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THE VENICE GLASS WEEK | Tutti gli eventi da non perdere
di Redazione   

vetro_veneziano_contemporaneo.jpgVETRO VENEZIANO CONTEMPORANEO

La Collezione della Fondazione di Venezia

Preziosi e affascinanti, delicatissimi ed eclettici. Sono i vetri d’arte che compongono la collezione della Fondazione di Venezia e che possono essere ammirati – per la prima volta nel capoluogo lagunare – grazie all’esposizione che la Fondazione propone nella propria sede in occasione della seconda edizione di The Venice Glass Week. Racconto suggestivo dello sviluppo dell’arte vetraria muranese del XX secolo, questa particolare e affascinante raccolta nasce dall’acquisizione, da parte della Fondazione, della collezione di vetri d’arte che la Cassa di Risparmio di Venezia aveva iniziato a costituire nel 1930, anno in cui l’istituto bancario finanziò il Padiglione Venezia della Biennale ai Giardini. I visitatori potranno ammirare 128 pezzi unici ed esclusivi, selezione d’eccellenza della moderna arte vetraria muranese, caratterizzata da una eccezionale omogeneità e composta da opere frutto della collaborazione fra i più grandi maestri veneziani e famosi designer del Novecento. Come nel caso del piatto a mezza filigrana che Carlo Scarpa disegnò nel 1934 nella prima collezione per Venini, e che venne acquistato quello stesso anno alla Biennale per 140 lire; o come il piatto a murrine del 1962, risultato della collaborazione fra Ludovico Diaz de Santillana e la Venini & C.. Con il progetto espositivo legato a The Venice Glass Week la Fondazione di Venezia si pone un importante obiettivo, ossia far conoscere al pubblico le peculiarità e il valore di una ricca e impareggiabile produzione artistica, quella dell’arte vetraria muranese del Ventesimo secolo, consentendo alla città e al territorio di ritrovare una delle proprie radici artistiche più significative e caratterizzanti. L’esposizione può essere visitata dal 7 al 16 settembre, tutti i giorni dalle ore 10 alle 18, con l’accompagnamento di un operatore.

7-16 settembre

Fondazione di Venezia, Rio Novo, Dorsoduro 3488/U

www.fondazionedivenezia.org

 

mario_bellini.jpg

 

 

MARIO BELLINI per Murano

Nato a Milano nel 1935, Mario Bellini ha segnato la storia dell’architettura e del design internazionale grazie alla sua intensa attività nel settore del disegno industriale, che lo ha portato a realizzare alcuni tra i più innovativi prodotti dell’industria automobilistica (Renault), di quella elettronica (fu capo consulente design per Olivetti), ma anche nel campo della comunicazione (La Rinascente). Autore, recentemente, della sede centrale di Deutsche Bank a Francoforte (2011) e della nuova ala del Louvre dedicata all’arte islamica (2012), Bellini ha accompagnato la sua attività professionale con la sperimentazione di tanti materiali e delle più varie tecniche, tra cui appunto il vetro che l’ha visto attivo sull’isola di Murano per le fornaci di Seguso e Venini.

9 settembre-2 dicembre

Museo del Vetro, Fondamenta Marco Giustinian 8 - Murano

museovetro.visitmuve.it

 

 

 

 

FABIO FORNASIER, MIRIAM DI FIORE e RAFFAELE ROSSI

Il Dopo

Qual è il limite della materia vetro? Fabio Fornasier, figlio d’arte – si forma nella fornace del padre Luigi a Murano, dove entra giovanissimo – non ha dubbi: «Lavorare il vetro è un continuo misurarsi con il limite e un continuo oltreppassare il limite». La sua ricerca di innovazione non riguarda solo la tecnica, la forma, i colori, la tradizione vetraria muranese, ma anche l'idea del vetro stesso, oltre la materia e oltre l'oggetto. Conoscere, sperimentare, creare e infine tornare a Murano, dove tutto è cominciato e dove tutto deve continuare a evolversi. luab.jpgNel 2017, Fabio Fornasier e gli amici Francesco Scarpa, Ivano Seno e Andrea Perotta, con diverse esperienze nell’ambito del vetro – manager, galleristi, maestri vetrai –, recuperano un vecchio opificio a Murano che ritrova le sue origini per dare vita a un nuovo centro di riferimento per il vetro: LUAB 4.0. «Non vogliamo che la qualità del vetro di Murano vada persa proprio dove è nata quasi mille anni fa e non vogliamo che la tradizione vetraria rimanga chiusa e limitata alla nostra isola in un mondo globale». La nuova fornace ha la forma di un laboratorio aperto alla sperimentazione e agli artisti di tutto il mondo, alla contaminazione di idee e di creatività, ma soprattutto alla condivisione della passione e dell’esperienza.

In occasione di The Venice Glass Week, LUAB 4.0 presenta Il Dopo, il manifesto di un luogo ritrovato dove l’arte antica si pone al servizio di visioni contemporanee. In mostra lavori di Fabio Fornasier, Miriam Di Fiore e Raffaele Rossi, opere create a quattro mani, emblema della filosofia del nuovo spazio creativo e di una ricerca e sperimentazione di processi che portano alla creazione di nuove forme audaci e uniche. Nasce così il progetto inedito Murano sotto vuoto di Fabio Fornasier, un emblematico messaggio della volontà di 'conservare' la splendida Arte vetraia muranese senza però renderla immobile ed ermetica, un gioco di significati opposti che diventano la materia vetro un istante prima della sua definizione: un prezioso calice di Murano (purtroppo oggi banalizzato) diventa così l’oggetto dell’opera d’arte.

LUAB 4.0, Calle A. Vivarini 6 - Murano

www.luab.it

 

 

LA VETRERIA M.V.M. CAPPELLINcappellin.jpg

e il giovane Carlo Scarpa 1925-1931

La mostra ci trasporta direttamente nel cuore degli anni Venti, a Murano, nella sede della vetreria M.V.M. Cappellin, che proprio in quegli anni acquisiva una spiccata impronta grazie, soprattutto, all’intervento di un giovane architetto veneziano: Carlo Scarpa. È il 1926 quando Scarpa entra a far parte dell’azienda fondata da Giacomo Cappellin dopo la separazione da Paolo Venini, mostrando da subito una decisa vena creativa e rivoluzionaria e segnando l’inizio del proprio personale, lungo percorso nel mondo del design del vetro. Tra il 1926 e il 1931 la Cappellin raggiunge i livelli della V.S.M. Venini & C. realizzando una produzione di qualità eccezionale, sia per i tessuti vitrei impiegati – trasparenti e opachi – sia per il design degli oggetti, eleganti e moderni. L’esposizione si concentra proprio sul racconto di quegli anni, in cui Carlo Scarpa da interprete delle linee guida di Cappellin, assume con piglio la direzione artistica dando alla fornace la propria impronta progettuale e stilistica, che si distingue soprattutto per il ricorrere di forme geometriche. Curato da Marino Barovier, questo nuovo capitolo de Le Stanze del Vetro si colloca idealmente lì, dove si era concluso quello dedicato a Vittorio Zecchin, direttore artistico della Cappellin prima di Scarpa e figura chiave della produzione vetraria muranese. L.S.diB.

10 settembre-6 gennaio, 2019

Le stanze del vetro, Isola di San Giorgio

lestanzedelvetro.org

 

 

ANTONIO DEI ROSSI

Vero. Murrine Contemporaee

Il Caffè Florian, molto sensibile al rispetto e alla salvaguardia della tradizione vetraria e dell’arte veneziana, ospita Antonio Dei Rossi, l’unico erede dell’arte della murrina figurativa della tradizione muranese, in una mostra fatta di sorprendenti pezzi. Iniziata verso la metà dell’Ottocento per opera di Giacomo Franchini, la murrina figurativa deriva dalla più diffusa e antica arte della murrina millefiori. Da allora esponenti delle più importanti famiglie di vetrai si dedicarono a essa: dopo Franchini, i Moretti, i Barovier nella seconda metà dell’800 e nei primi decenni del ‘900 e ancora Ulderico Moretti negli anni Venti. Verso la fine degli anni ‘80 è Mario Dei Rossi (1926) a riscoprire e perfezionare la tecnica e segnare così un altro capitolo, forseantonio_dei_rossi.jpg il più importante per numero di soggetti e qualità esecutiva, nella creazione della murrina figurativa. Antonio Dei Rossi (nato nel 1964), figlio di Mario, segue il padre nel nobile e difficile lavoro tanto da innamorarsene e iniziare già nel 1999 un proprio percorso creativo. Con l’arte della murrina, Antonio Dei Rossi non vuole solo creare magistralmente un manufatto unico nel suo genere – cosa che sviluppa con pregevoli risultati negli anni – ma andare “oltre”, con la creazione di gioielli e vasi costruiti intorno alla murrina. L’applicazione per uso decorativo della murrina figurativa, nell’alta gioielleria e nell’oggettistica, era tradizione nella Venezia nobile di fine Ottocento e primo Novecento: Antonio rilegge la storia e la riporta ai nostri giorni con innovazione, ricerca e sperimentazione. Utilizzando esclusivamente vetro di Murano, costruisce la composizione con cannelle sottilissime come una sorta di assemblaggio musivo lavorato in altezza. Ottiene così una forma, generalmente cilindrica, che contiene il disegno nella sua lunghezza e che viene portata a rammollimento, gradualmente ristretta fino a un punto di fusione che ne permette il tiraggio. Ne risulta così una canna riportante per tutta la sua lunghezza lo stesso disegno iniziale. Tagliata e lucidata dà vita alla murrina.

9 settembre-9 ottobre

Caffè Florian, Piazza San Marco 52

www.caffeflorian.com

 

 

alessandro_diaz_de_santillana.jpg 

ALESSANDRO DIAZ DE SANTILLANA

The depth must be hidden. Where? At the surface

Alessandro Diaz de Santillana, artista del vetro e discendente della grande dinastia dei Venini, nel corso della sua personale ricerca artistica ha fatto proprie le antiche e complesse tecniche di lavorazione del vetro, per poi tradurle in un linguaggio lirico e profondo. I suoi ultimi lavori sono in mostra nella project room della galleria Marignana Arte, splendido ambiente espositivo a gestione femminile e dal deciso slancio contemporaneo. Le opere di de Santillana, nell’allestimento curato da Ilaria Bignotti, rielaborano l’antica tecnica utilizzata per la produzione del vetro piano da finestra: lavorando “a caldo” su una lastra, i lavori che ne emergono sono densi, assorbenti, profondamente materici e lontani dalla fragile trasparenza normalmente associata al vetro. Sulla superficie di ogni lavoro l’occhio si immerge in un altrove tentacolare, e la sensazione – ben rappresentata dal titolo che riprende un pensiero di Hugo Von Hofmannsthal – è quella di essere inghiottiti dalle profondità dell’opera, uno scrigno sul punto di disvelare inquietudini mai del tutto sopite. L.S.diB.

Fino 15 settembre

Project room, Marignana Arte, Terà dei Catecumeni, Dorsoduro 141

www.marignanaarte.it

 

 

 

 

JUDI HARVEST

Centrotavola Veneziano

Un lungo sodalizio lega l’artista americana Judi Harvest al vetro di Murano. Sin dal suo primo viaggio a Venezia – da studentessa nel 1973 – si è innamorata del vetro prodotto a Murano. Attirata dall’arte e dall’architettura di Venezia, Judi si è trasferita nell’isola lagunare nel 1987. La giovane pittrice proveniva da ottime scuole d’arte, che tuttavia non prevedevano l’insegnamento della lavorazione vetraria. L’anno seguente al suo arrivo in città, l’artista ha conosciuto il maestro vetraio Giorgio Giuman, con cui ha collaborato per oltre judy_harvest_centrotavola_veneziano.jpgtrent’anni. Giuman negli anni è infatti riuscito a tradurre la poetica di luce e colore elaborata nella pittura di Judi in opere di vetro.

Il Centrotavola Veneziano, pensato da Judi Harvest per l’Epicurean School – l’autentica scuola di cucina del The Gritti Palace –, dove sarà collocato in modo permanente, rielabora l’idea del canestro di frutta di Caravaggio e di moltissime altre testimonianze pittoriche che risalgono ai tempi più antichi. Harvest esalta le forme e i colori delle tipiche verdure e dei frutti che crescono nell’area della Laguna veneziana: la natura si trasforma in arte nel Centrotavola Veneziano, un elaborato cesto di vetro colmo di oggetti tridimensionali soffiati. Il canestro e il suo contenuto non sono veristici come prevedrebbe la natura morta convenzionale, ma sono piuttosto un prodotto dell’immaginazione dell’artista. La scultura è ispirata non solo all’Honey Garden di Murano creato nel 2013 nell’area della vetreria in cui l’artista ha realizzato le sue opere negli ultimi 30 anni, ma anche alle otto colonie di sane api da miele che vivono nel giardino e grazie alle quali Judi Harvest ha prodotto il primo Miele di Murano. Secondo Harvest il vetro di Murano, la pittura e il miele hanno diversi punti in comune, come la consistenza liquida del materiale e l’elevata perizia ed esperienza necessarie per la buona riuscita dell’opera. F.M.

Da 12 settembre

The Gritti palace Hotel, Campo Santa Maria del Giglio, San Marco 2467

www.thegrittiepicureanschool.com

 

 

 

 

PARECIOparecio_alessandro_zoppi.jpg

Mercante d’arte, esperto di vetro veneziano, Alessandro Zoppi apre la sua prima galleria nel 1992 in Calle Larga XXII Marzo trattando dai vetri settecenteschi – calici, vasi, tipetti, specchiere e lampadari – ai nomi più significativi della Murano del XX secolo: Alfredo Barbini, Vittorio Zecchin, Tomaso Buzzi, Dino Martens, Napoleone Martinuzzi, Archimede Seguso, Carlo Scarpa…

Dal dicembre scorso la galleria si è trasferita in Campo San Maurizio, in uno spazio più ampio e adatto a ospitare piccole mostre a tema. Parecio è una carrellata sul vetro veneziano creato specificatamente per imbandire la tavola. Calici, piatti, tazze, caraffe, bottiglie, ampolle, compostiere, alzatine, coppe, candelieri sono proposti in una sorta di banchetto storico che dal XVIII secolo passa per i rari esempi ottocenteschi, per i grandi maestri del Novecento e arriva infine a un oggetto creato appositamente dal designer Umberto Branchini in occasione di The Venice Glass Week. L’esposizione si presenta, dunque, come un viaggio nella vitalità e nella creatività della produzione vetraria muranese, mettendo in evidenza l’evoluzione del gusto dell’arte della tavola in un arco di oltre tre secoli. L’allestimento della mostra è sempre a cura di Umberto Branchini.

9-16 settembre

Galleria Alessandro Zoppi, Campo San Maurizio, San Marco 2671

www.zoppigallery.com | umbertobranchini.com

 

 

 

  gaby_wagner.jpg

GABY WAGNER

Vetri

Gaby Wagner, designer e fotografa, approda al mondo del vetro nel 2000 in occasione di una collaborazione con Laura de Santillana. Affascinata dalla materia vetro, ne comprende immediatamente le potenzialità e disegna alcuni oggetti che realizza con Aureliano Toso a Murano. Nascono così i suoi Sassi di vetro, forme tonde e appiattite, come fossero consunte dall’acqua. Poi Gaby Wagner guarda all’antico come inesauribile fonte d’ispirazione: un rimando formale che bene si adatta al design contemporaneo, come testimonia ad esempio la lampada Mantra, premiata con il British Interior Design a Londra nel 2006. Viaggiatrice instancabile, Gaby Wagner trova al Museo Nazionale del Cairo lo spunto per la lampada/ candelabro Nilo, il cui profilo pulito esalta la trasparenza e i toni del vetro. Notevole successo riscontra l’essenziale Fiamma d’oro, una preziosa lampada a olio da tavolo interamente realizzata in vetro soffiato e foglia d’oro. La sua visione è in bilico tra un vetro arcaico, quasi archeologico, in cui la materia cela la sua trasparenza per tornare all’origine degli elementi, e una forma assolutamente contemporanea, essenziale.

9-16 settembre

Galleria Palwer, San Marco 3359

www.palwer.com | www.gabywagner.it

 

 

 

 

la_pelle_del_vetro.jpgLA PELLE DEL VETRO

Carlo Scarpa alla Venini 1936-1942

La selezione delle 15 opere di Carlo Scarpa per Venini esposta al Negozio Olivetti mira a mettere in luce il disegno scarpiano su quella che si potrebbe definire la ‘pelle’ degli oggetti, la cui superficie viene variamente trattata con la decorazione a freddo, in una inesausta ricerca di raffinatezza estetica da un lato e di aggiornamento tecnico dall’altro. Contesto architettonico ideale per i pezzi, il Negozio Olivetti è frutto del lavoro dello stesso Scarpa per Adriano Olivetti, quando, nel 1958, l’esperienza muranese dell’architetto è conclusa ed egli ha già dato prova del suo talento nel campo della sistemazione museale di importanti istituzioni italiane. Nella sua apparente semplicità, il Negozio esibisce un’attenzione ai rivestimenti, in stucco, legno e vetro che nel loro complesso danno forma a quella che è la pelle dell’ambiente. Amore per il dettaglio, attenzione per le superfici, studio delle trasparenze e del ruolo della luce, varietà di applicazioni delle tecniche della tradizione veneziana sono dunque le principali correlazioni tra lo spazio architettonico e gli oggetti in mostra, correlazioni che le ineguagliate qualità progettuali di Scarpa rendono ancor più stringenti ed esemplari.

9 settembre-6 gennaio, 2019

Negozio Olivetti, Piazza San Marco 101

www.fondoambiente.it

 

 

MEMPHIS

Plastic Field

Per chi un po’ di design ne mastica, basta il nome Memphis per evocare un universo ben specifico di forme, colori e ispirazioni. Per chi ha bisogno di un ripasso, o semplicemente ha voglia di reimmergersi in quel mondo, ecco che interviene l’esposizione della Fondazione Berengo a Palazzo Franchetti, curata da Jean Blanchaert e Adriano Berengo, memphis_plastic_field.jpgche nell’anno della Biennale Architettura sceglie di rendere omaggio a una tappa fondamentale della storia del disegno industriale. 70 mobili, 7 tappeti, 34 ceramiche e 30 vetri raccontano la storia di Memphis, collettivo postmodernista italiano di designer e architetti, sorto intorno alla figura di Ettore Sottsass e attivo tra il 1981 e il 1987, apertamente in opposizione con la moda minimalista dell’epoca. Ispirati dalla pop art, dall’art déco, dal kitsch e dalla cultura di massa, architetti e creativi come Sottsass, Zanini, De Lucchi, Bedin, Cibic, Thun, Taylor, Sowden e molti altri realizzarono arredi variopinti, spesso in laminato plastico, con linee, texture e decorazioni audaci. Ed è proprio per incanalare l’attenzione dei visitatori su queste caratteristiche che lo spazio espositivo – audacemente pensato come la trasposizione in pianta del profilo della libreria Carlton di Sottsass, opera simbolo del collettivo – è stato riempito da un sottobosco di piante nere. Una sala a tema celebra la produzione vetraria del periodo. L.S.diB.

Fino 25 novembre

Fondazione Berengo – Palazzo Franchetti

fondazioneberengo.org