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VENICENESS
Music for Tea. Degustazioni musicali all’Hotel Danieli
di Redazioneweb   
giovedì 05 dicembre 2019
ImageL’Hotel Danieli, in collaborazione con Armonie Venete, propone per le giornate di sabato 7 e sabato 14 dicembre Music for Tea, un ciclo di concerti di Musica da Camera ospitati nel magnifico salone trecentesco di Palazzo Dandolo, trasformato per l’occasione in una scenografica sala da concerto. Il progetto, a cura di Cecilia Franchini e dell'Associazione Paolina Paulon, vede studenti internazionali del Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia e altri giovani professionisti esibirsi in diversi brani che spaziano dai grandi maestri veneziani fino ai giorni nostri. Al termine di ogni concerto viene servito il tradizionale e sontuoso Afternoon Tea, che riporta in maniera fedele la tradizione inglese con una ricca selezione di diversi tipi di té, pastine fresche, scones, canapé e biscotti tipici.
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Al Danieli alta cucina in Laguna con "A Night in Venice"
di Redazioneweb   
venerdì 22 novembre 2019
ImageIl 25 novembre l’Hotel Danieli ospita un mix perfetto composto da chef stellati Michelin, chef emergenti e della tradizione veneziana, pizzaioli e panificatori, pasticceri e bartender. Sono tutti protagonisti di una festa gourmet ad altissimo livello, dedicata alla nuove espressioni della cucina lagunare, per compiere un viaggio fra i colori e i sapori della laguna in autunno.
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Santo subito. Storie di tradizione
di Fabio Marzari   
giovedì 07 novembre 2019
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Devo compiere da subito un distinguo, di valore esclusivamente sentimentale, legato al senso dell'infanzia trascorsa a Venezia, ahimè qualche lustro fa. Ebbene solo chi è stato bambino in una Venezia, profondamente diversa da quella di oggi, una città più viva di abitanti, ma molto meno viva di folle durante tutto l'anno, può cogliere il senso di una data, trascurabile all'apparenza, come l'11 novembre, Festa di San Martino. Per la Chiesa Cattolica tale data coincide con “La giornata del Ringraziamento”, che rappresenta l’inizio giuridico dell’annata agraria, e ancora, volgendo lo sguardo al passato, si celebravano le Antestérie, antichi riti popolari, il cui primo giorno era detto dai greci pitoighìa, perché pare venissero spillate le botti e si assaggiasse il primo vino.

 

A Venezia l'11 novembre è San Martin, quello che andava in sofita, par trovar ea so' novissa...anche se andrebbe fatto ordine su questa prima strofa della poesia-canzone, in quanto la storia della fidanzata risalirebbe alla fine dell'800, forse inizio '900. San Martino di Tours era un soldato dell'Impero romano, che durante una ronda notturna nell'inverno del 335 divise il suo mantello con un mendicante seminudo. Dopo quella notte e la visione di Gesù in sogno vestito con la metà del suo mantello militare, Martino si convertì al cristianesimo.

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È sempre domenica. Brunch a due passi dal cielo
di F.M.   
giovedì 07 novembre 2019
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Esiste un modo per dare il giusto tocco di brio alle pigre domeniche autunnali, concedendosi un piccolo lusso, e godendo del servizio impeccabile che uno degli hotel più conosciuti a livello mondiale, il Danieli, è in grado di offrire. Dal 10 novembre ogni domenica è possibile, dalle 12.30 alle 15, avere un brunch con vista mozzafiato sulla Laguna, secondo la formula Venice by Brunch che prevede un ricco menù servito a buffet con live cooking station. Il brunch ha un'unica regola ovvero quella di non averne, godere di un tempo rilassato, approfittando delle ore libere domenicali per rinfrancarsi dagli impegni settimanali.

 

Un mix di dolce e salato senza i vincoli della prima colazione o del pranzo, in cui poter spaziare liberamente, con una scelta di cibo assai cospicua secondo i dettami del brunch perfetto che prevede ad esempio che pane e focaccia siano caldi di forno e assortiti in varie specie. Ad aprire la danza dei cibi viene offerta una selezione di salumi e formaggi locali, tra cui del prosciutto cotto in forno a legna al naturale, speck di Sauris e crudo di San Daniele, oltre alla sopressa con vari formaggi e confetture di accompagnamento, altri antipasti e una varietà di insalate fresche dal mercato di Rialto in differenti varianti anche di condimento.

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Profumo di bellezza. St. Regis, esperienza multisensoriale
di F.M.   
giovedì 07 novembre 2019
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Il luogo speciale è lo splendente St. Regis in cui patrimonio storico e design contemporaneo si fondono in una prospettiva che conduce alle acque del Canal Grande, con una vista impareggiabile sulla Venezia più iconica. Il meticoloso restauro dei cinque palazzi che compongono la struttura alberghiera ha conferito all'intero corpo la capacità di emanare un calore avvolgente che abbraccia l'ospite sin dal suo ingresso. Il giardino affacciato sul Canal Grande è il posto ideale per unire tre diverse personalità: Carlos Huber, perfume designer, Nadia Frisina, executive chef e Facundo Gallegos, Bar Manager.

 

I tre si sono riuniti per presentare Caroline’s Four Hundred, la prima fragranza ispirata a Caroline Astor, la matriarca della famiglia fondatrice del brand St. Regis e decana della Gilded Age Society di New York. Ispirato a uno dei più celebri balli ospitati dalla Astor, Caroline’s Four Hundred deve il suo nome alla esclusiva lista di 400 ospiti illustri che rappresentavano le più alte sfere della società newyorchese. La fragranza cattura le note dei legni esotici della sala da ballo, le palme ed i fiori di melo che decoravano i corridoi e l’essenza frizzante e fresca dello champagne che si diffondeva tra gli invitati.

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VENEZIANI A TAVOLA | Intervista ad Anna Buzzacchi
di Pierangelo Federici   
martedì 05 novembre 2019
ImageArchitetto, svolge un'intensa attività professionale nel settore dell'edilizia residenziale nel centro storico di Venezia e in terraferma. Nella Commissione Edilizia del Comune di Venezia negli anni 1985-'90 e della Provincia di Venezia negli anni 1995-'99, è stata Presidente della Commissione Edilizia Territoriale di Venezia Centro Storico (2004-2009). È al secondo mandato alla Presidenza dell'Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Venezia.

L'intervista
Anche i non addetti ai lavori cominciano ad apprezzare lo sforzo di comunicazione e l'impegno istituzionale verso un dialogo diffuso, così come è stato impostato negli ultimi anni dall'attuale Consiglio dell'Ordine degli Architetti di Venezia. È proprio per conoscere meglio questa Nouvelle Vague che ho chiesto ad Anna, amica di vecchia data, una chiacchierata sul lavoro che sta svolgendo.

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St-Moritz – Venezia. Cena stellata al San Clemente Palace Kempinski
di Redazioneweb   
mercoledì 18 settembre 2019

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Il San Clemente Kempinski, esclusivo resort di lusso, a pochi minuti di navigazione da San Marco, in occasione della Biennale Arte e del suo pubblico internazionale ha dato vita ad una speciale collaborazione tra il resident chef executive Giorgio Schifferegger e lo chef stellato Matthias Schmidberger, premiato con una stella Michelin nel ristorante Ca' d’Oro del Grand Hotel Des Bains Kempinski di St-Moritz.

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VENEZIANI A TAVOLA | Intervista ad Amerigo Restucci
di Pierangelo Federici   
lunedì 14 ottobre 2019
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È professore di Storia dell’architettura all’università IUAV di Venezia, di cui è stato rettore. Tra i molti incarichi, è stato presidente dell’Accademia delle Belle Arti di Venezia e siede nel Consiglio direttivo dell’Icomos-Unesco Italia. Ha coordinato l’elaborazione del dossier di candidatura delle colline del Prosecco, recentemente entrate nella lista dei beni Unesco.

 

L’intervista

Alla guida dell’Istituto Regionale per le Ville Venete arriva il professor Amerigo Restucci, col quale mi prendo la libertà del “tu”, per la nostra amicizia di vecchia data. L’ente, istituito nel 1979, è impegnato nella catalogazione, nel restauro e nella valorizzazione delle ville del territorio veneto e friulano, negli anni sono stati promossi quasi duemila interventi.

 

Ciao Amerigo, leggo che l’Istituto che rappresenti negli anni ha catalogato oltre 4.000 edifici, circa 3.800 in Veneto e i rimanenti in Friuli Venezia Giulia. Un patrimonio enorme di proprietà pubblica, di enti ecclesiastici e in larga parte di proprietà privata. Davvero un impegno notevole che richiede progetti, programmi e idee.

Il lavoro che sto per cominciare mi incuriosisce, lo sento però tanto stimolante quanto difficile. C’è un gran lavoro già fatto in diversi anni e adesso in concorso con i proprietari e le loro associazioni vorrei puntare sulla diffusione della conoscenza di questo patrimonio e da questo introdurre le più aggiornate metodologie di restauro per fare così una sorta di laboratorio di conoscenza e di lavoro. Il vicino Friuli può contribuire con il suo territorio e con progetti che mostrino le qualità del nord-est in termini di serietà di interventi e diffusione di cultura. La storia insegna e la prenderemo come compagna.

 

 

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May we eat in interesting times
di Fabio Marzari   
venerdì 20 settembre 2019
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La Biennale ha saputo nel corso degli anni non solo conquistare la preminenza assoluta a livello planetario per autorevolezza e prestigio artistico, ma ha sapientemente colto gli intrecci della contemporaneità anche negli aspetti apparentemente meno legati alla produzione artistica, come il cibo e l'accoglienza. Virtuose contaminazioni di pensiero vengono offerte infatti nell'accostamento per nulla irrispettoso di un banchetto a opere d'arte presenti alla Biennale Arte. I sensi tutti, coinvolti nella capacità di stimolare le nostre menti affaticate da pensieri troppo spesso eterodiretti, e la tavola, a forte valenza estetica e di ricerca nelle sfumature di gusto, suscitano importanti suggestioni che riportano a vastità di azione.

 

Per celebrare i 10 anni di partnership tra Biennale Arte e Illycaffè, quattro appuntamenti con l'arte senza confini di genere mettono in scena al ristorante Le Bombarde all'Arsenale un dialogo tra un artista, selezionato dal curatore Ralph Rugoff, e uno chef stellato Michelin, preceduti da una visita a porte chiuse della Mostra, padroni di uno spazio ad alto tasso di eccezionalità. Spiega l'Ad di Illycaffè Massimiliano Pogliani: «Abbiamo sviluppato un progetto in cui l’arte contemporanea incontra l’alta cucina, creando contaminazioni e proponendo un’esperienza ogni volta inedita: un concetto che si può sintetizzare nel messaggio ‘c’è arte in tutto ciò che facciamo’.

 

Sostenibilità, qualità e bellezza, le tre anime del nostro brand e della nostra missione aziendale, vivono attraverso questi eventi alimentando uno scambio creativo che diventa una nuova forma artistica e crea valore: parte del ricavato delle cene verrà infatti devoluto a sostegno del progetto di digitalizzazione della fototeca dell'Archivio Storico della Biennale di Venezia».

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VENEZIANI A TAVOLA | Intervista a Erminio Perocco
di Pierangelo Federici   
venerdì 30 agosto 2019
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ERMINIO PEROCCO
Nasce a Venezia, dove ha studiato Storia Medioevale. È stato copywriter e poi direttore creativo di importanti agenzie di pubblicità come Saatchi&Saatchi e Armando Testa, con cui ha vinto circa duecento premi internazionali tra cui il Leone d'oro del Festival internazionale della creatività Leoni di Cannes. Ha lavorato per sette anni in LuxVide a fianco di Ettore Bernabei, uno dei più importanti produttori di fiction italiani. È regista di pubblicità e di documentari, tra cui quelli per il MiBACT sulla Via Appia e sul Palatino, sulla Calabria medioevale e sullo scrittore texano Joe Lansdale, presentato anche al Sundance Festival. Vive tra Milano, Roma e Venezia.

L’intervista
Jacopo Tintoretto and the new Venice è l’ultima fatica di Erminio. Un film o un documentario? Tutt'e due le cose. Così, a cinquecento anni dalla nascita del rivoluzionario maestro della pittura, eccomi a parlarne, proprio nei luoghi dove è stata concepita la sua arte e proprio con chi ha immaginato, scritto e diretto questo lungometraggio.


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VENEZIANI A TAVOLA | Intervista a Cesare Peris
di Pierangelo Federici   
venerdì 05 luglio 2019
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Veneziano, da sempre impegnato sul sociale e nel mondo sindacale. È stato nel Consiglio dell’Istituzione per la conservazione della gondola e la tutela del gondoliere e nel Comitato di Tutela del Marchio delle imbarcazioni in legno tipiche e tradizionali della Laguna di Venezia. Nel 1985 diventa socio della Società di Mutuo Soccorso fra Carpentieri e Calafati di Venezia di cui diviene Presidente a partire dal 1997, incarico che ricopre tutt’oggi.

 

L’intervista

Per incontrare Cesare mi addentro tra le calli di quello che considero un pezzo ancora resiliente della mia città: Castello. Così, appena finisce Viale Garibaldi, nella zona di Sant’Anna, entro in un gioiello architettonico, attraverso un chiostro, salgo una scala ed eccomi nella sede della più antica tra le associazioni tra lavoratori oggi esistenti a Venezia. Ciao Cesare, l’associazione di cui sei presidente, la Società di Mutuo Soccorso fra Carpentieri e Calafati, è stata fondata a Venezia nell’anno 1867, ma la storia di questi antichi mestieri è molto più antica. Ce ne vuoi parlare?

Le radici storiche della Società risalgono alla Repubblica di Venezia, all’avanguardia per quanto riguardava l’organizzazione del lavoro e la protezione sociale. In particolare la “Scuola dei Calafati de l’Arsenal” sopravvive alle devastazioni napoleoniche perché sostenuta dagli Austriaci e alla fine con l’annessione al Regno d’Italia, un gruppo di “squerarioli” fonda la Società di Mutuo Soccorso. Complice un piccolo patrimonio immobiliare frutto di doni da parte di soci illustri, nel corso dei 150 anni appena compiuti, la Società ha continuato ininterrottamente a svolgere l’attività mutualistica.

 

 

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Cene a 4 mani al San Clemente Kempinski
di Redazione   
martedì 07 maggio 2019
hvj_maikemenzel_mai18_5332.jpgIl San Clemente Kempinski, esclusivo resort di lusso, a pochi minuti di navigazione da San Marco, in occasione dell’apertura della Biennale Arte ha dato vita ad una speciale collaborazione tra il resident chef executive Giorgio Schifferegger e lo chef stellato Hendrik Otto del ristorante Lorenz Adlon Esszimmer presso il Kempinski Adlon Berlin.
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Mangiare ad Arte. Filippo La Mantia arriva a San Giorgio
di Marzio Fabi   
venerdì 05 aprile 2019

18_11_13_bancone.jpgL’isola di San Giorgio ha abituato il pubblico di affezionati estimatori ad avere sempre un’offerta culturale declinata al massimo livello, c’era tuttavia un solo campo in cui si registrava un deficit che ora è stato colmato in modo efficace, quello alimentare. In Isola infatti, a meno che non si fosse un religioso o un loro ospite e si venisse ammessi alla mensa dei Benedettini, il tema cibo era votato al nulla, da quando il piccolo e unico bar dell’Isola è stato chiuso. Dal 6 aprile c’è una novità molto importante, apre San Giorgio Café con Filippo La Mantia, il progetto gastronomico concepito e fortemente voluto dalla Fondazione Giorgio Cini per la valorizzazione dei servizi di accoglienza dell’Isola, realizzato da D’Uva con l’oste e cuoco Filippo La Mantia. Il San Giorgio Café con Filippo La Mantia dispone di circa 80 coperti, di cui una cinquantina nel dehors esterno, in uno spazio rinnovato e accogliente, accanto alle mura benedettine della Fondazione, direttamente sul bacino di San Marco, con una suggestiva vista sulla darsena dell’Isola e Riva degli Schiavoni.

 

Il nuovo spazio svolge il ruolo contemporaneamente di bar, caffè, bistrot e ristorante e offre diversi servizi, tutti i giorni della settimana tranne il mercoledì, a partire da una ricca colazione, servita dalle 10 del mattino, per poi proseguire con la cucina, aperta tutto il giorno, e con la cena, disponibile inizialmente nei giorni di venerdì e sabato, oppure su richiesta per eventi speciali. Il San Giorgio Café può divenire da subito un must be per aperitivi indimenticabili accompagnati dalla suggestione delle luci lagunari al tramonto.

 

Il locale rappresenta un valore aggiunto alle visite in Isola: ogni particolare, dagli arredi all’illuminazione, all’uso dei colori è stato sapientemente studiato. La cucina di La Mantia, che ritiene imprescindibili le materie prime, contempla l’utilizzo anche di prodotti dell’orto e della cantina dei monaci benedettini dell’Isola.

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VENEZIANI A TAVOLA | Intervista a Giancarlo Bellino
di Pierangelo Federici   
mercoledì 10 aprile 2019

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Giancarlo Bellino, classe 1983, è il nuovo executive Chef dell’Antinoo’s Lounge & Restaurant, ristorante del Sina Centurion Palace, il cinque stelle lusso affacciato sul Canal Grande.

La sua cucina è animata da uno spirito nuovo che punta ad affermarsi come autentica esperienza e che considera il cibo attraverso una griglia sensoriale, quindi non soltanto come momento edonistico di soddisfazione gastronomica.


L’intervista
Giancarlo che effetto fa diventare Executive Chef?
È una grande soddisfazione. Ho ricoperto il ruolo di sous-chef all’Antinoo’s Lounge & Restaurant dal 2013. Quando il General Manager, Paolo Morra, mi ha proposto di diventare Executive ho accolto questa proposta con grande entusiasmo: è un grande onore. Si tratta di una realtà di lusso che offre la possibilità di vivere Venezia tra eleganza, charme e alta cucina.

 

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La fierezza del leone. Marciano Pub a Venezia
di Redazioneweb   
mercoledì 13 marzo 2019

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Un buon posto dove passare bene del tempo. Questa dovrebbe essere la base di ogni locale, senza cadere nell’assurda fiera delle iperboli o dello stupore a tutti i costi. Il Marciano Pub, altra creatura di Daniele Reale, è l’appendice veneziana dell’ormai storico pub di Marghera, tappa obbligata per le serate in terraferma e rientra in questa fattispecie. Reale può a ragione sentirsi fiero di aver portato in città qualcosa di nuovo, una formula a mezzo tra il pub e la ristorazione più tradizionale, con un’offerta vasta e variegata in grado di soddisfare palati con differenti esigenze.

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Pulizie di primavera
di Redazioneweb2   
lunedì 15 aprile 2019

a1b80366-44eb-4aa1-9d2c-7a2d0554b7e7.jpegL'associazione Gondolieri di Venezia e il Grand Hotel dei Dogi, un albergo 5 stelle che fa parte della catena The Dedica Anthology, il nuovo brand del settore alberghiero di lusso che ha come tratto distintivo la vocazione di essere dedicato “agli ospiti che sanno percepire le differenze, ai viaggiatori curiosi, contemporanei, per i quali la scoperta riguarda luoghi e persone”, hanno condiviso un'iniziativa importante che ha coinvolto alcuni gondolieri-sub che si sono assunti in prima persona l'impegno concreto di ripulire alcuni canali della città.

 

Domenica 14 aprile nel rio prospiciente l'albergo, in fondamenta della Madonna dell'Orto i gondolieri-sub hanno lavorato per liberare il canale dalla presenza di testimonianze ingombranti, frutto di profonda inciviltà, lasciate da chi nel corso di decenni ha ritenuto che i canali fossero delle naturali discariche dove gettare qualsiasi genere di rifiuto.

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VENEZIANI A TAVOLA | Intervista a Patrizia "Patty" Del Ponte
di Pierangelo Federici   
giovedì 07 marzo 2019

mattiamionetto.jpgNasce a Siracusa da genitori friulani, ma si trasferisce subito a Mestre. Ha studiato lingue e lavorato nel turismo viaggiando molto e iniziando a scoprire la sua passione per la cucina e il cibo. Mette su famiglia e decide di trasferirsi in campagna per dar vita ad un’azienda agricola, concentrandosi fin da subito sulla ricerca e selezione del prodotto anche con l’aiuto di Veneto Agricoltura. Dal 2000 inizia a ‘visitare’ e trarre ispirazione dalle cucine francesi di Ducasse e Bocuse. Nel 2005 arriva l’ottima recensione della Guida Michelin: due forchette rosse e un alto indice per charme, carattere e un supplemento d’anima.

 

L'intervista

Il Terraglio sembra essere una strada assolutamente antropizzata, costeggiata da costruzioni d’ogni epoca e tipo, senza soluzione di continuità. Invece succede che, appena fuori Mestre e ben prima di Mogliano, girando a sinistra si imbocca la Via Gatta, dopo un chilometro o poco più ecco sulla strada un cancello che si apre su dieci ettari di autentica, idilliaca pace naturale. Sì, avete letto bene: 10 ettari, praticamente in città, con tanto di fiume Dese che attraversa campi, giardini e orti, dove vivono tanti animali diversi, dai cavalli alle caprette. Una fetta di natura dove, tra le altre attività all’insegna dell’ospitalità e perfino della didattica, spicca la ristorazione di qualità.

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Senso contemporaneo. 9 Bistrot, l'ambizione a tavola
di Fabio Marzari   
giovedì 31 gennaio 2019

_mg_7094.jpgNon era compito facile quello di dare anima ad un luogo contenuto all’interno di una realizzazione architettonica importante e ambiziosa come M9 di Mestre. Il Museo del Novecento è ancora un infante che sta muovendo i suoi primi passi, ma la direzione intrapresa sembra essere quella giusta per poter affermare che una nuova idea di città sta prendendo forma grazie alla sua spinta propulsiva. Ogni realizzazione legata al Museo è il derivato di un pensiero che sostanzia idee sviluppate in maniera integrata con la realtà urbana rappresentata da Mestre, ircocervo architettonico riflesso di un periodo storico segnato da crescita selvaggia e disordinata e da cui, paradossalmente, si è saputo creare un’ identità dal caos apparente. Nella scelta della ristorazione museale non bastava dunque attrezzare uno spazio in maniera anonima o convenzionale, era necessario riportare il leitmotiv progettuale e concettuale scelto da Louisa Hutton e Matthias Sauerbruch per dare veste di continuità con tutto l’edificio.

 

9 Bistrot diviene elemento vitale dell’intero progetto, punto di aggregazione e di unità sancito dalla scelta dei materiali d’uso: cemento, legno di faggio da costruzione e trachite, gli stessi dell’intero edificio.

 

Anche il perimetro fisico, abbracciato da uno specchio, moltiplicatore di ‘viste impreviste’, secondo l’efficace definizione datane dall’architetto Paolo Lucchetta, che ha curato sin dal 2012 il progetto della parte non strettamente museale di M9, riporta le irregolarità delle forme dell’edificio complessivo. 9 Bistrot riflette lo spirito più profondo del Museo e assume una valenza quasi urbanistica, le forme geometriche irregolari sono un frattale di rimando alla frammentazione di idee su cui è cresciuta la città di Mestre, che sottendono al progetto complessivo medesimo.

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CARNEVALE 2019 | Oltre i confini del tempo. Hotel Heureka, un party per viaggiatori doc
di Fabio Marzari   
giovedì 21 febbraio 2019
01.jpgL’idea di trasformare un palazzo del XVII secolo, dalle forme tipicamente veneziane, in un albergo per viaggiatori, dove la filosofia è legata all’esperienza del tempo, un sostare fuori dalla folla e vivere l’emozione dei silenzi in una città che nel connubio tra pietre e acqua ha fondato la sua stessa esistenza, rappresenta di per sé una chiave di lettura fondamentale nella visione di un mondo più lento e consapevole, meno condizionato dalla frenesia e più attento ai particolari.
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VENEZIANI A TAVOLA | Intervista a Stefano Cecchetto
di Pierangelo Federici   
venerdì 01 febbraio 2019

cecchetto.jpgCritico, storico dell’arte e curatore indipendente, collabora con importanti Musei e istituzioni culturali in Italia e all’estero. Per molti anni ha collaborato con La Biennale di Venezia, Stefano Cecchetto è stato consulente alla Fondazione Bevilacqua La Masa e, dal 2011, è nel comitato scientifico del Lu.C.C.A. Center of Contemporary Art. Come curatore ha realizzato numerose mostre d’arte, i suoi saggi sono presenti in molti cataloghi d'arte e ha pubblicato alcuni volumi per le edizioni Cicero e Skira. Dal 2009 è direttore artistico del Museo del Paesaggio a Torre di Mosto (Ve).

L’intervista
Tra le decine di mostre di cui Stefano è stato curatore, ce ne sono alcune alle quali abbiamo lavorato assieme. Per esempio quelle di Jean Giraud Moebius, Milton Glaser, Emanuele Luzzati e gli altri importanti artisti e designer che hanno creato le immagini ufficiali dei Carnevali di Venezia tra la fine degli anni ’90 e i primi del nuovo millennio.

 

Tra tutte mi è rimasta più impressa quella straordinaria retrospettiva di Jean-Michel Basquiat, organizzata con Achille Bonito Oliva per la 48° Biennale di Venezia: un artista che ha segnato profondamente la nostra generazione, per me un’esperienza professionale davvero arricchente. Ciao Stefano, per cominciare potresti raccontarci in sintesi la tua storia professionale?
Ho cominciato lavorando con contratti stagionali alla Biennale di Venezia, in questo modo ho avuto l’occasione di avvicinare alcuni artisti e collaborare alla realizzazione delle mostre, allora solo attraverso gli aspetti organizzativi, ma intanto cresceva anche il mio interesse per gli aspetti curatoriali. Poi la collaborazione con la Galleria Nuages di Milano è stata l’occasione di curare la mia prima mostra a Venezia, alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, dove abbiamo allestito una personale dell’artista belga Jean-Michel Folon. Da qui poi ecco la serie di esposizioni che hai citato nella tua premessa e la grande esperienza con la prima mostra italiana di Basquiat.


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