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VENICENESS
Venice Marathon 2014 | Il maratoneta è un samurai
di Nicolò Groja   
martedì 14 ottobre 2014

istock_000012873107medium.jpgFatica, sudore, passione. La maratona è come le arti marziali, o come la voga: il tuo vero avversario non è chi gareggia contro di te; il tuo vero avversario sei tu. Tu con le tue forze, le tue distrazioni, i tuoi limiti - fisici e mentali. Perché in quei 40 e rotti chilometri l’esperienza di chi calca leggero i suoi piedi sulla strada è totale. Il maratoneta si nutre di fatica, risponde alla forza con l’eleganza, alla velocità con la resistenza. Resistere diventa un atto di sovversione pacifica, un’espressione di libertà. Dice lo scrittore triestino Mauro Covacich che «la maratona è una sorta di credo permanente: basta aver corso una volta soltanto per sentirsi maratoneti a vita. Il maratoneta è un samurai con le scarpette al posto della spada: è estremamente severo verso se stesso, non si perdona mai».

 

Un credo sportivo che affonda le sue radici nell’antica Grecia - s’ispira infatti alla famosa impresa di Fidippide, che dalla città di Maratona corse ad Atene per annunciare la vittoria degli ateniesi sui persiani - e che da 29 anni invade le strade della provincia di Venezia, da Villa Pisani a Stra fino a riva Sette Martiri, nel cuore della laguna: la Venice Marathon è una corsa che richiama corridori da tutto il mondo, grazie al fascino del suo paesaggio e all’atmosfera di amore per lo sport che vi si respira. Seconda solo a poche altre corse storiche, come la maratona di New York, quella di Venezia ha un significato che va ben oltre le 8000 partecipazioni annuali (il numero massimo di richieste accettabili) e s’insidia nei cuori di chi la corre, di chi la vorrebbe correre, di chi semplicemente ama guardarla, vicino o lontano che sia; perché il cuore ricalcola i suoi battiti nello sforzo della corsa come nel trasporto emotivo della partecipazione a latere: corridore e spettatore, due entità che condividono le cadenze di sistole e diastole, che accordano all’unisono il respiro.

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Venice Marathon 2014 | Gli eventi collaterali
di Redazioneweb2   
martedì 14 ottobre 2014

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EXPOSPORT
Il quartier generale della Venicemarathon, immerso nel verde di Parco San Giuliano, è una tappa obbligata per gli atleti che vi si recano per ritirare il pettorale e il pacco gara. Ma la cittadella sportiva ospita anche il Venicemarathon Village, expo delle più rinomate aziende del settore, l’Area Eventi che accoglie presentazioni, dibattiti e workshop, il Coni Open Sport, e i tradizionali Pasta Party, momenti prediletti dai runner che devono fare il pieno di energia./ Racers will be needed to come collect their gear at Exposport, the sports town where the most famous brands will each have their stand. Events, debates, workshops, and traditional Pasta Party for runners to fill up on energy.
24 ottOct h. 10-20 / 25ottOct h. 9-20 – Parco San Giuliano (Porta Rossa)

 

coni-open-sport.jpgCONI OPEN SPORT
Il Coni Open Sport è nato come iniziativa del Comitato Provinciale di Venezia con l’obiettivo principale di far crescere il numero dei praticanti, avvicinando giovani e non allo sport. All’interno dello spazio sarà possibile cimentarsi nella pratica delle diverse discipline grazie alle ‘isole sportive’: tante aree interattive gestite dalle Federazioni per far divertire adulti e bambini con lo Sport!/ Put yourself to the test in different sports thanks to interactive areas for children and grown-ups!
24 ottOct h. 10-20 / 25ottOct h. 9-20 – Parco San Giuliano

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Venice Art For All 2014 | Liberi di girovagar(t)e
di Redazioneweb2   
martedì 14 ottobre 2014

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Il sestiere di Dorsoduro che ospita importanti istituzioni d’arte come la Collezione Peggy Guggenheim, la Fondazione Vedova, Punta della Dogana, le Gallerie dell’Accademia e l’Accademia di Belle Arti, è attraversato dal percorso di VeniceMarathon. In occasione della gara vengono collocate sui ponti interessati rampe provvisorie che restano a disposizione di tutti per oltre tre mesi, migliorando l’accessibilità urbana. Nell’area orientale di Dorsoduro le rampe poste sui ponti dei Catecumeni, della Calcina e degli Incurabili, anche quest’anno restano in loco fino al 15 giugno garantendo la piena accessibilità alle suddette istituzioni culturali, migliorando la praticabilità per tutti e permettendo a due ragazzi con difficoltà motorie che abitano nella zona di frequentare in piena autonomia la scuola. Inoltre grazie alla collaborazione dell’Istituto Europeo del Design di Firenze e Venezia, queste sono oggetto dell’iniziativa Un vestito per le rampe, un progetto urbano di arredamento creativo che si pone l’obiettivo di trovare delle soluzioni per migliorarne l’estetica.

 

Dopo aver preso da Piazzale Roma o dalla Ferrovia il vaporetto della Linea 1 (accessibile alle carrozzine), scendete alla fermata Accademia. Di fronte troviamo il complesso della Carità, che ospita le Gallerie dell’Accademia, uno dei più importanti musei del panorama italiano. Proseguendo lungo il percorso indicato nella mappa si incontra il Ponte della Calcina, ai piedi del quale si trova l’omonima pensione dove soggiornò John Ruskin. Dal Ponte della Calcina girando prima a sinistra, lungo la fondamenta de Ca’ Bragadin e poi a destra, in Calle de la Chiesa si raggiunge Palazzo Venier dei Leoni, sede dal 1980 della Collezione Peggy Guggenheim, una delle più importanti raccolte d’arte italiana, europea e americana del Novecento.

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L’Alt(r)a maratona. Letture in città con i protagonisti di Ad Alta Voce
di Redazione   
giovedì 02 ottobre 2014

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Mentre podisti da tutta Italia convergono in laguna per un appuntamento sportivo divenuto irrinunciabile, una maratona letteraria si conferma altrettanto imperdibile mettendo insieme un programma pieno zeppo di grandi nomi della lettura e letteratura italiana. Venerdì 3 e sabato 4 ottobre preparatevi quindi a desiderare ardentemente il dono dell’ubiquità, perché poeti, attori, scrittori, leggono le proprie pagine preferite in luoghi insoliti e quotidiani di Venezia e Mestre. Al Liceo Guggenheim arrivano Diego e Marta Dalla Via; Alessandro Bergonzoni accoglie i passeggeri della Linea 1 ACTV da Piazzale Roma a Ca’ Rezzonico sempre sabato 4 alle 11; a Ca’ Rezzonico un’ora dopo ecco Stefano Benni assieme a Giancarlo Ratti e Valerio Varesi, con l’accompagnamento musicale di Alberto Ziliotto.

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REDENTORE 2014 | Full Color. Tutte le tinte della festa!
di Alessandra Morgagni   
lunedì 07 luglio 2014

processione_heinz.jpgTutti ricordiamo la Festa del Redentore, la terza domenica di luglio, per il Bacino di San Marco che pullula di barche di ogni forma e misura, i fuochi artificiali e la processione della domenica lungo il ponte votivo, costruito davanti alla Basilica del Redentore alla Giudecca. Vale la pena ricordare però che la celebrazione del Redentore rimanda a origini piuttosto antiche e al voto di erigere un tempio dedicato a Cristo Redentore al termine di una pestilenza terribile, che colpì la città nel 1576 causando quasi cinquantamila morti, quella stessa pestilenza nel corso della quale morì anche il pittore Tiziano Vecellio.

 

Il desiderio di celebrare la Festa del Redentore è sempre stato molto sentito e nel corso dei secoli molti artisti si sono cimentati nella rappresentazione dei momenti più importanti di questa ricorrenza. Questa può essere dunque l’occasione per andare in giro tra i musei veneziani alla ricerca di testimonianze pittoriche della Festa, di cui alcuni artisti del passato hanno fermato nei loro quadri colori e atmosfera.

 

Al Museo Correr, in Piazza San Marco, è conservata una di queste antiche rappresentazioni pittoriche, La processione del Redentore, dipinta da Joseph Heintz il Giovane a metà del ‘600. Con uno straordinario gusto cronachistico e grande attenzione ai particolari, Heintz decise di immortalare l’aspetto religioso della Festa e quindi la processione che ancora oggi si svolge la domenica.

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REDENTORE 2014 | Di quella pira. La luminosissima notte di mezza estate
di Fabio Marzari   
lunedì 07 luglio 2014

redentore1.jpgUna festa salvata last second, un attimo prima che l’attività dell’Amministrazione Comunale venisse commissariata, tra le pieghe di una città scossa dall’ondata di pubblico denaro, finito, almeno secondo l’accusa, nelle tasche di molti notabili per nulla serenissimi. I veri botti quest’anno li ha fatti in anticipo la Procura, ma il Redentore è pur sempre la data clou dell’estate veneziana e forse per una sera bigoi in salsa, anara in tecia, sardee in saor e l’immancabile anguria potranno rubare la scena al clamore giudiziario e il popolo di veneziani e turisti volgeranno lo sguardo al cielo per godersi la meraviglia dello spettacolo pirotecnico che ancora una volta illumina la notte veneziana.

 

La città, sopravvissuta a pestilenze, guerre, invasioni, carestie, potrà certamente tollerare la temporanea assenza di un sindaco, senza troppi traumi...

 

Il Redentore è una festa religiosa, anche se l’impronta laicista di Venezia crea sempre un curioso mix tra fede e voglia di divertimento. Il ponte votivo di barche che attraversa il Canale della Giudecca conducendo alla Basilica reca il passaggio anche verso numerose tavole imbandite, che vengono ancorate al suolo con cospicuo anticipo, per assicurare ai rumorosi commensali la migliore visione dei foghi.

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REDENTORE 2014 | Il programma
di Redazioneweb2   
lunedì 07 luglio 2014

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Sabato 19 luglio

Pomeriggio

APERTURA DEL PONTE VOTIVO

Costruito temporaneamente solo per la Festa, quest’opera ingegneristica lunga 330 metri, in legno e acciaio, è composta da 16 moduli galleggianti ancorati da pali e sorretti da 34 barche. Collega Fondamenta delle Zattere alla Giudecca a ricordo di quello costruito, in soli quattro giorni, su ottanta galee e ricoperto da un ricco drappo, che collegava San Marco all’opposta riva della Giudecca nel solenne corteo del 1578.

 

 

 

h. 23.30
SPETTACOLO PIROTECNICO
Il bacino di San Marco, le cupole della Chiesa della Salute, il Palazzo Ducale, l’isola di San Giorgio, Punta della Dogana e tutti i luoghi adiacenti brillano all’unisono in un accecante sfavillio di artificiale policromia.

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Canestrelli fritti alla fermata del bus
di Fabio Marzari   
lunedì 26 maggio 2014
img_1334.jpgTra le numerosissime sfaccettature che Venezia sa offrire, specie nella stagione di mezzo, prima che l’afa renda meno appetibili le escursioni in Laguna, una delle destinazioni capaci di folgorare chi ci arrivi per la prima volta, o in grado di convincere chi già c’è stato a tornarci, è Pellestrina. L’isola, poco più che una lingua di terra tra l’Adriatico e la Laguna Sud, si spinge quasi fino a Chioggia. Un mondo a parte, un’isola a prosecuzione di un’altra isola, il Lido, dove il tempo scorre in maniera differente, e dove si respira ancora un’aria di autenticità non troppo compromessa dalle orde turistiche che solcano la apparentemente vicina Venezia.
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Crème caramel, tremolante voluttà
di Giacomo Pascotto   
martedì 08 aprile 2014
cremecaramel1.jpg«Latte, un litro. Zucchero, grammi 100. Rossi d’uovo, n.8 e due chiare. Odore di vainiglia, o di coriandoli, o di caffè, che sono quelli che più si addicono. Se preferite quest’ultimo, macinate diversi chicchi di caffè tostato; se aggradite l’odore de’ coriandoli, che è grato quanto quello di vainiglia, soppestatene un pizzico e, tanto l’uno che gli altri, metteteli a bollire nel latte che poi passerete. Se il latte non è di molta sostanza, fatelo bollire anche un’ora e un quarto. Non dimenticate mai il velo di zucchero fuso in fondo allo stampo». La cottura avviene a bagnomaria, con fuoco sopra.
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The silence of the lambs. Paese che vai, Pasqua che trovi
di Fabio Marzari   
martedì 08 aprile 2014
ostereier-griechenland.jpgCome non ci fossero già stati nei primi mesi dell’anno frequenti attentati al girovita a base di avanzi natalizi e dolci di Carnevale, arriverà la Pasqua a dare il colpo di grazia alle velleità di chi tra pochi mesi dovrà calpestare la sabbia delle spiagge, più o meno fashion, a meno che non si opti per una vacanza in burqa, ospiti di qualche ayatollah integralista... Pasqua 2014 (20 aprile) offre l’opportunità, per chi possa concedersi questo lusso, di prendersi una pausa lunga dalla routine, arrivando fino al 5 maggio di manzoniana memoria, in cui si potrà anche morire, felici e riposati in esilio a Sant’Elena, al riparo dai creditori!
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Tre volte otto. La ri-nascita di un Rio (Marin)
di F. M.   
martedì 08 aprile 2014

trefanti.jpgCi sono angoli della città che subiscono improvvise rivitalizzazioni commerciali, anche se la dura legge del mercato tende a mettere fuori gioco i più piccoli, come è accaduto in zona Rio Marin, dove l’apertura di un nuovo supermercato ha messo ko un negozio storico di alimentari, che ha ceduto con l’onore delle armi di fronte alla grande distribuzione. Vanno segnalate con plauso le nuove imprese che regalano aspetti di ‘normalità’ ad una città molto particolare.

 

Non di soli carrelli della spesa tuttavia vogliamo parlare, ma di un nuovo locale, che ha le carte in regola, sin dal nome, Osteria Trefanti, per diventare un punto di riferimento tra i locali veneziani. Mettendo insieme un giovane inglese e un veneziano per andare al di là delle ‘solite’ ombre e cicheti si crea un cocktail tra tradizione e forma, imparata in anni di esperienza nel tempio della ristorazione veneziana universalmente conosciuto. Era consuetudine ai tempi della Serenissima, tra le famiglie più agiate, utilizzare le numerose spezie che arrivavano da lontano, per arricchire di sapori le loro cucine; riprendendo questa tradizione Umberto, lo chef, propone le sue ricette, semplici e di territorio, con quel ventaglio di spezie che fecero la fortuna della città.

 

Sam al banco e ai tavoli porta quel tocco di simpatia e di eleganza stylish di cui spesso altrove si avverte la mancanza. Una ventina di coperti per mangiare o una piacevole sosta per un vero aperitivo, non quella bevanda alcolica arancione, oltraggiata in mille barbari modi.

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Soul kitchen. Il Dining Room festeggia i suoi primi 10 anni
di Fabio Marzari   
martedì 08 aprile 2014
diningroom.jpgIl Dining Room a Marghera ha appena festeggiato i suoi primi 10 anni di vita. La vera notizia sta nell’aver saputo mantenere intatta la simpatia e la freschezza del locale nel corso di un decennio, che ha segnato una profonda trasformazione dal punto di vista economico e sociale. Avere rivitalizzato una zona oggettivamente brutta, senza appeal di sorta, sapendo mantenere l’offerta del cibo e dei drinks sempre allettante non è impresa scontata e il merito va ai titolari e al personale, che hanno voluto tenacemente perseguire un livello alto di qualità, imponendosi sulle mode passeggere tipiche di un ‘fighettismo’ provinciale, di cui la terraferma veneziana, Mestre capofila, spesso soffre, o peggio, al contrario di un revanscismo cripto proletario di cui una certa Marghera si è beata nel corso degli anni. Tenere una ‘buona condotta’ nella gestione del Dining, coniugando a una cucina, cresciuta sempre più di valore negli anni, una cantina intelligente, in cui campeggiano ottimi champagne, di quelli non banali, ha portato il locale a divenire un riferimento costante delle serate in terraferma.
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Cibi nobili. Oltre 65 ricette della più autentica tradizione veneziana
di Fabio Marzari   
martedì 10 dicembre 2013

venezia-nel-piatto.jpgNel periodo dell’anno più votato alle libagioni esce un libro di ricette che si rifanno alla tradizione veneziana. Non il solito elenco di piatti tipici con foto tristanzuole, dove anche gli occhi del pesce di turno guardano l’obiettivo del fotografo con rassegnazione, ma un volume ricco, colorato, ben fotografato, dove oltre l’estro e la creatività di Enrica Rocca, una grande interprete della cucina, non solo veneziana, protagonista è il vetro di Murano, nelle splendide creazioni dei maestri vetrai che esaltano ogni piatto, racchiudendone i sapori.

L’unione alchemica tra il soffio geniale dei maestri e la creatività di Enrica ha prodotto delle immagini di grande fascino, e, avendo la fortuna di conoscere bene la cucina di casa Rocca, posso garantire per la bontà, non solo estetica, delle ricette proposte. In un mondo dominato dalle bizzarrie degli chef, Rocca è un’anarchica della cucina, la sua prima e unica regola è quella di «uscire di casa senza avere una lista di ingredienti in testa, ma piuttosto con gli occhi bene aperti e i sensi all’erta».

 Ricette semplici, prodotti di qualità, tanta passione e nessuna voglia di cadere nella trappola della complicazione esibita con orgoglio. Parola di Contessa!

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Il rito del tè Oriental bar, un caldo conforto per pomeriggi invernali
di Fabio Marzari   
martedì 10 dicembre 2013
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Negli uggiosi pomeriggi della stagione invernale niente è più gradito allo spirito di un caldo e profumato abbraccio in un’atmosfera vagamente orientaleggiante, coccolati da gentilissimi camerieri in un ambiente confortevole e raffinato. Il rito del tè è una vera e propria cerimonia che non si può banalizzare con una bustina immersa nell’acqua calda e oltretutto bevuto in piedi. Una qualche ‘sacralità’ merita il giusto tempo e il benessere conseguente riporta a felici armonie. All’Oriental bar dell’Hotel Metropole, prospiciente la Laguna, in Riva degli Schiavoni, è possibile potersi concedere questo piccolo, ma assai importante lusso. 

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[MADONNA DELLA SALUTE] Il richiamo della tradizione
di Marzio Fabi   
mercoledì 06 novembre 2013

luca_carlevaris.jpgIl 21 novembre di ogni anno Venezia celebra una festa importante: la Madonna della Salute. Si tratta di uno dei momenti più partecipati del tessuto sociale veneziano, una giornata molto sentita e vissuta nel rispetto delle tradizioni, senza cadere in eccessi di fanatismo religioso da un lato o di spettacolarizzazione della festa in senso laico dall’altro. È un pellegrinaggio emotivamente sentito dalla popolazione, ad una delle più belle basiliche di Venezia, per venerare un’antica icona bizantina, che raffigura una Madonna nera con in braccio Cristo fanciullo.

 

Secondo la tradizione sarebbe stato San Luca a dipingere l’icona. Gli abitanti di Candia la chiamavano Mesopanditissa, che significa “Mediatrice di pace”; infatti, proprio davanti a lei, nel 1264, avevano posto fine ad una guerra con i veneziani. Come ricorda Ennio Concina nel suo libro Le arti di Bisanzio. Secoli VI–XV, «quando i lavori architettonici della chiesa della Salute saranno prossimi al compimento, ancora un’importante icona di età paleologa inciderà in modo determinante a suscitare la pietà collettiva nei confronti di un sacro dipinto ‘alla maniera greca’: l’immagine della Hodegetria detta la Mesopanditissa, che era stata oggetto di devozione nella cattedrale di Candia fin dal 1387, nel 1670 verrà collocata sull’altar maggiore e indurrà modifiche nel programma di allegorie politico-religiose dell’apparato decorativo della fabbrica longheniana […]».

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[MADONNA DELLA SALUTE] Viaggio nella devozione veneziana/1
di Redazioneweb2   
mercoledì 06 novembre 2013

Venezia è un porto di santi, una città ricca di importantissime reliquie, che nel passato favorirono un ricco commercio ed alimentarono il nascere di numerose e suggestive leggende. Girando tra gli edifici sacri della città e delle isole della Laguna si scoprono ‘ospiti eccellenti’, cui la devozione popolare un tempo tributava grandi attenzioni. A noi contemporanei rimane lo stupore per l’infinita scoperta dei mille risvolti di Venezia, capace di celare segreti anche a chi ci vive da sempre.

santalipio.jpgBASILICA DI SAN MARCO
Correva circa l’anno 828 e un gruppo di mercanti veneziani giunsero al santuario di Alessandria con l’intento di portare a Venezia con qualsiasi mezzo il corpo dell’evangelista. Vinta la resistenza dei custodi del santuario, fu sostituito il corpo di Marco con quello della martire Santa Claudia. Le reliquie vennero caricate su una nave e per sfuggire ai controlli doganali vennero nascoste dentro ceste di vimini, protette da foglie di cavolo e da carni suine, per suscitare l’orrore dei mussulmani verso la carne di maiale ed evitare i controlli. Il viaggio verso Venezia è avventuroso, l’apparizione del santo ai naviganti colti dal sonno riesce ad evitare anche un naufragio. Il 31 gennaio 828 il corpo di San Marco viene sbarcato nel porto di Olivolo, accolto dal vescovo locale e dal Doge Giustiniano Particiaco.

 

Le reliquie vengono collocate in un primo tempo presso un angolo del Palazzo Ducale, in attesa della realizzazione della basilica. Nel 1094, mentre prosegue la costruzione della terza basilica, iniziata nel 1063, il corpo del santo non si trova più. Tra i pianti e le preghiere della città, dopo giorni di digiuno, il 25 giugno il santo rivela dove stanno le sue reliquie al doge Vitale Falier, al vescovo Domenico Contarini, ai nobili e al popolo riuniti nella basilica, sporgendo un braccio da un pilastro, precisato dall’antica tradizione sul lato destro della basilica. La chiesa si riempie di soavissimo profumo.


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[MADONNA DELLA SALUTE] Venezia ai tempi della peste. Cronistoria popolare
di Fabio Marzari   
mercoledì 06 novembre 2013

pestenera.jpgLa peste del 1630 inflisse gravissime decimazioni alla popolazione veneziana, serviva, extrema ratio, rifarsi al sovrannaturale per cercare di sconfiggere in maniera definitiva il morbo, perciò il doge Nicolò Contarini decretò che l’unica e ultima speranza per Venezia fosse quella di riconciliare la città con la divinità, quindi fece solenne promessa di erigere una chiesa «magnifica e con pompa» alla Madonna della Salute e di organizzare negli anni (secoli) a venire una sontuosa processione ogni 21 novembre, giorno della presentazione di Maria al Tempio. Dopo queste dichiarazioni, la peste si affievolì in modo miracoloso, e pur con una recrudescenza nel 1631, nell’autunno di quell’anno fu sconfitta definitivamente. Nel frattempo Contarini era morto e il nuovo doge, Francesco Erizzo, volle mantenere il voto, bandendo un concorso per la costruzione della basilica.

 

Venne approntato un ponte di barche e un tempio provvisorio in legno, riccamente addobbato e ornato, dove il governo della Serenissima e tutta la cittadinanza sopravvissuta al flagello si recarono riconoscenti in processione. Ma cos’era questa malattia terribile? La Morte nera si presentava in due forme: una era la forma bubbonica, che si manifestava con dei gonfiori, i bubboni, di colore nerastro; l’altra era la malattia polmonare, con sintomi della polmonite acuta, trasmessa con contagio da persona a persona. La diversità tra le due forme non era ben chiara ai veneziani, quindi se la quarantena poteva impedire la diretta diffusione della forma polmonare, a nulla giovava contro la forma bubbonica. L’infezione polmonare era sempre la conseguenza di un caso di peste bubbonica.

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Aspettando Venicemarathon. Tre percorsi per allenarsi in vista del 27 ottobre
di Redazioneweb2   
mercoledì 23 ottobre 2013

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PERCORSO VENEZIA/1
Distanza: 14,9 km
Link web: http://www.gmap-pedometer.com/?r=5534207
File gpx: venezia1_15_km.gpx
Fondo: fondo irregolare, masegni veneziani, cemento
Vantaggi: il fascino di correre per Venezia
Svantaggi: presenza di molti ponti; alcuni passaggi attraversano calli strette; discreto traffico di persone; impossibilità di tenere un passo costante; difficile aumentare il chilometraggio senza effettuare “anelli”

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Prova a prendermi! Molto più di una maratona
di Daniele Pennacchi   
mercoledì 23 ottobre 2013

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Una gara, tante gare. La Venicemarathon si ripresenta al pubblico di podisti appassionati e semplici curiosi arricchita nella competizione ‘classica’ dal corollario di iniziative tutte dedicate agli addetti ai lavori e ad un puro spirito di solidarietà, potendo contare su una voce che di anno in anno riesce a farsi più grossa, più potente. I canonici 42 chilometri e 195 metri rimangono inalterati, così come il percorso: l’appuntamento per la partenza è sempre a Stra, all’inizio della Riviera del Brenta, splendida area a ridosso del naviglio nella quale i ricchi e nobili veneziani costruirono le proprie case di vacanza nel XVIII secolo.
L’arrivo nel centro storico di Venezia, sulla banchina chiamata Riva Sette Martiri, in posizione panoramica di fronte alla Laguna.

 

Un tragitto ricchissimo di suggestioni storiche e naturali che si dipana lungo un percorso sostanzialmente piatto e veloce impreziosito dalla passerella in Piazza S. Marco (acqua alta permettendo...), con i 4 chilometri del Ponte della Libertà a tracciare spesso il solco tra l’approccio amatoriale e quello professionistico o comunque più spiccatamente competitivo, attento al cronometro, desideroso di scoprire i propri limiti messi a dura prova dai 14 piccoli ponti disseminati lungo gli ultimi 3 chilometri di gara.

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Maratoneti per un giorno. Cronaca di una passione
di Marta Fontana   
mercoledì 23 ottobre 2013

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«Un incrocio di destini in una strana storia / di cui nei giorni nostri si è persa la memoria / una storia d’altri tempi, di prima del motore / quando si correva per rabbia o per amore…». De Gregori canta di una combattiva storia di agonismo ed amicizia dei primi del ‘900, ma la storia della Maratona, se pur riportata in auge più o meno negli stessi anni, ha radici molto più antiche che si fondono con la leggenda. È Erodoto a tramandataci la mitica avventura del giovane Filippide, che nel 490 AC corse 42,195 km, dalla città di Maratona all’Acropoli di Atene per annunciare la vittoria sui persiani.

 

Filippide era un emerodromo, ovvero l’emissario di generali e politici che trasmetteva i messaggi correndo da un punto all’altro della Grecia. Gli emerodromi dovevano essere molto allenati, perché in grado di percorrere 100 km in poco meno di otto ore su terreni aspri e selvaggi.

 

In quell’occasione, Filippide non percorse solo il tratto da Maratona ad Atene per annunciare la vittoria come forse tutti ricordano; pochi giorni prima aveva infatti corso da Atene a Sparta e ritorno - 500 km - in poco meno di 48 ore, per cercare aiuto presso gli Spartani, prima che la battaglia iniziasse. La leggenda dice che Filippide, al termine dell’ultima corsa morì per il grande sforzo fisico. Un evento remoto che rimase però indelebile nei secoli, tanto che nel 1896, data della prima Olimpiade moderna, si decise di inserire una prova di corsa di circa 40 km che, proprio in onore di Filippide e della famosa battaglia, fu chiamata Maratona.

 

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