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VENICENESS
Armonie e assonanze. JW Marriott Venice Resort & Spa vi aspetta all'Isola delle Rose
di Fabio Marzari   
mercoledì 15 luglio 2015

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In un periodo così complicato, pieno di incertezze politiche, economiche e sociali, un po' imbarazza occupare spazi di lettura con amenità legate al periodo estivo, anche se la dura legge dei confini, pure mentali, impone di raccontare vicende legate al bello, storie positive di luoghi magnifici in cui si vorrebbe poter trascorrere del tempo, certamente felice. Venezia è una città tentatrice, stretta tra una normalità difficile ed una ordinaria straordinarietà, pertanto è più facile parlare di bellezza che di tragedie.

 

Non fa eccezione a questa condizione il nuovo JW Marriott Venice, situato nella ri-nata Isola di Sacca Sessola, ora battezzata col nome più poetico di Isola delle Rose, un resort lagunare in cui lusso ed eleganza sono elargiti copiosamente, con uno stile di accoglienza che lo pone ai livelli più alti dell'ospitalità alberghiera.

 

 

 

 

 

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Scorre la storia. Emozioni a pelo d'acqua
di Redazioneweb2   
venerdì 05 giugno 2015

regata.jpgVenezia, Genova, Amalfi e Pisa rinnovano la sfida di una competizione senza tempo, festa popolare per eccellenza. La gara è preceduta dal solenne corteo storico, celebre per i preziosi costumi, che contribuisce in maniera determinante ad amplificare il clima ed il significato della Regata.

 

La gara sportiva vede sfidarsi gli equipaggi remieri delle 4 città, a bordo di imbarcazioni realizzate in vetroresina che si distinguono nei colori e nelle splendide polene: dal cavallo alato di Amalfi, al drago di Genova che ricorda il protettore della città, San Giorgio; dall'aquila di Pisa, che simboleggia l'antico legame tra la Repubblica e il Sacro Romano Impero, al leone alato di Venezia, che si riconduce al patrono della città lagunare, San Marco Evangelista.

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Tavoli, tavolini e letti illustri. La Guida ai Locali Storici racconta Venezia
di Fabio Marzari   
martedì 19 maggio 2015

menup.87fotoarticolo2.jpgÈ uscita l'edizione numero 39 della Guida 2015 ai Locali Storici d'Italia, in essa sono raccontati i luoghi resi ancor più celebri attraverso le frequentazioni assidue di personaggi che hanno fatto la storia patria. Duecentoquaranta locali storici con un itinerario tematico inedito: Tavoli, tavolini e letti illustri. Tre sono le novità veneziane della guida 2015: l'Hotel Ala nato nel palazzo del senatore Isacco Maurogonato Pesaro, amico e collaboratore di Manin nel governo della Repubblica veneziana. Nel 1907, tra queste mura, la nobile e fatale Maria Nikolajewna O’Rourke Tarnowska istigò il suo giovane amante a uccidere l’anziano promesso marito, facendo esplodere “l’affare dei russi” che scandalizzò e appassionò tutta Europa.

 

La camera in cui alloggiava il conte quando venne ferito a morte è la 243 e si trova nella zona dell’antico Palazzo che oggi fa parte dell’albergo. Il secondo è il Ristorante Al Graspo de Ua, ad un passo dal Ponte di Rialto. Hugo Pratt, creatore di Corto Maltese, occupava il secondo tavolino a destra dell’antica saletta che oggi porta il suo nome.

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Io sono leggenda. Le meraviglie di Torcello e la Locanda Cipriani
di Fabio Marzari   
mercoledì 01 aprile 2015

locandacipriani_1.jpgPremetto che mi debbo auto-controllare per non essere indotto ad un “Festival delle iperboli”, ma dovendo raccontare uno dei luoghi a me favoriti da sempre, fatico a moderare l'entusiasmo nelle parole. Aprile è uno di quei mesi in cui il clima è mite senza essere fastidiosamente caldo, il sole illumina i paesaggi senza accenderli di una luce violenta ed i colori, nonostante l'esplosione di innumerevoli sfumature, riportano una sensazione di armonia cromatica. Buone premesse dunque per una escursione in Laguna Nord, con destinazione Torcello. L'isola di giorno, durante la bella stagione, è molto frequentata da turisti mordi e fuggi, che spesso paiono la reincarnazione di quei barbari che costrinsero gli abitanti della terraferma a fuggire dalle devastazioni, colonizzando le isole paludose della Laguna.

 

Reperti di scavo e studi recenti riportano che la popolazione intorno all'anno mille era compresa tra i 1800 e 3500 abitanti, un numero davvero rilevante per quel tempo. All'epoca Torcello poteva competere con città come Parigi o Padova.

 

Poi nel XX secolo i registri comunali riportano 280 residenti nel 1949, 110 nel 1965, 16 nel 2011 e solo 10 ad aprile dello scorso anno. Un'isola che in vari momenti della giornata sa regalare dei silenzi incantati, che meglio aiutano a godere della bellezza del paesaggio e dei monumenti che testimoniano il gloriosissimo passato. Tra le meraviglie dell'isola va certamente annoverata la Locanda Cipriani, una vecchissima osteria di laguna che vendeva vino e olio, rilevata nel 1934 da Giuseppe Cipriani e trasformata in un luogo di assoluto charme, nonostante la semplicità mantenuta dalla struttura.

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Cuor di fugassa. Sublimi dolcezze pasquali
di F.M.   
mercoledì 01 aprile 2015

fugasse.jpg«Ze Pasqua, ze Pasqua, che caro che gò, se magna ea fugassa, se beve i cocò...». L'altra notte mi è tornato in mente all'improvviso questo proverbio che mia mamma era solita ripetere nel periodo pasquale. Ricordavo di aver sentito solo questa strofa, facendo una piccola ricerca ho scoperto che nella rima successiva si parlava di agnello, e se fosse dipeso dalla mia famiglia i piccoli quadrupedi belanti sarebbero morti tutti per anzianità e non in pentola! In terra veneta non c’è Pasqua senza la tradizionale “focaccia”.

 

Si tratta di un pane pasquale arricchito con vari ingredienti: farina, zucchero, burro, lievito e uova. L’origine del dolce è comunque avvolta nella leggenda, ma sembra che l’idea di questo “pane dolce” sia venuta ad un antico fornaio: lavorò la sua pasta di pane con burro, uova e miele sino ad ottenere un dolce soffice e leggero, da donare agli amici in occasione della Pasqua. La tradizione vuole anche che la fugassa, un tempo, venisse preparata in occasioni di fidanzamenti e donata alla famiglia della ragazza con dentro nascosto l’anello di fidanzamento. È un dolce complesso che richiede una lunga lievitazione, con pause adeguate per ottenere una pasta molto soffice e leggera.

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Volti ignoti. Al Florian le prospettive cambiano
di Fabio Marzari   
mercoledì 04 febbraio 2015

foto_2.jpgA Venezia si possono trovare persone con la maschera pure sotto la canicola agostana... mentre a Disneyland si comprano di solito le orecchie di Topolino, in Laguna è quasi impossibile per il turista medio non comprare una mascherina, sovente di provenienza cinese! Il Carnevale rappresenta dunque uno dei momenti di massima visibilità e di grande appeal per i turisti, che calano a frotte in Laguna pensando e sperando di vivere un'esperienza magica. Poiché demolire il Carnevale di Venezia sarebbe facile come per un cecchino sparare sui barattoli alle fiere, evitiamo i colpi e pensiamo a come regalarsi un’esperienza carnascialesca memorabile.

 

Alilaguna per Tessera e volo per Rio? Sarebbe troppo facile, meglio concentrarsi in città e ricordarsi che in Brasile hanno il caffè, ma noi abbiamo dal 1720 senza interruzioni il Florian, che ha inventato l'idea stessa del bar.

 

Dalla Piazza, cuore pulsante del Carnevale - se ne facciano una ragione coloro i quali vorrebbero convincere le folle festanti a migrare verso l'Arsenale, la festa è in piazza e non si può, né si potrà mai prescindere da essa, almeno per un transito mascherato - una emozione particolare la si può trovare nello storico Caffè, dove molti gruppi di convinti sostenitori della festa in maschera, con costumi importanti e sartoriali, molto belli da vedere e difficili da portare, sostano a lungo, amorevolmente confortati dalle deliziose bevande offerte in menù con l'aggiunta di squisiti dolci tipici della tradizione veneziana del periodo, le fritoe e i galani, preparati in maniera filologicamente perfetta e irresistibili al palato.

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Pochi ingredienti, ma una sapienza che viene da lontano: il mandorlato.
di Giacomo Pascotto   
lunedì 01 dicembre 2014

mandorlato.jpg

 

Pochi ingredienti ma di grandissima qualità, ricette gelosamente custodite e maestranze esperte sono alla base della golosa e numerosa famiglia dei torroni. Dolci delle feste, soprattutto quelle natalizie, vengono preparati con miele, mandorle e bianco d’uovo montato. Si tratta di un dolce assolutamente mediterraneo, di cui possediamo testimonianze già in epoca romana - gli autori latini lo chiamano cupedia, piatto goloso, leccornia -, anche se dobbiamo agli Arabi il suo affinamento. In Sicilia si prepara ancora un dolce di miele e sesamo, la cubbaita, che ricalca l’arabo qubbat, che significa ‘mandorla’.
L’aneddoto più ricordato a proposito della nascita del torrone è quello del banchetto di nozze celebrato a Cremona nel 1441 tra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti, occasione in cui ne venne realizzato uno di grandi dimensioni e a riproduzione della torre cittadina, il Torrione.

 

Anche se i cremonesi sostengono con forza questa etimologia, altri sono più convinti di un prestito dal verbo latino torrere, tostare, mediato dal sostantivo spagnolo turròn. Una fase cruciale nella preparazione del torrone è infatti la tostatura della frutta secca impiegata, operazione che consente di ridurne l’umidità e affinarne il sapore. Oltre i già citati torroni di Cremona e di Sicilia, questi ultimi in numerosissime varietà, in Italia ci sono quelli senesi, abruzzesi, calabresi e veneti. Il mandorlato è il torrone veneto per antonomasia, realizzato con miele, zucchero, mandorle e albume d’uovo, colato a mucchietti su ostie e non steso e compresso in stecche. È di colore avorio o bianco candido, è duro e friabile, l’aroma di miele è intenso e si completa nella dolcezza e piacevole sentore di resina delle mandorle.

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Come d’autunno sugli alberi... lo spritz. Aperitivi letterari a Ca' Sagredo
di Fabio Marzari   
martedì 18 novembre 2014
casagredo.jpgLa stagione fredda a Venezia è solitamente meno prodiga di turisti e più a misura di viaggiatori e gli alberghi possono essere vissuti al meglio, assaporando anche il piacere dell’ospitalità negli spazi comuni, non solo nelle camere. La città offre un interessante panorama alberghiero e malgrado sia divenuto difficile stare al passo con le nuove aperture, nei templi della migliore ospitalità, famosi in tutto il mondo, vi sono numerose iniziative volte a favorire la socialità aperta anche ai non ospiti.
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Madonna della Salute 2014 | Salute e così sia. Festa molto amata, che mantiene il sapore di un tempo
di Alessandra Morgagni   
giovedì 06 novembre 2014

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Quando sono arrivata a Venezia, da studente fuori sede, la Festa della Salute è stata il primo esempio di venezianità a cui ho assistito. Allora l’università iniziava i primi di novembre e avere poco dopo un giorno di vacanza fu una piacevole sorpresa. Una festa a fine Novembre mi pareva quasi una contraddizione; una festa, oltretutto, per essere scampati alla peste, non una qualsiasi, ma proprio la stessa che Manzoni raccontò nei Promessi Sposi. Con il trascorrere degli anni ho imparato ad apprezzare moltissimo questa ricorrenza, che è l’unica rimasta veramente dei Veneziani proprio perché cade quando la città si svuota degli amati/odiati turisti, cala la nebbia, ma non è ancora tempo di Natale.

 

E quel giorno è come se in città tutto si fermasse, sospeso a mezz’aria, e Venezia si ritrovasse chiusa in un umido abbraccio fatto di caìgo, vaporetti pieni di fedeli con cartelli che consigliano di “non sporgersi sotto al ponte votivo”, ceri in vendita nei banchetti davanti alla Basilica della Salute, qualche volta acqua alta, spesso mani appiccicose di bambini con le frittelle e palloncini nelle calli verso le Zattere. Molte sono le tradizioni legate alla Festa; ricordo che al mercato di Rialto c’era un macellaio che aveva sempre i polli che penzolavano in vetrina.

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Madonna della Salute 2014 | Altre Madonne (coeve). Storia di una Festa popolare
di Fabio Marzari   
giovedì 06 novembre 2014

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La storia di Venezia passa anche attraverso il racconto della devozione del popolo e mai, come in occasione di guerre e pestilenze, si ritrovano testimonianze di fede profonda, al limite della superstizione. Più o meno negli stessi anni in cui Baldassarre Longhena erigeva la Basilica della Salute, un capolavoro architettonico a pianta ottagonale, in un’altra parte della città, più appartata e meno scenografica, sorgeva la Chiesa di Santa Maria del Pianto. Le travagliate vicende dell’interminabile guerra di Candia fecero crescere la convinzione religiosa che quanto stava accadendo fosse un derivato della collera divina, scatenatasi in seguito alla corruzione dei costumi pubblici e privati. Con questo generale senso di colpa si prese spunto da un sogno fatto da una suora, Maria Benedetta De Rossi, dell’ordine delle Serve di Maria, per convincere il Doge Francesco Da Molin, Capitano da Mar della flotta veneziana, a iniziare la costruzione della chiesa nel 1647.

 

L’intraprendente monaca, badessa del Monastero delle Grazie di Burano, già durante la peste del 1629 aveva avanzato una simile proposta al Senato, che non aveva avuto esito. Di fronte agli avvenimenti bellici la suora rinnovò la richiesta, inviando una lettera autografa al Doge. Scrisse di aver avuto una visione celeste nella quale le erano state rivelate le cause del male che colpiva la città. Esse consistevano, oltre che nella condotta peccaminosa dei veneziani, nell’omissione dei suffragi per le anime del purgatorio. Per porre rimedio a queste mancanze, Suor Maria Benedetta riteneva doveroso costruire una chiesa con un piccolo monastero allo scopo di pregare quotidianamente in perpetuo per le anime purganti.

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Madonna della Salute 2014 | Culto Mariano a Venezia
di Redazioneweb2   
giovedì 06 novembre 2014

01icon.jpgCome racconta benissimo Renato D’Antiga nella sua Guida alla Venezia bizantina. Santi, reliquie ed icone, edito da CasadeiLibri, un aspetto rilevante che lega la pietà popolare a quella orientale è rappresentato dal culto e dalla venerazione dell’icona, soprattutto mariana, come dimostra la cultualità riservata alla Madonna della Salute e alla Nicopeia.

 

«In Venezia ci sono 92 icone conservate nelle chiese di più antica fondazione. Le due icone più venerate a Venezia sono quelle della Nicopeia e quella della Madonna della Salute. La data del 21 novembre non è casuale per la festa della Madonna della Salute, in quanto coincide con il giorno in cui l'icona venne collocata nel 1670 nell'altare maggiore creato da Le Court nella Basilica. L'icona prima di giungere a Venezia, era esposta al culto nella cattedrale di San Tito di Candia sin dal 1387, ed era considerata la protettrice della città. Quando i veneziani nel 1669 dovettero abbandonare l'isola ormai in mano turca, l'icona fu oggetto del trattato di pace e consegnata ai vinti. Sulla triste via del ritorno in patria, il Morosini la fece issare sull'albero maestro in segno di devozione. L'icona venne depositata con altri oggetti nella sacrestia dei chierici della basilica marciana e vi rimase fino all’anno seguente, quando il Senato, il 26 Febbraio, decise che fosse collocata nella nuova chiesa votiva contro la peste del 1630 e fu rimossa la tela del Padovanino che ricordava l'episodio del voto alla Vergine.

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Venice Marathon 2014 | Il maratoneta è un samurai
di Nicolò Groja   
martedì 14 ottobre 2014

istock_000012873107medium.jpgFatica, sudore, passione. La maratona è come le arti marziali, o come la voga: il tuo vero avversario non è chi gareggia contro di te; il tuo vero avversario sei tu. Tu con le tue forze, le tue distrazioni, i tuoi limiti - fisici e mentali. Perché in quei 40 e rotti chilometri l’esperienza di chi calca leggero i suoi piedi sulla strada è totale. Il maratoneta si nutre di fatica, risponde alla forza con l’eleganza, alla velocità con la resistenza. Resistere diventa un atto di sovversione pacifica, un’espressione di libertà. Dice lo scrittore triestino Mauro Covacich che «la maratona è una sorta di credo permanente: basta aver corso una volta soltanto per sentirsi maratoneti a vita. Il maratoneta è un samurai con le scarpette al posto della spada: è estremamente severo verso se stesso, non si perdona mai».

 

Un credo sportivo che affonda le sue radici nell’antica Grecia - s’ispira infatti alla famosa impresa di Fidippide, che dalla città di Maratona corse ad Atene per annunciare la vittoria degli ateniesi sui persiani - e che da 29 anni invade le strade della provincia di Venezia, da Villa Pisani a Stra fino a riva Sette Martiri, nel cuore della laguna: la Venice Marathon è una corsa che richiama corridori da tutto il mondo, grazie al fascino del suo paesaggio e all’atmosfera di amore per lo sport che vi si respira. Seconda solo a poche altre corse storiche, come la maratona di New York, quella di Venezia ha un significato che va ben oltre le 8000 partecipazioni annuali (il numero massimo di richieste accettabili) e s’insidia nei cuori di chi la corre, di chi la vorrebbe correre, di chi semplicemente ama guardarla, vicino o lontano che sia; perché il cuore ricalcola i suoi battiti nello sforzo della corsa come nel trasporto emotivo della partecipazione a latere: corridore e spettatore, due entità che condividono le cadenze di sistole e diastole, che accordano all’unisono il respiro.

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Venice Marathon 2014 | Gli eventi collaterali
di Redazioneweb2   
martedì 14 ottobre 2014

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EXPOSPORT
Il quartier generale della Venicemarathon, immerso nel verde di Parco San Giuliano, è una tappa obbligata per gli atleti che vi si recano per ritirare il pettorale e il pacco gara. Ma la cittadella sportiva ospita anche il Venicemarathon Village, expo delle più rinomate aziende del settore, l’Area Eventi che accoglie presentazioni, dibattiti e workshop, il Coni Open Sport, e i tradizionali Pasta Party, momenti prediletti dai runner che devono fare il pieno di energia./ Racers will be needed to come collect their gear at Exposport, the sports town where the most famous brands will each have their stand. Events, debates, workshops, and traditional Pasta Party for runners to fill up on energy.
24 ottOct h. 10-20 / 25ottOct h. 9-20 – Parco San Giuliano (Porta Rossa)

 

coni-open-sport.jpgCONI OPEN SPORT
Il Coni Open Sport è nato come iniziativa del Comitato Provinciale di Venezia con l’obiettivo principale di far crescere il numero dei praticanti, avvicinando giovani e non allo sport. All’interno dello spazio sarà possibile cimentarsi nella pratica delle diverse discipline grazie alle ‘isole sportive’: tante aree interattive gestite dalle Federazioni per far divertire adulti e bambini con lo Sport!/ Put yourself to the test in different sports thanks to interactive areas for children and grown-ups!
24 ottOct h. 10-20 / 25ottOct h. 9-20 – Parco San Giuliano

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Venice Art For All 2014 | Liberi di girovagar(t)e
di Redazioneweb2   
martedì 14 ottobre 2014

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Il sestiere di Dorsoduro che ospita importanti istituzioni d’arte come la Collezione Peggy Guggenheim, la Fondazione Vedova, Punta della Dogana, le Gallerie dell’Accademia e l’Accademia di Belle Arti, è attraversato dal percorso di VeniceMarathon. In occasione della gara vengono collocate sui ponti interessati rampe provvisorie che restano a disposizione di tutti per oltre tre mesi, migliorando l’accessibilità urbana. Nell’area orientale di Dorsoduro le rampe poste sui ponti dei Catecumeni, della Calcina e degli Incurabili, anche quest’anno restano in loco fino al 15 giugno garantendo la piena accessibilità alle suddette istituzioni culturali, migliorando la praticabilità per tutti e permettendo a due ragazzi con difficoltà motorie che abitano nella zona di frequentare in piena autonomia la scuola. Inoltre grazie alla collaborazione dell’Istituto Europeo del Design di Firenze e Venezia, queste sono oggetto dell’iniziativa Un vestito per le rampe, un progetto urbano di arredamento creativo che si pone l’obiettivo di trovare delle soluzioni per migliorarne l’estetica.

 

Dopo aver preso da Piazzale Roma o dalla Ferrovia il vaporetto della Linea 1 (accessibile alle carrozzine), scendete alla fermata Accademia. Di fronte troviamo il complesso della Carità, che ospita le Gallerie dell’Accademia, uno dei più importanti musei del panorama italiano. Proseguendo lungo il percorso indicato nella mappa si incontra il Ponte della Calcina, ai piedi del quale si trova l’omonima pensione dove soggiornò John Ruskin. Dal Ponte della Calcina girando prima a sinistra, lungo la fondamenta de Ca’ Bragadin e poi a destra, in Calle de la Chiesa si raggiunge Palazzo Venier dei Leoni, sede dal 1980 della Collezione Peggy Guggenheim, una delle più importanti raccolte d’arte italiana, europea e americana del Novecento.

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L’Alt(r)a maratona. Letture in città con i protagonisti di Ad Alta Voce
di Redazione   
giovedì 02 ottobre 2014

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Mentre podisti da tutta Italia convergono in laguna per un appuntamento sportivo divenuto irrinunciabile, una maratona letteraria si conferma altrettanto imperdibile mettendo insieme un programma pieno zeppo di grandi nomi della lettura e letteratura italiana. Venerdì 3 e sabato 4 ottobre preparatevi quindi a desiderare ardentemente il dono dell’ubiquità, perché poeti, attori, scrittori, leggono le proprie pagine preferite in luoghi insoliti e quotidiani di Venezia e Mestre. Al Liceo Guggenheim arrivano Diego e Marta Dalla Via; Alessandro Bergonzoni accoglie i passeggeri della Linea 1 ACTV da Piazzale Roma a Ca’ Rezzonico sempre sabato 4 alle 11; a Ca’ Rezzonico un’ora dopo ecco Stefano Benni assieme a Giancarlo Ratti e Valerio Varesi, con l’accompagnamento musicale di Alberto Ziliotto.

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REDENTORE 2014 | Full Color. Tutte le tinte della festa!
di Alessandra Morgagni   
lunedì 07 luglio 2014

processione_heinz.jpgTutti ricordiamo la Festa del Redentore, la terza domenica di luglio, per il Bacino di San Marco che pullula di barche di ogni forma e misura, i fuochi artificiali e la processione della domenica lungo il ponte votivo, costruito davanti alla Basilica del Redentore alla Giudecca. Vale la pena ricordare però che la celebrazione del Redentore rimanda a origini piuttosto antiche e al voto di erigere un tempio dedicato a Cristo Redentore al termine di una pestilenza terribile, che colpì la città nel 1576 causando quasi cinquantamila morti, quella stessa pestilenza nel corso della quale morì anche il pittore Tiziano Vecellio.

 

Il desiderio di celebrare la Festa del Redentore è sempre stato molto sentito e nel corso dei secoli molti artisti si sono cimentati nella rappresentazione dei momenti più importanti di questa ricorrenza. Questa può essere dunque l’occasione per andare in giro tra i musei veneziani alla ricerca di testimonianze pittoriche della Festa, di cui alcuni artisti del passato hanno fermato nei loro quadri colori e atmosfera.

 

Al Museo Correr, in Piazza San Marco, è conservata una di queste antiche rappresentazioni pittoriche, La processione del Redentore, dipinta da Joseph Heintz il Giovane a metà del ‘600. Con uno straordinario gusto cronachistico e grande attenzione ai particolari, Heintz decise di immortalare l’aspetto religioso della Festa e quindi la processione che ancora oggi si svolge la domenica.

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REDENTORE 2014 | Di quella pira. La luminosissima notte di mezza estate
di Fabio Marzari   
lunedì 07 luglio 2014

redentore1.jpgUna festa salvata last second, un attimo prima che l’attività dell’Amministrazione Comunale venisse commissariata, tra le pieghe di una città scossa dall’ondata di pubblico denaro, finito, almeno secondo l’accusa, nelle tasche di molti notabili per nulla serenissimi. I veri botti quest’anno li ha fatti in anticipo la Procura, ma il Redentore è pur sempre la data clou dell’estate veneziana e forse per una sera bigoi in salsa, anara in tecia, sardee in saor e l’immancabile anguria potranno rubare la scena al clamore giudiziario e il popolo di veneziani e turisti volgeranno lo sguardo al cielo per godersi la meraviglia dello spettacolo pirotecnico che ancora una volta illumina la notte veneziana.

 

La città, sopravvissuta a pestilenze, guerre, invasioni, carestie, potrà certamente tollerare la temporanea assenza di un sindaco, senza troppi traumi...

 

Il Redentore è una festa religiosa, anche se l’impronta laicista di Venezia crea sempre un curioso mix tra fede e voglia di divertimento. Il ponte votivo di barche che attraversa il Canale della Giudecca conducendo alla Basilica reca il passaggio anche verso numerose tavole imbandite, che vengono ancorate al suolo con cospicuo anticipo, per assicurare ai rumorosi commensali la migliore visione dei foghi.

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REDENTORE 2014 | Il programma
di Redazioneweb2   
lunedì 07 luglio 2014

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Sabato 19 luglio

Pomeriggio

APERTURA DEL PONTE VOTIVO

Costruito temporaneamente solo per la Festa, quest’opera ingegneristica lunga 330 metri, in legno e acciaio, è composta da 16 moduli galleggianti ancorati da pali e sorretti da 34 barche. Collega Fondamenta delle Zattere alla Giudecca a ricordo di quello costruito, in soli quattro giorni, su ottanta galee e ricoperto da un ricco drappo, che collegava San Marco all’opposta riva della Giudecca nel solenne corteo del 1578.

 

 

 

h. 23.30
SPETTACOLO PIROTECNICO
Il bacino di San Marco, le cupole della Chiesa della Salute, il Palazzo Ducale, l’isola di San Giorgio, Punta della Dogana e tutti i luoghi adiacenti brillano all’unisono in un accecante sfavillio di artificiale policromia.

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Canestrelli fritti alla fermata del bus
di Fabio Marzari   
lunedì 26 maggio 2014
img_1334.jpgTra le numerosissime sfaccettature che Venezia sa offrire, specie nella stagione di mezzo, prima che l’afa renda meno appetibili le escursioni in Laguna, una delle destinazioni capaci di folgorare chi ci arrivi per la prima volta, o in grado di convincere chi già c’è stato a tornarci, è Pellestrina. L’isola, poco più che una lingua di terra tra l’Adriatico e la Laguna Sud, si spinge quasi fino a Chioggia. Un mondo a parte, un’isola a prosecuzione di un’altra isola, il Lido, dove il tempo scorre in maniera differente, e dove si respira ancora un’aria di autenticità non troppo compromessa dalle orde turistiche che solcano la apparentemente vicina Venezia.
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Crème caramel, tremolante voluttà
di Giacomo Pascotto   
martedì 08 aprile 2014
cremecaramel1.jpg«Latte, un litro. Zucchero, grammi 100. Rossi d’uovo, n.8 e due chiare. Odore di vainiglia, o di coriandoli, o di caffè, che sono quelli che più si addicono. Se preferite quest’ultimo, macinate diversi chicchi di caffè tostato; se aggradite l’odore de’ coriandoli, che è grato quanto quello di vainiglia, soppestatene un pizzico e, tanto l’uno che gli altri, metteteli a bollire nel latte che poi passerete. Se il latte non è di molta sostanza, fatelo bollire anche un’ora e un quarto. Non dimenticate mai il velo di zucchero fuso in fondo allo stampo». La cottura avviene a bagnomaria, con fuoco sopra.
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