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VENICENESS
Food convention. Al Londra Palace, il meglio
di Redazioneweb2   
lunedì 16 novembre 2015

sarde_in_saor.jpgCena a quattro mani con lo Chef Giuseppe Di Iorio del Ristorante Aroma di Palazzo Manfredi (Roma) e lo Chef Loris Indri del Ristorante Do Leoni per la tappa del Gourmet Festival di Relais & Châteaux Venerdì 27 novembre alle 19 all'Hotel Londra Palace di VeneziaDopo gli Chef Michel Rochedy e Stéphane Buron del Ristorante Le Chabichou (Francia), Giovanni D'Amato de Il Rigoletto di Reggiolo (Reggio Emilia), e Luis Haller di Castel Fragsburg, lo Chef Loris Indri del ristorante dell'Hotel Londra Palace invita in laguna lo Chef Giuseppe Di Iorio per dare vita ad una cena dove le ispirazioni della laguna si combinano sapientemente con le influenze della cucina dell'Urbe. La serata inizierà con un aperitivo a cura di Champagne Pommery ed un intervento musicale a cura di noti musicisti del panorama jazzistico italiano. 

 

L'Hotel Londra Palace è membro Relais & Châteaux, un'esclusiva collezione di 520 dei migliori hotel di charme e ristoranti gourmet in 60 paesi.

 

Costituita in Francia nel 1954, la missione dell'Associazione è di divulgare la sua unica art de vivre nel mondo, selezionando strutture d'eccezione con una tradizione e un patrimonio ineguagliabili. Relais & Châteaux è anche una famiglia di hôteliers e Grands Chefs da tutto il mondo che condividono la passione e l'impegno personale per riservare ai propri ospiti momenti di eccezionale armonia. Scegliere Relais & Châteaux equivale a vivere un'indimenticabile celebrazione dei sensi. Dalle vigne nella Napa Valley alle spiagge di Bali, dagli olivi in Provenza ai lodges in Sud Africa, Relais & Châteaux offre l'opportunità di esplorare la propria “Route du Bonheur” alla scoperta di ogni speciale luogo in un' infinita varietà di paesi. Al prezzo di 130 euro a persona, questo il menù previsto per la serata a prenotazione obbligatori:

 

 

 

 

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FESTA DELLA SALUTE 2015 | La sfida di Baldassare
di Giandomenico Romanelli   
mercoledì 04 novembre 2015

thegrimfandango.jpgLa Basilica della Salute è di certo uno dei maggiori capolavori dell’architettura veneziana di tutti i tempi, pare addirittura superfluo rammentarlo. Sia sotto il profilo del ‘disegno’, quindi del progetto e del linguaggio, sia sotto quello strutturale, essa si staglia nettamente al di là e al di sopra di altri esperimenti, di altre ricerche e soluzioni mai affrontate in città. Ma essa non fu, come si sa, universalmente accolta in quanto tale e conobbe un lungo periodo di sfortuna critica, essendo eletta a simbolo della decadenza dell’arte edificatoria e del capriccio dopo gli splendori palladiani e messa a confronto – quasi un ‘negativo’ del ‘positivo’ del Redentore – a dimostrazione di un tale processo di decadenza e di degrado. Sarebbero dovuti passare molti anni e molte  riletture perché si tornasse a cogliere l’eccezionalità del manufatto.

 

Sulla scorta del grande Rudolf Wittkower, Massimo Gemin e Antonio Niero e, più di recente, Andrew Hopkins e Martina Frank, hanno via via ingaggiato con la Salute una sorta di battaglia intellettuale per la decifrazione di segni e simboli, quelli che si erano fin da subito aggrumati attorno alla gigantesca cupola, agli ‘orecchioni’ a spirale, alla inedita delineazione di quella che era stata pensata come una grande ‘corona’ mariana. Per svelare, infine, il codice misterioso sotteso al fantastico monumento.

 

Eppure anche il trionfo di Baldassare Longhena che della Salute fu l’ideatore e il realizzatore, ebbe a subire l’onta di uno scacco, per lui particolarmente doloroso e bruciante. Dopo aver vinto il concorso per la Salute (i concorsi erano frequenti nelle cose d’arte veneziane e non erano esenti da intrallazzi e accordi extra-giudiziari, come si sa: basti pensare al Tintoretto attivo nella Scuola di S. Rocco) infatti, Baldassare fu nettamente sconfitto nel concorso per il rifacimento della Punta della Dogana, cioè l’intervento che avrebbe concluso la profonda ristrutturazione di tutta quest’area cittadina. Il concorso fu appannaggio di un oscuro ingegnere idraulico, Giuseppe Benoni, cui toccò il difficile compito di confrontarsi con il capolavoro di Longhena. Il risultato fu eccellente: egli accompagnò il digradare dimensionale dell’insula verso il Bacino di San Marco con una soluzione scenografica sospesa tra enfasi monumentale e sottile ironia e pose la statua della Fortuna ignuda come segnavento sopra la sfera dorata che ruba addirittura la scena alla statua della Vergine (lontana e difficilmente visibile sul cupolone longheniano).

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FESTA DELLA SALUTE 2015 | I fondamentali
di Redazioneweb2   
mercoledì 04 novembre 2015

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STORIA

Nei primi decenni del ‘600 Venezia stava vivendo un momento economico, politico e militare difficile e delicato. Impegnata nella guerra per la successione di Mantova, 54 anni dopo la terribile pestilenza del 1575-77, il morbo si diffuse nuovamente a Venezia. Il governo agì con decisione e fermezza, ordinando disinfezioni della città, sequestrando interi quartieri, attivando i lazzaretti e seppellendo i cadaveri infetti con la calce. Nonostante queste misure igienico-sanitarie la pestilenza continuò a imperversare, tanto che il 22 ottobre 1630 il doge Nicolò Contarini pronunciò il voto pubblico di erigere una chiesa intitolata alla Salute, chiedendo l’intercessione della Vergine Maria per porre fine alla pestilenza. Nel novembre del 1631 la peste fu definitivamente debellata, ma il bilancio fu di quasi 47mila morti in città.
N.B. Contemporaneamente anche Milano fu flagellata dalla pestilenza, poi descritta da Alessandro Manzoni nei Promessi sposi.

 

 

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MADONNA DELLA SALUTE
La venerata icona della Madonna delle Grazie detta “della Salute” fu trasportata a Venezia dal Doge Morosini nel 1672 dalla Cattedrale di San Tito di Candia, dopo la fine della guerra. La tavola del XIII secolo in stile bizantino è di particolare suggestione per il volto ombrato e gli occhi penetranti della Madonna.

N.B. A Candia era denominata anche “la Mesopanditissa”, dall’uso liturgico locale che la festeggiava a metà (mezo) tra la festa dell’Epifania (6 gennaio) e la festa di Maria Ipapantissa (2 febbraio). Da cui il termine “mesoipapantissa”, trasformato popolarmente in “mesopanditissa”.

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Il pranzo è servito. Cibo in bella mostra
di Fabio Marzari   
martedì 13 ottobre 2015

gal_1.jpgNel mese in cui si conclude l'Expo di Milano, e citando il meneghino Don Lisander, è il caso davvero di dire: «Fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza...» - ci sono due mostre che prendono le mosse dall'idea del cibo, sviluppando il tema in maniera molto interessante e suggestiva. Si tratta di Acqua e Cibo a Venezia. Storia della laguna e della città, nell'Appartamento del Doge a Palazzo Ducale e Italiani a tavola 1860-1960. Storia fotografica dell’alimentazione, della cucina e della tavola in Italia a Villa Pisani a Strà. La mostra veneziana illustra, 45 anni dopo quella di Palazzo Grassi sulla Laguna veneta, quanto inscindibile sia il rapporto tra la città e la sua Laguna e quanto nutrimento sia stato possibile attingere dalle ubertose terre che si affacciano in essa.

 

È bizzarro, in una città che ha dato alle stampe nel 1475 il primo libro di cucina nel mondo, dover attendere il 1908 per avere il primo libro di cucina veneziana.

 

Il paradosso della storia del mangiare in Laguna è racchiuso tra queste due date. Sul perché ci sia voluto così tanto per pubblicare un ricettario veneziano ci sono diverse interpretazioni, ognuna con porzioni di verità, ma nessuna davvero esaustiva. Qualcuno sostiene che, essendo Venezia una repubblica, non si volesse ostentare il cibo, come invece avveniva nelle signorie, dove il banchetto era una forma di affermazione del potere. Sì, certo, ma quando a Venezia si intendeva dimostrare di essere i primi anche in campo gastronomico, non ci si poneva freno alcuno: basti ricordare i memorabili banchetti offerti a Enrico III di Francia nel luglio 1574.

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Happy fish. Al Dining Room il Festival del Baccalà
di F.M.   
giovedì 08 ottobre 2015
baccalando_-photo-credit-renato-vettorato-1-600x300.jpgIncredibile, esiste anche un festival triveneto del baccalà, ed ogni serata di degustazione, dal titolo Baccalando (!) è accompagnata da un dj-set. Sarebbe facile aggiungere un commento ironico al tutto, non fosse che il baccalà è divenuto una cosa terribilmente seria, piace moltissimo, e spesso capita, da parte di non veneziani, poco avvezzi soprattutto alla versione mantecato, di vederli ingozzare quantità notevoli dello stesso, come se non ci fosse un domani.
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SPECIALE REGATA STORICA 2015 | Il programma
di Redazioneweb2   
sabato 05 settembre 2015

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SabatoSaturday 29 agostoAugust

h. 16 VOGA IN ARSENALE
I campioni del remo vogano nella Darsena Novissima dell’Arsenale in delle regate sprint, inedito prologo alla Regata Storica/ The rowing champions race in the Darsena Novissima of the Arsenale: an original prologue to the Regatta

GiovediThursday 3 settembreSeptember
h. 18 PRESENTAZIONE DEGLI EQUIPAGGI
Presentazione degli equipaggi e benedizione dei gondolini in Campo della Salute/ Presentation of the teams and blessing of the gondolini in Campo della Salute

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SPECIALE REGATA STORICA 2015 | Orizzonti di... Gloria. Intervista a Gloria Rogliani
di Massimo Bran   
sabato 05 settembre 2015

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Gloria Rogliani non è solamente una..gloria del remo e della Regata Storica, bensì una delle massime espressioni concrete di de-museificazione della voga e della cultura lagunare più in generale. La sua straordinaria attività di insegnamento della cultura storica dell’andare e del vivere in laguna con i bambini di tutte le età con i suoi vari laguna camp, laguna baby, ecc., è la migliore risposta a chi crede che la cultura lagunare sia materia per poche élite radical-chic autoreferenziali, dimostrando che di laguna si può vivere, crescere, gioire, che di laguna in una parola ci si può emozionare. Avremo modo di tornare più estesamente su questo tema con lei e con i suoi progetti davvero intriganti; nel frattempo chi meglio di una campionessa così ancora appassionata avrebbe potuto introdurci alla Regata Storica alle porte?

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SPECIALE REDENTORE 2015 | Sogno di mezza estate. La più magica notte di Venezia
di Fabio Marzari   
lunedì 13 luglio 2015

festa-del-redentore.jpgSabato 18 luglio 2015, ed è di nuovo Redentore. Una festa che non è facile raccontare pienamente a chi non ha mai avuto la fortuna di viverla. Non è solo la notte calda, a volte afosa, tipica dell'estate padana, non è solo Venezia, non sono solo i magnifici fuochi d'artificio che rischiarano la notte, è tutto questo e molto altro, un rincorrersi di ricordi e di emozioni, di immagini riflesse sull'acqua, di profili architettonici che prendono sfumature ardite, una folla rumorosa che si zittisce ammirata durante l'esplosione pirotecnica per poi liberarsi alla fine in uno scrosciante applauso, prologo di un arrivederci alla prossima edizione.

 

Le feste spesso deludono le attese, sembrano sempre uguali a sé stesse, il Redentore no, riesce ogni anno ad esprimere nuove sfumature, nuove trame per quel romanzo complesso che si chiama Venezia. L'edizione 2015 porta con sé anche una nuova amministrazione comunale, che non pare amare molto i colori dell'arcobaleno.

 

Speriamo si tratti solo di un leggero daltonismo e che sia chiara a tutti la lezione di civiltà e tolleranza che ci è stata tramandata anche nell'architettura dal grandissimo Andrea Palladio, che nella basilica del Redentore aveva posto due torrette campanarie a guisa di minareti rivolti verso Costantinopoli.

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SPECIALE REDENTORE 2015 | Il programma
di Redazioneweb2   
lunedì 13 luglio 2015

SabatoSaturday 18 luglioJuly

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APERTURA DEL PONTE VOTIVO/OPENING OF THE THANKSGIVING BRIDGE
Costruito temporaneamente solo per la Festa, quest’opera ingegneristica lunga 330 metri, in legno e acciaio, è composta da 16 moduli galleggianti ancorati da pali e sorretti da 34 barche. Collega Fondamenta delle Zattere alla Giudecca a ricordo di quello costruito, in soli quattro giorni, su ottanta galee e ricoperto da un ricco drappo, che collegava San Marco all’opposta riva della Giudecca nel solenne corteo del 1578./ The votive bridge is a 330 metre long work of engineering in wood and steel, composed of 16 floating modules anchored by poles and sustained by 34 boats. It links Fondamenta delle Zattere with Giudecca, in memory of the one built in only 4 days on eighty galleys and covered by rich drapery for the solemn procession of 1578.

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Armonie e assonanze. JW Marriott Venice Resort & Spa vi aspetta all'Isola delle Rose
di Fabio Marzari   
mercoledì 15 luglio 2015

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In un periodo così complicato, pieno di incertezze politiche, economiche e sociali, un po' imbarazza occupare spazi di lettura con amenità legate al periodo estivo, anche se la dura legge dei confini, pure mentali, impone di raccontare vicende legate al bello, storie positive di luoghi magnifici in cui si vorrebbe poter trascorrere del tempo, certamente felice. Venezia è una città tentatrice, stretta tra una normalità difficile ed una ordinaria straordinarietà, pertanto è più facile parlare di bellezza che di tragedie.

 

Non fa eccezione a questa condizione il nuovo JW Marriott Venice, situato nella ri-nata Isola di Sacca Sessola, ora battezzata col nome più poetico di Isola delle Rose, un resort lagunare in cui lusso ed eleganza sono elargiti copiosamente, con uno stile di accoglienza che lo pone ai livelli più alti dell'ospitalità alberghiera.

 

 

 

 

 

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Scorre la storia. Emozioni a pelo d'acqua
di Redazioneweb2   
venerdì 05 giugno 2015

regata.jpgVenezia, Genova, Amalfi e Pisa rinnovano la sfida di una competizione senza tempo, festa popolare per eccellenza. La gara è preceduta dal solenne corteo storico, celebre per i preziosi costumi, che contribuisce in maniera determinante ad amplificare il clima ed il significato della Regata.

 

La gara sportiva vede sfidarsi gli equipaggi remieri delle 4 città, a bordo di imbarcazioni realizzate in vetroresina che si distinguono nei colori e nelle splendide polene: dal cavallo alato di Amalfi, al drago di Genova che ricorda il protettore della città, San Giorgio; dall'aquila di Pisa, che simboleggia l'antico legame tra la Repubblica e il Sacro Romano Impero, al leone alato di Venezia, che si riconduce al patrono della città lagunare, San Marco Evangelista.

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Tavoli, tavolini e letti illustri. La Guida ai Locali Storici racconta Venezia
di Fabio Marzari   
martedì 19 maggio 2015

menup.87fotoarticolo2.jpgÈ uscita l'edizione numero 39 della Guida 2015 ai Locali Storici d'Italia, in essa sono raccontati i luoghi resi ancor più celebri attraverso le frequentazioni assidue di personaggi che hanno fatto la storia patria. Duecentoquaranta locali storici con un itinerario tematico inedito: Tavoli, tavolini e letti illustri. Tre sono le novità veneziane della guida 2015: l'Hotel Ala nato nel palazzo del senatore Isacco Maurogonato Pesaro, amico e collaboratore di Manin nel governo della Repubblica veneziana. Nel 1907, tra queste mura, la nobile e fatale Maria Nikolajewna O’Rourke Tarnowska istigò il suo giovane amante a uccidere l’anziano promesso marito, facendo esplodere “l’affare dei russi” che scandalizzò e appassionò tutta Europa.

 

La camera in cui alloggiava il conte quando venne ferito a morte è la 243 e si trova nella zona dell’antico Palazzo che oggi fa parte dell’albergo. Il secondo è il Ristorante Al Graspo de Ua, ad un passo dal Ponte di Rialto. Hugo Pratt, creatore di Corto Maltese, occupava il secondo tavolino a destra dell’antica saletta che oggi porta il suo nome.

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Io sono leggenda. Le meraviglie di Torcello e la Locanda Cipriani
di Fabio Marzari   
mercoledì 01 aprile 2015

locandacipriani_1.jpgPremetto che mi debbo auto-controllare per non essere indotto ad un “Festival delle iperboli”, ma dovendo raccontare uno dei luoghi a me favoriti da sempre, fatico a moderare l'entusiasmo nelle parole. Aprile è uno di quei mesi in cui il clima è mite senza essere fastidiosamente caldo, il sole illumina i paesaggi senza accenderli di una luce violenta ed i colori, nonostante l'esplosione di innumerevoli sfumature, riportano una sensazione di armonia cromatica. Buone premesse dunque per una escursione in Laguna Nord, con destinazione Torcello. L'isola di giorno, durante la bella stagione, è molto frequentata da turisti mordi e fuggi, che spesso paiono la reincarnazione di quei barbari che costrinsero gli abitanti della terraferma a fuggire dalle devastazioni, colonizzando le isole paludose della Laguna.

 

Reperti di scavo e studi recenti riportano che la popolazione intorno all'anno mille era compresa tra i 1800 e 3500 abitanti, un numero davvero rilevante per quel tempo. All'epoca Torcello poteva competere con città come Parigi o Padova.

 

Poi nel XX secolo i registri comunali riportano 280 residenti nel 1949, 110 nel 1965, 16 nel 2011 e solo 10 ad aprile dello scorso anno. Un'isola che in vari momenti della giornata sa regalare dei silenzi incantati, che meglio aiutano a godere della bellezza del paesaggio e dei monumenti che testimoniano il gloriosissimo passato. Tra le meraviglie dell'isola va certamente annoverata la Locanda Cipriani, una vecchissima osteria di laguna che vendeva vino e olio, rilevata nel 1934 da Giuseppe Cipriani e trasformata in un luogo di assoluto charme, nonostante la semplicità mantenuta dalla struttura.

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Cuor di fugassa. Sublimi dolcezze pasquali
di F.M.   
mercoledì 01 aprile 2015

fugasse.jpg«Ze Pasqua, ze Pasqua, che caro che gò, se magna ea fugassa, se beve i cocò...». L'altra notte mi è tornato in mente all'improvviso questo proverbio che mia mamma era solita ripetere nel periodo pasquale. Ricordavo di aver sentito solo questa strofa, facendo una piccola ricerca ho scoperto che nella rima successiva si parlava di agnello, e se fosse dipeso dalla mia famiglia i piccoli quadrupedi belanti sarebbero morti tutti per anzianità e non in pentola! In terra veneta non c’è Pasqua senza la tradizionale “focaccia”.

 

Si tratta di un pane pasquale arricchito con vari ingredienti: farina, zucchero, burro, lievito e uova. L’origine del dolce è comunque avvolta nella leggenda, ma sembra che l’idea di questo “pane dolce” sia venuta ad un antico fornaio: lavorò la sua pasta di pane con burro, uova e miele sino ad ottenere un dolce soffice e leggero, da donare agli amici in occasione della Pasqua. La tradizione vuole anche che la fugassa, un tempo, venisse preparata in occasioni di fidanzamenti e donata alla famiglia della ragazza con dentro nascosto l’anello di fidanzamento. È un dolce complesso che richiede una lunga lievitazione, con pause adeguate per ottenere una pasta molto soffice e leggera.

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Volti ignoti. Al Florian le prospettive cambiano
di Fabio Marzari   
mercoledì 04 febbraio 2015

foto_2.jpgA Venezia si possono trovare persone con la maschera pure sotto la canicola agostana... mentre a Disneyland si comprano di solito le orecchie di Topolino, in Laguna è quasi impossibile per il turista medio non comprare una mascherina, sovente di provenienza cinese! Il Carnevale rappresenta dunque uno dei momenti di massima visibilità e di grande appeal per i turisti, che calano a frotte in Laguna pensando e sperando di vivere un'esperienza magica. Poiché demolire il Carnevale di Venezia sarebbe facile come per un cecchino sparare sui barattoli alle fiere, evitiamo i colpi e pensiamo a come regalarsi un’esperienza carnascialesca memorabile.

 

Alilaguna per Tessera e volo per Rio? Sarebbe troppo facile, meglio concentrarsi in città e ricordarsi che in Brasile hanno il caffè, ma noi abbiamo dal 1720 senza interruzioni il Florian, che ha inventato l'idea stessa del bar.

 

Dalla Piazza, cuore pulsante del Carnevale - se ne facciano una ragione coloro i quali vorrebbero convincere le folle festanti a migrare verso l'Arsenale, la festa è in piazza e non si può, né si potrà mai prescindere da essa, almeno per un transito mascherato - una emozione particolare la si può trovare nello storico Caffè, dove molti gruppi di convinti sostenitori della festa in maschera, con costumi importanti e sartoriali, molto belli da vedere e difficili da portare, sostano a lungo, amorevolmente confortati dalle deliziose bevande offerte in menù con l'aggiunta di squisiti dolci tipici della tradizione veneziana del periodo, le fritoe e i galani, preparati in maniera filologicamente perfetta e irresistibili al palato.

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Pochi ingredienti, ma una sapienza che viene da lontano: il mandorlato.
di Giacomo Pascotto   
lunedì 01 dicembre 2014

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Pochi ingredienti ma di grandissima qualità, ricette gelosamente custodite e maestranze esperte sono alla base della golosa e numerosa famiglia dei torroni. Dolci delle feste, soprattutto quelle natalizie, vengono preparati con miele, mandorle e bianco d’uovo montato. Si tratta di un dolce assolutamente mediterraneo, di cui possediamo testimonianze già in epoca romana - gli autori latini lo chiamano cupedia, piatto goloso, leccornia -, anche se dobbiamo agli Arabi il suo affinamento. In Sicilia si prepara ancora un dolce di miele e sesamo, la cubbaita, che ricalca l’arabo qubbat, che significa ‘mandorla’.
L’aneddoto più ricordato a proposito della nascita del torrone è quello del banchetto di nozze celebrato a Cremona nel 1441 tra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti, occasione in cui ne venne realizzato uno di grandi dimensioni e a riproduzione della torre cittadina, il Torrione.

 

Anche se i cremonesi sostengono con forza questa etimologia, altri sono più convinti di un prestito dal verbo latino torrere, tostare, mediato dal sostantivo spagnolo turròn. Una fase cruciale nella preparazione del torrone è infatti la tostatura della frutta secca impiegata, operazione che consente di ridurne l’umidità e affinarne il sapore. Oltre i già citati torroni di Cremona e di Sicilia, questi ultimi in numerosissime varietà, in Italia ci sono quelli senesi, abruzzesi, calabresi e veneti. Il mandorlato è il torrone veneto per antonomasia, realizzato con miele, zucchero, mandorle e albume d’uovo, colato a mucchietti su ostie e non steso e compresso in stecche. È di colore avorio o bianco candido, è duro e friabile, l’aroma di miele è intenso e si completa nella dolcezza e piacevole sentore di resina delle mandorle.

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Come d’autunno sugli alberi... lo spritz. Aperitivi letterari a Ca' Sagredo
di Fabio Marzari   
martedì 18 novembre 2014
casagredo.jpgLa stagione fredda a Venezia è solitamente meno prodiga di turisti e più a misura di viaggiatori e gli alberghi possono essere vissuti al meglio, assaporando anche il piacere dell’ospitalità negli spazi comuni, non solo nelle camere. La città offre un interessante panorama alberghiero e malgrado sia divenuto difficile stare al passo con le nuove aperture, nei templi della migliore ospitalità, famosi in tutto il mondo, vi sono numerose iniziative volte a favorire la socialità aperta anche ai non ospiti.
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Madonna della Salute 2014 | Salute e così sia. Festa molto amata, che mantiene il sapore di un tempo
di Alessandra Morgagni   
giovedì 06 novembre 2014

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Quando sono arrivata a Venezia, da studente fuori sede, la Festa della Salute è stata il primo esempio di venezianità a cui ho assistito. Allora l’università iniziava i primi di novembre e avere poco dopo un giorno di vacanza fu una piacevole sorpresa. Una festa a fine Novembre mi pareva quasi una contraddizione; una festa, oltretutto, per essere scampati alla peste, non una qualsiasi, ma proprio la stessa che Manzoni raccontò nei Promessi Sposi. Con il trascorrere degli anni ho imparato ad apprezzare moltissimo questa ricorrenza, che è l’unica rimasta veramente dei Veneziani proprio perché cade quando la città si svuota degli amati/odiati turisti, cala la nebbia, ma non è ancora tempo di Natale.

 

E quel giorno è come se in città tutto si fermasse, sospeso a mezz’aria, e Venezia si ritrovasse chiusa in un umido abbraccio fatto di caìgo, vaporetti pieni di fedeli con cartelli che consigliano di “non sporgersi sotto al ponte votivo”, ceri in vendita nei banchetti davanti alla Basilica della Salute, qualche volta acqua alta, spesso mani appiccicose di bambini con le frittelle e palloncini nelle calli verso le Zattere. Molte sono le tradizioni legate alla Festa; ricordo che al mercato di Rialto c’era un macellaio che aveva sempre i polli che penzolavano in vetrina.

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Madonna della Salute 2014 | Altre Madonne (coeve). Storia di una Festa popolare
di Fabio Marzari   
giovedì 06 novembre 2014

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La storia di Venezia passa anche attraverso il racconto della devozione del popolo e mai, come in occasione di guerre e pestilenze, si ritrovano testimonianze di fede profonda, al limite della superstizione. Più o meno negli stessi anni in cui Baldassarre Longhena erigeva la Basilica della Salute, un capolavoro architettonico a pianta ottagonale, in un’altra parte della città, più appartata e meno scenografica, sorgeva la Chiesa di Santa Maria del Pianto. Le travagliate vicende dell’interminabile guerra di Candia fecero crescere la convinzione religiosa che quanto stava accadendo fosse un derivato della collera divina, scatenatasi in seguito alla corruzione dei costumi pubblici e privati. Con questo generale senso di colpa si prese spunto da un sogno fatto da una suora, Maria Benedetta De Rossi, dell’ordine delle Serve di Maria, per convincere il Doge Francesco Da Molin, Capitano da Mar della flotta veneziana, a iniziare la costruzione della chiesa nel 1647.

 

L’intraprendente monaca, badessa del Monastero delle Grazie di Burano, già durante la peste del 1629 aveva avanzato una simile proposta al Senato, che non aveva avuto esito. Di fronte agli avvenimenti bellici la suora rinnovò la richiesta, inviando una lettera autografa al Doge. Scrisse di aver avuto una visione celeste nella quale le erano state rivelate le cause del male che colpiva la città. Esse consistevano, oltre che nella condotta peccaminosa dei veneziani, nell’omissione dei suffragi per le anime del purgatorio. Per porre rimedio a queste mancanze, Suor Maria Benedetta riteneva doveroso costruire una chiesa con un piccolo monastero allo scopo di pregare quotidianamente in perpetuo per le anime purganti.

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Madonna della Salute 2014 | Culto Mariano a Venezia
di Redazioneweb2   
giovedì 06 novembre 2014

01icon.jpgCome racconta benissimo Renato D’Antiga nella sua Guida alla Venezia bizantina. Santi, reliquie ed icone, edito da CasadeiLibri, un aspetto rilevante che lega la pietà popolare a quella orientale è rappresentato dal culto e dalla venerazione dell’icona, soprattutto mariana, come dimostra la cultualità riservata alla Madonna della Salute e alla Nicopeia.

 

«In Venezia ci sono 92 icone conservate nelle chiese di più antica fondazione. Le due icone più venerate a Venezia sono quelle della Nicopeia e quella della Madonna della Salute. La data del 21 novembre non è casuale per la festa della Madonna della Salute, in quanto coincide con il giorno in cui l'icona venne collocata nel 1670 nell'altare maggiore creato da Le Court nella Basilica. L'icona prima di giungere a Venezia, era esposta al culto nella cattedrale di San Tito di Candia sin dal 1387, ed era considerata la protettrice della città. Quando i veneziani nel 1669 dovettero abbandonare l'isola ormai in mano turca, l'icona fu oggetto del trattato di pace e consegnata ai vinti. Sulla triste via del ritorno in patria, il Morosini la fece issare sull'albero maestro in segno di devozione. L'icona venne depositata con altri oggetti nella sacrestia dei chierici della basilica marciana e vi rimase fino all’anno seguente, quando il Senato, il 26 Febbraio, decise che fosse collocata nella nuova chiesa votiva contro la peste del 1630 e fu rimossa la tela del Padovanino che ricordava l'episodio del voto alla Vergine.

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