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SPECIALE M9 | Un progetto, una città, mille sfide
di Massimo Bran   

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Una scommessa da far venire i brividi. In tutti i sensi proprio. Una sfida al futuro all’insegna della storia come forse mai prima si era non solo consumata, ma neppure concepita in un progetto museale in Italia e non solo. E mai città come Mestre si è presentata arena ideale per simile scommessa. L’M9 finalmente apre i battenti dopo una lunga e faticosa gestazione, come poteva essere diversamente del resto visto il profilo della sfida? Eppur si muove…, già, e in un Paese, e in una città soprattutto, dove i progetti di innovazione, siano essi infrastrutturali, culturali, tecnologici, immancabilmente si impantanano fino alla paralisi completa, essere anche solo riusciti a portare a termine una simile impresa è già di per sé un’impresa.

 

Innanzitutto l’idea, un’idea spiazzante e al contempo identitaria come poche altre: raccontare il Novecento fuori da ogni tradizionale canone espositivo; raccontarlo esperienzialmente nelle modalità del presente-futuro, digitalmente, in percorsi costruibili ognuno per sé, parlando la lingua dei millennials pur comprensibile a chi ai nuovi media anche a 50 anni e più dà del tu; conservare in questo emozionante racconto distribuito in svariate aree tematiche anche modalità più tradizionali, complementari al tratto linguistico innovativo che è il tratto principe di questo progetto; immergere questa narrazione davvero, per una volta sì!, multimediale nella città italiana che più di ogni altra in termini totalizzanti è figlia di questo secolo rivoluzionario, di quel Novecento che in una manciata di decenni ha trasformato definitivamente e per sempre modalità di vita, di lavoro, di socialità secolari.

 

Una città figlia integrale dell’industrializzazione ad accelerazione geometrica che più di qualsiasi altro paese europeo l’Italia ha vissuto, con le inevitabili, mastodontiche contraddizioni di uno sviluppo vitalissimo e caotico che tutti ben conosciamo. A ridosso della città più stupefacente che l’uomo abbia saputo creare nei secoli, vera apparizione surreale sulle acque, scrigno di meraviglie artistiche e storiche senza pari, si innesca, a sua decadenza politica già da un secolo compiuta, uno sviluppo industriale e portuale che crea dal quasi niente un’urbanità nuova, in parte disegnata conseguentemente a uno sviluppo industriale pianificato, Marghera, in parte italianamente autogeneratasi in maniera febbrile, caotica, compressa, Mestre.

 

La somma fa di questo complesso urbano uno dei centri industriali nodali della nuova Italia del lavoro, di sicuro un centro antitetico a quella che sarà la formula, anch’essa a tinte contrastanti a dir poco, vincente della piccola-media impresa del Nordest. Non a caso città, allora come oggi, costruita da insediamenti di multipla provenienza, piccola, si fa per dire, Torino dell’Adriatico. E, si badi bene, a differenza di una Torino storicamente stratificata nei secoli, il tutto in un corpo insediativo, urbano prima risibile, in certe sue importanti parti addirittura in181020_ac_0030.jpgesistente. Una città di fatto nuova. Quindi dove, se non qui, il senso di un Museo sul Novecento? Un progetto che si definisce e si inserisce in una fase storica che dire post-industriale è poca cosa, per quanto poco vogliano dire queste etichette. Soprattutto in questo corpo urbano, con un Porto ormai ridotto a una dimensione puramente resistenziale in attesa di una rigenerazione tutt’altro che scontata, con un’economia quindi in affanno, con una socialità ferita da una trasformazione antropologica ancora una volta ad accelerazione geometrica, con l’immigrazione che trasforma interi quartieri con nuove energie ma anche nuove criticità. Mestre oggi è anche capitale della droga italiana, è anche chiusura seriale di attività commerciali, è anche e sempre più dormitorio. Mestre è davvero un territorio di crisi, di una crisi identitaria proprio, e quindi di crisi profonda. Gli sforzi di questi anni di rimodularne funzioni, destinazioni, finalità in definitiva sono, diciamocelo, sostanzialmente falliti.

 

Progetti tanti, realizzazioni poche e improbabili. È quindi una città che, oltre a essere per la sua storia il Novecento, ha fame di futuro come poche altre. Ma domani, oggi. Ecco, allora, la scommessa se possibile più importante, decisiva direi, di questo progetto: produrre una nuova centralità condivisa, una nuova piazza del sapere, della trasmissione esperienziale, della condivisione culturale, dell’integrazione sociale. Anche fisicamente il progetto architettonico fa ben sperare, perché si definisce proprio come spazio aperto nel cuore vivo della città, promettendo nuove polarità, nuova vitalità, anche commerciale, imprenditoriale, non solo culturale. È sicuramente la sfida più difficile questa, ma è l’unica davvero pregiudiziale a tutte le altre che definiscono nel loro insieme il progetto, poiché se M9 non si farà Mestre, nuova Mestre, allora sarà con ogni probabilità una nuova, ennesima cattedrale nel deserto. L’eccitazione è palpabile, vitale, al di là di ogni immancabile scetticismo di maniera come sempre in questi casi, pur se alcune perplessità possono anche essere congrue come inevitabile in una scommessa così articolata e complessa. C’è voglia di ripartire qui, non se ne può più di vivere in una marginalità di pura, arida residenzialità.

 

Certo, le direzioni da percorrere per fare di M9 una vera sfida vinta sono molteplici e ardue, innanzitutto sul fronte del pubblico, dei pubblici. Residenti, scuole, turisti e nuovi turisti, sia del mondo che del territorio a ridosso, a due ore di treno: ognuno di questi pubblici deve ricevere le sue domande e deve fornire le sue risposte, altre da quelle di ogni altro pubblico. Uno spazio aperto, sì, ma non certo generalista, generico. Per soddisfare queste molteplici direzioni e aspettative non bastano alti contenuti, servono professionalità della comunicazione, della didattica, delle reti urbane. Un lavoro di una complessità immane, eppure un compito vitale, necessario, senza il quale il futuro è quello che è già scritto, oggi. M9, siamo tutti con te. Buona fortuna.

 

M9 - Museo del Novecento

Via A. Poerio 24-Mestre

www.m9digital.it