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Re-Inventing Magnificence. L'arte di Gigi Bon
di Fabio Marzari   

gigi_bon_febbraio_2013-4856dee5ac.jpgAl Magazzino Gallery di Palazzo Contarini Polignac fino al 21 dicembre è possibile visitare la mostra Rhinoceros: Luxury’s Fragile Frontier. Venezia è stata descritta in moltissimi modi, il paragone con il rinoceronte potrebbe suonare bizzarro, se solo ci si ferma all'apparenza. Il merito di questo accostamento è ascrivibile completamente ad una artista veneziana - Gigi Bon - che ha saputo sintetizzare al meglio il pensiero e l'estetica legata alla fragilità, unendo il rinoceronte, animale solido, che arriva direttamente da un passato remoto, ma con un presente in cui in ballo è l'estinzione, e Venezia, città fragile e unica, in perenne equilibrio precario tra la terra e le acque che ultimamente sempre più spesso ne invadono i confini urbani, insinuandosi tra le solide, ma stanche mura dei suoi edifici. “Vedo Venezia come un Rhino”, racconta Gigi Bon, che ha da sempre accolto la simbologia del Rinoceronte come emblema della capitale della Serenissima - poiché, come il rinoceronte, Venezia sopravvive e passa attraverso il tempo.

 

Come il Rinoceronte, il più antico mammifero vivente sulla Terra, così Venezia, con i suoi mille anni di Repubblica volti a sfiorare l’eterno, è un pulcherrimum monstrum. Comune a Venezia e al Rinoceronte, oltre all’eternità e alla rara bellezza, è tuttavia la fragilità: calpestata dalla tracotanza degli uomini, Venezia è come il Rinoceronte, perseguitato dall’avidità umana per la lucentezza e il potere del suo corno. Entrambi, tuttavia, sopravvivono al tempo, varcandone i confini, entrambi belli, rari, fragili ed eterni.

 

invito_exhibition__symposium.jpg“Io stessa mi sono sempre sentita un Rhino”, continua l’Artista, “sin da quando, bambina, guardavo quel rinoceronte incastonato nell’intarsio marmoreo del pregiato pavimento di San Marco, nella cappella della Vergine, luogo magico nel quale, meditando, capii che anch’io, ero come quello strano animale, di un altro mondo”. Gigi, un vezzo, un nome maschile per una donna raffinata, elegante, dal tocco soave, ma fermo, capace di sussurrare e farsi ascoltare, senza bisogno di gridare. Bon un cognome di sole tre lettere, ma importante per la storia di Venezia, fu un suo avo a portare a Venezia il corpo di San Marco da Alessandria d'Egitto. Gigi Bon ha un percorso artistico che non nasce all'Accademia, il suo mondo era il diritto, ma ad un certo punto della vita l'arte ha preso il sopravvento sui codici e il rinoceronte è divenuto una sorta di "motore primo" nel suo universo.

 

La mostra, a cura di Catherine Kovesi, unisce opere di Gigi Bon e di Shih Li-Jen che pur lavorando in opposti continenti, hanno particolarmente a cuore il tema della fragilità e dell'identità, in base alle loro esperienze personali, e il rinoceronte diventa un simbolo aggregante anche per una campagna di sensibilizzazione a favore della sua tutela, contro la caccia dissennata per accaparrarsi il suo prezioso corno. Il 24 novembre dalle 9.30 alle 17.30 per suggellare l'importanza di questa unione tra la bellezza e la fragilità in un'epoca in cui si sacrifica alla logica del consumo la necessità della conservazione e della tutela, si tiene un simposio legato al tema della mostra, in cui un gruppo nutrito di studiosi, ambientalisti e scrittori di varie provenienze geografiche, si occupano della sorprendente connessione tra l'animale dalla foggia preistorica e Venezia. Un ruolo primario è dato dal supporto di Lynn Johnson, co-fondatrice dell'organizzazione no profit Nature Needs More, impegnata nella realizzazione di campagne innovative volte alla riduzione e possibilmente all'azzeramento della domanda di prodotti di alta gamma legati all'utilizzo di materiali derivanti dalla fauna selvatica, e il corno di rinoceronte ne è l'emblema.

www.eventbrite.com.au