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Home arrow CLASSICAL arrow FESTIVAL BRU ZANE | Note di colore. Intervista a Jodie Devos
FESTIVAL BRU ZANE | Note di colore. Intervista a Jodie Devos
di Davide Carbone, Andrea Falco   

dr.jpgLa nuova Stagione del Palazzetto Bru Zane fornisce tra le tante la preziosa occasione di celebrare il bicentenario della nascita di Jacques Offenbach, maestro dell'operetta e dei fasti del Secondo Impero. Fedele alla propria vocazione pionieristica, l'équipe del Palazzetto Bru Zane si è impegnata a dissotterrare tesori sepolti come opere buffe e bouffonnerie giovanili già piene d'inventiva, oppure dedicandosi come in occasione del concerto del 9 ottobre alla gloriosa storia dei caffè-concerto e regalando al pubblico un'imperdibile incisione di arie virtuosistiche inedite affidate al talento della soprano Jodie Devos (in coproduzione con Alpha Classics) accompagnata dall'Ensemble Contraste.

 

Non tutti sanno quanto i ruoli virtuosistici abbondino in molte opere di Offenbach, offrendo un ricchissimo panorama delle competenze vocali del “soprano di coloratura” ottocentesco: Jodie Devos e l'Ensemble Contraste il 27 ottobre alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista affrontano brillantemente tali difficoltà, trasformandole in espressioni spettacolari dell'anima romantica che abbiamo fatto rivivere in questa intervista alla giovane e talentuosa soprano belga.

 

Come sono nate le collaborazioni con Palazzetto Bru Zane e l'Ensemble Contraste?
Sono entrata in contatto con Palazzetto Bru Zane tre anni fa per il nostro primo album, Once upon a time, una rara aria d'opera ispirata a un mondo fatato. È lì che è cominciata la nostra collaborazione. Ho incontrato l'Ensemble Contraste l'anno scorso in occasione di un Festival nel sud della Francia e quando abbiamo deciso di produrre un tour con la trascrizione del nostro programma su Offenbach Palazzetto Bru Zane ha avuto l'idea di ingaggiare direttamente l'Ensemble. Non c'è che dire, è stata una coincidenza molto fortunata.

contraste_4t_5ameliebaudry.jpgQuali le difficoltà tecniche e le opportunità vocali nell'affrontare un concerto da “soprano di coloratura” come quello in programma il 27 ottobre? Cosa ascolteremo?
Il repertorio di Offenbach è spesso considerato come musica facile, leggera, ma è tutt'altro che semplice da affrontare e cantare. Alcune arie hanno una tessitura amplissima e richiedono agilità, precisione, lirica, chiarezza di testo, teatralità ed eleganza. La melodia non lascia spazio a imprecisioni e abbiamo cercato in tutti i modi di non scadere nella banalità. Affrontiamo ogni aria molto seriamente e creiamo per ognuna il suo piccolo e delicato universo.
Assisterete a arie dai Racconti di Hoffmann, la sua opera più famosa, ma anche da Dalla Terra alla Luna, Le Roi Carotte, Fantasio, e altre opere meno famose come Les Bavards o Boule de Neige.

Questo stesso concerto viaggerà tra Belgio, Francia e Italia, toccando prima Venezia e poi Padova nel febbraio del 2019, assieme all'Orchestra di Padova e del Veneto diretta da Laurent Campellone: crede che il pubblico possa cambiare a seconda delle diverse occasioni?
In Francia e in Belgio immagino che il pubblico possa prestare verosimilmente più attenzione al testo e quindi alla storia. In Italia dovrò concentrare i miei sforzi ancora più del solito sulla chiarezza d'espressione, nell'usare la musica per trasportare gli spettatori nella storia e far comprendere loro il tema dell'aria. Ma la cosa che riveste l'importanza più grande, per me, è che la musica venga goduta, apprezzata, ascoltata. Queste opere sono tanto belle quanto rare da poter ascoltare.

Cosa rende Offenbach attuale e meritevole di essere riscoperto? Come trasmetterlo ai contemporanei?
La modernità di Offenbach sta nel fatto che, così come la musica pop, è qualcosa che sentiamo di conoscere già. L'armonia è ricca e viva, come lo champagne! Scopriremo che non è 'leggera' nel senso di 'facile', ma commovente ed elegante. I testi possono essere molto poetici e sono capaci di toccare intimamente anche chi non è esperto di musica classica. È un universo che dipinge la Parigi a cui pensiamo con nostalgia. Sarà una grande sorpresa per tutti.

Il progetto al quale si sente più legata e quello che invece vorrebbe a tutti i costi realizzare.
Al momento sono molto legata a questo 'progetto Offenbach' perché penso che meriti davvero di essere prodotto e riscoperto da un pubblico più ampio e trasversale possibile. Per quanto riguarda il futuro, voglio continuare il mio impegno nella riscoperta del repertorio dimenticato della musica romantica francese. Adoro cantare nella mia lingua e spero di poter offrire sempre qualcosa di nuovo al mio pubblico.

«Jacques Offenbach e la Parigi della musica leggera»
Fino al 28 ottobre vari luoghi a Venezia
www.bru-zane.com