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Home arrow TEATRO arrow Il giardino eternamente bianco. Konchalovsky la Stagione del Teatro Goldoni
Il giardino eternamente bianco. Konchalovsky la Stagione del Teatro Goldoni
di Loris Casadei   

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Cechov è ancora oggi il drammaturgo più amato dai russi. Non tanto per la sua capacità di scavare nell’animo umano e di mettere in luce le debolezze dell’essere, quanto per il sorriso tra le righe che sa sempre suscitare. Non a caso si adirò con il grande Stanislavskij in occasione della prima de Il giardino dei ciliegi, perché questi colse quasi esclusivamente l’aspetto drammatico della vicenda. Cechov invece preferiva indicarla come una farsa. Sette anni di scrittura: l’ultima sua grande opera.

 

In una lettera alla moglie, e se ne ritrovano tracce nel testo, scrive: «Qua è cambiato tutto, a casa tutto bene, Sharik (un giovane cagnolino) non ha ancora imparato ad abbaiare, però Tuzik (cane anziano) ha disimparato». Gli ambienti borghesi passano dal salotto alla camera da letto o alla cucina e l’analisi si fa più minuta, attenta, il tocco ironico è spesso lieve (una delle protagoniste, Ljuba, dona una delle sue ultime monete a un mendicante con l’intento di farsi perdonare per i propri peccati). Diciamo “una delle protagoniste”, perché in Cechov non vi è mai il grande personaggio, ma sempre un gruppo, anche se ristretto, privo di centro. Roberto Alonge parla di una sostituzione del primo piano di Ibsen, o Strindberg, con un campo lungo sempre molto animato, dove il dialogo si fa corale.


Non stupisce quindi se dopo tanti famosi registi – Peter Brook, Barrault, Strehler, Bob Wilson –, il cineasta e regista teatrale Andrej Konchalovskij affronta Cechov, dopo un precoce Il gabbiano del 1988, in una trilogia di ampio respiro, che sogna veder rappresentata per intero in un unico spettacolo: Zio Vanja (2010), Tre sorelle (2012) e Il giardino dei ciliegi (2016), tutti diretti per il Teatro Mossovet di Mosca.

Va ricordato che dopo la collaborazione con Tarkovskij come attore in L’infanzia di Ivan, Konchalovskij colse il suo primo successo cinematografico con Zio Vanja nel lontano 1971.

 

In apertura di stagione, dal 26 al 28 ottobre, il Teatro Goldoni offre al proprio pubblico l’occasione unica di ammirare alcuni tra i migliori attori russi della compagnia del Mossovet Theatre. Attori, che, ascoltando le loro dichiarazioni, affermano di non essersi mai divertiti così tanto nel recitare e nello stare insieme. È nota infatti la libertà espressiva che Konchalovskij concede ai suoi attori. Anche l’attenzione filologica e storica è attenta, nelle rappresentazioni moscovite scende un telo bianco e una mano (quella di Cechov) scrive in elegante grafia, al punto che i critici ammirano e segnalano come «le virgole sembrino gocce di pioggia che cadono».


the_cherry_orchard_5.jpgLa mescolanza di toni realistici con dimensioni oniriche trova un riscontro perfetto nella scrittura del grande autore russo. Disse il regista in un’intervista: «Mi chiedono in cosa consiste l’attualità di Cechov… Cechov è una sinfonia. Una sinfonia di vita. Di una vita che non è piena di avvenimenti tragici, opere grandiose o moti dell’anima, di una vita in cui gli eroi non ci sono, ma di una vita semplice, grigia, filistea come Cechov stesso affermava. L’uomo non è in grado di fissare la luna per vedere come tramonta dietro l’orizzonte, di guardare un albero per vedere come si ingiallisce».


Il regista ama l’Italia, vi vive e spesso vi lavora. Ha appena terminato un film su Michelangelo girato ad Arezzo, Carrara e Montecatini. «Il teatro è solo passione, nessuno guadagna, il cinema mi permette di mantenere i miei figli», ha dichiarato Konchalovskij. Il titolo provvisorio del film è Il peccato. Una visione. Spiega come solo pochi Grandi percepiscono l’atto di creazione nell’universo e questa sensibilità artistica crea sofferenza. Ammira l’arte italiana e rinascimentale e commenta con grande ironia il valore che il mercato assegna ad alcune opere di Warhol o Damien Hirst: «Pochi sanno scolpire una mano come Michelangelo, più facile è mettere tranci di pescecane in formalina». Anche questo trova spazio nel suo Il giardino dei ciliegi.

Il giardino dei ciliegi
26-28 ottobre 2018

Teatro Goldoni - Venezia
www.teatrostabileveneto.it