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Il Mercato alla frutta. Rialto, la storia di una cittą
di Fabio Marzari   

pescerialto.jpg«Vendesi due banchi di pesce per 40.000 €». Non è una leggenda metropolitana favorita dall'afa estiva, è purtroppo una realtà che si rende del tutto evidente a chiunque passi in un normale giorno feriale al Mercato di Rialto. Quello che un tempo era l'orgoglio e la tradizione stessa di una città incredibile sta diventando lo spettro e la metafora del destino di Venezia, affollata di gente ma priva o quasi di individui. Senza cadere nel passatismo, è impossibile non essere tristi di fronte alla riduzione ai minimi termini di un luogo meraviglioso e pieno di vita, di colori, di suoni. Ciascuna famiglia veneziana mantiene dei ricordi indelebili legati al Mercato di Rialto, fare la spesa nei banchetti del pesce e della verdura era un'esperienza vera, che ammantava di magia anche un piccolo gesto quotidiano.

 

Ora ci si sente smarriti, rincorrendo l'eco di stagioni passate, di voci perdute, di odori che si mescolavano tra banchi ricolmi di un ricchissimo pescato e meravigliosa frutta e verdura lucente. Le donne dei banchetti, spesso con dita ricolme di anelli e con collane e orecchini luccicanti, nel loro essere popolane, ma con le tasche colme di denaro, davano lustro alla loro merce, in una sorta di recita quotidiana, fatta di una lingua goldoniana andata inesorabilmente perduta. E che dire dei pescivendoli, che con fare furbo strizzavano gli occhi alle Signore, in un gioco delle parti dove tutto era divertimento.

 

Ogni massaia aveva il suo banco di riferimento, io ricordo il pesce di Bruno, guai tradirlo: sembrava, secondo la mia Famiglia, che solo il suo pesce fosse perfetto e sempre freschissimo, e sinceramente lo era!

 

Ma non è solo questione di nostalgia, non si capisce come le altre città abbiano saputo dare una vita quasi 24/24 ai mercati anche oltre la vendita dei prodotti e come tutti noi in viaggio affolliamo questi luoghi cercando il cibo fresco, cotto e mangiato. A Venezia no. Si aprono negozi di mer... canzie improbabili, si nutre il popolo affamato di immonde schifezze, quella che era la più ovvia e susseguente vocazione del Mercato di Rialto è sempre rimasta lettera morta. Forse tra poco qualche furbo imprenditore del settore turistico-culturale (!) si inventerà dopo il “museo” delle pene della Serenissima, gli ologrammi delle massaie che fanno la spesa a Rialto e pagando un biglietto ci si potrà calare tra i suoni e gli odori del vecchio mercato. Il destino di una città è segnato quando viene meno la sua normalità quotidiana, a forza di ripeterlo lo abbiamo scordato. La loggia del Mercato del pesce fu costruita in stile neogotico nel 1907, quando Venezia era viva e vitale, 111 anni dopo quello che rimane è una moltitudine de teste da marsion e poco altro.