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Il luminoso silenzio della senilità. La vecchiaia nella pittura divisionista di Morbelli
di Luisa Turchi   
angelo-morbelli-il-natale-dei-rimasti.jpgA cent’anni dalla sua morte, la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro celebra un protagonista del divisionismo italiano, Angelo Morbelli (Alessandria 1853–Milano 1919), in una interessante mostra a cura di Giovanna Ginex che riunisce per l’occasione il suo ciclo pittorico detto Il poema della vecchiaia, presentato in origine alla Quinta Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia (1903) e da allora mai più riproposto nella sua interezza.

 

Accurate ricerche d’archivio e ritrovamenti di tutte le sei opere di cui era composto, divise tra musei pubblici, fondazioni e collezioni private, hanno permesso di ricostruire la sua genesi, riproponendone l’ordine di allestimento così come voluto dall’artista, che non smise mai nel corso della sua esistenza di approfondire il tema della senilità. Nell’ambito del realismo sociale, connesso alla pittura verista degli ultimi decenni dell’Ottocento, gli artisti danno voce alle categorie di emarginati della società, si tratti di vedove, orfani, fanciulli sfruttati sul lavoro, e naturalmente anziani.

 

Sono in particolare questi ultimi, “i vecchioni”, ad essere oggetto della pittura di Morbelli, in rappresentazioni del vero rivisitate attraverso la tecnica del divisionismo, incentrata sulla restituzione degli effetti luminosi della luce diretta, in parte assorbita e riflessa, resa tramite minuti tocchi di colore puro, esercizio di pratica e dedizione da lui paragonato alle “scale del pianoforte”.

 

Ambiente eletto dal pittore è il Pio Albergo Trivulzio, istituzione caritatevole milanese fondata nel 1766 nel palazzo d’abitazione del benefattore principe Antonio Tolomeo Trivulzio. Inconsapevoli protagonisti, “numeri coll’anima” a dispetto dell’anonimato, nelle tante fotografie, disegni, studi a pastello e carboncino serviti per i dipinti ad olio, sono i «calzolai, cocchieri, contadini, cuochi, fabbri, facchini, falegnami, fornai, operai giornalieri, muratori, sarti, sellai, venditori ambulanti, domestiche, lavandaie, operaie» lì ricoverati.

 

Ciò che emerge, come un fiume in piena seppur nei toni calibrati della “pace mesta del silenzio” che grava pesantemente e leggero nei tanti gesti uguali e reiterati di giorni, che paiono infiniti, è la luce abbagliante che squarcia il buio di chi va e rimane, di chi riempie con la sua muta presenza la sedia che gli compete e che sempre in silenzio poi se ne va, lasciandola vuota per chi la occuperà ancora, alla fine della sua vita.

 

angelo_morbelli_vecchie_calzette_1903.jpgC’è il tempo dell’attesa, dell’oblio e della memoria personale e comune dei Giorni…ultimi! (1883 Milano, Galleria d’Arte Moderna) o del Mi ricordo quand’ero fanciulla (Tortona, Pinacoteca Fondazione C. R. Tortona), la preghiera in ginocchio de Il viatico al compagno moribondo (1884, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea), e ancora la ritualità del passatempo dello sferruzzare metodico e rassicurante di Vecchie calzette (1903, Lugano, Collezione Corner Banca) che allontana il passaggio dei carri da morto, ma non il sonno di chi si assopisce all’improvviso mentre la neve cade bianca e copiosa, in Siesta invernale (1903, Alessandria, Pinacoteca Civica).

 

Tutto è saturo di luce ed ombra, filamenti di colore. E sull’incertezza e la precarietà, si instaura la solitudine vuota e immensa del raggio di sole che investe Il Natale dei rimasti (Venezia, Ca’ Pesaro, Galleria Internazionale d’Arte Moderna), che neppure la debordante freschezza della giovine nuda in mezzo al verde che risale dal Ruscello dello svedese Anders Zorn (già esposto nella stessa sala della Biennale del 1903) riesce a far dimenticare.

«Angelo Morbelli. Il poema della vecchiaia»
Fino 6 gennaio 2019

Ca’ Pesaro, Galleria Internazionale d’Arte Moderna - Venezia
capesaro.visitmuve.it