine un avamposto commerciale
di Redazioneweb2   
lunedì 04 aprile 2016

focusasia.jpgIn sinergia con MIA - Mercato Internazionale dell’Audiovisivo di Roma, con la collaborazione del Fondo Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia e della DG Cinema - MiBACT, l’edizione 2016 del Far East inaugura Focus Asia, primo passo per il rafforzamento delle relazioni tra Europa e Asia sotto il segno del cinema di genere, per offrire ai buyer europei una panoramica sulle produzioni asiatiche recenti.

 

Nel corso dei suoi 18 anni di attività, il FEFF è servito a far conoscere i mercati asiatici e a far capire le regole che li governano, mettendo in luce le potenzialità per il pubblico europeo e creando così le basi per un successivo percorso bilaterale. Basi che ora questo progetto può concretamente sviluppare guardando all’Oriente, grande protagonista internazionale del prodotto di genere, in una prospettiva di business a medio e soprattutto lungo termine.

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[SPECIALE FEFF 2016] A me gli occhi. Un nuovo poster per il Far East Film Festival
di Davide Carbone   
lunedì 04 aprile 2016

feff18_-_poster.jpgNel cinema, come nella vita, a volte è questione di sguardi. Destini che cambiano per occhiate che si incrociano, storie che nascono da visioni premonitrici, occhi capaci di trovare tesori nel quotidiano, dove altre occhiate nemmeno si soffermano. Il cinema è tutto questo e molto altro ancora, Il Far East Film Festival lo sa molto bene e fa esattamente dello sguardo rivolto ad Oriente il proprio tratto distintivo, la propria cifra stilistica ormai da un ventennio nota al pubblico di appassionati e non.

 

Lo fa anche attraverso il nuovo poster, opera del grafico Roberto Rosolin, capace di fermare in un’immagine lo spirito di una manifestazione e quello di chiunque ad essa si approcci con curiosità, magari per la prima volta o come appuntamento immancabile atteso spasmodicamente di anno in anno. Spazio allora alla tecnica del light painting, con fasci di luce proiettati sul viso della modella attraverso l’utilizzo di led e senza alcun software, con il risultato di esaltarne lo sguardo e la pulizia del viso, rivolto verso qualcosa che l’osservatore non vede ed è per questo motivo libero di immaginare, ipotizzandone i contorni.

 

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A tutto schermo. Al cinema, incontro tra giganti
di Andrea Zennaro   
mercoledì 06 aprile 2016

hitchtruff.jpgLa storia del cinema è costellata di incontri di giovani cineasti che hanno intervistato registi veterani da loro amati, si pensi a Jean-Luc Godard e poi William Friedkin alle prese con Fritz Lang, a Peter Bogdanovich con John Ford o Wim Wenders negli ultimi giorni di vita di Nicholas Ray: ma quello tra François Truffaut ed Alfred Hitchcock rimane una pietra miliare per i cinefili di tutto il mondo. La critica mondiale snobbava il lavoro del regista inglese, ma i critici dei Cahiers du Cinéma avevano un'opinione diversa: nei loro articoli Chabrol, Godard, Rohmer,Truffaut e gli altri andavano alla riscoperta dei grandi autori sottovalutati come Rossellini, Renoir, Becker, Ophüls, Lang, Hawks e lo stesso Hitchcock.

 

Proprio il profondo amore del giovane regista e critico francese per Hitchcock lo porterà a pubblicare nel 1967 il libro Il cinema secondo Hitchcock: il resoconto di una lunga intervista avvenuta nell'agosto del 1962 presso gli studi Universal dove il maestro inglese della suspense parla in modo approfondito del proprio cinema e delle proprie ossessioni.

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:Supervisioni | Aprile
di Loris Casadei   
mercoledì 06 aprile 2016

susanna.jpgSemplice, no?
Rivedere Susanna! ovvero Bringing up baby del grande regista Howard Hawks. Inserito nella lista dei cento film più belli dalla American Film Institute. É del 1938 eppure di una comicità ed ironia modernissime. Interpretato da Cary Grant nei panni di un occhialuto professore di paleontologia che sta dedicando la propria vita alla ricostruzione dello scheletro di un brontosauro (manca un ultimo pezzo, una clavicola intercostale, peraltro in arrivo). Interviene una vivace Katharine Hepburn a stravolgerne abitudini ed imminente matrimonio. Tra le curiosità va ricordato come sia il primo film ad usare il termine gay, pronunciato da Grant in vestaglia femminile: «I went gay all of a sudden».

 

Numerose le chicche e le gags comiche, l'imitazione della Hepburn dello slang della malavita, la scena del vestito strappato (in ogni scena Katharine indossa vaporosi vestiti sempre diversi), o il verso dell'accoppiamento del leopardo.

 

Emblematici gli occhiali persi «…ma ormai non mi servono più», commenta Cary Grant. È il cuore che permette di vedere chiaro ormai. Andrebbe visto in lingua originale e prestando attenzione a come è strutturato perché, come ha ben detto Andrea Molesini, grande scrittore veneziano: «Anche l'emozione nell'arte deve essere organizzata. Solo una grande disciplina permette la semplicità».

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Fantastic Mr. Clair. Il cinema al tempo degli illusionisti
di Davide Carbone   
mercoledì 06 aprile 2016

clair.jpgPoeta, romanziere, giornalista. Regista, autista di ambulanza, attore. Intellettuale, regista. René Clair è stato tutto questo, ma soprattutto uno dei maestri del cinema mondiale quando l’arte cinematografica non poteva ancora fare affidamento sulla potenza narrativa ed espressiva del sonoro e riponeva nella forza delle immagini tutte le proprie speranze di successo. Era un’epoca in cui la magia del cinema faceva ballare leggiadri oggetti inanimati, proprio come le uova e i fiammiferi dadaisti di Entr’acte, primo film di Clair ad uscire nelle sale, nel 1924. Un’epoca che adesso torna prepotentemente alla ribalta, a conferma di quanto la forza immaginifica del cinema non conosca davvero data di scadenza.

 

L’uomo protagonista dei film di Clair è una creatura che vuole arrivare a manipolare il tempo, che è affascinato e assieme spaventato dalle proprie potenzialità, che gioca con Irrealismo e Surrealismo a metà strada tra la paura di scoprire territori inesplorati e l’intimo bisogno di spingersi oltre il conosciuto.

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Quarta parete. Il nostro schermo quotidiano
di D.C.   
mercoledì 06 aprile 2016

claudioiannone.jpgProtagonista di Se Dio Vuole, al Candiani per Second Life di aprile è Tommaso, stimato cardiochirurgo, sposato con Carla, con la quale ha due figli: Bianca, svogliata e senza alcun interesse, e Andrea, un giovane brillante iscritto a medicina e pronto a seguire le orme del padre. Da un po’ di tempo cambiato rispetto al solito, Andrea stupisce il resto della famiglia comunicando la decisione di farsi prete per seguire l’esempio di don Pietro, un sacerdote sui generis. Per Tommaso, ateo convinto, quella di Andrea è una volontà da dover cambiare il prima possibile e senza esitare a ricorrere a una vera e propria guerra.

 

Seduto al volante del suo taxi, Jafar Panahi percorre le animate strade di Teheran, portando il suo Taxi Teheran a Mestre il 19 del mese: in balia dei passeggeri che si susseguono e si confidano con lui, il regista tratteggia il ritratto della società iraniana di oggi, tra risate ed emozioni, piazzando la telecamera sul cruscotto del suo taxi e mettendosi alla guida, per le vie di Teheran, questo nonostante il divieto di girare imposto dal regime.

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Made in Italy. Un’ottima annata
di Davide Carbone   
lunedì 04 aprile 2016

perfettisconosciuti.jpgCondotta da Alessandro Cattelan, la cerimonia di premiazione dei David di Donatello fa il proprio esordio televisivo in grande stile il prossimo 18 aprile su Sky, in un contesto che fortunatamente lascia da parte senza indugio lo scimmiottamento degli Oscar statunitensi, a cui il Premio è stato troppo spesso accostato, con gioia più dei gossippari che degli addetti ai lavori.

 

L’istantanea del cinema italiano che ne scaturisce è quella di un ambiente che a gran voce, da anni ormai, attira l’attenzione dei governi di turno per nuove regole che ne garantiscano il sostentamento e la promozione. Ma anche un mondo spesso maestro nel cavare il massimo da quello che si ha a disposizione.

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Vestito buono. L’eleganza del cinema
di Redazioneweb2   
lunedì 04 aprile 2016

yvessaintlaurent.jpgIn aprile il Candiani di Mestre è autentica roccaforte dell’universo glamour, grazie alla mostra Venezia è sempre di moda iniziata l’11 marzo e destinata a proseguire fino al 30 aprile. Il settore cinematografico del palinsesto culturale mestrino non poteva ovviamente non subire il fascino di un mondo prettamente visivo. L'icona di stile del ventesimo secolo non è stata una modella né una stella di Hollywood, bensì una giornalista. Diana Vreeland, protagonista di Diana Vreeland. L’imperatrice della moda in programma il 22 aprile.

 

«L'occhio deve viaggiare». Fu questo il mantra che guidò il lavoro della Vreeland come editor della rivista femminile «Harper's Bazaar» prima (a partire dagli anni ‘30) e come redattrice capo di «Vogue America» poi (dal 1962 al 1972).

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[Film del mese] Aprile 2016
di Redazioneweb2   
giovedì 31 marzo 2016

cacciatorereginadighiaccio.jpg

 

IL CACCIATORE E LA REGINA DI GHIACCIO
Regia di Cedric Nicolas Troyan
Con Chris Hemsworth, Charlize Theron, Emily Blunt, Jessica Chastain

Possedendo il dono di poter congelare ogni suo nemico, la giovane Regina dei Ghiacci forma una legione di letali cacciatori, tra cui Eric e la guerriera Sara, per scoprire infine come i suoi due prediletti abbiano contravvenuto al suo unico dettame: chiudere per sempre il cuore ai sentimenti.
Dal 6 aprile

 

 

 

victorfrankenstein.jpgVICTOR. LA STORIA SEGRETA DEL DOTTOR FRANKENSTEIN
Regia di Paul McGuigan
Con James McAvoy, Daniel Radcliffe, Jessica Brown Findlay, Andrew Scott

Il Dr. Victor Frankenstein e il suo protégé Igor Strausman si ritrovano a ricercare insieme la loro visione comune del mondo. Ma quando i piani di Victor vanno in fumo, portando ad orribili conseguenze, soltanto Igor potrà salvare lo scienziato da se stesso e dalla propria mostruosa creazione.
Dal 7 aprile

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[:cinefacts] Cinema migrante
di Marisa Santin   
venerdì 04 marzo 2016

rosi.jpgIl cinema italiano dell’immigrazione parla degli altri ma racconta anche di noi, dei nostri limiti e delle nostre paure. Da un decennio a questa parte, in particolare, ha aperto - quasi in esclusiva fra i mezzi di comunicazione - squarci di verità sulle implicazioni soprattutto umane dell’inarrestabile marea di persone, vite e civiltà che sta delineando il presente e il futuro del nostro continente. A partire da una delle sue terre di confine più esposte, che è appunto l’Italia. Con soprattutto l’Italia del sud, soprattutto la Sicilia e soprattutto Lampedusa in prima linea. Nel 2011 girano nelle sale una ventina di film italiani che raccontano storie di immigrazione e la Mostra del Cinema di Venezia premia Terraferma di Emanuele Crialese (Premio Giuria) e Là-bas di Guido Lombardi (Opera Prima).

 

A partire dallo stesso anno Andrea Segre si afferma come una delle voci più sensibili sul tema con Io sono Li, Mare Chiuso, Il sangue verde, La prima neve.

 

La recente vittoria di Rosi alla Berlinale arriva come un riconoscimento al regista, certo, ma anche a tutta quell’Italia che sta non solo accogliendo ma anche cercando di capire questo dirompente e inevitabile scenario multiculturale che riguarda e riguarderà sempre più da vicino tutti noi. Uno scenario che parte da storie di disperazione, guerra, sfruttamento, ma che può almeno cominciare a intravedere un barlume di redenzione in un ritrovato senso comune di umanità.

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:Supervisioni | Marzo
di Loris Casadei   
venerdì 04 marzo 2016

theredspider.jpgQuestione di trama
Il Trieste Film Festival non cessa mai di stupire. Pur nella difficoltà di raccogliere ‘prime’ (la concorrenza con altri festival blasonati si fa sentire, in particolare la contiguità temporale con Berlino), vi è una capacità di cogliere piccoli e grandi capolavori nell'area dell'Europa orientale e Balcani, area di competenza che da 26 anni la rassegna si è riservata. Quest'anno la rivelazione, improvvisa e non annunciata, è The red spider (Czerwony pajak) del polacco Marcin Koszalka.
È un noir e quindi non riveleremo l’intera trama. La vicenda narra di Karol, promessa sportiva nei tuffi, normale ragazzo nella Cracovia degli anni '60.

 

È testimone di un assassinio a sangue freddo di un bimbo e svolge sue ricerche personali per individuare il colpevole. Si crea uno strano legame fra i due e qui ci dobbiamo interrompere.

 

Come ha chiarito il regista in una sua lezione agli studenti triestini di cinematografia: «È un film per coloro che sono interessati al cinema come forma di arte e non un classico thriller. Anzi, ho cercato di destrutturare la struttura usuale del noir». Dal punto di vista di direzione, regia e luci è una vera summa didattica, dalle riprese dal basso e dall'alto alla Orson Welles, alle angle shot dell'espressionismo tedesco. In particolare le luci e gli ambienti sono molto curati. Ancora il regista racconta di come perda giorni per scegliere le location e le luci necessarie: «Per ogni ambiente scelgo cineprese diverse, difficilmente giro due volte la stessa scena». Ma ciò che più mi ha impressionato è il superamento della distinzione tra suspence e sorpresa, resa classica da Truffaut nella sua intervista a Hitchcock del 1983. Il colpevole è subito svelato e la suspence è legata a quando verrà denunciato, ma in ogni segmento di storia vi è un superamento della situazione, una sorpresa che riporta ad una nuova suspence.

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Per una selva oscura. L’eterno legame tra uomo e natura
di Federica Sicchiero   
venerdì 04 marzo 2016

ilragazzoselvaggio.jpgLa foresta come protagonista - o almeno come elemento chiave del film - è ciò che contraddistingue Paesaggi che cambiano, rassegna che la Fondazione Benetton di Treviso allestisce come naturale riverbero delle proprie linee di ricerca sul tema, in particolare sul paradosso del rapporto uomo-bosco: dagli allarmi ripetuti sul rischio della sua scomparsa ad una sua rivincita, con la presenza dei cosiddetti “polmoni verdi” all’interno delle città e la rinascita di un culto degli alberi che rimanda alle origini della storia dell’uomo.

 

Il mese di marzo si apre con Il ragazzo selvaggio di Truffaut, opera che racconta del ragazzo-lupo trovato nei boschi dell’Aveyron e degli sforzi compiuti dal medico Jean Itard al fine di condurlo ad un livello di civiltà tale da poterlo far entrare nella società. Nota di merito a Nestor Almendros per l‘uso della fotografia in bianco e nero, capace di fornire una resa visuale affascinante della vegetazione.

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I do like Mondays. La settimana comincia al cinema
di Federica Sicchiero   
venerdì 04 marzo 2016

carol.jpgTre film impegnati e che toccano temi profondi come la Guerra Fredda che sconvolse USA e URSS tra gli anni ’50 e ’60 del ‘900, l’omosessualità ed il rapporto tra due donne nella New York del 1952 e la forza che dà la vendetta ad un uomo quando viene tradito e la propria famiglia attaccata.

 

Tutto questo nella rassegna I lunedì del grande cinema al Dante di Mestre che presenta Il ponte delle spie di Steven Spielberg con un Tom Hanks avvocato statunitense che deve contrattare lo scambio del pilota Francis Gary Powers con la spia filocomunista Rudolf Abel, avvenuto sul Ponte di Glienicke detto appunto il Ponte delle Spie; Carol di Todd Haynes con Cate Blanchett, storia di Therese Belivet - aspirante fotografa - e del suo rapporto con l’affascinante Carol Aird, alle prese con un divorzio complicato a causa del proprio orientamento sessuale.

 

 

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Buona la seconda. Da vedere e rivedere
di Federica Sicchiero   
venerdì 04 marzo 2016

pic_3871273.jpgDue i film italiani riproposti tra i sei scelti dalla Videoteca del Candiani, entrambi con donne protagoniste. In Mia madre di Nanni Moretti, con Margherita Buy, presentato in concorso al 68. Festival di Cannes, spazio al racconto della difficoltà di conciliare lavoro ed una vita privata impegnativa, assieme a quanto si possa scoprire dei propri genitori una volta che questi non ci sono più.

 

Altro italiano è Per amor vostro di Giuseppe M. Gaudino, presentato nell’ultima Mostra del Cinema di Venezia, in cui una Valeria Golino premiata con la Coppa Volpi è la napoletana Anna, capace di riscattarsi da una vita grigia e problematica sotto il profilo familiare per tornare a splendere come quando era bambina.

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È difficile spiegare. Il cinema al femminile di Silvio Soldini
di Davide Calzetti   
venerdì 04 marzo 2016

giornienuvole.jpgLa vita di ognuno di noi è come una nave che attraversa l’oceano dell’esistenza, seguendo una rotta che sembra già tracciata, ma in realtà appena abbozzata su di una mappa ancora da disegnare. Una tempesta, un ammutinamento o la mancanza di provviste possono costringere di colpo a virare verso una direzione imprevista.

 

C’è anche chi decide, con coraggio e un pizzico di incoscienza, di abbandonare la via verso un porto sicuro per mettersi alla ricerca di mete inesplorate. Silvio Soldini, nato a Milano nel 1958, ha fatto spesso di questi temi il cardine della propria carriera, iniziata anch’essa con la sua decisione nel ’79 di abbandonare la Facoltà di Scienze Politiche per seguire oltremare studi cinematografici alla New York University.

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[CA' FOSCARI SHORT FILM FESTIVAL 2016] Paura e desiderio. Intervista a Takashi Shimizu
di Riccardo Triolo   
venerdì 04 marzo 2016

shimizu_takashi.jpgVenezia e il cinema. Un binomio che da sempre, almeno dal 1932, anno di nascita della Mostra, coincide con la Biennale e dal 1981 prosegue anche a Mostra finita con le attività di Circuito Cinema. Realtà più giovani ce ne sono state e ci sono ancora, come Circuito Off ad esempio, che però vive sempre nell'orbita della Biennale, che sfrutta come volano. Ma da sei anni a questa parte un festival di cortometraggi richiama l'attenzione di media, studiosi e pubblico. Un festival promosso e realizzato interamente da un’Università: l'unico in Europa. Senza che peraltro sia inghiottito dagli ingranaggi bizantini, concettuali e fattuali, che caratterizzano l'università come istituzione. Al contrario: qui gli studiosi di Ca’ Foscari, come il direttore della manifestazione Roberta Novielli, lasciano carta bianca agli studenti, tutti volontari. Che organizzano, comunicano, traducono, stampano, seguono: mandano avanti la macchina e la fanno brillare, come dovrebbe essere sempre. Questo fa del Ca’ Foscari Short Film Festival una realtà interessante.

 

Tanto più quando tra i giurati - tra cui l'indiano Girish Kasaravalli e l'italiano Giannalberto Bendazzi - di questa kermesse dedicata ai corti provenienti dalle più prestigiose accademie di cinema di tutto il mondo (sono venti le nazionalità rappresentate) figura l'autore di punta dell'horror giapponese, Takashi Shimizu.

 

È lui il creatore degli incubi di Ju-on: The Grudge, titolo leggendario dell'horror nipponico, successo planetario con tanto di remake hollywoodiano. Ma non solo: Shimizu è anche uno sperimentatore visivo, sempre impegnato a sondare il confine tra ciò che è rappresentabile e cosa no. I suoi fantasmi, figli della tradizione giapponese, sono anche creature cui Shimizu dà visibilità e forma. Li evoca, li estrae dall'alveo entro il quale risiedono e dà loro un sembiante. Lo abbiamo raggiunto, per parlare con lui dello Short, del suo cinema e del futuro della settima arte.

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[Film del mese] Marzo 2016
di Redazioneweb2   
martedì 01 marzo 2016

suffragette.jpgSUFFRAGETTE
Regia di Sarah Gavron
Con Carey Mulligan, Helena Bonham Carter, Meryl Streep, Anne-Marie Duff

Londra, 1912. Maud Watts è una giovane donna occupata nella lavanderia industriale di Mr. Taylor, uomo senza scrupoli che abusa quotidianamente delle proprie dipendenti. Mite e appartata, diventa presto una militante appassionata e decisa a vendicare le violenze in fabbrica e a riscattare una vita che la costringe alle dipendenze degli uomini.
Dal 3 marzo

 

avecesare.jpg

 

AVE, CESARE!
Regia di Ethan Coen, Joel Coen
Con Josh Brolin, George Clooney, Ralph Fiennes, Scarlett Johansson

Mentre sull'atollo di Bikini gli Stati Uniti sono impegnati con gli esperimenti sulla bomba H, a Hollywood Eddie Mannix si deve occupare di trovare una soluzione ad altro tipo di problemi: Eddie è un fixer, colui che deve tenere lontani dagli scandali in cui si vanno a ficcare le star che stanno lavorando ai film delle grandi produzioni...
Dal 10 marzo

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