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CARNEVALE 2020 | Musica, risate e qualcosa di serio. L'operetta di Offenbach & Wachs
Written by RedazioneWeb3   
giovedì, 13 febbraio 2020

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L’operetta, dietro l’apparenza del divertimento semplice e innocente, può diventare velenosa e toccare argomenti spinosi per il pubblico. In linea con la sua produzione culturale legata alla Musica romantica francese, Palazzetto Bru Zane nell’ambito del Carnevale di Venezia mette in scena Lischen et Fritzchen di Jacques Offenbach (1863) e Un mari dans la serrure di Frédéric Wachs (1876), due opere buffe in un atto che affrontano due grandi tabù come l’incesto e l’omicidio.

 

Due racconti ambientati in situazioni opposte – due alsaziani in aperta campagna da una parte, due borghesi in un appartamento parigino dall’altra – in un alternarsi di brividi e di risate per parlare dei rapporti tra uomo e donna, tra seduzione, incomprensione e complementarità. Uno spettacolo da non perdere per atmosfere e musica.

 

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Il passo è breve. In 'trasferta' all'M9
Written by RedazioneWeb3   
lunedì, 03 febbraio 2020
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Una rassegna dedicata alla musica del Novecento e contemporanea, articolata in due concerti ospitati dall'Auditorium Cesare De Michelis di M9 - Museo del '900. La rassegna Il Toniolo all'M9, inserita nel palinsesto delle Città in Festa, è organizzata dall’Associazione Amici della Musica di Mestre in collaborazione con Settore Cultura del Comune di Venezia ed M9 - Museo del ’900. Il titolo della rassegna testimonia la volontà di portare la musica da camera di Io Sono Musica del Teatro Toniolo anche al di fuori del Teatro, in un contesto di grande valore culturale ed architettonico quale M9 – Museo del ’900, connotando appositamente la programmazione musicale all’insegna della musica del Novecento e contemporanea. I concerti dell'1 e il 14 febbraio sono affidati al prestigioso Ensemble Sentieri Selvaggi, con la partecipazione straordinaria di Mario Brunello in occasione del primo concerto.

 

Primo appuntamento intitolato Mediterraneo ed impreziosito dalla prima esecuzione europea del brano di Christopher Cerrone Why was I born between mirrors? per sestetto e dalla composizione di Giovanni Sollima Spasimo, con Mario Brunello violoncello solista. In programma inoltre le composizioni di Francesco Antonioni, Da cosa nasce cosa, e di Marco Betta, In ombra d'amore - Ballata per viola. Il secondo concerto si intitola Antico e moderno ed il programma musicale comprende le composizioni di Thomas Adès, Court Studies from The Tempest, Mark-Anthony Turnage, Duetti d’amore, Armando Gentilucci, Al telaio del tempo, Mauro Montalbetti Vento Largo, concludendo con Le sette stelle di Carlo Boccadoro, direttore artistico e musicale di Sentieri selvaggi.

 

Sentieri Selvaggi nasce nel 1997 da Carlo Boccadoro, Filippo Del Corno e Angelo Miotto con lo scopo di avvicinare la musica contemporanea al grande pubblico.

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Trio di gioventù. Brahms riveduto e corretto
Written by RedazioneWeb3   
lunedì, 03 febbraio 2020
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Lavoro giovanile che ottenne da subito un notevole consenso, il Trio op. 8 fu sottoposto a revisione dopo ben trentacinque anni dalla sua prima stesura; Brahms venne infatti convinto a mettervi mano per correggerne alcune ingenuità frutto di inesperienza, riducendo drasticamente alcune sezioni eccessivamente ridondanti e riassestando alcuni disequilibri formali. Sebbene lo stesso Brahms fosse poco incline a questo tipo di operazioni, il risultato non snaturò la freschezza e l’estroversa esuberanza originale di questa composizione che tanti entusiasmi aveva saputo suscitare.

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Made in Venice. Squero, marchio di fabbrica
Written by RedazioneWeb3   
lunedì, 03 febbraio 2020
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All'Auditorium Lo Squero prende le mosse il prossimo a febbraio la quinta Stagione musicale realizzata da Asolo Musica in collaborazione con Fondazione Giorgio Cini, il sostegno di MiBact e Regione Veneto e la partecipazione di Pro-Gest.

 

Un'occasione straordinaria per godere della suggestione del luogo e per ascoltare alcuni dei migliori musicisti veneti in attività, oltre ad alcuni attesissimi ospiti stranieri. Ad aprire la rassegna il Quartetto di Venezia, formazione apprezzata in tutto il mondo e presente allo Squero fin dall'inaugurazione nel 2016.

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Musikàmera in verde età. Progetti firmati da talenti emergenti per la classica rassegna alla Fenice
Written by RedazioneWeb3   
lunedì, 03 febbraio 2020
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Giovane quanto talentuoso, il bulgaro Emanuil Ivanov è sul palcoscenico per primo a febbraio, il 12 del mese per la precisione, per la rassegna di musica da camera ospitata dal Teatro La Fenice diretto da Fortunato Ortombina. Nato nel 1998 in Bulgaria, Ivanov ha studiato con Galina Daskalova e con Atanas Kurtev.

 

Vincitore assoluto della 62esima edizione del Concorso Pianistico Internazionale Ferruccio Busoni, attualmente si sta perfezionando al Birmingham Royal Conservatory sotto la guida di Pascal Nemirovski e Anthony Hewitt. Negli anni passati, giovanissimo, ha vinto numerosi concorsi quali il Vivapiano, Scriabin- Rachmaninoff, Viktor Merzhanov, Pavel Serebryakov, Liszt-Bartók, Young virtuosos e Jeunesses International Music Competition Dinu Lipatti a Bucarest, il secondo premio al Concorso Chopin di San Pietroburgo e il secondo premio al Concorso Casagrande, dove ha conquistato anche il premio del pubblico.

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Segni particolari. Cavalli di battaglia e perle musicali
Written by RedazioneWeb3   
lunedì, 03 febbraio 2020
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Alla Fenice dal 15 al 25 febbraio, L’elisir d’amore debuttò al Teatro della Canobbiana di Milano il 12 maggio 1832. La sua partitura, ricolma di melodie incantevoli, è forse la più piacevole mai composta da Donizetti nel genere comico. Nel primo atto è degna di nota la vivacità nello sproloquio autopromozionale del ciarlatano dottor Dulcamara e nel suo duetto col povero ragazzo Nemorino, innamorato senza speranza di Adina, la capricciosa bella del villaggio.

 

Pezzi forti del secondo atto sono il coro «Cantiamo, facciam brindisi», la barcarola «Io son ricco e tu sei bella», il quartetto «Dell’elisir mirabile», il duetto Adina-Dulcamara «Quanto amore », e la soave ballata di Nemorino «Una furtiva lagrima», cavallo di battaglia del repertorio tenorile.

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Beethoven da 10. Alla Fenice si fa cifra tonda
Written by RedazioneWeb3   
lunedì, 03 febbraio 2020
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Martin Owen è considerato uno dei maggiori suonatori di corno d’Europa. Al momento è Primo corno alla BBC Symphony Orchestra; è stato per dieci anni Primo corno alla Royal Philharmonic Orchestra e dal 2012-13 è stato nominato Primo corno della Berliner Philharmoniker. È anche Primo corno dell’ensemble di musica da camera californiano Camerata Pacifica e dei britannici Britten Sinfonia e Haffner Ensemble.

Nei suoi concerti ha suonato musiche di Mozart, Richard Strauss, Schumann, Messiaen, Britten, Elliott Carter, Oliver Knussen e Thea Musgrave, lavorando a oltre 300 colonne sonore di film, incluse pellicole di James Bond, Star Wars, Harry Potter, Il Gladiatore e Pirati dei Caraibi.

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CAPODANNO 2020 | Da qui, in avanti. Si riparte della Fenice
Written by Redazioneweb2   
giovedì, 19 dicembre 2019

ImageLa Fenice è sinonimo di rinascita e solo pochi giorni fa il teatro cittadino celebre in tutto il mondo ha ribadito con forza il concetto, rialzandosi dopo lo schiaffo subìto dalla mareggiata del 12 novembre e arrivando puntuale all’appuntamento di apertura della Stagione Lirica con la prima del Don Carlo e preprandosi ad accogliere uno tra gli evento clou della propria programmazione, il tradizionale Concerto di Capodanno. A dirigere la diciassettesima edizione del prestigioso evento torna Myung-Whun Chung, consolidando quindi un rapporto e un’amicizia ormai pluriennale con il teatro veneziano.

 

Nei Concerti di Capodanno 2019/2020 il maestro è di nuovo alla guida dell’Orchestra e Coro del Teatro La Fenice in un programma musicale che si compone di due parti: una prima esclusivamente orchestrale con l’esecuzione della Sinfonia n. 4 in la maggiore op. 90 Italiana di Felix Mendelssohn-Bartholdy, e una seconda parte – per tradizione, seguita da milioni di spettatori grazie alla diretta televisiva di Rai Uno – dedicata al melodramma, con una carrellata di arie, duetti e passi corali dal repertorio operistico più amato che si concluderà con Va’ pensiero dal Nabucco e con il brindisi Libiam ne’ lieti calici dalla Traviata di Giuseppe Verdi.

 

Nella nuova edizione dei Concerti di Capodanno, l’attenzione della Fondazione Teatro La Fenice, di Rai Cultura e degli artisti impegnati sarà rivolta a una missione umanitaria in via di definizione: nel 2019, l’evento è stato dedicato a UNICEF e al suo determinante impegno nei confronti dei bambini di tutto il mondo. Nel 2020 si continuerà ad ‘approfittare’ di questo imponente evento mediatico per rendere concrete opere di solidarietà e beneficenza, a maggior ragione approfittando quest’anno di un sold out che si preannuncia riguardante ogni ordine di posto disponibile.

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NATALE 2019 | Rosso da invidia. Una città e il suo colore
Written by Redazioneweb2   
giovedì, 19 dicembre 2019
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Sin dalla sua istituzione, il festival San Martino a Natale prosegue l’ambizioso percorso di crescita e innovazione in materia di cultura e di educazione alla musica. La rassegna nasce nel 2014 con l’intenzione di portare a Venezia un format particolare: rendere accessibili, gratuitamente e ad un pubblico numeroso ed eterogeneo, concerti, itinerari didattici, performances musicali e workshops con la partecipazione di interpreti e maestri di fama internazionale, riuniti dall’amore per Venezia e per la sua gloriosa storia musicale.

 

Popoli differenti hanno dato ai colori nomi diversi, ma alcuni elementi nel percorso della storia sono rimasti invariati come, ad esempio, il grande valore del colore rosso, considerato per lungo tempo l’unico vero colore. Rappresenta lo spirito divino che scende nell’uomo e accende la sua fiammella vitale.

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Legno dei tempi. Pinocchio, la storia infinita
Written by Redazioneweb2   
giovedì, 19 dicembre 2019

ImageAl Malibran arriva Pinocchio. Questo lavoro in due atti, creato nel 2001 e revisionato nel 2006 e nel 2019, si basa sul best-seller mondiale di Carlo Collodi Le avventure di Pinocchio (1883): in apparenza una fiaba ma in realtà una miniera di argute metafore sulla costruzione di una personalità umana matura. Il librettista Paolo Madron e il compositore Pierangelo Valtinoni rinfrescano ex-novo la celebre vicenda con cinquantasette bambini-attori, sei cantanti adulti, molti cori e un’orchestra variopinta.

 

Nella sua graziosa musica, insieme triste e bellissima, Valtinoni segue le orme dei grandi narratori musicali: molto Ravel, ma anche una certa attrazione per Puccini e Bernstein. Alla prima berlinese del 2006, l’opera incontrò un immediato successo di pubblico.

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NATALE 2019 | Buone domeniche. Natale, conto alla rovescia
Written by Redazioneweb2   
giovedì, 19 dicembre 2019
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Anche quest’anno l’Associazione Alessandro Marcello propone i concerti di Avvento nella chiesa di San Trovaso a Venezia. L’avvio della rassegna è previsto per domenica 1 dicembre con il duo composto dal soprano Alice Molinari e l’organista Stefano Pellini. Il duo, proveniente da Modena, vanta una lunga collaborazione artistica e proporrà musiche di Vivaldi, Cavalli, Balbastre, Bach e Haendel.

 

Il secondo appuntamento, previsto per domenica 8 dicembre, vedrà protagonista il coro di voci bianche Clairière, del Conservatorio della Svizzera Italiana, diretto da Brunella Clerici e l’Ensemble Concerto Scirocco, con strumenti storici, fondato da Giulia Genini. Il concerto proporrà alcune tra le più interessanti pagine di musica sacra del '600 eseguite con prassi esecutiva storica.

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NATALE 2019 | Attenti al dettaglio. Concerto di Natale al T Fondaco
Written by Redazioneweb2   
martedì, 17 dicembre 2019
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Ci sono numerose ragioni per entrare a T Fondaco dei Tedeschi, primo lifestyle department store del gruppo DFS in Europa, soprattutto con l’avvicinarsi delle feste natalizie. Tra questi c’è anche l’opportunità di assistere a un concerto degli allievi del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia. L’iniziativa è frutto di una collaborazione che, da due anni, unisce il gruppo DFS e il Conservatorio per permettere agli allievi di confrontarsi con il pubblico e di essere sostenuti da borse di studio.

 

Giovedì 19, alle 19.30, l’Event Pavilion ospita il concerto Scherzi e Fantasmi interpretato da un trio di studenti del Conservatorio, sotto la guida della professoressa Monica Bertagnin: Lara Celeghin al violino, Pietro Silvestri al violoncello e Tommaso Boggian al pianoforte interpreteranno un programma di musica cameristica comprendente Brahms, Rachmaninoff e Beethoven.

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Prima della prima. Il Don Carlo per il nuovo inizio della Fenice
Written by Andrea Oddone Martin   
mercoledì, 06 novembre 2019
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La Fenice si appresta a vivere in maniera molto partecipata la prima dello spettacolo Don Carlo. Per permettere al maggior numero di persone di poter vivere le emozioni e le curiosità legate a questa nuova importante produzione, l’opera si diffonde per la città con quattro incontri che tracciano una sorta di itinerario che va oltre la “semplice” guida all’ascolto. Iniziati il 30 ottobre scorso all’M9 di Mestre con Alberto Toso Fei che ha raccontato la storia della Fenice attraverso curiosità e aneddoti e col sovrintendente Ortombina che ha parlato del Don Carlo, gli appuntamenti de La Fenice Diffusa proseguono il 6 novembre al The Gritti Palace con lo scrittore Giovanni Montanaro e Ottavia Piccolo.

 

Montanaro, partendo dalle figure chiave di quest’opera, Carlo e Filippo II, esplora il rapporto padre-figlio come motore della letteratura d’ogni tempo, mentre Ottavia Piccolo è impegnata in un reading con testi di Stevenson, Murakami, Parise, Morante. Il 13 novembre al Caffè Florian, salotto di Venezia da 299 anni, spetta a Fortunato Ortombina illustrare la nuova produzione del Don Carlo con la regia di Robert Carsen e la direzione d’orchestra affidata a Myung-Whun Chung. Ultimo incontro il 20 novembre, al Luna Baglioni, in cui Andrea Bellieni dei Musei Civici di Venezia e Franco Rossi dell’Archivio Storico della Fenice raccontano il rapporto tra Carlo V e Tiziano, collegandosi anche alla mostra in corso a Palazzo Ducale, Da Tiziano a Rubens.

 

Don Carlo di Giuseppe Verdi inaugura la nuova Stagione di Lirica e Balletto del Gran Teatro La Fenice di Venezia. Ormai affezionato al teatro veneziano, il Maestro Myung-Whun Chung guida l’orchestra della Fenice nella prima di domenica 24, mentre la regia è affidata al canadese Robert Carsen, già regista della prima Traviata veneziana che ha inaugurato il teatro ricostruito. Ambientato nel periodo della rinascenza italiana (celebre il ritratto di Filippo II realizzato da Tiziano), della reazione della Chiesa alla forza dirompente della Riforma luterana nel Concilio di Trento (1545-1563) che diede l’avvio alla Controriforma, il Don Carlo verdiano viene composto da una prospettiva temporale che si impernia nelle vicende europee del 1866.

 

In particolare, per l’Italia appena “unita”: il Risorgimento, la terza guerra d’indipendenza, la scapigliatura letteraria. In una panoramica più generale: l’avvento dell’Impressionismo, la pubblicazione di Delitto e Castigo di Dostoevskij. Un’attualità che permette a Verdi di emanciparsi dal versante puramente storico del XVI secolo e di scolpire a tutto tondo nei protagonisti del dramma le personalità funzionali al dramma stesso. Pur nato da una commissione parigina per un Grand Opéra (in cinque atti con obbligo del balletto), nel Don Carlo si apprezza un approfondimento che non dimentica la profondità del teatro shakespeariano, scandagliate con sensibilità da Verdi fin dal Macbeth, e un’articolazione della vicenda dove le determinazioni psicologiche sono fondanti.

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FESTIVAL BRU ZANE | Planimetrie musicali. Intervista a Michèle Roche
Written by Fabio Marzari e Delphine Trouillard   
venerdì, 20 settembre 2019
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Sono trascorsi dieci anni da quel concerto inaugurale nell'ottobre 2009 in un edificio di grande valore artistico e architettonico restituito a Venezia per merito di una filantropa francese, Nicole Bru, che ha regalato alla città e al mondo un centro musicale da cui si irradiano le note della musica romantica francese creata nell’Ottocento, un repertorio ampiamente dimenticato e talora sottovalutato.

 

Il Palazzetto Bru Zane, vicino ai Frari, fu fatto costruire nel 1695 su volontà di Marino Zane a pochi metri dalla residenza di famiglia, Palazzo Zane. Marino, nipote di Domenico e appassionato d’arte e di cultura, nonché amministratore del Teatro San Moisé, fece erigere il palazzetto da Antonio Gaspari come “casino-biblioteca”, col fine di realizzare un luogo intimo e raccolto, distinto dai saloni di rappresentanza dell’abitazione di famiglia; questo permise di assecondare le ultime volontà dello zio, ossia la conservazione e valorizzazione dei quadri e dei libri di famiglia. Quale luogo migliore, creato ad hoc per essere uno scrigno di cultura, avrebbe potuto rappresentare la sede del progetto musicale della Fondation Bru a Venezia?

 

Questo luogo di dimensioni raccolte rappresentava, quindi, il laboratorio ideale per selezionare, programmare e registrare opere di centinaia di compositori. Qui il periodo romantico è stato affrontato nel modo più ampio possibile: dai riformatori della seconda metà del Settecento e fondatori del Conservatorio di Parigi fino al termine della carriera di coloro i quali, agli inizi del Novecento, si inserirono nella scia di Camille Saint-Saëns e di Jules Massenet. Tra questi ultimi, Reynaldo Hahn e André Messager hanno spalancato le porte alla modernità.

 

A Reynaldo Hahn sarà dedicato proprio il primo ciclo tematico della stagione del decennale: il percorso e l’opera dell'eclettico compositore si rivelerà al pubblico attraverso un programma che alternerà commedia musicale in settembre (con la registrazione di Ô mon bel inconnu ad Avignone con Véronique Gens), mélodies e musica da camera in autunno (in concerto a Venezia e in disco con l’etichetta Bru Zane), “idillio polinesiano” in gennaio (L’Île du rêve al Prinzregententheater di Monaco di Baviera) e grand opéra in marzo (La Carmélite a Tolosa con l’Orchestre national du Capitole). A parlarci di questi primi dieci anni di vita del Palazzetto Bru Zane, con il grande entusiasmo che ha contraddistinto questa impresa sin dagli albori, è Michèle Roche, segretario generale della Fondazione Bru che ha sede a Ginevra. Fu lei a “trovare” l'edificio ed è la miglior testimone di questo progetto di successo, che conosce mattone su mattone, non solo nota su nota…

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Di tasto in tasto. Alla Fenice, Beethoven e Brahms
Written by Andrea Oddone Martin   
venerdì, 05 luglio 2019
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Sol maggiore in primo rivolto, il pianoforte di András Schiff a innescare con le celebri cinque battute in solitudine il Concerto n. 4 per piano e orchestra Op. 58 di Ludwig van Beethoven. Inizierà in questo modo la serata di sabato 6 luglio al Teatro La Fenice, dedicata a Beethoven e a Johannes Brahms. Interpreti d’eccezione, Myung-Whun Chung e András Schiff. Soprattutto Schiff, che all’intero ciclo delle Sonate di Beethoven ha dedicato pregiate riflessioni interpretative. Ben si presta il Concerto n. 4, all’esecuzione nonché all’ascolto intellettualmente profondi, raffinati: è in questa composizione che Beethoven si emancipa senza tradire i mentori (Mozart, su tutti), inseguendo una via per gran parte inedita che abbisogna di uno sguardo prospettivo e contemporaneamente retrospettivo, ampio nel suo intendere i confini culturali dell’opera d’arte.

 

Come afferma lo stesso Schiff, in un’intervista di qualche tempo fa: «In Beethoven, a differenza di Mozart o di Schubert, non ci sono gesti “ripetitivi” di alcun tipo: tutto nasce e si sviluppa sotto il segno del nuovo. L’interprete deve saperlo trasmettere nell’esecuzione e insieme a lui anche l’ascoltatore si deve misurare attivamente con l’inedito comporre ‘processivo’ di Beethoven. In Beethoven non esiste che qualcosa sia soltanto bello o pieno di sentimento».

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Arcaico contemporaneo. Oggi, la Turandot
Written by Andrea Oddone Martin   
mercoledì, 15 maggio 2019

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Destino: «Creonte proclamò che al risolutore dell’enigma proposto dalla Sfinge sarebbe stato concesso il regno e insieme la sposa di Laio». Una storia antica, che irraggia la sua luce fino al nostro tempo. Rincorrendo la nostra profondità, solo le ombre causate da codesta luce ci sono concesse. Tracce, indizi, segni. Regione prediletta per tale pratica, l’arte. Il palcoscenico dell’opera spazio eletto. Turandot è l’opera lirica in cui i percorsi si intrecciano, l’antico e il moderno si contemplano, in un annullamento della cronologia. Diventa tutto attuale, in Turandot.

 

Puccini, nell’estremo sforzo compositivo, riunisce l’arcaico dell’ambientazione all’epoca esotica (di un oriente ormai sempre più prossimo, incombente nella nostra attualità) al contemporaneo della tensione moderna, nelle architetture musicali di un compositore aggiornatissimo dei fermenti che attraversavano all’epoca i linguaggi musicali, nella felicità melodica che si infrangerà di lì a poco (Edgard Varèse scrisse, poco dopo la scomparsa di Puccini: «Per quanto grottesco possa sembrare, parlare dell’autore di Bohème, Butterfly e Tosca come dell’ultimo melodista, è probabile che nessuna ricerca, per quanto seria e vasta, potrebbe mettere in luce un compositore di livello più o meno alto che si possa definire un notevole melodista»). Malgré lui, Puccini fa caposaldo della sua Turandot di uno dei tratti caratteristici dell’arte novecentesca: l’incompiutezza.

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FESTIVAL BRU ZANE | Mare, dentro. All'alba del ventesimo secolo
Written by Redazioneweb2   
venerdì, 05 aprile 2019

jeancras.jpgIl festival primaverile di Palazzetto Bru Zane propone, grazie a un compositore che era ufficiale di Marina, Jean Cras, di comprendere meglio il ruolo della musica in alcuni momenti difficili della storia francese grazie ad un variegato programma di mélodies e di musica da camera che darà testimonianza di quel periodo tormentato. Il patriottismo che prende sempre più piede tra i francesi si inserisce anche nei dibattiti di natura estetica: in seguito alla sconfitta di Sedan (1870), la neonata Société nationale de musique rivendica un’arte francese degna di emulare quella tedesca. Il dibattito si riaccende nel 1914, nel momento in cui, grazie a Ravel, Schmitt, Cras, Magnard, Caplet, Vierne e molti altri, la stagione del romanticismo si chiude. Tra le figure più importanti del festival di primavera, Jean Cras occuperà un posto particolare. Nato e morto a Brest, il compositore è indissociabile dall’elemento marino, più ancora di Rimskij- Korsakov e di Roussel.

 

Pur avendo manifestato molto presto attitudine per la musica, egli porta avanti la tradizione di famiglia entrando, nel 1896, nella Scuola Navale. Durante un soggiorno a Parigi nel 1900 conosce Henri Duparc, il quale, colpito dal suo talento, gli dà quasi quotidianamente lezione per tre mesi. Prosegue tuttavia la carriera militare, dimostrando un coraggio che durante la Prima Guerra Mondiale gli varrà una decorazione. Nel 1931 è promosso contrammiraglio, poi maggior generale del porto di Brest.

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FESTIVAL BRU ZANE | I Musicisti nella Grande Guerra: i volti, i luoghi
Written by Redazioneweb2   
venerdì, 05 aprile 2019
kafelnikov_valeria_2_-__j.b_millot.jpgsabsat 6 aprile
Scuola Grande San Giovanni Evangelista h. 19.30

TRIO OPUS 71
VALERIA KAFELNIKOV arpa
PHILIPPE BERNOLD flauto


Jean CRAS
Suite in duetto per flauto e arpa, Trio per archi, Quintetto con arpa, Opera per sola arpa

Diversi fattori hanno contribuito a fare del primo Novecento “l’età dell’oro” dell’arpa in Francia: la fattura dello strumento si stabilizza; virtuosi di fama internazionale (come Henriette Renié) vi si applicano con tutte le loro capacità; i compositori che cercano sonorità nuove e arcaicizzanti vedono in essa un’ancora di salvezza./ The 1900s were the golden age of the harp in France: the instrument acquired its final shape, virtuosos of international fame (like Henriette Renié) popularize the beauty of tis sound, and composers looking for new, ancient-sounding timbre see it as their new muse.


fa_judith__mathieu_genon.jpgdomsun 7 aprile
Palazzetto Bru Zane h. 17

JUDITH FA soprano
DAMIEN LEHMAN pianoforte


Mélodies di CRAS, HALPHEN, CAPLET, LA PRESLE, BOULANGER...

La mélodie francese è il genere più elevato nella gerarchia dei repertori ottocenteschi e primo-novecenteschi. Per poterla apprezzare è necessario disporre di vasta cultura poetica ed estremo gusto del dettaglio. Le idee simboliste, i versi tratti da Ronsard o Villon ne fanno un genere che andrebbe considerato soprattutto come letterario./ French mélodie is the most elevated genre in the hierarchy of the Romantic Age. To appreciate it, one must have a culture for poetry and taste for detail. Symbolist ideas and poetry by Ronsard or Villon almost make it like a literary genre.


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Pura ispirazione. A Mestre, la classica cosmopolita di Noa
Written by Andrea Falco   
giovedì, 07 marzo 2019

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Voce e volto di fama internazionale, Noa presenta un nuovo progetto musicale intitolato Letters to Bach e prodotto da Quincy Jones. 12 brani musicali di Johann Sebastian Bach per i quali Noa ha scritto i testi in inglese ed ebraico, ispirati a temi diversi del nostro contemporaneo, con arrangiamenti per chitarra realizzati da Gil Dor, collaboratore musicale di lunga data. Sorprendente e brillante, il duo valorizza la voce di Noa che svetta maestosamente e gioca fra le note, intrecciandosi perfettamente con la chitarra di Gil ed illuminando la polifonia di Bach. Una musica che cerca di abbattere i muri di lingua, religione, genere e fra generazioni per costruire un ponte di eccellenza musicale, rispetto e gioia e un luogo di curiosità, coraggio e speranza.

 

Nata in Israele e residente a New York, Noa è da sempre paladina della pace tra israeliani e palestinesi. Ha diffuso il proprio messaggio dai palcoscenici più prestigiosi del mondo (dal Carnegie Hall al Lincoln Center fino alla Casa Bianca e in Vaticano), collaborando con artisti del calibro di Stevie Wonder, Sting, Andrea Bocelli e molti altri, oltre che con Pat Metheny e Quincy Jones. In questo tour la accompagneranno Gil Dor alla chitarra, Or Lubianiker al basso elettrico e Gadi Seri alle percussioni.

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Prendere nota. Un'epoca e le sue canzoni
Written by Redazioneweb2   
giovedì, 07 marzo 2019

degand.jpgL’interesse che oggi viene suscitato dalle opere delle musiciste del XIX secolo è crescente: la consapevolezza delle grandi difficoltà che dovettero superare per riuscire a comporre in un ambiente ostile ci fa misurare la portata della forza che le sosteneva. Le due Sonate per violino e pianoforte di Louise Farrenc, pubblicate nel 1855, inducono tuttavia a guardare oltre la singolarità costituita della produzione femminile e a considerarle come imprescindibili nel contesto del repertorio romantico francese di musica da camera: sono due lavori che si impongono da sé, facendo quasi dimenticare il rigore formale ereditato dalla scuola germanica per il tramite di Antoine Reicha.

 

Le Sonate saranno eseguite da due musiciste di talento il prossimo 8 marzo: Stéphanie-Marie Degand al violino e Marie-Josèphe Jude al pianoforte.

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