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CLASSICAL
Prima della prima. Il Don Carlo per il nuovo inizio della Fenice
di Andrea Oddone Martin   
mercoledì 06 novembre 2019
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La Fenice si appresta a vivere in maniera molto partecipata la prima dello spettacolo Don Carlo. Per permettere al maggior numero di persone di poter vivere le emozioni e le curiosità legate a questa nuova importante produzione, l’opera si diffonde per la città con quattro incontri che tracciano una sorta di itinerario che va oltre la “semplice” guida all’ascolto. Iniziati il 30 ottobre scorso all’M9 di Mestre con Alberto Toso Fei che ha raccontato la storia della Fenice attraverso curiosità e aneddoti e col sovrintendente Ortombina che ha parlato del Don Carlo, gli appuntamenti de La Fenice Diffusa proseguono il 6 novembre al The Gritti Palace con lo scrittore Giovanni Montanaro e Ottavia Piccolo.

 

Montanaro, partendo dalle figure chiave di quest’opera, Carlo e Filippo II, esplora il rapporto padre-figlio come motore della letteratura d’ogni tempo, mentre Ottavia Piccolo è impegnata in un reading con testi di Stevenson, Murakami, Parise, Morante. Il 13 novembre al Caffè Florian, salotto di Venezia da 299 anni, spetta a Fortunato Ortombina illustrare la nuova produzione del Don Carlo con la regia di Robert Carsen e la direzione d’orchestra affidata a Myung-Whun Chung. Ultimo incontro il 20 novembre, al Luna Baglioni, in cui Andrea Bellieni dei Musei Civici di Venezia e Franco Rossi dell’Archivio Storico della Fenice raccontano il rapporto tra Carlo V e Tiziano, collegandosi anche alla mostra in corso a Palazzo Ducale, Da Tiziano a Rubens.

 

Don Carlo di Giuseppe Verdi inaugura la nuova Stagione di Lirica e Balletto del Gran Teatro La Fenice di Venezia. Ormai affezionato al teatro veneziano, il Maestro Myung-Whun Chung guida l’orchestra della Fenice nella prima di domenica 24, mentre la regia è affidata al canadese Robert Carsen, già regista della prima Traviata veneziana che ha inaugurato il teatro ricostruito. Ambientato nel periodo della rinascenza italiana (celebre il ritratto di Filippo II realizzato da Tiziano), della reazione della Chiesa alla forza dirompente della Riforma luterana nel Concilio di Trento (1545-1563) che diede l’avvio alla Controriforma, il Don Carlo verdiano viene composto da una prospettiva temporale che si impernia nelle vicende europee del 1866.

 

In particolare, per l’Italia appena “unita”: il Risorgimento, la terza guerra d’indipendenza, la scapigliatura letteraria. In una panoramica più generale: l’avvento dell’Impressionismo, la pubblicazione di Delitto e Castigo di Dostoevskij. Un’attualità che permette a Verdi di emanciparsi dal versante puramente storico del XVI secolo e di scolpire a tutto tondo nei protagonisti del dramma le personalità funzionali al dramma stesso. Pur nato da una commissione parigina per un Grand Opéra (in cinque atti con obbligo del balletto), nel Don Carlo si apprezza un approfondimento che non dimentica la profondità del teatro shakespeariano, scandagliate con sensibilità da Verdi fin dal Macbeth, e un’articolazione della vicenda dove le determinazioni psicologiche sono fondanti.

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FESTIVAL BRU ZANE | Planimetrie musicali. Intervista a Michèle Roche
di Fabio Marzari e Delphine Trouillard   
venerdì 20 settembre 2019
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Sono trascorsi dieci anni da quel concerto inaugurale nell'ottobre 2009 in un edificio di grande valore artistico e architettonico restituito a Venezia per merito di una filantropa francese, Nicole Bru, che ha regalato alla città e al mondo un centro musicale da cui si irradiano le note della musica romantica francese creata nell’Ottocento, un repertorio ampiamente dimenticato e talora sottovalutato.

 

Il Palazzetto Bru Zane, vicino ai Frari, fu fatto costruire nel 1695 su volontà di Marino Zane a pochi metri dalla residenza di famiglia, Palazzo Zane. Marino, nipote di Domenico e appassionato d’arte e di cultura, nonché amministratore del Teatro San Moisé, fece erigere il palazzetto da Antonio Gaspari come “casino-biblioteca”, col fine di realizzare un luogo intimo e raccolto, distinto dai saloni di rappresentanza dell’abitazione di famiglia; questo permise di assecondare le ultime volontà dello zio, ossia la conservazione e valorizzazione dei quadri e dei libri di famiglia. Quale luogo migliore, creato ad hoc per essere uno scrigno di cultura, avrebbe potuto rappresentare la sede del progetto musicale della Fondation Bru a Venezia?

 

Questo luogo di dimensioni raccolte rappresentava, quindi, il laboratorio ideale per selezionare, programmare e registrare opere di centinaia di compositori. Qui il periodo romantico è stato affrontato nel modo più ampio possibile: dai riformatori della seconda metà del Settecento e fondatori del Conservatorio di Parigi fino al termine della carriera di coloro i quali, agli inizi del Novecento, si inserirono nella scia di Camille Saint-Saëns e di Jules Massenet. Tra questi ultimi, Reynaldo Hahn e André Messager hanno spalancato le porte alla modernità.

 

A Reynaldo Hahn sarà dedicato proprio il primo ciclo tematico della stagione del decennale: il percorso e l’opera dell'eclettico compositore si rivelerà al pubblico attraverso un programma che alternerà commedia musicale in settembre (con la registrazione di Ô mon bel inconnu ad Avignone con Véronique Gens), mélodies e musica da camera in autunno (in concerto a Venezia e in disco con l’etichetta Bru Zane), “idillio polinesiano” in gennaio (L’Île du rêve al Prinzregententheater di Monaco di Baviera) e grand opéra in marzo (La Carmélite a Tolosa con l’Orchestre national du Capitole). A parlarci di questi primi dieci anni di vita del Palazzetto Bru Zane, con il grande entusiasmo che ha contraddistinto questa impresa sin dagli albori, è Michèle Roche, segretario generale della Fondazione Bru che ha sede a Ginevra. Fu lei a “trovare” l'edificio ed è la miglior testimone di questo progetto di successo, che conosce mattone su mattone, non solo nota su nota…

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Di tasto in tasto. Alla Fenice, Beethoven e Brahms
di Andrea Oddone Martin   
venerdì 05 luglio 2019
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Sol maggiore in primo rivolto, il pianoforte di András Schiff a innescare con le celebri cinque battute in solitudine il Concerto n. 4 per piano e orchestra Op. 58 di Ludwig van Beethoven. Inizierà in questo modo la serata di sabato 6 luglio al Teatro La Fenice, dedicata a Beethoven e a Johannes Brahms. Interpreti d’eccezione, Myung-Whun Chung e András Schiff. Soprattutto Schiff, che all’intero ciclo delle Sonate di Beethoven ha dedicato pregiate riflessioni interpretative. Ben si presta il Concerto n. 4, all’esecuzione nonché all’ascolto intellettualmente profondi, raffinati: è in questa composizione che Beethoven si emancipa senza tradire i mentori (Mozart, su tutti), inseguendo una via per gran parte inedita che abbisogna di uno sguardo prospettivo e contemporaneamente retrospettivo, ampio nel suo intendere i confini culturali dell’opera d’arte.

 

Come afferma lo stesso Schiff, in un’intervista di qualche tempo fa: «In Beethoven, a differenza di Mozart o di Schubert, non ci sono gesti “ripetitivi” di alcun tipo: tutto nasce e si sviluppa sotto il segno del nuovo. L’interprete deve saperlo trasmettere nell’esecuzione e insieme a lui anche l’ascoltatore si deve misurare attivamente con l’inedito comporre ‘processivo’ di Beethoven. In Beethoven non esiste che qualcosa sia soltanto bello o pieno di sentimento».

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Arcaico contemporaneo. Oggi, la Turandot
di Andrea Oddone Martin   
mercoledì 15 maggio 2019

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Destino: «Creonte proclamò che al risolutore dell’enigma proposto dalla Sfinge sarebbe stato concesso il regno e insieme la sposa di Laio». Una storia antica, che irraggia la sua luce fino al nostro tempo. Rincorrendo la nostra profondità, solo le ombre causate da codesta luce ci sono concesse. Tracce, indizi, segni. Regione prediletta per tale pratica, l’arte. Il palcoscenico dell’opera spazio eletto. Turandot è l’opera lirica in cui i percorsi si intrecciano, l’antico e il moderno si contemplano, in un annullamento della cronologia. Diventa tutto attuale, in Turandot.

 

Puccini, nell’estremo sforzo compositivo, riunisce l’arcaico dell’ambientazione all’epoca esotica (di un oriente ormai sempre più prossimo, incombente nella nostra attualità) al contemporaneo della tensione moderna, nelle architetture musicali di un compositore aggiornatissimo dei fermenti che attraversavano all’epoca i linguaggi musicali, nella felicità melodica che si infrangerà di lì a poco (Edgard Varèse scrisse, poco dopo la scomparsa di Puccini: «Per quanto grottesco possa sembrare, parlare dell’autore di Bohème, Butterfly e Tosca come dell’ultimo melodista, è probabile che nessuna ricerca, per quanto seria e vasta, potrebbe mettere in luce un compositore di livello più o meno alto che si possa definire un notevole melodista»). Malgré lui, Puccini fa caposaldo della sua Turandot di uno dei tratti caratteristici dell’arte novecentesca: l’incompiutezza.

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FESTIVAL BRU ZANE | Mare, dentro. All'alba del ventesimo secolo
di Redazioneweb2   
venerdì 05 aprile 2019

jeancras.jpgIl festival primaverile di Palazzetto Bru Zane propone, grazie a un compositore che era ufficiale di Marina, Jean Cras, di comprendere meglio il ruolo della musica in alcuni momenti difficili della storia francese grazie ad un variegato programma di mélodies e di musica da camera che darà testimonianza di quel periodo tormentato. Il patriottismo che prende sempre più piede tra i francesi si inserisce anche nei dibattiti di natura estetica: in seguito alla sconfitta di Sedan (1870), la neonata Société nationale de musique rivendica un’arte francese degna di emulare quella tedesca. Il dibattito si riaccende nel 1914, nel momento in cui, grazie a Ravel, Schmitt, Cras, Magnard, Caplet, Vierne e molti altri, la stagione del romanticismo si chiude. Tra le figure più importanti del festival di primavera, Jean Cras occuperà un posto particolare. Nato e morto a Brest, il compositore è indissociabile dall’elemento marino, più ancora di Rimskij- Korsakov e di Roussel.

 

Pur avendo manifestato molto presto attitudine per la musica, egli porta avanti la tradizione di famiglia entrando, nel 1896, nella Scuola Navale. Durante un soggiorno a Parigi nel 1900 conosce Henri Duparc, il quale, colpito dal suo talento, gli dà quasi quotidianamente lezione per tre mesi. Prosegue tuttavia la carriera militare, dimostrando un coraggio che durante la Prima Guerra Mondiale gli varrà una decorazione. Nel 1931 è promosso contrammiraglio, poi maggior generale del porto di Brest.

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FESTIVAL BRU ZANE | I Musicisti nella Grande Guerra: i volti, i luoghi
di Redazioneweb2   
venerdì 05 aprile 2019
kafelnikov_valeria_2_-__j.b_millot.jpgsabsat 6 aprile
Scuola Grande San Giovanni Evangelista h. 19.30

TRIO OPUS 71
VALERIA KAFELNIKOV arpa
PHILIPPE BERNOLD flauto


Jean CRAS
Suite in duetto per flauto e arpa, Trio per archi, Quintetto con arpa, Opera per sola arpa

Diversi fattori hanno contribuito a fare del primo Novecento “l’età dell’oro” dell’arpa in Francia: la fattura dello strumento si stabilizza; virtuosi di fama internazionale (come Henriette Renié) vi si applicano con tutte le loro capacità; i compositori che cercano sonorità nuove e arcaicizzanti vedono in essa un’ancora di salvezza./ The 1900s were the golden age of the harp in France: the instrument acquired its final shape, virtuosos of international fame (like Henriette Renié) popularize the beauty of tis sound, and composers looking for new, ancient-sounding timbre see it as their new muse.


fa_judith__mathieu_genon.jpgdomsun 7 aprile
Palazzetto Bru Zane h. 17

JUDITH FA soprano
DAMIEN LEHMAN pianoforte


Mélodies di CRAS, HALPHEN, CAPLET, LA PRESLE, BOULANGER...

La mélodie francese è il genere più elevato nella gerarchia dei repertori ottocenteschi e primo-novecenteschi. Per poterla apprezzare è necessario disporre di vasta cultura poetica ed estremo gusto del dettaglio. Le idee simboliste, i versi tratti da Ronsard o Villon ne fanno un genere che andrebbe considerato soprattutto come letterario./ French mélodie is the most elevated genre in the hierarchy of the Romantic Age. To appreciate it, one must have a culture for poetry and taste for detail. Symbolist ideas and poetry by Ronsard or Villon almost make it like a literary genre.


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Pura ispirazione. A Mestre, la classica cosmopolita di Noa
di Andrea Falco   
giovedì 07 marzo 2019

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Voce e volto di fama internazionale, Noa presenta un nuovo progetto musicale intitolato Letters to Bach e prodotto da Quincy Jones. 12 brani musicali di Johann Sebastian Bach per i quali Noa ha scritto i testi in inglese ed ebraico, ispirati a temi diversi del nostro contemporaneo, con arrangiamenti per chitarra realizzati da Gil Dor, collaboratore musicale di lunga data. Sorprendente e brillante, il duo valorizza la voce di Noa che svetta maestosamente e gioca fra le note, intrecciandosi perfettamente con la chitarra di Gil ed illuminando la polifonia di Bach. Una musica che cerca di abbattere i muri di lingua, religione, genere e fra generazioni per costruire un ponte di eccellenza musicale, rispetto e gioia e un luogo di curiosità, coraggio e speranza.

 

Nata in Israele e residente a New York, Noa è da sempre paladina della pace tra israeliani e palestinesi. Ha diffuso il proprio messaggio dai palcoscenici più prestigiosi del mondo (dal Carnegie Hall al Lincoln Center fino alla Casa Bianca e in Vaticano), collaborando con artisti del calibro di Stevie Wonder, Sting, Andrea Bocelli e molti altri, oltre che con Pat Metheny e Quincy Jones. In questo tour la accompagneranno Gil Dor alla chitarra, Or Lubianiker al basso elettrico e Gadi Seri alle percussioni.

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Prendere nota. Un'epoca e le sue canzoni
di Redazioneweb2   
giovedì 07 marzo 2019

degand.jpgL’interesse che oggi viene suscitato dalle opere delle musiciste del XIX secolo è crescente: la consapevolezza delle grandi difficoltà che dovettero superare per riuscire a comporre in un ambiente ostile ci fa misurare la portata della forza che le sosteneva. Le due Sonate per violino e pianoforte di Louise Farrenc, pubblicate nel 1855, inducono tuttavia a guardare oltre la singolarità costituita della produzione femminile e a considerarle come imprescindibili nel contesto del repertorio romantico francese di musica da camera: sono due lavori che si impongono da sé, facendo quasi dimenticare il rigore formale ereditato dalla scuola germanica per il tramite di Antoine Reicha.

 

Le Sonate saranno eseguite da due musiciste di talento il prossimo 8 marzo: Stéphanie-Marie Degand al violino e Marie-Josèphe Jude al pianoforte.

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CARNEVALE DI VENEZIA 2019 | Vizi e capitali. Nella musica di Offenbach, il ritratto di una città
di Davide Carbone   
lunedì 18 febbraio 2019

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La Parigi dell'Ottocento adorava prendere in giro i difetti dei provinciali, ma seppe gettare anche su se stessa uno sguardo autentico di autoderisione, dalla gran dama super-impegnata a non fare nulla al bellimbusto troppo sicuro di poter sfruttare il proprio fascino. Come uno specchio collocato davanti al proprio pubblico, l'operetta mette in mostra la borghesia trionfante dei quartieri degli affari e amplifica i difetti che essa vorrebbe dimenticare, pur dilettandosi di riderne. Con garbo, toglie il velo a una società che afferma il proprio puritanesimo e al contempo aggira i divieti che essa stessa ha stabilito.

 

Il 21 febbraio a Palazzetto Bru Zane la musicologa Elena Oliva, protagonista della nostra intervista, introduce in una conferenza animata Parigini/Parigine, atteso recital di Carnevale in programma il 23 e 24 febbraio sempre al Palazzetto. Saliranno sul palco la mezzosoprano Marie Lenormand, il tenore Loïc Félix e la pianista Flore Merlin per offrire al pubblico un avvolgente tuffo nella Belle Époque parigina, grazie alle aree di operette tratte dai repertori di Offenbach, Hervé, Audran, Verney, Serpette e Lecocq.

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L'arte del sogno. Alla Fenice, Mozart raddoppia
di Andrea Oddone Martin   
venerdì 08 febbraio 2019

ccrosera.jpgEra il 1772 quando compose Il sogno di Scipione (K. 126): Mozart aveva 16 anni e non era al primo impegno operistico. Infatti, fra oratori scenici, opere buffe, singspiele e opere serie ne aveva già all’attivo in numero di sette, e Il sogno di Scipione fece otto. Ad un certo punto del romanzo che Saul Bellow pubblicò nel 1973, Il dono di Humboldt, il personaggio Charlie Citrine riflette attorno al fatto che l’umanità contemporanea ha perduto la capacità di dormire, in quanto durante il sonno l’anima migra nel proprio elemento, nel mondo sovrasensibile dove incontra quelle forze invisibili che, ai tempi antichi, erano note agli iniziati. Questi incontri si verificavano grazie alla qualità del tono, al senso di gioia e di dolore, insomma al proposito delle parole pensate, sentite e pronunciate durante il giorno. Egli constata che nella contemporaneità ciò non avviene più, dato il livello raggiunto dalle nostre occupazioni, preoccupazioni, qualità linguistiche, espressive, e l’umanità si risveglia normalmente inquieta, insoddisfatta, inacidita, amara ed isterilita.

 

Data l’epoca, di tutt’altro pregio il sonno di Scipione: in sogno incontra, oltre ai propri importanti avi, la Dea Fortuna e la Dea Costanza intrattenendosi proficuamente con loro, ponderando posizioni edificanti e soddisfacenti da applicare alla quotidianità. Curiosamente, in questa azione scenica dai tratti di opera seria Mozart si impegna a realizzare in musica gli stati fisiologici del sonno, del sogno, del risveglio. Dolci, ondeggianti flauti cullano il sonno nell’incanto del sogno, e nel recitativo tumultuoso del risveglio riconosciamo il guizzo dell’indole mozartiana.

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Sacro e profano. La voce mistica del liuto
di Redazioneweb2   
venerdì 08 febbraio 2019

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Jozef van Wissem, compositore e liutista olandese, è un artista d’avanguardia che suona il suo liuto di stile barocco, personalizzato e di color nero, in giro per il mondo. I titoli e la natura delle sue opere richiamano uno stile mistico e cristiano producendo una musica intramontabile, atemporale. La veneziana Chiesetta della Misericordia, costruita nel X secolo e ristrutturata nel XIX, è stata scelta come luogo d’incontro di un concerto il 22 febbraio, sede che creerà un’atmosfera unica e misteriosa perfetta per accogliere i suoni affascinanti del liuto di van Wissem.

 

Nel 1993 van Wissem si trasferì a New York dove imparò a suonare il liuto con Pat O’Brien e dove in seguito conobbe il regista Jim Jarmusch, con cui lanciò ben tre dischi.

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Musica plurale. Mai una sola Fenice
di D.C.   
venerdì 08 febbraio 2019

gadjiev.jpgEsposizione musicale e cultura Mitteleuropea: Alexander Gadjiev deve la prima alla sua famiglia, con madre e padre entrambi didatti e musicisti, e la seconda a Gorizia – sua città d’origine – naturale crocevia di popoli, culture, lingue. Fattori che hanno entrambi avuto un’influenza determinante sulla sua naturale capacità di assorbire, elaborare e rivisitare con gusto proprio stili e linguaggi musicali diversi. Seguendo gli insegnamenti del padre, noto didatta russo, Alexander si esibisce per la prima volta con orchestra a 9 anni e tiene il primo recital solistico a 10. Si diploma a 17 anni con il massimo dei voti, la lode e menzione speciale. Questo gli consente di partecipare al Premio Venezia e di vincerne la XXX edizione.

 

Torna alla Fenice con il recital The elements il 20 febbraio, calandosi con Brahms, Berio e Chopin in un teatro che in queso mese si conferma contenitore capace di accogliere gli stimoli musicali più diversi, dalla lirica dedicata a Mozart (Il sogno di Scipione e Il re pastore) e Rossini (L’italiana in Algeri) alla grande concertistica firmata dal direttore Marco Angius e dalla Orchestra di Padova e del Veneto.

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Respiro profondo. Se la musica è un’opportunità
di Martina Buran   
venerdì 08 febbraio 2019

ludovica_rana.jpgProsegue il 14 febbraio, con il terzo degli 11 concerti in programma con cadenza mensile fino a giugno, la rassegna dell’Associazione Musica con le Ali, che porta nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice i migliori giovani musicisti italiani. Protagonisti di questo concerto sono tre giovani promesse: la violinista Emma Parmigiani, la violoncellista Ludovica Rana e la pianista Maddalena Giacopuzzi.
 In programma il Trio n. 5 in re maggiore op. 70 n. 1 Degli spiriti di Ludwig van Beethoven e il Trio in si maggiore op. 8 di Johannes Brahms.


 

Questa stagione concertistica è stata ideata con il duplice obiettivo di offrire un’importante opportunità di crescita professionale per i musicisti sostenuti dall’Associazione stessa e per dare ad un ampio pubblico la possibilità di assistere ai concerti dei giovani talenti nelle splendide sale del Teatro La Fenice con riduzioni significative sul prezzo dei biglietti per i residenti nel Comune e nella Città Metropolitana di Venezia.


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Alta fedeltà. L’Archipelago di San Giorgio
di F.M.   
venerdì 08 febbraio 2019

dudokmarcoborggreve.jpgLa Fondazione Cini presenta la peculiarità di un’offerta culturale declinata sempre all'eccellenza. In ogni campo delle sue multiformi attività, il livello della programmazione sposta verso l'alto la qualità e la varietà delle proposte e anche le scelte dei luoghi deputati allo svolgimento dei concerti giova alla fama meritata di ‘Isola del Bello’. Nell'Auditorium Lo Squero, dove l'architettura si integra con le armonie liquide della Laguna circostante, sono in programmazione fino al prossimo Ottobre sei concerti: la rassegna Archipelago, inagurata il 31 gennaio con il Quartetto Adorno e Simone Gramaglia, viola del Quartetto di Cremona.

 

Protagonisti della rassegna sono giovani gruppi di musica da camera insieme a solisti, un tassello importante e assai significativo nel percorso di crescita per giovani artisti emergenti a livello internazionale, che attraverso la residenza e lo studio in Fondazione hanno la possibilità di perfezionare la loro formazione musicale anche con la pratica dei concerti.

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New generation. A Pordenone, musica per le vostre orecchie
di Redazioneweb2   
venerdì 08 febbraio 2019

nikolajlund.jpg«Stile, energia e senso del rischio: questi quattro giovani francesi sanno riportare la musica al sorriso». Così si esprime il «The Guardian» riferendosi al Quartetto Van Kuijk, il prossimo 20 febbraio al Verdi di Pordenone. Fondato nel 2012 a Parigi, il Quartetto Van Kuijk ha vinto nel 2015 il Primo premio al “Concorso internazionale per quartetto d’archi” della Wigmore Hall di Londra, nel quale si è aggiudicato anche i due premi speciali per la miglior esecuzione di opere di Beethoven e di Haydn.

 

Entrato subito dopo a far parte dei “BBC 3 New Generation Artists” per il triennio 2015-17, è inoltre stato scelto dalla Philharmonie di Parigi quale “Echo Rising Star” per la stagione 2017-18, con un fitto programma di concerti nelle più prestigiose sale europee.

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Scuola russa. Petrushansky al pianoforte, per Musikàmera
di Daniele Pennacchi   
martedì 05 febbraio 2019

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Il programma di Musikàmera prosegue in questo febbraio 2019 portando avanti gli stessi precetti messi al centro della propria ‘mission’ fin dall’inizio della propria attività e lo fa chiamando alla Fenice il pianista Boris Petrushansky, moscovita classe 1949, figlio d’arte. Il 6 e 7 febbraio Andante con variazioni Hob 17/6 di Franz Joseph Haydn, 4 Improvvisi op. 142 di Franz Schubert e la Sonata n. 6 op. 82 di Sergey Prokofiev risuonano nel teatro di Campo San Fantin preceduta da una breve introduzione utile a rendere l’ascolto ancora più consapevole e contestualizzato.

 

Seduto al pianoforte troviamo un artista che ad appena 8 anni viene ammesso alla Scuola Centrale presso il Conservatorio di Mosca nella classe di Inna Levina. Nel 1964 l’incontro con uno dei piu grandi musicisti dei nostri tempi, Heinrich Neuhaus, di cui sarà l’ultimo allievo.

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Ragionevole dubbio. Classica, spiegata e suonata
di Martina Buran   
venerdì 01 febbraio 2019

mariobrunello.jpgSi può pensare di arrivare alle chiavi più nascoste di un capolavoro e allo stesso tempo godere appieno ogni suo dettaglio d’ascolto? A questa domanda gli Amici della Musica di Mestre cercheranno di dare una risposta convincente il 3 febbraio al Toniolo, mettendo sul palco assieme la sapienza esecutiva di Mario Brunello e l'estro affabulatorio di Giovanni Bietti, musicologo e compositore di prim'ordine, ma soprattutto finissimo divulgatore musicale, reso celebre dalle sue Lezioni di musica su Radio Tre.

 

Il celebre violoncellista di Castelfranco, alla testa di un ensemble di giovani talenti selezionati per l'occasione, attraverserà l'universo sonoro dell'Ottetto O 803 di Franz Schubert, dialogando con gli spunti offerti da un insolito canovaccio narrativo; una parola che, come nello stile di Bietti, non intende ‘spiegare’ la musica, semmai provare a moltiplicarne l'incanto, seminando fra i segreti del suo tessuto sonoro prospettive nuove, spunti d'ascolto inediti.


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I migliori omaggi. Al Toniolo, Modigliani e Ughi
di Andrea Oddone Martin   
martedì 11 dicembre 2018

ughi.jpgDue sono le date da segnare per la rassegna 2018-2019 Io Sono Musica del Teatro Toniolo di Mestre. L’11 dicembre è la musica di Johannes Brahms a influenzare l’immaginazione del pubblico: il Quartetto Modigliani, francese negli interpreti ma italianissimo nella pregiata liuteria, esegue di Brahms il Quartetto n. 3 Op. 67. Il Quartetto venne composto nell’ameno sito di Ziegelhausen (letteralmente: “case di mattoni”), nei pressi di Heidelberg dove l’autore trascorse l’estate del 1875.

 

Dunque disteso, gioioso, in una parola “Pastorale” il clima complessivo, anche se il quartetto si caratterizza per il profluvio di felici idee compositive che si susseguono nei suoi quattro movimenti, sino a terminare nelle otto variazioni del finale Volklied conclusivo.

 

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Punti cardinali. La Fenice, qui e altrove
di Redazioneweb2   
martedì 11 dicembre 2018

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La Fondazione Teatro La Fenice e la Fondazione di Venezia proseguono imperterriti con il nuovo progetto di diffusione della cultura musicale e concertistica nel territorio della Città Metropolitana di Venezia, per proporre un cartellone ricco di eventi e appuntamenti musicali nelle aree di Meolo, Chioggia, Cavarzere, Ceggia, San Stino di Livenza, Maerne, Noale, San Donà di Piave, Portogruaro, Oriago di Mira e Stra, grazie alla collaborazione delle Amministrazioni comunali e delle numerose istituzioni che già operano attivamente in questi territori.

 

L’offerta culturale prevede cicli di conferenze e ascolti, video-proiezioni di opere liriche, concerti pianistici dei vincitori del prestigioso Premio Venezia, concerti di musica da camera dei Solisti della Fenice, incontri dedicati all’approfondimento di compositori e/o opere liriche. Oltre ad alcune delle opere più famose la scelta è mirata anche ad approfondimenti di quelle presenti nel cartellone della Fenice in modo da favorire la partecipazione alle rappresentazioni in Teatro delle opere proposte. Le conferenze di presentazione saranno tenute dal musicologo Mario Merigo, disseminate lungo tutto l’arco dell’anno e del calendario.

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A perdifiato. Alla Fenice il "Romeo e Giulietta" di Jean-Christophe Maillot
di Redazioneweb   
venerdì 14 dicembre 2018
16649564_1920619498174424_8735189378333617738_n.jpgShakespeare nato nel 1564, Prokofiev nel 1891, Maillot nel 1960: dall’unione di epoche tanto diverse nasce la riproposizione del capolavoro Romeo e Giulietta nella versione di Jean-Christophe Maillot, direttore storico della compagnia dei Ballets de Monte-Carlo, proposta la prima volta nel 1996 e da allora diventata richiestissima in tutto il mondo.
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