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VENICENESS
Mi astengo...o no? Un digiuno ci salverà, forse
di Matteo Pannelli   
venerdì 05 febbraio 2016

digiuno.jpgGesù fu condotto nel deserto per essere tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato 40 giorni e 40 notti alla fine ebbe fame. Il tentatore gli disse: «Se sei figlio di Dio fa che queste pietre siano pane». Egli rispose: «Non di pane soltanto vivrà l’uomo». Giudaismo, Cristianesimo, Islam le maggiori religioni suggeriscono che si debba digiunare, qualche volta almeno, quando non per un mese intero dall’alba al tramonto. Topi e uomini che stanno senza mangiare per un po’ - bastano 16 ore, più o meno come nel Ramadan - si ammalano di meno. In un tempo remoto siamo stati cacciatori, così si mangiava quando capitava, due o tre volte la settimana e nemmeno sempre. Procurarsi il cibo per l’uomo era così difficile che occorreva aguzzare l’ingegno e forse le nostre capacità cognitive si sono evolute proprio da allora. Per prevalere sugli animali era importante per gli uomini poter comunicare tra loro, serviva un linguaggio e l’abbiamo inventato. Quelli che riuscivano a procurarsi il cibo mangiavano comunque soltanto di giorno, poi col calare del sole più nulla fino all’alba.

 

Ed erano quindi circa 12 ore di digiuno, con l'avvento della luce artificiale è cambiato tutto, si mangia sempre fino a tardi e c’è persino chi si alza di notte per mangiare, ma l’uomo non è fatto per mangiare quattro volte al giorno, siamo stati progettati per farlo quando capita e i nostri geni sono ancora quelli di allora. Del resto, se non fosse così perché dovremmo avere ancora oggi organi - il fegato per esempio - capaci di conservare energia per poi renderla disponibile quando serve?

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Altri carnevali. Oltre il ponte...
di Fabio Marzari   
venerdì 05 febbraio 2016

sauris_carnevale02.jpg Non è per snobbare la festa veneziana, che malgrado tutto, alta o bassa nel calendario, riesce sempre a calamitare l'attenzione e l'entusiasmo di folle di individui di varie provenienze, è per ricordare che oltre il “ponte” ci sono altri antichissimi riti legati al Carnevale, che meritano di essere conosciuti e testimoniano quanto ancestrale sia l'idea stessa della festa in maschera.

 

A Sauris (Ud) tra i monti della Carnia, con giornata clou il 6 febbraio, si svolge da secoli secondo gli stessi rituali, un antichissimo Carnevale: il Voshankh, il cui nome deriva dall'antico idioma di origine tedesca ed ha due protagonisti incontrastati, il Rölar e il Kheirar. Il Rölar è una figura magica e demoniaca armata di una scopa che avverte la gente che si prepari per la mascherata. Il suo nome deriva dai “rolelan”, i campanelli che porta legati attorno alla vita e agita in continuazione. La sua faccia e le sue mani sono annerite dalla fuliggine; indossa abiti rozzi ed ha la testa fasciata con un fazzoletto a frange. Con lui c’è il Kheirar, il re delle maschere che orchestra lo svolgimento della festa: il volto celato da una maschera di legno, ha vesti lacere e una scopa in mano, che usa per battere alle porte delle abitazioni in cui vuole entrare.

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Chiedi alla polvere. 20 anni dal rogo della Fenice
di Fabio Marzari   
venerdì 29 gennaio 2016

reuters.jpgCom’era, dov’era! Questo fu l'imperativo che accompagnò la risurrezione del Gran Teatro La Fenice andato in fumo esattamente 20 anni fa. Un teatro importante legato alla storia di Venezia, alle sue pagine più gloriose ed anche ai momenti più bui. Un fuoco che ridusse in cenere i materiali, ma non scalfì per nulla la leggenda di una delle sale da musica più conosciute al mondo.

 

Senza ripercorrere le polemiche sulla ricostruzione, e sulla vicenda giudiziaria che ricorda più quella di maldestri manigoldi ladri di polli che di criminali, Venezia ha da anni la sua nuova Fenice, e questo è il vero miracolo.

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Download for All. Ad Asti i sonni sono tranquilli ed etici
di Fabio Marzari   
mercoledì 09 dicembre 2015

etico21.jpg «Se lo puoi sognare, lo puoi fare» (Enzo Ferrari). Questo potrebbe sembrare un racconto di Natale, di quelli in cui si parla di cose buone e dove non ci sono cattivi, invece è una realtà concreta e rappresenta un modello più che positivo che potrebbe agevolmente essere esportato anche in Veneto.

 

Ad Asti, in Piemonte, lo scorso giugno è stato aperto il primo Albergo Etico, unico in Italia ad essere gestito direttamente da personale con la sindrome di Down.

 

Alex Toselli, giovane manager nel campo della finanza e presidente della cooperativa sociale che gestisce la struttura, ha fortemente creduto in questo progetto e ha lavorato moltissimo per questo importante obbiettivo che rappresenta solo l'inizio di un percorso concreto verso l’autonomia personale e lavorativa per molti ragazzi down.

 

Un progetto innovativo e ambizioso, collocato all’interno di quello più ampio Download che coinvolge personale in modo permanente e a rotazione sei giovani stagisti, ai quali è dedicato l’ultimo piano dell’albergo, L’accademia dell’indipendenza.

 

Ai ragazzi, oltre alla possibilità di maturare un’esperienza in ambito lavorativo, viene offerto uno spazio in cui imparare a vivere da soli, gestirsi e sperimentare un apprendimento ‘tra pari’, in cui i più esperti trasferiscono competenze e capacità ai nuovi arrivati.

 

Fuori dallo spirito assistenzialistico e retorico, l’intento è quello di formare nuovi professionisti del settore turistico, provenienti da tutta Italia, coadiuvandoli nell’acquisizione dell’autonomia personale, passo indispensabile per i disabili che si affacciano sul mondo del lavoro.

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Qualcosa è cambiato. Cosa succede in città
di F.M.   
martedì 03 novembre 2015

coin_excelsior_felice_limosani__5718.jpgNon me ne vogliano coloro i quali vorrebbero una deriva sul gossip locale in alcune rubriche, ma a noi, umili narratori di vicende serenissime, non interessa il “chi c'era”, apprezziamo di più il fatto che ci siano dei concreti e importanti segnali di cambiamento in questa città che sembra immobile all'apparenza, invece, come ha fatto notare anche Cesare De Michelis in una sua intervista pubblicata in questo numero, se si guarda al fotopiano di Venezia, datato 1985 circa, molte novità sono intervenute in quella che si crede essere la città, viva, meno mutabile al mondo. E più Venezia assomiglia ad una città “normale”, più se ne coglie il suo fascino unico. Ogni cosa a Venezia può essere esperienza, sapendo cogliere la specialità del luogo, anche nello shopping.

 

Dalla fine di settembre lo storico negozio Coin di Cannaregio è divenuto Coin Excelsior, qualificandosi come un punto di riferimento inscindibile nell'offerta commerciale cittadina, divenendo un department store premium, ma preferiamo chiamarlo palazzetto, sviluppato su quattro piani, che circondano l'originaria corte interna, con una superficie di vendita di oltre 2200 metri quadri, completamente ridisegnato in collaborazione con lo studio di architettura Vincenzo De Cotiis. Dall'alto si cala una gigantesca installazione di Felice Limosani: una lastra scultorea a specchio di grande effetto «che gira come la vita e riflette le scritte di luce intorno a sé», spiega l'artista.

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Luci della ribalta. Piccolo incanto a Venezia
di Fabio Marzari   
mercoledì 09 dicembre 2015

luminarievenezia.jpgAl momento Natale sembra una chimera, presi da altre emergenze, più che alle luminarie stiamo pensando alle candele accese per ricordare i trucidati a Parigi dalla follia di fanatici terroristi.

 

Anche se è molto presente il senso di smarrimento, serve applicare la regola the show must go on, per far vincere la normalità sulla paura.

 

Eviterei espressioni tipo “bomba calorica” o “esplosione di gioia”, suonerebbero di pessimo gusto, date le circostanze, ma alcuni spunti per una rilassante pausa natalizia servono a migliorare un umore collettivo poco propenso alla spensieratezza.

 

Volendo darci al vain più spinto, parlando di decori natalizi, Venezia non primeggia per fantasia, originalità e bellezza.

 

Nulla a che vedere con Strasburgo, una assoluta meraviglia in fatto di decori, o Colmar, in Alsazia, oppure con il Nord Europa, dalle più vicine Austria e Germania, fino ai paesi scandinavi, dove le decorazioni sono una festa nella festa, un autentico trionfo di spirito natalizio.

 

Per trovare delle piacevoli sorprese in città e non farsi travolgere dalla mestizia di luminarie scadenti occorre passeggiare con sguardo curioso e superare la barriera psicologica che impedisce generalmente al viandante di entrare negli hotel veneziani per vedere quanta cura sia riservata al Natale degli Ospiti.

 

Difficilmente si troverà un concierge negli hotel più blasonati che non aprirà con piacere le porte “di casa” per poter ammirare gli ambienti decorati con molta ricercatezza e fantasia, eviterei naturalmente quelle strutture a mezza stella dove nel bancone è posizionato un tristissimo alberello con luci intermittenti made in China...

 

Le accoglienti e affascinanti sale del Gritti, l'imponente ingresso con la scala monumentale del Danieli, l'elegante e rasserenante Europa&Regina, lo stiloso Metropole, palazzinaG, Ca’ Sagredo, l'Hilton, il Luna Baglioni, il sibaritico Aman, il Centurion, il Bauer e molti altri - l'elenco sarebbe lungo e certifica quanto la ricettività di lusso in città sia in costante crescita - sono addobbati per la festa in maniera sontuosa e rutilante.

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Panettone vs pandoro. La sfida classica di Natale
di F.M.   
mercoledì 09 dicembre 2015

pandoro.jpgIl panettone è decisamente meneghino, mentre il pandoro è il simbolo di Verona. Negli anni questi dolci sono diventati prodotti di punta della nostra industria alimentare, che ne ha messo in commercio molteplici varianti della versione originaria. Inutile dire che artigianale è meglio, anzi è un must. Entrambi i dolci hanno origini antiche.

 

Per il panettone secondo una storia, a fine Quattrocento Ughetto degli Atellani, falconiere di Milano, si fece assumere come garzone da Toni, panettiere e padre della giovane Adalgisa, di cui si era innamorato. Impastando acqua, farina e lievito naturale e aggiungendo uova, burro, miele e uva sultanina, creò un dolce che riscosse enorme successo, subito battezzato “pan del Ton”, da cui panettone.

 

Un’altra leggenda fa risalire il nome panettone a Toni, nome di uno sguattero della corte di Ludovico il Moro. Il duca aveva organizzato un pranzo natalizio a cui erano stati invitati i nobili del circondario, ma il cuoco dimenticò il dolce nel forno, bruciandolo.

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Il mantello glocal. La Festa di San Martino, autenticamente dolce
di F.M.   
mercoledì 04 novembre 2015

sanmartino.jpgIl Sanmartin è uno dei dolci veneziani più buoni, semplici, efficaci, imperdibili, la cui diffusione e sopravvivenza va difesa con i denti è il caso di dire, dalla dimenticanza. Non sia mai che degli orribili marshmallows possano soppiantare il meraviglioso biscotto di pasta frolla farcito e decorato, che per tradizione viene preparato e venduto a Venezia e nella terraferma in occasione dell'11 novembre, Festa di San Martino. La tradizione pasticcera veneziana trova in questo biscottone decorato uno dei suoi punti di eccellenza, e meritano un plauso tutti quanti difendono questa piacevole e dolce abitudine.

 

Senza utilizzare l'arma del passatismo lacrimevole, impossibile tuttavia non ricordare la gioia nel ricevere questo piccolo e simbolico dono e soprattutto impossibile, se preparato in maniera artigianale e con i giusti ingredienti, non esserne rapiti dal gusto. Questo tangibile e calorico segno rimasto di un tempo passato non è frutto di orgoglio iperlocal, al contrario è un esempio di come si possa tenere in vita una tradizione senza ricorrere al solito luogo comune del felice tempo che fu.

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Cucine migranti. L’Africa a tavola è un’Experience
di Fabio Marzari   
mercoledì 04 novembre 2015

africaexperience.jpgAi capricci per il cibo di noi bambini del secolo scorso, l'immagine retorica più usata dalle mamme era quella del Biafra, un nome evocato per suscitare sensi di colpa a noi ipertrofizzati occidentali rispetto ai disgraziati bambini africani denutriti che morivano di fame... Strana associazione di idee questa, lo ammetto, pensando al nuovo ristorante africano che nasce a Venezia, in Calle lunga San Barnaba, per merito di un afghano peraltro! Hamed Ahmadi, oggi perfettamente integrato nella realtà veneziana, giunse in Laguna nel 2006 per presentare due cortometraggi alla Mostra del Cinema e rimase in Italia come rifugiato politico, dopo aver passato otto mesi in un centro d'accoglienza e avere fatto il giardiniere alla Guggenheim.

 

Egli è divenuto un punto di riferimento o meglio una sorta di mediatore culturale per tutti quei ragazzi in fuga dalla guerra dei talebani, profughi in viaggio sul cammino della speranza.

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Food convention. Al Londra Palace, il meglio
di Redazioneweb2   
lunedì 16 novembre 2015

sarde_in_saor.jpgCena a quattro mani con lo Chef Giuseppe Di Iorio del Ristorante Aroma di Palazzo Manfredi (Roma) e lo Chef Loris Indri del Ristorante Do Leoni per la tappa del Gourmet Festival di Relais & Châteaux Venerdì 27 novembre alle 19 all'Hotel Londra Palace di VeneziaDopo gli Chef Michel Rochedy e Stéphane Buron del Ristorante Le Chabichou (Francia), Giovanni D'Amato de Il Rigoletto di Reggiolo (Reggio Emilia), e Luis Haller di Castel Fragsburg, lo Chef Loris Indri del ristorante dell'Hotel Londra Palace invita in laguna lo Chef Giuseppe Di Iorio per dare vita ad una cena dove le ispirazioni della laguna si combinano sapientemente con le influenze della cucina dell'Urbe. La serata inizierà con un aperitivo a cura di Champagne Pommery ed un intervento musicale a cura di noti musicisti del panorama jazzistico italiano. 

 

L'Hotel Londra Palace è membro Relais & Châteaux, un'esclusiva collezione di 520 dei migliori hotel di charme e ristoranti gourmet in 60 paesi.

 

Costituita in Francia nel 1954, la missione dell'Associazione è di divulgare la sua unica art de vivre nel mondo, selezionando strutture d'eccezione con una tradizione e un patrimonio ineguagliabili. Relais & Châteaux è anche una famiglia di hôteliers e Grands Chefs da tutto il mondo che condividono la passione e l'impegno personale per riservare ai propri ospiti momenti di eccezionale armonia. Scegliere Relais & Châteaux equivale a vivere un'indimenticabile celebrazione dei sensi. Dalle vigne nella Napa Valley alle spiagge di Bali, dagli olivi in Provenza ai lodges in Sud Africa, Relais & Châteaux offre l'opportunità di esplorare la propria “Route du Bonheur” alla scoperta di ogni speciale luogo in un' infinita varietà di paesi. Al prezzo di 130 euro a persona, questo il menù previsto per la serata a prenotazione obbligatori:

 

 

 

 

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FESTA DELLA SALUTE 2015 | La sfida di Baldassare
di Giandomenico Romanelli   
mercoledì 04 novembre 2015

thegrimfandango.jpgLa Basilica della Salute è di certo uno dei maggiori capolavori dell’architettura veneziana di tutti i tempi, pare addirittura superfluo rammentarlo. Sia sotto il profilo del ‘disegno’, quindi del progetto e del linguaggio, sia sotto quello strutturale, essa si staglia nettamente al di là e al di sopra di altri esperimenti, di altre ricerche e soluzioni mai affrontate in città. Ma essa non fu, come si sa, universalmente accolta in quanto tale e conobbe un lungo periodo di sfortuna critica, essendo eletta a simbolo della decadenza dell’arte edificatoria e del capriccio dopo gli splendori palladiani e messa a confronto – quasi un ‘negativo’ del ‘positivo’ del Redentore – a dimostrazione di un tale processo di decadenza e di degrado. Sarebbero dovuti passare molti anni e molte  riletture perché si tornasse a cogliere l’eccezionalità del manufatto.

 

Sulla scorta del grande Rudolf Wittkower, Massimo Gemin e Antonio Niero e, più di recente, Andrew Hopkins e Martina Frank, hanno via via ingaggiato con la Salute una sorta di battaglia intellettuale per la decifrazione di segni e simboli, quelli che si erano fin da subito aggrumati attorno alla gigantesca cupola, agli ‘orecchioni’ a spirale, alla inedita delineazione di quella che era stata pensata come una grande ‘corona’ mariana. Per svelare, infine, il codice misterioso sotteso al fantastico monumento.

 

Eppure anche il trionfo di Baldassare Longhena che della Salute fu l’ideatore e il realizzatore, ebbe a subire l’onta di uno scacco, per lui particolarmente doloroso e bruciante. Dopo aver vinto il concorso per la Salute (i concorsi erano frequenti nelle cose d’arte veneziane e non erano esenti da intrallazzi e accordi extra-giudiziari, come si sa: basti pensare al Tintoretto attivo nella Scuola di S. Rocco) infatti, Baldassare fu nettamente sconfitto nel concorso per il rifacimento della Punta della Dogana, cioè l’intervento che avrebbe concluso la profonda ristrutturazione di tutta quest’area cittadina. Il concorso fu appannaggio di un oscuro ingegnere idraulico, Giuseppe Benoni, cui toccò il difficile compito di confrontarsi con il capolavoro di Longhena. Il risultato fu eccellente: egli accompagnò il digradare dimensionale dell’insula verso il Bacino di San Marco con una soluzione scenografica sospesa tra enfasi monumentale e sottile ironia e pose la statua della Fortuna ignuda come segnavento sopra la sfera dorata che ruba addirittura la scena alla statua della Vergine (lontana e difficilmente visibile sul cupolone longheniano).

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FESTA DELLA SALUTE 2015 | I fondamentali
di Redazioneweb2   
mercoledì 04 novembre 2015

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STORIA

Nei primi decenni del ‘600 Venezia stava vivendo un momento economico, politico e militare difficile e delicato. Impegnata nella guerra per la successione di Mantova, 54 anni dopo la terribile pestilenza del 1575-77, il morbo si diffuse nuovamente a Venezia. Il governo agì con decisione e fermezza, ordinando disinfezioni della città, sequestrando interi quartieri, attivando i lazzaretti e seppellendo i cadaveri infetti con la calce. Nonostante queste misure igienico-sanitarie la pestilenza continuò a imperversare, tanto che il 22 ottobre 1630 il doge Nicolò Contarini pronunciò il voto pubblico di erigere una chiesa intitolata alla Salute, chiedendo l’intercessione della Vergine Maria per porre fine alla pestilenza. Nel novembre del 1631 la peste fu definitivamente debellata, ma il bilancio fu di quasi 47mila morti in città.
N.B. Contemporaneamente anche Milano fu flagellata dalla pestilenza, poi descritta da Alessandro Manzoni nei Promessi sposi.

 

 

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MADONNA DELLA SALUTE
La venerata icona della Madonna delle Grazie detta “della Salute” fu trasportata a Venezia dal Doge Morosini nel 1672 dalla Cattedrale di San Tito di Candia, dopo la fine della guerra. La tavola del XIII secolo in stile bizantino è di particolare suggestione per il volto ombrato e gli occhi penetranti della Madonna.

N.B. A Candia era denominata anche “la Mesopanditissa”, dall’uso liturgico locale che la festeggiava a metà (mezo) tra la festa dell’Epifania (6 gennaio) e la festa di Maria Ipapantissa (2 febbraio). Da cui il termine “mesoipapantissa”, trasformato popolarmente in “mesopanditissa”.

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Il pranzo è servito. Cibo in bella mostra
di Fabio Marzari   
martedì 13 ottobre 2015

gal_1.jpgNel mese in cui si conclude l'Expo di Milano, e citando il meneghino Don Lisander, è il caso davvero di dire: «Fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza...» - ci sono due mostre che prendono le mosse dall'idea del cibo, sviluppando il tema in maniera molto interessante e suggestiva. Si tratta di Acqua e Cibo a Venezia. Storia della laguna e della città, nell'Appartamento del Doge a Palazzo Ducale e Italiani a tavola 1860-1960. Storia fotografica dell’alimentazione, della cucina e della tavola in Italia a Villa Pisani a Strà. La mostra veneziana illustra, 45 anni dopo quella di Palazzo Grassi sulla Laguna veneta, quanto inscindibile sia il rapporto tra la città e la sua Laguna e quanto nutrimento sia stato possibile attingere dalle ubertose terre che si affacciano in essa.

 

È bizzarro, in una città che ha dato alle stampe nel 1475 il primo libro di cucina nel mondo, dover attendere il 1908 per avere il primo libro di cucina veneziana.

 

Il paradosso della storia del mangiare in Laguna è racchiuso tra queste due date. Sul perché ci sia voluto così tanto per pubblicare un ricettario veneziano ci sono diverse interpretazioni, ognuna con porzioni di verità, ma nessuna davvero esaustiva. Qualcuno sostiene che, essendo Venezia una repubblica, non si volesse ostentare il cibo, come invece avveniva nelle signorie, dove il banchetto era una forma di affermazione del potere. Sì, certo, ma quando a Venezia si intendeva dimostrare di essere i primi anche in campo gastronomico, non ci si poneva freno alcuno: basti ricordare i memorabili banchetti offerti a Enrico III di Francia nel luglio 1574.

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Happy fish. Al Dining Room il Festival del Baccalà
di F.M.   
giovedì 08 ottobre 2015
baccalando_-photo-credit-renato-vettorato-1-600x300.jpgIncredibile, esiste anche un festival triveneto del baccalà, ed ogni serata di degustazione, dal titolo Baccalando (!) è accompagnata da un dj-set. Sarebbe facile aggiungere un commento ironico al tutto, non fosse che il baccalà è divenuto una cosa terribilmente seria, piace moltissimo, e spesso capita, da parte di non veneziani, poco avvezzi soprattutto alla versione mantecato, di vederli ingozzare quantità notevoli dello stesso, come se non ci fosse un domani.
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SPECIALE REGATA STORICA 2015 | Il programma
di Redazioneweb2   
sabato 05 settembre 2015

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SabatoSaturday 29 agostoAugust

h. 16 VOGA IN ARSENALE
I campioni del remo vogano nella Darsena Novissima dell’Arsenale in delle regate sprint, inedito prologo alla Regata Storica/ The rowing champions race in the Darsena Novissima of the Arsenale: an original prologue to the Regatta

GiovediThursday 3 settembreSeptember
h. 18 PRESENTAZIONE DEGLI EQUIPAGGI
Presentazione degli equipaggi e benedizione dei gondolini in Campo della Salute/ Presentation of the teams and blessing of the gondolini in Campo della Salute

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SPECIALE REGATA STORICA 2015 | Orizzonti di... Gloria. Intervista a Gloria Rogliani
di Massimo Bran   
sabato 05 settembre 2015

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Gloria Rogliani non è solamente una..gloria del remo e della Regata Storica, bensì una delle massime espressioni concrete di de-museificazione della voga e della cultura lagunare più in generale. La sua straordinaria attività di insegnamento della cultura storica dell’andare e del vivere in laguna con i bambini di tutte le età con i suoi vari laguna camp, laguna baby, ecc., è la migliore risposta a chi crede che la cultura lagunare sia materia per poche élite radical-chic autoreferenziali, dimostrando che di laguna si può vivere, crescere, gioire, che di laguna in una parola ci si può emozionare. Avremo modo di tornare più estesamente su questo tema con lei e con i suoi progetti davvero intriganti; nel frattempo chi meglio di una campionessa così ancora appassionata avrebbe potuto introdurci alla Regata Storica alle porte?

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SPECIALE REDENTORE 2015 | Sogno di mezza estate. La più magica notte di Venezia
di Fabio Marzari   
lunedì 13 luglio 2015

festa-del-redentore.jpgSabato 18 luglio 2015, ed è di nuovo Redentore. Una festa che non è facile raccontare pienamente a chi non ha mai avuto la fortuna di viverla. Non è solo la notte calda, a volte afosa, tipica dell'estate padana, non è solo Venezia, non sono solo i magnifici fuochi d'artificio che rischiarano la notte, è tutto questo e molto altro, un rincorrersi di ricordi e di emozioni, di immagini riflesse sull'acqua, di profili architettonici che prendono sfumature ardite, una folla rumorosa che si zittisce ammirata durante l'esplosione pirotecnica per poi liberarsi alla fine in uno scrosciante applauso, prologo di un arrivederci alla prossima edizione.

 

Le feste spesso deludono le attese, sembrano sempre uguali a sé stesse, il Redentore no, riesce ogni anno ad esprimere nuove sfumature, nuove trame per quel romanzo complesso che si chiama Venezia. L'edizione 2015 porta con sé anche una nuova amministrazione comunale, che non pare amare molto i colori dell'arcobaleno.

 

Speriamo si tratti solo di un leggero daltonismo e che sia chiara a tutti la lezione di civiltà e tolleranza che ci è stata tramandata anche nell'architettura dal grandissimo Andrea Palladio, che nella basilica del Redentore aveva posto due torrette campanarie a guisa di minareti rivolti verso Costantinopoli.

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SPECIALE REDENTORE 2015 | Il programma
di Redazioneweb2   
lunedì 13 luglio 2015

SabatoSaturday 18 luglioJuly

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APERTURA DEL PONTE VOTIVO/OPENING OF THE THANKSGIVING BRIDGE
Costruito temporaneamente solo per la Festa, quest’opera ingegneristica lunga 330 metri, in legno e acciaio, è composta da 16 moduli galleggianti ancorati da pali e sorretti da 34 barche. Collega Fondamenta delle Zattere alla Giudecca a ricordo di quello costruito, in soli quattro giorni, su ottanta galee e ricoperto da un ricco drappo, che collegava San Marco all’opposta riva della Giudecca nel solenne corteo del 1578./ The votive bridge is a 330 metre long work of engineering in wood and steel, composed of 16 floating modules anchored by poles and sustained by 34 boats. It links Fondamenta delle Zattere with Giudecca, in memory of the one built in only 4 days on eighty galleys and covered by rich drapery for the solemn procession of 1578.

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Armonie e assonanze. JW Marriott Venice Resort & Spa vi aspetta all'Isola delle Rose
di Fabio Marzari   
mercoledì 15 luglio 2015

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In un periodo così complicato, pieno di incertezze politiche, economiche e sociali, un po' imbarazza occupare spazi di lettura con amenità legate al periodo estivo, anche se la dura legge dei confini, pure mentali, impone di raccontare vicende legate al bello, storie positive di luoghi magnifici in cui si vorrebbe poter trascorrere del tempo, certamente felice. Venezia è una città tentatrice, stretta tra una normalità difficile ed una ordinaria straordinarietà, pertanto è più facile parlare di bellezza che di tragedie.

 

Non fa eccezione a questa condizione il nuovo JW Marriott Venice, situato nella ri-nata Isola di Sacca Sessola, ora battezzata col nome più poetico di Isola delle Rose, un resort lagunare in cui lusso ed eleganza sono elargiti copiosamente, con uno stile di accoglienza che lo pone ai livelli più alti dell'ospitalità alberghiera.

 

 

 

 

 

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Scorre la storia. Emozioni a pelo d'acqua
di Redazioneweb2   
venerdì 05 giugno 2015

regata.jpgVenezia, Genova, Amalfi e Pisa rinnovano la sfida di una competizione senza tempo, festa popolare per eccellenza. La gara è preceduta dal solenne corteo storico, celebre per i preziosi costumi, che contribuisce in maniera determinante ad amplificare il clima ed il significato della Regata.

 

La gara sportiva vede sfidarsi gli equipaggi remieri delle 4 città, a bordo di imbarcazioni realizzate in vetroresina che si distinguono nei colori e nelle splendide polene: dal cavallo alato di Amalfi, al drago di Genova che ricorda il protettore della città, San Giorgio; dall'aquila di Pisa, che simboleggia l'antico legame tra la Repubblica e il Sacro Romano Impero, al leone alato di Venezia, che si riconduce al patrono della città lagunare, San Marco Evangelista.

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