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CINEMA
[VENEZIA75] DAILY#9 (6 settembre/September 2018)
di F.D.S.   
mercoledì 05 settembre 2018

daily9_6set2018_venewciak-cover.jpg

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#bodies

Il regista del corpo trasformato, mutato fin nel suo DNA, infettato o ibridato, David Cronenberg, riceve oggi il suo Leone d’Oro alla Carriera. Sei sono i film in costume del Concorso, escludendo i due western: significherà qualcosa, che so, il rifugio nell’abbraccio consolatorio della Storia, il dispetto verso questo presente così disarticolato dal passato e così privo di futuro? Ah, saperlo… Uno dei sei è il film della regista e attrice aussie Jennifer Kent, che presenta The Nightingale, ambientato nella Tasmania del 1825, che narra la storia dell’inseguimento, da parte di una giovane galeotta irlandese, dell’ufficiale che le ha ucciso il marito e la figlia. L’altro film in Concorso è Capri–Revolution di Mario Martone, ambientato nella cerchia degli intellettuali progressisti che frequentavano la Capri del 1914. Questo film, che viene dopo Noi credevamo sull’Italia del Risorgimento e Il giovane favoloso sulla vita di Leopardi, chiude una “trilogia della storia” la cui idea centrale è la ribellione, cioè il cuore, la fonte di energia della modernità. Al suo quarto wuxia (quel genere letterario e filmico che narra le vicende degli eroi marziali e dei samurai della tradizione cinese), Zhang Yimou (Premio Jaeger-LeCoultre) presenta Fuori Concorso Ying (Shadow), sul conflitto tra due gruppi feudali nel periodo dei Tre Regni (terzo secolo dopo Cristo). Fra i film di Orizzonti, il regista e scrittore indiano Ivan Ayr presenta Soni, il suo primo lungometraggio, che riflette sulle colpe e i limiti della politica patriarcale, ancora fortissima in India, attraverso la vita di una poliziotta di Nuova Delhi./ T he storyteller of bodily transformation, transmutation, infection, and hybridization: David Cronenberg will receive the Golden Lion for Lifetime Achievement today. Six period drama in Competition, plus two westerns: this means something, right? The consolatory embrace of history, maybe. One of such films is Jennifer Kent’s The Nightingale, set in 1825 Tasmania. A woman, an Irish ex-con, is after the officer who killed her husband and her daughter. At his fourth wuxia, Zhang Yimou presents Ying (Shadow), set in three-kingdom-era China. In the Orizzonti section, Indian author and director Ivan Ayr presents his first feature film Soni, a reflection on the limits and responsibilities of the patriarchy in how crimes against women are investigated and prosecuted in New Delhi.

 
Venezia75 | Sardegna Film Commission verso nuovi orizzonti. Intervista alla direttrice Nevina Satta
di Mariachiara Marzari   
mercoledì 05 settembre 2018

nevina_satta.jpgAl sesto anno di attività, la Sardegna Film Commission è a Venezia per presentare un catalogo che ha differenziato negli anni la capacità di produzione di lungometraggi, cortometraggi e documentari, espandendo la visione che la Sardegna propone a livello internazionale con importanti progetti, ma anche con la valorizzazione di talenti alla loro opera prima o seconda. Motore di questo grandissimo lavoro, la direttrice Nevina Satta, che qui al Lido, con un’agenda fittissima di incontri, presentazioni, screening e conferenze stampa, continua la sua azione frenetica di promozione e valorizzazione di una Regione sempre più vocata al cinema.

 

 

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Venezia75 | Valeria Bruni Tedeschi, focus su un'attrice e regista "tragicomica"
di Redazione   
mercoledì 05 settembre 2018

bruni_tedeschi.jpgPrima di tutto un’attrice, e poi, negli ultimi anni, anche una regista che è riuscita un po’ alla volta a imporre il proprio stile, al contempo delicato e potente, scherzoso e drammatico. Valeria Bruni Tedeschi porta a Venezia75 Les Estivants (Fuori Concorso), il suo quarto lungometraggio, che prosegue una trilogia impregnata di storia personale. La vita, le prove vissute o con le quali tuttora si confronta, co- stituiscono la trama di partenza delle sue opere, che si collocano sempre al confine tra realtà e fiction. Dalla fuga della sua famiglia in Francia per scappare dalle Brigate Rosse (È più facile per un cammello..., 2003) alla sua ossessione per la maternità (Attrici, 2007), la regista offre allo spettatore il romanzo della sua vita, senza però mai arrivare a delle vere e proprie autobiografie.

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Venezia75 | Anna Foglietta: attrice, madre, attivista
di Fabio Marzari   
mercoledì 05 settembre 2018

anna_foglietta.jpgAnna Foglietta è uno dei volti più noti del nuovo cinema italiano. Madre di tre figli, interprete e anima di progetti di assistenza verso i più deboli con la Onlus Every Child Is My Child, è presente nella sezione Orizzonti con Un giorno all’improvviso, primo lungometraggio di Ciro D’Emilio. Nel film è Miriam, madre amorevole, senza marito, disturbata da narcisismo patologico, che ha con il figlio diciasettenne un rapporto viscerale. Ad aggiungere ulteriore difficoltà al suo ruolo c’è la recitazione in dialetto napoletano, che conferisce al suo personaggio una carica umana ricca di emozioni.

 

 

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Venezia75 | Intervista a Ciro D'Emilio che presenta in Orizzonti "If Live Gives You Lemons"
di Fabio Marzari, Andrea Falco   
mercoledì 05 settembre 2018

un_giorno_allimprovviso.jpgCiro D’Emilio ha lavorato a lungo come assistente alla regia per serie televisive nazionali di primo piano. Ha diretto videoclip per musicisti italiani e quattro cortometraggi su temi di alto interesse sociale che gli sono cari: la xenofobia, il servizio militare, i conflitti familiari, il suo Sud. Un giorno all’improvviso è il suo primo lungometraggio.

 

Sinossi:

Il diciassettenne Antonio vive nella provincia campana con la madre. Il padre li ha abbandonati anni prima e lei, donna amorevole ma piena di problemi, darebbe qualsiasi cosa per ricostruire una famiglia. Anche Antonio ha un sogno: diventare calciatore professionista. Il sogno sembra presto prendere forma in Michele, talent scout del Parma. Presto, però, madre e figlio scopriranno che nella vita reale anche i sogni si pagano.

 

 

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[VENEZIA75] DAILY#8 (5 settembre/September 2018)
di Redazioneweb   
lunedì 29 novembre 1999

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#extreme

Chi avrebbe osato pensare non più di dieci anni fa che Paul Greengrass, il regista della saga di Jason Bourne, sarebbe stato in Concorso a Venezia con un suo film? Intendiamoci: Greengrass è un ottimo regista, nessuno come lui sa riprendere in modo così sontuoso e coinvolgente inseguimenti e pedinamenti ad alta tecnologia, la sua presenza è l’ennesimo indizio di come Venezia stia facendo tutto il possibile per liberarsi della nomea di “Mostra autoriale” che la affliggeva fino a qualche anno fa. Il regista inglese presenta 22 July, ricostruzione puntuale degli attentati a Oslo e sull’isola di Utøya del 22 luglio 2011, dove 77 persone furono uccise da un estremista di destra. In Concorso anche Nuestro tiempo del messicano Carlos Reygadas, dove lo stesso regista e la moglie interpretano una coppia alla ricerca della relazione ‘aperta’. Dopo il documentario di Wiseman, un altro non-fiction movie dagli USA si interroga su populismo e destra al potere: American Dharma, lavoro dell’altro grande documentarista Errol Morris, è un dialogo tra due vecchi compagni di università, lo stesso regista e Steve Bannon, l’ideologo di Trump. Valeria Bruni Tedeschi, col suo Les estivants (nel cast anche Valeria Golino e Pierre Arditi), ci riporta alle estati nella villa di famiglia sulla Costa Azzurra. Per Sconfini Wilma Labate presenta Arrivederci Saigon, un documentario che narra l’incredibile ma vera storia delle Stars, una band di ragazze toscane che nel 1968 vengono scritturate per un tour nel Sud-est asiatico e si trovano a suonare per i soldati americani in Vietnam./  Who would have thought that Paul Greengrass, the author of the Bourne saga, would bring action to our eighth day on Lido? His 22 July (Venezia75) is the story of how 77 people were killed by a far-right radical in the Utøya Massacre, Norway. Also in competition is Nuestro tiempo by Mexican Carlos Reygadas – the director himself and his wife interpret a couple in an ‘open’ relationship. Another non fiction feature on American politics is American Dharma  by great documentarist Errol Morris, who converses with former college buddy Steve Bannon. Wilma Labate presents Arrivederci Saigon, the incredible story of the Stars, an Italian allgirl band that toured Southeast Asia in 1968. Valeria Bruni Tedeschi reminisces Cote-d’Azur in Les estivants, starring Valeria Golino and Pierre Arditi.

 
Venezia75 | Focus sulla shooting star Brady Corbet, in Concorso con "Vox Lux"
di Sara Sagrati   
martedì 04 settembre 2018

brady_corbet.pngBrady Corbet presenta in Concorso alla 75esima edizione della Mostra del Cinema Vox Lux, sua personale visione di eventi cruciali che ad oggi hanno plasmato la prima parte del 21esimo secolo: il film segue infatti da vicino l’ascesa di Celeste dalle ceneri di un’immensa tragedia nazionale a superstar pop; il film abbraccia un arco di tempo di diciotto anni, dal 1999 al 2017, delineando alcuni importanti momenti culturali attraverso lo sguardo della protagonista, interpretata da Natalie Portman.

 

 

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Venezia75 | Pema Tseden e la forza del destino in "Jinpa"
di Andrea Falco   
martedì 04 settembre 2018

jinpa.jpgChi frequenta il Festival di Venezia ricorda Pema Tseden per Tharlo, con cui il regista tibetano ha partecipato alla sezione Orizzonti nel 2015. Nato da una famiglia nomade tibetana, conduce studi bilingui sull’arte e la cultura della sua etnia di appartenenza e ne è oggi uno dei principali esponenti. In questa 75esima edizione è nuovamente in concorso nella sezione Orizzonti con Jinpa.

 

Sinossi:

Percorrendo una lunga strada che attraversa una pianura del Tibet, un camionista investe inavvertitamente una pecora. Più tardi incontra un giovane autostoppista e decide di offrirgli un passaggio. Ancora non sa quanto il tempo passato fianco a fianco legherà i loro destini.

 

 

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Venezia75 | "Acusada". La verità distorta nel nuovo film di Gonzalo Tobal
di Marisa Santin   
martedì 04 settembre 2018

acusada.jpgAttraverso la storia di Dolores, una studentessa accusata di aver brutalmente ucciso la sua migliore amica, il regista argentino Gonzalo Tobal (1981) affronta il tema della verità, anzi, delle molte diverse verità. Quella di un’aula di tribunale, quella dei media che diffondono la notizia, quella dei diretti interessati e, infine, quella percepita da noi spettatori. Tobal, in Concorso con Acusada, il suo secondo lungometraggio, è una delle scommesse del Festival.

 

 

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[VENEZIA75] DAILY#7 (4 settembre/September 2018)
di Redazioneweb   
lunedì 03 settembre 2018

daily7_4set2018_venewsciak-cover.jpg

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#livingamerica

È il più giovane regista in Concorso, trent’anni consacrati al cinema tra regia e recitazione, e il suo film è uno dei più attesi: è Brady Corbet, che nel 2015 presentò a Venezia la fascinosa opera prima The Childhood of a Leader, e il film è Vox Lux, con Natalie Portman e Jude Law. È la storia di Celeste, che diventa una pop star dopo aver subito un disastro che ha avuto ripercussioni sulla sua nazione. Gli altri film in Concorso oggi sono Werk ohne Autor del tedesco Florian Henckel von Donnersmarck, anche lui autore di un magnifico esordio nel 2006, Le vite degli altri, vincitore dell’Oscar per il film straniero, e Acusada del giovane regista argentino Gonzalo Tobal. L’anno scorso era in concorso con Ex Libris, documentario sulla Biblioteca di New York: tre ore di rigoroso cinema a testimoniare quanto “fare cultura” coinvolga e sfidi il “fare politica”. Quest’anno Frederick Wiseman presenta fuori concorso Monrovia, Indiana, altro documentario in cui scandaglia una piccola città di 1000 abitanti del Midwest per cercare di capire l’importanza dell’America rurale come luogo di formazione delle strategie politiche e di nuova centralità di valori tradizionali come comunità, dovere, autenticità, vita spirituale Più semplicemente: perché abbia vinto Donald Trump. Per la sezione Orizzonti, un film del kazako Emir Baigazin, The River, e un film del cino-tibetano Pema Tseden, Jinpa, prodotto da Wong Kar-wai.

 
Venezia75 | Emir Kusturica. Focus sul visionario regista di "El Pepe, una vida suprema"
di Cesare Stradaioli   
lunedì 03 settembre 2018

kusturica.jpgMancato delinquente giovanile per sua stessa ammissione – “Salvato dalla musica” strana, ma fino a un certo punto, consonanza con Wim Wenders – cineasta, attore, scrittore, chitarrista, agitatore politico e culturale, visionario fondatore di una specie di repubblica situata fra le montagne della ex Jugoslavia, dare una definizione artistica precisa del genio serbo-bosniaco è pressoché impossibile. E, forse, è perfino inutile.

Personaggio controverso, ruvido, scarsamente diplomatico, che come pochi registi riesce a dare corpo – anzi, la propria fisicità – alle sue opere, Kusturica incarna a pieno nei suoi lavori lo spirito inquieto, bellicoso e pantagruelico delle sue origini. Nel suo essere perennemente contro, anche per partito preso, riesce in tutti i suoi film, impastati di crudeltà, irrisione, sangue e ilarità, a dare un tocco di gentilezza che lascia basiti proprio quando ci si aspetta esattamente tutt’altro. Egli rappresenta, a tutto tondo, la summa dei luoghi comuni e dei tratti concreti delle varie etnie che avevano composto la terra – la Sua terra madre – che alla fine di Underground si stacca e prende il largo verso l’ignoto. Uomini capaci di provare odio e amicizia senza se e senza ma (eterni, finché durano…), fedelissimi traditori e ubriaconi incorruttibili, e di questo innerva tutti i suoi lavori, che in definitiva, nelle affannose alternanze di umanità e disumanità, primi piani ed estenuanti campi lunghi, risate e raffiche di mitra, sia che descriva guerra o calciatori, suonatori di musica balcanica, esoterici camminatori o folli che parlano con gli animali, zingari e contadini, ci mette ogni volta di fronte al cuore duro e profondo di una parte di Europa che sta appena fuori dei nostri confini e che però ci sfugge sempre, perché sempre evita di farsi prendere e inquadrare.

 

 

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Venezia75 | Esordio alla regia per Emanuele Scaringi con "La profezia dell'Armadillo" di Zerocalcare
di Andrea Falco, Fabio Marzari   
lunedì 03 settembre 2018

profezia_armadillo.jpgI lettori di «Repubblica» gli sono affezionati da anni. Ventisettenne di Rebibbia, Zerocalcare è un fumettista ed è il suo stesso alter ego a disegni. I due hanno fatto dell’estetica punk un modello di sopravvivenza in quello sciagurato quartiere di Roma.

Professionista della procrastinazione e indifferente al bisogno di una coscienza critica, davanti a Zerocalcare si presenta in carne, placche ossee e un certo bagaglio culturale un animale guida che fino a poco fa credeva del tutto immaginario: un armadillo parlante.

Al suo debutto alla regia, Emanuele Scaringi, che come sceneggiatore ha collaborato a Diaz (2012) e Senza nessuna pietà (2014), porta Zerocalcare sul grande schermo curandone anche la sceneggiatura.

 

 

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Venezia75 | Il "suicidio" della civiltà nell'ultimo film di László Nemes
di Marisa Santin   
lunedì 03 settembre 2018

laszlo_nemes.jpgIl suo film d'esordio, Son of Saul, è un oscuro viaggio nell'anima di un prigioniero ebreo abbozzato nel Sonderkommando che è costretto a partecipare allo sterminio del suo stesso popolo. Con Sunset, il regista ungherese László Nemes (1977) fa un altro passo indietro nella storia verso una Budapest che affronta la sua rovina durante la prima guerra mondiale, cercando di capire perché una civiltà moderna e sofisticata marcia inesorabilmente verso la sua stessa fine.

 

 

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[VENEZIA75] DAILY#6 (3 settembre/September 2018)
di F.D.S.   
domenica 02 settembre 2018

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#everydayheroes

Eroi della politica e antieroi del quotidiano. Al documentario Fuori Concorso El Pepe, una vida suprema di Emir Kusturica - sulla vita del leggendario Pepe Mujica, presidente dell’Uruguay dal 2010 al 2015: è di qualche giorno fa la notizia delle sue dimissioni da senatore e il suo rifiuto di percepire la pensione da ex parlamentare - si contrappone il film della sezione Orizzonti di Emanuele Scaringi, La profezia dell’armadillo, tratto dall’omonimo fumetto di Zerocalcare, che descrive le non-avventure del protagonista in una periferia romana che diventa lo scenario della mediocrità e dell’eroismo che ci vuole oggi per vivere il contemporaneo. Altra crisi, altro film. È Napszállta (Sunset), secondo lavoro dell’ungherese László Nemes dopo lo splendido Il figlio di Saul, vincitore dell’Oscar 2016 per il miglior film straniero. Siamo nella Budapest del 1913, e la crisi dell’impero austro-ungarico fa da sfondo alla vita di una giovane orfana che, cercando di lavorare per la modisteria un tempo appartenuta ai genitori defunti, si trova a fronteggiare i luoghi oscuri legati alla sua famiglia e al suo passato. D’ora in poi Vincent van Gogh avrà per noi il volto di Willem Dafoe grazie ad At Eternity’s Gate di Julian Schnabel (Concorso), un film sul significato dell’essere artista. Un amico del Festival, Amos Gitai porta il suo sguardo particolare lungo i confini fra palestinesi e israeliani con un film (A Tramway in Jerusalem) e un documentario (A Letter to a Friend). Con Dragged Across Concrete, un poliziesco carico di suspense di S. Craig Zahler, arrivano al Lido Mel Gibson e Vince Vaughn./ Out of competition, Emir Kusturica’s El Pepe, una vida suprema is a documentary on legendary former Uruguayan president Pepe Mujica. Sunset is the second film by Hungarian director László Nemes after his beautiful Son of Saul, 2016 Academy Award for Best Foreign Film. Set in 1913 Budapest, Sunset depicts the fall of the AustrianHungarian Empire as the background of the life of a young orphan girl who tries to keep her late parents’ business afloat. Amos Gitai, a longtime friend of the Festival, takes us to Israel with fiction film A Tramway in Jerusalem and documentary A Letter to a Friend. From now on Vincent van Gogh will have the face of Willem Dafoe for us, thanks to At Eternity’s Gate by Julian Schnabel (Competition), a film about the meaning of being an artist. Emanuele Scaringi shows his take on the bitter comedy of  The Armadillo’s Prophecy, a popular comic strip by Italian artist Zerocalcare about his unadventures in the popular Rebibbia district in Rome.

 
Venezia75 | Finale conteso. Intervista a Sameh Zoabi, regista di Tel Aviv on Fire
di Andrea Falco, Delphine Trouillard   
domenica 02 settembre 2018

tel_aviv_on_fire.jpgSameh Zoabi è un regista arabo-israeliano che ha studiato all’università di Tel Aviv e alla Columbia, dove ha completato un master. Il suo cortometraggio Be Quiet del 2005 ha ricevuto il premio Cinéfondation al Festival di Cannes; il suo precedente lungometraggio, Under the Same Sun del 2013, ha come tema la speranza di pace e cooperazione tra israeliani e palestinesi.

A Venezia75 presenta – nella sezione Orizzonti – il suo nuovo film Tel Aviv on Fire.

 

Sinossi:

Salam, un giovane palestinese, scopre di avere una vena creativa quando, per un caso del destino, si ritrova coinvolto nella produzione di Tel Aviv on Fire, un enorme successo in tutto il Medio Oriente. La commedia prende un deciso carattere satirico e anche concettuale quando Assi, l’ufficiale che ogni giorno controlla i documenti di Salam, insiste perché la trama prenda una certa piega ispirata dalla di lui moglie, appassionatissima dello show.

 

 

 

 

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Venezia75 | Torna a Venezia Pablo Trapero, con il suo "La quietud"
di Andrea Falco   
domenica 02 settembre 2018

pablo_trapero.jpgPablo Trapero è uno sceneggiatore, produttore e regista argentino. Il suo El Clan del 2015 è stato nominato per il Leone d'oro al Festival del cinema di Venezia e ha ricevuto il Leone d'argento come miglior regista. Quest'anno presenta Fuori Concorso La Quietud.

 

 

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[VENEZIA75] DAILY#5 (2 settembre/September 2018)
di Redazioneweb   
sabato 01 settembre 2018

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#sundaymoon

Venezia e le grandi serie TV. Da Heimat a Young Pope, al Lido hanno debuttato serie di qualità, che hanno saputo regalare al piccolo schermo spessore e profondità tradizionalmente riservati agli schermi cinematografici. È la volta de L’amica geniale (Fuori Concorso), tratto dalla monumentale opera di Elena Ferrante. La serie, di cui vedremo il primo episodio, è diretta da Saverio Costanzo e prodotta da RAI e HBO: un vero e proprio colpaccio. Ma il Sunday Mood di oggi non lesina sorprese. In Concorso approda un documentario sociale: What You Gonna Do When the World’s On Fire? di Roberto Minervini, italiano di stanza in USA, è incentrato sulla discriminazione della comunità afroamericana nel Sud degli Stati Uniti, dove la violenza mangia l’anima. E mentre nel bel paese ci ripasseremo la lezione, per non cadere nelle medesime trappole, un western europeo ci riporta in un Oregon ricostruito in Romania, dove i Sisters Brothers, duo di criminali (Joaquin Phoenix e John C. Reilly), si mettono sulle tracce di un cercatore d’oro, Hermann Kermit Warm (Riz Ahmed). The Sisters Brothers (Venezia 75), basato sul romanzo del canadese Patrick deWitt, è diretto dal francese Jacques Audiard, noto per Un sapore di ruggine e ossa (2012) e vincitore della Palma d’Oro con Dheepan nel 2015. E se l’argentino Pablo Trapero torna a temi cari alla sua cinematografia raccontando la storia di un clan familiare con La Quietud (Fuori Concorso), Yervant Gianikian ricorda la partner Angela Ricci Lucchi, scomparsa lo scorso febbraio, attraverso gli scritti e i disegni dei suoi diari, ne I diari di Angela – Noi due cineasti (Fuori Concorso). Con Francesco Patierno invece entriamo nelle pieghe della Camorra (Sconfini) osservando l’impatto sulla società attraverso i materiali d’archivio conservati nelle Teche Rai. Buona domenica./What You Gonna Do When the World’s on Fire? asks Roberto Minervini, an Italian who looks at the often violent outcomes of racial struggles in the American South, where violence eats away at your soul. Based on the 2011 novel of the same name, The Sisters Brothers (with Joaquin Phoenix and John C. Reilly) are after a gold digger (Riz Ahmed) in 1850s Oregon – reconstructed in Romania. Argentinian Pablo Trapero tells the story of a familial clan in La Quietud . Quality TV series debuted on Lido – may we mention Heimat and The Young Pope. 2018 will be the year of an HBO and RAI co-production, L’amica geniale by Saverio Costanzo. Francesco Patierno enters the world of Camorra, the organized crime network centred in the city of Naples, with archive material from the large Teche Rai collection.

 
Venezia75 | La lunga notte della dittatura. Intervista ad Álvaro Brechner
di Cesare Stradaioli, Chiara Sciascia   
sabato 01 settembre 2018

12_anni.jpgAl suo terzo lungometraggio, Álvaro Brechnerregista uruguaiano stabilitosi in Spagna – porta alla 75. Mostra del Cinema La noche de 12 años (12 anni). Il regista ha lavorato in televisione e girato cortometraggi; il suo debutto, Mal día para pescar (2009), è stato presentato alla Settimana Internazionale della Critica al Festival di Cannes.

 

Sinossi:

Il film è ambientato nell’Uruguay del 1972, nel pieno stabilirsi della forma di governo militare che guiderà il paese fino al 1984. I guerriglieri Tupamaros José Mujica e Eleuterio Fernández Huidobro e il giornalista Mauricio Rosencof vengono arrestati e imprigionati per dodici anni. Durante questa lunga dentenzione saranno oggetto di crudeli esperimenti di privazione dei sensi e del sonno, coi quali gli esponenti della dittatura tentano di condurli alla pazzia. Dopo la restaurazione della democrazia, Mujica diverrà Presidente dell’Uruguay.

 

 

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Venezia75 | Intervista a Giona A. Nazzaro, al suo terzo mandato come Delegato Generale della SIC
di Davide Carbone   
sabato 01 settembre 2018

giona_nazzaro.jpgLiberarsi dei punti di riferimento adottati fino ad oggi per lanciarsi alla scoperta di nuovi territori, espressivi e geografici. Giona A. Nazzaro affronta il terzo anno da Delegato Generale della SIC forte di un biennio ricco di scoperte destinate in un futuro molto prossimo a trasformarsi in solide conferme.

 

 

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Venezia75 | Intervista a David Oelhoffen, regista di "Frères Ennemis"
di Delphine Trouillard   
sabato 01 settembre 2018
david_oelhoffen.jpgTerzo lungometraggio di David Oelhoffen, Frères Ennemis è anche la sua terza partecipazione a un festival di rilevanza internazionale. Al di là di quei dieci giorni in cui i riflettori saranno puntati sul suo film, ciò che importa a Oelhoffen è l’opportunità data ai suoi discorsi umanisti, spesso non udibili sul breve termine, di resistere al tempo. I suoi film adottano volontariamente uno stile popolare, attingendo a generi atemporali come ad esempio il western, così da rendere i temi affrontati – l’educazione, il rispetto dei valori e il dialogo sociale – comprensibili da tutti, dallo spettatore di oggi e da quello di domani.
 
 
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