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Home arrow ZOOM arrow SPECIALE M9 | Dimensione corale. Sauerbruch Hutton, sfida al futuro dell'architettura
SPECIALE M9 | Dimensione corale. Sauerbruch Hutton, sfida al futuro dell'architettura
di Redazioneweb2   

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M9 è un distretto in cui le tecnologie più avanzate sono al servizio della cultura, della storia, del sapere, ma anche del commercio, dell’edutainment e del puro intrattenimento. Lo studio Sauerbruch Hutton, vincitore del concorso di progettazione architettonica internazionale, ha creato nuove connessioni attraverso percorsi pedonali e attraversamenti, ha disegnato nuove piazze per la socialità e ha istituito relazioni tra gli spazi vuoti, gli edifici esistenti e le nuove architetture. Un complesso architettonico e di infrastrutture che si è posto l’obiettivo del rispetto ambientale e della sostenibilità ecologica.

 

M9 is a district where the most advanced technologies are at the service of culture, history, knowledge as well as trade, edutainment, and pure entertainment. Studio Sauerbruch Hutton won the international competition to design M9 and created new connections with the extant urban fabric, with walkways and walkthroughs, piazzas, and junctions between empty spaces, existing buildings, and new architecture. M9 is a piece of infrastructure with a goal of environmental respect and ecological sustainability.

 

 

MATTHIAS SAUERBRUCH
Sauerbruch Hutton International, Berlino - Architetti progettisti di M9

Quali elementi fondamentali del progetto caratterizzano M9 e lo rendono unico?
M9 è un museo-distretto che combina un’istituzione culturale con spazio per il commercio, la ristorazione e il co-working. Instaura nuove arterie urbane che si collegano a passaggi esistenti qui a Mestre. In un certo senso è una piccola città o un piccolo quartiere in sé, un condensatore di iniziative sociali che fa da supporto e che rafforza le qualità urbane della città dove si inserisce. Per quanto ne so, non esistono altre istituzioni culturali che sono così intimamente integrate nel tessuto urbano tanto quanto lo è M9. L’idea architettonica e urbanistica di questo edificio sono rapportate alla scala, dimensione e varietà del contesto, pur nel loro stile chiaramente contemporaneo.

181027_ac_0442.jpgMuseo del Novecento nei contenuti ma Museo del Futuro per i parametri sostenibili raggiunti. Quali sfide il progetto ha potuto realizzare?
L’edificio è certificato LEED Gold ed è stato costruito tenendo conto di elementi sociali, tecnici e operativi che lo rendono un edificio sostenibile. La storia del ventesimo secolo si rivela un ottimo sfondo per un’impresa così proattivamente spinta verso il futuro. Qui ci sono spazi per incontri, scambi, mostre, proiezioni, performance, conferenze, eccetera. La nostra speranza è che diventi un fulcro della vita culturale e politica di Mestre.

L’esterno dell’edificio si connota per il colore, elemento architettonico che è la vostra firma. Come lo avete declinato e quali i risultati ottenuti?
I colori dipendono da altri edifici di Mestre e sono stati reinterpretati e migliorati, in parte, per poter creare una composizione che abbia una sua originalità, pur derivata da elementi esistenti.

L’interno dell’M9 è caratterizzato da volumi importanti che creano grandi spazi fluidi. Come si connotano i diversi piani della struttura e quali materiali li contraddistinguono?
Il piano terra è dedicato alle attività sociali e pubbliche. Si apre sulle strade adiacenti in modo da invitare a visitarlo per capire cosa succede all’interno. Poi ci sono due “Black Box” – due piani dedicati alle mostre che possono essere usate in mille modi diversi, si tratta di un progetto allo stato dell’arte. Infine l’ultimo piano è quello che chiamiamo “White Box”: ottima illuminazione naturale, pronto per ospitare qualsiasi tipo di mostra a livello internazionale.
L’intero edificio si caratterizza per quattro elementi materiali: ceramica smaltata, cemento a vista, legno lavorato e la Trachite, un materiale tradizionale per la costruzione di pavimenti che vediamo nelle piazze e nelle strade della regione. Questi materiali sono stati scelti per la loro risposta al tatto e compaiono ovunque. Tuttavia, essi appaiono diversamente in diverse zone secondo il modo in cui la luce li illumina. La luce diffusa nel chiostro dell’ex convento, la luce diretta nello scalone, la fredda luca nordica nello spazio espositivo al terzo piano.

Come M9 dialoga con la città di Mestre. Quali elementi sono stati conservati e quali innesti progettuali sono stati creati nel recupero del complesso (convento/caserma) preesistente?
L’elemento più importante del restauro è, ovviamente, l’ex convento di Santa Maria delle Grazie, che è stato totalmente rinnovato e migliorato perché possa ospitare un’ampia gamma di attività. Qui, la vecchia struttura dell’edificio è stata mantenuta il più possibile e i nuovi elementi sono stati aggiunti in stile sottilmente contrastante: i nuovi pavimenti sono fatti di legno nuovo (i singoli elementi hanno la stessa dimensione dei vecchi ma sono molto più robusti) e gli impianti sono stati integrati nella struttura di acciaio che stabilizza i muri. Allo stesso modo, le nuove scale sono fatte di acciaio e i piani sono stati rafforzati con tecnologie antisismiche perfettamente integrati con l’esistente.


What features in your design for M9 make it unique?
The M9 is a museum district that combines a cultural institution with facilities for retail, gastronomy, co-working. It provides new public routes that tie into the existing fabric of Mestre’s passages and alleyways, piazze and cortile. It is in all ways a small city-quarter in itself and provides a new social condenser that will support and reinforce the urban qualities of Mestre.
In my knowledge there is no other cultural institution that is integrated into an existing city in such an intimate way. The architectural/urban partie of the museum buildings is derived from this concept: They are reacting to the scale, size and variety of the surrounding context while they are unmistakably contemporary

A Museum of the 1900s in content but a Museum of the Future for its sustainability. What challenges did you overcome in making it?
The building is LEED Gold certified and it features quite a number of social, technical and operative elements that makes it sustainable. The history of the 20th century is a good backdrop for an institution that is proactively concerned about the future. The museum provides enough facilities for all sorts of meetings, exchanges, exhibitions, screenings, performances, conferences etc. We hope it will become a hot spot in the cultural and political life of Mestre.

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The outside color of M9 makes it stand out and it is your design signature. How did you choose it and why?

The colors are derived from the buildings of Mestre but they have been reinterpreted and augmented (in parts) to make a new composition that is new in feeling, even though it might be assembled from found elements.

The large volumes of the inner space creates volumetric fluidity. How did you make each floor stand out and what materials feature in each?
The ground floor is really dedicated to public space and activity, it is open to the surrounding streets  so that people are naturally attracted by what ever is going on inside. Then there are two “Black Box-exhibition floors: totally flexible state-of-the-art exhibition areas that can be used in a myriad of ways. Finally the top floor for changing exhibition is a White Box with optimum daylight conditions, ready to host any kind of exhibition in international exhibition conditions, i.e. ready to present any loan from any museum or collection in the world. The whole building is characterized by four materials: The glazed ceramics, fair-faced concrete, engineered timber and Trachite, the traditional floor material in all public squares and streets in the lagoon of Venice. These materials were deliberately chosen for their haptic properties and they reappear in the whole district.

 

 

However, they appear differently in every part of the district as the light conditions change in the various situations: the diffused light in the court of the ex-convent, the direct and direct sun-light in the grand staircase leading up to the exhibition floors, the cool northern light in the exhibition gallery on the third floor.

How does M9 relate to the city of Mestre? What elements have been preserved and what architectural grafts have been created to salvage what existed before?
The most important element of conservation is of course the former Convent of St. Maria delle Grazie which has been totally renovated and upgraded to host a wide range of activities. Here the historic fabric of the building was preserved as much as possible and new elements were added in a subtly contrasting way: The new floors are made of modern timber sections (that have the same dimensions as the old ones but have much more strength) the service elements (ventilation, heating, cooling) are integrated in the steel frames that stabilize the walls. Similarly new staircases are made in steel; seismic reinforcement of floors and walls is seamlessly integrated into the old structure.