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TEATRO
Liberi di… Sui palchi patavini i sogni del Festival La Sfera Danza
di C.S.   
lunedì 10 novembre 2014
la-doppia-nottegaia-gherardi.jpgL’undicesima rassegna dell’associazione La Sfera Danza di Padova s’ispira alle parole del Cardinale Martini e, con il sottotitolo Lasciateci sognare, si riappropria della speranza e della fiducia verso il futuro. Tre gli appuntamenti di novembre con la grande danza d’autore, a partire dal 7 novembre, al Piccolo Teatro Don Bosco che ospita Verdi Wagner – La doppia notte, Aida e Tristan, una produzione di Artemis Danza con coreografie di Monica Casadei, che fonde le partiture originali delle due opere nell’inedita elaborazione musicale di Claudio Scannavini.
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Dentro la scatola. Filippo Timi sulla disabilità tra lacrime e risate
di C.S.   
lunedì 10 novembre 2014
skianto-filippo-timi-foto-di-neige-de-benedetti.jpgIl Teatro Comunale di Mirano inaugura la nuova rassegna La città a teatro, il 13 novembre, con l’ultimo spettacolo dello straordinario Filippo Timi, prodotto dal Teatro Franco Parenti di Milano, diretto dalla regista Andrée Ruth Shammah. Dopo gli eccessi barocchi e promiscui di un indimenticabile Don Giovanni, Timi torna a una dimensione essenziale, intima e personale con Skianto, un intenso monologo in cui l’autore-attore cerca di aprire una breccia nel muro di silenzio che avvolge il tema della disabilità attraverso il teatro, accompagnato dalla voce e dalla chitarra di Andrea Di Donna. Timi porta molto di sé in scena, a partire dal nome, Filippo, prestato al bambino disabile di cui veste i panni, e torna dove tutto ha avuto inizio, in famiglia, all’infanzia, all’adolescenza, ai traumi, alle menomazioni e ai complessi, di cui l’artista non ha mai fatto mistero. Skianto spinge ad ascoltare ciò che non viene detto, Timi dà la voce a “Filo”, coinvolge il pubblico nel suo universo sigillato e, tra sogno e realtà, svela con delicatezza e ironia le paure, i timori, i grandi desideri irrealizzati, ma soprattutto la grande voglia di vivere che si nascondono dietro l’apparente non-vita silenziosa di un bambino con la scatola cranica sigillata
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Autunno 'caldo'. Tornano gli appuntamenti del martedì al Teatro a l’Avogaria
di Redazioneweb   
venerdì 07 novembre 2014

coppia-aperta-quasi-spalancata_2014_anna-agliardi-3508.jpgRiprende il ciclo di spettacoli proposti dalla rassegna autunnale I Martedì dell’Avogaria nello storico teatro veneziano fondato da Giovanni Poli a fine anni ‘60. Apre la stagione martedì 11 novembre Italia Libre, di Paolo Zaffaina. Due uomini – Silvio Barbiero e Renzo Pagliaroto –, una casa e il sogno di una rivoluzione che ridia dignità e libertà ad un paese immerso nella corruzione. E il sogno che lentamente si trasforma in incubo soccombendo sotto la violenta necessità di far emergere solamente gli interessi personali a discapito della speranza di un futuro migliore. Il cartellone prosegue poi il 18 con Coppia aperta, quasi spalancata, vaudeville grottesca, tragicomica e sempre attualissima sugli estremi del matrimonio, scritta nel 1983 dalla coppia comica per eccellenza, Dario Fo e Franca Rame, e portata in scena all’Avogaria dalla Compagnia dei Cardini. Si chiude la programmazione del mese con Trento Spettacoli, compagnia di ricerca e pratica teatrale, che presenta Addio alle armi di Ernest Hemingway, martedì 25. Gli attori trentini Maura Pettorruso e Stefano Detassis danno voce alle parole del grande manifesto anti-militarista di Hemingway dopo la fortunata mini-tournée estiva nei luoghi della Grande Guerra.

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Vita, in sostanza. Pronta a partire nuova stagione off del Teatrino Zero di Spinea
di C.S.   
venerdì 07 novembre 2014
maalox_locandine-web.jpgAl via l’8 novembre la nuova rassegna di Teatrino Zero, lo spazio indipendente gestito dalla compagnia Teatroasincrono a Spinea, in località Crea. Inaugura la stagione l’ironico Nel bene e nel Maalox, monologo di Chiara Canton, diretta da Paolo Zaffaina. In scena una donna moderna ‘intrappolata’ in un felicissimo matrimonio: la sua acidità gastrointestinale sarà la chiave di volta che ne svelerà la storia.
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INTERVISTA a Mattia Berto. La sostenibile leggerezza del teatro
di Chiara Sciascia   
mercoledì 05 novembre 2014

mattia_berto_2014.jpgNel marzo 2012 Mattia Berto direttore artistico di mpg.cultura riporta alla vita uno spazio culturale abbandonato, il Teatrino Groggia, rendendolo un nuovo punto di riferimento per la città, in un momento storico in cui “crisi e tagli” erano già il tormentone che ancora oggi non accenna a lasciarci.

 

Con mpg.cultura lei ha presentato già tre stagioni caratterizzate da una spiccata vitalità artistica.

Ci racconti come è riuscito a trasformare il Groggia nel “teatro dei veneziani” e qual è la sua ricetta per sopravvivere alla famigerata scure dei tagli.


Come nasce l’idea di riaprire il Teatrino Groggia è una storia strana. Io ho una vecchia amica, Anna Ponti, una fantastica signora di ottant’anni, figlia del primo sindaco di Venezia dopo la Liberazione, da sempre impegnata con l’Auser, la vetrina del volontariato, il sociale e con la città. Eravamo andati a vedere 6 Venezie, il documentario di Mazzacurati, e rientrando Anna mi ha detto: «Ma c’è il Groggia chiuso, dobbiamo fare qualcosa!». Trovo interessante come tutto abbia avuto origine dal confronto tra un uomo di trent’anni e una donna di ottanta attraverso un gioco generazionale.

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Liberate le coscienze. La Compagnia Malmadur dissacra regole e gerarchie
di Filomena Spolaor   
mercoledì 05 novembre 2014
4soldi.jpgUna banda di disperati in cerca di un posto al sole, in lotta per la sopravvivenza, smaschera – in commedia – le mitologie del nostro tempo: il denaro, il successo, il “Lo puoi”. Quattro soldi, il racconto delle loro allegre vicende firmato da Compagnia Malmadur, sarà in scena mercoledì 5 novembre al Teatro Ca’ Foscari, nell’ambito della rassegna RiGenerAzioni - ripensare la scena. Lo spettacolo è nato l’anno scorso in un periodo di residenza nel teatro universitario veneziano, con 7 giovani attori, sotto la guida della regista Sandra Mangini (leggi anche l'intervista alla regista, prima del debutto lo scorso aprile).
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THE LOVERS. La nuova sfida teatrale di Mattia Berto attraverso il fil rouge dell'amore
di Filomena Spolaor   
mercoledì 29 ottobre 2014

lovers_.jpgI litigi non sono distanti dagli adolescenti.
Parla di amore alle generazioni, la nuova sfida di Mattia Berto, attore e regista veneziano.
E lo fa, a sorpresa, tirando fuori dallo zainetto una felpa con il cappuccio, un’agenda, un paio di cuffie, un sacchetto di caramelle gommose, un carica batterie, un paio di occhiali Ray – Ban, e una pallina di plastica con un cuore. Sono gli oggetti di cui nessun ragazzo oggi può fare a meno. E Goldoni ci entra come trecento anni fa.

 

Liberamente tratto da Gli Innamorati di Carlo Goldoni (1762), The Lovers, un amore lungo tre secoli è un progetto teatrale che si realizza in collaborazione tra la Fondazione Musei Civici di Venezia, il Comune di Venezia – settore Produzioni Culturali e Spettacolo ed Arteven, Circuito Teatrale Regionale.


Non è lontano dai gesti esagerati dell’amore social e pubblico, il sentimento della rabbia e della gelosia di Eugenia e Fulgenzio, i due protagonisti settecenteschi. Tormento, balsamo, veleno, il fil rouge dell’amore attraverserà una serie di molteplici iniziative da ottobre 2014 a maggio 2015.

 

Sono in programma innanzitutto una serie di laboratori per un gruppo di 20 ragazzi degli istituti superiori del territorio al Teatro Momo di Mestre. I giovani interpreti costruiranno la loro visione scenica del testo ispirato alla commedia goldoniana. Scriveranno le loro storie, sceglieranno la musica e i propri vestiti, “con qualche incursione da H&M e Pull & Bear” ha detto Mattia Berto, rivelando anche che la scena sarà costruita dopo un’esplorazione del centro commerciale “Nave da Vero”.


Lo studio finale sarà l’evento di apertura della rassegna “Piccoli Palcoscenici 2015” del Teatro Momo. Un grande diario, che culminerà con una performance site specific, contemporanea, street e selfie, in occasione della ricorrenza della nascita di Carlo Goldoni, il 25 febbraio 2015.
Oltre a mangiare la torta, alla festa di compleanno del commediografo veneziano (un Open Day in cui la sua casa sarà aperta al pubblico), The Lovers sarà messo in scena da tre attori professionisti: Sara Lazzaro, Sandro Pivotti e David Remondini.

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Linea Goldoni. Al via la stagione dello Stabile con Silvio Orlando e il nuovo monologo di Balasso
di Filomena Spolaor   
martedì 14 ottobre 2014
binasco-il-mercante-di-venezia-02.jpgQuale linea scegliere? Se preferite la Linea Goldoni, potrete vedere Gl’Innamorati con la regia di Andrée Ruth Shammah e L’Impresario delle Smirne diretto da Roberto Valerio, ma anche Goldoni Experience di Giuseppe Emiliani (a Carnevale). La novità del Teatro Stabile del Veneto è negli abbonamenti a linee tematiche, oltre a quelli delle stagioni: Classici, Contemporaneità, Teatro/Cinema. E al Teatro Goldoni, si riderà tanto. Non solo delle battutine sui politici o del gossip ‘giornalaro’, ma delle nostre paure e desideri.
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[RECENSIONE] Waiting Room, le rapinose visioni di una sfida
di Filomena Spolaor   
martedì 14 ottobre 2014

waiting_room.jpg«Mangiate la neve e pregate per loro» dicono i ragazzi, offrendo agli spettatori cotone dolce, marshmallow, i golosi pasticcini di zucchero.

 

Ci sono dei manichini bianchi seduti in platea. Sulla scena un lungo tappeto optical art bianco e nero con tre gradini che conducono a un altare, dove c’è un pianoforte. Una sola strada. Sulla parete destra è appeso un crocefisso.


Cinque attori seduti sul palcoscenico si cambiano d’abito e indossano i mitici Moon Boot (sempre bianchi), gli stivali lunari. Iniziano a misurarsi per ammazzare il tempo. Sono dei giovani cantanti lirici che si trovano nella sala d’attesa di un’audizione. Reagiscono alla propria condizione esistenziale, ciascuno a suo modo.

 

Le sfide si colgono al volo, perché diventano una ragione di vita. Vieni scelto a un provino solo se ti considerano una persona o meno. E se ti chiudono in una stanza il rapporto con gli oggetti diventa maniacale.

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Si parte! Tutti a bordo dei treni di Antonio Tabucchi
di Arianna Ceschin   
venerdì 03 ottobre 2014
felicetti.pngSostiene Tabucchi che i treni possono nascondere un universo di sentimenti indescrivibili, illusioni, emozioni inafferrabili, occasioni ormai perse. Per questo lo spettacolo I treni di Tabucchi, che si terrà presso l’Auditorium Candiani di Mestre il 10 ottobre all’interno della quarta edizione della rassegna Matite in viaggio. Carnets Disegni Parole, esplora un groviglio di suggestioni e di impressioni del quotidiano, in una dimensione in bilico tra realtà e fantasia. La voce dell’attore e regista teatrale Giorgio Felicetti condurrà lo spettatore in un incredibile vagabondaggio dalle savane africane fino alle suggestive atmosfere shakespeariane, passando per il folle universo della poesia di Dino Campana. La musica, ancora una volta, si dimostra una fedele compagna del linguaggio teatrale, attraverso numerosi scenari sonori creati dalla tromba di Roberto Piermartire e dal violoncello di Peppe Franchellucci. Lo spettacolo riprende i caratteri del racconto I treni che vanno a Madras, pubblicato da Tabucchi nella raccolta Piccoli equivoci senza importanza del 1985. Il protagonista e narratore della vicenda decide di recarsi in India con una valigia carica di speranze e aspettative. Per farlo, il treno gli sembra il mezzo ideale.
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Scambio vitale. È Ri-GenerAzioni la nuova rassegna del Teatro universitario veneziano
di Filomena Spolaor   
venerdì 03 ottobre 2014
un_sogno.jpgLo sguardo oltre ogni limite e visione delle distanze. A Venezia i giovani attori si mettono alla prova tra le mura del teatro di un’istituzione come è quella universitaria, con propri progetti e competenze già affinate. Lo spazio espressivo è quello del Teatro Ca’ Foscari a Santa Marta, che ospita Ri-GenerAzioni – ripensare la scena, rassegna di gruppi teatrali emergenti che valorizza la creatività dei giovani interpreti che tentano la strada del professionismo nell’ambito delle performing arts e delle arti in generale. «Non si propongono più come attori al centro dell’attenzione, ma come soggetti che scelgono di andare al di là del codice scenico per vivere il presente», chiarisce la curatrice Donatella Ventimiglia.
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Ab Homero principium. All’Olimpico di Vicenza grandi classici secondo Emma Dante
di Chiara Bortolini   
giovedì 02 ottobre 2014
giulio_cesare_marco_antonio.jpgConfrontarsi con il classico è sempre un ingresso in una zona di soglia. Una prospettiva di confine che riposiziona l’osservatore. Momenti in cui percepiamo il cambiamento come opportunità per ri-conoscerci. A Vicenza, nella cornice del magistrale Teatro Olimpico, continua la rassegna del 67. Ciclo di Spettacoli Classici. Un confronto mai così necessario in un’epoca dove non specificare le coordinate equivale a opporre culture presentate come antitetiche, ma anche non percepire l’orizzonte globale in cui tale epoca è nata.
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Non resta che accomodarci e goderci lo spettacolo! Al via la nuova stagione teatrale di Camponogara
di Filomena Spolaor   
mercoledì 01 ottobre 2014

vietatoaigiganti1.jpg[di Filomena Spolaor]

Benvenuti, prego Accomodatevi. Riparte la collaudata macchina del Teatro ragazzi a Camponogara. Un Teatro come una casa sulla bella città della Riviera del Brenta, un luogo di incontro di una comunità di generazioni. «Accomodatevi. Piccoli spettatori crescono» è una rassegna con tante nuove emozioni e occasioni di fare didattica anche fuori dalla scuola, ma soprattutto nuove proposte che rafforzano l’offerta scolastica e offrono bei momenti per stare insieme.

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Il crogiolo della guerra. Al Verdi per Pordenonelegge "La paura" di De Roberto
di Filomena Spolaor   
mercoledì 17 settembre 2014
paura___foto_di_elisa_ottonetti_4.jpg«Ma se la morte è acquattata, vigile, pronta a balzare e a ghermire; se bisogna andarle incontro fissandola negli occhi, senza difesa, allora i capelli si drizzano, la gola si strozza, gli occhi si velano, le gambe si piegano, le vene si vuotano, tutte le fibre tremano, tutta la vita sfugge». Forte ed emozionante, La paura di Federico De Roberto è uno dei racconti più belli sulla guerra, in scena giovedì 18 settembre, in prima nazionale al Teatro Verdi di Pordenone, nell’ambito del festival Pordenonelegge.
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Incanti di luna. Il festival del teatro di strada invade Caorle
di Filomena Spolaor   
giovedì 04 settembre 2014
sinakt_1_caorle_2013_photo_di_raffaele_marchesan.jpg«Accendi un sogno e lascialo bruciare in te». Sarà proprio il sogno ambito da William Shakespeare, la speranza, il desiderio, il turbamento o l’inganno, il fil rouge de La luna nel pozzo, il Festival internazionale del teatro di strada, alla sua 19. edizione a Caorle. Da giovedì 4 a domenica 7 settembre, l’imperdibile appuntamento nelle calli e nei campielli divertirà grandi e piccoli con performance mozzafiato, esibizioni comiche e numeri circensi. Attori, comici, danzatori, acrobati, musicisti e clown animeranno le quattro serate lagunari e faranno vivere un’atmosfera magica, sospesa tra racconti fantastici e storie buffe, danze e funambolici volteggi.
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[RECENSIONE] Deep Dish. Il mondo senza di noi secondo Chris Haring
di Redazione   
martedì 02 settembre 2014

897b90fc-fb2d-489a-819a-0634b4230481.jpgDov’è la danza? Chiede dal soffitto la goccia d’acqua che cade. In un silenzio perfetto schiocca sulla tavola imbandita e produce un suono lento, che si allarga in un cerchio sonoro.


Intorno al tavolo persone in carne e ossa conversano amabilmente. Quando mangiano, i suoni amplificati dei loro morsi, dei loro sorsi, dei loro movimenti scoppiano in un’orgia di suoni che inquieta la visione di una cena prima perfetta. Macro immagini di verdura e di frutta sulla tavola vengono proiettate sullo schermo, trasformando il cibo in racconto, i gesti in narrazioni. Le slabbrature di un fungo, il turgore di una fragola, il rumore del cibo masticato tra i denti animano un gigantesco Universo di Verde, una realtà aumentata dove suoni amplificati e immagini macro sgranano nuovi contenuti, evocando trascorsi primordiali e divorando futuri possibili.


Le voci umane vengono inghiottite in una bolla, sonora e visuale, dentro ad un bicchier d’acqua. L’inquadratura macro del bicchiere sbugiarda la purezza e rivela i germi che nuotano dentro, formicolanti e vivi. Ogni cosa organica è abitata dalla trasformazione, pullula di microuniversi. Ogni cosa contiene un universo di significati. Così, il coltello da cucina che affetta i pomodori apre all’ossimoro di una crudeltà vegetale: un massacro di polpa rossa e innocente. La ripresa della bocca che ingurgita un pezzetto di ananas descrive una voracità laida, quasi belluina.


L’inquadratura della tavola racconta dei resti di una natura morta caravaggesca, spolpata dal ronzio delle mosche. Frammenti di discorsi umani agitano profezie di un futuro incombente, sollevando paesaggi emozionali degni della Melancholia di Lars Von Trier. “I have something to tell you. But I can’t”, ripete ambiguamente una delle convitate mentre una primordiale foresta di foglie di ananas, uva viola e melanzana soccombe sotto mani che strappano, spezzano, schiacciano, spappolano tutto quello che toccano per ingoiarlo. I rami superstiti della salvia resistono vicino alla boscaglia di cespugli e capelli. Il viso di una delle convitate appare come una Primavera che, indecisa tra Botticelli e Arcimboldo, si sfalda in meretrice. Tutti vediamo il Sole in un’arancia; l’oceano in un bicchiere d’acqua; i germi diventare alghe abissali, e il disfacimento che consuma di muffa i cetrioli e ammazza l’uva passa sul pane. Fino a quando uno sfiato di latte esce dalla bocca come una medusa nel mare, diventando lirico elogio alla Natura restituita a se stessa. Una Terra che danza. Senza l’Uomo.


di Anna Trevisan

 

«Deep Dish"- 24 Agosto 2014- Operaestate Festival-Teatro Remondini,
Bassano del Grappa*
*direzione artistica e coreografia *Chris Haring
*danzatori *Luke Baio, Stephanie Cumming, Katharina Meves, Anna Maria Nowak
*set consulting e sculture organiche *Michel Blazy
*sound design e composizioni *Andreas Berger
*light e stage design, drammaturgia *Thomas Jeline»
 



 

 
[RECENSIONE] Residenze, un progetto inedito nello spazio off del Teatrino Groggia a Venezia
di Filomena Spolaor   
giovedì 21 agosto 2014

fuocoallapaglia.jpgUna casa piena di giovani, di respiri nuovi, dove lasciarsi scivolare dentro e credere alle proprie tentazioni interiori. “Vorrei un palazzo che non fosse un albergo, Venezia come Berlino”: i sogni son desideri per Mattia Berto, direttore artistico di mpg.cultura, che ha voluto ospitare 35 fra attori e attrici nello spazio off del Teatrino Groggia a Venezia. Il progetto site specific è durato cinque settimane e ha coinvolto ragazzi diplomati nelle varie accademie italiane, che hanno deciso di lavorare sui testi Il Giardino dei ciliegi e Tre Sorelle di Anton Čechov, e sul Girotondo di Arthur Schnitzler. Nell’ultima fase di Residenze si sono cimentati su Zio Vanja e Il Gabbiano. Perché mai il teatro dovrebbe essere in grado di salvarci contro la nostra volontà? Ce lo spiega un processo di creazione in divenire, la prova aperta al pubblico del primo atto di Tre sorelle.


Giacomo Veronesi, fondatore insieme a Monica Giacchetto e Giovanni Longhin dell’associazione “Fuoco alla paglia”, che ha collaborato al progetto con la Municipalità di Venezia Murano e Burano, precisa che si tratta di uno studio della dinamica, il movimento interiore dell’attore. A costo di essere ridicoli e scoprire il proprio masochismo, i giovani sono stati invitati a presentare proposte personali a partire dall’opera di Čechov, uno specchio talmente profondo, che si vede tutto.

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[RECENSIONE] E viva le Chiozzotte! Vedere “Le baruffe in calle” a Chioggia
di Filomena Spolaor   
martedì 12 agosto 2014
baruffe-in-calle.jpgIn giorni in cui la cronaca locale racconta di donne che litigano in strada per lo stesso uomo, a colpi di unghiate, fino a strapparsi i capelli, e il gossip internazionale svela l’accecante gelosia tra le star, che si contendono i vip, Le baruffe in calle sono oggi di grande attualità. Un evento da non perdere, uno spettacolo itinerante per calli, rive e campielli, tratto da Le baruffe chiozzotte di Carlo Goldoni, ideato e realizzato ogni anno da Pierluca Donin.
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[Recensione] Scure scuraglie a Spineasogna. Le malizie della natura
di Filomena Spolaor   
giovedì 07 agosto 2014
-1.jpgAstuzie, inganni e meraviglie sulla macchina del tempo della natura, il teatro.
La passeggiata inizia all’imbrunire. Si cammina attraverso il Parco Nuove Gemme, per entrare a Spineasogna. Scure scuraglie è una delle tessere del mosaico che compongono la rassegna teatrale ideata dal Comune e dall’Associazione Echidna, alla terza edizione. Con le arti sceniche, i cittadini formano nuove geografie, usi diversi dei luoghi naturali dell’agglomerato urbano.
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Giovani capaci di orientarsi. Tempo di Biennale College!
di Filomena Spolaor   
venerdì 01 agosto 2014

fotoaperturateatro-rigolagiorgio_zucchiatti-courtesy-la-biennale-di-venezia.jpgC’è un ponte ben attrezzato per cimentarsi nell’arte del teatro. La forza strategica che mantiene in vita uno spazio di sperimentazione per i giovani artisti è Biennale College Teatro che si svolgerà a Venezia dal 30 luglio al 10 agosto. Il progetto artistico del direttore Àlex Rigola ha lo spirito di un laboratorio scientifico, un luogo d’ipotesi e confronto che offre ai giovani l’opportunità di operare a contatto di Maestri per il montaggio di ‘creazioni’. Un’officina d’invenzioni artistiche e formazione pratica sulla contemporaneità che ospiterà drammaturghi, registi, attori, scenografi, personalità di primo piano provenienti da tutto il mondo, artefici di un teatro in cui si respira la vita di oggi. Una vera e propria fabbrica di idee attorno alle possibilità del teatro: linguaggi, codici, tecniche, tecnologie e scienze della scena sono simboli che ci vivono addosso.

 

Biennale College Teatro si articolerà in due momenti distinti: 8 workshop, concepiti come occasione di contatto tra Maestri e giovani artisti – di cui 6 avranno un esito finale aperto al pubblico alle Corderie dell’Arsenale –, e 6 residenze, destinate al lavoro di giovani compagnie su propri progetti. Alcuni interrogativi servono da bussola per rintracciare le traiettorie dei workshop proposti. Quanto può offrire Bergson come metodo pratico per fare teatro? Ridere di Ibsen è il laboratorio firmato dallo scrittore inglese Mark Ravenhill, che applicherà le idee del saggio Le Rire alle scene teatrali dell’opera Ghosts di Ibsen.

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