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Home arrow VENICENESS arrow VENEZIANI A TAVOLA | Intervista a Luciano Gambaro
VENEZIANI A TAVOLA | Intervista a Luciano Gambaro
di Pierangelo Federici   
luciano_15.jpgMuranese DOC, eredita dal padre Mario la grande passione per il vetro artistico e per quei piccoli e grandi capolavori di alto artigianato che tutto il mondo ci invidia. La sua vetreria, gestita assieme al maestro Matteo Tagliapietra, si distingue per la produzione di raffinata oggettistica, la più classica e famosa tipologia produttiva muranese, assieme alla lavorazione dei lampadari. Luciano è Presidente del Consorzio Promovetro Murano, che gestisce a livello nazionale e internazionale la promozione del Marchio Vetro Artistico Murano e rappresenta circa cinquanta aziende.

L'intervista
Per intervistare Luciano me ne vado a Murano
, in fondo non capita tanto spesso di andarci, neppure a chi abita in centro storico. Mentre riordino in testa le domande per l'intervista mi faccio largo tra i turisti e penso che qui è dal 1200 che si compiono quegli stessi gesti sapienti e creativi. Su quest'isola l'esperienza, l'arte, ma anche la fatica del lavoro del vetro si misurano in secoli.

 

Ciao Luciano, potrebbe essere interessante parlare assieme della storia di Murano, dei secoli di produzioni che fanno bella mostra nei musei. Ma so che tu preferisci parlare dell'oggi e di come si possa immaginare il vetro artistico proiettato nel futuro.
Sì, in effetti se credo fortemente nelle nostre radici e in quella che è la straordinaria cultura e tradizione del nostro vetro, sono altrettanto convinto che Murano e chi vi lavora debbano fare uno scatto in avanti verso un progetto produttivo maggiormente adeguato ai tempi e alle esigenze del mercato attuale. Mi spiego meglio: partendo dalla tradizione dobbiamo sempre essere propensi all'innovazione e a sposare la nostra grande tecnica artigiana al più moderno design e ai progetti più innovativi. Fermarsi, adagiarsi sarebbe un errore madornale!

In questo senso, la Venice Glass Week dello scorso settembre è di sicuro un segnale forte per intraprendere nuove scelte di qualità.
Credo fermamente che questo tipo di manifestazione, bellissimo contenitore creato dall'Istituto Veneto, Stanze del Vetro della Fondazione Cini, Musei Civici e dal Comune di Venezia, non dimenticando il Consorzio Promovetro che mi pregio di presiedere, possa diventare in pochi anni un vero e proprio motore culturale di diffusione internazionale del vetro artistico in generale e in special modo del vetro di Murano, grande tradizione di Venezia ma di tutto il made in Italy. Un'operazione che col tempo può avere ricadute dirette sull'apparato produttivo dell'isola di Murano, sempre che tutti noi lavoriamo di concerto per far si che il progetto cresca numericamente e, soprattutto, qualitativamente.

image003.jpgA proposito della Settimana del Vetro, tu sei stato ideatore e promotore di una mostra molto particolare che ha avuto un notevole successo. Ce la vuoi raccontare?
È stata una vera e propria scommessa che tuttavia, con l'aiuto dei miei colleghi e amici maestri, possiamo dire di aver vinto. Con la mostra Beyond the Barricades sento di aver realizzato finalmente qualcosa che va oltre quella che è la solita concezione di 'esposizione'. Alla Bugno Art Gallery abbiamo azzardato quello che definisco un “esercizio artistico su un tema”, nello specifico quello dei Jersey, le barriere di cemento ormai parte dell'arredo urbano di ogni città. Si è voluto dimostrare come il vetro di Murano possa accettare qualsiasi sfida, anche quella più ardua di far diventare un oggetto triste e grigio, una barriera drammaticamente nota come prevenzione agli attentati dalla forma pesante e infausta, una spettacolare opera di alto artigianato. Un oggetto bello, colorato e leggero come può essere il vetro di Murano attraverso le proprie trasparenze, i propri riflessi, i propri colori. Jean Blanchaert nell'introduzione al catalogo della mostra ha scritto bene che «L'artigianato artistico del vetro a Murano è più vivo che mai e questa mostra ne è la prova. Ditelo in vetro, narratelo in vetro, scrivetelo in vetro: in scultura, in prosa, in poesia e persino in saggistica, ma in vetro».

Anche il vetro artistico ha bisogno soprattutto di innovare per avere visibilità sui mercati internazionali?
Assolutamente sì. Questo è l'imperativo, la parola d'ordine: innovare nella tradizione, cambiare pensando sempre alla qualità, alla più alta qualità.

In questa mia rubrica non può mancare una domanda sulla cucina. Vengono in mente i dipinti del '500, i più grandi artisti che facevano a gara per ritrarre quelle nobili tavole veneziane dove non potevano mancare le trasparenze del vetro. Una provocazione: c'è un futuro per l'artigianato artistico nelle cucine arredate Ikea?
Fin quando ci saranno persone, in tutto il mondo, di buon gusto e soprattutto ricercatori del bello il vetro di Murano sarà sempre protagonista. Forse 6 bicchieri di Murano inseriti in un'anonima cucina di batteria la rendono più bella e meno anonima, appunto.

Grazie Luciano. L'ultima domanda e ti lascio ai tuoi impegni: ti conosco per essere una persona molto attiva, un vulcano di idee, cosa dobbiamo aspettarci per il futuro?
Ho ed abbiamo sempre delle nuove idee da sviluppare, sia come azienda, insieme al mio socio, il maestro Tagliapietra, sia come Consorzio Promovetro. Sono comunque sicuro che altre suggestioni verranno innescate dai progetti che abbiamo ancora in corso, perché soltanto realizzando i nostri sogni e le nostre fantasie questa meravigliosa storia che si chiama vetro di Murano potrà avere un futuro.

bisato.jpgLa ricetta
Questa è una ricetta antica che nasce dal lavoro, poco conosciuta ma, forse proprio per questo, rappresentativa in qualche modo della novità che la cucina moderna cerca fra le tradizioni nascoste, riproposte in chiave contemporanea. A Murano gli operai delle fornaci utilizzavano l'ara, sulla quale vengono fatti lentamente temperare gli oggetti di vetro, per cucinare quello che capitava, per esempio un bel “bisato”, anguilla di laguna appena pescata. Proviamo a tramandare questa saporita tradizione culinaria, ancora viva sull'isola di Murano.

BISATO SU L'ARA
È veramente semplice: stendi un letto di foglie d'alloro sul fondo di una pirofila, adagiaci sopra, avvolta a spirale, un'anguilla che avrai pulito delle interiora e alla quale avrai praticato qualche delicata incisione a coltello. Aggiungi qualche cucchiaio d'acqua, un poco di aceto e un pizzico di sale (una volta usavano l'acqua della Laguna, oggi eviterei; e non usare olio, che il bisato è già grasso di suo!). Ricopri ancora con foglie di alloro e inforna a 180° per 25/30 minuti. Polenta abbrustolita d'obbligo.